Alimentazione Paziente Oncologico

La nutrizione gioca un ruolo in molti aspetti dello sviluppo e del trattamento dei tumori. Le buone pratiche nutrizionali possono aiutare i pazienti oncologici a mantenere o migliorare il peso in funzione dei trattamenti a cui sono sottoposti, offrendo un aiuto concreto nella gestione di alcuni sintomi e migliorando nel complesso la qualità della vita.

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1) Qual è il tuo Indice di Massa Corporea (IMC)*?

a) 18,5 – 24,9

b) 25 – 30

c) > 30

*L’IMC è il rapporto tra il peso corporeo espresso in Kg e il quadrato dell’altezza espressa in metri. Es. peso: 50 kg; altezza: 1,50 m à BMI=50/(1,50)2=22

 

2) Quanto tempo dedichi all’attività fisica durante la settimana?

a) Più di 150 minuti a settimana

b) Tra i 50 e i 150 minuti a settimana

c) Meno di 50 minuti a settimana

 

3) Quante porzioni di frutta e verdura consumi ogni giorno?

a) Da 3 a 5 porzioni

b) Da 1 a 3 porzioni

c) Nessuna

 

4) Quante porzioni di carne rossa consumi a settimana?

a) Da 0 a 1 porzione

b) 2 – 3 porzioni

c) Più di 3 porzioni

 

5) Quante porzioni di salumi consumi a settimana?

a) Da 0 a 1 porzione

b) 2 – 3 porzioni

c) Più di 3 porzioni

 

6) Quante volte a settimana consumi alimenti integrali?

a) Tutti i giorni

b) Poche volte a settimana

c) Mai

 

7) Quante Unità Alcoliche* (vino, birra, superalcolici) assumi al giorno?

Per le donne:

a) Da 0 a 1 U.A. al giorno

b) Da 2 a 3 U.A. al giorno

c) Più di 3 U.A. al giorno

 

Per gli uomini:

a) Da 0 a 2 U.A. al giorno

b) Da 3 a 4 U.A. al giorno

c) Più di 4 U.A. al giorno

*1 Unità Alcolica = 125 ml di vino = 330 ml di birra = 40 ml di superalcolico

 

8) Quante volte a settimana consumi alimenti industriali confezionati (chips, merendine, croissant ecc.) e/o bevande zuccherate?

a) Mai

b) Qualche volta a settimana

c) Tutti i giorni

 

9) Durante l’anno, quando ti esponi al sole, quante volte ti capita di ustionarti?

a) Mai

b) 1 – 2 volte

c) Spesso

 

10) Sei un fumatore?

a) Non sono un fumatore

b) Ho smesso, ma prima lo ero

c) Sono un fumatore

 

Maggioranza di risposte A

Complimenti! Il tuo stile di vita è in linea con le nuove linee guida su dieta, nutrizione, attività fisica e cancro del World Cancer Research Fund (che trovi su questo sito alla sezione – IN FOLLOW UP – Dieta e stili di vita dopo i trattamenti). Sei a conoscenza che una dieta sana e ben bilanciata si basa su un elevato consumo di alimenti di origine vegetale ricchi in fibre come frutta e verdura, cibi integrali e legumi, e un ridotto consumo di carni rosse e lavorate, alimenti ad alta densità calorica e alcol. Le tue sane abitudini alimentari, il mantenimento del normopeso, lo stile di vita attivo, l’astensione dal fumo e la corretta esposizione solare ti aiuteranno a mantenere più basso possibile il rischio di patologie tumorali e di altre patologie croniche. Continua così!

 

Maggioranza di risposte B

C’è sempre tempo per migliorare! Prova a introdurre piccoli cambiamenti nel tuo stile di vita: consuma almeno 5 porzioni tra frutta e verdura ogni giorno, magari aggiungendo la frutta a colazione o preferendola come spuntino, e non dimenticare mai le verdure ai pasti principali; riduci il consumo di carni rosse e lavorate a 1 porzione a settimana, dando preferenza a legumi e pesce azzurro; limita le bevande alcoliche ad 1 bicchiere al giorno se sei donna e 2 se sei uomo. Evita di fumare e prova a fare qualche camminata in più durante la settimana. Inoltre non dimenticare mai la crema solare quando sei in vacanza! Per avere uno stile di vita sano e ridurre al minimo il rischio di patologie tumorali di altre patologie croniche segui le nuove linee guida del World Cancer Research Fund (che trovi su questo sito alla sezione – IN FOLLOW UP – Dieta e stili di vita dopo i trattamenti).

 

Maggioranza risposte C

Devi assolutamente migliorare il tuo stile di vita! Le tue abitudini non salutari, come il fumo e l’elevato consumo di carni rosse e lavorate, di alcol e il sovrappeso e l’obesità, possono aumentare il rischio di patologie tumorali. Le nuove raccomandazioni su dieta e cancro del World Cancer Research Fund  (che trovi su questo sito alla sezione – IN FOLLOW UP – Dieta e stili di vita dopo i trattamenti) suggeriscono invece di aumentare il consumo di alimenti di origine vegetale, ricchi in fibre e nutrienti preziosi, alternando il più possibile durante la settimana le varie fonti proteiche: prova a sostituire una bistecca con del pesce azzurro o con una porzione di legumi, anche piccoli cambiamenti possono fare la differenza! L’elevata assunzione di bevande alcoliche è correlata ad 8 tipi di tumori: riducine il consumo per abbassare il tuo rischio. Non stare fermo, ma inizia a fare qualche piccolo passo, nel vero senso della parola! Le maggiori società scientifiche internazionali consigliano 150 minuti di attività fisica moderata a settimana (camminata, nuoto, attività domestiche) oppure 75 minuti di attività fisica vigorosa (corsa, ciclismo, aerobica). Riduci gradualmente il numero di sigarette che fumi a settimana ed esponiti al sole sempre solo dopo aver applicato la protezione solare.

1. Il modo di cucinare può influire sullo sviluppo del tumore?

I metodi di cottura ad alte temperature, come la cottura alla brace o alla griglia, favoriscono la produzione di composti potenzialmente cancerogeni come le amine eterocicliche e gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA).

Tuttavia una grigliata ogni tanto non basta per farci ammalare!

È bene limitare la frequenza delle grigliate alle occasioni veramente importanti, evitando una cottura eccessiva della carne e sempre rimuovendo le parti carbonizzate. Sarebbe inoltre opportuno scartare tagli di carne molto grassi che, colando sulla brace, danno origine a fiammate, e al contatto con la carne determinano una maggior produzione di sostanze tossiche.

L’utilizzo di marinature a base di erbe aromatiche può contribuire a ridurre la produzione degli IPA in cottura. Se si include nel pasto una porzione di frutta e verdura, ricche in antiossidanti e fibre, si può attenuare l’effetto ossidante della carne alla brace, riducendo al minimo i tempi di permanenza nell’intestino di eventuali sostanze tossiche.

Un altro metodo a rischio risulta essere la frittura, durante la quale si produce acrilamide, una sostanza potenzialmente cancerogena per l’uomo. Sebbene non ci siano ancora dati certi, le autorità scientifiche consigliano di limitarne il consumo. Quindi frittura occasionalmente, utilizzando preferibilmente olio d’oliva o olio di arachidi, poiché più stabili alle alte temperature, grazie al loro contenuto elevato in acidi grassi monoinsaturi.

Contrariamente a ciò che si è soliti pensare, la cottura al microonde non risulta essere pericolosa per la salute e non provoca il cancro.

Il cibo scaldato al microonde non è radioattivo, perché produce radiazioni a bassa energia e non ionizzanti. Anzi, nella cottura al microonde alcuni cibi, cuocendo senza acqua e in breve tempo, conservano maggiormente il loro contenuto in micronutrienti e fitocomposti.

In generale le cotture preferibili sono quelle al vapore, al forno, al microonde e in padella con acqua, per tempi brevi.

 

2. Esistono indicazioni alimentari specifiche in base alla tipologia di tumore?

Si, esistono indicazioni alimentari specifiche per tipologia di tumore. Ogni tipo di tumore rappresenta infatti una patologia a sé stante con specifiche caratteristiche, risulta quindi fondamentale adattare le strategie nutrizionali alla sede tumorale, al trattamento farmacologico e agli eventuali effetti collaterali da esso provocati.

Tuttavia il cancro è una patologia nella quale entrano in gioco numerosi fattori strettamente legati alle caratteristiche dell’individuo che valgono per qualsiasi tipo di tumore: dieta, attività fisica, peso corporeo, fumo. A tal proposito sono state elaborate dal Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro 10 raccomandazioni generali  valide sia per la prevenzione che durante la malattia.

Ci sono ovviamente tumori più sensibili all’effetto del cibo, come confermato dal grande studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), e sono quelli che colpiscono l’apparato gastrointestinale. Tuttavia sappiamo che l’alimentazione influisce in generale sullo stato dell’intero organismo, promuovendo o meno lo sviluppo della malattia in qualsiasi altra sede.

Ricordiamo inoltre che per ogni tipo di tumore ci sono tanti altri fattori, oltre l’alimentazione, che possono aumentare il rischio di insorgenza, quali il sesso, l’età, la predisposizione genetica. Per saperne di più consulta la sezione “Indicazioni su dieta e stili di vita per sede tumorale”.

 

3. Cosa fare per perdere peso durante la terapia ormonale?

Per recuperare il normopeso durante la terapia ormonale è fondamentale avere uno stile di vita sano e attivo. Per prima cosa è importante svolgere attività fisica di qualsiasi tipo, purchè diventi un’abitudine quotidiana: camminata, cyclette, nuoto, ballo… iniziando a piccole dosi, 20-30 minuti ad esempio, per poi aumentare gradualmente, secondo il grado di allenamento, la durata e l’intensità.

Per smaltire i chili di troppo è importante inoltre intervenire sull’alimentazione, specie dopo la menopausa, quando l’organismo tende maggiormente all’accumulo di massa grassa. Diamo quindi un taglio agli zuccheri semplici contenuti in dolci, succhi di frutta e alcolici, che non saziano, ma apportano solo calorie vuote, alimentando i depositi di grasso.

Risulta importante strutturare la giornata a tavola secondo le regole del “Piatto Sano”, un’innovazione della piramide alimentare studiata per prevenire e combattere le malattie della società del benessere, tra le quali il cancro. Il “Piatto Sano” si suddivide in 4 parti: verdure e ortaggi, frutta di stagione, cereali e derivati, preferibilmente integrali e fonti proteiche animali (pesce, carne bianca, uova, formaggi freschi magri) o vegetali (legumi), privilegiando le seconde alle prime. Da limitare invece carni rosse, insaccati e formaggi stagionati, poiché ricchi di grassi saturi e sale. I condimenti consigliati sono olio extra vergine di oliva e spezie, da ridurre invece il consumo di sale, grassi animali e salse troppo elaborate.

Vanno sempre evitati i rimedi “fai da te” e sarebbe sempre meglio rivolgersi ad uno specialista della nutrizione per un piano nutrizionale personalizzato.

 

4. Esistono cibi anti-tumorali?

Nessun alimento da solo è in grado di proteggerci da una malattia multifattoriale come il cancro o al contrario di provocarne l’insorgenza. Sono la qualità, la quantità e la frequenza degli alimenti che riescono a modulare il rischio neoplastico, quello che si chiama “pattern alimentare”, come la Dieta Mediterranea. Diete ricche di fibre e vegetali sembrano avere un ruolo protettivo, mentre un eccessivo consumo di carni rosse, insaccati e cibi ipercalorici, abuso di alcol, sovrappeso, obesità e scarsa attività fisica fanno lievitare il rischio di un tumore.

Il consumo regolare di fibra è infatti associato in maniera convincente ad una riduzione del rischio di tumore del colon-retto. Risulta fondamentale quindi aumentare il consumo di cereali integrali, verdura, frutta e legumi per coprire il fabbisogno di fibra raccomandato, pari a circa 25-30 grammi al giorno.

Tuttavia alcuni alimenti, grazie alla presenza di preziose molecole, risultano avere un particolare effetto protettivo. Carote, pomodori, peperoni, zucca, anguria e albicocche contengono tante varietà di carotenoidi, micronutrienti che sembrano proteggerci dal tumore del polmone, tuttavia le evidenze sono ancora limitate.

Il WCRF ha recentemente evidenziato che bere abitualmente caffè può ridurre il rischio di cancro al fegato ed endometrio. Latte e yogurt inoltre rappresentano un probabile fattore di riduzione del rischio di cancro del colon-retto, sia per gli uomini sia per le donne.

 

5. È vero che l’aloe ha un’azione anti-tumorale?

No, non esistono studi scientifici che dimostrano un ruolo anti-tumorale dell’aloe. Le teorie secondo le quali questa pianta sarebbe in grado di curare molti tipi di tumore, anche quelli in fase avanzata, non sono scientificamente dimostrate. Sono tutt’ora in corso ricerche sugli effetti di alcuni composti contenuti in questa pianta, ma non c’è ancora nessun dato sull’uomo.

Non esistono ad oggi prove certe che l’aloe e i suoi derivati siano in grado di eliminare o ridurre gli effetti collaterali delle terapie oncologiche, come i danni cutanei da radioterapia o la mucosite. Tuttavia l’utilizzo a livello cutaneo di gel a base di aloe non è pericoloso e può essere utile per curare piccole ferite e lievi ustioni.

È importante sottolineare che i principi attivi della pianta possono talvolta causare notevoli disturbi all’organismo, specialmente a carico del sistema gastrointestinale, come ad esempio diarrea, dolore addominale, nausea e vomito, provocati soprattutto dalla presenza di antrachinoni, molecole con potente azione lassativa. I derivati dell’aloe possono oltretutto interferire con altri principi attivi di farmaci o integratori a base di erbe, provocando ad esempio problemi alla coagulazione del sangue. Inoltre i soggetti allergici a cipolla, aglio, tulipani e piante simili, se utilizzano prodotti a base di aloe, sono a rischio di reazioni incrociate.

Capsule, compresse e sciroppi a base di aloe possono provocare nell’organismo gravi effetti collaterali. È assolutamente sconsigliato e pericoloso sospendere la terapia oncologica o assumere contemporaneamente questa sostanza o suoi derivati. Prima dell’utilizzo quindi si consiglia sempre di consultare il medico.

 

6. Il latte va evitato dopo un tumore?

No, non esistono evidenze scientifiche che il latte e i suoi derivati debbano essere esclusi dalla dieta in caso di tumore. Al contrario ci sono evidenze che mostrano come questi alimenti (nelle quantità raccomandate dalle linee guida) sembrano avere un moderato effetto protettivo. Ad oggi quindi non esiste alcuna dimostrazione che il consumo di latte e derivati, in quantità adeguate, possa contribuire alla comparsa o alla progressione della malattia.

Tuttavia si raccomanda di avere prudenza con i derivati del latte, in particolar modo i formaggi stagionati, più ricchi di grassi saturi e sale. Le linee guida per la popolazione italiana suggeriscono 1-2 porzioni al giorno tra latte e yogurt, dove una porzione è costituita da 125 g, e 2 porzioni di formaggi a settimana, preferendo quelli freschi e magri, con un contenuto di grassi inferiore al 25%, possibilmente a ridotto contenuto di sale, facendo sempre attenzione al contenuto presente in etichetta.

 

7. Gli zuccheri possono influire sullo sviluppo del tumore?

Non ci sono evidenze che dimostrano una relazione diretta tra il consumo di zucchero e l’insorgenza di cancro, tuttavia lo zucchero rappresenta un fattore di rischio oncologico indiretto: l’eccesso di zuccheri semplici può cioè favorire lo sviluppo di sovrappeso e obesità, a loro volta direttamente implicati in molte patologie cronico degenerative tra le quali 12 tipi di tumori.

Non c’è differenza inoltre tra zucchero bianco, di canna o grezzo. Lo stesso vale per sciroppo d’acero o d’agave, miele, malto e fruttosio: in fatto di zuccheri semplici quello che conta è la quantità, che andrebbe sempre tenuta sotto controllo. I dolcificanti artificiali, come l’aspartame, non apportano calorie, ma neppure benefici sostanziali, in quanto non aiutano l’organismo ad abituarsi al gusto meno dolce. Le bevande dolci inoltre (come le bevande gassate, il tè freddo e i succhi di frutta) hanno un ruolo cruciale nell’aumento del peso, soprattutto se consumate con regolarità. Il consiglio per la prevenzione di sovrappeso e obesità, e quindi indirettamente di molti tipi di cancro, è quello di non consumarle.

Infine, altre fonti di zuccheri semplici che andrebbero limitate sono rappresentate da yogurt aromatizzati, biscotti, dolciumi vari e creme spalmabili. L’unica fonte di zuccheri che fa eccezione è la frutta, poiché grazie alla presenza di fibra, micronutrienti e fitocomposti influisce positivamente sulla salute.

Non ci sono quindi dati scientifici tali da consigliare l’esclusione completa dello zucchero dalla dieta, neppure da quella dei pazienti oncologici. In generale è bene provare ad abituarsi ad un gusto meno dolce, riducendo gradualmente l’aggiunta di zucchero (da qualsiasi fonte) nel tè o nel caffè fino alla completa eliminazione, o ancora sostituendo gli yogurt aromatizzati con quelli bianchi senza zuccheri, aggiungendo eventualmente frutta fresca e secca.

 

8. Quali sono le proprietà della soia e che ruolo ha nello sviluppo di un tumore?

La soia rappresenta una delle più abbondanti fonti di proteine vegetali, con una concentrazione del 37% rispetto al contenuto totale. I benefici che questo legume apporta sono attribuibili ai fitoestrogeni (isoflavoni, cumestani e lignani), molecole con struttura chimica e funzione molto simile agli estrogeni femminili. La soia ne contiene circa 100 tipi differenti tra i quali genisteina, daidzeina e gliciteina.

I fitoestrogeni sono contenuti in piccole concentrazioni in diversi altri alimenti di origine vegetale come legumi, cereali integrali e verdure. Questi composti sembrano avere un ruolo vantaggioso per il sistema cardiovascolare nel modulare i livelli plasmatici di colesterolo, in particolar modo agendo sulla frazione LDL, ovvero quello “cattivo”.

Il ruolo dei fitoestrogeni nello sviluppo del tumore è ancora molto dibattuto. In studi in vitro ed in vivo si sono osservate interessanti proprietà di questi composti, specialmente nei confronti dei tumori ormono-correlati: essi infatti sembrerebbero in grado di ridurre i livelli di ormoni sessuali, contrastando quindi lo stimolo alla proliferazione cellulare. Alcuni dati, al contrario, suggeriscono un probabile ruolo dei fitoestrogeni nella promozione del tumore o nell’interazione con gli effetti della terapia, ma non ci sono conferme.

Alcuni degli effetti sulla salute della soia possono dipendere dalla capacità del singolo individuo di convertire, nel tratto digestivo, l’isoflavone daidzeina nella sua forma attiva, l’equolo. Tale attività dipende dalla composizione del microbiota intestinale, quindi la capacità dei fitoestrogeni di ampliare o ridurre l’effetto degli estrogeni endogeni può cambiare notevolmente da soggetto a soggetto.

In attesa di ulteriori dati, gli esperti non ne vietano l’assunzione, neppure per chi ha avuto un tumore al seno. L’uso di integratori dietetici a base di fitoestrogeni non risulta necessario. Comunque in caso di assunzione il Ministero della Salute suggerisce un apporto giornaliero di fitoestrogeni non superiore agli 80 mg al giorno. In ogni caso è sempre bene rivolgersi al proprio medico oncologo prima dell’assunzione di qualsiasi integratore.

 

9. Esiste una relazione tra consumo di poliammine degli alimenti e rischio di recidiva?

Il ruolo delle poliammine nel rischio di recidiva non è ancora del tutto chiaro. Le poliammine sono molecole organiche essenziali in numerosi processi fisiologici, quali l’invecchiamento cellulare, la resistenza allo stress, la crescita e la morte cellulare.

Le poliammine presenti nel nostro organismo provengono da tre fonti diverse: gli alimenti, la sintesi ad opera dei batteri intestinali e la sintesi cellulare. È noto che vi sia un aumento della sintesi di poliammine nei tumori dei tessuti epiteliali e che esse siano assolutamente necessarie per il processo di crescita tumorale, ma il loro ruolo nella genesi del cancro non è ancora del tutto chiaro.

Tuttavia, non risultano ancora studi clinici riguardanti il rischio di recidiva nell’uomo. L’esclusione di alimenti contenenti poliammine (arance, pompelmi, pomodori, melanzane, peperoni, molluschi bivalvi e frutti tropicali) dalla dieta di chi si è ammalato, tanto meno da quella di soggetti sani, non è ritenuta necessaria fino a quando non verrà giustificata da solide basi scientifiche.

 

10. L’acrilamide aumenta il rischio di cancro?

È probabile che l’acrilamide aumenti il rischio di cancro, ma gli studi sull’uomo sono ancora insufficienti per dare una risposta certa. L’acrilamide è una sostanza che si forma dalla reazione tra alcuni zuccheri e l’aminoacido asparagina, durante la cottura di alimenti che contengono amido (patate, biscotti, cereali, pane, caffè ecc.) ma solamente a temperature molto alte, come la frittura, la cottura in forno o alla griglia per periodi prolungati. Secondo l’EFSA, autorità europea per la sicurezza alimentare, tra gli adulti i cibi consumati a più alto contenuto di acrilamide sono i prodotti fritti a base di patate (fino al 49% dell’assunzione totale), seguiti dal caffè (34%) e dal pane morbido (23%).

Il fumo di sigaretta e alcuni ambienti di lavoro (industria della carta, industria tessile, fonderia, costruzioni) sono un’ulteriore fonte di acrilamide.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’acrilamide tra i “probabili cancerogeni per l’uomo“, mentre l’EFSA, pur dichiarando che il rischio è molto basso, invita a limitarne il consumo, visto che non esiste una dose soglia al di sotto della quale si può stare completamente tranquilli.

La conservazione, la lavorazione e il metodo di cottura degli alimenti possono influenzare notevolmente la formazione di acrilamide e la conseguente esposizione: ad esempio mettere in ammollo le patate prima della cottura può ridurre anche del 40% la formazione di acrilamide.

Nella vita quotidiana si può ridurre la formazione di questo composto adottando piccoli accorgimenti: 1) Prediligere modalità di cottura a basse temperature, quali bollitura, cottura al vapore o in padella con acqua; 2) limitare ad occasioni saltuarie il consumo di alimenti fritti o cotti alla griglia; 3) scartare le parti bruciate dei cibi.

Una dieta bilanciata riduce in genere il rischio di esposizione ai potenziali rischi alimentari. Seguire una dieta equilibrata, con una più ampia varietà di alimenti, ad es. legumi, pesce, verdura e frutta, oltre a prodotti amidacei che possono contenere acrilammide, può aiutare i consumatori a ridurre l’assunzione di questa sostanza.

 

11. La dieta vegetariana: consigliata dopo un tumore?

Non ci sono specifiche indicazioni all’adozione di una dieta vegetariana dopo il tumore. Sicuramente gli esperti concordano sul fatto che l’aumento del consumo di alimenti di origine vegetale, per il loro elevato contenuto di composti protettivi e di fibra, apporti benefici sia in prevenzione che durante la malattia.

I ricercatori del progetto EPIC hanno concluso che non c’è una relazione diretta tra quantità di carne rossa, uova o latticini consumati e rischio di sviluppare un cancro del seno, mentre esiste con altri tipi di tumore, come quello del colon (soprattutto in relazione alla carne rossa e alla carne lavorata e conservata).

Il maggior consumo di vegetali, specialmente di verdure a foglia verde, sembrano in generale contrastare l’insorgenza della malattia. Nel 2015 in uno studio della Loma Linda University è emerso che i vegetariani hanno un rischio ridotto del 22% di sviluppare qualsiasi tipo di cancro del colon-retto rispetto ai non vegetariani: sicuramente la fibra, contenuta in abbondanza nei vegetali, gioca il suo importante ruolo protettivo in questa patologia.

Tuttavia non è indispensabile eliminare totalmente gli alimenti di origine animale dalla dieta, ma sicuramente se ne consiglia una riduzione in favore di alimenti di origine vegetale, e in particolare di ridurre il consumo di carni rosse e lavorate. Il WCRF  suggerisce di non consumare più di 500 grammi alla settimana di carne rossa e di contenere il consumo di carne conservata in genere.

 

12. Quali sono le interazioni tra cibi e farmaci antitumorali?

Ad oggi c’è ancora molto da scoprire sull’interazione tra alimenti o singoli nutrienti e terapie oncologiche. Uno degli alimenti che influenza maggiormente l’azione di molti farmaci, tra i quali gli antitumorali, è il pompelmo: sia intero che spremuto, aumenterebbe la biodisponibilità del principio attivo, determinando un effetto di sovradosaggio. Questa azione è esercitata da un gruppo di sostanze in esso contenute, le furanocumarine, in grado di inattivare in maniera irreversibile un enzima coinvolto nel metabolismo dei medicinali, provocando effetti collaterali anche gravi. La gravità dell’effetto dipende dall’individuo, ma già un bicchiere da 200 ml di succo o il frutto intero sono in grado di causare un’interazione.

La composizione dei pasti o specifici alimenti possono ridurre, aumentare o ritardare l’assorbimento di alcuni farmaci chemioterapici orali, interagendo con i meccanismi di trasporto e i sistemi enzimatici intestinali. La concentrazione ematica dell’etoposide orale ad esempio è ridotta del 50% quando assunto con succo di pompelmo; la contemporanea somministrazione dell’erlotinib e di pasti iperproteici o di alcuni vegetali richiede invece un aumento della dose del farmaco per ottenere la stessa efficacia. La disponibilità di lapatinib, farmaco impiegato nel tumore al seno, aumenta del 167% se assunto a stomaco pieno e i pasti ricchi in grassi ne aumentano i livelli del 325%.

Anche specifici nutrienti possono interagire con i farmaci antitumorali: ad esempio i cibi ad alto contenuto di tiramina (formaggi, insaccati, carni e pesce affumicati o in salamoia, lievito, bevande alcoliche, frutta troppo matura, latte non pastorizzato, crauti, fave) devono essere evitati durante il trattamento con Procarbazina.

Altre sostanze sono invece in grado di migliorare la risposta al trattamento: i folati (presenti nelle verdure a foglia verde, crucifere, agrumi, frutta secca, cereali integrali, legumi) sembrano ridurre gli effetti tossici del Metotrexate.

Tuttavia ancora molto c’è da valutare riguardo l’interazione tra cibo e farmaci antitumorali. Poiché queste interferenze, molto complesse e non generalizzabili, possono aumentare il rischio di fallimento terapeutico e di effetti collaterali, risulta opportuno durante la terapia seguire attentamente le indicazioni contenute nel foglietto illustrativo del farmaco e rivolgersi al proprio oncologo prescrittore per qualsiasi dubbio riguardante le possibili interazioni del medicinale con cibi e bevande.

 

13. Cosa sono gli antiossidanti e che ruolo hanno?

Per “antiossidanti” si intende una classe di sostanze in grado di difendere il nostro organismo dall’azione dei radicali liberi o “specie reattive dell’ossigeno”, entità molecolari molto reattive e instabili.  Essi infatti sono in grado di sottrarre elettroni o atomi di idrogeno ad altre molecole organiche, compromettendone la funzione e sono responsabili, se prodotti in eccesso, della condizione di “stress ossidativo”, ovvero di squilibrio tra produzione ed eliminazione di specie chimiche ossidanti, associata all’insorgenza di moltissime patologie e implicata nei processi di invecchiamento cellulare.

Molti altri fattori contribuiscono all’incremento della produzione di radicali liberi nell’organismo: lo stress psicofisico, l’esercizio fisico intenso, il fumo, l’alcol, i farmaci, l’inquinamento, la prolungata esposizione solare, gli sbalzi termici, gli additivi, le sostanze tossiche presenti negli alimenti o sviluppatesi durante la cottura.

Le cellule si difendono dalla produzione di queste molecole dannose attraverso diverse sostanze antiossidanti, alcune delle quali prodotte endogenamente dall’organismo, come la superossido dismutasi, la catalasi e il glutatione, altre provenienti dalla nostra dieta. Tra questi ultimi troviamo la vitamina C, la vitamina E, il licopene, il betacarotene, i polifenoli, la luteina, il selenio, contenuti principalmente in alimenti di origine vegetale come frutta e verdura. Ognuna di queste sostanze ha delle caratteristiche chimiche e biologiche differenti, pertanto i benefici per la salute sono dovuti alla loro azione sinergica. La loro concentrazione inoltre varia da alimento ad alimento e il loro effetto può essere influenzato dalla cottura e dalla conservazione dei cibi.

Alimenti conservati o cotti per lungo tempo presentano infatti una quantità notevolmente inferiore di queste sostanze rispetto ai prodotti freschi. L’assunzione di alimenti fonti di antiossidanti svolge un ruolo importante per la prevenzione di patologie cardiovascolari, tumori e malattie legate all’invecchiamento. L’adozione di una dieta varia, ricca specialmente in frutta e verdura, fornisce all’organismo la quantità di antiossidanti necessaria.

L’uso di supplementi a base di antiossidanti non risulta necessario, a meno che non vi siano carenze accertate. Queste molecole infatti, se assunte in eccesso, possono diventare addirittura pericolose per la salute. Prima di iniziare un’integrazione quindi, si consiglia sempre di consultare il parere del proprio medico.

 

14.Quali benefici apportano gli alimenti integrali per la prevenzione dei tumori?

Il consumo regolare di alimenti integrali apporta notevoli benefici per la salute. I cereali integrali, a differenza di quelli raffinati, mantengono tutte le componenti del chicco, conservando tutti i nutrienti in esso presenti, quali vitamine, minerali, proteine, grassi buoni (quando presente anche il germe) e fibre.

Queste ultime, del tipo insolubile, non vengono digerite dal nostro organismo e hanno la capacità di assorbire acqua, svolgendo diverse azioni vantaggiose: rallentano lo svuotamento gastrico, aumentando il senso di sazietà; aumentano il volume e la morbidezza delle feci; rallentano e diminuiscono l’assorbimento di zuccheri e grassi, riducendo l’indice glicemico dell’alimento; riducono il contatto tra la mucosa intestinale e composti potenzialmente dannosi; stimolano la crescita di microrganismi benefici per l’organismo; vengono fermentate dal microbiota intestinale producendo composti protettivi.

La quantità giornaliera di fibra raccomandata dalla SINU equivale a circa 25 grammi al giorno per un adulto medio. Già con un’assunzione giornaliera di 10 grammi di fibra alimentare, sembra ridursi del 10% il rischio di tumore del colon-retto. Gli alimenti integrali inoltre, a più basso indice glicemico, sono associati a riduzione della circonferenza vita e del grasso addominale.

Per raggiungere la quota giornaliera di fibre raccomandata è opportuno:

  • consumare almeno una volta al giorno cereali integrali, specialmente in chicco;
  • consumare 2-3 porzioni di verdura al giorno (400 g); 2 porzioni di frutta al giorno; almeno 3 porzioni di legumi a settimana; 1 porzione di frutta secca in guscio al giorno (30 gr).

 

15. Dieta mediterranea e dieta vegetariana a confronto: quale scegliere?

A causa delle crescenti evidenze che dimostrano il legame tra un elevato consumo di carni rosse e lavorate e l’aumento del rischio di tumore al colon e di altre patologie, l’interesse nei confronti della dieta vegetariana è sicuramente aumentato.

La dieta vegetariana si suddivide in latto-ovo vegetarianesimo, che ammette il consumo di vegetali, latte, formaggi, uova, ma non di carne e pesce; il latto-vegetarianesimo, che esclude anche le uova; il veganismo, che elimina tutti i prodotti animali e prevede il consumo esclusivamente di alimenti vegetali.

La dieta mediterranea si basa sul consumo prevalente di alimenti di origine vegetale come cereali integrali e derivati, verdura, legumi, frutta e sulla riduzione del consumo di alimenti ricchi di grassi saturi come carne (specialmente rossa e lavorata) e formaggi, a favore invece dei grassi insaturi, contenuti nel pesce e nell’olio extra vergine di oliva.

I due modelli alimentari hanno in comune diversi punti: sono entrambe ricchi in fibre, antiossidanti e grassi monoinsaturi, e assicurano un basso apporto di grassi saturi. Ad oggi non abbiamo molti dati sulle due diete a confronto e sul loro effetto nel tempo sullo stesso gruppo di soggetti. Sembrerebbero entrambe efficaci nella riduzione del peso corporeo e della percentuale di grasso, e svolgono tutte e due una funzione protettiva, riconducibile ai preziosi nutrienti che entrambe apportano all’organismo.

Sicuramente l’elevato consumo di alimenti vegetali e di fibre a discapito di quelli animali, ricchi di grassi saturi, caratteristiche riscontrabili in entrambi i modelli, svolge un ruolo fondamentale per la prevenzione di patologie cardiovascolari, diabete, obesità e cancro.

 

16. Che ruolo ha la carne nell’insorgenza dei tumori?

Nessuna patologia, neppure il cancro, è causata soltanto dal consumo di un singolo alimento. Anche la carne mangiata con moderazione non è nociva per la salute dell’uomo e apporta inoltre importanti nutrienti. Tuttavia esagerare porta spiacevoli conseguenze di salute ed ambientali.

Secondo la comunità scientifica, esiste una correlazione consistente tra aumento del rischio di cancro al colon ed elevato consumo di carne rossa e carne lavorata e conservata. I motivi per cui il consumo eccessivo di carne rossa aumenterebbe il rischio di tumore al colon sono ancora da definire: tra i meccanismi proposti, vi è il possibile ruolo del ferro eme, ferro in forma libera che può portare alla formazione di radicali liberi e attivare fattori di trascrizione e citochine proinfiammatorie.

Un altro fattore importante sembra essere la cottura della carne, in particolare la cottura alla brace e alla griglia, durante le quali possono prodursi composti potenzialmente cancerogeni come amine eterocicliche e idrocarburi policiclici aromatici.

Nelle nuove raccomandazioni per la prevenzione del cancro il WCRF suggerisce di non superare le 3 porzioni di carne rossa a settimana e di consumare solo occasionalmente quella conservata (salumi, insaccati, affettati).

È bene inoltre preferire i metodi di cottura al vapore, al forno o in padella, limitando le grigliate ad occasioni saltuarie, evitando una cottura eccessiva della carne e rimuovendo sempre le eventuali parti carbonizzate.

 

17. Quali sono le fonti di proteine vegetali?

I gruppi di alimenti fonte di proteine vegetali sono i legumi, i cereali, la frutta secca a guscio, i semi oleosi. Il contenuto proteico ovviamente cambia da alimento ad alimento, fino a raggiungere i 37 grammi di proteine nella soia.

I legumi sono gli alimenti a più alto contenuto di proteine vegetali. Ciononostante la composizione delle loro proteine risulta diversa da quella delle proteine animali, a causa di una diversa presenza e quantità di aminoacidi essenziali (le più piccole unità che costituiscono le proteine).

Le uova, il latte, la carne e il pesce sono invece fonti proteiche con una composizione ottimale in aminoacidi essenziali.

Gli amminoacidi mancanti nei legumi sono però contenuti nella frazione proteica dei cereali: dalla loro unione nasce un pasto dall’apporto proteico paragonabile per qualità e quantità a quello di una bistecca. I legumi sono un’ottima fonte non solo di proteine, ma anche di fibra e sali minerali, e apportano una piccola quota di grassi, per di più grassi insaturi, ovvero “buoni”.

Per la prevenzione in generale è bene consumare almeno 3-4 volte alla settimana fonti proteiche vegetali. I legumi possono essere consumati freschi, secchi o surgelati. Se si scelgono in scatola, devono essere sciacquati con abbondante acqua corrente per eliminare il sale in eccesso. Anche i prodotti a base di soia come tofu o tempeh possono rappresentare una valida alternativa una volta a settimana. Per gli hamburger o gli altri preparati vegetali è meglio invece leggere sempre bene l’etichetta ed accertarsi che non vi sia un eccesso di sale e/o di grassi.

 

18. È possibile ridurre il rischio di insorgenza di tumori solo attraverso l’alimentazione?

La sola alimentazione non è in grado di proteggerci da una malattia multifattoriale come il cancro, alla quale concorrono diversi fattori, come l’età, fattori ereditari, fattori ambientali e più in generale diversi aspetti dello stile di vita.

Sicuramente le cattive abitudini alimentari sono responsabili di circa 3 tumori su 10 che potrebbero essere evitati se si seguissero le raccomandazioni per la prevenzione oncologica del WCRF. Anche sovrappeso e obesità, sono considerati importanti fattori di rischio per 12 tipi di tumore.

Inoltre esistono tumori più sensibili all’effetto del cibo e sono quelli che colpiscono l’apparato gastrointestinale, e in particolare l’esofago, lo stomaco, il colon-retto, il fegato: sembrerebbe che fino a tre quarti di questi tumori si potrebbero prevenire con un’alimentazione salutare.

Tuttavia la sola alimentazione non basta a proteggerci se non abbiamo uno stile di vita sano nel complesso: l’abitudine al fumo, la sedentarietà, l’esposizione al sole e ai raggi ultravioletti costituiscono altri importanti fattori di rischio.

 

19. Esistono alimenti che aumentano l’efficacia della terapia oncologica?

È ormai stato dimostrato da molti studi come lo stile alimentare influenzi il rischio di sviluppare un tumore, ma pochi studi hanno analizzato gli effetti della dieta sulla guarigione e la progressione della malattia.

Il WCRF nelle ultime raccomandazioni su dieta, nutrizione, attività fisica e cancro afferma che nei limiti dei pochi studi disponibili sulla prevenzione delle recidive, le raccomandazioni per la prevenzione alimentare del cancro valgono anche per chi si è già ammalato. Il mantenimento di un buon stato nutrizionale durante la malattia infatti aumenta l’efficacia della terapia.

Chi si è ammalato, se in sovrappeso o in sottopeso, ha più difficoltà a guarire. Nei pazienti affetti da malnutrizione infatti l’adozione di una dieta varia ed equilibrata, basata sul consumo principalmente di cereali integrali a basso indice glicemico, frutta, verdura, legumi, frutta secca e semi oleosi, eventualmente associata a supplementi nutrizionali, e uno stile di vita attivo migliorerebbero la risposta al trattamento e la sopravvivenza.

Le pro-antocianidine contenute nei frutti rossi e nell’uva, gli acidi grassi polinsaturi e il CoQ10 ridurrebbero invece, secondo alcuni studi di base, la cardiotossicità indotta da alcuni farmaci antitumorali (antracicline).

Mettendo in atto specifiche raccomandazioni nutrizionali in base al tipo di effetto collaterale provocato dalla terapia è possibile aumentarne la tollerabilità e migliorarne l’efficacia.  In generale, in attesa di ulteriori studi a riguardo, le raccomandazioni nutrizionali per chi è in terapia, se non consigliato diversamente dal proprio oncologo, coincidono con quelle formulate dal Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro per la prevenzione primaria.

 

20. Che ruolo ha l’attività fisica nel paziente oncologico?

L’attività fisica aiuta a rimanere in forma in tutte le fasce d’età, anche in chi è ammalato di cancro. Sembrerebbe che il rischio di sviluppo di cancro al colon nelle persone fisicamente attive sia inferiore del 30-40% rispetto alle persone sedentarie.

Muoversi infatti aiuta a mantenersi normopeso, ma aumenta anche la motilità intestinale, riducendo il tempo di contatto tra le sostanze potenzialmente dannose e la parete intestinale.

30-60 minuti di attività fisica giornaliera aerobica di media intensità sono sufficienti per apportare benefici al mantenimento del peso corporeo, al metabolismo energetico, ai livelli di glicemia e insulina, allo stato infiammatorio e al sistema immunitario. Inoltre l’attività fisica anche leggera praticata durante la chemioterapia sembra ridurre il rischio di recidiva e di mortalità.

Il movimento risulta utile per ridurre e gestire gli effetti collaterali delle terapie come l’affaticamento, il dolore, la nausea e di conseguenza consente una maggiore tolleranza ai trattamenti e un recupero più rapido; aiuta inoltre a combattere ansia e depressione.

L’attività fisica più indicata durante i trattamenti, se si è in grado di svolgerla, risulta essere quella aerobica di moderata intensità come la camminata veloce, il nuoto, la bicicletta. Anche l’attività fisica, come l’alimentazione, deve essere dosata e personalizzata, quindi si sconsiglia il fai da te, ma si raccomanda di affidarsi a professionisti del settore per l’elaborazione di un programma di allenamento adatto alle caratteristiche e alle esigenze del singolo individuo.

 

21. Esistono alimenti realmente cancerogeni?

Le evidenze sul legame tra singoli alimenti e tumore sono ancora poche, molto probabilmente perché i singoli alimenti, benché abbiano un ruolo benefico, non vengono mai consumati da soli ma sempre all’interno di un pasto e in generale insieme ad altri alimenti. Ecco perché negli ultimi anni ci si sta orientando verso lo studio di “pattern alimentari”, per raccogliere informazioni sulle abitudini alimentari ma anche su altri fattori legati allo stile di vita, come il fumo, l’attività fisica, il peso. Sono stati identificati dei pattern protettivi, ovvero associati ad un minor rischio di cancro, come la Dieta Mediterranea.

Lo IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha raggruppato le sostanze cancerogene di origine in 4 gruppi, sulla base del livello di cancerogenità dimostrato in studi scientifici. Nel gruppo 1 tra i cancerogeni umani certi troviamo sostanze di origine alimentare come l’acrilammide, l’etanolo, l’aflatossina B1 e le carni lavorate, nel gruppo 2, tra i cancerogeni probabili invece le carni rosse, i nitrati, i nitriti, il glifosato e le bevande bevute molto calde.

Le sostanze elencate dallo IARC nel gruppo 1 e 2 però non sono sempre vietate, poiché il loro effetto cancerogeno dipende dalla dose. Una sostanza può risultare infatti cancerogena se assunta ad alte dosi, ma non alla dose con la quale l’uomo viene in contatto quotidianamente. Se consideriamo ad esempio le carni rosse e lavorate, benché siano classificate nei primi due gruppi, non devono essere escluse totalmente dalla dieta, ma gli esperti del WCRF suggeriscono un loro consumo controllato. È impossibile evitare la totale esposizione a queste sostanze, ma il consumo di una dieta varia e ben bilanciata consente di controllarne l’assunzione.

È la dose a fare la differenza.

 

22. Esistono alimenti alcalini in grado di influenzare il pH nell’organismo?

No, non esistono alimenti alcalini in grado di influenzare il pH dell’organismo. Nessun alimento infatti è in grado di modificare l’acidità o la basicità dei tessuti.

Tutte le sostanze si dividono in acide o basiche in base al valore del pH, che va da 0 per gli acidi più forti a 14 per le basi più forti. Ogni giorno quotidianamente il nostro organismo entra in contatto con sostanze acide (caffè, limone, aceto ecc.) o basiche (sapone, ammoniaca ecc.).

Il pH del nostro organismo ha un valore medio di 7,4, mantenuto in equilibrio da meccanismi fisiologici molto efficienti come la respirazione o l’attività renale, che in caso di squilibrio riportano il pH ai valori di normalità. Quando questi meccanismi non funzionano bene si può generare uno stato di acidosi metabolica o alcalosi metabolica, condizioni che richiedono un immediato intervento medico poiché possono condurre anche alla morte.

Qualsiasi valore di pH abbiano gli alimenti che ingeriamo, anche i più alcalini, quando raggiungono lo stomaco vengono attaccati dai succhi gastrici, che sono fortemente acidi, e resi neutri o acidi prima di essere assimilati.

Gli studi che sostengono i benefici di una dieta alcalina si basano su teorie non scientifiche, che non hanno nessun nesso tra causa ed effetto. È impossibile modificare il pH dell’organismo poiché l’organismo è strutturato per evitare che ciò avvenga, poiché in tal caso si verificherebbero gravi danni.

Le diete alcaline non hanno alcun effetto di prevenzione o di cura del cancro per la loro azione sul pH. Sicuramente l’aumento del consumo di alimenti vegetali ha un ruolo protettivo nei confronti del cancro, ma non è di certo attribuibile alle modifiche del pH. Nessuna sostanza basica presente negli alimenti è in grado di modificare l’ambiente acido che si sviluppa intorno alla massa tumorale.

 

23. Quali sono i benefici del digiuno?

I benefici del digiuno nell’uomo sono attualmente materia di numerosi studi, volti ad ottenere effetti analoghi a quelli verificati sugli animali con la restrizione calorica.

Ridurre del 30% circa le calorie rispetto all’alimentazione “ad libitum” porterebbe, in diversi modelli animali tra cui i primati, ad un allungamento della vita, poiché in carenza di cibo l’organismo mette in atto un meccanismo di protezione: utilizza la poca energia rimasta per la conservazione delle cellule, attivando i cosiddetti geni della longevità, che impongono di sfruttare tutta l’energia disponibile per il mantenimento della salute, prolungando la durata della vita.

Al contrario un eccesso di cibo innesca l’espressione dei geni dell’invecchiamento, con conseguente produzione di radicali liberi e infiammazione. Sono in corso studi sull’uomo per sperimentare forme di digiuno compatibili con una buona qualità di vita, ma si tratta di esperimenti e c’è ancora parecchia strada da percorrere prima di dare raccomandazioni precise alla popolazione.

Di certo è bandito il “fai da te”: il digiuno prolungato non si può seguire senza il controllo di un medico. Un digiuno protratto oltre le 12/13 ore può avere gravi conseguenze specialmente per i soggetti più “fragili” come bambini, anziani, donne in gravidanza, persone sottopeso o malate. Non esiste ancora una “posologia” di digiuno condivisa dalla comunità scientifica.

 

24. Esiste una relazione tra alimentazione e genetica nello sviluppo di un tumore?

Si, esiste una relazione tra alimentazione e genetica nello sviluppo del tumore.  Studi di nutrigenomica e nutrigenetica hanno evidenziato infatti che la predisposizione dell’individuo a sviluppare un tumore non risiede solo nel corredo genetico, ma anche nella capacità di determinati nutrienti di “accendere” o “spegnere” specifici geni.

Abitudini alimentari errate possono compromettere il meccanismo di difesa che l’organismo mette in atto, ovvero la “morte cellulare programmata” o apoptosi, e impedire il suicido della cellula malata che inizia così a proliferare.

Certe sostanze, sul lungo periodo, possono influenzare l’espressione di uno o più geni, modificandone la funzione, senza alterarne la struttura. Alcune molecole presenti negli alimenti sembrerebbero addirittura in grado, secondo diversi studi di laboratorio, di inibire i geni dell’invecchiamento e attivare quelli della longevità: la quercetina, il resveratrolo, la curcumina, le antocianine, l’epigalocatechingallato, la fisetina, la capsaicina.

Le raccomandazioni nutrizionali in materia di prevenzione del cancro hanno però maggiore efficacia in alcune persone e meno in altre, poiché i geni di ogni individuo rispondono diversamente alle diverse componenti dei cibi. Sappiamo che esistono delle sostanze potenzialmente protettive, ma dobbiamo ancora conoscere in maniera approfondita i meccanismi con cui un alimento o un singolo nutriente agisce sulla cellula per capire a chi può essere utile. Probabilmente in futuro nuove scoperte di nutrigenomica ci aiuteranno a stabilire la dieta migliore per il singolo e a formulare consigli dietetici personalizzati per la prevenzione delle malattie.

 

25. Gli alimenti raffinati (come ad esempio le farine) sono dannosi?

Si, se assunti in abbondante quantità. È importante infatti sempre considerare frequenza e porzioni di consumo.

Per alimenti raffinati si intendono tutti quei prodotti sottoposti a ripetuti processi di lavorazione per migliorarne le caratteristiche e aumentarne il gusto, divenendo più adatti al consumo in termini di facilità di utilizzo e velocità di preparazione.

Per renderli più appetibili e più facili da cucinare, questi cibi vengono spesso privati di sostanze nutritive importanti quali fibra, vitamine, sali minerali, acidi grassi essenziali. Inoltre per avere più sapore o durare più a lungo, vengono addizionati di additivi alimentari, zuccheri, grassi idrogenati e sale, il cui consumo andrebbe fortemente limitato.

Nel caso delle farine raffinate vengono allontanati in parte o del tutto gli strati esterni, la cosiddetta crusca, ed il germe, allo scopo di trattenere la parte più consistente del chicco: la mandorla amilifera, ricca di amido dalla cui macinazione si ottengono le farine e di conseguenza tutti i prodotti derivati. Con la raffinazione dei cereali quindi si perdono fibra, proteine, minerali e vitamine, acidi grassi e vari fitocomposti.

Un elevato consumo di cibi raffinati e ad alto contenuto calorico risulta strettamente correlato allo sviluppo di sovrappeso, obesità, diabete, patologie cardiovascolari e indirettamente anche il rischio di cancro per cui sovrappeso e obesità rappresentano un importante fattore di rischio.

Il WCRF, nelle ultime raccomandazioni in materia di dieta e cancro, ha ribadito l’importanza di evitarne il consumo, a favore invece di alimenti freschi e di stagione, ricchi di fibra e di molecole protettive per l’organismo.

 

26. Integratori alimentari e tumore: hanno reali benefici? Quali e quando possono essere assunti?

Secondo il Ministero della Salute gli integratori alimentari sono prodotti presentati in piccole unità di consumo come capsule, compresse, fialoidi e simili, a base di nutrienti o altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico, ideati e proposti per favorire il regolare svolgimento delle funzioni dell’organismo, senza alcuna finalità di cura.

Negli ultimi anni, in relazione al numero di formulazioni disponibili in commercio e alla loro composizione sono aumentate le motivazioni che inducono a ricorrere a questi prodotti: per dimagrire o favorire l’aumento della massa muscolare, per rinforzare le difese immunitarie, per contrastare le alterazioni del metabolismo osseo, per proteggere il sistema cardiovascolare, per contrastare l’invecchiamento, per compensare le carenze nutrizionali.

Gli integratori alimentari però non possono e non devono essere considerati un’alternativa ad una dieta varia, sana e bilanciata. Nessun integratore può in alcun modo sostituire i normali alimenti.

Al contrario, sembra che i benefici di un frutto intero siano superiori a quelli di qualsiasi integratore: le sostanze contenute nel cibo infatti interagiscono fra loro determinando un effetto sinergico superiore alla somma delle singole parti.

In ambito oncologico, le ricerche sul ruolo degli integratori sono ancora in fieri. Si indaga sull’efficacia di prodotti per il trattamento della malnutrizione e della sarcopenia e sull’effetto di alcuni principi nutritivi per contrastare gli effetti collaterali delle terapie, ma gli studi sono solo agli inizi.

Una cosa è certa: i supplementi nutrizionali non sono indicati né per la prevenzione né per la cura del cancro. Attenzione inoltre al fai da te: alcune sostanze contenute in essi possono interagire con i farmaci chemioterapici e un loro inadeguato impiego può determinare anche conseguenze spiacevoli per la salute. Prima dell’utilizzo quindi è fondamentale consultare sempre il proprio oncologo.

 

27. Il consumo di proteine aumenta il rischio di tumore?

No, un consumo equilibrato di proteine non aumenta il rischio di cancro. La quantità giornaliera raccomandata dalla SINU sia per gli uomini che per le donne adulte in buona salute è di 0,9 gr/kg. È importante inoltre variare nell’arco della settimana le varie fonti proteiche prediligendo quelle vegetali.

Ecco qualche consiglio pratico per un consumo salutare di proteine:

  • Consuma il pesce, in particolare pesce azzurro di piccola taglia, importante fonte di grassi essenziali, 3 volte alla settimana.
  • I legumi rappresentano un’ottima fonte proteica ricca di fibra. Uniscili ad una porzione di cereali in freschi piatti unici o in calde zuppe, almeno 3-5 volte alla settimana.
  • Altre fonti proteiche, da consumare ognuna max 2 volte alla settimana, possono essere la carne bianca (pollo, tacchino, coniglio), le uova e i formaggi freschi e magri.
  • Limita il consumo di carne rossa (manzo, maiale, agnello) ed evita i salumi e gli insaccati.

 

28. Esiste una relazione tra pesticidi negli alimenti e tumore?

I pesticidi possono contenere diverse sostanze potenzialmente pericolose per l’uomo, come ad esempio il benzene e l’arsenico, classificati dallo IARC come “cancerogeno per l’uomo” o il glifosato, il palathion, il diazinone e il malatione definiti come “probabili cancerogeni per l’uomo”.

Il glifosato, ad esempio, un erbicida molto diffuso in agricoltura, è oggetto di studi scientifici da molti anni, ma i risultati ottenuti appaiono discordanti. Sembra essere associato ad un lieve aumento del rischio di malattie oncologiche tra gli agricoltori esposti per lavoro a questa sostanza.

L’EFSA, l’OMS e la FAO hanno espresso recentemente giudizi rassicuranti a riguardo, applicando comunque misure di cautela, come la valutazione dei residui di glifosato nei cibi e il divieto di utilizzarlo in aeree densamente popolate. Non è quindi vietato l’uso, ma sono stati istituiti limiti e controlli nell’attesa di ulteriori studi.

Nell’ultimo rapporto dell’EFSA sulla presenza di composti chimici estranei nei cibi, il 97,4% degli alimenti di origine vegetale presenta valori entro i limiti di sicurezza. Esistono alimenti più esposti alla contaminazione di arsenico, ma il pericolo rappresenta un’eccezione piuttosto che la regola, grazie ai numerosi controlli effettuati sui prodotti. Adottare una dieta varia e lavare accuratamente gli alimenti consente di ridurre l’esposizione ai contaminanti.

 

29. Esiste una relazione tra qualità dell’acqua potabile e tumore?

Ad oggi non ci sono dimostrazioni che le sostanze chimiche presenti nell’acqua potabile, nelle basse concentrazioni stabilite dalla legge, siano cancerogene. La relazione tra qualità dell’acqua potabile e tumori dipende infatti dalla concentrazione di agenti di rischio chimico in essa contenuti, quali ad esempio arsenico, piombo, mercurio, rame, cromo, nitrati ecc.

La presenza di agenti chimici al di sopra dei limiti di sicurezza nelle acque destinate al consumo umano si associa ad un potenziale rischio di malattie cronico-degenerative, in primo luogo le patologie tumorali.  All’esposizione cronica all’arsenico specialmente sono associate diverse forme tumorali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha proposto come valore limite per l’acqua potabile la concentrazione di arsenico di 0,01 mg/litro. Anche per le altre sostanze sono stati stabiliti dei valori limite da rispettare.

La pericolosità dipende quindi non solo dalla natura della sostanza contaminante ma anche dalla dose di esposizione, dalla via di esposizione e dal tempo di esposizione. L’acqua dei nostri rubinetti è sicura perché sottoposta continuamente a numerosi e frequenti controlli che garantiscono qualità e sicurezza da un punto di vista sia chimico che microbiologico. Gli esperti quindi affermano che non è necessario utilizzare filtri di depurazione dell’acqua per l’eliminazione di contaminanti, come ad esempio i nitrati. Al contrario l’utilizzo di filtri può talvolta impoverire le acque dei sali minerali fondamentali per il nostro organismo.

 

30. Quali sono i reali benefici di un’alimentazione a base di prodotti biologici?

Gli alimenti biologici seguono processi produttivi di coltivazione e raccolta che non prevedono l’utilizzo di pesticidi chimici, fertilizzanti sintetici, OGM, antibiotici e ammettono pesticidi di origine naturale e organica in grado di migliorare la resistenza alle piante, nel rispetto dell’agrosistema e dell’ambiente.

Gli studi condotti per analizzare i benefici dell’agricoltura biologica e le differenze con quella convenzionale mostrano risposte contrastanti. Qualche ricerca ha evidenziato che frutta e verdura biologiche siano più ricche di micronutrienti, ma altri dati mostrano che le variazioni negli apporti nutritivi non sono rilevanti dal punto di vista della salute. Senza dubbio è da scartare la convinzione molto diffusa negli ultimi anni che tutto ciò che non è biologico sia più pericoloso. Piuttosto le indagini che evidenziano il valore protettivo di frutta e verdura, anche contro i tumori, riguardano prodotti dell’agricoltura tradizionale. I prodotti biologici possono essere più gustosi, la loro produzione ha un minore impatto sull’ambiente e l’introito di fitofarmaci risulta quasi nullo. L’uso di prodotti biologici può rappresentare una scelta virtuosa per ragioni di ecosostenibilità, ma dal punto di vista scientifico mancano ancora risposte sufficienti per promuovere il bio per la salute a discapito dei prodotti convenzionali.

 

31. Quali alimenti svolgono un’azione antiinfiammatoria?

Esistono alimenti che possono contribuire alla regolazione dei processi pro-infiammatori che a lungo andare possono condurre allo sviluppo di malattie croniche. Si tratta essenzialmente di cibi di origine vegetale, tipici della Dieta Mediterranea.

Aglio, cereali integrali, erbe aromatiche, frutta fresca, frutta secca, legumi, olio d’oliva, olio di semi, semi oleosi, verdura sono accomunati dalla presenza di particolari sostanze con azione benefica, quali gli acidi grassi insaturi, i fitocomposti, come carotenoidi, polifenoliglucosinolati, fitosteroli e vitamine.

I cereali integrali ad esempio, conservando tutte le parti del chicco, forniscono vitamina E e del gruppo B, sali minerali, fibra e acidi alfa-linoleici. Le erbe aromatiche apportano carotenoidi, come la luteina e il betacarotene del basilico e del prezzemolo, i polifenoli, come la quercetina dell’origano. Frutta fresca e verdura forniscono vitamine, come la vitamina C contenuta nei kiwi e negli agrumi, i polifenoli, come le antocianine dei frutti blu-viola, i carotenoidi nei pomodori, nell’anguria, nella zucca e nelle carote. Il pesce azzurro, le noci, i semi di lino sono ricchi di acidi grassi omega-3, che aiutano a contrastare l’infiammazione.

 

32. Esiste una relazione tra additivi alimentari e tumori?

Ad oggi la maggior parte degli additivi alimentari utilizzati dall’industria non costituisce un pericolo per la salute umana. Non ci sono dati infatti sulla relazione tra sviluppo di tumori e consumo di additivi in quantità limitate, ad eccezione dei nitrati e dei nitriti. Questi vengono utilizzati come conservanti in molti prodotti in scatola e nelle carni lavorate. Vengono aggiunti agli alimenti per conservarli e contribuiscono ad ostacolare la crescita di microrganismi nocivi.

Lo IARC ha classificato i nitriti e i nitrati come probabilmente cancerogeni per gli esseri umani (Gruppo 2A). Di per sé non sono cancerogeni, si trovano infatti naturalmente in diversi alimenti, tra cui le verdure e nell’acqua potabile, ma a causa dell’azione del metabolismo e attraverso la cottura ad alte temperature vengono convertiti in N-nitrosammine, composti considerati invece cancerogeni. Esiste comunque un limite massimo di nitriti ammissibile per la legge italiana, ovvero 150 mg per kg di prodotto alimentare, quantità minima considerata innocua per la salute.

Gli esperti dell’Autorità per la Sicurezza Alimentare (EFSA) hanno stimato che l’esposizione dei consumatori al nitrato proveniente esclusivamente da additivi alimentari è inferiore al 5% dell’esposizione complessiva al nitrato negli alimenti, e non supera i livelli di sicurezza. Tuttavia, se si considerano tutte le fonti di nitrato alimentare (additivo alimentare, presenza naturale negli alimenti e contaminanti ambientali), il livello di sicurezza può essere superato da individui con esposizione da media ad alta.

Sulla base delle evidenze disponibili, gli esperti dell’EFSA hanno concluso che gli attuali livelli di sicurezza per nitriti e nitrati aggiunti agli alimenti tutelano a sufficienza i consumatori. È importante quindi avere un’alimentazione varia ed equilibrata per non avere un’esposizione eccessiva ai prodotti conservati.

