Alimentazione Paziente Oncologico

La nutrizione gioca un ruolo in molti aspetti dello sviluppo e del trattamento dei tumori. Le buone pratiche nutrizionali possono aiutare i pazienti oncologici a mantenere o migliorare il peso in funzione dei trattamenti a cui sono sottoposti, offrendo un aiuto concreto nella gestione di alcuni sintomi e migliorando nel complesso la qualità della vita.

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1) Qual è il tuo Indice di Massa Corporea (IMC)*?

a) 18,5 – 24,9

b) 25 – 30

c) > 30

*L’IMC è il rapporto tra il peso corporeo espresso in Kg e il quadrato dell’altezza espressa in metri. Es. peso: 50 kg; altezza: 1,50 m à BMI=50/(1,50)2=22

 

2) Quanto tempo dedichi all’attività fisica durante la settimana?

a) Più di 150 minuti a settimana

b) Tra i 50 e i 150 minuti a settimana

c) Meno di 50 minuti a settimana

 

3) Quante porzioni di frutta e verdura consumi ogni giorno?

a) Da 3 a 5 porzioni

b) Da 1 a 3 porzioni

c) Nessuna

 

4) Quante porzioni di carne rossa consumi a settimana?

a) Da 0 a 1 porzione

b) 2 – 3 porzioni

c) Più di 3 porzioni

 

5) Quante porzioni di salumi consumi a settimana?

a) Da 0 a 1 porzione

b) 2 – 3 porzioni

c) Più di 3 porzioni

 

6) Quante volte a settimana consumi alimenti integrali?

a) Tutti i giorni

b) Poche volte a settimana

c) Mai

 

7) Quante Unità Alcoliche* (vino, birra, superalcolici) assumi al giorno?

Per le donne:

a) Da 0 a 1 U.A. al giorno

b) Da 2 a 3 U.A. al giorno

c) Più di 3 U.A. al giorno

 

Per gli uomini:

a) Da 0 a 2 U.A. al giorno

b) Da 3 a 4 U.A. al giorno

c) Più di 4 U.A. al giorno

*1 Unità Alcolica = 125 ml di vino = 330 ml di birra = 40 ml di superalcolico

 

8) Quante volte a settimana consumi alimenti industriali confezionati (chips, merendine, croissant ecc.) e/o bevande zuccherate?

a) Mai

b) Qualche volta a settimana

c) Tutti i giorni

 

9) Durante l’anno, quando ti esponi al sole, quante volte ti capita di ustionarti?

a) Mai

b) 1 – 2 volte

c) Spesso

 

10) Sei un fumatore?

a) Non sono un fumatore

b) Ho smesso, ma prima lo ero

c) Sono un fumatore

 

Maggioranza di risposte A

Complimenti! Il tuo stile di vita è in linea con le nuove linee guida su dieta, nutrizione, attività fisica e cancro del World Cancer Research Fund (che trovi su questo sito alla sezione – IN FOLLOW UP – Dieta e stili di vita dopo i trattamenti). Sei a conoscenza che una dieta sana e ben bilanciata si basa su un elevato consumo di alimenti di origine vegetale ricchi in fibre come frutta e verdura, cibi integrali e legumi, e un ridotto consumo di carni rosse e lavorate, alimenti ad alta densità calorica e alcol. Le tue sane abitudini alimentari, il mantenimento del normopeso, lo stile di vita attivo, l’astensione dal fumo e la corretta esposizione solare ti aiuteranno a mantenere più basso possibile il rischio di patologie tumorali e di altre patologie croniche. Continua così!

 

Maggioranza di risposte B

C’è sempre tempo per migliorare! Prova a introdurre piccoli cambiamenti nel tuo stile di vita: consuma almeno 5 porzioni tra frutta e verdura ogni giorno, magari aggiungendo la frutta a colazione o preferendola come spuntino, e non dimenticare mai le verdure ai pasti principali; riduci il consumo di carni rosse e lavorate a 1 porzione a settimana, dando preferenza a legumi e pesce azzurro; limita le bevande alcoliche ad 1 bicchiere al giorno se sei donna e 2 se sei uomo. Evita di fumare e prova a fare qualche camminata in più durante la settimana. Inoltre non dimenticare mai la crema solare quando sei in vacanza! Per avere uno stile di vita sano e ridurre al minimo il rischio di patologie tumorali di altre patologie croniche segui le nuove linee guida del World Cancer Research Fund (che trovi su questo sito alla sezione – IN FOLLOW UP – Dieta e stili di vita dopo i trattamenti).

 

Maggioranza risposte C

Devi assolutamente migliorare il tuo stile di vita! Le tue abitudini non salutari, come il fumo e l’elevato consumo di carni rosse e lavorate, di alcol e il sovrappeso e l’obesità, possono aumentare il rischio di patologie tumorali. Le nuove raccomandazioni su dieta e cancro del World Cancer Research Fund  (che trovi su questo sito alla sezione – IN FOLLOW UP – Dieta e stili di vita dopo i trattamenti) suggeriscono invece di aumentare il consumo di alimenti di origine vegetale, ricchi in fibre e nutrienti preziosi, alternando il più possibile durante la settimana le varie fonti proteiche: prova a sostituire una bistecca con del pesce azzurro o con una porzione di legumi, anche piccoli cambiamenti possono fare la differenza! L’elevata assunzione di bevande alcoliche è correlata ad 8 tipi di tumori: riducine il consumo per abbassare il tuo rischio. Non stare fermo, ma inizia a fare qualche piccolo passo, nel vero senso della parola! Le maggiori società scientifiche internazionali consigliano 150 minuti di attività fisica moderata a settimana (camminata, nuoto, attività domestiche) oppure 75 minuti di attività fisica vigorosa (corsa, ciclismo, aerobica). Riduci gradualmente il numero di sigarette che fumi a settimana ed esponiti al sole sempre solo dopo aver applicato la protezione solare.

1. Il modo di cucinare può influire sullo sviluppo del tumore?

I metodi di cottura ad alte temperature, come la cottura alla brace o alla griglia, favoriscono la produzione di composti potenzialmente cancerogeni come le amine eterocicliche e gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA).

Tuttavia una grigliata ogni tanto non basta per farci ammalare!

È bene limitare la frequenza delle grigliate alle occasioni veramente importanti, evitando una cottura eccessiva della carne e sempre rimuovendo le parti carbonizzate. Sarebbe inoltre opportuno scartare tagli di carne molto grassi che, colando sulla brace, danno origine a fiammate, e al contatto con la carne determinano una maggior produzione di sostanze tossiche.

L’utilizzo di marinature a base di erbe aromatiche può contribuire a ridurre la produzione degli IPA in cottura. Se si include nel pasto una porzione di frutta e verdura, ricche in antiossidanti e fibre, si può attenuare l’effetto ossidante della carne alla brace, riducendo al minimo i tempi di permanenza nell’intestino di eventuali sostanze tossiche.

Un altro metodo a rischio risulta essere la frittura, durante la quale si produce acrilamide, una sostanza potenzialmente cancerogena per l’uomo. Sebbene non ci siano ancora dati certi, le autorità scientifiche consigliano di limitarne il consumo. Quindi frittura occasionalmente, utilizzando preferibilmente olio d’oliva o olio di arachidi, poiché più stabili alle alte temperature, grazie al loro contenuto elevato in acidi grassi monoinsaturi.

Contrariamente a ciò che si è soliti pensare, la cottura al microonde non risulta essere pericolosa per la salute e non provoca il cancro.

Il cibo scaldato al microonde non è radioattivo, perché produce radiazioni a bassa energia e non ionizzanti. Anzi, nella cottura al microonde alcuni cibi, cuocendo senza acqua e in breve tempo, conservano maggiormente il loro contenuto in micronutrienti e fitocomposti.

In generale le cotture preferibili sono quelle al vapore, al forno, al microonde e in padella con acqua, per tempi brevi.

 

2. Esistono indicazioni alimentari specifiche in base alla tipologia di tumore?

Si, esistono indicazioni alimentari specifiche per tipologia di tumore. Ogni tipo di tumore rappresenta infatti una patologia a sé stante con specifiche caratteristiche, risulta quindi fondamentale adattare le strategie nutrizionali alla sede tumorale, al trattamento farmacologico e agli eventuali effetti collaterali da esso provocati.

Tuttavia il cancro è una patologia nella quale entrano in gioco numerosi fattori strettamente legati alle caratteristiche dell’individuo che valgono per qualsiasi tipo di tumore: dieta, attività fisica, peso corporeo, fumo. A tal proposito sono state elaborate dal Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro 10 raccomandazioni generali  valide sia per la prevenzione che durante la malattia.

Ci sono ovviamente tumori più sensibili all’effetto del cibo, come confermato dal grande studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), e sono quelli che colpiscono l’apparato gastrointestinale. Tuttavia sappiamo che l’alimentazione influisce in generale sullo stato dell’intero organismo, promuovendo o meno lo sviluppo della malattia in qualsiasi altra sede.

Ricordiamo inoltre che per ogni tipo di tumore ci sono tanti altri fattori, oltre l’alimentazione, che possono aumentare il rischio di insorgenza, quali il sesso, l’età, la predisposizione genetica. Per saperne di più consulta la sezione “Indicazioni su dieta e stili di vita per sede tumorale”.

 

3. Cosa fare per perdere peso durante la terapia ormonale?

Per recuperare il normopeso durante la terapia ormonale è fondamentale avere uno stile di vita sano e attivo. Per prima cosa è importante svolgere attività fisica di qualsiasi tipo, purchè diventi un’abitudine quotidiana: camminata, cyclette, nuoto, ballo… iniziando a piccole dosi, 20-30 minuti ad esempio, per poi aumentare gradualmente, secondo il grado di allenamento, la durata e l’intensità.

Per smaltire i chili di troppo è importante inoltre intervenire sull’alimentazione, specie dopo la menopausa, quando l’organismo tende maggiormente all’accumulo di massa grassa. Diamo quindi un taglio agli zuccheri semplici contenuti in dolci, succhi di frutta e alcolici, che non saziano, ma apportano solo calorie vuote, alimentando i depositi di grasso.

Risulta importante strutturare la giornata a tavola secondo le regole del “Piatto Sano”, un’innovazione della piramide alimentare studiata per prevenire e combattere le malattie della società del benessere, tra le quali il cancro. Il “Piatto Sano” si suddivide in 4 parti: verdure e ortaggi, frutta di stagione, cereali e derivati, preferibilmente integrali e fonti proteiche animali (pesce, carne bianca, uova, formaggi freschi magri) o vegetali (legumi), privilegiando le seconde alle prime. Da limitare invece carni rosse, insaccati e formaggi stagionati, poiché ricchi di grassi saturi e sale. I condimenti consigliati sono olio extra vergine di oliva e spezie, da ridurre invece il consumo di sale, grassi animali e salse troppo elaborate.

Vanno sempre evitati i rimedi “fai da te” e sarebbe sempre meglio rivolgersi ad uno specialista della nutrizione per un piano nutrizionale personalizzato.

 

4. Esistono cibi anti-tumorali?

Nessun alimento da solo è in grado di proteggerci da una malattia multifattoriale come il cancro o al contrario di provocarne l’insorgenza. Sono la qualità, la quantità e la frequenza degli alimenti che riescono a modulare il rischio neoplastico, quello che si chiama “pattern alimentare”, come la Dieta Mediterranea. Diete ricche di fibre e vegetali sembrano avere un ruolo protettivo, mentre un eccessivo consumo di carni rosse, insaccati e cibi ipercalorici, abuso di alcol, sovrappeso, obesità e scarsa attività fisica fanno lievitare il rischio di un tumore.

Il consumo regolare di fibra è infatti associato in maniera convincente ad una riduzione del rischio di tumore del colon-retto. Risulta fondamentale quindi aumentare il consumo di cereali integrali, verdura, frutta e legumi per coprire il fabbisogno di fibra raccomandato, pari a circa 25-30 grammi al giorno.

Tuttavia alcuni alimenti, grazie alla presenza di preziose molecole, risultano avere un particolare effetto protettivo. Carote, pomodori, peperoni, zucca, anguria e albicocche contengono tante varietà di carotenoidi, micronutrienti che sembrano proteggerci dal tumore del polmone, tuttavia le evidenze sono ancora limitate.

Il WCRF ha recentemente evidenziato che bere abitualmente caffè può ridurre il rischio di cancro al fegato ed endometrio. Latte e yogurt inoltre rappresentano un probabile fattore di riduzione del rischio di cancro del colon-retto, sia per gli uomini sia per le donne.

 

5. È vero che l’aloe ha un’azione anti-tumorale?

No, non esistono studi scientifici che dimostrano un ruolo anti-tumorale dell’aloe. Le teorie secondo le quali questa pianta sarebbe in grado di curare molti tipi di tumore, anche quelli in fase avanzata, non sono scientificamente dimostrate. Sono tutt’ora in corso ricerche sugli effetti di alcuni composti contenuti in questa pianta, ma non c’è ancora nessun dato sull’uomo.

Non esistono ad oggi prove certe che l’aloe e i suoi derivati siano in grado di eliminare o ridurre gli effetti collaterali delle terapie oncologiche, come i danni cutanei da radioterapia o la mucosite. Tuttavia l’utilizzo a livello cutaneo di gel a base di aloe non è pericoloso e può essere utile per curare piccole ferite e lievi ustioni.

È importante sottolineare che i principi attivi della pianta possono talvolta causare notevoli disturbi all’organismo, specialmente a carico del sistema gastrointestinale, come ad esempio diarrea, dolore addominale, nausea e vomito, provocati soprattutto dalla presenza di antrachinoni, molecole con potente azione lassativa. I derivati dell’aloe possono oltretutto interferire con altri principi attivi di farmaci o integratori a base di erbe, provocando ad esempio problemi alla coagulazione del sangue. Inoltre i soggetti allergici a cipolla, aglio, tulipani e piante simili, se utilizzano prodotti a base di aloe, sono a rischio di reazioni incrociate.

Capsule, compresse e sciroppi a base di aloe possono provocare nell’organismo gravi effetti collaterali. È assolutamente sconsigliato e pericoloso sospendere la terapia oncologica o assumere contemporaneamente questa sostanza o suoi derivati. Prima dell’utilizzo quindi si consiglia sempre di consultare il medico.

 

6. Il latte va evitato dopo un tumore?

No, non esistono evidenze scientifiche che il latte e i suoi derivati debbano essere esclusi dalla dieta in caso di tumore. Al contrario ci sono evidenze che mostrano come questi alimenti (nelle quantità raccomandate dalle linee guida) sembrano avere un moderato effetto protettivo. Ad oggi quindi non esiste alcuna dimostrazione che il consumo di latte e derivati, in quantità adeguate, possa contribuire alla comparsa o alla progressione della malattia.

Tuttavia si raccomanda di avere prudenza con i derivati del latte, in particolar modo i formaggi stagionati, più ricchi di grassi saturi e sale. Le linee guida per la popolazione italiana suggeriscono 1-2 porzioni al giorno tra latte e yogurt, dove una porzione è costituita da 125 g, e 2 porzioni di formaggi a settimana, preferendo quelli freschi e magri, con un contenuto di grassi inferiore al 25%, possibilmente a ridotto contenuto di sale, facendo sempre attenzione al contenuto presente in etichetta.

 

7. Gli zuccheri possono influire sullo sviluppo del tumore?

Non ci sono evidenze che dimostrano una relazione diretta tra il consumo di zucchero e l’insorgenza di cancro, tuttavia lo zucchero rappresenta un fattore di rischio oncologico indiretto: l’eccesso di zuccheri semplici può cioè favorire lo sviluppo di sovrappeso e obesità, a loro volta direttamente implicati in molte patologie cronico degenerative tra le quali 12 tipi di tumori.

Non c’è differenza inoltre tra zucchero bianco, di canna o grezzo. Lo stesso vale per sciroppo d’acero o d’agave, miele, malto e fruttosio: in fatto di zuccheri semplici quello che conta è la quantità, che andrebbe sempre tenuta sotto controllo. I dolcificanti artificiali, come l’aspartame, non apportano calorie, ma neppure benefici sostanziali, in quanto non aiutano l’organismo ad abituarsi al gusto meno dolce. Le bevande dolci inoltre (come le bevande gassate, il tè freddo e i succhi di frutta) hanno un ruolo cruciale nell’aumento del peso, soprattutto se consumate con regolarità. Il consiglio per la prevenzione di sovrappeso e obesità, e quindi indirettamente di molti tipi di cancro, è quello di non consumarle.

Infine, altre fonti di zuccheri semplici che andrebbero limitate sono rappresentate da yogurt aromatizzati, biscotti, dolciumi vari e creme spalmabili. L’unica fonte di zuccheri che fa eccezione è la frutta, poiché grazie alla presenza di fibra, micronutrienti e fitocomposti influisce positivamente sulla salute.

Non ci sono quindi dati scientifici tali da consigliare l’esclusione completa dello zucchero dalla dieta, neppure da quella dei pazienti oncologici. In generale è bene provare ad abituarsi ad un gusto meno dolce, riducendo gradualmente l’aggiunta di zucchero (da qualsiasi fonte) nel tè o nel caffè fino alla completa eliminazione, o ancora sostituendo gli yogurt aromatizzati con quelli bianchi senza zuccheri, aggiungendo eventualmente frutta fresca e secca.

 

8. Quali sono le proprietà della soia e che ruolo ha nello sviluppo di un tumore?

La soia rappresenta una delle più abbondanti fonti di proteine vegetali, con una concentrazione del 37% rispetto al contenuto totale. I benefici che questo legume apporta sono attribuibili ai fitoestrogeni (isoflavoni, cumestani e lignani), molecole con struttura chimica e funzione molto simile agli estrogeni femminili. La soia ne contiene circa 100 tipi differenti tra i quali genisteina, daidzeina e gliciteina.

I fitoestrogeni sono contenuti in piccole concentrazioni in diversi altri alimenti di origine vegetale come legumi, cereali integrali e verdure. Questi composti sembrano avere un ruolo vantaggioso per il sistema cardiovascolare nel modulare i livelli plasmatici di colesterolo, in particolar modo agendo sulla frazione LDL, ovvero quello “cattivo”.

Il ruolo dei fitoestrogeni nello sviluppo del tumore è ancora molto dibattuto. In studi in vitro ed in vivo si sono osservate interessanti proprietà di questi composti, specialmente nei confronti dei tumori ormono-correlati: essi infatti sembrerebbero in grado di ridurre i livelli di ormoni sessuali, contrastando quindi lo stimolo alla proliferazione cellulare. Alcuni dati, al contrario, suggeriscono un probabile ruolo dei fitoestrogeni nella promozione del tumore o nell’interazione con gli effetti della terapia, ma non ci sono conferme.

Alcuni degli effetti sulla salute della soia possono dipendere dalla capacità del singolo individuo di convertire, nel tratto digestivo, l’isoflavone daidzeina nella sua forma attiva, l’equolo. Tale attività dipende dalla composizione del microbiota intestinale, quindi la capacità dei fitoestrogeni di ampliare o ridurre l’effetto degli estrogeni endogeni può cambiare notevolmente da soggetto a soggetto.

In attesa di ulteriori dati, gli esperti non ne vietano l’assunzione, neppure per chi ha avuto un tumore al seno. L’uso di integratori dietetici a base di fitoestrogeni non risulta necessario. Comunque in caso di assunzione il Ministero della Salute suggerisce un apporto giornaliero di fitoestrogeni non superiore agli 80 mg al giorno. In ogni caso è sempre bene rivolgersi al proprio medico oncologo prima dell’assunzione di qualsiasi integratore.

