Alimentazione Paziente Oncologico

La nutrizione gioca un ruolo in molti aspetti dello sviluppo e del trattamento dei tumori. Le buone pratiche nutrizionali possono aiutare i pazienti oncologici a mantenere o migliorare il peso in funzione dei trattamenti a cui sono sottoposti, offrendo un aiuto concreto nella gestione di alcuni sintomi e migliorando nel complesso la qualità della vita.

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1) Qual è il tuo Indice di Massa Corporea (IMC)*?

a) 18,5 – 24,9

b) 25 – 30

c) > 30

*L’IMC è il rapporto tra il peso corporeo espresso in Kg e il quadrato dell’altezza espressa in metri. Es. peso: 50 kg; altezza: 1,50 m à BMI=50/(1,50)2=22

 

2) Quanto tempo dedichi all’attività fisica durante la settimana?

a) Più di 150 minuti a settimana

b) Tra i 50 e i 150 minuti a settimana

c) Meno di 50 minuti a settimana

 

3) Quante porzioni di frutta e verdura consumi ogni giorno?

a) Da 3 a 5 porzioni

b) Da 1 a 3 porzioni

c) Nessuna

 

4) Quante porzioni di carne rossa consumi a settimana?

a) Da 0 a 1 porzione

b) 2 – 3 porzioni

c) Più di 3 porzioni

 

5) Quante porzioni di salumi consumi a settimana?

a) Da 0 a 1 porzione

b) 2 – 3 porzioni

c) Più di 3 porzioni

 

6) Quante volte a settimana consumi alimenti integrali?

a) Tutti i giorni

b) Poche volte a settimana

c) Mai

 

7) Quante Unità Alcoliche* (vino, birra, superalcolici) assumi al giorno?

Per le donne:

a) Da 0 a 1 U.A. al giorno

b) Da 2 a 3 U.A. al giorno

c) Più di 3 U.A. al giorno

 

Per gli uomini:

a) Da 0 a 2 U.A. al giorno

b) Da 3 a 4 U.A. al giorno

c) Più di 4 U.A. al giorno

*1 Unità Alcolica = 125 ml di vino = 330 ml di birra = 40 ml di superalcolico

 

8) Quante volte a settimana consumi alimenti industriali confezionati (chips, merendine, croissant ecc.) e/o bevande zuccherate?

a) Mai

b) Qualche volta a settimana

c) Tutti i giorni

 

9) Durante l’anno, quando ti esponi al sole, quante volte ti capita di ustionarti?

a) Mai

b) 1 – 2 volte

c) Spesso

 

10) Sei un fumatore?

a) Non sono un fumatore

b) Ho smesso, ma prima lo ero

c) Sono un fumatore

 

Maggioranza di risposte A

Complimenti! Il tuo stile di vita è in linea con le nuove linee guida su dieta, nutrizione, attività fisica e cancro del World Cancer Research Fund (che trovi su questo sito alla sezione – IN FOLLOW UP – Dieta e stili di vita dopo i trattamenti). Sei a conoscenza che una dieta sana e ben bilanciata si basa su un elevato consumo di alimenti di origine vegetale ricchi in fibre come frutta e verdura, cibi integrali e legumi, e un ridotto consumo di carni rosse e lavorate, alimenti ad alta densità calorica e alcol. Le tue sane abitudini alimentari, il mantenimento del normopeso, lo stile di vita attivo, l’astensione dal fumo e la corretta esposizione solare ti aiuteranno a mantenere più basso possibile il rischio di patologie tumorali e di altre patologie croniche. Continua così!

 

Maggioranza di risposte B

C’è sempre tempo per migliorare! Prova a introdurre piccoli cambiamenti nel tuo stile di vita: consuma almeno 5 porzioni tra frutta e verdura ogni giorno, magari aggiungendo la frutta a colazione o preferendola come spuntino, e non dimenticare mai le verdure ai pasti principali; riduci il consumo di carni rosse e lavorate a 1 porzione a settimana, dando preferenza a legumi e pesce azzurro; limita le bevande alcoliche ad 1 bicchiere al giorno se sei donna e 2 se sei uomo. Evita di fumare e prova a fare qualche camminata in più durante la settimana. Inoltre non dimenticare mai la crema solare quando sei in vacanza! Per avere uno stile di vita sano e ridurre al minimo il rischio di patologie tumorali di altre patologie croniche segui le nuove linee guida del World Cancer Research Fund (che trovi su questo sito alla sezione – IN FOLLOW UP – Dieta e stili di vita dopo i trattamenti).

 

Maggioranza risposte C

Devi assolutamente migliorare il tuo stile di vita! Le tue abitudini non salutari, come il fumo e l’elevato consumo di carni rosse e lavorate, di alcol e il sovrappeso e l’obesità, possono aumentare il rischio di patologie tumorali. Le nuove raccomandazioni su dieta e cancro del World Cancer Research Fund  (che trovi su questo sito alla sezione – IN FOLLOW UP – Dieta e stili di vita dopo i trattamenti) suggeriscono invece di aumentare il consumo di alimenti di origine vegetale, ricchi in fibre e nutrienti preziosi, alternando il più possibile durante la settimana le varie fonti proteiche: prova a sostituire una bistecca con del pesce azzurro o con una porzione di legumi, anche piccoli cambiamenti possono fare la differenza! L’elevata assunzione di bevande alcoliche è correlata ad 8 tipi di tumori: riducine il consumo per abbassare il tuo rischio. Non stare fermo, ma inizia a fare qualche piccolo passo, nel vero senso della parola! Le maggiori società scientifiche internazionali consigliano 150 minuti di attività fisica moderata a settimana (camminata, nuoto, attività domestiche) oppure 75 minuti di attività fisica vigorosa (corsa, ciclismo, aerobica). Riduci gradualmente il numero di sigarette che fumi a settimana ed esponiti al sole sempre solo dopo aver applicato la protezione solare.

1. Il modo di cucinare può influire sullo sviluppo del tumore?

I metodi di cottura ad alte temperature, come la cottura alla brace o alla griglia, favoriscono la produzione di composti potenzialmente cancerogeni come le amine eterocicliche e gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA).

Tuttavia una grigliata ogni tanto non basta per farci ammalare!

È bene limitare la frequenza delle grigliate alle occasioni veramente importanti, evitando una cottura eccessiva della carne e sempre rimuovendo le parti carbonizzate. Sarebbe inoltre opportuno scartare tagli di carne molto grassi che, colando sulla brace, danno origine a fiammate, e al contatto con la carne determinano una maggior produzione di sostanze tossiche.

L’utilizzo di marinature a base di erbe aromatiche può contribuire a ridurre la produzione degli IPA in cottura. Se si include nel pasto una porzione di frutta e verdura, ricche in antiossidanti e fibre, si può attenuare l’effetto ossidante della carne alla brace, riducendo al minimo i tempi di permanenza nell’intestino di eventuali sostanze tossiche.

Un altro metodo a rischio risulta essere la frittura, durante la quale si produce acrilamide, una sostanza potenzialmente cancerogena per l’uomo. Sebbene non ci siano ancora dati certi, le autorità scientifiche consigliano di limitarne il consumo. Quindi frittura occasionalmente, utilizzando preferibilmente olio d’oliva o olio di arachidi, poiché più stabili alle alte temperature, grazie al loro contenuto elevato in acidi grassi monoinsaturi.

Contrariamente a ciò che si è soliti pensare, la cottura al microonde non risulta essere pericolosa per la salute e non provoca il cancro.

Il cibo scaldato al microonde non è radioattivo, perché produce radiazioni a bassa energia e non ionizzanti. Anzi, nella cottura al microonde alcuni cibi, cuocendo senza acqua e in breve tempo, conservano maggiormente il loro contenuto in micronutrienti e fitocomposti.

In generale le cotture preferibili sono quelle al vapore, al forno, al microonde e in padella con acqua, per tempi brevi.

 

2. Esistono indicazioni alimentari specifiche in base alla tipologia di tumore?

Si, esistono indicazioni alimentari specifiche per tipologia di tumore. Ogni tipo di tumore rappresenta infatti una patologia a sé stante con specifiche caratteristiche, risulta quindi fondamentale adattare le strategie nutrizionali alla sede tumorale, al trattamento farmacologico e agli eventuali effetti collaterali da esso provocati.

Tuttavia il cancro è una patologia nella quale entrano in gioco numerosi fattori strettamente legati alle caratteristiche dell’individuo che valgono per qualsiasi tipo di tumore: dieta, attività fisica, peso corporeo, fumo. A tal proposito sono state elaborate dal Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro 10 raccomandazioni generali  valide sia per la prevenzione che durante la malattia.

Ci sono ovviamente tumori più sensibili all’effetto del cibo, come confermato dal grande studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), e sono quelli che colpiscono l’apparato gastrointestinale. Tuttavia sappiamo che l’alimentazione influisce in generale sullo stato dell’intero organismo, promuovendo o meno lo sviluppo della malattia in qualsiasi altra sede.

Ricordiamo inoltre che per ogni tipo di tumore ci sono tanti altri fattori, oltre l’alimentazione, che possono aumentare il rischio di insorgenza, quali il sesso, l’età, la predisposizione genetica. Per saperne di più consulta la sezione “Indicazioni su dieta e stili di vita per sede tumorale”.

 

3. Cosa fare per perdere peso durante la terapia ormonale?

Per recuperare il normopeso durante la terapia ormonale è fondamentale avere uno stile di vita sano e attivo. Per prima cosa è importante svolgere attività fisica di qualsiasi tipo, purchè diventi un’abitudine quotidiana: camminata, cyclette, nuoto, ballo… iniziando a piccole dosi, 20-30 minuti ad esempio, per poi aumentare gradualmente, secondo il grado di allenamento, la durata e l’intensità.

Per smaltire i chili di troppo è importante inoltre intervenire sull’alimentazione, specie dopo la menopausa, quando l’organismo tende maggiormente all’accumulo di massa grassa. Diamo quindi un taglio agli zuccheri semplici contenuti in dolci, succhi di frutta e alcolici, che non saziano, ma apportano solo calorie vuote, alimentando i depositi di grasso.

Risulta importante strutturare la giornata a tavola secondo le regole del “Piatto Sano”, un’innovazione della piramide alimentare studiata per prevenire e combattere le malattie della società del benessere, tra le quali il cancro. Il “Piatto Sano” si suddivide in 4 parti: verdure e ortaggi, frutta di stagione, cereali e derivati, preferibilmente integrali e fonti proteiche animali (pesce, carne bianca, uova, formaggi freschi magri) o vegetali (legumi), privilegiando le seconde alle prime. Da limitare invece carni rosse, insaccati e formaggi stagionati, poiché ricchi di grassi saturi e sale. I condimenti consigliati sono olio extra vergine di oliva e spezie, da ridurre invece il consumo di sale, grassi animali e salse troppo elaborate.

Vanno sempre evitati i rimedi “fai da te” e sarebbe sempre meglio rivolgersi ad uno specialista della nutrizione per un piano nutrizionale personalizzato.

 

4. Esistono cibi anti-tumorali?

Nessun alimento da solo è in grado di proteggerci da una malattia multifattoriale come il cancro o al contrario di provocarne l’insorgenza. Sono la qualità, la quantità e la frequenza degli alimenti che riescono a modulare il rischio neoplastico, quello che si chiama “pattern alimentare”, come la Dieta Mediterranea. Diete ricche di fibre e vegetali sembrano avere un ruolo protettivo, mentre un eccessivo consumo di carni rosse, insaccati e cibi ipercalorici, abuso di alcol, sovrappeso, obesità e scarsa attività fisica fanno lievitare il rischio di un tumore.

Il consumo regolare di fibra è infatti associato in maniera convincente ad una riduzione del rischio di tumore del colon-retto. Risulta fondamentale quindi aumentare il consumo di cereali integrali, verdura, frutta e legumi per coprire il fabbisogno di fibra raccomandato, pari a circa 25-30 grammi al giorno.

Tuttavia alcuni alimenti, grazie alla presenza di preziose molecole, risultano avere un particolare effetto protettivo. Carote, pomodori, peperoni, zucca, anguria e albicocche contengono tante varietà di carotenoidi, micronutrienti che sembrano proteggerci dal tumore del polmone, tuttavia le evidenze sono ancora limitate.

Il WCRF ha recentemente evidenziato che bere abitualmente caffè può ridurre il rischio di cancro al fegato ed endometrio. Latte e yogurt inoltre rappresentano un probabile fattore di riduzione del rischio di cancro del colon-retto, sia per gli uomini sia per le donne.

 

5. È vero che l’aloe ha un’azione anti-tumorale?

No, non esistono studi scientifici che dimostrano un ruolo anti-tumorale dell’aloe. Le teorie secondo le quali questa pianta sarebbe in grado di curare molti tipi di tumore, anche quelli in fase avanzata, non sono scientificamente dimostrate. Sono tutt’ora in corso ricerche sugli effetti di alcuni composti contenuti in questa pianta, ma non c’è ancora nessun dato sull’uomo.

Non esistono ad oggi prove certe che l’aloe e i suoi derivati siano in grado di eliminare o ridurre gli effetti collaterali delle terapie oncologiche, come i danni cutanei da radioterapia o la mucosite. Tuttavia l’utilizzo a livello cutaneo di gel a base di aloe non è pericoloso e può essere utile per curare piccole ferite e lievi ustioni.

È importante sottolineare che i principi attivi della pianta possono talvolta causare notevoli disturbi all’organismo, specialmente a carico del sistema gastrointestinale, come ad esempio diarrea, dolore addominale, nausea e vomito, provocati soprattutto dalla presenza di antrachinoni, molecole con potente azione lassativa. I derivati dell’aloe possono oltretutto interferire con altri principi attivi di farmaci o integratori a base di erbe, provocando ad esempio problemi alla coagulazione del sangue. Inoltre i soggetti allergici a cipolla, aglio, tulipani e piante simili, se utilizzano prodotti a base di aloe, sono a rischio di reazioni incrociate.

Capsule, compresse e sciroppi a base di aloe possono provocare nell’organismo gravi effetti collaterali. È assolutamente sconsigliato e pericoloso sospendere la terapia oncologica o assumere contemporaneamente questa sostanza o suoi derivati. Prima dell’utilizzo quindi si consiglia sempre di consultare il medico.

 

6. Il latte va evitato dopo un tumore?

No, non esistono evidenze scientifiche che il latte e i suoi derivati debbano essere esclusi dalla dieta in caso di tumore. Al contrario ci sono evidenze che mostrano come questi alimenti (nelle quantità raccomandate dalle linee guida) sembrano avere un moderato effetto protettivo. Ad oggi quindi non esiste alcuna dimostrazione che il consumo di latte e derivati, in quantità adeguate, possa contribuire alla comparsa o alla progressione della malattia.

Tuttavia si raccomanda di avere prudenza con i derivati del latte, in particolar modo i formaggi stagionati, più ricchi di grassi saturi e sale. Le linee guida per la popolazione italiana suggeriscono 1-2 porzioni al giorno tra latte e yogurt, dove una porzione è costituita da 125 g, e 2 porzioni di formaggi a settimana, preferendo quelli freschi e magri, con un contenuto di grassi inferiore al 25%, possibilmente a ridotto contenuto di sale, facendo sempre attenzione al contenuto presente in etichetta.

 

7. Gli zuccheri possono influire sullo sviluppo del tumore?

Non ci sono evidenze che dimostrano una relazione diretta tra il consumo di zucchero e l’insorgenza di cancro, tuttavia lo zucchero rappresenta un fattore di rischio oncologico indiretto: l’eccesso di zuccheri semplici può cioè favorire lo sviluppo di sovrappeso e obesità, a loro volta direttamente implicati in molte patologie cronico degenerative tra le quali 12 tipi di tumori.

Non c’è differenza inoltre tra zucchero bianco, di canna o grezzo. Lo stesso vale per sciroppo d’acero o d’agave, miele, malto e fruttosio: in fatto di zuccheri semplici quello che conta è la quantità, che andrebbe sempre tenuta sotto controllo. I dolcificanti artificiali, come l’aspartame, non apportano calorie, ma neppure benefici sostanziali, in quanto non aiutano l’organismo ad abituarsi al gusto meno dolce. Le bevande dolci inoltre (come le bevande gassate, il tè freddo e i succhi di frutta) hanno un ruolo cruciale nell’aumento del peso, soprattutto se consumate con regolarità. Il consiglio per la prevenzione di sovrappeso e obesità, e quindi indirettamente di molti tipi di cancro, è quello di non consumarle.

Infine, altre fonti di zuccheri semplici che andrebbero limitate sono rappresentate da yogurt aromatizzati, biscotti, dolciumi vari e creme spalmabili. L’unica fonte di zuccheri che fa eccezione è la frutta, poiché grazie alla presenza di fibra, micronutrienti e fitocomposti influisce positivamente sulla salute.

Non ci sono quindi dati scientifici tali da consigliare l’esclusione completa dello zucchero dalla dieta, neppure da quella dei pazienti oncologici. In generale è bene provare ad abituarsi ad un gusto meno dolce, riducendo gradualmente l’aggiunta di zucchero (da qualsiasi fonte) nel tè o nel caffè fino alla completa eliminazione, o ancora sostituendo gli yogurt aromatizzati con quelli bianchi senza zuccheri, aggiungendo eventualmente frutta fresca e secca.

 

8. Quali sono le proprietà della soia e che ruolo ha nello sviluppo di un tumore?

La soia rappresenta una delle più abbondanti fonti di proteine vegetali, con una concentrazione del 37% rispetto al contenuto totale. I benefici che questo legume apporta sono attribuibili ai fitoestrogeni (isoflavoni, cumestani e lignani), molecole con struttura chimica e funzione molto simile agli estrogeni femminili. La soia ne contiene circa 100 tipi differenti tra i quali genisteina, daidzeina e gliciteina.

I fitoestrogeni sono contenuti in piccole concentrazioni in diversi altri alimenti di origine vegetale come legumi, cereali integrali e verdure. Questi composti sembrano avere un ruolo vantaggioso per il sistema cardiovascolare nel modulare i livelli plasmatici di colesterolo, in particolar modo agendo sulla frazione LDL, ovvero quello “cattivo”.

Il ruolo dei fitoestrogeni nello sviluppo del tumore è ancora molto dibattuto. In studi in vitro ed in vivo si sono osservate interessanti proprietà di questi composti, specialmente nei confronti dei tumori ormono-correlati: essi infatti sembrerebbero in grado di ridurre i livelli di ormoni sessuali, contrastando quindi lo stimolo alla proliferazione cellulare. Alcuni dati, al contrario, suggeriscono un probabile ruolo dei fitoestrogeni nella promozione del tumore o nell’interazione con gli effetti della terapia, ma non ci sono conferme.

Alcuni degli effetti sulla salute della soia possono dipendere dalla capacità del singolo individuo di convertire, nel tratto digestivo, l’isoflavone daidzeina nella sua forma attiva, l’equolo. Tale attività dipende dalla composizione del microbiota intestinale, quindi la capacità dei fitoestrogeni di ampliare o ridurre l’effetto degli estrogeni endogeni può cambiare notevolmente da soggetto a soggetto.

In attesa di ulteriori dati, gli esperti non ne vietano l’assunzione, neppure per chi ha avuto un tumore al seno. L’uso di integratori dietetici a base di fitoestrogeni non risulta necessario. Comunque in caso di assunzione il Ministero della Salute suggerisce un apporto giornaliero di fitoestrogeni non superiore agli 80 mg al giorno. In ogni caso è sempre bene rivolgersi al proprio medico oncologo prima dell’assunzione di qualsiasi integratore.

 

9. Esiste una relazione tra consumo di poliammine degli alimenti e rischio di recidiva?

Il ruolo delle poliammine nel rischio di recidiva non è ancora del tutto chiaro. Le poliammine sono molecole organiche essenziali in numerosi processi fisiologici, quali l’invecchiamento cellulare, la resistenza allo stress, la crescita e la morte cellulare.

Le poliammine presenti nel nostro organismo provengono da tre fonti diverse: gli alimenti, la sintesi ad opera dei batteri intestinali e la sintesi cellulare. È noto che vi sia un aumento della sintesi di poliammine nei tumori dei tessuti epiteliali e che esse siano assolutamente necessarie per il processo di crescita tumorale, ma il loro ruolo nella genesi del cancro non è ancora del tutto chiaro.

Tuttavia, non risultano ancora studi clinici riguardanti il rischio di recidiva nell’uomo. L’esclusione di alimenti contenenti poliammine (arance, pompelmi, pomodori, melanzane, peperoni, molluschi bivalvi e frutti tropicali) dalla dieta di chi si è ammalato, tanto meno da quella di soggetti sani, non è ritenuta necessaria fino a quando non verrà giustificata da solide basi scientifiche.

 

10. L’acrilamide aumenta il rischio di cancro?

È probabile che l’acrilamide aumenti il rischio di cancro, ma gli studi sull’uomo sono ancora insufficienti per dare una risposta certa. L’acrilamide è una sostanza che si forma dalla reazione tra alcuni zuccheri e l’aminoacido asparagina, durante la cottura di alimenti che contengono amido (patate, biscotti, cereali, pane, caffè ecc.) ma solamente a temperature molto alte, come la frittura, la cottura in forno o alla griglia per periodi prolungati. Secondo l’EFSA, autorità europea per la sicurezza alimentare, tra gli adulti i cibi consumati a più alto contenuto di acrilamide sono i prodotti fritti a base di patate (fino al 49% dell’assunzione totale), seguiti dal caffè (34%) e dal pane morbido (23%).

Il fumo di sigaretta e alcuni ambienti di lavoro (industria della carta, industria tessile, fonderia, costruzioni) sono un’ulteriore fonte di acrilamide.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’acrilamide tra i “probabili cancerogeni per l’uomo“, mentre l’EFSA, pur dichiarando che il rischio è molto basso, invita a limitarne il consumo, visto che non esiste una dose soglia al di sotto della quale si può stare completamente tranquilli.

La conservazione, la lavorazione e il metodo di cottura degli alimenti possono influenzare notevolmente la formazione di acrilamide e la conseguente esposizione: ad esempio mettere in ammollo le patate prima della cottura può ridurre anche del 40% la formazione di acrilamide.

Nella vita quotidiana si può ridurre la formazione di questo composto adottando piccoli accorgimenti: 1) Prediligere modalità di cottura a basse temperature, quali bollitura, cottura al vapore o in padella con acqua; 2) limitare ad occasioni saltuarie il consumo di alimenti fritti o cotti alla griglia; 3) scartare le parti bruciate dei cibi.

Una dieta bilanciata riduce in genere il rischio di esposizione ai potenziali rischi alimentari. Seguire una dieta equilibrata, con una più ampia varietà di alimenti, ad es. legumi, pesce, verdura e frutta, oltre a prodotti amidacei che possono contenere acrilammide, può aiutare i consumatori a ridurre l’assunzione di questa sostanza.

 

11. La dieta vegetariana: consigliata dopo un tumore?

Non ci sono specifiche indicazioni all’adozione di una dieta vegetariana dopo il tumore. Sicuramente gli esperti concordano sul fatto che l’aumento del consumo di alimenti di origine vegetale, per il loro elevato contenuto di composti protettivi e di fibra, apporti benefici sia in prevenzione che durante la malattia.

I ricercatori del progetto EPIC hanno concluso che non c’è una relazione diretta tra quantità di carne rossa, uova o latticini consumati e rischio di sviluppare un cancro del seno, mentre esiste con altri tipi di tumore, come quello del colon (soprattutto in relazione alla carne rossa e alla carne lavorata e conservata).

Il maggior consumo di vegetali, specialmente di verdure a foglia verde, sembrano in generale contrastare l’insorgenza della malattia. Nel 2015 in uno studio della Loma Linda University è emerso che i vegetariani hanno un rischio ridotto del 22% di sviluppare qualsiasi tipo di cancro del colon-retto rispetto ai non vegetariani: sicuramente la fibra, contenuta in abbondanza nei vegetali, gioca il suo importante ruolo protettivo in questa patologia.

Tuttavia non è indispensabile eliminare totalmente gli alimenti di origine animale dalla dieta, ma sicuramente se ne consiglia una riduzione in favore di alimenti di origine vegetale, e in particolare di ridurre il consumo di carni rosse e lavorate. Il WCRF  suggerisce di non consumare più di 500 grammi alla settimana di carne rossa e di contenere il consumo di carne conservata in genere.

 

12. Quali sono le interazioni tra cibi e farmaci antitumorali?

Ad oggi c’è ancora molto da scoprire sull’interazione tra alimenti o singoli nutrienti e terapie oncologiche. Uno degli alimenti che influenza maggiormente l’azione di molti farmaci, tra i quali gli antitumorali, è il pompelmo: sia intero che spremuto, aumenterebbe la biodisponibilità del principio attivo, determinando un effetto di sovradosaggio. Questa azione è esercitata da un gruppo di sostanze in esso contenute, le furanocumarine, in grado di inattivare in maniera irreversibile un enzima coinvolto nel metabolismo dei medicinali, provocando effetti collaterali anche gravi. La gravità dell’effetto dipende dall’individuo, ma già un bicchiere da 200 ml di succo o il frutto intero sono in grado di causare un’interazione.

La composizione dei pasti o specifici alimenti possono ridurre, aumentare o ritardare l’assorbimento di alcuni farmaci chemioterapici orali, interagendo con i meccanismi di trasporto e i sistemi enzimatici intestinali. La concentrazione ematica dell’etoposide orale ad esempio è ridotta del 50% quando assunto con succo di pompelmo; la contemporanea somministrazione dell’erlotinib e di pasti iperproteici o di alcuni vegetali richiede invece un aumento della dose del farmaco per ottenere la stessa efficacia. La disponibilità di lapatinib, farmaco impiegato nel tumore al seno, aumenta del 167% se assunto a stomaco pieno e i pasti ricchi in grassi ne aumentano i livelli del 325%.

Anche specifici nutrienti possono interagire con i farmaci antitumorali: ad esempio i cibi ad alto contenuto di tiramina (formaggi, insaccati, carni e pesce affumicati o in salamoia, lievito, bevande alcoliche, frutta troppo matura, latte non pastorizzato, crauti, fave) devono essere evitati durante il trattamento con Procarbazina.

Altre sostanze sono invece in grado di migliorare la risposta al trattamento: i folati (presenti nelle verdure a foglia verde, crucifere, agrumi, frutta secca, cereali integrali, legumi) sembrano ridurre gli effetti tossici del Metotrexate.

Tuttavia ancora molto c’è da valutare riguardo l’interazione tra cibo e farmaci antitumorali. Poiché queste interferenze, molto complesse e non generalizzabili, possono aumentare il rischio di fallimento terapeutico e di effetti collaterali, risulta opportuno durante la terapia seguire attentamente le indicazioni contenute nel foglietto illustrativo del farmaco e rivolgersi al proprio oncologo prescrittore per qualsiasi dubbio riguardante le possibili interazioni del medicinale con cibi e bevande.

 

13. Cosa sono gli antiossidanti e che ruolo hanno?

Per “antiossidanti” si intende una classe di sostanze in grado di difendere il nostro organismo dall’azione dei radicali liberi o “specie reattive dell’ossigeno”, entità molecolari molto reattive e instabili.  Essi infatti sono in grado di sottrarre elettroni o atomi di idrogeno ad altre molecole organiche, compromettendone la funzione e sono responsabili, se prodotti in eccesso, della condizione di “stress ossidativo”, ovvero di squilibrio tra produzione ed eliminazione di specie chimiche ossidanti, associata all’insorgenza di moltissime patologie e implicata nei processi di invecchiamento cellulare.

Molti altri fattori contribuiscono all’incremento della produzione di radicali liberi nell’organismo: lo stress psicofisico, l’esercizio fisico intenso, il fumo, l’alcol, i farmaci, l’inquinamento, la prolungata esposizione solare, gli sbalzi termici, gli additivi, le sostanze tossiche presenti negli alimenti o sviluppatesi durante la cottura.

Le cellule si difendono dalla produzione di queste molecole dannose attraverso diverse sostanze antiossidanti, alcune delle quali prodotte endogenamente dall’organismo, come la superossido dismutasi, la catalasi e il glutatione, altre provenienti dalla nostra dieta. Tra questi ultimi troviamo la vitamina C, la vitamina E, il licopene, il betacarotene, i polifenoli, la luteina, il selenio, contenuti principalmente in alimenti di origine vegetale come frutta e verdura. Ognuna di queste sostanze ha delle caratteristiche chimiche e biologiche differenti, pertanto i benefici per la salute sono dovuti alla loro azione sinergica. La loro concentrazione inoltre varia da alimento ad alimento e il loro effetto può essere influenzato dalla cottura e dalla conservazione dei cibi.

Alimenti conservati o cotti per lungo tempo presentano infatti una quantità notevolmente inferiore di queste sostanze rispetto ai prodotti freschi. L’assunzione di alimenti fonti di antiossidanti svolge un ruolo importante per la prevenzione di patologie cardiovascolari, tumori e malattie legate all’invecchiamento. L’adozione di una dieta varia, ricca specialmente in frutta e verdura, fornisce all’organismo la quantità di antiossidanti necessaria.

L’uso di supplementi a base di antiossidanti non risulta necessario, a meno che non vi siano carenze accertate. Queste molecole infatti, se assunte in eccesso, possono diventare addirittura pericolose per la salute. Prima di iniziare un’integrazione quindi, si consiglia sempre di consultare il parere del proprio medico.

 

14.Quali benefici apportano gli alimenti integrali per la prevenzione dei tumori?

Il consumo regolare di alimenti integrali apporta notevoli benefici per la salute. I cereali integrali, a differenza di quelli raffinati, mantengono tutte le componenti del chicco, conservando tutti i nutrienti in esso presenti, quali vitamine, minerali, proteine, grassi buoni (quando presente anche il germe) e fibre.

Queste ultime, del tipo insolubile, non vengono digerite dal nostro organismo e hanno la capacità di assorbire acqua, svolgendo diverse azioni vantaggiose: rallentano lo svuotamento gastrico, aumentando il senso di sazietà; aumentano il volume e la morbidezza delle feci; rallentano e diminuiscono l’assorbimento di zuccheri e grassi, riducendo l’indice glicemico dell’alimento; riducono il contatto tra la mucosa intestinale e composti potenzialmente dannosi; stimolano la crescita di microrganismi benefici per l’organismo; vengono fermentate dal microbiota intestinale producendo composti protettivi.

La quantità giornaliera di fibra raccomandata dalla SINU equivale a circa 25 grammi al giorno per un adulto medio. Già con un’assunzione giornaliera di 10 grammi di fibra alimentare, sembra ridursi del 10% il rischio di tumore del colon-retto. Gli alimenti integrali inoltre, a più basso indice glicemico, sono associati a riduzione della circonferenza vita e del grasso addominale.

Per raggiungere la quota giornaliera di fibre raccomandata è opportuno:

  • consumare almeno una volta al giorno cereali integrali, specialmente in chicco;
  • consumare 2-3 porzioni di verdura al giorno (400 g); 2 porzioni di frutta al giorno; almeno 3 porzioni di legumi a settimana; 1 porzione di frutta secca in guscio al giorno (30 gr).

 

15. Dieta mediterranea e dieta vegetariana a confronto: quale scegliere?

A causa delle crescenti evidenze che dimostrano il legame tra un elevato consumo di carni rosse e lavorate e l’aumento del rischio di tumore al colon e di altre patologie, l’interesse nei confronti della dieta vegetariana è sicuramente aumentato.

La dieta vegetariana si suddivide in latto-ovo vegetarianesimo, che ammette il consumo di vegetali, latte, formaggi, uova, ma non di carne e pesce; il latto-vegetarianesimo, che esclude anche le uova; il veganismo, che elimina tutti i prodotti animali e prevede il consumo esclusivamente di alimenti vegetali.

La dieta mediterranea si basa sul consumo prevalente di alimenti di origine vegetale come cereali integrali e derivati, verdura, legumi, frutta e sulla riduzione del consumo di alimenti ricchi di grassi saturi come carne (specialmente rossa e lavorata) e formaggi, a favore invece dei grassi insaturi, contenuti nel pesce e nell’olio extra vergine di oliva.

I due modelli alimentari hanno in comune diversi punti: sono entrambe ricchi in fibre, antiossidanti e grassi monoinsaturi, e assicurano un basso apporto di grassi saturi. Ad oggi non abbiamo molti dati sulle due diete a confronto e sul loro effetto nel tempo sullo stesso gruppo di soggetti. Sembrerebbero entrambe efficaci nella riduzione del peso corporeo e della percentuale di grasso, e svolgono tutte e due una funzione protettiva, riconducibile ai preziosi nutrienti che entrambe apportano all’organismo.

Sicuramente l’elevato consumo di alimenti vegetali e di fibre a discapito di quelli animali, ricchi di grassi saturi, caratteristiche riscontrabili in entrambi i modelli, svolge un ruolo fondamentale per la prevenzione di patologie cardiovascolari, diabete, obesità e cancro.

 

16. Che ruolo ha la carne nell’insorgenza dei tumori?

Nessuna patologia, neppure il cancro, è causata soltanto dal consumo di un singolo alimento. Anche la carne mangiata con moderazione non è nociva per la salute dell’uomo e apporta inoltre importanti nutrienti. Tuttavia esagerare porta spiacevoli conseguenze di salute ed ambientali.

Secondo la comunità scientifica, esiste una correlazione consistente tra aumento del rischio di cancro al colon ed elevato consumo di carne rossa e carne lavorata e conservata. I motivi per cui il consumo eccessivo di carne rossa aumenterebbe il rischio di tumore al colon sono ancora da definire: tra i meccanismi proposti, vi è il possibile ruolo del ferro eme, ferro in forma libera che può portare alla formazione di radicali liberi e attivare fattori di trascrizione e citochine proinfiammatorie.

Un altro fattore importante sembra essere la cottura della carne, in particolare la cottura alla brace e alla griglia, durante le quali possono prodursi composti potenzialmente cancerogeni come amine eterocicliche e idrocarburi policiclici aromatici.

Nelle nuove raccomandazioni per la prevenzione del cancro il WCRF suggerisce di non superare le 3 porzioni di carne rossa a settimana e di consumare solo occasionalmente quella conservata (salumi, insaccati, affettati).

È bene inoltre preferire i metodi di cottura al vapore, al forno o in padella, limitando le grigliate ad occasioni saltuarie, evitando una cottura eccessiva della carne e rimuovendo sempre le eventuali parti carbonizzate.

 

17. Quali sono le fonti di proteine vegetali?

I gruppi di alimenti fonte di proteine vegetali sono i legumi, i cereali, la frutta secca a guscio, i semi oleosi. Il contenuto proteico ovviamente cambia da alimento ad alimento, fino a raggiungere i 37 grammi di proteine nella soia.

I legumi sono gli alimenti a più alto contenuto di proteine vegetali. Ciononostante la composizione delle loro proteine risulta diversa da quella delle proteine animali, a causa di una diversa presenza e quantità di aminoacidi essenziali (le più piccole unità che costituiscono le proteine).

Le uova, il latte, la carne e il pesce sono invece fonti proteiche con una composizione ottimale in aminoacidi essenziali.

Gli amminoacidi mancanti nei legumi sono però contenuti nella frazione proteica dei cereali: dalla loro unione nasce un pasto dall’apporto proteico paragonabile per qualità e quantità a quello di una bistecca. I legumi sono un’ottima fonte non solo di proteine, ma anche di fibra e sali minerali, e apportano una piccola quota di grassi, per di più grassi insaturi, ovvero “buoni”.

Per la prevenzione in generale è bene consumare almeno 3-4 volte alla settimana fonti proteiche vegetali. I legumi possono essere consumati freschi, secchi o surgelati. Se si scelgono in scatola, devono essere sciacquati con abbondante acqua corrente per eliminare il sale in eccesso. Anche i prodotti a base di soia come tofu o tempeh possono rappresentare una valida alternativa una volta a settimana. Per gli hamburger o gli altri preparati vegetali è meglio invece leggere sempre bene l’etichetta ed accertarsi che non vi sia un eccesso di sale e/o di grassi.

 

18. È possibile ridurre il rischio di insorgenza di tumori solo attraverso l’alimentazione?

La sola alimentazione non è in grado di proteggerci da una malattia multifattoriale come il cancro, alla quale concorrono diversi fattori, come l’età, fattori ereditari, fattori ambientali e più in generale diversi aspetti dello stile di vita.

Sicuramente le cattive abitudini alimentari sono responsabili di circa 3 tumori su 10 che potrebbero essere evitati se si seguissero le raccomandazioni per la prevenzione oncologica del WCRF. Anche sovrappeso e obesità, sono considerati importanti fattori di rischio per 12 tipi di tumore.

Inoltre esistono tumori più sensibili all’effetto del cibo e sono quelli che colpiscono l’apparato gastrointestinale, e in particolare l’esofago, lo stomaco, il colon-retto, il fegato: sembrerebbe che fino a tre quarti di questi tumori si potrebbero prevenire con un’alimentazione salutare.

Tuttavia la sola alimentazione non basta a proteggerci se non abbiamo uno stile di vita sano nel complesso: l’abitudine al fumo, la sedentarietà, l’esposizione al sole e ai raggi ultravioletti costituiscono altri importanti fattori di rischio.

 

19. Esistono alimenti che aumentano l’efficacia della terapia oncologica?

È ormai stato dimostrato da molti studi come lo stile alimentare influenzi il rischio di sviluppare un tumore, ma pochi studi hanno analizzato gli effetti della dieta sulla guarigione e la progressione della malattia.

Il WCRF nelle ultime raccomandazioni su dieta, nutrizione, attività fisica e cancro afferma che nei limiti dei pochi studi disponibili sulla prevenzione delle recidive, le raccomandazioni per la prevenzione alimentare del cancro valgono anche per chi si è già ammalato. Il mantenimento di un buon stato nutrizionale durante la malattia infatti aumenta l’efficacia della terapia.

Chi si è ammalato, se in sovrappeso o in sottopeso, ha più difficoltà a guarire. Nei pazienti affetti da malnutrizione infatti l’adozione di una dieta varia ed equilibrata, basata sul consumo principalmente di cereali integrali a basso indice glicemico, frutta, verdura, legumi, frutta secca e semi oleosi, eventualmente associata a supplementi nutrizionali, e uno stile di vita attivo migliorerebbero la risposta al trattamento e la sopravvivenza.

Le pro-antocianidine contenute nei frutti rossi e nell’uva, gli acidi grassi polinsaturi e il CoQ10 ridurrebbero invece, secondo alcuni studi di base, la cardiotossicità indotta da alcuni farmaci antitumorali (antracicline).

Mettendo in atto specifiche raccomandazioni nutrizionali in base al tipo di effetto collaterale provocato dalla terapia è possibile aumentarne la tollerabilità e migliorarne l’efficacia.  In generale, in attesa di ulteriori studi a riguardo, le raccomandazioni nutrizionali per chi è in terapia, se non consigliato diversamente dal proprio oncologo, coincidono con quelle formulate dal Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro per la prevenzione primaria.

 

20. Che ruolo ha l’attività fisica nel paziente oncologico?

L’attività fisica aiuta a rimanere in forma in tutte le fasce d’età, anche in chi è ammalato di cancro. Sembrerebbe che il rischio di sviluppo di cancro al colon nelle persone fisicamente attive sia inferiore del 30-40% rispetto alle persone sedentarie.

Muoversi infatti aiuta a mantenersi normopeso, ma aumenta anche la motilità intestinale, riducendo il tempo di contatto tra le sostanze potenzialmente dannose e la parete intestinale.

30-60 minuti di attività fisica giornaliera aerobica di media intensità sono sufficienti per apportare benefici al mantenimento del peso corporeo, al metabolismo energetico, ai livelli di glicemia e insulina, allo stato infiammatorio e al sistema immunitario. Inoltre l’attività fisica anche leggera praticata durante la chemioterapia sembra ridurre il rischio di recidiva e di mortalità.

Il movimento risulta utile per ridurre e gestire gli effetti collaterali delle terapie come l’affaticamento, il dolore, la nausea e di conseguenza consente una maggiore tolleranza ai trattamenti e un recupero più rapido; aiuta inoltre a combattere ansia e depressione.

L’attività fisica più indicata durante i trattamenti, se si è in grado di svolgerla, risulta essere quella aerobica di moderata intensità come la camminata veloce, il nuoto, la bicicletta. Anche l’attività fisica, come l’alimentazione, deve essere dosata e personalizzata, quindi si sconsiglia il fai da te, ma si raccomanda di affidarsi a professionisti del settore per l’elaborazione di un programma di allenamento adatto alle caratteristiche e alle esigenze del singolo individuo.

 

21. Esistono alimenti realmente cancerogeni?

Le evidenze sul legame tra singoli alimenti e tumore sono ancora poche, molto probabilmente perché i singoli alimenti, benché abbiano un ruolo benefico, non vengono mai consumati da soli ma sempre all’interno di un pasto e in generale insieme ad altri alimenti. Ecco perché negli ultimi anni ci si sta orientando verso lo studio di “pattern alimentari”, per raccogliere informazioni sulle abitudini alimentari ma anche su altri fattori legati allo stile di vita, come il fumo, l’attività fisica, il peso. Sono stati identificati dei pattern protettivi, ovvero associati ad un minor rischio di cancro, come la Dieta Mediterranea.

Lo IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha raggruppato le sostanze cancerogene di origine in 4 gruppi, sulla base del livello di cancerogenità dimostrato in studi scientifici. Nel gruppo 1 tra i cancerogeni umani certi troviamo sostanze di origine alimentare come l’acrilammide, l’etanolo, l’aflatossina B1 e le carni lavorate, nel gruppo 2, tra i cancerogeni probabili invece le carni rosse, i nitrati, i nitriti, il glifosato e le bevande bevute molto calde.

Le sostanze elencate dallo IARC nel gruppo 1 e 2 però non sono sempre vietate, poiché il loro effetto cancerogeno dipende dalla dose. Una sostanza può risultare infatti cancerogena se assunta ad alte dosi, ma non alla dose con la quale l’uomo viene in contatto quotidianamente. Se consideriamo ad esempio le carni rosse e lavorate, benché siano classificate nei primi due gruppi, non devono essere escluse totalmente dalla dieta, ma gli esperti del WCRF suggeriscono un loro consumo controllato. È impossibile evitare la totale esposizione a queste sostanze, ma il consumo di una dieta varia e ben bilanciata consente di controllarne l’assunzione.

È la dose a fare la differenza.

 

22. Esistono alimenti alcalini in grado di influenzare il pH nell’organismo?

No, non esistono alimenti alcalini in grado di influenzare il pH dell’organismo. Nessun alimento infatti è in grado di modificare l’acidità o la basicità dei tessuti.

Tutte le sostanze si dividono in acide o basiche in base al valore del pH, che va da 0 per gli acidi più forti a 14 per le basi più forti. Ogni giorno quotidianamente il nostro organismo entra in contatto con sostanze acide (caffè, limone, aceto ecc.) o basiche (sapone, ammoniaca ecc.).

Il pH del nostro organismo ha un valore medio di 7,4, mantenuto in equilibrio da meccanismi fisiologici molto efficienti come la respirazione o l’attività renale, che in caso di squilibrio riportano il pH ai valori di normalità. Quando questi meccanismi non funzionano bene si può generare uno stato di acidosi metabolica o alcalosi metabolica, condizioni che richiedono un immediato intervento medico poiché possono condurre anche alla morte.

Qualsiasi valore di pH abbiano gli alimenti che ingeriamo, anche i più alcalini, quando raggiungono lo stomaco vengono attaccati dai succhi gastrici, che sono fortemente acidi, e resi neutri o acidi prima di essere assimilati.

Gli studi che sostengono i benefici di una dieta alcalina si basano su teorie non scientifiche, che non hanno nessun nesso tra causa ed effetto. È impossibile modificare il pH dell’organismo poiché l’organismo è strutturato per evitare che ciò avvenga, poiché in tal caso si verificherebbero gravi danni.

Le diete alcaline non hanno alcun effetto di prevenzione o di cura del cancro per la loro azione sul pH. Sicuramente l’aumento del consumo di alimenti vegetali ha un ruolo protettivo nei confronti del cancro, ma non è di certo attribuibile alle modifiche del pH. Nessuna sostanza basica presente negli alimenti è in grado di modificare l’ambiente acido che si sviluppa intorno alla massa tumorale.

 

23. Quali sono i benefici del digiuno?

I benefici del digiuno nell’uomo sono attualmente materia di numerosi studi, volti ad ottenere effetti analoghi a quelli verificati sugli animali con la restrizione calorica.

Ridurre del 30% circa le calorie rispetto all’alimentazione “ad libitum” porterebbe, in diversi modelli animali tra cui i primati, ad un allungamento della vita, poiché in carenza di cibo l’organismo mette in atto un meccanismo di protezione: utilizza la poca energia rimasta per la conservazione delle cellule, attivando i cosiddetti geni della longevità, che impongono di sfruttare tutta l’energia disponibile per il mantenimento della salute, prolungando la durata della vita.

Al contrario un eccesso di cibo innesca l’espressione dei geni dell’invecchiamento, con conseguente produzione di radicali liberi e infiammazione. Sono in corso studi sull’uomo per sperimentare forme di digiuno compatibili con una buona qualità di vita, ma si tratta di esperimenti e c’è ancora parecchia strada da percorrere prima di dare raccomandazioni precise alla popolazione.

Di certo è bandito il “fai da te”: il digiuno prolungato non si può seguire senza il controllo di un medico. Un digiuno protratto oltre le 12/13 ore può avere gravi conseguenze specialmente per i soggetti più “fragili” come bambini, anziani, donne in gravidanza, persone sottopeso o malate. Non esiste ancora una “posologia” di digiuno condivisa dalla comunità scientifica.

 

24. Esiste una relazione tra alimentazione e genetica nello sviluppo di un tumore?

Si, esiste una relazione tra alimentazione e genetica nello sviluppo del tumore.  Studi di nutrigenomica e nutrigenetica hanno evidenziato infatti che la predisposizione dell’individuo a sviluppare un tumore non risiede solo nel corredo genetico, ma anche nella capacità di determinati nutrienti di “accendere” o “spegnere” specifici geni.

Abitudini alimentari errate possono compromettere il meccanismo di difesa che l’organismo mette in atto, ovvero la “morte cellulare programmata” o apoptosi, e impedire il suicido della cellula malata che inizia così a proliferare.

Certe sostanze, sul lungo periodo, possono influenzare l’espressione di uno o più geni, modificandone la funzione, senza alterarne la struttura. Alcune molecole presenti negli alimenti sembrerebbero addirittura in grado, secondo diversi studi di laboratorio, di inibire i geni dell’invecchiamento e attivare quelli della longevità: la quercetina, il resveratrolo, la curcumina, le antocianine, l’epigalocatechingallato, la fisetina, la capsaicina.

Le raccomandazioni nutrizionali in materia di prevenzione del cancro hanno però maggiore efficacia in alcune persone e meno in altre, poiché i geni di ogni individuo rispondono diversamente alle diverse componenti dei cibi. Sappiamo che esistono delle sostanze potenzialmente protettive, ma dobbiamo ancora conoscere in maniera approfondita i meccanismi con cui un alimento o un singolo nutriente agisce sulla cellula per capire a chi può essere utile. Probabilmente in futuro nuove scoperte di nutrigenomica ci aiuteranno a stabilire la dieta migliore per il singolo e a formulare consigli dietetici personalizzati per la prevenzione delle malattie.

 

25. Gli alimenti raffinati (come ad esempio le farine) sono dannosi?

Si, se assunti in abbondante quantità. È importante infatti sempre considerare frequenza e porzioni di consumo.

Per alimenti raffinati si intendono tutti quei prodotti sottoposti a ripetuti processi di lavorazione per migliorarne le caratteristiche e aumentarne il gusto, divenendo più adatti al consumo in termini di facilità di utilizzo e velocità di preparazione.

Per renderli più appetibili e più facili da cucinare, questi cibi vengono spesso privati di sostanze nutritive importanti quali fibra, vitamine, sali minerali, acidi grassi essenziali. Inoltre per avere più sapore o durare più a lungo, vengono addizionati di additivi alimentari, zuccheri, grassi idrogenati e sale, il cui consumo andrebbe fortemente limitato.

Nel caso delle farine raffinate vengono allontanati in parte o del tutto gli strati esterni, la cosiddetta crusca, ed il germe, allo scopo di trattenere la parte più consistente del chicco: la mandorla amilifera, ricca di amido dalla cui macinazione si ottengono le farine e di conseguenza tutti i prodotti derivati. Con la raffinazione dei cereali quindi si perdono fibra, proteine, minerali e vitamine, acidi grassi e vari fitocomposti.

Un elevato consumo di cibi raffinati e ad alto contenuto calorico risulta strettamente correlato allo sviluppo di sovrappeso, obesità, diabete, patologie cardiovascolari e indirettamente anche il rischio di cancro per cui sovrappeso e obesità rappresentano un importante fattore di rischio.

Il WCRF, nelle ultime raccomandazioni in materia di dieta e cancro, ha ribadito l’importanza di evitarne il consumo, a favore invece di alimenti freschi e di stagione, ricchi di fibra e di molecole protettive per l’organismo.

 

26. Integratori alimentari e tumore: hanno reali benefici? Quali e quando possono essere assunti?

Secondo il Ministero della Salute gli integratori alimentari sono prodotti presentati in piccole unità di consumo come capsule, compresse, fialoidi e simili, a base di nutrienti o altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico, ideati e proposti per favorire il regolare svolgimento delle funzioni dell’organismo, senza alcuna finalità di cura.

Negli ultimi anni, in relazione al numero di formulazioni disponibili in commercio e alla loro composizione sono aumentate le motivazioni che inducono a ricorrere a questi prodotti: per dimagrire o favorire l’aumento della massa muscolare, per rinforzare le difese immunitarie, per contrastare le alterazioni del metabolismo osseo, per proteggere il sistema cardiovascolare, per contrastare l’invecchiamento, per compensare le carenze nutrizionali.

Gli integratori alimentari però non possono e non devono essere considerati un’alternativa ad una dieta varia, sana e bilanciata. Nessun integratore può in alcun modo sostituire i normali alimenti.

Al contrario, sembra che i benefici di un frutto intero siano superiori a quelli di qualsiasi integratore: le sostanze contenute nel cibo infatti interagiscono fra loro determinando un effetto sinergico superiore alla somma delle singole parti.

In ambito oncologico, le ricerche sul ruolo degli integratori sono ancora in fieri. Si indaga sull’efficacia di prodotti per il trattamento della malnutrizione e della sarcopenia e sull’effetto di alcuni principi nutritivi per contrastare gli effetti collaterali delle terapie, ma gli studi sono solo agli inizi.

Una cosa è certa: i supplementi nutrizionali non sono indicati né per la prevenzione né per la cura del cancro. Attenzione inoltre al fai da te: alcune sostanze contenute in essi possono interagire con i farmaci chemioterapici e un loro inadeguato impiego può determinare anche conseguenze spiacevoli per la salute. Prima dell’utilizzo quindi è fondamentale consultare sempre il proprio oncologo.

 

27. Il consumo di proteine aumenta il rischio di tumore?

No, un consumo equilibrato di proteine non aumenta il rischio di cancro. La quantità giornaliera raccomandata dalla SINU sia per gli uomini che per le donne adulte in buona salute è di 0,9 gr/kg. È importante inoltre variare nell’arco della settimana le varie fonti proteiche prediligendo quelle vegetali.

Ecco qualche consiglio pratico per un consumo salutare di proteine:

  • Consuma il pesce, in particolare pesce azzurro di piccola taglia, importante fonte di grassi essenziali, 3 volte alla settimana.
  • I legumi rappresentano un’ottima fonte proteica ricca di fibra. Uniscili ad una porzione di cereali in freschi piatti unici o in calde zuppe, almeno 3-5 volte alla settimana.
  • Altre fonti proteiche, da consumare ognuna max 2 volte alla settimana, possono essere la carne bianca (pollo, tacchino, coniglio), le uova e i formaggi freschi e magri.
  • Limita il consumo di carne rossa (manzo, maiale, agnello) ed evita i salumi e gli insaccati.

 

28. Esiste una relazione tra pesticidi negli alimenti e tumore?

I pesticidi possono contenere diverse sostanze potenzialmente pericolose per l’uomo, come ad esempio il benzene e l’arsenico, classificati dallo IARC come “cancerogeno per l’uomo” o il glifosato, il palathion, il diazinone e il malatione definiti come “probabili cancerogeni per l’uomo”.

Il glifosato, ad esempio, un erbicida molto diffuso in agricoltura, è oggetto di studi scientifici da molti anni, ma i risultati ottenuti appaiono discordanti. Sembra essere associato ad un lieve aumento del rischio di malattie oncologiche tra gli agricoltori esposti per lavoro a questa sostanza.

L’EFSA, l’OMS e la FAO hanno espresso recentemente giudizi rassicuranti a riguardo, applicando comunque misure di cautela, come la valutazione dei residui di glifosato nei cibi e il divieto di utilizzarlo in aeree densamente popolate. Non è quindi vietato l’uso, ma sono stati istituiti limiti e controlli nell’attesa di ulteriori studi.

Nell’ultimo rapporto dell’EFSA sulla presenza di composti chimici estranei nei cibi, il 97,4% degli alimenti di origine vegetale presenta valori entro i limiti di sicurezza. Esistono alimenti più esposti alla contaminazione di arsenico, ma il pericolo rappresenta un’eccezione piuttosto che la regola, grazie ai numerosi controlli effettuati sui prodotti. Adottare una dieta varia e lavare accuratamente gli alimenti consente di ridurre l’esposizione ai contaminanti.

 

29. Esiste una relazione tra qualità dell’acqua potabile e tumore?

Ad oggi non ci sono dimostrazioni che le sostanze chimiche presenti nell’acqua potabile, nelle basse concentrazioni stabilite dalla legge, siano cancerogene. La relazione tra qualità dell’acqua potabile e tumori dipende infatti dalla concentrazione di agenti di rischio chimico in essa contenuti, quali ad esempio arsenico, piombo, mercurio, rame, cromo, nitrati ecc.

La presenza di agenti chimici al di sopra dei limiti di sicurezza nelle acque destinate al consumo umano si associa ad un potenziale rischio di malattie cronico-degenerative, in primo luogo le patologie tumorali.  All’esposizione cronica all’arsenico specialmente sono associate diverse forme tumorali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha proposto come valore limite per l’acqua potabile la concentrazione di arsenico di 0,01 mg/litro. Anche per le altre sostanze sono stati stabiliti dei valori limite da rispettare.

La pericolosità dipende quindi non solo dalla natura della sostanza contaminante ma anche dalla dose di esposizione, dalla via di esposizione e dal tempo di esposizione. L’acqua dei nostri rubinetti è sicura perché sottoposta continuamente a numerosi e frequenti controlli che garantiscono qualità e sicurezza da un punto di vista sia chimico che microbiologico. Gli esperti quindi affermano che non è necessario utilizzare filtri di depurazione dell’acqua per l’eliminazione di contaminanti, come ad esempio i nitrati. Al contrario l’utilizzo di filtri può talvolta impoverire le acque dei sali minerali fondamentali per il nostro organismo.

 

30. Quali sono i reali benefici di un’alimentazione a base di prodotti biologici?

Gli alimenti biologici seguono processi produttivi di coltivazione e raccolta che non prevedono l’utilizzo di pesticidi chimici, fertilizzanti sintetici, OGM, antibiotici e ammettono pesticidi di origine naturale e organica in grado di migliorare la resistenza alle piante, nel rispetto dell’agrosistema e dell’ambiente.

Gli studi condotti per analizzare i benefici dell’agricoltura biologica e le differenze con quella convenzionale mostrano risposte contrastanti. Qualche ricerca ha evidenziato che frutta e verdura biologiche siano più ricche di micronutrienti, ma altri dati mostrano che le variazioni negli apporti nutritivi non sono rilevanti dal punto di vista della salute. Senza dubbio è da scartare la convinzione molto diffusa negli ultimi anni che tutto ciò che non è biologico sia più pericoloso. Piuttosto le indagini che evidenziano il valore protettivo di frutta e verdura, anche contro i tumori, riguardano prodotti dell’agricoltura tradizionale. I prodotti biologici possono essere più gustosi, la loro produzione ha un minore impatto sull’ambiente e l’introito di fitofarmaci risulta quasi nullo. L’uso di prodotti biologici può rappresentare una scelta virtuosa per ragioni di ecosostenibilità, ma dal punto di vista scientifico mancano ancora risposte sufficienti per promuovere il bio per la salute a discapito dei prodotti convenzionali.

 

31. Quali alimenti svolgono un’azione antiinfiammatoria?

Esistono alimenti che possono contribuire alla regolazione dei processi pro-infiammatori che a lungo andare possono condurre allo sviluppo di malattie croniche. Si tratta essenzialmente di cibi di origine vegetale, tipici della Dieta Mediterranea.

Aglio, cereali integrali, erbe aromatiche, frutta fresca, frutta secca, legumi, olio d’oliva, olio di semi, semi oleosi, verdura sono accomunati dalla presenza di particolari sostanze con azione benefica, quali gli acidi grassi insaturi, i fitocomposti, come carotenoidi, polifenoliglucosinolati, fitosteroli e vitamine.

I cereali integrali ad esempio, conservando tutte le parti del chicco, forniscono vitamina E e del gruppo B, sali minerali, fibra e acidi alfa-linoleici. Le erbe aromatiche apportano carotenoidi, come la luteina e il betacarotene del basilico e del prezzemolo, i polifenoli, come la quercetina dell’origano. Frutta fresca e verdura forniscono vitamine, come la vitamina C contenuta nei kiwi e negli agrumi, i polifenoli, come le antocianine dei frutti blu-viola, i carotenoidi nei pomodori, nell’anguria, nella zucca e nelle carote. Il pesce azzurro, le noci, i semi di lino sono ricchi di acidi grassi omega-3, che aiutano a contrastare l’infiammazione.