 

33. Esistono alimenti in grado di contribuire all’eliminazione di tossine dopo chemioterapia? Sono utili le diete detox?

Non ci sono dati che mostrano la capacità di specifici alimenti di eliminare le tossine dopo chemioterapia. Il nostro organismo possiede infatti naturalmente organi come fegato, reni, intestino e pelle, deputati a metabolizzare continuamente sostanze tossiche e di scarto.

Non è necessario quindi intraprendere regimi dietetici particolari dopo la chemioterapia. Le famose diete “detox” non hanno alcun fondamento scientifico. Al contrario si tratta di regimi alimentari ipocalorici e sbilanciati, basati spesso sul consumo di sostituti del pasto o altri rimedi alternativi non sempre salutari.

Si tratta più di un mito commerciale che di una realtà provata e molte delle loro promesse sono esagerate, non basate su dati scientifici, e i benefici di breve durata. Anche prodotti a base di vegetali ed erbe possono avere seri effetti collaterali e talvolta interferire con le terapie.

Molti trattamenti detox contengono agenti diuretici e/o lassativi, volti ad aumentare l’eliminazione di acqua e sali minerali, rischiando l’eccessiva disidratazione e indebolendo ulteriormente l’organismo del paziente oncologico, che in seguito a terapia, risulta molto fragile.

Per ridurre la tossicità dei farmaci e contrastare gli effetti avversi, gli esperti suggeriscono di seguire una dieta sana, varia e bilanciata, basata prevalentemente sul consumo di alimenti di origine vegetale, come legumi, cereali integrali, frutta, verdura, frutta secca, alternando il più possibile le fonti proteiche degli alimenti e utilizzando metodi di cottura sani.

In ogni caso è opportuno sempre rivolgersi al proprio oncologo o nutrizionista per indicazioni nutrizionali personalizzate, specifiche per ogni individuo.

 

34. Esiste una relazione tra OGM e tumore?

No, non esistono dati certi che confermino la relazione tra OGM e tumore. Il termine OGM fa riferimento ad organismi non umani modificati attraverso l’ingegneria genetica, la scienza che utilizza tecniche volte ad inserire, togliere o modificare porzioni di DNA, il materiale genetico presente in tutte le cellule degli organismi viventi.

Negli OGM solo una piccola parte del corredo cromosomico dell’organismo viene modificata in maniera mirata, precisa ed efficiente, mentre il resto del genoma rimane invariato.

Gli studi condotti finora hanno dimostrato che gli OGM non hanno un impatto sulla salute umana diverso da quello degli analoghi prodotti non OGM. Essi sono sicuri almeno quanto i prodotti tradizionali. Le ricerche che hanno evidenziato gli effetti dannosi di questi prodotti infatti mostrano risultati parziali e quindi poco attendibili.

A differenza degli alimenti convenzionali, gli OGM commercializzati sono sottoposti a studi e a rigidi controlli per verificare l’assenza di effetti collaterali per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Non si può parlare di rischio zero per nessun alimento, sia esso OGM o meno.

 

35. Che ruolo ha la vitamina D nella prevenzione?

Il ruolo della vitamina D nella prevenzione del cancro è ancora oggetto di studio. I dati sulla sua potenziale attività in grado di prevenire o rallentare lo sviluppo dei tumori sono ancora insufficienti.

Le ricerche sul ruolo protettivo della vitamina D contro il tumore della pelle nelle popolazioni più esposte al sole hanno fornito risultati incerti. Secondo lo studio europeo EPIC le persone con più alti livelli di questa vitamina nel sangue hanno un rischio di cancro al colon inferiore di circa il 40% rispetto a chi invece ne è carente.

L’assunzione di supplementi a base di vitamina D non sembra però conferire effetti protettivi. Probabilmente quindi il rischio minore non sarebbe associato agli alti livelli di questa vitamina, ma piuttosto ad abitudini sane, in grado di proteggere l’individuo dal cancro.

Gli alimenti con maggior contenuto di vitamina D sono il pesce, le uova e il fegato. In parte questa vitamina si forma nella pelle in seguito all’esposizione ai raggi UVB. È ancora da chiarire se gli effetti benefici di questo micronutriente siano attribuibili alla molecola stessa o piuttosto siano indice di uno stile di vita più sano, basato su un’alimentazione corretta e su un’adeguata quantità di tempo trascorsa all’aria aperta, associati solitamente a maggior attività fisica e al normopeso.

In attesa di ulteriori studi volti a chiarire il suo ruolo protettivo, gli esperti sostengono che per coprire il fabbisogno giornaliero di vitamina D è sufficiente trascorrere più tempo all’aria aperta e adottare una dieta varia.

Crema di Mela con grani di mandorle e mirtilli al profumo di arancia

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Alto

Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 10 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 2 Mele
  • Grani di mirtilli e mandorle (si trovano diverse combinazioni in commercio di questo prodotto)
  • 1 Arancia
  • 5 g di Miele

 

Procedimento

Sbucciare e tagliare le mele a pezzi, cuocerle al forno per 10 minuti;

Ridurre le mele in purea con l’aiuto di una forchetta o con il mixer ad immersione;

Profumarle con l’arancia grattugiata e dolcificare con un cucchiaino di miele;

Aggiungere i grani di mirtilli e le mandorle, mescolare.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, gonfiore addominale, disfagia, fatigue, nausea, gonfiore addominale, stomatite.

 

FBO per te: le mele sono le protagoniste di questo spuntino, utile in caso di perdita di appetito e nausea. La presenza dell’arancia è ulteriormente utile in caso di alterazione del gusto, mentre mirtilli e mandorle aiutano ad incrementare le calorie della ricetta in quelle situazioni di perdita accentuata dell’appetito.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su mela, mirtillo, mandorla, arancia, miele

Crema di Mela con grani di mandorle e mirtilli al profumo di arancia

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Alto

Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 10 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 2 Mele
  • Grani di mirtilli e mandorle (si trovano diverse combinazioni in commercio di questo prodotto)
  • 1 Arancia
  • 5 g di Miele

 

Procedimento

Sbucciare e tagliare le mele a pezzi, cuocerle al forno per 10 minuti;

Ridurre le mele in purea con l’aiuto di una forchetta o con il mixer ad immersione;

Profumarle con l’arancia grattugiata e dolcificare con un cucchiaino di miele;

Aggiungere i grani di mirtilli e le mandorle, mescolare.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, gonfiore addominale, disfagia, fatigue, nausea, gonfiore addominale, stomatite.

 

FBO per te: le mele sono le protagoniste di questo spuntino, utile in caso di perdita di appetito e nausea. La presenza dell’arancia è ulteriormente utile in caso di alterazione del gusto, mentre mirtilli e mandorle aiutano ad incrementare le calorie della ricetta in quelle situazioni di perdita accentuata dell’appetito.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su mela, mirtillo, mandorla, arancia, miele

Crema di Mela con grani di mandorle e mirtilli al profumo di arancia

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Alto

Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 10 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 2 Mele
  • Grani di mirtilli e mandorle (si trovano diverse combinazioni in commercio di questo prodotto)
  • 1 Arancia
  • 5 g di Miele

 

Procedimento

Sbucciare e tagliare le mele a pezzi, cuocerle al forno per 10 minuti;

Ridurre le mele in purea con l’aiuto di una forchetta o con il mixer ad immersione;

Profumarle con l’arancia grattugiata e dolcificare con un cucchiaino di miele;

Aggiungere i grani di mirtilli e le mandorle, mescolare.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, gonfiore addominale, disfagia, fatigue, nausea, gonfiore addominale, stomatite.

 

FBO per te: le mele sono le protagoniste di questo spuntino, utile in caso di perdita di appetito e nausea. La presenza dell’arancia è ulteriormente utile in caso di alterazione del gusto, mentre mirtilli e mandorle aiutano ad incrementare le calorie della ricetta in quelle situazioni di perdita accentuata dell’appetito.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su mela, mirtillo, mandorla, arancia, miele

Crema di Mela con grani di mandorle e mirtilli al profumo di arancia

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Alto

Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 10 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 2 Mele
  • Grani di mirtilli e mandorle (si trovano diverse combinazioni in commercio di questo prodotto)
  • 1 Arancia
  • 5 g di Miele

 

Procedimento

Sbucciare e tagliare le mele a pezzi, cuocerle al forno per 10 minuti;

Ridurre le mele in purea con l’aiuto di una forchetta o con il mixer ad immersione;

Profumarle con l’arancia grattugiata e dolcificare con un cucchiaino di miele;

Aggiungere i grani di mirtilli e le mandorle, mescolare.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, gonfiore addominale, disfagia, fatigue, nausea, gonfiore addominale, stomatite.

 

FBO per te: le mele sono le protagoniste di questo spuntino, utile in caso di perdita di appetito e nausea. La presenza dell’arancia è ulteriormente utile in caso di alterazione del gusto, mentre mirtilli e mandorle aiutano ad incrementare le calorie della ricetta in quelle situazioni di perdita accentuata dell’appetito.

 

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Crema di Mela con grani di mandorle e mirtilli al profumo di arancia

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

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Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Alto

Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 10 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 2 Mele
  • Grani di mirtilli e mandorle (si trovano diverse combinazioni in commercio di questo prodotto)
  • 1 Arancia
  • 5 g di Miele

 

Procedimento

Sbucciare e tagliare le mele a pezzi, cuocerle al forno per 10 minuti;

Ridurre le mele in purea con l’aiuto di una forchetta o con il mixer ad immersione;

Profumarle con l’arancia grattugiata e dolcificare con un cucchiaino di miele;

Aggiungere i grani di mirtilli e le mandorle, mescolare.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, gonfiore addominale, disfagia, fatigue, nausea, gonfiore addominale, stomatite.

 

FBO per te: le mele sono le protagoniste di questo spuntino, utile in caso di perdita di appetito e nausea. La presenza dell’arancia è ulteriormente utile in caso di alterazione del gusto, mentre mirtilli e mandorle aiutano ad incrementare le calorie della ricetta in quelle situazioni di perdita accentuata dell’appetito.

 

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Indice Glicemico: Alto

Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 10 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 2 Mele
  • Grani di mirtilli e mandorle (si trovano diverse combinazioni in commercio di questo prodotto)
  • 1 Arancia
  • 5 g di Miele

 

Procedimento

Sbucciare e tagliare le mele a pezzi, cuocerle al forno per 10 minuti;

Ridurre le mele in purea con l’aiuto di una forchetta o con il mixer ad immersione;

Profumarle con l’arancia grattugiata e dolcificare con un cucchiaino di miele;

Aggiungere i grani di mirtilli e le mandorle, mescolare.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, gonfiore addominale, disfagia, fatigue, nausea, gonfiore addominale, stomatite.

 

FBO per te: le mele sono le protagoniste di questo spuntino, utile in caso di perdita di appetito e nausea. La presenza dell’arancia è ulteriormente utile in caso di alterazione del gusto, mentre mirtilli e mandorle aiutano ad incrementare le calorie della ricetta in quelle situazioni di perdita accentuata dell’appetito.

 

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FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Alto

Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 10 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 2 Mele
  • Grani di mirtilli e mandorle (si trovano diverse combinazioni in commercio di questo prodotto)
  • 1 Arancia
  • 5 g di Miele

 

Procedimento

Sbucciare e tagliare le mele a pezzi, cuocerle al forno per 10 minuti;

Ridurre le mele in purea con l’aiuto di una forchetta o con il mixer ad immersione;

Profumarle con l’arancia grattugiata e dolcificare con un cucchiaino di miele;

Aggiungere i grani di mirtilli e le mandorle, mescolare.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, gonfiore addominale, disfagia, fatigue, nausea, gonfiore addominale, stomatite.

 

FBO per te: le mele sono le protagoniste di questo spuntino, utile in caso di perdita di appetito e nausea. La presenza dell’arancia è ulteriormente utile in caso di alterazione del gusto, mentre mirtilli e mandorle aiutano ad incrementare le calorie della ricetta in quelle situazioni di perdita accentuata dell’appetito.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su mela, mirtillo, mandorla, arancia, miele

Riso rosso e quinoa al curry con mirepoix di verdure scottate, profumate al timo e limone

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 60 g Riso rosso (o anche bianco integrale) e Quinoa
  • 1/4 Carota
  • 1/4 Sedano
  • 1/4 Zucchina
  • 1/4 Peperone
  • 1 Cucchiaino di Curry
  • ½ Limone grattugiato e il succo
  • 1 Rametto di Timo
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Lavare e tagliare le verdure in piccoli pezzi (come dei puntini);

Ungere una padella con olio evo, unire il timo e le verdure ed aggiungere 2 cucchiai di acqua;

Cuocere per 5 minuti mescolando ogni tanto;

Mescolare le verdure al riso rosso e alla quinoa precedentemente cotti;

Aggiungere il curry durante la cottura e condire con il succo di limone e la sua scorza grattugiata, un goccio di olio evo e mescolare.

 

Consigli: preparare dell’olio evo aromatico ed usarlo all’occorrenza per intensificare il sapore della ricetta, o di altre preparazioni, si deve scaldare dell’olio evo con uno o più aromi a piacere (alloro, mentuccia, basilico, rosmarino) senza surriscaldarlo. Lasciarlo poi raffreddare e tenerlo a disposizione in un piccolo vaso di vetro se vi piaccio i sapori decisi aggiungete anche delle rondelle di porro, prima di versarlo nel vaso filtratelo.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: Un primo piatto a base di riso rosso, ricco in antocianine, pigmenti responsabili della sua colorazione, ed a base di quinoa. A differenza del riso bianco, il riso rosso presenta un maggior contenuto di fibre, vitamine e sali minerali. Al fine di preservare i suoi nutrienti si consiglia di cuocerlo per assorbimento, ovvero aggiungendo a poco a poco l’acqua di cottura senza scolarlo. Tale tipo di cottura è anche in grado di ridurre il suo indice glicemico.

La quinoa, invece, apporta al piatto un notevole contenuto proteico dove non è presente la frazione del glutine rendendola quindi un’ottima scelta per le persone celiache. È inoltre naturalmente ricca in fibra, vitamine del gruppo B, magnesio e ferro.

La presenza del limone all’interno della ricetta, fonte di vitamina C, garantisce l’assorbimento del ferro non eme contenuto all’interno della quinoa, mentre le spezie donano sapidità alla preparazione senza l’utilizzo del sale.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su riso, quinoa, sedano, zucchina, carota, peperone, curry, limone, timo, olio EVO,

Riso rosso e quinoa al curry con mirepoix di verdure scottate, profumate al timo e limone

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 60 g Riso rosso (o anche bianco integrale) e Quinoa
  • 1/4 Carota
  • 1/4 Sedano
  • 1/4 Zucchina
  • 1/4 Peperone
  • 1 Cucchiaino di Curry
  • ½ Limone grattugiato e il succo
  • 1 Rametto di Timo
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Lavare e tagliare le verdure in piccoli pezzi (come dei puntini);

Ungere una padella con olio evo, unire il timo e le verdure ed aggiungere 2 cucchiai di acqua;

Cuocere per 5 minuti mescolando ogni tanto;

Mescolare le verdure al riso rosso e alla quinoa precedentemente cotti;

Aggiungere il curry durante la cottura e condire con il succo di limone e la sua scorza grattugiata, un goccio di olio evo e mescolare.

 

Consigli: preparare dell’olio evo aromatico ed usarlo all’occorrenza per intensificare il sapore della ricetta, o di altre preparazioni, si deve scaldare dell’olio evo con uno o più aromi a piacere (alloro, mentuccia, basilico, rosmarino) senza surriscaldarlo. Lasciarlo poi raffreddare e tenerlo a disposizione in un piccolo vaso di vetro se vi piaccio i sapori decisi aggiungete anche delle rondelle di porro, prima di versarlo nel vaso filtratelo.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: Un primo piatto a base di riso rosso, ricco in antocianine, pigmenti responsabili della sua colorazione, ed a base di quinoa. A differenza del riso bianco, il riso rosso presenta un maggior contenuto di fibre, vitamine e sali minerali. Al fine di preservare i suoi nutrienti si consiglia di cuocerlo per assorbimento, ovvero aggiungendo a poco a poco l’acqua di cottura senza scolarlo. Tale tipo di cottura è anche in grado di ridurre il suo indice glicemico.

La quinoa, invece, apporta al piatto un notevole contenuto proteico dove non è presente la frazione del glutine rendendola quindi un’ottima scelta per le persone celiache. È inoltre naturalmente ricca in fibra, vitamine del gruppo B, magnesio e ferro.

La presenza del limone all’interno della ricetta, fonte di vitamina C, garantisce l’assorbimento del ferro non eme contenuto all’interno della quinoa, mentre le spezie donano sapidità alla preparazione senza l’utilizzo del sale.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su riso, quinoa, sedano, zucchina, carota, peperone, curry, limone, timo, olio EVO,

Riso rosso e quinoa al curry con mirepoix di verdure scottate, profumate al timo e limone

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 60 g Riso rosso (o anche bianco integrale) e Quinoa
  • 1/4 Carota
  • 1/4 Sedano
  • 1/4 Zucchina
  • 1/4 Peperone
  • 1 Cucchiaino di Curry
  • ½ Limone grattugiato e il succo
  • 1 Rametto di Timo
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Lavare e tagliare le verdure in piccoli pezzi (come dei puntini);

Ungere una padella con olio evo, unire il timo e le verdure ed aggiungere 2 cucchiai di acqua;

Cuocere per 5 minuti mescolando ogni tanto;

Mescolare le verdure al riso rosso e alla quinoa precedentemente cotti;

Aggiungere il curry durante la cottura e condire con il succo di limone e la sua scorza grattugiata, un goccio di olio evo e mescolare.

 

Consigli: preparare dell’olio evo aromatico ed usarlo all’occorrenza per intensificare il sapore della ricetta, o di altre preparazioni, si deve scaldare dell’olio evo con uno o più aromi a piacere (alloro, mentuccia, basilico, rosmarino) senza surriscaldarlo. Lasciarlo poi raffreddare e tenerlo a disposizione in un piccolo vaso di vetro se vi piaccio i sapori decisi aggiungete anche delle rondelle di porro, prima di versarlo nel vaso filtratelo.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: Un primo piatto a base di riso rosso, ricco in antocianine, pigmenti responsabili della sua colorazione, ed a base di quinoa. A differenza del riso bianco, il riso rosso presenta un maggior contenuto di fibre, vitamine e sali minerali. Al fine di preservare i suoi nutrienti si consiglia di cuocerlo per assorbimento, ovvero aggiungendo a poco a poco l’acqua di cottura senza scolarlo. Tale tipo di cottura è anche in grado di ridurre il suo indice glicemico.

La quinoa, invece, apporta al piatto un notevole contenuto proteico dove non è presente la frazione del glutine rendendola quindi un’ottima scelta per le persone celiache. È inoltre naturalmente ricca in fibra, vitamine del gruppo B, magnesio e ferro.

La presenza del limone all’interno della ricetta, fonte di vitamina C, garantisce l’assorbimento del ferro non eme contenuto all’interno della quinoa, mentre le spezie donano sapidità alla preparazione senza l’utilizzo del sale.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su riso, quinoa, sedano, zucchina, carota, peperone, curry, limone, timo, olio EVO,

Farinata di ceci

 

  Chef Melissa Savoini
  Ristorante Sapor       di…Vino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 3 persone

Tempo di cottura: 25’

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 3 persone)

  • (teglia da 28 cm circa)
  • 150 g di farina di ceci
  • 400 ml di acqua
  • 40 ml di olio di oliva extravergine
  • 1⁄2 cucchiaino di Rosmarino
  • Sale q.b

 

Procedimento

Mescolare la farina di ceci, poco alla volta, con l’acqua e il sale;

Togliere la schiuma che si formerà in superficie;

Lasciare il composto coperto (temperatura ambiente) per circa 2 ore girandolo di tanto in tanto;

Dopo circa 2 ore mescolarlo molto bene per amalgamare tutti gli ingredienti;

Versare il composto in una teglia (meglio se di alluminio, vaschette cuki) unta di olio;

Aggiungere il rosmarino e cuocere nella parte bassa del forno, ben caldo (230/250 ° per circa 10 minuti, poi abbassare la temperatura a 200 ° per altri 15 minuti (deve risultare ben dorata in superficie).

 

 

Effetti avversi delle terapie: alterazione del gusto, perdita di appetito, fatigue, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: La farinata di ceci è una ricetta storica Ligure. I ceci, così come tutti i legumi, sono da considerarsi proteine vegetali, molto ricchi in fibra, capace di ostacolare l’assorbimento del colesterolo. Per completare il piatto vi consigliamo di consumare la farinata con un contorno di verdure e una fetta di pane integrale, inoltre per aumentare maggiormente la biodisponibilità del ferro non eme contenuto nei ceci sarebbe opportuno consumare una fonte di vitamina C nello stesso pasto. Un esempio potrebbe essere tramite un frutto come kiwi o arancia, o in alternativa condire le verdure con del peperoncino fresco o del succo di limone.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su ceci, rosmarino, olio EVO

Farinata di ceci

 

  Chef Melissa Savoini
  Ristorante Sapor       di…Vino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 3 persone

Tempo di cottura: 25’

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 3 persone)

  • (teglia da 28 cm circa)
  • 150 g di farina di ceci
  • 400 ml di acqua
  • 40 ml di olio di oliva extravergine
  • 1⁄2 cucchiaino di Rosmarino
  • Sale q.b

 

Procedimento

Mescolare la farina di ceci, poco alla volta, con l’acqua e il sale;

Togliere la schiuma che si formerà in superficie;

Lasciare il composto coperto (temperatura ambiente) per circa 2 ore girandolo di tanto in tanto;

Dopo circa 2 ore mescolarlo molto bene per amalgamare tutti gli ingredienti;

Versare il composto in una teglia (meglio se di alluminio, vaschette cuki) unta di olio;

Aggiungere il rosmarino e cuocere nella parte bassa del forno, ben caldo (230/250 ° per circa 10 minuti, poi abbassare la temperatura a 200 ° per altri 15 minuti (deve risultare ben dorata in superficie).

 

 

Effetti avversi delle terapie: alterazione del gusto, perdita di appetito, fatigue, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: La farinata di ceci è una ricetta storica Ligure. I ceci, così come tutti i legumi, sono da considerarsi proteine vegetali, molto ricchi in fibra, capace di ostacolare l’assorbimento del colesterolo. Per completare il piatto vi consigliamo di consumare la farinata con un contorno di verdure e una fetta di pane integrale, inoltre per aumentare maggiormente la biodisponibilità del ferro non eme contenuto nei ceci sarebbe opportuno consumare una fonte di vitamina C nello stesso pasto. Un esempio potrebbe essere tramite un frutto come kiwi o arancia, o in alternativa condire le verdure con del peperoncino fresco o del succo di limone.

 

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Farinata di ceci

 

  Chef Melissa Savoini
  Ristorante Sapor       di…Vino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 3 persone

Tempo di cottura: 25’

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 3 persone)

  • (teglia da 28 cm circa)
  • 150 g di farina di ceci
  • 400 ml di acqua
  • 40 ml di olio di oliva extravergine
  • 1⁄2 cucchiaino di Rosmarino
  • Sale q.b

 

Procedimento

Mescolare la farina di ceci, poco alla volta, con l’acqua e il sale;

Togliere la schiuma che si formerà in superficie;

Lasciare il composto coperto (temperatura ambiente) per circa 2 ore girandolo di tanto in tanto;

Dopo circa 2 ore mescolarlo molto bene per amalgamare tutti gli ingredienti;

Versare il composto in una teglia (meglio se di alluminio, vaschette cuki) unta di olio;

Aggiungere il rosmarino e cuocere nella parte bassa del forno, ben caldo (230/250 ° per circa 10 minuti, poi abbassare la temperatura a 200 ° per altri 15 minuti (deve risultare ben dorata in superficie).

 

 

Effetti avversi delle terapie: alterazione del gusto, perdita di appetito, fatigue, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: La farinata di ceci è una ricetta storica Ligure. I ceci, così come tutti i legumi, sono da considerarsi proteine vegetali, molto ricchi in fibra, capace di ostacolare l’assorbimento del colesterolo. Per completare il piatto vi consigliamo di consumare la farinata con un contorno di verdure e una fetta di pane integrale, inoltre per aumentare maggiormente la biodisponibilità del ferro non eme contenuto nei ceci sarebbe opportuno consumare una fonte di vitamina C nello stesso pasto. Un esempio potrebbe essere tramite un frutto come kiwi o arancia, o in alternativa condire le verdure con del peperoncino fresco o del succo di limone.

 

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Riso Artemide

 

Chef Gianpiero Cravero,
Cravero Osteria Contemporanea

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 1h 20’. Si può cuocere il riso anche il giorno prima, per ridurre il tempo di preparazione.

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 60 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 300 g Riso Artemide Integrale
  • 1 costa di Sedano
  • 1 Zucchina piccola, indicata la Trombetta
  • ¼ di Cavolfiore
  • 1 Finocchio
  • 1 Cipolla rossa
  • 12 Peperoncini dolci in base alle dimensioni. Alternativa peperone rosso o giallo
  • Un ciuffo di Germogli
  • 100 g Ceci neri
  • 50 cl Olio di semi di lino
  • 2/3 cucchiai Aceto di vino

 

Procedimento

Lessare il riso in acqua con pochissimo sale per 60 minuti, scolarlo senza buttare il liquido di cottura e soprattutto non risciacquare, per non privarlo dei suoi valori nutrizionali e gli antociani presenti. Distendere su un vassoio e lasciar intiepidire;

Il liquido di cottura va conservato e lo si potrà riutilizzare per preparare risotti (al posto del brodo);

Tagliare gli ortaggi a fettine, condirli con poco sale, olio di semi di lino e poco aceto. Lasciar marinare una decina di minuti;

Condire il riso tiepido con qualche cucchiaio del liquido di cottura, il liquido di marinatura delle verdure e metterlo su un piatto di portata. Completare con gli ortaggi, i peperoncini e i ceci neri.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: La varietà Artemide è un riso integrale nero che deriva dall’incrocio tra il riso Venere ed un riso di tipo Indica. Ha un contenuto molto alto di ferro, silicio, antocianine e fibra. Quest’ultima riesce a tenere a bada l’indice glicemico a differenza del più tradizionale riso bianco. Mentre per quanto riguarda le antocianine sono i pigmenti che colorano le diverse varietà di riso e sono molto studiate per il loro possibile ruolo nel tenere a freno i geni dell’invecchiamento.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su risosedano, zucchina, cavolfiore, finocchio, cipolla, peperoncini, peperoni, ceci, olio di semi di lino, aceto

Riso Artemide

 

Chef Gianpiero Cravero,
Cravero Osteria Contemporanea

 

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Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 1h 20’. Si può cuocere il riso anche il giorno prima, per ridurre il tempo di preparazione.

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 60 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 300 g Riso Artemide Integrale
  • 1 costa di Sedano
  • 1 Zucchina piccola, indicata la Trombetta
  • ¼ di Cavolfiore
  • 1 Finocchio
  • 1 Cipolla rossa
  • 12 Peperoncini dolci in base alle dimensioni. Alternativa peperone rosso o giallo
  • Un ciuffo di Germogli
  • 100 g Ceci neri
  • 50 cl Olio di semi di lino
  • 2/3 cucchiai Aceto di vino

 

Procedimento

Lessare il riso in acqua con pochissimo sale per 60 minuti, scolarlo senza buttare il liquido di cottura e soprattutto non risciacquare, per non privarlo dei suoi valori nutrizionali e gli antociani presenti. Distendere su un vassoio e lasciar intiepidire;

Il liquido di cottura va conservato e lo si potrà riutilizzare per preparare risotti (al posto del brodo);

Tagliare gli ortaggi a fettine, condirli con poco sale, olio di semi di lino e poco aceto. Lasciar marinare una decina di minuti;

Condire il riso tiepido con qualche cucchiaio del liquido di cottura, il liquido di marinatura delle verdure e metterlo su un piatto di portata. Completare con gli ortaggi, i peperoncini e i ceci neri.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: La varietà Artemide è un riso integrale nero che deriva dall’incrocio tra il riso Venere ed un riso di tipo Indica. Ha un contenuto molto alto di ferro, silicio, antocianine e fibra. Quest’ultima riesce a tenere a bada l’indice glicemico a differenza del più tradizionale riso bianco. Mentre per quanto riguarda le antocianine sono i pigmenti che colorano le diverse varietà di riso e sono molto studiate per il loro possibile ruolo nel tenere a freno i geni dell’invecchiamento.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su risosedano, zucchina, cavolfiore, finocchio, cipolla, peperoncini, peperoni, ceci, olio di semi di lino, aceto

Riso Artemide

 

Chef Gianpiero Cravero,
Cravero Osteria Contemporanea

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 1h 20’. Si può cuocere il riso anche il giorno prima, per ridurre il tempo di preparazione.

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 60 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 300 g Riso Artemide Integrale
  • 1 costa di Sedano
  • 1 Zucchina piccola, indicata la Trombetta
  • ¼ di Cavolfiore
  • 1 Finocchio
  • 1 Cipolla rossa
  • 12 Peperoncini dolci in base alle dimensioni. Alternativa peperone rosso o giallo
  • Un ciuffo di Germogli
  • 100 g Ceci neri
  • 50 cl Olio di semi di lino
  • 2/3 cucchiai Aceto di vino

 

Procedimento

Lessare il riso in acqua con pochissimo sale per 60 minuti, scolarlo senza buttare il liquido di cottura e soprattutto non risciacquare, per non privarlo dei suoi valori nutrizionali e gli antociani presenti. Distendere su un vassoio e lasciar intiepidire;

Il liquido di cottura va conservato e lo si potrà riutilizzare per preparare risotti (al posto del brodo);

Tagliare gli ortaggi a fettine, condirli con poco sale, olio di semi di lino e poco aceto. Lasciar marinare una decina di minuti;

Condire il riso tiepido con qualche cucchiaio del liquido di cottura, il liquido di marinatura delle verdure e metterlo su un piatto di portata. Completare con gli ortaggi, i peperoncini e i ceci neri.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: La varietà Artemide è un riso integrale nero che deriva dall’incrocio tra il riso Venere ed un riso di tipo Indica. Ha un contenuto molto alto di ferro, silicio, antocianine e fibra. Quest’ultima riesce a tenere a bada l’indice glicemico a differenza del più tradizionale riso bianco. Mentre per quanto riguarda le antocianine sono i pigmenti che colorano le diverse varietà di riso e sono molto studiate per il loro possibile ruolo nel tenere a freno i geni dell’invecchiamento.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su risosedano, zucchina, cavolfiore, finocchio, cipolla, peperoncini, peperoni, ceci, olio di semi di lino, aceto

Polpette di patate e rosmarino con carne di cavallo in crosta di cracker integrali cotta al forno

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

 

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Media

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 20 ‘

Costo: €€

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 Patata lessata
  • 80 g di Trito di Carne di Cavallo
  • 1 Pacchetto di Cracker sbriciolati
  • Rosmarino q.b
  • Un pizzico di Sale
  • 1 Cucchiaino di Parmigiano

 

Procedimento

Tritare finemente il rosmarino unendolo alla patata lessa schiacciata, aggiungere il parmigiano, la carne e mescolare;

Confezionare delle polpette con le mani della grandezza di una noce passandole poi nei cracker sbriciolati facendo aderire bene le briciole;

Disporre le polpette sulla carta da forno, ungere con poco olio evo;

Infornare 20 minuti a 180°.

 

Consigli: se avete il pane integrale o del pane di grani antichi potete sostituirlo ai cracker, entrambi possono venire aromatizzati con la buccia di agrumi grattugiati.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di perdita di appetito, “anemia”, fatigue, gonfiore addominale.

 

FBO per te: Questa ricetta permette di consumare una buona quantità di carne rossa tramite una preparazione molto particolare. La carne di cavallo, molto ricca in ferro e vitamina B12, può essere utile in tutti quei casi di anemia post terapia. Vi consigliamo di inserire all’interno del pasto una fonte di vitamina C come il limone, il peperoncino fresco, arance o kiwi, per incrementare ulteriormente la biodisponibilità del ferro.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su patata, carne, cracker, rosmarino, parmigiano

Polpette di patate e rosmarino con carne di cavallo in crosta di cracker integrali cotta al forno

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

 

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Media

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 20 ‘

Costo: €€

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 Patata lessata
  • 80 g di Trito di Carne di Cavallo
  • 1 Pacchetto di Cracker sbriciolati
  • Rosmarino q.b
  • Un pizzico di Sale
  • 1 Cucchiaino di Parmigiano

 

Procedimento

Tritare finemente il rosmarino unendolo alla patata lessa schiacciata, aggiungere il parmigiano, la carne e mescolare;

Confezionare delle polpette con le mani della grandezza di una noce passandole poi nei cracker sbriciolati facendo aderire bene le briciole;

Disporre le polpette sulla carta da forno, ungere con poco olio evo;

Infornare 20 minuti a 180°.

 

Consigli: se avete il pane integrale o del pane di grani antichi potete sostituirlo ai cracker, entrambi possono venire aromatizzati con la buccia di agrumi grattugiati.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di perdita di appetito, “anemia”, fatigue, gonfiore addominale.

 

FBO per te: Questa ricetta permette di consumare una buona quantità di carne rossa tramite una preparazione molto particolare. La carne di cavallo, molto ricca in ferro e vitamina B12, può essere utile in tutti quei casi di anemia post terapia. Vi consigliamo di inserire all’interno del pasto una fonte di vitamina C come il limone, il peperoncino fresco, arance o kiwi, per incrementare ulteriormente la biodisponibilità del ferro.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su patata, carne, cracker, rosmarino, parmigiano

Polpette di patate e rosmarino con carne di cavallo in crosta di cracker integrali cotta al forno

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

 

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Media

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 20 ‘

Costo: €€

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 Patata lessata
  • 80 g di Trito di Carne di Cavallo
  • 1 Pacchetto di Cracker sbriciolati
  • Rosmarino q.b
  • Un pizzico di Sale
  • 1 Cucchiaino di Parmigiano

 

Procedimento

Tritare finemente il rosmarino unendolo alla patata lessa schiacciata, aggiungere il parmigiano, la carne e mescolare;

Confezionare delle polpette con le mani della grandezza di una noce passandole poi nei cracker sbriciolati facendo aderire bene le briciole;

Disporre le polpette sulla carta da forno, ungere con poco olio evo;

Infornare 20 minuti a 180°.

 

Consigli: se avete il pane integrale o del pane di grani antichi potete sostituirlo ai cracker, entrambi possono venire aromatizzati con la buccia di agrumi grattugiati.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di perdita di appetito, “anemia”, fatigue, gonfiore addominale.

 

FBO per te: Questa ricetta permette di consumare una buona quantità di carne rossa tramite una preparazione molto particolare. La carne di cavallo, molto ricca in ferro e vitamina B12, può essere utile in tutti quei casi di anemia post terapia. Vi consigliamo di inserire all’interno del pasto una fonte di vitamina C come il limone, il peperoncino fresco, arance o kiwi, per incrementare ulteriormente la biodisponibilità del ferro.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su patata, carne, cracker, rosmarino, parmigiano

Minestra tiepida di fagioli, patate e cozze con fettuccine di seppia

 

Chef Gianpiero Cravero,
Cravero Osteria Contemporanea

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 1h 40’

Difficoltà: Media

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 1 h

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 500 g di fagioli borlotti freschi (o secchi e reidratati per una notte in acqua)
  • 1 kg di Cozze
  • 1 Cipolla
  • 1 Cipollotto
  • 1 Carota
  • 1 Costa di sedano
  • 1 Cucchiaio di passata di pomodoro
  • 2 Patate di media grandezza
  • 4 Seppie medie
  • 2 Cucchiai di pesto al basilico
  • Alloro qb
  • Rosmarino qb

 

Procedimento

Fare un soffritto di cipolla, sedano e carote finemente tritati, uno spicchio di aglio, un rametto di rosmarino, una foglia di alloro. Versare i fagioli, la passata di pomodoro, coprire con acqua e cuocere per un’ora o più, fino a che i fagioli siano morbidi. Togliere dal fuoco, versare su una teglia larga e capiente per fermare la cottura ed evitare che i fagioli di sfaldino;

Aprire le cozze in soffritto di olio e cipolla;

Sgusciarle completamente;

In un padellino rosolare le patate precedentemente tagliate a cubetti, bagnarle con l’acqua delle cozze e cuocere 5 minuti;

Lessare le seppie in acqua non salata per mezzora. Lasciar raffreddare, scolarle e tagliarle a striscioline (fettuccine) e condirle con olio e pesto;

Quando la minestra di fagioli sarà intiepidita, metterla in una ciotola capiente, aggiungere l’intingolo di patate e impiattare. Decorare con le fettuccine di seppia, una foglia di basilico e le cozze sgusciate. A piacere un filo di olio Evo o una bruschetta olio, aglio e peperoncino.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, anemia.

 

FBO per te: Una minestra che rispecchia interamente la Dieta Mediterranea. Tra i protagonisti di questa ricetta troviamo i fagioli borlotti freschi, ricchi in fibra e fosforo. Le cozze e le seppie, invece, appartengono alla categoria dei molluschi e presentano una percentuale inferiore rispetto ad altri pesci di proteine, ma presentano una buona concentrazione di acidi grassi a lunga catena omega-3, essenziali per il corretto sviluppo del sistema celebrale e per la protezione di cuore e arterie. La presenza sia delle cozze che delle seppie, naturalmente ricche in sodio, permette inoltre di non aggiungere ulteriore sale alla preparazione, ma di insaporire semplicemente con verdure, rosmarino ed alloro. Anche il contenuto di ferro della ricetta è buono, per questo vi consigliamo di aggiungere anche un pochino di succo di limone alla preparazione o di terminare il pasto con un kiwi o un’arancia. In caso di infiammazione intestinale omettere i fagioli o optare per un altro tipo di ricetta priva di scorie.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su fagioli, cozze, cipollotto, carota, sedanocipolla, passata di pomodoro, patate, seppie, basilico, alloro, rosmarino

Minestra tiepida di fagioli, patate e cozze con fettuccine di seppia

 

Chef Gianpiero Cravero,
Cravero Osteria Contemporanea

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 1h 40’

Difficoltà: Media

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 1 h

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 500 g di fagioli borlotti freschi (o secchi e reidratati per una notte in acqua)
  • 1 kg di Cozze
  • 1 Cipolla
  • 1 Cipollotto
  • 1 Carota
  • 1 Costa di sedano
  • 1 Cucchiaio di passata di pomodoro
  • 2 Patate di media grandezza
  • 4 Seppie medie
  • 2 Cucchiai di pesto al basilico
  • Alloro qb
  • Rosmarino qb

 

Procedimento

Fare un soffritto di cipolla, sedano e carote finemente tritati, uno spicchio di aglio, un rametto di rosmarino, una foglia di alloro. Versare i fagioli, la passata di pomodoro, coprire con acqua e cuocere per un’ora o più, fino a che i fagioli siano morbidi. Togliere dal fuoco, versare su una teglia larga e capiente per fermare la cottura ed evitare che i fagioli di sfaldino;

Aprire le cozze in soffritto di olio e cipolla;

Sgusciarle completamente;

In un padellino rosolare le patate precedentemente tagliate a cubetti, bagnarle con l’acqua delle cozze e cuocere 5 minuti;

Lessare le seppie in acqua non salata per mezzora. Lasciar raffreddare, scolarle e tagliarle a striscioline (fettuccine) e condirle con olio e pesto;

Quando la minestra di fagioli sarà intiepidita, metterla in una ciotola capiente, aggiungere l’intingolo di patate e impiattare. Decorare con le fettuccine di seppia, una foglia di basilico e le cozze sgusciate. A piacere un filo di olio Evo o una bruschetta olio, aglio e peperoncino.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, anemia.

 

FBO per te: Una minestra che rispecchia interamente la Dieta Mediterranea. Tra i protagonisti di questa ricetta troviamo i fagioli borlotti freschi, ricchi in fibra e fosforo. Le cozze e le seppie, invece, appartengono alla categoria dei molluschi e presentano una percentuale inferiore rispetto ad altri pesci di proteine, ma presentano una buona concentrazione di acidi grassi a lunga catena omega-3, essenziali per il corretto sviluppo del sistema celebrale e per la protezione di cuore e arterie. La presenza sia delle cozze che delle seppie, naturalmente ricche in sodio, permette inoltre di non aggiungere ulteriore sale alla preparazione, ma di insaporire semplicemente con verdure, rosmarino ed alloro. Anche il contenuto di ferro della ricetta è buono, per questo vi consigliamo di aggiungere anche un pochino di succo di limone alla preparazione o di terminare il pasto con un kiwi o un’arancia. In caso di infiammazione intestinale omettere i fagioli o optare per un altro tipo di ricetta priva di scorie.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su fagioli, cozze, cipollotto, carota, sedanocipolla, passata di pomodoro, patate, seppie, basilico, alloro, rosmarino

Petto di pollo in Agresto

 

Chef Federico Malinverno
Caffè La Crepa

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 20’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona (se possibile ridurre le dosi a max 2 persone)

Tempo di cottura: 5’

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 100 g Petto di pollo a fette (battute) – ottimo anche con petti di tacchino o faraona
  • Olio Extra Vergine d’Oliva q.b
  • 4 foglie di Menta
  • 4 Pistilli di Zafferano
  • 10 pinoli tostati
  • 6 Acini d’uva fresca (preferibilmente bianca)
  • 30 g di insalata fresca
  • Sale e Pepe q.b (giusto un pizzico)
  • Aceto balsamico tradizionale q.b

 

Procedimento

Scaldare una pentola/piastra antiaderente (possibilmente rigata);

Scottare su entrambi i lati le fettine di petto di pollo fino ad ottenere una cottura omogenea anche al centro;

Tagliare i petti di pollo cotti in listarelle (straccetti);

In una zuppiera mettere l’olio XV d’oliva e i pistilli di zafferano. Mescolare bene fintanto che l’olio si insaporisca e si colori;

Aggiungere poche gocce di aceto balsamico, un pizzico di sale e di pepe, mescolare;

A questo punto mettere nella zuppiera anche l’insalata, le foglie di menta (piegate e tagliate in piccole liste), i pinoli tostati e gli acini d’uva freschi precedentemente tagliati a metà e denocciolati;

Condire bene il tutto e aggiungere le listarelle di pollo cotte;

Servire e consumare tiepido (bene anche se freddo).

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, fatigue, anemia.

 

FBO per te: In questa ricetta troviamo il pollo, una tipologia di carne bianca ricca in proteine e povera di grassi saturi. A livello di micronutrienti, il pollo è ricco di zinco, potassio e selenio, mentre per quanto riguarda le proteine, quelle più rappresentate sono quelle del gruppo B. Per completare il piatto è necessario integrare una porzione di verdure di stagione e una quota di carboidrati. La percentuale proteica è di fondamentale importanza nell’alimentazione del paziente oncologico al fine di preservare la massa muscolare e prevenire casi di sarcopenia e cachessia.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su pollo, tacchino, faraona, menta, zafferano, pinoli, uva, insalata, aceto, olio EVO, pepe

Petto di pollo in Agresto

 

Chef Federico Malinverno
Caffè La Crepa

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 20’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona (se possibile ridurre le dosi a max 2 persone)

Tempo di cottura: 5’

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 100 g Petto di pollo a fette (battute) – ottimo anche con petti di tacchino o faraona
  • Olio Extra Vergine d’Oliva q.b
  • 4 foglie di Menta
  • 4 Pistilli di Zafferano
  • 10 pinoli tostati
  • 6 Acini d’uva fresca (preferibilmente bianca)
  • 30 g di insalata fresca
  • Sale e Pepe q.b (giusto un pizzico)
  • Aceto balsamico tradizionale q.b

 

Procedimento

Scaldare una pentola/piastra antiaderente (possibilmente rigata);

Scottare su entrambi i lati le fettine di petto di pollo fino ad ottenere una cottura omogenea anche al centro;

Tagliare i petti di pollo cotti in listarelle (straccetti);

In una zuppiera mettere l’olio XV d’oliva e i pistilli di zafferano. Mescolare bene fintanto che l’olio si insaporisca e si colori;

Aggiungere poche gocce di aceto balsamico, un pizzico di sale e di pepe, mescolare;

A questo punto mettere nella zuppiera anche l’insalata, le foglie di menta (piegate e tagliate in piccole liste), i pinoli tostati e gli acini d’uva freschi precedentemente tagliati a metà e denocciolati;

Condire bene il tutto e aggiungere le listarelle di pollo cotte;

Servire e consumare tiepido (bene anche se freddo).

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, fatigue, anemia.

 

FBO per te: In questa ricetta troviamo il pollo, una tipologia di carne bianca ricca in proteine e povera di grassi saturi. A livello di micronutrienti, il pollo è ricco di zinco, potassio e selenio, mentre per quanto riguarda le proteine, quelle più rappresentate sono quelle del gruppo B. Per completare il piatto è necessario integrare una porzione di verdure di stagione e una quota di carboidrati. La percentuale proteica è di fondamentale importanza nell’alimentazione del paziente oncologico al fine di preservare la massa muscolare e prevenire casi di sarcopenia e cachessia.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su pollo, tacchino, faraona, menta, zafferano, pinoli, uva, insalata, aceto, olio EVO, pepe

Petto di pollo in Agresto

 

Chef Federico Malinverno
Caffè La Crepa

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 20’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona (se possibile ridurre le dosi a max 2 persone)

Tempo di cottura: 5’

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 100 g Petto di pollo a fette (battute) – ottimo anche con petti di tacchino o faraona
  • Olio Extra Vergine d’Oliva q.b
  • 4 foglie di Menta
  • 4 Pistilli di Zafferano
  • 10 pinoli tostati
  • 6 Acini d’uva fresca (preferibilmente bianca)
  • 30 g di insalata fresca
  • Sale e Pepe q.b (giusto un pizzico)
  • Aceto balsamico tradizionale q.b

 

Procedimento

Scaldare una pentola/piastra antiaderente (possibilmente rigata);

Scottare su entrambi i lati le fettine di petto di pollo fino ad ottenere una cottura omogenea anche al centro;

Tagliare i petti di pollo cotti in listarelle (straccetti);

In una zuppiera mettere l’olio XV d’oliva e i pistilli di zafferano. Mescolare bene fintanto che l’olio si insaporisca e si colori;

Aggiungere poche gocce di aceto balsamico, un pizzico di sale e di pepe, mescolare;

A questo punto mettere nella zuppiera anche l’insalata, le foglie di menta (piegate e tagliate in piccole liste), i pinoli tostati e gli acini d’uva freschi precedentemente tagliati a metà e denocciolati;

Condire bene il tutto e aggiungere le listarelle di pollo cotte;

Servire e consumare tiepido (bene anche se freddo).

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, fatigue, anemia.

 

FBO per te: In questa ricetta troviamo il pollo, una tipologia di carne bianca ricca in proteine e povera di grassi saturi. A livello di micronutrienti, il pollo è ricco di zinco, potassio e selenio, mentre per quanto riguarda le proteine, quelle più rappresentate sono quelle del gruppo B. Per completare il piatto è necessario integrare una porzione di verdure di stagione e una quota di carboidrati. La percentuale proteica è di fondamentale importanza nell’alimentazione del paziente oncologico al fine di preservare la massa muscolare e prevenire casi di sarcopenia e cachessia.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su pollo, tacchino, faraona, menta, zafferano, pinoli, uva, insalata, aceto, olio EVO, pepe

Hummus di sedano rapa alla curcuma con crudité di Verdure

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • ½ Sedano rapa
  • 1 Gambo di sedano
  • 3 Foglie di insalata belga
  • 1 Carota
  • 1 Finocchio
  • 2 Ravanelli
  • (altre verdure a piacere)
  • Curcuma in polvere q.b.
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Sbucciare il sedano rapa, lavarlo e tagliarlo a pezzetti;

Portare a bollore dell’acqua dove cuocere il sedano rapa per 15 minuti circa;

Lavare e tagliare le verdure a bastoncino;

Quando il sedano rapa risulta morbido trasferirlo ancora caldo nel frullatore, aggiungere la curcuma e frullare;

Trasferire il composto in una ciotola lasciare intiepidire;

Distribuire le verdure aggiungendo alla fine un goccio di olio extravergine d’oliva.

 

Consigli: se avete poco tempo a disposizione potete pulire le verdure con anticipo e conservarle chiuse un sacchetto in frigorifero già pronte per l’uso. Se preferite, potete aggiungere anche dei semi di lino nella preparazione.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, secchezza della bocca gonfiore sottocutaneo/edema, disfagia, stomatite.

 

FBO per te: il sedano, ricco in folati e vitamina C, è una verdura molto spesso utilizzata negli spuntini spezza-fame, per il suo elevato potere saziante.  Questa variante di hummus può essere ideale nel caso di una perdita importante di appetito ed utilizzabile anche come spuntino post terapia. Grazie alla sua consistenza e al suo potere dissetante può anche dare giovamento in caso di secchezza della bocca.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sedano, insalata, carota, finocchio, ravanelli, curcuma, olio EVO,

Hummus di sedano rapa alla curcuma con crudité di Verdure

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • ½ Sedano rapa
  • 1 Gambo di sedano
  • 3 Foglie di insalata belga
  • 1 Carota
  • 1 Finocchio
  • 2 Ravanelli
  • (altre verdure a piacere)
  • Curcuma in polvere q.b.
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Sbucciare il sedano rapa, lavarlo e tagliarlo a pezzetti;

Portare a bollore dell’acqua dove cuocere il sedano rapa per 15 minuti circa;

Lavare e tagliare le verdure a bastoncino;

Quando il sedano rapa risulta morbido trasferirlo ancora caldo nel frullatore, aggiungere la curcuma e frullare;

Trasferire il composto in una ciotola lasciare intiepidire;

Distribuire le verdure aggiungendo alla fine un goccio di olio extravergine d’oliva.

 

Consigli: se avete poco tempo a disposizione potete pulire le verdure con anticipo e conservarle chiuse un sacchetto in frigorifero già pronte per l’uso. Se preferite, potete aggiungere anche dei semi di lino nella preparazione.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, secchezza della bocca gonfiore sottocutaneo/edema, disfagia, stomatite.

 

FBO per te: il sedano, ricco in folati e vitamina C, è una verdura molto spesso utilizzata negli spuntini spezza-fame, per il suo elevato potere saziante.  Questa variante di hummus può essere ideale nel caso di una perdita importante di appetito ed utilizzabile anche come spuntino post terapia. Grazie alla sua consistenza e al suo potere dissetante può anche dare giovamento in caso di secchezza della bocca.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sedano, insalata, carota, finocchio, ravanelli, curcuma, olio EVO,

Hummus di sedano rapa alla curcuma con crudité di Verdure

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • ½ Sedano rapa
  • 1 Gambo di sedano
  • 3 Foglie di insalata belga
  • 1 Carota
  • 1 Finocchio
  • 2 Ravanelli
  • (altre verdure a piacere)
  • Curcuma in polvere q.b.
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Sbucciare il sedano rapa, lavarlo e tagliarlo a pezzetti;

Portare a bollore dell’acqua dove cuocere il sedano rapa per 15 minuti circa;

Lavare e tagliare le verdure a bastoncino;

Quando il sedano rapa risulta morbido trasferirlo ancora caldo nel frullatore, aggiungere la curcuma e frullare;

Trasferire il composto in una ciotola lasciare intiepidire;

Distribuire le verdure aggiungendo alla fine un goccio di olio extravergine d’oliva.

 

Consigli: se avete poco tempo a disposizione potete pulire le verdure con anticipo e conservarle chiuse un sacchetto in frigorifero già pronte per l’uso. Se preferite, potete aggiungere anche dei semi di lino nella preparazione.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, secchezza della bocca gonfiore sottocutaneo/edema, disfagia, stomatite.

 

FBO per te: il sedano, ricco in folati e vitamina C, è una verdura molto spesso utilizzata negli spuntini spezza-fame, per il suo elevato potere saziante.  Questa variante di hummus può essere ideale nel caso di una perdita importante di appetito ed utilizzabile anche come spuntino post terapia. Grazie alla sua consistenza e al suo potere dissetante può anche dare giovamento in caso di secchezza della bocca.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sedano, insalata, carota, finocchio, ravanelli, curcuma, olio EVO,

Hummus di sedano rapa alla curcuma con crudité di Verdure

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • ½ Sedano rapa
  • 1 Gambo di sedano
  • 3 Foglie di insalata belga
  • 1 Carota
  • 1 Finocchio
  • 2 Ravanelli
  • (altre verdure a piacere)
  • Curcuma in polvere q.b.
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Sbucciare il sedano rapa, lavarlo e tagliarlo a pezzetti;

Portare a bollore dell’acqua dove cuocere il sedano rapa per 15 minuti circa;

Lavare e tagliare le verdure a bastoncino;

Quando il sedano rapa risulta morbido trasferirlo ancora caldo nel frullatore, aggiungere la curcuma e frullare;

Trasferire il composto in una ciotola lasciare intiepidire;

Distribuire le verdure aggiungendo alla fine un goccio di olio extravergine d’oliva.

 

Consigli: se avete poco tempo a disposizione potete pulire le verdure con anticipo e conservarle chiuse un sacchetto in frigorifero già pronte per l’uso. Se preferite, potete aggiungere anche dei semi di lino nella preparazione.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, secchezza della bocca gonfiore sottocutaneo/edema, disfagia, stomatite.

 

FBO per te: il sedano, ricco in folati e vitamina C, è una verdura molto spesso utilizzata negli spuntini spezza-fame, per il suo elevato potere saziante.  Questa variante di hummus può essere ideale nel caso di una perdita importante di appetito ed utilizzabile anche come spuntino post terapia. Grazie alla sua consistenza e al suo potere dissetante può anche dare giovamento in caso di secchezza della bocca.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sedano, insalata, carota, finocchio, ravanelli, curcuma, olio EVO,

Hummus di sedano rapa alla curcuma con crudité di Verdure

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • ½ Sedano rapa
  • 1 Gambo di sedano
  • 3 Foglie di insalata belga
  • 1 Carota
  • 1 Finocchio
  • 2 Ravanelli
  • (altre verdure a piacere)
  • Curcuma in polvere q.b.
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Sbucciare il sedano rapa, lavarlo e tagliarlo a pezzetti;

Portare a bollore dell’acqua dove cuocere il sedano rapa per 15 minuti circa;

Lavare e tagliare le verdure a bastoncino;

Quando il sedano rapa risulta morbido trasferirlo ancora caldo nel frullatore, aggiungere la curcuma e frullare;

Trasferire il composto in una ciotola lasciare intiepidire;

Distribuire le verdure aggiungendo alla fine un goccio di olio extravergine d’oliva.

 

Consigli: se avete poco tempo a disposizione potete pulire le verdure con anticipo e conservarle chiuse un sacchetto in frigorifero già pronte per l’uso. Se preferite, potete aggiungere anche dei semi di lino nella preparazione.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, secchezza della bocca gonfiore sottocutaneo/edema, disfagia, stomatite.

 

FBO per te: il sedano, ricco in folati e vitamina C, è una verdura molto spesso utilizzata negli spuntini spezza-fame, per il suo elevato potere saziante.  Questa variante di hummus può essere ideale nel caso di una perdita importante di appetito ed utilizzabile anche come spuntino post terapia. Grazie alla sua consistenza e al suo potere dissetante può anche dare giovamento in caso di secchezza della bocca.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sedano, insalata, carota, finocchio, ravanelli, curcuma, olio EVO,

Hummus di sedano rapa alla curcuma con crudité di Verdure

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • ½ Sedano rapa
  • 1 Gambo di sedano
  • 3 Foglie di insalata belga
  • 1 Carota
  • 1 Finocchio
  • 2 Ravanelli
  • (altre verdure a piacere)
  • Curcuma in polvere q.b.
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Sbucciare il sedano rapa, lavarlo e tagliarlo a pezzetti;

Portare a bollore dell’acqua dove cuocere il sedano rapa per 15 minuti circa;

Lavare e tagliare le verdure a bastoncino;

Quando il sedano rapa risulta morbido trasferirlo ancora caldo nel frullatore, aggiungere la curcuma e frullare;

Trasferire il composto in una ciotola lasciare intiepidire;

Distribuire le verdure aggiungendo alla fine un goccio di olio extravergine d’oliva.

 

Consigli: se avete poco tempo a disposizione potete pulire le verdure con anticipo e conservarle chiuse un sacchetto in frigorifero già pronte per l’uso. Se preferite, potete aggiungere anche dei semi di lino nella preparazione.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, secchezza della bocca gonfiore sottocutaneo/edema, disfagia, stomatite.

 

FBO per te: il sedano, ricco in folati e vitamina C, è una verdura molto spesso utilizzata negli spuntini spezza-fame, per il suo elevato potere saziante.  Questa variante di hummus può essere ideale nel caso di una perdita importante di appetito ed utilizzabile anche come spuntino post terapia. Grazie alla sua consistenza e al suo potere dissetante può anche dare giovamento in caso di secchezza della bocca.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sedano, insalata, carota, finocchio, ravanelli, curcuma, olio EVO,

Ravioli con Scarola, Taleggio, Pomodorino e Noci di Sorrento

 

Chef Mimmo De Gregorio, Osteria Lo Stuzzichino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Veggie

Indice Glicemico: Alto

Tempo di Preparazione: 40’

Difficoltà: Alta

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 3 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

Per la pasta

  • 1 Kg di Farina Semola Integrale rimacinata
  • 2 uova intere
  • 100 ml di latte
  • Sale q.b.

 

Per il ripieno

  • 600 g di scarola bollita (pulita)
  • 300 g di taleggio
  • 150 g di trccia fresca (o fiordilatte)
  • 1 uovo intero
  • Un pizzico di sale e pepe
  • Olio Extra Vergine della Penisola Sorrentina
  • 1 Cipolla

 

Per l’impiattamento

  • Noce di Sorrento
  • Pomodoro Corbarino 50g

 

Procedimento

Disporre a fontana la farina, rompervi al centro le uova, aggiungere il latte, il sale ed impastare il tutto lavorando fino ad ottenere una pasta omogenea. Lasciarla riposare per mezzora;

Lessare la scarola in acqua bollente prima e poi passare in acqua fredda con ghiaccio facendola riposare. Stendere la sfoglia con la metà della pasta, disporla su di un tavolo e spennellarla con l’uovo;

Con un sacchetto da pasticciere, farvi cadere dei ciuffetti di ripieno precedentemente impastato con taleggio, scarola e fiordilatte;

Completata questa operazione stendere l’altra metà della pasta e ricoprire con essa la sfoglia contenente il ripieno;

Con un tagliapasta, quindi, ritagliare piccoli ravioli a forma di cerchio. Disporli in una teglia e, se non li si cuoce subito conservarli in frigorifero.

Questi ravioli possono essere serviti in una maniera molto semplice: sbollentati per 3-4 minuti e terminare la cottura in padella con scarole, noci e aggiungendo un pomodoro corbarino.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito.

 

FBO per te: Un piatto unico un pochino laborioso, ma ottimo da consumare in occasioni di pranzi di festa o per recuperare, con un po’ di gusto, le giuste forze. La farina di semola integrale è un’ottima alternativa alla classica farina bianca e grazie al suo contenuto in fibra, aiuta il transito intestinale e nutre la flora batterica. Inoltre, grazie alla sua consistenza rustica si sposa appieno con la delicatezza del ripieno. Vi consigliamo inoltre di consumare come antipasto un pochino di verdura mista, al fine di tenere ulteriormente sotto controllo la glicemia.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su semola, uova, latte, scarola, taleggio, pepe, olio EVO, cipolla, noci, pomodoro

Straccetti di Merluzzo finocchio sedano, arancia e prezzemolo

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 30-40’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 10‘ se fresco, 30’ se congelato

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 Filetto di Merluzzo fresco
  • ½ Finocchio
  • ½ Gambo di Sedano tenero
  • 1 Arancia
  • Prezzemolo tritato
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Portare l’acqua ad ebollizione e cuocere il filetto di merluzzo per 10 minuti (se congelato 30 minuti);

Lasciarlo raffreddare, sfaldarlo e metterlo in una insalatiera, cospargerlo di prezzemolo;

Condirlo con olio evo, con il succo di mezza arancia ed infine mescolare delicatamente;

Lasciare riposare;

Tagliare finemente il sedano, il finocchio e gli spicchi della restante arancia ed unirlo al resto;

Aggiungere un filo d’olio a crudo.