 

9. Esiste una relazione tra consumo di poliammine degli alimenti e rischio di recidiva?

Il ruolo delle poliammine nel rischio di recidiva non è ancora del tutto chiaro. Le poliammine sono molecole organiche essenziali in numerosi processi fisiologici, quali l’invecchiamento cellulare, la resistenza allo stress, la crescita e la morte cellulare.

Le poliammine presenti nel nostro organismo provengono da tre fonti diverse: gli alimenti, la sintesi ad opera dei batteri intestinali e la sintesi cellulare. È noto che vi sia un aumento della sintesi di poliammine nei tumori dei tessuti epiteliali e che esse siano assolutamente necessarie per il processo di crescita tumorale, ma il loro ruolo nella genesi del cancro non è ancora del tutto chiaro.

Tuttavia, non risultano ancora studi clinici riguardanti il rischio di recidiva nell’uomo. L’esclusione di alimenti contenenti poliammine (arance, pompelmi, pomodori, melanzane, peperoni, molluschi bivalvi e frutti tropicali) dalla dieta di chi si è ammalato, tanto meno da quella di soggetti sani, non è ritenuta necessaria fino a quando non verrà giustificata da solide basi scientifiche.

 

10. L’acrilamide aumenta il rischio di cancro?

È probabile che l’acrilamide aumenti il rischio di cancro, ma gli studi sull’uomo sono ancora insufficienti per dare una risposta certa. L’acrilamide è una sostanza che si forma dalla reazione tra alcuni zuccheri e l’aminoacido asparagina, durante la cottura di alimenti che contengono amido (patate, biscotti, cereali, pane, caffè ecc.) ma solamente a temperature molto alte, come la frittura, la cottura in forno o alla griglia per periodi prolungati. Secondo l’EFSA, autorità europea per la sicurezza alimentare, tra gli adulti i cibi consumati a più alto contenuto di acrilamide sono i prodotti fritti a base di patate (fino al 49% dell’assunzione totale), seguiti dal caffè (34%) e dal pane morbido (23%).

Il fumo di sigaretta e alcuni ambienti di lavoro (industria della carta, industria tessile, fonderia, costruzioni) sono un’ulteriore fonte di acrilamide.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’acrilamide tra i “probabili cancerogeni per l’uomo“, mentre l’EFSA, pur dichiarando che il rischio è molto basso, invita a limitarne il consumo, visto che non esiste una dose soglia al di sotto della quale si può stare completamente tranquilli.

La conservazione, la lavorazione e il metodo di cottura degli alimenti possono influenzare notevolmente la formazione di acrilamide e la conseguente esposizione: ad esempio mettere in ammollo le patate prima della cottura può ridurre anche del 40% la formazione di acrilamide.

Nella vita quotidiana si può ridurre la formazione di questo composto adottando piccoli accorgimenti: 1) Prediligere modalità di cottura a basse temperature, quali bollitura, cottura al vapore o in padella con acqua; 2) limitare ad occasioni saltuarie il consumo di alimenti fritti o cotti alla griglia; 3) scartare le parti bruciate dei cibi.

Una dieta bilanciata riduce in genere il rischio di esposizione ai potenziali rischi alimentari. Seguire una dieta equilibrata, con una più ampia varietà di alimenti, ad es. legumi, pesce, verdura e frutta, oltre a prodotti amidacei che possono contenere acrilammide, può aiutare i consumatori a ridurre l’assunzione di questa sostanza.

 

11. La dieta vegetariana: consigliata dopo un tumore?

Non ci sono specifiche indicazioni all’adozione di una dieta vegetariana dopo il tumore. Sicuramente gli esperti concordano sul fatto che l’aumento del consumo di alimenti di origine vegetale, per il loro elevato contenuto di composti protettivi e di fibra, apporti benefici sia in prevenzione che durante la malattia.

I ricercatori del progetto EPIC hanno concluso che non c’è una relazione diretta tra quantità di carne rossa, uova o latticini consumati e rischio di sviluppare un cancro del seno, mentre esiste con altri tipi di tumore, come quello del colon (soprattutto in relazione alla carne rossa e alla carne lavorata e conservata).

Il maggior consumo di vegetali, specialmente di verdure a foglia verde, sembrano in generale contrastare l’insorgenza della malattia. Nel 2015 in uno studio della Loma Linda University è emerso che i vegetariani hanno un rischio ridotto del 22% di sviluppare qualsiasi tipo di cancro del colon-retto rispetto ai non vegetariani: sicuramente la fibra, contenuta in abbondanza nei vegetali, gioca il suo importante ruolo protettivo in questa patologia.

Tuttavia non è indispensabile eliminare totalmente gli alimenti di origine animale dalla dieta, ma sicuramente se ne consiglia una riduzione in favore di alimenti di origine vegetale, e in particolare di ridurre il consumo di carni rosse e lavorate. Il WCRF  suggerisce di non consumare più di 500 grammi alla settimana di carne rossa e di contenere il consumo di carne conservata in genere.

 

12. Quali sono le interazioni tra cibi e farmaci antitumorali?

Ad oggi c’è ancora molto da scoprire sull’interazione tra alimenti o singoli nutrienti e terapie oncologiche. Uno degli alimenti che influenza maggiormente l’azione di molti farmaci, tra i quali gli antitumorali, è il pompelmo: sia intero che spremuto, aumenterebbe la biodisponibilità del principio attivo, determinando un effetto di sovradosaggio. Questa azione è esercitata da un gruppo di sostanze in esso contenute, le furanocumarine, in grado di inattivare in maniera irreversibile un enzima coinvolto nel metabolismo dei medicinali, provocando effetti collaterali anche gravi. La gravità dell’effetto dipende dall’individuo, ma già un bicchiere da 200 ml di succo o il frutto intero sono in grado di causare un’interazione.

La composizione dei pasti o specifici alimenti possono ridurre, aumentare o ritardare l’assorbimento di alcuni farmaci chemioterapici orali, interagendo con i meccanismi di trasporto e i sistemi enzimatici intestinali. La concentrazione ematica dell’etoposide orale ad esempio è ridotta del 50% quando assunto con succo di pompelmo; la contemporanea somministrazione dell’erlotinib e di pasti iperproteici o di alcuni vegetali richiede invece un aumento della dose del farmaco per ottenere la stessa efficacia. La disponibilità di lapatinib, farmaco impiegato nel tumore al seno, aumenta del 167% se assunto a stomaco pieno e i pasti ricchi in grassi ne aumentano i livelli del 325%.

Anche specifici nutrienti possono interagire con i farmaci antitumorali: ad esempio i cibi ad alto contenuto di tiramina (formaggi, insaccati, carni e pesce affumicati o in salamoia, lievito, bevande alcoliche, frutta troppo matura, latte non pastorizzato, crauti, fave) devono essere evitati durante il trattamento con Procarbazina.

Altre sostanze sono invece in grado di migliorare la risposta al trattamento: i folati (presenti nelle verdure a foglia verde, crucifere, agrumi, frutta secca, cereali integrali, legumi) sembrano ridurre gli effetti tossici del Metotrexate.

Tuttavia ancora molto c’è da valutare riguardo l’interazione tra cibo e farmaci antitumorali. Poiché queste interferenze, molto complesse e non generalizzabili, possono aumentare il rischio di fallimento terapeutico e di effetti collaterali, risulta opportuno durante la terapia seguire attentamente le indicazioni contenute nel foglietto illustrativo del farmaco e rivolgersi al proprio oncologo prescrittore per qualsiasi dubbio riguardante le possibili interazioni del medicinale con cibi e bevande.

 

13. Cosa sono gli antiossidanti e che ruolo hanno?

Per “antiossidanti” si intende una classe di sostanze in grado di difendere il nostro organismo dall’azione dei radicali liberi o “specie reattive dell’ossigeno”, entità molecolari molto reattive e instabili.  Essi infatti sono in grado di sottrarre elettroni o atomi di idrogeno ad altre molecole organiche, compromettendone la funzione e sono responsabili, se prodotti in eccesso, della condizione di “stress ossidativo”, ovvero di squilibrio tra produzione ed eliminazione di specie chimiche ossidanti, associata all’insorgenza di moltissime patologie e implicata nei processi di invecchiamento cellulare.

Molti altri fattori contribuiscono all’incremento della produzione di radicali liberi nell’organismo: lo stress psicofisico, l’esercizio fisico intenso, il fumo, l’alcol, i farmaci, l’inquinamento, la prolungata esposizione solare, gli sbalzi termici, gli additivi, le sostanze tossiche presenti negli alimenti o sviluppatesi durante la cottura.

Le cellule si difendono dalla produzione di queste molecole dannose attraverso diverse sostanze antiossidanti, alcune delle quali prodotte endogenamente dall’organismo, come la superossido dismutasi, la catalasi e il glutatione, altre provenienti dalla nostra dieta. Tra questi ultimi troviamo la vitamina C, la vitamina E, il licopene, il betacarotene, i polifenoli, la luteina, il selenio, contenuti principalmente in alimenti di origine vegetale come frutta e verdura. Ognuna di queste sostanze ha delle caratteristiche chimiche e biologiche differenti, pertanto i benefici per la salute sono dovuti alla loro azione sinergica. La loro concentrazione inoltre varia da alimento ad alimento e il loro effetto può essere influenzato dalla cottura e dalla conservazione dei cibi.

Alimenti conservati o cotti per lungo tempo presentano infatti una quantità notevolmente inferiore di queste sostanze rispetto ai prodotti freschi. L’assunzione di alimenti fonti di antiossidanti svolge un ruolo importante per la prevenzione di patologie cardiovascolari, tumori e malattie legate all’invecchiamento. L’adozione di una dieta varia, ricca specialmente in frutta e verdura, fornisce all’organismo la quantità di antiossidanti necessaria.

L’uso di supplementi a base di antiossidanti non risulta necessario, a meno che non vi siano carenze accertate. Queste molecole infatti, se assunte in eccesso, possono diventare addirittura pericolose per la salute. Prima di iniziare un’integrazione quindi, si consiglia sempre di consultare il parere del proprio medico.

 

14.Quali benefici apportano gli alimenti integrali per la prevenzione dei tumori?

Il consumo regolare di alimenti integrali apporta notevoli benefici per la salute. I cereali integrali, a differenza di quelli raffinati, mantengono tutte le componenti del chicco, conservando tutti i nutrienti in esso presenti, quali vitamine, minerali, proteine, grassi buoni (quando presente anche il germe) e fibre.

Queste ultime, del tipo insolubile, non vengono digerite dal nostro organismo e hanno la capacità di assorbire acqua, svolgendo diverse azioni vantaggiose: rallentano lo svuotamento gastrico, aumentando il senso di sazietà; aumentano il volume e la morbidezza delle feci; rallentano e diminuiscono l’assorbimento di zuccheri e grassi, riducendo l’indice glicemico dell’alimento; riducono il contatto tra la mucosa intestinale e composti potenzialmente dannosi; stimolano la crescita di microrganismi benefici per l’organismo; vengono fermentate dal microbiota intestinale producendo composti protettivi.

La quantità giornaliera di fibra raccomandata dalla SINU equivale a circa 25 grammi al giorno per un adulto medio. Già con un’assunzione giornaliera di 10 grammi di fibra alimentare, sembra ridursi del 10% il rischio di tumore del colon-retto. Gli alimenti integrali inoltre, a più basso indice glicemico, sono associati a riduzione della circonferenza vita e del grasso addominale.

Per raggiungere la quota giornaliera di fibre raccomandata è opportuno:

  • consumare almeno una volta al giorno cereali integrali, specialmente in chicco;
  • consumare 2-3 porzioni di verdura al giorno (400 g); 2 porzioni di frutta al giorno; almeno 3 porzioni di legumi a settimana; 1 porzione di frutta secca in guscio al giorno (30 gr).

 

15. Dieta mediterranea e dieta vegetariana a confronto: quale scegliere?

A causa delle crescenti evidenze che dimostrano il legame tra un elevato consumo di carni rosse e lavorate e l’aumento del rischio di tumore al colon e di altre patologie, l’interesse nei confronti della dieta vegetariana è sicuramente aumentato.

La dieta vegetariana si suddivide in latto-ovo vegetarianesimo, che ammette il consumo di vegetali, latte, formaggi, uova, ma non di carne e pesce; il latto-vegetarianesimo, che esclude anche le uova; il veganismo, che elimina tutti i prodotti animali e prevede il consumo esclusivamente di alimenti vegetali.

La dieta mediterranea si basa sul consumo prevalente di alimenti di origine vegetale come cereali integrali e derivati, verdura, legumi, frutta e sulla riduzione del consumo di alimenti ricchi di grassi saturi come carne (specialmente rossa e lavorata) e formaggi, a favore invece dei grassi insaturi, contenuti nel pesce e nell’olio extra vergine di oliva.

I due modelli alimentari hanno in comune diversi punti: sono entrambe ricchi in fibre, antiossidanti e grassi monoinsaturi, e assicurano un basso apporto di grassi saturi. Ad oggi non abbiamo molti dati sulle due diete a confronto e sul loro effetto nel tempo sullo stesso gruppo di soggetti. Sembrerebbero entrambe efficaci nella riduzione del peso corporeo e della percentuale di grasso, e svolgono tutte e due una funzione protettiva, riconducibile ai preziosi nutrienti che entrambe apportano all’organismo.

Sicuramente l’elevato consumo di alimenti vegetali e di fibre a discapito di quelli animali, ricchi di grassi saturi, caratteristiche riscontrabili in entrambi i modelli, svolge un ruolo fondamentale per la prevenzione di patologie cardiovascolari, diabete, obesità e cancro.

 

16. Che ruolo ha la carne nell’insorgenza dei tumori?

Nessuna patologia, neppure il cancro, è causata soltanto dal consumo di un singolo alimento. Anche la carne mangiata con moderazione non è nociva per la salute dell’uomo e apporta inoltre importanti nutrienti. Tuttavia esagerare porta spiacevoli conseguenze di salute ed ambientali.

Secondo la comunità scientifica, esiste una correlazione consistente tra aumento del rischio di cancro al colon ed elevato consumo di carne rossa e carne lavorata e conservata. I motivi per cui il consumo eccessivo di carne rossa aumenterebbe il rischio di tumore al colon sono ancora da definire: tra i meccanismi proposti, vi è il possibile ruolo del ferro eme, ferro in forma libera che può portare alla formazione di radicali liberi e attivare fattori di trascrizione e citochine proinfiammatorie.

Un altro fattore importante sembra essere la cottura della carne, in particolare la cottura alla brace e alla griglia, durante le quali possono prodursi composti potenzialmente cancerogeni come amine eterocicliche e idrocarburi policiclici aromatici.

Nelle nuove raccomandazioni per la prevenzione del cancro il WCRF suggerisce di non superare le 3 porzioni di carne rossa a settimana e di consumare solo occasionalmente quella conservata (salumi, insaccati, affettati).

È bene inoltre preferire i metodi di cottura al vapore, al forno o in padella, limitando le grigliate ad occasioni saltuarie, evitando una cottura eccessiva della carne e rimuovendo sempre le eventuali parti carbonizzate.

 

17. Quali sono le fonti di proteine vegetali?

I gruppi di alimenti fonte di proteine vegetali sono i legumi, i cereali, la frutta secca a guscio, i semi oleosi. Il contenuto proteico ovviamente cambia da alimento ad alimento, fino a raggiungere i 37 grammi di proteine nella soia.

I legumi sono gli alimenti a più alto contenuto di proteine vegetali. Ciononostante la composizione delle loro proteine risulta diversa da quella delle proteine animali, a causa di una diversa presenza e quantità di aminoacidi essenziali (le più piccole unità che costituiscono le proteine).

Le uova, il latte, la carne e il pesce sono invece fonti proteiche con una composizione ottimale in aminoacidi essenziali.

Gli amminoacidi mancanti nei legumi sono però contenuti nella frazione proteica dei cereali: dalla loro unione nasce un pasto dall’apporto proteico paragonabile per qualità e quantità a quello di una bistecca. I legumi sono un’ottima fonte non solo di proteine, ma anche di fibra e sali minerali, e apportano una piccola quota di grassi, per di più grassi insaturi, ovvero “buoni”.

Per la prevenzione in generale è bene consumare almeno 3-4 volte alla settimana fonti proteiche vegetali. I legumi possono essere consumati freschi, secchi o surgelati. Se si scelgono in scatola, devono essere sciacquati con abbondante acqua corrente per eliminare il sale in eccesso. Anche i prodotti a base di soia come tofu o tempeh possono rappresentare una valida alternativa una volta a settimana. Per gli hamburger o gli altri preparati vegetali è meglio invece leggere sempre bene l’etichetta ed accertarsi che non vi sia un eccesso di sale e/o di grassi.

 

18. È possibile ridurre il rischio di insorgenza di tumori solo attraverso l’alimentazione?

La sola alimentazione non è in grado di proteggerci da una malattia multifattoriale come il cancro, alla quale concorrono diversi fattori, come l’età, fattori ereditari, fattori ambientali e più in generale diversi aspetti dello stile di vita.

Sicuramente le cattive abitudini alimentari sono responsabili di circa 3 tumori su 10 che potrebbero essere evitati se si seguissero le raccomandazioni per la prevenzione oncologica del WCRF. Anche sovrappeso e obesità, sono considerati importanti fattori di rischio per 12 tipi di tumore.

Inoltre esistono tumori più sensibili all’effetto del cibo e sono quelli che colpiscono l’apparato gastrointestinale, e in particolare l’esofago, lo stomaco, il colon-retto, il fegato: sembrerebbe che fino a tre quarti di questi tumori si potrebbero prevenire con un’alimentazione salutare.

Tuttavia la sola alimentazione non basta a proteggerci se non abbiamo uno stile di vita sano nel complesso: l’abitudine al fumo, la sedentarietà, l’esposizione al sole e ai raggi ultravioletti costituiscono altri importanti fattori di rischio.

 

19. Esistono alimenti che aumentano l’efficacia della terapia oncologica?

È ormai stato dimostrato da molti studi come lo stile alimentare influenzi il rischio di sviluppare un tumore, ma pochi studi hanno analizzato gli effetti della dieta sulla guarigione e la progressione della malattia.

Il WCRF nelle ultime raccomandazioni su dieta, nutrizione, attività fisica e cancro afferma che nei limiti dei pochi studi disponibili sulla prevenzione delle recidive, le raccomandazioni per la prevenzione alimentare del cancro valgono anche per chi si è già ammalato. Il mantenimento di un buon stato nutrizionale durante la malattia infatti aumenta l’efficacia della terapia.

Chi si è ammalato, se in sovrappeso o in sottopeso, ha più difficoltà a guarire. Nei pazienti affetti da malnutrizione infatti l’adozione di una dieta varia ed equilibrata, basata sul consumo principalmente di cereali integrali a basso indice glicemico, frutta, verdura, legumi, frutta secca e semi oleosi, eventualmente associata a supplementi nutrizionali, e uno stile di vita attivo migliorerebbero la risposta al trattamento e la sopravvivenza.

Le pro-antocianidine contenute nei frutti rossi e nell’uva, gli acidi grassi polinsaturi e il CoQ10 ridurrebbero invece, secondo alcuni studi di base, la cardiotossicità indotta da alcuni farmaci antitumorali (antracicline).

Mettendo in atto specifiche raccomandazioni nutrizionali in base al tipo di effetto collaterale provocato dalla terapia è possibile aumentarne la tollerabilità e migliorarne l’efficacia.  In generale, in attesa di ulteriori studi a riguardo, le raccomandazioni nutrizionali per chi è in terapia, se non consigliato diversamente dal proprio oncologo, coincidono con quelle formulate dal Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro per la prevenzione primaria.