 

32. Esiste una relazione tra additivi alimentari e tumori?

Ad oggi la maggior parte degli additivi alimentari utilizzati dall’industria non costituisce un pericolo per la salute umana. Non ci sono dati infatti sulla relazione tra sviluppo di tumori e consumo di additivi in quantità limitate, ad eccezione dei nitrati e dei nitriti. Questi vengono utilizzati come conservanti in molti prodotti in scatola e nelle carni lavorate. Vengono aggiunti agli alimenti per conservarli e contribuiscono ad ostacolare la crescita di microrganismi nocivi.

Lo IARC ha classificato i nitriti e i nitrati come probabilmente cancerogeni per gli esseri umani (Gruppo 2A). Di per sé non sono cancerogeni, si trovano infatti naturalmente in diversi alimenti, tra cui le verdure e nell’acqua potabile, ma a causa dell’azione del metabolismo e attraverso la cottura ad alte temperature vengono convertiti in N-nitrosammine, composti considerati invece cancerogeni. Esiste comunque un limite massimo di nitriti ammissibile per la legge italiana, ovvero 150 mg per kg di prodotto alimentare, quantità minima considerata innocua per la salute.

Gli esperti dell’Autorità per la Sicurezza Alimentare (EFSA) hanno stimato che l’esposizione dei consumatori al nitrato proveniente esclusivamente da additivi alimentari è inferiore al 5% dell’esposizione complessiva al nitrato negli alimenti, e non supera i livelli di sicurezza. Tuttavia, se si considerano tutte le fonti di nitrato alimentare (additivo alimentare, presenza naturale negli alimenti e contaminanti ambientali), il livello di sicurezza può essere superato da individui con esposizione da media ad alta.

Sulla base delle evidenze disponibili, gli esperti dell’EFSA hanno concluso che gli attuali livelli di sicurezza per nitriti e nitrati aggiunti agli alimenti tutelano a sufficienza i consumatori. È importante quindi avere un’alimentazione varia ed equilibrata per non avere un’esposizione eccessiva ai prodotti conservati.

 

33. Esistono alimenti in grado di contribuire all’eliminazione di tossine dopo chemioterapia? Sono utili le diete detox?

Non ci sono dati che mostrano la capacità di specifici alimenti di eliminare le tossine dopo chemioterapia. Il nostro organismo possiede infatti naturalmente organi come fegato, reni, intestino e pelle, deputati a metabolizzare continuamente sostanze tossiche e di scarto.

Non è necessario quindi intraprendere regimi dietetici particolari dopo la chemioterapia. Le famose diete “detox” non hanno alcun fondamento scientifico. Al contrario si tratta di regimi alimentari ipocalorici e sbilanciati, basati spesso sul consumo di sostituti del pasto o altri rimedi alternativi non sempre salutari.

Si tratta più di un mito commerciale che di una realtà provata e molte delle loro promesse sono esagerate, non basate su dati scientifici, e i benefici di breve durata. Anche prodotti a base di vegetali ed erbe possono avere seri effetti collaterali e talvolta interferire con le terapie.

Molti trattamenti detox contengono agenti diuretici e/o lassativi, volti ad aumentare l’eliminazione di acqua e sali minerali, rischiando l’eccessiva disidratazione e indebolendo ulteriormente l’organismo del paziente oncologico, che in seguito a terapia, risulta molto fragile.

Per ridurre la tossicità dei farmaci e contrastare gli effetti avversi, gli esperti suggeriscono di seguire una dieta sana, varia e bilanciata, basata prevalentemente sul consumo di alimenti di origine vegetale, come legumi, cereali integrali, frutta, verdura, frutta secca, alternando il più possibile le fonti proteiche degli alimenti e utilizzando metodi di cottura sani.

In ogni caso è opportuno sempre rivolgersi al proprio oncologo o nutrizionista per indicazioni nutrizionali personalizzate, specifiche per ogni individuo.

 

34. Esiste una relazione tra OGM e tumore?

No, non esistono dati certi che confermino la relazione tra OGM e tumore. Il termine OGM fa riferimento ad organismi non umani modificati attraverso l’ingegneria genetica, la scienza che utilizza tecniche volte ad inserire, togliere o modificare porzioni di DNA, il materiale genetico presente in tutte le cellule degli organismi viventi.

Negli OGM solo una piccola parte del corredo cromosomico dell’organismo viene modificata in maniera mirata, precisa ed efficiente, mentre il resto del genoma rimane invariato.

Gli studi condotti finora hanno dimostrato che gli OGM non hanno un impatto sulla salute umana diverso da quello degli analoghi prodotti non OGM. Essi sono sicuri almeno quanto i prodotti tradizionali. Le ricerche che hanno evidenziato gli effetti dannosi di questi prodotti infatti mostrano risultati parziali e quindi poco attendibili.

A differenza degli alimenti convenzionali, gli OGM commercializzati sono sottoposti a studi e a rigidi controlli per verificare l’assenza di effetti collaterali per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Non si può parlare di rischio zero per nessun alimento, sia esso OGM o meno.

 

35. Che ruolo ha la vitamina D nella prevenzione?

Il ruolo della vitamina D nella prevenzione del cancro è ancora oggetto di studio. I dati sulla sua potenziale attività in grado di prevenire o rallentare lo sviluppo dei tumori sono ancora insufficienti.

Le ricerche sul ruolo protettivo della vitamina D contro il tumore della pelle nelle popolazioni più esposte al sole hanno fornito risultati incerti. Secondo lo studio europeo EPIC le persone con più alti livelli di questa vitamina nel sangue hanno un rischio di cancro al colon inferiore di circa il 40% rispetto a chi invece ne è carente.

L’assunzione di supplementi a base di vitamina D non sembra però conferire effetti protettivi. Probabilmente quindi il rischio minore non sarebbe associato agli alti livelli di questa vitamina, ma piuttosto ad abitudini sane, in grado di proteggere l’individuo dal cancro.

Gli alimenti con maggior contenuto di vitamina D sono il pesce, le uova e il fegato. In parte questa vitamina si forma nella pelle in seguito all’esposizione ai raggi UVB. È ancora da chiarire se gli effetti benefici di questo micronutriente siano attribuibili alla molecola stessa o piuttosto siano indice di uno stile di vita più sano, basato su un’alimentazione corretta e su un’adeguata quantità di tempo trascorsa all’aria aperta, associati solitamente a maggior attività fisica e al normopeso.

In attesa di ulteriori studi volti a chiarire il suo ruolo protettivo, gli esperti sostengono che per coprire il fabbisogno giornaliero di vitamina D è sufficiente trascorrere più tempo all’aria aperta e adottare una dieta varia.

Recente aggiornamento nella patogenesi e nel trattamento della chemioterapia e dell’anemia indotta dal cancro

Hikmat Abdel-Razeq, Hasan Hashem

Recent update in the pathogenesis and treatment of chemotherapy and cancer induced anemia

Review Crit Rev Oncol Hematol. 2020 Jan;145:102837.

 

L’anemia indotta dalla chemioterapia (CIA) si riscontra comunemente tra i pazienti sottoposti a chemioterapia attiva con o senza radioterapia. La sua patogenesi è complessa ed è spesso difficile da identificare. I sintomi correlati alla CIA possono avere un impatto negativo sulla qualità della vita e possono influenzare l’efficacia del trattamento, la progressione della malattia e persino la sopravvivenza. La recente grande battuta d’arresto degli agenti stimolanti l’eritropoietina (ESA) e la riluttanza a trasfondere pazienti affetti da cancro con anemia lieve e persino moderata, avevano provocato un significativo sotto-trattamento della CIA. La scoperta dell’epcidina e del suo ruolo nell’omeostasi del ferro ha rivoluzionato la nostra comprensione della patogenesi della carenza di ferro e degli stati di sovraccarico di ferro. Nella presente revisione esaminiamo la patogenesi multifattoriale della CIA, affrontando i principali meccanismi attraverso i quali il tumore e il sistema immunitario influenzano l’anemia. Inoltre, discutiamo le opzioni di trattamento con maggiore attenzione sull’utilizzo delle nuove formulazioni di ferro per via endovenosa per questa indicazione.

 

 

Abstract

Recent update in the pathogenesis and treatment of chemotherapy and cancer induced anemia

Cancer and chemotherapy-induced anemia (CIA) is commonly encountered among patients undergoing active chemotherapy with or without radiation therapy. Its pathogenesis is complex and is often difficult to identify. Symptoms related to CIA may have a negative impact on quality of life and may influence treatment efficacy, disease progression and even survival. The recent major setback of erythropoietin-stimulating agents (ESAs) and the reluctance to transfuse cancer patients with mild and even moderate anemia, had resulted in significant under-treatment of CIA. The discovery of hepcidin and its role in iron homeostasis has revolutionized our understanding of the pathogenesis of iron deficiency and iron overload states. In the present review we examine the multifactorial pathogenesis of CIA, addressing the main mechanisms by which the tumor and immune system affect anemia. Additionally, we discuss the treatment options with more focus on the utilization of the new intravenous iron formulations for this indication.

 

Link all’articolo originale https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31830663/

Carenza di ferro e anemia nei pazienti affetti da cancro: il ruolo del trattamento del ferro nei pazienti con cancro anemico

Behnaz Abiri, Mohammadreza Vafa

Iron Deficiency and Anemia in Cancer Patients: The Role of Iron Treatment in Anemic Cancer Patients

Nutr Cancer. 2020;72(5):864-872.

 

L’anemia è una complicanza prevalente presente nei pazienti con cancro, sia alla diagnosi che durante il trattamento, con notevoli effetti negativi sulla qualità della vita e sulla prognosi generale. La carenza di ferro è la causa più comune di anemia nei pazienti e può colpire quasi la metà dei pazienti con neoplasie solide ed ematologiche. La patogenesi è complessa e multifattoriale e comprende sanguinamento, malnutrizione, farmaci e infiammazione derivante dal cancro e dal trattamento del cancro. In effetti, può verificarsi una carenza di ferro assoluta o funzionale. La maggior parte dei pazienti oncologici con carenza di ferro presenta una carenza di ferro funzionale, una condizione con un adeguato immagazzinamento di ferro ma un apporto di ferro insufficiente per gli eritroblasti e altri tessuti ferro-dipendenti. La carenza di ferro funzionale è il risultato del rilascio di citochine correlato al cancro, ma in caso di carenza di ferro assoluta le riserve risultano esaurite portando a sintomi simili ma spesso più gravi per un deposito inadeguato di ferro. Le attuali opzioni terapeutiche nell’anemia da cancro consistono nella somministrazione di ferro, agenti stimolanti eritropoietici e trasfusioni di sangue. Quest’ultimo dovrebbe essere somministrato al minimo, a causa dei problemi relativi ai rischi. Qui, presentiamo una rassegna sull’epidemiologia, la fisiopatologia, i risultati clinici e le opzioni terapeutiche della carenza di ferro, nonché l’effetto della terapia con ferro sulla progressione del tumore nei pazienti affetti da cancro anemico.

 

Abstract

Iron Deficiency and Anemia in Cancer Patients: The Role of Iron Treatment in Anemic Cancer Patients

Anemia is a prevalent complication in patients with cancer, both at diagnosis and during treatment, with notable negative effects on quality of life and overall prognosis. Iron deficiency is the most common cause of anemia in the patients and can affect almost half of patients with solid and hematologic malignancies. The pathogenesis is complex and multifactorial, including bleeding, malnutrition, medications, and inflammation resulted from cancer and cancer treatment. In fact, either absolute or functional iron deficiency can occur. Most iron deficient cancer patients present with functional iron deficiency, a condition with adequate iron storage but insufficient iron supply for erythroblasts and other iron dependent tissues. Functional iron deficiency is the result of the cancer related cytokine release, but in absolute iron deficiency iron reserves are depleted leading to similar but often more severe symptoms of inadequate iron store. Current therapeutic options in cancer anemia consist of iron administration, erythropoietic stimulating agents, and blood transfusion. The latter should be administered to a minimum, because of problems regarding risks. Here, we present a review on the epidemiology, pathophysiology, clinical outcomes, and therapeutic options of iron deficiency as well as the effect of iron therapy on tumor progression in anemic cancer patients.

 

Link all’articolo originale https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31474155/

 

Anemia

L’anemia nei malati di cancro è abbastanza comune sia in fase di esordio che in fase di chemioterapia, con notevoli impatti negativi sulla qualità della vita e sulla prognosi generale. La patogenesi è complessa e tipicamente multifattoriale, con la carenza di ferro che spesso è un fattore importante e potenzialmente curabile. La patogenesi comprende sanguinamento, malnutrizione, farmaci e infiammazione derivante dal cancro e dal trattamento del cancro.

È accertato che circa il 35 % delle persone con un tumore solido e il 50% delle persone con un tumore del sangue presentino anemia già all’esordio della malattia.

 

Cosa fare

Le ragioni per cui un paziente diventa anemico possono essere molteplici: carenze nutrizionali (ferro, vitamina B12, folati), perdite microscopiche di sangue, intossicazioni del midollo osseo ed infine lo stesso trattamento chemioterapico. Quest’ultimo, in particolare, può ridurre la capacità del midollo osseo di produrre globuli rossi, portando conseguentemente meno ossigeno ai tessuti e comportando quella sensazione tipica di debolezza e stanchezza, denominata astenia, tipica dell’anemia.

A livello nutrizionale l’anemia può essere ricondotta ad un’alimentazione molto carente in ferro (anemia sideropenica), nel caso in cui i fabbisogni giornalieri raccomandati di questo micronutriente non siano soddisfatti (10 mg uomo e 18 mg donna) o ad un suo scarso assorbimento intestinale, ma anche ad un’alimentazione carente in vitamina B12, nel caso ad esempio di una dieta vegetariana, o carente in acido folico. Oltre alle terapie farmacologiche utilizzate per contrastare l’anemia, sia orali che endovenose, che comportano in alcuni casi nausea e vomito, è possibile risolvere il quadro tramite una dieta adeguata.

 

Cibi utili

Nel caso di anemia sideropenica

Il ferro è presente in moltissimi alimenti, sia vegetali che animali, ma la quantità assorbita varia in base alla fonte di provenienza.

Esistono due tipologie principali di ferro:

  • Il ferro eme, contenuto principalmente negli alimenti di origine animale (carne e pesce), ritenuto più assorbibile rispetto a quello derivante dagli alimenti di origine vegetale.
  • Il ferro non eme, contenuto negli alimenti vegetali (legumi, ortaggi a foglia, semi oleosi, erbe aromatiche e frutta secca), ma anche in quelli animali, meno assorbibile, ma che può comunque essere assorbito influenzando minimamente la dieta con alcuni accorgimenti. È possibile, infatti, aumentare la sua biodisponibilità consumando all’interno dello stesso pasto una fonte di vitamina C (arance, succo di limone, kiwi, peperoncino fresco..). Un ulteriore accorgimento è quello di non sottoporre tali tipi di alimenti a cotture ad alte temperature che ne riducono la biodisponibilità, si consiglia perciò di consumarli crudi o cotti al vapore, consumando se possibile anche l’acqua di cottura.

 

Le carni che comunque ne contengono un buon quantitativo sono le frattaglie di bovino, suino e cavallo o la carne di fagiano, di lepre o di cavallo. Per quanto riguarda il pesce alcune alternative possono essere le vongole e le cozze.

Infine, facendo riferimento a gli accorgimenti sopra visti, gli alimenti appartenenti al mondo vegetale che presentano un buon quantitativo di ferro sono:

– Legumi secchi come: soia, fagioli, ceci e lenticchie.

– Verdura a foglia verde come: radicchio verde, rucola, tarassaco. Anche carciofi, broccoletti, spinaci, bieta e invidia ne presentano una discreta quantità.

– I cereali integrali, l’avena e la quinoa.

Pistacchi, arachidi, nocciole e mandorle.

– Erbe aromatiche secche come il timo e il basilico.

 

Carenza di Vitamina B12

Nel caso in cui l’anemia sia determinata da questo tipo di carenza (fabbisogno giornaliero raccomandato 2,4 µg), sarebbe utile inserire nella dieta alimenti di origine animale come vongole, aringhe, sgombro, uova, mozzarella di bufala, frattaglie, latte intero e yogurt magro.

La vitamina B12 a differenza del ferro è stabile al calore, ma sensibile alla luce e all’ossigeno, perciò si raccomanda di conservare tali tipi di alimenti lontani dalla luce e dall’aria.

 

Carenza di Acido Folico

In caso di una carenza alimentare di questo tipo (fabbisogno giornaliero raccomandato 400 µg), si consiglia di prediligere una dieta ricca in vegetali a foglia verde come cavoli, broccoli, verza…

Stress ossidativo e sostanze fitochimiche alimentari: ruolo nella chemioprevenzione e nel trattamento del cancro

Shireen Chikara, Lokesh Dalasanur Nagaprashantha, Jyotsana Singhal, David Horne, Sanjay Awasthi, Sharad S Singhal

Oxidative stress and dietary phytochemicals: Role in cancer chemoprevention and treatment.

Review Cancer Lett. 2018 Jan 28;413:122-134. 

 

Diverse osservazioni epidemiologiche hanno mostrato una relazione inversa tra il consumo di alimenti di origine vegetale, ricchi di sostanze fitochimiche, e l’incidenza del cancro. I fitochimici, i metaboliti secondari delle piante, attraverso la loro proprietà antiossidante svolgono un ruolo chiave nella chemioprevenzione del cancro sopprimendo il danno al DNA indotto dallo stress ossidativo. Inoltre, modulano diverse vie di segnalazione mediate dallo stress ossidativo attraverso i loro effetti antiossidanti e, infine, proteggono le cellule dai cambiamenti molecolari che innescano la carcinogenesi. In diversi casi, tuttavia, è stata osservata la proprietà pro-ossidante di questi fitochimici rispetto al trattamento del cancro. Inoltre, studi in vitro e in vivo mostrano che diversi fitochimici potenziano l’efficacia degli agenti chemioterapici esacerbando lo stress ossidativo nelle cellule tumorali. Pertanto, abbiamo esaminato diversi studi che indagano sul ruolo di sostanze fitochimiche alimentari come curcumina (curcuma), epigallocatechina gallato (EGCG; tè verde), resveratrolo (uva), fenetil isotiocianato (PEITC), sulforafano (verdure crocifere), esperidina, quercetina e 2′-idrossiavanone (2HF; agrumi) nella regolazione dello stress ossidativo e delle vie di segnalazione associate nel contesto della chemioprevenzione e del trattamento del cancro.

 

Abstract

Oxidative stress and dietary phytochemicals: Role in cancer chemoprevention and treatment.

Several epidemiological observations have shown an inverse relation between consumption of plant-based foods, rich in phytochemicals, and incidence of cancer. Phytochemicals, secondary plant metabolites, via their antioxidant property play a key role in cancer chemoprevention by suppressing oxidative stress-induced DNA damage. In addition, they modulate several oxidative stress-mediated signaling pathways through their anti-oxidant effects, and ultimately protect cells from undergoing molecular changes that trigger carcinogenesis. In several instances, however, the pro-oxidant property of these phytochemicals has been observed with respect to cancer treatment. Further, in vitro and in vivo studies show that several phytochemicals potentiate the efficacy of chemotherapeutic agents by exacerbating oxidative stress in cancer cells. Therefore, we reviewed multiple studies investigating the role of dietary phytochemicals such as, curcumin (turmeric), epigallocatechin gallate (EGCG; green tea), resveratrol (grapes), phenethyl isothiocyanate (PEITC), sulforaphane (cruciferous vegetables), hesperidin, quercetin and 2′-hydroxyflavanone (2HF; citrus fruits) in regulating oxidative stress and associated signaling pathways in the context of cancer chemoprevention and treatment.

 

Link all’articolo originale: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29113871/

Fibra dietetica e sopravvivenza nelle donne con cancro al seno: una meta-analisi dose-risposta di studi di coorte prospettici

Ahmad Jayedi, Alireza Emadi, Tauseef A Khan, Anna Abdolshahi, Sakineh Shab-Bidar

Dietary Fiber and Survival in Women with Breast Cancer: A Dose-Response Meta-Analysis of Prospective Cohort Studies

Nutr Cancer. 2020 Aug 14;1-11.

 

Abbiamo cercato di studiare l’associazione del consumo di fibre alimentari con il rischio di mortalità nelle donne con cancro al seno. Una ricerca sistematica è stata intrapresa su PubMed, Scopus e ISI Web of Science fino a marzo 2020 per trovare studi di coorte che studiano l’associazione del consumo di fibre alimentari con il rischio di mortalità nelle donne con cancro al seno. Un modello di effetti casuali è stato utilizzato per combinare risultati specifici dello studio. La qualità delle prove è stata valutata dal punteggio NutriGrade. Sono stati inclusi sette studi prospettici di coorte con 1.426 casi di mortalità per tutte le cause e 679 casi di mortalità specifica per il cancro al seno tra 11.295 pazienti con cancro al seno. I rischi relativi per il più alto rispetto alla categoria più bassa di consumo di fibre alimentari sono stati 0,63 (95%CI: 0,52, 0,77; I 2 = 0%, n = 5) per la mortalità per tutte le cause e 0,72 (95%CI: 0,54, 0,96; I 2 = 0%, n = 5) per la mortalità specifica per il cancro al seno. C’era una forte associazione lineare tra l’assunzione di fibre e il rischio di mortalità per tutte le cause. La qualità delle prove è stata valutata moderata per la mortalità per tutte le cause e bassa per la mortalità specifica per il cancro al seno. Un maggiore consumo di fibre alimentari può migliorare la sopravvivenza nei pazienti con cancro al seno. Sono necessarie ulteriori ricerche per confermare i risultati attuali, considerando i tipi di fibra consumata e lo stato del recettore dell’estrogeno tumorale.

 

Abstract

Dietary Fiber and Survival in Women with Breast Cancer: A Dose-Response Meta-Analysis of Prospective Cohort Studies

We aimed to investigate the association of dietary fiber consumption with mortality risk in women with breast cancer. A systematic search was undertaken in PubMed, Scopus, and ISI Web of Science till March 2020 to find cohort studies investigating the association of dietary fiber consumption with mortality risk in women with breast cancer. A random-effects model was used to combine study-specific results. The quality of evidence was rated by NutriGrade score. Seven prospective cohort studies with 1,426 cases of all-cause mortality and 679 cases of breast cancer-specific mortality among 11,295 patients with breast cancer were included. The relative risks for the highest compared to the lowest category of dietary fiber consumption were 0.63 (95%CI: 0.52, 0.77; I 2 = 0%, n = 5) for all-cause mortality, and 0.72 (95%CI: 0.54, 0.96; I 2 = 0%, n = 5) for breast cancer-specific mortality. There was a strong linear association between fiber intake and all-cause mortality risk. The quality of evidence was rated moderate for all-cause mortality, and low for breast cancer-specific mortality. Higher dietary fiber consumption may improve survival in patients with breast cancer. More research is needed to confirm the present results, considering types of fiber consumed and tumor estrogen receptor status.

 

Link all’articolo originale: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32795218/

Associazioni del consumo di prodotti lattiero-caseari alla mortalità attraverso l’indagine prospettica europea sul cancro e l’alimentazione (EPIC)- coorte Italia

Pala V, Sieri S, Chiodini P, Masala G, Palli D, Mattiello A, Panico S, Tumino R, Frasca G, Fasanelli F, Ricceri F, Agnoli C, Grioni S, Krogh V

Associations of dairy product consumption with mortality in the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)–Italy cohort

Am J Clin Nutr. 2019 Nov 1;110(5):1220-1230

 

BACKGROUND: Il rapporto tra consumo di prodotti lattiero-caseari e salute e mortalità è controverso.
OBIETTIVI: abbiamo studiato le associazioni di consumo di vari prodotti lattiero-caseari con mortalità nella coorte italiana dell’indagine prospettica europea su cancro e nutrizione (EPIC)-studio Italia.
METODI: il consumo di prodotti lattiero-caseari è stato valutato mediante validazione FFQ semiquantitativa. I modelli multivariabili di cox stratificati per centro, età e sesso e corretti per tener conto delle associazioni stimate di latte (totale, intero e a ridotto tenore di grassi), yogurt, formaggio, burro e assunzione di calcio da latticini con mortalità per cancro, malattie cardiovascolari e tutte le cause. La non linearità è stata testata con una limitata regressione cubica della spline.
RISULTATI: dopo un follow-up mediano di 14,9 anni, sono stati identificati 2468 decessi in 45.009 partecipanti: 59% da cancro e 19% da malattia cardiovascolare. Non è stata trovata nei modelli corretti integralmente nessuna associazione significativa del consumo di un qualsiasi prodotto lattiero-caseario con la mortalità. È stata riscontrata una riduzione del 25% del rischio di mortalità per tutte le cause con l’assunzione di latte da 160 a 120 g / d (HR: 0,75; IC al 95%: 0,61, 0,91) ma non per la categoria di assunzione più alta (> 200 g / d) (HR: 0,95; IC al 95%:0,84, 1,08) rispetto all’assenza di consumo.
Associazioni di consumo di latte intero e a ridotto tenore di grassi con tutte le cause e con la causa specifica di morte erano simili a quelli del latte nel suo insieme.
CONCLUSIONI: In questa coorte italiana caratterizzata da un consumo di latte medio-basso, non abbiamo trovato prove di un’associazione dose-risposta tra consumo di latte e la mortalità e inoltre, nessuna associazione tra il consumo di altri prodotti lattiero-caseari esaminati e la mortalità.

 

Abstract

Associations of dairy product consumption with mortality in the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)–Italy cohort

BACKGROUND: The relation of dairy product consumption to health and mortality is controversial.
OBJECTIVES: We investigated associations of consumption of various dairy products with mortality in the Italian cohort of the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)–Italy study.
METHODS: Dairy product consumption was assessed by validated semiquantitative FFQs. Multivariable Cox models stratified by center, age, and sex and adjusted for confounders estimated associations of milk (total, full fat, and reduced fat), yogurt, cheese, butter, and dairy calcium consumption with mortality for cancer, cardiovascular disease, and all causes. Nonlinearity was tested by restricted cubic spline regression.
RESULTS: After a median follow-up of 14.9 y, 2468 deaths were identified in 45,009 participants: 59% from cancer and 19% from cardiovascular disease. No significant association of consumption of any dairy product with mortality was found in the fully adjusted models. A 25% reduction in risk of all-cause mortality was found for milk intake from 160 to 120 g/d (HR: 0.75; 95% CI: 0.61, 0.91) but not for the highest (>200 g/d) category of intake (HR: 0.95; 95% CI: 0.84, 1.08) compared with nonconsumption. Associations of full-fat and reduced-fat milk consumption with all-cause and cause-specific mortality were similar to those for milk as a whole.
CONCLUSIONS: In this Italian cohort characterized by low to average milk consumption, we found no evidence of a dose–response association between milk consumption and mortality and also no association of consumption of other dairy products investigated with mortality.

 

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31435641

Mousse di cioccolato fondente all’acqua con zucchero d’agave
Chef Matteo Scibilia
Osteria della buona condotta

 

Dolce

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 200 gr cioccolato fondente minimo 72% del Venezuela o Perù
  • 20 gr sciroppo d’agave
  • acqua q.b.

 

Preparazione

Spezzettare il cioccolato e farlo fondere a bagnomaria. Una volta sciolto completamente, adagiare la terrina su un piano, aggiungere l’acqua e inglobarla completamente al cioccolato. Lasciare quindi raffreddare per qualche minuto la ciotola che si sta usando, riempire una ciotola più capiente di ghiaccio (o ghiaccio e acqua), aggiungere lo sciroppo d’agave e con le fruste elettriche montare il cioccolato. Dividere in ciotole più piccole. Lasciar riposare la mousse in frigo per 30 minuti prima di consumare.

 

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Vitello tonnato all’antica
Chef Matteo Scibilia
Osteria della buona condotta

 

Secondo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 500 gr carne di vitella
  • vino bianco q.b.
  • sedano q.b.
  • 2 foglie di alloro
  • 3 chiodi di garofano
  • 6 foglie di salvia
  • sale q.b.

 

Per la salsa tonnata: 

  • 300 gr tonno al naturale
  • 4 tuorli d’uovo
  • 30 gr acciughe
  • 1 cucchiaio abbondante di capperi
  • succo di 1 limone
  • 1/2 bicchiere olio extra vergine di oliva
  • 1 cucchiaio di aceto di mele

 

Preparazione

Accomodate il vitello in una ciotola, copritelo con del vino bianco, profumate con il sedano a pezzetti, 2 foglie di alloro, 3 chiodi di garofano, 6 foglie di salvia. Coprite la ciotola con la pellicola e ponete a marinare in frigo per almeno 12 ore. Trasferite il girello in una casseruola, copritelo con la marinata, filtrata, e rabboccate con acqua in modo che risulti abbondantemente coperto. Salate, portate a bollore e cuocete per un’ora. Conservate 2 mestolini di acqua di cottura, poi scolatelo, lasciatelo raffreddare per un paio di ore, quindi mettetelo in frigo per un’ora per farlo rassodare.

 

Per la salsa:

Frullate il tonno sgocciolato con i tuorli sodi, i capperi, il succo di limone, le acciughe, l’olio e l’aceto. Aggiungete alla salsa tonnata ottenuta 2 mestolini dell’acqua di cottura tenuta da parte, per renderla liscia e vellutata. Tagliate la carne a fette molto sottili (l’ideale sarebbe usare l’affettatrice) e disponetele nei piatti. Copritele abbondantemente di salsa tonnata e completate con qualche cappero.

 

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Pasta e ceci con pasta integrale
Chef Matteo Scibilia
Osteria della buona condotta

 

Primo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 500 gr ceci
  • 200 gr pasta integrale (ditaloni o farfalle)
  • olio extra vergine di oliva q.b.
  • rosmarino fresco

 

Preparazione

Mettere i ceci in ammollo in abbondante acqua per 10 ore prima di essere cotti, possibilmente all’interno di una pentola di terracotta per salvaguardare il sapore. Per cucinarli copriteli con dell’acqua fredda e aromatizzate con rosmarino, alloro e uno spicchio d’aglio e fate cuocere i ceci per un’ora a fuoco medio-basso. Per velocizzare la cottura utilizzate la pentola a pressione. Ricordate di aggiungere il sale solo alla fine per non indurirli.

La pasta e ceci non deve essere certamente brodosa, quindi se necessario, aggiungete del brodo vegetale durante la cottura per arrivare alla giusta consistenza.
Per rendere il piatto più gustoso è possibile anche frullare una parte dei ceci e poi aggiungere questa crema quasi a fine cottura.

Portate a bollore tutto e aggiungete la pasta, in questo caso ditaloni integrali. Lasciate cuocere finché la pasta non è pronta (circa 8 minuti) e non ha rilasciato la giusta quantità di amido. Lasciate riposare per qualche minuto la pasta e ceci coperta e poi servite con un filo di olio extravergine di oliva e del peperoncino, a vostro piacimento.

 

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Salmerino al vapore, radicchi invernali, gazpacho e erbe selvatiche
Chef Marco Cozza e Andrea De Carli
Ristorante Rose Salò

 

Secondo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 500 g filetto di salmerino
  • 150 g radicchi freschi invernali
  • 30 g erbe selvatiche di campo

 

Per il gazpacho:

  • 100 gr polpa di pomodoro
  • 20 gr succo di cetriolo
  • 2 g tabasco

 

Preparazione

Pulire accuratamente il salmerino, deliscarlo.

A parte, mondare i radicchi invernali e lasciarli marinare in olio e succo di limone. Metà dei radicchi, poi, li lasceremo crudi e l’altra metà li cuoceremo al cartoccio.

Per il gazpacho frullare il pomodoro e aggiungergli il succo di cetriolo e le gocce di tabasco, regolare poi con del pepe e dell’olio EVO del Garda.

Cuocere il trancio di salmerino al vapore.

Passiamo poi all’impiattamento: disporre in modo alternato i radicchi cotti e crudi, poi adagiarvi il salmerino al vapore e, a lato, il gazpacho. Finire con le erbe spontanee.

 

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Erbe spontanee al cartoccio e bagna caoda di lago
Chef Marco Cozza e Andrea De Carli
Ristorante Rose Salò

 

Antipasto

 

Ingredienti (per quattro persone)

 

Per le erbe:

  • 100 gr erbe spontanee (vanno bene qualsiasi tipo)
  • 20 gr olio “EVO” del Garda

 

Per la Bagna:

  • 100 gr agoni
  • 100 ml olio “EVO” del Garda
  • 50 g aglio candito

 

Preparazione

Cuocere gli agoni e l’aglio candito nell’olio “EVO” per circa 10 ore, poi una volta freddo passare tutto al passaverdure o a un estrattore, così da ottenere una salsa liscia e saporita.

A parte mondare accuratamente le erbe e lavarle in acqua fredda, poi con l’aiuto di un cartoccio cuocerle sulla griglia per circa 5 minuti.

Servirle nel piatto con un cucchiaio di bagna caoda di lago.

 

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Garganelli di fagioli borlotti con crema di broccoli e humus di ceci
Chef Paolo Gatta
Ristorante Pascia

 

Primo Piatto

 

Ingredienti 

 

Per i garganelli:

  • 100 g di farina di fagioli borlotti
  • 50 g di acqua
  • 5 g di fiocchi di alghe nori

 

Per la crema di broccoli:

  •  500 g broccoli
  • 30 g scalogno
  • Menta peperita fresca
  • Finocchio in semi
  • Coriandolo in semi
  • Cumino dei prati
  • Anice in semi
  • Coriandolo fresco
  • 30 gr olio extra vergine di oliva

 

Per l’humus di ceci:

  • 380 g Ceci secchi
  • 32 g thain
  • Alga kombu
  • 18 g purea di umeboshi
  • 8.5 g succo di zenzero
  • 12 g succo di limone
  • 25 g olio di lino
  • 8 g erba cipollina

 

Preparazione

Per l’humus di ceci
Mettere i ceci secchi a germinare in acqua fredda per almeno 48 ore cambiando l’acqua ogni 6 ore. Trascorse le 48 ore sciacquare i ceci. Riscaldare sul fuoco il tegame in terracotta per 20 minuti, le spezie, i ceci, coprire con acqua alcalina ph 9.5 e cuocere. Negli ultimi 10 minuti di cottura aggiungere l’alga kombu. A cottura terminata passare i ceci al setaccio affinché si ottenga una purea omogenea. Riporre l’impasto in una bull, aggiungere la purea di umeboshi, la thain, il succo di zenzero, il succo di un limone, erba cipollina e olio di lino, fatto scendere a filo, rimestare l’humus finché diventa cremoso.

 

Per i garganelli
Preparare la sfoglia disponendo la farina di fagioli borlotti e i fiocchi di alghe nori su una spianatoia, formando una conca al centro e aggiungere l’acqua tiepida poco alla volta, quindi impastare con le mani fino ad ottenere un impasto morbido e liscio. Una volta che l’impasto avrà la giusta consistenza, avvolgerlo nella pellicola e lasciare riposare per almeno 30 minuti in frigorifero. Stendere la sfoglia con un mattarello e poi con la macchina della pasta fare delle sfoglie sottili tirate gradualmente. Disporre le sfoglie sul tavolo e con una rotella tagliapasta ricavate dei quadrati delle dimensioni di 3 cm per lato. Per preparare i garganelli vi servirà uno strumento apposito: il “pettine”, disporre il quadratino di pasta di sbieco sulla tavoletta e arrotolatelo pigiando e sigillando bene il garganello.

 

Per la crema di broccoli
Scaldare la casseruola, unire due cucchiai di olio, le spezie (finocchio, cumino dei prati, anice e coriandolo “spezia dominante coriandolo”) lasciare intiepidire e non superare i 65°, imbiondire a fuoco lento lo scalogno tritato finemente, unire due rametti di menta peperita, i broccoli e coprire con acqua alcalina ph 9.5 precedentemente riscaldata. Cuocere per pochi minuti (8.36), frullare, setacciare e mantenere in caldo.

Cuocere i garganelli in acqua salata per pochissimi minuti, scolateli con una schiumarola e trasferiteli in una padella nella quale precedentemente avete imbiondito 3 o 4 foglie di menta con l’olio, saltare e mantecare. Impiattare disponendo in una fondina tre puntini di humus della grandezza di una noce, la crema di broccoli e adagiare i garganelli. Decorare con le foglioline di menta croccanti e i ciuffetti di broccoli precedentemente sbollentati.

 

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Asparagi, mandorle e porcini
Chef Marco Volpin
Ristorante Le Tentazioni

 

 

 

 

 

 

Contorno

 

Ingredienti (per una persona)

 

Per gli asparagi:

  • 2 asparagi verdi
  • 500 gr asparagi bianchi bio di pernumia
  • 25 gr aceto di mela bio
  • 50 gr olio extravergine di oliva
  • sale q.b.
  • pepe 0,5 gr

 

Per il croccante di porcini:

  • 20 gr farina integrale bio
  • 3 gr polvere di porcini
  • 40 gr acqua
  • sale q.b.
  • 10 gr olio extravergine di oliva

 

Per la maionese di mandorle:

  • 100 gr mandorle bio pelate
  • 30 gr di olio extravergine di oliva
  • 75 gr di acqua
  • sale q.b.
  • 10 gr aceto di mela bio

 

Per la guarnizione del piatto:

  • 2 noci di macadamia tostate
  • 3 germogli di pisello
  • 2 maggiorana fresca
  • 0.3 gr polvere di porcini

 

Preparazione

Per gli asparagi
Cuocere gli asparagi verdi e raffreddare in acqua e ghiaccio, spadellare con dell’olio e poi condire con maggiorana, sale e gazpacho di asparagi bianchi ottenuto dalla loro cottura, e frullati con olio, sale, pepe e aceto di mela.

Per la maionese di mandorle
Mixare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.

Per il croccante di porcini
Mixare gli ingredienti e poi cuocere in un padellino antiaderente fino ad ottenere una chips croccante ed asciutta.

Impiattamento
Collocare gli asparagi verdi, le due salse, le erbe aromatiche, le noci di macadamia tostate e spolverare con la polvere di porcini.

 

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ricetta prova elena Copia
Chef Enrico e Roberto (Bobo) Cerea, Executive Chef,                                Ristorante Da Vittorio

 

 

 

 

 

 

Primo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 320 gr bavette
  • 400 gr rapa rossa (con buccia)
  • 4 L acqua
  • 5 gr alga konbu
  • 8 gr alici (filetti)
  • 2 gr succo di limone
  • 5 gr colatura di alici
  • 3 gr dragoncello
  • 10 gr olio extra vergine di oliva
  • 100 gr yogurt bianco non zuccherato (asciugato bene)
  • 5 gr succo di limone

 

Preparazione

Lavare bene le rape e metterle a bollire con l’alga kombu fino a che le rape non saranno bene cotte, successivamente conservare l’acqua e pelare le rape, frullare le rape fino ad ottenere una purea liscia. Mescolare lo yogurt con il limone, mettere il composto in un panno e lasciarlo colare per almeno 12 ore. Cuocere la pasta in circa 700 gr di acqua di rapa rossa per circa 8 minuti (all’occorenza aggiungere altra acqua già calda come se fosse un risotto) una volta che l’ acqua sarà completamente evaporata e la pasta quasi cotta aggiungere i filetti di acciughe tagliate a pezzetti e la purea di rapa rossa insieme a qualche goccia di limone, se la pasta risultasse mancante di sale aggiungere un po’ di colatura di alici. Nel piatto porre 15 gr di yogurt e adagiare la pasta mantecata con un filo di olio, finire con un po’ di dragoncello fresco.

 

Cavolfiore con salsa al latte di mandorla, succo di yuzu e frutti di mare
Chef Antonio Guida
Executive Chef
Mandarin Oriental, Milan

 

Secondo piatto

 

Ingredienti

Per il latte di mandorle:

  • 1l di acqua
  • 220g di mandorle

Per la Crema Di Cavolfiore:

  • 250g di cavolfiore
  • 350g di latte di mandorle

Per il cavolfiore:

  • Cavolfiore
  • 2l di latte di mandorle
  • q.b. di sale

 

Ingredienti per 1 persona:

  •  1 porzione di cavolfiore (circa 60 g)
  • 10g di succo di yuzu
  • 5 fette di mandorle
  • 1g di alga nori
  • 3 cozze
  • 5 vongole
  • 3 gamberi tritati
  • 10 lumache
  • 60g di crema di cavolfiore

 

Procedimento
Frullare le mandorle con acqua nel hotmix a 95°C per 10 minuti, filtrare e regolare il sale.
Cuocere separatamente 250g di cavolfiore in un po’ di latte di mandorle, quanto basta per coprire. Una volta cotto, mescolare con il restante latte di mandorle per ottenere una crema di cavolfiore liscia.
Pulire il cavolfiore e preparare porzioni da 60g ciascuna, cuocerlo in un liquido composto da 2l di latte di mandorle e 10g di sale per circa 7 minuti.
Riscaldare i frutti di mare nel succo di yuzu.
Una volta raffreddato il cavolfiore, colorarlo in padella finché diventa dorato.

 

Esecuzione
Mettere la crema di cavolfiore nella fondina, adagiare il pezzo di cavolfiore, mettere i crostacei scolati dal succo, aggiungere 5 pezzi di mandorla a fette, mettere qualche goccia di succo di yuzu, finire il piatto con una julienne di alga nori precedentemente saltata.

 

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Branzino mandorle e pistacchi con verdure al cartoccio e salsa yogurt basilico e zenzero
Chef Enrico e Roberto (Bobo) Cerea,
Executive Chef,
Ristorante Da Vittorio

 

Secondo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 2 zucchine da 120 g circa;
  • Nr. 10 pomodorini;
  • Nr. 1 melanzana;
  • 200 g di sedano rapa tagliato a cubi;
  • 4 scaloppe di branzino da 130 g.
  • 90g di mandorle tostate spezzettate;
  • 40 g di olio E.V.O.;
  • 70 g di pistacchi tostati;
  • Sape e pepe q.b.

 

Procedimento per il pesce con verdure al cartoccio

Mondare le verdure e tagliare le melanzane e le zucchine a fette di 1,5cm circa. Scottare in padella le zucchine, le melanzane e il sedano rapa per qualche minuto, facendo in modo che rimangano un po’ crude (concluderemo la cottura nel cartoccio). Dopodiché racchiudere in un cartoccio le verdure e il branzino cosparso in superficie con tutte le mandorle e i pistacchi. Chiudere il cartoccio e dieci minuti prima di servire infornare a 180°C.

 

Per la salsa yogurt basilico e zenzero

  • 350g di yogurt greco;
  • 60g di succo di limone;
  • 90g di foglie di basilico;
  • 15g di zenzero grattugiato.

Unire tutti gli ingredienti in un frullatore e mixare per 4-5 minuti.

 

Finitura del piatto

Aprire il cartoccio davanti ai commensali e cospargere di salsa yogurt e basilico.

 

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Sgombro marinato con caponata di verdure
Chef Valentino Palmisano
Relais & Chateaux Palazzo Seneca – Ristorante Vespasia

 

Antipasto

 

Ingredienti (per dieci persone)

Per la marinatura dello sgombro:

  • 600 gr sgombro
  • 80 gr colatura di alici
  • 40 gr olio extravergine di oliva Gradassi

 

Per la caponata di verdure:

  • 125 gr zucchine (sbollentate)
  • 100 gr sedano nero di Trevi (sbollentato)
  • 30 gr concasse di pomodoro
  • 10 gr passata di pomodoro San Marzano IGP
  • 25 gr olive verdi di Gaeta
  • 15 gr cipolla rossa brunoise (da cuocere insieme ad aceto e zucchero fino a che non caramella)
  • 30 gr aceto di vino bianco
  • 10 gr zucchero semolato
  • 10 gr capperi di Pantelleria
  • 10 gr pinoli tostati
  • 20 gr olio extra vergine di oliva Gradassi
  • Sale q.b.

 

Per la salsa al prezzemolo:

  • 75 gr prezzemolo (solo le foglie)
  • 30 gr olio extravergine di oliva Gradassi
  • 1 aglio sbollentato
  • 10 gr colatura di alici

 

Per la gelatina di peperoni:

  • 300 gr peperoni rossi

 

Preparazione

Per lo sgombro marinato
pulire lo sgombro dalle lische e la pelle tipo pellicola, marinare lo sgombro con colatura e olio e metterlo per 12 ore sottovuoto.

Per la caponata di verdure
tagliare tutte le verdure, cuocerle come indicato e mescolarle delicatamente.

Per la salsa di prezzemolo
cuocere le foglie di prezzemolo in acqua e frullare con l’aglio sbollentato e setacciare tutto.

Per la salsa di peperoni
avvolgere i peperoni in un foglio di carta alluminio e cuocere in forno a 180° per 40 minuti, far raffreddare e togliere la pelle e i semi, frullare i peperoni e setacciare la salsa.

Comporre il piatto con lo sgombro, la caponata e le salse di accompagnamento.

 

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Mousse al cioccolato e inserto di lamponi
Chef Valentino Palmisano
Relais & Chateaux Palazzo Seneca – Ristorante Vespasia

 

Dolce

 

Ingredienti (per quattro persone)

Per la mousse al cioccolato:

  • 200 gr cioccolato fondente al 70%
  • 150 ml acqua
  • 150 gr meringa

 

Per la meringa:

  • 80 gr albume
  • 15 ml acqua
  • 45 gr zucchero

 

Per la gelatina di lamponi:

  • 200 gr lamponi freschi
  • 20 ml acqua
  • 1,5 fogli di agar agar
  • 100 gr cioccolato fondente al 70%

 

 

Preparazione

Per la meringa
mescolare lo zucchero e l’acqua e portarlo a 121°C e aggiungere a filo lo zucchero ai bianchi d’uovo pre-montati, una volta aggiunto tutto lo zucchero sciolto far montare la meringa fino a farla raffreddare.

Per la mousse
In una pentola far bollire l’acqua, spegnere il fuoco e aggiungere il cioccolato mescolarlo fino ad ottenere un composto omogeneo, mettere in frigo il composto per almeno 3 ore e successivamente montarlo con la planetaria, una volta montato aggiungere la meringa delicatamente.

Per la gelatina di lamponi
frullare i lamponi e passarli in un passino per eliminare i semi, in un pentolino far bollire l’acqua e aggiungere l’agar agar e incorporare immediatamente alla purea di lamponi, porre il liquido in stampi a semisfere e far raffreddare in frigo.

Per il montaggio finale
in uno stampo a sfera intera versare la mousse e porre al centro la gelatina e versare la restante mousse fino a riempire lo stampo. Mettere in congelatore e sciogliere il cioccolato restante a bagno marina, una volta che la mousse sarà congelata immergere la mousse nel cioccolato per 3 secondi a aspettare che il cioccolato rapprenda, mettere la mousse ricoperta di cioccolato in frigo per 1 ora e poi servire.

 

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Pollo con farcia di cicoria e timo
Chef Valentino Palmisano
Relais & Chateaux Palazzo Seneca – Ristorante Vespasia

 

Secondo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

Per la farcia di pollo:

  • 150 ml acqua
  • 120 gr cosce di pollo
  • Sale q.b.
  • 30 gr albume
  • 90 gr cicoria
  • 2 gr timo fresco

 

Per la salsa:

  • 700 gr ossa del pollo
  • 3 L acqua
  • 40 gr scalogno
  • 1 gr alloro
  • 1 gr pepe lungo
  • 5 gr timo

 

Per la millefoglie di bieta e patate:

  • 250 gr patate di pietralunga
  • 150 gr bieta a foglia larga
  • 50 gr olio extra vergine di oliva
  • 1 gr origano
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Disossare il pollo lasciando la pelle sui petti. Disossare le cosce privandole della pelle.
Per la farcia
sbollentare la cicoria in acqua salata, strizzarla bene e tritarla finemente, frullare le cosce con tutti gli ingredienti eccetto la cicoria, una volta ottenuto un composto omogeneo setacciarle privandole di tutti i nervi e tendini, mescolare la cicoria e il timo con il composto delle cosce. Alzare la pelle dei petti e con una spatolina stendere la farcia in maniera omogenea e ricoprire con la pelle. inserire il petto farcito in un sacchetto sottovuoto e chiuderlo eliminando il 100% dell’aria.

Per la salsa
cuocere le ossa in forno a 200° per circa 45 minuti successivamente mettere tutti gli ingredienti della salsa in una pentola e cuocere fino a ridurre l’acqua a metà senza mai far bollire il composto, setacciare accuratamente utilizzando un etamina e continuare a cuocere la salsa fino ad ottenere una consistenza cremosa.

Per la Millefoglie
pelare le patate e tagliarle con l’aiuto di una mandolina per lungo e condirle con sale e olio, pulire la bieta eliminando lo stelo e condirle come le patate, in una pirofila stendere le patate a fette e coprirle con la bieta stendendola a sua volta, continuare fino a che le patate e la bieta non saranno finite. Cuore in forno a 180° per circa 25 minuti.

Per completare il piatto
cuocere la faraona in un sous vide per 24 minuti a 64°, in una padella calda arrostire il pollo solo dalla parte della pelle per circa 2 minuti facendo pressione sul petto con un’altra padella per non farla arricciare, tagliare il pollo e porla sul piatto con la millefoglie e aggiungere la salsa.

 

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Crostino al grano saraceno, sgombro marinato in ceviche, lenticchie nere e tè verde
Chef Juan Quintero
Executive Chef
Hotel Borgo San Felice

 

Antipasto

 

Ingredienti

Per il pane (base)

  • 100g Farina di grano saraceno integrale
  • 100g Farina di segale integrale
  • 60g Yogurt greco
  • 150ml Latte di mandorla
  • Sale q.b.
  • 25ml Olio di semi di lino
  • 5g Bicarbonato
  • 5g Lievito chimico

 

Per lo sgombro marinato

  • 50g Sgombro fresco
  • Sale q.b.
  • 3g Zucchero integrale
  • 10ml Limone

 

Per l’insalatina di lenticchie nere e semi

  • 80g Lenticchie nere beluga
  • 20g Semi di Chia
  • 15ml Succo di limone
  • 10g Scalogno
  • 15g Peperone verde
  • 5g Dragoncello
  • Sale q.b.

 

Per la finitura

  • 20g Formaggio di capra magro
  • Erbette: Dragoncello, acetosella

 

Preparazione

Per il pane di grano saraceno
Unire tutti gli ingredienti in una bowl e mescolare con l’aiuto di una frusta. Versare il composto in un contenitore e cuocere in forno a 185 gradi per 20 min.
Lasciare raffreddare per poi procedere a tagliare le fette che servono per il crostino.

Per lo sgombro
Marinare il pesce con il sale, lo zucchero e il limone dopo averlo sfilettato. Dopo 10 min ritirare il pesce e porzionarlo a seconda della grandezza del crostino e della quantità che se ne vuole aggiungere.

Per l’insalata di lenticchie nere
Cuocere le lenticchie in una pentola coperta con l’aiuto di un po’ di acqua in modo da mantenere intatta la pelle. Aggiungere acqua costantemente finché non sono al dente. Spegnere il fuoco e lasciare raffreddare.
Una volta fredde formare l’insalata con le lenticchie, i vegetali crudi tagliati a dadi, le erbe, i semi, il limone e l’olio. Condire prudentemente con sale.

Per l’assemblaggio disporre una base di pane, guarnire con un po’ di formaggio magro di capra e ultimare sopra con l’insalata di lenticchie.

 

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Zucca infornata e puntarelle

 

Chef Fabio Abbattista
Executive Chef
L’Albereta Relais & Chateaux

 

Contorno

 

Ingredienti (per due persone)

Per la salsa di acciughe:

  • 100 gr di filetti di acciughe sott’olio
  • 50 gr di capperi dissalati
  • 40 gr di aceto di vino bianco
  • 150 gr di olio extravergine d’oliva
  • 20 gr di acqua

 

Per la zucca infornata:

  • 250 gr zucca mantovana
  • Erbe tritate (1 rametto di rosmarino, 1 rametto di timo, 1 rametto di salvia. 1 rametto di santoreggia)
  • Sale fino q.b.
  • Olio extra vergine di oliva

 

Preparazione

Per la salsa di acciughe

Emulsionare tutti gli ingredienti al mixer.

 

Per le puntarelle

Mondare le puntarelle, dividerle per grandezza e cuocerle sottovuoto 10 min. a 90°c.
Tagliarle a bastoncini e condirle con la salsa di acciughe.

 

Per la zucca infornata

Tagliare la zucca a spicchi mantenendo la buccia, spolverare di erbe ogni spicchio di zucca e condire con l’olio e il sale.
Avvolgere lo spicchio di zucca con l’alluminio e cuocere per 20 minuti a 190°.
Terminare ripassando i due spicchi di zucca alla griglia.

 

Presentazione
Tagliare finemente le puntarelle, condirle con la salsa acciugata e porle sugli spicchi di zucca alle erbe infornata.

 

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Bavette con rapa rossa e alici
Chef Valentino Palmisano
Relais & Chateaux Palazzo Seneca – Ristorante Vespasia

 

Primo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 320 gr bavette
  • 400 gr rapa rossa (con buccia)
  • 4 L acqua
  • 5 gr alga konbu
  • 8 gr alici (filetti)
  • 2 gr succo di limone
  • 5 gr colatura di alici
  • 3 gr dragoncello
  • 10 gr olio extra vergine di oliva
  • 100 gr yogurt bianco non zuccherato (asciugato bene)
  • 5 gr succo di limone

 

Preparazione

Lavare bene le rape e metterle a bollire con l’alga kombu fino a che le rape non saranno bene cotte, successivamente conservare l’acqua e pelare le rape, frullare le rape fino ad ottenere una purea liscia. Mescolare lo yogurt con il limone, mettere il composto in un panno e lasciarlo colare per almeno 12 ore. Cuocere la pasta in circa 700 gr di acqua di rapa rossa per circa 8 minuti (all’occorenza aggiungere altra acqua già calda come se fosse un risotto) una volta che l’ acqua sarà completamente evaporata e la pasta quasi cotta aggiungere i filetti di acciughe tagliate a pezzetti e la purea di rapa rossa insieme a qualche goccia di limone, se la pasta risultasse mancante di sale aggiungere un po’ di colatura di alici. Nel piatto porre 15 gr di yogurt e adagiare la pasta mantecata con un filo di olio, finire con un po’ di dragoncello fresco.

 

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Risotto ai funghi porcini e fava tonka

 

Chef Fabio Abbattista
Executive Chef
L’Albereta Relais & Chateaux

 

Primo piatto

 

Ingredienti (per due persone)

  • 160  gr riso carnaroli (riserva San Massimo)
  • 5 dl brodo ai funghi porcini (ottenuto dai ritagli dei porcini fatti bollire con l’acqua)
  • 100 gr funghi porcini
  • 20 gr olio extra vergine d’oliva
  • 20 gr ricotta fresca di capra
  • 1 fava tonka
  • 1 rametto menta
  • sale
  • pepe bianco

 

Preparazione

Tostare il riso con l’olio, bagnare con un mestolo di brodo di porcini e il sale.

Incorporare immediatamente i funghi porcini tagliati a cubetti piccoli.

Cuocere per 13 min.

Mantecare il riso con l’olio, la ricotta fresca di capra, la menta tagliata a julienne, il pepe bianco macinato e rettificare di sale.

Stendere il risotto sul piatto e grattugiare sopra la fava tonka.

 

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test 35

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test 34

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Diario per l’automonitoraggio dell’alimentazione

Scarica il file allegato “DIARIO PER L’AUTOMONITORAGGIO DELL’ALIMENTAZIONE” per iniziare subito a prendere nota del tuo stile di vita. Compila almeno 3 giorni, di cui 2 feriali e 1 festivo, o meglio ancora una settimana, e mostra il diario al tuo medico o al tuo nutrizionista, con i dati da te raccolti potrà consigliarti in maniera ancora più puntuale.

N.B. Oltre ai consumi alimentari, nel diario è presente uno spazio per riportare il movimento svolto durante la giornata ed eventuali osservazioni o sintomi che ritieni utili annotare. Se hai intenzione di far vedere il tuo diario al medico o al nutrizionista, indica anche la quantità di alimenti consumati, se non sei sicuro/a sul peso degli alimenti indica la porzione aiutandoti con le misure casalinghe (es. 1 piatto raso di pasta, ½ tazza di latte, una manciata di mandorle ecc…).

Aumento di peso – cosa fare

È bene precisare che leggeri aumenti di peso, specie in soggetti normopeso, possono essere tollerati, tuttavia aumenti significativi possono influenzare lo stato di salute della persona e la sua capacità di affrontare le terapie e la successiva ripresa.

La possibilità di incorrere in tale effetto collaterale non deve in alcun modo incoraggiare l’inizio di diete fai da te o diete estreme. L’aumento del peso può essere gestito efficacemente da personale qualificato in maniera sicura e salutare sia durante che dopo le cure.

Alcuni consigli:

  • Rivolgersi sempre al proprio oncologo o al medico curante per una valutazione oggettiva del proprio stato di salute rispetto alle terapie in corso;
  • Un appropriato counselling nutrizionale svolto da un dietista o un nutrizionista di riferimento può essere utile per modificare la propria alimentazione attraverso scelte più salutari;
  • In presenza di ritenzione idrica fare attenzione all’eccesso di sale nella dieta sia aggiunto per la preparazione e il condimento dei cibi, sia quello presente negli alimenti conservati;
  • Mantenersi attivi attraverso l’esercizio fisico, anche se minimo, può contribuire al bilancio energetico ed inoltre, da recenti studi, sembra essere di beneficio alla gestione dei sintomi della fatigue;
  • Seguire le dieci raccomandazioni del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro (link) per adottare uno stile di vita salutare e preventivo;
  • L’automonitoraggio dell’alimentazione, tramite un diario, è un valido strumento per prendere coscienza di ciò che si consuma ed aumentare la consapevolezza della propria alimentazione.

Terapie oncologiche che causano aumento di peso

L’aumento di peso è più frequente in pazienti con tumore al seno, alla prostata o alle ovaie, le cui terapie, in particolare la terapia ormonale, possono determinare un guadagno di peso.