 

Consigli: durante la cottura del merluzzo mettete nell’acqua delle foglie di alloro, l’arancia cosi come i mandaranci ed i mandarini donano a questa preparazione una nota di freschezza molto gradevole.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, gonfiore sottocutaneo/edema.

 

FBO per te: Il merluzzo, pesce tipico della Dieta Mediterranea, si presenta bene alla surgelazione e presenta un buon contenuto di iodio, zinco e vitamina B12. La sua porzione di riferimento individuata dai LARN è di 150 g (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia della Società Italiana di Nutrizione Umana). Bollito semplicemente non risulta particolarmente gustoso, ma all’interno di questa ricetta, grazie alla presenza del prezzemolo e dell’arancia, risulta un’esplosione di sapori.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su merluzzo, finocchio, sedano, arancia, prezzemolo, olio EVO,

Straccetti di Merluzzo finocchio sedano, arancia e prezzemolo

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 30-40’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 10‘ se fresco, 30’ se congelato

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 Filetto di Merluzzo fresco
  • ½ Finocchio
  • ½ Gambo di Sedano tenero
  • 1 Arancia
  • Prezzemolo tritato
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Portare l’acqua ad ebollizione e cuocere il filetto di merluzzo per 10 minuti (se congelato 30 minuti);

Lasciarlo raffreddare, sfaldarlo e metterlo in una insalatiera, cospargerlo di prezzemolo;

Condirlo con olio evo, con il succo di mezza arancia ed infine mescolare delicatamente;

Lasciare riposare;

Tagliare finemente il sedano, il finocchio e gli spicchi della restante arancia ed unirlo al resto;

Aggiungere un filo d’olio a crudo.

 

Consigli: durante la cottura del merluzzo mettete nell’acqua delle foglie di alloro, l’arancia cosi come i mandaranci ed i mandarini donano a questa preparazione una nota di freschezza molto gradevole.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, gonfiore sottocutaneo/edema.

 

FBO per te: Il merluzzo, pesce tipico della Dieta Mediterranea, si presenta bene alla surgelazione e presenta un buon contenuto di iodio, zinco e vitamina B12. La sua porzione di riferimento individuata dai LARN è di 150 g (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia della Società Italiana di Nutrizione Umana). Bollito semplicemente non risulta particolarmente gustoso, ma all’interno di questa ricetta, grazie alla presenza del prezzemolo e dell’arancia, risulta un’esplosione di sapori.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su merluzzo, finocchio, sedano, arancia, prezzemolo, olio EVO,

Straccetti di Merluzzo finocchio sedano, arancia e prezzemolo

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 30-40’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 10‘ se fresco, 30’ se congelato

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 Filetto di Merluzzo fresco
  • ½ Finocchio
  • ½ Gambo di Sedano tenero
  • 1 Arancia
  • Prezzemolo tritato
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Portare l’acqua ad ebollizione e cuocere il filetto di merluzzo per 10 minuti (se congelato 30 minuti);

Lasciarlo raffreddare, sfaldarlo e metterlo in una insalatiera, cospargerlo di prezzemolo;

Condirlo con olio evo, con il succo di mezza arancia ed infine mescolare delicatamente;

Lasciare riposare;

Tagliare finemente il sedano, il finocchio e gli spicchi della restante arancia ed unirlo al resto;

Aggiungere un filo d’olio a crudo.

 

Consigli: durante la cottura del merluzzo mettete nell’acqua delle foglie di alloro, l’arancia cosi come i mandaranci ed i mandarini donano a questa preparazione una nota di freschezza molto gradevole.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, gonfiore sottocutaneo/edema.

 

FBO per te: Il merluzzo, pesce tipico della Dieta Mediterranea, si presenta bene alla surgelazione e presenta un buon contenuto di iodio, zinco e vitamina B12. La sua porzione di riferimento individuata dai LARN è di 150 g (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia della Società Italiana di Nutrizione Umana). Bollito semplicemente non risulta particolarmente gustoso, ma all’interno di questa ricetta, grazie alla presenza del prezzemolo e dell’arancia, risulta un’esplosione di sapori.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su merluzzo, finocchio, sedano, arancia, prezzemolo, olio EVO,

Straccetti di Merluzzo finocchio sedano, arancia e prezzemolo

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 30-40’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 10‘ se fresco, 30’ se congelato

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 Filetto di Merluzzo fresco
  • ½ Finocchio
  • ½ Gambo di Sedano tenero
  • 1 Arancia
  • Prezzemolo tritato
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Portare l’acqua ad ebollizione e cuocere il filetto di merluzzo per 10 minuti (se congelato 30 minuti);

Lasciarlo raffreddare, sfaldarlo e metterlo in una insalatiera, cospargerlo di prezzemolo;

Condirlo con olio evo, con il succo di mezza arancia ed infine mescolare delicatamente;

Lasciare riposare;

Tagliare finemente il sedano, il finocchio e gli spicchi della restante arancia ed unirlo al resto;

Aggiungere un filo d’olio a crudo.

 

Consigli: durante la cottura del merluzzo mettete nell’acqua delle foglie di alloro, l’arancia cosi come i mandaranci ed i mandarini donano a questa preparazione una nota di freschezza molto gradevole.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, gonfiore sottocutaneo/edema.

 

FBO per te: Il merluzzo, pesce tipico della Dieta Mediterranea, si presenta bene alla surgelazione e presenta un buon contenuto di iodio, zinco e vitamina B12. La sua porzione di riferimento individuata dai LARN è di 150 g (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia della Società Italiana di Nutrizione Umana). Bollito semplicemente non risulta particolarmente gustoso, ma all’interno di questa ricetta, grazie alla presenza del prezzemolo e dell’arancia, risulta un’esplosione di sapori.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su merluzzo, finocchio, sedano, arancia, prezzemolo, olio EVO,

Frittata alle erbe

 

Chef Federico Malinverno
Caffè La Crepa

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Veggie

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Media

Dosi: 3 persone

Tempo di cottura: 15’

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 3 persone)

  • 250 g chilo di erbette di stagione o di spinaci
  • 3 uova
  • ½ cipolla
  • 50 g mollica di pane integrale raffermo o grattugiato
  • ½ bicchiere di latte
  • 50 g di Taleggio grattugiato
  • Olio extravergine d’oliva
  • Sale q.b
  • Pepe q.b

 

Procedimento

Pulite e lavate le erbe, lessatele con la sola acqua di lavaggio rimasta, strizzatele bene e tagliatele finemente;

Sbattete le uova con il formaggio grattugiato, sale, pepe e la mollica (di pane raffermo), in precedenza ammorbidita nel latte;

In un tegame mettete la cipolla tagliata fine, fatela rosolare in olio, quindi aggiungete prima le verdure, poi le uova sbattute;

Amalgamate bene e velocemente con un cucchiaio di legno, poi non toccate più la frittata fino al momento di girarla;

Quando avrà fatto una crosticina dorata che permetterà al composto di staccarsi dalla padella, giratela con l’aiuto di un piatto, rimettetela nel tegame e fate cuocere dalla parte opposta, fino a completa cottura.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, fatigue, anemia.

 

FBO per te: Protagoniste di questa preparazione sono le uova, un’ottima fonte di proteine con tutti gli amminoacidi essenziali. Per quanto riguarda la composizione in microelementi, le uova sono ricche di minerali, vitamine liposolubili, tra cui la vitamina K e idrosolubili, tra cui la B12.  Le uova sono state diverse volte viste, negli anni scorsi, con un occhio di riguardo per il loro contenuto in colesterolo, ma ormai le evidenze scientifiche ci confermano che il colesterolo assunto con gli alimenti influisce in percentuale minima sulla colesterolemia totale. La quantità di verdura contenuta all’interno della frittata non soddisfa la porzione consigliata, perciò vi consigliamo di aggiungere a parte un contorno di verdure di stagione.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su spinaci, uova, cipolla, pane, latte, Taleggio, olio EVO, pepe

Frittata alle erbe

 

Chef Federico Malinverno
Caffè La Crepa

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Veggie

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Media

Dosi: 3 persone

Tempo di cottura: 15’

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 3 persone)

  • 250 g chilo di erbette di stagione o di spinaci
  • 3 uova
  • ½ cipolla
  • 50 g mollica di pane integrale raffermo o grattugiato
  • ½ bicchiere di latte
  • 50 g di Taleggio grattugiato
  • Olio extravergine d’oliva
  • Sale q.b
  • Pepe q.b

 

Procedimento

Pulite e lavate le erbe, lessatele con la sola acqua di lavaggio rimasta, strizzatele bene e tagliatele finemente;

Sbattete le uova con il formaggio grattugiato, sale, pepe e la mollica (di pane raffermo), in precedenza ammorbidita nel latte;

In un tegame mettete la cipolla tagliata fine, fatela rosolare in olio, quindi aggiungete prima le verdure, poi le uova sbattute;

Amalgamate bene e velocemente con un cucchiaio di legno, poi non toccate più la frittata fino al momento di girarla;

Quando avrà fatto una crosticina dorata che permetterà al composto di staccarsi dalla padella, giratela con l’aiuto di un piatto, rimettetela nel tegame e fate cuocere dalla parte opposta, fino a completa cottura.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, fatigue, anemia.

 

FBO per te: Protagoniste di questa preparazione sono le uova, un’ottima fonte di proteine con tutti gli amminoacidi essenziali. Per quanto riguarda la composizione in microelementi, le uova sono ricche di minerali, vitamine liposolubili, tra cui la vitamina K e idrosolubili, tra cui la B12.  Le uova sono state diverse volte viste, negli anni scorsi, con un occhio di riguardo per il loro contenuto in colesterolo, ma ormai le evidenze scientifiche ci confermano che il colesterolo assunto con gli alimenti influisce in percentuale minima sulla colesterolemia totale. La quantità di verdura contenuta all’interno della frittata non soddisfa la porzione consigliata, perciò vi consigliamo di aggiungere a parte un contorno di verdure di stagione.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su spinaci, uova, cipolla, pane, latte, Taleggio, olio EVO, pepe

Frittata alle erbe

 

Chef Federico Malinverno
Caffè La Crepa

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Veggie

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Media

Dosi: 3 persone

Tempo di cottura: 15’

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 3 persone)

  • 250 g chilo di erbette di stagione o di spinaci
  • 3 uova
  • ½ cipolla
  • 50 g mollica di pane integrale raffermo o grattugiato
  • ½ bicchiere di latte
  • 50 g di Taleggio grattugiato
  • Olio extravergine d’oliva
  • Sale q.b
  • Pepe q.b

 

Procedimento

Pulite e lavate le erbe, lessatele con la sola acqua di lavaggio rimasta, strizzatele bene e tagliatele finemente;

Sbattete le uova con il formaggio grattugiato, sale, pepe e la mollica (di pane raffermo), in precedenza ammorbidita nel latte;

In un tegame mettete la cipolla tagliata fine, fatela rosolare in olio, quindi aggiungete prima le verdure, poi le uova sbattute;

Amalgamate bene e velocemente con un cucchiaio di legno, poi non toccate più la frittata fino al momento di girarla;

Quando avrà fatto una crosticina dorata che permetterà al composto di staccarsi dalla padella, giratela con l’aiuto di un piatto, rimettetela nel tegame e fate cuocere dalla parte opposta, fino a completa cottura.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, fatigue, anemia.

 

FBO per te: Protagoniste di questa preparazione sono le uova, un’ottima fonte di proteine con tutti gli amminoacidi essenziali. Per quanto riguarda la composizione in microelementi, le uova sono ricche di minerali, vitamine liposolubili, tra cui la vitamina K e idrosolubili, tra cui la B12.  Le uova sono state diverse volte viste, negli anni scorsi, con un occhio di riguardo per il loro contenuto in colesterolo, ma ormai le evidenze scientifiche ci confermano che il colesterolo assunto con gli alimenti influisce in percentuale minima sulla colesterolemia totale. La quantità di verdura contenuta all’interno della frittata non soddisfa la porzione consigliata, perciò vi consigliamo di aggiungere a parte un contorno di verdure di stagione.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su spinaci, uova, cipolla, pane, latte, Taleggio, olio EVO, pepe

Filetto di sgombro al cartoccio con pomodorini, cipollotti, mele, rosmarino e curcuma

 

  Chef Melissa Savoini
  Ristorante Sapor       di…Vino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 2 persone

Tempo di cottura: 18’

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 2 Filetti di sgombro
  • 4 Cipollotti
  • 250 g di Pomodori Pachino
  • 1/2 Mela
  • 1 Rametto di Rosmarino
  • Curcuma q.b
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Togliere le spine e asciugare bene i filetti di sgombro, peparli e oliarli (poco) da entrambi i lati;

Preparare la mela, sbucciata e tagliata a cubetti di media grandezza;

Tagliare i cipollotti a fette sottili e scottarli in un tegame con poco olio e acqua per qualche minuto;

Tagliare a metà i pomodorini;

Prendere la carta da forno, metterla nella teglia di cottura, appoggiarvi i filetti di sgombro con la pelle rivolta verso il basso, aggiungere i pomodorini, i cipollotti e la mela;

In un contenitore a parte sciogliere 1 cucchiaino da caffè di curcuma in 3 cucchiai da tavola di acqua tiepida.

Aggiungere la curcuma sciolta al cartoccio con lo sgombro, chiudere il tutto e cuocere in forno a 200 gradi per circa 18 minuti.

 

Effetti avversi delle terapie: alterazione del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, alterazione enzimatica.

 

FBO per te: Lo sgombro appartiene alla famiglia del pesce azzurro quindi è molto ricco in acidi grassi polinsaturi omega 3 e calcio, utile per prevenire l’osteoporosi. Come prodotti della pesca contiene naturalmente sodio, perciò il rosmarino e la curcuma basteranno a garantirgli quel tocco in più di sapore. La porzione consigliata è di 150 g.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sgombro, cipollotti, pomodori, mela, rosmarino, curcuma, olio EVO

Filetto di sgombro al cartoccio con pomodorini, cipollotti, mele, rosmarino e curcuma

 

  Chef Melissa Savoini
  Ristorante Sapor       di…Vino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 2 persone

Tempo di cottura: 18’

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 2 Filetti di sgombro
  • 4 Cipollotti
  • 250 g di Pomodori Pachino
  • 1/2 Mela
  • 1 Rametto di Rosmarino
  • Curcuma q.b
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Togliere le spine e asciugare bene i filetti di sgombro, peparli e oliarli (poco) da entrambi i lati;

Preparare la mela, sbucciata e tagliata a cubetti di media grandezza;

Tagliare i cipollotti a fette sottili e scottarli in un tegame con poco olio e acqua per qualche minuto;

Tagliare a metà i pomodorini;

Prendere la carta da forno, metterla nella teglia di cottura, appoggiarvi i filetti di sgombro con la pelle rivolta verso il basso, aggiungere i pomodorini, i cipollotti e la mela;

In un contenitore a parte sciogliere 1 cucchiaino da caffè di curcuma in 3 cucchiai da tavola di acqua tiepida.

Aggiungere la curcuma sciolta al cartoccio con lo sgombro, chiudere il tutto e cuocere in forno a 200 gradi per circa 18 minuti.

 

Effetti avversi delle terapie: alterazione del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, alterazione enzimatica.

 

FBO per te: Lo sgombro appartiene alla famiglia del pesce azzurro quindi è molto ricco in acidi grassi polinsaturi omega 3 e calcio, utile per prevenire l’osteoporosi. Come prodotti della pesca contiene naturalmente sodio, perciò il rosmarino e la curcuma basteranno a garantirgli quel tocco in più di sapore. La porzione consigliata è di 150 g.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sgombro, cipollotti, pomodori, mela, rosmarino, curcuma, olio EVO

Filetto di sgombro al cartoccio con pomodorini, cipollotti, mele, rosmarino e curcuma

 

  Chef Melissa Savoini
  Ristorante Sapor       di…Vino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 2 persone

Tempo di cottura: 18’

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 2 Filetti di sgombro
  • 4 Cipollotti
  • 250 g di Pomodori Pachino
  • 1/2 Mela
  • 1 Rametto di Rosmarino
  • Curcuma q.b
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Togliere le spine e asciugare bene i filetti di sgombro, peparli e oliarli (poco) da entrambi i lati;

Preparare la mela, sbucciata e tagliata a cubetti di media grandezza;

Tagliare i cipollotti a fette sottili e scottarli in un tegame con poco olio e acqua per qualche minuto;

Tagliare a metà i pomodorini;

Prendere la carta da forno, metterla nella teglia di cottura, appoggiarvi i filetti di sgombro con la pelle rivolta verso il basso, aggiungere i pomodorini, i cipollotti e la mela;

In un contenitore a parte sciogliere 1 cucchiaino da caffè di curcuma in 3 cucchiai da tavola di acqua tiepida.

Aggiungere la curcuma sciolta al cartoccio con lo sgombro, chiudere il tutto e cuocere in forno a 200 gradi per circa 18 minuti.

 

Effetti avversi delle terapie: alterazione del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, alterazione enzimatica.

 

FBO per te: Lo sgombro appartiene alla famiglia del pesce azzurro quindi è molto ricco in acidi grassi polinsaturi omega 3 e calcio, utile per prevenire l’osteoporosi. Come prodotti della pesca contiene naturalmente sodio, perciò il rosmarino e la curcuma basteranno a garantirgli quel tocco in più di sapore. La porzione consigliata è di 150 g.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sgombro, cipollotti, pomodori, mela, rosmarino, curcuma, olio EVO

Filetto di sgombro al cartoccio con pomodorini, cipollotti, mele, rosmarino e curcuma

 

  Chef Melissa Savoini
  Ristorante Sapor       di…Vino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 2 persone

Tempo di cottura: 18’

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 2 Filetti di sgombro
  • 4 Cipollotti
  • 250 g di Pomodori Pachino
  • 1/2 Mela
  • 1 Rametto di Rosmarino
  • Curcuma q.b
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Togliere le spine e asciugare bene i filetti di sgombro, peparli e oliarli (poco) da entrambi i lati;

Preparare la mela, sbucciata e tagliata a cubetti di media grandezza;

Tagliare i cipollotti a fette sottili e scottarli in un tegame con poco olio e acqua per qualche minuto;

Tagliare a metà i pomodorini;

Prendere la carta da forno, metterla nella teglia di cottura, appoggiarvi i filetti di sgombro con la pelle rivolta verso il basso, aggiungere i pomodorini, i cipollotti e la mela;

In un contenitore a parte sciogliere 1 cucchiaino da caffè di curcuma in 3 cucchiai da tavola di acqua tiepida.

Aggiungere la curcuma sciolta al cartoccio con lo sgombro, chiudere il tutto e cuocere in forno a 200 gradi per circa 18 minuti.

 

Effetti avversi delle terapie: alterazione del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, alterazione enzimatica.

 

FBO per te: Lo sgombro appartiene alla famiglia del pesce azzurro quindi è molto ricco in acidi grassi polinsaturi omega 3 e calcio, utile per prevenire l’osteoporosi. Come prodotti della pesca contiene naturalmente sodio, perciò il rosmarino e la curcuma basteranno a garantirgli quel tocco in più di sapore. La porzione consigliata è di 150 g.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sgombro, cipollotti, pomodori, mela, rosmarino, curcuma, olio EVO

Insalata di Riso venere integrale con gamberoni

 

Chef Ferdinando Moia, Hostaria Grotta Azzurra

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 35’ circa

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 280 g di riso venere integrale Gallo (cottura veloce)
  • 1 Grande zucchina verde
  • 12 Code di gamberone sgusciate
  • 160 g di fagioli cannellini lessati (+ 100 ml della loro acqua di cottura)
  • 4 Cucchiai di olio di lino
  • 1 Filetto di acciuga
  • 4 Foglie grosse di basilico
  • 1 Cucchiaino di sale grosso
  • 1 Pizzico di pepe nero
  • Zenzero in polvere qb

 

Utensili necessari: una pentola capiente con ripiano forato per cottura a vapore e relativo coperchio; frullatore ad immersione con relativo bicchiere; una teglia da forno; un foglio di carta da forno; una ciotola di media grandezza, un cucchiaio da minestra, 4 piatti da portata e 4 ring di acciaio da 10 cm di diametro.

 

Procedimento

Lessate il riso venere in abbondante acqua precedentemente salata;

Lavate la zucchina e tagliate la parte esterna a piccoli dadini e dopo 10 minuti di bollitura del riso, metteteli a cuocere a vapore (avendo dura di tenerli croccanti) sopra il riso in cottura insieme alle code di gambero (circa 5 minuti);

Frullate i fagioli cannellini mettendo da parte la purea densa, prelevatene metà e con la loro acqua di cottura, la punta di un cucchiaino di zenzero ed il filetto di acciuga fate un emulsione piuttosto liquida (appena più densa dell’olio); aggiungete in ultimo le foglie di basilico;

A cottura ultimata, togliete le zucchine ed i gamberi, controllate la cottura del riso e, se cotto, scolatelo e fatelo leggermente raffreddare stendendolo su una teglia foderata con carta da forno;

In una ciotola mescolate il riso con le zucchine a quadretti, la metà densa rimasta di purea di cannellini. Prendere i 4 piatti di portata, posizionarvi il ring di acciaio nel centro e distribuire in parti uguali il riso condito;

Schiacciarlo leggermente con il cucchiaio per compattarlo, adagiare sopra le code di gambero (3 per piatto), togliere delicatamente il ring d’acciaio, irrorare con l’emulsione di cannellini quindi condire con un pizzico di pepe ed olio di semi di lino a crudo.

 

Effetti avversi delle terapie: Indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, fatigue, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: Il riso venere, a differenza del tradizionale riso bianco, grazie alla sua fibra, riesce a tenere a bada l’indice glicemico ed è naturalmente ricco in ferro, fosforo, selenio, vitamina E ed antocianine. In questa ricetta lo troviamo arricchito da un buon contenuto di proteine derivante dai gamberoni e dai fagioli cannellini, mentre l’olio di semi di lino ed il filetto di acciuga completano la ricetta con grassi buoni. Visto il contenuto in sale intrinseco delle acciughe e le erbe aromatiche e le spezie contenute nella preparazione, è consigliabile non aggiungere ulteriore sale.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su riso, zucchina, gamberoni, fagioli, olio di lino, acciughe, basilico, pepe, zenzero

Insalata di Riso venere integrale con gamberoni

 

Chef Ferdinando Moia, Hostaria Grotta Azzurra

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 35’ circa

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 280 g di riso venere integrale Gallo (cottura veloce)
  • 1 Grande zucchina verde
  • 12 Code di gamberone sgusciate
  • 160 g di fagioli cannellini lessati (+ 100 ml della loro acqua di cottura)
  • 4 Cucchiai di olio di lino
  • 1 Filetto di acciuga
  • 4 Foglie grosse di basilico
  • 1 Cucchiaino di sale grosso
  • 1 Pizzico di pepe nero
  • Zenzero in polvere qb

 

Utensili necessari: una pentola capiente con ripiano forato per cottura a vapore e relativo coperchio; frullatore ad immersione con relativo bicchiere; una teglia da forno; un foglio di carta da forno; una ciotola di media grandezza, un cucchiaio da minestra, 4 piatti da portata e 4 ring di acciaio da 10 cm di diametro.

 

Procedimento

Lessate il riso venere in abbondante acqua precedentemente salata;

Lavate la zucchina e tagliate la parte esterna a piccoli dadini e dopo 10 minuti di bollitura del riso, metteteli a cuocere a vapore (avendo dura di tenerli croccanti) sopra il riso in cottura insieme alle code di gambero (circa 5 minuti);

Frullate i fagioli cannellini mettendo da parte la purea densa, prelevatene metà e con la loro acqua di cottura, la punta di un cucchiaino di zenzero ed il filetto di acciuga fate un emulsione piuttosto liquida (appena più densa dell’olio); aggiungete in ultimo le foglie di basilico;

A cottura ultimata, togliete le zucchine ed i gamberi, controllate la cottura del riso e, se cotto, scolatelo e fatelo leggermente raffreddare stendendolo su una teglia foderata con carta da forno;

In una ciotola mescolate il riso con le zucchine a quadretti, la metà densa rimasta di purea di cannellini. Prendere i 4 piatti di portata, posizionarvi il ring di acciaio nel centro e distribuire in parti uguali il riso condito;

Schiacciarlo leggermente con il cucchiaio per compattarlo, adagiare sopra le code di gambero (3 per piatto), togliere delicatamente il ring d’acciaio, irrorare con l’emulsione di cannellini quindi condire con un pizzico di pepe ed olio di semi di lino a crudo.

 

Effetti avversi delle terapie: Indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, fatigue, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: Il riso venere, a differenza del tradizionale riso bianco, grazie alla sua fibra, riesce a tenere a bada l’indice glicemico ed è naturalmente ricco in ferro, fosforo, selenio, vitamina E ed antocianine. In questa ricetta lo troviamo arricchito da un buon contenuto di proteine derivante dai gamberoni e dai fagioli cannellini, mentre l’olio di semi di lino ed il filetto di acciuga completano la ricetta con grassi buoni. Visto il contenuto in sale intrinseco delle acciughe e le erbe aromatiche e le spezie contenute nella preparazione, è consigliabile non aggiungere ulteriore sale.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su riso, zucchina, gamberoni, fagioli, olio di lino, acciughe, basilico, pepe, zenzero

Insalata di Riso venere integrale con gamberoni

 

Chef Ferdinando Moia, Hostaria Grotta Azzurra

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 35’ circa

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 280 g di riso venere integrale Gallo (cottura veloce)
  • 1 Grande zucchina verde
  • 12 Code di gamberone sgusciate
  • 160 g di fagioli cannellini lessati (+ 100 ml della loro acqua di cottura)
  • 4 Cucchiai di olio di lino
  • 1 Filetto di acciuga
  • 4 Foglie grosse di basilico
  • 1 Cucchiaino di sale grosso
  • 1 Pizzico di pepe nero
  • Zenzero in polvere qb

 

Utensili necessari: una pentola capiente con ripiano forato per cottura a vapore e relativo coperchio; frullatore ad immersione con relativo bicchiere; una teglia da forno; un foglio di carta da forno; una ciotola di media grandezza, un cucchiaio da minestra, 4 piatti da portata e 4 ring di acciaio da 10 cm di diametro.

 

Procedimento

Lessate il riso venere in abbondante acqua precedentemente salata;

Lavate la zucchina e tagliate la parte esterna a piccoli dadini e dopo 10 minuti di bollitura del riso, metteteli a cuocere a vapore (avendo dura di tenerli croccanti) sopra il riso in cottura insieme alle code di gambero (circa 5 minuti);

Frullate i fagioli cannellini mettendo da parte la purea densa, prelevatene metà e con la loro acqua di cottura, la punta di un cucchiaino di zenzero ed il filetto di acciuga fate un emulsione piuttosto liquida (appena più densa dell’olio); aggiungete in ultimo le foglie di basilico;

A cottura ultimata, togliete le zucchine ed i gamberi, controllate la cottura del riso e, se cotto, scolatelo e fatelo leggermente raffreddare stendendolo su una teglia foderata con carta da forno;

In una ciotola mescolate il riso con le zucchine a quadretti, la metà densa rimasta di purea di cannellini. Prendere i 4 piatti di portata, posizionarvi il ring di acciaio nel centro e distribuire in parti uguali il riso condito;

Schiacciarlo leggermente con il cucchiaio per compattarlo, adagiare sopra le code di gambero (3 per piatto), togliere delicatamente il ring d’acciaio, irrorare con l’emulsione di cannellini quindi condire con un pizzico di pepe ed olio di semi di lino a crudo.

 

Effetti avversi delle terapie: Indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, fatigue, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: Il riso venere, a differenza del tradizionale riso bianco, grazie alla sua fibra, riesce a tenere a bada l’indice glicemico ed è naturalmente ricco in ferro, fosforo, selenio, vitamina E ed antocianine. In questa ricetta lo troviamo arricchito da un buon contenuto di proteine derivante dai gamberoni e dai fagioli cannellini, mentre l’olio di semi di lino ed il filetto di acciuga completano la ricetta con grassi buoni. Visto il contenuto in sale intrinseco delle acciughe e le erbe aromatiche e le spezie contenute nella preparazione, è consigliabile non aggiungere ulteriore sale.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su riso, zucchina, gamberoni, fagioli, olio di lino, acciughe, basilico, pepe, zenzero

Insalata di Riso venere integrale con gamberoni

 

Chef Ferdinando Moia, Hostaria Grotta Azzurra

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 35’ circa

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 280 g di riso venere integrale Gallo (cottura veloce)
  • 1 Grande zucchina verde
  • 12 Code di gamberone sgusciate
  • 160 g di fagioli cannellini lessati (+ 100 ml della loro acqua di cottura)
  • 4 Cucchiai di olio di lino
  • 1 Filetto di acciuga
  • 4 Foglie grosse di basilico
  • 1 Cucchiaino di sale grosso
  • 1 Pizzico di pepe nero
  • Zenzero in polvere qb

 

Utensili necessari: una pentola capiente con ripiano forato per cottura a vapore e relativo coperchio; frullatore ad immersione con relativo bicchiere; una teglia da forno; un foglio di carta da forno; una ciotola di media grandezza, un cucchiaio da minestra, 4 piatti da portata e 4 ring di acciaio da 10 cm di diametro.

 

Procedimento

Lessate il riso venere in abbondante acqua precedentemente salata;

Lavate la zucchina e tagliate la parte esterna a piccoli dadini e dopo 10 minuti di bollitura del riso, metteteli a cuocere a vapore (avendo dura di tenerli croccanti) sopra il riso in cottura insieme alle code di gambero (circa 5 minuti);

Frullate i fagioli cannellini mettendo da parte la purea densa, prelevatene metà e con la loro acqua di cottura, la punta di un cucchiaino di zenzero ed il filetto di acciuga fate un emulsione piuttosto liquida (appena più densa dell’olio); aggiungete in ultimo le foglie di basilico;

A cottura ultimata, togliete le zucchine ed i gamberi, controllate la cottura del riso e, se cotto, scolatelo e fatelo leggermente raffreddare stendendolo su una teglia foderata con carta da forno;

In una ciotola mescolate il riso con le zucchine a quadretti, la metà densa rimasta di purea di cannellini. Prendere i 4 piatti di portata, posizionarvi il ring di acciaio nel centro e distribuire in parti uguali il riso condito;

Schiacciarlo leggermente con il cucchiaio per compattarlo, adagiare sopra le code di gambero (3 per piatto), togliere delicatamente il ring d’acciaio, irrorare con l’emulsione di cannellini quindi condire con un pizzico di pepe ed olio di semi di lino a crudo.

 

Effetti avversi delle terapie: Indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, fatigue, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: Il riso venere, a differenza del tradizionale riso bianco, grazie alla sua fibra, riesce a tenere a bada l’indice glicemico ed è naturalmente ricco in ferro, fosforo, selenio, vitamina E ed antocianine. In questa ricetta lo troviamo arricchito da un buon contenuto di proteine derivante dai gamberoni e dai fagioli cannellini, mentre l’olio di semi di lino ed il filetto di acciuga completano la ricetta con grassi buoni. Visto il contenuto in sale intrinseco delle acciughe e le erbe aromatiche e le spezie contenute nella preparazione, è consigliabile non aggiungere ulteriore sale.

 

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Timballino di Verza farcito con zucca e olive e pinoli

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Dairy free, Veggie

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 1 h

Difficoltà: Media

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 40 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 4 Foglie di Verza
  • 200 g di Polpa di Zucca
  • Olive
  • Pinoli
  • 1 Fetta di Pane raffermo
  • 1 Uovo
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Staccare da una verza 4 foglie dal centro e bollirle per 5 minuti in acqua per ammorbidirle;

Passarle sotto l’acqua fredda e con un coltello incidere la parte centrale per togliere la costa dura della verza;

In una zuppiera mescolare la polpa della zucca (che avrete precedentemente cotto al forno, anche il giorno prima) con le olive, i pinoli e la mollica di pane spezzettata;

Aggiungere l’uovo e mescolare;

Ungere degli stampini mono porzione con dell’olio, foderarli con le foglie di verza, riempirli, ripiegare le foglie che debordano per richiude lo stampo;

Cuocere in forno per 40 minuti a 180°.

 

Consigli: anche una farcitura ottenuta con della carne macinata al posto della zucca può rappresentare una buona alternativa in caso di anemia.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazione del gusto, stipsi /costipazione fisiologica e non meccanica (valutare la tolleranza in casi di meteorismo). In caso di anemia se fatta con la carne macinata.

 

FBO per te: alternativa vegetale ad una delle ricette più amate della cucina italiana, il timballo di verza farcito con zucca, olive e pinoli è un piatto ricco di vitamina C e folati. Questa ricetta può essere una buona soluzione per utilizzare del pane raffermo in maniera intelligente.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su verza, zucca, olive, pinoli, pane, uovo, olio EVO,

Timballino di Verza farcito con zucca e olive e pinoli

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Dairy free, Veggie

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 1 h

Difficoltà: Media

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 40 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 4 Foglie di Verza
  • 200 g di Polpa di Zucca
  • Olive
  • Pinoli
  • 1 Fetta di Pane raffermo
  • 1 Uovo
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Staccare da una verza 4 foglie dal centro e bollirle per 5 minuti in acqua per ammorbidirle;

Passarle sotto l’acqua fredda e con un coltello incidere la parte centrale per togliere la costa dura della verza;

In una zuppiera mescolare la polpa della zucca (che avrete precedentemente cotto al forno, anche il giorno prima) con le olive, i pinoli e la mollica di pane spezzettata;

Aggiungere l’uovo e mescolare;

Ungere degli stampini mono porzione con dell’olio, foderarli con le foglie di verza, riempirli, ripiegare le foglie che debordano per richiude lo stampo;

Cuocere in forno per 40 minuti a 180°.

 

Consigli: anche una farcitura ottenuta con della carne macinata al posto della zucca può rappresentare una buona alternativa in caso di anemia.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazione del gusto, stipsi /costipazione fisiologica e non meccanica (valutare la tolleranza in casi di meteorismo). In caso di anemia se fatta con la carne macinata.

 

FBO per te: alternativa vegetale ad una delle ricette più amate della cucina italiana, il timballo di verza farcito con zucca, olive e pinoli è un piatto ricco di vitamina C e folati. Questa ricetta può essere una buona soluzione per utilizzare del pane raffermo in maniera intelligente.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su verza, zucca, olive, pinoli, pane, uovo, olio EVO,

Timballino di Verza farcito con zucca e olive e pinoli

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Dairy free, Veggie

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 1 h

Difficoltà: Media

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 40 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 4 Foglie di Verza
  • 200 g di Polpa di Zucca
  • Olive
  • Pinoli
  • 1 Fetta di Pane raffermo
  • 1 Uovo
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Staccare da una verza 4 foglie dal centro e bollirle per 5 minuti in acqua per ammorbidirle;

Passarle sotto l’acqua fredda e con un coltello incidere la parte centrale per togliere la costa dura della verza;

In una zuppiera mescolare la polpa della zucca (che avrete precedentemente cotto al forno, anche il giorno prima) con le olive, i pinoli e la mollica di pane spezzettata;

Aggiungere l’uovo e mescolare;

Ungere degli stampini mono porzione con dell’olio, foderarli con le foglie di verza, riempirli, ripiegare le foglie che debordano per richiude lo stampo;

Cuocere in forno per 40 minuti a 180°.

 

Consigli: anche una farcitura ottenuta con della carne macinata al posto della zucca può rappresentare una buona alternativa in caso di anemia.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazione del gusto, stipsi /costipazione fisiologica e non meccanica (valutare la tolleranza in casi di meteorismo). In caso di anemia se fatta con la carne macinata.

 

FBO per te: alternativa vegetale ad una delle ricette più amate della cucina italiana, il timballo di verza farcito con zucca, olive e pinoli è un piatto ricco di vitamina C e folati. Questa ricetta può essere una buona soluzione per utilizzare del pane raffermo in maniera intelligente.

 

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Polpette di patate e rosmarino con carne di cavallo in crosta di cracker integrali cotta al forno

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

 

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Media

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 20 ‘

Costo: €€

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 Patata lessata
  • 80 g di Trito di Carne di Cavallo
  • 1 Pacchetto di Cracker sbriciolati
  • Rosmarino q.b
  • Un pizzico di Sale
  • 1 Cucchiaino di Parmigiano

 

Procedimento

Tritare finemente il rosmarino unendolo alla patata lessa schiacciata, aggiungere il parmigiano, la carne e mescolare;

Confezionare delle polpette con le mani della grandezza di una noce passandole poi nei cracker sbriciolati facendo aderire bene le briciole;

Disporre le polpette sulla carta da forno, ungere con poco olio evo;

Infornare 20 minuti a 180°.

 

Consigli: se avete il pane integrale o del pane di grani antichi potete sostituirlo ai cracker, entrambi possono venire aromatizzati con la buccia di agrumi grattugiati.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di perdita di appetito, “anemia”, fatigue, gonfiore addominale.

 

FBO per te: Questa ricetta permette di consumare una buona quantità di carne rossa tramite una preparazione molto particolare. La carne di cavallo, molto ricca in ferro e vitamina B12, può essere utile in tutti quei casi di anemia post terapia. Vi consigliamo di inserire all’interno del pasto una fonte di vitamina C come il limone, il peperoncino fresco, arance o kiwi, per incrementare ulteriormente la biodisponibilità del ferro.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su patata, carne, cracker, rosmarino, parmigiano

Filetto di sgombro al cartoccio con pomodorini, cipollotti, mele, rosmarino e curcuma

 

  Chef Melissa Savoini
  Ristorante Sapor       di…Vino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 2 persone

Tempo di cottura: 18’

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 2 Filetti di sgombro
  • 4 Cipollotti
  • 250 g di Pomodori Pachino
  • 1/2 Mela
  • 1 Rametto di Rosmarino
  • Curcuma q.b
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Togliere le spine e asciugare bene i filetti di sgombro, peparli e oliarli (poco) da entrambi i lati;

Preparare la mela, sbucciata e tagliata a cubetti di media grandezza;

Tagliare i cipollotti a fette sottili e scottarli in un tegame con poco olio e acqua per qualche minuto;

Tagliare a metà i pomodorini;

Prendere la carta da forno, metterla nella teglia di cottura, appoggiarvi i filetti di sgombro con la pelle rivolta verso il basso, aggiungere i pomodorini, i cipollotti e la mela;

In un contenitore a parte sciogliere 1 cucchiaino da caffè di curcuma in 3 cucchiai da tavola di acqua tiepida.

Aggiungere la curcuma sciolta al cartoccio con lo sgombro, chiudere il tutto e cuocere in forno a 200 gradi per circa 18 minuti.

 

Effetti avversi delle terapie: alterazione del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, alterazione enzimatica.

 

FBO per te: Lo sgombro appartiene alla famiglia del pesce azzurro quindi è molto ricco in acidi grassi polinsaturi omega 3 e calcio, utile per prevenire l’osteoporosi. Come prodotti della pesca contiene naturalmente sodio, perciò il rosmarino e la curcuma basteranno a garantirgli quel tocco in più di sapore. La porzione consigliata è di 150 g.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sgombro, cipollotti, pomodori, mela, rosmarino, curcuma, olio EVO

Minestra tiepida di fagioli, patate e cozze con fettuccine di seppia

 

Chef Gianpiero Cravero,
Cravero Osteria Contemporanea

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 1h 40’

Difficoltà: Media

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 1 h

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 500 g di fagioli borlotti freschi (o secchi e reidratati per una notte in acqua)
  • 1 kg di Cozze
  • 1 Cipolla
  • 1 Cipollotto
  • 1 Carota
  • 1 Costa di sedano
  • 1 Cucchiaio di passata di pomodoro
  • 2 Patate di media grandezza
  • 4 Seppie medie
  • 2 Cucchiai di pesto al basilico
  • Alloro qb
  • Rosmarino qb

 

Procedimento

Fare un soffritto di cipolla, sedano e carote finemente tritati, uno spicchio di aglio, un rametto di rosmarino, una foglia di alloro. Versare i fagioli, la passata di pomodoro, coprire con acqua e cuocere per un’ora o più, fino a che i fagioli siano morbidi. Togliere dal fuoco, versare su una teglia larga e capiente per fermare la cottura ed evitare che i fagioli di sfaldino;

Aprire le cozze in soffritto di olio e cipolla;

Sgusciarle completamente;

In un padellino rosolare le patate precedentemente tagliate a cubetti, bagnarle con l’acqua delle cozze e cuocere 5 minuti;

Lessare le seppie in acqua non salata per mezzora. Lasciar raffreddare, scolarle e tagliarle a striscioline (fettuccine) e condirle con olio e pesto;

Quando la minestra di fagioli sarà intiepidita, metterla in una ciotola capiente, aggiungere l’intingolo di patate e impiattare. Decorare con le fettuccine di seppia, una foglia di basilico e le cozze sgusciate. A piacere un filo di olio Evo o una bruschetta olio, aglio e peperoncino.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, anemia.

 

FBO per te: Una minestra che rispecchia interamente la Dieta Mediterranea. Tra i protagonisti di questa ricetta troviamo i fagioli borlotti freschi, ricchi in fibra e fosforo. Le cozze e le seppie, invece, appartengono alla categoria dei molluschi e presentano una percentuale inferiore rispetto ad altri pesci di proteine, ma presentano una buona concentrazione di acidi grassi a lunga catena omega-3, essenziali per il corretto sviluppo del sistema celebrale e per la protezione di cuore e arterie. La presenza sia delle cozze che delle seppie, naturalmente ricche in sodio, permette inoltre di non aggiungere ulteriore sale alla preparazione, ma di insaporire semplicemente con verdure, rosmarino ed alloro. Anche il contenuto di ferro della ricetta è buono, per questo vi consigliamo di aggiungere anche un pochino di succo di limone alla preparazione o di terminare il pasto con un kiwi o un’arancia. In caso di infiammazione intestinale omettere i fagioli o optare per un altro tipo di ricetta priva di scorie.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su fagioli, cozze, cipollotto, carota, sedanocipolla, passata di pomodoro, patate, seppie, basilico, alloro, rosmarino

Riso rosso e quinoa al curry con mirepoix di verdure scottate, profumate al timo e limone

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 60 g Riso rosso (o anche bianco integrale) e Quinoa
  • 1/4 Carota
  • 1/4 Sedano
  • 1/4 Zucchina
  • 1/4 Peperone
  • 1 Cucchiaino di Curry
  • ½ Limone grattugiato e il succo
  • 1 Rametto di Timo
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Lavare e tagliare le verdure in piccoli pezzi (come dei puntini);

Ungere una padella con olio evo, unire il timo e le verdure ed aggiungere 2 cucchiai di acqua;

Cuocere per 5 minuti mescolando ogni tanto;

Mescolare le verdure al riso rosso e alla quinoa precedentemente cotti;

Aggiungere il curry durante la cottura e condire con il succo di limone e la sua scorza grattugiata, un goccio di olio evo e mescolare.

 

Consigli: preparare dell’olio evo aromatico ed usarlo all’occorrenza per intensificare il sapore della ricetta, o di altre preparazioni, si deve scaldare dell’olio evo con uno o più aromi a piacere (alloro, mentuccia, basilico, rosmarino) senza surriscaldarlo. Lasciarlo poi raffreddare e tenerlo a disposizione in un piccolo vaso di vetro se vi piaccio i sapori decisi aggiungete anche delle rondelle di porro, prima di versarlo nel vaso filtratelo.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: Un primo piatto a base di riso rosso, ricco in antocianine, pigmenti responsabili della sua colorazione, ed a base di quinoa. A differenza del riso bianco, il riso rosso presenta un maggior contenuto di fibre, vitamine e sali minerali. Al fine di preservare i suoi nutrienti si consiglia di cuocerlo per assorbimento, ovvero aggiungendo a poco a poco l’acqua di cottura senza scolarlo. Tale tipo di cottura è anche in grado di ridurre il suo indice glicemico.

La quinoa, invece, apporta al piatto un notevole contenuto proteico dove non è presente la frazione del glutine rendendola quindi un’ottima scelta per le persone celiache. È inoltre naturalmente ricca in fibra, vitamine del gruppo B, magnesio e ferro.

La presenza del limone all’interno della ricetta, fonte di vitamina C, garantisce l’assorbimento del ferro non eme contenuto all’interno della quinoa, mentre le spezie donano sapidità alla preparazione senza l’utilizzo del sale.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su riso, quinoa, sedano, zucchina, carota, peperone, curry, limone, timo, olio EVO,

Petto di pollo in Agresto

 

Chef Federico Malinverno
Caffè La Crepa

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 20’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona (se possibile ridurre le dosi a max 2 persone)

Tempo di cottura: 5’

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 100 g Petto di pollo a fette (battute) – ottimo anche con petti di tacchino o faraona
  • Olio Extra Vergine d’Oliva q.b
  • 4 foglie di Menta
  • 4 Pistilli di Zafferano
  • 10 pinoli tostati
  • 6 Acini d’uva fresca (preferibilmente bianca)
  • 30 g di insalata fresca
  • Sale e Pepe q.b (giusto un pizzico)
  • Aceto balsamico tradizionale q.b

 

Procedimento

Scaldare una pentola/piastra antiaderente (possibilmente rigata);

Scottare su entrambi i lati le fettine di petto di pollo fino ad ottenere una cottura omogenea anche al centro;

Tagliare i petti di pollo cotti in listarelle (straccetti);

In una zuppiera mettere l’olio XV d’oliva e i pistilli di zafferano. Mescolare bene fintanto che l’olio si insaporisca e si colori;

Aggiungere poche gocce di aceto balsamico, un pizzico di sale e di pepe, mescolare;

A questo punto mettere nella zuppiera anche l’insalata, le foglie di menta (piegate e tagliate in piccole liste), i pinoli tostati e gli acini d’uva freschi precedentemente tagliati a metà e denocciolati;

Condire bene il tutto e aggiungere le listarelle di pollo cotte;

Servire e consumare tiepido (bene anche se freddo).

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, fatigue, anemia.

 

FBO per te: In questa ricetta troviamo il pollo, una tipologia di carne bianca ricca in proteine e povera di grassi saturi. A livello di micronutrienti, il pollo è ricco di zinco, potassio e selenio, mentre per quanto riguarda le proteine, quelle più rappresentate sono quelle del gruppo B. Per completare il piatto è necessario integrare una porzione di verdure di stagione e una quota di carboidrati. La percentuale proteica è di fondamentale importanza nell’alimentazione del paziente oncologico al fine di preservare la massa muscolare e prevenire casi di sarcopenia e cachessia.

 

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Ipovitaminosi

 

La vitamina D

La vitamina D viene prodotta per effetto sulla cute dei raggi ultravioletti che trasformano un precursore, il 7 deidrocolesterolo (la pro-vitamina D), in pre-vitamina D e successivamente in colecalciferolo (vitamina D3). La vitamina D può essere quindi depositata nel tessuto adiposo o trasformata a livello epatico in 25OH vitamina D (calcidiolo o calcifediolo) che, veicolata da una proteina vettrice, rappresenta il deposito circolante della vitamina D. Per esercitare la propria attività biologica il 25OH colecalciferolo deve essere trasformato in 1-25 (OH)2 colecalciferolo o calcitriolo, ligando naturale per il recettore della vitamina D. La sede principale della 1-idrossilasi è il rene, ma questo enzima è presente anche nelle paratiroidi, ed in altri tessuti epiteliali. La funzione primaria del calcitriolo è di stimolare a livello intestinale l’assorbimento di calcio e fosforo, rendendoli disponibili per una corretta mineralizzazione dell’osso. Inoltre regola l’espressione di oltre cinquanta geni diversi, fra cui geni implicati nella regolazione del sistema immunitario e nella differenziazione cellulare. In ambito clinico, esiste una generale concordanza sul fatto che la vitamina D promuova la salute dell’osso e, insieme al calcio, contribuisca a proteggere dalla demineralizzazione. Diversi studi osservazionali hanno riportato in varie situazioni patologiche (cardiopatie, neoplasie, malattie degenerative, metaboliche respiratorie etc.) peggiori condizioni di salute in popolazioni con bassi livelli di vitamina D.

Nel paziente oncologico, soprattutto sotto chemioterapia, è possibile osservare una carenza di tale tipo di vitamina.

I dati accumulati in letteratura, suggeriscono che la vitamina D può regolare l’intero processo di tumorigenesi, a partire dall’iniziazione fino al processo di metastatizzazione. Gran parte dei dati relativi all’impatto della vitamina D nella prevenzione o riduzione del cancro proviene da studi condotti su diverse tipologie di tumore: carcinoma mammario, carcinoma ovarico, melanoma, carcinoma colon-rettale, carcinoma polmonare e carcinoma prostatico.

 

Cosa fare

L’assunzione raccomandata di vitamina D per la popolazione italiana adulta è di 15 µg al giorno, da aumentare a 20 µg negli anziani, per compensare la ridotta sintesi endogena. Come già detto in precedenza, la vitamina D può essere sintetizzata dalla cute, anche tramite un’esposizione diretta di 15-20 minuti al giorno. A livello nutrizionale, infatti, risulta quella più difficile da recuperare attraverso gli alimenti. Nel paziente oncologico, qualora il medico ne riscontrasse una carenza, può essere necessaria una sua supplementazione.

 

Cibi utili

Il pesce è la fonte alimentare più ricca di vitamina D. Essendo una vitamina liposolubile, la sua concentrazione è maggiore nei pesci più grassi. Le aringhe ne sono particolarmente ricche, anche il salmone e il pesce azzurro sono buone fonti di vitamina D. Tra i molluschi, il contenuto superiore si trova nelle ostriche. Generalmente i pesci concentrano buone quantità di vitamina D nel fegato è per questa ragione che l’olio di fegato di merluzzo è stato a lungo considerato come l’integratore alimentare per eccellenza di vitamina D: ne basta mezzo cucchiaio per coprirne l’intero fabbisogno giornaliero.

I funghi sono gli unici alimenti di origine non animale che possono contenere quantità significative di vitamina D. Il loro contenuto, tuttavia, è fortemente influenzato dall’esposizione al sole. Diversi esperimenti hanno dimostrato che anche dopo la raccolta, l’esposizione al sole induce la formazione di vitamina D nei funghi. Per la stessa ragione, anche i funghi essiccati al sole diventano molto ricchi di vitamina D: ecco perché, nel caso dell’acquisto di funghi secchi, la menzione ‘essiccati al sole’ è importante da ricercare: quelli essiccati al buio in essiccatore, infatti, non si arricchiscono di vitamina D.

Infine, il latte è spesso considerato una buona fonte di vitamina D, a causa di una confusione che deriva dalla traduzione approssimativa di testi americani. Negli Stati Uniti, il latte è effettivamente una buona fonte di vitamina D in quanto tutto il latte prodotto e commercializzato viene fortificato per legge con l’aggiunta di tale molecola. Questo, tuttavia, non avviene in Italia, e il latte di per sé non è affatto una buona fonte di vitamina D.

 

 

La vitamina C 

La vitamina C, o acido ascorbico, fa parte delle vitamine idrosolubili che non possono essere depositate all’interno del nostro organismo pertanto devono essere regolarmente assunte con la dieta.

Una volta assunta con gli alimenti, la vitamina C viene assorbita a livello intestinale e mediante il sangue si va a distribuire ai vari organi e tessuti dove svolgerà le sue funzioni. La vitamina C ha una potente azione antiossidante, favorisce l’assorbimento intestinale del ferro e del cromo, interviene nella difesa immunitaria, favorisce la cicatrizzazione delle ferite, protegge i capillari. La somministrazione endovenosa di vitamina C come terapia non convenzionale per il cancro è stata sviluppata per la prima volta intorno agli anni ’70 dal premio Nobel Pauling. Gli studi di Pauling, hanno rilevato tempi di sopravvivenza più lunghi nei pazienti affetti da cancro e trattati con vitamina C somministrata per via orale ed endovenosa. In animali di laboratorio è stato osservato che alte dosi di vitamina C, somministrate per via endovenosa, potenziano l’azione antitumorale del sistema immunitario e bloccano la crescita del cancro in combinazione con l’immunoterapia.

Per il paziente oncologico è fondamentale mantenere i livelli di questa vitamina costanti in quanto sembrerebbe avere un effetto antitumorale, chemiosensibilizzante e in grado di migliorare la qualità di vita, migliorandone la sopravvivenza. Inoltre sembrerebbe essere in grado di ridurre gli effetti collaterali delle terapie tradizionali.

 

Cosa fare

L’assunzione raccomandata di vitamina C per la popolazione adulta è di 105 mg al giorno per i maschi e di 85 mg al giorno per le femmine. Alcuni fitocomposti presenti in frutta e verdura favoriscono l’assorbimento e l’attività biologica della vitamina C. In particolare, i flavonoidi, una classe di sostanze fenoliche, agiscono sinergicamente con la vitamina C.

Per questa ragione, la vitamina C assunta con frutta e verdura è più biodisponibile rispetto a quella presa con gli integratori, questi vanno, sempre in seguito ad aver consultato il vostro oncologo, presi in aggiunta, ma non in sostituzione, alle fonti naturali di vitamina C quali frutta e verdura.

 

Cibi utili

Gli agrumi sono buone fonti di vitamina, specialmente arance e limoni, mentre pompelmi, mandarini e mandaranci ne presentano una concentrazione leggermente inferiore. Nel caso delle spremute d’arancia è consigliabile berle subito dopo averla preparate, in quanto è molto sensibile all’ossidazione e si danneggia rapidamente a contatto con l’ossigeno e con l’esposizione alla luce. Non di meno importanza sono i kiwi, i ribes neri, le fragole e la papaya.

Per quanto riguarda le verdure, i peperoni sono al primo posto, ma un buon contenuto di vitamina C è presente anche nel cavolo nero, nei broccoli, nei cavolini di bruxelles, nelle foglie di senape, nel cavolfiore verde e nel cavolo cappuccio rosso.

Vi ricordiamo che la vitamina C è termolabile, cioè può essere significativamente danneggiata dalla cottura, quindi vi consigliamo di prediligere cotture rapide e delicate come la cottura al vapore. Inoltre la vitamina C è anche idrosolubile, perciò passa in parte nell’acqua di cottura, quindi metodi come la bollitura possono impoverire gli ortaggi del suo contenuto.

 

 

Le vitamine del gruppo B

Le vitamine del gruppo B sono idrosolubili ovvero sono facilmente assorbibili dall’intestino e sono, almeno in parte sintetizzate dalla flora batterica intestinale; l’eccesso è normalmente eliminato per gran parte con le urine. A differenza delle liposolubili non sono immagazzinabili in organi e tessuti.

Svolgono diversi ruoli: sono fondamentali durante l’accrescimento, nel funzionamento del sistema nervoso, per il funzionamento del sistema immunitario (B6-B12), nella prevenzione e cura delle anemie (B6-B12) e nel mantenimento dell’integrità di cute e mucose (B2-B3-B6-acido folico).

In particolare, rivestono un importante ruolo la vitamina B12 e l’acido folico, anche per la loro responsabilità verso quadri di anemia post trattamento oncologico.

 

La vitamina B12 è necessaria soprattutto nella produzione dei globuli rossi, ha un ruolo fondamentale nella crescita e nella riproduzione delle cellule, interviene nella sintesi dei neurotrasmettitori dopamina e noradrenalina e nella funzionalità del sistema nervoso. L’assorbimento intestinale avviene solo in presenza del fattore intrinseco gastrico. La sua carenza, dovuta a insufficiente produzione del fattore intrinseco porta ad anemia perniciosa.

Mentre la vitamina B9, o acido folico, ha un ruolo fondamentale nella crescita e nella riproduzione delle cellule, in particolare dei globuli rossi, interviene nella trasformazione del triptofano nel neurotrasmettitore serotonina. Interviene, infine, nella sintesi del DNA e nel metabolismo degli aminoacidi.

 

Cosa fare

Il fabbisogno giornaliero raccomandato di vitamina B12 è di 2,4 µg mentre per l’acido folico, si parla di 400 µg.  Vi consigliamo di prediligere un’alimentazione ricca in tali tipo di vitamine e nel caso di una carenza cronica parlarne con il proprio oncologo, ma di non provvedere a supplementazioni fai da te.

 

Cibi utili

Per quanto riguarda la vitamina B12 sarebbe utile inserire nella dieta alimenti di origine animale, in quanto cellule vegetali non sono in grado di sintetizzare vitamina B12. Alimenti utili sono le vongole, le aringhe, lo sgombro, le uova, la mozzarella di bufala, le frattaglie, il latte intero e lo yogurt magro.

Vi ricordiamo che la vitamina B12 è sensibile alla luce e all’ossigeno, perciò si raccomanda di conservare tali tipi di alimenti lontani dalla luce e dall’aria.

Per l’acido folico si consiglia di prediligere una dieta ricca in vegetali a foglia verde come cavoli, broccoli, verza. Il Suo contenuto negli alimenti è notevolmente ridotto dalla cottura.

Insalata di Riso venere integrale con gamberoni

 

Chef Ferdinando Moia, Hostaria Grotta Azzurra

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 35’ circa

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 280 g di riso venere integrale Gallo (cottura veloce)
  • 1 Grande zucchina verde
  • 12 Code di gamberone sgusciate
  • 160 g di fagioli cannellini lessati (+ 100 ml della loro acqua di cottura)
  • 4 Cucchiai di olio di lino
  • 1 Filetto di acciuga
  • 4 Foglie grosse di basilico
  • 1 Cucchiaino di sale grosso
  • 1 Pizzico di pepe nero
  • Zenzero in polvere qb

 

Utensili necessari: una pentola capiente con ripiano forato per cottura a vapore e relativo coperchio; frullatore ad immersione con relativo bicchiere; una teglia da forno; un foglio di carta da forno; una ciotola di media grandezza, un cucchiaio da minestra, 4 piatti da portata e 4 ring di acciaio da 10 cm di diametro.

 

Procedimento

Lessate il riso venere in abbondante acqua precedentemente salata;

Lavate la zucchina e tagliate la parte esterna a piccoli dadini e dopo 10 minuti di bollitura del riso, metteteli a cuocere a vapore (avendo dura di tenerli croccanti) sopra il riso in cottura insieme alle code di gambero (circa 5 minuti);

Frullate i fagioli cannellini mettendo da parte la purea densa, prelevatene metà e con la loro acqua di cottura, la punta di un cucchiaino di zenzero ed il filetto di acciuga fate un emulsione piuttosto liquida (appena più densa dell’olio); aggiungete in ultimo le foglie di basilico;

A cottura ultimata, togliete le zucchine ed i gamberi, controllate la cottura del riso e, se cotto, scolatelo e fatelo leggermente raffreddare stendendolo su una teglia foderata con carta da forno;

In una ciotola mescolate il riso con le zucchine a quadretti, la metà densa rimasta di purea di cannellini. Prendere i 4 piatti di portata, posizionarvi il ring di acciaio nel centro e distribuire in parti uguali il riso condito;

Schiacciarlo leggermente con il cucchiaio per compattarlo, adagiare sopra le code di gambero (3 per piatto), togliere delicatamente il ring d’acciaio, irrorare con l’emulsione di cannellini quindi condire con un pizzico di pepe ed olio di semi di lino a crudo.

 

Effetti avversi delle terapie: Indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, fatigue, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: Il riso venere, a differenza del tradizionale riso bianco, grazie alla sua fibra, riesce a tenere a bada l’indice glicemico ed è naturalmente ricco in ferro, fosforo, selenio, vitamina E ed antocianine. In questa ricetta lo troviamo arricchito da un buon contenuto di proteine derivante dai gamberoni e dai fagioli cannellini, mentre l’olio di semi di lino ed il filetto di acciuga completano la ricetta con grassi buoni. Visto il contenuto in sale intrinseco delle acciughe e le erbe aromatiche e le spezie contenute nella preparazione, è consigliabile non aggiungere ulteriore sale.