 

20. Che ruolo ha l’attività fisica nel paziente oncologico?

L’attività fisica aiuta a rimanere in forma in tutte le fasce d’età, anche in chi è ammalato di cancro. Sembrerebbe che il rischio di sviluppo di cancro al colon nelle persone fisicamente attive sia inferiore del 30-40% rispetto alle persone sedentarie.

Muoversi infatti aiuta a mantenersi normopeso, ma aumenta anche la motilità intestinale, riducendo il tempo di contatto tra le sostanze potenzialmente dannose e la parete intestinale.

30-60 minuti di attività fisica giornaliera aerobica di media intensità sono sufficienti per apportare benefici al mantenimento del peso corporeo, al metabolismo energetico, ai livelli di glicemia e insulina, allo stato infiammatorio e al sistema immunitario. Inoltre l’attività fisica anche leggera praticata durante la chemioterapia sembra ridurre il rischio di recidiva e di mortalità.

Il movimento risulta utile per ridurre e gestire gli effetti collaterali delle terapie come l’affaticamento, il dolore, la nausea e di conseguenza consente una maggiore tolleranza ai trattamenti e un recupero più rapido; aiuta inoltre a combattere ansia e depressione.

L’attività fisica più indicata durante i trattamenti, se si è in grado di svolgerla, risulta essere quella aerobica di moderata intensità come la camminata veloce, il nuoto, la bicicletta. Anche l’attività fisica, come l’alimentazione, deve essere dosata e personalizzata, quindi si sconsiglia il fai da te, ma si raccomanda di affidarsi a professionisti del settore per l’elaborazione di un programma di allenamento adatto alle caratteristiche e alle esigenze del singolo individuo.

 

21. Esistono alimenti realmente cancerogeni?

Le evidenze sul legame tra singoli alimenti e tumore sono ancora poche, molto probabilmente perché i singoli alimenti, benché abbiano un ruolo benefico, non vengono mai consumati da soli ma sempre all’interno di un pasto e in generale insieme ad altri alimenti. Ecco perché negli ultimi anni ci si sta orientando verso lo studio di “pattern alimentari”, per raccogliere informazioni sulle abitudini alimentari ma anche su altri fattori legati allo stile di vita, come il fumo, l’attività fisica, il peso. Sono stati identificati dei pattern protettivi, ovvero associati ad un minor rischio di cancro, come la Dieta Mediterranea.

Lo IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha raggruppato le sostanze cancerogene di origine in 4 gruppi, sulla base del livello di cancerogenità dimostrato in studi scientifici. Nel gruppo 1 tra i cancerogeni umani certi troviamo sostanze di origine alimentare come l’acrilammide, l’etanolo, l’aflatossina B1 e le carni lavorate, nel gruppo 2, tra i cancerogeni probabili invece le carni rosse, i nitrati, i nitriti, il glifosato e le bevande bevute molto calde.

Le sostanze elencate dallo IARC nel gruppo 1 e 2 però non sono sempre vietate, poiché il loro effetto cancerogeno dipende dalla dose. Una sostanza può risultare infatti cancerogena se assunta ad alte dosi, ma non alla dose con la quale l’uomo viene in contatto quotidianamente. Se consideriamo ad esempio le carni rosse e lavorate, benché siano classificate nei primi due gruppi, non devono essere escluse totalmente dalla dieta, ma gli esperti del WCRF suggeriscono un loro consumo controllato. È impossibile evitare la totale esposizione a queste sostanze, ma il consumo di una dieta varia e ben bilanciata consente di controllarne l’assunzione.

È la dose a fare la differenza.

 

22. Esistono alimenti alcalini in grado di influenzare il pH nell’organismo?

No, non esistono alimenti alcalini in grado di influenzare il pH dell’organismo. Nessun alimento infatti è in grado di modificare l’acidità o la basicità dei tessuti.

Tutte le sostanze si dividono in acide o basiche in base al valore del pH, che va da 0 per gli acidi più forti a 14 per le basi più forti. Ogni giorno quotidianamente il nostro organismo entra in contatto con sostanze acide (caffè, limone, aceto ecc.) o basiche (sapone, ammoniaca ecc.).

Il pH del nostro organismo ha un valore medio di 7,4, mantenuto in equilibrio da meccanismi fisiologici molto efficienti come la respirazione o l’attività renale, che in caso di squilibrio riportano il pH ai valori di normalità. Quando questi meccanismi non funzionano bene si può generare uno stato di acidosi metabolica o alcalosi metabolica, condizioni che richiedono un immediato intervento medico poiché possono condurre anche alla morte.

Qualsiasi valore di pH abbiano gli alimenti che ingeriamo, anche i più alcalini, quando raggiungono lo stomaco vengono attaccati dai succhi gastrici, che sono fortemente acidi, e resi neutri o acidi prima di essere assimilati.

Gli studi che sostengono i benefici di una dieta alcalina si basano su teorie non scientifiche, che non hanno nessun nesso tra causa ed effetto. È impossibile modificare il pH dell’organismo poiché l’organismo è strutturato per evitare che ciò avvenga, poiché in tal caso si verificherebbero gravi danni.

Le diete alcaline non hanno alcun effetto di prevenzione o di cura del cancro per la loro azione sul pH. Sicuramente l’aumento del consumo di alimenti vegetali ha un ruolo protettivo nei confronti del cancro, ma non è di certo attribuibile alle modifiche del pH. Nessuna sostanza basica presente negli alimenti è in grado di modificare l’ambiente acido che si sviluppa intorno alla massa tumorale.

 

23. Quali sono i benefici del digiuno?

I benefici del digiuno nell’uomo sono attualmente materia di numerosi studi, volti ad ottenere effetti analoghi a quelli verificati sugli animali con la restrizione calorica.

Ridurre del 30% circa le calorie rispetto all’alimentazione “ad libitum” porterebbe, in diversi modelli animali tra cui i primati, ad un allungamento della vita, poiché in carenza di cibo l’organismo mette in atto un meccanismo di protezione: utilizza la poca energia rimasta per la conservazione delle cellule, attivando i cosiddetti geni della longevità, che impongono di sfruttare tutta l’energia disponibile per il mantenimento della salute, prolungando la durata della vita.

Al contrario un eccesso di cibo innesca l’espressione dei geni dell’invecchiamento, con conseguente produzione di radicali liberi e infiammazione. Sono in corso studi sull’uomo per sperimentare forme di digiuno compatibili con una buona qualità di vita, ma si tratta di esperimenti e c’è ancora parecchia strada da percorrere prima di dare raccomandazioni precise alla popolazione.

Di certo è bandito il “fai da te”: il digiuno prolungato non si può seguire senza il controllo di un medico. Un digiuno protratto oltre le 12/13 ore può avere gravi conseguenze specialmente per i soggetti più “fragili” come bambini, anziani, donne in gravidanza, persone sottopeso o malate. Non esiste ancora una “posologia” di digiuno condivisa dalla comunità scientifica.

 

24. Esiste una relazione tra alimentazione e genetica nello sviluppo di un tumore?

Si, esiste una relazione tra alimentazione e genetica nello sviluppo del tumore.  Studi di nutrigenomica e nutrigenetica hanno evidenziato infatti che la predisposizione dell’individuo a sviluppare un tumore non risiede solo nel corredo genetico, ma anche nella capacità di determinati nutrienti di “accendere” o “spegnere” specifici geni.

Abitudini alimentari errate possono compromettere il meccanismo di difesa che l’organismo mette in atto, ovvero la “morte cellulare programmata” o apoptosi, e impedire il suicido della cellula malata che inizia così a proliferare.

Certe sostanze, sul lungo periodo, possono influenzare l’espressione di uno o più geni, modificandone la funzione, senza alterarne la struttura. Alcune molecole presenti negli alimenti sembrerebbero addirittura in grado, secondo diversi studi di laboratorio, di inibire i geni dell’invecchiamento e attivare quelli della longevità: la quercetina, il resveratrolo, la curcumina, le antocianine, l’epigalocatechingallato, la fisetina, la capsaicina.

Le raccomandazioni nutrizionali in materia di prevenzione del cancro hanno però maggiore efficacia in alcune persone e meno in altre, poiché i geni di ogni individuo rispondono diversamente alle diverse componenti dei cibi. Sappiamo che esistono delle sostanze potenzialmente protettive, ma dobbiamo ancora conoscere in maniera approfondita i meccanismi con cui un alimento o un singolo nutriente agisce sulla cellula per capire a chi può essere utile. Probabilmente in futuro nuove scoperte di nutrigenomica ci aiuteranno a stabilire la dieta migliore per il singolo e a formulare consigli dietetici personalizzati per la prevenzione delle malattie.

 

25. Gli alimenti raffinati (come ad esempio le farine) sono dannosi?

Si, se assunti in abbondante quantità. È importante infatti sempre considerare frequenza e porzioni di consumo.

Per alimenti raffinati si intendono tutti quei prodotti sottoposti a ripetuti processi di lavorazione per migliorarne le caratteristiche e aumentarne il gusto, divenendo più adatti al consumo in termini di facilità di utilizzo e velocità di preparazione.

Per renderli più appetibili e più facili da cucinare, questi cibi vengono spesso privati di sostanze nutritive importanti quali fibra, vitamine, sali minerali, acidi grassi essenziali. Inoltre per avere più sapore o durare più a lungo, vengono addizionati di additivi alimentari, zuccheri, grassi idrogenati e sale, il cui consumo andrebbe fortemente limitato.

Nel caso delle farine raffinate vengono allontanati in parte o del tutto gli strati esterni, la cosiddetta crusca, ed il germe, allo scopo di trattenere la parte più consistente del chicco: la mandorla amilifera, ricca di amido dalla cui macinazione si ottengono le farine e di conseguenza tutti i prodotti derivati. Con la raffinazione dei cereali quindi si perdono fibra, proteine, minerali e vitamine, acidi grassi e vari fitocomposti.

Un elevato consumo di cibi raffinati e ad alto contenuto calorico risulta strettamente correlato allo sviluppo di sovrappeso, obesità, diabete, patologie cardiovascolari e indirettamente anche il rischio di cancro per cui sovrappeso e obesità rappresentano un importante fattore di rischio.

Il WCRF, nelle ultime raccomandazioni in materia di dieta e cancro, ha ribadito l’importanza di evitarne il consumo, a favore invece di alimenti freschi e di stagione, ricchi di fibra e di molecole protettive per l’organismo.

 

26. Integratori alimentari e tumore: hanno reali benefici? Quali e quando possono essere assunti?

Secondo il Ministero della Salute gli integratori alimentari sono prodotti presentati in piccole unità di consumo come capsule, compresse, fialoidi e simili, a base di nutrienti o altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico, ideati e proposti per favorire il regolare svolgimento delle funzioni dell’organismo, senza alcuna finalità di cura.

Negli ultimi anni, in relazione al numero di formulazioni disponibili in commercio e alla loro composizione sono aumentate le motivazioni che inducono a ricorrere a questi prodotti: per dimagrire o favorire l’aumento della massa muscolare, per rinforzare le difese immunitarie, per contrastare le alterazioni del metabolismo osseo, per proteggere il sistema cardiovascolare, per contrastare l’invecchiamento, per compensare le carenze nutrizionali.

Gli integratori alimentari però non possono e non devono essere considerati un’alternativa ad una dieta varia, sana e bilanciata. Nessun integratore può in alcun modo sostituire i normali alimenti.

Al contrario, sembra che i benefici di un frutto intero siano superiori a quelli di qualsiasi integratore: le sostanze contenute nel cibo infatti interagiscono fra loro determinando un effetto sinergico superiore alla somma delle singole parti.

In ambito oncologico, le ricerche sul ruolo degli integratori sono ancora in fieri. Si indaga sull’efficacia di prodotti per il trattamento della malnutrizione e della sarcopenia e sull’effetto di alcuni principi nutritivi per contrastare gli effetti collaterali delle terapie, ma gli studi sono solo agli inizi.

Una cosa è certa: i supplementi nutrizionali non sono indicati né per la prevenzione né per la cura del cancro. Attenzione inoltre al fai da te: alcune sostanze contenute in essi possono interagire con i farmaci chemioterapici e un loro inadeguato impiego può determinare anche conseguenze spiacevoli per la salute. Prima dell’utilizzo quindi è fondamentale consultare sempre il proprio oncologo.

 

27. Il consumo di proteine aumenta il rischio di tumore?

No, un consumo equilibrato di proteine non aumenta il rischio di cancro. La quantità giornaliera raccomandata dalla SINU sia per gli uomini che per le donne adulte in buona salute è di 0,9 gr/kg. È importante inoltre variare nell’arco della settimana le varie fonti proteiche prediligendo quelle vegetali.

Ecco qualche consiglio pratico per un consumo salutare di proteine:

  • Consuma il pesce, in particolare pesce azzurro di piccola taglia, importante fonte di grassi essenziali, 3 volte alla settimana.
  • I legumi rappresentano un’ottima fonte proteica ricca di fibra. Uniscili ad una porzione di cereali in freschi piatti unici o in calde zuppe, almeno 3-5 volte alla settimana.
  • Altre fonti proteiche, da consumare ognuna max 2 volte alla settimana, possono essere la carne bianca (pollo, tacchino, coniglio), le uova e i formaggi freschi e magri.
  • Limita il consumo di carne rossa (manzo, maiale, agnello) ed evita i salumi e gli insaccati.

 

28. Esiste una relazione tra pesticidi negli alimenti e tumore?

I pesticidi possono contenere diverse sostanze potenzialmente pericolose per l’uomo, come ad esempio il benzene e l’arsenico, classificati dallo IARC come “cancerogeno per l’uomo” o il glifosato, il palathion, il diazinone e il malatione definiti come “probabili cancerogeni per l’uomo”.

Il glifosato, ad esempio, un erbicida molto diffuso in agricoltura, è oggetto di studi scientifici da molti anni, ma i risultati ottenuti appaiono discordanti. Sembra essere associato ad un lieve aumento del rischio di malattie oncologiche tra gli agricoltori esposti per lavoro a questa sostanza.

L’EFSA, l’OMS e la FAO hanno espresso recentemente giudizi rassicuranti a riguardo, applicando comunque misure di cautela, come la valutazione dei residui di glifosato nei cibi e il divieto di utilizzarlo in aeree densamente popolate. Non è quindi vietato l’uso, ma sono stati istituiti limiti e controlli nell’attesa di ulteriori studi.

Nell’ultimo rapporto dell’EFSA sulla presenza di composti chimici estranei nei cibi, il 97,4% degli alimenti di origine vegetale presenta valori entro i limiti di sicurezza. Esistono alimenti più esposti alla contaminazione di arsenico, ma il pericolo rappresenta un’eccezione piuttosto che la regola, grazie ai numerosi controlli effettuati sui prodotti. Adottare una dieta varia e lavare accuratamente gli alimenti consente di ridurre l’esposizione ai contaminanti.

 

29. Esiste una relazione tra qualità dell’acqua potabile e tumore?

Ad oggi non ci sono dimostrazioni che le sostanze chimiche presenti nell’acqua potabile, nelle basse concentrazioni stabilite dalla legge, siano cancerogene. La relazione tra qualità dell’acqua potabile e tumori dipende infatti dalla concentrazione di agenti di rischio chimico in essa contenuti, quali ad esempio arsenico, piombo, mercurio, rame, cromo, nitrati ecc.

La presenza di agenti chimici al di sopra dei limiti di sicurezza nelle acque destinate al consumo umano si associa ad un potenziale rischio di malattie cronico-degenerative, in primo luogo le patologie tumorali.  All’esposizione cronica all’arsenico specialmente sono associate diverse forme tumorali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha proposto come valore limite per l’acqua potabile la concentrazione di arsenico di 0,01 mg/litro. Anche per le altre sostanze sono stati stabiliti dei valori limite da rispettare.

La pericolosità dipende quindi non solo dalla natura della sostanza contaminante ma anche dalla dose di esposizione, dalla via di esposizione e dal tempo di esposizione. L’acqua dei nostri rubinetti è sicura perché sottoposta continuamente a numerosi e frequenti controlli che garantiscono qualità e sicurezza da un punto di vista sia chimico che microbiologico. Gli esperti quindi affermano che non è necessario utilizzare filtri di depurazione dell’acqua per l’eliminazione di contaminanti, come ad esempio i nitrati. Al contrario l’utilizzo di filtri può talvolta impoverire le acque dei sali minerali fondamentali per il nostro organismo.

 

30. Quali sono i reali benefici di un’alimentazione a base di prodotti biologici?

Gli alimenti biologici seguono processi produttivi di coltivazione e raccolta che non prevedono l’utilizzo di pesticidi chimici, fertilizzanti sintetici, OGM, antibiotici e ammettono pesticidi di origine naturale e organica in grado di migliorare la resistenza alle piante, nel rispetto dell’agrosistema e dell’ambiente.

Gli studi condotti per analizzare i benefici dell’agricoltura biologica e le differenze con quella convenzionale mostrano risposte contrastanti. Qualche ricerca ha evidenziato che frutta e verdura biologiche siano più ricche di micronutrienti, ma altri dati mostrano che le variazioni negli apporti nutritivi non sono rilevanti dal punto di vista della salute. Senza dubbio è da scartare la convinzione molto diffusa negli ultimi anni che tutto ciò che non è biologico sia più pericoloso. Piuttosto le indagini che evidenziano il valore protettivo di frutta e verdura, anche contro i tumori, riguardano prodotti dell’agricoltura tradizionale. I prodotti biologici possono essere più gustosi, la loro produzione ha un minore impatto sull’ambiente e l’introito di fitofarmaci risulta quasi nullo. L’uso di prodotti biologici può rappresentare una scelta virtuosa per ragioni di ecosostenibilità, ma dal punto di vista scientifico mancano ancora risposte sufficienti per promuovere il bio per la salute a discapito dei prodotti convenzionali.

 

31. Quali alimenti svolgono un’azione antiinfiammatoria?

Esistono alimenti che possono contribuire alla regolazione dei processi pro-infiammatori che a lungo andare possono condurre allo sviluppo di malattie croniche. Si tratta essenzialmente di cibi di origine vegetale, tipici della Dieta Mediterranea.

Aglio, cereali integrali, erbe aromatiche, frutta fresca, frutta secca, legumi, olio d’oliva, olio di semi, semi oleosi, verdura sono accomunati dalla presenza di particolari sostanze con azione benefica, quali gli acidi grassi insaturi, i fitocomposti, come carotenoidi, polifenoliglucosinolati, fitosteroli e vitamine.

I cereali integrali ad esempio, conservando tutte le parti del chicco, forniscono vitamina E e del gruppo B, sali minerali, fibra e acidi alfa-linoleici. Le erbe aromatiche apportano carotenoidi, come la luteina e il betacarotene del basilico e del prezzemolo, i polifenoli, come la quercetina dell’origano. Frutta fresca e verdura forniscono vitamine, come la vitamina C contenuta nei kiwi e negli agrumi, i polifenoli, come le antocianine dei frutti blu-viola, i carotenoidi nei pomodori, nell’anguria, nella zucca e nelle carote. Il pesce azzurro, le noci, i semi di lino sono ricchi di acidi grassi omega-3, che aiutano a contrastare l’infiammazione.

 

32. Esiste una relazione tra additivi alimentari e tumori?

Ad oggi la maggior parte degli additivi alimentari utilizzati dall’industria non costituisce un pericolo per la salute umana. Non ci sono dati infatti sulla relazione tra sviluppo di tumori e consumo di additivi in quantità limitate, ad eccezione dei nitrati e dei nitriti. Questi vengono utilizzati come conservanti in molti prodotti in scatola e nelle carni lavorate. Vengono aggiunti agli alimenti per conservarli e contribuiscono ad ostacolare la crescita di microrganismi nocivi.