Quest’ultimo si osserva frequentemente nelle donne in post-menopausa in terapia ormonale con inibitori dell’aromatasi o tamoxifene, come conseguenza diretta di un calo dei livelli di estrogeni. L’aumento di peso in queste pazienti può contribuire ad aumentare il rischio cardiovascolare unitamente all’altro effetto collaterale tipico di questi agenti che è rappresentato dall’aumento del colesterolo LDL.

Anche la terapia ormonale impiegata per il cancro alla prostata può influire sul profilo di rischio cardiovascolare determinando aumento del peso corporeo, in particolare del grasso sottocutaneo, dislipidemia e riduzione della sensibilità all’insulina.

È bene quindi monitorare periodicamente il profilo lipidico, la pressione arteriosa e il peso corporeo dei pazienti in trattamento con terapia ormonale e suggerire modifiche dello stile di vita per ridurre il rischio cardiovascolare.

 

La chemioterapia e l’utilizzo di farmaci steroidei possono inoltre influire sull’aumento di peso, spesso incidendo oltre che sul tessuto adiposo anche sui liquidi, determinando ritenzione idrica o in alcuni casi edema. I farmaci steroidei possono inoltre aumentare l’appetito, tale sensazione può portare a far mangiare più del necessario.

La chemioterapia e la radioterapia influenzano indirettamente l’aumento di peso, promuovendo la fatigue nel paziente, che ridurrà ulteriormente i propri livelli di attività fisica.

 

Nelle donne, la chirurgia delle ovaie o dell’utero può portare a menopausa, e quindi ad un repentino cambiamento nell’assetto ormonale e del metabolismo, con possibili cambiamenti nella composizione corporea, in particolare nella distribuzione della massa grassa.

Il sovrappeso nelle donne con tumore al seno rappresenta un fattore prognostico sfavorevole, aumentando il rischio di recidiva. Il mantenimento di un peso corporeo adeguato rappresenta quindi un importante strumento di prevenzione secondaria oltre che primaria.

Domande Frequenti

1. Il modo di cucinare può influire sullo sviluppo del tumore?

I metodi di cottura ad alte temperature, come la cottura alla brace o alla griglia, favoriscono la produzione di composti potenzialmente cancerogeni come le amine eterocicliche e gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA).

Tuttavia una grigliata ogni tanto non basta per farci ammalare!

È bene limitare la frequenza delle grigliate alle occasioni veramente importanti, evitando una cottura eccessiva della carne e sempre rimuovendo le parti carbonizzate. Sarebbe inoltre opportuno scartare tagli di carne molto grassi che, colando sulla brace, danno origine a fiammate, e al contatto con la carne determinano una maggior produzione di sostanze tossiche.

L’utilizzo di marinature a base di erbe aromatiche può contribuire a ridurre la produzione degli IPA in cottura. Se si include nel pasto una porzione di frutta e verdura, ricche in antiossidanti e fibre, si può attenuare l’effetto ossidante della carne alla brace, riducendo al minimo i tempi di permanenza nell’intestino di eventuali sostanze tossiche.

Un altro metodo a rischio risulta essere la frittura, durante la quale si produce acrilamide, una sostanza potenzialmente cancerogena per l’uomo. Sebbene non ci siano ancora dati certi, le autorità scientifiche consigliano di limitarne il consumo. Quindi frittura occasionalmente, utilizzando preferibilmente olio d’oliva o olio di arachidi, poiché più stabili alle alte temperature, grazie al loro contenuto elevato in acidi grassi monoinsaturi.

Contrariamente a ciò che si è soliti pensare, la cottura al microonde non risulta essere pericolosa per la salute e non provoca il cancro.

Il cibo scaldato al microonde non è radioattivo, perché produce radiazioni a bassa energia e non ionizzanti. Anzi, nella cottura al microonde alcuni cibi, cuocendo senza acqua e in breve tempo, conservano maggiormente il loro contenuto in micronutrienti e fitocomposti.

In generale le cotture preferibili sono quelle al vapore, al forno, al microonde e in padella con acqua, per tempi brevi.

 

2. Esistono indicazioni alimentari specifiche in base alla tipologia di tumore?

Si, esistono indicazioni alimentari specifiche per tipologia di tumore. Ogni tipo di tumore rappresenta infatti una patologia a sé stante con specifiche caratteristiche, risulta quindi fondamentale adattare le strategie nutrizionali alla sede tumorale, al trattamento farmacologico e agli eventuali effetti collaterali da esso provocati.

Tuttavia il cancro è una patologia nella quale entrano in gioco numerosi fattori strettamente legati alle caratteristiche dell’individuo che valgono per qualsiasi tipo di tumore: dieta, attività fisica, peso corporeo, fumo. A tal proposito sono state elaborate dal Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro 10 raccomandazioni generali  valide sia per la prevenzione che durante la malattia.

Ci sono ovviamente tumori più sensibili all’effetto del cibo, come confermato dal grande studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), e sono quelli che colpiscono l’apparato gastrointestinale. Tuttavia sappiamo che l’alimentazione influisce in generale sullo stato dell’intero organismo, promuovendo o meno lo sviluppo della malattia in qualsiasi altra sede.

Ricordiamo inoltre che per ogni tipo di tumore ci sono tanti altri fattori, oltre l’alimentazione, che possono aumentare il rischio di insorgenza, quali il sesso, l’età, la predisposizione genetica. Per saperne di più consulta la sezione “Indicazioni su dieta e stili di vita per sede tumorale”.

 

3. Cosa fare per perdere peso durante la terapia ormonale?

Per recuperare il normopeso durante la terapia ormonale è fondamentale avere uno stile di vita sano e attivo. Per prima cosa è importante svolgere attività fisica di qualsiasi tipo, purchè diventi un’abitudine quotidiana: camminata, cyclette, nuoto, ballo… iniziando a piccole dosi, 20-30 minuti ad esempio, per poi aumentare gradualmente, secondo il grado di allenamento, la durata e l’intensità.

Per smaltire i chili di troppo è importante inoltre intervenire sull’alimentazione, specie dopo la menopausa, quando l’organismo tende maggiormente all’accumulo di massa grassa. Diamo quindi un taglio agli zuccheri semplici contenuti in dolci, succhi di frutta e alcolici, che non saziano, ma apportano solo calorie vuote, alimentando i depositi di grasso.

Risulta importante strutturare la giornata a tavola secondo le regole del “Piatto Sano”, un’innovazione della piramide alimentare studiata per prevenire e combattere le malattie della società del benessere, tra le quali il cancro. Il “Piatto Sano” si suddivide in 4 parti: verdure e ortaggi, frutta di stagione, cereali e derivati, preferibilmente integrali e fonti proteiche animali (pesce, carne bianca, uova, formaggi freschi magri) o vegetali (legumi), privilegiando le seconde alle prime. Da limitare invece carni rosse, insaccati e formaggi stagionati, poiché ricchi di grassi saturi e sale. I condimenti consigliati sono olio extra vergine di oliva e spezie, da ridurre invece il consumo di sale, grassi animali e salse troppo elaborate.

Vanno sempre evitati i rimedi “fai da te” e sarebbe sempre meglio rivolgersi ad uno specialista della nutrizione per un piano nutrizionale personalizzato.

 

4. Esistono cibi anti-tumorali?

Nessun alimento da solo è in grado di proteggerci da una malattia multifattoriale come il cancro o al contrario di provocarne l’insorgenza. Sono la qualità, la quantità e la frequenza degli alimenti che riescono a modulare il rischio neoplastico, quello che si chiama “pattern alimentare”, come la Dieta Mediterranea. Diete ricche di fibre e vegetali sembrano avere un ruolo protettivo, mentre un eccessivo consumo di carni rosse, insaccati e cibi ipercalorici, abuso di alcol, sovrappeso, obesità e scarsa attività fisica fanno lievitare il rischio di un tumore.

Il consumo regolare di fibra è infatti associato in maniera convincente ad una riduzione del rischio di tumore del colon-retto. Risulta fondamentale quindi aumentare il consumo di cereali integrali, verdura, frutta e legumi per coprire il fabbisogno di fibra raccomandato, pari a circa 25-30 grammi al giorno.

Tuttavia alcuni alimenti, grazie alla presenza di preziose molecole, risultano avere un particolare effetto protettivo. Carote, pomodori, peperoni, zucca, anguria e albicocche contengono tante varietà di carotenoidi, micronutrienti che sembrano proteggerci dal tumore del polmone, tuttavia le evidenze sono ancora limitate.

Il WCRF ha recentemente evidenziato che bere abitualmente caffè può ridurre il rischio di cancro al fegato ed endometrio. Latte e yogurt inoltre rappresentano un probabile fattore di riduzione del rischio di cancro del colon-retto, sia per gli uomini sia per le donne.

 

5. È vero che l’aloe ha un’azione anti-tumorale?

No, non esistono studi scientifici che dimostrano un ruolo anti-tumorale dell’aloe. Le teorie secondo le quali questa pianta sarebbe in grado di curare molti tipi di tumore, anche quelli in fase avanzata, non sono scientificamente dimostrate. Sono tutt’ora in corso ricerche sugli effetti di alcuni composti contenuti in questa pianta, ma non c’è ancora nessun dato sull’uomo.

Non esistono ad oggi prove certe che l’aloe e i suoi derivati siano in grado di eliminare o ridurre gli effetti collaterali delle terapie oncologiche, come i danni cutanei da radioterapia o la mucosite. Tuttavia l’utilizzo a livello cutaneo di gel a base di aloe non è pericoloso e può essere utile per curare piccole ferite e lievi ustioni.

È importante sottolineare che i principi attivi della pianta possono talvolta causare notevoli disturbi all’organismo, specialmente a carico del sistema gastrointestinale, come ad esempio diarrea, dolore addominale, nausea e vomito, provocati soprattutto dalla presenza di antrachinoni, molecole con potente azione lassativa. I derivati dell’aloe possono oltretutto interferire con altri principi attivi di farmaci o integratori a base di erbe, provocando ad esempio problemi alla coagulazione del sangue. Inoltre i soggetti allergici a cipolla, aglio, tulipani e piante simili, se utilizzano prodotti a base di aloe, sono a rischio di reazioni incrociate.

Capsule, compresse e sciroppi a base di aloe possono provocare nell’organismo gravi effetti collaterali. È assolutamente sconsigliato e pericoloso sospendere la terapia oncologica o assumere contemporaneamente questa sostanza o suoi derivati. Prima dell’utilizzo quindi si consiglia sempre di consultare il medico.

 

6. Il latte va evitato dopo un tumore?

No, non esistono evidenze scientifiche che il latte e i suoi derivati debbano essere esclusi dalla dieta in caso di tumore. Al contrario ci sono evidenze che mostrano come questi alimenti (nelle quantità raccomandate dalle linee guida) sembrano avere un moderato effetto protettivo. Ad oggi quindi non esiste alcuna dimostrazione che il consumo di latte e derivati, in quantità adeguate, possa contribuire alla comparsa o alla progressione della malattia.

Tuttavia si raccomanda di avere prudenza con i derivati del latte, in particolar modo i formaggi stagionati, più ricchi di grassi saturi e sale. Le linee guida per la popolazione italiana suggeriscono 1-2 porzioni al giorno tra latte e yogurt, dove una porzione è costituita da 125 g, e 2 porzioni di formaggi a settimana, preferendo quelli freschi e magri, con un contenuto di grassi inferiore al 25%, possibilmente a ridotto contenuto di sale, facendo sempre attenzione al contenuto presente in etichetta.

 

7. Gli zuccheri possono influire sullo sviluppo del tumore?

Non ci sono evidenze che dimostrano una relazione diretta tra il consumo di zucchero e l’insorgenza di cancro, tuttavia lo zucchero rappresenta un fattore di rischio oncologico indiretto: l’eccesso di zuccheri semplici può cioè favorire lo sviluppo di sovrappeso e obesità, a loro volta direttamente implicati in molte patologie cronico degenerative tra le quali 12 tipi di tumori.

Non c’è differenza inoltre tra zucchero bianco, di canna o grezzo. Lo stesso vale per sciroppo d’acero o d’agave, miele, malto e fruttosio: in fatto di zuccheri semplici quello che conta è la quantità, che andrebbe sempre tenuta sotto controllo. I dolcificanti artificiali, come l’aspartame, non apportano calorie, ma neppure benefici sostanziali, in quanto non aiutano l’organismo ad abituarsi al gusto meno dolce. Le bevande dolci inoltre (come le bevande gassate, il tè freddo e i succhi di frutta) hanno un ruolo cruciale nell’aumento del peso, soprattutto se consumate con regolarità. Il consiglio per la prevenzione di sovrappeso e obesità, e quindi indirettamente di molti tipi di cancro, è quello di non consumarle.

Infine, altre fonti di zuccheri semplici che andrebbero limitate sono rappresentate da yogurt aromatizzati, biscotti, dolciumi vari e creme spalmabili. L’unica fonte di zuccheri che fa eccezione è la frutta, poiché grazie alla presenza di fibra, micronutrienti e fitocomposti influisce positivamente sulla salute.

Non ci sono quindi dati scientifici tali da consigliare l’esclusione completa dello zucchero dalla dieta, neppure da quella dei pazienti oncologici. In generale è bene provare ad abituarsi ad un gusto meno dolce, riducendo gradualmente l’aggiunta di zucchero (da qualsiasi fonte) nel tè o nel caffè fino alla completa eliminazione, o ancora sostituendo gli yogurt aromatizzati con quelli bianchi senza zuccheri, aggiungendo eventualmente frutta fresca e secca.

 

8. Quali sono le proprietà della soia e che ruolo ha nello sviluppo di un tumore?

La soia rappresenta una delle più abbondanti fonti di proteine vegetali, con una concentrazione del 37% rispetto al contenuto totale. I benefici che questo legume apporta sono attribuibili ai fitoestrogeni (isoflavoni, cumestani e lignani), molecole con struttura chimica e funzione molto simile agli estrogeni femminili. La soia ne contiene circa 100 tipi differenti tra i quali genisteina, daidzeina e gliciteina.

I fitoestrogeni sono contenuti in piccole concentrazioni in diversi altri alimenti di origine vegetale come legumi, cereali integrali e verdure. Questi composti sembrano avere un ruolo vantaggioso per il sistema cardiovascolare nel modulare i livelli plasmatici di colesterolo, in particolar modo agendo sulla frazione LDL, ovvero quello “cattivo”.

Il ruolo dei fitoestrogeni nello sviluppo del tumore è ancora molto dibattuto. In studi in vitro ed in vivo si sono osservate interessanti proprietà di questi composti, specialmente nei confronti dei tumori ormono-correlati: essi infatti sembrerebbero in grado di ridurre i livelli di ormoni sessuali, contrastando quindi lo stimolo alla proliferazione cellulare. Alcuni dati, al contrario, suggeriscono un probabile ruolo dei fitoestrogeni nella promozione del tumore o nell’interazione con gli effetti della terapia, ma non ci sono conferme.

Alcuni degli effetti sulla salute della soia possono dipendere dalla capacità del singolo individuo di convertire, nel tratto digestivo, l’isoflavone daidzeina nella sua forma attiva, l’equolo. Tale attività dipende dalla composizione del microbiota intestinale, quindi la capacità dei fitoestrogeni di ampliare o ridurre l’effetto degli estrogeni endogeni può cambiare notevolmente da soggetto a soggetto.

In attesa di ulteriori dati, gli esperti non ne vietano l’assunzione, neppure per chi ha avuto un tumore al seno. L’uso di integratori dietetici a base di fitoestrogeni non risulta necessario. Comunque in caso di assunzione il Ministero della Salute suggerisce un apporto giornaliero di fitoestrogeni non superiore agli 80 mg al giorno. In ogni caso è sempre bene rivolgersi al proprio medico oncologo prima dell’assunzione di qualsiasi integratore.

 

9. Esiste una relazione tra consumo di poliammine degli alimenti e rischio di recidiva?

Il ruolo delle poliammine nel rischio di recidiva non è ancora del tutto chiaro. Le poliammine sono molecole organiche essenziali in numerosi processi fisiologici, quali l’invecchiamento cellulare, la resistenza allo stress, la crescita e la morte cellulare.

Le poliammine presenti nel nostro organismo provengono da tre fonti diverse: gli alimenti, la sintesi ad opera dei batteri intestinali e la sintesi cellulare. È noto che vi sia un aumento della sintesi di poliammine nei tumori dei tessuti epiteliali e che esse siano assolutamente necessarie per il processo di crescita tumorale, ma il loro ruolo nella genesi del cancro non è ancora del tutto chiaro.

Tuttavia, non risultano ancora studi clinici riguardanti il rischio di recidiva nell’uomo. L’esclusione di alimenti contenenti poliammine (arance, pompelmi, pomodori, melanzane, peperoni, molluschi bivalvi e frutti tropicali) dalla dieta di chi si è ammalato, tanto meno da quella di soggetti sani, non è ritenuta necessaria fino a quando non verrà giustificata da solide basi scientifiche.

 

10. L’acrilamide aumenta il rischio di cancro?

È probabile che l’acrilamide aumenti il rischio di cancro, ma gli studi sull’uomo sono ancora insufficienti per dare una risposta certa. L’acrilamide è una sostanza che si forma dalla reazione tra alcuni zuccheri e l’aminoacido asparagina, durante la cottura di alimenti che contengono amido (patate, biscotti, cereali, pane, caffè ecc.) ma solamente a temperature molto alte, come la frittura, la cottura in forno o alla griglia per periodi prolungati. Secondo l’EFSA, autorità europea per la sicurezza alimentare, tra gli adulti i cibi consumati a più alto contenuto di acrilamide sono i prodotti fritti a base di patate (fino al 49% dell’assunzione totale), seguiti dal caffè (34%) e dal pane morbido (23%).

Il fumo di sigaretta e alcuni ambienti di lavoro (industria della carta, industria tessile, fonderia, costruzioni) sono un’ulteriore fonte di acrilamide.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’acrilamide tra i “probabili cancerogeni per l’uomo“, mentre l’EFSA, pur dichiarando che il rischio è molto basso, invita a limitarne il consumo, visto che non esiste una dose soglia al di sotto della quale si può stare completamente tranquilli.

La conservazione, la lavorazione e il metodo di cottura degli alimenti possono influenzare notevolmente la formazione di acrilamide e la conseguente esposizione: ad esempio mettere in ammollo le patate prima della cottura può ridurre anche del 40% la formazione di acrilamide.

Nella vita quotidiana si può ridurre la formazione di questo composto adottando piccoli accorgimenti: 1) Prediligere modalità di cottura a basse temperature, quali bollitura, cottura al vapore o in padella con acqua; 2) limitare ad occasioni saltuarie il consumo di alimenti fritti o cotti alla griglia; 3) scartare le parti bruciate dei cibi.

Una dieta bilanciata riduce in genere il rischio di esposizione ai potenziali rischi alimentari. Seguire una dieta equilibrata, con una più ampia varietà di alimenti, ad es. legumi, pesce, verdura e frutta, oltre a prodotti amidacei che possono contenere acrilammide, può aiutare i consumatori a ridurre l’assunzione di questa sostanza.

 

11. La dieta vegetariana: consigliata dopo un tumore?

Non ci sono specifiche indicazioni all’adozione di una dieta vegetariana dopo il tumore. Sicuramente gli esperti concordano sul fatto che l’aumento del consumo di alimenti di origine vegetale, per il loro elevato contenuto di composti protettivi e di fibra, apporti benefici sia in prevenzione che durante la malattia.

I ricercatori del progetto EPIC hanno concluso che non c’è una relazione diretta tra quantità di carne rossa, uova o latticini consumati e rischio di sviluppare un cancro del seno, mentre esiste con altri tipi di tumore, come quello del colon (soprattutto in relazione alla carne rossa e alla carne lavorata e conservata).

Il maggior consumo di vegetali, specialmente di verdure a foglia verde, sembrano in generale contrastare l’insorgenza della malattia. Nel 2015 in uno studio della Loma Linda University è emerso che i vegetariani hanno un rischio ridotto del 22% di sviluppare qualsiasi tipo di cancro del colon-retto rispetto ai non vegetariani: sicuramente la fibra, contenuta in abbondanza nei vegetali, gioca il suo importante ruolo protettivo in questa patologia.

Tuttavia non è indispensabile eliminare totalmente gli alimenti di origine animale dalla dieta, ma sicuramente se ne consiglia una riduzione in favore di alimenti di origine vegetale, e in particolare di ridurre il consumo di carni rosse e lavorate. Il WCRF  suggerisce di non consumare più di 500 grammi alla settimana di carne rossa e di contenere il consumo di carne conservata in genere.

 

12. Quali sono le interazioni tra cibi e farmaci antitumorali?

Ad oggi c’è ancora molto da scoprire sull’interazione tra alimenti o singoli nutrienti e terapie oncologiche. Uno degli alimenti che influenza maggiormente l’azione di molti farmaci, tra i quali gli antitumorali, è il pompelmo: sia intero che spremuto, aumenterebbe la biodisponibilità del principio attivo, determinando un effetto di sovradosaggio. Questa azione è esercitata da un gruppo di sostanze in esso contenute, le furanocumarine, in grado di inattivare in maniera irreversibile un enzima coinvolto nel metabolismo dei medicinali, provocando effetti collaterali anche gravi. La gravità dell’effetto dipende dall’individuo, ma già un bicchiere da 200 ml di succo o il frutto intero sono in grado di causare un’interazione.

La composizione dei pasti o specifici alimenti possono ridurre, aumentare o ritardare l’assorbimento di alcuni farmaci chemioterapici orali, interagendo con i meccanismi di trasporto e i sistemi enzimatici intestinali. La concentrazione ematica dell’etoposide orale ad esempio è ridotta del 50% quando assunto con succo di pompelmo; la contemporanea somministrazione dell’erlotinib e di pasti iperproteici o di alcuni vegetali richiede invece un aumento della dose del farmaco per ottenere la stessa efficacia. La disponibilità di lapatinib, farmaco impiegato nel tumore al seno, aumenta del 167% se assunto a stomaco pieno e i pasti ricchi in grassi ne aumentano i livelli del 325%.

Anche specifici nutrienti possono interagire con i farmaci antitumorali: ad esempio i cibi ad alto contenuto di tiramina (formaggi, insaccati, carni e pesce affumicati o in salamoia, lievito, bevande alcoliche, frutta troppo matura, latte non pastorizzato, crauti, fave) devono essere evitati durante il trattamento con Procarbazina.

Altre sostanze sono invece in grado di migliorare la risposta al trattamento: i folati (presenti nelle verdure a foglia verde, crucifere, agrumi, frutta secca, cereali integrali, legumi) sembrano ridurre gli effetti tossici del Metotrexate.

Tuttavia ancora molto c’è da valutare riguardo l’interazione tra cibo e farmaci antitumorali. Poiché queste interferenze, molto complesse e non generalizzabili, possono aumentare il rischio di fallimento terapeutico e di effetti collaterali, risulta opportuno durante la terapia seguire attentamente le indicazioni contenute nel foglietto illustrativo del farmaco e rivolgersi al proprio oncologo prescrittore per qualsiasi dubbio riguardante le possibili interazioni del medicinale con cibi e bevande.

 

13. Cosa sono gli antiossidanti e che ruolo hanno?

Per “antiossidanti” si intende una classe di sostanze in grado di difendere il nostro organismo dall’azione dei radicali liberi o “specie reattive dell’ossigeno”, entità molecolari molto reattive e instabili.  Essi infatti sono in grado di sottrarre elettroni o atomi di idrogeno ad altre molecole organiche, compromettendone la funzione e sono responsabili, se prodotti in eccesso, della condizione di “stress ossidativo”, ovvero di squilibrio tra produzione ed eliminazione di specie chimiche ossidanti, associata all’insorgenza di moltissime patologie e implicata nei processi di invecchiamento cellulare.

Molti altri fattori contribuiscono all’incremento della produzione di radicali liberi nell’organismo: lo stress psicofisico, l’esercizio fisico intenso, il fumo, l’alcol, i farmaci, l’inquinamento, la prolungata esposizione solare, gli sbalzi termici, gli additivi, le sostanze tossiche presenti negli alimenti o sviluppatesi durante la cottura.

Le cellule si difendono dalla produzione di queste molecole dannose attraverso diverse sostanze antiossidanti, alcune delle quali prodotte endogenamente dall’organismo, come la superossido dismutasi, la catalasi e il glutatione, altre provenienti dalla nostra dieta. Tra questi ultimi troviamo la vitamina C, la vitamina E, il licopene, il betacarotene, i polifenoli, la luteina, il selenio, contenuti principalmente in alimenti di origine vegetale come frutta e verdura. Ognuna di queste sostanze ha delle caratteristiche chimiche e biologiche differenti, pertanto i benefici per la salute sono dovuti alla loro azione sinergica. La loro concentrazione inoltre varia da alimento ad alimento e il loro effetto può essere influenzato dalla cottura e dalla conservazione dei cibi.

Alimenti conservati o cotti per lungo tempo presentano infatti una quantità notevolmente inferiore di queste sostanze rispetto ai prodotti freschi. L’assunzione di alimenti fonti di antiossidanti svolge un ruolo importante per la prevenzione di patologie cardiovascolari, tumori e malattie legate all’invecchiamento. L’adozione di una dieta varia, ricca specialmente in frutta e verdura, fornisce all’organismo la quantità di antiossidanti necessaria.

L’uso di supplementi a base di antiossidanti non risulta necessario, a meno che non vi siano carenze accertate. Queste molecole infatti, se assunte in eccesso, possono diventare addirittura pericolose per la salute. Prima di iniziare un’integrazione quindi, si consiglia sempre di consultare il parere del proprio medico.

 

14.Quali benefici apportano gli alimenti integrali per la prevenzione dei tumori?

Il consumo regolare di alimenti integrali apporta notevoli benefici per la salute. I cereali integrali, a differenza di quelli raffinati, mantengono tutte le componenti del chicco, conservando tutti i nutrienti in esso presenti, quali vitamine, minerali, proteine, grassi buoni (quando presente anche il germe) e fibre.

Queste ultime, del tipo insolubile, non vengono digerite dal nostro organismo e hanno la capacità di assorbire acqua, svolgendo diverse azioni vantaggiose: rallentano lo svuotamento gastrico, aumentando il senso di sazietà; aumentano il volume e la morbidezza delle feci; rallentano e diminuiscono l’assorbimento di zuccheri e grassi, riducendo l’indice glicemico dell’alimento; riducono il contatto tra la mucosa intestinale e composti potenzialmente dannosi; stimolano la crescita di microrganismi benefici per l’organismo; vengono fermentate dal microbiota intestinale producendo composti protettivi.

La quantità giornaliera di fibra raccomandata dalla SINU equivale a circa 25 grammi al giorno per un adulto medio. Già con un’assunzione giornaliera di 10 grammi di fibra alimentare, sembra ridursi del 10% il rischio di tumore del colon-retto. Gli alimenti integrali inoltre, a più basso indice glicemico, sono associati a riduzione della circonferenza vita e del grasso addominale.

Per raggiungere la quota giornaliera di fibre raccomandata è opportuno:

  • consumare almeno una volta al giorno cereali integrali, specialmente in chicco;
  • consumare 2-3 porzioni di verdura al giorno (400 g); 2 porzioni di frutta al giorno; almeno 3 porzioni di legumi a settimana; 1 porzione di frutta secca in guscio al giorno (30 gr).

 

15. Dieta mediterranea e dieta vegetariana a confronto: quale scegliere?

A causa delle crescenti evidenze che dimostrano il legame tra un elevato consumo di carni rosse e lavorate e l’aumento del rischio di tumore al colon e di altre patologie, l’interesse nei confronti della dieta vegetariana è sicuramente aumentato.

La dieta vegetariana si suddivide in latto-ovo vegetarianesimo, che ammette il consumo di vegetali, latte, formaggi, uova, ma non di carne e pesce; il latto-vegetarianesimo, che esclude anche le uova; il veganismo, che elimina tutti i prodotti animali e prevede il consumo esclusivamente di alimenti vegetali.

La dieta mediterranea si basa sul consumo prevalente di alimenti di origine vegetale come cereali integrali e derivati, verdura, legumi, frutta e sulla riduzione del consumo di alimenti ricchi di grassi saturi come carne (specialmente rossa e lavorata) e formaggi, a favore invece dei grassi insaturi, contenuti nel pesce e nell’olio extra vergine di oliva.

I due modelli alimentari hanno in comune diversi punti: sono entrambe ricchi in fibre, antiossidanti e grassi monoinsaturi, e assicurano un basso apporto di grassi saturi. Ad oggi non abbiamo molti dati sulle due diete a confronto e sul loro effetto nel tempo sullo stesso gruppo di soggetti. Sembrerebbero entrambe efficaci nella riduzione del peso corporeo e della percentuale di grasso, e svolgono tutte e due una funzione protettiva, riconducibile ai preziosi nutrienti che entrambe apportano all’organismo.

Sicuramente l’elevato consumo di alimenti vegetali e di fibre a discapito di quelli animali, ricchi di grassi saturi, caratteristiche riscontrabili in entrambi i modelli, svolge un ruolo fondamentale per la prevenzione di patologie cardiovascolari, diabete, obesità e cancro.

 

16. Che ruolo ha la carne nell’insorgenza dei tumori?

Nessuna patologia, neppure il cancro, è causata soltanto dal consumo di un singolo alimento. Anche la carne mangiata con moderazione non è nociva per la salute dell’uomo e apporta inoltre importanti nutrienti. Tuttavia esagerare porta spiacevoli conseguenze di salute ed ambientali.

Secondo la comunità scientifica, esiste una correlazione consistente tra aumento del rischio di cancro al colon ed elevato consumo di carne rossa e carne lavorata e conservata. I motivi per cui il consumo eccessivo di carne rossa aumenterebbe il rischio di tumore al colon sono ancora da definire: tra i meccanismi proposti, vi è il possibile ruolo del ferro eme, ferro in forma libera che può portare alla formazione di radicali liberi e attivare fattori di trascrizione e citochine proinfiammatorie.

Un altro fattore importante sembra essere la cottura della carne, in particolare la cottura alla brace e alla griglia, durante le quali possono prodursi composti potenzialmente cancerogeni come amine eterocicliche e idrocarburi policiclici aromatici.

Nelle nuove raccomandazioni per la prevenzione del cancro il WCRF suggerisce di non superare le 3 porzioni di carne rossa a settimana e di consumare solo occasionalmente quella conservata (salumi, insaccati, affettati).

È bene inoltre preferire i metodi di cottura al vapore, al forno o in padella, limitando le grigliate ad occasioni saltuarie, evitando una cottura eccessiva della carne e rimuovendo sempre le eventuali parti carbonizzate.

 

17. Quali sono le fonti di proteine vegetali?

I gruppi di alimenti fonte di proteine vegetali sono i legumi, i cereali, la frutta secca a guscio, i semi oleosi. Il contenuto proteico ovviamente cambia da alimento ad alimento, fino a raggiungere i 37 grammi di proteine nella soia.

I legumi sono gli alimenti a più alto contenuto di proteine vegetali. Ciononostante la composizione delle loro proteine risulta diversa da quella delle proteine animali, a causa di una diversa presenza e quantità di aminoacidi essenziali (le più piccole unità che costituiscono le proteine).

Le uova, il latte, la carne e il pesce sono invece fonti proteiche con una composizione ottimale in aminoacidi essenziali.

Gli amminoacidi mancanti nei legumi sono però contenuti nella frazione proteica dei cereali: dalla loro unione nasce un pasto dall’apporto proteico paragonabile per qualità e quantità a quello di una bistecca. I legumi sono un’ottima fonte non solo di proteine, ma anche di fibra e sali minerali, e apportano una piccola quota di grassi, per di più grassi insaturi, ovvero “buoni”.

Per la prevenzione in generale è bene consumare almeno 3-4 volte alla settimana fonti proteiche vegetali. I legumi possono essere consumati freschi, secchi o surgelati. Se si scelgono in scatola, devono essere sciacquati con abbondante acqua corrente per eliminare il sale in eccesso. Anche i prodotti a base di soia come tofu o tempeh possono rappresentare una valida alternativa una volta a settimana. Per gli hamburger o gli altri preparati vegetali è meglio invece leggere sempre bene l’etichetta ed accertarsi che non vi sia un eccesso di sale e/o di grassi.

 

18. È possibile ridurre il rischio di insorgenza di tumori solo attraverso l’alimentazione?

La sola alimentazione non è in grado di proteggerci da una malattia multifattoriale come il cancro, alla quale concorrono diversi fattori, come l’età, fattori ereditari, fattori ambientali e più in generale diversi aspetti dello stile di vita.

Sicuramente le cattive abitudini alimentari sono responsabili di circa 3 tumori su 10 che potrebbero essere evitati se si seguissero le raccomandazioni per la prevenzione oncologica del WCRF. Anche sovrappeso e obesità, sono considerati importanti fattori di rischio per 12 tipi di tumore.

Inoltre esistono tumori più sensibili all’effetto del cibo e sono quelli che colpiscono l’apparato gastrointestinale, e in particolare l’esofago, lo stomaco, il colon-retto, il fegato: sembrerebbe che fino a tre quarti di questi tumori si potrebbero prevenire con un’alimentazione salutare.

Tuttavia la sola alimentazione non basta a proteggerci se non abbiamo uno stile di vita sano nel complesso: l’abitudine al fumo, la sedentarietà, l’esposizione al sole e ai raggi ultravioletti costituiscono altri importanti fattori di rischio.

 

19. Esistono alimenti che aumentano l’efficacia della terapia oncologica?

È ormai stato dimostrato da molti studi come lo stile alimentare influenzi il rischio di sviluppare un tumore, ma pochi studi hanno analizzato gli effetti della dieta sulla guarigione e la progressione della malattia.

Il WCRF nelle ultime raccomandazioni su dieta, nutrizione, attività fisica e cancro afferma che nei limiti dei pochi studi disponibili sulla prevenzione delle recidive, le raccomandazioni per la prevenzione alimentare del cancro valgono anche per chi si è già ammalato. Il mantenimento di un buon stato nutrizionale durante la malattia infatti aumenta l’efficacia della terapia.

Chi si è ammalato, se in sovrappeso o in sottopeso, ha più difficoltà a guarire. Nei pazienti affetti da malnutrizione infatti l’adozione di una dieta varia ed equilibrata, basata sul consumo principalmente di cereali integrali a basso indice glicemico, frutta, verdura, legumi, frutta secca e semi oleosi, eventualmente associata a supplementi nutrizionali, e uno stile di vita attivo migliorerebbero la risposta al trattamento e la sopravvivenza.

Le pro-antocianidine contenute nei frutti rossi e nell’uva, gli acidi grassi polinsaturi e il CoQ10 ridurrebbero invece, secondo alcuni studi di base, la cardiotossicità indotta da alcuni farmaci antitumorali (antracicline).

Mettendo in atto specifiche raccomandazioni nutrizionali in base al tipo di effetto collaterale provocato dalla terapia è possibile aumentarne la tollerabilità e migliorarne l’efficacia.  In generale, in attesa di ulteriori studi a riguardo, le raccomandazioni nutrizionali per chi è in terapia, se non consigliato diversamente dal proprio oncologo, coincidono con quelle formulate dal Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro per la prevenzione primaria.

 

20. Che ruolo ha l’attività fisica nel paziente oncologico?

L’attività fisica aiuta a rimanere in forma in tutte le fasce d’età, anche in chi è ammalato di cancro. Sembrerebbe che il rischio di sviluppo di cancro al colon nelle persone fisicamente attive sia inferiore del 30-40% rispetto alle persone sedentarie.

Muoversi infatti aiuta a mantenersi normopeso, ma aumenta anche la motilità intestinale, riducendo il tempo di contatto tra le sostanze potenzialmente dannose e la parete intestinale.

30-60 minuti di attività fisica giornaliera aerobica di media intensità sono sufficienti per apportare benefici al mantenimento del peso corporeo, al metabolismo energetico, ai livelli di glicemia e insulina, allo stato infiammatorio e al sistema immunitario. Inoltre l’attività fisica anche leggera praticata durante la chemioterapia sembra ridurre il rischio di recidiva e di mortalità.

Il movimento risulta utile per ridurre e gestire gli effetti collaterali delle terapie come l’affaticamento, il dolore, la nausea e di conseguenza consente una maggiore tolleranza ai trattamenti e un recupero più rapido; aiuta inoltre a combattere ansia e depressione.

L’attività fisica più indicata durante i trattamenti, se si è in grado di svolgerla, risulta essere quella aerobica di moderata intensità come la camminata veloce, il nuoto, la bicicletta. Anche l’attività fisica, come l’alimentazione, deve essere dosata e personalizzata, quindi si sconsiglia il fai da te, ma si raccomanda di affidarsi a professionisti del settore per l’elaborazione di un programma di allenamento adatto alle caratteristiche e alle esigenze del singolo individuo.

 

21. Esistono alimenti realmente cancerogeni?

Le evidenze sul legame tra singoli alimenti e tumore sono ancora poche, molto probabilmente perché i singoli alimenti, benché abbiano un ruolo benefico, non vengono mai consumati da soli ma sempre all’interno di un pasto e in generale insieme ad altri alimenti. Ecco perché negli ultimi anni ci si sta orientando verso lo studio di “pattern alimentari”, per raccogliere informazioni sulle abitudini alimentari ma anche su altri fattori legati allo stile di vita, come il fumo, l’attività fisica, il peso. Sono stati identificati dei pattern protettivi, ovvero associati ad un minor rischio di cancro, come la Dieta Mediterranea.

Lo IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha raggruppato le sostanze cancerogene di origine in 4 gruppi, sulla base del livello di cancerogenità dimostrato in studi scientifici. Nel gruppo 1 tra i cancerogeni umani certi troviamo sostanze di origine alimentare come l’acrilammide, l’etanolo, l’aflatossina B1 e le carni lavorate, nel gruppo 2, tra i cancerogeni probabili invece le carni rosse, i nitrati, i nitriti, il glifosato e le bevande bevute molto calde.

Le sostanze elencate dallo IARC nel gruppo 1 e 2 però non sono sempre vietate, poiché il loro effetto cancerogeno dipende dalla dose. Una sostanza può risultare infatti cancerogena se assunta ad alte dosi, ma non alla dose con la quale l’uomo viene in contatto quotidianamente. Se consideriamo ad esempio le carni rosse e lavorate, benché siano classificate nei primi due gruppi, non devono essere escluse totalmente dalla dieta, ma gli esperti del WCRF suggeriscono un loro consumo controllato. È impossibile evitare la totale esposizione a queste sostanze, ma il consumo di una dieta varia e ben bilanciata consente di controllarne l’assunzione.

È la dose a fare la differenza.

 

22. Esistono alimenti alcalini in grado di influenzare il pH nell’organismo?

No, non esistono alimenti alcalini in grado di influenzare il pH dell’organismo. Nessun alimento infatti è in grado di modificare l’acidità o la basicità dei tessuti.

Tutte le sostanze si dividono in acide o basiche in base al valore del pH, che va da 0 per gli acidi più forti a 14 per le basi più forti. Ogni giorno quotidianamente il nostro organismo entra in contatto con sostanze acide (caffè, limone, aceto ecc.) o basiche (sapone, ammoniaca ecc.).

Il pH del nostro organismo ha un valore medio di 7,4, mantenuto in equilibrio da meccanismi fisiologici molto efficienti come la respirazione o l’attività renale, che in caso di squilibrio riportano il pH ai valori di normalità. Quando questi meccanismi non funzionano bene si può generare uno stato di acidosi metabolica o alcalosi metabolica, condizioni che richiedono un immediato intervento medico poiché possono condurre anche alla morte.

Qualsiasi valore di pH abbiano gli alimenti che ingeriamo, anche i più alcalini, quando raggiungono lo stomaco vengono attaccati dai succhi gastrici, che sono fortemente acidi, e resi neutri o acidi prima di essere assimilati.

Gli studi che sostengono i benefici di una dieta alcalina si basano su teorie non scientifiche, che non hanno nessun nesso tra causa ed effetto. È impossibile modificare il pH dell’organismo poiché l’organismo è strutturato per evitare che ciò avvenga, poiché in tal caso si verificherebbero gravi danni.

Le diete alcaline non hanno alcun effetto di prevenzione o di cura del cancro per la loro azione sul pH. Sicuramente l’aumento del consumo di alimenti vegetali ha un ruolo protettivo nei confronti del cancro, ma non è di certo attribuibile alle modifiche del pH. Nessuna sostanza basica presente negli alimenti è in grado di modificare l’ambiente acido che si sviluppa intorno alla massa tumorale.

 

23. Quali sono i benefici del digiuno?

I benefici del digiuno nell’uomo sono attualmente materia di numerosi studi, volti ad ottenere effetti analoghi a quelli verificati sugli animali con la restrizione calorica.

Ridurre del 30% circa le calorie rispetto all’alimentazione “ad libitum” porterebbe, in diversi modelli animali tra cui i primati, ad un allungamento della vita, poiché in carenza di cibo l’organismo mette in atto un meccanismo di protezione: utilizza la poca energia rimasta per la conservazione delle cellule, attivando i cosiddetti geni della longevità, che impongono di sfruttare tutta l’energia disponibile per il mantenimento della salute, prolungando la durata della vita.

Al contrario un eccesso di cibo innesca l’espressione dei geni dell’invecchiamento, con conseguente produzione di radicali liberi e infiammazione. Sono in corso studi sull’uomo per sperimentare forme di digiuno compatibili con una buona qualità di vita, ma si tratta di esperimenti e c’è ancora parecchia strada da percorrere prima di dare raccomandazioni precise alla popolazione.

Di certo è bandito il “fai da te”: il digiuno prolungato non si può seguire senza il controllo di un medico. Un digiuno protratto oltre le 12/13 ore può avere gravi conseguenze specialmente per i soggetti più “fragili” come bambini, anziani, donne in gravidanza, persone sottopeso o malate. Non esiste ancora una “posologia” di digiuno condivisa dalla comunità scientifica.

 

24. Esiste una relazione tra alimentazione e genetica nello sviluppo di un tumore?

Si, esiste una relazione tra alimentazione e genetica nello sviluppo del tumore.  Studi di nutrigenomica e nutrigenetica hanno evidenziato infatti che la predisposizione dell’individuo a sviluppare un tumore non risiede solo nel corredo genetico, ma anche nella capacità di determinati nutrienti di “accendere” o “spegnere” specifici geni.

Abitudini alimentari errate possono compromettere il meccanismo di difesa che l’organismo mette in atto, ovvero la “morte cellulare programmata” o apoptosi, e impedire il suicido della cellula malata che inizia così a proliferare.

Certe sostanze, sul lungo periodo, possono influenzare l’espressione di uno o più geni, modificandone la funzione, senza alterarne la struttura. Alcune molecole presenti negli alimenti sembrerebbero addirittura in grado, secondo diversi studi di laboratorio, di inibire i geni dell’invecchiamento e attivare quelli della longevità: la quercetina, il resveratrolo, la curcumina, le antocianine, l’epigalocatechingallato, la fisetina, la capsaicina.

Le raccomandazioni nutrizionali in materia di prevenzione del cancro hanno però maggiore efficacia in alcune persone e meno in altre, poiché i geni di ogni individuo rispondono diversamente alle diverse componenti dei cibi. Sappiamo che esistono delle sostanze potenzialmente protettive, ma dobbiamo ancora conoscere in maniera approfondita i meccanismi con cui un alimento o un singolo nutriente agisce sulla cellula per capire a chi può essere utile. Probabilmente in futuro nuove scoperte di nutrigenomica ci aiuteranno a stabilire la dieta migliore per il singolo e a formulare consigli dietetici personalizzati per la prevenzione delle malattie.

 

25. Gli alimenti raffinati (come ad esempio le farine) sono dannosi?

Si, se assunti in abbondante quantità. È importante infatti sempre considerare frequenza e porzioni di consumo.

Per alimenti raffinati si intendono tutti quei prodotti sottoposti a ripetuti processi di lavorazione per migliorarne le caratteristiche e aumentarne il gusto, divenendo più adatti al consumo in termini di facilità di utilizzo e velocità di preparazione.

Per renderli più appetibili e più facili da cucinare, questi cibi vengono spesso privati di sostanze nutritive importanti quali fibra, vitamine, sali minerali, acidi grassi essenziali. Inoltre per avere più sapore o durare più a lungo, vengono addizionati di additivi alimentari, zuccheri, grassi idrogenati e sale, il cui consumo andrebbe fortemente limitato.

Nel caso delle farine raffinate vengono allontanati in parte o del tutto gli strati esterni, la cosiddetta crusca, ed il germe, allo scopo di trattenere la parte più consistente del chicco: la mandorla amilifera, ricca di amido dalla cui macinazione si ottengono le farine e di conseguenza tutti i prodotti derivati. Con la raffinazione dei cereali quindi si perdono fibra, proteine, minerali e vitamine, acidi grassi e vari fitocomposti.

Un elevato consumo di cibi raffinati e ad alto contenuto calorico risulta strettamente correlato allo sviluppo di sovrappeso, obesità, diabete, patologie cardiovascolari e indirettamente anche il rischio di cancro per cui sovrappeso e obesità rappresentano un importante fattore di rischio.

Il WCRF, nelle ultime raccomandazioni in materia di dieta e cancro, ha ribadito l’importanza di evitarne il consumo, a favore invece di alimenti freschi e di stagione, ricchi di fibra e di molecole protettive per l’organismo.

 

26. Integratori alimentari e tumore: hanno reali benefici? Quali e quando possono essere assunti?

Secondo il Ministero della Salute gli integratori alimentari sono prodotti presentati in piccole unità di consumo come capsule, compresse, fialoidi e simili, a base di nutrienti o altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico, ideati e proposti per favorire il regolare svolgimento delle funzioni dell’organismo, senza alcuna finalità di cura.

Negli ultimi anni, in relazione al numero di formulazioni disponibili in commercio e alla loro composizione sono aumentate le motivazioni che inducono a ricorrere a questi prodotti: per dimagrire o favorire l’aumento della massa muscolare, per rinforzare le difese immunitarie, per contrastare le alterazioni del metabolismo osseo, per proteggere il sistema cardiovascolare, per contrastare l’invecchiamento, per compensare le carenze nutrizionali.

Gli integratori alimentari però non possono e non devono essere considerati un’alternativa ad una dieta varia, sana e bilanciata. Nessun integratore può in alcun modo sostituire i normali alimenti.

Al contrario, sembra che i benefici di un frutto intero siano superiori a quelli di qualsiasi integratore: le sostanze contenute nel cibo infatti interagiscono fra loro determinando un effetto sinergico superiore alla somma delle singole parti.

In ambito oncologico, le ricerche sul ruolo degli integratori sono ancora in fieri. Si indaga sull’efficacia di prodotti per il trattamento della malnutrizione e della sarcopenia e sull’effetto di alcuni principi nutritivi per contrastare gli effetti collaterali delle terapie, ma gli studi sono solo agli inizi.

Una cosa è certa: i supplementi nutrizionali non sono indicati né per la prevenzione né per la cura del cancro. Attenzione inoltre al fai da te: alcune sostanze contenute in essi possono interagire con i farmaci chemioterapici e un loro inadeguato impiego può determinare anche conseguenze spiacevoli per la salute. Prima dell’utilizzo quindi è fondamentale consultare sempre il proprio oncologo.

 

27. Il consumo di proteine aumenta il rischio di tumore?

No, un consumo equilibrato di proteine non aumenta il rischio di cancro. La quantità giornaliera raccomandata dalla SINU sia per gli uomini che per le donne adulte in buona salute è di 0,9 gr/kg. È importante inoltre variare nell’arco della settimana le varie fonti proteiche prediligendo quelle vegetali.

Ecco qualche consiglio pratico per un consumo salutare di proteine:

  • Consuma il pesce, in particolare pesce azzurro di piccola taglia, importante fonte di grassi essenziali, 3 volte alla settimana.
  • I legumi rappresentano un’ottima fonte proteica ricca di fibra. Uniscili ad una porzione di cereali in freschi piatti unici o in calde zuppe, almeno 3-5 volte alla settimana.
  • Altre fonti proteiche, da consumare ognuna max 2 volte alla settimana, possono essere la carne bianca (pollo, tacchino, coniglio), le uova e i formaggi freschi e magri.
  • Limita il consumo di carne rossa (manzo, maiale, agnello) ed evita i salumi e gli insaccati.

 

28. Esiste una relazione tra pesticidi negli alimenti e tumore?

I pesticidi possono contenere diverse sostanze potenzialmente pericolose per l’uomo, come ad esempio il benzene e l’arsenico, classificati dallo IARC come “cancerogeno per l’uomo” o il glifosato, il palathion, il diazinone e il malatione definiti come “probabili cancerogeni per l’uomo”.

Il glifosato, ad esempio, un erbicida molto diffuso in agricoltura, è oggetto di studi scientifici da molti anni, ma i risultati ottenuti appaiono discordanti. Sembra essere associato ad un lieve aumento del rischio di malattie oncologiche tra gli agricoltori esposti per lavoro a questa sostanza.

L’EFSA, l’OMS e la FAO hanno espresso recentemente giudizi rassicuranti a riguardo, applicando comunque misure di cautela, come la valutazione dei residui di glifosato nei cibi e il divieto di utilizzarlo in aeree densamente popolate. Non è quindi vietato l’uso, ma sono stati istituiti limiti e controlli nell’attesa di ulteriori studi.

Nell’ultimo rapporto dell’EFSA sulla presenza di composti chimici estranei nei cibi, il 97,4% degli alimenti di origine vegetale presenta valori entro i limiti di sicurezza. Esistono alimenti più esposti alla contaminazione di arsenico, ma il pericolo rappresenta un’eccezione piuttosto che la regola, grazie ai numerosi controlli effettuati sui prodotti. Adottare una dieta varia e lavare accuratamente gli alimenti consente di ridurre l’esposizione ai contaminanti.

 

29. Esiste una relazione tra qualità dell’acqua potabile e tumore?

Ad oggi non ci sono dimostrazioni che le sostanze chimiche presenti nell’acqua potabile, nelle basse concentrazioni stabilite dalla legge, siano cancerogene. La relazione tra qualità dell’acqua potabile e tumori dipende infatti dalla concentrazione di agenti di rischio chimico in essa contenuti, quali ad esempio arsenico, piombo, mercurio, rame, cromo, nitrati ecc.

La presenza di agenti chimici al di sopra dei limiti di sicurezza nelle acque destinate al consumo umano si associa ad un potenziale rischio di malattie cronico-degenerative, in primo luogo le patologie tumorali.  All’esposizione cronica all’arsenico specialmente sono associate diverse forme tumorali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha proposto come valore limite per l’acqua potabile la concentrazione di arsenico di 0,01 mg/litro. Anche per le altre sostanze sono stati stabiliti dei valori limite da rispettare.

La pericolosità dipende quindi non solo dalla natura della sostanza contaminante ma anche dalla dose di esposizione, dalla via di esposizione e dal tempo di esposizione. L’acqua dei nostri rubinetti è sicura perché sottoposta continuamente a numerosi e frequenti controlli che garantiscono qualità e sicurezza da un punto di vista sia chimico che microbiologico. Gli esperti quindi affermano che non è necessario utilizzare filtri di depurazione dell’acqua per l’eliminazione di contaminanti, come ad esempio i nitrati. Al contrario l’utilizzo di filtri può talvolta impoverire le acque dei sali minerali fondamentali per il nostro organismo.

 

30. Quali sono i reali benefici di un’alimentazione a base di prodotti biologici?

Gli alimenti biologici seguono processi produttivi di coltivazione e raccolta che non prevedono l’utilizzo di pesticidi chimici, fertilizzanti sintetici, OGM, antibiotici e ammettono pesticidi di origine naturale e organica in grado di migliorare la resistenza alle piante, nel rispetto dell’agrosistema e dell’ambiente.

Gli studi condotti per analizzare i benefici dell’agricoltura biologica e le differenze con quella convenzionale mostrano risposte contrastanti. Qualche ricerca ha evidenziato che frutta e verdura biologiche siano più ricche di micronutrienti, ma altri dati mostrano che le variazioni negli apporti nutritivi non sono rilevanti dal punto di vista della salute. Senza dubbio è da scartare la convinzione molto diffusa negli ultimi anni che tutto ciò che non è biologico sia più pericoloso. Piuttosto le indagini che evidenziano il valore protettivo di frutta e verdura, anche contro i tumori, riguardano prodotti dell’agricoltura tradizionale. I prodotti biologici possono essere più gustosi, la loro produzione ha un minore impatto sull’ambiente e l’introito di fitofarmaci risulta quasi nullo. L’uso di prodotti biologici può rappresentare una scelta virtuosa per ragioni di ecosostenibilità, ma dal punto di vista scientifico mancano ancora risposte sufficienti per promuovere il bio per la salute a discapito dei prodotti convenzionali.

 

31. Quali alimenti svolgono un’azione antiinfiammatoria?

Esistono alimenti che possono contribuire alla regolazione dei processi pro-infiammatori che a lungo andare possono condurre allo sviluppo di malattie croniche. Si tratta essenzialmente di cibi di origine vegetale, tipici della Dieta Mediterranea.

Aglio, cereali integrali, erbe aromatiche, frutta fresca, frutta secca, legumi, olio d’oliva, olio di semi, semi oleosi, verdura sono accomunati dalla presenza di particolari sostanze con azione benefica, quali gli acidi grassi insaturi, i fitocomposti, come carotenoidi, polifenoliglucosinolati, fitosteroli e vitamine.

I cereali integrali ad esempio, conservando tutte le parti del chicco, forniscono vitamina E e del gruppo B, sali minerali, fibra e acidi alfa-linoleici. Le erbe aromatiche apportano carotenoidi, come la luteina e il betacarotene del basilico e del prezzemolo, i polifenoli, come la quercetina dell’origano. Frutta fresca e verdura forniscono vitamine, come la vitamina C contenuta nei kiwi e negli agrumi, i polifenoli, come le antocianine dei frutti blu-viola, i carotenoidi nei pomodori, nell’anguria, nella zucca e nelle carote. Il pesce azzurro, le noci, i semi di lino sono ricchi di acidi grassi omega-3, che aiutano a contrastare l’infiammazione.

 

32. Esiste una relazione tra additivi alimentari e tumori?

Ad oggi la maggior parte degli additivi alimentari utilizzati dall’industria non costituisce un pericolo per la salute umana. Non ci sono dati infatti sulla relazione tra sviluppo di tumori e consumo di additivi in quantità limitate, ad eccezione dei nitrati e dei nitriti. Questi vengono utilizzati come conservanti in molti prodotti in scatola e nelle carni lavorate. Vengono aggiunti agli alimenti per conservarli e contribuiscono ad ostacolare la crescita di microrganismi nocivi.

Lo IARC ha classificato i nitriti e i nitrati come probabilmente cancerogeni per gli esseri umani (Gruppo 2A). Di per sé non sono cancerogeni, si trovano infatti naturalmente in diversi alimenti, tra cui le verdure e nell’acqua potabile, ma a causa dell’azione del metabolismo e attraverso la cottura ad alte temperature vengono convertiti in N-nitrosammine, composti considerati invece cancerogeni. Esiste comunque un limite massimo di nitriti ammissibile per la legge italiana, ovvero 150 mg per kg di prodotto alimentare, quantità minima considerata innocua per la salute.

Gli esperti dell’Autorità per la Sicurezza Alimentare (EFSA) hanno stimato che l’esposizione dei consumatori al nitrato proveniente esclusivamente da additivi alimentari è inferiore al 5% dell’esposizione complessiva al nitrato negli alimenti, e non supera i livelli di sicurezza. Tuttavia, se si considerano tutte le fonti di nitrato alimentare (additivo alimentare, presenza naturale negli alimenti e contaminanti ambientali), il livello di sicurezza può essere superato da individui con esposizione da media ad alta.

Sulla base delle evidenze disponibili, gli esperti dell’EFSA hanno concluso che gli attuali livelli di sicurezza per nitriti e nitrati aggiunti agli alimenti tutelano a sufficienza i consumatori. È importante quindi avere un’alimentazione varia ed equilibrata per non avere un’esposizione eccessiva ai prodotti conservati.

 

33. Esistono alimenti in grado di contribuire all’eliminazione di tossine dopo chemioterapia? Sono utili le diete detox?

Non ci sono dati che mostrano la capacità di specifici alimenti di eliminare le tossine dopo chemioterapia. Il nostro organismo possiede infatti naturalmente organi come fegato, reni, intestino e pelle, deputati a metabolizzare continuamente sostanze tossiche e di scarto.

Non è necessario quindi intraprendere regimi dietetici particolari dopo la chemioterapia. Le famose diete “detox” non hanno alcun fondamento scientifico. Al contrario si tratta di regimi alimentari ipocalorici e sbilanciati, basati spesso sul consumo di sostituti del pasto o altri rimedi alternativi non sempre salutari.

Si tratta più di un mito commerciale che di una realtà provata e molte delle loro promesse sono esagerate, non basate su dati scientifici, e i benefici di breve durata. Anche prodotti a base di vegetali ed erbe possono avere seri effetti collaterali e talvolta interferire con le terapie.

Molti trattamenti detox contengono agenti diuretici e/o lassativi, volti ad aumentare l’eliminazione di acqua e sali minerali, rischiando l’eccessiva disidratazione e indebolendo ulteriormente l’organismo del paziente oncologico, che in seguito a terapia, risulta molto fragile.

Per ridurre la tossicità dei farmaci e contrastare gli effetti avversi, gli esperti suggeriscono di seguire una dieta sana, varia e bilanciata, basata prevalentemente sul consumo di alimenti di origine vegetale, come legumi, cereali integrali, frutta, verdura, frutta secca, alternando il più possibile le fonti proteiche degli alimenti e utilizzando metodi di cottura sani.

In ogni caso è opportuno sempre rivolgersi al proprio oncologo o nutrizionista per indicazioni nutrizionali personalizzate, specifiche per ogni individuo.