 

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Straccetti di Merluzzo finocchio sedano, arancia e prezzemolo

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 30-40’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 10‘ se fresco, 30’ se congelato

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 Filetto di Merluzzo fresco
  • ½ Finocchio
  • ½ Gambo di Sedano tenero
  • 1 Arancia
  • Prezzemolo tritato
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Portare l’acqua ad ebollizione e cuocere il filetto di merluzzo per 10 minuti (se congelato 30 minuti);

Lasciarlo raffreddare, sfaldarlo e metterlo in una insalatiera, cospargerlo di prezzemolo;

Condirlo con olio evo, con il succo di mezza arancia ed infine mescolare delicatamente;

Lasciare riposare;

Tagliare finemente il sedano, il finocchio e gli spicchi della restante arancia ed unirlo al resto;

Aggiungere un filo d’olio a crudo.

 

Consigli: durante la cottura del merluzzo mettete nell’acqua delle foglie di alloro, l’arancia cosi come i mandaranci ed i mandarini donano a questa preparazione una nota di freschezza molto gradevole.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, gonfiore sottocutaneo/edema.

 

FBO per te: Il merluzzo, pesce tipico della Dieta Mediterranea, si presenta bene alla surgelazione e presenta un buon contenuto di iodio, zinco e vitamina B12. La sua porzione di riferimento individuata dai LARN è di 150 g (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia della Società Italiana di Nutrizione Umana). Bollito semplicemente non risulta particolarmente gustoso, ma all’interno di questa ricetta, grazie alla presenza del prezzemolo e dell’arancia, risulta un’esplosione di sapori.

 

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Riso Artemide

 

Chef Gianpiero Cravero,
Cravero Osteria Contemporanea

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 1h 20’. Si può cuocere il riso anche il giorno prima, per ridurre il tempo di preparazione.

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 60 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 300 g Riso Artemide Integrale
  • 1 costa di Sedano
  • 1 Zucchina piccola, indicata la Trombetta
  • ¼ di Cavolfiore
  • 1 Finocchio
  • 1 Cipolla rossa
  • 12 Peperoncini dolci in base alle dimensioni. Alternativa peperone rosso o giallo
  • Un ciuffo di Germogli
  • 100 g Ceci neri
  • 50 cl Olio di semi di lino
  • 2/3 cucchiai Aceto di vino

 

Procedimento

Lessare il riso in acqua con pochissimo sale per 60 minuti, scolarlo senza buttare il liquido di cottura e soprattutto non risciacquare, per non privarlo dei suoi valori nutrizionali e gli antociani presenti. Distendere su un vassoio e lasciar intiepidire;

Il liquido di cottura va conservato e lo si potrà riutilizzare per preparare risotti (al posto del brodo);

Tagliare gli ortaggi a fettine, condirli con poco sale, olio di semi di lino e poco aceto. Lasciar marinare una decina di minuti;

Condire il riso tiepido con qualche cucchiaio del liquido di cottura, il liquido di marinatura delle verdure e metterlo su un piatto di portata. Completare con gli ortaggi, i peperoncini e i ceci neri.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: La varietà Artemide è un riso integrale nero che deriva dall’incrocio tra il riso Venere ed un riso di tipo Indica. Ha un contenuto molto alto di ferro, silicio, antocianine e fibra. Quest’ultima riesce a tenere a bada l’indice glicemico a differenza del più tradizionale riso bianco. Mentre per quanto riguarda le antocianine sono i pigmenti che colorano le diverse varietà di riso e sono molto studiate per il loro possibile ruolo nel tenere a freno i geni dell’invecchiamento.

 

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Ravioli con Scarola, Taleggio, Pomodorino e Noci di Sorrento

 

Chef Mimmo De Gregorio, Osteria Lo Stuzzichino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Veggie

Indice Glicemico: Alto

Tempo di Preparazione: 40’

Difficoltà: Alta

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 3 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

Per la pasta

  • 1 Kg di Farina Semola Integrale rimacinata
  • 2 uova intere
  • 100 ml di latte
  • Sale q.b.

 

Per il ripieno

  • 600 g di scarola bollita (pulita)
  • 300 g di taleggio
  • 150 g di trccia fresca (o fiordilatte)
  • 1 uovo intero
  • Un pizzico di sale e pepe
  • Olio Extra Vergine della Penisola Sorrentina
  • 1 Cipolla

 

Per l’impiattamento

  • Noce di Sorrento
  • Pomodoro Corbarino 50g

 

Procedimento

Disporre a fontana la farina, rompervi al centro le uova, aggiungere il latte, il sale ed impastare il tutto lavorando fino ad ottenere una pasta omogenea. Lasciarla riposare per mezzora;

Lessare la scarola in acqua bollente prima e poi passare in acqua fredda con ghiaccio facendola riposare. Stendere la sfoglia con la metà della pasta, disporla su di un tavolo e spennellarla con l’uovo;

Con un sacchetto da pasticciere, farvi cadere dei ciuffetti di ripieno precedentemente impastato con taleggio, scarola e fiordilatte;

Completata questa operazione stendere l’altra metà della pasta e ricoprire con essa la sfoglia contenente il ripieno;

Con un tagliapasta, quindi, ritagliare piccoli ravioli a forma di cerchio. Disporli in una teglia e, se non li si cuoce subito conservarli in frigorifero.

Questi ravioli possono essere serviti in una maniera molto semplice: sbollentati per 3-4 minuti e terminare la cottura in padella con scarole, noci e aggiungendo un pomodoro corbarino.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito.

 

FBO per te: Un piatto unico un pochino laborioso, ma ottimo da consumare in occasioni di pranzi di festa o per recuperare, con un po’ di gusto, le giuste forze. La farina di semola integrale è un’ottima alternativa alla classica farina bianca e grazie al suo contenuto in fibra, aiuta il transito intestinale e nutre la flora batterica. Inoltre, grazie alla sua consistenza rustica si sposa appieno con la delicatezza del ripieno. Vi consigliamo inoltre di consumare come antipasto un pochino di verdura mista, al fine di tenere ulteriormente sotto controllo la glicemia.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su semola, uova, latte, scarola, taleggio, pepe, olio EVO, cipolla, noci, pomodoro

Farinata di ceci

 

  Chef Melissa Savoini
  Ristorante Sapor       di…Vino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 3 persone

Tempo di cottura: 25’

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 3 persone)

  • (teglia da 28 cm circa)
  • 150 g di farina di ceci
  • 400 ml di acqua
  • 40 ml di olio di oliva extravergine
  • 1⁄2 cucchiaino di Rosmarino
  • Sale q.b

 

Procedimento

Mescolare la farina di ceci, poco alla volta, con l’acqua e il sale;

Togliere la schiuma che si formerà in superficie;

Lasciare il composto coperto (temperatura ambiente) per circa 2 ore girandolo di tanto in tanto;

Dopo circa 2 ore mescolarlo molto bene per amalgamare tutti gli ingredienti;

Versare il composto in una teglia (meglio se di alluminio, vaschette cuki) unta di olio;

Aggiungere il rosmarino e cuocere nella parte bassa del forno, ben caldo (230/250 ° per circa 10 minuti, poi abbassare la temperatura a 200 ° per altri 15 minuti (deve risultare ben dorata in superficie).

 

 

Effetti avversi delle terapie: alterazione del gusto, perdita di appetito, fatigue, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: La farinata di ceci è una ricetta storica Ligure. I ceci, così come tutti i legumi, sono da considerarsi proteine vegetali, molto ricchi in fibra, capace di ostacolare l’assorbimento del colesterolo. Per completare il piatto vi consigliamo di consumare la farinata con un contorno di verdure e una fetta di pane integrale, inoltre per aumentare maggiormente la biodisponibilità del ferro non eme contenuto nei ceci sarebbe opportuno consumare una fonte di vitamina C nello stesso pasto. Un esempio potrebbe essere tramite un frutto come kiwi o arancia, o in alternativa condire le verdure con del peperoncino fresco o del succo di limone.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su ceci, rosmarino, olio EVO

Frittata alle erbe

 

Chef Federico Malinverno
Caffè La Crepa

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Veggie

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Media

Dosi: 3 persone

Tempo di cottura: 15’

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 3 persone)

  • 250 g chilo di erbette di stagione o di spinaci
  • 3 uova
  • ½ cipolla
  • 50 g mollica di pane integrale raffermo o grattugiato
  • ½ bicchiere di latte
  • 50 g di Taleggio grattugiato
  • Olio extravergine d’oliva
  • Sale q.b
  • Pepe q.b

 

Procedimento

Pulite e lavate le erbe, lessatele con la sola acqua di lavaggio rimasta, strizzatele bene e tagliatele finemente;

Sbattete le uova con il formaggio grattugiato, sale, pepe e la mollica (di pane raffermo), in precedenza ammorbidita nel latte;

In un tegame mettete la cipolla tagliata fine, fatela rosolare in olio, quindi aggiungete prima le verdure, poi le uova sbattute;

Amalgamate bene e velocemente con un cucchiaio di legno, poi non toccate più la frittata fino al momento di girarla;

Quando avrà fatto una crosticina dorata che permetterà al composto di staccarsi dalla padella, giratela con l’aiuto di un piatto, rimettetela nel tegame e fate cuocere dalla parte opposta, fino a completa cottura.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, fatigue, anemia.

 

FBO per te: Protagoniste di questa preparazione sono le uova, un’ottima fonte di proteine con tutti gli amminoacidi essenziali. Per quanto riguarda la composizione in microelementi, le uova sono ricche di minerali, vitamine liposolubili, tra cui la vitamina K e idrosolubili, tra cui la B12.  Le uova sono state diverse volte viste, negli anni scorsi, con un occhio di riguardo per il loro contenuto in colesterolo, ma ormai le evidenze scientifiche ci confermano che il colesterolo assunto con gli alimenti influisce in percentuale minima sulla colesterolemia totale. La quantità di verdura contenuta all’interno della frittata non soddisfa la porzione consigliata, perciò vi consigliamo di aggiungere a parte un contorno di verdure di stagione.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su spinaci, uova, cipolla, pane, latte, Taleggio, olio EVO, pepe

Effetti della vitamina C sulla salute: una revisione delle evidenze

Grosso G., et al.

Effects of vitamin C on health: a review of evidence

Review Frontier in Bioscience (Landmark Ed). 2013;18:1017-29.

 

La vitamina C è un nutriente dietetico essenziale per la biosintesi del collagene ed un cofattore nella biosintesi di catecolamine, L-carnitina, colesterolo, aminoacidi e alcuni ormoni peptidici. La mancanza di vitamina C causa lo scorbuto, una condizione patologica che porta alla fragilità dei vasi sanguigni e al danno del tessuto connettivo dovuto alla mancata produzione di collagene e, infine, alla morte a seguito di un collasso generale. La vitamina C è potenzialmente coinvolta anche nella prevenzione del cancro e delle malattie cardiovascolari. Inoltre, sono stati documentati anche gli effetti della vitamina C sul sistema nervoso e sui pazienti con malattie croniche. Questa revisione tenta di riassumere i progressi recenti e consolidati nella ricerca sulla vitamina C e le sue implicazioni cliniche. Poiché la vitamina C ha il potenziale per contrastare l’infiammazione e il conseguente danno ossidativo che giocano un ruolo importante nell’insorgenza e nella progressione di numerose malattie croniche e acute, rappresenta uno strumento pratico da somministrare per la prevenzione precoce di queste condizioni patologiche.

 

Abstract

Effects of vitamin C on health: a review of evidence

Vitamin C is an essential dietary nutrient for the biosynthesis of collagen and a co-factor in the biosynthesis of catecholamines, L-carnitine, cholesterol, amino acids, and some peptide hormones. The lack of vitamin C causes scurvy, a pathological condition leading to blood vessel fragility and connective tissue damage due to failure in producing collagen, and, finally, to death as result of a general collapse. Vitamin C is potentially involved also in cancer and cardiovascular diseases prevention. In addition, vitamin C effects on nervous system and chronically ill patients have been also documented. This review attempts to summarize recent and well established advances in vitamin C research and its clinical implications. Since vitamin C has the potential to counteract inflammation and subsequent oxidative damage that play a major role in the initiation and progression of several chronic and acute diseases, it represents a practical tool to administer for the early prevention of these pathologic conditions.

 

Link all’articolo originale https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23747864/

 

Effetto sinergico della dieta mima digiuno e vitamina C contro la mutazione tumorale KRAS

Di Tano M., et al.

Synergistic effect of fasting-mimicking diet and vitamin C against KRAS mutated cancers

NATURE COMMUNICATIONS. 2020; 11:2332

 

La dieta mima digiuno ritarda la progressione del tumore e sensibilizza una vasta gamma di tumori alla chemioterapia, ma il suo potenziale terapeutico in combinazione con composti non citotossici è poco conosciuto. Viene mostrato come l’attività anticancro della vitamina C è limitata dall’up-regolazione della proteina indotta dallo stress eme-osigenasi-1. La selettività della dieta mima digiuno inverte l’up-regolazione indotta dalla vitamina C di eme-ossigenasi-1 e della ferritina nelle cellule tumorali mutanti KRAS, aumentando di conseguenza la reattività del ferro, le specie dell’ossigeno e le cellule morte; un effetto ulteriormente potenziato dalla chemioterapia. A sostegno di un potenziale ruolo della ferritina nella progressione del cancro colorettale, un’analisi del The Cancer Genome Atlas Database indica che i pazienti affetti da cancro colorettale mutato KRAS con bassi livelli intratumorali di ferritina mRNA mostra una maggiore sopravvivenza complessiva di 3 e 5 anni. Collettivamente, i dati indicano che la combinazione di una dieta mima digiuno e vitamina C rappresenta un promettente intervento di bassa tossicità per essere testati in studi clinici randomizzati contro il cancro colorettale e forse altri tumori mutati KRAS.

 

Abstract

Synergistic effect of fasting-mimicking diet and vitamin C against KRAS mutated cancers

Fasting-mimicking diets delay tumor progression and sensitize a wide range of tumors to chemotherapy, but their therapeutic potential in combination with non-cytotoxic compounds is poorly understood. Here we show that vitamin C anticancer activity is limited by the upregulation of the stress-inducible protein heme-oxygenase-1. The fasting-mimicking diet selectivity reverses vitamin C-induced up-regulation of heme-oxygenase-1 and ferritin in KRAS-mutant cancer cells, consequently increasing reactive iron, oxygen species, and cell death; an effect further potentiated by chemotherapy. In support of a potential role of ferritin in colorectal cancer progression, an analysis of The Cancer Genome Atlas Database indicates that KRAS mutated colorectal cancer patients with low intratumor ferritin mRNA levels display longer 3- and 5-year overall survival. Collectively, our data indicate that the combination of a fasting-mimicking diet and vitamin C represents a promising low toxicity intervention to be tested in randomized clinical trials against colorectal cancer and possibly other KRAS mutated tumors.

 

Link all’articolo originale https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32393788/

 

Dieta mima digiuno come coadiuvante per il trattamento chemioterapico neoadiuvante del cancro al seno nel trial DIRECT multicentrico randomizzato fase 2

de Groot S., et al.

Fasting mimicking diet as an adjunct to neoadjuvant chemotherapy for breast cancer in the multicentre randomized phase 2 DIRECT trial

NATURE COMMUNICATIONS. 2020; 11(1):3083

 

Sono stati randomizzati 131 pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale (HER-2 negativo allo stadio II-III), senza diabete e con un BMI oltre18 kgm−2 per ricevere o la dieta mima-digiuno (FMD) o continuare la propria alimentazione abituale 3 giorni prima e durante i cicli di chemioterapia neoadiuvante. Si dimostra che non ci sono differenze di tossicità tra i due gruppi, nonostante il fatto che il desametasone è stato omesso nel gruppo FMD. Un riscontro radiologicamente completo o parziale si verifica più spesso nei pazienti che seguono la FMD. Inoltre, l’analisi per protocollo rivela una risposta patologica 4/5 al Miller&Payne, indicando una perdita di cellule tumorali tra il 90 e il 100%, che è più probabile che si verifichi nei pazienti che utilizzano FMD. In aggiunta, la dieta mima digiuno riduce significativamente i danni al DNA indotti dalla chemioterapia nei linfociti T.

Queste scoperte positive incoraggiano ulteriori esplorazioni dei benefici della dieta mima digiuno nella terapia oncologica.

 

 

Abstract

Fasting mimicking diet as an adjunct to neoadjuvant chemotherapy for breast cancer in the multicentre randomized phase 2 DIRECT trial

Short-term fasting protects tumor-bearing mice against the toxic effects of chemotherapy while enhancing therapeutic efficacy. We randomized 131 patients with HER2-negative stage II/III breast cancer, without diabetes and a BMI over 18 kgm−2, to receive either a fasting mimicking diet (FMD) or their regular diet for 3 days prior to and during neoadjuvant chemotherapy. Here we show that there was no difference in toxicity between both groups, despite the fact that dexamethasone was omitted in the FMD group. A radiologically complete or partial response occurs more often in patients using the FMD (OR 3.168, P = 0.039). Moreover, per-protocol analysis reveals that the Miller&Payne 4/5 pathological response, indicating 90–100% tumor-cell loss, is more likely to occur in patients using the FMD (OR 4.109, P = 0.016). Also, the FMD significantly curtails chemotherapy-induced DNA damage in T-lymphocytes. These positive findings encourage further exploration of the benefits of fasting/FMD in cancer therapy. Trial number: NCT02126449.

 

Link all’articolo originale https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32576828/

Hummus di sedano rapa alla curcuma con crudité di Verdure

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • ½ Sedano rapa
  • 1 Gambo di sedano
  • 3 Foglie di insalata belga
  • 1 Carota
  • 1 Finocchio
  • 2 Ravanelli
  • (altre verdure a piacere)
  • Curcuma in polvere q.b.
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Sbucciare il sedano rapa, lavarlo e tagliarlo a pezzetti;

Portare a bollore dell’acqua dove cuocere il sedano rapa per 15 minuti circa;

Lavare e tagliare le verdure a bastoncino;

Quando il sedano rapa risulta morbido trasferirlo ancora caldo nel frullatore, aggiungere la curcuma e frullare;

Trasferire il composto in una ciotola lasciare intiepidire;

Distribuire le verdure aggiungendo alla fine un goccio di olio extravergine d’oliva.

 

Consigli: se avete poco tempo a disposizione potete pulire le verdure con anticipo e conservarle chiuse un sacchetto in frigorifero già pronte per l’uso. Se preferite, potete aggiungere anche dei semi di lino nella preparazione.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, secchezza della bocca gonfiore sottocutaneo/edema, disfagia, stomatite.

 

FBO per te: il sedano, ricco in folati e vitamina C, è una verdura molto spesso utilizzata negli spuntini spezza-fame, per il suo elevato potere saziante.  Questa variante di hummus può essere ideale nel caso di una perdita importante di appetito ed utilizzabile anche come spuntino post terapia. Grazie alla sua consistenza e al suo potere dissetante può anche dare giovamento in caso di secchezza della bocca.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sedano, insalata, carota, finocchio, ravanelli, curcuma, olio EVO,

Recente aggiornamento nella patogenesi e nel trattamento della chemioterapia e dell’anemia indotta dal cancro

Abdel-Razeq Hikmat, Hashem Hasan

Recent update in the pathogenesis and treatment of chemotherapy and cancer induced anemia

Review Crit Rev Oncol Hematol. 2020 Jan;145:102837.

 

L’anemia indotta dalla chemioterapia (CIA) si riscontra comunemente tra i pazienti sottoposti a chemioterapia attiva con o senza radioterapia. La sua patogenesi è complessa ed è spesso difficile da identificare. I sintomi correlati alla CIA possono avere un impatto negativo sulla qualità della vita e possono influenzare l’efficacia del trattamento, la progressione della malattia e persino la sopravvivenza. La recente grande battuta d’arresto degli agenti stimolanti l’eritropoietina (ESA) e la riluttanza a trasfondere pazienti affetti da cancro con anemia lieve e persino moderata, avevano provocato un significativo sotto-trattamento della CIA. La scoperta dell’epcidina e del suo ruolo nell’omeostasi del ferro ha rivoluzionato la nostra comprensione della patogenesi della carenza di ferro e degli stati di sovraccarico di ferro. Nella presente revisione esaminiamo la patogenesi multifattoriale della CIA, affrontando i principali meccanismi attraverso i quali il tumore e il sistema immunitario influenzano l’anemia. Inoltre, discutiamo le opzioni di trattamento con maggiore attenzione sull’utilizzo delle nuove formulazioni di ferro per via endovenosa per questa indicazione.

 

 

Abstract

Recent update in the pathogenesis and treatment of chemotherapy and cancer induced anemia

Cancer and chemotherapy-induced anemia (CIA) is commonly encountered among patients undergoing active chemotherapy with or without radiation therapy. Its pathogenesis is complex and is often difficult to identify. Symptoms related to CIA may have a negative impact on quality of life and may influence treatment efficacy, disease progression and even survival. The recent major setback of erythropoietin-stimulating agents (ESAs) and the reluctance to transfuse cancer patients with mild and even moderate anemia, had resulted in significant under-treatment of CIA. The discovery of hepcidin and its role in iron homeostasis has revolutionized our understanding of the pathogenesis of iron deficiency and iron overload states. In the present review we examine the multifactorial pathogenesis of CIA, addressing the main mechanisms by which the tumor and immune system affect anemia. Additionally, we discuss the treatment options with more focus on the utilization of the new intravenous iron formulations for this indication.

 

Link all’articolo originale https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31830663/

Carenza di ferro e anemia nei pazienti affetti da cancro: il ruolo del trattamento del ferro nei pazienti con cancro anemico

Abiri Behnaz, Vafa Mohammadreza

Iron Deficiency and Anemia in Cancer Patients: The Role of Iron Treatment in Anemic Cancer Patients

Nutr Cancer. 2020;72(5):864-872.

 

L’anemia è una complicanza prevalente presente nei pazienti con cancro, sia alla diagnosi che durante il trattamento, con notevoli effetti negativi sulla qualità della vita e sulla prognosi generale. La carenza di ferro è la causa più comune di anemia nei pazienti e può colpire quasi la metà dei pazienti con neoplasie solide ed ematologiche. La patogenesi è complessa e multifattoriale e comprende sanguinamento, malnutrizione, farmaci e infiammazione derivante dal cancro e dal trattamento del cancro. In effetti, può verificarsi una carenza di ferro assoluta o funzionale. La maggior parte dei pazienti oncologici con carenza di ferro presenta una carenza di ferro funzionale, una condizione con un adeguato immagazzinamento di ferro ma un apporto di ferro insufficiente per gli eritroblasti e altri tessuti ferro-dipendenti. La carenza di ferro funzionale è il risultato del rilascio di citochine correlato al cancro, ma in caso di carenza di ferro assoluta le riserve risultano esaurite portando a sintomi simili ma spesso più gravi per un deposito inadeguato di ferro. Le attuali opzioni terapeutiche nell’anemia da cancro consistono nella somministrazione di ferro, agenti stimolanti eritropoietici e trasfusioni di sangue. Quest’ultimo dovrebbe essere somministrato al minimo, a causa dei problemi relativi ai rischi. Qui, presentiamo una rassegna sull’epidemiologia, la fisiopatologia, i risultati clinici e le opzioni terapeutiche della carenza di ferro, nonché l’effetto della terapia con ferro sulla progressione del tumore nei pazienti affetti da cancro anemico.

 

Abstract

Iron Deficiency and Anemia in Cancer Patients: The Role of Iron Treatment in Anemic Cancer Patients

Anemia is a prevalent complication in patients with cancer, both at diagnosis and during treatment, with notable negative effects on quality of life and overall prognosis. Iron deficiency is the most common cause of anemia in the patients and can affect almost half of patients with solid and hematologic malignancies. The pathogenesis is complex and multifactorial, including bleeding, malnutrition, medications, and inflammation resulted from cancer and cancer treatment. In fact, either absolute or functional iron deficiency can occur. Most iron deficient cancer patients present with functional iron deficiency, a condition with adequate iron storage but insufficient iron supply for erythroblasts and other iron dependent tissues. Functional iron deficiency is the result of the cancer related cytokine release, but in absolute iron deficiency iron reserves are depleted leading to similar but often more severe symptoms of inadequate iron store. Current therapeutic options in cancer anemia consist of iron administration, erythropoietic stimulating agents, and blood transfusion. The latter should be administered to a minimum, because of problems regarding risks. Here, we present a review on the epidemiology, pathophysiology, clinical outcomes, and therapeutic options of iron deficiency as well as the effect of iron therapy on tumor progression in anemic cancer patients.

 

Link all’articolo originale https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31474155/

 

Anemia

L’anemia nei malati di cancro è abbastanza comune sia in fase di esordio che in fase di chemioterapia, con notevoli impatti negativi sulla qualità della vita e sulla prognosi generale. La patogenesi è complessa e tipicamente multifattoriale, con la carenza di ferro che spesso è un fattore importante e potenzialmente curabile. La patogenesi comprende sanguinamento, malnutrizione, farmaci e infiammazione derivante dal cancro e dal trattamento del cancro.

È accertato che circa il 35 % delle persone con un tumore solido e il 50% delle persone con un tumore del sangue presentino anemia già all’esordio della malattia.

 

Cosa fare

Le ragioni per cui un paziente diventa anemico possono essere molteplici: carenze nutrizionali (ferro, vitamina B12, folati), perdite microscopiche di sangue, intossicazioni del midollo osseo ed infine lo stesso trattamento chemioterapico. Quest’ultimo, in particolare, può ridurre la capacità del midollo osseo di produrre globuli rossi, portando conseguentemente meno ossigeno ai tessuti e comportando quella sensazione tipica di debolezza e stanchezza, denominata astenia, tipica dell’anemia.

A livello nutrizionale l’anemia può essere ricondotta ad un’alimentazione molto carente in ferro (anemia sideropenica), nel caso in cui i fabbisogni giornalieri raccomandati di questo micronutriente non siano soddisfatti (10 mg uomo e 18 mg donna) o ad un suo scarso assorbimento intestinale, ma anche ad un’alimentazione carente in vitamina B12, nel caso ad esempio di una dieta vegetariana, o carente in acido folico. Oltre alle terapie farmacologiche utilizzate per contrastare l’anemia, sia orali che endovenose, che comportano in alcuni casi nausea e vomito, è possibile risolvere il quadro tramite una dieta adeguata.

 

Cibi utili

Nel caso di anemia sideropenica

Il ferro è presente in moltissimi alimenti, sia vegetali che animali, ma la quantità assorbita varia in base alla fonte di provenienza.

Esistono due tipologie principali di ferro:

  • Il ferro eme, contenuto principalmente negli alimenti di origine animale (carne e pesce), ritenuto più assorbibile rispetto a quello derivante dagli alimenti di origine vegetale.
  • Il ferro non eme, contenuto negli alimenti vegetali (legumi, ortaggi a foglia, semi oleosi, erbe aromatiche e frutta secca), ma anche in quelli animali, meno assorbibile, ma che può comunque essere assorbito influenzando minimamente la dieta con alcuni accorgimenti. È possibile, infatti, aumentare la sua biodisponibilità consumando all’interno dello stesso pasto una fonte di vitamina C (arance, succo di limone, kiwi, peperoncino fresco..). Un ulteriore accorgimento è quello di non sottoporre tali tipi di alimenti a cotture ad alte temperature che ne riducono la biodisponibilità, si consiglia perciò di consumarli crudi o cotti al vapore, consumando se possibile anche l’acqua di cottura.

 

Le carni che comunque ne contengono un buon quantitativo sono le frattaglie di bovino, suino e cavallo o la carne di fagiano, di lepre o di cavallo. Per quanto riguarda il pesce alcune alternative possono essere le vongole e le cozze.

Infine, facendo riferimento a gli accorgimenti sopra visti, gli alimenti appartenenti al mondo vegetale che presentano un buon quantitativo di ferro sono:

– Legumi secchi come: soia, fagioli, ceci e lenticchie.

– Verdura a foglia verde come: radicchio verde, rucola, tarassaco. Anche carciofi, broccoletti, spinaci, bieta e invidia ne presentano una discreta quantità.

– I cereali integrali, l’avena e la quinoa.

Pistacchi, arachidi, nocciole e mandorle.

– Erbe aromatiche secche come il timo e il basilico.

 

Carenza di Vitamina B12

Nel caso in cui l’anemia sia determinata da questo tipo di carenza (fabbisogno giornaliero raccomandato 2,4 µg), sarebbe utile inserire nella dieta alimenti di origine animale come vongole, aringhe, sgombro, uova, mozzarella di bufala, frattaglie, latte intero e yogurt magro.

La vitamina B12 a differenza del ferro è stabile al calore, ma sensibile alla luce e all’ossigeno, perciò si raccomanda di conservare tali tipi di alimenti lontani dalla luce e dall’aria.

 

Carenza di Acido Folico

In caso di una carenza alimentare di questo tipo (fabbisogno giornaliero raccomandato 400 µg), si consiglia di prediligere una dieta ricca in vegetali a foglia verde come cavoli, broccoli, verza…

Stress ossidativo e sostanze fitochimiche alimentari: ruolo nella chemioprevenzione e nel trattamento del cancro

Chikara Shireen et al.

Oxidative stress and dietary phytochemicals: Role in cancer chemoprevention and treatment.

Review Cancer Lett. 2018 Jan 28;413:122-134. 

 

Diverse osservazioni epidemiologiche hanno mostrato una relazione inversa tra il consumo di alimenti di origine vegetale, ricchi di sostanze fitochimiche, e l’incidenza del cancro. I fitochimici, i metaboliti secondari delle piante, attraverso la loro proprietà antiossidante svolgono un ruolo chiave nella chemioprevenzione del cancro sopprimendo il danno al DNA indotto dallo stress ossidativo. Inoltre, modulano diverse vie di segnalazione mediate dallo stress ossidativo attraverso i loro effetti antiossidanti e, infine, proteggono le cellule dai cambiamenti molecolari che innescano la carcinogenesi. In diversi casi, tuttavia, è stata osservata la proprietà pro-ossidante di questi fitochimici rispetto al trattamento del cancro. Inoltre, studi in vitro e in vivo mostrano che diversi fitochimici potenziano l’efficacia degli agenti chemioterapici esacerbando lo stress ossidativo nelle cellule tumorali. Pertanto, abbiamo esaminato diversi studi che indagano sul ruolo di sostanze fitochimiche alimentari come curcumina (curcuma), epigallocatechina gallato (EGCG; tè verde), resveratrolo (uva), fenetil isotiocianato (PEITC), sulforafano (verdure crocifere), esperidina, quercetina e 2′-idrossiavanone (2HF; agrumi) nella regolazione dello stress ossidativo e delle vie di segnalazione associate nel contesto della chemioprevenzione e del trattamento del cancro.

 

Abstract

Oxidative stress and dietary phytochemicals: Role in cancer chemoprevention and treatment.

Several epidemiological observations have shown an inverse relation between consumption of plant-based foods, rich in phytochemicals, and incidence of cancer. Phytochemicals, secondary plant metabolites, via their antioxidant property play a key role in cancer chemoprevention by suppressing oxidative stress-induced DNA damage. In addition, they modulate several oxidative stress-mediated signaling pathways through their anti-oxidant effects, and ultimately protect cells from undergoing molecular changes that trigger carcinogenesis. In several instances, however, the pro-oxidant property of these phytochemicals has been observed with respect to cancer treatment. Further, in vitro and in vivo studies show that several phytochemicals potentiate the efficacy of chemotherapeutic agents by exacerbating oxidative stress in cancer cells. Therefore, we reviewed multiple studies investigating the role of dietary phytochemicals such as, curcumin (turmeric), epigallocatechin gallate (EGCG; green tea), resveratrol (grapes), phenethyl isothiocyanate (PEITC), sulforaphane (cruciferous vegetables), hesperidin, quercetin and 2′-hydroxyflavanone (2HF; citrus fruits) in regulating oxidative stress and associated signaling pathways in the context of cancer chemoprevention and treatment.

 

Link all’articolo originale: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29113871/

Fibra dietetica e sopravvivenza nelle donne con cancro al seno: una meta-analisi dose-risposta di studi di coorte prospettici

Jayedi Ahmad et al.

Dietary Fiber and Survival in Women with Breast Cancer: A Dose-Response Meta-Analysis of Prospective Cohort Studies

Nutr Cancer. 2020 Aug 14;1-11.

 

Abbiamo cercato di studiare l’associazione del consumo di fibre alimentari con il rischio di mortalità nelle donne con cancro al seno. Una ricerca sistematica è stata intrapresa su PubMed, Scopus e ISI Web of Science fino a marzo 2020 per trovare studi di coorte che studiano l’associazione del consumo di fibre alimentari con il rischio di mortalità nelle donne con cancro al seno. Un modello di effetti casuali è stato utilizzato per combinare risultati specifici dello studio. La qualità delle prove è stata valutata dal punteggio NutriGrade. Sono stati inclusi sette studi prospettici di coorte con 1.426 casi di mortalità per tutte le cause e 679 casi di mortalità specifica per il cancro al seno tra 11.295 pazienti con cancro al seno. I rischi relativi per il più alto rispetto alla categoria più bassa di consumo di fibre alimentari sono stati 0,63 (95%CI: 0,52, 0,77; I 2 = 0%, n = 5) per la mortalità per tutte le cause e 0,72 (95%CI: 0,54, 0,96; I 2 = 0%, n = 5) per la mortalità specifica per il cancro al seno. C’era una forte associazione lineare tra l’assunzione di fibre e il rischio di mortalità per tutte le cause. La qualità delle prove è stata valutata moderata per la mortalità per tutte le cause e bassa per la mortalità specifica per il cancro al seno. Un maggiore consumo di fibre alimentari può migliorare la sopravvivenza nei pazienti con cancro al seno. Sono necessarie ulteriori ricerche per confermare i risultati attuali, considerando i tipi di fibra consumata e lo stato del recettore dell’estrogeno tumorale.

 

Abstract

Dietary Fiber and Survival in Women with Breast Cancer: A Dose-Response Meta-Analysis of Prospective Cohort Studies

We aimed to investigate the association of dietary fiber consumption with mortality risk in women with breast cancer. A systematic search was undertaken in PubMed, Scopus, and ISI Web of Science till March 2020 to find cohort studies investigating the association of dietary fiber consumption with mortality risk in women with breast cancer. A random-effects model was used to combine study-specific results. The quality of evidence was rated by NutriGrade score. Seven prospective cohort studies with 1,426 cases of all-cause mortality and 679 cases of breast cancer-specific mortality among 11,295 patients with breast cancer were included. The relative risks for the highest compared to the lowest category of dietary fiber consumption were 0.63 (95%CI: 0.52, 0.77; I 2 = 0%, n = 5) for all-cause mortality, and 0.72 (95%CI: 0.54, 0.96; I 2 = 0%, n = 5) for breast cancer-specific mortality. There was a strong linear association between fiber intake and all-cause mortality risk. The quality of evidence was rated moderate for all-cause mortality, and low for breast cancer-specific mortality. Higher dietary fiber consumption may improve survival in patients with breast cancer. More research is needed to confirm the present results, considering types of fiber consumed and tumor estrogen receptor status.

 

Link all’articolo originale: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32795218/

Associazioni del consumo di prodotti lattiero-caseari alla mortalità attraverso l’indagine prospettica europea sul cancro e l’alimentazione (EPIC)- coorte Italia

Pala V, Sieri S, Chiodini P, Masala G, Palli D, Mattiello A, Panico S, Tumino R, Frasca G, Fasanelli F, Ricceri F, Agnoli C, Grioni S, Krogh V

Associations of dairy product consumption with mortality in the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)–Italy cohort

Am J Clin Nutr. 2019 Nov 1;110(5):1220-1230

 

BACKGROUND: Il rapporto tra consumo di prodotti lattiero-caseari e salute e mortalità è controverso.
OBIETTIVI: abbiamo studiato le associazioni di consumo di vari prodotti lattiero-caseari con mortalità nella coorte italiana dell’indagine prospettica europea su cancro e nutrizione (EPIC)-studio Italia.
METODI: il consumo di prodotti lattiero-caseari è stato valutato mediante validazione FFQ semiquantitativa. I modelli multivariabili di cox stratificati per centro, età e sesso e corretti per tener conto delle associazioni stimate di latte (totale, intero e a ridotto tenore di grassi), yogurt, formaggio, burro e assunzione di calcio da latticini con mortalità per cancro, malattie cardiovascolari e tutte le cause. La non linearità è stata testata con una limitata regressione cubica della spline.
RISULTATI: dopo un follow-up mediano di 14,9 anni, sono stati identificati 2468 decessi in 45.009 partecipanti: 59% da cancro e 19% da malattia cardiovascolare. Non è stata trovata nei modelli corretti integralmente nessuna associazione significativa del consumo di un qualsiasi prodotto lattiero-caseario con la mortalità. È stata riscontrata una riduzione del 25% del rischio di mortalità per tutte le cause con l’assunzione di latte da 160 a 120 g / d (HR: 0,75; IC al 95%: 0,61, 0,91) ma non per la categoria di assunzione più alta (> 200 g / d) (HR: 0,95; IC al 95%:0,84, 1,08) rispetto all’assenza di consumo.
Associazioni di consumo di latte intero e a ridotto tenore di grassi con tutte le cause e con la causa specifica di morte erano simili a quelli del latte nel suo insieme.
CONCLUSIONI: In questa coorte italiana caratterizzata da un consumo di latte medio-basso, non abbiamo trovato prove di un’associazione dose-risposta tra consumo di latte e la mortalità e inoltre, nessuna associazione tra il consumo di altri prodotti lattiero-caseari esaminati e la mortalità.

 

Abstract

Associations of dairy product consumption with mortality in the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)–Italy cohort

BACKGROUND: The relation of dairy product consumption to health and mortality is controversial.
OBJECTIVES: We investigated associations of consumption of various dairy products with mortality in the Italian cohort of the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)–Italy study.
METHODS: Dairy product consumption was assessed by validated semiquantitative FFQs. Multivariable Cox models stratified by center, age, and sex and adjusted for confounders estimated associations of milk (total, full fat, and reduced fat), yogurt, cheese, butter, and dairy calcium consumption with mortality for cancer, cardiovascular disease, and all causes. Nonlinearity was tested by restricted cubic spline regression.
RESULTS: After a median follow-up of 14.9 y, 2468 deaths were identified in 45,009 participants: 59% from cancer and 19% from cardiovascular disease. No significant association of consumption of any dairy product with mortality was found in the fully adjusted models. A 25% reduction in risk of all-cause mortality was found for milk intake from 160 to 120 g/d (HR: 0.75; 95% CI: 0.61, 0.91) but not for the highest (>200 g/d) category of intake (HR: 0.95; 95% CI: 0.84, 1.08) compared with nonconsumption. Associations of full-fat and reduced-fat milk consumption with all-cause and cause-specific mortality were similar to those for milk as a whole.
CONCLUSIONS: In this Italian cohort characterized by low to average milk consumption, we found no evidence of a dose–response association between milk consumption and mortality and also no association of consumption of other dairy products investigated with mortality.

 

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31435641

Mousse di cioccolato fondente all’acqua con zucchero d’agave
Chef Matteo Scibilia
Osteria della buona condotta

 

Dolce

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 200 gr cioccolato fondente minimo 72% del Venezuela o Perù
  • 20 gr sciroppo d’agave
  • acqua q.b.

 

Preparazione

Spezzettare il cioccolato e farlo fondere a bagnomaria. Una volta sciolto completamente, adagiare la terrina su un piano, aggiungere l’acqua e inglobarla completamente al cioccolato. Lasciare quindi raffreddare per qualche minuto la ciotola che si sta usando, riempire una ciotola più capiente di ghiaccio (o ghiaccio e acqua), aggiungere lo sciroppo d’agave e con le fruste elettriche montare il cioccolato. Dividere in ciotole più piccole. Lasciar riposare la mousse in frigo per 30 minuti prima di consumare.

 

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Vitello tonnato all’antica
Chef Matteo Scibilia
Osteria della buona condotta

 

Secondo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 500 gr carne di vitella
  • vino bianco q.b.
  • sedano q.b.
  • 2 foglie di alloro
  • 3 chiodi di garofano
  • 6 foglie di salvia
  • sale q.b.

 

Per la salsa tonnata: 

  • 300 gr tonno al naturale
  • 4 tuorli d’uovo
  • 30 gr acciughe
  • 1 cucchiaio abbondante di capperi
  • succo di 1 limone
  • 1/2 bicchiere olio extra vergine di oliva
  • 1 cucchiaio di aceto di mele

 

Preparazione

Accomodate il vitello in una ciotola, copritelo con del vino bianco, profumate con il sedano a pezzetti, 2 foglie di alloro, 3 chiodi di garofano, 6 foglie di salvia. Coprite la ciotola con la pellicola e ponete a marinare in frigo per almeno 12 ore. Trasferite il girello in una casseruola, copritelo con la marinata, filtrata, e rabboccate con acqua in modo che risulti abbondantemente coperto. Salate, portate a bollore e cuocete per un’ora. Conservate 2 mestolini di acqua di cottura, poi scolatelo, lasciatelo raffreddare per un paio di ore, quindi mettetelo in frigo per un’ora per farlo rassodare.

 

Per la salsa:

Frullate il tonno sgocciolato con i tuorli sodi, i capperi, il succo di limone, le acciughe, l’olio e l’aceto. Aggiungete alla salsa tonnata ottenuta 2 mestolini dell’acqua di cottura tenuta da parte, per renderla liscia e vellutata. Tagliate la carne a fette molto sottili (l’ideale sarebbe usare l’affettatrice) e disponetele nei piatti. Copritele abbondantemente di salsa tonnata e completate con qualche cappero.

 

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Pasta e ceci con pasta integrale
Chef Matteo Scibilia
Osteria della buona condotta

 

Primo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 500 gr ceci
  • 200 gr pasta integrale (ditaloni o farfalle)
  • olio extra vergine di oliva q.b.
  • rosmarino fresco

 

Preparazione

Mettere i ceci in ammollo in abbondante acqua per 10 ore prima di essere cotti, possibilmente all’interno di una pentola di terracotta per salvaguardare il sapore. Per cucinarli copriteli con dell’acqua fredda e aromatizzate con rosmarino, alloro e uno spicchio d’aglio e fate cuocere i ceci per un’ora a fuoco medio-basso. Per velocizzare la cottura utilizzate la pentola a pressione. Ricordate di aggiungere il sale solo alla fine per non indurirli.

La pasta e ceci non deve essere certamente brodosa, quindi se necessario, aggiungete del brodo vegetale durante la cottura per arrivare alla giusta consistenza.
Per rendere il piatto più gustoso è possibile anche frullare una parte dei ceci e poi aggiungere questa crema quasi a fine cottura.

Portate a bollore tutto e aggiungete la pasta, in questo caso ditaloni integrali. Lasciate cuocere finché la pasta non è pronta (circa 8 minuti) e non ha rilasciato la giusta quantità di amido. Lasciate riposare per qualche minuto la pasta e ceci coperta e poi servite con un filo di olio extravergine di oliva e del peperoncino, a vostro piacimento.

 

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Salmerino al vapore, radicchi invernali, gazpacho e erbe selvatiche
Chef Marco Cozza e Andrea De Carli
Ristorante Rose Salò

 

Secondo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 500 g filetto di salmerino
  • 150 g radicchi freschi invernali
  • 30 g erbe selvatiche di campo

 

Per il gazpacho:

  • 100 gr polpa di pomodoro
  • 20 gr succo di cetriolo
  • 2 g tabasco

 

Preparazione

Pulire accuratamente il salmerino, deliscarlo.

A parte, mondare i radicchi invernali e lasciarli marinare in olio e succo di limone. Metà dei radicchi, poi, li lasceremo crudi e l’altra metà li cuoceremo al cartoccio.

Per il gazpacho frullare il pomodoro e aggiungergli il succo di cetriolo e le gocce di tabasco, regolare poi con del pepe e dell’olio EVO del Garda.

Cuocere il trancio di salmerino al vapore.

Passiamo poi all’impiattamento: disporre in modo alternato i radicchi cotti e crudi, poi adagiarvi il salmerino al vapore e, a lato, il gazpacho. Finire con le erbe spontanee.

 

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Erbe spontanee al cartoccio e bagna caoda di lago
Chef Marco Cozza e Andrea De Carli
Ristorante Rose Salò

 

Antipasto

 

Ingredienti (per quattro persone)

 

Per le erbe:

  • 100 gr erbe spontanee (vanno bene qualsiasi tipo)
  • 20 gr olio “EVO” del Garda

 

Per la Bagna:

  • 100 gr agoni
  • 100 ml olio “EVO” del Garda
  • 50 g aglio candito

 

Preparazione

Cuocere gli agoni e l’aglio candito nell’olio “EVO” per circa 10 ore, poi una volta freddo passare tutto al passaverdure o a un estrattore, così da ottenere una salsa liscia e saporita.

A parte mondare accuratamente le erbe e lavarle in acqua fredda, poi con l’aiuto di un cartoccio cuocerle sulla griglia per circa 5 minuti.

Servirle nel piatto con un cucchiaio di bagna caoda di lago.

 

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Garganelli di fagioli borlotti con crema di broccoli e humus di ceci
Chef Paolo Gatta
Ristorante Pascia

 

Primo Piatto

 

Ingredienti 

 

Per i garganelli:

  • 100 g di farina di fagioli borlotti
  • 50 g di acqua
  • 5 g di fiocchi di alghe nori

 

Per la crema di broccoli:

  •  500 g broccoli
  • 30 g scalogno
  • Menta peperita fresca
  • Finocchio in semi
  • Coriandolo in semi
  • Cumino dei prati
  • Anice in semi
  • Coriandolo fresco
  • 30 gr olio extra vergine di oliva

 

Per l’humus di ceci:

  • 380 g Ceci secchi
  • 32 g thain
  • Alga kombu
  • 18 g purea di umeboshi
  • 8.5 g succo di zenzero
  • 12 g succo di limone
  • 25 g olio di lino
  • 8 g erba cipollina

 

Preparazione

Per l’humus di ceci
Mettere i ceci secchi a germinare in acqua fredda per almeno 48 ore cambiando l’acqua ogni 6 ore. Trascorse le 48 ore sciacquare i ceci. Riscaldare sul fuoco il tegame in terracotta per 20 minuti, le spezie, i ceci, coprire con acqua alcalina ph 9.5 e cuocere. Negli ultimi 10 minuti di cottura aggiungere l’alga kombu. A cottura terminata passare i ceci al setaccio affinché si ottenga una purea omogenea. Riporre l’impasto in una bull, aggiungere la purea di umeboshi, la thain, il succo di zenzero, il succo di un limone, erba cipollina e olio di lino, fatto scendere a filo, rimestare l’humus finché diventa cremoso.

 

Per i garganelli
Preparare la sfoglia disponendo la farina di fagioli borlotti e i fiocchi di alghe nori su una spianatoia, formando una conca al centro e aggiungere l’acqua tiepida poco alla volta, quindi impastare con le mani fino ad ottenere un impasto morbido e liscio. Una volta che l’impasto avrà la giusta consistenza, avvolgerlo nella pellicola e lasciare riposare per almeno 30 minuti in frigorifero. Stendere la sfoglia con un mattarello e poi con la macchina della pasta fare delle sfoglie sottili tirate gradualmente. Disporre le sfoglie sul tavolo e con una rotella tagliapasta ricavate dei quadrati delle dimensioni di 3 cm per lato. Per preparare i garganelli vi servirà uno strumento apposito: il “pettine”, disporre il quadratino di pasta di sbieco sulla tavoletta e arrotolatelo pigiando e sigillando bene il garganello.

 

Per la crema di broccoli
Scaldare la casseruola, unire due cucchiai di olio, le spezie (finocchio, cumino dei prati, anice e coriandolo “spezia dominante coriandolo”) lasciare intiepidire e non superare i 65°, imbiondire a fuoco lento lo scalogno tritato finemente, unire due rametti di menta peperita, i broccoli e coprire con acqua alcalina ph 9.5 precedentemente riscaldata. Cuocere per pochi minuti (8.36), frullare, setacciare e mantenere in caldo.

Cuocere i garganelli in acqua salata per pochissimi minuti, scolateli con una schiumarola e trasferiteli in una padella nella quale precedentemente avete imbiondito 3 o 4 foglie di menta con l’olio, saltare e mantecare. Impiattare disponendo in una fondina tre puntini di humus della grandezza di una noce, la crema di broccoli e adagiare i garganelli. Decorare con le foglioline di menta croccanti e i ciuffetti di broccoli precedentemente sbollentati.

 

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Asparagi, mandorle e porcini
Chef Marco Volpin
Ristorante Le Tentazioni

 

 

 

 

 

 

Contorno

 

Ingredienti (per una persona)

 

Per gli asparagi:

  • 2 asparagi verdi
  • 500 gr asparagi bianchi bio di pernumia
  • 25 gr aceto di mela bio
  • 50 gr olio extravergine di oliva
  • sale q.b.
  • pepe 0,5 gr

 

Per il croccante di porcini:

  • 20 gr farina integrale bio
  • 3 gr polvere di porcini
  • 40 gr acqua
  • sale q.b.
  • 10 gr olio extravergine di oliva

 

Per la maionese di mandorle:

  • 100 gr mandorle bio pelate
  • 30 gr di olio extravergine di oliva
  • 75 gr di acqua
  • sale q.b.
  • 10 gr aceto di mela bio

 

Per la guarnizione del piatto:

  • 2 noci di macadamia tostate
  • 3 germogli di pisello
  • 2 maggiorana fresca
  • 0.3 gr polvere di porcini

 

Preparazione

Per gli asparagi
Cuocere gli asparagi verdi e raffreddare in acqua e ghiaccio, spadellare con dell’olio e poi condire con maggiorana, sale e gazpacho di asparagi bianchi ottenuto dalla loro cottura, e frullati con olio, sale, pepe e aceto di mela.

Per la maionese di mandorle
Mixare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.

Per il croccante di porcini
Mixare gli ingredienti e poi cuocere in un padellino antiaderente fino ad ottenere una chips croccante ed asciutta.

Impiattamento
Collocare gli asparagi verdi, le due salse, le erbe aromatiche, le noci di macadamia tostate e spolverare con la polvere di porcini.

 

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ricetta prova elena Copia
Chef Enrico e Roberto (Bobo) Cerea, Executive Chef,                                Ristorante Da Vittorio

 

 

 

 

 

 

Primo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 320 gr bavette
  • 400 gr rapa rossa (con buccia)
  • 4 L acqua
  • 5 gr alga konbu
  • 8 gr alici (filetti)
  • 2 gr succo di limone
  • 5 gr colatura di alici
  • 3 gr dragoncello
  • 10 gr olio extra vergine di oliva
  • 100 gr yogurt bianco non zuccherato (asciugato bene)
  • 5 gr succo di limone

 

Preparazione

Lavare bene le rape e metterle a bollire con l’alga kombu fino a che le rape non saranno bene cotte, successivamente conservare l’acqua e pelare le rape, frullare le rape fino ad ottenere una purea liscia. Mescolare lo yogurt con il limone, mettere il composto in un panno e lasciarlo colare per almeno 12 ore. Cuocere la pasta in circa 700 gr di acqua di rapa rossa per circa 8 minuti (all’occorenza aggiungere altra acqua già calda come se fosse un risotto) una volta che l’ acqua sarà completamente evaporata e la pasta quasi cotta aggiungere i filetti di acciughe tagliate a pezzetti e la purea di rapa rossa insieme a qualche goccia di limone, se la pasta risultasse mancante di sale aggiungere un po’ di colatura di alici. Nel piatto porre 15 gr di yogurt e adagiare la pasta mantecata con un filo di olio, finire con un po’ di dragoncello fresco.

 

Cavolfiore con salsa al latte di mandorla, succo di yuzu e frutti di mare
Chef Antonio Guida
Executive Chef
Mandarin Oriental, Milan

 

Secondo piatto

 

Ingredienti

Per il latte di mandorle:

  • 1l di acqua
  • 220g di mandorle

Per la Crema Di Cavolfiore:

  • 250g di cavolfiore
  • 350g di latte di mandorle

Per il cavolfiore:

  • Cavolfiore
  • 2l di latte di mandorle
  • q.b. di sale

 

Ingredienti per 1 persona:

  •  1 porzione di cavolfiore (circa 60 g)
  • 10g di succo di yuzu
  • 5 fette di mandorle
  • 1g di alga nori
  • 3 cozze
  • 5 vongole
  • 3 gamberi tritati
  • 10 lumache
  • 60g di crema di cavolfiore

 

Procedimento
Frullare le mandorle con acqua nel hotmix a 95°C per 10 minuti, filtrare e regolare il sale.
Cuocere separatamente 250g di cavolfiore in un po’ di latte di mandorle, quanto basta per coprire. Una volta cotto, mescolare con il restante latte di mandorle per ottenere una crema di cavolfiore liscia.
Pulire il cavolfiore e preparare porzioni da 60g ciascuna, cuocerlo in un liquido composto da 2l di latte di mandorle e 10g di sale per circa 7 minuti.
Riscaldare i frutti di mare nel succo di yuzu.
Una volta raffreddato il cavolfiore, colorarlo in padella finché diventa dorato.

 

Esecuzione
Mettere la crema di cavolfiore nella fondina, adagiare il pezzo di cavolfiore, mettere i crostacei scolati dal succo, aggiungere 5 pezzi di mandorla a fette, mettere qualche goccia di succo di yuzu, finire il piatto con una julienne di alga nori precedentemente saltata.

 

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Branzino mandorle e pistacchi con verdure al cartoccio e salsa yogurt basilico e zenzero
Chef Enrico e Roberto (Bobo) Cerea,
Executive Chef,
Ristorante Da Vittorio

 

Secondo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 2 zucchine da 120 g circa;
  • Nr. 10 pomodorini;
  • Nr. 1 melanzana;
  • 200 g di sedano rapa tagliato a cubi;
  • 4 scaloppe di branzino da 130 g.
  • 90g di mandorle tostate spezzettate;
  • 40 g di olio E.V.O.;
  • 70 g di pistacchi tostati;
  • Sape e pepe q.b.

 

Procedimento per il pesce con verdure al cartoccio

Mondare le verdure e tagliare le melanzane e le zucchine a fette di 1,5cm circa. Scottare in padella le zucchine, le melanzane e il sedano rapa per qualche minuto, facendo in modo che rimangano un po’ crude (concluderemo la cottura nel cartoccio). Dopodiché racchiudere in un cartoccio le verdure e il branzino cosparso in superficie con tutte le mandorle e i pistacchi. Chiudere il cartoccio e dieci minuti prima di servire infornare a 180°C.

 

Per la salsa yogurt basilico e zenzero

  • 350g di yogurt greco;
  • 60g di succo di limone;
  • 90g di foglie di basilico;
  • 15g di zenzero grattugiato.

Unire tutti gli ingredienti in un frullatore e mixare per 4-5 minuti.

 

Finitura del piatto

Aprire il cartoccio davanti ai commensali e cospargere di salsa yogurt e basilico.

 

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Sgombro marinato con caponata di verdure
Chef Valentino Palmisano
Relais & Chateaux Palazzo Seneca – Ristorante Vespasia

 

Antipasto

 

Ingredienti (per dieci persone)

Per la marinatura dello sgombro:

  • 600 gr sgombro
  • 80 gr colatura di alici
  • 40 gr olio extravergine di oliva Gradassi

 

Per la caponata di verdure:

  • 125 gr zucchine (sbollentate)
  • 100 gr sedano nero di Trevi (sbollentato)
  • 30 gr concasse di pomodoro
  • 10 gr passata di pomodoro San Marzano IGP
  • 25 gr olive verdi di Gaeta
  • 15 gr cipolla rossa brunoise (da cuocere insieme ad aceto e zucchero fino a che non caramella)
  • 30 gr aceto di vino bianco
  • 10 gr zucchero semolato
  • 10 gr capperi di Pantelleria
  • 10 gr pinoli tostati
  • 20 gr olio extra vergine di oliva Gradassi
  • Sale q.b.

 

Per la salsa al prezzemolo:

  • 75 gr prezzemolo (solo le foglie)
  • 30 gr olio extravergine di oliva Gradassi
  • 1 aglio sbollentato
  • 10 gr colatura di alici

 

Per la gelatina di peperoni:

  • 300 gr peperoni rossi

 

Preparazione

Per lo sgombro marinato
pulire lo sgombro dalle lische e la pelle tipo pellicola, marinare lo sgombro con colatura e olio e metterlo per 12 ore sottovuoto.

Per la caponata di verdure
tagliare tutte le verdure, cuocerle come indicato e mescolarle delicatamente.

Per la salsa di prezzemolo
cuocere le foglie di prezzemolo in acqua e frullare con l’aglio sbollentato e setacciare tutto.

Per la salsa di peperoni
avvolgere i peperoni in un foglio di carta alluminio e cuocere in forno a 180° per 40 minuti, far raffreddare e togliere la pelle e i semi, frullare i peperoni e setacciare la salsa.

Comporre il piatto con lo sgombro, la caponata e le salse di accompagnamento.

 

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Mousse al cioccolato e inserto di lamponi
Chef Valentino Palmisano
Relais & Chateaux Palazzo Seneca – Ristorante Vespasia

 

Dolce

 

Ingredienti (per quattro persone)

Per la mousse al cioccolato:

  • 200 gr cioccolato fondente al 70%
  • 150 ml acqua
  • 150 gr meringa

 

Per la meringa:

  • 80 gr albume
  • 15 ml acqua
  • 45 gr zucchero

 

Per la gelatina di lamponi:

  • 200 gr lamponi freschi
  • 20 ml acqua
  • 1,5 fogli di agar agar
  • 100 gr cioccolato fondente al 70%

 

 

Preparazione

Per la meringa
mescolare lo zucchero e l’acqua e portarlo a 121°C e aggiungere a filo lo zucchero ai bianchi d’uovo pre-montati, una volta aggiunto tutto lo zucchero sciolto far montare la meringa fino a farla raffreddare.

Per la mousse
In una pentola far bollire l’acqua, spegnere il fuoco e aggiungere il cioccolato mescolarlo fino ad ottenere un composto omogeneo, mettere in frigo il composto per almeno 3 ore e successivamente montarlo con la planetaria, una volta montato aggiungere la meringa delicatamente.

Per la gelatina di lamponi
frullare i lamponi e passarli in un passino per eliminare i semi, in un pentolino far bollire l’acqua e aggiungere l’agar agar e incorporare immediatamente alla purea di lamponi, porre il liquido in stampi a semisfere e far raffreddare in frigo.

Per il montaggio finale
in uno stampo a sfera intera versare la mousse e porre al centro la gelatina e versare la restante mousse fino a riempire lo stampo. Mettere in congelatore e sciogliere il cioccolato restante a bagno marina, una volta che la mousse sarà congelata immergere la mousse nel cioccolato per 3 secondi a aspettare che il cioccolato rapprenda, mettere la mousse ricoperta di cioccolato in frigo per 1 ora e poi servire.

 

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Pollo con farcia di cicoria e timo
Chef Valentino Palmisano
Relais & Chateaux Palazzo Seneca – Ristorante Vespasia

 

Secondo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

Per la farcia di pollo:

  • 150 ml acqua
  • 120 gr cosce di pollo
  • Sale q.b.
  • 30 gr albume
  • 90 gr cicoria
  • 2 gr timo fresco

 

Per la salsa:

  • 700 gr ossa del pollo
  • 3 L acqua
  • 40 gr scalogno
  • 1 gr alloro
  • 1 gr pepe lungo
  • 5 gr timo

 

Per la millefoglie di bieta e patate:

  • 250 gr patate di pietralunga
  • 150 gr bieta a foglia larga
  • 50 gr olio extra vergine di oliva
  • 1 gr origano
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Disossare il pollo lasciando la pelle sui petti. Disossare le cosce privandole della pelle.
Per la farcia
sbollentare la cicoria in acqua salata, strizzarla bene e tritarla finemente, frullare le cosce con tutti gli ingredienti eccetto la cicoria, una volta ottenuto un composto omogeneo setacciarle privandole di tutti i nervi e tendini, mescolare la cicoria e il timo con il composto delle cosce. Alzare la pelle dei petti e con una spatolina stendere la farcia in maniera omogenea e ricoprire con la pelle. inserire il petto farcito in un sacchetto sottovuoto e chiuderlo eliminando il 100% dell’aria.