Lo IARC ha classificato i nitriti e i nitrati come probabilmente cancerogeni per gli esseri umani (Gruppo 2A). Di per sé non sono cancerogeni, si trovano infatti naturalmente in diversi alimenti, tra cui le verdure e nell’acqua potabile, ma a causa dell’azione del metabolismo e attraverso la cottura ad alte temperature vengono convertiti in N-nitrosammine, composti considerati invece cancerogeni. Esiste comunque un limite massimo di nitriti ammissibile per la legge italiana, ovvero 150 mg per kg di prodotto alimentare, quantità minima considerata innocua per la salute.

Gli esperti dell’Autorità per la Sicurezza Alimentare (EFSA) hanno stimato che l’esposizione dei consumatori al nitrato proveniente esclusivamente da additivi alimentari è inferiore al 5% dell’esposizione complessiva al nitrato negli alimenti, e non supera i livelli di sicurezza. Tuttavia, se si considerano tutte le fonti di nitrato alimentare (additivo alimentare, presenza naturale negli alimenti e contaminanti ambientali), il livello di sicurezza può essere superato da individui con esposizione da media ad alta.

Sulla base delle evidenze disponibili, gli esperti dell’EFSA hanno concluso che gli attuali livelli di sicurezza per nitriti e nitrati aggiunti agli alimenti tutelano a sufficienza i consumatori. È importante quindi avere un’alimentazione varia ed equilibrata per non avere un’esposizione eccessiva ai prodotti conservati.

 

33. Esistono alimenti in grado di contribuire all’eliminazione di tossine dopo chemioterapia? Sono utili le diete detox?

Non ci sono dati che mostrano la capacità di specifici alimenti di eliminare le tossine dopo chemioterapia. Il nostro organismo possiede infatti naturalmente organi come fegato, reni, intestino e pelle, deputati a metabolizzare continuamente sostanze tossiche e di scarto.

Non è necessario quindi intraprendere regimi dietetici particolari dopo la chemioterapia. Le famose diete “detox” non hanno alcun fondamento scientifico. Al contrario si tratta di regimi alimentari ipocalorici e sbilanciati, basati spesso sul consumo di sostituti del pasto o altri rimedi alternativi non sempre salutari.

Si tratta più di un mito commerciale che di una realtà provata e molte delle loro promesse sono esagerate, non basate su dati scientifici, e i benefici di breve durata. Anche prodotti a base di vegetali ed erbe possono avere seri effetti collaterali e talvolta interferire con le terapie.

Molti trattamenti detox contengono agenti diuretici e/o lassativi, volti ad aumentare l’eliminazione di acqua e sali minerali, rischiando l’eccessiva disidratazione e indebolendo ulteriormente l’organismo del paziente oncologico, che in seguito a terapia, risulta molto fragile.

Per ridurre la tossicità dei farmaci e contrastare gli effetti avversi, gli esperti suggeriscono di seguire una dieta sana, varia e bilanciata, basata prevalentemente sul consumo di alimenti di origine vegetale, come legumi, cereali integrali, frutta, verdura, frutta secca, alternando il più possibile le fonti proteiche degli alimenti e utilizzando metodi di cottura sani.

In ogni caso è opportuno sempre rivolgersi al proprio oncologo o nutrizionista per indicazioni nutrizionali personalizzate, specifiche per ogni individuo.

 

34. Esiste una relazione tra OGM e tumore?

No, non esistono dati certi che confermino la relazione tra OGM e tumore. Il termine OGM fa riferimento ad organismi non umani modificati attraverso l’ingegneria genetica, la scienza che utilizza tecniche volte ad inserire, togliere o modificare porzioni di DNA, il materiale genetico presente in tutte le cellule degli organismi viventi.

Negli OGM solo una piccola parte del corredo cromosomico dell’organismo viene modificata in maniera mirata, precisa ed efficiente, mentre il resto del genoma rimane invariato.

Gli studi condotti finora hanno dimostrato che gli OGM non hanno un impatto sulla salute umana diverso da quello degli analoghi prodotti non OGM. Essi sono sicuri almeno quanto i prodotti tradizionali. Le ricerche che hanno evidenziato gli effetti dannosi di questi prodotti infatti mostrano risultati parziali e quindi poco attendibili.

A differenza degli alimenti convenzionali, gli OGM commercializzati sono sottoposti a studi e a rigidi controlli per verificare l’assenza di effetti collaterali per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Non si può parlare di rischio zero per nessun alimento, sia esso OGM o meno.

 

35. Che ruolo ha la vitamina D nella prevenzione?

Il ruolo della vitamina D nella prevenzione del cancro è ancora oggetto di studio. I dati sulla sua potenziale attività in grado di prevenire o rallentare lo sviluppo dei tumori sono ancora insufficienti.

Le ricerche sul ruolo protettivo della vitamina D contro il tumore della pelle nelle popolazioni più esposte al sole hanno fornito risultati incerti. Secondo lo studio europeo EPIC le persone con più alti livelli di questa vitamina nel sangue hanno un rischio di cancro al colon inferiore di circa il 40% rispetto a chi invece ne è carente.

L’assunzione di supplementi a base di vitamina D non sembra però conferire effetti protettivi. Probabilmente quindi il rischio minore non sarebbe associato agli alti livelli di questa vitamina, ma piuttosto ad abitudini sane, in grado di proteggere l’individuo dal cancro.

Gli alimenti con maggior contenuto di vitamina D sono il pesce, le uova e il fegato. In parte questa vitamina si forma nella pelle in seguito all’esposizione ai raggi UVB. È ancora da chiarire se gli effetti benefici di questo micronutriente siano attribuibili alla molecola stessa o piuttosto siano indice di uno stile di vita più sano, basato su un’alimentazione corretta e su un’adeguata quantità di tempo trascorsa all’aria aperta, associati solitamente a maggior attività fisica e al normopeso.

In attesa di ulteriori studi volti a chiarire il suo ruolo protettivo, gli esperti sostengono che per coprire il fabbisogno giornaliero di vitamina D è sufficiente trascorrere più tempo all’aria aperta e adottare una dieta varia.

Spigola in agrodolce

 

Chef Stefano Di Gennaro
Ristorante Quintessenza di Trani membro di JRE

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy Free Veggie

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50 min circa

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 40 minuti

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 4 tranci di spigola da 130/150 grammi l’uno;
  • succo di limone;
  • rapa rossa;
  • carota;
  • cavolfiore;
  • peperone rosso;
  • peperone giallo;
  • cipolla rossa;
  • sciroppo agrodolce (100g aceto bianco, 100g acqua, 100g zucchero)
  • olio E.V.O. q.b.;

 

Procedimento

  • Realizzare lo sciroppo agrodolce unendo i tre ingredienti, portare a bollore facendo sciogliere lo zucchero;
  • Sbollentare le verdure singolarmente, raffreddarle in acqua e ghiaccio;
  • Scolarle, versando successivamente lo sciroppo agrodolce ancora caldo;
  • Cuocere a vapore i tranci di spigola per circa 10 minuti a 65°C, condire con un’emulsione di olio, miele ed aceto.

 

Impiattamento

Servire la spigola sistemando a proprio piacimento le verdure in agrodolce.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, anemia, perdita di peso.

 

FBO per te: Protagonista di questa ricetta è la spigola, un pesce che non spicca per particolari caratteristiche nutrizionali ma che può far parte delle 3 porzioni settimanali di questa categoria di alimenti. Infatti, si adatta bene anche al consumo di chi non ama particolarmente il pesce. La spigola non ha un sapore ben definito, pertanto via libera a condimenti e preparazioni dai sapori decisi.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su spigola, limone, rapa rossa, carota, cavolfiore, peperone, cipollaolio EVO

Parmigiana di Melanzane

 

Chef Federico Pettenuzzo
Ristorante La Favellina
membro JRE

 

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Veggie

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50 min circa

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 30 minuti

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 2 melanzane circa 600 g
  • 300 g pomodorini ciliegino
  • 1 burrata
  • 2 croste di parmigiano reggiano
  • Foglie di verbena
  • Foglie di basilico

 

Salsa melanzana

  • 380 g di ritagli di melanzana
  • 50 brodo vegetale
  • 40 tahina
  • 80 g Olio Evo
  • Sale qb

 

Procedimento

  • Farle raffreddare e tagliarle a scaloppe di circa 3 cm;
  • Fare un battuto con la burrata;
  • Sbollentare i pomodorini ciliegino in acqua bollente e raffreddarli;
  • Sbucciarli e tagliarli a metà eliminando i semi interni;
  • Fare un battuto con le falde di pomodoro ottenute e condirlo con sale;
  • Lasciarli riposare e poi metterli in un setaccio in modo da ottenere l’acqua di vegetazione;

 

Per la salsa melanzana

  • mettere tutti gli ingredienti in un mixer e frullare fino ad ottenere una salsa liscia;
  • mettere le croste di parmigiano per 45 secondi in microonde e farle soffiare;
  • grattugiarle con un micro plane;

 

Impiattamento

  • Scaldate in forno la scaloppa di melanzana per 5 minuti;
  • Adagiarla sul piatto e spalmare la salsa di melanzana sopra;
  • Accostare ad ambo i lati due cucchiaiate di burrata e di battuto di pomodoro, spolverare con il parmigiano soffiato e adagiare delle foglie di basilico;
  • A parte servire l’acqua di pomodoro con delle foglie di verbena e alcune gocce di olio evo;

 

Effetti avversi delle terapie: perdita di appetito, indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, perdita di peso, stipsi fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: Questa ricetta vede come protagoniste le melanzane, vegetali che all’interno della loro buccia contengono le antocianine, fitocomposti appartenenti alla famiglia dei flavonoidi con azione protettiva per il sistema cardiovascolare. Le melanzane presentano anche un buon contenuto di fibra e potassio che insieme contribuiscono anch’esse a proteggere il sistema cardiovascolare. Ciò è possibile grazie alla modulazione della pressione che esercita il potassio attenuando gli effetti del sodio e grazie al controllo dell’assorbimento del colesterolo attuato da parte della fibra a livello dell’intestino. Vi consigliamo, visto la presenza del parmigiano e della burrata, formaggi ricchi in sodio, un uso modesto e controllato del sale da aggiungere. Visto che anche l’utilizzo della tahina, della verbena e del basilico, regala sapidità alla preparazione.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su melanzane, pomodori, burrata, parmigiano reggiano, verbena, tahina,  basilico, olio EVO

Anemia correlata al cancro: un approccio multitarget integrato e interventi sullo stile di vita

Natalucci V. et al.

Anemia correlata al cancro: un approccio multitarget integrato e interventi sullo stile di vita

Review Nutrients. 2021 Feb 1;13(2):482.

 

Il cancro è spesso accompagnato da un peggioramento del profilo di ferro del paziente e l’anemia risultante potrebbe essere un fattore che influisce negativamente sull’efficacia del trattamento antineoplastico e sulla sopravvivenza del paziente. La prima linea di terapia si basa solitamente sulla supplementazione di ferro per via orale o endovenosa; tuttavia, molti pazienti rimangono anemici e non rispondono. La chiave potrebbe risiedere nella patogenesi dell’anemia stessa. L’anemia correlata al cancro (CRA) è caratterizzata da una diminuzione della concentrazione di ferro sierico circolante e dalla saturazione della transferrina nonostante le ampie riserve di ferro, indicando un problema più complesso legato alla regolazione omeostatica del ferro e fattori aggiuntivi come lo stato infiammatorio cronico. Questa recensione esplora la nostra attuale comprensione dell’omeostasi del ferro nel cancro, facendo luce sul ruolo modulatorio dell’epcidina nell’assorbimento intestinale del ferro, nel riciclo del ferro, nella mobilizzazione dai depositi epatici e nei regolatori inducibili da infezioni e infiammazioni. Verrà discussa la relazione sottostante tra CRA e infiammazione sistemica di basso grado e verrà proposto anche un approccio multitarget integrato basato sulla nutrizione e sull’esercizio fisico per migliorare l’utilizzo del ferro riducendo l’infiammazione di basso grado, modulando la risposta immunitaria e sostenendo i meccanismi antiossidanti. In effetti una dieta a base mediterranea, integratori alimentari ed esercizio fisico vengono suggeriti come potenziali strategie individualizzate e come approccio complementare alla terapia CRA convenzionale.

 

 

Abstract

 

Cancer Related Anemia: An Integrated Multitarget Approach and Lifestyle Interventions

Cancer is often accompanied by worsening of the patient’s iron profile, and the resulting anemia could be a factor that negatively impacts antineoplastic treatment efficacy and patient survival. The first line of therapy is usually based on oral or intravenous iron supplementation; however, many patients remain anemic and do not respond. The key might lie in the pathogenesis of the anemia itself. Cancer-related anemia (CRA) is characterized by a decreased circulating serum iron concentration and transferrin saturation despite ample iron stores, pointing to a more complex problem related to iron homeostatic regulation and additional factors such as chronic inflammatory status. This review explores our current understanding of iron homeostasis in cancer, shedding light on the modulatory role of hepcidin in intestinal iron absorption, iron recycling, mobilization from liver deposits, and inducible regulators by infections and inflammation. The underlying relationship between CRA and systemic low-grade inflammation will be discussed, and an integrated multitarget approach based on nutrition and exercise to improve iron utilization by reducing low-grade inflammation, modulating the immune response, and supporting antioxidant mechanisms will also be proposed. Indeed, a Mediterranean-based diet, nutritional supplements and exercise are suggested as potential individualized strategies and as a complementary approach to conventional CRA therapy.

 

Link all’articolo originale: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33535496/

Cibo, nutrizione, attività fisica e microbiota quale impatto sul cancro del polmone?

Nigro E. et al.

Cibo, nutrizione, attività fisica e microbiota quale impatto sul cancro del polmone?

Review Int J Environ Res Public Health. 2021 Mar 1;18(5):2399.

 

Il cancro del polmone rappresenta ancora la principale causa di morte correlata al cancro, a livello globale. Allo stesso modo, la malnutrizione e l’inattività rappresentano un rischio importante per la perdita di capacità funzionali polmonari che influenzano la gravità complessiva del cancro del polmone. Pertanto, l’adesione a uno stile di vita sano appropriato è cruciale nella gestione dei pazienti affetti da cancro del polmone nonostante il sottotipo di cancro. Questa revisione mira a riassumere le conoscenze disponibili sugli approcci dietetici e sull’attività fisica come i principali fattori che riducono il rischio di cancro ai polmoni e migliorano la risposta alle terapie. Si discutono gli schemi dietetici più significativi positivamente associati alla composizione corporea e alla prognosi del cancro del polmone e i principali processi molecolari regolati da specifici schemi dietetici, alimenti funzionali e attività fisica, cioè infiammazione e stress ossidativo. Infine, si riportano prove che dimostrano che la disbiosi del microbioma polmonare e/o intestinale, così come la loro interconnessione (l’asse intestino-polmone), sono strettamente correlate ai modelli dietetici e all’attività fisica regolare che svolge un ruolo chiave nella formazione e progressione del cancro del polmone, aprendo alla strada della modulazione del microbioma come terapia coadiuvante. Complessivamente, le evidenze riportate in questa revisione evidenziano la necessità di considerare gli interventi non farmacologici (nutrizione e attività fisica) come efficaci strategie aggiuntive nella gestione del cancro del polmone.

 

 

Abstract

 

Food, Nutrition, Physical Activity and Microbiota: Which Impact on Lung Cancer?

Lung cancer still represents the leading cause of cancer-related death, globally. Likewise, malnutrition and inactivity represent a major risk for loss of functional pulmonary capacities influencing overall lung cancer severity. Therefore, the adhesion to an appropriate health lifestyle is crucial in the management of lung cancer patients despite the subtype of cancer. This review aims to summarize the available knowledge about dietary approaches as well as physical activity as the major factors that decrease the risk towards lung cancer, and improve the response to therapies. We discuss the most significant dietary schemes positively associated to body composition and prognosis of lung cancer and the main molecular processes regulated by specific diet schemes, functional foods and physical activity, i.e., inflammation and oxidative stress. Finally, we report evidence demonstrating that dysbiosis of lung and/or gut microbiome, as well as their interconnection (the gut-lung axis), are strictly related to dietary patterns and regular physical activity playing a key role in lung cancer formation and progression, opening to the avenue of modulating the microbiome as coadjuvant therapy. Altogether, the evidence reported in this review highlights the necessity to consider non-pharmacological interventions (nutrition and physical activity) as effective adjunctive strategies in the management of lung cancer.

 

Link all’articolo originale: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33804536/

Microbiota intestinale e sua associazione con il cancro del colon e il consumo di carne rossa lavorata

Abu-Ghazaleh N., Chua WJ, Gopalan V.

Microbiota intestinale e sua associazione con il cancro del colon e il consumo di carne rossa lavorata

Review J Gastroenterol Hepatol. 2021 Jan;36(1):75-88.

 

Il colon umano ospita un numero elevato di microrganismi che sono stati segnalati per svolgere un ruolo cruciale nella carcinogenesi del colon-retto. Nell’ultimo decennio, la rilevazione molecolare e le tecniche metabolomiche hanno ampliato le nostre conoscenze sul ruolo di specifiche specie microbiche nel promuovere la tumorigenesi. In questo studio, abbiamo esaminato l’associazione tra disbiosi microbica e carcinoma del colon-retto (CRC). Sono state esaminate varie specie microbiche e la loro associazione con la tumorigenesi del colon-retto e il consumo di carne rossa / lavorata. La letteratura ha dimostrato una significativa abbondanza di Fusobacterium nucleatum, Streptococcus bovis/gallolyticus, Escherichia coli e Bacteroides fragilis in pazienti con adenoma o adenocarcinoma rispetto a individui sani. I meccanismi in cui ogni organismo è stato postulato per promuovere la carcinogenesi del colon sono stati raccolti e riassunti in questa recensione. Questi includono la capacità dei microrganismi di aderire alle cellule del colon; modulare l’inibizione dei geni oncosoppressori, le attivazioni degli oncogeni e la genotossicità; e attivare bersagli a valle responsabili dell’angiogenesi. Il ruolo di questi microrganismi nella coniugazione con componenti della carne tra cui composti N-nitroso, ammine eterocicliche ed eme è stato evidente anche in più studi. Il risultato di questa revisione supporta il ruolo del consumo di carne rossa nella modulazione della progressione del CRC e la possibilità che il microbioma intestinale influenzi la relazione tra CRC e dieta. Lo studio dimostra anche che l’analisi del microbiota potrebbe potenzialmente integrare i metodi di screening esistenti quando si rilevano lesioni del colon.

 

 

Abstract

 

Intestinal microbiota and its association with colon cancer and red/processed meat consumption

The human colon harbors a high number of microorganisms that were reported to play a crucial role in colorectal carcinogenesis. In the recent decade, molecular detection and metabolomic techniques have expanded our knowledge on the role of specific microbial species in promoting tumorigenesis. In this study, we reviewed the association between microbial dysbiosis and colorectal carcinoma (CRC). Various microbial species and their association with colorectal tumorigenesis and red/processed meat consumption have been reviewed. The literature demonstrated a significant abundance of Fusobacterium nucleatum, Streptococcus bovis/gallolyticus, Escherichia coli, and Bacteroides fragilis in patients with adenoma or adenocarcinoma compared to healthy individuals. The mechanisms in which each organism was postulated to promote colon carcinogenesis were collated and summarized in this review. These include the microorganisms’ ability to adhere to colon cells; modulate the inhibition of tumor suppressor genes, the activations of oncogenes, and genotoxicity; and activate downstream targets responsible for angiogenesis. The role of these microorganisms in conjugation with meat components including N-nitroso compounds, heterocyclic amines, and heme was also evident in multiple studies. The outcome of this review supports the role of red meat consumption in modulating CRC progression and the possibility of gut microbiome influencing the relationship between CRC and diet. The study also demonstrates that microbiota analysis could potentially complement existing screening methods when detecting colonic lesions.