 

34. Esiste una relazione tra OGM e tumore?

No, non esistono dati certi che confermino la relazione tra OGM e tumore. Il termine OGM fa riferimento ad organismi non umani modificati attraverso l’ingegneria genetica, la scienza che utilizza tecniche volte ad inserire, togliere o modificare porzioni di DNA, il materiale genetico presente in tutte le cellule degli organismi viventi.

Negli OGM solo una piccola parte del corredo cromosomico dell’organismo viene modificata in maniera mirata, precisa ed efficiente, mentre il resto del genoma rimane invariato.

Gli studi condotti finora hanno dimostrato che gli OGM non hanno un impatto sulla salute umana diverso da quello degli analoghi prodotti non OGM. Essi sono sicuri almeno quanto i prodotti tradizionali. Le ricerche che hanno evidenziato gli effetti dannosi di questi prodotti infatti mostrano risultati parziali e quindi poco attendibili.

A differenza degli alimenti convenzionali, gli OGM commercializzati sono sottoposti a studi e a rigidi controlli per verificare l’assenza di effetti collaterali per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Non si può parlare di rischio zero per nessun alimento, sia esso OGM o meno.

 

35. Che ruolo ha la vitamina D nella prevenzione?

Il ruolo della vitamina D nella prevenzione del cancro è ancora oggetto di studio. I dati sulla sua potenziale attività in grado di prevenire o rallentare lo sviluppo dei tumori sono ancora insufficienti.

Le ricerche sul ruolo protettivo della vitamina D contro il tumore della pelle nelle popolazioni più esposte al sole hanno fornito risultati incerti. Secondo lo studio europeo EPIC le persone con più alti livelli di questa vitamina nel sangue hanno un rischio di cancro al colon inferiore di circa il 40% rispetto a chi invece ne è carente.

L’assunzione di supplementi a base di vitamina D non sembra però conferire effetti protettivi. Probabilmente quindi il rischio minore non sarebbe associato agli alti livelli di questa vitamina, ma piuttosto ad abitudini sane, in grado di proteggere l’individuo dal cancro.

Gli alimenti con maggior contenuto di vitamina D sono il pesce, le uova e il fegato. In parte questa vitamina si forma nella pelle in seguito all’esposizione ai raggi UVB. È ancora da chiarire se gli effetti benefici di questo micronutriente siano attribuibili alla molecola stessa o piuttosto siano indice di uno stile di vita più sano, basato su un’alimentazione corretta e su un’adeguata quantità di tempo trascorsa all’aria aperta, associati solitamente a maggior attività fisica e al normopeso.

In attesa di ulteriori studi volti a chiarire il suo ruolo protettivo, gli esperti sostengono che per coprire il fabbisogno giornaliero di vitamina D è sufficiente trascorrere più tempo all’aria aperta e adottare una dieta varia.

Test di screening per la malnutrizione

 

L’intervento nutrizionale

L’obiettivo dell’intervento nutrizionale è di compensare l’apporto dietetico inadeguato, migliorando al contempo gli esiti clinici.

Il primo approccio è il counselling dietetico, ovvero un colloquio approfondito e ripetuto con un professionista della nutrizione, mirato a far comprendere al paziente quali strategie comportamentali può adottare per ottimizzare le richieste energetiche attraverso l’alimentazione.

Certamente la normale alimentazione rappresenta la prima scelta per mantenere o aumentare l’apporto energetico e/o proteico, quando la funzionalità gastroenterica non sia compromessa, non siano presenti gravi sintomi gastrointestinali e, in generale, quando il quadro clinico permetta di prevedere la possibilità di sufficienti introiti.

Tuttavia in alcuni casi l’alimentazione da sola non è più sufficiente e spesso si rende necessaria un’integrazione con dei supplementi nutrizionali orali (ONS). Questi ultimi sono prodotti con specifiche formulazioni nutrizionali, che vanno assunti in aggiunta alla dieta quotidiana sotto forma di bevande, generalmente aromatizzate. Esistono anche integratori nutrizionali da aggiungere a cibi e bevande, per aumentare l’apporto di proteine e/o energia; sono generalmente polveri non aromatizzate quindi insapori e che si prestano bene all’aggiunta nella preparazione di minestre, zuppe, sughi, ecc…

Se l’apporto energetico rimane inadeguato, nonostante counselling e/o supplementi, cioè risulta inferiore al 60% del fabbisogno nutrizionale, sarà necessario valutare la nutrizione artificiale per via enterale quando la funzione digestiva è normale, o per via parenterale quando la funzione digestiva è compromessa.

Il supporto della nutrizione artificiale può essere preso in considerazione anche come prima scelta in casi di malnutrizione severa o in previsione di un aggravamento della malnutrizione conseguente ad un’importante chirurgia o altro trattamento che non consentirà di avere un adeguato apporto o assorbimento di nutrienti. L’adozione della nutrizione artificiale, che va sempre valutata per singolo caso, è spesso particolarmente indicata ad esempio per alcuni pazienti già ad alto rischio di malnutrizione prima di sottoporsi a chirurgia per tumori gastrici o a radioterapia per tumori del distretto testa-collo, poiché gli effetti avversi di tali trattamenti possono compromettere fortemente la normale alimentazione del paziente.

La somministrazione della nutrizione enterale richiede il posizionamento di un’apposita sonda che consente di far arrivare i nutrienti direttamente allo stomaco (tramite sondino naso-gastrico) o all’intestino tenue (tramite sondino naso-duodenale o sondino naso-digiunale). Diversamente, la nutrizione parenterale viene somministrata direttamente nel circolo sanguigno tramite accessi venosi centrali o periferici.

Entrambe le modalità di somministrazione enterale e parenterale, sono considerate efficaci nel mantenere o migliorare lo stato nutrizionale in pazienti oncologici che necessitano di un intervento nutrizionale. Tuttavia entrambe possono presentare limiti e controindicazioni, pertanto la scelta del tipo di nutrizione artificiale è successiva ad un’attenta valutazione del quadro clinico del paziente, del suo percorso terapeutico, dello stato nutrizionale e dei possibili rischi associati, al fine di ottenere una strategia di supporto nutrizionale ottimale e personalizzata ai bisogni del paziente.

Lo screening e la valutazione nutrizionale

Il peso corporeo e/o le variazioni di peso da soli non sono sufficienti per la valutazione nutrizionale del paziente oncologico, esistono invece diversi strumenti o test che consentono di effettuare uno screening nutrizionale ed una valutazione oggettiva del paziente.

Tali test vengono generalmente effettuati da personale sanitario adeguatamente formato, e richiedono il colloquio con il paziente e/o la verifica di dati sulla cartella clinica. La compilazione dei campi richiesti dal test determina un punteggio, in base al quale si ha una valutazione del rischio nutrizionale del paziente, per cui poi si decide se monitorare il paziente o valutare un intervento nutrizionale.

 

Screening

Una tempestiva identificazione di problemi nutrizionali è il primo passo per un’appropriata gestione del paziente oncologico. Gli strumenti per lo screening nutrizionale validati in ambito oncologico consentono di identificare pazienti con un rischio nutrizionale, in considerazione delle condizioni attuali e/o future, che plausibilmente beneficeranno di un supporto nutrizionale.

Tra i test validati per lo screening e la valutazione nutrizionale vi sono il Nutritional Risk Sreening 2002 (NRS 2002), il Malnutrition Universal Screening Tool (MUST), il Malnutrition Screening tool (MST) e il Mini Nutritional Assessment (MNA).

Sono test di esecuzione rapida e semplice e andrebbero effettuati entro 48 h dal primo contatto con il paziente, e ripetuti regolarmente per intercettare cambiamenti di parametri che possano porre il paziente a rischio di malnutrizione.

Valutazione

Nei pazienti con screening anormale, individuati a rischio di malnutrizione, le linee guida raccomandano una valutazione oggettiva e quantitativa dello stato nutrizionale. Tra gli strumenti validati a tale scopo vi sono il Subjective Global Assessment (SGA), il Patient-Generated Subjective Global Assessment (PG-SGA) e il Mini Nutritional Assessment (MNA).

A questi strumenti vanno associati una valutazione degli introiti alimentari e, quando possibile, una valutazione della composizione corporea. La valutazione dell’introito alimentare consiste in un colloquio con un dietista o un nutrizionista che intervista il paziente, indagando le abitudini alimentari recenti e pregresse. Per una valutazione quantitativa oltre che qualitativa può essere chiesto al paziente di compilare un diario alimentare su cui dovrà registrare tutto ciò che assumerà durante la giornata, riportando anche il peso o la porzione di alimenti e bevande consumati.

Le metodiche di valutazione della composizione corporea sono molteplici e vanno dalla valutazione di peso, pliche cutanee e circonferenze degli arti, alla valutazione di parametri specifici attraverso strumentazioni più o meno sofisticate come bioimpedenziometria, DEXA, TAC scan a livello di L3.

Perché è importante mantenere un buono stato nutrizionale?

Il mantenimento di uno stato nutrizionale ottimale rappresenta un importante obiettivo per la gestione del paziente oncologico durante tutto il suo percorso di cura ed anche in seguito.

Avere un buono stato nutrizionale aiuta a preservare la massa magra, riduce le complicanze postoperatorie, abbassa il rischio di infezioni e compromissioni dello stato immunitario, riduce gli effetti avversi delle terapie oncologiche, aiutando quindi i pazienti a tollerare meglio le terapie. Tutto ciò si riflette di conseguenza su una migliore qualità di vita del paziente.

Inoltre i cambiamenti nella composizione corporea possono avere un importante impatto sulla farmacocinetica di un gran numero di agenti farmacologici utilizzati per la cura del cancro, con possibili rischi di maggiore tossicità o di scarsa efficacia.

 

Lo stato nutrizionale del paziente oncologico può subire delle compromissioni già prima della diagnosi oppure dare manifestazioni in corso di terapia. Ne deriva che il continuo monitoraggio dello stato nutrizionale del paziente oncologico risulta essenziale per attuare un tempestivo intervento nutrizionale. Tanto più precoce sarà l’intervento, maggiori saranno le possibilità che questo dia esiti positivi. Una valutazione nutrizionale del paziente oncologico dovrebbe essere eseguita al momento della diagnosi e ripetuta durante le visite di controllo, con cadenza da stabilire caso per caso, in base al rischio di malnutrizione e al quadro clinico.

Fai il Test

 

1) Qual è il tuo Indice di Massa Corporea (IMC)*?

a) 18,5 – 24,9

b) 25 – 30

c) > 30

*L’IMC è il rapporto tra il peso corporeo espresso in Kg e il quadrato dell’altezza espressa in metri. Es. peso: 50 kg; altezza: 1,50 m à BMI=50/(1,50)2=22

 

2) Quanto tempo dedichi all’attività fisica durante la settimana?

a) Più di 150 minuti a settimana

b) Tra i 50 e i 150 minuti a settimana

c) Meno di 50 minuti a settimana

 

3) Quante porzioni di frutta e verdura consumi ogni giorno?

a) Da 3 a 5 porzioni

b) Da 1 a 3 porzioni

c) Nessuna

 

4) Quante porzioni di carne rossa consumi a settimana?

a) Da 0 a 1 porzione

b) 2 – 3 porzioni

c) Più di 3 porzioni

 

5) Quante porzioni di salumi consumi a settimana?

a) Da 0 a 1 porzione

b) 2 – 3 porzioni

c) Più di 3 porzioni

 

6) Quante volte a settimana consumi alimenti integrali?

a) Tutti i giorni

b) Poche volte a settimana

c) Mai

 

7) Quante Unità Alcoliche* (vino, birra, superalcolici) assumi al giorno?

Per le donne:

a) Da 0 a 1 U.A. al giorno

b) Da 2 a 3 U.A. al giorno

c) Più di 3 U.A. al giorno

 

Per gli uomini:

a) Da 0 a 2 U.A. al giorno

b) Da 3 a 4 U.A. al giorno

c) Più di 4 U.A. al giorno

*1 Unità Alcolica = 125 ml di vino = 330 ml di birra = 40 ml di superalcolico

 

8) Quante volte a settimana consumi alimenti industriali confezionati (chips, merendine, croissant ecc.) e/o bevande zuccherate?

a) Mai

b) Qualche volta a settimana

c) Tutti i giorni

 

9) Durante l’anno, quando ti esponi al sole, quante volte ti capita di ustionarti?

a) Mai

b) 1 – 2 volte

c) Spesso

 

10) Sei un fumatore?

a) Non sono un fumatore

b) Ho smesso, ma prima lo ero

c) Sono un fumatore

 

Maggioranza di risposte A

Complimenti! Il tuo stile di vita è in linea con le nuove linee guida su dieta, nutrizione, attività fisica e cancro del World Cancer Research Fund (che trovi su questo sito alla sezione – IN FOLLOW UP – Dieta e stili di vita dopo i trattamenti). Sei a conoscenza che una dieta sana e ben bilanciata si basa su un elevato consumo di alimenti di origine vegetale ricchi in fibre come frutta e verdura, cibi integrali e legumi, e un ridotto consumo di carni rosse e lavorate, alimenti ad alta densità calorica e alcol. Le tue sane abitudini alimentari, il mantenimento del normopeso, lo stile di vita attivo, l’astensione dal fumo e la corretta esposizione solare ti aiuteranno a mantenere più basso possibile il rischio di patologie tumorali e di altre patologie croniche. Continua così!

 

Maggioranza di risposte B

C’è sempre tempo per migliorare! Prova a introdurre piccoli cambiamenti nel tuo stile di vita: consuma almeno 5 porzioni tra frutta e verdura ogni giorno, magari aggiungendo la frutta a colazione o preferendola come spuntino, e non dimenticare mai le verdure ai pasti principali; riduci il consumo di carni rosse e lavorate a 1 porzione a settimana, dando preferenza a legumi e pesce azzurro; limita le bevande alcoliche ad 1 bicchiere al giorno se sei donna e 2 se sei uomo. Evita di fumare e prova a fare qualche camminata in più durante la settimana. Inoltre non dimenticare mai la crema solare quando sei in vacanza! Per avere uno stile di vita sano e ridurre al minimo il rischio di patologie tumorali di altre patologie croniche segui le nuove linee guida del World Cancer Research Fund (che trovi su questo sito alla sezione – IN FOLLOW UP – Dieta e stili di vita dopo i trattamenti).

 

Maggioranza risposte C

Devi assolutamente migliorare il tuo stile di vita! Le tue abitudini non salutari, come il fumo e l’elevato consumo di carni rosse e lavorate, di alcol e il sovrappeso e l’obesità, possono aumentare il rischio di patologie tumorali. Le nuove raccomandazioni su dieta e cancro del World Cancer Research Fund  (che trovi su questo sito alla sezione – IN FOLLOW UP – Dieta e stili di vita dopo i trattamenti) suggeriscono invece di aumentare il consumo di alimenti di origine vegetale, ricchi in fibre e nutrienti preziosi, alternando il più possibile durante la settimana le varie fonti proteiche: prova a sostituire una bistecca con del pesce azzurro o con una porzione di legumi, anche piccoli cambiamenti possono fare la differenza! L’elevata assunzione di bevande alcoliche è correlata ad 8 tipi di tumori: riducine il consumo per abbassare il tuo rischio. Non stare fermo, ma inizia a fare qualche piccolo passo, nel vero senso della parola! Le maggiori società scientifiche internazionali consigliano 150 minuti di attività fisica moderata a settimana (camminata, nuoto, attività domestiche) oppure 75 minuti di attività fisica vigorosa (corsa, ciclismo, aerobica). Riduci gradualmente il numero di sigarette che fumi a settimana ed esponiti al sole sempre solo dopo aver applicato la protezione solare.

Cause della perdita di peso

La perdita di peso può essere conseguenza di uno o più fattori:

• associati al tumore stesso che, a seconda dei casi, può determinare: ostruzione meccanica al passaggio del cibo lungo il tratto digerente (per i tumori del tratto gastrointestinale) con conseguente difficoltà di deglutizione, vomito, perdita di appetito, oppure un aumento della richiesta metabolica che porta alla perdita di peso a causa di un’eccessiva richiesta di nutrienti non adeguatamente compensata;

• associati alle terapie che possono determinare effetti avversi che riducono l’apporto di cibo come la perdita di appetito, nausea, vomito, infiammazioni del cavo orale, difficoltà di deglutizione, alterazioni nella digestione o nell’assorbimento dei nutrienti;

• associati ad altre cause, soprattutto psicologiche come ansia e depressione che possono incidere negativamente sull’assunzione del cibo, oltre che sulla qualità di vita in generale.

 

 

Lo stato nutrizionale può essere compromesso in risposta ad alterazioni metaboliche indotte dal tumore stesso. Si verifica infatti nella maggior parte dei tumori una reazione infiammatoria sistemica, indotta sia dall’attivazione di molecole pro-infiammatorie prodotte dall’organismo per contrastare il tumore, sia dalla produzione di sostanze da parte del tumore stesso che hanno un effetto diretto nell’alterare il metabolismo di grassi, proteine e carboidrati.

Tale stato infiammatorio è definito come cachessia neoplastica, e determina riduzione dell’appetito, perdita di peso, alterazioni metaboliche e stato infiammatorio. La cachessia neoplastica causa inoltre al paziente debolezza e fatigue.

Il tumore quindi aumenta le richieste energetiche dell’organismo, in particolare quelle derivanti dalle proteine, per cui se non vengono adeguatamente compensate posso portare ad uno stato di malnutrizione.

La perdita di peso indotta dal tumore si verifica frequentemente nei pazienti con tumori solidi a polmone, pancreas e tratto gastrointestinale superiore, ma non sempre con la stessa gravità o occorrenza in altri sedi tumorali. La presenza di cachessia varia anche in base allo stato di avanzamento della malattia, essendo maggiormente frequente negli stadi avanzati e in presenza di malattia metastatica.

 

La cachessia viene definita come una perdita di peso involontaria negli ultimi 6 mesi maggiore del 5% del peso iniziale o con un indice di massa corporea (BMI) inferiore a 20 insieme ad un qualsiasi grado di perdita di peso maggiore del 2% del peso iniziale.

 

Recenti evidenze enfatizzano sul ruolo della perdita di massa muscolare (sarcopenia) nei pazienti oncologici come fattore di rischio indipendente per peggiori esiti di malattia, è stato visto inoltre che anche nei soggetti con obesità o sovrappeso un’inappropriata perdita di peso può portare ad una perdita della massa muscolare con altrettanto peggioramento della prognosi.

 

Definizione malnutrizione:

Depauperamento delle riserve energetiche, proteiche e di altri nutrienti, tali da determinare alterazioni della composizione corporea, o delle funzioni biologiche aumentando il rischio di malattie e mortalità.

 

Definizione cachessia:

Sindrome multifattoriale, tipica del paziente oncologico, caratterizzata dalla perdita progressiva di massa muscolare (con o senza perdita di massa grassa) che non può essere completamente corretta da un supporto nutrizionale convenzionale e che porta ad un progressivo danno funzionale.

 

Aumento di peso

Alcuni pazienti sia durante le terapie che nel follow-up, possono notare un aumento non intenzionale del proprio peso corporeo. Questo può rappresentare un effetto collaterale di alcune terapie oncologiche oppure essere la conseguenza di una ridotta attività fisica e/o di un aumento dell’apporto energetico.

 

Talvolta i pazienti che comunque presentano un buono stato nutrizionale, per alleviare o evitare la nausea preferiscono avere sempre qualcosa nello stomaco e per tale motivo assumono più cibo rispetto alla loro abitudine. In altri casi lo stress psicologico della malattia e le preoccupazioni del paziente lo inducono a mangiare di più.

 

Perdita di peso

Una consistente perdita di peso non intenzionale è spesso un sintomo che porta il paziente oncologico alla diagnosi di cancro. I tumori più frequentemente associati a calo di peso severo al momento della diagnosi sono il tumore del pancreas e del tratto gastrointestinale superiore (stomaco, esofago).

Diversi studi hanno riportato che la presenza di malnutrizione nei pazienti oncologici varia dal 30 all’85% durante la storia della malattia e può manifestarsi alla diagnosi o durante il percorso terapeutico.

 

Stomatite

La mucosite orale, chiamata anche stomatite, è una complicanza comune e debilitante causata dagli effetti sistemici degli agenti citotossici chemioterapici e degli effetti locali delle radiazioni sulla mucosa orale. Può comparire da 5 a 10 giorni dopo l’inizio delle terapie e i sintomi principali sono dolore, gonfiore e bruciore alla bocca, ai denti e alle gengive con piccoli tagli o ulcerazioni all’interno del cavo orale, di colore rosso vivo o biancastro. Queste lesioni talvolta peggiorano fino a diventare vere e proprie piccole ulcere e possono sanguinare rendendo difficile l’assunzione di cibo.

 

Cosa fare

Per non esacerbare i sintomi causati dalla stomatite è importante non fumare, evitare le bevande alcoliche e i cibi molto salati, speziati, piccanti o pungenti come aglio e cipolla. Alcune categorie di alimenti molto croccanti o difficoltosi da masticare, come verdure crude o frutta secca, possono causare fastidi; in questi casi, per non escluderli completamente dall’alimentazione, si possono consumare ad esempio le verdure cotte o la frutta secca sotto forma di crema o pasta. Per alleviare il dolore invece può essere utile consumare bevande tiepide (tè, tisane, latti vegetali). L’igiene orale in questa circostanza è di fondamentale importanza, sia per evitare di peggiorare il dolore sia poiché vi è un maggior rischio di incorrere in infezioni. Per questo motivo bisogna mantenere sempre la bocca pulita lavandosi accuratamente i denti dopo ogni pasto e praticando regolarmente risciacqui con acqua e sale o bicarbonato. Anche il cibo può veicolare microrganismi potenzialmente pericolosi, soprattutto quando consumato crudo, quindi assicurarsi di lavare e pulire bene tutte le pietanze.

 

Cibi utili

Se le bevande calde riescono ad alleviare il dolore, prediligere bevande vegetali al naturale senza zuccheri aggiunti, come bevande di soia o di mandorla.

Per assicurarsi un buon apporto di fibra è importante consumare prodotti da forno integrali; tra questi preferire pane morbido.

Se si consumano creme di frutta secca, scegliere quelle senza zuccheri aggiunti (ad esempio 100% nocciole o mandorle, al massimo con aggiunta di cacao).

 

Stipsi/costipazione

La principale causa di stitichezza è rappresentata dall’uso di farmaci antidolorifici e antiemetici, tuttavia anche alcuni tipi di chemioterapia, unitamente al consumo insufficiente di liquidi e all’inattività fisica, possono alterare la normale motilità intestinale. Una prolungata costipazione può causare crampi addominali e gonfiore.

 

Cosa fare

Mantenersi attivi fisicamente migliora la motilità intestinale quindi aiuta a combattere la stitichezza. Durante le terapie scegliere attività leggere, come camminate veloci, nuoto o giardinaggio, assicurandosi di svolgerle in sicurezza e secondo consiglio medico. Introdurre un buon apporto giornaliero di fibra attraverso 5 porzioni al giorno di frutta, verdura e frutta secca, una porzione al giorno di cereali e derivati integrali e almeno 3 volte a settimana i legumi. Per migliorare l’effetto benefico della fibra alimentare è fondamentale essere ben idratati, quindi bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno e prediligere alimenti e preparazioni ricche di acqua. Introdurre un corretto volume di liquidi è fondamentale per combattere la stitichezza. In caso di persistenza ed intensità del sintomo consultare il medico per la prescrizione di presidi medici come lassativi e clisteri.

 

Cibi utili

Le prugne, grazie al loro contenuto di sorbitolo, possono aiutare la regolarità intestinale aumentando la massa fecale e rendendo le feci più morbide. Quando non è stagione di prugne si possono utilizzare le prugne secche, nelle quali la concentrazione di sorbitolo è da cinque a dieci volte maggiore che nel frutto fresco.

Vegetali ricchi di fibra: carciofi, melanzane, cicoria, verza e cavoletti di bruxelles.

Acqua minerale.

Secchezza della bocca

La radioterapia localizzata nella sede testa-collo  può in alcuni casi ledere le ghiandole salivari e di conseguenza rendere difficoltose la masticazione e la deglutizione.  Nei primi giorni di terapia la saliva potrebbe risultare molto densa, mentre a lungo termine potrebbe esserci una compromissione nella produzione stessa di saliva, anche per diversi mesi dopo la terapia.

 

Cosa fare

Avere sempre a portata di mano una bevanda da sorseggiare dovrebbe diventare un’abitudine durante le terapie oncologiche; la prima scelta deve essere ovviamente l’acqua, ma anche tè, tisane e occasionalmente succhi e altre bevande senza zuccheri aggiunti possono risultare utili. In caso di lesioni alla bocca o alla gola, le spremute di agrumi potrebbero essere fastidiose. Utilizzare salse abbastanza liquide per condire primi e secondi piatti, al fine di facilitare la deglutizione, e prediligere preparazioni umide come zuppe, purè di legumi, yogurt e macedonie. Mangiare in piccoli bocconi, masticare a lungo ed evitare cibi collosi e appiccicosi. Anche le pietanze troppo piccanti o salate e le bevande alcoliche potrebbero peggiorare la secchezza del cavo orale. Le gomme da masticare e le caramelle alla menta, senza zuccheri aggiunti, possono stimolare la salivazione.

 

Cibi utili

Frutta e verdura fresche, sia crude sia cotte.

Acqua aromatizzata con menta fresca, zenzero, scorze di agrumi.

Zuppe, creme e passati di verdure e legumi.

e tisane in bustina o sfuse.

Spremute di frutta fresca e verdura.

Linfedema

Il sistema linfatico ha la funzione di equilibrare la quantità di liquidi nel corpo ed è costituito da canali, all’interno dei quali scorre la linfa, e da linfonodi, presenti in tutto il corpo.

L’intervento di asportazione dei linfonodi si applica soprattutto in zona ascellare per l’asportazione dei tumori del seno; dopo questa operazione c’è il rischio che la linfa che arriva dal braccio faccia più fatica a prendere le sue normali vie di scorrimento trovando un ostacolo. Se questo fenomeno si ripete, parte della linfa finisce per ristagnare nel braccio e il braccio si gonfia. Questo fenomeno si chiama linfedema.

 

Cosa fare

Analogamente alle indicazioni per prevenire in generale gli edemi, è consigliabile evitare il fumo di sigaretta e le bevande alcoliche. È molto importante anche tenere la cute idratata, utilizzando creme o olii idratanti e sotto il sole utilizzare una pomata con un alto fattore protettivo. Altro punto fondamentale inoltre è tenere il peso sotto controllo ed eseguire regolarmente attività fisica, poiché la pompa muscolare agevola lo scorrimento dei liquidi nel corpo. Se si dovesse notare un gonfiore al braccio, all’avambraccio o alla mano, oppure pesantezza, turgore, o se si ha l’impressione che stiano scomparendo le vene sulla mano, è importante rivolgersi subito al medico o ad un fisioterapista specializzato per la corretta gestione e manipolazione dell’arto.

Gonfiore sottocutaneo/Edema

Il gonfiore o edema è dovuto ad un accumulo di liquidi nei tessuti, che a sua volta può essere causato da ritenzione di sali, malnutrizione, neoplasie della pelvi e coinvolgenti le sierose, ostruzione dei vasi venosi o  linfatici e dagli stessi trattamenti oncologici.  I liquidi possono anche accumularsi nell’addome (ascite) o nella pleura con insorgenza di dispnea (alterazione del respiro). L’accumulo di liquidi nei tessuti è generalmente rilevato dallo stesso paziente che di solito si accorge di piedi e gambe gonfie quando cammina o sta seduto, di anelli che diventano stretti, di dita delle mani che diventano rigide quando si stringe il pugno, di addome  disteso  o  gonfio,  della  difficoltà  a  respirare  soprattutto  in  posizione  seduta.

 

Cosa fare

Evitare il più possibile il consumo di bevande alcoliche e non fumare, in quanto rendono più difficoltosa la circolazione. Evitare un consumo eccessivo di fonti proteiche di origine animale e variarne il più possibile la scelta. Per ribilanciare i liquidi può essere utile consumare alimenti ricchi di potassio, come frutta e soprattutto verdura cruda ed evitare il più possibile alimenti ricchi di sale come salumi, formaggi stagionati, alimenti conservati in scatola e prodotti da forno come cracker e grissini.

 

Cibi utili

Frutta e verdura ricca di potassio: kiwi, banane, prugne, insalata, indivia, sedano, finocchi, carciofi, spinaci.

Altri alimenti fonti di potassio: frutta essiccata (fichi, albicocche, uvetta), erbe aromatiche anche secche (prezzemolo, basilico, menta, origano), semi di cumino e finocchio, frutta secca (noci, pistacchi non salati), legumi (soia, fave, lenticchie).

Nausea e Vomito

Lo sviluppo dei sintomi quali nausea e vomito è molto frequente ed è prevalentemente correlato ai trattamenti oncologici siano essi medici che radioterapici.

È molto difficile prevedere nel singolo individuo l’entità e la frequenza di questi sintomi, ma solitamente se la terapia ha determinato nausea e/o vomito la prima volta, è probabile che lo farà anche nelle somministrazioni successive.

Grazie alla disponibilità odierna di antiemetici molto efficaci possono essere prevenuti e/o controllati con facilità. La nausea in particolare può insorgere qualche ora dopo la somministrazione della terapia e in casi sporadici può protrarsi per diverso tempo.

 

Cosa fare

In caso di terapie che frequentemente causano nausea, gli antiemetici sono di solito somministrati contestualmente alla seduta terapeutica e mantenuti a domicilio per qualche giorno. Accanto alla terapia medica prescritta è bene attuare delle accortezze alimentari come consumare un pasto molto leggero qualche ora prima oppure non mangiare nulla durante la mattinata che precede la terapia.

Se nonostante questo, i sintomi fossero particolarmente fastidiosi e si percepissero anche nei giorni che intervallano le terapie, sarebbe bene evitare pietanze molto calde con odori forti e alimenti che al paziente risultano impegnativi da digerire. Molto spesso la nausea può essere anticipatoria su base psicologica.

Se il vomito è frequente ci può essere il rischio di disidratazione, quindi è importante cercare di introdurre liquidi attraverso acqua, tè e tisane tiepide. In casi più gravi esistono soluzioni reidratanti orali disponibili in commercio da consumare a piccoli sorsi.

 

Cibi utili

Alcuni studi hanno messo in luce un effetto benefico dello zenzero nei confronti della sensazione di nausea e vomito, alleviandone la percezione. Può quindi essere utile creare degli infusi con immergendo lo zenzero fresco in acqua calda oppure utilizzare lo zenzero in polvere per aromatizzare yogurt o altre pietanze.

Cibi secchi come pane integrale tostato o solidi come patate lesse consumate fredde (anche schiacciate e condite con zenzero).

Gonfiore addominale

Generalmente la sensazione di dolore o di disagio a livello addominale sopraggiunge contestualmente a problemi gastrointestinali come vomito, diarrea o costipazione.  Se invece è presente soltanto il gonfiore intestinale, questo potrebbe essere causato da modificazioni della flora intestinale oppure da un eventuale cambiamento delle abitudini alimentari.

 

Cosa fare

Se sono presenti anche altri problemi gastrointestinali, seguire le indicazioni nelle sezioni dedicate. Se si nota invece solo il gonfiore addominale, potrebbe essere utile rivolgersi ad un nutrizionista per un riequilibrio della flora intestinale con prodotti probiotici. L’introduzione nella dieta di grandi quantità di alimenti di origine vegetale, in particolare verdura, legumi e cereali integrali, se non gestita correttamente potrebbe causare fastidi intestinali. Sarebbe bene quindi inserire gradualmente questi prodotti, ad esempio iniziando a consumare legumi e cereali che causano meno fastidi, come piselli, lenticchie, cannellini, orzo e farro perlati e riso semintegrale. Passare gradualmente ad alimenti più ricchi di fibra come frumento integrale, segale, ceci e fagioli. Per quanto riguarda i legumi, si possono consumare anche in crema (ben cotti e dopo un lungo ammollo) passati al passaverdure, per allontanare la buccia che è la principale causa di gonfiore intestinale.

Un discorso analogo può essere fatto per frutta e verdura, soprattutto nella fase acuta di gonfiore intestinale è utile eliminare temporaneamente quelle tipologie che causano una maggiore produzione di gas intestinale (funghi, cavoli e broccoli, mele, pere, frutta disidratata).

D’altra parte, anche il consumo eccessivo di alimenti di origine animale, in particolare latte, uova e carne può portare a gonfiori intestinali, per questo motivo è importante mantenere una buona proporzione tra alimenti animali e vegetali.

 

Cibi utili

Mantenere una buona composizione della dieta che preveda 2/3 di alimenti di origine vegetale e 1/3 di alimenti animali.

Alimenti che in generale non creano problemi: pesce, verdure cotte, frutta senza buccia, legumi come piselli e lenticchie, cereali in chicco perlati o semintegrali.

Tisane a base di finocchio, anice, malva, passiflora

Camomilla

Gastrite

Il termine gastrite è usato per descrivere un gruppo di disturbi che hanno come caratteristica comune l’infiammazione della mucosa gastrica. Le pareti dello stomaco normalmente sono protette da una mucosa, che fa da barriera contro gli acidi responsabili della digestione. Se questa barriera si indebolisce i succhi digestivi riescono a danneggiare e infiammare le pareti dello stomaco. Le cause della gastrite sono prevalentemente farmacologiche ma anche la sede del tumore può esserne responsabile.

I sintomi più comuni della gastrite sono il cosiddetto bruciore di stomaco, dolore retrosternale (localizzato dietro lo sterno), tosse stizzosa, l’eruttazione e il gonfiore a livello dell’addome superiore.

 

Cosa fare

Per tenere sotto controllo i sintomi può essere utile evitare alimenti fritti, molto unti, con condimenti e cotture elaborate, non eccedere con il caffè e la cioccolata e infine cenare almeno 2-3 ore prima di andare a letto.

Alcuni pazienti riportano un’acutizzazione dei sintomi legata al consumo di determinati alimenti ma queste reazioni sono molto soggettive. Proprio per questo motivo è difficile fornire indicazioni precise riguardanti gli alimenti da preferire o da evitare; è invece fondamentale prestare attenzione agli alimenti che si consumano e alle eventuali variazioni dei sintomi successive all’ingestione per comprendere quali possono essere i cibi da eliminare o sospendere temporaneamente. In questi casi può essere utile compilare un diario dei consumi alimentari e dei sintomi.

Una situazione di eccesso ponderale potrebbe esacerbare i sintomi tipici della gastrite, quindi se si è sovrappeso sarebbe ideale rivolgersi ad un nutrizionista per intraprendere un percorso di perdita di peso.

L’utilizzo di protettori gastrici, dietro indicazione medica, potrebbe alleviare i sintomi.

 

Cibi utili

Per alleviare i sintomi: pane integrale tostato, patate lesse consumate fredde, cereali in chicco (orzo, farro, riso semintegrale).

Alimenti cotti al vapore, sbollentati in acqua, al forno al cartoccio, conditi a crudo con olio extravergine d’oliva.

Frutta: libera a seconda della tollerabilità soggettiva, meglio lontano dai pasti.

Verdura: da preferire cotta, cruda solo se ben tollerata.

Fatigue

Il senso di affaticamento e spossatezza causato dal tumore o dal trattamento oncologico può essere particolarmente intenso e prolungato e ha un nome specifico: fatigue oncologica o Cancer Related Fatigue (CRF). Ci si sente deboli e senza forze e questa sensazione può peggiorare con l’avanzare delle cure. Spesso viene interpretata come normale stanchezza ma esistono caratteristiche tipiche di questa sindrome, ad esempio i sintomi sproporzionati che limitano le semplici attività di vita quotidiana e non regrediscono con il riposo. La fatigue oncologica può essere causata da una concomitanza di fattori psicologici, ambientali, fisiologici e patologici combinati con gli effetti collaterali della terapia.

 

Cosa fare

Tutti i pazienti oncologici dovrebbero eseguire screening e valutazioni di routine affinché vi sia un riconoscimento tempestivo della sindrome. Iniziare precocemente la gestione dei sintomi è infatti la chiave per gestire al meglio il problema. Una buona pratica di gestione dei sintomi richiede inoltre un approccio multidisciplinare durante tutte le fasi della malattia.

Anche se ci si sente stanchi, evitare il più possibile uno stile di vita sedentario e cercare di svolgere piccole attività leggere ogni giorno. Una dieta regolare che preveda almeno i 3 pasti principali della giornata (colazione, pranzo, cena), bilanciata in tutti i gruppi alimentari e ricca di vegetali, può contribuire al benessere ed energia all’organismo.

Disidratazione

La disidratazione è una condizione che si verifica quando i liquidi ingeriti non sono sufficienti a soddisfare il fabbisogno di acqua per l’espletamento delle normali funzioni del corpo oppure in situazioni di perdite importanti di liquidi causate da vomito o diarrea.

In principio si possono avvertire sintomi come bocca asciutta, senso di sete, sonnolenza, capogiri, mal di testa, diminuzione della diuresi con urine di colore scuro. Una disidratazione severa può causare estrema sete e stanchezza, ipotensione, irritabilità, confusione e comparsa di occhiaie.

 

Cosa fare

Per contrastare il rischio di disidratazione è bene assecondare sempre il senso di sete, o addirittura anticiparlo, bevendo acqua, tè e tisane tiepide, spremute di agrumi. Se non sono presenti fastidi gastrointestinali, come vomito o diarrea, consumare cibi ricchi di acqua come frutta e verdura sia crudi che cotti, frullati di frutta e acqua, zuppe di verdure e legumi. Prestare molta attenzione ai sintomi descritti sopra per identificare un eventuale stato di disidratazione e intervenire precocemente con strategie nutrizionali adeguate.

Evitare di ricorrere a bevande gassate, zuccherate, tè freddi e succhi di frutta da succo concentrato.

 

Cibi utili

Frutta e verdura fresche, sia crude sia cotte.

Acqua aromatizzata con menta fresca, zenzero, scorze di agrumi.

Zuppe, creme e passati di verdure e legumi.

e tisane in bustina o sfuse.

Spremute di frutta fresca e verdura.

Perdita di peso

Durante le terapie oncologiche diversi fattori come la stanchezza, l’alterata percezione dei sapori e degli odori, le infiammazioni del tratto digerente e lo stato emotivo possono portare ad una perdita dell’appetito. Questo fenomeno generalmente è più acuto nei giorni di somministrazione della terapia ma può protrarsi anche per periodi molto lunghi, accentuato da fattori psicologici.

 

Cosa fare

Non bisogna preoccuparsi se l’inappetenza è circoscritta al giorno del trattamento o a quello successivo, purché poi torni l’appetito tra una seduta e l’altra. È importante invece sforzarsi di bere molto anche durante i trattamenti, sia acqua sia tisane tiepide o fredde, per evitare la disidratazione.

Per aumentare l’appetito può essere utile praticare dell’attività fisica leggera, come una camminata o del giardinaggio, assicurandosi di svolgerla in sicurezza e secondo consiglio medico.

Evitare di sforzarsi a consumare pasti abbondanti e prediligere piccoli spuntini frequenti durante la giornata. Se si incontrano difficoltà a consumare un pasto completo, inserire durante la giornata alimenti molto ricchi di nutrienti come frutta secca, essiccata e semi, o che non necessitano di lunghe preparazioni, come yogurt e fiocchi di cereali o ricotta fresca con cruditè di verdure.

 

Cibi utili

Frutta secca: noci, nocciole, mandorle, pistacchi e anacardi non salati

Yogurt bianchi al naturale con frutta essiccata tipo mele, albicocche, fichi e cereali, ad esempio fiocchi d’avena.

Cioccolato fondente al 70%: 2-3 quadretti massimo al giorno.

Crema di carote, cavolfiori e olio di semi di lino

Antipasto/contorno

 

Tempo di preparazione

45 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 600 gr di carote
  • 200 gr di cavolfiori
  • 2 cipolle
  • 1 litro di brodo vegetale
  • Noce moscata q.b.
  • Sale q.b.
  • 1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
  • 2 cucchiai di olio semi di lino spremuto a freddo

 

Preparazione

Pulire e lavare accuratamente le verdure

Preparare il brodo vegetale.

Aggiungere al brodo la cipolla tagliata a fettine, le carote e il cavolfiore tagliati a pezzi.

Cuocere per 15 minuti.

Spegnere il fuoco e frullare il tutto con un mixer ad immersione e continuare a cuocere per circa 5-10 minuti, aggiungendo un pizzico di sale.

Lasciar freddare la crema ottenuta e versare nei piatti.

Ultimare con una spolverata di noce moscata e l’olio di semi di lino.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su carote, cavolfiori, cipolle, noce moscata, olio EVO, olio di semi di lino

Gelato crudo ai lamponi

Spuntino/dolce

 

Tempo di preparazione

6 ore

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 400 gr di banane mature
  • 250 gr di lamponi
  • Succo di 1 limone

 

Preparazione

Sbucciare, tagliare a fettine le banane e cospargerle di succo di limone.

Lavare e asciugare i lamponi.

Far riposare la frutta in freezer per almeno 6 ore.

Frullare la frutta congelata fino ad ottenere una consistenza simile a quella del gelato.

Servire a piacere il gelato da solo, con frutta fresca o yogurt.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su banane, lamponi, limone

Millefoglie di verdure

Contorno

 

Tempo di preparazione

30 minuti

 

Difficoltà

media

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 600 gr di broccoli verdi
  • 400 gr di verza
  • 400 gr di cavolfiori
  • 300 gr di cicoria
  • 400 gr di zucca
  • olio extra vergine di oliva q.b.
  • sale q.b.

 

Preparazione

Pulire i broccoli e il cavolfiore a piccoli ciuffetti, lavarli accuratamente e sbollentarli.

Lavare accuratamente la verza, tagliarla a listarelle e spadellarla.

Lavare accuratamente la cicoria e spadellarla con poco olio e un pizzico di sale.

Frullare una parte dei broccoli spadellati fino ad ottenere una crema.

Disporre a strati i broccoli rimanenti, la cicoria, i cavolfiori e la verza, ripetendo l’ordine di questi alimenti, per ottenere più strati.

Pulire e lavare accuratamente la zucca.

Tagliare una parte della zucca a striscioline sottili e grigliarla.

Frullare la zucca restante.

Posizionare la zucca grigliata in cima al millefoglie di verdure, in modo tale da conferire l’elemento croccante al piatto.

Ultimare la composizione aggiungendo a piacere nel piatto (sopra o lateralmente) la crema di zucca e la crema di broccoli.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su broccoli, verza, cavolfiore, cicoria, zucca, olio EVO

Crema di piselli e zucchine con farro

Piatto unico

 

Tempo di preparazione

40 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 320 gr di farro perlato
  • 400 gr di Brodo vegetale
  • 500 gr di piselli freschi o surgelati
  • 500 gr di zucchine
  • 1 cipolla
  • 3 cucchiai di Olio Extra Vergine di Oliva
  • sale q.b.
  • pepe q.b.

 

Preparazione

Preparare il brodo vegetale

Affettare la cipolla e farla appassire in padella con l’olio a fuoco basso.

Unire i piselli, salare, pepare e mescolare il tutto cuocendo per 5 minuti.

Lavare e tagliare a rondelle le zucchine

Unire in padella ai piselli e coprite con 350 gr di brodo vegetale.

Continuare la cottura per circa 15-20 minuti.

Intanto cuocere a parte il farro in acqua bollente per il tempo indicato sulla confezione.

Spegnere il fuoco della padella e frullare tutto con un mixer ad immersione aggiungendo gradualmente il brodo vegetale rimasto fino al raggiungimento di una consistenza liscia e cremosa.

Setacciare la crema con un colino per renderla più cremosa.

Terminata la cottura, scolare bene il farro

Impiattare la crema ed aggiungere il farro bollito.

Ultimare con un filo d’olio a crudo.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su farro perlato, piselli, zucchine, cipolla, olio EVO, pepe

Zuppetta di melone con praline di ricotta e pistacchi

Antipasto/secondo piatto leggero

 

Tempo di preparazione

20 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 600 gr di melone
  • 400 gr di ricotta di pecora
  • Farina di pistacchi non salati (in alternativa: farina di mandorle)
  • Menta fresca q.b.

 

Preparazione

Pulire il melone e frullarlo con qualche foglia di menta fresca.

Emulsionare la ricotta con due cucchiai di farina di pistacchi ed ottenere delle praline.

Passare le praline di ricotta nella farina di pistacchi fino a ricoprirle totalmente all’esterno.

Versare la crema di melone in patti fondi o coppette e adagiare sopra le praline di ricotta.

Servire freddo.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su melone, ricotta di pecora, pistacchi, mandorle, menta

Ghiaccioli di frutta fresca e yogurt

Spuntino/dolce

 

Tempo di preparazione

6 ore

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 200 gr di yogurt bianco magro
  • 400 gr di frutta fresca di stagione

 

Preparazione

Sbucciare e lavare accuratamente la frutta.

Frullare ¾ della frutta in un mixer insieme allo yogurt.

Tagliare a pezzetti la frutta rimanente.

Versare il composto in stampi per ghiaccioli e aggiungere i pezzetti di frutta fresca rimasti.

Far riposare in freezer per almeno sei ore.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su yogurt

Cavolo cappuccio in insalata

Contorno

 

Tempo di preparazione

10 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • ½ cavolo cappuccio bianco
  • 10 ravanelli
  • 1 finocchio
  • 1 costa di sedano
  • 1 mela verde
  • 2 manciate di noci
  • Qualche foglia di menta fresca
  • Olio extravergine d’oliva
  • Aceto di mele
  • Pepe q.b.

 

Preparazione

Lavare e mondare le verdure.

Affettare sottilmente il cavolo cappuccio, il finocchio e i ravanelli. Tagliare a cubetti il sedano e la mela verde, condirli con l’olio extravergine d’oliva e un pizzico di pepe.

Unire tutti gli ingredienti e condire con aceto di mele.

Servire ultimando con le foglioline di menta fresca e le noci tritate

 

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Se vuoi saperne di più clicca su cavolo cappuccio, ravanelli, finocchio, sedanomela, noce, menta, olio EVO, aceto di mele, pepe

Spaghetti di zucchine con ragù di tofu

Secondo piatto/condimento

 

Tempo di preparazione

30 minuti

 

Difficoltà

media

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 400 gr di zucchine
  • 200 gr di tofu al naturale
  • 200 ml di passata di pomodoro
  • 1 cipolla
  • 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva

 

Preparazione

Lavare accuratamente le zucchine.

Ricavare gli spaghetti dalle zucchine utilizzando un affetta-verdure o spiralizer.

Sbollentare gli spaghetti di zucchine in acqua salata per due minuti.

Tagliare la cipolla a fettine e far rosolare nell’olio in una casseruola.

Sbriciolare il tofu e aggiungerlo nella casseruola, continuando a mescolare.

Dopo qualche minuto, abbassare la fiamma e aggiungere la passata di pomodoro.

Proseguire la cottura per circa mezz’ora.

Far freddare il ragù di tofu e utilizzare per condire gli spaghetti di zucchine.

 

Questa ricetta può essere realizzata per condire dei chicchi di cereali integrali come il farro, l’orzo, ottenendo un piatto unico.

 

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Insalata di carciofi, finocchi, arance e noci

Contorno

 

Tempo di preparazione

20 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 2 carciofi
  • 2 arance tarocco
  • 1 finocchio
  • 100 gr di songino
  • Succo di 1 limone
  • 4 noci
  • Pepe nero q.b.
  • 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva

 

Preparazione

Pulire i carciofi dalle foglie più esterne, tagliare le punte e ridurli a spicchi sottili.

Lasciare riposare gli spicchi di carciofo in una ciotola con acqua mescolata al succo di limone.

Lavare bene e pulire le altre verdure.

Lavare bene le arance e tagliarle a fette rotonde senza eliminare la buccia.

Tagliare il finocchio in 4 parti e ricavare delle sfoglie sottilissime tramite un tagliaverdure.

Disporre le fette di arancia in 4 ciotole, aggiungere il songino, le sfoglie di finocchio e gli spicchi di carciofi scolati.

Con una forchetta emulsionare l’olio, il succo di limone, il succo di arancia, un pizzico di pepe, fino a formare una salsina.

Prima di servire, ultimare con gherigli di noce e condire con la salsa preparata.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su carciofo, arancia, finocchio, songino, limone, noce, pepe, olio EVO

Sorbetto di anguria al profumo di limone

Bevanda/spuntino

 

Tempo di preparazione

12 ore

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 300 gr di polpa di anguria
  • 100 ml di acqua naturale
  • Succo di 1 limone
  • 1 mazzetto di menta fresca

 

Preparazione

Eliminare i semi dalla polpa di anguria.

Frullare la polpa con l’acqua e il succo di limone.

Versare il composto in uno stampo per il ghiaccio e lasciare riposare in freezer per almeno 12 ore.

Prima di servire, scongelare a temperatura ambiente per 5 minuti e frullare nuovamenete il tutto.

Servire, guarnendo con foglioline di menta fresca

 

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Taralli integrali allo zenzero e curcuma

Spuntino

 

Tempo di preparazione

1 h e 20 minuti

 

Difficoltà

media

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 250 gr di farina integrale
  • 100 ml di vino bianco secco
  • 60 gr di olio extra vergine di oliva
  • 2 cucchiaini di zenzero in polvere
  • 2 cucchiaini di curcuma in polvere
  • ½ cucchiaino di sale fino

 

Procedimento

Versare la farina, lo zenzero, la curcuma e il sale in una ciotola e mescolare.

Aggiungere il vino bianco e l’olio e iniziare a lavorare l’impasto con le mani fino a renderlo omogeneo e compatto.

Formare un panetto con l’impasto e lasciare riposare per circa 30 minuti.

Dividere il panetto in piccole porzioni.

Creare delle striscioline da ogni porzione spesse circa 1 cm e lunghe 8 cm.

Unire le due estremità delle strisce, formando un piccolo cerchio.

Portare a ebollizione una pentola d’acqua e immergere i taralli per farli lessare.

Non appena emergono in superficie scolarli, asciugarli con un panno e adagiarli su una teglia con carta forno, ben distanziati tra loro.

Infornare i taralli a 200° per 30 minuti e terminare la cottura non appena saranno diventati dorati in superficie.

 

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Salsa cremosa allo zenzero

Salsa d’accompagnamento

 

Tempo di preparazione

10 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 150 gr di yogurt bianco al naturale
  • 1 cucchiaino di zenzero fresco grattugiato
  • 1 lime
  • sale q.b.

 

Preparazione

Unire in una ciotola lo yogurt, lo zenzero, il succo di lime e un pizzico di sale.

Mescolare fino ad amalgamare bene tutti gli ingredienti.

Mettere in frigo prima di servire.

Utilizzare a piacere per condire carne, pesce e verdura.

 

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Tisana all’anice

Bevanda

 

Tempo di preparazione

15 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 bustina di camomilla
  • un cucchiaio di semi di anice
  • un cucchiaio di semi di finocchio

 

Preparazione

Portare a bollore dell’acqua, spegnere il fuoco e aggiungere una bustina di camomilla, i semi di anice e i semi di finocchio, girare con un cucchiaio e lasciar riposare con un coperchio per circa 10 minuti. Filtrare e versare in una tazza.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su camomilla, semi di anice, semi di finocchio

Petto di tacchino con finocchi all’arancia

Secondo piatto

 

Tempo di preparazione

25 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 4 filetti di petti di tacchino da 100 gr l’uno
  • 6 arance
  • 3 finocchi
  • Aneto q.b.
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Cuocere il tacchino in padella ben calda.

Lavare e tagliare finemente i finocchi.

Spremere le arance e creare un’emulsione con succo di arancia, olio e sale.

Disporre i finocchi a fettine al centro del piatto e unire il tacchino scaloppato a fettine sottili.

Ultimare con l’emulsione all’arancia e l’aneto.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su tacchino, arancia, finocchio, aneto, olio EVO

Orzotto mantecato con cicoria e limone

Primo piatto

 

Tempo di preparazione

25 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 320 gr di orzo perlato
  • 500 gr di cicoria
  • 2 limoni
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 bicchiere di vino bianco secco
  • Brodo vegetale q.b.
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Preparare il brodo vegetale.

Tostare l’orzo a modo di risotto in una casseruola con l’olio e l’aglio intero.

Aggiungere il vino bianco, lasciare evaporare e unire il brodo vegetale bollente un po’ alla volta, continuando a cuocere.

Cuocere a parte la cicoria in acqua bollente.

Frullare la cicoria con poca acqua utilizzando un frullatore ad immersione.

Quando l’orzo sarà cotto, unire la cicoria frullata.

Fuori dal fuoco mantecare con olio.

Distribuire nei piatti e ultimare la scorza di limone grattugiata a julienne.

 

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Filetti di merluzzo in crosta di patate e zucchine

Piatto unico

 

Tempo di preparazione

40 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 4 filetti di merluzzo da 150 gr l’uno
  • 400 gr di patate
  • 400 gr di zucchine
  • 4 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 2 cucchiai di prezzemolo tritato
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Sbucciare e lavare accuratamente le verdure.

Tagliarle a pezzi e cuocerle al vapore fino a renderle tenere.

Una volta cotte, schiacciare le verdure con una forchetta fino ad ottenere un purè senza grumi.

Mettere il purè in una pentola e unire l’olio e il sale, se necessario un po’ d’acqua, amalgamando tutti gli ingredienti con una frusta.

Adagiare i filetti di merluzzo in una teglia da forno, spennellarli con poco olio e distribuirvi sopra il purè di patate e zucchine e il prezzemolo tritato.

Cuocere in forno a 180° per circa 15-20 minuti e fino a quando non si sarà formata una crosticina dorata.

Servire ben caldo.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su filetto di merluzzo, patate, zucchine, olio EVO, prezzemolo

Vellutata di zucca con crostini integrali

Antipasto/primo piatto leggero

 

Tempo di preparazione

45 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 400 gr di zucca
  • 2 coste di sedano
  • 1 pizzico di noce moscata
  • 100 g di crostini di pane integrale tostato
  • 3 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • sale q.b.

 

Preparazione

Sbucciare la zucca e tagliarla a tocchetti.

Mettere la zucca in una casseruola, far insaporire con un goccio d’olio e coprire con acqua e portare ad ebollizione.

Insaporire con la noce moscata e cuocere per 30 minuti circa.

Intanto tagliare il pane integrale a quadratini e tostare in forno.

Terminata la cottura della zucca, frullare con un mixer.

Impiattare e ultimare con i crostini di pane tostato, l’olio e un pizzico di sale.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su zucca, sedano, noce moscata, pane integrale, olio EVO

Frullato di mango, banana e anacardi

Bevanda/spuntino

 

Tempo di preparazione

5 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 1 mango
  • 2 banane
  • 60 gr di anacardi
  • 500 ml di latte di mandorla
  • 1 limone spremuto

 

Preparazione

Lavare e sbucciare la frutta.

Tagliare a pezzi la frutta e inserirla nel frullatore insieme agli altri ingredienti.

Frullare fino ad ottenere una consistenza liscia e cremosa.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su mango, banana, anacardo, latte di mandorla, limone

Barrette ai fiocchi d’avena, frutta secca e cioccolato fondente

Spuntino

 

Tempo di preparazione

45 minuti

 

Difficoltà

media

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 400 gr di fiocchi d’avena
  • 50 gr di nocciole
  • 50 gr di pistacchi
  • 60 gr di semi di sesamo e girasole
  • 70 gr di uvetta
  • 80 gr di cioccolato fondente al 70%
  • 150 gr di malto d’orzo

 

Preparazione

Tostare i fiocchi d’avena in padella antiaderente per circa 5 minuti mescolando spesso.

Porli in una ciotola e farli raffreddare

Successivamente tritare grossolanamente le nocciole, i pistacchi, i semi di girasole e tostare per pochi minuti, anche insieme ai semi di sesamo.

Far raffreddare i semi e unirli ai fiocchi, aggiungendo l’uvetta e il cioccolato fondente finemente spezzettato.

Versare nella ciotola il malto d’orzo, poco alla volta, mescolando sempre, in modo da ricoprire appena fiocchi e semi.

Mettere il composto su un piano, tra due fogli di carta da forno, schiacciarlo con un mattarello fino a ridurlo ad uno spessore di circa ½ cm e lasciarlo seccare.

Tagliare con un coltello a piccoli pezzi e conservare in una scatola di latta.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su fiocchi d’avena, nocciole, pistacchi, semi di sesamo, uvetta, cioccolato fondente al 70%, malto d’orzo

Centrifuga di frutti di bosco e anguria

Bevanda/spuntino

 

Tempo di preparazione

15 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 150 gr di frutti rossi (mirtilli, more, lamponi, ribes)
  • ¼ di anguria
  • 2 mele
  • 1 cucchiaino di zenzero in polvere
  • ½ cucchiaino di cannella in polvere
  • 1 limone
  • Menta fresca q.b.

 

Preparazione

Lavare accuratamente tutta la frutta.

Frullare i frutti di bosco con la menta fresca.

Tagliare a pezzi l’anguria, le mele e il limone e centrifugare.

Mescolare la centrifuga col frullato di frutti rossi.

Versare nei bicchieri e spolverizzare con zenzero e cannella.

 

Una porzione di centrifugato sostituisce uno spuntino a base di frutta.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su frutti rossi, anguria, mela, zenzero, cannella, limone, menta

Centrifuga di frutta e verdura

Bevanda/spuntino

 

Tempo di preparazione

15 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 2 mele
  • 1 arancia rossa
  • 1 fetta di ananas
  • 1 cetriolo
  • 1 cuore di sedano
  • 1 pezzetto di zenzero
  • Menta fresca q.b.

 

Preparazione

Lavare accuratamente frutta e verdura.

Tagliare tutti gli ingredienti a pezzetti e centrifugare.

Mescolare bene il succo ottenuto e versare nei bicchieri.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su mela, arancia rossa, ananas, cetriolo, sedano, zenzero, menta

Infuso di spezie e frutta

Bevanda

 

Tempo di preparazione

20 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 chiodo di garofano
  • 1 limone
  • 2 arance
  • 1 stecca di cannella
  • Anice stellato q.b.