Per la salsa
cuocere le ossa in forno a 200° per circa 45 minuti successivamente mettere tutti gli ingredienti della salsa in una pentola e cuocere fino a ridurre l’acqua a metà senza mai far bollire il composto, setacciare accuratamente utilizzando un etamina e continuare a cuocere la salsa fino ad ottenere una consistenza cremosa.

Per la Millefoglie
pelare le patate e tagliarle con l’aiuto di una mandolina per lungo e condirle con sale e olio, pulire la bieta eliminando lo stelo e condirle come le patate, in una pirofila stendere le patate a fette e coprirle con la bieta stendendola a sua volta, continuare fino a che le patate e la bieta non saranno finite. Cuore in forno a 180° per circa 25 minuti.

Per completare il piatto
cuocere la faraona in un sous vide per 24 minuti a 64°, in una padella calda arrostire il pollo solo dalla parte della pelle per circa 2 minuti facendo pressione sul petto con un’altra padella per non farla arricciare, tagliare il pollo e porla sul piatto con la millefoglie e aggiungere la salsa.

 

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Crostino al grano saraceno, sgombro marinato in ceviche, lenticchie nere e tè verde
Chef Juan Quintero
Executive Chef
Hotel Borgo San Felice

 

Antipasto

 

Ingredienti

Per il pane (base)

  • 100g Farina di grano saraceno integrale
  • 100g Farina di segale integrale
  • 60g Yogurt greco
  • 150ml Latte di mandorla
  • Sale q.b.
  • 25ml Olio di semi di lino
  • 5g Bicarbonato
  • 5g Lievito chimico

 

Per lo sgombro marinato

  • 50g Sgombro fresco
  • Sale q.b.
  • 3g Zucchero integrale
  • 10ml Limone

 

Per l’insalatina di lenticchie nere e semi

  • 80g Lenticchie nere beluga
  • 20g Semi di Chia
  • 15ml Succo di limone
  • 10g Scalogno
  • 15g Peperone verde
  • 5g Dragoncello
  • Sale q.b.

 

Per la finitura

  • 20g Formaggio di capra magro
  • Erbette: Dragoncello, acetosella

 

Preparazione

Per il pane di grano saraceno
Unire tutti gli ingredienti in una bowl e mescolare con l’aiuto di una frusta. Versare il composto in un contenitore e cuocere in forno a 185 gradi per 20 min.
Lasciare raffreddare per poi procedere a tagliare le fette che servono per il crostino.

Per lo sgombro
Marinare il pesce con il sale, lo zucchero e il limone dopo averlo sfilettato. Dopo 10 min ritirare il pesce e porzionarlo a seconda della grandezza del crostino e della quantità che se ne vuole aggiungere.

Per l’insalata di lenticchie nere
Cuocere le lenticchie in una pentola coperta con l’aiuto di un po’ di acqua in modo da mantenere intatta la pelle. Aggiungere acqua costantemente finché non sono al dente. Spegnere il fuoco e lasciare raffreddare.
Una volta fredde formare l’insalata con le lenticchie, i vegetali crudi tagliati a dadi, le erbe, i semi, il limone e l’olio. Condire prudentemente con sale.

Per l’assemblaggio disporre una base di pane, guarnire con un po’ di formaggio magro di capra e ultimare sopra con l’insalata di lenticchie.

 

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Zucca infornata e puntarelle

 

Chef Fabio Abbattista
Executive Chef
L’Albereta Relais & Chateaux

 

Contorno

 

Ingredienti (per due persone)

Per la salsa di acciughe:

  • 100 gr di filetti di acciughe sott’olio
  • 50 gr di capperi dissalati
  • 40 gr di aceto di vino bianco
  • 150 gr di olio extravergine d’oliva
  • 20 gr di acqua

 

Per la zucca infornata:

  • 250 gr zucca mantovana
  • Erbe tritate (1 rametto di rosmarino, 1 rametto di timo, 1 rametto di salvia. 1 rametto di santoreggia)
  • Sale fino q.b.
  • Olio extra vergine di oliva

 

Preparazione

Per la salsa di acciughe

Emulsionare tutti gli ingredienti al mixer.

 

Per le puntarelle

Mondare le puntarelle, dividerle per grandezza e cuocerle sottovuoto 10 min. a 90°c.
Tagliarle a bastoncini e condirle con la salsa di acciughe.

 

Per la zucca infornata

Tagliare la zucca a spicchi mantenendo la buccia, spolverare di erbe ogni spicchio di zucca e condire con l’olio e il sale.
Avvolgere lo spicchio di zucca con l’alluminio e cuocere per 20 minuti a 190°.
Terminare ripassando i due spicchi di zucca alla griglia.

 

Presentazione
Tagliare finemente le puntarelle, condirle con la salsa acciugata e porle sugli spicchi di zucca alle erbe infornata.

 

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Bavette con rapa rossa e alici
Chef Valentino Palmisano
Relais & Chateaux Palazzo Seneca – Ristorante Vespasia

 

Primo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 320 gr bavette
  • 400 gr rapa rossa (con buccia)
  • 4 L acqua
  • 5 gr alga konbu
  • 8 gr alici (filetti)
  • 2 gr succo di limone
  • 5 gr colatura di alici
  • 3 gr dragoncello
  • 10 gr olio extra vergine di oliva
  • 100 gr yogurt bianco non zuccherato (asciugato bene)
  • 5 gr succo di limone

 

Preparazione

Lavare bene le rape e metterle a bollire con l’alga kombu fino a che le rape non saranno bene cotte, successivamente conservare l’acqua e pelare le rape, frullare le rape fino ad ottenere una purea liscia. Mescolare lo yogurt con il limone, mettere il composto in un panno e lasciarlo colare per almeno 12 ore. Cuocere la pasta in circa 700 gr di acqua di rapa rossa per circa 8 minuti (all’occorenza aggiungere altra acqua già calda come se fosse un risotto) una volta che l’ acqua sarà completamente evaporata e la pasta quasi cotta aggiungere i filetti di acciughe tagliate a pezzetti e la purea di rapa rossa insieme a qualche goccia di limone, se la pasta risultasse mancante di sale aggiungere un po’ di colatura di alici. Nel piatto porre 15 gr di yogurt e adagiare la pasta mantecata con un filo di olio, finire con un po’ di dragoncello fresco.

 

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Risotto ai funghi porcini e fava tonka

 

Chef Fabio Abbattista
Executive Chef
L’Albereta Relais & Chateaux

 

Primo piatto

 

Ingredienti (per due persone)

  • 160  gr riso carnaroli (riserva San Massimo)
  • 5 dl brodo ai funghi porcini (ottenuto dai ritagli dei porcini fatti bollire con l’acqua)
  • 100 gr funghi porcini
  • 20 gr olio extra vergine d’oliva
  • 20 gr ricotta fresca di capra
  • 1 fava tonka
  • 1 rametto menta
  • sale
  • pepe bianco

 

Preparazione

Tostare il riso con l’olio, bagnare con un mestolo di brodo di porcini e il sale.

Incorporare immediatamente i funghi porcini tagliati a cubetti piccoli.

Cuocere per 13 min.

Mantecare il riso con l’olio, la ricotta fresca di capra, la menta tagliata a julienne, il pepe bianco macinato e rettificare di sale.

Stendere il risotto sul piatto e grattugiare sopra la fava tonka.

 

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test 35

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test 34

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Diario per l’automonitoraggio dell’alimentazione

Scarica il file allegato “DIARIO PER L’AUTOMONITORAGGIO DELL’ALIMENTAZIONE” per iniziare subito a prendere nota del tuo stile di vita. Compila almeno 3 giorni, di cui 2 feriali e 1 festivo, o meglio ancora una settimana, e mostra il diario al tuo medico o al tuo nutrizionista, con i dati da te raccolti potrà consigliarti in maniera ancora più puntuale.

N.B. Oltre ai consumi alimentari, nel diario è presente uno spazio per riportare il movimento svolto durante la giornata ed eventuali osservazioni o sintomi che ritieni utili annotare. Se hai intenzione di far vedere il tuo diario al medico o al nutrizionista, indica anche la quantità di alimenti consumati, se non sei sicuro/a sul peso degli alimenti indica la porzione aiutandoti con le misure casalinghe (es. 1 piatto raso di pasta, ½ tazza di latte, una manciata di mandorle ecc…).

Aumento di peso – cosa fare

È bene precisare che leggeri aumenti di peso, specie in soggetti normopeso, possono essere tollerati, tuttavia aumenti significativi possono influenzare lo stato di salute della persona e la sua capacità di affrontare le terapie e la successiva ripresa.

La possibilità di incorrere in tale effetto collaterale non deve in alcun modo incoraggiare l’inizio di diete fai da te o diete estreme. L’aumento del peso può essere gestito efficacemente da personale qualificato in maniera sicura e salutare sia durante che dopo le cure.

Alcuni consigli:

  • Rivolgersi sempre al proprio oncologo o al medico curante per una valutazione oggettiva del proprio stato di salute rispetto alle terapie in corso;
  • Un appropriato counselling nutrizionale svolto da un dietista o un nutrizionista di riferimento può essere utile per modificare la propria alimentazione attraverso scelte più salutari;
  • In presenza di ritenzione idrica fare attenzione all’eccesso di sale nella dieta sia aggiunto per la preparazione e il condimento dei cibi, sia quello presente negli alimenti conservati;
  • Mantenersi attivi attraverso l’esercizio fisico, anche se minimo, può contribuire al bilancio energetico ed inoltre, da recenti studi, sembra essere di beneficio alla gestione dei sintomi della fatigue;
  • Seguire le dieci raccomandazioni del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro (link) per adottare uno stile di vita salutare e preventivo;
  • L’automonitoraggio dell’alimentazione, tramite un diario, è un valido strumento per prendere coscienza di ciò che si consuma ed aumentare la consapevolezza della propria alimentazione.

Terapie oncologiche che causano aumento di peso

L’aumento di peso è più frequente in pazienti con tumore al seno, alla prostata o alle ovaie, le cui terapie, in particolare la terapia ormonale, possono determinare un guadagno di peso.

Quest’ultimo si osserva frequentemente nelle donne in post-menopausa in terapia ormonale con inibitori dell’aromatasi o tamoxifene, come conseguenza diretta di un calo dei livelli di estrogeni. L’aumento di peso in queste pazienti può contribuire ad aumentare il rischio cardiovascolare unitamente all’altro effetto collaterale tipico di questi agenti che è rappresentato dall’aumento del colesterolo LDL.

Anche la terapia ormonale impiegata per il cancro alla prostata può influire sul profilo di rischio cardiovascolare determinando aumento del peso corporeo, in particolare del grasso sottocutaneo, dislipidemia e riduzione della sensibilità all’insulina.

È bene quindi monitorare periodicamente il profilo lipidico, la pressione arteriosa e il peso corporeo dei pazienti in trattamento con terapia ormonale e suggerire modifiche dello stile di vita per ridurre il rischio cardiovascolare.

 

La chemioterapia e l’utilizzo di farmaci steroidei possono inoltre influire sull’aumento di peso, spesso incidendo oltre che sul tessuto adiposo anche sui liquidi, determinando ritenzione idrica o in alcuni casi edema. I farmaci steroidei possono inoltre aumentare l’appetito, tale sensazione può portare a far mangiare più del necessario.

La chemioterapia e la radioterapia influenzano indirettamente l’aumento di peso, promuovendo la fatigue nel paziente, che ridurrà ulteriormente i propri livelli di attività fisica.

 

Nelle donne, la chirurgia delle ovaie o dell’utero può portare a menopausa, e quindi ad un repentino cambiamento nell’assetto ormonale e del metabolismo, con possibili cambiamenti nella composizione corporea, in particolare nella distribuzione della massa grassa.

Il sovrappeso nelle donne con tumore al seno rappresenta un fattore prognostico sfavorevole, aumentando il rischio di recidiva. Il mantenimento di un peso corporeo adeguato rappresenta quindi un importante strumento di prevenzione secondaria oltre che primaria.

Domande Frequenti

1. Il modo di cucinare può influire sullo sviluppo del tumore?

I metodi di cottura ad alte temperature, come la cottura alla brace o alla griglia, favoriscono la produzione di composti potenzialmente cancerogeni come le amine eterocicliche e gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA).

Tuttavia una grigliata ogni tanto non basta per farci ammalare!

È bene limitare la frequenza delle grigliate alle occasioni veramente importanti, evitando una cottura eccessiva della carne e sempre rimuovendo le parti carbonizzate. Sarebbe inoltre opportuno scartare tagli di carne molto grassi che, colando sulla brace, danno origine a fiammate, e al contatto con la carne determinano una maggior produzione di sostanze tossiche.

L’utilizzo di marinature a base di erbe aromatiche può contribuire a ridurre la produzione degli IPA in cottura. Se si include nel pasto una porzione di frutta e verdura, ricche in antiossidanti e fibre, si può attenuare l’effetto ossidante della carne alla brace, riducendo al minimo i tempi di permanenza nell’intestino di eventuali sostanze tossiche.

Un altro metodo a rischio risulta essere la frittura, durante la quale si produce acrilamide, una sostanza potenzialmente cancerogena per l’uomo. Sebbene non ci siano ancora dati certi, le autorità scientifiche consigliano di limitarne il consumo. Quindi frittura occasionalmente, utilizzando preferibilmente olio d’oliva o olio di arachidi, poiché più stabili alle alte temperature, grazie al loro contenuto elevato in acidi grassi monoinsaturi.

Contrariamente a ciò che si è soliti pensare, la cottura al microonde non risulta essere pericolosa per la salute e non provoca il cancro.

Il cibo scaldato al microonde non è radioattivo, perché produce radiazioni a bassa energia e non ionizzanti. Anzi, nella cottura al microonde alcuni cibi, cuocendo senza acqua e in breve tempo, conservano maggiormente il loro contenuto in micronutrienti e fitocomposti.

In generale le cotture preferibili sono quelle al vapore, al forno, al microonde e in padella con acqua, per tempi brevi.

 

2. Esistono indicazioni alimentari specifiche in base alla tipologia di tumore?

Si, esistono indicazioni alimentari specifiche per tipologia di tumore. Ogni tipo di tumore rappresenta infatti una patologia a sé stante con specifiche caratteristiche, risulta quindi fondamentale adattare le strategie nutrizionali alla sede tumorale, al trattamento farmacologico e agli eventuali effetti collaterali da esso provocati.

Tuttavia il cancro è una patologia nella quale entrano in gioco numerosi fattori strettamente legati alle caratteristiche dell’individuo che valgono per qualsiasi tipo di tumore: dieta, attività fisica, peso corporeo, fumo. A tal proposito sono state elaborate dal Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro 10 raccomandazioni generali  valide sia per la prevenzione che durante la malattia.

Ci sono ovviamente tumori più sensibili all’effetto del cibo, come confermato dal grande studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), e sono quelli che colpiscono l’apparato gastrointestinale. Tuttavia sappiamo che l’alimentazione influisce in generale sullo stato dell’intero organismo, promuovendo o meno lo sviluppo della malattia in qualsiasi altra sede.

Ricordiamo inoltre che per ogni tipo di tumore ci sono tanti altri fattori, oltre l’alimentazione, che possono aumentare il rischio di insorgenza, quali il sesso, l’età, la predisposizione genetica. Per saperne di più consulta la sezione “Indicazioni su dieta e stili di vita per sede tumorale”.

 

3. Cosa fare per perdere peso durante la terapia ormonale?

Per recuperare il normopeso durante la terapia ormonale è fondamentale avere uno stile di vita sano e attivo. Per prima cosa è importante svolgere attività fisica di qualsiasi tipo, purchè diventi un’abitudine quotidiana: camminata, cyclette, nuoto, ballo… iniziando a piccole dosi, 20-30 minuti ad esempio, per poi aumentare gradualmente, secondo il grado di allenamento, la durata e l’intensità.

Per smaltire i chili di troppo è importante inoltre intervenire sull’alimentazione, specie dopo la menopausa, quando l’organismo tende maggiormente all’accumulo di massa grassa. Diamo quindi un taglio agli zuccheri semplici contenuti in dolci, succhi di frutta e alcolici, che non saziano, ma apportano solo calorie vuote, alimentando i depositi di grasso.

Risulta importante strutturare la giornata a tavola secondo le regole del “Piatto Sano”, un’innovazione della piramide alimentare studiata per prevenire e combattere le malattie della società del benessere, tra le quali il cancro. Il “Piatto Sano” si suddivide in 4 parti: verdure e ortaggi, frutta di stagione, cereali e derivati, preferibilmente integrali e fonti proteiche animali (pesce, carne bianca, uova, formaggi freschi magri) o vegetali (legumi), privilegiando le seconde alle prime. Da limitare invece carni rosse, insaccati e formaggi stagionati, poiché ricchi di grassi saturi e sale. I condimenti consigliati sono olio extra vergine di oliva e spezie, da ridurre invece il consumo di sale, grassi animali e salse troppo elaborate.

Vanno sempre evitati i rimedi “fai da te” e sarebbe sempre meglio rivolgersi ad uno specialista della nutrizione per un piano nutrizionale personalizzato.

 

4. Esistono cibi anti-tumorali?

Nessun alimento da solo è in grado di proteggerci da una malattia multifattoriale come il cancro o al contrario di provocarne l’insorgenza. Sono la qualità, la quantità e la frequenza degli alimenti che riescono a modulare il rischio neoplastico, quello che si chiama “pattern alimentare”, come la Dieta Mediterranea. Diete ricche di fibre e vegetali sembrano avere un ruolo protettivo, mentre un eccessivo consumo di carni rosse, insaccati e cibi ipercalorici, abuso di alcol, sovrappeso, obesità e scarsa attività fisica fanno lievitare il rischio di un tumore.

Il consumo regolare di fibra è infatti associato in maniera convincente ad una riduzione del rischio di tumore del colon-retto. Risulta fondamentale quindi aumentare il consumo di cereali integrali, verdura, frutta e legumi per coprire il fabbisogno di fibra raccomandato, pari a circa 25-30 grammi al giorno.

Tuttavia alcuni alimenti, grazie alla presenza di preziose molecole, risultano avere un particolare effetto protettivo. Carote, pomodori, peperoni, zucca, anguria e albicocche contengono tante varietà di carotenoidi, micronutrienti che sembrano proteggerci dal tumore del polmone, tuttavia le evidenze sono ancora limitate.

Il WCRF ha recentemente evidenziato che bere abitualmente caffè può ridurre il rischio di cancro al fegato ed endometrio. Latte e yogurt inoltre rappresentano un probabile fattore di riduzione del rischio di cancro del colon-retto, sia per gli uomini sia per le donne.

 

5. È vero che l’aloe ha un’azione anti-tumorale?

No, non esistono studi scientifici che dimostrano un ruolo anti-tumorale dell’aloe. Le teorie secondo le quali questa pianta sarebbe in grado di curare molti tipi di tumore, anche quelli in fase avanzata, non sono scientificamente dimostrate. Sono tutt’ora in corso ricerche sugli effetti di alcuni composti contenuti in questa pianta, ma non c’è ancora nessun dato sull’uomo.

Non esistono ad oggi prove certe che l’aloe e i suoi derivati siano in grado di eliminare o ridurre gli effetti collaterali delle terapie oncologiche, come i danni cutanei da radioterapia o la mucosite. Tuttavia l’utilizzo a livello cutaneo di gel a base di aloe non è pericoloso e può essere utile per curare piccole ferite e lievi ustioni.

È importante sottolineare che i principi attivi della pianta possono talvolta causare notevoli disturbi all’organismo, specialmente a carico del sistema gastrointestinale, come ad esempio diarrea, dolore addominale, nausea e vomito, provocati soprattutto dalla presenza di antrachinoni, molecole con potente azione lassativa. I derivati dell’aloe possono oltretutto interferire con altri principi attivi di farmaci o integratori a base di erbe, provocando ad esempio problemi alla coagulazione del sangue. Inoltre i soggetti allergici a cipolla, aglio, tulipani e piante simili, se utilizzano prodotti a base di aloe, sono a rischio di reazioni incrociate.

Capsule, compresse e sciroppi a base di aloe possono provocare nell’organismo gravi effetti collaterali. È assolutamente sconsigliato e pericoloso sospendere la terapia oncologica o assumere contemporaneamente questa sostanza o suoi derivati. Prima dell’utilizzo quindi si consiglia sempre di consultare il medico.

 

6. Il latte va evitato dopo un tumore?

No, non esistono evidenze scientifiche che il latte e i suoi derivati debbano essere esclusi dalla dieta in caso di tumore. Al contrario ci sono evidenze che mostrano come questi alimenti (nelle quantità raccomandate dalle linee guida) sembrano avere un moderato effetto protettivo. Ad oggi quindi non esiste alcuna dimostrazione che il consumo di latte e derivati, in quantità adeguate, possa contribuire alla comparsa o alla progressione della malattia.

Tuttavia si raccomanda di avere prudenza con i derivati del latte, in particolar modo i formaggi stagionati, più ricchi di grassi saturi e sale. Le linee guida per la popolazione italiana suggeriscono 1-2 porzioni al giorno tra latte e yogurt, dove una porzione è costituita da 125 g, e 2 porzioni di formaggi a settimana, preferendo quelli freschi e magri, con un contenuto di grassi inferiore al 25%, possibilmente a ridotto contenuto di sale, facendo sempre attenzione al contenuto presente in etichetta.

 

7. Gli zuccheri possono influire sullo sviluppo del tumore?

Non ci sono evidenze che dimostrano una relazione diretta tra il consumo di zucchero e l’insorgenza di cancro, tuttavia lo zucchero rappresenta un fattore di rischio oncologico indiretto: l’eccesso di zuccheri semplici può cioè favorire lo sviluppo di sovrappeso e obesità, a loro volta direttamente implicati in molte patologie cronico degenerative tra le quali 12 tipi di tumori.

Non c’è differenza inoltre tra zucchero bianco, di canna o grezzo. Lo stesso vale per sciroppo d’acero o d’agave, miele, malto e fruttosio: in fatto di zuccheri semplici quello che conta è la quantità, che andrebbe sempre tenuta sotto controllo. I dolcificanti artificiali, come l’aspartame, non apportano calorie, ma neppure benefici sostanziali, in quanto non aiutano l’organismo ad abituarsi al gusto meno dolce. Le bevande dolci inoltre (come le bevande gassate, il tè freddo e i succhi di frutta) hanno un ruolo cruciale nell’aumento del peso, soprattutto se consumate con regolarità. Il consiglio per la prevenzione di sovrappeso e obesità, e quindi indirettamente di molti tipi di cancro, è quello di non consumarle.

Infine, altre fonti di zuccheri semplici che andrebbero limitate sono rappresentate da yogurt aromatizzati, biscotti, dolciumi vari e creme spalmabili. L’unica fonte di zuccheri che fa eccezione è la frutta, poiché grazie alla presenza di fibra, micronutrienti e fitocomposti influisce positivamente sulla salute.

Non ci sono quindi dati scientifici tali da consigliare l’esclusione completa dello zucchero dalla dieta, neppure da quella dei pazienti oncologici. In generale è bene provare ad abituarsi ad un gusto meno dolce, riducendo gradualmente l’aggiunta di zucchero (da qualsiasi fonte) nel tè o nel caffè fino alla completa eliminazione, o ancora sostituendo gli yogurt aromatizzati con quelli bianchi senza zuccheri, aggiungendo eventualmente frutta fresca e secca.

 

8. Quali sono le proprietà della soia e che ruolo ha nello sviluppo di un tumore?

La soia rappresenta una delle più abbondanti fonti di proteine vegetali, con una concentrazione del 37% rispetto al contenuto totale. I benefici che questo legume apporta sono attribuibili ai fitoestrogeni (isoflavoni, cumestani e lignani), molecole con struttura chimica e funzione molto simile agli estrogeni femminili. La soia ne contiene circa 100 tipi differenti tra i quali genisteina, daidzeina e gliciteina.

I fitoestrogeni sono contenuti in piccole concentrazioni in diversi altri alimenti di origine vegetale come legumi, cereali integrali e verdure. Questi composti sembrano avere un ruolo vantaggioso per il sistema cardiovascolare nel modulare i livelli plasmatici di colesterolo, in particolar modo agendo sulla frazione LDL, ovvero quello “cattivo”.

Il ruolo dei fitoestrogeni nello sviluppo del tumore è ancora molto dibattuto. In studi in vitro ed in vivo si sono osservate interessanti proprietà di questi composti, specialmente nei confronti dei tumori ormono-correlati: essi infatti sembrerebbero in grado di ridurre i livelli di ormoni sessuali, contrastando quindi lo stimolo alla proliferazione cellulare. Alcuni dati, al contrario, suggeriscono un probabile ruolo dei fitoestrogeni nella promozione del tumore o nell’interazione con gli effetti della terapia, ma non ci sono conferme.

Alcuni degli effetti sulla salute della soia possono dipendere dalla capacità del singolo individuo di convertire, nel tratto digestivo, l’isoflavone daidzeina nella sua forma attiva, l’equolo. Tale attività dipende dalla composizione del microbiota intestinale, quindi la capacità dei fitoestrogeni di ampliare o ridurre l’effetto degli estrogeni endogeni può cambiare notevolmente da soggetto a soggetto.

In attesa di ulteriori dati, gli esperti non ne vietano l’assunzione, neppure per chi ha avuto un tumore al seno. L’uso di integratori dietetici a base di fitoestrogeni non risulta necessario. Comunque in caso di assunzione il Ministero della Salute suggerisce un apporto giornaliero di fitoestrogeni non superiore agli 80 mg al giorno. In ogni caso è sempre bene rivolgersi al proprio medico oncologo prima dell’assunzione di qualsiasi integratore.

 

9. Esiste una relazione tra consumo di poliammine degli alimenti e rischio di recidiva?

Il ruolo delle poliammine nel rischio di recidiva non è ancora del tutto chiaro. Le poliammine sono molecole organiche essenziali in numerosi processi fisiologici, quali l’invecchiamento cellulare, la resistenza allo stress, la crescita e la morte cellulare.

Le poliammine presenti nel nostro organismo provengono da tre fonti diverse: gli alimenti, la sintesi ad opera dei batteri intestinali e la sintesi cellulare. È noto che vi sia un aumento della sintesi di poliammine nei tumori dei tessuti epiteliali e che esse siano assolutamente necessarie per il processo di crescita tumorale, ma il loro ruolo nella genesi del cancro non è ancora del tutto chiaro.

Tuttavia, non risultano ancora studi clinici riguardanti il rischio di recidiva nell’uomo. L’esclusione di alimenti contenenti poliammine (arance, pompelmi, pomodori, melanzane, peperoni, molluschi bivalvi e frutti tropicali) dalla dieta di chi si è ammalato, tanto meno da quella di soggetti sani, non è ritenuta necessaria fino a quando non verrà giustificata da solide basi scientifiche.

 

10. L’acrilamide aumenta il rischio di cancro?

È probabile che l’acrilamide aumenti il rischio di cancro, ma gli studi sull’uomo sono ancora insufficienti per dare una risposta certa. L’acrilamide è una sostanza che si forma dalla reazione tra alcuni zuccheri e l’aminoacido asparagina, durante la cottura di alimenti che contengono amido (patate, biscotti, cereali, pane, caffè ecc.) ma solamente a temperature molto alte, come la frittura, la cottura in forno o alla griglia per periodi prolungati. Secondo l’EFSA, autorità europea per la sicurezza alimentare, tra gli adulti i cibi consumati a più alto contenuto di acrilamide sono i prodotti fritti a base di patate (fino al 49% dell’assunzione totale), seguiti dal caffè (34%) e dal pane morbido (23%).

Il fumo di sigaretta e alcuni ambienti di lavoro (industria della carta, industria tessile, fonderia, costruzioni) sono un’ulteriore fonte di acrilamide.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’acrilamide tra i “probabili cancerogeni per l’uomo“, mentre l’EFSA, pur dichiarando che il rischio è molto basso, invita a limitarne il consumo, visto che non esiste una dose soglia al di sotto della quale si può stare completamente tranquilli.

La conservazione, la lavorazione e il metodo di cottura degli alimenti possono influenzare notevolmente la formazione di acrilamide e la conseguente esposizione: ad esempio mettere in ammollo le patate prima della cottura può ridurre anche del 40% la formazione di acrilamide.

Nella vita quotidiana si può ridurre la formazione di questo composto adottando piccoli accorgimenti: 1) Prediligere modalità di cottura a basse temperature, quali bollitura, cottura al vapore o in padella con acqua; 2) limitare ad occasioni saltuarie il consumo di alimenti fritti o cotti alla griglia; 3) scartare le parti bruciate dei cibi.

Una dieta bilanciata riduce in genere il rischio di esposizione ai potenziali rischi alimentari. Seguire una dieta equilibrata, con una più ampia varietà di alimenti, ad es. legumi, pesce, verdura e frutta, oltre a prodotti amidacei che possono contenere acrilammide, può aiutare i consumatori a ridurre l’assunzione di questa sostanza.

 

11. La dieta vegetariana: consigliata dopo un tumore?

Non ci sono specifiche indicazioni all’adozione di una dieta vegetariana dopo il tumore. Sicuramente gli esperti concordano sul fatto che l’aumento del consumo di alimenti di origine vegetale, per il loro elevato contenuto di composti protettivi e di fibra, apporti benefici sia in prevenzione che durante la malattia.

I ricercatori del progetto EPIC hanno concluso che non c’è una relazione diretta tra quantità di carne rossa, uova o latticini consumati e rischio di sviluppare un cancro del seno, mentre esiste con altri tipi di tumore, come quello del colon (soprattutto in relazione alla carne rossa e alla carne lavorata e conservata).

Il maggior consumo di vegetali, specialmente di verdure a foglia verde, sembrano in generale contrastare l’insorgenza della malattia. Nel 2015 in uno studio della Loma Linda University è emerso che i vegetariani hanno un rischio ridotto del 22% di sviluppare qualsiasi tipo di cancro del colon-retto rispetto ai non vegetariani: sicuramente la fibra, contenuta in abbondanza nei vegetali, gioca il suo importante ruolo protettivo in questa patologia.

Tuttavia non è indispensabile eliminare totalmente gli alimenti di origine animale dalla dieta, ma sicuramente se ne consiglia una riduzione in favore di alimenti di origine vegetale, e in particolare di ridurre il consumo di carni rosse e lavorate. Il WCRF  suggerisce di non consumare più di 500 grammi alla settimana di carne rossa e di contenere il consumo di carne conservata in genere.

 

12. Quali sono le interazioni tra cibi e farmaci antitumorali?

Ad oggi c’è ancora molto da scoprire sull’interazione tra alimenti o singoli nutrienti e terapie oncologiche. Uno degli alimenti che influenza maggiormente l’azione di molti farmaci, tra i quali gli antitumorali, è il pompelmo: sia intero che spremuto, aumenterebbe la biodisponibilità del principio attivo, determinando un effetto di sovradosaggio. Questa azione è esercitata da un gruppo di sostanze in esso contenute, le furanocumarine, in grado di inattivare in maniera irreversibile un enzima coinvolto nel metabolismo dei medicinali, provocando effetti collaterali anche gravi. La gravità dell’effetto dipende dall’individuo, ma già un bicchiere da 200 ml di succo o il frutto intero sono in grado di causare un’interazione.

La composizione dei pasti o specifici alimenti possono ridurre, aumentare o ritardare l’assorbimento di alcuni farmaci chemioterapici orali, interagendo con i meccanismi di trasporto e i sistemi enzimatici intestinali. La concentrazione ematica dell’etoposide orale ad esempio è ridotta del 50% quando assunto con succo di pompelmo; la contemporanea somministrazione dell’erlotinib e di pasti iperproteici o di alcuni vegetali richiede invece un aumento della dose del farmaco per ottenere la stessa efficacia. La disponibilità di lapatinib, farmaco impiegato nel tumore al seno, aumenta del 167% se assunto a stomaco pieno e i pasti ricchi in grassi ne aumentano i livelli del 325%.

Anche specifici nutrienti possono interagire con i farmaci antitumorali: ad esempio i cibi ad alto contenuto di tiramina (formaggi, insaccati, carni e pesce affumicati o in salamoia, lievito, bevande alcoliche, frutta troppo matura, latte non pastorizzato, crauti, fave) devono essere evitati durante il trattamento con Procarbazina.

Altre sostanze sono invece in grado di migliorare la risposta al trattamento: i folati (presenti nelle verdure a foglia verde, crucifere, agrumi, frutta secca, cereali integrali, legumi) sembrano ridurre gli effetti tossici del Metotrexate.

Tuttavia ancora molto c’è da valutare riguardo l’interazione tra cibo e farmaci antitumorali. Poiché queste interferenze, molto complesse e non generalizzabili, possono aumentare il rischio di fallimento terapeutico e di effetti collaterali, risulta opportuno durante la terapia seguire attentamente le indicazioni contenute nel foglietto illustrativo del farmaco e rivolgersi al proprio oncologo prescrittore per qualsiasi dubbio riguardante le possibili interazioni del medicinale con cibi e bevande.

 

13. Cosa sono gli antiossidanti e che ruolo hanno?

Per “antiossidanti” si intende una classe di sostanze in grado di difendere il nostro organismo dall’azione dei radicali liberi o “specie reattive dell’ossigeno”, entità molecolari molto reattive e instabili.  Essi infatti sono in grado di sottrarre elettroni o atomi di idrogeno ad altre molecole organiche, compromettendone la funzione e sono responsabili, se prodotti in eccesso, della condizione di “stress ossidativo”, ovvero di squilibrio tra produzione ed eliminazione di specie chimiche ossidanti, associata all’insorgenza di moltissime patologie e implicata nei processi di invecchiamento cellulare.

Molti altri fattori contribuiscono all’incremento della produzione di radicali liberi nell’organismo: lo stress psicofisico, l’esercizio fisico intenso, il fumo, l’alcol, i farmaci, l’inquinamento, la prolungata esposizione solare, gli sbalzi termici, gli additivi, le sostanze tossiche presenti negli alimenti o sviluppatesi durante la cottura.

Le cellule si difendono dalla produzione di queste molecole dannose attraverso diverse sostanze antiossidanti, alcune delle quali prodotte endogenamente dall’organismo, come la superossido dismutasi, la catalasi e il glutatione, altre provenienti dalla nostra dieta. Tra questi ultimi troviamo la vitamina C, la vitamina E, il licopene, il betacarotene, i polifenoli, la luteina, il selenio, contenuti principalmente in alimenti di origine vegetale come frutta e verdura. Ognuna di queste sostanze ha delle caratteristiche chimiche e biologiche differenti, pertanto i benefici per la salute sono dovuti alla loro azione sinergica. La loro concentrazione inoltre varia da alimento ad alimento e il loro effetto può essere influenzato dalla cottura e dalla conservazione dei cibi.

Alimenti conservati o cotti per lungo tempo presentano infatti una quantità notevolmente inferiore di queste sostanze rispetto ai prodotti freschi. L’assunzione di alimenti fonti di antiossidanti svolge un ruolo importante per la prevenzione di patologie cardiovascolari, tumori e malattie legate all’invecchiamento. L’adozione di una dieta varia, ricca specialmente in frutta e verdura, fornisce all’organismo la quantità di antiossidanti necessaria.

L’uso di supplementi a base di antiossidanti non risulta necessario, a meno che non vi siano carenze accertate. Queste molecole infatti, se assunte in eccesso, possono diventare addirittura pericolose per la salute. Prima di iniziare un’integrazione quindi, si consiglia sempre di consultare il parere del proprio medico.

 

14.Quali benefici apportano gli alimenti integrali per la prevenzione dei tumori?

Il consumo regolare di alimenti integrali apporta notevoli benefici per la salute. I cereali integrali, a differenza di quelli raffinati, mantengono tutte le componenti del chicco, conservando tutti i nutrienti in esso presenti, quali vitamine, minerali, proteine, grassi buoni (quando presente anche il germe) e fibre.

Queste ultime, del tipo insolubile, non vengono digerite dal nostro organismo e hanno la capacità di assorbire acqua, svolgendo diverse azioni vantaggiose: rallentano lo svuotamento gastrico, aumentando il senso di sazietà; aumentano il volume e la morbidezza delle feci; rallentano e diminuiscono l’assorbimento di zuccheri e grassi, riducendo l’indice glicemico dell’alimento; riducono il contatto tra la mucosa intestinale e composti potenzialmente dannosi; stimolano la crescita di microrganismi benefici per l’organismo; vengono fermentate dal microbiota intestinale producendo composti protettivi.

La quantità giornaliera di fibra raccomandata dalla SINU equivale a circa 25 grammi al giorno per un adulto medio. Già con un’assunzione giornaliera di 10 grammi di fibra alimentare, sembra ridursi del 10% il rischio di tumore del colon-retto. Gli alimenti integrali inoltre, a più basso indice glicemico, sono associati a riduzione della circonferenza vita e del grasso addominale.

Per raggiungere la quota giornaliera di fibre raccomandata è opportuno:

  • consumare almeno una volta al giorno cereali integrali, specialmente in chicco;
  • consumare 2-3 porzioni di verdura al giorno (400 g); 2 porzioni di frutta al giorno; almeno 3 porzioni di legumi a settimana; 1 porzione di frutta secca in guscio al giorno (30 gr).

 

15. Dieta mediterranea e dieta vegetariana a confronto: quale scegliere?

A causa delle crescenti evidenze che dimostrano il legame tra un elevato consumo di carni rosse e lavorate e l’aumento del rischio di tumore al colon e di altre patologie, l’interesse nei confronti della dieta vegetariana è sicuramente aumentato.

La dieta vegetariana si suddivide in latto-ovo vegetarianesimo, che ammette il consumo di vegetali, latte, formaggi, uova, ma non di carne e pesce; il latto-vegetarianesimo, che esclude anche le uova; il veganismo, che elimina tutti i prodotti animali e prevede il consumo esclusivamente di alimenti vegetali.

La dieta mediterranea si basa sul consumo prevalente di alimenti di origine vegetale come cereali integrali e derivati, verdura, legumi, frutta e sulla riduzione del consumo di alimenti ricchi di grassi saturi come carne (specialmente rossa e lavorata) e formaggi, a favore invece dei grassi insaturi, contenuti nel pesce e nell’olio extra vergine di oliva.

I due modelli alimentari hanno in comune diversi punti: sono entrambe ricchi in fibre, antiossidanti e grassi monoinsaturi, e assicurano un basso apporto di grassi saturi. Ad oggi non abbiamo molti dati sulle due diete a confronto e sul loro effetto nel tempo sullo stesso gruppo di soggetti. Sembrerebbero entrambe efficaci nella riduzione del peso corporeo e della percentuale di grasso, e svolgono tutte e due una funzione protettiva, riconducibile ai preziosi nutrienti che entrambe apportano all’organismo.

Sicuramente l’elevato consumo di alimenti vegetali e di fibre a discapito di quelli animali, ricchi di grassi saturi, caratteristiche riscontrabili in entrambi i modelli, svolge un ruolo fondamentale per la prevenzione di patologie cardiovascolari, diabete, obesità e cancro.

 

16. Che ruolo ha la carne nell’insorgenza dei tumori?

Nessuna patologia, neppure il cancro, è causata soltanto dal consumo di un singolo alimento. Anche la carne mangiata con moderazione non è nociva per la salute dell’uomo e apporta inoltre importanti nutrienti. Tuttavia esagerare porta spiacevoli conseguenze di salute ed ambientali.

Secondo la comunità scientifica, esiste una correlazione consistente tra aumento del rischio di cancro al colon ed elevato consumo di carne rossa e carne lavorata e conservata. I motivi per cui il consumo eccessivo di carne rossa aumenterebbe il rischio di tumore al colon sono ancora da definire: tra i meccanismi proposti, vi è il possibile ruolo del ferro eme, ferro in forma libera che può portare alla formazione di radicali liberi e attivare fattori di trascrizione e citochine proinfiammatorie.

Un altro fattore importante sembra essere la cottura della carne, in particolare la cottura alla brace e alla griglia, durante le quali possono prodursi composti potenzialmente cancerogeni come amine eterocicliche e idrocarburi policiclici aromatici.

Nelle nuove raccomandazioni per la prevenzione del cancro il WCRF suggerisce di non superare le 3 porzioni di carne rossa a settimana e di consumare solo occasionalmente quella conservata (salumi, insaccati, affettati).

È bene inoltre preferire i metodi di cottura al vapore, al forno o in padella, limitando le grigliate ad occasioni saltuarie, evitando una cottura eccessiva della carne e rimuovendo sempre le eventuali parti carbonizzate.

 

17. Quali sono le fonti di proteine vegetali?

I gruppi di alimenti fonte di proteine vegetali sono i legumi, i cereali, la frutta secca a guscio, i semi oleosi. Il contenuto proteico ovviamente cambia da alimento ad alimento, fino a raggiungere i 37 grammi di proteine nella soia.

I legumi sono gli alimenti a più alto contenuto di proteine vegetali. Ciononostante la composizione delle loro proteine risulta diversa da quella delle proteine animali, a causa di una diversa presenza e quantità di aminoacidi essenziali (le più piccole unità che costituiscono le proteine).

Le uova, il latte, la carne e il pesce sono invece fonti proteiche con una composizione ottimale in aminoacidi essenziali.

Gli amminoacidi mancanti nei legumi sono però contenuti nella frazione proteica dei cereali: dalla loro unione nasce un pasto dall’apporto proteico paragonabile per qualità e quantità a quello di una bistecca. I legumi sono un’ottima fonte non solo di proteine, ma anche di fibra e sali minerali, e apportano una piccola quota di grassi, per di più grassi insaturi, ovvero “buoni”.

Per la prevenzione in generale è bene consumare almeno 3-4 volte alla settimana fonti proteiche vegetali. I legumi possono essere consumati freschi, secchi o surgelati. Se si scelgono in scatola, devono essere sciacquati con abbondante acqua corrente per eliminare il sale in eccesso. Anche i prodotti a base di soia come tofu o tempeh possono rappresentare una valida alternativa una volta a settimana. Per gli hamburger o gli altri preparati vegetali è meglio invece leggere sempre bene l’etichetta ed accertarsi che non vi sia un eccesso di sale e/o di grassi.

 

18. È possibile ridurre il rischio di insorgenza di tumori solo attraverso l’alimentazione?

La sola alimentazione non è in grado di proteggerci da una malattia multifattoriale come il cancro, alla quale concorrono diversi fattori, come l’età, fattori ereditari, fattori ambientali e più in generale diversi aspetti dello stile di vita.

Sicuramente le cattive abitudini alimentari sono responsabili di circa 3 tumori su 10 che potrebbero essere evitati se si seguissero le raccomandazioni per la prevenzione oncologica del WCRF. Anche sovrappeso e obesità, sono considerati importanti fattori di rischio per 12 tipi di tumore.

Inoltre esistono tumori più sensibili all’effetto del cibo e sono quelli che colpiscono l’apparato gastrointestinale, e in particolare l’esofago, lo stomaco, il colon-retto, il fegato: sembrerebbe che fino a tre quarti di questi tumori si potrebbero prevenire con un’alimentazione salutare.

Tuttavia la sola alimentazione non basta a proteggerci se non abbiamo uno stile di vita sano nel complesso: l’abitudine al fumo, la sedentarietà, l’esposizione al sole e ai raggi ultravioletti costituiscono altri importanti fattori di rischio.

 

19. Esistono alimenti che aumentano l’efficacia della terapia oncologica?

È ormai stato dimostrato da molti studi come lo stile alimentare influenzi il rischio di sviluppare un tumore, ma pochi studi hanno analizzato gli effetti della dieta sulla guarigione e la progressione della malattia.

Il WCRF nelle ultime raccomandazioni su dieta, nutrizione, attività fisica e cancro afferma che nei limiti dei pochi studi disponibili sulla prevenzione delle recidive, le raccomandazioni per la prevenzione alimentare del cancro valgono anche per chi si è già ammalato. Il mantenimento di un buon stato nutrizionale durante la malattia infatti aumenta l’efficacia della terapia.

Chi si è ammalato, se in sovrappeso o in sottopeso, ha più difficoltà a guarire. Nei pazienti affetti da malnutrizione infatti l’adozione di una dieta varia ed equilibrata, basata sul consumo principalmente di cereali integrali a basso indice glicemico, frutta, verdura, legumi, frutta secca e semi oleosi, eventualmente associata a supplementi nutrizionali, e uno stile di vita attivo migliorerebbero la risposta al trattamento e la sopravvivenza.

Le pro-antocianidine contenute nei frutti rossi e nell’uva, gli acidi grassi polinsaturi e il CoQ10 ridurrebbero invece, secondo alcuni studi di base, la cardiotossicità indotta da alcuni farmaci antitumorali (antracicline).

Mettendo in atto specifiche raccomandazioni nutrizionali in base al tipo di effetto collaterale provocato dalla terapia è possibile aumentarne la tollerabilità e migliorarne l’efficacia.  In generale, in attesa di ulteriori studi a riguardo, le raccomandazioni nutrizionali per chi è in terapia, se non consigliato diversamente dal proprio oncologo, coincidono con quelle formulate dal Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro per la prevenzione primaria.

 

20. Che ruolo ha l’attività fisica nel paziente oncologico?

L’attività fisica aiuta a rimanere in forma in tutte le fasce d’età, anche in chi è ammalato di cancro. Sembrerebbe che il rischio di sviluppo di cancro al colon nelle persone fisicamente attive sia inferiore del 30-40% rispetto alle persone sedentarie.

Muoversi infatti aiuta a mantenersi normopeso, ma aumenta anche la motilità intestinale, riducendo il tempo di contatto tra le sostanze potenzialmente dannose e la parete intestinale.

30-60 minuti di attività fisica giornaliera aerobica di media intensità sono sufficienti per apportare benefici al mantenimento del peso corporeo, al metabolismo energetico, ai livelli di glicemia e insulina, allo stato infiammatorio e al sistema immunitario. Inoltre l’attività fisica anche leggera praticata durante la chemioterapia sembra ridurre il rischio di recidiva e di mortalità.

Il movimento risulta utile per ridurre e gestire gli effetti collaterali delle terapie come l’affaticamento, il dolore, la nausea e di conseguenza consente una maggiore tolleranza ai trattamenti e un recupero più rapido; aiuta inoltre a combattere ansia e depressione.

L’attività fisica più indicata durante i trattamenti, se si è in grado di svolgerla, risulta essere quella aerobica di moderata intensità come la camminata veloce, il nuoto, la bicicletta. Anche l’attività fisica, come l’alimentazione, deve essere dosata e personalizzata, quindi si sconsiglia il fai da te, ma si raccomanda di affidarsi a professionisti del settore per l’elaborazione di un programma di allenamento adatto alle caratteristiche e alle esigenze del singolo individuo.

 

21. Esistono alimenti realmente cancerogeni?

Le evidenze sul legame tra singoli alimenti e tumore sono ancora poche, molto probabilmente perché i singoli alimenti, benché abbiano un ruolo benefico, non vengono mai consumati da soli ma sempre all’interno di un pasto e in generale insieme ad altri alimenti. Ecco perché negli ultimi anni ci si sta orientando verso lo studio di “pattern alimentari”, per raccogliere informazioni sulle abitudini alimentari ma anche su altri fattori legati allo stile di vita, come il fumo, l’attività fisica, il peso. Sono stati identificati dei pattern protettivi, ovvero associati ad un minor rischio di cancro, come la Dieta Mediterranea.

Lo IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha raggruppato le sostanze cancerogene di origine in 4 gruppi, sulla base del livello di cancerogenità dimostrato in studi scientifici. Nel gruppo 1 tra i cancerogeni umani certi troviamo sostanze di origine alimentare come l’acrilammide, l’etanolo, l’aflatossina B1 e le carni lavorate, nel gruppo 2, tra i cancerogeni probabili invece le carni rosse, i nitrati, i nitriti, il glifosato e le bevande bevute molto calde.

Le sostanze elencate dallo IARC nel gruppo 1 e 2 però non sono sempre vietate, poiché il loro effetto cancerogeno dipende dalla dose. Una sostanza può risultare infatti cancerogena se assunta ad alte dosi, ma non alla dose con la quale l’uomo viene in contatto quotidianamente. Se consideriamo ad esempio le carni rosse e lavorate, benché siano classificate nei primi due gruppi, non devono essere escluse totalmente dalla dieta, ma gli esperti del WCRF suggeriscono un loro consumo controllato. È impossibile evitare la totale esposizione a queste sostanze, ma il consumo di una dieta varia e ben bilanciata consente di controllarne l’assunzione.

È la dose a fare la differenza.

 

22. Esistono alimenti alcalini in grado di influenzare il pH nell’organismo?

No, non esistono alimenti alcalini in grado di influenzare il pH dell’organismo. Nessun alimento infatti è in grado di modificare l’acidità o la basicità dei tessuti.

Tutte le sostanze si dividono in acide o basiche in base al valore del pH, che va da 0 per gli acidi più forti a 14 per le basi più forti. Ogni giorno quotidianamente il nostro organismo entra in contatto con sostanze acide (caffè, limone, aceto ecc.) o basiche (sapone, ammoniaca ecc.).

Il pH del nostro organismo ha un valore medio di 7,4, mantenuto in equilibrio da meccanismi fisiologici molto efficienti come la respirazione o l’attività renale, che in caso di squilibrio riportano il pH ai valori di normalità. Quando questi meccanismi non funzionano bene si può generare uno stato di acidosi metabolica o alcalosi metabolica, condizioni che richiedono un immediato intervento medico poiché possono condurre anche alla morte.

Qualsiasi valore di pH abbiano gli alimenti che ingeriamo, anche i più alcalini, quando raggiungono lo stomaco vengono attaccati dai succhi gastrici, che sono fortemente acidi, e resi neutri o acidi prima di essere assimilati.

Gli studi che sostengono i benefici di una dieta alcalina si basano su teorie non scientifiche, che non hanno nessun nesso tra causa ed effetto. È impossibile modificare il pH dell’organismo poiché l’organismo è strutturato per evitare che ciò avvenga, poiché in tal caso si verificherebbero gravi danni.

Le diete alcaline non hanno alcun effetto di prevenzione o di cura del cancro per la loro azione sul pH. Sicuramente l’aumento del consumo di alimenti vegetali ha un ruolo protettivo nei confronti del cancro, ma non è di certo attribuibile alle modifiche del pH. Nessuna sostanza basica presente negli alimenti è in grado di modificare l’ambiente acido che si sviluppa intorno alla massa tumorale.

 

23. Quali sono i benefici del digiuno?

I benefici del digiuno nell’uomo sono attualmente materia di numerosi studi, volti ad ottenere effetti analoghi a quelli verificati sugli animali con la restrizione calorica.

Ridurre del 30% circa le calorie rispetto all’alimentazione “ad libitum” porterebbe, in diversi modelli animali tra cui i primati, ad un allungamento della vita, poiché in carenza di cibo l’organismo mette in atto un meccanismo di protezione: utilizza la poca energia rimasta per la conservazione delle cellule, attivando i cosiddetti geni della longevità, che impongono di sfruttare tutta l’energia disponibile per il mantenimento della salute, prolungando la durata della vita.

Al contrario un eccesso di cibo innesca l’espressione dei geni dell’invecchiamento, con conseguente produzione di radicali liberi e infiammazione. Sono in corso studi sull’uomo per sperimentare forme di digiuno compatibili con una buona qualità di vita, ma si tratta di esperimenti e c’è ancora parecchia strada da percorrere prima di dare raccomandazioni precise alla popolazione.

Di certo è bandito il “fai da te”: il digiuno prolungato non si può seguire senza il controllo di un medico. Un digiuno protratto oltre le 12/13 ore può avere gravi conseguenze specialmente per i soggetti più “fragili” come bambini, anziani, donne in gravidanza, persone sottopeso o malate. Non esiste ancora una “posologia” di digiuno condivisa dalla comunità scientifica.

 

24. Esiste una relazione tra alimentazione e genetica nello sviluppo di un tumore?

Si, esiste una relazione tra alimentazione e genetica nello sviluppo del tumore.  Studi di nutrigenomica e nutrigenetica hanno evidenziato infatti che la predisposizione dell’individuo a sviluppare un tumore non risiede solo nel corredo genetico, ma anche nella capacità di determinati nutrienti di “accendere” o “spegnere” specifici geni.

Abitudini alimentari errate possono compromettere il meccanismo di difesa che l’organismo mette in atto, ovvero la “morte cellulare programmata” o apoptosi, e impedire il suicido della cellula malata che inizia così a proliferare.

Certe sostanze, sul lungo periodo, possono influenzare l’espressione di uno o più geni, modificandone la funzione, senza alterarne la struttura. Alcune molecole presenti negli alimenti sembrerebbero addirittura in grado, secondo diversi studi di laboratorio, di inibire i geni dell’invecchiamento e attivare quelli della longevità: la quercetina, il resveratrolo, la curcumina, le antocianine, l’epigalocatechingallato, la fisetina, la capsaicina.

Le raccomandazioni nutrizionali in materia di prevenzione del cancro hanno però maggiore efficacia in alcune persone e meno in altre, poiché i geni di ogni individuo rispondono diversamente alle diverse componenti dei cibi. Sappiamo che esistono delle sostanze potenzialmente protettive, ma dobbiamo ancora conoscere in maniera approfondita i meccanismi con cui un alimento o un singolo nutriente agisce sulla cellula per capire a chi può essere utile. Probabilmente in futuro nuove scoperte di nutrigenomica ci aiuteranno a stabilire la dieta migliore per il singolo e a formulare consigli dietetici personalizzati per la prevenzione delle malattie.

 

25. Gli alimenti raffinati (come ad esempio le farine) sono dannosi?

Si, se assunti in abbondante quantità. È importante infatti sempre considerare frequenza e porzioni di consumo.

Per alimenti raffinati si intendono tutti quei prodotti sottoposti a ripetuti processi di lavorazione per migliorarne le caratteristiche e aumentarne il gusto, divenendo più adatti al consumo in termini di facilità di utilizzo e velocità di preparazione.

Per renderli più appetibili e più facili da cucinare, questi cibi vengono spesso privati di sostanze nutritive importanti quali fibra, vitamine, sali minerali, acidi grassi essenziali. Inoltre per avere più sapore o durare più a lungo, vengono addizionati di additivi alimentari, zuccheri, grassi idrogenati e sale, il cui consumo andrebbe fortemente limitato.

Nel caso delle farine raffinate vengono allontanati in parte o del tutto gli strati esterni, la cosiddetta crusca, ed il germe, allo scopo di trattenere la parte più consistente del chicco: la mandorla amilifera, ricca di amido dalla cui macinazione si ottengono le farine e di conseguenza tutti i prodotti derivati. Con la raffinazione dei cereali quindi si perdono fibra, proteine, minerali e vitamine, acidi grassi e vari fitocomposti.

Un elevato consumo di cibi raffinati e ad alto contenuto calorico risulta strettamente correlato allo sviluppo di sovrappeso, obesità, diabete, patologie cardiovascolari e indirettamente anche il rischio di cancro per cui sovrappeso e obesità rappresentano un importante fattore di rischio.

Il WCRF, nelle ultime raccomandazioni in materia di dieta e cancro, ha ribadito l’importanza di evitarne il consumo, a favore invece di alimenti freschi e di stagione, ricchi di fibra e di molecole protettive per l’organismo.

 

26. Integratori alimentari e tumore: hanno reali benefici? Quali e quando possono essere assunti?

Secondo il Ministero della Salute gli integratori alimentari sono prodotti presentati in piccole unità di consumo come capsule, compresse, fialoidi e simili, a base di nutrienti o altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico, ideati e proposti per favorire il regolare svolgimento delle funzioni dell’organismo, senza alcuna finalità di cura.

Negli ultimi anni, in relazione al numero di formulazioni disponibili in commercio e alla loro composizione sono aumentate le motivazioni che inducono a ricorrere a questi prodotti: per dimagrire o favorire l’aumento della massa muscolare, per rinforzare le difese immunitarie, per contrastare le alterazioni del metabolismo osseo, per proteggere il sistema cardiovascolare, per contrastare l’invecchiamento, per compensare le carenze nutrizionali.

Gli integratori alimentari però non possono e non devono essere considerati un’alternativa ad una dieta varia, sana e bilanciata. Nessun integratore può in alcun modo sostituire i normali alimenti.

Al contrario, sembra che i benefici di un frutto intero siano superiori a quelli di qualsiasi integratore: le sostanze contenute nel cibo infatti interagiscono fra loro determinando un effetto sinergico superiore alla somma delle singole parti.

In ambito oncologico, le ricerche sul ruolo degli integratori sono ancora in fieri. Si indaga sull’efficacia di prodotti per il trattamento della malnutrizione e della sarcopenia e sull’effetto di alcuni principi nutritivi per contrastare gli effetti collaterali delle terapie, ma gli studi sono solo agli inizi.

Una cosa è certa: i supplementi nutrizionali non sono indicati né per la prevenzione né per la cura del cancro. Attenzione inoltre al fai da te: alcune sostanze contenute in essi possono interagire con i farmaci chemioterapici e un loro inadeguato impiego può determinare anche conseguenze spiacevoli per la salute. Prima dell’utilizzo quindi è fondamentale consultare sempre il proprio oncologo.

 

27. Il consumo di proteine aumenta il rischio di tumore?

No, un consumo equilibrato di proteine non aumenta il rischio di cancro. La quantità giornaliera raccomandata dalla SINU sia per gli uomini che per le donne adulte in buona salute è di 0,9 gr/kg. È importante inoltre variare nell’arco della settimana le varie fonti proteiche prediligendo quelle vegetali.

Ecco qualche consiglio pratico per un consumo salutare di proteine:

  • Consuma il pesce, in particolare pesce azzurro di piccola taglia, importante fonte di grassi essenziali, 3 volte alla settimana.
  • I legumi rappresentano un’ottima fonte proteica ricca di fibra. Uniscili ad una porzione di cereali in freschi piatti unici o in calde zuppe, almeno 3-5 volte alla settimana.
  • Altre fonti proteiche, da consumare ognuna max 2 volte alla settimana, possono essere la carne bianca (pollo, tacchino, coniglio), le uova e i formaggi freschi e magri.
  • Limita il consumo di carne rossa (manzo, maiale, agnello) ed evita i salumi e gli insaccati.

 

28. Esiste una relazione tra pesticidi negli alimenti e tumore?

I pesticidi possono contenere diverse sostanze potenzialmente pericolose per l’uomo, come ad esempio il benzene e l’arsenico, classificati dallo IARC come “cancerogeno per l’uomo” o il glifosato, il palathion, il diazinone e il malatione definiti come “probabili cancerogeni per l’uomo”.

Il glifosato, ad esempio, un erbicida molto diffuso in agricoltura, è oggetto di studi scientifici da molti anni, ma i risultati ottenuti appaiono discordanti. Sembra essere associato ad un lieve aumento del rischio di malattie oncologiche tra gli agricoltori esposti per lavoro a questa sostanza.

L’EFSA, l’OMS e la FAO hanno espresso recentemente giudizi rassicuranti a riguardo, applicando comunque misure di cautela, come la valutazione dei residui di glifosato nei cibi e il divieto di utilizzarlo in aeree densamente popolate. Non è quindi vietato l’uso, ma sono stati istituiti limiti e controlli nell’attesa di ulteriori studi.

Nell’ultimo rapporto dell’EFSA sulla presenza di composti chimici estranei nei cibi, il 97,4% degli alimenti di origine vegetale presenta valori entro i limiti di sicurezza. Esistono alimenti più esposti alla contaminazione di arsenico, ma il pericolo rappresenta un’eccezione piuttosto che la regola, grazie ai numerosi controlli effettuati sui prodotti. Adottare una dieta varia e lavare accuratamente gli alimenti consente di ridurre l’esposizione ai contaminanti.

 

29. Esiste una relazione tra qualità dell’acqua potabile e tumore?

Ad oggi non ci sono dimostrazioni che le sostanze chimiche presenti nell’acqua potabile, nelle basse concentrazioni stabilite dalla legge, siano cancerogene. La relazione tra qualità dell’acqua potabile e tumori dipende infatti dalla concentrazione di agenti di rischio chimico in essa contenuti, quali ad esempio arsenico, piombo, mercurio, rame, cromo, nitrati ecc.