 

Link all’articolo originale: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32198788/

L’effetto delle integrazioni di acidi grassi polinsaturi Omega-3 sui farmaci antitumorali nel carcinoma mammario triplo negativo

Ma Y., Wang J., Li Q., Cao B.

L’effetto delle integrazioni di acidi grassi polinsaturi Omega-3 sui farmaci antitumorali nel carcinoma mammario triplo negativo

Review Nutr Cancer. 2021;73(2):196-205.

 

Il carcinoma mammario triplo negativo (TNBC) comprende circa il 10-20% di tutti i tumori al seno diagnosticati. Prove crescenti mostrano che gli acidi grassi polinsaturi omega-3 (ω-3 PUFA), l’acido docosaesaenoico e l’acido eicosapentaenoico, possono influenzare lo sviluppo, la progressione e la prognosi di TNBC in vivo e in vitro; tuttavia, mancano prove cliniche a sostegno dell’effetto degli ω-3 PUFA sui TNBC. La ricerca ha dimostrato che gli ω-3 PUFA possono indurre l’apoptosi nelle cellule del cancro al seno inibendo la via di trasduzione del segnale PI3K / AKT e che gli ω-3 PUFA possono migliorare l’efficacia dei farmaci chemioterapici. L’utilizzo della supplementazione di ω-3 PUFA in aggiunta alla farmacoterapia nel trattamento del cancro al seno può comportare effetti antitumorali potenziati che saranno particolarmente applicabili a fenotipi difficili da trattare come i TNBC. Lo scopo dell’attuale revisione era quello di riassumere la base di prove a sostegno degli effetti antitumorali dei PUFA omega-3 nei TNBC.

 

 

Abstract

 

The Effect of Omega-3 Polyunsaturated Fatty Acid Supplementations on anti-Tumor Drugs in Triple Negative Breast Cancer

Triple-negative breast cancer (TNBC) comprises about 10-20% of all diagnosed breast cancers. Increasing evidence shows that the omega-3 polyunsaturated fatty acids (ω-3PUFAs), docosahexaenoic acid and eicosapentaenoic acid, can influence the development, progression, and prognosis of TNBC In Vivo and In Vitro; however, clinical evidence supporting the effect of ω-3PUFAs on TNBC is lacking. Research has demonstrated that ω-3PUFAs can induce apoptosis in breast cancer cells by inhibiting the PI3K/AKT signal transduction pathway, and that ω-3PUFAs can improve the effectiveness of chemotherapy drugs. Using ω-3PUFA supplementation in addition to pharmacotherapy in the treatment of breast cancer may result in enhanced anti-tumor effects that will be particularly applicable to difficult to treat phenotypes such as TNBC. The aim of the current review was to summarize the evidence-base supporting the antitumor effects of omega-3 PUFAs in TNBC.

 

Link all’articolo originale: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32223441/

Disturbi del gusto e dell’olfatto nei pazienti oncologici: una revisione dell’ambito dei trattamenti disponibili

Sevryugin O., Popi Kasvis K., Vigano ML., Vigano A.

Disturbi del gusto e dell’olfatto nei pazienti oncologici: una revisione dell’ambito dei trattamenti disponibili

Review Support Care Cancer. 2021 Jan;29(1):49-66.

 

Scopo: I disturbi del gusto e dell’olfatto nei pazienti affetti da cancro sono sintomi molto comuni, ma spesso sottovalutati. Se non affrontati correttamente, possono influire sullo stato nutrizionale, sul piacere del cibo e sulla qualità della vita. Gli strumenti di trattamento disponibili per i medici per gestire le alterazioni chemiosensoriali sono limitati e sono spesso basati su esperienze cliniche personali. Lo scopo di questo studio era quello di valutare l’attuale letteratura oncologica e di cure palliative attraverso una revisione dell’ambito, al fine di identificare i trattamenti disponibili per le alterazioni del gusto e dell’olfatto nei pazienti oncologici.

 

Metodi: Medline, Embase, CINAHL, ProQuest Dissertations and Theses e Google Scholar sono stati cercati dall’inizio fino a gennaio 2020, con titoli tematici rilevanti per i domini delle alterazioni chemiosensoriali, palliativi e cure del cancro. Un totale di 10.718 pubblicazioni in lingua inglese e francese sono state esaminate, producendo 43 articoli sull’argomento ricercato.

 

Risultati: L’eterogeneità degli articoli selezionati ha portato a difficoltà nell’interpretazione e nell’analisi delle prove disponibili. Le pubblicazioni incluse differivano nella progettazione dello studio, nel campione di popolazione, nei trattamenti antitumorali e nelle misure di valutazione per i disturbi del gusto e dell’olfatto. È stata descritta un’ampia varietà di opzioni di trattamento tra cui zinco e polaprezinc, radio-protettori, vitamine e integratori, agenti anti-xerostomia, esercizi di deglutizione attiva, interventi nutrizionali, delta-9-tetraidrocannabinolo e fotobiomodulazione.

 

Conclusione: questa revisione dell’ambito identifica lo stato attuale delle conoscenze relative alle alterazioni chemiosensoriali all’interno della cura del cancro di supporto. Nonostante non raggiunga conclusioni definitive, questo articolo offre sedi terapeutiche da esplorare ulteriormente in studi più ampi e metodologicamente validi.

 

Abstract

 

Taste and smell disturbances in cancer patients: a scoping review of available treatments

Purpose: Taste and smell disturbances in patients affected by cancer are very common, but often under-recognized symptoms. If not addressed properly, they may impact nutritional status, food enjoyment, and quality of life. Treatment tools available for clinicians to manage chemosensory alterations are limited and are often based on personal clinical experiences. The aim of this study was to assess current oncological and palliative care literature through a scoping review, in order to identify available treatments for taste and smell alterations in cancer patients.

 

Methods: Medline, Embase, CINAHL, ProQuest Dissertations and Theses, and Google Scholar were searched from inception until January 2020, with subject headings relevant to the domains of chemosensory alterations, palliative, and cancer care. A total of 10,718 English and French language publications were reviewed, yielding 43 articles on the researched topic.

 

Results: The heterogeneity of selected articles led to difficulties in interpretation and analysis of the available evidence. Included publications differed in study design, population sample, anticancer treatments, and measures of assessment for taste and smell disturbances. A broad variety of treatment options were described including zinc and polaprezinc, radio-protectors, vitamins and supplements, anti-xerostomia agents, active swallowing exercises, nutritional interventions, delta-9-tetrahydrocannabinol, and photobiomodulation.

 

Conclusion: This scoping review identifies the current state of knowledge regarding chemosensory alterations within supportive cancer care. Despite not reaching firm conclusions, this article offers therapeutic venues to further explore in larger and more methodologically sound studies.

 

Link all’articolo originale: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32734392/

Polpette di Tonno, Patate e Peperoni

 

Secondo piatto

 

Tempo di preparazione: 30 minuti

 

Difficoltà: facile

 

Ingredienti (per 8/10 polpette)

  • 120 gr di tonno in filetti al naturale
  • 250 gr di patate lesse
  • 200 gr di peperoni cotti al forno
  • 5 cucchiai di pangrattato integrale
  • Erbe aromatiche
  • Olio extra vergine di oliva

 

Preparazione

Trita i peperoni.

Aggiungi le patate e il tonno. Impasta aggiungendo il pangrattato e le erbe aromatiche.

Forma delle polpettine e poni in una teglia.

Condisci con un filo d’olio extra vergine d’oliva e inforna a 180°C per circa 20 minuti, guardando durante la cottura.

 

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Vellutata di carciofi, finocchi e patate con ceci, semi di girasole e curcuma

 

Piatto unico

 

Tempo di preparazione

30 minuti

 

Difficoltà

media

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 2 carciofi
  • 2 finocchi interi
  • 300 gr di patate
  • 100 gr di ceci
  • Semi di girasole q.b.
  • Curcuma q.b.

 

Preparazione

Pulire e lavare bene tutte le verdure.

Cuocerle a vapore.

Frullarle/passarle in un mixer da cucina fino ad ottenere una consistenza cremosa.

Lessare a parte i ceci.

 

Impiattamento

Servire tiepida con ceci, una macinata di semi di girasole, un filo d’olio e curcuma.

 

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Mousse alla stracciatella light

Dolce

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 100 gr di yogurt greco bianco magro
  • 50 gr di ricotta di mucca
  • 15 gr di cioccolato fondente 85%

 

Preparazione

Unire tutti gli ingredienti e frullarli.

Servi in coppette di gelato.

 

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Insalata di uova sode, fagiolini, spinacino e avocado

Piatto unico

 

Tempo di preparazione

20 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 uovo
  • ½ avocado
  • 100 gr di fagiolini
  • 100 gr di spinacino

 

Preparazione

Cuocere i fagiolini a vapore.

Cuocere l’uovo sodo.

Unire i fagiolini e l’uovo sodo a spinacino e avocado in insalata

 

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Fragole in crosta di Cioccolato, Nocciole e Mandorle

Dolce

 

Tempo di preparazione

20 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti 

  • 30 g di cioccolato fondente minimo 70%
  • 20 g di granella di nocciole e scaglie di mandorle
  • fragole

 

Preparazione

Sciogliere nel microonde o a bagnomaria il cioccolato fondente (minimo 70%) e aggiungere la granella di nocciole e le scaglie di mandorle.

Inzuppare le fragole una alla volta nel cioccolato.

Posizionarle in frigo per raffreddarle per circa 10 minuti.

 

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Filetti di merluzzo in crosta di nocciole

Secondo piatto

 

Difficoltà

facile

 

Tempo di preparazione

20 minuti

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 200 gr di filetti di merluzzo freschi o scongelati
  • 50 gr di nocciole
  • Olio extra vergine di oliva q.b.

 

Preparazione

  • Trita grossolanamente le nocciole fino ad ottenere una granella.
  • Impana i filetti di merluzzo freschi o scongelati nella granella.
  • Inforna mettendo un filo d’olio extra vergine di oliva a 180°C per circa 15-20 minuti.

 

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Scoperta e caratteristiche di una firma alchilante nel cancro del colon-retto

Gurjao C. et al.

Scoperta e caratteristiche di una firma alchilante nel cancro del colon-retto

Cancer Discov. 2021 Jun 17;candisc.1656.2020.

 

Diversi fattori di rischio sono stati stabiliti per il carcinoma colorettale (CRC), ma i loro effetti mutageni diretti nei tumori dei pazienti devono ancora essere chiariti. Qui, abbiamo sfruttato i dati di sequenziamento dell’intero esoma da 900 casi di CRC che si erano verificati in tre studi prospettici a livello statunitense con ampie informazioni sulla dieta e sullo stile di vita. Abbiamo trovato una firma alchilante che in precedenza non era stata scritta in CRC, e poi abbiamo mostrato l’esistenza di un processo mutazionale simile nelle normali cripte del colon. Questa firma alchilante è associata ad elevati livelli di assunzione di carne rossa lavorata e non lavorata prima della diagnosi. Inoltre, questa firma era più abbondante nel colon-retto distale, previsto per colpire le mutazioni del fattore tumorale KRAS p.G12D, KRAS p.G13D e PIK3CA p.E5454K, e associato a scarsa sopravvivenza. Insieme, questi risultati collegano per la prima volta una firma mutazionale colorettale a un componente della dieta e implicano ulteriormente il ruolo della carne rossa nell’iniziazione e nella progressione della CRC.

 

Abstract

Discovery and features of an alkylating signature in colorectal cancer

Several risk factors have been established for colorectal carcinoma (CRC), yet their direct mutagenic effects in patients’ tumours remain to be elucidated. Here, we leveraged whole-exome sequencing data from 900 CRC cases that had occurred in three US-wide prospective studies with extensive dietary and lifestyle information. We found an alkylating signature which was previously undescribed in CRC, and then showed the existence of a similar mutational process in normal colonic crypts. This alkylating signature is associated with high intakes of processed and unprocessed red meat prior to diagnosis. Additionally, this signature was more abundant in the distal colorectum, predicted to target cancer driver mutations KRAS p.G12D, KRAS p.G13D and PIK3CA p.E5454K, and associated with poor survival. Together, these results link for the first time a colorectal mutational signature to a component of diet, and further implicate the role of red meat in CRC initiation and progression.

 

Link all’articolo originale: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34140290/

Pancitopenia e Neutropenia

Si parla di pancitopenia quando tutti e tre i tipi di cellule ematiche periferiche sono ridotti nel numero. Coesistono quindi una leucocitopenia (neutropenia in senso stretto e clinicamente rilevante), un’anemia e una trombocitopenia.

Le forme lievi di pancitopenia si rilevano spesso per caso durante i controlli di routine, mentre nelle forme gravi il paziente si presenta con sintomi corrispondenti, come pallore, stanchezza, affanno in seguito all‘anemia, tendenza all’infezione a causa della leucopenia- neutropenia o emorragie insolite, come epistassi o petecchie, derivanti dalla trombocitopenia.

 

Le cause della pancitopenia sono complesse. In genere si distingue tra forme dovute a una ridotta produzione di cellule nel midollo osseo e forme dovute a una rapida degradazione cellulare periferica o midollare.

Generalmente la pancitopenia derivante da malattie oncologiche può essere di entrambi i tipi, in particolare si parla di:

  • Formazione cellulare insufficiente nel midollo osseo in casi di leucemie acute, linfomi maligni, mieloma multiplo, mielofibrosi, carcinomi con metastasi nel midollo osseo, in seguito a chemioterapia e radioterapia;
  • Degradazione cellulare eccessiva in periferia: secondaria associata a linfoma o neoplasma maligno.

 

La riduzione delle tre linee cellulari comporta inoltre un aumentato rischio di ecchimosi, di emorragie di vario tipo (a causa del deficit di piastrine; solo per fare un paio di esempi: epitassi, ovvero perdita di sangue dal naso, e gengivorragie) e di malattie infettive (a causa del deficit di globuli bianchi). Il quadro clinico quindi è piuttosto delicato perché, oltre a dover affrontare la condizione patologica di base (quella che ha appunto determinato l’insorgenza di pancitopenia), il paziente corre il concreto rischio di dover fronteggiare altri tipi di malattia.

 

Cosa fare

Mantenere o recuperare un buono stato nutrizionale, nei pazienti sottoposti a terapia oncologica o che hanno subito un trapianto di midollo, è fondamentale per affrontare al meglio la fase di recupero e convalescenza.
I cibi da consumare dovranno essere sicuri dal punto di vista igienico e ricchi di nutrienti. Nessun alimento in natura è sterile, cioè privo di microbi, l’importante è evitare la moltiplicazione microbica seguendo alcune semplici regole che assicurano una dieta a bassa carica microbica.

 

Come scegliere gli alimenti:

  • scegliere un punto vendita pulito e ordinato;
  • controllare sempre le date di scadenza;
  • controllare l’integrità della confezione che non deve essere bagnata, schiacciata o ricoperta di brina;
  • acquistare per ultimi i surgelati e trasportarli sempre in un contenitore termico;
  • attenzione all’acquisto del pesce deve essere venduto su bancone refrigerato, meglio se su letto di ghiaccio, l’occhio deve essere sporgente e le branchie rosee o rosse.

 

Come conservarli:

  • i surgelati devono essere conservati ad una temperatura di – 18 ° C;
  • conservare i prodotti deperibili (latte, yogurt, budini, cibi freddi) ad una temperatura inferiore ai 4°C;
  • conservare in dispensa ben pulita e areata i prodotti non deperibili (pasta riso, farina, zucchero, legumi) suddivisi in confezioni o contenitori ben chiusi;
  • olio: conservare ben chiuso lontano da luce e calore;
  • alimenti in scatola: pulire la parte superiore della confezione prima dell’apertura, consumare immediatamente il contenuto, evitare di mangiare quello che rimane in un secondo momento.

 

In frigorifero:

Curarne molto bene la pulizia, lavandolo settimanalmente o ogni qualvolta se ne rilevi il bisogno.
Organizzare la disposizione del cibo all’interno del frigorifero, riponendo i cibi nel seguente ordine partendo dal basso: verdura e frutta, carne, pesce, formaggi, creme latte e panna. Le uova vanno sempre tenute nella loro confezione d’acquisto.

Tutti i cibi riposti in frigorifero devono essere messi in contenitori o buste perfettamente chiusi.
Tenere sempre separati i cibi cotti dai cibi crudi.

 

In congelatore:

Alcuni surgelati sono prodotti validi sia dal punto di vista igienico che nutrizionale, se l’alimento di partenza è di buona qualità e le tecniche di conservazione sono corrette.
Non acquistare surgelati con buste ricoperte di cristalli di ghiaccio, o gelati ricoperti di ghiaccio.

La temperatura del congelatore dovrebbe rimanere sotto i 14°c ricordare che il freezer non conserva in eterno. Controllare che il congelatore abbia 3 o 4 stelle che assicurano una temperatura fino a -18° C.
Se si congelano cibi in casa occorre fare monoporzioni con riportata la data di preparazione e riporle nel frizer in modo che non tocchino altri prodotti.

 

Come scongelarli:

  • Se possibile riscaldare il prodotto ancora surgelato in acqua già bollente, fare attenzione che la cottura avvenga in modo completo anche all’interno del prodotto;
  • In alternativa i prodotti vanno scongelati: nel frigorifero, al mattino per la cena o la sera per il pranzo, o con l’uso del forno a microonde;
  • Non scongelare mai i cibi a temperatura ambiente.

 

Alimenti caldi:

Vanno mantenuti ad una temperatura superiore a 60-65°C e consumati il prima possibile. Per quanto riguarda i prodotti confezionati leggere sempre le modalità di conservazione e la data di scadenza, controllare visivamente che il prodotto non presenti muffe, cattivi odori, nel dubbio non mangiarlo. Scegliere quando è possibile la monoporzione.

 

Come prepararli:

  • prima di cominciare a cucinare lavarsi accuratamente le mani, se si hanno tagli o abrasioni indossare sempre i guanti di gomma,
  • indossare una mascherina se sono presenti sintomi simil influenzali,
  • lavarsi sempre le mani quando si passa da un cibo ad un altro,
  • detergere con acqua calda e sapone le superfici all’inizio della preparazione e ogni qualvolta si cambi pietanza,
  • lavare in modo accurato con disinfettante alimentare frutta e verdura,
  • non consumare frutta e verdura che presentano parti ammuffite,
  • non consumare patate parzialmente verdi o con germogli,
  • tenere gli animali domestici lontano dalla cucina.

 

Cottura:

  • cuocere molto bene carne, pesce, uova, ed eventualmente verdure (pentola a pressione, vapore, forno, bollitura, padella);
  • consumare il cibo entro 2 ore dalla preparazione, in estate entro 1 ora;
  • cibi cucinati in precedenza: suddividere il cibo già cotto in piccole monoporzioni all’interno di contenitori ben chiusi e riporli in frigorifero appena si saranno intiepiditi, al momento del consumo riscaldare molto bene il cibo;
  • non riscaldare mai un cibo più di una volta;
  • lessatura ed ebollizione non dovrebbero mai essere inferiori ai 10 minuti;
  • ricordare che il tempo di cottura varia in base alla porzione cucinata.

 

Quali alimenti consumare:

  • Variare il più possibile la propria alimentazione, scegliendo fra le proposte dei cibi permessi;
  • Evitare il consumo di conserve domestiche (pomodoro, marmellate, miele, frutta sciroppata, verdure sottolio e in salamoia);
  • Il buon aspetto di un alimento non è garanzia di un cibo sano, non assaggiare mai un cibo se si sospetta che possa essere deteriorato.