 

Preparazione

Bollire tutti gli ingredienti con acqua e ridurre per ¼ del suo volume.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su chiodo di garofano, limone, arancia, cannella, anice stellato

Insalata di patate

Primo piatto

 

Tempo di preparazione

40 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 800 gr di patate
  • 2 cucchiai di erba cipollina
  • 1 cucchiaio di prezzemolo tritato
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Lessare le patate con la buccia per circa 30 minuti.

Scolare le patate e lasciarle raffreddare.

Appena fredde, sbucciare le patate e tagliarle a dadini non troppo piccoli.

Porre le patate in una ciotola e condire con erba cipollina, prezzemolo, olio e sale.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su patate, erba cipollina, prezzemolo, olio EVO

Purè di carote aromatico

Condimento/contorno

 

Tempo di preparazione

50 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 800 gr di carote
  • 50 gr di timo
  • 3 cucchiai di olio extra vergine di oliva
  • Sale e pepe q.b.
  • Prezzemolo q.b.

 

Preparazione

Pulire e mondare le carote, tagliarle a rondelle e porle in una placca da forno con il timo per 15 minuti.

Cuocere le carote al vapore e poi passarle nel passaverdure.

Porre le carote in casseruola con l’olio e mantecare a fuoco lento, aggiungendo un pizzico di sale e pepe.

Porre nel piatto il purè e decorare con qualche fogliolina di prezzemolo lavato e asciugato.

 

Questo purè può rappresentare un contorno oppure in porzioni ridotte il condimento di un primo piatto come orzo perlato o riso semintegrale.

 

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Banana bread proteico*

 

Tempo di preparazione

30 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 100 gr di farina di avena
  • Proteine del siero del latte gusto neutro (whey protein) – dosaggio secondo le indicazioni del medico
  • 2 banane mature
  • 1 uovo
  • 200 ml di latte parzialmente scremato
  • 1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva

 

Preparazione

Tagliare a pezzetti le banane e amalgamarle con la farina di avena, le proteine in polvere, l’uovo, il latte e l’olio, fino ad ottenere un impasto cremoso.

Versare il composto in una teglia leggermente oliata e cuocere in forno a 200° per 20 minuti circa.

Lasciare raffreddare e consumare a piacere con marmellata, crema di nocciole o mandorle, o burro di arachidi.

 

 

 

*Le ricette di questa sezione sono indicate per chi ha perso peso e/o ha avuto diagnosi di sarcopenia (perdita della massa muscolare) ed ha ricevuto indicazione da parte del medico/oncologo/dietista/nutrizionista ad un maggiore apporto proteico tramite specifici integratori.

Pertanto, per la preparazione delle ricette, si consiglia di far riferimento alle indicazioni fornite dallo specialista sulla posologia adeguata ai propri fabbisogni relativa ai supplementi nutrizionali indicati.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su avena, banana, uovo, latte parzialmente scremato, olio EVO

Frullato proteico di yogurt, frutta fresca e cannella*

 

Tempo di preparazione

5 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 kiwi
  • 3 fragole
  • 100 gr di yogurt greco bianco magro
  • Proteine del siero del latte gusto neutro (whey protein) – dosaggio secondo le indicazioni del medico
  • 50 ml di latte di mandorla o di soia
  • 10 gr di mandorle
  • ½ cucchiaino di cannella

 

Preparazione

Pulire e lavare accuratamente la frutta fresca.

Inserire la frutta insieme a tutti gli altri ingredienti in un frullatore.

Frullare per 30 secondi o fino al raggiungimento della consistenza desiderata.

Spolverizzare con fiocchi d’avena e semi di lino.

 

*Le ricette di questa sezione sono indicate per chi ha perso peso e/o ha avuto diagnosi di sarcopenia (perdita della massa muscolare) ed ha ricevuto indicazione da parte del medico/oncologo/dietista/nutrizionista ad un maggiore apporto proteico tramite specifici integratori.

Pertanto, per la preparazione delle ricette, si consiglia di far riferimento alle indicazioni fornite dallo specialista sulla posologia adeguata ai propri fabbisogni relativa ai supplementi nutrizionali indicati.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su kiwi, fragole, yogurt greco, latte di mandorla o soia, mandorle, cannella

Crudites di verdure con salsa allo yogurt

Antipasto

 

Tempo di preparazione

5 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 400 gr di yogurt greco bianco magro senza zuccheri aggiunti
  • 400 gr di verdura cruda mista (finocchi, carote, lattuga, radicchio, sedano, cetriolo)
  • 1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
  • 100 gr di rucola
  • Sale q.b.
  • Pepe nero q.b.

 

Preparazione

Lavare con cura le verdure e tagliarle a julienne.

Frullare in un mixer lo yogurt greco, la rucola, l’olio, il sale e il pepe.

Servire le verdure a piacere in un’insalatiera da portata o in una coppa, accompagnate con la salsa allo yogurt.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su yogurt greco, finocchi, carote, lattuga, radicchio, sedano, cetriolo, rucola, olio EVO, pepe nero

Frutta secca alle spezie

Spuntino

 

Tempo di preparazione

25 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti

  • 400 gr di frutta secca mista: mandorle, noci, pinoli, pistacchi, arachidi, noci Pecan
  • 1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
  • 1 cucchiaino di spezie in polvere: cumino, peperoncino, zenzero e cannella
  • 1 pizzico di aglio in polvere

 

Preparazione

Versare in una padella 1 cucchiaio d’olio, farlo scaldare e poi aggiungere il cumino, il peperoncino, lo zenzero, la cannella e l’aglio.

Cuocere per 2 minuti a fuoco molto basso mescolando sempre.

Togliere dal fuoco e continuare a mescolare.

Versare la frutta secca così condita in una teglia e porla in forno a 150° per 10 minuti, scuotendo ogni tanto la teglia, finché non è ben asciutta e appena colorita.

Togliere dal forno, far raffreddare e conservare in un contenitore a chiusura ermetica.

Consumare entro pochi giorni.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su mandorle, noci, pinoli, pistacchi, arachidi, noci Pecan, olio EVO, cumino, peperoncino, zenzero, cannella, aglio

Chips di verdura al forno

Spuntino/contorno

 

Tempo di preparazione

50 minuti circa

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 500 gr di topinambur o patate
  • 2 barbabietole
  • 5 carote
  • Rosmarino fresco q.b.
  • Erba cipollina q.b.
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Pelare le verdure e lavarle accuratamente.

Affettarle in modo sottile con un coltello o con una mandolina.

Dividere le verdure in tre ciotole separate e unire un giro d’olio.

Unire alle barbabietole un pizzico di sale.

Unire al topinambur il rosmarino tritato.

Unire alle carote l’erba cipollina.

Disporre le verdure senza sovrapporle in una teglia ricoperta di carta da forno.

Infornare a 150° in forno ventilato preriscaldato.

Se necessario dopo circa 20 minuti girare le fettine di verdure.

Continuare a cuocere fino a quando non saranno dorate e croccanti.

Far raffreddare leggermente prima di servire.

 

Le chips di verdura possono essere consumate come contorno di un pasto oppure come snack. O ancora come guarnizione di primi o secondi piatti, aggiungeranno croccantezza e gusto!

 

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Se vuoi saperne di più clicca su patate, barbabietole, carote, rosmarino, erba cipollina, olio EVO

Chips di frutta al forno

Spuntino/dolce

 

Tempo di preparazione

50 minuti circa

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 4 frutti (mele/pere/kiwi/banane)
  • Aromi q.b a piacere (cannella/noce moscata/anice stellato)

 

Preparazione

Lavare accuratamente la frutta

Eliminare la parte non edibile e tagliare a fettine sottili ottenendo uno spessore di un paio di millimetri al massimo. (Adeguate lo spessore al tipo di frutta scelto)

Riporre la frutta su una teglia ricoperta di carta da forno.

Infornare in forno ventilato preriscaldato a 120° fino a quando non saranno dorate e croccanti, ci vorranno all’incirca 45 minuti .

Cospargere la frutta con le spezie più gradite (cannella/noce moscata/anice stellato)

Lasciare raffreddare per far raggiungere la croccantezza desiderata.

 

Le chips di frutta possono essere consumate come spuntino oppure possono essere aggiunte a dello yogurt, ai cereali per la colazione o a una porzione di frutta in guscio come noci, mandorle, nocciole.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su mela, pera, kiwi, banana, cannella, noce moscata, anice stellato

Hummus di ceci fresco e piccante

Salsa d’accompagnamento

 

Difficoltà

facile

 

Tempo di preparazione

10 minuti

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 300 gr di ceci lessati
  • 3 cucchiai di Tahini (burro di semi di sesamo)
  • 2 peperoncini verdi
  • succo di 1 limone spremuto
  • 3 cucchiai di foglie di menta fresca (in alternativa prezzemolo)
  • 2 cucchiaini di cumino in polvere
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Inserire i ceci già lessati insieme a tutti gli altri ingredienti in un frullatore.

Azionare ed aggiungere gradualmente acqua fino al raggiungimento di una consistenza cremosa.

Servire su crostini di pane integrale o in accompagnamento a verdure crude o cotte.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su ceci, peperoncino, succo di limone, menta, cumino

Salsa allo yogurt ed erbe aromatiche (per carne, pesce e verdure)

Salsa d’accompagnamento

 

Tempo di preparazione

10 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 300 gr di yogurt greco bianco magro senza zuccheri aggiunti
  • 1 cucchiaino di succo di un lime o un limone
  • 1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
  • Erbe aromatiche fresche o secche a piacere (erba cipollina/rosmarino/timo/basilico)
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Versare in una terrina lo yogurt greco.

Unire il succo di limone e l’olio.

Amalgamare gli ingredienti con una forchetta per formare una crema densa.

Unire le erbe aromatiche ridotte in pezzettini molto piccoli.

Continuare ad amalgamare tutti gli ingredienti.

Far riposare in frigo per mezz’ora prima di servire.

 

Utilizzare la salsa per condire insalate, verdure, secondi piatti come pesce o carne bianca.

 

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Bocconcini di frutta invernale al profumo di rosmarino

Spuntino/Dolce

 

Tempo di preparazione

10 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti per 4 persone

  • 3 pere
  • 3 kiwi
  • Zucchero di canna grezzo q.b.
  • Succo di limone q.b.
  • Rosmarino q.b.

(Si possono realizzare anche con altre erbe aromatiche, come ad esempio la lavanda, il timo).

 

Preparazione

Tagliare i kiwi e le pere per ottenere dei piccoli bocconcini, disporli in una ciotola con il succo di limone ed il rosmarino tritato.

Lasciare riposare in frigo per qualche minuto: in questo modo durante la cottura la frutta prenderà l’aroma delicato del rosmarino.

Passarli nello zucchero di canna e dorarli in padella antiaderente.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su pera, kiwi, succo di limone, rosmarino

Trancio Di Spigola Agli Agrumi

Secondo piatto

 

Tempo di preparazione

40 minuti

 

Difficoltà

media

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 1 spigola da 600 g
  • 200 gr di carote
  • 200 gr di sedano
  • 8 cuori di carciofo
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 arancia
  • 2 mandarini
  • 2 limoni
  • 4 cucchiai d’olio extra vergine di oliva
  • Aneto q.b.
  • Sale q.b.

 

 Per il centrifugato

  • 4 finocchi
  • 5 cetrioli

 

Preparazione

Sfilettare la spigola per ottenere due filetti.

Preparare in padella un guazzetto con il sedano, le carote tagliate a julienne, lo spicchio d’aglio e l’olio, far rosolare e unire i filetti.

Bagnare con succo d’arancia, mandarino e limone, unire la scorza degli agrumi tagliata finemente e i cuori di carciofo tagliati a julienne.

A fine cottura disporre nei piatti e ultimare con l’aneto.

Se si gradisce preparare un centrifugato o un frullato a base di finocchi e cetrioli da abbinare al piatto come bevanda.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su spigola, carote, sedano, carciofi, aglio, arancia, mandarini, limone, olio EVO, aneto, finocchi, cetrioli

Sovracoscia di pollo con erbe aromatiche e verdure

Piatto unico

 

Tempo di preparazione

30 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 500 gr di sovracoscia di pollo
  • 200 gr di pane fresco integrale
  • 2 zucchine
  • 1 melanzana
  • 2 pomodori secchi
  • 1 spicchio d’aglio
  • Timo, menta, rosmarino q.b.
  • Olio extra vergine di oliva q. b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Grattugiare il pane e miscelare insieme alle erbe aromatiche tritate.

Tagliare a medaglioni la sovracoscia di pollo e passarli nel preparato ottenuto.

Dorarli in padella con poco olio.

Tagliare a piccoli cubetti le zucchine e la melanzana, stufarli in casseruola con poco olio, acqua e aglio, spegnere la fiamma e coprire la casseruola con della pellicola trasparente. Questo consentirà al vapore di circolare all’interno della casseruola, in modo tale che le verdure mantengano il loro colore e i loro componenti originali.

A fine cottura unire i pomodori secchi tagliati a cubetti e impiattare, disponendo come base del piatto le verdure con sopra i medaglioni di pollo, aggiungere un rametto di rosmarino fresco.

Evitare di cuocere a lungo le erbe aromatiche poiché in cotture prolungate potrebbero rilasciare un sentore amaro agli alimenti.

 

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Riso venere con melograno e asparagi

Primo piatto

 

Tempo di preparazione

30 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 160 gr di riso nero venere
  • 1 Melograno
  • 100 gr di asparagi
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Pulire gli asparagi privandoli della parte bianca dura.

Tagliare gli asparagi a pezzetti e cuocerli in padella con acqua e poco olio, a fuoco medio per circa 10 minuti.

Durante la cottura aggiungere piccole quantità di acqua.

Cuocere il riso venere per il tempo di cottura indicato nella confezione.

Sgranare il melograno e raccogliere i chicchi in un’insalatiera.

Scolare il riso e aggiungerlo al melograno nell’insalatiera.

Unire gli asparagi e condire con poco sale e olio.

 

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Filetti Di Sgombro Con Salsa Verde

Secondo piatto

 

Difficoltà

facile

 

Tempo di preparazione

20 minuti

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 600 gr di sgombro fresco
  • 50 gr di rucola
  • 125 gr di yogurt bianco naturale
  • Peperoncino q.b.
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

  • Lessare lo sgombro, pulirlo e sfilettarlo.
  • Frullare la rucola, lo yogurt, l’olio, un pizzico di peperoncino e di sale.
  • Servire i filetti di sgombro con la salsa verde.

 

Lo sgombro è ricco di omega-3, acidi grassi essenziali utili per la protezione cardiovascolare. Questa ricetta è quindi particolarmente indicata anche durante le terapie oncologiche per ridurre il possibile danno cardiovascolare causato da alcuni trattamenti.

 

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Riso integrale con asparagi e capesante

Piatto unico

 

Tempo di preparazione

20 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 320 gr di riso integrale
  • 600 gr di asparagi
  • 8 capesante sgusciate
  • Brodo vegetale q.b.
  • Timo fresco q.b.
  • 1 spicchio d’aglio
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Tostare il riso in una casseruola con l’olio e l’aglio intero in modo da eliminarlo a fine cottura.

Preparare il brodo vegetale e unirlo al riso.

Dorare a parte in un’altra casseruola con poco olio gli asparagi, unire del brodo e portare a cottura. Gli asparagi non devono essere cotti eccessivamente, per preservare le loro proprietà.

Frullare gli asparagi cotti.

A metà cottura del riso unire gli asparagi frullati.

In una padella ben calda dorare per pochi minuti le capesante sgusciate.

Mantecare il riso a fine cottura fuori dal fuoco con poco olio e timo.

Disporre il risotto al centro del piatto e ultimare con le capesante dorate in padella.

 

Gli asparagi sono ricchi di quercetina, molecola appartenente alla classe dei polifenoli, sostanze che sembrerebbero utili nella protezione cardiovascolare. Questa ricetta è quindi particolarmente indicata anche durante le terapie oncologiche per ridurre il possibile danno cardiovascolare causato da alcuni trattamenti.

 

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Tortino di alici e melanzane

Secondo piatto

 

Tempo di preparazione

20 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 600 gr di filetti di alici fresche
  • 3 melanzane viola
  • Erba cipollina q.b.
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Lavare accuratamente le melanzane e tagliarle a fette sottili.

Grigliare le melanzane senza farle bruciare.

Cuocere a vapore i filetti di alici tagliati e aperti.

Adagiare sul piatto i filetti di alici alternati alle fette di melanzane.

Ultimare con olio extravergine, poco sale e erba cipollina.

 

Le alici sono ricche di omega-3, acidi grassi essenziali utili per la protezione cardiovascolare. Questa ricetta è quindi particolarmente indicata anche durante le terapie oncologiche per ridurre il possibile danno cardiovascolare causato da alcuni trattamenti.

 

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Le raccomandazioni per la prevenzione oncologica sono valide anche per chi ha già avuto casi di tumore

Negli ultimi decenni le persone che hanno superato con successo una terapia oncologica sono aumentate. Questo è stato possibile grazie alla ricerca scientifica che ha consentito e consente tutt’oggi l’introduzione di nuovi trattamenti e di strumenti per la diagnosi precoce.

La prevenzione basata sul concetto di identificazione precoce della malattia, ad esempio attraverso programmi di screening, ha permesso alle persone di vivere in salute anche numerosi anni dopo la diagnosi.

Tuttavia è probabile che le persone guarite dal tumore riscontrino lo sviluppo di una recidiva o che vadano incontro ad una maggiore probabilità di sviluppare altre malattie croniche quali diabete, malattie cardiovascolari e osteoporosi.

 

È necessario seguire una dieta sana e varia ma anche praticare uno stile di vita attivo, questo contribuisce ad una ripresa migliore dello stato di salute sia a livello muscolo-scheletrico sia a livello del sistema immunitario.

Mantenere la condizione di normopeso permette un maggiore successo nella prevenzione di recidive e di malattie croniche legate agli effetti collaterali dei trattamenti.

Inoltre è opportuno specificare che la ricerca in questo campo è in continua evoluzione, per questo è necessario leggere ed informarsi attraverso fonti ufficiali e valutare con occhio critico le fonti di cui non è certa la provenienza, così da evitare comportamenti che possano mettere a rischio la salute.

 

Mettiamo in pratica la raccomandazione

 

  • I risultati della ricerca scientifica richiedono del tempo per essere convincenti. Attenzione quindi alle informazioni che dichiarano una soluzione facile e veloce.

 

  • Effettua controlli regolarmente e partecipa ai programmi di screening a cui sei invitato. Identificare precocemente la malattia aumenta la probabilità di successo della cura.

 

  • Mantieni uno stile di vita sano: una dieta varia basata principalmente su prodotti di origine vegetale e un’attività fisica quotidiana sono i fattori su cui agire per la prevenzione delle malattie oncologiche e delle recidive.

 

  • Consulta un medico prima di modificare le tue abitudini alimentari; la sua formazione permette di valutare in modo scientifico il cambiamento migliore da intraprendere.

 

  • Le informazioni che trovi sui giornali, in internet o che ascolti in televisione spesso non sono complete. È necessario risalire alla fonte da cui è stato estrapolato l’argomento e leggere la versione integrale.

 

 

Allatta al seno per i primi sei mesi

L’allattamento al seno è promosso per i numerosi vantaggi ad esso associato. Allattare al seno, ad esempio, aiuta a perdere il peso accumulato in gravidanza sfavorendo le condizioni di sovrappeso e obesità.

Le evidenze scientifiche, inoltre, mostrano come l’allattamento al seno fino ai sei mesi sia uno dei fattori di prevenzione del tumore del seno  e, sebbene le evidenze siano ancora limitate, del tumore ovarico . Tra i benefici correlati c’è una minore produzione di estrogeni in seguito alla riduzione del numero di cicli mestruali, in aggiunta ai nove mesi di gravidanza.

 

Il latte materno contiene tutti i nutrienti necessari per il corretto accrescimento del bambino fino a sei mesi di vita. Oltre a diminuire il rischio di cancro nella donna, il latte materno ha effetti positivi, non solo nel breve termine, sulla salute del bambino, come la protezione da un eccesso di peso e dalle patologie correlate ad esso.

 

Mettiamo in pratica la raccomandazione

 

  • Non esitare a chiedere aiuto, inizialmente può essere difficile prendere confidenza con l’allattamento.

 

  • Durante l’allattamento segui uno stile di vita corretto: mantieniti attiva, non fumare e adotta una dieta sana ed equilibrata.

 

  • Il fabbisogno energetico nel periodo di allattamento è leggermente superiore rispetto al normale apporto calorico, rivolgiti ad uno specialista per adottare una dieta adeguata alle tue esigenze.

 

  • Assicurati un buon apporto di liquidi tenendo presente che il fabbisogno, durante l’allattamento, aumenta di circa mezzo litro al giorno. Prediligi acqua e tisane non zuccherate, evita invece soft drink e succhi di frutta.

 

Soddisfa i fabbisogni nutrizionali attraverso la dieta

Scegliere una dieta equilibrata e varia permette di mantenere l’organismo in salute e di prevenire le malattie definite “multifattoriali”, cioè che possono essere influenzate da numerosi fattori, tra cui la dieta.

Il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro dichiara che non ci sono evidenze per consigliare l’uso di integratori al fine di prevenire le malattie oncologiche, non essendo state individuate sostanze in grado di ridurre il rischio di cancro, soprattutto se prese in considerazione singolarmente.

 

Per “integratori alimentari” si intendono fonti concentrate di nutrienti o di altre sostanze con effetto nutritivo o fisiologico che servono a integrare la normale dieta. vengono commercializzati sotto forma di pillole, compresse, capsule o liquidi in dosi misurate.

Esistono casi specifici in cui determinati integratori, dietro prescrizione medica, possono essere utili all’organismo in periodi di necessità o in stati fisiologici e/o patologici per garantire l’apporto di determinati composti, ma non per la prevenzione oncologica.

 

Mettiamo in pratica la raccomandazione

 

  • Basa prevalentemente la tua dieta su alimenti di origine vegetale ed alimenti freschi non lavorati di origine animale, ricchi naturalmente di nutrienti.

 

  • Evita il consumo di snack industriali dolci e salati; come spuntino salutare puoi consumare frutta fresca, essiccata o frutta a guscio.

 

  • Varia il consumo di frutta e verdura, basando le tue scelte sui diversi colori e sulla stagionalità.

 

  • Per condire i tuoi pasti utilizza olio extravergine d’oliva e insaporisci le tue ricette con erbe aromatiche e spezie, limitando l’uso di sale.

 

  • Non farti influenzare dai prodotti che dichiarano soluzioni facili e veloci, ma consulta  il tuo medico prima di fare uso di integratori.

 

Limita il consumo di alimenti processati ricchi di grassi e zuccheri

Una dieta basata prevalentemente sull’assunzione di prodotti freschi e/o poco lavorati favorisce il mantenimento dello stato di salute, riducendo l’insorgenza di malattie croniche. Al contrario, un eccessivo apporto di calorie determina l’accumulo di tessuto adiposo e favorisce uno stato di insulino-resistenza, con conseguente aumento della probabilità di sviluppare diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari.

Il consumo di alimenti ad alta densità e di bevande zuccherate favorisce le condizioni di sovrappeso e obesità aumentando indirettamente il rischio di sviluppare il cancro.

Gli alimenti ad alta densità energetica sono generalmente prodotti industriali lavorati, di piccole dimensioni e con basso potere saziante che presentano elevate quantità di zuccheri e grassi, responsabili dell’elevato apporto calorico.
Le bevande zuccherate contribuiscono ad aumentare il rischio di obesità soprattutto se consumate quotidianamente; inoltre la loro incapacità di saziare ne favorisce un uso smodato.

I prodotti compresi in queste due categorie hanno scarso valore nutrizionale poiché non permettono l’introduzione di composti utili per l’organismo, come vitamine, sali minerali e fitocomposti.
Non sempre gli alimenti densi di energia sono dannosi per la salute. Un esempio è la frutta a guscio, alimento ricco di energia ma buona fonte di nutrienti (Cosa sono i nutrienti e che ruolo hanno nell’organismo) utili come grassi salutari, fibra, vitamine e sali minerali.

 

Mettiamo in pratica la raccomandazione

• Prediligi come spuntino frutta fresca, secca o a guscio limitando il consumo di dolciumi, merendine, snack e bevande zuccherate.

• Riconosci gli alimenti ad alta densità al supermercato ed evita il loro acquisto. Leggi bene le etichette, in particolare controlla le quantità di zuccheri semplici e grassi saturi; presta attenzione all’elenco degli ingredienti ricordandoti che sono dichiarati in ordine decrescente in funzione della quantità.

• Quando hai sete, l’acqua è sempre la miglior bevanda; tisane e acque aromatizzate con frutta fresca, erbe e spezie sono una buona alternativa alle bevande zuccherate.

• Ricorda che le bevande zuccherate comprendono anche succhi di frutta, tè freddo e bevande gassate; preparati da solo le tue bevande e conservale in frigo.

• Arricchisci lo yogurt bianco non zuccherato con frutta fresca o secca, evitando l’acquisto di yogurt già zuccherati o aromatizzati alla frutta, al caffè, alla vaniglia eccetera.

 

Limita il consumo di bevande alcoliche

La letteratura scientifica concorda nell’attribuire al consumo di alcol un ruolo negativo per lo stato di salute. In particolare, la relazione tra assunzione di alcol e rischio di cancro è indipendente dal tipo di bevanda alcolica che si consuma, essendo l’etanolo stesso classificato come cancerogeno.

L’alcol introdotto è metabolizzato dal fegato e convertito in acetaldeide, fattore che gioca un ruolo principale nel processo di cancerogenesi.

Inoltre le evidenze scientifiche mostrano come il contemporaneo consumo di bevande alcoliche e fumo di sigaretta aumenta il rischio di tumore.

 

Nella prevenzione delle malattie oncologiche si raccomanda di non consumare bevande alcoliche.

Sono disponibili tuttavia delle indicazioni per un consumo moderato di alcol. Si consiglia di non superare giornalmente una unità alcolica per le donne e due unità alcoliche per gli uomini.

Una unità alcolica corrisponde a circa 12 grammi di etanolo; tale quantità è contenuta ad esempio in un bicchiere di birra da 330ml oppure in un bicchiere di vino da 125ml.

 

Mettiamo in pratica la raccomandazione

 

  • Se hai sete prediligi un bicchiere d’acqua piuttosto che un bicchiere di birra che non soddisferà il senso di sete e ti spingerà a berne una quantità superiore.

 

  • Dopo aver consumato bevande alcoliche ricordati di bere acqua per reidratare l’organismo.

 

  • Per limitare l’assorbimento veloce da parte dell’organismo preferisci l’assunzione di bevande alcoliche durante i pasti.

 

  • Evita un consumo eccessivo di bevande alcoliche in singole occasioni.

 

  • Evita di bere a stomaco vuoto, soprattutto in occasione dell’aperitivo, spesso accompagnato da alimenti poco salutari.

 

  • Allungare le bevande alcoliche con bibite gassate o zuccherate non le rende più salutari.

Limita il consumo di carne rossa ed evita il consumo di carni lavorate e conservate

Gli alimenti di origine animale, se assunti nelle giuste quantità ed associati ad una dieta a base di alimenti vegetali, rappresentano una buona fonte di nutrienti  e contribuiscono al mantenimento dello stato di salute.

Secondo gli studi ad oggi disponibili, le carni rosse non costituiscono un pericolo per la salute se il loro consumo è inferiore ai 500g alla settimana.

Le probabili cause della relazione tra il consumo di carni rosse e rischio di cancro sono correlate alla formazione di composti potenzialmente cancerogeni, in seguito sia alla lavorazione della carne sia alla cottura ad alta temperatura.

Inoltre il ferro può stimolare la formazione di radicali liberi, fattore di rischio per l’insorgenza di cancro.

 

Nella denominazione “carni rosse” si considerano le carni manzo, maiale, agnello e i loro derivati.

La carne è una buona fonte di proteine e ferro per questo motivo non viene consigliata la completa esclusione dalla dieta. Tuttavia, secondo il modello alimentare della dieta mediterranea il consumo di carne rossa dovrebbe essere minore di due porzioni la settimana.

Ricordiamo che fanno parte delle carni lavorate tutti i salumi, gli insaccati e le carni conservate con altri metodi e che il loro consumo, sempre secondo il modello mediterraneo, non dovrebbe superare la porzione settimanale. Questo è in linea con il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro che suggerisce infatti di consumare solo occasionalmente tali prodotti.

Si raccomanda inoltre di associare sempre un piatto a base di verdure al consumo di carne e di prevedere frutta dopo il pasto.

 

Mettiamo in pratica la raccomandazione

 

  • Alterna durante la settimana gli alimenti fonti di proteine; consuma più pesce e legumi e limita il consumo di carni rosse, ricordandoti che anche i salumi fanno parte di questa categoria.

 

  • Abbina un’insalata, verdure cotte e una macedonia al consumo di carne.

 

  • Per favorire l’assorbimento del ferro vegetale è sufficiente condire i piatti a base di legumi o ortaggi a foglia verde, come gli spinaci, con succo di limone, arancia o peperoncino, fonti di vitamina C.

 

  • Nella scelta del taglio della carne preferisci tagli magri riducendo l’acquisto di carni grasse oppure elimina la parte del grasso visibile prima della cottura.

 

  • Inserisci nei tuoi panini alimenti di origine vegetale e fonti proteiche alternative (ad esempio le uova o il formaggio fresco) per limitare l’uso di salumi.

Consuma cereali integrali, verdure, frutte e legumi

Numerose sono le evidenze che mostrano una associazione positiva tra una dieta ad alto contenuto di alimenti vegetali ed una minore incidenza di patologie (diabete, malattie cardiovascolari, obesità, tumori).

L’assunzione giornaliera di alimenti vegetali aiuta a mantenere la condizione di normopeso e, grazie al contenuto di fibra alimentare , favorisce la motilità del tratto gastrointestinale riducendo il contatto con potenziali sostanze cancerogene.

 

Gli effetti positivi legati al consumo di alimenti di origine vegetali sono accentuati se consumati con varietà.

Frutta e verdura sono caratterizzate da un basso apporto calorico e sono ricche di acqua e di fitocomposti.

I cereali (ad esempio grano, orzo, farro, riso, grano saraceno, amaranto, quinoa, e mais) soprattutto integrali, sia nella versione in chicco sia come prodotti derivati dalla loro lavorazione, come pane e pasta, sono fonte di fibra.

I legumi rappresentano una buona fonte di proteine e fibra: piselli, fave, ceci, lenticchie, fagioli, soia, ecc.

Spezie ed erbe aromatiche sono ottime per insaporire i piatti e possono essere utilizzate in alternativa al sale.

Frutta secca e semi oleosi sono ricchi di micronutrienti e di grassi salutari.

 

Mettiamo in pratica la raccomandazione

 

  • Per assicurarti una varietà nel consumo può essere utile fare la spesa basandosi sul colore di frutta e verdura: verde (broccoli, asparagi, zucchine, kiwi, ecc.), gialla-arancio (carote, arance, pesche, albicocche, limoni, peperoni, ecc.), bianco (cipolla, cavolfiore, porro, ecc.), blu- viola (more, melanzane, prugne, mirtilli, ecc.), rosso (pomodoro, mela rossa, lamponi, fragole, cavolo rosso, barbabietola, ecc.).

 

  • Arricchisci le tue insalate e macedonie con semi oleosi ad esempio di zucca, girasole e lino.

 

  • Lascia un post-it che ti ricorda di mettere a bagno i legumi così da poterli cuocere la sera quando torni dal lavoro. Puoi acquistare anche i legumi surgelati o in scatola, ricordandoti di sciacquarli prima del consumo così da eliminare il liquido di conservazione.

 

  • Sostituisci gradualmente la pasta bianca con quella integrale; prova anche a consumare i cereali in chicco in zuppe, insalate fredde oppure cotti come un risotto. I mix di cereali che si possono cuocere in pochi minuti rappresentano una buona alternativa.

 

  • Assicurati di avere sempre frutta e verdure nel tuo frigo. Puoi aiutarti pianificando l’acquisto di tali prodotti con una lista della spesa ben organizzata.

 

  • Consuma frutta e verdura anche come spuntino e non solo durante i pasti principali; se prima di pranzo o di cena hai fame sgranocchia della verdura evitando di stuzzicare formaggio o pane.

 

Evita il consumo di bevande zuccherate

Una buona idratazione contribuisce a mantenere lo stato di salute. Basta pensare che più del 50% dell’organismo umano è composto da acqua. Pertanto la bevanda da prediligere durante i pasti è proprio l’acqua. Al contrario le bevande zuccherate dovrebbero essere evitate, se proprio si vuole consumarle il loro consumo deve essere occasionale. Le bevande zuccherate contribuiscono ad aumentare le condizioni di sovrappeso e obesità soprattutto se consumate quotidianamente, aumentando indirettamente il rischio di sviluppare il cancro.

Le bevande zuccherate sono per definizione ricche in zucchero. Ad esempio una lattina di tè freddo può presentare fino 30 grammi di zuccheri oppure una di bibita gassata fino a 40 grammi. Inoltre la
loro incapacità di saziare ne favorisce un uso smodato. Oltre all’acqua anche tisane, tè, caffè, orzo ed acque aromatizzate possono rappresentare una valida alternativa che contribuisce alla corretta idratazione quotidiana. L’acqua contribuisce inoltre al fabbisogno giornaliero di alcuni minerali, ad esempio calcio, magnesio, potassio, fosforo, sodio, rame e iodio.

Mettiamo in pratica la raccomandazione

• Abituati a bere acqua durante la giornata e non aspettare la sensazione di sete, generalmente si presenta in ritardo rispetto alla necessità.

• Ricorda che le bevande zuccherate comprendono anche succhi di frutta, tè freddo e bevande gassate; preparati da solo le tue bevande e conservale in frigo.

• Quando sei fuori casa porta sempre con te dell’acqua.

• Ricorda che anche verdura, frutta, zuppe e minestroni contribuiscono al raggiungimento del fabbisogno quotidiano di acqua.

• Se sei abituato a consumare frequentemente bevande zuccherate, puoi iniziare ad aggiungere dell’acqua per diluire le quantità di zuccheri e ridurne pertanto il consumo.

Mantieniti fisicamente attivo ogni giorno

Svolgere quotidianamente attività fisica aiuta a mantenere un buono stato di salute riducendo il rischio di insorgenza di malattie.

L’impatto dell’attività fisica sulla riduzione del rischio della patologia tumorale è argomento indagato e ormai accertato dalla letteratura scientifica. Sono numerose le ipotesi su tale relazione, ma i meccanismi biologici non sono ancora del tutto noti.

Tuttavia è certo che l’aumento del dispendio energetico aiuta a mantenere un peso corporeo nella norma, sfavorendo le condizioni di sovrappeso e obesità associate ad un maggiore rischio di sviluppare tumore.

 

Con il termine attività fisica si intende qualsiasi movimento prodotto dai muscoli scheletrici che richiede un dispendio energetico; il termine esercizio fisico invece comprende attività organizzate, strutturate e ripetitive volte a migliorare la propria prestazione fisica.

Si raccomandano 30 minuti al giorno di attività moderata, inizialmente sufficienti per chi non è allenato. Mano a mano che la prestazione fisica migliora, si può aumentare o l’intensità o il tempo dedicato all’attività.

È inoltre opportuno diminuire il tempo dedicato ad attività sedentarie, come guardare la tv o stare al computer, abitudini associate inoltre ad un maggior consumo di alimenti ad alta densità energetica e bevande zuccherate.

 

Mettiamo in pratica la raccomandazione

 

  • Scegli attività adeguate ai tuoi gusti e al tuo livello di allenamento. Gli sport di squadra o le attività nel tempo libero come il giardinaggio sono ideali per unire divertimento e dispendio energetico.

 

  • Evita di prendere i mezzi pubblici per brevi distanze e approfittane per fare una passeggiata, utilizza anche la bici per gli spostamenti.

 

  • Evita di rimetterti seduto subito dopo pranzo, puoi approfittare della pausa per fare una passeggiata ad esempio intorno al luogo di lavoro.

 

  • Ascolta la musica quando fai le faccende domestiche in modo da svolgere l’attività più energicamente.

 

  • Approfitta del fine settimana per organizzare con i tuoi amici o con la tua famiglia attività all’aperto, ad esempio puoi visitare una città o visitare parchi naturali.

 

 

Mantieniti normopeso

I benefici legati al mantenimento del peso corretto non solo diminuiscono le probabilità di sviluppare il cancro, ma anche altre malattie croniche quali cardiovascolari, ipertensione, muscolo-scheletriche e diabete.

La letteratura scientifica ha messo in evidenza come l’eccesso di tessuto adiposo potrebbe favorire la proliferazione tumorale in seguito ad un alterato equilibrio ormonale ed all’insorgenza di uno stato infiammatorio non acuto, tipico dell’obesità.

 

Sovrappeso e obesità si manifestano, nella maggior parte dei casi, in seguito ad uno squilibrio tra apporto e consumo energetico favorendo un eccessivo accumulo di grasso corporeo. Le misurazioni che vengono utilizzate principalmente per la valutazione del peso corporeo sono: Body Mass Index (BMI)  e circonferenza vita.

Mantenere lo stato di normopeso e una circonferenza vita nella norma sono comportamenti in grado di ridurre il rischio di sviluppare cancro, adottando sane abitudini alimentari e uno stile di vita corretto.

 

Mettiamo in pratica la raccomandazione

 

  • Limita l’acquisto di prodotti particolarmente ricchi di grassi e zuccheri, sia dolci (merendine e snack) sia salati (patatine e grissini), e di bevande zuccherate e gassate, in modo tale da non averli in casa ed evitarne un consumo frequente.

 

  • Mantieni uno stile di vita attivo dedicando ogni giorno almeno mezz’ora all’attività fisica: utilizza le scale e non l’ascensore, parcheggia più lontano la macchina per fare una passeggiata e mantieniti attivo nel tempo libero.

 

  • Cerca di pianificare i pasti secondo le indicazioni del piatto sano, mettendo in tavola solo gli alimenti che hai previsto di mangiare.

 

  • Consuma ad ogni pasto alimenti ricchi d’acqua e fibra, come frutta e verdura, limitando alimenti ad alto contenuto energetico.

 

  • Prepara i tuoi pasti seguendo ricette salutari così da avere maggiore controllo degli ingredienti che compongono il piatto.

Vellutata di frutti rossi con ricotta alla cannella

Dolce

 

Tempo di preparazione

30 minuti

 

Difficoltà

media

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 150 gr di lamponi
  • 40 gr di ribes
  • 40 gr di mirtilli
  • menta fresca q.b.

 

Per la ricotta

  • 200 gr di ricotta di mucca
  • 50 gr di zucchero a velo
  • Gocce di cioccolato q.b.
  • Cannella q.b.

 

Preparazione

Frullare i frutti rossi con la menta, lasciando da parte una porzione di mirtilli.

Amalgamare la ricotta con lo zucchero, la cannella e le gocce di cioccolato. Riporre in frigo per 20 minuti.

Disporre sulla base del piatto la zuppa rossa, i mirtilli e accompagnare con una quenelle o una pallina di ricotta al centro con menta fresca.

 

I frutti rossi sono ricchi di polifenoli, sostanze che sembrerebbero utili nella protezione cardiovascolare. Questa ricetta è quindi particolarmente indicata anche durante le terapie oncologiche per ridurre il possibile danno cardiovascolare causato da alcuni trattamenti.

 

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Zuppa di lenticchie e spinaci alla curcuma con crostoni integrali

Piatto unico

 

Tempo di preparazione

1 ora

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 200 g di lenticchie secche
  • 1 l di brodo vegetale
  • 1 cucchiaio raso di curcuma
  • 1 punta di cucchiaino di pepe nero
  • 1 cipolla
  • 1 cucchiaino di semi di senape
  • 1 limone
  • 200 g di spinaci
  • 3 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 4 fette di pane integrale da 50 g l’una
  • sale q.b.

 

Preparazione

Sciacquate le lenticchie: sceglietele di una qualità che non necessita di ammollo. Mettetele in una pentola, copritele con il brodo vegetale freddo* e aggiungete la curcuma e il pepe: portate a bollore e calcolate circa 50 minuti per la cottura, che deve avvenire a fuoco basso e con il coperchio. Quando le lenticchie saranno tenere, salatele e frullatele, regolando la densità della zuppa e aggiungendo acqua calda se necessario. Unite il succo del limone dosandolo secondo il gusto e mescolate. Conservate la scorza del limone.

Cuocete gli spinaci mondati a vapore per 2-3 minuti, salateli leggermente e teneteli in caldo.

Mondate e affettate finemente la cipolla, fatela appassire in un padellino con 1 cucchiaio di olio, 2 di acqua, un pizzico di sale e i semi di senape. Una volta morbida, unitela alle lenticchie e mescolate.

Distribuite la zuppa ben calda nei piatti e guarnite con ciuffetti di spinaci e il pane integrale tostato. Completate con i 2 cucchiai di olio rimasti, una grattugiata di scorza di limone e servite.

 

*BRODO VEGETALE

Prepararlo è semplicissimo e torna utile come fondo di risotti, minestre di legumi, da solo con riso o pastina. Basta aggiungere in 1 litro di acqua fredda 3 ortaggi puliti e tagliati in grossi pezzi e cioè: 1 cipolla intera, 1 grossa carota divisa a metà e 1 gambo di sedano. In più, 1 manciata di prezzemolo fresco e, se si vuole, anche 1 foglia di alloro. Dopo aver portato a bollore lasciate cuocere con il coperchio non sigillato ma appena aperto, a fuoco basso: per un buon brodo vegetale occorrono almeno 30-40 minuti. Il sale (poco) va aggiunto verso fine cottura, quando il liquido non si restringerà più di tanto.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su lenticchie, curcuma, pepe nero, cipolla, semi di senape, limone, spinaci, olio EVO, pane integrale

 

 

Riso nero con gamberoni e zucchine

Primo piatto

 

Difficoltà

media

 

Tempo di preparazione

1 ora e 1⁄2

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 320 g riso nero
  • 400 g di gamberoni (il peso al netto degli scarti sarà di circa 180 g)
  • 1 l di fumetto di crostacei
  • 600 g di zucchine (se le trovate novelle, con il fiore)
  • 1 costa di sedano
  • 10 pomodorini
  • qualche foglia di basilico fresco
  • 1 manciata di prezzemolo fresco tritato
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 pizzico di peperoncino
  • 1⁄2 bicchiere di vino bianco secco
  • 3 cucchiai di olio extravergine di oliva

 

Preparazione

Sgusciate i gamberoni, privandoli della testa e del loro filo intestinale nero con l’aiuto di un coltellino, e sciacquateli. Con i resti preparate 1 litro di fumetto di crostacei.

Procedete lessando il riso venere per 35-40 minuti (ma controllate il tempo consigliato sulla confezione): usate il fumetto di crostacei (tranne mezzo bicchierino che terrete da parte), portando a ebollizione con altra acqua, cui aggiungerete il sale. Per abbreviare il periodo di cottura a 12 minuti circa dal fischio potete usare la pentola a pressione, versando il riso e il liquido (2 volte e mezzo il volume del riso).

Intanto mondate, lavate e asciugate le zucchine e tagliatele a rondelle non troppo spesse; tenete da parte i fiori, se li avete. Private il sedano pulito delle due estremità e riducete la costa in rondelline. Tagliate i pomodorini lavati in quarti.

Ora fate scaldare in una padella antiaderente un filo di fumetto e 1 cucchiaino d’olio con lo spicchio d’aglio svestito e tagliato a metà. Sistematevi i gamberoni, insaporendoli da una parte e dall’altra. Irrorate con il vino, che farete sfumare. Aggiungete i pomodorini, le zucchine, il sale e il peperoncino e fate cuocere a fuoco medio per 3-4 minuti, rigirandoli e se necessario aggiungendo un po’ di fumetto. Fate saltare in padella il riso scolato con i gamberoni e le verdure per un paio di minuti, unendo in ultimo i fiori di zucchina spezzettati, se li avete. Trasferite in una ciotola da portata, eliminando l’aglio, e aggiungete il sedano, 3 cucchiai di olio extravergine di oliva, 1 manciata di prezzemolo tritato finemente e una decina di foglie di basilico spezzettate a mano. Mescolate e fate raffreddare a temperatura ambiente.

 

FUMETTO DI CROSTACEI

Con i crostacei (gamberi, gamberoni o scampi che siano) si ottiene un fumetto delizioso, che insaporisce le pietanze a base di pesce. Per prepararlo, riunite in una casseruola teste, code e gusci di crostacei con 1 piccola carota, 1 costa di sedano e 1 piccola cipolla mondate e tagliate a pezzi non troppo piccoli, un filo di acqua e 1 cucchiaino di olio extravergine di oliva: fate insaporire per un paio di minuti, poi aggiungete 1⁄2 bicchiere di vino bianco e lasciate che evapori.

Riempite la casseruola con 1 litro-1 litro e 1⁄2 di acqua fredda e fate bollire con e senza coperchio, almeno per 30-40 minuti, schiumando via via. Filtrate prima di utilizzare. Non conviene salare, per non alterare la preparazione che il fumetto arricchirà.

 

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Orecchiette ai broccoli con briciole croccanti

Primo Piatto

 

Difficoltà

Facile

 

Tempo di preparazione

40 minuti

 

Ingredienti per 4 persone

  • 300 g di orecchiette integrali
  • 350 g di cime di broccolo romanesco (in mancanza: broccoletti)
  • 1 spicchio di aglio
  • 4 filetti di acciughe sotto sale
  • 1 fetta di pane integrale (50 g)
  • 2 cucchiai di aceto balsamico
  • peperoncino in polvere a piacere
  • sale q.b.

 

Preparazione

Preparate subito le briciole croccanti: private il pane della crosta e frullatelo grossolanamente in un mixer da cucina; distribuite le briciole su una placca coperta con carta da forno, spruzzatelo con l’aceto balsamico e passate in forno a 130 °C per 4-5 minuti, o comunque finché non diventerà croccante. Fate attenzione che non bruci. Tenete da parte.

Dividete il broccolo in cime molto piccole e lavatele bene. Mettete sul fuoco la pentola con l’acqua per la pasta e, appena bolle, salate e versatevi i broccoli, che scolerete dopo 2 minuti con un mestolo forato, mettendoli da parte. Lessate le orecchiette nell’acqua insaporita.

A parte, in una padella antiaderente, scaldate un velo di acqua e
2 cucchiai di olio, aggiungete l’aglio tritato e lasciate andare per 1-2 minuti, unite poi le acciughe e lasciatele sciogliere. Unite il peperoncino e il broccolo e fate insaporire per 5 minuti. Regolate di sale.

Scolate le orecchiette, versatele nella padella con i broccoli e mescolate su fiamma vivace, unendo poca acqua di cottura per rendere il tutto ben amalgamato.

Trasferite la pasta nel piatto di portata e cospargete con le briciole
croccanti. Servite subito.

 

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Piccole gelatine di te verde con fiori e frutta

Dolce

 

Difficoltà

Facile

 

Tempo di preparazione

40 minuti (+ 2-3 ore in frigorifero)

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 200 ml di acqua
  • 1 cucchiaino abbondante di tè verde in foglie
  • 2 cucchiai rasi di zucchero
  • 1⁄2 cucchiaino di agar-agar in polvere
  • 4 manciate di frutti di bosco misti a piacere
  • qualche fogliolina di menta fresca
  • 1 manciata di fiori eduli

 

Preparazione

Sciacquate i frutti di bosco, asciugateli delicatamente e divideteli in 4 parti uguali.

In un pentolino portate a bollore l’acqua, poi spegnete la fiamma e lasciate in infusione almeno per 5 minuti le foglioline di tè verde. Filtrate attraverso un colino, dolcificate con lo zucchero e rimettete sul fuoco. Non appena il tè giungerà a ebollizione, unite l’agar-agar e tenete sul fuoco, sempre a fiamma vivace, per un paio di minuti, mescolando di continuo.

Filtrate ancora una volta attraverso un colino, lasciate intiepidire per una buona mezz’ora e versatene uno strato di 1 centimetro in 4 stampini di silicone. Riponete in frigorifero finché non si solidifica. Solo a quel punto adagiate i frutti di bosco e le foglioline di menta, che avrete lavato. Ricoprite tutto con la gelatina di tè verde e lasciate in frigorifero almeno per 2-3 ore.

Al momento di servire immergete velocemente gli stampini in acqua calda e poi girateli in piatti individuali. Portate in tavola le gelatine di tè verde, guarnendo con fiori eduli (cioè commestibili).

 

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Se vuoi saperne di più clicca su , frutti di bosco, menta

Crema di zucca al profumo di cannella

Antipasto

 

Difficoltà

facile

Tempo di preparazione

45 minuti

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 1 kg di zucca già sbucciata
  • 2 scalogni
  • 1 l di brodo vegetale
  • 1 stecca di cannella
  • cannella in polvere q.b.
  • 3 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • sale q.b.

 

Per decorare

4 cucchiai rasi di yogurt vegetale (o vaccino) bianco, non dolcificato

 

Preparazione

Mondate la zucca e gli scalogni, tagliate a tocchetti la prima e affettate i secondi. Unite tutto insieme in una pentola con 750 millilitri di brodo* e 1 cucchiaio di olio, un po’ di sale e la stecca di cannella. Mettete il coperchio e cuocete a fuoco medio per circa mezz’ora, aggiungendo altro brodo se necessario.

Quando la zucca sarà tenera, eliminate la stecca di cannella e frullate il tutto, ottenendo una crema piuttosto densa, ma non troppo, aggiungendo eventualmente altro brodo, ben caldo.

Regolate di sale e distribuite la crema nei piatti: per ciascuno versate al centro un cucchiaio raso di yogurt e una spolverata di cannella in polvere, l’olio residuo tutto intorno.

 

*BRODO VEGETALE

Prepararlo è semplicissimo e torna utile come fondo di risotti, minestre di legumi, da solo con riso o pastina. Basta aggiungere in 1 litro di acqua fredda 3 ortaggi puliti e tagliati in grossi pezzi e cioè: 1 cipolla intera, 1 grossa carota divisa a metà e 1 gambo di sedano. In più, 1 manciata di prezzemolo fresco e, se si vuole, anche 1 foglia di alloro. Dopo aver portato a bollore lasciate cuocere con il coperchio non sigillato ma appena aperto, a fuoco basso: per un buon brodo vegetale occorrono almeno 30-40 minuti. Il sale (poco) va aggiunto verso fine cottura, quando il liquido non si restringerà più di tanto.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su zucca, cannella, olio EVO, cipolla, carota, sedano, prezzemolo, alloro

 

 

Brownie con cacao, nocciole e fagioli neri

Dolce

 

Difficoltà

facile

 

Tempo di preparazione

1 ora (+ tempo di ammollo e cottura dei fagioli)

 

Ingredienti (per circa 20 pezzi)

  • 100 g di fagioli neri secchi (in alternativa cannellini)
  • 20 g di cacao amaro in polvere
  • 14 nocciole
  • 2 uova
  • 6 cucchiai di olio extravergine di oliva dal gusto delicato
  • 30 g di zucchero
  • 1 stecca di vaniglia
  • 1⁄2 bustina di lievito per dolci
  • 1 pizzico di sale
  • 2 foglie di alloro

 

Per guarnire

  • frutta fresca di stagione
  • qualche fogliolina di menta

 

Preparazione

Il brownie di questa ricetta, una tipica torta americana al cioccolato da servire a pezzi quadrati o rettangolari, è proposto in una versione adatta anche ai celiaci e agli intolleranti al lattosio, ossia senza farina e senza burro. A dare la morbidezza all’impasto sono i fagioli, di cui non si sentirà il sapore nel dolce finale. I cubetti sono 20: la porzione a persona consigliata è di 1-2 pezzi.

Mettete a bagno i fagioli neri coperti di acqua con 1 foglia di alloro per il tempo necessario di ammollo: non lesinate le ore, ce ne vogliono almeno 12 per questa varietà di legumi. Sciacquateli e fateli cuocere per un paio d’ore in una pentola capiente con nuova acqua fresca e un’altra foglia di alloro (i tempi si riducono un po’ se usate i cannellini, ancora di più con i fagioli in scatola).

Controllate che siano tenerissimi prima di scolarli, quindi lasciateli raffreddare. Abbiate l’accortezza di non buttar via l’acqua di cottura, nel caso vi serva in seguito per ottenere la giusta consistenza dell’impasto.

Preriscaldate il forno a 180°. Trasferite nel mixer i fagioli insieme con zucchero, uova, olio, vaniglia (incidetela per il lungo e prelevate la polpa interna raschiandola con la punta del coltello), cacao, nocciole e un pizzico di sale: frullate fino a ottenere un impasto liscio e omogeneo, eventualmente allungando con il liquido di cottura dei legumi. Versate in una ciotola il composto e il lievito, mescolando.

Ricoprite con carta da forno una teglia quadrata (con il lato di 18-20 centimetri, o una rettangolare che abbia più o meno le stesse dimensioni). Distribuite il composto, livellandolo bene, e infornate a 180° per circa 40 minuti. Quando il dolce sarà pronto e intiepidito, ricavate i brownie dalla tipica forma a cubetto. Decorate con foglioline di menta e frutta fresca di stagione.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su: fagioli, cacao, nocciole, uova, olio EVO, alloro

Vescica

Ruolo della vescica è quello di raccogliere l’urina, filtrata dal rene, prima di essere eliminata dal corpo.

 

La forma più comune di tumore della vescica è costituita dal carcinoma uroteliale, che ha origine dalle cellule che rivestono la tonaca mucosa. Altre forme di tumore della vescica sono il carcinoma delle cellule squamose, adenocarcinoma e il carcinoma a piccole cellule.
Il rischio di sviluppare il tumore della vescica è maggiore negli uomini rispetto alle donne (1 su 14 e 1 su 77, rispettivamente) ma l’incidenza è in lieve aumento per le donne mentre per gli uomini risulta in diminuzione.

 

L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

Utero (Tumore dell’endometrio e tumore della cervice)

L’utero, organo dell’appartato riproduttivo femminile, è caratterizzato da una forma ad imbuto rovesciato ed è costituito da una parte superiore chiamata corpo dell’utero e una parte inferiore, la cervice o collo. L’utero è rivestito internamente dall’endometrio, tessuto che ad ogni ciclo mestruale subisce dei cambiamenti.

 

Nel 2017 i nuovi casi attesi di tumore all’utero erano circa 10.600 di cui 8.300 in riferimento al corpo.

Grazie all’introduzione del Pap Test, strumento utile per la diagnosi precoce del tumore della cervice uterina, la mortalità per questa forma tumorale è in continua diminuzione nei paesi occidentali mentre nei paesi a basso reddito costituisce ancora una delle principali cause di morte per le donne.

Il tumore dell’endometrio rappresenta la più frequente forma tumorale che colpisce il corpo dell’utero e il 5% di tutti i tumori incidenti nelle donne.

 

In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori per il tumore dell’endometrio:

  •  

    Sovrappeso e obesità

    l’accumulo di peso corporeo è un fattore di rischio convincente. Gli studi che giustificano tale relazione sono numerosi e le evidenze che utilizzano il Body Mass Index, come misura del sovrappeso e dell’obesità, sono maggiori rispetto a quelle che indagano ad esempio la circonferenza vita. L’aumento del rischio si riscontra sia prima sia dopo la menopausa.

     

    Carico glicemico

    una dieta ad alto carico glicemico è un probabile fattore di rischio per il tumore dell’endometrio. L’esame della letteratura ha osservato un’associazione tra il consumo di alimenti ad alto carico glicemico e un rischio di tumore fino al 15% più elevato.

    •  

      Attività fisica

      è un probabile fattore protettivo per il tumore dell’endometrio. Gli studi mettono in evidenza come il rischio di sviluppo di tumore dell’endometrio in donne che praticano una qualsiasi attività o un esercizio fisico organizzato è inferiore rispetto a chi ha uno stile di vita sedentario.

       

      Caffè

      l’assunzione regolare di caffè è un probabile fattore protettivo per il tumore dell’endometrio. Le evidenze mostrano una riduzione del rischio di tumore del 7% per una tazza al giorno di caffè, anche decaffeinato.

       

      L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

      Stomaco

      Lo stomaco è un organo che fa parte dell’apparato digerente ed è collegato con l’esofago tramite l’orifizio del cardias e con l’intestino tramite il piloro.

       

      I tumori dello stomaco possono essere suddivisi in due sottotipi in base alla sede anatomica di origine: tumori del cardias e tumori del non cardias.

      Tra le morti per cause tumorali il cancro dello stomaco occupa il quinto posto, nonostante negli ultimi anni si sia verificato un decremento non solo della mortalità ma anche dell’incidenza.

      In particolare nell’ultimo decennio è stata riscontrata una riduzione dell’incidenza del tumore non cardias rispetto al tumore del cardias che, al contrario, ha mostrato un incremento.

       

      In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori:

      •  

        Alimenti conservati con salatura

        il consumo di alimenti conservati con il sale, indipendentemente dalla categoria, è un fattore di rischio probabile per lo sviluppo di tumore dello stomaco. L’assunzione eccessiva di sale può danneggiare il rivestimento dello stomaco causando maggiore sensibilità agli agenti cancerogeni e favorendo la colonizzazione da Helicobacter pylori, che sembra avere un ruolo nello sviluppo del cancro in tale sede.

         

        Sovrappeso e obesità

        studi scientifici mostrano una relazione tra l’aumento del peso corporeo e il probabile rischio di sviluppare cancro del cardias. Studi indicano un aumento del rischio del 23% del tumore al cardias per un incremento di 5 punti di Body Mass Index (BMI).

         

        Carni lavorate

        il consumo di carni lavorate è un probabile fattore di rischio per il tumore del non cardias. Tale relazione è statisticamente significativa per il consumo di una porzione da 50 grammi al giorno, che è stato correlato con un aumento del rischio del 18%.