La presenza di agenti chimici al di sopra dei limiti di sicurezza nelle acque destinate al consumo umano si associa ad un potenziale rischio di malattie cronico-degenerative, in primo luogo le patologie tumorali.  All’esposizione cronica all’arsenico specialmente sono associate diverse forme tumorali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha proposto come valore limite per l’acqua potabile la concentrazione di arsenico di 0,01 mg/litro. Anche per le altre sostanze sono stati stabiliti dei valori limite da rispettare.

La pericolosità dipende quindi non solo dalla natura della sostanza contaminante ma anche dalla dose di esposizione, dalla via di esposizione e dal tempo di esposizione. L’acqua dei nostri rubinetti è sicura perché sottoposta continuamente a numerosi e frequenti controlli che garantiscono qualità e sicurezza da un punto di vista sia chimico che microbiologico. Gli esperti quindi affermano che non è necessario utilizzare filtri di depurazione dell’acqua per l’eliminazione di contaminanti, come ad esempio i nitrati. Al contrario l’utilizzo di filtri può talvolta impoverire le acque dei sali minerali fondamentali per il nostro organismo.

 

30. Quali sono i reali benefici di un’alimentazione a base di prodotti biologici?

Gli alimenti biologici seguono processi produttivi di coltivazione e raccolta che non prevedono l’utilizzo di pesticidi chimici, fertilizzanti sintetici, OGM, antibiotici e ammettono pesticidi di origine naturale e organica in grado di migliorare la resistenza alle piante, nel rispetto dell’agrosistema e dell’ambiente.

Gli studi condotti per analizzare i benefici dell’agricoltura biologica e le differenze con quella convenzionale mostrano risposte contrastanti. Qualche ricerca ha evidenziato che frutta e verdura biologiche siano più ricche di micronutrienti, ma altri dati mostrano che le variazioni negli apporti nutritivi non sono rilevanti dal punto di vista della salute. Senza dubbio è da scartare la convinzione molto diffusa negli ultimi anni che tutto ciò che non è biologico sia più pericoloso. Piuttosto le indagini che evidenziano il valore protettivo di frutta e verdura, anche contro i tumori, riguardano prodotti dell’agricoltura tradizionale. I prodotti biologici possono essere più gustosi, la loro produzione ha un minore impatto sull’ambiente e l’introito di fitofarmaci risulta quasi nullo. L’uso di prodotti biologici può rappresentare una scelta virtuosa per ragioni di ecosostenibilità, ma dal punto di vista scientifico mancano ancora risposte sufficienti per promuovere il bio per la salute a discapito dei prodotti convenzionali.

 

31. Quali alimenti svolgono un’azione antiinfiammatoria?

Esistono alimenti che possono contribuire alla regolazione dei processi pro-infiammatori che a lungo andare possono condurre allo sviluppo di malattie croniche. Si tratta essenzialmente di cibi di origine vegetale, tipici della Dieta Mediterranea.

Aglio, cereali integrali, erbe aromatiche, frutta fresca, frutta secca, legumi, olio d’oliva, olio di semi, semi oleosi, verdura sono accomunati dalla presenza di particolari sostanze con azione benefica, quali gli acidi grassi insaturi, i fitocomposti, come carotenoidi, polifenoliglucosinolati, fitosteroli e vitamine.

I cereali integrali ad esempio, conservando tutte le parti del chicco, forniscono vitamina E e del gruppo B, sali minerali, fibra e acidi alfa-linoleici. Le erbe aromatiche apportano carotenoidi, come la luteina e il betacarotene del basilico e del prezzemolo, i polifenoli, come la quercetina dell’origano. Frutta fresca e verdura forniscono vitamine, come la vitamina C contenuta nei kiwi e negli agrumi, i polifenoli, come le antocianine dei frutti blu-viola, i carotenoidi nei pomodori, nell’anguria, nella zucca e nelle carote. Il pesce azzurro, le noci, i semi di lino sono ricchi di acidi grassi omega-3, che aiutano a contrastare l’infiammazione.

 

32. Esiste una relazione tra additivi alimentari e tumori?

Ad oggi la maggior parte degli additivi alimentari utilizzati dall’industria non costituisce un pericolo per la salute umana. Non ci sono dati infatti sulla relazione tra sviluppo di tumori e consumo di additivi in quantità limitate, ad eccezione dei nitrati e dei nitriti. Questi vengono utilizzati come conservanti in molti prodotti in scatola e nelle carni lavorate. Vengono aggiunti agli alimenti per conservarli e contribuiscono ad ostacolare la crescita di microrganismi nocivi.

Lo IARC ha classificato i nitriti e i nitrati come probabilmente cancerogeni per gli esseri umani (Gruppo 2A). Di per sé non sono cancerogeni, si trovano infatti naturalmente in diversi alimenti, tra cui le verdure e nell’acqua potabile, ma a causa dell’azione del metabolismo e attraverso la cottura ad alte temperature vengono convertiti in N-nitrosammine, composti considerati invece cancerogeni. Esiste comunque un limite massimo di nitriti ammissibile per la legge italiana, ovvero 150 mg per kg di prodotto alimentare, quantità minima considerata innocua per la salute.

Gli esperti dell’Autorità per la Sicurezza Alimentare (EFSA) hanno stimato che l’esposizione dei consumatori al nitrato proveniente esclusivamente da additivi alimentari è inferiore al 5% dell’esposizione complessiva al nitrato negli alimenti, e non supera i livelli di sicurezza. Tuttavia, se si considerano tutte le fonti di nitrato alimentare (additivo alimentare, presenza naturale negli alimenti e contaminanti ambientali), il livello di sicurezza può essere superato da individui con esposizione da media ad alta.

Sulla base delle evidenze disponibili, gli esperti dell’EFSA hanno concluso che gli attuali livelli di sicurezza per nitriti e nitrati aggiunti agli alimenti tutelano a sufficienza i consumatori. È importante quindi avere un’alimentazione varia ed equilibrata per non avere un’esposizione eccessiva ai prodotti conservati.

 

33. Esistono alimenti in grado di contribuire all’eliminazione di tossine dopo chemioterapia? Sono utili le diete detox?

Non ci sono dati che mostrano la capacità di specifici alimenti di eliminare le tossine dopo chemioterapia. Il nostro organismo possiede infatti naturalmente organi come fegato, reni, intestino e pelle, deputati a metabolizzare continuamente sostanze tossiche e di scarto.

Non è necessario quindi intraprendere regimi dietetici particolari dopo la chemioterapia. Le famose diete “detox” non hanno alcun fondamento scientifico. Al contrario si tratta di regimi alimentari ipocalorici e sbilanciati, basati spesso sul consumo di sostituti del pasto o altri rimedi alternativi non sempre salutari.

Si tratta più di un mito commerciale che di una realtà provata e molte delle loro promesse sono esagerate, non basate su dati scientifici, e i benefici di breve durata. Anche prodotti a base di vegetali ed erbe possono avere seri effetti collaterali e talvolta interferire con le terapie.

Molti trattamenti detox contengono agenti diuretici e/o lassativi, volti ad aumentare l’eliminazione di acqua e sali minerali, rischiando l’eccessiva disidratazione e indebolendo ulteriormente l’organismo del paziente oncologico, che in seguito a terapia, risulta molto fragile.

Per ridurre la tossicità dei farmaci e contrastare gli effetti avversi, gli esperti suggeriscono di seguire una dieta sana, varia e bilanciata, basata prevalentemente sul consumo di alimenti di origine vegetale, come legumi, cereali integrali, frutta, verdura, frutta secca, alternando il più possibile le fonti proteiche degli alimenti e utilizzando metodi di cottura sani.

In ogni caso è opportuno sempre rivolgersi al proprio oncologo o nutrizionista per indicazioni nutrizionali personalizzate, specifiche per ogni individuo.

 

34. Esiste una relazione tra OGM e tumore?

No, non esistono dati certi che confermino la relazione tra OGM e tumore. Il termine OGM fa riferimento ad organismi non umani modificati attraverso l’ingegneria genetica, la scienza che utilizza tecniche volte ad inserire, togliere o modificare porzioni di DNA, il materiale genetico presente in tutte le cellule degli organismi viventi.

Negli OGM solo una piccola parte del corredo cromosomico dell’organismo viene modificata in maniera mirata, precisa ed efficiente, mentre il resto del genoma rimane invariato.

Gli studi condotti finora hanno dimostrato che gli OGM non hanno un impatto sulla salute umana diverso da quello degli analoghi prodotti non OGM. Essi sono sicuri almeno quanto i prodotti tradizionali. Le ricerche che hanno evidenziato gli effetti dannosi di questi prodotti infatti mostrano risultati parziali e quindi poco attendibili.

A differenza degli alimenti convenzionali, gli OGM commercializzati sono sottoposti a studi e a rigidi controlli per verificare l’assenza di effetti collaterali per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Non si può parlare di rischio zero per nessun alimento, sia esso OGM o meno.

 

35. Che ruolo ha la vitamina D nella prevenzione?

Il ruolo della vitamina D nella prevenzione del cancro è ancora oggetto di studio. I dati sulla sua potenziale attività in grado di prevenire o rallentare lo sviluppo dei tumori sono ancora insufficienti.

Le ricerche sul ruolo protettivo della vitamina D contro il tumore della pelle nelle popolazioni più esposte al sole hanno fornito risultati incerti. Secondo lo studio europeo EPIC le persone con più alti livelli di questa vitamina nel sangue hanno un rischio di cancro al colon inferiore di circa il 40% rispetto a chi invece ne è carente.

L’assunzione di supplementi a base di vitamina D non sembra però conferire effetti protettivi. Probabilmente quindi il rischio minore non sarebbe associato agli alti livelli di questa vitamina, ma piuttosto ad abitudini sane, in grado di proteggere l’individuo dal cancro.

Gli alimenti con maggior contenuto di vitamina D sono il pesce, le uova e il fegato. In parte questa vitamina si forma nella pelle in seguito all’esposizione ai raggi UVB. È ancora da chiarire se gli effetti benefici di questo micronutriente siano attribuibili alla molecola stessa o piuttosto siano indice di uno stile di vita più sano, basato su un’alimentazione corretta e su un’adeguata quantità di tempo trascorsa all’aria aperta, associati solitamente a maggior attività fisica e al normopeso.

In attesa di ulteriori studi volti a chiarire il suo ruolo protettivo, gli esperti sostengono che per coprire il fabbisogno giornaliero di vitamina D è sufficiente trascorrere più tempo all’aria aperta e adottare una dieta varia.

Test di screening per la malnutrizione

 

L’intervento nutrizionale

L’obiettivo dell’intervento nutrizionale è di compensare l’apporto dietetico inadeguato, migliorando al contempo gli esiti clinici.

Il primo approccio è il counselling dietetico, ovvero un colloquio approfondito e ripetuto con un professionista della nutrizione, mirato a far comprendere al paziente quali strategie comportamentali può adottare per ottimizzare le richieste energetiche attraverso l’alimentazione.

Certamente la normale alimentazione rappresenta la prima scelta per mantenere o aumentare l’apporto energetico e/o proteico, quando la funzionalità gastroenterica non sia compromessa, non siano presenti gravi sintomi gastrointestinali e, in generale, quando il quadro clinico permetta di prevedere la possibilità di sufficienti introiti.

Tuttavia in alcuni casi l’alimentazione da sola non è più sufficiente e spesso si rende necessaria un’integrazione con dei supplementi nutrizionali orali (ONS). Questi ultimi sono prodotti con specifiche formulazioni nutrizionali, che vanno assunti in aggiunta alla dieta quotidiana sotto forma di bevande, generalmente aromatizzate. Esistono anche integratori nutrizionali da aggiungere a cibi e bevande, per aumentare l’apporto di proteine e/o energia; sono generalmente polveri non aromatizzate quindi insapori e che si prestano bene all’aggiunta nella preparazione di minestre, zuppe, sughi, ecc…

Se l’apporto energetico rimane inadeguato, nonostante counselling e/o supplementi, cioè risulta inferiore al 60% del fabbisogno nutrizionale, sarà necessario valutare la nutrizione artificiale per via enterale quando la funzione digestiva è normale, o per via parenterale quando la funzione digestiva è compromessa.

Il supporto della nutrizione artificiale può essere preso in considerazione anche come prima scelta in casi di malnutrizione severa o in previsione di un aggravamento della malnutrizione conseguente ad un’importante chirurgia o altro trattamento che non consentirà di avere un adeguato apporto o assorbimento di nutrienti. L’adozione della nutrizione artificiale, che va sempre valutata per singolo caso, è spesso particolarmente indicata ad esempio per alcuni pazienti già ad alto rischio di malnutrizione prima di sottoporsi a chirurgia per tumori gastrici o a radioterapia per tumori del distretto testa-collo, poiché gli effetti avversi di tali trattamenti possono compromettere fortemente la normale alimentazione del paziente.

La somministrazione della nutrizione enterale richiede il posizionamento di un’apposita sonda che consente di far arrivare i nutrienti direttamente allo stomaco (tramite sondino naso-gastrico) o all’intestino tenue (tramite sondino naso-duodenale o sondino naso-digiunale). Diversamente, la nutrizione parenterale viene somministrata direttamente nel circolo sanguigno tramite accessi venosi centrali o periferici.

Entrambe le modalità di somministrazione enterale e parenterale, sono considerate efficaci nel mantenere o migliorare lo stato nutrizionale in pazienti oncologici che necessitano di un intervento nutrizionale. Tuttavia entrambe possono presentare limiti e controindicazioni, pertanto la scelta del tipo di nutrizione artificiale è successiva ad un’attenta valutazione del quadro clinico del paziente, del suo percorso terapeutico, dello stato nutrizionale e dei possibili rischi associati, al fine di ottenere una strategia di supporto nutrizionale ottimale e personalizzata ai bisogni del paziente.

Lo screening e la valutazione nutrizionale

Il peso corporeo e/o le variazioni di peso da soli non sono sufficienti per la valutazione nutrizionale del paziente oncologico, esistono invece diversi strumenti o test che consentono di effettuare uno screening nutrizionale ed una valutazione oggettiva del paziente.

Tali test vengono generalmente effettuati da personale sanitario adeguatamente formato, e richiedono il colloquio con il paziente e/o la verifica di dati sulla cartella clinica. La compilazione dei campi richiesti dal test determina un punteggio, in base al quale si ha una valutazione del rischio nutrizionale del paziente, per cui poi si decide se monitorare il paziente o valutare un intervento nutrizionale.

 

Screening

Una tempestiva identificazione di problemi nutrizionali è il primo passo per un’appropriata gestione del paziente oncologico. Gli strumenti per lo screening nutrizionale validati in ambito oncologico consentono di identificare pazienti con un rischio nutrizionale, in considerazione delle condizioni attuali e/o future, che plausibilmente beneficeranno di un supporto nutrizionale.

Tra i test validati per lo screening e la valutazione nutrizionale vi sono il Nutritional Risk Sreening 2002 (NRS 2002), il Malnutrition Universal Screening Tool (MUST), il Malnutrition Screening tool (MST) e il Mini Nutritional Assessment (MNA).

Sono test di esecuzione rapida e semplice e andrebbero effettuati entro 48 h dal primo contatto con il paziente, e ripetuti regolarmente per intercettare cambiamenti di parametri che possano porre il paziente a rischio di malnutrizione.

Valutazione

Nei pazienti con screening anormale, individuati a rischio di malnutrizione, le linee guida raccomandano una valutazione oggettiva e quantitativa dello stato nutrizionale. Tra gli strumenti validati a tale scopo vi sono il Subjective Global Assessment (SGA), il Patient-Generated Subjective Global Assessment (PG-SGA) e il Mini Nutritional Assessment (MNA).

A questi strumenti vanno associati una valutazione degli introiti alimentari e, quando possibile, una valutazione della composizione corporea. La valutazione dell’introito alimentare consiste in un colloquio con un dietista o un nutrizionista che intervista il paziente, indagando le abitudini alimentari recenti e pregresse. Per una valutazione quantitativa oltre che qualitativa può essere chiesto al paziente di compilare un diario alimentare su cui dovrà registrare tutto ciò che assumerà durante la giornata, riportando anche il peso o la porzione di alimenti e bevande consumati.

Le metodiche di valutazione della composizione corporea sono molteplici e vanno dalla valutazione di peso, pliche cutanee e circonferenze degli arti, alla valutazione di parametri specifici attraverso strumentazioni più o meno sofisticate come bioimpedenziometria, DEXA, TAC scan a livello di L3.

Perché è importante mantenere un buono stato nutrizionale?

Il mantenimento di uno stato nutrizionale ottimale rappresenta un importante obiettivo per la gestione del paziente oncologico durante tutto il suo percorso di cura ed anche in seguito.

Avere un buono stato nutrizionale aiuta a preservare la massa magra, riduce le complicanze postoperatorie, abbassa il rischio di infezioni e compromissioni dello stato immunitario, riduce gli effetti avversi delle terapie oncologiche, aiutando quindi i pazienti a tollerare meglio le terapie. Tutto ciò si riflette di conseguenza su una migliore qualità di vita del paziente.

Inoltre i cambiamenti nella composizione corporea possono avere un importante impatto sulla farmacocinetica di un gran numero di agenti farmacologici utilizzati per la cura del cancro, con possibili rischi di maggiore tossicità o di scarsa efficacia.

 

Lo stato nutrizionale del paziente oncologico può subire delle compromissioni già prima della diagnosi oppure dare manifestazioni in corso di terapia. Ne deriva che il continuo monitoraggio dello stato nutrizionale del paziente oncologico risulta essenziale per attuare un tempestivo intervento nutrizionale. Tanto più precoce sarà l’intervento, maggiori saranno le possibilità che questo dia esiti positivi. Una valutazione nutrizionale del paziente oncologico dovrebbe essere eseguita al momento della diagnosi e ripetuta durante le visite di controllo, con cadenza da stabilire caso per caso, in base al rischio di malnutrizione e al quadro clinico.

Fai il Test

 

1) Qual è il tuo Indice di Massa Corporea (IMC)*?

a) 18,5 – 24,9

b) 25 – 30

c) > 30

*L’IMC è il rapporto tra il peso corporeo espresso in Kg e il quadrato dell’altezza espressa in metri. Es. peso: 50 kg; altezza: 1,50 m à BMI=50/(1,50)2=22

 

2) Quanto tempo dedichi all’attività fisica durante la settimana?

a) Più di 150 minuti a settimana

b) Tra i 50 e i 150 minuti a settimana

c) Meno di 50 minuti a settimana

 

3) Quante porzioni di frutta e verdura consumi ogni giorno?

a) Da 3 a 5 porzioni

b) Da 1 a 3 porzioni

c) Nessuna

 

4) Quante porzioni di carne rossa consumi a settimana?

a) Da 0 a 1 porzione

b) 2 – 3 porzioni

c) Più di 3 porzioni

 

5) Quante porzioni di salumi consumi a settimana?

a) Da 0 a 1 porzione

b) 2 – 3 porzioni

c) Più di 3 porzioni

 

6) Quante volte a settimana consumi alimenti integrali?

a) Tutti i giorni

b) Poche volte a settimana

c) Mai

 

7) Quante Unità Alcoliche* (vino, birra, superalcolici) assumi al giorno?

Per le donne:

a) Da 0 a 1 U.A. al giorno

b) Da 2 a 3 U.A. al giorno

c) Più di 3 U.A. al giorno

 

Per gli uomini:

a) Da 0 a 2 U.A. al giorno

b) Da 3 a 4 U.A. al giorno

c) Più di 4 U.A. al giorno

*1 Unità Alcolica = 125 ml di vino = 330 ml di birra = 40 ml di superalcolico

 

8) Quante volte a settimana consumi alimenti industriali confezionati (chips, merendine, croissant ecc.) e/o bevande zuccherate?

a) Mai

b) Qualche volta a settimana

c) Tutti i giorni

 

9) Durante l’anno, quando ti esponi al sole, quante volte ti capita di ustionarti?

a) Mai

b) 1 – 2 volte

c) Spesso

 

10) Sei un fumatore?

a) Non sono un fumatore

b) Ho smesso, ma prima lo ero

c) Sono un fumatore

 

Maggioranza di risposte A

Complimenti! Il tuo stile di vita è in linea con le nuove linee guida su dieta, nutrizione, attività fisica e cancro del World Cancer Research Fund (che trovi su questo sito alla sezione – IN FOLLOW UP – Dieta e stili di vita dopo i trattamenti). Sei a conoscenza che una dieta sana e ben bilanciata si basa su un elevato consumo di alimenti di origine vegetale ricchi in fibre come frutta e verdura, cibi integrali e legumi, e un ridotto consumo di carni rosse e lavorate, alimenti ad alta densità calorica e alcol. Le tue sane abitudini alimentari, il mantenimento del normopeso, lo stile di vita attivo, l’astensione dal fumo e la corretta esposizione solare ti aiuteranno a mantenere più basso possibile il rischio di patologie tumorali e di altre patologie croniche. Continua così!

 

Maggioranza di risposte B

C’è sempre tempo per migliorare! Prova a introdurre piccoli cambiamenti nel tuo stile di vita: consuma almeno 5 porzioni tra frutta e verdura ogni giorno, magari aggiungendo la frutta a colazione o preferendola come spuntino, e non dimenticare mai le verdure ai pasti principali; riduci il consumo di carni rosse e lavorate a 1 porzione a settimana, dando preferenza a legumi e pesce azzurro; limita le bevande alcoliche ad 1 bicchiere al giorno se sei donna e 2 se sei uomo. Evita di fumare e prova a fare qualche camminata in più durante la settimana. Inoltre non dimenticare mai la crema solare quando sei in vacanza! Per avere uno stile di vita sano e ridurre al minimo il rischio di patologie tumorali di altre patologie croniche segui le nuove linee guida del World Cancer Research Fund (che trovi su questo sito alla sezione – IN FOLLOW UP – Dieta e stili di vita dopo i trattamenti).

 

Maggioranza risposte C

Devi assolutamente migliorare il tuo stile di vita! Le tue abitudini non salutari, come il fumo e l’elevato consumo di carni rosse e lavorate, di alcol e il sovrappeso e l’obesità, possono aumentare il rischio di patologie tumorali. Le nuove raccomandazioni su dieta e cancro del World Cancer Research Fund  (che trovi su questo sito alla sezione – IN FOLLOW UP – Dieta e stili di vita dopo i trattamenti) suggeriscono invece di aumentare il consumo di alimenti di origine vegetale, ricchi in fibre e nutrienti preziosi, alternando il più possibile durante la settimana le varie fonti proteiche: prova a sostituire una bistecca con del pesce azzurro o con una porzione di legumi, anche piccoli cambiamenti possono fare la differenza! L’elevata assunzione di bevande alcoliche è correlata ad 8 tipi di tumori: riducine il consumo per abbassare il tuo rischio. Non stare fermo, ma inizia a fare qualche piccolo passo, nel vero senso della parola! Le maggiori società scientifiche internazionali consigliano 150 minuti di attività fisica moderata a settimana (camminata, nuoto, attività domestiche) oppure 75 minuti di attività fisica vigorosa (corsa, ciclismo, aerobica). Riduci gradualmente il numero di sigarette che fumi a settimana ed esponiti al sole sempre solo dopo aver applicato la protezione solare.

Cause della perdita di peso

La perdita di peso può essere conseguenza di uno o più fattori:

• associati al tumore stesso che, a seconda dei casi, può determinare: ostruzione meccanica al passaggio del cibo lungo il tratto digerente (per i tumori del tratto gastrointestinale) con conseguente difficoltà di deglutizione, vomito, perdita di appetito, oppure un aumento della richiesta metabolica che porta alla perdita di peso a causa di un’eccessiva richiesta di nutrienti non adeguatamente compensata;

• associati alle terapie che possono determinare effetti avversi che riducono l’apporto di cibo come la perdita di appetito, nausea, vomito, infiammazioni del cavo orale, difficoltà di deglutizione, alterazioni nella digestione o nell’assorbimento dei nutrienti;

• associati ad altre cause, soprattutto psicologiche come ansia e depressione che possono incidere negativamente sull’assunzione del cibo, oltre che sulla qualità di vita in generale.

 

 

Lo stato nutrizionale può essere compromesso in risposta ad alterazioni metaboliche indotte dal tumore stesso. Si verifica infatti nella maggior parte dei tumori una reazione infiammatoria sistemica, indotta sia dall’attivazione di molecole pro-infiammatorie prodotte dall’organismo per contrastare il tumore, sia dalla produzione di sostanze da parte del tumore stesso che hanno un effetto diretto nell’alterare il metabolismo di grassi, proteine e carboidrati.

Tale stato infiammatorio è definito come cachessia neoplastica, e determina riduzione dell’appetito, perdita di peso, alterazioni metaboliche e stato infiammatorio. La cachessia neoplastica causa inoltre al paziente debolezza e fatigue.

Il tumore quindi aumenta le richieste energetiche dell’organismo, in particolare quelle derivanti dalle proteine, per cui se non vengono adeguatamente compensate posso portare ad uno stato di malnutrizione.

La perdita di peso indotta dal tumore si verifica frequentemente nei pazienti con tumori solidi a polmone, pancreas e tratto gastrointestinale superiore, ma non sempre con la stessa gravità o occorrenza in altri sedi tumorali. La presenza di cachessia varia anche in base allo stato di avanzamento della malattia, essendo maggiormente frequente negli stadi avanzati e in presenza di malattia metastatica.

 

La cachessia viene definita come una perdita di peso involontaria negli ultimi 6 mesi maggiore del 5% del peso iniziale o con un indice di massa corporea (BMI) inferiore a 20 insieme ad un qualsiasi grado di perdita di peso maggiore del 2% del peso iniziale.

 

Recenti evidenze enfatizzano sul ruolo della perdita di massa muscolare (sarcopenia) nei pazienti oncologici come fattore di rischio indipendente per peggiori esiti di malattia, è stato visto inoltre che anche nei soggetti con obesità o sovrappeso un’inappropriata perdita di peso può portare ad una perdita della massa muscolare con altrettanto peggioramento della prognosi.

 

Definizione malnutrizione:

Depauperamento delle riserve energetiche, proteiche e di altri nutrienti, tali da determinare alterazioni della composizione corporea, o delle funzioni biologiche aumentando il rischio di malattie e mortalità.

 

Definizione cachessia:

Sindrome multifattoriale, tipica del paziente oncologico, caratterizzata dalla perdita progressiva di massa muscolare (con o senza perdita di massa grassa) che non può essere completamente corretta da un supporto nutrizionale convenzionale e che porta ad un progressivo danno funzionale.

 

Aumento di peso

Alcuni pazienti sia durante le terapie che nel follow-up, possono notare un aumento non intenzionale del proprio peso corporeo. Questo può rappresentare un effetto collaterale di alcune terapie oncologiche oppure essere la conseguenza di una ridotta attività fisica e/o di un aumento dell’apporto energetico.

 

Talvolta i pazienti che comunque presentano un buono stato nutrizionale, per alleviare o evitare la nausea preferiscono avere sempre qualcosa nello stomaco e per tale motivo assumono più cibo rispetto alla loro abitudine. In altri casi lo stress psicologico della malattia e le preoccupazioni del paziente lo inducono a mangiare di più.

 

Perdita di peso

Una consistente perdita di peso non intenzionale è spesso un sintomo che porta il paziente oncologico alla diagnosi di cancro. I tumori più frequentemente associati a calo di peso severo al momento della diagnosi sono il tumore del pancreas e del tratto gastrointestinale superiore (stomaco, esofago).

Diversi studi hanno riportato che la presenza di malnutrizione nei pazienti oncologici varia dal 30 all’85% durante la storia della malattia e può manifestarsi alla diagnosi o durante il percorso terapeutico.

 

Stomatite

La mucosite orale, chiamata anche stomatite, è una complicanza comune e debilitante causata dagli effetti sistemici degli agenti citotossici chemioterapici e degli effetti locali delle radiazioni sulla mucosa orale. Può comparire da 5 a 10 giorni dopo l’inizio delle terapie e i sintomi principali sono dolore, gonfiore e bruciore alla bocca, ai denti e alle gengive con piccoli tagli o ulcerazioni all’interno del cavo orale, di colore rosso vivo o biancastro. Queste lesioni talvolta peggiorano fino a diventare vere e proprie piccole ulcere e possono sanguinare rendendo difficile l’assunzione di cibo.

 

Cosa fare

Per non esacerbare i sintomi causati dalla stomatite è importante non fumare, evitare le bevande alcoliche e i cibi molto salati, speziati, piccanti o pungenti come aglio e cipolla. Alcune categorie di alimenti molto croccanti o difficoltosi da masticare, come verdure crude o frutta secca, possono causare fastidi; in questi casi, per non escluderli completamente dall’alimentazione, si possono consumare ad esempio le verdure cotte o la frutta secca sotto forma di crema o pasta. Per alleviare il dolore invece può essere utile consumare bevande tiepide (tè, tisane, latti vegetali). L’igiene orale in questa circostanza è di fondamentale importanza, sia per evitare di peggiorare il dolore sia poiché vi è un maggior rischio di incorrere in infezioni. Per questo motivo bisogna mantenere sempre la bocca pulita lavandosi accuratamente i denti dopo ogni pasto e praticando regolarmente risciacqui con acqua e sale o bicarbonato. Anche il cibo può veicolare microrganismi potenzialmente pericolosi, soprattutto quando consumato crudo, quindi assicurarsi di lavare e pulire bene tutte le pietanze.

 

Cibi utili

Se le bevande calde riescono ad alleviare il dolore, prediligere bevande vegetali al naturale senza zuccheri aggiunti, come bevande di soia o di mandorla.

Per assicurarsi un buon apporto di fibra è importante consumare prodotti da forno integrali; tra questi preferire pane morbido.

Se si consumano creme di frutta secca, scegliere quelle senza zuccheri aggiunti (ad esempio 100% nocciole o mandorle, al massimo con aggiunta di cacao).

 

Stipsi/costipazione

La principale causa di stitichezza è rappresentata dall’uso di farmaci antidolorifici e antiemetici, tuttavia anche alcuni tipi di chemioterapia, unitamente al consumo insufficiente di liquidi e all’inattività fisica, possono alterare la normale motilità intestinale. Una prolungata costipazione può causare crampi addominali e gonfiore.

 

Cosa fare

Mantenersi attivi fisicamente migliora la motilità intestinale quindi aiuta a combattere la stitichezza. Durante le terapie scegliere attività leggere, come camminate veloci, nuoto o giardinaggio, assicurandosi di svolgerle in sicurezza e secondo consiglio medico. Introdurre un buon apporto giornaliero di fibra attraverso 5 porzioni al giorno di frutta, verdura e frutta secca, una porzione al giorno di cereali e derivati integrali e almeno 3 volte a settimana i legumi. Per migliorare l’effetto benefico della fibra alimentare è fondamentale essere ben idratati, quindi bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno e prediligere alimenti e preparazioni ricche di acqua. Introdurre un corretto volume di liquidi è fondamentale per combattere la stitichezza. In caso di persistenza ed intensità del sintomo consultare il medico per la prescrizione di presidi medici come lassativi e clisteri.

 

Cibi utili

Le prugne, grazie al loro contenuto di sorbitolo, possono aiutare la regolarità intestinale aumentando la massa fecale e rendendo le feci più morbide. Quando non è stagione di prugne si possono utilizzare le prugne secche, nelle quali la concentrazione di sorbitolo è da cinque a dieci volte maggiore che nel frutto fresco.

Vegetali ricchi di fibra: carciofi, melanzane, cicoria, verza e cavoletti di bruxelles.

Acqua minerale.

Secchezza della bocca

La radioterapia localizzata nella sede testa-collo  può in alcuni casi ledere le ghiandole salivari e di conseguenza rendere difficoltose la masticazione e la deglutizione.  Nei primi giorni di terapia la saliva potrebbe risultare molto densa, mentre a lungo termine potrebbe esserci una compromissione nella produzione stessa di saliva, anche per diversi mesi dopo la terapia.

 

Cosa fare

Avere sempre a portata di mano una bevanda da sorseggiare dovrebbe diventare un’abitudine durante le terapie oncologiche; la prima scelta deve essere ovviamente l’acqua, ma anche tè, tisane e occasionalmente succhi e altre bevande senza zuccheri aggiunti possono risultare utili. In caso di lesioni alla bocca o alla gola, le spremute di agrumi potrebbero essere fastidiose. Utilizzare salse abbastanza liquide per condire primi e secondi piatti, al fine di facilitare la deglutizione, e prediligere preparazioni umide come zuppe, purè di legumi, yogurt e macedonie. Mangiare in piccoli bocconi, masticare a lungo ed evitare cibi collosi e appiccicosi. Anche le pietanze troppo piccanti o salate e le bevande alcoliche potrebbero peggiorare la secchezza del cavo orale. Le gomme da masticare e le caramelle alla menta, senza zuccheri aggiunti, possono stimolare la salivazione.

 

Cibi utili

Frutta e verdura fresche, sia crude sia cotte.

Acqua aromatizzata con menta fresca, zenzero, scorze di agrumi.

Zuppe, creme e passati di verdure e legumi.

e tisane in bustina o sfuse.

Spremute di frutta fresca e verdura.

Linfedema

Il sistema linfatico ha la funzione di equilibrare la quantità di liquidi nel corpo ed è costituito da canali, all’interno dei quali scorre la linfa, e da linfonodi, presenti in tutto il corpo.

L’intervento di asportazione dei linfonodi si applica soprattutto in zona ascellare per l’asportazione dei tumori del seno; dopo questa operazione c’è il rischio che la linfa che arriva dal braccio faccia più fatica a prendere le sue normali vie di scorrimento trovando un ostacolo. Se questo fenomeno si ripete, parte della linfa finisce per ristagnare nel braccio e il braccio si gonfia. Questo fenomeno si chiama linfedema.

 

Cosa fare

Analogamente alle indicazioni per prevenire in generale gli edemi, è consigliabile evitare il fumo di sigaretta e le bevande alcoliche. È molto importante anche tenere la cute idratata, utilizzando creme o olii idratanti e sotto il sole utilizzare una pomata con un alto fattore protettivo. Altro punto fondamentale inoltre è tenere il peso sotto controllo ed eseguire regolarmente attività fisica, poiché la pompa muscolare agevola lo scorrimento dei liquidi nel corpo. Se si dovesse notare un gonfiore al braccio, all’avambraccio o alla mano, oppure pesantezza, turgore, o se si ha l’impressione che stiano scomparendo le vene sulla mano, è importante rivolgersi subito al medico o ad un fisioterapista specializzato per la corretta gestione e manipolazione dell’arto.

Gonfiore sottocutaneo/Edema

Il gonfiore o edema è dovuto ad un accumulo di liquidi nei tessuti, che a sua volta può essere causato da ritenzione di sali, malnutrizione, neoplasie della pelvi e coinvolgenti le sierose, ostruzione dei vasi venosi o  linfatici e dagli stessi trattamenti oncologici.  I liquidi possono anche accumularsi nell’addome (ascite) o nella pleura con insorgenza di dispnea (alterazione del respiro). L’accumulo di liquidi nei tessuti è generalmente rilevato dallo stesso paziente che di solito si accorge di piedi e gambe gonfie quando cammina o sta seduto, di anelli che diventano stretti, di dita delle mani che diventano rigide quando si stringe il pugno, di addome  disteso  o  gonfio,  della  difficoltà  a  respirare  soprattutto  in  posizione  seduta.

 

Cosa fare

Evitare il più possibile il consumo di bevande alcoliche e non fumare, in quanto rendono più difficoltosa la circolazione. Evitare un consumo eccessivo di fonti proteiche di origine animale e variarne il più possibile la scelta. Per ribilanciare i liquidi può essere utile consumare alimenti ricchi di potassio, come frutta e soprattutto verdura cruda ed evitare il più possibile alimenti ricchi di sale come salumi, formaggi stagionati, alimenti conservati in scatola e prodotti da forno come cracker e grissini.

 

Cibi utili

Frutta e verdura ricca di potassio: kiwi, banane, prugne, insalata, indivia, sedano, finocchi, carciofi, spinaci.

Altri alimenti fonti di potassio: frutta essiccata (fichi, albicocche, uvetta), erbe aromatiche anche secche (prezzemolo, basilico, menta, origano), semi di cumino e finocchio, frutta secca (noci, pistacchi non salati), legumi (soia, fave, lenticchie).

Nausea e Vomito

Lo sviluppo dei sintomi quali nausea e vomito è molto frequente ed è prevalentemente correlato ai trattamenti oncologici siano essi medici che radioterapici.

È molto difficile prevedere nel singolo individuo l’entità e la frequenza di questi sintomi, ma solitamente se la terapia ha determinato nausea e/o vomito la prima volta, è probabile che lo farà anche nelle somministrazioni successive.

Grazie alla disponibilità odierna di antiemetici molto efficaci possono essere prevenuti e/o controllati con facilità. La nausea in particolare può insorgere qualche ora dopo la somministrazione della terapia e in casi sporadici può protrarsi per diverso tempo.

 

Cosa fare

In caso di terapie che frequentemente causano nausea, gli antiemetici sono di solito somministrati contestualmente alla seduta terapeutica e mantenuti a domicilio per qualche giorno. Accanto alla terapia medica prescritta è bene attuare delle accortezze alimentari come consumare un pasto molto leggero qualche ora prima oppure non mangiare nulla durante la mattinata che precede la terapia.

Se nonostante questo, i sintomi fossero particolarmente fastidiosi e si percepissero anche nei giorni che intervallano le terapie, sarebbe bene evitare pietanze molto calde con odori forti e alimenti che al paziente risultano impegnativi da digerire. Molto spesso la nausea può essere anticipatoria su base psicologica.

Se il vomito è frequente ci può essere il rischio di disidratazione, quindi è importante cercare di introdurre liquidi attraverso acqua, tè e tisane tiepide. In casi più gravi esistono soluzioni reidratanti orali disponibili in commercio da consumare a piccoli sorsi.

 

Cibi utili

Alcuni studi hanno messo in luce un effetto benefico dello zenzero nei confronti della sensazione di nausea e vomito, alleviandone la percezione. Può quindi essere utile creare degli infusi con immergendo lo zenzero fresco in acqua calda oppure utilizzare lo zenzero in polvere per aromatizzare yogurt o altre pietanze.

Cibi secchi come pane integrale tostato o solidi come patate lesse consumate fredde (anche schiacciate e condite con zenzero).

Gonfiore addominale

Generalmente la sensazione di dolore o di disagio a livello addominale sopraggiunge contestualmente a problemi gastrointestinali come vomito, diarrea o costipazione.  Se invece è presente soltanto il gonfiore intestinale, questo potrebbe essere causato da modificazioni della flora intestinale oppure da un eventuale cambiamento delle abitudini alimentari.

 

Cosa fare

Se sono presenti anche altri problemi gastrointestinali, seguire le indicazioni nelle sezioni dedicate. Se si nota invece solo il gonfiore addominale, potrebbe essere utile rivolgersi ad un nutrizionista per un riequilibrio della flora intestinale con prodotti probiotici. L’introduzione nella dieta di grandi quantità di alimenti di origine vegetale, in particolare verdura, legumi e cereali integrali, se non gestita correttamente potrebbe causare fastidi intestinali. Sarebbe bene quindi inserire gradualmente questi prodotti, ad esempio iniziando a consumare legumi e cereali che causano meno fastidi, come piselli, lenticchie, cannellini, orzo e farro perlati e riso semintegrale. Passare gradualmente ad alimenti più ricchi di fibra come frumento integrale, segale, ceci e fagioli. Per quanto riguarda i legumi, si possono consumare anche in crema (ben cotti e dopo un lungo ammollo) passati al passaverdure, per allontanare la buccia che è la principale causa di gonfiore intestinale.

Un discorso analogo può essere fatto per frutta e verdura, soprattutto nella fase acuta di gonfiore intestinale è utile eliminare temporaneamente quelle tipologie che causano una maggiore produzione di gas intestinale (funghi, cavoli e broccoli, mele, pere, frutta disidratata).

D’altra parte, anche il consumo eccessivo di alimenti di origine animale, in particolare latte, uova e carne può portare a gonfiori intestinali, per questo motivo è importante mantenere una buona proporzione tra alimenti animali e vegetali.

 

Cibi utili

Mantenere una buona composizione della dieta che preveda 2/3 di alimenti di origine vegetale e 1/3 di alimenti animali.

Alimenti che in generale non creano problemi: pesce, verdure cotte, frutta senza buccia, legumi come piselli e lenticchie, cereali in chicco perlati o semintegrali.

Tisane a base di finocchio, anice, malva, passiflora

Camomilla

Gastrite

Il termine gastrite è usato per descrivere un gruppo di disturbi che hanno come caratteristica comune l’infiammazione della mucosa gastrica. Le pareti dello stomaco normalmente sono protette da una mucosa, che fa da barriera contro gli acidi responsabili della digestione. Se questa barriera si indebolisce i succhi digestivi riescono a danneggiare e infiammare le pareti dello stomaco. Le cause della gastrite sono prevalentemente farmacologiche ma anche la sede del tumore può esserne responsabile.

I sintomi più comuni della gastrite sono il cosiddetto bruciore di stomaco, dolore retrosternale (localizzato dietro lo sterno), tosse stizzosa, l’eruttazione e il gonfiore a livello dell’addome superiore.

 

Cosa fare

Per tenere sotto controllo i sintomi può essere utile evitare alimenti fritti, molto unti, con condimenti e cotture elaborate, non eccedere con il caffè e la cioccolata e infine cenare almeno 2-3 ore prima di andare a letto.

Alcuni pazienti riportano un’acutizzazione dei sintomi legata al consumo di determinati alimenti ma queste reazioni sono molto soggettive. Proprio per questo motivo è difficile fornire indicazioni precise riguardanti gli alimenti da preferire o da evitare; è invece fondamentale prestare attenzione agli alimenti che si consumano e alle eventuali variazioni dei sintomi successive all’ingestione per comprendere quali possono essere i cibi da eliminare o sospendere temporaneamente. In questi casi può essere utile compilare un diario dei consumi alimentari e dei sintomi.

Una situazione di eccesso ponderale potrebbe esacerbare i sintomi tipici della gastrite, quindi se si è sovrappeso sarebbe ideale rivolgersi ad un nutrizionista per intraprendere un percorso di perdita di peso.

L’utilizzo di protettori gastrici, dietro indicazione medica, potrebbe alleviare i sintomi.

 

Cibi utili

Per alleviare i sintomi: pane integrale tostato, patate lesse consumate fredde, cereali in chicco (orzo, farro, riso semintegrale).

Alimenti cotti al vapore, sbollentati in acqua, al forno al cartoccio, conditi a crudo con olio extravergine d’oliva.

Frutta: libera a seconda della tollerabilità soggettiva, meglio lontano dai pasti.

Verdura: da preferire cotta, cruda solo se ben tollerata.

Fatigue

Il senso di affaticamento e spossatezza causato dal tumore o dal trattamento oncologico può essere particolarmente intenso e prolungato e ha un nome specifico: fatigue oncologica o Cancer Related Fatigue (CRF). Ci si sente deboli e senza forze e questa sensazione può peggiorare con l’avanzare delle cure. Spesso viene interpretata come normale stanchezza ma esistono caratteristiche tipiche di questa sindrome, ad esempio i sintomi sproporzionati che limitano le semplici attività di vita quotidiana e non regrediscono con il riposo. La fatigue oncologica può essere causata da una concomitanza di fattori psicologici, ambientali, fisiologici e patologici combinati con gli effetti collaterali della terapia.

 

Cosa fare

Tutti i pazienti oncologici dovrebbero eseguire screening e valutazioni di routine affinché vi sia un riconoscimento tempestivo della sindrome. Iniziare precocemente la gestione dei sintomi è infatti la chiave per gestire al meglio il problema. Una buona pratica di gestione dei sintomi richiede inoltre un approccio multidisciplinare durante tutte le fasi della malattia.

Anche se ci si sente stanchi, evitare il più possibile uno stile di vita sedentario e cercare di svolgere piccole attività leggere ogni giorno. Una dieta regolare che preveda almeno i 3 pasti principali della giornata (colazione, pranzo, cena), bilanciata in tutti i gruppi alimentari e ricca di vegetali, può contribuire al benessere ed energia all’organismo.

Disidratazione

La disidratazione è una condizione che si verifica quando i liquidi ingeriti non sono sufficienti a soddisfare il fabbisogno di acqua per l’espletamento delle normali funzioni del corpo oppure in situazioni di perdite importanti di liquidi causate da vomito o diarrea.

In principio si possono avvertire sintomi come bocca asciutta, senso di sete, sonnolenza, capogiri, mal di testa, diminuzione della diuresi con urine di colore scuro. Una disidratazione severa può causare estrema sete e stanchezza, ipotensione, irritabilità, confusione e comparsa di occhiaie.

 

Cosa fare

Per contrastare il rischio di disidratazione è bene assecondare sempre il senso di sete, o addirittura anticiparlo, bevendo acqua, tè e tisane tiepide, spremute di agrumi. Se non sono presenti fastidi gastrointestinali, come vomito o diarrea, consumare cibi ricchi di acqua come frutta e verdura sia crudi che cotti, frullati di frutta e acqua, zuppe di verdure e legumi. Prestare molta attenzione ai sintomi descritti sopra per identificare un eventuale stato di disidratazione e intervenire precocemente con strategie nutrizionali adeguate.

Evitare di ricorrere a bevande gassate, zuccherate, tè freddi e succhi di frutta da succo concentrato.

 

Cibi utili

Frutta e verdura fresche, sia crude sia cotte.

Acqua aromatizzata con menta fresca, zenzero, scorze di agrumi.

Zuppe, creme e passati di verdure e legumi.

e tisane in bustina o sfuse.

Spremute di frutta fresca e verdura.

Perdita di peso

Durante le terapie oncologiche diversi fattori come la stanchezza, l’alterata percezione dei sapori e degli odori, le infiammazioni del tratto digerente e lo stato emotivo possono portare ad una perdita dell’appetito. Questo fenomeno generalmente è più acuto nei giorni di somministrazione della terapia ma può protrarsi anche per periodi molto lunghi, accentuato da fattori psicologici.

 

Cosa fare

Non bisogna preoccuparsi se l’inappetenza è circoscritta al giorno del trattamento o a quello successivo, purché poi torni l’appetito tra una seduta e l’altra. È importante invece sforzarsi di bere molto anche durante i trattamenti, sia acqua sia tisane tiepide o fredde, per evitare la disidratazione.

Per aumentare l’appetito può essere utile praticare dell’attività fisica leggera, come una camminata o del giardinaggio, assicurandosi di svolgerla in sicurezza e secondo consiglio medico.

Evitare di sforzarsi a consumare pasti abbondanti e prediligere piccoli spuntini frequenti durante la giornata. Se si incontrano difficoltà a consumare un pasto completo, inserire durante la giornata alimenti molto ricchi di nutrienti come frutta secca, essiccata e semi, o che non necessitano di lunghe preparazioni, come yogurt e fiocchi di cereali o ricotta fresca con cruditè di verdure.

 

Cibi utili

Frutta secca: noci, nocciole, mandorle, pistacchi e anacardi non salati

Yogurt bianchi al naturale con frutta essiccata tipo mele, albicocche, fichi e cereali, ad esempio fiocchi d’avena.

Cioccolato fondente al 70%: 2-3 quadretti massimo al giorno.

Crema di carote, cavolfiori e olio di semi di lino

Antipasto/contorno

 

Tempo di preparazione

45 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 600 gr di carote
  • 200 gr di cavolfiori
  • 2 cipolle
  • 1 litro di brodo vegetale
  • Noce moscata q.b.
  • Sale q.b.
  • 1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
  • 2 cucchiai di olio semi di lino spremuto a freddo

 

Preparazione

Pulire e lavare accuratamente le verdure

Preparare il brodo vegetale.

Aggiungere al brodo la cipolla tagliata a fettine, le carote e il cavolfiore tagliati a pezzi.

Cuocere per 15 minuti.

Spegnere il fuoco e frullare il tutto con un mixer ad immersione e continuare a cuocere per circa 5-10 minuti, aggiungendo un pizzico di sale.

Lasciar freddare la crema ottenuta e versare nei piatti.

Ultimare con una spolverata di noce moscata e l’olio di semi di lino.

 

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Gelato crudo ai lamponi

Spuntino/dolce

 

Tempo di preparazione

6 ore

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 400 gr di banane mature
  • 250 gr di lamponi
  • Succo di 1 limone

 

Preparazione

Sbucciare, tagliare a fettine le banane e cospargerle di succo di limone.

Lavare e asciugare i lamponi.

Far riposare la frutta in freezer per almeno 6 ore.

Frullare la frutta congelata fino ad ottenere una consistenza simile a quella del gelato.

Servire a piacere il gelato da solo, con frutta fresca o yogurt.

 

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Millefoglie di verdure

Contorno

 

Tempo di preparazione

30 minuti

 

Difficoltà

media

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 600 gr di broccoli verdi
  • 400 gr di verza
  • 400 gr di cavolfiori
  • 300 gr di cicoria
  • 400 gr di zucca
  • olio extra vergine di oliva q.b.
  • sale q.b.

 

Preparazione

Pulire i broccoli e il cavolfiore a piccoli ciuffetti, lavarli accuratamente e sbollentarli.

Lavare accuratamente la verza, tagliarla a listarelle e spadellarla.

Lavare accuratamente la cicoria e spadellarla con poco olio e un pizzico di sale.

Frullare una parte dei broccoli spadellati fino ad ottenere una crema.

Disporre a strati i broccoli rimanenti, la cicoria, i cavolfiori e la verza, ripetendo l’ordine di questi alimenti, per ottenere più strati.

Pulire e lavare accuratamente la zucca.

Tagliare una parte della zucca a striscioline sottili e grigliarla.

Frullare la zucca restante.

Posizionare la zucca grigliata in cima al millefoglie di verdure, in modo tale da conferire l’elemento croccante al piatto.

Ultimare la composizione aggiungendo a piacere nel piatto (sopra o lateralmente) la crema di zucca e la crema di broccoli.

 

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Crema di piselli e zucchine con farro

Piatto unico

 

Tempo di preparazione

40 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 320 gr di farro perlato
  • 400 gr di Brodo vegetale
  • 500 gr di piselli freschi o surgelati
  • 500 gr di zucchine
  • 1 cipolla
  • 3 cucchiai di Olio Extra Vergine di Oliva
  • sale q.b.
  • pepe q.b.

 

Preparazione

Preparare il brodo vegetale

Affettare la cipolla e farla appassire in padella con l’olio a fuoco basso.

Unire i piselli, salare, pepare e mescolare il tutto cuocendo per 5 minuti.

Lavare e tagliare a rondelle le zucchine

Unire in padella ai piselli e coprite con 350 gr di brodo vegetale.

Continuare la cottura per circa 15-20 minuti.

Intanto cuocere a parte il farro in acqua bollente per il tempo indicato sulla confezione.

Spegnere il fuoco della padella e frullare tutto con un mixer ad immersione aggiungendo gradualmente il brodo vegetale rimasto fino al raggiungimento di una consistenza liscia e cremosa.

Setacciare la crema con un colino per renderla più cremosa.

Terminata la cottura, scolare bene il farro

Impiattare la crema ed aggiungere il farro bollito.

Ultimare con un filo d’olio a crudo.

 

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Zuppetta di melone con praline di ricotta e pistacchi

Antipasto/secondo piatto leggero

 

Tempo di preparazione

20 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 600 gr di melone
  • 400 gr di ricotta di pecora
  • Farina di pistacchi non salati (in alternativa: farina di mandorle)
  • Menta fresca q.b.

 

Preparazione

Pulire il melone e frullarlo con qualche foglia di menta fresca.

Emulsionare la ricotta con due cucchiai di farina di pistacchi ed ottenere delle praline.

Passare le praline di ricotta nella farina di pistacchi fino a ricoprirle totalmente all’esterno.

Versare la crema di melone in patti fondi o coppette e adagiare sopra le praline di ricotta.

Servire freddo.

 

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Ghiaccioli di frutta fresca e yogurt

Spuntino/dolce

 

Tempo di preparazione

6 ore

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 200 gr di yogurt bianco magro
  • 400 gr di frutta fresca di stagione

 

Preparazione

Sbucciare e lavare accuratamente la frutta.

Frullare ¾ della frutta in un mixer insieme allo yogurt.

Tagliare a pezzetti la frutta rimanente.

Versare il composto in stampi per ghiaccioli e aggiungere i pezzetti di frutta fresca rimasti.

Far riposare in freezer per almeno sei ore.

 

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Cavolo cappuccio in insalata

Contorno

 

Tempo di preparazione

10 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • ½ cavolo cappuccio bianco
  • 10 ravanelli
  • 1 finocchio
  • 1 costa di sedano
  • 1 mela verde
  • 2 manciate di noci
  • Qualche foglia di menta fresca
  • Olio extravergine d’oliva
  • Aceto di mele
  • Pepe q.b.

 

Preparazione

Lavare e mondare le verdure.

Affettare sottilmente il cavolo cappuccio, il finocchio e i ravanelli. Tagliare a cubetti il sedano e la mela verde, condirli con l’olio extravergine d’oliva e un pizzico di pepe.

Unire tutti gli ingredienti e condire con aceto di mele.

Servire ultimando con le foglioline di menta fresca e le noci tritate

 

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Spaghetti di zucchine con ragù di tofu

Secondo piatto/condimento

 

Tempo di preparazione

30 minuti

 

Difficoltà

media

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 400 gr di zucchine
  • 200 gr di tofu al naturale
  • 200 ml di passata di pomodoro
  • 1 cipolla
  • 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva

 

Preparazione

Lavare accuratamente le zucchine.

Ricavare gli spaghetti dalle zucchine utilizzando un affetta-verdure o spiralizer.

Sbollentare gli spaghetti di zucchine in acqua salata per due minuti.

Tagliare la cipolla a fettine e far rosolare nell’olio in una casseruola.

Sbriciolare il tofu e aggiungerlo nella casseruola, continuando a mescolare.

Dopo qualche minuto, abbassare la fiamma e aggiungere la passata di pomodoro.

Proseguire la cottura per circa mezz’ora.

Far freddare il ragù di tofu e utilizzare per condire gli spaghetti di zucchine.

 

Questa ricetta può essere realizzata per condire dei chicchi di cereali integrali come il farro, l’orzo, ottenendo un piatto unico.

 

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Insalata di carciofi, finocchi, arance e noci

Contorno

 

Tempo di preparazione

20 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 2 carciofi
  • 2 arance tarocco
  • 1 finocchio
  • 100 gr di songino
  • Succo di 1 limone
  • 4 noci
  • Pepe nero q.b.
  • 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva

 

Preparazione

Pulire i carciofi dalle foglie più esterne, tagliare le punte e ridurli a spicchi sottili.

Lasciare riposare gli spicchi di carciofo in una ciotola con acqua mescolata al succo di limone.

Lavare bene e pulire le altre verdure.

Lavare bene le arance e tagliarle a fette rotonde senza eliminare la buccia.

Tagliare il finocchio in 4 parti e ricavare delle sfoglie sottilissime tramite un tagliaverdure.

Disporre le fette di arancia in 4 ciotole, aggiungere il songino, le sfoglie di finocchio e gli spicchi di carciofi scolati.

Con una forchetta emulsionare l’olio, il succo di limone, il succo di arancia, un pizzico di pepe, fino a formare una salsina.

Prima di servire, ultimare con gherigli di noce e condire con la salsa preparata.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su carciofo, arancia, finocchio, songino, limone, noce, pepe, olio EVO

Sorbetto di anguria al profumo di limone

Bevanda/spuntino

 

Tempo di preparazione

12 ore

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 300 gr di polpa di anguria
  • 100 ml di acqua naturale
  • Succo di 1 limone
  • 1 mazzetto di menta fresca

 

Preparazione

Eliminare i semi dalla polpa di anguria.

Frullare la polpa con l’acqua e il succo di limone.

Versare il composto in uno stampo per il ghiaccio e lasciare riposare in freezer per almeno 12 ore.

Prima di servire, scongelare a temperatura ambiente per 5 minuti e frullare nuovamenete il tutto.

Servire, guarnendo con foglioline di menta fresca

 

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Taralli integrali allo zenzero e curcuma

Spuntino

 

Tempo di preparazione

1 h e 20 minuti

 

Difficoltà

media

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 250 gr di farina integrale
  • 100 ml di vino bianco secco
  • 60 gr di olio extra vergine di oliva
  • 2 cucchiaini di zenzero in polvere
  • 2 cucchiaini di curcuma in polvere
  • ½ cucchiaino di sale fino

 

Procedimento

Versare la farina, lo zenzero, la curcuma e il sale in una ciotola e mescolare.

Aggiungere il vino bianco e l’olio e iniziare a lavorare l’impasto con le mani fino a renderlo omogeneo e compatto.

Formare un panetto con l’impasto e lasciare riposare per circa 30 minuti.

Dividere il panetto in piccole porzioni.

Creare delle striscioline da ogni porzione spesse circa 1 cm e lunghe 8 cm.

Unire le due estremità delle strisce, formando un piccolo cerchio.

Portare a ebollizione una pentola d’acqua e immergere i taralli per farli lessare.

Non appena emergono in superficie scolarli, asciugarli con un panno e adagiarli su una teglia con carta forno, ben distanziati tra loro.

Infornare i taralli a 200° per 30 minuti e terminare la cottura non appena saranno diventati dorati in superficie.

 

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Salsa cremosa allo zenzero

Salsa d’accompagnamento

 

Tempo di preparazione

10 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 150 gr di yogurt bianco al naturale
  • 1 cucchiaino di zenzero fresco grattugiato
  • 1 lime
  • sale q.b.

 

Preparazione

Unire in una ciotola lo yogurt, lo zenzero, il succo di lime e un pizzico di sale.

Mescolare fino ad amalgamare bene tutti gli ingredienti.

Mettere in frigo prima di servire.

Utilizzare a piacere per condire carne, pesce e verdura.

 

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Tisana all’anice

Bevanda

 

Tempo di preparazione

15 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 bustina di camomilla
  • un cucchiaio di semi di anice
  • un cucchiaio di semi di finocchio

 

Preparazione

Portare a bollore dell’acqua, spegnere il fuoco e aggiungere una bustina di camomilla, i semi di anice e i semi di finocchio, girare con un cucchiaio e lasciar riposare con un coperchio per circa 10 minuti. Filtrare e versare in una tazza.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su camomilla, semi di anice, semi di finocchio

Petto di tacchino con finocchi all’arancia

Secondo piatto

 

Tempo di preparazione

25 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 4 filetti di petti di tacchino da 100 gr l’uno
  • 6 arance
  • 3 finocchi
  • Aneto q.b.
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Cuocere il tacchino in padella ben calda.

Lavare e tagliare finemente i finocchi.

Spremere le arance e creare un’emulsione con succo di arancia, olio e sale.

Disporre i finocchi a fettine al centro del piatto e unire il tacchino scaloppato a fettine sottili.

Ultimare con l’emulsione all’arancia e l’aneto.

 

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Orzotto mantecato con cicoria e limone

Primo piatto

 

Tempo di preparazione

25 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 320 gr di orzo perlato
  • 500 gr di cicoria
  • 2 limoni
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 bicchiere di vino bianco secco
  • Brodo vegetale q.b.
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Preparare il brodo vegetale.

Tostare l’orzo a modo di risotto in una casseruola con l’olio e l’aglio intero.

Aggiungere il vino bianco, lasciare evaporare e unire il brodo vegetale bollente un po’ alla volta, continuando a cuocere.

Cuocere a parte la cicoria in acqua bollente.

Frullare la cicoria con poca acqua utilizzando un frullatore ad immersione.

Quando l’orzo sarà cotto, unire la cicoria frullata.

Fuori dal fuoco mantecare con olio.

Distribuire nei piatti e ultimare la scorza di limone grattugiata a julienne.