 

Cibi permessi 

  • verdure cotte;
  • creme di legumi ben cotti e passati al passaverdure eliminando le bucce;
  • pasta o riso con condimenti semplici (sugo di pomodoro, pesce bianco);
  • carne ben cotta al forno in padella o bollita;
  • pesce ben cotto al forno in padella o bollito;
  • mortadella, prosciutto cotto, crudo, affettato di pollo o tacchino in vaschette sigillate;
  • formaggini confezionati tipo MIO, Parmigiano Reggiano, formaggi stagionati e pastorizzati, sottilette;
  • gelati industriali confezionati singolarmente senza noccioline, ghiaccioli industriali;
  • frutta cotta o cruda ma lavata con “Amuchina diluita, disinfettante Chicco o Milton” e privata della buccia;
  • bibite e succhi di frutta industriali che si conservano fuori frigo, scegliere quelli in brick monoporzione;
  • latte e yogurt pastorizzati o UHT se l’alvo è regolare, in alternativa è possibile scegliere latte di riso;
  • latte di riso al cacao, panna per caffè in monoporzione;
  • caffè: limitarsi a 1 al giorno;
  • tè, camomilla o tisane in filtro preparati con acqua bollente;
  • pane, biscotti semplici senza creme o marmellata;
  • patate bollite o al forno (precedentemente lavate e sbucciate con cura)
  • 1-2 uova ben cotte a settimana (sode, in camicia, frittata o al tegamino),
  • zucchero, zucchero di canna, burro, burro di arachidi, olio, sale, panna o besciamella UHT;
  • marmellata o miele industriali, pastorizzati in monoporzione.

 

Associazioni del bilancio ossidativo dietetico e stile di vita con il rischio di mortalità tra le donne anziane: the Iowa Women’s Health Study

Mao Z., Prizment AE, Lazovich D., Bostick RM.

Associazioni del bilancio ossidativo dietetico e stile di vita con il rischio di mortalità tra le donne anziane: the Iowa Women’s Health Study

Eur J Nutr.2021 Apr 21.

 

Scopo: Evidenze scientifiche di base sostanziali suggeriscono che lo stress ossidativo può svolgere un ruolo nei risultati sanitari legati all’invecchiamento, comprese le malattie cardiovascolari (CVD) e il cancro, e i marcatori di stress ossidativi erano collegati con tutte le cause e cause specifiche di mortalità negli studi epidemiologici. Tuttavia, le associazioni di molte esposizioni anti-/pro-ossidanti dietetiche e di stile di vita individuali con mortalità sono incoerenti. I punteggi di equilibrio ossidativo (OBS) che incorporavano molteplici fattori dietetici e di stile di vita sono stati precedentemente sviluppati e segnalati per riflettere gli effetti ossidativi collettivi delle esposizioni multiple.

 

Metodi: Abbiamo studiato associazioni di 11 componenti dietetici e 4 componenti (attività fisica, adiposità, alcol e fumo) di stile di vita OBS (punteggi più alti erano considerati più antiossidanti) con tutte le cause e cause specifiche di mortalità tra le donne di età 55-69 anni alla base del futuro studio sulla salute delle donne dello Iowa (1986-2012). Abbiamo valutato le associazioni di mortalità OBS utilizzando la regressione proporzionale multivariabile dei rischi Cox.

 

Risultati: Delle 34.137 donne senza cancro incluse nella coorte analitica, 18.058 sono morte (4521 per cancro e 6825 per CVD) durante una media/mediana 22.0/26.1 persona-anno di follow-up. Tra i partecipanti con uno stile di vita che comportava un punteggio più alto rispetto a quintili OBS con un punteggio più basso, i rapporti di pericolosità regolati e i loro intervalli di confidenza del 95% per tutte le cause, tutti i tumori e la mortalità per tutti i CVD erano rispettivamente 0,50 (0,48, 0,53), 0,47 (0,43, 0,52) e 0,54 (0,50, 0,58) (tutti Ptrend < 0,001). Le associazioni dell’OBS dietetiche con la mortalità erano quasi nulle.

Conclusione: I nostri risultati, combinati con i risultati di studi precedenti, suggeriscono che una predominanza di esposizioni antiossidanti rispetto a esposizioni pro-ossidanti dello stile di vita può essere associata a un minor rischio di mortalità per tutte le cause, tutti cvd e tutti i tumori.

 

Abstract

Associations of dietary and lifestyle oxidative balance scores with mortality risk among older women: the Iowa Women’s Health Study

Purpose: Substantial basic science evidence suggests that oxidative stress may play a role in aging-related health outcomes, including cardiovascular diseases (CVD) and cancer, and oxidative stress markers were linked with all-cause and cause-specific mortality in epidemiologic studies. However, the associations of many individual dietary and lifestyle anti-/pro-oxidant exposures with mortality are inconsistent. Oxidative balance scores (OBS) that incorporated multiple dietary and lifestyle factors were previously developed and reported to reflect the collective oxidative effects of multiple exposures.

 

Methods: We investigated associations of 11-component dietary and 4-component (physical activity, adiposity, alcohol, and smoking) lifestyle OBS (higher scores were considered more anti-oxidative) with all-cause and cause-specific mortality among women 55-69 years of age at baseline in the prospective Iowa Women’s Health Study (1986-2012). We assessed OBS-mortality associations using multivariable Cox proportional hazards regression.

 

Results: Of the 34,137 cancer-free women included in the analytic cohort, 18,058 died (4521 from cancer, and 6825 from CVD) during a mean/median 22.0/26.1 person-years of follow-up. Among participants in the highest relative to the lowest lifestyle OBS quintiles, the adjusted hazards ratios and their 95% confidence intervals for all-cause, all-cancer, and all-CVD mortality were 0.50 (0.48, 0.53), 0.47 (0.43, 0.52), and 0.54 (0.50, 0.58) (all Ptrend < 0.001), respectively. The associations of the dietary OBS with mortality were close to null.

 

Conclusion: Our findings, combined with results from previous studies, suggest that a predominance of antioxidant over pro-oxidant lifestyle exposures may be associated with lower all-cause, all-CVD, and all-cancer mortality risk.

 

Link all’articolo originale: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33881582/

Il ruolo della nutrizione nella pandemia di COVID-19

Mentella MC, Scaldaferri F, Gasbarrini A e Miggiano GAD.

Il ruolo della nutrizione nella pandemia di COVID-19

Nutrients. 2021 Mar 27;13(4):1093.

 

SARS-Cov-2, la causa della malattia di COVID-19, sta ponendo sfide senza precedenti. In letteratura, l’aumento delle evidenze sottolinea come la malnutrizione colpisce negativamente le funzionalità del sistema immunitario, alterando la protezione dalle infezioni. L’attuale revisione mira a riassumere la complessa relazione tra infezione da SARS-Cov-2 e stato nutrizionale e gli effetti di malnutrizione in termini di gravità della malattia, tempi di recupero dei pazienti, incidenza delle complicanze e tasso di mortalità. Gli studi attuali valutano la possibilità di modulare la nutrizione e l’integrazione in combinazione con trattamenti farmacologici nell’ambiente clinico per prevenire, sostenere e superare l’infezione sono anche descritti. La discussione della letteratura più recente pertinente mira a gettare le basi per fare ipotesi ragionevoli e valutazioni per una nutrizionale “Best Practice” contro la pandemia di COVID-19 e per la definizione di strategie efficaci in termini di costi per assistere i sistemi sanitari nella gestione dei pazienti e delle persone nel loro recupero da COVID-19.

 

Abstract

The Role of Nutrition in the COVID-19 Pandemic

SARS-CoV-2, the cause of the COVID-19 disease, is posing unprecedent challenges. In the literature, increasing evidence highlights how malnutrition negatively affects the immune system functionality, impairing protection from infections. The current review aims to summarize the complex relationship between SARS-CoV-2 infection and nutritional status and the effects of malnutrition in terms of disease severity, patients’ recovery time, incidence of complications and mortality rate. Current studies evaluating the possibility of modulating nutrition and supplementation in combination with pharmacological treatments in the clinical setting to prevent, support, and overcome infection are also described. The discussion of the most recent pertinent literature aims to lay the foundations for making reasonable assumptions and evaluations for a nutritional “best practice” against COVID-19 pandemic and for the definition of sound cost-effective strategies to assist healthcare systems in managing patients and individuals in their recovery from COVID-19.

 

Link all’articolo originale: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33801645/

Disfagia

La disfagia è la difficoltà a deglutire, il più delle volte associata a patologie di tipo vascolare, neurologiche o a neoplasie del collo, ma non è sempre facile da riconoscere e diagnosticare.

In alcuni casi la difficoltà a deglutire cibi solidi e liquidi è evidente, ma in altri può manifestarsi con sintomi aspecifici – tosse durante i pasti, modificazione della voce che diventa umida e rauca, sensazione di corpo estraneo in gola.

La disfagia può essere un sintomo ed un effetto collaterale di alcune tipologie tumorali e trattamenti correlati, come il tumore dello stomaco, dell’esofago, della tiroide, delle ghiandole salivari e della laringe.

Esistono pochi dati sulla prevalenza della disfagia e delle complicazioni orali nei pazienti trattati per un tumore. Questi sintomi sono normalmente sotto-diagnosticati e non vengono quindi generalmente trattati.

 

 

Cosa fare

Per prima cosa è necessario evitare la malnutrizione ed impostare una dieta adeguata alla patologia di base. Se infatti non viene impostata un’alimentazione corretta, può aumentare conseguentemente il rischio di un calo di peso e malnutrizione, disidratazione dovuta a un inadeguato apporto di liquidi e di incorrere in una “polmonitead ingestis”, una infezione delle vie respiratorie molto grave causata dal cibo che viene aspirato nelle vie aeree anziché essere correttamente incanalato nell’esofago, con il rischio nei casi più gravi di soffocamento.

 

In generale, nei casi meno gravi, può essere utile aumentare la frequenza dei pasti riducendone l’abbondanza e tagliando il cibo in piccoli pezzi, preferendo cibi più facili da deglutire ed evitando alcolici, tabacchi e caffeina che contribuiscono a peggiorare il reflusso gastroesofageo che condiziona la disfagia iniziale.

 

Al fine di gestire al meglio la disfagia sono inoltre utili consigli comportamentali che regolino anche il “come mangiare”.

Se si soffre di disfagia è fondamentale mangiare in posizione seduta abbassando la testa in avanti verso il torace durante la deglutizione, il boccone deve essere piccolo e masticato lentamente.

Risulta inoltre utile eseguire ogni tanto piccoli colpi di tosse per controllare o liberare la gola della presenza di cibo e mantenere un’accurata igiene del cavo orale, evitando ristagni di cibo, muco e saliva che potrebbero compromettere la deglutizione e favorire l’insorgenza di infezioni.

 

A volte può essere necessario rivolgersi a un logopedista o ad un esperto della rieducazione della deglutizione per imparare esercizi o strategie che aiutano a coordinare i muscoli necessari per deglutire meglio.

In altri casi possono essere necessari farmaci, interventi chirurgici o alimentazioni speciali, ad esempio a base di liquidi o sondino naso gastrico.

 

Cibi utili

In linea generale può essere utile distinguere a livello pratico la disfagia per cibi liquidi e quella per cibi solidi.

Nel primo caso si potrebbe utilizzare acqua gelificata e/o polveri addensanti che possono essere aggiunte a tutti i liquidi caldi e freddi come acqua, brodo, tè, latte, e per dare loro una consistenza più densa e morbida ed essere deglutiti correttamente.

 

Nel secondo caso invece sarebbe opportuno privilegiare alimenti di consistenza semisolida ed omogenea come per esempio il purè di patate.

 

Piccoli stratagemmi potrebbero essere quelli di utilizzare besciamella, panna o salse per aiutare a rendere più morbidi e più facili da deglutire i bocconi.

In ogni caso non deve essere di minor importanza la qualità nutrizionale, quindi dovrà essere garantita un’alimentazione corretta e bilanciata, seppur con piccole modifiche. Per esempio può risultare utile sostituire pasta, riso e pane con semolino, crema di riso o patate lesse, mentre per i secondi preferire carne trita, pesce morbido, uova o formaggi cremosi.

La frutta invece potrebbe essere assunta o frullata o tramite mousse.

Infine, per contrastare la perdita di peso, ed aggiungere calorie buone alla ricetta, è utile aggiungere porzioni più abbondanti di olio extravergine di oliva a crudo.

 

 

Cibi da evitare

È importante generalmente evitare i cereali e tutte le preparazioni dove coesistono sia la consistenza liquida che solida come yogurt con pezzi di frutta e pastina in brodo.

Vanno inoltre eliminati tutti quegli alimenti che aderiscono al palato, come ad esempio gli gnocchi, cibi friabili come biscotti e crackers, e polveri come quella di cacao.

Insalata di sedano, avocado e Taleggio

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Veggie

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura:

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 1 Cuore di sedano
  • 1/2 Avocado
  • 60 g taleggio a cubetti
  • Foglie di lattuga

Per condire

  • Succo di mezzo limone
  • Olio extravergine d’oliva
  • Sale q.b
  • 1 cucchiaino di passata di pomodoro

 

Procedimento

Pulire e lavare le foglie dell’insalata e fare la stessa cosa con il sedano;

Tagliare a fettine l’avocado, a rondelle il sedano e mescolarle insieme.

In una zuppiera riunire un pizzico di sale, il succo del limone e mescolare fino a che il sale non si sia sciolto;

Versare l’olio e la passata di pomodoro e mescolare per ottenere una cremina densa;

Disporre le foglie dell’insalata sul fondo del piatto aggiungere sedano e avocado, il taleggio a pezzetti e condire con la cremina di pomodoro.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: All’interno di questa insalatina gustosa troviamo il Taleggio, formaggio a breve, media stagionatura di origini antichissime, anteriori al X secolo. È un alimento energetico, ricco di proteine, sali minerali e vitamine A e B2. Altro ingrediente presente è l’avocado fonte di grassi monoinsaturi e vitamina E. Studi recenti evidenziano che un moderato consumo di avocado sembrerebbe associato ad un miglior metabolismo dei lipidi, con riduzione del colesterolo totale e LDL e un aumento dei livelli di colesterolo buono, HDL.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sedano, avocado, taleggio, lattuga, limone, pomodoro, olio EVO,

Insalata di sedano, avocado e Taleggio

 

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FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Veggie

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura:

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 1 Cuore di sedano
  • 1/2 Avocado
  • 60 g taleggio a cubetti
  • Foglie di lattuga

Per condire

  • Succo di mezzo limone
  • Olio extravergine d’oliva
  • Sale q.b
  • 1 cucchiaino di passata di pomodoro

 

Procedimento

Pulire e lavare le foglie dell’insalata e fare la stessa cosa con il sedano;

Tagliare a fettine l’avocado, a rondelle il sedano e mescolarle insieme.

In una zuppiera riunire un pizzico di sale, il succo del limone e mescolare fino a che il sale non si sia sciolto;

Versare l’olio e la passata di pomodoro e mescolare per ottenere una cremina densa;

Disporre le foglie dell’insalata sul fondo del piatto aggiungere sedano e avocado, il taleggio a pezzetti e condire con la cremina di pomodoro.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: All’interno di questa insalatina gustosa troviamo il Taleggio, formaggio a breve, media stagionatura di origini antichissime, anteriori al X secolo. È un alimento energetico, ricco di proteine, sali minerali e vitamine A e B2. Altro ingrediente presente è l’avocado fonte di grassi monoinsaturi e vitamina E. Studi recenti evidenziano che un moderato consumo di avocado sembrerebbe associato ad un miglior metabolismo dei lipidi, con riduzione del colesterolo totale e LDL e un aumento dei livelli di colesterolo buono, HDL.

 

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Insalata di sedano, avocado e Taleggio

 

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FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Veggie

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura:

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 1 Cuore di sedano
  • 1/2 Avocado
  • 60 g taleggio a cubetti
  • Foglie di lattuga

Per condire

  • Succo di mezzo limone
  • Olio extravergine d’oliva
  • Sale q.b
  • 1 cucchiaino di passata di pomodoro

 

Procedimento

Pulire e lavare le foglie dell’insalata e fare la stessa cosa con il sedano;

Tagliare a fettine l’avocado, a rondelle il sedano e mescolarle insieme.

In una zuppiera riunire un pizzico di sale, il succo del limone e mescolare fino a che il sale non si sia sciolto;

Versare l’olio e la passata di pomodoro e mescolare per ottenere una cremina densa;

Disporre le foglie dell’insalata sul fondo del piatto aggiungere sedano e avocado, il taleggio a pezzetti e condire con la cremina di pomodoro.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: All’interno di questa insalatina gustosa troviamo il Taleggio, formaggio a breve, media stagionatura di origini antichissime, anteriori al X secolo. È un alimento energetico, ricco di proteine, sali minerali e vitamine A e B2. Altro ingrediente presente è l’avocado fonte di grassi monoinsaturi e vitamina E. Studi recenti evidenziano che un moderato consumo di avocado sembrerebbe associato ad un miglior metabolismo dei lipidi, con riduzione del colesterolo totale e LDL e un aumento dei livelli di colesterolo buono, HDL.

 

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Insalatina di radicchio con alici spinaci limone e noci

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 7-8 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 100 g di Alici fresche
  • 100 g di Radicchio
  • 50 g di Spinaci lessati
  • 1 Limone
  • 3 Noci

 

Procedimento

Preriscaldare il forno a 200 ° per 5 minuti e cuocere le alici;

Pulire e lavare il radicchio, tagliarlo a liste e metterlo in un’insalatiera;

Tagliare grossolanamente gli spinaci precedentemente lessati, tagliare un quarto di limone completo di buccia a cubetti;

Versare un goccio di olio evo in una padella, rosolare gli spinaci e il limone;

Mescolare delicatamente le alici con gli spinaci ed il limone, condire con il succo del mezzo limone rimasto e dell’olio;

Fare riposare per 15 minuti;

Solo alla fine unire il radicchio e le noci.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, aumentato rischio di infezioni, fatigue, stipsi fisiologica e non meccanica, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: le alici, insieme a sgombri e aringhe, fanno parte del così detto pesce azzurro, ricco in grassi omega 3, fondamentali per la salute del cuore e delle arterie. Sono, inoltre, una buona fonte di proteine ad alto valore biologico, vitamine (A, D e vitamine del gruppo B) e calcio. Il contenuto in omega-3 è inoltre ulteriormente incrementato dalla presenza delle noci, mentre radicchio e spinaci contribuiscono al donare alla ricetta un buon contenuto di fibra e vitamina K. Insaporire con limone e noci è un buon metodo per ridurre l’utilizzo del sale nella ricetta.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su alici, radicchio, spinaci, limone, noci

Insalatina di radicchio con alici spinaci limone e noci

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 7-8 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 100 g di Alici fresche
  • 100 g di Radicchio
  • 50 g di Spinaci lessati
  • 1 Limone
  • 3 Noci

 

Procedimento

Preriscaldare il forno a 200 ° per 5 minuti e cuocere le alici;

Pulire e lavare il radicchio, tagliarlo a liste e metterlo in un’insalatiera;

Tagliare grossolanamente gli spinaci precedentemente lessati, tagliare un quarto di limone completo di buccia a cubetti;

Versare un goccio di olio evo in una padella, rosolare gli spinaci e il limone;

Mescolare delicatamente le alici con gli spinaci ed il limone, condire con il succo del mezzo limone rimasto e dell’olio;

Fare riposare per 15 minuti;

Solo alla fine unire il radicchio e le noci.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, aumentato rischio di infezioni, fatigue, stipsi fisiologica e non meccanica, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: le alici, insieme a sgombri e aringhe, fanno parte del così detto pesce azzurro, ricco in grassi omega 3, fondamentali per la salute del cuore e delle arterie. Sono, inoltre, una buona fonte di proteine ad alto valore biologico, vitamine (A, D e vitamine del gruppo B) e calcio. Il contenuto in omega-3 è inoltre ulteriormente incrementato dalla presenza delle noci, mentre radicchio e spinaci contribuiscono al donare alla ricetta un buon contenuto di fibra e vitamina K. Insaporire con limone e noci è un buon metodo per ridurre l’utilizzo del sale nella ricetta.