         

        Consumo di alcol

        il consumo di bevande alcoliche probabilmente è un fattore di rischio per il tumore dello stomaco. Evidenze scientifiche mostrano come un apporto giornaliero di etanolo di 45 grammi, più di tre unità alcoliche, possono favorire l’insorgenza di cancro dello stomaco.

         

        L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

         

        Seno

        Il seno è costituito da tessuto adiposo, tessuto connettivo e da un insieme di ghiandole organizzate in lobi; da essi si forma una rete di dotti che convergono nel dotto galattoforo principale e che si apre nel capezzolo, consentendo il passaggio del latte durante l’allattamento.

         

        Il tumore del seno è una malattia che ha origine principalmente dalla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule della ghiandola mammaria, che si trasformano in maligne.

        Il rischio di ammalarsi di cancro del seno aumenta con l’avanzare dell’età e questo si riscontra anche nel trend di incidenza che cresce esponenzialmente fino ai 50-55 anni, rallenta per alcuni anni dopo la menopausa, per poi riprendere ad aumentare.

        Quest’andamento può essere giustificato sia dal cambiamento dello stato fisiologico della donna sia dai programmi di screening al fine di diagnosticare precocemente il tumore mammario. Lo screening infatti è rivolto a donne di età tra i 50 e i 69 anni ed è costituito da una mammografia che si ripete ogni due anni. Questo ha permesso anche di riscontrare in Italia una sopravvivenza dell’87% a cinque anni dalla diagnosi.

         

        In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori, specificando le evidenze in merito al rischio in pre-menopausa e in post- menopausa:

        •  

          Consumo di alcol

          il consumo di bevande alcoliche è un fattore di rischio per il tumore del seno, convincente in post-menopausa e probabile in pre-menopausa.

          Alcuni studi analizzati mostrano un aumento del 5% del rischio di tumore del seno in pre-menopausa già con il consumo di 1 unità alcolica al giorno. Tuttavia altre evidenze non associano, al medesimo consumo, un aumento significativo del rischio. Per questo ad oggi la letteratura scientifica classifica il consumo di bevande alcoliche come probabile fattore di rischio del tumore mammario in pre-menopausa.

          Mentre per lo stato di post-menopausa le evidenze sono concordi nell’affermare come un consumo di bevande alcoliche sia un fattore di rischio convincente per il tumore del seno, attribuendo un rischio del 9% in più per il consumo di 1 sola unità alcolica al giorno.

           

          Sovrappeso e obesità (post-menopausa)

          l’aumento del peso corporeo è un convincente fattore di rischio per il tumore del seno in donne in post-menopausa, indipendentemente dal tipo di misurazione che è stato usato per la valutazione del sovrappeso e dell’obesità. Gli studi mostrano un aumento del rischio di tumore del 12% per un incremento del Body Mass Index (BMI) di 5 punti e un aumento dell’11% per valori della circonferenza vita superiori al valore ottimale di 10 cm.

          •  

            Attività fisica

            è un probabile fattore protettivo per il tumore del seno. Le evidenze scientifiche, confrontando donne che praticano attività fisica con donne con una vita più sedentaria, mostrano una riduzione del 13% del rischio di insorgenza di tumore del seno in post-menopausa.

             

            Attività fisica sostenuta

            è associata ad un minore rischio di tumore del seno durante il periodo che precede la menopausa, con evidenza probabile. È stata riscontrata una riduzione del 17% del rischio in donne con alti livelli di attività fisica sostenuta rispetto a donne con livelli più bassi. Nonostante alcune evidenze mostrano un’associazione non significativa di tale relazione, i risultati ottenuti volgono nella stessa direzione.

             

            Sovrappeso e obesità (pre-menopausa)

            un peso corporeo superiore alla norma è un probabile fattore protettivo per il tumore del seno nel periodo della pre-menopausa. Una possibile spiegazione risiede nel fatto che l’accumulo di tessuto adiposo potrebbe variare la produzione di estrogeni ed altri fattori endocrini inducendo cambiamenti a carico del tessuto del seno, riducendo così la suscettibilità alla cancerogenesi.

            Questo sembra essere confermato anche dall’evidenza probabile che un aumento di peso corporeo tra i 18 e i 30 anni d’età sia un fattore protettivo del tumore del seno in post-menopausa.

             

            Allattamento al seno

            è un fattore protettivo probabile per il tumore mammario sia in pre che in post-menopausa. Il rischio di tumore diminuisce all’aumentare del numero dei mesi di allattamento. Dalla letteratura tale relazione è significativa quando l’allattamento è protratto per sei mesi e si riscontra inoltre una riduzione del rischio del 4,6% anche ai dodici mesi.

             

            L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

            Rene

            I reni sono due organi con la funzione di filtrare il sangue per eliminarne le sostanze di rifiuto prodotte dall’organismo, in modo tale da espellerle con le urine. Inoltre sono importanti organi endocrini.

             

            L’incidenza del tumore del rene è in aumento e l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) stima per il 2020 un aumento del 22%.

            Sfortunatamente i sintomi si manifestano nello stadio avanzato della malattia e questo spesso non consente una diagnosi precoce. Generalmente la diagnosi nei primi stadi di sviluppo avviene a seguito di controlli medici non correlati alla malattia, ad esempio grazie ad una radiografia.

             

            In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori:

            •  

              Sovrappeso e obesità

              L’aumento del peso corporeo è un fattore convincente per il rischio di cancro del rene.  Numerose sono le evidenze epidemiologiche che mostrano un’associazione tra le varie tipologie di misurazione del sovrappeso e dell’obesità (Body Mass Index, circonferenza vita e rapporto vita fianchi) e il rischio di tumore del rene. L’aumento del tessuto adiposo favorisce alti livelli di insulina circolanti nel sangue, aumenta il rischio di ipertensione ed inoltre è associato ad un basso grado di infiammazione cronica, fattori che potrebbero favorire l’insorgenza del tumore del rene.

              •  

                Consumo di alcol

                Il consumo di bevande alcoliche probabilmente è un fattore protettivo per il cancro del rene. Le evidenze di tale affermazione si basano sull’assunzione di 1 unità alcolica al giorno. Tuttavia non esista una chiara conoscenza di tale relazione, sono state indagate alcune ipotesi riguardo il meccanismo attraverso cui l’alcol potrebbe ridurre il rischio di cancro. Ad esempio, un’assunzione moderata di alcol è correlata ad un minore rischio di iperinsulinemia e di diabete di tipo 2, fattori che possono favorire l’insorgenza il cancro del rene. Inoltre le bevande alcoliche possono contenere composti fenolici antiossidanti che, attraverso vari meccanismi, possono ridurre il rischio di cancro del rene. Infine un ulteriore meccanismo che può giustificare tale correlazione è l’effetto diuretico dell’alcol, che potrebbe diminuire i tempi di contatto tra le cellule epiteliali renali e composti potenzialmente dannosi.

                 

                L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                Prostata

                La prostata è una piccola ghiandola, simile ad una noce, appartenente all’apparato genitale maschile localizzata alla base della vescica.

                 

                In Italia il tumore della prostata è il carcinoma più frequente negli uomini e rappresenta il 20% di tutti i tumori diagnosticati a partite dai 50 anni d’età.

                In seguito all’introduzione del test dell’antigene prostatico specifico (PSA), proteina prodotta dalla ghiandola, il numero di nuovi casi con diagnosi di tumore della prostata era aumento per poi diminuire negli anni successivi.

                Il test del PSA è sicuramente un buon strumento per identificare il carcinoma prostatico nelle fasi iniziali, tuttavia a causa della scarsa specificità, non viene utilizzato come test di screening per la popolazione maschile. Questo perché valori elevati di PSA possono essere riscontrati anche in condizioni diverse dal tumore della prostata.

                 

                In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori:

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                  Sovrappeso e obesità

                  L’aumento del peso corporeo è un fattore di rischio probabile per lo sviluppo del tumore della prostata. Le evidenze scientifiche mostrano come tale relazione è presente sia quando si utilizza il Body Mass Index (BMI) come indicatore di obesità, sia quando si misurano altri valori come la circonferenza vita e il rapporto vita fianchi.

                   

                  L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                  Polmone

                  I polmoni sono due organi che svolgono la funzione di trasferire l’ossigeno introdotto con la respirazione nel circolo sanguigno e di espellere l’anidride carbonica prodotta dalle cellule.

                   

                  Le principali forme di tumore del polmone sono il tumore a piccole cellule e non a piccole cellule. Quest’ultima forma rappresenta l’85% dei casi di tumore del polmone diagnosticati.

                  Il tumore polmonare rappresenta la prima causa di morte per malattie oncologiche negli uomini e la terza nelle donne.

                  Senza dubbio il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio per il tumore del polmone. Dalla letteratura si evince un incremento del rischio all’aumentare degli anni di esposizione al fumo e del numero di sigarette giornaliere. È importante però tenere in considerazione che smettendo di fumare in qualsiasi momento della vita il rischio di tumore si riduce fortemente.

                   

                  In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori:

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                    Integratori di beta-carotene

                    L’uso di integratori di beta-carotene è un convincente fattore di rischio per il tumore del polmone. Alcuni studi hanno messo in luce un aumento significativo del rischio con un’integrazione di 20mg al giorno di beta-carotene.

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                      Frutta

                      Un aumento del consumo di frutta è un probabile fattore protettivo per il tumore del polmone. In letteratura è stata riscontrata una riduzione del 6% con il consumo di una sola porzione di frutta al giorno, rispetto a chi ne fa un consumo minore. Inoltre analizzando tale relazione in diversi studi di popolazione è emerso che chi consuma più frutta ha un rischio inferiore del 23% di tumore del polmone, se confrontato con chi consuma meno frutta nella stessa popolazione.

                       

                      Alimenti fonte di carotenoidi

                      il consumo di alimenti che contengono naturalmente carotenoidi rappresenta un fattore protettivo probabile per il tumore polmonare. A differenza del consumo di integratori di beta-carotene, in questo caso le evidenze mostrano una riduzione del rischio all’aumentare del consumo di alimenti contenenti naturalmente carotenoidi.

                       

                      L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                      Pelle

                      La pelle è l’organo più esteso del nostro corpo e costituisce la prima linea di difesa dell’organismo contro potenziali agenti chimici, fisici e biologici.

                       

                      L’incidenza del tumore della pelle varia sensibilmente tra le diverse aree del mondo con prevalenza nella razza caucasica, in particolare annualmente circa l’85% dei melanomi cutanei insorgono nelle popolazioni di Nord-America, Europa ed Oceania.

                      Uno dei più importanti fattori di rischio per il tumore della pelle è l’esposizione ai raggi UV, rappresentando un rischio doppio rispetto a chi non è esposto. Anche l’esposizione a fonti artificiali di UV, come lampade e lettini per l’abbronzatura, aumenta il rischio di melanoma cutaneo.

                      Per questo motivo viene consigliata da parte di esperti un’esposizione moderata e con le dovute accortezze, come l’utilizzo della crema solare e l’attenzione a non esporsi al sole nelle ore più calde.

                      Non sono ancora stati individuati dalla ricerca scientifica dei test di screening che permettano una diagnosi precoce del tumore della pelle. Tuttavia è buona pratica controllare periodicamente l’aspetto dei nei, rivolgendosi anche ad un dermatologo.

                       

                      L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                       

                      Pancreas

                      Il pancreas è una ghiandola, esocrina ed endocrina, che secerne ormoni fondamentali per la digestione degli alimenti e per la regolazione del livello di glucosio nel sangue. Tra le principali funzioni ricordiamo la produzione del succo pancreatico, dell’insulina e del glucagone.

                       

                      La maggior parte dei tumori che interessano il pancreas riguardano la componente esocrina, ovvero la porzione che produce il succo pancreatico.

                      Rappresenta circa il 3% di tutti i tumori incidenti tra maschi e femmine ed è la quarta causa di morte per cancro per le donne e la sesta per gli uomini.

                      Ancora oggi non vi sono strumenti per la diagnosi precoce e questo può giustificare il fatto che solo il 7% dei casi di tumore del pancreas venga diagnosticato in uno stadio iniziale della malattia.

                      Il carcinoma pancreatico non manifesta sintomi particolari allo stadio iniziale, quando sono presenti sintomi spesso sono vaghi e possono essere male interpretati. Per tutti questi motivi il tumore del pancreas, nella maggior parte dei casi, viene diagnosticato quando è già esteso.

                       

                      In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori:

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                        Sovrappeso e obesità

                        l’aumento del peso corporeo è un fattore di rischio convincente per l’insorgenza del carcinoma pancreatico. Esiste un numero ampio di evidenze che mostra un’associazione tra vari metodi di misurazione del sovrappeso e dell’obesità e l’incidenza e la mortalità del tumore del pancreas.

                        In particolare gli studi che utilizzano il Body Mass Index (BMI) mostrano un aumento del rischio del 10% per un incremento di 5 punti di BMI.

                         

                        L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                        Ovaio

                        Le ovaie sono due piccoli organi dell’apparato genitale interno femminile. Svolgono la funzione di produrre ogni mese un ovocita, cellula riproduttiva femminile, e di produrre gli ormoni sessuali femminili, estrogeni e progesterone.

                         

                        I tumori dell’ovaio sono di tre tipi: epiteliali, germinali e stromali. Il carcinoma epiteliale ha origine nelle cellule che rivestono la superficie dell’ovaio e rappresenta il 30% dei carcinomi dell’apparato genitale femminile.

                        Il cancro ovarico viene diagnosticato generalmente nella fase tardiva di sviluppo del tumore poiché le prime fasi presentano una sintomatologia aspecifica. Nonostante questo, il trend di incidenza appare in diminuzione.

                         

                        In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato il seguente fattori:

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                          Sovrappeso e obesità

                          L’accumulo di peso corporeo è un probabile fattore di rischio per il tumore dell’ovaio. Il tessuto adiposo influenza la produzione ormonale ed instaura un lieve processo infiammatorio, alterando il corretto stato fisiologico della donna. Le evidenze scientifiche mostrano un’incidenza maggiore del tumore ovarico nelle donne con un alto valore di Body Mass Index (BMI) rispetto alle donne con valori nella norma. La relazione è confermata sia in premenopausa e che in post-menopausa, e per tutte le differenti forme di tumore dell’ovaio.

                           

                          L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                          Fegato

                          Organo più voluminoso del corpo, il fegato svolge numerose e fondamentali funzioni per il buon mantenimento dello stato di salute.

                           

                          Le forme tumorali con sede nel fegato sono diverse ma il carcinoma epatocellulare rappresenta il 90% di tutti i tumori di tale organo.

                          Il tumore del fegato è la seconda più comune causa di morte per cancro in tutto il mondo ed è più frequente negli uomini rispetto alle donne, anche in Italia rientra tra le prime cinque cause di morte per tumore nei maschi.

                          Il rischio di insorgenza aumenta con l’avanzare dell’età ma nei paesi in via di sviluppo si riscontra una diagnosi ad un’età inferiore, intorno ai 40 anni, rispetto ai paesi più sviluppati.

                           

                          In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori:

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                            Aflatossine

                            Le evidenze sulla relazione tra il consumo di prodotti contaminati da aflatossine e il rischio di tumore al fegato sono convincenti. L’aflatossina B1 prodotta dal fungo del genere Aspergillus, un contaminante dei cereali e delle arachidi, è una delle più forti dal punto di vista genotossico e cancerogeno.

                             

                            Consumo di alcol

                            L’evidenza sulla relazione tra consumo di alcolici e tumore del fegato è convincente per un’assunzione superiore a 45 grammi al giorno di etanolo, che equivalgono a più di tre unità alcoliche.

                             

                            Sovrappeso e obesità

                            L’eccessivo peso corporeo è un fattore di rischio convincente per il tumore del fegato. Gli studi mostrano come un incremento di 5 punti del Body Mass Index sia associato ad un aumento dell’incidenza per entrambi i sessi e per diverse aree geografiche.

                             

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                              Caffè

                              La letteratura esaminata mostra come l’assunzione regolare di caffè sia tra i probabili fattori in grado di ridurre il rischio di tumore al fegato.

                               

                              L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                              Esofago

                              L’esofago è il condotto che nell’atto della deglutizione, contraendosi, permette il passaggio dalla gola allo stomaco degli alimenti e dei liquidi ingeriti con la dieta.

                               

                              Il 95% dei tumori dell’esofago sono rappresentati dalla crescita incontrollata delle cellule che lo rivestono internamente (carcinoma a cellule squamose) oppure dalle cellule che costituiscono le ghiandole che producono il muco (adenocarcinoma).

                              In Italia il trend di incidenza appare in diminuzione nella popolazione maschile mentre è stabile per le donne.

                               

                              In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori, dividendo le evidenze relative al carcinoma a cellule squamose da quelle in riferimento all’adenocarcinoma.

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                                Consumo di alcol

                                Il carcinoma a cellule squamose è il più comune dei tumori esofagei. La letteratura scientifica mostra come il consumo di bevande alcoliche sia un convincente fattore di rischio per l’insorgenza di questa tipologia di tumori. Studi rilevano come l’assunzione di 1 unità alcolica al giorno sia associata ad un incremento del rischio del 25%, in confronto a chi non consuma alcol.

                                 

                                Mate

                                Ulteriore fattore di rischio, probabile per l’analisi effettuata della letteratura disponibile, è il consumo di mate caldo, una bevanda tradizionale del Sud America. Il consumo di mate caldo è stato anche inserito dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) tra i probabili cancerogeni per l’uomo (Gruppo 2A).

                                 

                                Sovrappeso e obesità

                                Per l’adenocarcinoma è stato riscontrato un solo fattore di rischio convincente legato all’aumento del peso corporeo, misurato attraverso il Body Mass Index (BMI), la circonferenza vita e il rapporto vita fianchi (waist hip ratio-WHR). Gli studi analizzati hanno mostrato un aumento del rischio del 48% per un incremento del BMI di 5 punti, un aumento del 34% per un aumento di 10 cm della circonferenza vita rispetto alla norma e un aumento del 38% per un incremento di 0.1 unità di WHR.

                                 

                                L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                                Colon / Retto

                                L’intestino, organo deputato alla digestione e assorbimento delle sostanze nutritive, è suddiviso in due parti principali: intestino tenue e intestino crasso. Il colon e il retto fanno parte dell’intestino crasso.

                                 

                                Circa l’80% dei tumori del colon-retto sono conseguenza della proliferazione incontrollata delle cellule della mucosa, rivestimento interno della parete intestinale, con conseguente formazione di polipi adenomatosi. Questi, inizialmente forme benigne, possono evolvere nel tempo in forme maligne causando i sintomi tipici del tumore del colon-retto, ad esempio il sangue nelle feci.

                                L’introduzione del test di screening, indirizzato a uomini e donne con età compresa dai 50 ai 69 anni, ha permesso la riduzione dell’incidenza, andando ad identificare la malattia in uno stadio precoce. Per questo motivo il trend del tumore del colon-retto ha visto una riduzione a partire dagli anni Duemila e la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di tumore è del 66% per il colon e 62% per il retto.

                                 

                                In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori:

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                                  Carne lavorata

                                  aumenta il rischio di tumore del colon-retto con evidenza convincente. In particolare è stato stimato che un consumo giornaliero di 50 grammi di carne lavorata aumenti il rischio di ammalarsi del 16%.

                                   

                                  Sovrappeso e obesità

                                  l’aumento del peso è un convincente fattore di rischio per l’insorgenza del tumore del colon-retto. Numerose sono le evidenze che giustificano tale relazione. Ad esempio una meta-analisi dose-risposta, che vede coinvolti un grande numero di casi di tumore del colon-retto, mostra un aumento del rischio del 5% per un incremento di 5 punti del Body Mass Index.

                                   

                                  Consumo di alcol

                                  il consumo elevato di bevande alcoliche rappresenta un fattore convincente di rischio per lo sviluppo di tumore del colon-retto. La revisione della letteratura scientifica mostra come una unità alcolica al giorno aumenti il rischio di tumore sia del colon che del retto. Dagli studi inoltre si nota chiaramente che il rischio aumenta linearmente all’aumentare delle unità alcoliche giornaliere consumate.

                                   

                                  Carne rossa

                                  è un probabile fattore di rischio per il tumore del colon-retto. Le evidenze mostrano un’associazione positiva, vale a dire che il rischio aumenta con l’incremento del consumo, ma in maniera non significativa.

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                                    Attività fisica

                                    praticare uno stile di vita attivo rappresenta un convincente fattore di riduzione del rischio di cancro del colon-retto. Le evidenze mostrano una riduzione del rischio del 20% in coloro che praticano alti livelli di attività fisica rispetto a coloro con livelli più bassi. Inoltre i dati in letteratura mostrano una riduzione dell’incidenza del tumore del colon in associazione con il movimento svolto nel tempo libero.

                                     

                                    Alimenti integrali

                                    sono un probabile fattore protettivo per il tumore del colon-retto. Le evidenze scientifiche mostrano, per un consumo di 90 grammi al giorno di cereali integrali, una riduzione del rischio del 17%.

                                     

                                    Alimenti fonte di fibra alimentare

                                    una dieta ricca di alimenti fonte di fibra rappresenta un fattore protettivo probabile per il tumore del colon-retto. Le evidenze mostrano che chi consuma alimenti fonte di fibra ha un rischio minore di tumore del colon-retto rispetto a chi ne consuma quantità minori. Non è stata definita la quantità di fibra per la quale tale associazione è riscontrata, si ricorda che i livelli di assunzione consigliati per la popolazione italiana sono di almeno 25 grammi al giorno.

                                     

                                    Latte e derivati

                                    Probabilmente fattori di riduzione del rischio di tumore del colon-retto. Le evidenze scientifiche mostrano, per un consumo giornaliero di 400 grammi di latte e derivati, una riduzione del rischio del 13%. Il probabile effetto positivo può essere spiegato in parte dal contenuto di calcio in questi alimenti.

                                     

                                    L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                                    Cistifellea

                                    La cistifellea, o colecisti, ha il ruolo di immagazzinare la bile prodotta dal fegato fino al rilascio, durante il processo digestivo, nell’intestino al fine di favorire la digestione dei grassi.

                                    Circa il 90% dei tumori della cistifellea sono adenocarcinomi mentre solo una piccola percentuale sono carcinomi a cellule squamose. Le percentuali di incidenza di entrambe le tipologie di tumore della cistifellea sono in calo.
                                    La patogenesi del tumore della cistifellea non è ben nota in quando la diagnosi spesso viene riconosciuta in stadi avanzati del tumore. Inoltre i sintomi come nausea, vomito e dolore addominali sono analoghi ad altre patologie e questo può tardarne la diagnosi.

                                    In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori:

                                    •  

                                      Sovrappeso e obesità

                                      l’aumento del peso corporeo è un probabile fattore di rischio per lo sviluppo del tumore della cistifellea. Gli studi mostrano un incremento significativo del 25% del rischio per un aumento di 5 punti di Body Mass Index (BMI).

                                      L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                                      Bocca / Faringe / Laringe

                                      Diversi sono i tessuti e gli organi inclusi nelle denominazioni di bocca, faringe e laringe. Questi comprendono le labbra, la lingua, il rivestimento interno delle guance, il pavimento orale, le gengive, il palato e le ghiandole salivari.

                                       

                                      Sono tumori maggiormente diffusi tra la popolazione maschile rispetto a quella femminile e si posizionano al quinto posto tra i tumori incidenti negli uomini di età compresa tra 50 e 69 anni, in termini di frequenza e proporzione.

                                      Una precoce diagnosi del tumore permette un maggiore successo delle terapie contro la malattia. In riferimento a queste sedi tumorali, è possibile individuare la malattia in uno stadio non avanzato grazie ad una visita otorinolaringoiatrica. È opportuno inoltre indirizzare le campagne di sensibilizzazione verso le categorie di popolazione a maggiore rischio d’insorgenza di tale tumore, in particolare i consumatori di alcol e fumo.

                                       

                                      In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori:

                                      •  

                                        Consumo di alcol

                                        il consumo di bevande alcoliche è un fattore di rischio convincente per lo sviluppo di tumore della bocca, della faringe e della laringe. Le numerose evidenze sono concordi nel affermare che maggiore è il consumo di alcol e maggiore è il rischio di insorgenza di tale tumore.

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                                          Verdure non amidacee

                                          il consumo di verdure non amidacee è un probabile fattore protettivo per i tumori della bocca, della faringe e della laringe. La maggior parte degli studi mette in evidenza come un maggiore consumo di verdure non amidacee sia associato ad un minore rischio di tumore e in particolare è stato visto che chi consuma una sola porzione al giorno di verdura ha comunque una riduzione del rischio in confronto a chi non ne consuma affatto.

                                           

                                          Frutta

                                          il consumo di frutta è un fattore protettivo probabile per il tumore della bocca, della faringe e della laringe. Dalla letteratura scientifica emerge una riduzione del rischio in chi consuma anche una sola porzione al giorno di frutta rispetto a chi ne consuma una quantità inferiore.

                                           

                                          Alimenti fonte di carotenoidi

                                          il consumo di alimenti che contengono naturalmente carotenoidi è un fattore protettivo, con evidenza probabile, per il tumore della bocca, della faringe e della laringe. Si riscontra questa correlazione negli studi che indagano i consumi di tali alimenti sia tramite l’utilizzo di questionari, sia con l’analisi dei livelli di carotenoidi nel sangue come indicatori di consumo. L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                                          Diarrea

                                          Le terapie oncologiche, ma anche la malattia in sé, possono causare alterazioni del tratto gastroenterico come dispepsia (cattiva digestione), gastrite, meteorismo, diarrea.

                                          È un effetto collaterale tipicamente legato alla chemioterapia ma può presentarsi anche durante la terapia ormonale e durante l’assunzione di farmaci biologici (una particolare categoria di terapie a bersaglio molecolare). Può essere cronica o acuta e alterare la qualità di vita del paziente, una sua precoce individuazione è necessari al fine di evitare casi severi di disidratazione e di malassorbimento intestinale, con conseguente abbassamento dei livelli di sali minerali importanti per la salute dell’organismo, come sodio e potassio.

                                           

                                          Cosa fare

                                          Per contrastare il rischio di disidratazione è bene individuare tutte le strategie possibili per introdurre fluidi, tra cui bere acqua, tisane tiepide, spremute di agrumi, ma anche consumare alimenti ricchi di acqua e di sali minerali come purè di frutta oppure verdure, preferendo quelle con un minor apporto di fibra.

                                          Scegliere fonti proteiche semplici da digerire come pollame e pesce bianco, e consumare pasti piccoli per non sovraccaricare il sistema gastrointestinale. Evitare alimenti troppo grassi e unti, difficili da digerire, e sospendere temporaneamente il consumo di prodotti integrali in favore di cereali in chicco perlati. Sarebbe utile infine evitare il fumo di sigaretta, il tè e il caffè che possono irritare il tratto intestinale.

                                          L’utilizzo di probiotici e antidiarroici, dopo consultazione medica, potrebbe essere indicata.

                                           

                                          Cibi utili

                                          Frutta cotta, sbucciata, e purè di frutta pastorizzata, escludendo pera, prugna e kiwi.

                                          Vegetali cotti poveri di fibra: zucca, zucchine, spinaci, melanzane sbucciate, carote, piselli.

                                          Cereali in chicco: orzo perlato, riso semintegrale.

                                          Patate lesse consumate a temperatura ambiente.

                                          Carne bianca: petto di pollo e fesa di tacchino.

                                          Pesce bianco: merluzzo, sogliola, platessa.

                                          Acqua minerale. Evitare bevande gassate

                                          Cosa fare per prevenire potenziali infezioni

                                          L’igiene orale in questa circostanza è di fondamentale importanza, per questo motivo bisogna mantenere sempre la bocca pulita lavandosi accuratamente i denti dopo ogni pasto e praticando regolarmente risciacqui con acqua e sale.

                                          Anche il cibo può veicolare microrganismi potenzialmente pericolosi, soprattutto quando consumato crudo, e il lavaggio delle materie prime con acqua è alla base di una cucina sicura; per una pulizia più accurata di frutta e verdura può essere utile inoltre asciugarle con un panno sfregandole un po’. Porre molta attenzione quando, nella stessa zona della cucina, si manipolano alimenti crudi, come ad esempio l’insalata, e alimenti cotti e pronti da consumare; in questi casi ci può essere il rischio di contaminazione crociata, cioè il passaggio di microrganismi patogeni dall’alimento crudo a quello cotto pronto da consumare. Quando avanzano pietanze cotte, soprattutto di origine animale, è bene conservarle in frigorifero e non a temperatura ambiente; quando verranno nuovamente consumate è fondamentale riscaldarli con attenzione fino al cuore del prodotto.

                                          È utile inoltre astenersi dal fumo e dal consumo di bevande alcoliche.

                                          Aumentato Rischio Di Infezioni

                                          Il calo dei globuli bianchi durante le terapie oncologiche aumenta il rischio di sviluppare infezioni. La gravità di tali infezioni varia a seconda dell’agente responsabile e dello stato fisico. Le infezioni più frequenti riguardano il sistema respiratorio, digerente, cutaneo e delle mucose.

                                          I principali sintomi derivanti da un’infezione possono essere: febbre alta, brividi, tosse, mal di testa, dolore muscolare, diarrea, sfoghi cutanei e irritazione delle mucose.

                                           

                                          Cosa fare per prevenire potenziali infezioni

                                           

                                          L’igiene orale in questa circostanza è di fondamentale importanza, per questo motivo bisogna mantenere sempre la bocca pulita lavandosi accuratamente i denti dopo ogni pasto e praticando regolarmente risciacqui con acqua e sale.

                                          Anche il cibo può veicolare microrganismi potenzialmente pericolosi, soprattutto quando consumato crudo, e il lavaggio delle materie prime con acqua è alla base di una cucina sicura; per una pulizia più accurata di frutta e verdura può essere utile inoltre asciugarle con un panno sfregandole un po’. Porre molta attenzione quando, nella stessa zona della cucina, si manipolano alimenti crudi, come ad esempio l’insalata, e alimenti cotti e pronti da consumare; in questi casi ci può essere il rischio di contaminazione crociata, cioè il passaggio di microrganismi patogeni dall’alimento crudo a quello cotto pronto da consumare. Quando avanzano pietanze cotte, soprattutto di origine animale, è bene conservarle in frigorifero e non a temperatura ambiente; quando verranno nuovamente consumate è fondamentale riscaldarli con attenzione fino al cuore del prodotto.

                                          È utile inoltre astenersi dal fumo e dal consumo di bevande alcoliche.

                                          Perdita Di Appetito

                                          Durante le terapie oncologiche diversi fattori come la stanchezza, l’alterata percezione dei sapori e degli odori, le infiammazioni del tratto digerente e lo stato emotivo possono portare ad una perdita dell’appetito. Questo fenomeno generalmente è più acuto nei giorni di somministrazione della terapia ma può protrarsi anche per periodi molto lunghi, accentuato da fattori psicologici.

                                          Cosa fare

                                          Non bisogna preoccuparsi se l’inappetenza è circoscritta al giorno del trattamento o a quello successivo, purché poi torni l’appetito tra una seduta e l’altra. È importante invece sforzarsi di bere molto anche durante i trattamenti, sia acqua sia tisane tiepide o fredde, per evitare la disidratazione.

                                          Per aumentare l’appetito può essere utile praticare dell’attività fisica leggera, come una camminata o del giardinaggio, assicurandosi di svolgerla in sicurezza e secondo consiglio medico.

                                          Evitare di sforzarsi a consumare pasti abbondanti e prediligere piccoli spuntini frequenti durante la giornata. Se si incontrano difficoltà a consumare un pasto completo, inserire durante la giornata alimenti molto ricchi di nutrienti come frutta secca, essiccata e semi, o che non necessitano di lunghe preparazioni, come yogurt e fiocchi di cereali o ricotta fresca con cruditè di verdure.

                                           

                                          Cibi utili

                                          Frutta secca: noci, nocciole, mandorle, pistacchi e anacardi non salati

                                          Yogurt bianchi al naturale con frutta essiccata tipo mele, albicocche, fichi e cereali, ad esempio fiocchi d’avena.

                                          Cioccolato fondente al 70%: 2-3 quadretti massimo al giorno

                                          Alterazioni Del Gusto

                                          Tra gli effetti collaterali dei farmaci chemioterapici, il più frequente è rappresentato dalle alterazioni del gusto. Il sapore del cibo in certi casi risulta più salato, amaro o addirittura metallico, alcuni pazienti invece sostengono di non riuscire più a distinguere alcun sapore (ageusia).  Nella maggior parte dei casi si tratta di un effetto temporaneo che diminuisce e scompare con la sospensione del trattamento.

                                           

                                          Cosa fare

                                          Se ci si rende conto che il gusto per certi alimenti è effettivamente cambiato, può essere utile eliminare temporaneamente quei cibi e dare la preferenza a quelli che hanno un sapore gradito. È importante non eliminare definitivamente i cibi sgraditi, l’ideale è riprovare a consumarli dopo qualche settimana, in quanto il gusto potrebbe essere tornato nella norma. Un’accurata igiene orale deve essere eseguita per ridurre al massimo la comparsa della mucosite, frequente nei pazienti in trattamento oncologico.

                                          Di seguito alcuni accorgimenti per rendere i cibi più gradevoli:

                                          – insaporire i piatti con spezie ed erbe aromatiche ed evitare di incrementare l’uso di sale.

                                          – marinare il pesce, la carne e le verdure ad esempio con limone, ginepro, zenzero o peperoncino.

                                          – i cibi freddi sono generalmente più benaccetti, come ricotta fresca, hummus di ceci, yogurt greco aromatizzato con erbe e spezie.

                                          – anche le bevande come limonate e infusi rinfrescanti (oppure tisane al finocchio o allo zenzero bevute fredde) lasciano in bocca un sapore gradevole.

                                           

                                          Cibi utili

                                          Erbe aromatiche sia fresche che essiccate: salvia, basilico, origano, erba cipollina, timo.

                                          Spezie: paprika, curcuma, curry, peperoncino fresco o secco.

                                          Marinature: aceto di mele, succo di limone e arancia, salsa di soia a ridotto contenuto di sale.

                                          Radioterapia

                                          La radioterapia, a differenza della chemioterapia, è un trattamento locale, coinvolge quindi aree localizzate del corpo comportando effetti collaterali prevalentemente nella zona di applicazione.

                                          Vi sono due tipologie di radioterapia: esterna, in cui il fascio di radiazioni ionizzanti è indirizzato dall’esterno verso il corpo, e interna, chiamata anche brachiterapia o radioterapia di contatto, in cui una fonte radioattiva è inserita chirurgicamente all’interno del corpo vicino al tumore.

                                           

                                          L’obiettivo è di eliminare la massa tumorale o di ridurla attraverso il danno diretto alle cellule tumorali.

                                           

                                          L’effetto della terapia radiante sul tessuto sano vicino all’area da irradiare, può produrre cambiamenti della normale funzione fisiologica peggiorando lo stato nutrizionale del paziente, interferendo con l’ingestione, la digestione o l’assorbimento dei nutrienti. Ad esempio i pazienti sottoposti a trattamento radiante nel distretto testa collo possono presentare complicanze maggiori.

                                          Gli effetti avversi della radioterapia dipendono dalla sede irradiata, dalla dose totale, dal frazionamento, dalla durata e dall’estensione dell’area trattata. La maggior parte di questi effetti sono in acuto, incominciano intorno alla seconda o terza settimana di trattamento e diminuiscono due o tre settimane dopo che la radioterapia è terminata.

                                          Anche i pazienti che ricevono la terapia su una parte del tratto gastrointestinale sono più suscettibili ad effetti avversi connessi all’alimentazione.

                                           

                                          L’intervento nutrizionale è basato sulla gestione dei sintomi, i pazienti che mantengono una buona nutrizione hanno più probabilità di tollerare gli effetti avversi del trattamento. Un adeguato apporto calorico e proteico, impostato tempestivamente in parallelo ai trattamenti, può aiutare a mantenere la resistenza del paziente e a prevenire il catabolismo dei tessuti, cioè ad evitare che l’organismo sia costretto ad utilizzare le proprie scorte di nutrienti per ricavare energia, meccanismo che porta al deperimento muscolare e ad un’ulteriore perdita di peso.

                                           

                                          Alcuni dei più comuni effetti avversi che influiscono sull’alimentazione causati dall’irradiazione di testa e collo includono: alterazione del gusto o avversione al cibo, secchezza delle fauci, saliva densa, mucosite, disfagia, restringimento dell’esofago superiore.

                                          L’irradiazione del torace può essere associata a esofagite, disfagia, reflusso esofageo. Mentre se l’irradiazione è rivolta all’intestino o alla pelvi, si possono verificare: diarrea, vomito, enteriti, malassorbimento di nutrienti.

                                          Terapie a bersaglio molecolare

                                          Le terapie a bersaglio molecolare agiscono inibendo in maniera selettiva e mirata dei target molecolari del cancro coinvolti nella crescita, nella diffusione e progressione tumorale. È una terapia personalizzata che si basa sulle specifiche caratteristiche molecolari del tumore, non solo rispetto alla sede e allo stadio della malattia.  Viene spesso utilizzata in associazione a regimi chemioterapici e poi proseguita in monoterapia come mantenimento. A seconda del bersaglio terapeutico gli effetti collaterali possono essere diversi.

                                          Gli effetti collaterali delle terapie a bersaglio molecolare sono diverse rispetto agli effetti che si hanno dai chemioterapici classici. I più frequenti sono tossicità cutanee, mucositi, tossicità gastrointestinali, patologie della tiroide, astenia, tossicità cardiovascolari. Anche in questo caso una giusta valutazione nutrizionale e adeguati comportamenti possono attutire gli effetti collaterali e migliorare la qualità di vita.

                                          Immunoterapia

                                          L’immunoterapia è una metodica relativamente recente impiegata per il trattamento dei tumori che sfrutta i meccanismi molecolari attraverso cui l’organismo identifica e uccide le cellule tumorali. L’immunoterapia può agire o stimolando il sistema immunitario a lavorare di più per attaccare le cellule cancerose o fornendo ad esso componenti immunitarie prodotte in laboratorio.

                                           

                                          Questo tipo di terapia è utilizzata per attaccare direttamente le cellule tumorali, per stimolare il sistema immunitario a rispondere alla malattia o per prevenire la ricomparsa di tumore dopo un trattamento.

                                          I principali tipi di immunoterapia utilizzati in campo oncologico sono gli anticorpi monoclonali, gli inibitori del checkpoint immunitario, i vaccini anti-tumorali (tramite prevenzione delle infezioni da virus oncogeni) e immunoterapie non specifiche (citochine, interleuchine, interferone).

                                           

                                          Tali terapie possono produrre una cascata di sintomi, i più comuni legati allo stato nutrizionale sono: febbre, perdita di appetito, nausea, vomito e diarrea, tossicità cutanea, interstiziopatie polmonari.

                                          Terapia ormonale

                                          Le terapie ormonali sono impiegate nel trattamento dei tumori ormono-sensibili come tumore al seno o alla prostata, spesso in aggiunta ad altri trattamenti quali chemioterapia e radioterapia, al fine di ridurre il rischio di recidiva. Possono presentare la sola terapia in casi in cui il paziente presenta controindicazioni assolute a trattamenti più invasivi, come la chirurgia, o a trattamenti chemioterapici.

                                           

                                          Gli ormoni sono naturalmente prodotti nell’organismo e svolgono diverse funzioni regolatorie.

                                          In alcuni tumori ormono-sensibili gli ormoni rappresentano un fattore di crescita, per questo motivo sono utilizzati dei farmaci per impedire lo stimolo ormonale sul tumore attraverso due meccanismi:

                                          • blocco o eliminazione o cambiamento della forma dei recettori ormonali sulle cellule. In questo modo una molecola impedisce il legame con l’ormone che non può svolgere la sua azione sulla cellula;
                                          • blocco della produzione ormonale attraverso farmaci o rimozione degli organi che producono gli ormoni (es. asportazione chirurgica ovaio).

                                           

                                          La terapia ormonale è al momento impiegata soprattutto per il trattamento del tumore al seno e alla prostata, in cui il suo ruolo terapeutico è stato ben definito da numerosi trials clinici, la ricerca tuttavia è attiva nello studio dell’impiego della terapia ormonale in altre sedi tumorali.

                                           

                                          Essendo la terapia ormonale sistemica, gli effetti avversi possono interessare l’intero organismo.

                                          Questi per le donne possono essere simili a quelli della menopausa (vampate di calore, sudorazione notturna, secchezza vaginale, mal di testa…) ma possono insorgere anche nausea, perdita di capelli, dolori muscolari e osteo-articolari, nonché fenomeni trombotici e aumento di peso.

                                          Negli uomini gli effetti avversi possono essere: stanchezza, dolore e tensione a livello mammario, nausea, calo del desiderio sessuale e impotenza.

                                           

                                          La riduzione della concentrazione di ormoni nell’organismo può aumentare il rischio di sviluppo di osteoporosi sia nell’uomo che nella donna.

                                          Chemioterapia

                                          Gli agenti chemioterapici sia essi somministrati oralmente che endovena, possono essere utilizzati come singoli agenti o in combinazione, in base al tipo di tumore e alle condizioni cliniche della persona.

                                           

                                          L’obiettivo primario del trattamento chemioterapico è la cura del tumore, utilizzando una dose efficace che provochi il minor danno possibile alle cellule sane dell’organismo.

                                           

                                          In genere, secondo la sede tumorale, lo stato di avanzamento della malattia ed i fattori individuali, viene pianificato il trattamento chemioterapico adeguato. Stabilito questo, la chemioterapia può essere somministrata come:

                                          • Terapia adiuvante: dopo la chirurgia per ridurre la probabilità di recidiva;
                                          • Terapia neo-adiuvante: prima della chirurgia per ridurre le dimensioni del tumore e consentire una migliore riuscita dell’intervento;
                                          • Terapia concomitante: insieme a una o più terapie (es. chemioterapia e radioterapia o anticorpi monoclonali).

                                           

                                          La chemioterapia è un trattamento sistemico, coinvolge dunque tutto l’organismo, ed è per questo motivo che potenzialmente chi si sottopone a chemioterapia può avere più effetti avversi rispetto alla chirurgia e alla radioterapia. Tra questi i più frequenti sono: stanchezza, perdita di appetito, alterazioni del gusto, nausea, vomito, diarrea, costipazione, mucositi ed esofagiti, caduta dei capelli, disturbi alla pelle e alle unghie, compromissione della funzionalità del midollo osseo con maggior rischio di contrarre infezioni.

                                          Inoltre la malnutrizione, la disidratazione e la perdita di peso prima e durante la chemioterapia, possono condizionare il recupero del paziente ed anche la tossicità sviluppata tra i cicli di chemioterapia, influenzano direttamente l’iter del piano di trattamento programmato.

                                          Gli effetti collaterali dei trattamenti chemioterapici possono essere maggiori se il paziente presenta delle comorbilità come diabete, patologie cardiache o renali.

                                          Vale la pena ricordare che la maggior parte degli effetti collaterali tendono a regredire con la sospensione del trattamento.

                                          Chirurgia

                                          La chirurgia è spesso il primo passo per il trattamento dei tumori. I pazienti con malnutrizione hanno un rischio più elevato di complicanze post-operatorie e mortalità. È necessario, quando possibile, correggere i deficit nutrizionali di macro e micronutrienti prima di sottoporsi all’intervento.

                                          Secondo il tipo di procedura utilizzata, la chirurgia può causare impedimenti meccanici o fisiologici all’alimentazione, come ad esempio accade nelle resezioni gastriche o intestinali o nei tumori del distretto testa collo.

                                          Inoltre l’intervento spesso produce un’immediata risposta metabolica che aumenta il fabbisogno energetico e modifica le esigenze di nutrienti necessari per la riparazione tissutale e la guarigione in un momento iniziale in cui i fabbisogni spesso non sono raggiunti.

                                           

                                          Le complicazioni nutrizionali sono solitamente più evidenti e severe quando la crescita tumorale e le terapie anti-tumorali coinvolgono il tratto gastrointestinale. Inoltre secondo la porzione di tratto gastrointestinale coinvolta nella procedura chirurgica, si possono manifestare carenze specifiche per alcuni nutrienti che vengono assorbiti proprio nella zona interessata (es. vit b12 viene assorbita nell’ultimo tratto del tenue e va integrata nelle resezioni dell’ileo).

                                           

                                          I  tumori di testa-collo (cavità orale, faringe, laringe, cavità nasali, ghiandole salivari, orecchio, collo) a causa della loro posizione  possono avere profonde implicazioni sullo stato nutrizionale; la chirurgia di queste sedi può influenzare negativamente, sia in maniera temporanea che permanente, la funzione masticatoria e di deglutizione, ma anche la capacità gustativa e olfattiva.

                                           

                                          Trattamenti Oncologici E Stato Nutrizionale

                                          Lo stato nutrizionale del paziente con diagnosi di tumore in attesa di iniziare un trattamento, varia notevolmente a seconda della sede tumorale coinvolta nonché dello stato di avanzamento della malattia e da eventuali altre patologie presenti.

                                          Trattamenti quali: la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia possono avere effetti negativi diretti (meccanici) o indiretti (metabolici) sullo stato nutrizionale del paziente.

                                          Il successo della terapia antitumorale sarà influenzato, oltre che da altri fattori, anche dalla capacità del paziente di tollerare la terapia, che a sua volta dipende dallo stato nutrizionale precedente all’inizio della terapia.

                                          È pertanto vantaggioso che il paziente, laddove le tempistiche lo consentano, inizi il proprio percorso di trattamento con un buono stato nutrizionale, un’adeguata composizione corporea e con sane abitudini alimentari consolidate.

                                           

                                          In questa sezione saranno esposte le modalità di terapia che possono avere implicazioni sullo stato nutrizionale del paziente.

                                          Valutare le informazioni scientifiche in ambito nutrizionale

                                          Leggere, informarsi e attuare cambiamenti nello stile di vita sono tutti gesti importanti che possono contribuire alla prevenzione di una recidiva di tumore o di altre patologie secondarie. È bene però sottolineare che la ricerca in questo ambito è ancora agli inizi e non è facile ottenere risultati univoci e convincenti dal mondo della scienza. È quindi importante saper riconoscere quali messaggi sono tratti da risultati scientifici attendibili e quando, invece, derivano da errate interpretazioni o mistificazioni.

                                           

                                           

                                          Di seguito alcuni consigli pratici:

                                          Leggere attentamente, il progresso scientifico necessita di tempo per ottenere risultati convincenti. Attenzione quindi ai termini “scoperta scientifica” oppure “miracolo” in quanto anche una scoperta apparentemente plausibile ha bisogno di tempo per essere confermata.

                                          Ricercare la “versione integrale” della storia, i servizi che si possono vedere in tv o leggere sui giornali sono troppo brevi per includere tutti i dettagli di un argomento. È fondamentale quindi approfondire le questioni su libri o periodici dedicati, controllando anche la presenza dei risultati su riviste scientifiche.

                                          Non affidarsi a soluzioni troppo facili, il cancro è una malattia complessa che non può trovare soluzioni “magiche” né tantomeno cure miracolose. Anche l’organismo umano è una macchina complessa e il cibo che consumiamo con la dieta è ricco di centinaia, o addirittura migliaia, di composti diversi che possono interagire con il nostro organismo. La strategia migliore per la prevenzione oncologica va quindi cercata in uno stile di vita complessivo e non in un solo alimento.

                                          Affidarsi a fonti istituzionali e riconosciute, prima di intraprendere dei cambiamenti drastici è sempre raccomandabile consultare il proprio medico. Esso, con anni di studio e di esperienza professionale, sarà sicuramente in grado di dare un parere basato sulla validità scientifica della nuova strategia da intraprendere ma anche sull’adeguatezza o meno al soggetto che vuole intraprenderla.

                                          Mantenere un sano scetticismo, non è necessario screditare o diffidare di ogni articolo o servizio che leggiamo o vediamo, ma è sufficiente utilizzare il buonsenso. Se una soluzione suona troppo facile e comoda per essere vera, probabilmente non lo sarà.

                                          La circonferenza vita, un valore da tener sott’occhio

                                          La circonferenza vita è un’altra metodica diffusa come indicatore di rischio nell’adulto. Questo valore è un indice di grasso viscerale, per cui più elevati saranno i valori, maggiore sarà il rischio cardiovascolare e/o metabolico.

                                          Gli studi epidemiologici che hanno indagato soprattutto il rischio cardiovascolare associato al grasso corporeo sono giunti alla conclusione che ha più rilevanza la localizzazione della massa grassa rispetto alla sua quantità totale. L’accumulo adiposo in sede addominale è il più pericoloso per via della vicinanza ai visceri e al cuore.

                                           

                                          La misurazione della circonferenza vita corrisponde alla circonferenza minima dell’addome e si effettua posizionando un metro da sarta nel punto medio tra l’ultima costa e la cresta iliaca (osso dell’anca), il valore deve essere rilevato alla fine di un’espirazione normale. Un’alternativa più semplice da fare a casa è misurare con il metro da sarta la circonferenza vita circa un centimetro al di sopra dell’ombelico.

                                           

                                          Si stima che valori della circonferenza della vita pari o superiori a 80 cm nella donna e a 94 cm nell’uomo siano fortemente associati a un aumento del rischio di numerose malattie considerate complicanze metaboliche dell’obesità, tra le quali il diabete, le patologie cardiovascolari e i tumori.

                                           

                                           

                                           

                                          Il giusto peso. Calcola il tuo indice di massa corporea

                                          Per verificare se il proprio peso è nella norma, lo strumento più comune è l’indice di massa corporea IMC o body mass index BMI. Questo valore è largamente utilizzato come indice di rischio relativo di mortalità e morbidità a livello di popolazione.

                                          Si misura dividendo il peso in kg per l’altezza in metri al quadrato. Es: 58 kg / (1,60 m)2 = 58/2,56 = IMC 22,6.

                                          Si è normopeso quando l’IMC si trova nell’intervallo 18.5 – 24.9, sovrappeso quando si trova tra 25 e 29.9, mentre l’obesità è rappresentata da un IMC superiore a 30.

                                           

                                          L’indice di massa corporea rappresenta uno strumento poco accurato per alcuni gruppi di popolazione:

                                          – nei bambini e adolescenti al di sotto dei 18 anni, per cui si usano delle curve di crescita specifiche per età;

                                          – negli atleti professionisti e bodybuilders, i cui valori di IMC rifletterebbero una condizione di sovrappeso o obesità per via della massa muscolare elevata. L’IMC, infatti, non è un indicatore specifico della composizione corporea (distribuzione di massa magra e massa grassa) ma considera il peso come un’unica massa, la cui ripartizione va indagata con altre metodiche;

                                          – in alcuni gruppi etnici (asiatici e mediorientali) per cui i valori soglia risulterebbero inferiori.

                                           

                                          Nonostante queste limitazioni metodologiche, l’indice di massa corporea rappresenta un valido strumento per studiare in una popolazione i rischi associati ad un peso elevato, ed in questo senso la correlazione tra obesità e malattie croniche (come malattie cardiovascolari, diabete e cancro) è ormai accertata.

                                          Secondo il Fondo mondiale per la ricerca sul cancro (world cancer research fund WCRF) vi è un’evidenza convincente che valori elevati di indice di massa corporea siano associati a ben 11 siti di tumore: esofago, seno in post-menopausa, cistifellea, rene, pancreas, colon-retto, endometrio, fegato, prostata, ovaio, stomaco (cardias).

                                           

                                          Le maggiori cause di sovrappeso e obesità sono le scorrette abitudini alimentari e la sedentarietà. Mantenersi nell’intervallo del normopeso può essere uno dei migliori comportamenti in grado di prevenire il cancro. Anche una piccola perdita di peso, pari al 10% del proprio peso iniziale, abbassa il rischio di molte malattie associate.

                                          Organizzare un piano alimentare familiare

                                          Nel momento in cui si cambiano le proprie abitudini alimentari, per scelta o esigenza, contare sull’appoggio famigliare può fare la differenza, non soltanto come sostegno morale ma anche per esigenze pratiche di organizzazione della spesa e della cucina. Inoltre adottare un’alimentazione più salutare rappresenta una buona occasione per trasmettere le nuove abitudini a tutta la famiglia e moltiplicarne così i benefici a tutti i componenti, soprattutto se ci sono bambini e ragazzi in casa.

                                           

                                          Certamente maggiori saranno i componenti della famiglia, maggiori potranno essere le esigenze alimentari di ognuno, e spesso cibi meno apprezzati da un famigliare risultano essere proprio i più graditi da un altro. In questo senso può essere utile stilare insieme una lista di cibi o piatti preferiti da ognuno, che siano ovviamente in linea con le raccomandazioni per una sana alimentazione, e ruotare le preferenze di tutti almeno una volta a settimana per una cena o un pranzo. In questo modo saranno tutti più ben disposti ad assaggiare altri cibi.

                                           

                                          Per organizzare un piano alimentare famigliare è consigliabile, almeno inizialmente, compilare una tabella in cui indicare di settimana in settimana i menù di pranzo e cena e di conseguenza organizzare una spesa settimanale per gli alimenti meno deperibili ed una più frequente per i freschi.

                                           

                                          Per la colazione e gli spuntini invece si possono stilare delle liste di snack sani che ogni famigliare potrà personalizzare secondo le attività della giornata, ad esempio scegliendo uno spuntino più energetico se farà molto sport e ridimensionandosi se invece ha in previsione un’attività più sedentaria, come lavorare al pc.

                                           

                                          Cosa non dovrebbe mai mancare in casa:

                                           

                                          • Frutta e verdura fresche di stagione
                                          • Cereali integrali (riso integrale, cereali in chicco, pane e pasta integrale…)
                                          • Legumi (freschi, secchi o surgelati, farine di legumi…)
                                          • Frutta secca (noci, mandorle, nocciole, anacardi…)
                                          • Semi oleosi (lino, girasole, papavero, sesamo…)
                                          • Olio extravergine d’oliva
                                          • Spezie ed erbe aromatiche

                                          Le porzioni

                                          Il piatto sano è già un buon esempio visivo di come un pasto debba essere composto e, rispettando le proporzioni tra i gruppi alimentari, può essere adattato a molte delle esigenze personali rispetto al proprio stile di vita.

                                           

                                          Passando alla pratica è possibile talvolta trovarsi disorientati rispetto all’idea di porzione di un alimento che si può immaginare: una porzione di verdura può essere interpretata in maniera molto soggettiva e dipendere anche in una certa misura da quanto si è abituati a consumarne. Così l’idea di porzione di verdura può essere molto discordante tra uomo e donna, o tra adolescente e adulto.

                                          Per questo esistono delle porzioni standard a cui fare riferimento e delle frequenze di consumo suggerite. Ciò non significa che tutta la popolazione debba mangiare allo stesso modo, soprattutto in caso di esigenze particolari o patologie che andrebbero analizzate con medico e nutrizionista, ma sulla base di queste indicazioni è possibile costruire la propria alimentazione e quella famigliare rispetto alla vita lavorativa, all’attività fisica svolta ecc…

                                           

                                           

                                          Condimento principe: olio extravergine d’oliva
                                          • Prediligi l’utilizzo dell’olio extravergine a crudo.
                                          • Se utilizzi gli oli di semi, acquista quelli spremuti a freddo.
                                          • Insaporisci i tuoi piatti con spezie ed erbe aromatiche, per arricchire di sapore e di salute il tuo pasto.

                                           

                                          Copyright © 2011, Harvard University. For more information about The Healthy Eating Plate, please see The Nutrition Source, Department of Nutrition, Harvard School of Public Health, www.thenutritionsource.org, and Harvard Health Publications, www.health.harvard.edu.

                                          La varietà è fondamentale anche per le fonti di proteine
                                          • Consuma il pesce, in particolare pesce azzurro di piccola taglia, importante fonte di grassi essenziali, 3 volte alla settimana.
                                          • I legumi rappresentano un’ottima fonte proteica ricca di fibra. Uniscili ad una porzione di cereali in freschi piatti unici o in calde zuppe, almeno 3-5 volte alla settimana.
                                          • Altre fonti proteiche, da consumare ognuna max 2 volte alla settimana, possono essere la carne bianca (pollo, tacchino, coniglio), le uova e i latticini (meglio freschi e magri).
                                          • Limita il consumo di carne rossa (manzo, maiale, agnello) ed evita i salumi e gli insaccati.

                                          Un piatto sano dovrebbe essere composto per metà da frutta e verdura
                                          • Prediligi prodotti freschi e di stagione, variandone il più possibile i colori.
                                          • Le verdure non rappresentano solo un contorno, ad esempio puoi sgranocchiare della verdura fresca mentre apparecchi la tavola, ti aiuterà a tenere a bada il senso di fame, oppure aggiungerla ai primi piatti e ai secondi per comporre ricette colorate, salutari e sazianti.
                                          • Anche la frutta può rappresentare un ingrediente di ricette dolci e salate, o essere aggiunta a yogurt e insalate.

                                          Come e quanto: i consigli del piatto sano

                                          La rappresentazione grafica del piatto sano è stata pubblicata dall’Harvard Medical School di Boston e rappresenta un’ulteriore evoluzione della piramide alimentare.

                                          Con il piatto sano si vuole raffigurare la composizione ideale che dovrebbe avere ogni pasto della giornata, dalla colazione fino alla cena.

                                          È importante notare che la sua composizione nel complesso è rappresentata per almeno 2/3 da alimenti di origine vegetale.

                                           

                                           

                                           

                                           

                                          Un piatto sano dovrebbe essere composto per metà da frutta e verdura.

                                          • Prediligi prodotti freschi e di stagione, variandone il più possibile i colori.
                                          • Le verdure non rappresentano solo un contorno, ad esempio puoi sgranocchiare della verdura fresca mentre apparecchi la tavola, ti aiuterà a tenere a bada il senso di fame, oppure aggiungerla ai primi piatti e ai secondi per comporre ricette colorate, salutari e sazianti.
                                          • Anche la frutta può rappresentare un ingrediente di ricette dolci e salate, o essere aggiunta a yogurt e insalate.