 

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Filetti di merluzzo in crosta di patate e zucchine

Piatto unico

 

Tempo di preparazione

40 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 4 filetti di merluzzo da 150 gr l’uno
  • 400 gr di patate
  • 400 gr di zucchine
  • 4 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 2 cucchiai di prezzemolo tritato
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Sbucciare e lavare accuratamente le verdure.

Tagliarle a pezzi e cuocerle al vapore fino a renderle tenere.

Una volta cotte, schiacciare le verdure con una forchetta fino ad ottenere un purè senza grumi.

Mettere il purè in una pentola e unire l’olio e il sale, se necessario un po’ d’acqua, amalgamando tutti gli ingredienti con una frusta.

Adagiare i filetti di merluzzo in una teglia da forno, spennellarli con poco olio e distribuirvi sopra il purè di patate e zucchine e il prezzemolo tritato.

Cuocere in forno a 180° per circa 15-20 minuti e fino a quando non si sarà formata una crosticina dorata.

Servire ben caldo.

 

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Vellutata di zucca con crostini integrali

Antipasto/primo piatto leggero

 

Tempo di preparazione

45 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 400 gr di zucca
  • 2 coste di sedano
  • 1 pizzico di noce moscata
  • 100 g di crostini di pane integrale tostato
  • 3 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • sale q.b.

 

Preparazione

Sbucciare la zucca e tagliarla a tocchetti.

Mettere la zucca in una casseruola, far insaporire con un goccio d’olio e coprire con acqua e portare ad ebollizione.

Insaporire con la noce moscata e cuocere per 30 minuti circa.

Intanto tagliare il pane integrale a quadratini e tostare in forno.

Terminata la cottura della zucca, frullare con un mixer.

Impiattare e ultimare con i crostini di pane tostato, l’olio e un pizzico di sale.

 

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Frullato di mango, banana e anacardi

Bevanda/spuntino

 

Tempo di preparazione

5 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 1 mango
  • 2 banane
  • 60 gr di anacardi
  • 500 ml di latte di mandorla
  • 1 limone spremuto

 

Preparazione

Lavare e sbucciare la frutta.

Tagliare a pezzi la frutta e inserirla nel frullatore insieme agli altri ingredienti.

Frullare fino ad ottenere una consistenza liscia e cremosa.

 

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Barrette ai fiocchi d’avena, frutta secca e cioccolato fondente

Spuntino

 

Tempo di preparazione

45 minuti

 

Difficoltà

media

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 400 gr di fiocchi d’avena
  • 50 gr di nocciole
  • 50 gr di pistacchi
  • 60 gr di semi di sesamo e girasole
  • 70 gr di uvetta
  • 80 gr di cioccolato fondente al 70%
  • 150 gr di malto d’orzo

 

Preparazione

Tostare i fiocchi d’avena in padella antiaderente per circa 5 minuti mescolando spesso.

Porli in una ciotola e farli raffreddare

Successivamente tritare grossolanamente le nocciole, i pistacchi, i semi di girasole e tostare per pochi minuti, anche insieme ai semi di sesamo.

Far raffreddare i semi e unirli ai fiocchi, aggiungendo l’uvetta e il cioccolato fondente finemente spezzettato.

Versare nella ciotola il malto d’orzo, poco alla volta, mescolando sempre, in modo da ricoprire appena fiocchi e semi.

Mettere il composto su un piano, tra due fogli di carta da forno, schiacciarlo con un mattarello fino a ridurlo ad uno spessore di circa ½ cm e lasciarlo seccare.

Tagliare con un coltello a piccoli pezzi e conservare in una scatola di latta.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su fiocchi d’avena, nocciole, pistacchi, semi di sesamo, uvetta, cioccolato fondente al 70%, malto d’orzo

Centrifuga di frutti di bosco e anguria

Bevanda/spuntino

 

Tempo di preparazione

15 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 150 gr di frutti rossi (mirtilli, more, lamponi, ribes)
  • ¼ di anguria
  • 2 mele
  • 1 cucchiaino di zenzero in polvere
  • ½ cucchiaino di cannella in polvere
  • 1 limone
  • Menta fresca q.b.

 

Preparazione

Lavare accuratamente tutta la frutta.

Frullare i frutti di bosco con la menta fresca.

Tagliare a pezzi l’anguria, le mele e il limone e centrifugare.

Mescolare la centrifuga col frullato di frutti rossi.

Versare nei bicchieri e spolverizzare con zenzero e cannella.

 

Una porzione di centrifugato sostituisce uno spuntino a base di frutta.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su frutti rossi, anguria, mela, zenzero, cannella, limone, menta

Centrifuga di frutta e verdura

Bevanda/spuntino

 

Tempo di preparazione

15 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 2 mele
  • 1 arancia rossa
  • 1 fetta di ananas
  • 1 cetriolo
  • 1 cuore di sedano
  • 1 pezzetto di zenzero
  • Menta fresca q.b.

 

Preparazione

Lavare accuratamente frutta e verdura.

Tagliare tutti gli ingredienti a pezzetti e centrifugare.

Mescolare bene il succo ottenuto e versare nei bicchieri.

 

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Infuso di spezie e frutta

Bevanda

 

Tempo di preparazione

20 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 chiodo di garofano
  • 1 limone
  • 2 arance
  • 1 stecca di cannella
  • Anice stellato q.b.

 

Preparazione

Bollire tutti gli ingredienti con acqua e ridurre per ¼ del suo volume.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su chiodo di garofano, limone, arancia, cannella, anice stellato

Insalata di patate

Primo piatto

 

Tempo di preparazione

40 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 800 gr di patate
  • 2 cucchiai di erba cipollina
  • 1 cucchiaio di prezzemolo tritato
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Lessare le patate con la buccia per circa 30 minuti.

Scolare le patate e lasciarle raffreddare.

Appena fredde, sbucciare le patate e tagliarle a dadini non troppo piccoli.

Porre le patate in una ciotola e condire con erba cipollina, prezzemolo, olio e sale.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su patate, erba cipollina, prezzemolo, olio EVO

Purè di carote aromatico

Condimento/contorno

 

Tempo di preparazione

50 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 800 gr di carote
  • 50 gr di timo
  • 3 cucchiai di olio extra vergine di oliva
  • Sale e pepe q.b.
  • Prezzemolo q.b.

 

Preparazione

Pulire e mondare le carote, tagliarle a rondelle e porle in una placca da forno con il timo per 15 minuti.

Cuocere le carote al vapore e poi passarle nel passaverdure.

Porre le carote in casseruola con l’olio e mantecare a fuoco lento, aggiungendo un pizzico di sale e pepe.

Porre nel piatto il purè e decorare con qualche fogliolina di prezzemolo lavato e asciugato.

 

Questo purè può rappresentare un contorno oppure in porzioni ridotte il condimento di un primo piatto come orzo perlato o riso semintegrale.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su carota, timo, olio EVO, prezzemolo

Banana bread proteico*

 

Tempo di preparazione

30 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 100 gr di farina di avena
  • Proteine del siero del latte gusto neutro (whey protein) – dosaggio secondo le indicazioni del medico
  • 2 banane mature
  • 1 uovo
  • 200 ml di latte parzialmente scremato
  • 1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva

 

Preparazione

Tagliare a pezzetti le banane e amalgamarle con la farina di avena, le proteine in polvere, l’uovo, il latte e l’olio, fino ad ottenere un impasto cremoso.

Versare il composto in una teglia leggermente oliata e cuocere in forno a 200° per 20 minuti circa.

Lasciare raffreddare e consumare a piacere con marmellata, crema di nocciole o mandorle, o burro di arachidi.

 

 

 

*Le ricette di questa sezione sono indicate per chi ha perso peso e/o ha avuto diagnosi di sarcopenia (perdita della massa muscolare) ed ha ricevuto indicazione da parte del medico/oncologo/dietista/nutrizionista ad un maggiore apporto proteico tramite specifici integratori.

Pertanto, per la preparazione delle ricette, si consiglia di far riferimento alle indicazioni fornite dallo specialista sulla posologia adeguata ai propri fabbisogni relativa ai supplementi nutrizionali indicati.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su avena, banana, uovo, latte parzialmente scremato, olio EVO

Frullato proteico di yogurt, frutta fresca e cannella*

 

Tempo di preparazione

5 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 kiwi
  • 3 fragole
  • 100 gr di yogurt greco bianco magro
  • Proteine del siero del latte gusto neutro (whey protein) – dosaggio secondo le indicazioni del medico
  • 50 ml di latte di mandorla o di soia
  • 10 gr di mandorle
  • ½ cucchiaino di cannella

 

Preparazione

Pulire e lavare accuratamente la frutta fresca.

Inserire la frutta insieme a tutti gli altri ingredienti in un frullatore.

Frullare per 30 secondi o fino al raggiungimento della consistenza desiderata.

Spolverizzare con fiocchi d’avena e semi di lino.

 

*Le ricette di questa sezione sono indicate per chi ha perso peso e/o ha avuto diagnosi di sarcopenia (perdita della massa muscolare) ed ha ricevuto indicazione da parte del medico/oncologo/dietista/nutrizionista ad un maggiore apporto proteico tramite specifici integratori.

Pertanto, per la preparazione delle ricette, si consiglia di far riferimento alle indicazioni fornite dallo specialista sulla posologia adeguata ai propri fabbisogni relativa ai supplementi nutrizionali indicati.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su kiwi, fragole, yogurt greco, latte di mandorla o soia, mandorle, cannella

Crudites di verdure con salsa allo yogurt

Antipasto

 

Tempo di preparazione

5 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 400 gr di yogurt greco bianco magro senza zuccheri aggiunti
  • 400 gr di verdura cruda mista (finocchi, carote, lattuga, radicchio, sedano, cetriolo)
  • 1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
  • 100 gr di rucola
  • Sale q.b.
  • Pepe nero q.b.

 

Preparazione

Lavare con cura le verdure e tagliarle a julienne.

Frullare in un mixer lo yogurt greco, la rucola, l’olio, il sale e il pepe.

Servire le verdure a piacere in un’insalatiera da portata o in una coppa, accompagnate con la salsa allo yogurt.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su yogurt greco, finocchi, carote, lattuga, radicchio, sedano, cetriolo, rucola, olio EVO, pepe nero

Frutta secca alle spezie

Spuntino

 

Tempo di preparazione

25 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti

  • 400 gr di frutta secca mista: mandorle, noci, pinoli, pistacchi, arachidi, noci Pecan
  • 1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
  • 1 cucchiaino di spezie in polvere: cumino, peperoncino, zenzero e cannella
  • 1 pizzico di aglio in polvere

 

Preparazione

Versare in una padella 1 cucchiaio d’olio, farlo scaldare e poi aggiungere il cumino, il peperoncino, lo zenzero, la cannella e l’aglio.

Cuocere per 2 minuti a fuoco molto basso mescolando sempre.

Togliere dal fuoco e continuare a mescolare.

Versare la frutta secca così condita in una teglia e porla in forno a 150° per 10 minuti, scuotendo ogni tanto la teglia, finché non è ben asciutta e appena colorita.

Togliere dal forno, far raffreddare e conservare in un contenitore a chiusura ermetica.

Consumare entro pochi giorni.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su mandorle, noci, pinoli, pistacchi, arachidi, noci Pecan, olio EVO, cumino, peperoncino, zenzero, cannella, aglio

Chips di verdura al forno

Spuntino/contorno

 

Tempo di preparazione

50 minuti circa

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 500 gr di topinambur o patate
  • 2 barbabietole
  • 5 carote
  • Rosmarino fresco q.b.
  • Erba cipollina q.b.
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Pelare le verdure e lavarle accuratamente.

Affettarle in modo sottile con un coltello o con una mandolina.

Dividere le verdure in tre ciotole separate e unire un giro d’olio.

Unire alle barbabietole un pizzico di sale.

Unire al topinambur il rosmarino tritato.

Unire alle carote l’erba cipollina.

Disporre le verdure senza sovrapporle in una teglia ricoperta di carta da forno.

Infornare a 150° in forno ventilato preriscaldato.

Se necessario dopo circa 20 minuti girare le fettine di verdure.

Continuare a cuocere fino a quando non saranno dorate e croccanti.

Far raffreddare leggermente prima di servire.

 

Le chips di verdura possono essere consumate come contorno di un pasto oppure come snack. O ancora come guarnizione di primi o secondi piatti, aggiungeranno croccantezza e gusto!

 

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Se vuoi saperne di più clicca su patate, barbabietole, carote, rosmarino, erba cipollina, olio EVO

Chips di frutta al forno

Spuntino/dolce

 

Tempo di preparazione

50 minuti circa

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 4 frutti (mele/pere/kiwi/banane)
  • Aromi q.b a piacere (cannella/noce moscata/anice stellato)

 

Preparazione

Lavare accuratamente la frutta

Eliminare la parte non edibile e tagliare a fettine sottili ottenendo uno spessore di un paio di millimetri al massimo. (Adeguate lo spessore al tipo di frutta scelto)

Riporre la frutta su una teglia ricoperta di carta da forno.

Infornare in forno ventilato preriscaldato a 120° fino a quando non saranno dorate e croccanti, ci vorranno all’incirca 45 minuti .

Cospargere la frutta con le spezie più gradite (cannella/noce moscata/anice stellato)

Lasciare raffreddare per far raggiungere la croccantezza desiderata.

 

Le chips di frutta possono essere consumate come spuntino oppure possono essere aggiunte a dello yogurt, ai cereali per la colazione o a una porzione di frutta in guscio come noci, mandorle, nocciole.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su mela, pera, kiwi, banana, cannella, noce moscata, anice stellato

Hummus di ceci fresco e piccante

Salsa d’accompagnamento

 

Difficoltà

facile

 

Tempo di preparazione

10 minuti

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 300 gr di ceci lessati
  • 3 cucchiai di Tahini (burro di semi di sesamo)
  • 2 peperoncini verdi
  • succo di 1 limone spremuto
  • 3 cucchiai di foglie di menta fresca (in alternativa prezzemolo)
  • 2 cucchiaini di cumino in polvere
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Inserire i ceci già lessati insieme a tutti gli altri ingredienti in un frullatore.

Azionare ed aggiungere gradualmente acqua fino al raggiungimento di una consistenza cremosa.

Servire su crostini di pane integrale o in accompagnamento a verdure crude o cotte.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su ceci, peperoncino, succo di limone, menta, cumino

Salsa allo yogurt ed erbe aromatiche (per carne, pesce e verdure)

Salsa d’accompagnamento

 

Tempo di preparazione

10 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 300 gr di yogurt greco bianco magro senza zuccheri aggiunti
  • 1 cucchiaino di succo di un lime o un limone
  • 1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
  • Erbe aromatiche fresche o secche a piacere (erba cipollina/rosmarino/timo/basilico)
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Versare in una terrina lo yogurt greco.

Unire il succo di limone e l’olio.

Amalgamare gli ingredienti con una forchetta per formare una crema densa.

Unire le erbe aromatiche ridotte in pezzettini molto piccoli.

Continuare ad amalgamare tutti gli ingredienti.

Far riposare in frigo per mezz’ora prima di servire.

 

Utilizzare la salsa per condire insalate, verdure, secondi piatti come pesce o carne bianca.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su yogurt greco, succo di limone, olio EVO, erba cipollina, rosmarino, timo, basilico

Bocconcini di frutta invernale al profumo di rosmarino

Spuntino/Dolce

 

Tempo di preparazione

10 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti per 4 persone

  • 3 pere
  • 3 kiwi
  • Zucchero di canna grezzo q.b.
  • Succo di limone q.b.
  • Rosmarino q.b.

(Si possono realizzare anche con altre erbe aromatiche, come ad esempio la lavanda, il timo).

 

Preparazione

Tagliare i kiwi e le pere per ottenere dei piccoli bocconcini, disporli in una ciotola con il succo di limone ed il rosmarino tritato.

Lasciare riposare in frigo per qualche minuto: in questo modo durante la cottura la frutta prenderà l’aroma delicato del rosmarino.

Passarli nello zucchero di canna e dorarli in padella antiaderente.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su pera, kiwi, succo di limone, rosmarino

Trancio Di Spigola Agli Agrumi

Secondo piatto

 

Tempo di preparazione

40 minuti

 

Difficoltà

media

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 1 spigola da 600 g
  • 200 gr di carote
  • 200 gr di sedano
  • 8 cuori di carciofo
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 arancia
  • 2 mandarini
  • 2 limoni
  • 4 cucchiai d’olio extra vergine di oliva
  • Aneto q.b.
  • Sale q.b.

 

 Per il centrifugato

  • 4 finocchi
  • 5 cetrioli

 

Preparazione

Sfilettare la spigola per ottenere due filetti.

Preparare in padella un guazzetto con il sedano, le carote tagliate a julienne, lo spicchio d’aglio e l’olio, far rosolare e unire i filetti.

Bagnare con succo d’arancia, mandarino e limone, unire la scorza degli agrumi tagliata finemente e i cuori di carciofo tagliati a julienne.

A fine cottura disporre nei piatti e ultimare con l’aneto.

Se si gradisce preparare un centrifugato o un frullato a base di finocchi e cetrioli da abbinare al piatto come bevanda.

 

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Sovracoscia di pollo con erbe aromatiche e verdure

Piatto unico

 

Tempo di preparazione

30 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 500 gr di sovracoscia di pollo
  • 200 gr di pane fresco integrale
  • 2 zucchine
  • 1 melanzana
  • 2 pomodori secchi
  • 1 spicchio d’aglio
  • Timo, menta, rosmarino q.b.
  • Olio extra vergine di oliva q. b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Grattugiare il pane e miscelare insieme alle erbe aromatiche tritate.

Tagliare a medaglioni la sovracoscia di pollo e passarli nel preparato ottenuto.

Dorarli in padella con poco olio.

Tagliare a piccoli cubetti le zucchine e la melanzana, stufarli in casseruola con poco olio, acqua e aglio, spegnere la fiamma e coprire la casseruola con della pellicola trasparente. Questo consentirà al vapore di circolare all’interno della casseruola, in modo tale che le verdure mantengano il loro colore e i loro componenti originali.

A fine cottura unire i pomodori secchi tagliati a cubetti e impiattare, disponendo come base del piatto le verdure con sopra i medaglioni di pollo, aggiungere un rametto di rosmarino fresco.

Evitare di cuocere a lungo le erbe aromatiche poiché in cotture prolungate potrebbero rilasciare un sentore amaro agli alimenti.

 

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Riso venere con melograno e asparagi

Primo piatto

 

Tempo di preparazione

30 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 160 gr di riso nero venere
  • 1 Melograno
  • 100 gr di asparagi
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Pulire gli asparagi privandoli della parte bianca dura.

Tagliare gli asparagi a pezzetti e cuocerli in padella con acqua e poco olio, a fuoco medio per circa 10 minuti.

Durante la cottura aggiungere piccole quantità di acqua.

Cuocere il riso venere per il tempo di cottura indicato nella confezione.

Sgranare il melograno e raccogliere i chicchi in un’insalatiera.

Scolare il riso e aggiungerlo al melograno nell’insalatiera.

Unire gli asparagi e condire con poco sale e olio.

 

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Filetti Di Sgombro Con Salsa Verde

Secondo piatto

 

Difficoltà

facile

 

Tempo di preparazione

20 minuti

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 600 gr di sgombro fresco
  • 50 gr di rucola
  • 125 gr di yogurt bianco naturale
  • Peperoncino q.b.
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

  • Lessare lo sgombro, pulirlo e sfilettarlo.
  • Frullare la rucola, lo yogurt, l’olio, un pizzico di peperoncino e di sale.
  • Servire i filetti di sgombro con la salsa verde.

 

Lo sgombro è ricco di omega-3, acidi grassi essenziali utili per la protezione cardiovascolare. Questa ricetta è quindi particolarmente indicata anche durante le terapie oncologiche per ridurre il possibile danno cardiovascolare causato da alcuni trattamenti.

 

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Riso integrale con asparagi e capesante

Piatto unico

 

Tempo di preparazione

20 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 320 gr di riso integrale
  • 600 gr di asparagi
  • 8 capesante sgusciate
  • Brodo vegetale q.b.
  • Timo fresco q.b.
  • 1 spicchio d’aglio
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Tostare il riso in una casseruola con l’olio e l’aglio intero in modo da eliminarlo a fine cottura.

Preparare il brodo vegetale e unirlo al riso.

Dorare a parte in un’altra casseruola con poco olio gli asparagi, unire del brodo e portare a cottura. Gli asparagi non devono essere cotti eccessivamente, per preservare le loro proprietà.

Frullare gli asparagi cotti.

A metà cottura del riso unire gli asparagi frullati.

In una padella ben calda dorare per pochi minuti le capesante sgusciate.

Mantecare il riso a fine cottura fuori dal fuoco con poco olio e timo.

Disporre il risotto al centro del piatto e ultimare con le capesante dorate in padella.

 

Gli asparagi sono ricchi di quercetina, molecola appartenente alla classe dei polifenoli, sostanze che sembrerebbero utili nella protezione cardiovascolare. Questa ricetta è quindi particolarmente indicata anche durante le terapie oncologiche per ridurre il possibile danno cardiovascolare causato da alcuni trattamenti.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su riso integrale, asparagi, capesante, timo, aglio, olio EVO

 

Tortino di alici e melanzane

Secondo piatto

 

Tempo di preparazione

20 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 600 gr di filetti di alici fresche
  • 3 melanzane viola
  • Erba cipollina q.b.
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Lavare accuratamente le melanzane e tagliarle a fette sottili.

Grigliare le melanzane senza farle bruciare.

Cuocere a vapore i filetti di alici tagliati e aperti.

Adagiare sul piatto i filetti di alici alternati alle fette di melanzane.

Ultimare con olio extravergine, poco sale e erba cipollina.

 

Le alici sono ricche di omega-3, acidi grassi essenziali utili per la protezione cardiovascolare. Questa ricetta è quindi particolarmente indicata anche durante le terapie oncologiche per ridurre il possibile danno cardiovascolare causato da alcuni trattamenti.

 

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Le raccomandazioni per la prevenzione oncologica sono valide anche per chi ha già avuto casi di tumore

Negli ultimi decenni le persone che hanno superato con successo una terapia oncologica sono aumentate. Questo è stato possibile grazie alla ricerca scientifica che ha consentito e consente tutt’oggi l’introduzione di nuovi trattamenti e di strumenti per la diagnosi precoce.

La prevenzione basata sul concetto di identificazione precoce della malattia, ad esempio attraverso programmi di screening, ha permesso alle persone di vivere in salute anche numerosi anni dopo la diagnosi.

Tuttavia è probabile che le persone guarite dal tumore riscontrino lo sviluppo di una recidiva o che vadano incontro ad una maggiore probabilità di sviluppare altre malattie croniche quali diabete, malattie cardiovascolari e osteoporosi.

 

È necessario seguire una dieta sana e varia ma anche praticare uno stile di vita attivo, questo contribuisce ad una ripresa migliore dello stato di salute sia a livello muscolo-scheletrico sia a livello del sistema immunitario.

Mantenere la condizione di normopeso permette un maggiore successo nella prevenzione di recidive e di malattie croniche legate agli effetti collaterali dei trattamenti.

Inoltre è opportuno specificare che la ricerca in questo campo è in continua evoluzione, per questo è necessario leggere ed informarsi attraverso fonti ufficiali e valutare con occhio critico le fonti di cui non è certa la provenienza, così da evitare comportamenti che possano mettere a rischio la salute.

 

Mettiamo in pratica la raccomandazione

 

  • I risultati della ricerca scientifica richiedono del tempo per essere convincenti. Attenzione quindi alle informazioni che dichiarano una soluzione facile e veloce.

 

  • Effettua controlli regolarmente e partecipa ai programmi di screening a cui sei invitato. Identificare precocemente la malattia aumenta la probabilità di successo della cura.

 

  • Mantieni uno stile di vita sano: una dieta varia basata principalmente su prodotti di origine vegetale e un’attività fisica quotidiana sono i fattori su cui agire per la prevenzione delle malattie oncologiche e delle recidive.

 

  • Consulta un medico prima di modificare le tue abitudini alimentari; la sua formazione permette di valutare in modo scientifico il cambiamento migliore da intraprendere.

 

  • Le informazioni che trovi sui giornali, in internet o che ascolti in televisione spesso non sono complete. È necessario risalire alla fonte da cui è stato estrapolato l’argomento e leggere la versione integrale.

 

 

Allatta al seno per i primi sei mesi

L’allattamento al seno è promosso per i numerosi vantaggi ad esso associato. Allattare al seno, ad esempio, aiuta a perdere il peso accumulato in gravidanza sfavorendo le condizioni di sovrappeso e obesità.

Le evidenze scientifiche, inoltre, mostrano come l’allattamento al seno fino ai sei mesi sia uno dei fattori di prevenzione del tumore del seno  e, sebbene le evidenze siano ancora limitate, del tumore ovarico . Tra i benefici correlati c’è una minore produzione di estrogeni in seguito alla riduzione del numero di cicli mestruali, in aggiunta ai nove mesi di gravidanza.

 

Il latte materno contiene tutti i nutrienti necessari per il corretto accrescimento del bambino fino a sei mesi di vita. Oltre a diminuire il rischio di cancro nella donna, il latte materno ha effetti positivi, non solo nel breve termine, sulla salute del bambino, come la protezione da un eccesso di peso e dalle patologie correlate ad esso.

 

Mettiamo in pratica la raccomandazione

 

  • Non esitare a chiedere aiuto, inizialmente può essere difficile prendere confidenza con l’allattamento.

 

  • Durante l’allattamento segui uno stile di vita corretto: mantieniti attiva, non fumare e adotta una dieta sana ed equilibrata.

 

  • Il fabbisogno energetico nel periodo di allattamento è leggermente superiore rispetto al normale apporto calorico, rivolgiti ad uno specialista per adottare una dieta adeguata alle tue esigenze.

 

  • Assicurati un buon apporto di liquidi tenendo presente che il fabbisogno, durante l’allattamento, aumenta di circa mezzo litro al giorno. Prediligi acqua e tisane non zuccherate, evita invece soft drink e succhi di frutta.

 

Soddisfa i fabbisogni nutrizionali attraverso la dieta

Scegliere una dieta equilibrata e varia permette di mantenere l’organismo in salute e di prevenire le malattie definite “multifattoriali”, cioè che possono essere influenzate da numerosi fattori, tra cui la dieta.

Il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro dichiara che non ci sono evidenze per consigliare l’uso di integratori al fine di prevenire le malattie oncologiche, non essendo state individuate sostanze in grado di ridurre il rischio di cancro, soprattutto se prese in considerazione singolarmente.

 

Per “integratori alimentari” si intendono fonti concentrate di nutrienti o di altre sostanze con effetto nutritivo o fisiologico che servono a integrare la normale dieta. vengono commercializzati sotto forma di pillole, compresse, capsule o liquidi in dosi misurate.

Esistono casi specifici in cui determinati integratori, dietro prescrizione medica, possono essere utili all’organismo in periodi di necessità o in stati fisiologici e/o patologici per garantire l’apporto di determinati composti, ma non per la prevenzione oncologica.

 

Mettiamo in pratica la raccomandazione

 

  • Basa prevalentemente la tua dieta su alimenti di origine vegetale ed alimenti freschi non lavorati di origine animale, ricchi naturalmente di nutrienti.

 

  • Evita il consumo di snack industriali dolci e salati; come spuntino salutare puoi consumare frutta fresca, essiccata o frutta a guscio.

 

  • Varia il consumo di frutta e verdura, basando le tue scelte sui diversi colori e sulla stagionalità.

 

  • Per condire i tuoi pasti utilizza olio extravergine d’oliva e insaporisci le tue ricette con erbe aromatiche e spezie, limitando l’uso di sale.

 

  • Non farti influenzare dai prodotti che dichiarano soluzioni facili e veloci, ma consulta  il tuo medico prima di fare uso di integratori.

 

Limita il consumo di alimenti processati ricchi di grassi e zuccheri

Una dieta basata prevalentemente sull’assunzione di prodotti freschi e/o poco lavorati favorisce il mantenimento dello stato di salute, riducendo l’insorgenza di malattie croniche. Al contrario, un eccessivo apporto di calorie determina l’accumulo di tessuto adiposo e favorisce uno stato di insulino-resistenza, con conseguente aumento della probabilità di sviluppare diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari.

Il consumo di alimenti ad alta densità e di bevande zuccherate favorisce le condizioni di sovrappeso e obesità aumentando indirettamente il rischio di sviluppare il cancro.

Gli alimenti ad alta densità energetica sono generalmente prodotti industriali lavorati, di piccole dimensioni e con basso potere saziante che presentano elevate quantità di zuccheri e grassi, responsabili dell’elevato apporto calorico.
Le bevande zuccherate contribuiscono ad aumentare il rischio di obesità soprattutto se consumate quotidianamente; inoltre la loro incapacità di saziare ne favorisce un uso smodato.

I prodotti compresi in queste due categorie hanno scarso valore nutrizionale poiché non permettono l’introduzione di composti utili per l’organismo, come vitamine, sali minerali e fitocomposti.
Non sempre gli alimenti densi di energia sono dannosi per la salute. Un esempio è la frutta a guscio, alimento ricco di energia ma buona fonte di nutrienti (Cosa sono i nutrienti e che ruolo hanno nell’organismo) utili come grassi salutari, fibra, vitamine e sali minerali.

 

Mettiamo in pratica la raccomandazione

• Prediligi come spuntino frutta fresca, secca o a guscio limitando il consumo di dolciumi, merendine, snack e bevande zuccherate.

• Riconosci gli alimenti ad alta densità al supermercato ed evita il loro acquisto. Leggi bene le etichette, in particolare controlla le quantità di zuccheri semplici e grassi saturi; presta attenzione all’elenco degli ingredienti ricordandoti che sono dichiarati in ordine decrescente in funzione della quantità.

• Quando hai sete, l’acqua è sempre la miglior bevanda; tisane e acque aromatizzate con frutta fresca, erbe e spezie sono una buona alternativa alle bevande zuccherate.

• Ricorda che le bevande zuccherate comprendono anche succhi di frutta, tè freddo e bevande gassate; preparati da solo le tue bevande e conservale in frigo.

• Arricchisci lo yogurt bianco non zuccherato con frutta fresca o secca, evitando l’acquisto di yogurt già zuccherati o aromatizzati alla frutta, al caffè, alla vaniglia eccetera.

 

Limita il consumo di bevande alcoliche

La letteratura scientifica concorda nell’attribuire al consumo di alcol un ruolo negativo per lo stato di salute. In particolare, la relazione tra assunzione di alcol e rischio di cancro è indipendente dal tipo di bevanda alcolica che si consuma, essendo l’etanolo stesso classificato come cancerogeno.

L’alcol introdotto è metabolizzato dal fegato e convertito in acetaldeide, fattore che gioca un ruolo principale nel processo di cancerogenesi.

Inoltre le evidenze scientifiche mostrano come il contemporaneo consumo di bevande alcoliche e fumo di sigaretta aumenta il rischio di tumore.

 

Nella prevenzione delle malattie oncologiche si raccomanda di non consumare bevande alcoliche.

Sono disponibili tuttavia delle indicazioni per un consumo moderato di alcol. Si consiglia di non superare giornalmente una unità alcolica per le donne e due unità alcoliche per gli uomini.

Una unità alcolica corrisponde a circa 12 grammi di etanolo; tale quantità è contenuta ad esempio in un bicchiere di birra da 330ml oppure in un bicchiere di vino da 125ml.

 

Mettiamo in pratica la raccomandazione

 

  • Se hai sete prediligi un bicchiere d’acqua piuttosto che un bicchiere di birra che non soddisferà il senso di sete e ti spingerà a berne una quantità superiore.

 

  • Dopo aver consumato bevande alcoliche ricordati di bere acqua per reidratare l’organismo.

 

  • Per limitare l’assorbimento veloce da parte dell’organismo preferisci l’assunzione di bevande alcoliche durante i pasti.

 

  • Evita un consumo eccessivo di bevande alcoliche in singole occasioni.

 

  • Evita di bere a stomaco vuoto, soprattutto in occasione dell’aperitivo, spesso accompagnato da alimenti poco salutari.

 

  • Allungare le bevande alcoliche con bibite gassate o zuccherate non le rende più salutari.

Limita il consumo di carne rossa ed evita il consumo di carni lavorate e conservate

Gli alimenti di origine animale, se assunti nelle giuste quantità ed associati ad una dieta a base di alimenti vegetali, rappresentano una buona fonte di nutrienti  e contribuiscono al mantenimento dello stato di salute.

Secondo gli studi ad oggi disponibili, le carni rosse non costituiscono un pericolo per la salute se il loro consumo è inferiore ai 500g alla settimana.

Le probabili cause della relazione tra il consumo di carni rosse e rischio di cancro sono correlate alla formazione di composti potenzialmente cancerogeni, in seguito sia alla lavorazione della carne sia alla cottura ad alta temperatura.

Inoltre il ferro può stimolare la formazione di radicali liberi, fattore di rischio per l’insorgenza di cancro.

 

Nella denominazione “carni rosse” si considerano le carni manzo, maiale, agnello e i loro derivati.

La carne è una buona fonte di proteine e ferro per questo motivo non viene consigliata la completa esclusione dalla dieta. Tuttavia, secondo il modello alimentare della dieta mediterranea il consumo di carne rossa dovrebbe essere minore di due porzioni la settimana.

Ricordiamo che fanno parte delle carni lavorate tutti i salumi, gli insaccati e le carni conservate con altri metodi e che il loro consumo, sempre secondo il modello mediterraneo, non dovrebbe superare la porzione settimanale. Questo è in linea con il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro che suggerisce infatti di consumare solo occasionalmente tali prodotti.

Si raccomanda inoltre di associare sempre un piatto a base di verdure al consumo di carne e di prevedere frutta dopo il pasto.

 

Mettiamo in pratica la raccomandazione

 

  • Alterna durante la settimana gli alimenti fonti di proteine; consuma più pesce e legumi e limita il consumo di carni rosse, ricordandoti che anche i salumi fanno parte di questa categoria.

 

  • Abbina un’insalata, verdure cotte e una macedonia al consumo di carne.

 

  • Per favorire l’assorbimento del ferro vegetale è sufficiente condire i piatti a base di legumi o ortaggi a foglia verde, come gli spinaci, con succo di limone, arancia o peperoncino, fonti di vitamina C.

 

  • Nella scelta del taglio della carne preferisci tagli magri riducendo l’acquisto di carni grasse oppure elimina la parte del grasso visibile prima della cottura.

 

  • Inserisci nei tuoi panini alimenti di origine vegetale e fonti proteiche alternative (ad esempio le uova o il formaggio fresco) per limitare l’uso di salumi.

Consuma cereali integrali, verdure, frutte e legumi

Numerose sono le evidenze che mostrano una associazione positiva tra una dieta ad alto contenuto di alimenti vegetali ed una minore incidenza di patologie (diabete, malattie cardiovascolari, obesità, tumori).

L’assunzione giornaliera di alimenti vegetali aiuta a mantenere la condizione di normopeso e, grazie al contenuto di fibra alimentare , favorisce la motilità del tratto gastrointestinale riducendo il contatto con potenziali sostanze cancerogene.

 

Gli effetti positivi legati al consumo di alimenti di origine vegetali sono accentuati se consumati con varietà.

Frutta e verdura sono caratterizzate da un basso apporto calorico e sono ricche di acqua e di fitocomposti.

I cereali (ad esempio grano, orzo, farro, riso, grano saraceno, amaranto, quinoa, e mais) soprattutto integrali, sia nella versione in chicco sia come prodotti derivati dalla loro lavorazione, come pane e pasta, sono fonte di fibra.

I legumi rappresentano una buona fonte di proteine e fibra: piselli, fave, ceci, lenticchie, fagioli, soia, ecc.

Spezie ed erbe aromatiche sono ottime per insaporire i piatti e possono essere utilizzate in alternativa al sale.

Frutta secca e semi oleosi sono ricchi di micronutrienti e di grassi salutari.

 

Mettiamo in pratica la raccomandazione

 

  • Per assicurarti una varietà nel consumo può essere utile fare la spesa basandosi sul colore di frutta e verdura: verde (broccoli, asparagi, zucchine, kiwi, ecc.), gialla-arancio (carote, arance, pesche, albicocche, limoni, peperoni, ecc.), bianco (cipolla, cavolfiore, porro, ecc.), blu- viola (more, melanzane, prugne, mirtilli, ecc.), rosso (pomodoro, mela rossa, lamponi, fragole, cavolo rosso, barbabietola, ecc.).

 

  • Arricchisci le tue insalate e macedonie con semi oleosi ad esempio di zucca, girasole e lino.

 

  • Lascia un post-it che ti ricorda di mettere a bagno i legumi così da poterli cuocere la sera quando torni dal lavoro. Puoi acquistare anche i legumi surgelati o in scatola, ricordandoti di sciacquarli prima del consumo così da eliminare il liquido di conservazione.

 

  • Sostituisci gradualmente la pasta bianca con quella integrale; prova anche a consumare i cereali in chicco in zuppe, insalate fredde oppure cotti come un risotto. I mix di cereali che si possono cuocere in pochi minuti rappresentano una buona alternativa.

 

  • Assicurati di avere sempre frutta e verdure nel tuo frigo. Puoi aiutarti pianificando l’acquisto di tali prodotti con una lista della spesa ben organizzata.

 

  • Consuma frutta e verdura anche come spuntino e non solo durante i pasti principali; se prima di pranzo o di cena hai fame sgranocchia della verdura evitando di stuzzicare formaggio o pane.

 

Evita il consumo di bevande zuccherate

Una buona idratazione contribuisce a mantenere lo stato di salute. Basta pensare che più del 50% dell’organismo umano è composto da acqua. Pertanto la bevanda da prediligere durante i pasti è proprio l’acqua. Al contrario le bevande zuccherate dovrebbero essere evitate, se proprio si vuole consumarle il loro consumo deve essere occasionale. Le bevande zuccherate contribuiscono ad aumentare le condizioni di sovrappeso e obesità soprattutto se consumate quotidianamente, aumentando indirettamente il rischio di sviluppare il cancro.

Le bevande zuccherate sono per definizione ricche in zucchero. Ad esempio una lattina di tè freddo può presentare fino 30 grammi di zuccheri oppure una di bibita gassata fino a 40 grammi. Inoltre la
loro incapacità di saziare ne favorisce un uso smodato. Oltre all’acqua anche tisane, tè, caffè, orzo ed acque aromatizzate possono rappresentare una valida alternativa che contribuisce alla corretta idratazione quotidiana. L’acqua contribuisce inoltre al fabbisogno giornaliero di alcuni minerali, ad esempio calcio, magnesio, potassio, fosforo, sodio, rame e iodio.

Mettiamo in pratica la raccomandazione

• Abituati a bere acqua durante la giornata e non aspettare la sensazione di sete, generalmente si presenta in ritardo rispetto alla necessità.

• Ricorda che le bevande zuccherate comprendono anche succhi di frutta, tè freddo e bevande gassate; preparati da solo le tue bevande e conservale in frigo.

• Quando sei fuori casa porta sempre con te dell’acqua.

• Ricorda che anche verdura, frutta, zuppe e minestroni contribuiscono al raggiungimento del fabbisogno quotidiano di acqua.

• Se sei abituato a consumare frequentemente bevande zuccherate, puoi iniziare ad aggiungere dell’acqua per diluire le quantità di zuccheri e ridurne pertanto il consumo.

Mantieniti fisicamente attivo ogni giorno

Svolgere quotidianamente attività fisica aiuta a mantenere un buono stato di salute riducendo il rischio di insorgenza di malattie.

L’impatto dell’attività fisica sulla riduzione del rischio della patologia tumorale è argomento indagato e ormai accertato dalla letteratura scientifica. Sono numerose le ipotesi su tale relazione, ma i meccanismi biologici non sono ancora del tutto noti.

Tuttavia è certo che l’aumento del dispendio energetico aiuta a mantenere un peso corporeo nella norma, sfavorendo le condizioni di sovrappeso e obesità associate ad un maggiore rischio di sviluppare tumore.

 

Con il termine attività fisica si intende qualsiasi movimento prodotto dai muscoli scheletrici che richiede un dispendio energetico; il termine esercizio fisico invece comprende attività organizzate, strutturate e ripetitive volte a migliorare la propria prestazione fisica.

Si raccomandano 30 minuti al giorno di attività moderata, inizialmente sufficienti per chi non è allenato. Mano a mano che la prestazione fisica migliora, si può aumentare o l’intensità o il tempo dedicato all’attività.

È inoltre opportuno diminuire il tempo dedicato ad attività sedentarie, come guardare la tv o stare al computer, abitudini associate inoltre ad un maggior consumo di alimenti ad alta densità energetica e bevande zuccherate.

 

Mettiamo in pratica la raccomandazione

 

  • Scegli attività adeguate ai tuoi gusti e al tuo livello di allenamento. Gli sport di squadra o le attività nel tempo libero come il giardinaggio sono ideali per unire divertimento e dispendio energetico.

 

  • Evita di prendere i mezzi pubblici per brevi distanze e approfittane per fare una passeggiata, utilizza anche la bici per gli spostamenti.

 

  • Evita di rimetterti seduto subito dopo pranzo, puoi approfittare della pausa per fare una passeggiata ad esempio intorno al luogo di lavoro.

 

  • Ascolta la musica quando fai le faccende domestiche in modo da svolgere l’attività più energicamente.

 

  • Approfitta del fine settimana per organizzare con i tuoi amici o con la tua famiglia attività all’aperto, ad esempio puoi visitare una città o visitare parchi naturali.

 

 

Mantieniti normopeso

I benefici legati al mantenimento del peso corretto non solo diminuiscono le probabilità di sviluppare il cancro, ma anche altre malattie croniche quali cardiovascolari, ipertensione, muscolo-scheletriche e diabete.

La letteratura scientifica ha messo in evidenza come l’eccesso di tessuto adiposo potrebbe favorire la proliferazione tumorale in seguito ad un alterato equilibrio ormonale ed all’insorgenza di uno stato infiammatorio non acuto, tipico dell’obesità.

 

Sovrappeso e obesità si manifestano, nella maggior parte dei casi, in seguito ad uno squilibrio tra apporto e consumo energetico favorendo un eccessivo accumulo di grasso corporeo. Le misurazioni che vengono utilizzate principalmente per la valutazione del peso corporeo sono: Body Mass Index (BMI)  e circonferenza vita.

Mantenere lo stato di normopeso e una circonferenza vita nella norma sono comportamenti in grado di ridurre il rischio di sviluppare cancro, adottando sane abitudini alimentari e uno stile di vita corretto.

 

Mettiamo in pratica la raccomandazione

 

  • Limita l’acquisto di prodotti particolarmente ricchi di grassi e zuccheri, sia dolci (merendine e snack) sia salati (patatine e grissini), e di bevande zuccherate e gassate, in modo tale da non averli in casa ed evitarne un consumo frequente.

 

  • Mantieni uno stile di vita attivo dedicando ogni giorno almeno mezz’ora all’attività fisica: utilizza le scale e non l’ascensore, parcheggia più lontano la macchina per fare una passeggiata e mantieniti attivo nel tempo libero.

 

  • Cerca di pianificare i pasti secondo le indicazioni del piatto sano, mettendo in tavola solo gli alimenti che hai previsto di mangiare.

 

  • Consuma ad ogni pasto alimenti ricchi d’acqua e fibra, come frutta e verdura, limitando alimenti ad alto contenuto energetico.

 

  • Prepara i tuoi pasti seguendo ricette salutari così da avere maggiore controllo degli ingredienti che compongono il piatto.

Vellutata di frutti rossi con ricotta alla cannella

Dolce

 

Tempo di preparazione

30 minuti

 

Difficoltà

media

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 150 gr di lamponi
  • 40 gr di ribes
  • 40 gr di mirtilli
  • menta fresca q.b.

 

Per la ricotta

  • 200 gr di ricotta di mucca
  • 50 gr di zucchero a velo
  • Gocce di cioccolato q.b.
  • Cannella q.b.

 

Preparazione

Frullare i frutti rossi con la menta, lasciando da parte una porzione di mirtilli.

Amalgamare la ricotta con lo zucchero, la cannella e le gocce di cioccolato. Riporre in frigo per 20 minuti.

Disporre sulla base del piatto la zuppa rossa, i mirtilli e accompagnare con una quenelle o una pallina di ricotta al centro con menta fresca.

 

I frutti rossi sono ricchi di polifenoli, sostanze che sembrerebbero utili nella protezione cardiovascolare. Questa ricetta è quindi particolarmente indicata anche durante le terapie oncologiche per ridurre il possibile danno cardiovascolare causato da alcuni trattamenti.

 

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Zuppa di lenticchie e spinaci alla curcuma con crostoni integrali

Piatto unico

 

Tempo di preparazione

1 ora

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 200 g di lenticchie secche
  • 1 l di brodo vegetale
  • 1 cucchiaio raso di curcuma
  • 1 punta di cucchiaino di pepe nero
  • 1 cipolla
  • 1 cucchiaino di semi di senape
  • 1 limone
  • 200 g di spinaci
  • 3 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 4 fette di pane integrale da 50 g l’una
  • sale q.b.

 

Preparazione

Sciacquate le lenticchie: sceglietele di una qualità che non necessita di ammollo. Mettetele in una pentola, copritele con il brodo vegetale freddo* e aggiungete la curcuma e il pepe: portate a bollore e calcolate circa 50 minuti per la cottura, che deve avvenire a fuoco basso e con il coperchio. Quando le lenticchie saranno tenere, salatele e frullatele, regolando la densità della zuppa e aggiungendo acqua calda se necessario. Unite il succo del limone dosandolo secondo il gusto e mescolate. Conservate la scorza del limone.

Cuocete gli spinaci mondati a vapore per 2-3 minuti, salateli leggermente e teneteli in caldo.

Mondate e affettate finemente la cipolla, fatela appassire in un padellino con 1 cucchiaio di olio, 2 di acqua, un pizzico di sale e i semi di senape. Una volta morbida, unitela alle lenticchie e mescolate.

Distribuite la zuppa ben calda nei piatti e guarnite con ciuffetti di spinaci e il pane integrale tostato. Completate con i 2 cucchiai di olio rimasti, una grattugiata di scorza di limone e servite.

 

*BRODO VEGETALE

Prepararlo è semplicissimo e torna utile come fondo di risotti, minestre di legumi, da solo con riso o pastina. Basta aggiungere in 1 litro di acqua fredda 3 ortaggi puliti e tagliati in grossi pezzi e cioè: 1 cipolla intera, 1 grossa carota divisa a metà e 1 gambo di sedano. In più, 1 manciata di prezzemolo fresco e, se si vuole, anche 1 foglia di alloro. Dopo aver portato a bollore lasciate cuocere con il coperchio non sigillato ma appena aperto, a fuoco basso: per un buon brodo vegetale occorrono almeno 30-40 minuti. Il sale (poco) va aggiunto verso fine cottura, quando il liquido non si restringerà più di tanto.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su lenticchie, curcuma, pepe nero, cipolla, semi di senape, limone, spinaci, olio EVO, pane integrale

 

 

Riso nero con gamberoni e zucchine

Primo piatto

 

Difficoltà

media

 

Tempo di preparazione

1 ora e 1⁄2

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 320 g riso nero
  • 400 g di gamberoni (il peso al netto degli scarti sarà di circa 180 g)
  • 1 l di fumetto di crostacei
  • 600 g di zucchine (se le trovate novelle, con il fiore)
  • 1 costa di sedano
  • 10 pomodorini
  • qualche foglia di basilico fresco
  • 1 manciata di prezzemolo fresco tritato
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 pizzico di peperoncino
  • 1⁄2 bicchiere di vino bianco secco
  • 3 cucchiai di olio extravergine di oliva

 

Preparazione

Sgusciate i gamberoni, privandoli della testa e del loro filo intestinale nero con l’aiuto di un coltellino, e sciacquateli. Con i resti preparate 1 litro di fumetto di crostacei.

Procedete lessando il riso venere per 35-40 minuti (ma controllate il tempo consigliato sulla confezione): usate il fumetto di crostacei (tranne mezzo bicchierino che terrete da parte), portando a ebollizione con altra acqua, cui aggiungerete il sale. Per abbreviare il periodo di cottura a 12 minuti circa dal fischio potete usare la pentola a pressione, versando il riso e il liquido (2 volte e mezzo il volume del riso).

Intanto mondate, lavate e asciugate le zucchine e tagliatele a rondelle non troppo spesse; tenete da parte i fiori, se li avete. Private il sedano pulito delle due estremità e riducete la costa in rondelline. Tagliate i pomodorini lavati in quarti.

Ora fate scaldare in una padella antiaderente un filo di fumetto e 1 cucchiaino d’olio con lo spicchio d’aglio svestito e tagliato a metà. Sistematevi i gamberoni, insaporendoli da una parte e dall’altra. Irrorate con il vino, che farete sfumare. Aggiungete i pomodorini, le zucchine, il sale e il peperoncino e fate cuocere a fuoco medio per 3-4 minuti, rigirandoli e se necessario aggiungendo un po’ di fumetto. Fate saltare in padella il riso scolato con i gamberoni e le verdure per un paio di minuti, unendo in ultimo i fiori di zucchina spezzettati, se li avete. Trasferite in una ciotola da portata, eliminando l’aglio, e aggiungete il sedano, 3 cucchiai di olio extravergine di oliva, 1 manciata di prezzemolo tritato finemente e una decina di foglie di basilico spezzettate a mano. Mescolate e fate raffreddare a temperatura ambiente.

 

FUMETTO DI CROSTACEI

Con i crostacei (gamberi, gamberoni o scampi che siano) si ottiene un fumetto delizioso, che insaporisce le pietanze a base di pesce. Per prepararlo, riunite in una casseruola teste, code e gusci di crostacei con 1 piccola carota, 1 costa di sedano e 1 piccola cipolla mondate e tagliate a pezzi non troppo piccoli, un filo di acqua e 1 cucchiaino di olio extravergine di oliva: fate insaporire per un paio di minuti, poi aggiungete 1⁄2 bicchiere di vino bianco e lasciate che evapori.

Riempite la casseruola con 1 litro-1 litro e 1⁄2 di acqua fredda e fate bollire con e senza coperchio, almeno per 30-40 minuti, schiumando via via. Filtrate prima di utilizzare. Non conviene salare, per non alterare la preparazione che il fumetto arricchirà.

 

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Orecchiette ai broccoli con briciole croccanti

Primo Piatto

 

Difficoltà

Facile

 

Tempo di preparazione

40 minuti

 

Ingredienti per 4 persone

  • 300 g di orecchiette integrali
  • 350 g di cime di broccolo romanesco (in mancanza: broccoletti)
  • 1 spicchio di aglio
  • 4 filetti di acciughe sotto sale
  • 1 fetta di pane integrale (50 g)
  • 2 cucchiai di aceto balsamico
  • peperoncino in polvere a piacere
  • sale q.b.

 

Preparazione

Preparate subito le briciole croccanti: private il pane della crosta e frullatelo grossolanamente in un mixer da cucina; distribuite le briciole su una placca coperta con carta da forno, spruzzatelo con l’aceto balsamico e passate in forno a 130 °C per 4-5 minuti, o comunque finché non diventerà croccante. Fate attenzione che non bruci. Tenete da parte.

Dividete il broccolo in cime molto piccole e lavatele bene. Mettete sul fuoco la pentola con l’acqua per la pasta e, appena bolle, salate e versatevi i broccoli, che scolerete dopo 2 minuti con un mestolo forato, mettendoli da parte. Lessate le orecchiette nell’acqua insaporita.

A parte, in una padella antiaderente, scaldate un velo di acqua e
2 cucchiai di olio, aggiungete l’aglio tritato e lasciate andare per 1-2 minuti, unite poi le acciughe e lasciatele sciogliere. Unite il peperoncino e il broccolo e fate insaporire per 5 minuti. Regolate di sale.

Scolate le orecchiette, versatele nella padella con i broccoli e mescolate su fiamma vivace, unendo poca acqua di cottura per rendere il tutto ben amalgamato.

Trasferite la pasta nel piatto di portata e cospargete con le briciole
croccanti. Servite subito.

 

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Piccole gelatine di te verde con fiori e frutta

Dolce

 

Difficoltà

Facile

 

Tempo di preparazione

40 minuti (+ 2-3 ore in frigorifero)

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 200 ml di acqua
  • 1 cucchiaino abbondante di tè verde in foglie
  • 2 cucchiai rasi di zucchero
  • 1⁄2 cucchiaino di agar-agar in polvere
  • 4 manciate di frutti di bosco misti a piacere
  • qualche fogliolina di menta fresca
  • 1 manciata di fiori eduli

 

Preparazione

Sciacquate i frutti di bosco, asciugateli delicatamente e divideteli in 4 parti uguali.

In un pentolino portate a bollore l’acqua, poi spegnete la fiamma e lasciate in infusione almeno per 5 minuti le foglioline di tè verde. Filtrate attraverso un colino, dolcificate con lo zucchero e rimettete sul fuoco. Non appena il tè giungerà a ebollizione, unite l’agar-agar e tenete sul fuoco, sempre a fiamma vivace, per un paio di minuti, mescolando di continuo.

Filtrate ancora una volta attraverso un colino, lasciate intiepidire per una buona mezz’ora e versatene uno strato di 1 centimetro in 4 stampini di silicone. Riponete in frigorifero finché non si solidifica. Solo a quel punto adagiate i frutti di bosco e le foglioline di menta, che avrete lavato. Ricoprite tutto con la gelatina di tè verde e lasciate in frigorifero almeno per 2-3 ore.

Al momento di servire immergete velocemente gli stampini in acqua calda e poi girateli in piatti individuali. Portate in tavola le gelatine di tè verde, guarnendo con fiori eduli (cioè commestibili).

 

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Se vuoi saperne di più clicca su , frutti di bosco, menta

Crema di zucca al profumo di cannella

Antipasto

 

Difficoltà

facile

Tempo di preparazione

45 minuti

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 1 kg di zucca già sbucciata
  • 2 scalogni
  • 1 l di brodo vegetale
  • 1 stecca di cannella
  • cannella in polvere q.b.
  • 3 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • sale q.b.

 

Per decorare

4 cucchiai rasi di yogurt vegetale (o vaccino) bianco, non dolcificato

 

Preparazione

Mondate la zucca e gli scalogni, tagliate a tocchetti la prima e affettate i secondi. Unite tutto insieme in una pentola con 750 millilitri di brodo* e 1 cucchiaio di olio, un po’ di sale e la stecca di cannella. Mettete il coperchio e cuocete a fuoco medio per circa mezz’ora, aggiungendo altro brodo se necessario.

Quando la zucca sarà tenera, eliminate la stecca di cannella e frullate il tutto, ottenendo una crema piuttosto densa, ma non troppo, aggiungendo eventualmente altro brodo, ben caldo.

Regolate di sale e distribuite la crema nei piatti: per ciascuno versate al centro un cucchiaio raso di yogurt e una spolverata di cannella in polvere, l’olio residuo tutto intorno.

 

*BRODO VEGETALE

Prepararlo è semplicissimo e torna utile come fondo di risotti, minestre di legumi, da solo con riso o pastina. Basta aggiungere in 1 litro di acqua fredda 3 ortaggi puliti e tagliati in grossi pezzi e cioè: 1 cipolla intera, 1 grossa carota divisa a metà e 1 gambo di sedano. In più, 1 manciata di prezzemolo fresco e, se si vuole, anche 1 foglia di alloro. Dopo aver portato a bollore lasciate cuocere con il coperchio non sigillato ma appena aperto, a fuoco basso: per un buon brodo vegetale occorrono almeno 30-40 minuti. Il sale (poco) va aggiunto verso fine cottura, quando il liquido non si restringerà più di tanto.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su zucca, cannella, olio EVO, cipolla, carota, sedano, prezzemolo, alloro

 

 

Brownie con cacao, nocciole e fagioli neri

Dolce

 

Difficoltà

facile

 

Tempo di preparazione

1 ora (+ tempo di ammollo e cottura dei fagioli)

 

Ingredienti (per circa 20 pezzi)

  • 100 g di fagioli neri secchi (in alternativa cannellini)
  • 20 g di cacao amaro in polvere
  • 14 nocciole
  • 2 uova
  • 6 cucchiai di olio extravergine di oliva dal gusto delicato
  • 30 g di zucchero
  • 1 stecca di vaniglia
  • 1⁄2 bustina di lievito per dolci
  • 1 pizzico di sale
  • 2 foglie di alloro

 

Per guarnire

  • frutta fresca di stagione
  • qualche fogliolina di menta

 

Preparazione

Il brownie di questa ricetta, una tipica torta americana al cioccolato da servire a pezzi quadrati o rettangolari, è proposto in una versione adatta anche ai celiaci e agli intolleranti al lattosio, ossia senza farina e senza burro. A dare la morbidezza all’impasto sono i fagioli, di cui non si sentirà il sapore nel dolce finale. I cubetti sono 20: la porzione a persona consigliata è di 1-2 pezzi.

Mettete a bagno i fagioli neri coperti di acqua con 1 foglia di alloro per il tempo necessario di ammollo: non lesinate le ore, ce ne vogliono almeno 12 per questa varietà di legumi. Sciacquateli e fateli cuocere per un paio d’ore in una pentola capiente con nuova acqua fresca e un’altra foglia di alloro (i tempi si riducono un po’ se usate i cannellini, ancora di più con i fagioli in scatola).

Controllate che siano tenerissimi prima di scolarli, quindi lasciateli raffreddare. Abbiate l’accortezza di non buttar via l’acqua di cottura, nel caso vi serva in seguito per ottenere la giusta consistenza dell’impasto.

Preriscaldate il forno a 180°. Trasferite nel mixer i fagioli insieme con zucchero, uova, olio, vaniglia (incidetela per il lungo e prelevate la polpa interna raschiandola con la punta del coltello), cacao, nocciole e un pizzico di sale: frullate fino a ottenere un impasto liscio e omogeneo, eventualmente allungando con il liquido di cottura dei legumi. Versate in una ciotola il composto e il lievito, mescolando.

Ricoprite con carta da forno una teglia quadrata (con il lato di 18-20 centimetri, o una rettangolare che abbia più o meno le stesse dimensioni). Distribuite il composto, livellandolo bene, e infornate a 180° per circa 40 minuti. Quando il dolce sarà pronto e intiepidito, ricavate i brownie dalla tipica forma a cubetto. Decorate con foglioline di menta e frutta fresca di stagione.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su: fagioli, cacao, nocciole, uova, olio EVO, alloro

Vescica

Ruolo della vescica è quello di raccogliere l’urina, filtrata dal rene, prima di essere eliminata dal corpo.

 

La forma più comune di tumore della vescica è costituita dal carcinoma uroteliale, che ha origine dalle cellule che rivestono la tonaca mucosa. Altre forme di tumore della vescica sono il carcinoma delle cellule squamose, adenocarcinoma e il carcinoma a piccole cellule.
Il rischio di sviluppare il tumore della vescica è maggiore negli uomini rispetto alle donne (1 su 14 e 1 su 77, rispettivamente) ma l’incidenza è in lieve aumento per le donne mentre per gli uomini risulta in diminuzione.

 

L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

Utero (Tumore dell’endometrio e tumore della cervice)

L’utero, organo dell’appartato riproduttivo femminile, è caratterizzato da una forma ad imbuto rovesciato ed è costituito da una parte superiore chiamata corpo dell’utero e una parte inferiore, la cervice o collo. L’utero è rivestito internamente dall’endometrio, tessuto che ad ogni ciclo mestruale subisce dei cambiamenti.

 

Nel 2017 i nuovi casi attesi di tumore all’utero erano circa 10.600 di cui 8.300 in riferimento al corpo.

Grazie all’introduzione del Pap Test, strumento utile per la diagnosi precoce del tumore della cervice uterina, la mortalità per questa forma tumorale è in continua diminuzione nei paesi occidentali mentre nei paesi a basso reddito costituisce ancora una delle principali cause di morte per le donne.

Il tumore dell’endometrio rappresenta la più frequente forma tumorale che colpisce il corpo dell’utero e il 5% di tutti i tumori incidenti nelle donne.