 

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FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 7-8 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 100 g di Alici fresche
  • 100 g di Radicchio
  • 50 g di Spinaci lessati
  • 1 Limone
  • 3 Noci

 

Procedimento

Preriscaldare il forno a 200 ° per 5 minuti e cuocere le alici;

Pulire e lavare il radicchio, tagliarlo a liste e metterlo in un’insalatiera;

Tagliare grossolanamente gli spinaci precedentemente lessati, tagliare un quarto di limone completo di buccia a cubetti;

Versare un goccio di olio evo in una padella, rosolare gli spinaci e il limone;

Mescolare delicatamente le alici con gli spinaci ed il limone, condire con il succo del mezzo limone rimasto e dell’olio;

Fare riposare per 15 minuti;

Solo alla fine unire il radicchio e le noci.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, aumentato rischio di infezioni, fatigue, stipsi fisiologica e non meccanica, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: le alici, insieme a sgombri e aringhe, fanno parte del così detto pesce azzurro, ricco in grassi omega 3, fondamentali per la salute del cuore e delle arterie. Sono, inoltre, una buona fonte di proteine ad alto valore biologico, vitamine (A, D e vitamine del gruppo B) e calcio. Il contenuto in omega-3 è inoltre ulteriormente incrementato dalla presenza delle noci, mentre radicchio e spinaci contribuiscono al donare alla ricetta un buon contenuto di fibra e vitamina K. Insaporire con limone e noci è un buon metodo per ridurre l’utilizzo del sale nella ricetta.

 

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Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 7-8 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 100 g di Alici fresche
  • 100 g di Radicchio
  • 50 g di Spinaci lessati
  • 1 Limone
  • 3 Noci

 

Procedimento

Preriscaldare il forno a 200 ° per 5 minuti e cuocere le alici;

Pulire e lavare il radicchio, tagliarlo a liste e metterlo in un’insalatiera;

Tagliare grossolanamente gli spinaci precedentemente lessati, tagliare un quarto di limone completo di buccia a cubetti;

Versare un goccio di olio evo in una padella, rosolare gli spinaci e il limone;

Mescolare delicatamente le alici con gli spinaci ed il limone, condire con il succo del mezzo limone rimasto e dell’olio;

Fare riposare per 15 minuti;

Solo alla fine unire il radicchio e le noci.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, aumentato rischio di infezioni, fatigue, stipsi fisiologica e non meccanica, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: le alici, insieme a sgombri e aringhe, fanno parte del così detto pesce azzurro, ricco in grassi omega 3, fondamentali per la salute del cuore e delle arterie. Sono, inoltre, una buona fonte di proteine ad alto valore biologico, vitamine (A, D e vitamine del gruppo B) e calcio. Il contenuto in omega-3 è inoltre ulteriormente incrementato dalla presenza delle noci, mentre radicchio e spinaci contribuiscono al donare alla ricetta un buon contenuto di fibra e vitamina K. Insaporire con limone e noci è un buon metodo per ridurre l’utilizzo del sale nella ricetta.

 

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Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 7-8 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 100 g di Alici fresche
  • 100 g di Radicchio
  • 50 g di Spinaci lessati
  • 1 Limone
  • 3 Noci

 

Procedimento

Preriscaldare il forno a 200 ° per 5 minuti e cuocere le alici;

Pulire e lavare il radicchio, tagliarlo a liste e metterlo in un’insalatiera;

Tagliare grossolanamente gli spinaci precedentemente lessati, tagliare un quarto di limone completo di buccia a cubetti;

Versare un goccio di olio evo in una padella, rosolare gli spinaci e il limone;

Mescolare delicatamente le alici con gli spinaci ed il limone, condire con il succo del mezzo limone rimasto e dell’olio;

Fare riposare per 15 minuti;

Solo alla fine unire il radicchio e le noci.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, aumentato rischio di infezioni, fatigue, stipsi fisiologica e non meccanica, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: le alici, insieme a sgombri e aringhe, fanno parte del così detto pesce azzurro, ricco in grassi omega 3, fondamentali per la salute del cuore e delle arterie. Sono, inoltre, una buona fonte di proteine ad alto valore biologico, vitamine (A, D e vitamine del gruppo B) e calcio. Il contenuto in omega-3 è inoltre ulteriormente incrementato dalla presenza delle noci, mentre radicchio e spinaci contribuiscono al donare alla ricetta un buon contenuto di fibra e vitamina K. Insaporire con limone e noci è un buon metodo per ridurre l’utilizzo del sale nella ricetta.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su alici, radicchio, spinaci, limone, noci

Insalatina di radicchio con alici spinaci limone e noci

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 7-8 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 100 g di Alici fresche
  • 100 g di Radicchio
  • 50 g di Spinaci lessati
  • 1 Limone
  • 3 Noci

 

Procedimento

Preriscaldare il forno a 200 ° per 5 minuti e cuocere le alici;

Pulire e lavare il radicchio, tagliarlo a liste e metterlo in un’insalatiera;

Tagliare grossolanamente gli spinaci precedentemente lessati, tagliare un quarto di limone completo di buccia a cubetti;

Versare un goccio di olio evo in una padella, rosolare gli spinaci e il limone;

Mescolare delicatamente le alici con gli spinaci ed il limone, condire con il succo del mezzo limone rimasto e dell’olio;

Fare riposare per 15 minuti;

Solo alla fine unire il radicchio e le noci.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, aumentato rischio di infezioni, fatigue, stipsi fisiologica e non meccanica, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: le alici, insieme a sgombri e aringhe, fanno parte del così detto pesce azzurro, ricco in grassi omega 3, fondamentali per la salute del cuore e delle arterie. Sono, inoltre, una buona fonte di proteine ad alto valore biologico, vitamine (A, D e vitamine del gruppo B) e calcio. Il contenuto in omega-3 è inoltre ulteriormente incrementato dalla presenza delle noci, mentre radicchio e spinaci contribuiscono al donare alla ricetta un buon contenuto di fibra e vitamina K. Insaporire con limone e noci è un buon metodo per ridurre l’utilizzo del sale nella ricetta.

 

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Funzionalità del gusto negli adulti sottoposti a radioterapia o chemioterapia del cancro e implicazioni per la gestione nutrizionale: una revisione sistematica

Kiss N. et al.

Funzionalità del gusto negli adulti sottoposti a radioterapia o chemioterapia del cancro e implicazioni per la gestione nutrizionale: una revisione sistematica

J Acad Nutr Diet. 2021 Feb;121(2):278-304.

 

Background: I cambiamenti di gusto sono comunemente segnalati da persone con cancro sottoposte a radioterapia o chemioterapia. I cambiamenti di gusto possono compromettere l’assunzione alimentare e lo stato nutrizionale.

 

Obiettivo: Capire se il cambiamento del gusto è associato o meno alla diagnosi del cancro o alla modalità di trattamento negli adulti.

 

Metodi: Una ricerca sistematica della letteratura fino al 31 dicembre 2019 è stata condotta utilizzando PubMed, Embase e PsycInfo (International Prospective Register of Systematic Reviews protocol n. CRD42019134005). Sono stati inclusi studi su adulti con cancro che valutano obiettivamente l’effetto di una diagnosi di cancro o chemioterapia e/o di un trattamento radioterapico sulla funzione gustativa rispetto a controlli sani o all’interno dei cambiamenti dei partecipanti. Ulteriori risultati sono stati gradimento del cibo, appetito, assunzione alimentare, stato nutrizionale e composizione corporea. Sono stati cercati elenchi di riferimento di articoli pertinenti per identificare articoli aggiuntivi. La qualità è stata valutata utilizzando la lista di controllo dei criteri di qualità dell’Accademia di nutrizione e dietetica.

 

Risultati: Sono stati inclusi complessivamente 24 articoli, uno dei quali consisteva in due studi che riportavano separatamente gli effetti della radioterapia e della chemioterapia. Sul totale di 25 studi riportati in 24 articoli pubblicati, 14 studi hanno esaminato gli effetti della radioterapia e altri 11 studi hanno esaminato la chemioterapia. Ci sono prove limitate di una diagnosi di cancro di per sé che contribuisce alla disfunzione del gusto. La funzione gustativa compromessa è stata segnalata in quasi tutti gli studi di radioterapia, che si verificano già nella Settimana 3 del trattamento e durano da 3 a 24 mesi dopo il trattamento. Durante la chemioterapia, la compromissione della funzione del gusto è stata riportata in modo meno coerente, presente già nei primi giorni di chemioterapia e che persiste fino a 6 mesi dopo il trattamento. La chemioterapia a base di taxane è stata segnalata per influenzare la funzione del gusto più di altri trattamenti. Diversi studi hanno riportato una minore simpatia per il cibo, l’appetito e l’assunzione alimentare. Solo uno studio ha riportato lo stato nutrizionale dei partecipanti, non trovando alcuna associazione tra la funzione gustativa e lo stato nutrizionale. Nessuno studio ha esaminato le associazioni tra cambiamenti di gusto e composizione corporea.

 

Conclusioni: La rassegna sottolinea l’importanza di considerare la modalità di trattamento nella pratica. La ricerca è necessaria per identificare i fattori che contribuiscono all’alterazione del gusto e per informare gli interventi basati sull’evidenza.

 

Abstract

Taste Function in Adults Undergoing Cancer Radiotherapy or Chemotherapy, and Implications for Nutrition Management: A Systematic Review

Background: Taste changes are commonly reported by people with cancer undergoing radio- or chemotherapy. Taste changes may compromise dietary intake and nutritional status.

 

Objective: To understand whether or not taste change is associated with cancer diagnosis or treatment modality in adults.

 

Methods: A systematic literature search up to December 31, 2019, was conducted using PubMed, Embase, and PsycInfo (International Prospective Register of Systematic Reviews protocol no. CRD42019134005). Studies in adults with cancer objectively assessing the effect of a cancer diagnosis or chemotherapy and/or radiotherapy treatment on taste function compared with healthy controls or within participant changes were included. Additional outcomes were food liking, appetite, dietary intake, nutritional status, and body composition. Reference lists of relevant articles were searched to identify additional articles. Quality was assessed using the Academy of Nutrition and Dietetics quality criteria checklist.

 

Results: A total of 24 articles were included, one of which consisted of two studies that reported the effects of radiotherapy and chemotherapy separately. From the total 25 studies reported in 24 published articles, 14 studies examined effects of radiotherapy, and remaining 11 studies examined chemotherapy. There is limited evidence of a cancer diagnosis per se contributing to taste dysfunction. Impaired taste function was reported in almost all radiotherapy studies, occurring as early as Week 3 of treatment and lasting for 3 to 24 months posttreatment. During chemotherapy, impairment of taste function was less consistently reported, occurring as early as the first few days of chemotherapy, and persisting up to 6 months posttreatment. Taxane-based chemotherapy was reported to affect taste function more than other treatments. Several studies reported reduced liking for food, appetite, and dietary intake. Only one study reported nutritional status of participants, finding no association between taste function and nutritional status. No studies examined associations between taste changes and body composition.

 

Conclusions: This review highlights the importance of considering treatment modality in practice. Research is required to identify factors contributing to taste alteration and to inform evidence-based interventions.

 

Link all’articolo originale https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33071205/

Valutazione della qualità della dieta tra gli adulti americani sopravvissuti al cancro: risultati dell’indagine nazionale sull’esame sanitario e nutrizionale 2005-2016

Lee E. et al.

Valutazione della qualità della dieta tra gli adulti americani sopravvissuti al cancro: risultati dell’indagine nazionale sull’esame sanitario e nutrizionale 2005-2016

J Acad Nutr Diet. 2021 Feb;121(2):217-232.

 

Background: La qualità della dieta tra gli adulti sopravvissuti al cancro è bassa e ci sono informazioni minime sul punteggio dell’indice di alimentazione sana (HEI)-2015, una misura della qualità della dieta e dell’aderenza alle linee guida dietetiche 2015-2020 per gli americani, in questa popolazione.

 

Obiettivo: Questo studio mirava ad esaminare i punteggi totali e componenti dell’HEI-2015 e i fattori associati tra gli adulti sopravvissuti al cancro. Inoltre, questo studio ha esaminato quali componenti dietetici avevano bisogno del maggior cambiamento per migliorare la qualità della dieta in questa popolazione.

 

Progettazione: Il National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) è uno studio trasversale basato sulla popolazione rappresentativo a livello nazionale che viene condotto annualmente.

 

Partecipanti / ambientazione: In tutto, 1971 adulti con una diagnosi di cancro auto-segnalata nel corso della loro vita (sia gli individui attualmente con cancro che quelli che sono senza cancro) di NHANES 2005-2016 sono stati inclusi in questo studio.

 

Principali misure di risultato: il totale HEI-2015 e 13 punteggi dei componenti sono stati calcolati utilizzando il metodo dell’algoritmo di punteggio semplice dalla media di 2 richiami di 24 ore.

 

Analisi statistiche: Le associazioni del punteggio totale HEI-2015 con fattori sociodemografici, di stile di vita e relativi alla salute sono state analizzate utilizzando i confronti dei mezzi meno quadrati. Un modello di regressione del sondaggio multivariabile è stato utilizzato per identificare le associazioni con il punteggio totale HEI-2015 dopo la regolazione per potenziali confondenti. I 13 punteggi dei componenti sono stati inoltre confrontati in base alle caratteristiche dei partecipanti per identificare i gruppi alimentari target per l’intervento nutrizionale specifico del sottogruppo.

 

Risultati: Il punteggio totale medio HEI-2015 è stato di 55,6 (intervallo di confidenza del 95% = 54,8-56,4). I fattori associati al punteggio totale HEI-2015 includevano età, razza / etnia, istruzione, abitudini di fumo, indice di massa corporea e stato di igiene orale. Nel complesso, la scarsa aderenza alle linee guida dietetiche 2015-2020 per gli americani è stata riscontrata per la maggior parte dei componenti HEI-2015, con componenti integrali, verdi e fagioli, sodio e acidi grassi con meno del 50% dei punteggi massimi possibili.

 

Conclusioni: I risultati indicano una scarsa qualità della dieta tra gli adulti americani sopravvissuti al cancro, con notevoli disparità osservate tra i fattori sociodemografici e di stile di vita, in particolare i livelli di istruzione, l’indice di massa corporea e le abitudini di fumo. Gli interventi nutrizionali per i sopravvissuti al cancro dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di concentrarsi sul miglioramento della qualità della dieta aumentando l’assunzione di cereali integrali e verdure e fagioli, abbassando il consumo di sodio e raggiungendo un sano equilibrio degli acidi grassi (ad esempio, un rapporto favorevole tra grassi insaturi e grassi saturi).

 

 

Abstract

Evaluation of Diet Quality Among American Adult Cancer Survivors: Results From 2005-2016 National Health and Nutrition Examination Survey

Background: Diet quality among adult cancer survivors is low, and there is minimal information on the Healthy Eating Index (HEI)-2015 score, a measure of diet quality and adherence to the 2015-2020 Dietary Guidelines for Americans, in this population.

 

Objective: This study aimed to examine HEI-2015 total and component scores and associated factors among adult cancer survivors. Also, this study examined which dietary components needed the most change to improve diet quality in this population.

 

Design: The National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) is an ongoing nationally representative population-based cross-sectional study that is conducted annually.

 

Participants/setting: In all, 1971 adults with a self-reported cancer diagnosis in their lifetime (both individuals with cancer currently and those that are cancer-free) from NHANES 2005-2016 were included in this study.

 

Main outcome measures: HEI-2015 total and 13 component scores were calculated using the simple scoring algorithm method from the average of 2 24-hour recalls.

 

Statistical analyses: The associations of the HEI-2015 total score with sociodemographic, lifestyle, and health-related factors were analyzed using the least square means comparisons. A multivariable survey regression model was used to identify associations with the HEI-2015 total score after adjustment for potential confounders. The 13 component scores were also compared by participant characteristics to identify target food groups for subgroup-specific nutrition intervention.

 

Results: The average HEI-2015 total score was 55.6 (95% confidence interval = 54.8-56.4). Factors associated with the HEI-2015 total score included age, race/ethnicity, education, smoking status, body mass index, and oral health status. Overall, poor adherence to the 2015-2020 Dietary Guidelines for Americans was found for most HEI-2015 components, with Whole Grains, Greens and Beans, Sodium, and Fatty Acids components having less than 50% of the maximum possible scores.

 

Conclusions: Results indicate poor diet quality among American adult cancer survivors, with significant disparities observed across sociodemographic and lifestyle factors, particularly education levels, body mass index, and smoking status. Nutrition interventions for cancer survivors should consider focusing on improving diet quality by increasing intakes of whole grains and greens and beans, lowering sodium consumption, and achieving a healthy balance of fatty acids (ie, a favorable ratio of unsaturated fats to saturated fats).

 

Link all’articolo originale https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33158797/

Burgher di fagioli rossi barbabietola e mandorle

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 20‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 200 g di Barbabietola rossa cotta
  • 200 g di Fagioli rossi cotti
  • 3 Mandorle
  • Pangrattato q.b.
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Preriscaldate il forno a 180°;

Tritare finemente la barbabietola, i fagioli e le mandorle con un coltello;

Aggiungere il pangrattato;

Impastare con le mani per compattare l’impasto;

Bagnate le mani e formate i burgher, con una forchetta fate i tipici segni degli hamburger;

Disponeteli sulla placca del forno rivestita di carta da forno e ungeteli leggermente;

infornateli per 20 minuti a 180° nel forno già caldo.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di perdita di appetito, alterazioni del gusto, fatigue, stipsi e costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: quest’alternativa vegetale di burgher fatti in casa è un buon piatto unico contenente cereali e legumi, completo di tutti gli aminoacidi essenziali. Ideale per chi non è abituato a consumare i legumi o per chi soffre di gonfiore intestinale. I legumi spezzati, infatti, sono privati dello strato esterno responsabile del gonfiore e dei fastidi intestinali che alcuni possono riscontrare. In caso di perdita dell’appetito, questa ricetta può risultare molto appetibile e un valido spuntino in caso di necessità. In caso di anemia, si consiglia di aggiungere all’impasto succo di limone al fine di incrementare la biodisponibilità del ferro non eme contenuto nei fagioli.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su barbabietola, fagioli, mandorle, pane, olio EVO

Burgher di fagioli rossi barbabietola e mandorle

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 20‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 200 g di Barbabietola rossa cotta
  • 200 g di Fagioli rossi cotti
  • 3 Mandorle
  • Pangrattato q.b.
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Preriscaldate il forno a 180°;

Tritare finemente la barbabietola, i fagioli e le mandorle con un coltello;

Aggiungere il pangrattato;

Impastare con le mani per compattare l’impasto;

Bagnate le mani e formate i burgher, con una forchetta fate i tipici segni degli hamburger;

Disponeteli sulla placca del forno rivestita di carta da forno e ungeteli leggermente;

infornateli per 20 minuti a 180° nel forno già caldo.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di perdita di appetito, alterazioni del gusto, fatigue, stipsi e costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: quest’alternativa vegetale di burgher fatti in casa è un buon piatto unico contenente cereali e legumi, completo di tutti gli aminoacidi essenziali. Ideale per chi non è abituato a consumare i legumi o per chi soffre di gonfiore intestinale. I legumi spezzati, infatti, sono privati dello strato esterno responsabile del gonfiore e dei fastidi intestinali che alcuni possono riscontrare. In caso di perdita dell’appetito, questa ricetta può risultare molto appetibile e un valido spuntino in caso di necessità. In caso di anemia, si consiglia di aggiungere all’impasto succo di limone al fine di incrementare la biodisponibilità del ferro non eme contenuto nei fagioli.