                                           

                                          Cereali e derivati integrali dovrebbero essere presenti ad ogni pasto

                                          • Prediligi i cereali in chicco, come orzo, farro, grano saraceno, quinoa, riso e mais integrale considerando che una porzione media equivale a circa 80 grammi.
                                          • Ogni volta che ti è possibile cerca di consumare sia il pane che la pasta nella versione integrale.
                                          • Quando acquisti prodotti integrali assicurati che il primo ingrediente della lista sia la farina integrale.

                                           

                                          La varietà è fondamentale anche per le fonti di proteine

                                          • Consuma il pesce, in particolare pesce azzurro di piccola taglia, importante fonte di grassi essenziali, 3 volte alla settimana.
                                          • I legumi rappresentano un’ottima fonte proteica ricca di fibra. Uniscili ad una porzione di cereali in freschi piatti unici o in calde zuppe, almeno 3-5 volte alla settimana.
                                          • Altre fonti proteiche, da consumare ognuna max 2 volte alla settimana, possono essere la carne bianca (pollo, tacchino, coniglio), le uova e i latticini (meglio freschi e magri).
                                          • Limita il consumo di carne rossa (manzo, maiale, agnello) ed evita i salumi e gli insaccati.

                                           

                                          Condimento principe: olio extravergine d’oliva

                                          • Prediligi l’utilizzo dell’olio extravergine a crudo.
                                          • Se utilizzi gli oli di semi, acquista quelli spremuti a freddo.
                                          • Insaporisci i tuoi piatti con spezie ed erbe aromatiche, per arricchire di sapore e di salute il tuo pasto.

                                           

                                          Copyright © 2011, Harvard University. For more information about The Healthy Eating Plate, please see The Nutrition Source, Department of Nutrition, Harvard School of Public Health, www.thenutritionsource.org, and Harvard Health Publications, www.health.harvard.edu.

                                          I legami tra alimentazione e salute

                                          Il rapporto che c’è tra ciò che mangiamo e gli effetti sulla salute si basa soprattutto, tenendo conto di altri fattori come le caratteristiche genetiche di un individuo e lo stile di vita, su un delicato equilibrio tra un adeguato apporto di fattori protettivi ed un limitato apporto di fattori negativi attraverso le scelte alimentari.

                                           

                                          La dieta ed i suoi componenti possono modificare il rischio di sviluppare una malattia. Addirittura alcuni composti contenuti negli alimenti sono in grado di comunicare con il nostro patrimonio genetico ed influenzare positivamente o negativamente il nostro stato di salute.

                                           

                                          Più che il singolo nutriente o l’alimento in sé, è stato visto che lo stato di salute è influenzato soprattutto dai modelli alimentari, e su tutti, la dieta mediterranea è il modello che sembra essere il più protettivo soprattutto per le patologie cardiovascolari e tumorali, ma anche per la riduzione del rischio di ammalarsi di diabete. La dieta mediterranea ci offre ben oltre che un sano modello alimentare, è infatti un esempio di come questo sia in armonia con uno stile di vita che esalta la convivialità e socialità, il rispetto delle tradizioni.

                                          Proteine animali e vegetali

                                          Le proteine sono formate da catene di aminoacidi legati tra loro e si caratterizzano in base alla proporzione e alla sequenza con la quale questi aminoacidi si legano a formare la catena peptidica.

                                          Le proteine sono nutrienti fondamentali per il nostro organismo, tra le loro funzioni vi sono:

                                          • regolazione del metabolismo (enzimi, ormoni…);
                                          • costituzione dei canali cellulari di membrana e trasporto delle molecole (emoglobina, apolipoproteine, RBP…);
                                          • costituzione di fattori della coagulazione del sangue (fibrinogeno, protrombina…);
                                          • protezione dell’organismo dalle infezioni (anticorpi);
                                          • formazione di strutture contrattili (actina, miosina…);
                                          • ruolo nella trasmissione nervosa (recettori dell’acetilcolina…);
                                          • costituzione di strutture di sostegno (collagene, cheratina…).

                                           

                                          Gli amminoacidi che costituiscono le proteine sono numerosi in natura, ma solamente una ventina sono utili al nostro organismo, di questi solo nove non sono sintetizzabili dall’organismo e pertanto sono detti “amminoacidi essenziali” e devono essere assunti esclusivamente con gli alimenti.

                                          Le proteine sono contenute in tutti gli alimenti, sia animali (carne, pesce, uova e formaggi) sia vegetali (cereali, legumi e frutta secca). A seconda della fonte proteica, il contenuto e la proporzione di amminoacidi essenziali varia.

                                          In generale le fonti animali di proteine hanno un profilo amminoacidico più bilanciato con un rapporto tra amminoacidi essenziali funzionale all’assorbimento. Le proteine vegetali sono sì complete di tutti gli amminoacidi essenziali, ma il loro rapporto non è sempre ottimale per un assorbimento completo. Per questo motivo è importante variare le fonti vegetali di proteine nel pasto e nella giornata alimentare. L’abbinamento di cereali e legumi, per esempio, consente un apporto bilanciato di amminoacidi essenziali, perché laddove i cereali sono poveri dell’amminoacido lisina, i legumi ne sono ricchi, e al contrario per l’amminoacido carente dei legumi, metionina, l’apporto è coperto dai cereali. Le fonti di proteine vegetali si complementano tra loro per raggiungere l’optimum amminoacidico.

                                           

                                          Riguardo il ruolo delle proteine vegetali nella protezione della salute, numerosi studi hanno dimostrato che un’alimentazione ricca in cereali, legumi, ortaggi e frutta protegga dalla comparsa di numerose malattie molto diffuse nei paesi sviluppati, in particolare diverse forme di tumore e malattie cardiovascolari, malattie dell’apparato respiratorio, dell’apparato digerente, ecc.

                                          Grassi saturi e insaturi

                                          Le funzioni dei grassi sono molto importanti per la salute dell’organismo: questi nutrienti rientrano nella costituzione delle membrane cellulari e delle guaine mieliniche (il rivestimento dei neuroni); sono i precursori di sostanze regolatrici del sistema cardiovascolare, dei processi infiammatori, della coagulazione del sangue, della funzione renale e del sistema immunitario, dei sali biliari, della vitamina D, degli ormoni steroidei (cortisolo) e degli ormoni sessuali (androgeni, estrogeni); favoriscono l’assorbimento delle vitamine liposolubili (A, D, E, K).

                                           

                                          I grassi sono nutrienti altamente energetici e quantitativamente hanno tutti lo stesso apporto di calorie. A livello qualitativo il discorso cambia, soprattutto riguardo gli effetti sulla salute, la diversa qualità dei grassi infatti può influire sullo stato di nutrizione e di salute dell’uomo. In base alla struttura chimica si differenziano tre classi di acidi grassi: saturi, monoinsaturi e polinsaturi.

                                           

                                          Gli alimenti fonte di grassi saturi sono principalmente prodotti di origine animale: prodotti lattiero-caseari (formaggi, latte intero, panna, burro), le carni grasse e i loro derivati ma anche alcuni oli vegetali (olio di palma e soprattutto olio di cocco).

                                          Elevati tenori di acidi grassi saturi nella dieta tendono a far innalzare il livello di trigliceridi e colesterolo nel sangue (ancor più di quanto non faccia l’apporto alimentare del colesterolo stesso), entrambi noti fattori di rischio per le patologie cardiovascolari.

                                           

                                          Alimenti ricchi di acidi grassi insaturi sono soprattutto gli oli vegetali (di semi e di oliva), frutta secca e semi oleosi, olive e pesce. I grassi insaturi comprendono sia i monoinsaturi che i polinsaturi.

                                          L’olio di oliva è particolarmente ricco in monoinsaturi, soprattutto acido oleico, il quale presenta due vantaggi: fa diminuire il livello nel sangue delle lipoproteine a bassa densità LDL e VLDL – che trasportano quella parte di colesterolo che tende a permanere nel sangue e a depositarsi sulle pareti delle arterie (“colesterolo cattivo”) – e non modifica, o addirittura fa aumentare, i livelli di un altro tipo di lipoproteine: le HDL (“colesterolo buono”), che operano utilmente per rimuovere il colesterolo dal sangue e dai depositi nelle arterie e per avviarlo all’eliminazione.

                                          La frutta secca, i semi oleosi e i loro olii sono generalmente ricchi in polinsaturi del tipo omega-6, efficaci anch’essi nel diminuire il livello delle LDL e delle VLDL nel sangue.

                                          Mentre tra i grassi del pesce, delle noci e dei semi di lino si individua una quota di acidi grassi polinsaturi del tipo omega-3, capaci di far diminuire nel sangue tanto il livello dei trigliceridi quanto la capacità di aggregazione delle piastrine (ossia il rischio di trombosi), proteggendo così l’organismo dalla possibile insorgenza di malattie cardiovascolari. Questi particolari grassi non sono sintetizzabili dall’organismo e pertanto sono detti “acidi grassi essenziali” e devono essere assunti esclusivamente con gli alimenti.

                                           

                                          Gli acidi grassi trans tendono a far innalzare il livello di colesterolo nel sangue, favorendo inoltre l’aumento del “colesterolo cattivo” rispetto al “colesterolo buono”. Sono presenti naturalmente in tracce nei prodotti ricavati dagli animali ruminanti (carni e latte) o possono formarsi durante alcuni trattamenti industriali dei grassi vegetali e quindi trovarsi negli alimenti trasformati che li contengono.

                                          Carboidrati, indice e carico glicemico

                                          In base alla loro struttura chimica i carboidrati si distinguono in ordine di complessità in: monosaccaridi (glucosio, fruttosio, galattosio, mannosio), oliogosaccaridi (saccarosio, lattosio, maltosio e destrine), polisaccaridi (amido, glicogeno, cellulosa).

                                           

                                          Il ruolo dei carboidrati nella dieta è principalmente energetico, sono utilizzati da tutte le cellule dell’organismo per la produzione di energia, possono essere immagazzinati in fegato e muscoli o trasformati in grasso di deposito.

                                           

                                          I polisaccaridi di pasta e pane, costituiti principalmente dall’amido, intraprendono la digestione nella bocca, dove alcuni enzimi iniziano a scinderli in composti più piccoli; gli enzimi pancreatici proseguono il lavoro e nell’intestino si ha l’assorbimento degli zuccheri che poi giungono al sangue.

                                          Per questo dopo un pasto a base di carboidrati complessi (es. pasta al pomodoro) si ha un innalzamento della glicemia, in altre parole della quantità di zuccheri nel sangue.

                                          L’indice glicemico è la capacità di un singolo alimento di far alzare la glicemia dopo la sua assunzione. Questo è per così dire un valore generico che però può subire variazioni in base alla quantità di cibo assunto, alla matrice dell’alimento, alla tipologia di cottura e agli altri alimenti che sono aggiunti al pasto. Diverso è per esempio associare al nostro piatto di pasta al pomodoro una porzione di verdure o del pesce o una manciata di noci. L’assunzione di fibra o di proteine o di grassi buoni insieme ad un pasto a base di carboidrati complessi, permette di ridurre l’indice glicemico, cioè la quantità di zuccheri che raggiunge il sangue.
                                          Se poi andiamo a tener conto, insieme all’indice glicemico, di quanti grammi di carboidrati fornisce il nostro alimento o pasto, allora stiamo parlando di carico glicemico. Quest’ultimo indice riflette sia la qualità che la quantità di glucidi assunti.

                                           

                                          In base al carico glicemico si potranno classificare gli alimenti con basso carico glicemico GL= 0-10, medio carico glicemico GL= 11-19, alto carico glicemico GL= >20.

                                          Il carico glicemico di un alimento viene calcolato dividendo l’indice glicemico dell’alimento per 100 e moltiplicando questo valore per i grammi di glucidi per porzione.

                                          Ad esempio:

                                          Indice glicemico ceci (32 / 100 )* 11 g carboidrati in una porzione da 150 g = 3,5

                                          Indice glicemico banana (51 / 100 )* 23 g carboidrati in una porzione da 150 g = 11,7

                                          Indice glicemico pane bianco (73 / 100 )* 23 g carboidrati in una porzione da 50 g = 16,8

                                           

                                          È stato condiviso da esperti a livello internazionale che un’alimentazione a basso carico glicemico risulta rilevante nella prevenzione e gestione di diabete, nelle patologie coronariche  e probabilmente anche nell’obesità.

                                          Esistono inoltre recenti evidenze che diete ad alto carico glicemico possano aumentare il rischio di sviluppare determinati tipi di tumore. Nonostante queste indicazioni non siano ancora state inserite nelle raccomandazioni per la prevenzione oncologica, la scelta di alimenti a basso carico glicemico è certamente utile in una forma di prevenzione indiretta agendo su uno dei fattori di rischio oncologici legati all’alimentazione: l’eccesso ponderale.

                                          Cosa sono i nutrienti e che ruolo hanno nell’organismo?

                                          I nutrienti sono quei composti che l’organismo ricava, attraverso i processi di digestione e assorbimento, dagli alimenti che introduciamo.  Si possono distinguere i macronutrienti (carboidrati, proteine, grassi), quei nutrienti che hanno una struttura chimica più complessa e macroscopica, ed i micronutrienti (vitamine e sali minerali) che al contrario sono composti più piccoli. Inoltre esiste tutta una serie di composti, caratteristici solo degli alimenti di origine vegetale, i fitocomposti, (polifenoli, carotenoidi ecc…) piccolissime molecole molto studiate per i loro potenziali effetti benefici. C’è poi la fibra che per definizione non è un nutriente poiché non ha una funzione nutritiva diretta nell’organismo, ma indirettamente svolge notevoli funzioni per la sua salute.

                                           

                                           

                                          Principali fonti alimentari di carboidrati: cereali, farine, pane, pasta, patate.

                                          Funzioni nell’organismo: produzione e immagazzinamento di energia

                                           

                                          Principali fonti alimentari di proteine: legumi, pesce, carne, uova, latte e derivati.

                                          Funzioni nell’organismo: costituenti di strutture contrattili e di sostegno (muscoli e cartilagine), ormoni, enzimi; componenti della coagulazione del sangue,  della trasmissione nervosa e delle funzioni immunitarie

                                           

                                          Principali fonti alimentari di grassi: olio d’oliva, semi oleosi, oli di semi, burro.

                                          Funzioni nell’organismo: riserve energetiche; costituenti di membrane cellulari e ormoni; precursori di molecole coinvolte nella regolazione dei processi infiammatori

                                           

                                          Principali fonti alimentari di vitamine e minerali: i micronutrienti sono contenuti naturalmente in tutti gli alimenti, sia di origine animale che vegetale.

                                          Funzioni nell’organismo: attività metabolico-regolatrici, strutturali (solo per minerali quali calcio e fosforo).

                                           

                                          Principali fonti alimentari di fitocomposti: frutta fresca e secca, verdura, semi oleosi e altri alimenti di origine vegetale.

                                          Funzioni nell’organismo: azioni antiossidanti, anti-infiammatorie, anti-proliferative, immunostimolanti.

                                           

                                          Principali fonti alimentari di fibra: cereali (soprattutto integrali), verdura e frutta, legumi, frutta secca e semi oleosi.

                                          Funzioni nell’organismo: nutrimento della flora batterica intestinale, conferisce senso di sazietà, migliora la funzionalità intestinale, rallenta lo svuotamento  gastrico.

                                           

                                          Fornire una classificazione delle fonti alimentari di nutrienti, sebbene in questo contesto abbia uno scopo propedeutico alla comprensione dei concetti espressi in altre sezioni,  può essere semplicistico e riduttivo.

                                          Gli alimenti, infatti, difficilmente sono fonti esclusive di singoli nutrienti, dobbiamo invece considerarli come delle matrici al cui interno si trovano numerose sostanze, e a volte è proprio l’insieme di queste a renderli particolarmente benefici per la nostra salute. Pensiamo ad esempio all’olio extravergine di oliva che non è solamente fonte di grassi, tra l’altro ottimi per la salute, ma che apporta inoltre vitamina E, polifenoli e antiossidanti.

                                          Anche per questo motivo un sinonimo di alimentazione sana è alimentazione varia, perché evitando l’alimentazione monotona e, al contrario alternando quotidianamente le scelte alimentari, è possibile assicurarsi l’apporto dei nutrienti e dei composti di cui abbiamo bisogno per la salute dell’organismo.

                                          Sostanze fitochimiche della dieta: dalla chemioprevenzione oncologica alla prevenzione cardioncologica

                                          Ferrari N, Tosetti F, De Flora S, Donatelli F, Sogno I, Noonan DM, Albini A.

                                          Diet-derived phytochemicals: from cancer chemoprevention to cardio-oncological prevention

                                          Current Drug Targets 2011 December; 12 (13):1909-24.

                                           

                                          Le malattie cardiovascolari e il cancro sono le principali cause di morte nella maggior parte dei paesi. Queste patologie hanno in comune molti fattori di rischio come ad esempio i determinanti di malattia, e la loro incidenza è correlata all’età in modo esponenziale.

                                          Inoltre, è ormai evidente che molti trattamenti utilizzati nella terapia o nella prevenzione del cancro possono compromettere l’integrità strutturale e funzionale del sistema cardiovascolare, dando origine ad un settore interdisciplinare: la cardioncologia.

                                          Tuttavia, i tumori e le patologie cardiovascolari hanno in comune anche fattori protettivi: possono essere prevenuti evitando l’esposizione a fattori di rischio riconosciuti, e/o privilegiando l’assunzione di composti protettivi e modulando il sistema di difesa dell’ospite.

                                          Questi ultimi approcci sono generalmente conosciuti come chemioprevenzione.

                                           

                                          E’ stato dimostrato che molti composti alimentari e agenti farmaceutici, molti dei quali di origine vegetale, siano potenzialmente capaci di prevenire il cancro in modelli preclinici.

                                          Le sostanze fitochimiche, in particolare i composti derivati dalla dieta, sono state perciò proposte e utilizzate in trials clinici come agenti chemiopreventivi nei confronti del cancro.

                                          Attualmente esistono sempre più elementi ad indicare che alcune sostanze fitochimiche possono essere protettive anche per il cuore, potenzialmente in grado di ridurre il cancro, le patologie cardiovascolari e anche la cardiotossicità indotta da farmaci chemioterapici.

                                           

                                          Illustriamo in questo lavoro come questi composti inducano un precondizionamento, uno stress cellulare di basso livello che provochi forti meccanismi protettivi conferendo resistenza alle sostanze tossiche come i chemioterapici.

                                          Le cellule cancerose e i cardiomiociti presentano fondamentali differenze nel loro metabolismo e nella loro sensibilità al precondizionamento, all’autofagia e all’apoptosi, ne risulta quanto il dosaggio dei composti preventivi sia importante.

                                           

                                          Di seguito discutiamo dei meccanismi responsabili della cardiotossicità dei  farmaci chemioterapici, della possibilità di prevenirli e forniamo esempi di sostanze fitochimiche della dieta e altre sostanze biologiche che potrebbero essere utilizzate per la protezione del sistema cardiovascolare secondo un comune approccio preventivo cardioncologico.

                                           

                                          Abstract

                                          Diet-derived phytochemicals: from cancer chemoprevention to cardio-oncological prevention
                                          Cardiovascular diseases and cancer are the leading causes of death in most countries. These diseases share many common risk factors as well as pathogenetic determinants, and their incidence is related to age in an exponential manner. Furthermore, it has become apparent that several treatments used in therapy or even in prevention of cancer can impair the structural and functional integrity of the cardiovascular system, giving rise to an interdisciplinary field: cardio-oncology. However, tumors and cardiovascular diseases also share common protective factors: they can be prevented either by avoiding exposure to recognized risk factors, and/or by favoring the intake of protective compounds and by modulating the host defense machinery. These latter approaches are generally known as chemoprevention. A great variety of dietary and pharmacological agents have been shown to be potentially capable of preventing cancer in preclinical models, most of which are of plant origin. Phytochemicals, in particular diet-derived compounds, have therefore been proposed and applied in clinical trials as cancer chemopreventive agents. There is now increasing evidence that some phytochemicals can be also protective for the heart, having the potential to reduce cancer, cardiovascular disease and even anticancer drug-induced cardiotoxicity. We introduce the concept that these compounds induce pre-conditioning, a low level cellular stress that induces strong protective mechanisms conferring resistance to toxins such as cancer chemotherapeutics. Cancer cells and cardiomyocytes have fundamental differences in their metabolism and sensitivity to preconditioning, autophagy and apoptosis, so that dosage of the prevention compounds is important. Here we discuss the mechanisms responsible for the cardiotoxicity of anticancer drugs, the possibility to prevent them and provide examples of diet-derived phytochemicals and other biological substances that could be exploited for protecting the cardiovascular system according to a joint cardio-oncological preventative approach.

                                          Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21158708

                                          Relazione tra il tempo trascorso davanti alla televisione, lo stile di vita sedentario e il rischio di tumore: una meta-analisi

                                          Schmid D, Leitzmann MF

                                          Television viewing and time spent sedentary in relation to cancer risk: a meta-analysis

                                          Journal of the National Cancer Institute. 2014; 106 (7)

                                           

                                          Le evidenze scientifiche fanno emergere come lo stile di vita sedentario sia un chiaro fattore di rischio per l’insorgenza di malattie croniche e per la mortalità. Tuttavia le evidenze relative al tempo trascorso davanti alla televisione ed altre attività sedentarie in relazione al rischio di tumore non sono state quantitativamente riassunte.

                                           

                                          A tal proposito, è stata effettuata una ricerca completa della letteratura, presente fino a febbraio 2014 nei database Cochrane, Embase, Medline e SciSearch, focalizzata sull’indagine della relazione tra lo stile di vita sedentario e l’incidenza di tumore.

                                          Condurre uno studio controllato randomizzato su tale argomento è di difficile esecuzione, per questo gli autori si sono concentrati su evidenze osservazionali che rispettavano i criteri di inclusione della meta-analisi. I dati, estratti indipendentemente da entrambi gli autori, sono stati riassunti utilizzando meta-analisi ad effetti casuali e meta-regressione. Tutte le analisi statistiche erano a due code.

                                           

                                          Sono stati analizzati 43 studi osservazionali per un totale di 68 936 casi di tumore. Confrontando i più alti e i più bassi livelli di tempo dedicato ad attività sedentarie, il rischio relativo (RR) per il tumore del colon era 1.54 (95% intervallo di confidenza [CI] = 1.19-1.98) per il tempo trascorso davanti alla televisione, 1.24 (95% CI = 1.09-1.41) per il tempo trascorso da seduti durante il lavoro e 1.24 (95% CI = 1.03-1.50) per il tempo totale trascorso da seduti.

                                          Il RR per il tumore dell’endometrio era 1.66 (95% CI = 1.21-2.28) per il tempo trascorso davanti alla televisione e 1.32 (95% CI = 1.08-1.61) per il tempo totale trascorso da seduti.

                                          Un’associazione positiva è stata riscontrata anche per il tumore del polmone (RR = 1.21; 95% CI = 1.03-1.43) in relazione allo stile di vita sedentario complessivo.

                                          Lo studio non ha osservato una relazione tra il tempo dedicato ad attività sedentarie e l’insorgenza di tumore del seno, del retto, dell’ovaio, della prostata, dello stomaco, dell’esofago, dei testicoli, carcinoma a cellule renali e del linfoma non-Hodgkin.

                                           

                                          Sebbene lo studio mostri una reazione tra il tempo prolungato dedicato ad attività sedentarie e l’aumentato rischio di sviluppare soltanto alcune forme tumorali, ricordiamo che la seconda raccomandazione stilata dal Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro consiglia di limitare le ore dedicate ad attività sedentarie come fattore di prevenzione per tutte le malattie oncologiche.

                                           

                                          Abstract

                                          Television viewing and time spent sedentary in relation to cancer risk: a meta-analysis
                                          BACKGROUND: Sedentary behavior is emerging as an independent risk factor for chronic disease and mortality. However, the evidence relating television (TV) viewing and other sedentary behaviors to cancer risk has not been quantitatively summarized.
                                          METHODS: We performed a comprehensive electronic literature search in Cochrane, EMBASE, Medline, and SciSearch databases through February 2014 for published articles investigating sedentary behavior in relation to cancer incidence. Because randomized controlled trials are difficult to perform on this topic, we focused on observational studies that met uniform inclusion criteria. Data were extracted independently by both authors and summarized using random-effects meta-analysis and meta-regression. All statistical tests were two-sided.
                                          RESULTS: Data from 43 observational studies including a total of 68936 cancer cases were analyzed. Comparing the highest vs lowest levels of sedentary time, the relative risks (RRs) for colon cancer were 1.54 (95% confidence interval [CI] = 1.19 to 1.98) for TV viewing time, 1.24 (95% CI = 1.09 to 1.41) for occupational sitting time, and 1.24 (95% CI = 1.03 to 1.50) for total sitting time. For endometrial cancer, the relative risks were 1.66 (95% CI = 1.21 to 2.28) for TV viewing time and 1.32 (95% CI = 1.08 to 1.61) for total sitting time. A positive association with overall sedentary behavior was also noted for lung cancer (RR = 1.21; 95% CI = 1.03 to 1.43). Sedentary behavior was unrelated to cancers of the breast, rectum, ovaries, prostate, stomach, esophagus, testes, renal cell, and non-Hodgkin lymphoma.
                                          CONCLUSIONS: Prolonged TV viewing and time spent in other sedentary pursuits is associated with increased risks of certain types of cancer.

                                          Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24935969

                                          Lo Zenzero (Zingiber officinale) riduce la fase acuta della nausea indotta dalla chemioterapia: uno studio su 576 pazienti dell’URCC CCOP

                                          Ryan JL, Heckler CE, Roscoe JA, Dakhil SR, Kirshner J, Flynn PJ, Hickok JT, Morrow GR

                                          Ginger (Zingiber officinale) reduces acute chemotherapy-induced nausea: a URCC CCOP study of 576 patients

                                          Support Care Cancer. 2012; 20(7), 1479-1489

                                           

                                          Nonostante il largo impiego di farmaci antiemetici, la nausea è un sintomo che continua ad essere riportato da oltre il 70% dei pazienti che riceve la chemioterapia.

                                           

                                          In questo studio multicentrico randomizzato in doppio cieco dell’University of Rochester Cancer Center Community Clinical Oncology Program (URCC CCOP), 744 pazienti sono stati assegnati a 4 bracci: 1) placebo, 2) 0.5 g di zenzero, 3) 1.0 g di zenzero, o 4) 1.5 g di zenzero.

                                          Una capsula di zenzero pesava 250 mg e conteneva una combinazione di gingerolo, zingerone e shogaoli di 8.5 mg (equivalente a 250 mg di radice di zenzero) concentrata in olio extra-vergine di oliva e altri eccipienti per migliorare la solubilizzazione e incrementare la biodisponibilità.

                                           

                                          La presenza e la gravità dei sintomi della nausea sono state valutate al primo ciclo di chemioterapia, che fungeva da baseline, e nei due cicli successivi durante i quali i pazienti stavano assumendo il trattamento a loro assegnato nello studio. Al primo giorni di ciascun ciclo, tutti i pazienti ricevevano un antiemetico antagonista del recettore 5-HT3. I pazienti dovevano prendere le capsule di zenzero o il placebo due volte al giorno per sei giorni, a partire da tre giorni antecedenti il primo giorno di chemioterapia. I pazienti erano tenuti a riportare per ogni ciclo la gravità dei sintomi della nausea su una scala a 7 punti (“1” = “Per nulla nauseato” e “7” = “Estremamente nauseato”) durante il primo giorno in cui veniva effettuata la chemioterapia e nelle 3 giornate successive. L’obiettivo primario dello studio era determinare la dose e l’efficacia dello zenzero nel ridurre la gravità dei sintomi della nausea indotta dalla chemioterapia nel giorno in cui veniva effettuata la chemioterapia.

                                           

                                          Nell’analisi finale è stato analizzato un campione di 576 pazienti (91% donne, età media = 53).

                                          Diversi modelli di analisi hanno dimostrato che, nel giorno in cui veniva effettuata la chemioterapia, tutte le dosi di zenzero (0.5 g, 1 g e 1.5 g) riducevano significativamente la gravità dei sintomi acuti della nausea, se confrontati con il placebo (p=0.003). La maggior riduzione nell’intensità della nausea è stata riscontrata con la somministrazione di 0.5 g e 1.0 g di zenzero (p=0.017 e p=0.036, rispettivamente). Un meccanismo di azione che coinvolge il recettore potrebbe spiegare il motivo della maggiore efficacia delle dosi minori di zenzero rispetto alla dose maggiore. Ipoteticamente una certa dose di zenzero (per esempio 1 g) potrebbe saturare il recettore rendendo la dose più alta inefficace. Inoltre, i risultati dello studio confermano che la nausea anticipatoria è un fattore chiave nel determinare la comparsa della fase acuta della nausea indotta dalla chemioterapia (p<0.0001).

                                           

                                          Dallo studio è quindi emerso che una supplementazione di zenzero a dosi giornaliere di 0.5 g e 1.0 g aiuta significativamente a ridurre la gravità dei sintomi nella fase acuta della nausea indotta dalla chemioterapia nei pazienti adulti malati di cancro.

                                           

                                          Abstract

                                          Ginger (Zingiber officinale) reduces acute chemotherapy-induced nausea: a URCC CCOP study of 576 patients
                                          PURPOSE: Despite the widespread use of antiemetics, nausea continues to be reported by over 70% of patients receiving chemotherapy.
                                          METHODS: In this double blind, multicenter trial, we randomly assigned 744 cancer patients to four arms: 1) placebo, 2) 0.5 g ginger, 3) 1.0 g ginger, or 4) 1.5 g ginger. Nausea occurrence and severity were assessed at a baseline cycle and the two following cycles during which patients were taking their assigned study medication. All patients received a 5-HT(3) receptor antagonist antiemetic on Day 1 of all cycles. Patients took three capsules of ginger (250 mg) or placebo twice daily for 6 days starting 3 days before the first day of chemotherapy. Patients reported the severity of nausea on a 7-point rating scale (“1” = “Not at all Nauseated” and “7” = “Extremely Nauseated”) for Days 1-4 of each cycle. The primary outcomes were to determine the dose and efficacy of ginger at reducing the severity of chemotherapy-induced nausea on Day 1 of chemotherapy.
                                          RESULTS: A total of 576 patients were included in final analysis (91% female, mean age = 53). Mixed model analyses demonstrated that all doses of ginger significantly reduced acute nausea severity compared to placebo on Day 1 of chemotherapy (p = 0.003). The largest reduction in nausea intensity occurred with 0.5 g and 1.0 g of ginger (p = 0.017 and p = 0.036, respectively). Anticipatory nausea was a key factor in acute chemotherapy-induced nausea (p < 0.0001).
                                          CONCLUSIONS: Ginger supplementation at a daily dose of 0.5 g-1.0 g significantly aids in reduction of the severity of acute chemotherapy-induced nausea in adult cancer patients.

                                          Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21818642

                                          L’arginina rappresenta un trattamento efficace per la prevenzione della disfunzione endoteliale, un predittore di cardiotossicità da antracicline nei pazienti con leucemia acuta

                                          Skrypnyk I, Maslova G, Lymanets T, Gusachenko I.

                                          L-arginine is an effective medication for prevention of endothelial dysfunction, a predictor of anthracycline cardiotoxicity in patients with acute leukemia

                                          Experimental Oncology 2017 Dec;39(4):308-311.

                                           

                                          SCOPO: Valutare l’efficacia di L-arginina nella prevenzione della disfunzione endoteliale, che può rappresentare un predittore del danno miocardico indotto da antracicline, in pazienti con leucemia acuta (AL) precedentemente trattati con basse dosi cumulative di antibiotici antraciclinici (da 100 a 200 mg/m2).

                                          MATERIALI E METODI: E’ stato analizzato un totale di 81 pazienti adulti con leucemia acuta (38 uomini e 43 donne con età compresa tra i 16 e i 59 anni). I pazienti sono stati divisi in due gruppi: gruppo 1 (n = 34), pazienti con leucemia acuta trattati con chemioterapia (CT) e L-arginina cloridrato; gruppo 2          (n = 47), pazienti con leucemia acuta trattati solo con chemioterapia. La valutazione cardiologica e l’analisi della funzione endoteliale sono state eseguite all’inizio e dopo il secondo ciclo di CT. Sono stati valutati i parametri dell’ Elettrocardiogramma (ECG), l’attività di perossidazione lipidica, la protezione antiossidante e lo stato del sistema dell’ossido nitrico (NO).

                                          RISULTATI: Sono state riscontrate alterazioni dell’attività bioelettrica del miocardio nei pazienti analizzati con basso rischio cardiaco dopo somministrazione di CT.  In caso di somministrazione di L-arginina, sono state rilevate solo minime variazioni giornaliere nell’ECG. Sia nei pazienti del gruppo 1 che nei pazienti del gruppo 2 è stata individuata una differenza significativa nella perossidazione lipidica e nell’attività del sistema antiossidante. Nei pazienti del gruppo 2 abbiamo osservato un aggravamento della disfunzione endoteliale in seguito a terapia citostatica con antibiotici antraciclinici rispetto ai valori iniziali. E’ stato riscontrato che la profilassi con L-arginina aumenta il livello di superossido dismutasi e riduce l’intera attività di NO-sintasi a causa della sua isoforma inducibile.

                                          CONCLUSIONI: Il fattore determinante la cardiotossicità indotta da antracicline è lo squilibrio tra produzione di radicali liberi e la loro disattivazione, che provoca la comparsa di disfunzione endoteliale. L-arginina elimina lo squilibrio tra processi pro-ossidanti e antiossidanti e migliora la funzione endoteliale.

                                           

                                          Abstract

                                          L-arginine is an effective medication for prevention of endothelial dysfunction, a predictor of anthracycline cardiotoxicity in patients with acute leukemia
                                          AIM: To evaluate the effectiveness of L-arginine in the prevention of endothelial dysfunction, which may be a predictor of anthracycline-induced myocardial injury, in patients with acute leukemia (AL) on the background of anthracycline antibiotics low cumulative doses from 100 to 200 mg/m2.
                                          MATERIALS AND METHODS: A total of 81 adult AL patients (38 males and 43 females with the age of 16-59 years) were studied. The patients were divided into two groups: group I (n = 34), AL patients treated with chemotherapy (CT) and L-arginine hydrochloride; group II (n = 47) – AL patients treated with CT only. Cardiac evaluation and endothelial function assessment were performed at baseline and after second CT. Electrocardiography (ECG) parameters, lipid peroxidation activity, antioxidant protection and NO system state were evaluated.
                                          RESULTS: The bioelectric activity abnormalities of the myocardium were observed in studied patients with low cardiac risk after induction CT. In case of L-arginine administration, only minimal daily ECG changes were recorded. A significant difference in the lipid peroxidation and antioxidant defense system activity in patients of groups I and II was determined. We noticed deepening of endothelial dysfunction on the background of cytostatic therapy with anthracycline antibiotics compared with baseline values in patients of group II. It was found that prophylactic L-arginine increases superoxide dismutase level and reduces the total NOS activity due to its inducible isoform.
                                          CONCLUSION: The leading factor of anthracycline-induced cardiotoxicity is the imbalance between free radical generation and their inactivation that leads to endothelial dysfunction development. L-arginine eliminates the prooxidant-antioxidant imbalance and improves the endothelial function.

                                          Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29284775

                                          L’esercizio fisico aerobico come potenziale strategia cardioprotettiva in grado di attenuare la cardiotossicità indotta da Doxorubicina

                                          Kouzi SA, Uddin MN.

                                          Aerobic Exercise Training as a Potential Cardioprotective Strategy to Attenuate Doxorubicin-Induced Cardiotoxicity

                                          Journal of Pharmacy & Pharmaceutical Sciences. 2016 Jul – Sep;19(3):399-410.

                                           

                                          La Doxorubicina è uno dei farmaci anticancro citotossici più comunemente utilizzati contro diverse tipologie di cancro. Sebbene sia un farmaco anticancro molto efficace, l’uso clinico della doxorubicina è fortemente limitato a causa della  sua cardiotossicità in termini di morbilità, scarsa qualità di vita e mortalità prematura.  Attualmente sono disponibili davvero pochi metodi riconosciuti dal punto di vista clinico per minimizzare il danno cardiaco indotto da doxorubicina,  ma nessuno di questi ha dimostrato finora un completo successo.

                                           

                                          A causa delle ridotte strategie alternative, al momento sono oggetto di indagine una serie di potenziali terapie cardioprotettive per il trattamento e/o la prevenzione della cardiotossicità indotta da doxorubicina. Tra queste potenziali strategie, l’esercizio fisico aerobico è l’unica strategia non farmacologica che mostra molte promesse.

                                           

                                          Sebbene non siano stati pubblicati trials clinici sull’uomo, i dati provenienti da numerosi studi su animali suggeriscono che l’esercizio fisico aerobico praticato prima, durante e/o dopo la terapia con doxorubicina, sia protettivo nei confronti del danno cardiaco indotto da doxorubicina.

                                          Le proprietà protettive dell’esercizio fisico nei confronti della cardiotossicità della doxorubicina, sono state attribuite ad una serie di potenziali meccanismi molecolari inclusi: aumento della produzione di sistemi antiossidanti endogeni; regolazione del signaling proapoptotico; stimolazione del rilascio, della mobilizzazione e dell’homing di cellule progenitrici cardiache; riduzione del turnover dei miociti; ottenimento di adattamenti favorevoli nella gestione del calcio miocardico e prevenzione del sovraccarico di calcio; modulazione cardiaca dell’attività dell’AMPK; down regolazione dell’autofagia cardiaca/signaling lisosomiale; riduzione dell’accumulo miocardico di doxorubicina.

                                           

                                          Sono necessari ulteriori studi preclinici e clinici per decifrare e perfezionare i meccanismi molecolari relativi agli effetti cardioprotettivi dell’esercizio fisico, come anche per definire la natura e la dimensione dell’effetto dell’esercizio sulla cardiotossicità indotta da doxorubicina nei pazienti oncologici.

                                           

                                          Abstract

                                          Aerobic Exercise Training as a Potential Cardioprotective Strategy to Attenuate Doxorubicin-Induced Cardiotoxicity
                                          Doxorubicin is one of the most commonly used cytotoxic anticancer drugs against several cancers. Although a highly effective anticancer drug, the clinical use of doxorubicin is severely limited by its cardiotoxicity which results in morbidity, poor quality of life, and premature mortality. Only very few clinically accepted methods to minimize doxorubicin-induced cardiac injury are available today, but none of them have proven to be completely successful. Due to limited alternative strategies, a number of potential cardioprotective therapies are currently being investigated for treating and/or preventing doxorubicin-induced cardiotoxicity. Of these potential strategies, aerobic exercise training is the only nonpharmacologic strategy that shows a great deal of promise. Although there are no published human clinical trials, evidence from numerous animal studies suggests that aerobic exercise training, administered prior to, during and/or following doxorubicin therapy, is protective against doxorubicin-induced cardiac injury. Protective properties of exercise training against the cardiotoxicity of doxorubicin have been attributed to a number of potential molecular mechanisms including: enhancing the production of endogenous antioxidant machineries; regulating proapoptotic signaling; stimulating the release, mobilization and homing of cardiac progenitor cells; limiting myocyte turnover; eliciting favorable adaptations in myocardial calcium handling and preventing calcium overload; modulating cardiac AMPK activity; downregulating cardiac autophagy/lysosomal signaling; and reducing myocardial doxorubicin accumulation. Further preclinical and clinical research is needed to decipher and refine the molecular mechanisms underlying the cardioprotective effects of exercise training, as well as to define the nature and magnitude of the effect of exercise on doxorubicin-induced cardiotoxicity in cancer patients. This article is open to POST-PUBLICATION REVIEW. Registered readers (see “For Readers”) may comment by clicking on ABSTRACT on the issue’s contents page.

                                          Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27806245

                                          Il flavonoide quercetina: possibile soluzione alla tossicità indotta dalle antracicline e alla multiresistenza ai farmaci

                                          Czepas J, Gwoździński K.

                                          The flavonoid quercetin: possible solution for anthracycline-induced cardiotoxicity and multidrug resistance

                                          Biomedicine & Pharmacotherapy 2014 October; 68(8):1149-59.

                                           

                                          La chemioterapia con antracicline è spesso utilizzata nel trattamento di numerosi tumori maligni. La sua applicazione, tuttavia, presenta numerose limitazioni a causa dello sviluppo di severi effetti indesiderati, in modo particolare la cardiotossicità, e può risultare inefficace a causa della farmaco resistenza multipla (MDR).

                                          Diversi composti sono stati valutati come poco efficaci nella protezione contro gli effetti indesiderati delle antracicline e nella prevenzione dalla farmacoresistenza multipla.

                                          Pertanto sono necessari continui sforzi investigativi per individuare sostanze protettrici valide e il flavonoide quercetina (Q) sembra sia un candidato promettente.

                                           

                                          E’ presente in quantità relativamente alta nell’alimentazione umana ed è stata confermata l’assenza di tossicità ad essa correlate, inclusa la genotossicità.

                                          La struttura della Q favorisce la sua elevata attività antiossidante, la capacità di inibire l’attività degli enzimi ossidativi e di interagire con i trasportatori di membrana responsabili dello sviluppo della farmacoresistenza multipla, come per esempio la P-glicoproteina. Inoltre la quercetina può influenzare il signalling cellulare e l’espressione genica, e quindi alterare la risposta a fattori genotossici esogeni e allo stress ossidativo nelle cellule normali. Questo spiega le sue proprietà chemiopreventive e anticancro.

                                           

                                          In generale, queste proprietà potrebbero indicare la possibilità di applicazione della Q come cardioprotettore durante la chemioterapia con antracicline. Inoltre, numerose proprietà biologiche dimostrate dalla Q potrebbero comportare l’annullamento della farmacoresistenza multipla nelle cellule tumorali e migliorare l’efficacia della chemioterapia.

                                           

                                          Tuttavia, questi effetti benefici contro le complicanze della chemioterapia indotte dalle antracicline devono essere approfonditi ulteriormente e confermati sia in studi animali sia in studi clinici.

                                           

                                          Contemporaneamente, studi mirati  al miglioramento della biodisponibilità della Q ed ulteriori chiarificazioni del suo metabolismo in seguito al suo utilizzo in combinazione con le antraci cline, risultano necessari.

                                           

                                          Abstract

                                          The flavonoid quercetin: possible solution for anthracycline-induced cardiotoxicity and multidrug resistance
                                          Anthracycline chemotherapy is often used in the treatment of various malignancies. Its application, however, encounters several limitations due to development of serious side effects, mainly cardiotoxicity and may be ineffective due to multidrug resistance (MDR). Many different compounds have been evaluated as poorly effective in the protection against anthracycline side effects and in the prevention from MDR. Thus, continuous investigational efforts are necessary to find valuable protectants and the flavonoid quercetin (Q) seems to be a promising candidate. It is present in relatively high amounts in a human diet and the lack of its toxicity, including genotoxicity has been confirmed. The structure of Q favours its high antioxidant activity, the potential to inhibit the activity of oxidative enzymes and to interact with membrane transporter proteins responsible for development of MDR, e.g. P-glycoprotein. Furthermore, Q can influence cellular signalling and gene expression, and thus, alter response to exogenous genotoxicants and oxidative stress in normal cells. It accounts for its chemopreventive and anticancer properties. Overall, these properties might indicate the possibility of application of Q as cardioprotectant during anthracycline chemotherapy. Moreover, numerous biological properties displayed by Q might possibly result in the reversal of MDR in tumour cells and improve the efficacy of chemotherapy. However, these beneficial effects towards anthracycline-induced complications of chemotherapy have to be further explored and confirmed both in animal and clinical studies. Concurrently, investigations aimed at improvement of the bioavailability of Q and further elucidation of its metabolism after application in combination with anthracyclines are needed.

                                          Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25458790

                                          Il consumo di caffè, tè e caffeina e il rischio di tumore nella coorte di PLCO

                                          Hashibe M, Galeone C, Buys SS, Gren L, Boffetta P, Zhang ZF, La Vecchia C.

                                          Coffee, tea, caffeine intake, and the risk of cancer in the PLCO cohort

                                          Br J Cancer. 2015 Sep 1;113(5):809-16

                                           

                                          Ancora oggi la relazione tra insorgenza di tumore e consumo di caffè e tè non è stata chiarita, nonostante sia stata indagata a lungo. Inoltre, gli studi disponibili in letteratura non hanno permesso di comprendere il ruolo della caffeina nell’associazione tra rischio di tumore e consumo di caffè.

                                           

                                          Per far luce su questo tema, sono stati selezionati 97 334 uomini e donne all’interno della coorte PLCO (un grande trial che ha indagato gli effetti dello screening sulla mortalità per tumore della prostata, del polmone, del colon-retto e dell’ovaio).

                                          Dei 97 334 soggetti selezionati, 10 399 avevano ricevuto una diagnosi di tumore durante il periodo di studio (dal 1992 al 2011): 145 erano della testa e collo, 99 dell’esofago, 136 dello stomaco, 1137 del polmone, 1703 del seno, 257 dell’endometrio, 162 dell’ovaio, 3037 della prostata, 318 del rene, 398 della vescica, 103 gliomi e 106 della tiroide.

                                           

                                          Lo studio ha riscontrato che l’assunzione media di caffè era maggiore negli individui con un basso livello d’istruzione, nei fumatori sia con un modesto sia con un forte e prolungato consumo di sigarette e nei forti consumatori di alcol. Dai dati analizzati, non emerge un’associazione tra assunzione di caffè e rischio di tumore in tutte le sedi (RR=1.00, intervallo di confidenza (CI)=0.96-1.05), mentre il consumo di tè è stato associato ad una riduzione del rischio di tumore (RR=0.95, CI=0.94-0.96 per 1 o più tazze al giorno vs <1 tazza al giorno). Dall’analisi dei dati per singola sede tumorale, per il tumore dell’endometrio si è osservato un rischio minore in relazione al consumo di caffè (RR=0.69, 95% CI=0.52-0.91 per ³2 tazze al giorno). L’assunzione di caffeina, tuttavia, non ha mostrato una relazione dose-risposta con il rischio di cancro.

                                           

                                          In conclusione, da questo studio si osserva che il consumo di tè è associato alla riduzione del rischio di tumore in tutte le sedi prese in esame, mentre per il consumo di caffè si è osservata la riduzione del rischio solamente per il tumore dell’endometrio. Quest’ultima associazione è in linea con il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, che classifica il caffè come un probabile fattore protettivo per il tumore in tale sede.

                                           

                                          Abstract

                                          Coffee, tea, caffeine intake, and the risk of cancer in the PLCO cohort
                                          BACKGROUND: The association between coffee intake, tea intake and cancer has been extensively studied, but associations are not established for many cancers. Previous studies are not consistent on whether caffeine may be the source of possible associations between coffee and cancer risk.
                                          METHODS: In the Prostate, Lung, Colorectal, and Ovarian cancer screening trial, of the 97,334 eligible individuals, 10,399 developed cancer. Cancers included were 145 head and neck, 99 oesophageal, 136 stomach, 1137 lung, 1703 breast, 257 endometrial, 162 ovarian, 3037 prostate, 318 kidney, 398 bladder, 103 gliomas, and 106 thyroid.
                                          RESULTS: Mean coffee intake was higher in lower education groups, among current smokers, among heavier and longer duration smokers, and among heavier alcohol drinkers. Coffee intake was not associated with the risk of all cancers combined (RR=1.00, 95% confidence interval (CI)=0.96-1.05), whereas tea drinking was associated with a decreased risk of cancer overall (RR=0.95, 95% CI=0.94-0.96 for 1+ cups per day vs <1 cup per day). For endometrial cancer, a decreased risk was observed for coffee intake (RR=0.69, 95% CI=0,52-0.91 for ⩾2 cups per day). Caffeine intake was not associated with cancer risk in a dose-response manner.
                                          CONCLUSIONS: We observed a decreased risk of endometrial cancer for coffee intake, and a decreased risk of cancer overall with tea intake.

                                          Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26291054

                                          Il consumo abituale di sale e il rischio di tumore dello stomaco: una meta-analisi di studi prospettici

                                          D’Elia L, Rossi G, Ippolito R, Cappuccio FP, Strazzullo P

                                          Habitual salt intake and risk of gastric cancer: a meta-analysis of prospective studies

                                          Clin Nutr. 2012 Aug;31(4):489-98

                                           

                                          Revisioni sistematiche di studi caso-controllo che valutavano la relazione tra il consumo di sale e il rischio di tumore dello stomaco hanno mostrato un’associazione positiva, tuttavia in letteratura vi è una mancanza di analisi quantitative di studi di coorte longitudinali. Pertanto la seguente meta-analisi ha l’obiettivo di valutare l’associazione tra il consumo abituale di sale e il rischio di tumore dello stomaco in studi prospettici.

                                           

                                          Gli autori hanno eseguito una ricerca sistematica degli articoli pubblicati dal 1966 al 2010. I criteri di inclusione erano: articoli originali, studi prospettici sulla popolazione adulta, valutazione del consumo di sale a partire dall’inizio dello studio e incidenza del tumore dello stomaco come risultato, follow-up di almeno 4 anni, indicazione del numero di partecipanti esposti e numero di casi nelle diverse categorie di consumo di sale.

                                           

                                          Sono stati selezionati sette studi (10 coorti) che soddisfavano i criteri di inclusione (268 718 partecipanti, 1474 casi di tumore dello stomaco, follow-up 6-15 anni). L’analisi aggregata ha mostrato che elevati e moderati livelli di assunzione sono associati ad un aumentato rischio di tumore dello stomaco (RR=1.68 [95% CI=1.17-2.41], p=0.005 e 1.41 [1.03-1.93], p=0.032 rispettivamente) rispetto ai bassi livelli di consumo, senza nessuna evidenza di errori di pubblicazione. La popolazione giapponese ha presentato una relazione più forte rispetto al Nord America e alle popolazioni europee; inoltre il consumo di specifici alimenti ricchi di sale è stato associato ad un rischio ulteriormente maggiore di tumore dello stomaco. Le analisi di meta-regressione non hanno individuato presenza di eterogeneità.

                                           

                                          Dai risultati della meta-analisi emerge un’associazione tra il consumo di sale e il rischio di tumore dello stomaco in studi prospettici di popolazione, con un progressivo incremento del rischio in relazione ai livelli di consumo.

                                          I risultati dello studio sono concordi con le evidenze raccolte dal Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro che attribuiscono un aumento probabile del rischio di tumore dello stomaco al consumo di alimenti conservati con il sale, indipendentemente dalla categoria di alimenti presi in esame.

                                           

                                          Abstract

                                          Habitual salt intake and risk of gastric cancer: a meta-analysis of prospective studies
                                          BACKGROUND & AIMS: Systematic reviews of case-control studies evaluating the relationship between dietary salt intake and gastric cancer showed a positive association, however a quantitative analysis of longitudinal cohort studies is lacking. Therefore, we carried out a meta-analysis to assess the association between habitual salt intake and risk of gastric cancer in prospective studies.
                                          METHODS: We performed a systematic search of published articles (1966-2010). Criteria for inclusion were: original articles, prospective adult population studies, assessment of salt intake as baseline exposure and of gastric cancer as outcome, follow-up of at least 4 years, indication of number of participants exposed and events across different salt intake categories.
                                          RESULTS: Seven studies (10 cohorts) met the inclusion criteria (268 718 participants, 1474 events, follow-up 6-15 years). In the pooled analysis, “high” and “moderately high” vs “low” salt intake were both associated with increased risk of gastric cancer (RR = 1.68 [95% C.I. 1.17-2.41], p = 0.005 and respectively 1.41 [1.03-1.93], p = 0.032), with no evidence of publication bias. The association was stronger in the Japanese population and higher consumption of selected salt-rich foods was also associated with greater risk. Meta-regression analyses did not detect specific sources of heterogeneity.
                                          CONCLUSIONS: Dietary salt intake was directly associated with risk of gastric cancer in prospective population studies, with progressively increasing risk across consumption levels.

                                          Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22296873

                                          Il cancro del seno cambia le abitudini alimentari delle pazienti?

                                          Salminen EK et al.

                                          Does breast cancer change patients’ dietary habits?

                                          Eur J Clin Nutr. 2000 Nov;54(11):844-8

                                           

                                          Risultati di studi epidemiologici su dieta e cancro sono spesso difficili da interpretare a livello individuale e potrebbero influenzare le convinzioni, gli atteggiamenti e i comportamenti dei pazienti. In questo studio si è indagato il comportamento delle pazienti con tumore al seno, la loro attitudine al cambiamento della dieta ed il bisogno di ricevere consigli nutrizionali durante la malattia.

                                           

                                          La popolazione in studio, rappresentata da 123 pazienti con tumore al seno, è stata arruolata presso il dipartimento di Oncologia dell’Ospedale Universitario di Turku, che le pazienti frequentavano per ricevere la terapia (65%) o durante il follow-up (35%) nei mesi di Agosto e Settembre 1999. A queste pazienti è stato chiesto di completare un questionario nel quale, tra i principali quesiti, si indagavano le abitudini alimentari delle pazienti ed eventuali cambiamenti a seguito della diagnosi, i motivi del cambiamento, l’uso di varie tipologie di integratori e le fonti d’informazione.

                                           

                                          Dai risultati è emerso che 97 pazienti (86%) consumavano una classica dieta finlandese, 6 pazienti (5.3%) erano vegetariane e 10 (8.1%) erano anch’esse vegetariane, ma consumavano occasionalmente pesce e pollo.

                                          11 pazienti (8.9%) ritenevano che la dieta potesse aver contribuito all’insorgenza del tumore al seno e 38 (31.9%) avevano cambiato le loro abitudini alimentari a seguito della diagnosi. Di quest’ultime, la maggior parte risultava giovane e con un alto livello d’istruzione. Il principale motivo del cambiamento era la guarigione dal cancro (52.9% delle pazienti che avevano cambiato le loro abitudini alimentari); altre motivazioni erano alleviare i sintomi della nausea (11.8%) e seguire i consigli degli operatori sanitari (11.8%). I principali cambiamenti alimentari riportati includevano la riduzione del consumo di grassi animali, zucchero e carne rossa, e un incremento del consumo di frutta, frutti di bosco e vegetali. 49 pazienti (39.8%) usavano integratori di vitamine e minerali mentre 27 (21.9%) consumavano integratori alimentari che includevano prodotti naturali e probiotici. La fonte d’informazione utilizzata per modificare la propria dieta è stata per il 33.3% i mass media, mentre il 19.4% seguiva le indicazioni di medici e infermieri e l’11.1% quelle dei dietisti. Un terzo delle pazienti ha espresso la necessità di ricevere maggiori informazioni sull’alimentazione.

                                           

                                          Nelle pazienti con tumore al seno il bisogno di mantenere un controllo sulla propria vita stimola un interesse in abitudini alimentari alternative dopo la diagnosi, indirizzate verso una dieta più sana.

                                          Le informazioni nutrizionali da parte di esperti sono considerate importanti. Ciò emerge anche da quanto espresso da alcuni pazienti che riportano la mancanza di precise raccomandazioni nutrizionali per la loro situazione individuale, oltre al fatto che tali raccomandazioni venivano spesso fornite al di fuori dal centro di riferimento.

                                           

                                          Questo studio apre la strada ad ulteriori indagini con l’obiettivo di far luce ed approfondire il tema emergente dei problemi dell’informazione su dieta e cancro e sugli attori coinvolti nei cambiamenti dei pazienti.

                                           

                                          Abstract

                                          Does breast cancer change patients’ dietary habits?
                                          PURPOSE: The results of epidemiological studies on diet and cancer are often difficult to interpret on an individual level and may influence patients’ beliefs, attitudes and behaviour. This study investigated the behaviour of breast cancer patients and their attitudes to dietary changes and the need of dietary advice during their disease.
                                          PATIENTS AND METHODS: The study population consisted of breast cancer patients visiting the Department of Oncology in Turku University Hospital for treatment or follow-up in August and September 1999. A questionnaire was given to a total of 123 subjects.
                                          RESULTS: The majority, 65%, were attending the clinic for treatment, 35% for follow-up. Ninety-seven patients (86%) consumed a normal Finnish diet, six (5.3%) were vegetarians and 10 (8.1%) vegetarians consuming fish and chicken occasionally. Eleven patients (8.9%) considered diet a factor contributing to their breast cancer and 38 (31.9%) had changed their dietary habits after the diagnosis of breast cancer. The numbers were higher in younger patients with higher educational background. The main reason for change in diet was the desire to be cured of cancer (52.9% of those patients who had changed their dietary habits), in 11.8% to alleviate the symptoms of nausea and 11.8% were advised by health care professionals. The main changes reported included a reduction in the consumption of animal fat, sugar and red meat and increased consumption of fruit, berries and vegetables. Forty-nine patients (39.8%) used vitamin and mineral supplements and 27 (21.9%) consumed dietary supplements including natural products and probiotics. The source of information on how to change the diet was for 33.3% the mass media, 19.4% were advised by doctors and nurses and 11.1% by dietitians. One-third of the patients expressed a need for more information on dietary factors.
                                          CONCLUSION: Breast cancer patients’ need of control over their own life prompts an interest in alternative dietary habits after diagnosis, the focus being on a healthier diet. Expert dietary information is considered important. Many patients mentioned a lack of precise dietary recommendations for their individual disease situation and depended on information from outside their treatment centre.

                                          Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11114679

                                          Frutta, verdura e rischio di tumore al polmone: una revisione sistematica e meta-analisi

                                          Vieira AR et al.

                                          Fruits, vegetables and lung cancer risk: a systematic review and meta-analysis

                                          Ann Oncol. 2016 Jan;27(1):81-96

                                           

                                          Il tumore al polmone è la più comune causa di morte per cancro. Poiché frutta e verdura contengono carotenoidi e altri antiossidanti è stato ipotizzato che possano ridurre il rischio di cancro al polmone.

                                          Come parte del World Cancer Research Fund International (WCRF) Continuous Update Project (CUP), è stata condotta una revisione sistematica e meta-analisi di studi prospettici.