 

In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori per il tumore dell’endometrio:

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    Sovrappeso e obesità

    l’accumulo di peso corporeo è un fattore di rischio convincente. Gli studi che giustificano tale relazione sono numerosi e le evidenze che utilizzano il Body Mass Index, come misura del sovrappeso e dell’obesità, sono maggiori rispetto a quelle che indagano ad esempio la circonferenza vita. L’aumento del rischio si riscontra sia prima sia dopo la menopausa.

     

    Carico glicemico

    una dieta ad alto carico glicemico è un probabile fattore di rischio per il tumore dell’endometrio. L’esame della letteratura ha osservato un’associazione tra il consumo di alimenti ad alto carico glicemico e un rischio di tumore fino al 15% più elevato.

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      Attività fisica

      è un probabile fattore protettivo per il tumore dell’endometrio. Gli studi mettono in evidenza come il rischio di sviluppo di tumore dell’endometrio in donne che praticano una qualsiasi attività o un esercizio fisico organizzato è inferiore rispetto a chi ha uno stile di vita sedentario.

       

      Caffè

      l’assunzione regolare di caffè è un probabile fattore protettivo per il tumore dell’endometrio. Le evidenze mostrano una riduzione del rischio di tumore del 7% per una tazza al giorno di caffè, anche decaffeinato.

       

      L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

      Stomaco

      Lo stomaco è un organo che fa parte dell’apparato digerente ed è collegato con l’esofago tramite l’orifizio del cardias e con l’intestino tramite il piloro.

       

      I tumori dello stomaco possono essere suddivisi in due sottotipi in base alla sede anatomica di origine: tumori del cardias e tumori del non cardias.

      Tra le morti per cause tumorali il cancro dello stomaco occupa il quinto posto, nonostante negli ultimi anni si sia verificato un decremento non solo della mortalità ma anche dell’incidenza.

      In particolare nell’ultimo decennio è stata riscontrata una riduzione dell’incidenza del tumore non cardias rispetto al tumore del cardias che, al contrario, ha mostrato un incremento.

       

      In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori:

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        Alimenti conservati con salatura

        il consumo di alimenti conservati con il sale, indipendentemente dalla categoria, è un fattore di rischio probabile per lo sviluppo di tumore dello stomaco. L’assunzione eccessiva di sale può danneggiare il rivestimento dello stomaco causando maggiore sensibilità agli agenti cancerogeni e favorendo la colonizzazione da Helicobacter pylori, che sembra avere un ruolo nello sviluppo del cancro in tale sede.

         

        Sovrappeso e obesità

        studi scientifici mostrano una relazione tra l’aumento del peso corporeo e il probabile rischio di sviluppare cancro del cardias. Studi indicano un aumento del rischio del 23% del tumore al cardias per un incremento di 5 punti di Body Mass Index (BMI).

         

        Carni lavorate

        il consumo di carni lavorate è un probabile fattore di rischio per il tumore del non cardias. Tale relazione è statisticamente significativa per il consumo di una porzione da 50 grammi al giorno, che è stato correlato con un aumento del rischio del 18%.

         

        Consumo di alcol

        il consumo di bevande alcoliche probabilmente è un fattore di rischio per il tumore dello stomaco. Evidenze scientifiche mostrano come un apporto giornaliero di etanolo di 45 grammi, più di tre unità alcoliche, possono favorire l’insorgenza di cancro dello stomaco.

         

        L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

         

        Seno

        Il seno è costituito da tessuto adiposo, tessuto connettivo e da un insieme di ghiandole organizzate in lobi; da essi si forma una rete di dotti che convergono nel dotto galattoforo principale e che si apre nel capezzolo, consentendo il passaggio del latte durante l’allattamento.

         

        Il tumore del seno è una malattia che ha origine principalmente dalla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule della ghiandola mammaria, che si trasformano in maligne.

        Il rischio di ammalarsi di cancro del seno aumenta con l’avanzare dell’età e questo si riscontra anche nel trend di incidenza che cresce esponenzialmente fino ai 50-55 anni, rallenta per alcuni anni dopo la menopausa, per poi riprendere ad aumentare.

        Quest’andamento può essere giustificato sia dal cambiamento dello stato fisiologico della donna sia dai programmi di screening al fine di diagnosticare precocemente il tumore mammario. Lo screening infatti è rivolto a donne di età tra i 50 e i 69 anni ed è costituito da una mammografia che si ripete ogni due anni. Questo ha permesso anche di riscontrare in Italia una sopravvivenza dell’87% a cinque anni dalla diagnosi.

         

        In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori, specificando le evidenze in merito al rischio in pre-menopausa e in post- menopausa:

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          Consumo di alcol

          il consumo di bevande alcoliche è un fattore di rischio per il tumore del seno, convincente in post-menopausa e probabile in pre-menopausa.

          Alcuni studi analizzati mostrano un aumento del 5% del rischio di tumore del seno in pre-menopausa già con il consumo di 1 unità alcolica al giorno. Tuttavia altre evidenze non associano, al medesimo consumo, un aumento significativo del rischio. Per questo ad oggi la letteratura scientifica classifica il consumo di bevande alcoliche come probabile fattore di rischio del tumore mammario in pre-menopausa.

          Mentre per lo stato di post-menopausa le evidenze sono concordi nell’affermare come un consumo di bevande alcoliche sia un fattore di rischio convincente per il tumore del seno, attribuendo un rischio del 9% in più per il consumo di 1 sola unità alcolica al giorno.

           

          Sovrappeso e obesità (post-menopausa)

          l’aumento del peso corporeo è un convincente fattore di rischio per il tumore del seno in donne in post-menopausa, indipendentemente dal tipo di misurazione che è stato usato per la valutazione del sovrappeso e dell’obesità. Gli studi mostrano un aumento del rischio di tumore del 12% per un incremento del Body Mass Index (BMI) di 5 punti e un aumento dell’11% per valori della circonferenza vita superiori al valore ottimale di 10 cm.

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            Attività fisica

            è un probabile fattore protettivo per il tumore del seno. Le evidenze scientifiche, confrontando donne che praticano attività fisica con donne con una vita più sedentaria, mostrano una riduzione del 13% del rischio di insorgenza di tumore del seno in post-menopausa.

             

            Attività fisica sostenuta

            è associata ad un minore rischio di tumore del seno durante il periodo che precede la menopausa, con evidenza probabile. È stata riscontrata una riduzione del 17% del rischio in donne con alti livelli di attività fisica sostenuta rispetto a donne con livelli più bassi. Nonostante alcune evidenze mostrano un’associazione non significativa di tale relazione, i risultati ottenuti volgono nella stessa direzione.

             

            Sovrappeso e obesità (pre-menopausa)

            un peso corporeo superiore alla norma è un probabile fattore protettivo per il tumore del seno nel periodo della pre-menopausa. Una possibile spiegazione risiede nel fatto che l’accumulo di tessuto adiposo potrebbe variare la produzione di estrogeni ed altri fattori endocrini inducendo cambiamenti a carico del tessuto del seno, riducendo così la suscettibilità alla cancerogenesi.

            Questo sembra essere confermato anche dall’evidenza probabile che un aumento di peso corporeo tra i 18 e i 30 anni d’età sia un fattore protettivo del tumore del seno in post-menopausa.

             

            Allattamento al seno

            è un fattore protettivo probabile per il tumore mammario sia in pre che in post-menopausa. Il rischio di tumore diminuisce all’aumentare del numero dei mesi di allattamento. Dalla letteratura tale relazione è significativa quando l’allattamento è protratto per sei mesi e si riscontra inoltre una riduzione del rischio del 4,6% anche ai dodici mesi.

             

            L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

            Rene

            I reni sono due organi con la funzione di filtrare il sangue per eliminarne le sostanze di rifiuto prodotte dall’organismo, in modo tale da espellerle con le urine. Inoltre sono importanti organi endocrini.

             

            L’incidenza del tumore del rene è in aumento e l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) stima per il 2020 un aumento del 22%.

            Sfortunatamente i sintomi si manifestano nello stadio avanzato della malattia e questo spesso non consente una diagnosi precoce. Generalmente la diagnosi nei primi stadi di sviluppo avviene a seguito di controlli medici non correlati alla malattia, ad esempio grazie ad una radiografia.

             

            In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori:

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              Sovrappeso e obesità

              L’aumento del peso corporeo è un fattore convincente per il rischio di cancro del rene.  Numerose sono le evidenze epidemiologiche che mostrano un’associazione tra le varie tipologie di misurazione del sovrappeso e dell’obesità (Body Mass Index, circonferenza vita e rapporto vita fianchi) e il rischio di tumore del rene. L’aumento del tessuto adiposo favorisce alti livelli di insulina circolanti nel sangue, aumenta il rischio di ipertensione ed inoltre è associato ad un basso grado di infiammazione cronica, fattori che potrebbero favorire l’insorgenza del tumore del rene.

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                Consumo di alcol

                Il consumo di bevande alcoliche probabilmente è un fattore protettivo per il cancro del rene. Le evidenze di tale affermazione si basano sull’assunzione di 1 unità alcolica al giorno. Tuttavia non esista una chiara conoscenza di tale relazione, sono state indagate alcune ipotesi riguardo il meccanismo attraverso cui l’alcol potrebbe ridurre il rischio di cancro. Ad esempio, un’assunzione moderata di alcol è correlata ad un minore rischio di iperinsulinemia e di diabete di tipo 2, fattori che possono favorire l’insorgenza il cancro del rene. Inoltre le bevande alcoliche possono contenere composti fenolici antiossidanti che, attraverso vari meccanismi, possono ridurre il rischio di cancro del rene. Infine un ulteriore meccanismo che può giustificare tale correlazione è l’effetto diuretico dell’alcol, che potrebbe diminuire i tempi di contatto tra le cellule epiteliali renali e composti potenzialmente dannosi.

                 

                L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                Prostata

                La prostata è una piccola ghiandola, simile ad una noce, appartenente all’apparato genitale maschile localizzata alla base della vescica.

                 

                In Italia il tumore della prostata è il carcinoma più frequente negli uomini e rappresenta il 20% di tutti i tumori diagnosticati a partite dai 50 anni d’età.

                In seguito all’introduzione del test dell’antigene prostatico specifico (PSA), proteina prodotta dalla ghiandola, il numero di nuovi casi con diagnosi di tumore della prostata era aumento per poi diminuire negli anni successivi.

                Il test del PSA è sicuramente un buon strumento per identificare il carcinoma prostatico nelle fasi iniziali, tuttavia a causa della scarsa specificità, non viene utilizzato come test di screening per la popolazione maschile. Questo perché valori elevati di PSA possono essere riscontrati anche in condizioni diverse dal tumore della prostata.

                 

                In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori:

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                  Sovrappeso e obesità

                  L’aumento del peso corporeo è un fattore di rischio probabile per lo sviluppo del tumore della prostata. Le evidenze scientifiche mostrano come tale relazione è presente sia quando si utilizza il Body Mass Index (BMI) come indicatore di obesità, sia quando si misurano altri valori come la circonferenza vita e il rapporto vita fianchi.

                   

                  L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                  Polmone

                  I polmoni sono due organi che svolgono la funzione di trasferire l’ossigeno introdotto con la respirazione nel circolo sanguigno e di espellere l’anidride carbonica prodotta dalle cellule.

                   

                  Le principali forme di tumore del polmone sono il tumore a piccole cellule e non a piccole cellule. Quest’ultima forma rappresenta l’85% dei casi di tumore del polmone diagnosticati.

                  Il tumore polmonare rappresenta la prima causa di morte per malattie oncologiche negli uomini e la terza nelle donne.

                  Senza dubbio il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio per il tumore del polmone. Dalla letteratura si evince un incremento del rischio all’aumentare degli anni di esposizione al fumo e del numero di sigarette giornaliere. È importante però tenere in considerazione che smettendo di fumare in qualsiasi momento della vita il rischio di tumore si riduce fortemente.

                   

                  In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori:

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                    Integratori di beta-carotene

                    L’uso di integratori di beta-carotene è un convincente fattore di rischio per il tumore del polmone. Alcuni studi hanno messo in luce un aumento significativo del rischio con un’integrazione di 20mg al giorno di beta-carotene.

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                      Frutta

                      Un aumento del consumo di frutta è un probabile fattore protettivo per il tumore del polmone. In letteratura è stata riscontrata una riduzione del 6% con il consumo di una sola porzione di frutta al giorno, rispetto a chi ne fa un consumo minore. Inoltre analizzando tale relazione in diversi studi di popolazione è emerso che chi consuma più frutta ha un rischio inferiore del 23% di tumore del polmone, se confrontato con chi consuma meno frutta nella stessa popolazione.

                       

                      Alimenti fonte di carotenoidi

                      il consumo di alimenti che contengono naturalmente carotenoidi rappresenta un fattore protettivo probabile per il tumore polmonare. A differenza del consumo di integratori di beta-carotene, in questo caso le evidenze mostrano una riduzione del rischio all’aumentare del consumo di alimenti contenenti naturalmente carotenoidi.

                       

                      L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                      Pelle

                      La pelle è l’organo più esteso del nostro corpo e costituisce la prima linea di difesa dell’organismo contro potenziali agenti chimici, fisici e biologici.

                       

                      L’incidenza del tumore della pelle varia sensibilmente tra le diverse aree del mondo con prevalenza nella razza caucasica, in particolare annualmente circa l’85% dei melanomi cutanei insorgono nelle popolazioni di Nord-America, Europa ed Oceania.

                      Uno dei più importanti fattori di rischio per il tumore della pelle è l’esposizione ai raggi UV, rappresentando un rischio doppio rispetto a chi non è esposto. Anche l’esposizione a fonti artificiali di UV, come lampade e lettini per l’abbronzatura, aumenta il rischio di melanoma cutaneo.

                      Per questo motivo viene consigliata da parte di esperti un’esposizione moderata e con le dovute accortezze, come l’utilizzo della crema solare e l’attenzione a non esporsi al sole nelle ore più calde.

                      Non sono ancora stati individuati dalla ricerca scientifica dei test di screening che permettano una diagnosi precoce del tumore della pelle. Tuttavia è buona pratica controllare periodicamente l’aspetto dei nei, rivolgendosi anche ad un dermatologo.

                       

                      L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                       

                      Pancreas

                      Il pancreas è una ghiandola, esocrina ed endocrina, che secerne ormoni fondamentali per la digestione degli alimenti e per la regolazione del livello di glucosio nel sangue. Tra le principali funzioni ricordiamo la produzione del succo pancreatico, dell’insulina e del glucagone.

                       

                      La maggior parte dei tumori che interessano il pancreas riguardano la componente esocrina, ovvero la porzione che produce il succo pancreatico.

                      Rappresenta circa il 3% di tutti i tumori incidenti tra maschi e femmine ed è la quarta causa di morte per cancro per le donne e la sesta per gli uomini.

                      Ancora oggi non vi sono strumenti per la diagnosi precoce e questo può giustificare il fatto che solo il 7% dei casi di tumore del pancreas venga diagnosticato in uno stadio iniziale della malattia.

                      Il carcinoma pancreatico non manifesta sintomi particolari allo stadio iniziale, quando sono presenti sintomi spesso sono vaghi e possono essere male interpretati. Per tutti questi motivi il tumore del pancreas, nella maggior parte dei casi, viene diagnosticato quando è già esteso.

                       

                      In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori:

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                        Sovrappeso e obesità

                        l’aumento del peso corporeo è un fattore di rischio convincente per l’insorgenza del carcinoma pancreatico. Esiste un numero ampio di evidenze che mostra un’associazione tra vari metodi di misurazione del sovrappeso e dell’obesità e l’incidenza e la mortalità del tumore del pancreas.

                        In particolare gli studi che utilizzano il Body Mass Index (BMI) mostrano un aumento del rischio del 10% per un incremento di 5 punti di BMI.

                         

                        L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                        Ovaio

                        Le ovaie sono due piccoli organi dell’apparato genitale interno femminile. Svolgono la funzione di produrre ogni mese un ovocita, cellula riproduttiva femminile, e di produrre gli ormoni sessuali femminili, estrogeni e progesterone.

                         

                        I tumori dell’ovaio sono di tre tipi: epiteliali, germinali e stromali. Il carcinoma epiteliale ha origine nelle cellule che rivestono la superficie dell’ovaio e rappresenta il 30% dei carcinomi dell’apparato genitale femminile.

                        Il cancro ovarico viene diagnosticato generalmente nella fase tardiva di sviluppo del tumore poiché le prime fasi presentano una sintomatologia aspecifica. Nonostante questo, il trend di incidenza appare in diminuzione.

                         

                        In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato il seguente fattori:

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                          Sovrappeso e obesità

                          L’accumulo di peso corporeo è un probabile fattore di rischio per il tumore dell’ovaio. Il tessuto adiposo influenza la produzione ormonale ed instaura un lieve processo infiammatorio, alterando il corretto stato fisiologico della donna. Le evidenze scientifiche mostrano un’incidenza maggiore del tumore ovarico nelle donne con un alto valore di Body Mass Index (BMI) rispetto alle donne con valori nella norma. La relazione è confermata sia in premenopausa e che in post-menopausa, e per tutte le differenti forme di tumore dell’ovaio.

                           

                          L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                          Fegato

                          Organo più voluminoso del corpo, il fegato svolge numerose e fondamentali funzioni per il buon mantenimento dello stato di salute.

                           

                          Le forme tumorali con sede nel fegato sono diverse ma il carcinoma epatocellulare rappresenta il 90% di tutti i tumori di tale organo.

                          Il tumore del fegato è la seconda più comune causa di morte per cancro in tutto il mondo ed è più frequente negli uomini rispetto alle donne, anche in Italia rientra tra le prime cinque cause di morte per tumore nei maschi.

                          Il rischio di insorgenza aumenta con l’avanzare dell’età ma nei paesi in via di sviluppo si riscontra una diagnosi ad un’età inferiore, intorno ai 40 anni, rispetto ai paesi più sviluppati.

                           

                          In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori:

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                            Aflatossine

                            Le evidenze sulla relazione tra il consumo di prodotti contaminati da aflatossine e il rischio di tumore al fegato sono convincenti. L’aflatossina B1 prodotta dal fungo del genere Aspergillus, un contaminante dei cereali e delle arachidi, è una delle più forti dal punto di vista genotossico e cancerogeno.

                             

                            Consumo di alcol

                            L’evidenza sulla relazione tra consumo di alcolici e tumore del fegato è convincente per un’assunzione superiore a 45 grammi al giorno di etanolo, che equivalgono a più di tre unità alcoliche.

                             

                            Sovrappeso e obesità

                            L’eccessivo peso corporeo è un fattore di rischio convincente per il tumore del fegato. Gli studi mostrano come un incremento di 5 punti del Body Mass Index sia associato ad un aumento dell’incidenza per entrambi i sessi e per diverse aree geografiche.

                             

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                              Caffè

                              La letteratura esaminata mostra come l’assunzione regolare di caffè sia tra i probabili fattori in grado di ridurre il rischio di tumore al fegato.

                               

                              L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                              Esofago

                              L’esofago è il condotto che nell’atto della deglutizione, contraendosi, permette il passaggio dalla gola allo stomaco degli alimenti e dei liquidi ingeriti con la dieta.

                               

                              Il 95% dei tumori dell’esofago sono rappresentati dalla crescita incontrollata delle cellule che lo rivestono internamente (carcinoma a cellule squamose) oppure dalle cellule che costituiscono le ghiandole che producono il muco (adenocarcinoma).

                              In Italia il trend di incidenza appare in diminuzione nella popolazione maschile mentre è stabile per le donne.

                               

                              In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori, dividendo le evidenze relative al carcinoma a cellule squamose da quelle in riferimento all’adenocarcinoma.

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                                Consumo di alcol

                                Il carcinoma a cellule squamose è il più comune dei tumori esofagei. La letteratura scientifica mostra come il consumo di bevande alcoliche sia un convincente fattore di rischio per l’insorgenza di questa tipologia di tumori. Studi rilevano come l’assunzione di 1 unità alcolica al giorno sia associata ad un incremento del rischio del 25%, in confronto a chi non consuma alcol.

                                 

                                Mate

                                Ulteriore fattore di rischio, probabile per l’analisi effettuata della letteratura disponibile, è il consumo di mate caldo, una bevanda tradizionale del Sud America. Il consumo di mate caldo è stato anche inserito dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) tra i probabili cancerogeni per l’uomo (Gruppo 2A).

                                 

                                Sovrappeso e obesità

                                Per l’adenocarcinoma è stato riscontrato un solo fattore di rischio convincente legato all’aumento del peso corporeo, misurato attraverso il Body Mass Index (BMI), la circonferenza vita e il rapporto vita fianchi (waist hip ratio-WHR). Gli studi analizzati hanno mostrato un aumento del rischio del 48% per un incremento del BMI di 5 punti, un aumento del 34% per un aumento di 10 cm della circonferenza vita rispetto alla norma e un aumento del 38% per un incremento di 0.1 unità di WHR.

                                 

                                L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                                Colon / Retto

                                L’intestino, organo deputato alla digestione e assorbimento delle sostanze nutritive, è suddiviso in due parti principali: intestino tenue e intestino crasso. Il colon e il retto fanno parte dell’intestino crasso.

                                 

                                Circa l’80% dei tumori del colon-retto sono conseguenza della proliferazione incontrollata delle cellule della mucosa, rivestimento interno della parete intestinale, con conseguente formazione di polipi adenomatosi. Questi, inizialmente forme benigne, possono evolvere nel tempo in forme maligne causando i sintomi tipici del tumore del colon-retto, ad esempio il sangue nelle feci.

                                L’introduzione del test di screening, indirizzato a uomini e donne con età compresa dai 50 ai 69 anni, ha permesso la riduzione dell’incidenza, andando ad identificare la malattia in uno stadio precoce. Per questo motivo il trend del tumore del colon-retto ha visto una riduzione a partire dagli anni Duemila e la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di tumore è del 66% per il colon e 62% per il retto.

                                 

                                In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori:

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                                  Carne lavorata

                                  aumenta il rischio di tumore del colon-retto con evidenza convincente. In particolare è stato stimato che un consumo giornaliero di 50 grammi di carne lavorata aumenti il rischio di ammalarsi del 16%.

                                   

                                  Sovrappeso e obesità

                                  l’aumento del peso è un convincente fattore di rischio per l’insorgenza del tumore del colon-retto. Numerose sono le evidenze che giustificano tale relazione. Ad esempio una meta-analisi dose-risposta, che vede coinvolti un grande numero di casi di tumore del colon-retto, mostra un aumento del rischio del 5% per un incremento di 5 punti del Body Mass Index.

                                   

                                  Consumo di alcol

                                  il consumo elevato di bevande alcoliche rappresenta un fattore convincente di rischio per lo sviluppo di tumore del colon-retto. La revisione della letteratura scientifica mostra come una unità alcolica al giorno aumenti il rischio di tumore sia del colon che del retto. Dagli studi inoltre si nota chiaramente che il rischio aumenta linearmente all’aumentare delle unità alcoliche giornaliere consumate.

                                   

                                  Carne rossa

                                  è un probabile fattore di rischio per il tumore del colon-retto. Le evidenze mostrano un’associazione positiva, vale a dire che il rischio aumenta con l’incremento del consumo, ma in maniera non significativa.

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                                    Attività fisica

                                    praticare uno stile di vita attivo rappresenta un convincente fattore di riduzione del rischio di cancro del colon-retto. Le evidenze mostrano una riduzione del rischio del 20% in coloro che praticano alti livelli di attività fisica rispetto a coloro con livelli più bassi. Inoltre i dati in letteratura mostrano una riduzione dell’incidenza del tumore del colon in associazione con il movimento svolto nel tempo libero.

                                     

                                    Alimenti integrali

                                    sono un probabile fattore protettivo per il tumore del colon-retto. Le evidenze scientifiche mostrano, per un consumo di 90 grammi al giorno di cereali integrali, una riduzione del rischio del 17%.

                                     

                                    Alimenti fonte di fibra alimentare

                                    una dieta ricca di alimenti fonte di fibra rappresenta un fattore protettivo probabile per il tumore del colon-retto. Le evidenze mostrano che chi consuma alimenti fonte di fibra ha un rischio minore di tumore del colon-retto rispetto a chi ne consuma quantità minori. Non è stata definita la quantità di fibra per la quale tale associazione è riscontrata, si ricorda che i livelli di assunzione consigliati per la popolazione italiana sono di almeno 25 grammi al giorno.

                                     

                                    Latte e derivati

                                    Probabilmente fattori di riduzione del rischio di tumore del colon-retto. Le evidenze scientifiche mostrano, per un consumo giornaliero di 400 grammi di latte e derivati, una riduzione del rischio del 13%. Il probabile effetto positivo può essere spiegato in parte dal contenuto di calcio in questi alimenti.

                                     

                                    L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                                    Cistifellea

                                    La cistifellea, o colecisti, ha il ruolo di immagazzinare la bile prodotta dal fegato fino al rilascio, durante il processo digestivo, nell’intestino al fine di favorire la digestione dei grassi.

                                    Circa il 90% dei tumori della cistifellea sono adenocarcinomi mentre solo una piccola percentuale sono carcinomi a cellule squamose. Le percentuali di incidenza di entrambe le tipologie di tumore della cistifellea sono in calo.
                                    La patogenesi del tumore della cistifellea non è ben nota in quando la diagnosi spesso viene riconosciuta in stadi avanzati del tumore. Inoltre i sintomi come nausea, vomito e dolore addominali sono analoghi ad altre patologie e questo può tardarne la diagnosi.

                                    In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori:

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                                      Sovrappeso e obesità

                                      l’aumento del peso corporeo è un probabile fattore di rischio per lo sviluppo del tumore della cistifellea. Gli studi mostrano un incremento significativo del 25% del rischio per un aumento di 5 punti di Body Mass Index (BMI).

                                      L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                                      Bocca / Faringe / Laringe

                                      Diversi sono i tessuti e gli organi inclusi nelle denominazioni di bocca, faringe e laringe. Questi comprendono le labbra, la lingua, il rivestimento interno delle guance, il pavimento orale, le gengive, il palato e le ghiandole salivari.

                                       

                                      Sono tumori maggiormente diffusi tra la popolazione maschile rispetto a quella femminile e si posizionano al quinto posto tra i tumori incidenti negli uomini di età compresa tra 50 e 69 anni, in termini di frequenza e proporzione.

                                      Una precoce diagnosi del tumore permette un maggiore successo delle terapie contro la malattia. In riferimento a queste sedi tumorali, è possibile individuare la malattia in uno stadio non avanzato grazie ad una visita otorinolaringoiatrica. È opportuno inoltre indirizzare le campagne di sensibilizzazione verso le categorie di popolazione a maggiore rischio d’insorgenza di tale tumore, in particolare i consumatori di alcol e fumo.

                                       

                                      In seguito all’analisi della letteratura disponibile sulla relazione tra alimentazione, stile di vita e cancro, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha individuato i seguenti fattori:

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                                        Consumo di alcol

                                        il consumo di bevande alcoliche è un fattore di rischio convincente per lo sviluppo di tumore della bocca, della faringe e della laringe. Le numerose evidenze sono concordi nel affermare che maggiore è il consumo di alcol e maggiore è il rischio di insorgenza di tale tumore.

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                                          Verdure non amidacee

                                          il consumo di verdure non amidacee è un probabile fattore protettivo per i tumori della bocca, della faringe e della laringe. La maggior parte degli studi mette in evidenza come un maggiore consumo di verdure non amidacee sia associato ad un minore rischio di tumore e in particolare è stato visto che chi consuma una sola porzione al giorno di verdura ha comunque una riduzione del rischio in confronto a chi non ne consuma affatto.

                                           

                                          Frutta

                                          il consumo di frutta è un fattore protettivo probabile per il tumore della bocca, della faringe e della laringe. Dalla letteratura scientifica emerge una riduzione del rischio in chi consuma anche una sola porzione al giorno di frutta rispetto a chi ne consuma una quantità inferiore.

                                           

                                          Alimenti fonte di carotenoidi

                                          il consumo di alimenti che contengono naturalmente carotenoidi è un fattore protettivo, con evidenza probabile, per il tumore della bocca, della faringe e della laringe. Si riscontra questa correlazione negli studi che indagano i consumi di tali alimenti sia tramite l’utilizzo di questionari, sia con l’analisi dei livelli di carotenoidi nel sangue come indicatori di consumo. L’analisi della letteratura ha permesso inoltre la formulazione delle dieci raccomandazioni da parte del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, un decalogo che racchiude le sane abitudini alimentari e il corretto stile di vita per la prevenzione delle malattie oncologiche.

                                          Diarrea

                                          Le terapie oncologiche, ma anche la malattia in sé, possono causare alterazioni del tratto gastroenterico come dispepsia (cattiva digestione), gastrite, meteorismo, diarrea.

                                          È un effetto collaterale tipicamente legato alla chemioterapia ma può presentarsi anche durante la terapia ormonale e durante l’assunzione di farmaci biologici (una particolare categoria di terapie a bersaglio molecolare). Può essere cronica o acuta e alterare la qualità di vita del paziente, una sua precoce individuazione è necessari al fine di evitare casi severi di disidratazione e di malassorbimento intestinale, con conseguente abbassamento dei livelli di sali minerali importanti per la salute dell’organismo, come sodio e potassio.

                                           

                                          Cosa fare

                                          Per contrastare il rischio di disidratazione è bene individuare tutte le strategie possibili per introdurre fluidi, tra cui bere acqua, tisane tiepide, spremute di agrumi, ma anche consumare alimenti ricchi di acqua e di sali minerali come purè di frutta oppure verdure, preferendo quelle con un minor apporto di fibra.

                                          Scegliere fonti proteiche semplici da digerire come pollame e pesce bianco, e consumare pasti piccoli per non sovraccaricare il sistema gastrointestinale. Evitare alimenti troppo grassi e unti, difficili da digerire, e sospendere temporaneamente il consumo di prodotti integrali in favore di cereali in chicco perlati. Sarebbe utile infine evitare il fumo di sigaretta, il tè e il caffè che possono irritare il tratto intestinale.

                                          L’utilizzo di probiotici e antidiarroici, dopo consultazione medica, potrebbe essere indicata.

                                           

                                          Cibi utili

                                          Frutta cotta, sbucciata, e purè di frutta pastorizzata, escludendo pera, prugna e kiwi.

                                          Vegetali cotti poveri di fibra: zucca, zucchine, spinaci, melanzane sbucciate, carote, piselli.

                                          Cereali in chicco: orzo perlato, riso semintegrale.

                                          Patate lesse consumate a temperatura ambiente.

                                          Carne bianca: petto di pollo e fesa di tacchino.

                                          Pesce bianco: merluzzo, sogliola, platessa.

                                          Acqua minerale. Evitare bevande gassate

                                          Cosa fare per prevenire potenziali infezioni

                                          L’igiene orale in questa circostanza è di fondamentale importanza, per questo motivo bisogna mantenere sempre la bocca pulita lavandosi accuratamente i denti dopo ogni pasto e praticando regolarmente risciacqui con acqua e sale.

                                          Anche il cibo può veicolare microrganismi potenzialmente pericolosi, soprattutto quando consumato crudo, e il lavaggio delle materie prime con acqua è alla base di una cucina sicura; per una pulizia più accurata di frutta e verdura può essere utile inoltre asciugarle con un panno sfregandole un po’. Porre molta attenzione quando, nella stessa zona della cucina, si manipolano alimenti crudi, come ad esempio l’insalata, e alimenti cotti e pronti da consumare; in questi casi ci può essere il rischio di contaminazione crociata, cioè il passaggio di microrganismi patogeni dall’alimento crudo a quello cotto pronto da consumare. Quando avanzano pietanze cotte, soprattutto di origine animale, è bene conservarle in frigorifero e non a temperatura ambiente; quando verranno nuovamente consumate è fondamentale riscaldarli con attenzione fino al cuore del prodotto.

                                          È utile inoltre astenersi dal fumo e dal consumo di bevande alcoliche.

                                          Aumentato Rischio Di Infezioni

                                          Il calo dei globuli bianchi durante le terapie oncologiche aumenta il rischio di sviluppare infezioni. La gravità di tali infezioni varia a seconda dell’agente responsabile e dello stato fisico. Le infezioni più frequenti riguardano il sistema respiratorio, digerente, cutaneo e delle mucose.

                                          I principali sintomi derivanti da un’infezione possono essere: febbre alta, brividi, tosse, mal di testa, dolore muscolare, diarrea, sfoghi cutanei e irritazione delle mucose.

                                           

                                          Cosa fare per prevenire potenziali infezioni

                                           

                                          L’igiene orale in questa circostanza è di fondamentale importanza, per questo motivo bisogna mantenere sempre la bocca pulita lavandosi accuratamente i denti dopo ogni pasto e praticando regolarmente risciacqui con acqua e sale.

                                          Anche il cibo può veicolare microrganismi potenzialmente pericolosi, soprattutto quando consumato crudo, e il lavaggio delle materie prime con acqua è alla base di una cucina sicura; per una pulizia più accurata di frutta e verdura può essere utile inoltre asciugarle con un panno sfregandole un po’. Porre molta attenzione quando, nella stessa zona della cucina, si manipolano alimenti crudi, come ad esempio l’insalata, e alimenti cotti e pronti da consumare; in questi casi ci può essere il rischio di contaminazione crociata, cioè il passaggio di microrganismi patogeni dall’alimento crudo a quello cotto pronto da consumare. Quando avanzano pietanze cotte, soprattutto di origine animale, è bene conservarle in frigorifero e non a temperatura ambiente; quando verranno nuovamente consumate è fondamentale riscaldarli con attenzione fino al cuore del prodotto.

                                          È utile inoltre astenersi dal fumo e dal consumo di bevande alcoliche.

                                          Perdita Di Appetito

                                          Durante le terapie oncologiche diversi fattori come la stanchezza, l’alterata percezione dei sapori e degli odori, le infiammazioni del tratto digerente e lo stato emotivo possono portare ad una perdita dell’appetito. Questo fenomeno generalmente è più acuto nei giorni di somministrazione della terapia ma può protrarsi anche per periodi molto lunghi, accentuato da fattori psicologici.

                                          Cosa fare

                                          Non bisogna preoccuparsi se l’inappetenza è circoscritta al giorno del trattamento o a quello successivo, purché poi torni l’appetito tra una seduta e l’altra. È importante invece sforzarsi di bere molto anche durante i trattamenti, sia acqua sia tisane tiepide o fredde, per evitare la disidratazione.

                                          Per aumentare l’appetito può essere utile praticare dell’attività fisica leggera, come una camminata o del giardinaggio, assicurandosi di svolgerla in sicurezza e secondo consiglio medico.

                                          Evitare di sforzarsi a consumare pasti abbondanti e prediligere piccoli spuntini frequenti durante la giornata. Se si incontrano difficoltà a consumare un pasto completo, inserire durante la giornata alimenti molto ricchi di nutrienti come frutta secca, essiccata e semi, o che non necessitano di lunghe preparazioni, come yogurt e fiocchi di cereali o ricotta fresca con cruditè di verdure.

                                           

                                          Cibi utili

                                          Frutta secca: noci, nocciole, mandorle, pistacchi e anacardi non salati

                                          Yogurt bianchi al naturale con frutta essiccata tipo mele, albicocche, fichi e cereali, ad esempio fiocchi d’avena.

                                          Cioccolato fondente al 70%: 2-3 quadretti massimo al giorno

                                          Alterazioni Del Gusto

                                          Tra gli effetti collaterali dei farmaci chemioterapici, il più frequente è rappresentato dalle alterazioni del gusto. Il sapore del cibo in certi casi risulta più salato, amaro o addirittura metallico, alcuni pazienti invece sostengono di non riuscire più a distinguere alcun sapore (ageusia).  Nella maggior parte dei casi si tratta di un effetto temporaneo che diminuisce e scompare con la sospensione del trattamento.

                                           

                                          Cosa fare

                                          Se ci si rende conto che il gusto per certi alimenti è effettivamente cambiato, può essere utile eliminare temporaneamente quei cibi e dare la preferenza a quelli che hanno un sapore gradito. È importante non eliminare definitivamente i cibi sgraditi, l’ideale è riprovare a consumarli dopo qualche settimana, in quanto il gusto potrebbe essere tornato nella norma. Un’accurata igiene orale deve essere eseguita per ridurre al massimo la comparsa della mucosite, frequente nei pazienti in trattamento oncologico.

                                          Di seguito alcuni accorgimenti per rendere i cibi più gradevoli:

                                          – insaporire i piatti con spezie ed erbe aromatiche ed evitare di incrementare l’uso di sale.

                                          – marinare il pesce, la carne e le verdure ad esempio con limone, ginepro, zenzero o peperoncino.

                                          – i cibi freddi sono generalmente più benaccetti, come ricotta fresca, hummus di ceci, yogurt greco aromatizzato con erbe e spezie.

                                          – anche le bevande come limonate e infusi rinfrescanti (oppure tisane al finocchio o allo zenzero bevute fredde) lasciano in bocca un sapore gradevole.

                                           

                                          Cibi utili

                                          Erbe aromatiche sia fresche che essiccate: salvia, basilico, origano, erba cipollina, timo.

                                          Spezie: paprika, curcuma, curry, peperoncino fresco o secco.

                                          Marinature: aceto di mele, succo di limone e arancia, salsa di soia a ridotto contenuto di sale.

                                          Radioterapia

                                          La radioterapia, a differenza della chemioterapia, è un trattamento locale, coinvolge quindi aree localizzate del corpo comportando effetti collaterali prevalentemente nella zona di applicazione.

                                          Vi sono due tipologie di radioterapia: esterna, in cui il fascio di radiazioni ionizzanti è indirizzato dall’esterno verso il corpo, e interna, chiamata anche brachiterapia o radioterapia di contatto, in cui una fonte radioattiva è inserita chirurgicamente all’interno del corpo vicino al tumore.

                                           

                                          L’obiettivo è di eliminare la massa tumorale o di ridurla attraverso il danno diretto alle cellule tumorali.

                                           

                                          L’effetto della terapia radiante sul tessuto sano vicino all’area da irradiare, può produrre cambiamenti della normale funzione fisiologica peggiorando lo stato nutrizionale del paziente, interferendo con l’ingestione, la digestione o l’assorbimento dei nutrienti. Ad esempio i pazienti sottoposti a trattamento radiante nel distretto testa collo possono presentare complicanze maggiori.

                                          Gli effetti avversi della radioterapia dipendono dalla sede irradiata, dalla dose totale, dal frazionamento, dalla durata e dall’estensione dell’area trattata. La maggior parte di questi effetti sono in acuto, incominciano intorno alla seconda o terza settimana di trattamento e diminuiscono due o tre settimane dopo che la radioterapia è terminata.

                                          Anche i pazienti che ricevono la terapia su una parte del tratto gastrointestinale sono più suscettibili ad effetti avversi connessi all’alimentazione.

                                           

                                          L’intervento nutrizionale è basato sulla gestione dei sintomi, i pazienti che mantengono una buona nutrizione hanno più probabilità di tollerare gli effetti avversi del trattamento. Un adeguato apporto calorico e proteico, impostato tempestivamente in parallelo ai trattamenti, può aiutare a mantenere la resistenza del paziente e a prevenire il catabolismo dei tessuti, cioè ad evitare che l’organismo sia costretto ad utilizzare le proprie scorte di nutrienti per ricavare energia, meccanismo che porta al deperimento muscolare e ad un’ulteriore perdita di peso.

                                           

                                          Alcuni dei più comuni effetti avversi che influiscono sull’alimentazione causati dall’irradiazione di testa e collo includono: alterazione del gusto o avversione al cibo, secchezza delle fauci, saliva densa, mucosite, disfagia, restringimento dell’esofago superiore.

                                          L’irradiazione del torace può essere associata a esofagite, disfagia, reflusso esofageo. Mentre se l’irradiazione è rivolta all’intestino o alla pelvi, si possono verificare: diarrea, vomito, enteriti, malassorbimento di nutrienti.

                                          Terapie a bersaglio molecolare

                                          Le terapie a bersaglio molecolare agiscono inibendo in maniera selettiva e mirata dei target molecolari del cancro coinvolti nella crescita, nella diffusione e progressione tumorale. È una terapia personalizzata che si basa sulle specifiche caratteristiche molecolari del tumore, non solo rispetto alla sede e allo stadio della malattia.  Viene spesso utilizzata in associazione a regimi chemioterapici e poi proseguita in monoterapia come mantenimento. A seconda del bersaglio terapeutico gli effetti collaterali possono essere diversi.

                                          Gli effetti collaterali delle terapie a bersaglio molecolare sono diverse rispetto agli effetti che si hanno dai chemioterapici classici. I più frequenti sono tossicità cutanee, mucositi, tossicità gastrointestinali, patologie della tiroide, astenia, tossicità cardiovascolari. Anche in questo caso una giusta valutazione nutrizionale e adeguati comportamenti possono attutire gli effetti collaterali e migliorare la qualità di vita.

                                          Immunoterapia

                                          L’immunoterapia è una metodica relativamente recente impiegata per il trattamento dei tumori che sfrutta i meccanismi molecolari attraverso cui l’organismo identifica e uccide le cellule tumorali. L’immunoterapia può agire o stimolando il sistema immunitario a lavorare di più per attaccare le cellule cancerose o fornendo ad esso componenti immunitarie prodotte in laboratorio.

                                           

                                          Questo tipo di terapia è utilizzata per attaccare direttamente le cellule tumorali, per stimolare il sistema immunitario a rispondere alla malattia o per prevenire la ricomparsa di tumore dopo un trattamento.

                                          I principali tipi di immunoterapia utilizzati in campo oncologico sono gli anticorpi monoclonali, gli inibitori del checkpoint immunitario, i vaccini anti-tumorali (tramite prevenzione delle infezioni da virus oncogeni) e immunoterapie non specifiche (citochine, interleuchine, interferone).

                                           

                                          Tali terapie possono produrre una cascata di sintomi, i più comuni legati allo stato nutrizionale sono: febbre, perdita di appetito, nausea, vomito e diarrea, tossicità cutanea, interstiziopatie polmonari.

                                          Terapia ormonale

                                          Le terapie ormonali sono impiegate nel trattamento dei tumori ormono-sensibili come tumore al seno o alla prostata, spesso in aggiunta ad altri trattamenti quali chemioterapia e radioterapia, al fine di ridurre il rischio di recidiva. Possono presentare la sola terapia in casi in cui il paziente presenta controindicazioni assolute a trattamenti più invasivi, come la chirurgia, o a trattamenti chemioterapici.

                                           

                                          Gli ormoni sono naturalmente prodotti nell’organismo e svolgono diverse funzioni regolatorie.

                                          In alcuni tumori ormono-sensibili gli ormoni rappresentano un fattore di crescita, per questo motivo sono utilizzati dei farmaci per impedire lo stimolo ormonale sul tumore attraverso due meccanismi:

                                          • blocco o eliminazione o cambiamento della forma dei recettori ormonali sulle cellule. In questo modo una molecola impedisce il legame con l’ormone che non può svolgere la sua azione sulla cellula;
                                          • blocco della produzione ormonale attraverso farmaci o rimozione degli organi che producono gli ormoni (es. asportazione chirurgica ovaio).

                                           

                                          La terapia ormonale è al momento impiegata soprattutto per il trattamento del tumore al seno e alla prostata, in cui il suo ruolo terapeutico è stato ben definito da numerosi trials clinici, la ricerca tuttavia è attiva nello studio dell’impiego della terapia ormonale in altre sedi tumorali.

                                           

                                          Essendo la terapia ormonale sistemica, gli effetti avversi possono interessare l’intero organismo.

                                          Questi per le donne possono essere simili a quelli della menopausa (vampate di calore, sudorazione notturna, secchezza vaginale, mal di testa…) ma possono insorgere anche nausea, perdita di capelli, dolori muscolari e osteo-articolari, nonché fenomeni trombotici e aumento di peso.

                                          Negli uomini gli effetti avversi possono essere: stanchezza, dolore e tensione a livello mammario, nausea, calo del desiderio sessuale e impotenza.

                                           

                                          La riduzione della concentrazione di ormoni nell’organismo può aumentare il rischio di sviluppo di osteoporosi sia nell’uomo che nella donna.

                                          Chemioterapia

                                          Gli agenti chemioterapici sia essi somministrati oralmente che endovena, possono essere utilizzati come singoli agenti o in combinazione, in base al tipo di tumore e alle condizioni cliniche della persona.

                                           

                                          L’obiettivo primario del trattamento chemioterapico è la cura del tumore, utilizzando una dose efficace che provochi il minor danno possibile alle cellule sane dell’organismo.

                                           

                                          In genere, secondo la sede tumorale, lo stato di avanzamento della malattia ed i fattori individuali, viene pianificato il trattamento chemioterapico adeguato. Stabilito questo, la chemioterapia può essere somministrata come:

                                          • Terapia adiuvante: dopo la chirurgia per ridurre la probabilità di recidiva;
                                          • Terapia neo-adiuvante: prima della chirurgia per ridurre le dimensioni del tumore e consentire una migliore riuscita dell’intervento;
                                          • Terapia concomitante: insieme a una o più terapie (es. chemioterapia e radioterapia o anticorpi monoclonali).

                                           

                                          La chemioterapia è un trattamento sistemico, coinvolge dunque tutto l’organismo, ed è per questo motivo che potenzialmente chi si sottopone a chemioterapia può avere più effetti avversi rispetto alla chirurgia e alla radioterapia. Tra questi i più frequenti sono: stanchezza, perdita di appetito, alterazioni del gusto, nausea, vomito, diarrea, costipazione, mucositi ed esofagiti, caduta dei capelli, disturbi alla pelle e alle unghie, compromissione della funzionalità del midollo osseo con maggior rischio di contrarre infezioni.

                                          Inoltre la malnutrizione, la disidratazione e la perdita di peso prima e durante la chemioterapia, possono condizionare il recupero del paziente ed anche la tossicità sviluppata tra i cicli di chemioterapia, influenzano direttamente l’iter del piano di trattamento programmato.

                                          Gli effetti collaterali dei trattamenti chemioterapici possono essere maggiori se il paziente presenta delle comorbilità come diabete, patologie cardiache o renali.

                                          Vale la pena ricordare che la maggior parte degli effetti collaterali tendono a regredire con la sospensione del trattamento.

                                          Chirurgia

                                          La chirurgia è spesso il primo passo per il trattamento dei tumori. I pazienti con malnutrizione hanno un rischio più elevato di complicanze post-operatorie e mortalità. È necessario, quando possibile, correggere i deficit nutrizionali di macro e micronutrienti prima di sottoporsi all’intervento.

                                          Secondo il tipo di procedura utilizzata, la chirurgia può causare impedimenti meccanici o fisiologici all’alimentazione, come ad esempio accade nelle resezioni gastriche o intestinali o nei tumori del distretto testa collo.

                                          Inoltre l’intervento spesso produce un’immediata risposta metabolica che aumenta il fabbisogno energetico e modifica le esigenze di nutrienti necessari per la riparazione tissutale e la guarigione in un momento iniziale in cui i fabbisogni spesso non sono raggiunti.

                                           

                                          Le complicazioni nutrizionali sono solitamente più evidenti e severe quando la crescita tumorale e le terapie anti-tumorali coinvolgono il tratto gastrointestinale. Inoltre secondo la porzione di tratto gastrointestinale coinvolta nella procedura chirurgica, si possono manifestare carenze specifiche per alcuni nutrienti che vengono assorbiti proprio nella zona interessata (es. vit b12 viene assorbita nell’ultimo tratto del tenue e va integrata nelle resezioni dell’ileo).

                                           

                                          I  tumori di testa-collo (cavità orale, faringe, laringe, cavità nasali, ghiandole salivari, orecchio, collo) a causa della loro posizione  possono avere profonde implicazioni sullo stato nutrizionale; la chirurgia di queste sedi può influenzare negativamente, sia in maniera temporanea che permanente, la funzione masticatoria e di deglutizione, ma anche la capacità gustativa e olfattiva.

                                           

                                          Trattamenti Oncologici E Stato Nutrizionale

                                          Lo stato nutrizionale del paziente con diagnosi di tumore in attesa di iniziare un trattamento, varia notevolmente a seconda della sede tumorale coinvolta nonché dello stato di avanzamento della malattia e da eventuali altre patologie presenti.

                                          Trattamenti quali: la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia possono avere effetti negativi diretti (meccanici) o indiretti (metabolici) sullo stato nutrizionale del paziente.

                                          Il successo della terapia antitumorale sarà influenzato, oltre che da altri fattori, anche dalla capacità del paziente di tollerare la terapia, che a sua volta dipende dallo stato nutrizionale precedente all’inizio della terapia.

                                          È pertanto vantaggioso che il paziente, laddove le tempistiche lo consentano, inizi il proprio percorso di trattamento con un buono stato nutrizionale, un’adeguata composizione corporea e con sane abitudini alimentari consolidate.

                                           

                                          In questa sezione saranno esposte le modalità di terapia che possono avere implicazioni sullo stato nutrizionale del paziente.

                                          Valutare le informazioni scientifiche in ambito nutrizionale

                                          Leggere, informarsi e attuare cambiamenti nello stile di vita sono tutti gesti importanti che possono contribuire alla prevenzione di una recidiva di tumore o di altre patologie secondarie. È bene però sottolineare che la ricerca in questo ambito è ancora agli inizi e non è facile ottenere risultati univoci e convincenti dal mondo della scienza. È quindi importante saper riconoscere quali messaggi sono tratti da risultati scientifici attendibili e quando, invece, derivano da errate interpretazioni o mistificazioni.

                                           

                                           

                                          Di seguito alcuni consigli pratici:

                                          Leggere attentamente, il progresso scientifico necessita di tempo per ottenere risultati convincenti. Attenzione quindi ai termini “scoperta scientifica” oppure “miracolo” in quanto anche una scoperta apparentemente plausibile ha bisogno di tempo per essere confermata.

                                          Ricercare la “versione integrale” della storia, i servizi che si possono vedere in tv o leggere sui giornali sono troppo brevi per includere tutti i dettagli di un argomento. È fondamentale quindi approfondire le questioni su libri o periodici dedicati, controllando anche la presenza dei risultati su riviste scientifiche.

                                          Non affidarsi a soluzioni troppo facili, il cancro è una malattia complessa che non può trovare soluzioni “magiche” né tantomeno cure miracolose. Anche l’organismo umano è una macchina complessa e il cibo che consumiamo con la dieta è ricco di centinaia, o addirittura migliaia, di composti diversi che possono interagire con il nostro organismo. La strategia migliore per la prevenzione oncologica va quindi cercata in uno stile di vita complessivo e non in un solo alimento.

                                          Affidarsi a fonti istituzionali e riconosciute, prima di intraprendere dei cambiamenti drastici è sempre raccomandabile consultare il proprio medico. Esso, con anni di studio e di esperienza professionale, sarà sicuramente in grado di dare un parere basato sulla validità scientifica della nuova strategia da intraprendere ma anche sull’adeguatezza o meno al soggetto che vuole intraprenderla.

                                          Mantenere un sano scetticismo, non è necessario screditare o diffidare di ogni articolo o servizio che leggiamo o vediamo, ma è sufficiente utilizzare il buonsenso. Se una soluzione suona troppo facile e comoda per essere vera, probabilmente non lo sarà.

                                          La circonferenza vita, un valore da tener sott’occhio

                                          La circonferenza vita è un’altra metodica diffusa come indicatore di rischio nell’adulto. Questo valore è un indice di grasso viscerale, per cui più elevati saranno i valori, maggiore sarà il rischio cardiovascolare e/o metabolico.

                                          Gli studi epidemiologici che hanno indagato soprattutto il rischio cardiovascolare associato al grasso corporeo sono giunti alla conclusione che ha più rilevanza la localizzazione della massa grassa rispetto alla sua quantità totale. L’accumulo adiposo in sede addominale è il più pericoloso per via della vicinanza ai visceri e al cuore.

                                           

                                          La misurazione della circonferenza vita corrisponde alla circonferenza minima dell’addome e si effettua posizionando un metro da sarta nel punto medio tra l’ultima costa e la cresta iliaca (osso dell’anca), il valore deve essere rilevato alla fine di un’espirazione normale. Un’alternativa più semplice da fare a casa è misurare con il metro da sarta la circonferenza vita circa un centimetro al di sopra dell’ombelico.

                                           

                                          Si stima che valori della circonferenza della vita pari o superiori a 80 cm nella donna e a 94 cm nell’uomo siano fortemente associati a un aumento del rischio di numerose malattie considerate complicanze metaboliche dell’obesità, tra le quali il diabete, le patologie cardiovascolari e i tumori.

                                           

                                           

                                           

                                          Il giusto peso. Calcola il tuo indice di massa corporea

                                          Per verificare se il proprio peso è nella norma, lo strumento più comune è l’indice di massa corporea IMC o body mass index BMI. Questo valore è largamente utilizzato come indice di rischio relativo di mortalità e morbidità a livello di popolazione.

                                          Si misura dividendo il peso in kg per l’altezza in metri al quadrato. Es: 58 kg / (1,60 m)2 = 58/2,56 = IMC 22,6.

                                          Si è normopeso quando l’IMC si trova nell’intervallo 18.5 – 24.9, sovrappeso quando si trova tra 25 e 29.9, mentre l’obesità è rappresentata da un IMC superiore a 30.

                                           

                                          L’indice di massa corporea rappresenta uno strumento poco accurato per alcuni gruppi di popolazione:

                                          – nei bambini e adolescenti al di sotto dei 18 anni, per cui si usano delle curve di crescita specifiche per età;

                                          – negli atleti professionisti e bodybuilders, i cui valori di IMC rifletterebbero una condizione di sovrappeso o obesità per via della massa muscolare elevata. L’IMC, infatti, non è un indicatore specifico della composizione corporea (distribuzione di massa magra e massa grassa) ma considera il peso come un’unica massa, la cui ripartizione va indagata con altre metodiche;

                                          – in alcuni gruppi etnici (asiatici e mediorientali) per cui i valori soglia risulterebbero inferiori.

                                           

                                          Nonostante queste limitazioni metodologiche, l’indice di massa corporea rappresenta un valido strumento per studiare in una popolazione i rischi associati ad un peso elevato, ed in questo senso la correlazione tra obesità e malattie croniche (come malattie cardiovascolari, diabete e cancro) è ormai accertata.

                                          Secondo il Fondo mondiale per la ricerca sul cancro (world cancer research fund WCRF) vi è un’evidenza convincente che valori elevati di indice di massa corporea siano associati a ben 11 siti di tumore: esofago, seno in post-menopausa, cistifellea, rene, pancreas, colon-retto, endometrio, fegato, prostata, ovaio, stomaco (cardias).

                                           

                                          Le maggiori cause di sovrappeso e obesità sono le scorrette abitudini alimentari e la sedentarietà. Mantenersi nell’intervallo del normopeso può essere uno dei migliori comportamenti in grado di prevenire il cancro. Anche una piccola perdita di peso, pari al 10% del proprio peso iniziale, abbassa il rischio di molte malattie associate.

                                          Organizzare un piano alimentare familiare

                                          Nel momento in cui si cambiano le proprie abitudini alimentari, per scelta o esigenza, contare sull’appoggio famigliare può fare la differenza, non soltanto come sostegno morale ma anche per esigenze pratiche di organizzazione della spesa e della cucina. Inoltre adottare un’alimentazione più salutare rappresenta una buona occasione per trasmettere le nuove abitudini a tutta la famiglia e moltiplicarne così i benefici a tutti i componenti, soprattutto se ci sono bambini e ragazzi in casa.

                                           

                                          Certamente maggiori saranno i componenti della famiglia, maggiori potranno essere le esigenze alimentari di ognuno, e spesso cibi meno apprezzati da un famigliare risultano essere proprio i più graditi da un altro. In questo senso può essere utile stilare insieme una lista di cibi o piatti preferiti da ognuno, che siano ovviamente in linea con le raccomandazioni per una sana alimentazione, e ruotare le preferenze di tutti almeno una volta a settimana per una cena o un pranzo. In questo modo saranno tutti più ben disposti ad assaggiare altri cibi.

                                           

                                          Per organizzare un piano alimentare famigliare è consigliabile, almeno inizialmente, compilare una tabella in cui indicare di settimana in settimana i menù di pranzo e cena e di conseguenza organizzare una spesa settimanale per gli alimenti meno deperibili ed una più frequente per i freschi.

                                           

                                          Per la colazione e gli spuntini invece si possono stilare delle liste di snack sani che ogni famigliare potrà personalizzare secondo le attività della giornata, ad esempio scegliendo uno spuntino più energetico se farà molto sport e ridimensionandosi se invece ha in previsione un’attività più sedentaria, come lavorare al pc.

                                           

                                          Cosa non dovrebbe mai mancare in casa:

                                           

                                          • Frutta e verdura fresche di stagione
                                          • Cereali integrali (riso integrale, cereali in chicco, pane e pasta integrale…)
                                          • Legumi (freschi, secchi o surgelati, farine di legumi…)
                                          • Frutta secca (noci, mandorle, nocciole, anacardi…)
                                          • Semi oleosi (lino, girasole, papavero, sesamo…)
                                          • Olio extravergine d’oliva
                                          • Spezie ed erbe aromatiche

                                          Le porzioni

                                          Il piatto sano è già un buon esempio visivo di come un pasto debba essere composto e, rispettando le proporzioni tra i gruppi alimentari, può essere adattato a molte delle esigenze personali rispetto al proprio stile di vita.

                                           

                                          Passando alla pratica è possibile talvolta trovarsi disorientati rispetto all’idea di porzione di un alimento che si può immaginare: una porzione di verdura può essere interpretata in maniera molto soggettiva e dipendere anche in una certa misura da quanto si è abituati a consumarne. Così l’idea di porzione di verdura può essere molto discordante tra uomo e donna, o tra adolescente e adulto.

                                          Per questo esistono delle porzioni standard a cui fare riferimento e delle frequenze di consumo suggerite. Ciò non significa che tutta la popolazione debba mangiare allo stesso modo, soprattutto in caso di esigenze particolari o patologie che andrebbero analizzate con medico e nutrizionista, ma sulla base di queste indicazioni è possibile costruire la propria alimentazione e quella famigliare rispetto alla vita lavorativa, all’attività fisica svolta ecc…

                                           

                                           

                                          Condimento principe: olio extravergine d’oliva
                                          • Prediligi l’utilizzo dell’olio extravergine a crudo.
                                          • Se utilizzi gli oli di semi, acquista quelli spremuti a freddo.
                                          • Insaporisci i tuoi piatti con spezie ed erbe aromatiche, per arricchire di sapore e di salute il tuo pasto.

                                           

                                          Copyright © 2011, Harvard University. For more information about The Healthy Eating Plate, please see The Nutrition Source, Department of Nutrition, Harvard School of Public Health, www.thenutritionsource.org, and Harvard Health Publications, www.health.harvard.edu.

                                          La varietà è fondamentale anche per le fonti di proteine
                                          • Consuma il pesce, in particolare pesce azzurro di piccola taglia, importante fonte di grassi essenziali, 3 volte alla settimana.
                                          • I legumi rappresentano un’ottima fonte proteica ricca di fibra. Uniscili ad una porzione di cereali in freschi piatti unici o in calde zuppe, almeno 3-5 volte alla settimana.
                                          • Altre fonti proteiche, da consumare ognuna max 2 volte alla settimana, possono essere la carne bianca (pollo, tacchino, coniglio), le uova e i latticini (meglio freschi e magri).
                                          • Limita il consumo di carne rossa (manzo, maiale, agnello) ed evita i salumi e gli insaccati.

                                          Un piatto sano dovrebbe essere composto per metà da frutta e verdura
                                          • Prediligi prodotti freschi e di stagione, variandone il più possibile i colori.
                                          • Le verdure non rappresentano solo un contorno, ad esempio puoi sgranocchiare della verdura fresca mentre apparecchi la tavola, ti aiuterà a tenere a bada il senso di fame, oppure aggiungerla ai primi piatti e ai secondi per comporre ricette colorate, salut