                                           

                                          La ricerca di studi prospettici è stata condotta su PubMed e altre diverse banche dati fino a dicembre 2014. Sono state condotte due tipi di analisi: meta-analisi che confrontavano i consumi maggiori con i consumi minori, meta-analisi dose-risposta per ottenere una stima complessiva dei relative risks (RRs) e degli intervalli di confidenza al 95% (CI), ed esaminare eventuali associazioni non-lineari.

                                          I risultati provenienti dal Pooling Project sono stati combinati con gli studi identificati in questo studio per aumentare il potere statistico dell’analisi.

                                           

                                          Quando è stato confrontato il consumo maggiore con il consumo minore, il RR riassuntivo stimato per frutta e verdura era di 0.86 [95% CI 0.78– 0.94; n (studi) = 18]; considerando singolarmente verdura e frutta, il RR stimato era rispettivamente di 0.92 (95% CI 0.87–0.97; n = 25) e 0.82 (95% CI 0.76– 0.89; n = 29). Nei fumatori attuali l’associazione con il consumo di frutta e verdura era parzialmente significativa, mentre negli ex-fumatori o nei non fumatori era inversa, ma non significativa.

                                          Ogni incremento di 100 g/giorno mostrava un’associazione dose-risposta inversa, statisticamente significativa per: frutta e verdura [RR: 0.96; 95% CI 0.94–0.98, I2 = 64%, n = 14, N (casi) = 9609], solo verdura (RR: 0.94; 95% CI 0.89–0.98, I2=48%, n=20, N=12 563), solo frutta (RR: 0.92; 95% CI 0.89–0.95, I2 = 57%, n = 23, N = 14 506).

                                          I risultati rimanevano coerenti tra i differenti tipi di frutta e verdura. La forza dell’associazione differiva tra le località.

                                          C’era evidenza di una relazione non lineare (P < 0.01) tra il consumo di frutta e verdura e il rischio di cancro del polmone, per cui non si osservano ulteriori benefici con consumi superiori a 400 g/giorno circa.

                                           

                                          È noto che eliminare il fumo di tabacco è la migliore strategia per prevenire il tumore al polmone. Nonostante non sia possibile escludere il confondimento residuo del fumo, le evidenze attuali provenienti da studi prospettici sono coerenti con un ruolo protettivo di frutta e vegetali nell’eziologia del tumore al polmone. Con ulteriori studi si potrebbero indagare le associazioni tra specifici tipi di frutta e verdura e rischio di tumore al polmone ed effettuare analisi stratificate per status di fumatore, consumo di tabacco e tipologia di cancro del polmone.

                                           

                                          Abstract

                                          Fruits, vegetables and lung cancer risk: a systematic review and meta-analysis
                                          BACKGROUND: Lung cancer is the most common cause of cancer death. Fruits and vegetables containing carotenoids and other antioxidants have been hypothesized to decrease lung cancer risk. As part of the World Cancer Research Fund International Continuous Update Project, we conducted a systematic review and meta-analysis of prospective studies.
                                          METHODS: We searched PubMed and several databases up to December 2014 for prospective studies. We conducted meta-analyses comparing the highest and lowest intakes and dose-response meta-analyses to estimate summary relative risks (RRs) and 95% confidence intervals (CIs), and examine possible non-linear associations. We combined results from the Pooling Project with the studies we identified to increase the statistical power of our analysis.
                                          RESULTS: When comparing the highest with the lowest intakes, the summary RR estimates were 0.86 [95% CI 0.78-0.94; n (studies) = 18] for fruits and vegetables, 0.92 (95% CI 0.87-0.97; n = 25) for vegetables and 0.82 (95% CI 0.76-0.89; n = 29) for fruits. The association with fruit and vegetable intake was marginally significant in current smokers and inverse but not significant in former or never smokers. Significant inverse dose-response associations were observed for each 100 g/day increase: for fruits and vegetables [RR: 0.96; 95% CI 0.94-0.98, I(2) = 64%, n = 14, N (cases) = 9609], vegetables (RR: 0.94; 95% CI 0.89-0.98, I(2) = 48%, n = 20, N = 12 563) and fruits (RR: 0.92; 95% CI 0.89-0.95, I(2) = 57%, n = 23, N = 14 506). Our results were consistent among the different types of fruits and vegetables. The strength of the association differed across locations. There was evidence of a non-linear relationship (P < 0.01) between fruit and vegetable intake and lung cancer risk showing that no further benefit is obtained when increasing consumption above ∼400 g per day.
                                          CONCLUSIONS: Eliminating tobacco smoking is the best strategy to prevent lung cancer. Although residual confounding by smoking cannot be ruled out, the current evidence from prospective studies is consistent with a protective role of fruit and vegetables in lung cancer aetiology.

                                          Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26371287

                                          Fatigue, infiammazione e consumo di acidi grassi della serie Omega-3 e Omega-6 tra le pazienti sopravvissute al cancro

                                          Alfano CM et al.

                                          Fatigue, inflammation, and ω-3 and ω-6 fatty acid intake among breast cancer survivors

                                          J Clin Oncol. 2012 Apr 20;30(12):1280-7

                                           

                                          SCOPO: diverse evidenze suggeriscono che l’infiammazione potrebbe contribuire alla fatigue nei pazienti sopravvissuti al cancro. Ricerche condotte su popolazione sana hanno mostrato una ridotta infiammazione fra coloro che hanno un consumo elevato di acidi grassi polinsaturi (PUFA) della serie Omega-3, i quali potrebbero potenzialmente ridurre la fatigue.

                                          Questo studio indaga la fatigue, l’infiammazione e il consumo di PUFA Omega-3 e Omega-6 nelle pazienti sopravvissute al cancro del seno.

                                          METODI: 633 pazienti sopravvissute al tumore al seno (età media 56 anni; stadio da I a IIIA) che partecipavano allo studio HEAL (Health, Eating, Activity, and Lifestyle) hanno completato un questionario sulle proprie abitudini alimentari che includeva il consumo di integratori; hanno fornito un campione di sangue su cui sono state dosate la proteina C-reattiva (CRP) e la siero amiloide A (SAA) (30 mesi dopo la diagnosi)  ed infine hanno completato due questionari di valutazione della fatigue: la Piper Fatigue scale e la sezione ‘vitalità’ (vitality) dell’SF-36 (Short Form-36) (39 mesi dopo la diagnosi).

                                          Tramite analisi di covarianza e modelli di regressione logistica è stata testata la relazione tra infiammazione e fatigue, tra infiammazione e consumo di Omega-3 e Omega-6, e tra consumo di PUFA e fatigue, con il controllo per tre livelli incrementali di fattori confondenti. La fatigue è stata analizzata per variabili continue (Piper Scale) e dicotomiche (SF-36 sezione vitalità ≤ 50).

                                          RISULTATI: i punteggi di fatigue aumentavano all’incrementare dei terzili di CRP per la sezione dei cambiamenti comportamentali (P = 0.003) e per quella dei sintomi fisici (P = 0.001); le relazioni si attenuavano dopo l’aggiustamento per uso di farmaci e comorbilità.

                                          Le pazienti con alti livelli di CRP avevano un rischio 1.8 volte maggiore di fatigue (P < 0.05) dopo gli aggiustamenti per tutte le variabili considerate.

                                          Un consumo maggiore di PUFA Omega-6 rispetto ai PUFA Omega-3 era associato a livelli più alti di CRP (P = 0.01 dopo aggiustamenti per tutte le variabili) e ad un maggior rischio di fatigue (odds ratio, 2.6 confrontando il consumo maggiore con il consumo minore; P < 0.05).

                                          CONCLUSIONI: i risultati mostrano un legame tra il maggior consumo di PUFA Omega-3 e la diminuzione dei livelli dell’infiammazione e la diminuzione dei sintomi fisici della fatigue. Studi futuri dovrebbero testare se l’integrazione di Omega-3 possa ridurre la fatigue tra le pazienti sopravvissute al cancro al seno con livelli significativi di fatigue.

                                           

                                          Abstract

                                          Fatigue, inflammation, and ω-3 and ω-6 fatty acid intake among breast cancer survivors
                                          PURPOSE: Evidence suggests that inflammation may drive fatigue in cancer survivors. Research in healthy populations has shown reduced inflammation with higher dietary intake of ω-3 polyunsaturated fatty acids (PUFAs), which could potentially reduce fatigue. This study investigated fatigue, inflammation, and intake of ω-3 and ω-6 PUFAs among breast cancer survivors.
                                          METHODS: Six hundred thirty-three survivors (mean age, 56 years; stage I to IIIA) participating in the Health, Eating, Activity, and Lifestyle Study completed a food frequency/dietary supplement questionnaire and provided a blood sample assayed for C-reactive protein (CRP) and serum amyloid A (30 months after diagnosis) and completed the Piper Fatigue Scale and Short Form-36 (SF-36) vitality scale (39 months after diagnosis). Analysis of covariance and logistic regression models tested relationships between inflammation and fatigue, inflammation and ω-3 and ω-6 PUFA intake, and PUFA intake and fatigue, controlling for three incremental levels of confounders. Fatigue was analyzed continuously (Piper scales) and dichotomously (SF-36 vitality ≤ 50).
                                          RESULTS: Behavioral (P = .003) and sensory (P = .001) fatigue scale scores were higher by increasing CRP tertile; relationships were attenuated after adjustment for medication use and comorbidity. Survivors with high CRP had 1.8 times greater odds of fatigue after full adjustment (P < .05). Higher intake of ω-6 relative to ω-3 PUFAs was associated with greater CRP (P = .01 after full adjustment) and greater odds of fatigue (odds ratio, 2.6 for the highest v lowest intake; P < .05).
                                          CONCLUSION: Results link higher intake of ω-3 PUFAs, decreased inflammation, and decreased physical aspects of fatigue. Future studies should test whether ω-3 supplementation may reduce fatigue among significantly fatigued breast cancer survivors.

                                          Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22412148

                                          Effetti protettivi degli Acidi Grassi Polinsaturi Omega-3 (PUFA) sulla cardiotossicità indotta dalle Antracicline: una revisione critica

                                          Serini S, Ottes Vasconcelos R, Nascimento Gomes R and Calviello G

                                          Protective Effects of ω-3 PUFA in Anthracycline-Induced Cardiotoxicity: A Critical Review

                                          International Journal of Molecular Sciences 2017 Dec 12;18(12)

                                           

                                          E’ stato dimostrato che gli acidi grassi polinsaturi omega-3 (ω-3 PUFA) possono esercitare un ruolo benefico come coadiuvanti nella prevenzione e nel trattamento di numerose patologie, incluse le malattie cardiovascolari e il cancro. In modo particolare, diversi studi preclinici in vitro e in vivo hanno dimostrato l’attività antitumorale degli ω-3 PUFA in differenti tipi di cancro e diversi studi sull’uomo hanno rivelato che gli ω-3 PUFA sono in grado di ridurre il rischio di patologie cardiovascolari.

                                          Sono stati proposti diversi meccanismi per spiegare i loro benefici effetti pleiotropici. Gli ω-3 PUFA hanno mostrato un ruolo nel prevenire gli effetti collaterali nocivi (inclusi cardiotossicità e insufficienza cardiaca) provocati da farmaci antitumorali convenzionali e innovativi sia negli animali che in pazienti.

                                          La letteratura disponibile riguardo il potenziale effetto protettivo degli ω-3 PUFA contro la cardiotossicità indotta dalle antracicline, come anche i meccanismi coinvolti, saranno discussi criticamente qui di seguito. Lo studio analizzerà il ruolo critico di diversi livelli di assunzione di ω-3 PUFA nella determinazione di risultati di studi combinatori con le antracicline. Saranno presi in considerazione anche suggerimenti per ricerche future.

                                           

                                          Abstract

                                          Protective Effects of ω-3 PUFA in Anthracycline-Induced Cardiotoxicity: A Critical Review

                                          It has been demonstrated that ω-3 polyunsaturated fatty acids (ω-3 PUFA) may exert a beneficial role as adjuvants in the prevention and treatment of many disorders, including cardiovascular diseases and cancer. Particularly, several in vitro and in vivo preclinical studies have shown the antitumor activity of ω-3 PUFA in different kinds of cancers, and several human studies have shown that ω-3 PUFA are able to decrease the risk of a series of cardiovascular diseases. Several mechanisms have been proposed to explain their pleiotropic beneficial effects. ω-3 PUFA have also been shown to prevent harmful side-effects (including cardiotoxicity and heart failure) induced by conventional and innovative anti-cancer drugs in both animals and patients. The available literature regarding the possible protective effects of ω-3 PUFA against anthracycline-induced cardiotoxicity, as well as the mechanisms involved, will be critically discussed herein. The study will analyze the critical role of different levels of ω-3 PUFA intake in determining the results of the combinatory studies with anthracyclines. Suggestions for future research will also be considered.

                                          Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29231904

                                          Consumo di fibra alimentare e rischio di cancro del colon e cancro del retto nell’European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)

                                          Murphy N et al.

                                          Dietary fibre intake and risks of cancers of the colon and rectum in the European prospective investigation into cancer and nutrition (EPIC).

                                          PLoS One. 2012;7(6):e39361

                                           

                                          Precedenti analisi dallo studio EPIC hanno mostrato come l’assunzione di fibra alimentare sia inversamente correlata al rischio di sviluppare il cancro del colon-retto, ma altri studi di coorte non supportano questi risultati. Obiettivo dello studio è stato indagare se tale associazione permanga dopo un periodo di follow-up più lungo, nel quale si sia verificato un aumento dei casi di cancro del colon-retto di circa tre volte, e se l’associazione varia del sesso e della localizzazione del tumore.

                                           

                                          Dopo un periodo di follow-up di circa 11 anni sono stati documentati 4517 casi incidenti di cancro del colon-retto. L’assunzione di fibra totale e quella proveniente da cereali, frutta e verdura è stata quantificata attraverso dei questionari all’inizio dello studio. Gli Hazard ratios (HRs) e gli intervalli di confidenza al 95% (CIs) sono stati stimati utilizzando il modello dei rischi proporzionali di Cox stratificati per età, sesso e coorte di provenienza e aggiustati per assunzione di energia totale, indice di massa corporea, attività fisica, fumo di sigaretta, livello d’istruzione, menopausa, terapia ormonale sostitutiva, uso di contraccettivi orali e per il consumo di alcol, apporto di folati, carne rossa, carne processata e apporto di calcio.

                                           

                                          A seguito di analisi multivariate, il consumo di fibra alimentare totale nelle coorti EPIC è stato inversamente associato al rischio di sviluppare cancro del colon-retto (HR 0.87, 95% CI: 0.79-0.96 per ogni incremento di 10 g/giorno di fibra).  Tale associazione non differiva se valutata per le variabili di età, sesso, antropometria, stile di vita e dieta.

                                          Associazioni lineari simili sono state osservate valutando separatamente i tumori del colon e del retto. Sia la fibra dei cereali, sia la fibra della frutta e della verdura erano similmente associate al rischio di sviluppare il cancro del colon, mentre per il cancro del retto l’associazione inversa risultava evidente soltanto per le fibre dei cereali.

                                           

                                          I risultati dello studio rafforzano le evidenze sul ruolo preventivo che un alto consumo di fibra alimentare può avere nei confronti del cancro del colon retto. Ciò è in linea con quanto già sostiene il WCRF riguardo all’associazione tra una dieta ricca di alimenti fonti di fibra e la diminuzione del rischio di sviluppare tumore del colon-retto.

                                           

                                          Abstract

                                          Dietary fibre intake and risks of cancers of the colon and rectum in the European prospective investigation into cancer and nutrition (EPIC).
                                          BACKGROUND: Earlier analyses within the EPIC study showed that dietary fibre intake was inversely associated with colorectal cancer risk, but results from some large cohort studies do not support this finding. We explored whether the association remained after longer follow-up with a near threefold increase in colorectal cancer cases, and if the association varied by gender and tumour location.
                                          METHODOLOGY/PRINCIPAL FINDINGS: After a mean follow-up of 11.0 years, 4,517 incident cases of colorectal cancer were documented. Total, cereal, fruit, and vegetable fibre intakes were estimated from dietary questionnaires at baseline. Hazard ratios (HRs) and 95% confidence intervals (CIs) were estimated using Cox proportional hazards models stratified by age, sex, and centre, and adjusted for total energy intake, body mass index, physical activity, smoking, education, menopausal status, hormone replacement therapy, oral contraceptive use, and intakes of alcohol, folate, red and processed meats, and calcium. After multivariable adjustments, total dietary fibre was inversely associated with colorectal cancer (HR per 10 g/day increase in fibre 0.87, 95% CI: 0.79-0.96). Similar linear associations were observed for colon and rectal cancers. The association between total dietary fibre and risk of colorectal cancer risk did not differ by age, sex, or anthropometric, lifestyle, and dietary variables. Fibre from cereals and fibre from fruit and vegetables were similarly associated with colon cancer; but for rectal cancer, the inverse association was only evident for fibre from cereals.
                                          CONCLUSIONS/SIGNIFICANCE: Our results strengthen the evidence for the role of high dietary fibre intake in colorectal cancer prevention.

                                          Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22761771

                                          Consumo di alcol e cancro del seno nell’European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition

                                          Romieu I et al.

                                          Alcohol intake and breast cancer in the European prospective investigation into cancer and nutrition

                                          Int J Cancer. 2015;137(8):1921-30

                                           

                                          Il consumo di alcol è stato associato al cancro del seno nelle donne in pre-menopausa e post-menopausa; tuttavia i risultati non sono ancora sufficienti per spiegare le possibili relazioni con lo stato dei recettori ormonali del tumore e con i fattori potenzialmente modificabili, quali ad esempio l’età in cui si inizia a consumare alcol. Pertanto, nello studio sono stati indagati tali aspetti utilizzando i dati provenienti dallo studio osservazionale prospettico EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition).

                                           

                                          La popolazione totale EPIC era di 334 850 donne, di età compresa tra 35 e 70 anni all’inizio dello studio, reclutate in 10 Paesi Europei (Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Norvegia, Olanda, Spagna e Svezia) e seguite per una media di 11 anni. Il consumo di alcol all’inizio dello studio e il consumo medio nel corso della vita sono stati ricavati attraverso questionari su dieta e stile di vita specifici per nazione. I risultati dello studio rappresentano il rischio (Hazard Ratio, HR) di sviluppare un tumore al seno in base allo stato del recettore ormonale.

                                          Durante il periodo di osservazione sono stati diagnosticati 11 576 casi incidenti di tumore al seno.

                                           

                                          È emerso che il consumo di alcol era significativamente correlato al rischio di cancro del seno, in particolare per ogni incremento di 10 g/giorno di consumo di alcol l’HR aumentava del 4.2% (95% CI: 2.7-5.8%). Prendendo come consumo di riferimento da 0 a 5 g/giorno, un’assunzione di alcol da 5 a 15 g/giorno comportava un aumento del rischio di cancro del seno del 5.9% (95% CI: 1-11%). Un incremento significativo dei trend è stato osservato tra il consumo di alcol e i tumori ER+/PR+, ER-/PR- e ER-/PR-/HER2-. Il rischio di sviluppare tumore al seno era più alto tra le donne che iniziavano a fare uso di alcol prima della prima gravidanza portata a termine.

                                           

                                          Complessivamente, i risultati di questo studio confermano l’associazione tra consumo di alcol e tumore al seno per entrambi i recettori ormonali positivi e per i recettori ormonali negativi. Non è stata osservata nessuna associazione con BMI e uso di ormoni.

                                          L’effetto dose-risposta dell’alcol appare lineare, ciò suggerisce che per il rischio di cancro del seno non esiste un livello al di sotto del quale il consumo può considerarsi sicuro. Inoltre visto il rischio che può comportare il consumo di alcol prima della prima gravidanza portata a termine, è necessario disincentivare ulteriormente il consumo in tale periodo.

                                           

                                          Abstract

                                          Alcohol intake and breast cancer in the European prospective investigation into cancer and nutrition
                                          Alcohol intake has been associated to breast cancer in pre and postmenopausal women; however results are inconclusive regarding tumor hormonal receptor status, and potential modifying factors like age at start drinking. Therefore, we investigated the relation between alcohol intake and the risk of breast cancer using prospective observational data from the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC). Up to 334,850 women, aged 35-70 years at baseline, were recruited in ten European countries and followed up an average of 11 years. Alcohol intake at baseline and average lifetime alcohol intake were calculated from country-specific dietary and lifestyle questionnaires. The study outcomes were the Hazard ratios (HR) of developing breast cancer according to hormonal receptor status. During 3,670,439 person-years, 11,576 incident breast cancer cases were diagnosed. Alcohol intake was significantly related to breast cancer risk, for each 10 g/day increase in alcohol intake the HR increased by 4.2% (95% CI: 2.7-5.8%). Taking 0 to 5 g/day as reference, alcohol intake of >5 to 15 g/day was related to a 5.9% increase in breast cancer risk (95% CI: 1-11%). Significant increasing trends were observed between alcohol intake and ER+/PR+, ER-/PR-, HER2- and ER-/PR-HER2- tumors. Breast cancer risk was stronger among women who started drinking prior to first full-time pregnancy. Overall, our results confirm the association between alcohol intake and both hormone receptor positive and hormone receptor negative breast tumors, suggesting that timing of exposure to alcohol drinking may affect the risk. Therefore, women should be advised to control their alcohol consumption.

                                          Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25677034

                                          Codice Europeo Contro il Cancro quarta edizione: Dieta e cancro

                                          Teresa Norat et al.

                                          European Code against Cancer 4th Edition: Diet and cancer

                                          Cancer Epidemiology. 2015; 39, 56-66

                                           

                                          Le azioni quotidiane che caratterizzano lo stile di vita, compresa la dieta, sono riconosciute da tempo come potenziali determinanti del rischio di cancro.

                                          Oltre al ruolo significativo della dieta nell’influire sullo sviluppo di obesità e sovrappeso, fattori di rischio per numerose forme tumorali, studi sperimentali indicano come l’alimentazione sia in grado di influenzare il processo tumorale in diversi modi. Studi prospettici hanno mostrato come modelli dietetici caratterizzati da un elevato consumo di frutta, verdura e cereali integrali e un ridotto consumo di carni rosse, carni trasformate e sale siano correlati ad un minore rischio di morte e di incidenza di tumore. È stato inoltre evidenziato come una corretta alimentazione possa migliorare complessivamente la sopravvivenza dopo la diagnosi di tumore del seno e del colon-retto. La letteratura evidenzia come un alto consumo di frutta e vegetali possa ridurre il rischio di tumori del tratto aero-digestivo e studi mostrano inoltre che la fibra alimentare è un fattore protettivo convincente per il tumore del colon-retto. Il consumo di carni rosse e trasformate aumenta il rischio di tumore del colon-retto. Una dieta ricca di alimenti ad alta densità energetica, come prodotti che presentano elevate quantità di zuccheri e grassi, può portare ad un eccessivo apporto di calorie, favorendo così l’obesità e aumentando il rischio di tumore. Esistono inoltre evidenze che il consumo di bevande zuccherate sia associato ad un aumento del rischio di tumore del pancreas.

                                           

                                          Alla luce di questo, la quarta edizione del Codice Europeo Contro il Cancro, un progetto della Commissione Europea con l’obiettivo di informare i cittadini sulle azioni che individualmente possono intraprendere per ridurre il rischio di tumore, raccomanda alla popolazione di seguire un’alimentazione corretta: aumentare il consumo di cereali integrali, legumi, verdura e frutta; limitare il consumo di alimenti ad alta densità energetica (prodotti ricchi in zuccheri e grassi); evitare le bevande zuccherate e le carni trasformate e limitare il consumo di carni rosse e gli alimenti ad alto contenuto di sale.

                                           

                                          Le raccomandazioni del Codice Europeo Contro il Cancro sono in linea con le dieci raccomandazioni del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, le quali evidenziano come una sana alimentazione e uno stile di vita attivo siano alla base della prevenzione delle malattie oncologiche.

                                          Nella sezione del sito “Informazioni generali” vengono descritti i concetti alla base di una corretta alimentazione, di aiuto per comprendere ancora meglio le raccomandazioni.

                                           

                                          Abstract

                                          European Code against Cancer 4th Edition: Diet and cancer
                                          Lifestyle factors, including diet, have long been recognised as potentially important determinants of cancer risk. In addition to the significant role diet plays in affecting body fatness, a risk factor for several cancers, experimental studies have indicated that diet may influence the cancer process in several ways. Prospective studies have shown that dietary patterns characterised by higher intakes of fruits, vegetables, and whole-grain foods, and lower intakes of red and processed meats and salt, are related to reduced risks of death and cancer, and that a healthy diet can improve overall survival after diagnosis of breast and colorectal cancers. There is evidence that high intakes of fruit and vegetables may reduce the risk of cancers of the aerodigestive tract, and the evidence that dietary fibre protects against colorectal cancer is convincing. Red and processed meats increase the risk of colorectal cancer. Diets rich in high-calorie foods, such as fatty and sugary foods, may lead to increased calorie intake, thereby promoting obesity and leading to an increased risk of cancer. There is some evidence that sugary drinks are related to an increased risk of pancreatic cancer. Taking this evidence into account, the 4th edition of the European Code against Cancer recommends that people have a healthy diet to reduce their risk of cancer: they should eat plenty of whole grains, pulses, vegetables and fruits; limit high-calorie foods (foods high in sugar or fat); avoid sugary drinks and processed meat; and limit red meat and foods high in salt.

                                          Link all’articolo originale:https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26164653

                                          Cardiotossicità indotta dalle Antracicline in pazienti oncologici giovani: il ruolo della Carnitina

                                          Armenian SH.

                                          Anthracycline-Induced Cardiotoxicity in Young Cancer Patients: The Role of Carnitine

                                          Ann Nutr Metab. 2016;68 Suppl 3:10-14

                                           

                                          Nonostante la crescita dell’incidenza della sopravvivenza nei tumori pediatrici sia aumentata  progressivamente nelle recenti decadi, molti bambini sopravvissuti al cancro infantile presenteranno almeno una malattia cronica entro i 40 anni di età.

                                           

                                          A tal proposito, è emerso che le complicanze cardiovascolari siano la causa principale di morbilità a lungo termine e di mortalità in bambini sopravvissuti a lungo al cancro infantile, probabilmente a causa dell’esposizione alla chemioterapia con antracicline, e gli effetti in pazienti con cardiomiopatia antracicline-correlata rimangono scarsi.

                                           

                                          E’ stato ottenuto qualche progresso nella comprensione dei meccanismi alla base della cardiomiopatia antracicline-correlata, che sembra coinvolgere la generazione di specie reattive dell’ossigeno, portando alla disfunzione mitocondriale, seguita dall’apoptosi dei miociti e dall’inadeguato rimodellamento del ventricolo sinistro.

                                          Nonostante esistano attualmente diverse linee guida sul monitoraggio dei pazienti oncologici ad alto rischio di infarto, trattati con terapie cardiotossiche, rimane molto lavoro da fare per individuare markers sicuri per lo screening di disfunzione cardiaca.

                                           

                                          Il nostro studio ha identificato alterazioni della L-carnitina in pazienti sopravvissuti al cancro. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche, gli studi preliminari suggeriscono un ruolo della carnitina nella prevenzione primaria (durante la terapia) e nella prevenzione secondaria (per migliorare le funzioni dopo la terapia).

                                           

                                          Abstract

                                          Anthracycline-Induced Cardiotoxicity in Young Cancer Patients: The Role of Carnitine
                                          While the increased rates of survival in childhood cancers have increased progressively in recent decades, many childhood cancer survivors will have at least one chronic health condition within 40 years of age. In this regard, cardiovascular complications have emerged as a leading cause of long-term morbidity and mortality in long-term survivors of childhood cancer, likely due to exposure to anthracycline chemotherapy, and outcomes in patients with anthracycline-related cardiomyopathy remain poor. Some progress has been made in understanding the mechanisms at the basis of anthracycline-related cardiomyopathy, which appear to involve generation of reactive oxygen species, leading to mitochondrial dysfunction, followed by myocyte apoptosis and maladaptive left ventricular remodeling. Even if several guidelines currently exist for monitoring cancer patients treated with cardiotoxic therapies who are at high risk for heart failure, much work remains to be done in finding reliable markers for screening for cardiac dysfunction. Studies from our group have identified alterations in L-carnitine in cancer survivors. While additional investigations are needed, preliminary studies suggest a role for carnitine in primary prevention (during treatment) and secondary prevention (to improve function after treatment).

                                          Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27931027

                                          Body-mass index e incidenza di cancro: una revisione sistematica e meta-analisi di studi osservazionali prospettici

                                          Renehan AG, Tyson M, Egger M, Heller RF, Zwahlen M.

                                          Body-mass index and incidence of cancer: a systematic review and meta-analysis of prospective observational studies

                                          Lancet. 2008 Feb 16;371(9612):569-78

                                           

                                          L’eccesso di peso, espresso come aumento di BMI, è associato al rischio d’insorgenza di alcune comuni forme di cancro. In questo studio è stata condotta una revisione sistematica e una meta-analisi per valutare la forza dell’associazione tra BMI e differenti sedi tumorali e indagare le differenze di tali associazioni in funzione del genere e dei gruppi etnici.

                                           

                                          Le ricerche sono state condotte su banche dati elettroniche, quali Medline e Embase (dal 1966 al Novembre 2007), per identificare studi prospettici che presentavano casi incidenti di 20 tipi di tumore. Sono state condotte meta-analisi con il modello random-effects e meta-regressioni di stime incrementali studio-specifiche per determinare il rischio di cancro associato ad un aumento del BMI di 5 kg/m2.

                                           

                                          Sono stati selezionati 221 dataset (141 articoli) che includevano 282 137 casi incidenti.

                                          Negli uomini, un incremento di 5 punti di BMI (kg/m2) è stato fortemente associato con adenocarcinoma dell’esofago (RR 1.52, P<0.0001), cancro della tiroide (RR 1.33, p=0.02), cancro del colon (RR 1.24, p<0.0001) e cancro del rene (RR 1.24, p<0.0001).

                                          Nelle donne, è stata registrata una forte associazione tra incremento di 5 punti di BMI (kg/m2) e cancro dell’endometrio (RR 1.59, p<0.0001), cancro della cistifellea (RR 1.59, p=0.04), adenocarcinoma dell’esofago (RR 1.51, p<0.0001) e cancro del rene (RR 1.34, p<0.0001).

                                          È stata individuata una debole associazione (RR <1.20) tra aumento del BMI e cancro del retto e melanoma maligno negli uomini; cancro del seno in post-menopausa, cancro del pancreas, cancro della tiroide e cancro del colon nelle donne; leucemia, mieloma multiplo, e linfoma non-Hodgkin in entrambi i sessi. Le associazioni erano più forti negli uomini rispetto alle donne per il cancro del colon (p<0.0001).

                                          Generalmente i risultati delle associazioni erano simili negli studi provenienti dal Nord America, dall’Europa, dall’Australia e dalla regione Asia-Pacifico, tuttavia nelle popolazioni della regione Asia-Pacifico sono state registrate forti associazioni tra incremento del BMI e cancro del seno in pre-menopausa (p=0.009) e post-menopausa (p=0.06).

                                           

                                          L’aumento del BMI è associato all’incremento del rischio di sviluppare neoplasie comuni e meno comini. Per alcuni tipi di tumore, le associazioni differiscono per genere e popolazione di diversa etnia.

                                          Studi epidemiologici osservazionali di questo tipo possono rivelarsi utili sia per stimolare future indagini volte a individuare i meccanismi biologici che spieghino tali associazioni, sia per promuovere strategie di prevenzione dell’obesità rivolte alla popolazione generale, con particolare attenzione al singolo individuo in funzione del rischio che il genere, la razza o la familiarità potrebbe comportare.

                                           

                                          Abstract

                                          Body-mass index and incidence of cancer: a systematic review and meta-analysis of prospective observational studies
                                          BACKGROUND:
                                          Excess bodyweight, expressed as increased body-mass index (BMI), is associated with the risk of some common adult cancers. We did a systematic review and meta-analysis to assess the strength of associations between BMI and different sites of cancer and to investigate differences in these associations between sex and ethnic groups.
                                          METHODS:
                                          We did electronic searches on Medline and Embase (1966 to November 2007), and searched reports to identify prospective studies of incident cases of 20 cancer types. We did random-effects meta-analyses and meta-regressions of study-specific incremental estimates to determine the risk of cancer associated with a 5 kg/m2 increase in BMI.
                                          FINDINGS:
                                          We analysed 221 datasets (141 articles), including 282,137 incident cases. In men, a 5 kg/m2 increase in BMI was strongly associated with oesophageal adenocarcinoma (RR 1.52, p<0.0001) and with thyroid (1.33, p=0.02), colon (1.24, p<0.0001), and renal (1.24, p <0.0001) cancers. In women, we recorded strong associations between a 5 kg/m2 increase in BMI and endometrial (1.59, p<0.0001), gallbladder (1.59, p=0.04), oesophageal adenocarcinoma (1.51, p<0.0001), and renal (1.34, p<0.0001) cancers. We noted weaker positive associations (RR <1.20) between increased BMI and rectal cancer and malignant melanoma in men; postmenopausal breast, pancreatic, thyroid, and colon cancers in women; and leukaemia, multiple myeloma, and non-Hodgkin lymphoma in both sexes. Associations were stronger in men than in women for colon (p<0.0001) cancer. Associations were generally similar in studies from North America, Europe and Australia, and the Asia-Pacific region, but we recorded stronger associations in Asia-Pacific populations between increased BMI and premenopausal (p=0.009) and postmenopausal (p=0.06) breast cancers.
                                          INTERPRETATION:
                                          Increased BMI is associated with increased risk of common and less common malignancies. For some cancer types, associations differ between sexes and populations of different ethnic origins. These epidemiological observations should inform the exploration of biological mechanisms that link obesity with cancer.

                                          Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18280327

                                          Leggere le etichette

                                          Tutto ciò che è presente sul packaging del prodotto, scritte e immagini, rappresenta l’etichetta alimentare, uno dei principali strumenti grazie al quale il produttore può fare conoscere le caratteristiche del proprio prodotto al consumatore.  Alcune principali informazioni a cui prestare attenzione sono:

                                           

                                          Elenco degli ingredienti

                                          Consente di conoscere non solo quali sono gli ingredienti che costituiscono il prodotto ma anche quanto sono presenti, essendo dichiarati in ordine decrescente di peso. Quindi dal più presente al meno presente. Leggere i primi ingredienti può aiutare a selezionare i prodotti da mettere nel carrello, in particolare facendo attenzione che grassi e zuccheri non occupino le prime posizioni.

                                           

                                          Tabella nutrizionale

                                          I valori sono espressi per 100g o per 100ml ed eventualmente può essere riportata la porzione. Nella tabella è obbligatorio riportare: valore energetico, grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale. Spesso la premura è di controllare l’apporto energetico del prodotto, tuttavia prestare attenzione a nutrienti come grassi, zuccheri e sale, può giocare un ruolo nell’esclusione di prodotti che ne contengono elevate quantità. La porzione di consumo è un aiuto per la valutazione del prodotto poiché fornisce i valori riferiti alle quantità che dovrebbero essere consumate.

                                           

                                          Claims

                                          Possono essere di tre tipologie: claims nutrizionali, claims sulla salute e claims di riduzione di un fattore di rischio di malattia. Il produttore può inserire in etichetta tali indicazioni (claims), veritiere e basate su dati scientifici, per valorizzare il proprio prodotto e aiutare il consumatore a fare una scelta a seconda delle proprie esigenze.

                                           

                                          Durabilità del prodotto

                                          • Data di scadenza: è obbligatoria per tutti gli alimenti deperibili dal punto di vista microbiologico ed è indicata con la dicitura “da consumarsi entro il”. Il prodotto non può essere assolutamente consumato dopo tale data.
                                          • Termine minimo di conservazione: il produttore dichiara la data entro la quale il prodotto mantiene inalterate le sue caratteristiche qualitative utilizzando la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il/fine”. Pertanto anche dopo quella data non c’è un pericolo per la salute ma un decadimento della qualità del prodotto.

                                          Entrambe le indicazioni di durabilità del prodotto sono valide in riferimento ad una confezione integra e sempre mantenuta in opportune condizioni di conservazione.

                                           

                                           

                                          Modalità di utilizzo e conservazione

                                          Sono diciture inserite in etichetta che, se rispettate, permettono di rendere sicuro e gradevole il prodotto al momento del consumo. Spesso le modalità di conservazione possono cambiare una volta che la confezione è stata aperta, è importante quindi prestare attenzione alla lettura di tale informazione.

                                          Proteine

                                          ASDASD ASDASD

                                          Grassi
                                          Carboidrati
                                          Cosa significa sana alimentazione?

                                          È noto a chiunque che la sana alimentazione influenzi lo stato di salute, ma non sempre si è consapevoli del reale significato di questo concetto.

                                          In generale è possibile dire che un’alimentazione è sana quando prima di ogni altra cosa è in grado di fornire all’individuo il giusto apporto di nutrienti ed energia per assicurare i processi fisiologici. La scelta poi dell’insieme di alimenti, definito pattern o modello alimentare, può non solo assicurare le esigenze primarie di un organismo, ma anche apportare benefici alla salute e rendere l’alimentazione funzionale alla prevenzione di molte patologie.

                                          Associazione tra il tempo libero dedicato all’attività fisica e il rischio di 26 tipi di cancro in 1,44 milioni di adulti

                                          Steven C. Moore et al.

                                          Leisure-time physical activity and risk of 26 types of cancer in 1.44 million adults

                                          JAMA Intern Med . 2016; 176(6): 816–825

                                           

                                          L’attività fisica praticata nel tempo libero, intesa come l’insieme delle attività volte a migliorare o mantenere lo stato di salute, è associata ad un rischio minore di malattie cardiache e di mortalità per tutte le cause, tuttavia la sua associazione con il rischio di cancro non è stata ancora ben compresa.

                                          Obiettivo dello studio è stato quello di approfondire tale associazione e determinarne eventuali variazioni influenzate da fattori come la massa corpora e/o l’esposizione al fumo di sigaretta.

                                          I dati utilizzati per questo studio derivano dall’ NCI Cohort Consortium, un network internazionale del National Cancer Istitute (NCI) che ha l’obiettivo di mettere in connessione i più grandi studi di coorte sul cancro a livello mondiale. Gli autori in particolare hanno utilizzato dati di 12 studi di coorte statunitensi e europei (con baseline che andavano da 1987 al 2004), nei quali il livello di attività fisica era riportato dagli stessi partecipanti.  Il modello di regressione di Cox è stato utilizzato per stimare i rapporti di rischio (HRs) e gli intervalli di confidenza (CI) al 95% per le associazioni tra l’attività fisica nel tempo libero e l’incidenza di 26 forme tumorali. I livelli di attività fisica praticata nel tempo libero sono stati convertiti in percentili specifici della coorte su base continua e i risultati sono stati sintetizzati mediante una meta-analisi ad effetti casuali. I rapporti di rischio tra alti e bassi livelli di attività si basano sul confronto di rischio del 90° rispetto al 10° percentile di attività. L’analisi dei dati è stata eseguita da gennaio 2014 a giugno 2015.

                                          L’esposizione considerata in tale studio comprende l’attività fisica svolta nel tempo libero con intensità moderata e vigorosa.

                                          L’obiettivo principale è quello di misurare l’incidenza di cancro durante i follow-up.

                                          Complessivamente sono stati inclusi 1.44 milioni di partecipanti (con età che variava da 19 a 98 anni, d cui 57% femmine) di cui 186 932 casi di tumore. Alti livelli di attività fisica, confrontati con bassi livelli della stessa, sono stati associati ad un minore rischio di 13 forme tumorali: dell’adenocarcinoma esofageo (HR, 0.58; 95% CI, 0.37-0.89), del fegato (HR, 0.73; 95% CI, 0.55-0.98), del polmone (HR, 0.74; 95% CI, 0.71-0.77), del rene (HR, 0.77; 95% CI, 0.70-0.85), del cardias (HR, 0.78; 95% CI, 0.64-0.95), dell’endometrio (HR, 0.79; 95% CI, 0.68-0.92), leucemia mieloide (HR, 0.80; 95% CI, 0.70-0.92), mieloma (HR, 0.83; 95% CI, 0.72-0.95), colon (HR, 0.84; 95% CI, 0.77-0.91), testa e collo (HR, 0.85; 95% CI, 0.78-0.93), retto (HR, 0.87; 95% CI, 0.80-0.95), della vescica (HR, 0.87; 95% CI, 0.82-0.92) e del seno (HR, 0.90; 95% CI, 0.87-0.93). Prendendo in considerazione anche l’indice di massa corporea si nota un’attenuazione delle associazioni per diverse sedi tumorali, tuttavia 10 su 13 restano statisticamente significative.

                                          L’attività fisica praticata nel tempo libero è stata associata ad un maggiore rischio di melanoma maligno (HR, 1.27; 95% CI, 1.16-1.40) e di tumore della prostata (HR, 1.05; 95% CI, 1.03-1.08).

                                          Generalmente le associazioni rilevate erano simili tra gli individui in condizione di sovrappeso/obesità e in normopeso.

                                          L’abitudine al fumo ha influenzato l’associazione solo per il tumore del polmone ma non per altre sedi tumorali generalmente correlate al fumo.

                                          In conclusione, il tempo libero dedicato all’attività fisica è stato associato ad un minore rischio di numerose forme tumorali. Gli operatori sanitari che si confrontano con persone con un ridotto livello di attività fisica dovrebbero sottolineare l’importanza di queste associazioni, evidenziando anche che sono in gran parte indipendenti dalla massa corporea o dall’abitudine al fumo.

                                          Lo studio è concorde con le indicazioni contenute nella seconda raccomandazione del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, che fa riferimento proprio al ruolo dello stile di vita attivo nella promozione della salute. Inoltre l’analisi della letteratura scientifica ha classificato l’attività fisica come fattore protettivo convincente per il tumore del colon-retto e probabile per il tumore dell’endometrio e del seno.

                                           

                                          Abstract

                                          Leisure-time physical activity and risk of 26 types of cancer in 1.44 million adults
                                          IMPORTANCE—Leisure-time physical activity has been associated with lower risk of heartdisease and all-cause mortality, but its association with risk of cancer is not well-understood.
                                          OBJECTIVE—To determine the association of leisure-time physical activity with incidence of common types of cancer and whether associations vary by body size and/or smoking.
                                          DESIGN, SETTING, AND PARTICIPANTS—We pooled data from 12 prospective U.S. and European cohorts with self-reported physical activity (baseline 1987–2004). A total of 1.44 million participants (median age:59 years; range:19–98 years) and 186,932 cancers were included. We used multivariable Cox regression to estimate hazard ratios (HRs) and 95% confidence intervals (CIs) for associations of leisure-time physical activity with incidence of 26 types of cancer. Leisure-time physical activity levels were modeled as cohort-specific percentiles on a continuous basis and cohort-specific results were synthesized by random effects meta-analysis. Hazard ratios for high versus low levels of activity are based on a comparison of risk at the 90th versus 10th percentiles, respectively, of activity.
                                          EXPOSURE—Leisure-time physical activity of a moderate to vigorous intensity.
                                          MAIN OUTCOMES AND MEASURES—Incident cancer during follow-up.
                                          RESULTS—High versus low levels of leisure-time physical activity were associated with lower risks of 13 cancers: esophageal adenocarcinoma (HR=0.58,CI:0.37–0.89), liver (HR=0.73,CI: 0.55–0.98), lung (HR=0.74,CI:0.71–0.77), kidney (HR=0.77,CI:0.70–0.85), gastric cardia (HR=0.78,CI:0.64–0.95), endometrial (HR=0.79,CI:0.68–0.92), myeloid leukemia (HR=0.80,CI: 0.70–0.92), myeloma (HR=0.83,CI:0.72–0.95), colon (HR=0.84,CI:0.77–0.91), head and neck (HR=0.85,CI:0.78–0.93), rectal (HR=0.87,CI:0.80–0.95), bladder (HR=0.87,CI:0.82–0.92), and breast (HR=0.90,CI:0.87–0.93). BMI adjustment modestly attenuated associations for several cancers, but 10 of 13 inverse associations remained statistically significant after BMI adjustment. Leisure-time physical activity was associated with higher risks of malignant melanoma (HR=1.27,CI:1.16–1.40) and prostate cancer (HR=1.05,CI:1.03–1.08). Associations were generally similar between the overweight/obese and the normal weight. Smoking status modified the association for lung cancer, but not other smoking-related cancers.
                                          CONCLUSIONS AND RELEVANCE—In addition to associations with lower risk of heartdisease and mortality, leisure-time physical activity is also associated with lower risks of many cancer types. Health care professionals counseling inactive adults should emphasize that most of these associations were evident regardless of body size or smoking history, supporting broad generalizability of findings

                                          Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5812009/

                                          Alimentazione e Terapie

                                          Avere una sana alimentazione è importante per tutti, lo è specialmente per chi è in trattamento per una patologia oncologica. Spesso si arriva alla diagnosi con il desiderio di migliorare la propria alimentazione, questa sezione fornirà al paziente e ai familiari concetti di base per comprenderla ed indicazioni utili da applicare durante le terapie.

                                          • Lo stato nutrizionale del paziente con diagnosi di tumore in attesa di iniziare un trattamento, varia notevolmente a seconda della sede tumorale coinvolta nonché dello stato di avanzamento della malattia e da eventuali altre patologie presenti.

                                            Trattamenti quali: la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia possono avere effetti negativi diretti (meccanici) o indiretti (metabolici) sullo stato nutrizionale del paziente.

                                            Il successo della terapia antitumorale sarà influenzato, oltre che da altri fattori, anche dalla capacità del paziente di tollerare la terapia, che a sua volta dipende dallo stato nutrizionale precedente all’inizio della terapia.

                                            È pertanto vantaggioso che il paziente, laddove le tempistiche lo consentano, inizi il proprio percorso di trattamento con un buono stato nutrizionale, un’adeguata composizione corporea e con sane abitudini alimentari consolidate.

                                             

                                            In questa sezione saranno esposte le modalità di terapia che possono avere implicazioni sullo stato nutrizionale del paziente.

                                            • Chirurgia
                                            • Chemioterapia
                                            • Radioterapia
                                            • Terapia ormonale
                                            • Immunoterapia
                                            • Terapie a bersaglio molecolare

                                            Indicazioni nutrizionali per specifiche necessità

                                            Alimenti o strategie nutrizionali possono essere di beneficio nella gestione degli effetti avversi delle terapie oncologiche.
                                            Tali terapie sono progredite notevolmente negli ultimi decenni fornendo, ad oggi, sempre maggiori speranze di cura. Gli effetti avversi legati alle terapie oncologiche dipendono dal tipo e sede del tumore, dal trattamento a cui si va incontro e dalle condizioni del paziente. In tale contesto la nutrizione, se correttamente pianificata, può essere un’utile alleata.

                                            • Uno tra i più importanti effetti avversi che può interessare i pazienti oncologici riguarda la variazione del peso corporeo, che può avvenire in diverse fasi: prima della diagnosi, durante le terapie, o in seguito. Lo stato nutrizionale del paziente può influenzare positivamente o negativamente il suo percorso di cura, la risposta ai trattamenti oncologici, la qualità della vita e in alcuni casi il rischio di recidiva.

                                              La malnutrizione è un problema piuttosto frequente nel paziente oncologico, che varia a seconda della sede tumorale coinvolta, del grado di avanzamento della malattia e dei trattamenti effettuati. In alcuni casi però alcune terapie antitumorali possono determinare un aumento di peso come ad esempio le terapie ormonali o i cortisonici in uso cronico.

                                              • Perdita di peso
                                              • Aumento di peso

                                              Guida Alla Spesa Intelligente

                                              Una scelta consapevole di ciò che viene acquistato al supermercato contribuisce ad una sana alimentazione. Conoscere e selezionare gli alimenti che andranno nel carrello della spesa favorisce una dieta sana nella quotidianità, evitando di portare a casa prodotti che andrebbero consumati solo in occasioni speciali.

                                              • Tutto ciò che è presente sul packaging del prodotto, scritte e immagini, rappresenta l’etichetta alimentare, uno dei principali strumenti grazie al quale il produttore può fare conoscere le caratteristiche del proprio prodotto al consumatore.  Alcune principali informazioni a cui prestare attenzione sono:

                                                 

                                                Elenco degli ingredienti

                                                Consente di conoscere non solo quali sono gli ingredienti che costituiscono il prodotto ma anche quanto sono presenti, essendo dichiarati in ordine decrescente di peso. Quindi dal più presente al meno presente. Leggere i primi ingredienti può aiutare a selezionare i prodotti da mettere nel carrello, in particolare facendo attenzione che grassi e zuccheri non occupino le prime posizioni.

                                                 

                                                Tabella nutrizionale

                                                I valori sono espressi per 100g o per 100ml ed eventualmente può essere riportata la porzione. Nella tabella è obbligatorio riportare: valore energetico, grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale. Spesso la premura è di controllare l’apporto energetico del prodotto, tuttavia prestare attenzione a nutrienti come grassi, zuccheri e sale, può giocare un ruolo nell’esclusione di prodotti che ne contengono elevate quantità. La porzione di consumo è un aiuto per la valutazione del prodotto poiché fornisce i valori riferiti alle quantità che dovrebbero essere consumate.

                                                 

                                                Claims

                                                Possono essere di tre tipologie: claims nutrizionali, claims sulla salute e claims di riduzione di un fattore di rischio di malattia. Il produttore può inserire in etichetta tali indicazioni (claims), veritiere e basate su dati scientifici, per valorizzare il proprio prodotto e aiutare il consumatore a fare una scelta a seconda delle proprie esigenze.

                                                 

                                                Durabilità del prodotto

                                                • Data di scadenza: è obbligatoria per tutti gli alimenti deperibili dal punto di vista microbiologico ed è indicata con la dicitura “da consumarsi entro il”. Il prodotto non può essere assolutamente consumato dopo tale data.

                                                • Termine minimo di conservazione: il produttore dichiara la data entro la quale il prodotto mantiene inalterate le sue caratteristiche qualitative utilizzando la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il/fine”. Pertanto anche dopo quella data non c’è un pericolo per la salute ma un decadimento della qualità del prodotto.

                                                Entrambe le indicazioni di durabilità del prodotto sono valide in riferimento ad una confezione integra e sempre mantenuta in opportune condizioni di conservazione.

                                                 

                                                 

                                                Modalità di utilizzo e conservazione

                                                Sono diciture inserite in etichetta che, se rispettate, permettono di rendere sicuro e gradevole il prodotto al momento del consumo. Spesso le modalità di conservazione possono cambiare una volta che la confezione è stata aperta, è importante quindi prestare attenzione alla lettura di tale informazione.

                                                • • Prepara una lista della spesa per non farti condizionare dalla vasta offerta del mercato. Quando finisci gli alimenti dentro casa (come legumi, cereali, frutta secca, pesce in scatola ecc.) puoi segnarli in una lavagnetta e, prima di andare a fare la spesa, scriverti in un foglietto cosa acquistare.

                                                  • Controlla il tuo calendario, se durante la settimana hai qualche pranzo o cena fuori casa, evita di fare una spesa abbondante di prodotti freschi.

                                                  • Alterna le varietà di frutta e ortaggi e segui la stagionalità. Ricordati di acquistare frutta comoda da portare in borsa, ad esempio una banana, una mela o dei mandarini, ed anche verdure da consumare crude come antipasto o spuntino (carote, finocchio, sedano).

                                                  • Avere una scorta di prodotti a lunga conservazione, prodotti in scatola o surgelati, è sicuramente una buona opzione quando si ha poco tempo per cucinare ed è anche una valida alternativa salutare al cibo d’asporto.

                                                  • Confrontare l’elenco degli ingredienti di due o più prodotti trasformati, appartenenti alla stessa classe merceologica, può aiutarti a scegliere quello più salutare.

                                                  • Poni attenzione agli alimenti sponsorizzati come più salutari. Un esempio, burger e crocchette vegetali confezionate possono contenere grandi quantitativi di sale.

                                                  • Tra i latticini un occhio di riguardo per lo yogurt, spesso presenta elevate quantità di zuccheri. Prediligi quelli senza zuccheri aggiunti, tenendo presente che hanno un contenuto di circa 4% di carboidrati. Inoltre anche nei prodotti vegetali, sostituti di latte e yogurt, se il quantitativo di zucchero supera il 5%, il loro consumo dovrebbe essere limitato a poche occasioni.

                                                  • Leggere la lista degli ingredienti e la tabella nutrizionale nei prodotti dichiarati integrali, come il pane, la pasta ed altri prodotti confezionati, può essere utile per capire se veramente è un buon prodotto. Il primo ingrediente nella lista deve essere la farina integrale.

                                                  • • Posiziona gli alimenti secondo la data di scadenza, disponendo quelli che sono maggiormente deperibili a portata di mano.

                                                    • I prodotti acquistati nel banco frigo devono seguire la catena del freddo e quindi essere conservati in frigorifero.

                                                    • Ricorda che la temperatura all’interno del frigorifero non è uguale. I ripiani più bassi sono da dedicare a carne e pesce, mentre quelli centrali sono più adatti alla conservazione di confezioni aperte e latticini. I cassetti presentano una temperatura maggiore per questo sono ideali per frutta e verdura. La porta del frigorifero presenta le temperature più calde, nelle mensole puoi riporre i prodotti che hanno bisogno di una leggera refrigerazione.

                                                    • Non tutti gli alimenti di origine vegetale devono essere conservati in frigorifero, le basse temperature possono danneggiarli. Ad esempio agrumi, fagiolini, pomodori, zucchine, cetrioli, carote possono essere conservati a temperatura ambiente.

                                                    • Poni attenzione al luogo di conservazione riportato in etichetta, ad esempio può essere indicato di tenere il prodotto lontano da fonti di calore o al riparo dalla luce.

                                                    • I prodotti aperti possono avere modalità di conservazione diverse dalle confezioni chiuse, fai attenzione alle indicazioni presenti in etichetta.

                                                    • All’interno del frigorifero non posizionare i prodotti crudi vicino a quelli già cotti o pronti al consumo, evitando cosi una contaminazione di quest’ultimi.

                                                    Le nostre proposte di ricette

                                                    Una selezione di ricette salutari e per sintomi da terapia elaborate dal team di FBO, oltre alle ricette che alcuni chef hanno pensato in collaborazione con le nostre nutrizioniste per VOI.

                                                    Qui trovi le ricette di “FBO SEMPRE CON TE”.

                                                    Ricette Salutari
                                                    Brownie con cacao, nocciole e fagioli neri
                                                    Crema di zucca al profumo di cannella
                                                    Filetti Di Sgombro Con Salsa Verde
                                                    Piccole gelatine di te verde con fiori e frutta
                                                    Orecchiette ai broccoli con briciole croccanti
                                                    Riso integrale con asparagi e capesante
                                                    Riso nero con gamberoni e zucchine
                                                    Tortino di alici e melanzane
                                                    Vellutata di frutti rossi con ricotta alla cannella
                                                    Zuppa di lenticchie e spinaci alla curcuma con crostoni integrali
                                                    Ricette per sintomi da terapia
                                                    Bocconcini di frutta invernale al profumo di rosmarino
                                                    Hummus di ceci fresco e piccante
                                                    Riso venere con melograno e asparagi
                                                    Salsa allo yogurt ed erbe aromatiche (per carne, pesce e verdure)
                                                    Sovracoscia di pollo con erbe aromatiche e verdure
                                                    Trancio Di Spigola Agli Agrumi
                                                    Chips di frutta al forno
                                                    Chips di verdura al forno
                                                    Crudites di verdure con salsa allo yogurt
                                                    Frutta secca alle spezie
                                                    Banana bread proteico*
                                                    Frullato proteico di yogurt, frutta fresca e cannella*
                                                    Insalata di patate
                                                    Purè di carote aromatico
                                                    Centrifuga di frutta e verdura
                                                    Centrifuga di frutti di bosco e anguria
                                                    Infuso di spezie e frutta
                                                    Barrette ai fiocchi d’avena, frutta secca e cioccolato fondente
                                                    Frullato di mango, banana e anacardi
                                                    Filetti di merluzzo in crosta di patate e zucchine
                                                    Vellutata di zucca con crostini integrali
                                                    Orzotto mantecato con cicoria e limone
                                                    Petto di tacchino con finocchi all’arancia
                                                    Tisana all’anice
                                                    Salsa cremosa allo zenzero
                                                    Taralli integrali allo zenzero e curcuma
                                                    Cavolo cappuccio in insalata
                                                    Insalata di carciofi, finocchi, arance e noci
                                                    Sorbetto di anguria al profumo di limone
                                                    Spaghetti di zucchine con ragù di tofu
                                                    Ghiaccioli di frutta fresca e yogurt
                                                    Zuppetta di melone con praline di ricotta e pistacchi
                                                    Crema di piselli e zucchine con farro
                                                    Millefoglie di verdure
                                                    Crema di carote, cavolfiori e olio di semi di lino
                                                    Gelato crudo ai lamponi
                                                    Ricette per GOLOSARIA 2019
                                                    Risotto ai funghi porcini e fava tonka
                                                    Bavette con rapa rossa e alici
                                                    Zucca infornata e puntarelle
                                                    Crostino al grano saraceno, sgombro marinato in ceviche, lenticchie nere e tè verde
                                                    Pollo con farcia di cicoria e timo
                                                    Mousse al cioccolato e inserto di lamponi
                                                    Sgombro marinato con caponata di verdure
                                                    Branzino mandorle e pistacchi con verdure al cartoccio e salsa yogurt basilico e zenzero
                                                    Cavolfiore con salsa al latte di mandorla, succo di yuzu e frutti di mare
                                                    Asparagi, mandorle e porcini
                                                    Garganelli di fagioli borlotti con crema di broccoli e humus di ceci
                                                    Erbe spontanee al cartoccio e bagna caoda di lago
                                                    Salmerino al vapore, radicchi invernali, gazpacho e erbe selvatiche
                                                    Mousse di cioccolato fondente all’acqua con zucchero d’agave
                                                    Vitello tonnato all’antica
                                                    Pasta e ceci con pasta integrale