 

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Burgher di fagioli rossi barbabietola e mandorle

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 20‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 200 g di Barbabietola rossa cotta
  • 200 g di Fagioli rossi cotti
  • 3 Mandorle
  • Pangrattato q.b.
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Preriscaldate il forno a 180°;

Tritare finemente la barbabietola, i fagioli e le mandorle con un coltello;

Aggiungere il pangrattato;

Impastare con le mani per compattare l’impasto;

Bagnate le mani e formate i burgher, con una forchetta fate i tipici segni degli hamburger;

Disponeteli sulla placca del forno rivestita di carta da forno e ungeteli leggermente;

infornateli per 20 minuti a 180° nel forno già caldo.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di perdita di appetito, alterazioni del gusto, fatigue, stipsi e costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: quest’alternativa vegetale di burgher fatti in casa è un buon piatto unico contenente cereali e legumi, completo di tutti gli aminoacidi essenziali. Ideale per chi non è abituato a consumare i legumi o per chi soffre di gonfiore intestinale. I legumi spezzati, infatti, sono privati dello strato esterno responsabile del gonfiore e dei fastidi intestinali che alcuni possono riscontrare. In caso di perdita dell’appetito, questa ricetta può risultare molto appetibile e un valido spuntino in caso di necessità. In caso di anemia, si consiglia di aggiungere all’impasto succo di limone al fine di incrementare la biodisponibilità del ferro non eme contenuto nei fagioli.

 

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Burgher di fagioli rossi barbabietola e mandorle

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 20‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 200 g di Barbabietola rossa cotta
  • 200 g di Fagioli rossi cotti
  • 3 Mandorle
  • Pangrattato q.b.
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Preriscaldate il forno a 180°;

Tritare finemente la barbabietola, i fagioli e le mandorle con un coltello;

Aggiungere il pangrattato;

Impastare con le mani per compattare l’impasto;

Bagnate le mani e formate i burgher, con una forchetta fate i tipici segni degli hamburger;

Disponeteli sulla placca del forno rivestita di carta da forno e ungeteli leggermente;

infornateli per 20 minuti a 180° nel forno già caldo.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di perdita di appetito, alterazioni del gusto, fatigue, stipsi e costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: quest’alternativa vegetale di burgher fatti in casa è un buon piatto unico contenente cereali e legumi, completo di tutti gli aminoacidi essenziali. Ideale per chi non è abituato a consumare i legumi o per chi soffre di gonfiore intestinale. I legumi spezzati, infatti, sono privati dello strato esterno responsabile del gonfiore e dei fastidi intestinali che alcuni possono riscontrare. In caso di perdita dell’appetito, questa ricetta può risultare molto appetibile e un valido spuntino in caso di necessità. In caso di anemia, si consiglia di aggiungere all’impasto succo di limone al fine di incrementare la biodisponibilità del ferro non eme contenuto nei fagioli.

 

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Piccoli Strudel di verdure invernali all’olio, zafferano e peperoncino

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Dairy free, Veggie

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 1 h

Difficoltà: Media

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 45 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 1 Rotolo di pasta brisè
  • 1 Cimette di Cavolfiore
  • 1 Cimette di Broccolo
  • 1 Patata piccola
  • 1 Fettina piccola di Zucca
  • Porro q.b.
  • 1 Peperoncino
  • 1 bustina di Zafferano
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Pulire e lavare tutte la verdura, in una padella mettere l’olio evo, il porro a rondelle, il peperoncino, lo zafferano e 3 cucchiai di acqua, mescolare;

Tagliare la patata a cubetti e così anche la zucca e metterla nella padella con il condimento;

Aggiungere dopo 5 minuti le cime del broccolo e del cavolfiore, cuocere per 10 minuti.

Lasciare intiepidire;

Accendere il forno, stendere con un matterello la pasta brisè dello spessore di qualche millimetro e ricavarne dei rettangoli di 20 cm per 10;

Disporre al centro di ogni rettangolo le verdure cotte e arrotolare su sé stessa la pasta;

Disporre gli strudel su una placca da forno e spennellarli con dell’olio;

Cuocerli per 45 minuti a 170°.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica (valutare la tolleranza in casi di meteorismo).

 

FBO per te: da consumare come pasto principale o come spezza- fame, questi strudel possono essere utilizzati per aumentare le calorie della giornata in caso di perdita di appetito. Presentano un buon contenuto di fibra mentre zafferano e peperoncino aiutano a ridurre l’utilizzo di sale rendendo comunque saporito il piatto.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su cavolfiore, broccolo, patata, zucca, porro, peperoncino, zafferano, olio EVO

Piccoli Strudel di verdure invernali all’olio, zafferano e peperoncino

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Dairy free, Veggie

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 1 h

Difficoltà: Media

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 45 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 1 Rotolo di pasta brisè
  • 1 Cimette di Cavolfiore
  • 1 Cimette di Broccolo
  • 1 Patata piccola
  • 1 Fettina piccola di Zucca
  • Porro q.b.
  • 1 Peperoncino
  • 1 bustina di Zafferano
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Pulire e lavare tutte la verdura, in una padella mettere l’olio evo, il porro a rondelle, il peperoncino, lo zafferano e 3 cucchiai di acqua, mescolare;

Tagliare la patata a cubetti e così anche la zucca e metterla nella padella con il condimento;

Aggiungere dopo 5 minuti le cime del broccolo e del cavolfiore, cuocere per 10 minuti.

Lasciare intiepidire;

Accendere il forno, stendere con un matterello la pasta brisè dello spessore di qualche millimetro e ricavarne dei rettangoli di 20 cm per 10;

Disporre al centro di ogni rettangolo le verdure cotte e arrotolare su sé stessa la pasta;

Disporre gli strudel su una placca da forno e spennellarli con dell’olio;

Cuocerli per 45 minuti a 170°.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica (valutare la tolleranza in casi di meteorismo).

 

FBO per te: da consumare come pasto principale o come spezza- fame, questi strudel possono essere utilizzati per aumentare le calorie della giornata in caso di perdita di appetito. Presentano un buon contenuto di fibra mentre zafferano e peperoncino aiutano a ridurre l’utilizzo di sale rendendo comunque saporito il piatto.

 

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Piccoli Strudel di verdure invernali all’olio, zafferano e peperoncino

 

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FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Dairy free, Veggie

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 1 h

Difficoltà: Media

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 45 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 1 Rotolo di pasta brisè
  • 1 Cimette di Cavolfiore
  • 1 Cimette di Broccolo
  • 1 Patata piccola
  • 1 Fettina piccola di Zucca
  • Porro q.b.
  • 1 Peperoncino
  • 1 bustina di Zafferano
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Pulire e lavare tutte la verdura, in una padella mettere l’olio evo, il porro a rondelle, il peperoncino, lo zafferano e 3 cucchiai di acqua, mescolare;

Tagliare la patata a cubetti e così anche la zucca e metterla nella padella con il condimento;

Aggiungere dopo 5 minuti le cime del broccolo e del cavolfiore, cuocere per 10 minuti.

Lasciare intiepidire;

Accendere il forno, stendere con un matterello la pasta brisè dello spessore di qualche millimetro e ricavarne dei rettangoli di 20 cm per 10;

Disporre al centro di ogni rettangolo le verdure cotte e arrotolare su sé stessa la pasta;

Disporre gli strudel su una placca da forno e spennellarli con dell’olio;

Cuocerli per 45 minuti a 170°.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica (valutare la tolleranza in casi di meteorismo).

 

FBO per te: da consumare come pasto principale o come spezza- fame, questi strudel possono essere utilizzati per aumentare le calorie della giornata in caso di perdita di appetito. Presentano un buon contenuto di fibra mentre zafferano e peperoncino aiutano a ridurre l’utilizzo di sale rendendo comunque saporito il piatto.

 

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Gestione della malnutrizione legata al cancro: un’indagine tra unità oncologiche italiane e associazioni di pazienti

Caccialanza R., Lobascio F., Cereda E., Aprile G. et al.

Cancer-related malnutrition management: A survey among Italian Oncology Units and Patients’ Associations

Current Problems in Cancer. 2020;44(5):100554.

 

Gli atteggiamenti nei confronti della malnutrizione correlata al cancro variano considerevolmente tra gli oncologi e il supporto nutrizionale spesso non viene gestito secondo le linee guida disponibili. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), la Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo (SINPE), la Federazione Italiana Organizzazioni Oncologiche Volontarie (FAVO) e il Gruppo di Lavoro Fondazione AIOM hanno condotto un’indagine nazionale web-based rivolta a tutt i referenti delle Unità Oncologiche Italiane e Associazioni Italiane Malati Di Cancro. L’obiettivo era quello di indagare l’attuale gestione della malnutrizione e le opinioni sulle cure nutrizionali tra oncologi e pazienti. Centosettanta (51,6%) delle 331 Unità Oncologiche Italiane iscritte e 75 (38,5%) delle 195 comunità locali FAVO hanno partecipato all’indagine. La valutazione nutrizionale e il supporto sono stati integrati nella cura del paziente dalla diagnosi per il 35% degli arbitri dell’Unità oncologica e il 15% degli associati FAVO. Secondo il 42% degli oncologi, la valutazione nutrizionale è stata effettuata solo dopo che i pazienti l’hanno richiesta, mentre non è stata eseguita affatto per il 45% degli associati FAVO. Quasi il 60% degli affiliati ai pazienti non era a conoscenza di riferimenti clinici per la gestione dell’alimentazione artificiale a casa. Tuttavia, per quasi tutti i soccorritori, la valutazione dello stato nutrizionale è stata considerata cruciale per prevedere la tolleranza al trattamento antitumorale. Sebbene la malnutrizione sia stata considerata un fattore limitante nei trattamenti oncologici sia dagli oncologi che dai pazienti, le pratiche di cura nutrizionale appaiono ancora in gran parte inappropriate. Gli atteggiamenti differiscono tra oncologi e pazienti, questi ultimi segnalano un quadro più insoddisfatto. Migliorare l’assistenza nutrizionale in oncologia rimane un compito impegnativo.

 

Abstract

Cancer-related malnutrition management: A survey among Italian Oncology Units and Patients’ Associations

Attitudes toward cancer-related malnutrition vary considerably among oncologists and nutritional support is often not handled according to the available guidelines. The Italian Association of Medical Oncology (AIOM), Italian Society of Artificial Nutrition and Metabolism (SINPE), Italian Federation of Volunteer-based Cancer Organizations (FAVO), and Fondazione AIOM Working Group conducted a national web-based survey addressed to all Italian Oncology Units referees and Italian Cancer Patients Associations. The aim was to investigate the current management of malnutrition and views on nutritional care among oncologists and patients. One hundred and seventy-one (51.6%) of the 331 registered Italian Oncology Units and 75 (38.5%) of the 195 FAVO local communities participated in the survey. Nutritional assessment and support were integrated into patient care from diagnosis for 35% of Oncology Unit referees and 15% of FAVO associates. According to 42% of oncologists, nutritional assessment was carried out only after patients requested it, while it was not performed at all for 45% of FAVO associates. Almost 60% of patient affiliates were not aware of clinical referrals for home artificial nutrition management. However, for almost all responders, the evaluation of nutritional status was considered crucial in predicting tolerance to anticancer treatment. Although malnutrition was considered a limiting factor in oncology treatments by both oncologists and patients, nutritional care practices still appear largely inappropriate. Attitudes differ between oncologists and patients, the latter reporting a more dissatisfied picture. Improving nutritional care in oncology remains a challenging task.

 

Link all’articolo originale: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32024589/

Macedonia di Yogurt al miele, zenzero fresco e frutta disidratata

 

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FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Veggie

Indice Glicemico: Alto

Tempo di Preparazione: 10’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura:

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 2 Yogurt al naturale
  • Zenzero fresco
  • 5 g Miele
  • Frutta mista disidratata

 

Procedimento

In una zuppiera mescolare lo yogurt, il miele, lo zenzero grattugiato e le frutta disidratata;

Riporre in frigorifero coperto per alleno 30 minuti prima di consumarlo.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, nausea, perdita di appetito, gonfiore addominale, secchezza della bocca, Gonfiore sottocutaneo/Edema, disfagia, stomatite.

 

FBO per te: lo yogurt è un alimento utilizzabile sia a colazione che come spuntino di cui ne esistono infinite varierà. Come sempre vi consigliamo di scegliere quelli senza zuccheri aggiunti e che abbiano nella lista degli ingredienti solo latte e fermenti lattici. Per quanto riguarda la frutta, è sempre meglio aggiungerla, sia fresca che disidrata, come nel caso di questa ricetta. Inoltre vi consigliamo di aggiungere le albicocche secche che risultano essere uno scrigno di micronutrienti come fibra, potassio, ferro e vitamina A. Lo zenzero fresco, inoltre, esercita un potente effetto anti-nausea.

 

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Crema di Mela con grani di mandorle e mirtilli al profumo di arancia

 

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Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 10 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 2 Mele
  • Grani di mirtilli e mandorle (si trovano diverse combinazioni in commercio di questo prodotto)
  • 1 Arancia
  • 5 g di Miele

 

Procedimento

Sbucciare e tagliare le mele a pezzi, cuocerle al forno per 10 minuti;

Ridurre le mele in purea con l’aiuto di una forchetta o con il mixer ad immersione;

Profumarle con l’arancia grattugiata e dolcificare con un cucchiaino di miele;

Aggiungere i grani di mirtilli e le mandorle, mescolare.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, gonfiore addominale, disfagia, fatigue, nausea, gonfiore addominale, stomatite.

 

FBO per te: le mele sono le protagoniste di questo spuntino, utile in caso di perdita di appetito e nausea. La presenza dell’arancia è ulteriormente utile in caso di alterazione del gusto, mentre mirtilli e mandorle aiutano ad incrementare le calorie della ricetta in quelle situazioni di perdita accentuata dell’appetito.

 

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Crema di Mela con grani di mandorle e mirtilli al profumo di arancia

 

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Riso rosso e quinoa al curry con mirepoix di verdure scottate, profumate al timo e limone

 

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FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 60 g Riso rosso (o anche bianco integrale) e Quinoa
  • 1/4 Carota
  • 1/4 Sedano
  • 1/4 Zucchina
  • 1/4 Peperone
  • 1 Cucchiaino di Curry
  • ½ Limone grattugiato e il succo
  • 1 Rametto di Timo
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Lavare e tagliare le verdure in piccoli pezzi (come dei puntini);

Ungere una padella con olio evo, unire il timo e le verdure ed aggiungere 2 cucchiai di acqua;

Cuocere per 5 minuti mescolando ogni tanto;

Mescolare le verdure al riso rosso e alla quinoa precedentemente cotti;

Aggiungere il curry durante la cottura e condire con il succo di limone e la sua scorza grattugiata, un goccio di olio evo e mescolare.

 

Consigli: preparare dell’olio evo aromatico ed usarlo all’occorrenza per intensificare il sapore della ricetta, o di altre preparazioni, si deve scaldare dell’olio evo con uno o più aromi a piacere (alloro, mentuccia, basilico, rosmarino) senza surriscaldarlo. Lasciarlo poi raffreddare e tenerlo a disposizione in un piccolo vaso di vetro se vi piaccio i sapori decisi aggiungete anche delle rondelle di porro, prima di versarlo nel vaso filtratelo.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: Un primo piatto a base di riso rosso, ricco in antocianine, pigmenti responsabili della sua colorazione, ed a base di quinoa. A differenza del riso bianco, il riso rosso presenta un maggior contenuto di fibre, vitamine e sali minerali. Al fine di preservare i suoi nutrienti si consiglia di cuocerlo per assorbimento, ovvero aggiungendo a poco a poco l’acqua di cottura senza scolarlo. Tale tipo di cottura è anche in grado di ridurre il suo indice glicemico.

La quinoa, invece, apporta al piatto un notevole contenuto proteico dove non è presente la frazione del glutine rendendola quindi un’ottima scelta per le persone celiache. È inoltre naturalmente ricca in fibra, vitamine del gruppo B, magnesio e ferro.

La presenza del limone all’interno della ricetta, fonte di vitamina C, garantisce l’assorbimento del ferro non eme contenuto all’interno della quinoa, mentre le spezie donano sapidità alla preparazione senza l’utilizzo del sale.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su riso, quinoa, sedano, zucchina, carota, peperone, curry, limone, timo, olio EVO,

Riso rosso e quinoa al curry con mirepoix di verdure scottate, profumate al timo e limone

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 60 g Riso rosso (o anche bianco integrale) e Quinoa
  • 1/4 Carota
  • 1/4 Sedano
  • 1/4 Zucchina
  • 1/4 Peperone
  • 1 Cucchiaino di Curry
  • ½ Limone grattugiato e il succo
  • 1 Rametto di Timo
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Lavare e tagliare le verdure in piccoli pezzi (come dei puntini);

Ungere una padella con olio evo, unire il timo e le verdure ed aggiungere 2 cucchiai di acqua;

Cuocere per 5 minuti mescolando ogni tanto;

Mescolare le verdure al riso rosso e alla quinoa precedentemente cotti;

Aggiungere il curry durante la cottura e condire con il succo di limone e la sua scorza grattugiata, un goccio di olio evo e mescolare.

 

Consigli: preparare dell’olio evo aromatico ed usarlo all’occorrenza per intensificare il sapore della ricetta, o di altre preparazioni, si deve scaldare dell’olio evo con uno o più aromi a piacere (alloro, mentuccia, basilico, rosmarino) senza surriscaldarlo. Lasciarlo poi raffreddare e tenerlo a disposizione in un piccolo vaso di vetro se vi piaccio i sapori decisi aggiungete anche delle rondelle di porro, prima di versarlo nel vaso filtratelo.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: Un primo piatto a base di riso rosso, ricco in antocianine, pigmenti responsabili della sua colorazione, ed a base di quinoa. A differenza del riso bianco, il riso rosso presenta un maggior contenuto di fibre, vitamine e sali minerali. Al fine di preservare i suoi nutrienti si consiglia di cuocerlo per assorbimento, ovvero aggiungendo a poco a poco l’acqua di cottura senza scolarlo. Tale tipo di cottura è anche in grado di ridurre il suo indice glicemico.

La quinoa, invece, apporta al piatto un notevole contenuto proteico dove non è presente la frazione del glutine rendendola quindi un’ottima scelta per le persone celiache. È inoltre naturalmente ricca in fibra, vitamine del gruppo B, magnesio e ferro.

La presenza del limone all’interno della ricetta, fonte di vitamina C, garantisce l’assorbimento del ferro non eme contenuto all’interno della quinoa, mentre le spezie donano sapidità alla preparazione senza l’utilizzo del sale.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su riso, quinoa, sedano, zucchina, carota, peperone, curry, limone, timo, olio EVO,

Riso rosso e quinoa al curry con mirepoix di verdure scottate, profumate al timo e limone

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 60 g Riso rosso (o anche bianco integrale) e Quinoa
  • 1/4 Carota
  • 1/4 Sedano
  • 1/4 Zucchina
  • 1/4 Peperone
  • 1 Cucchiaino di Curry
  • ½ Limone grattugiato e il succo
  • 1 Rametto di Timo
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Lavare e tagliare le verdure in piccoli pezzi (come dei puntini);

Ungere una padella con olio evo, unire il timo e le verdure ed aggiungere 2 cucchiai di acqua;

Cuocere per 5 minuti mescolando ogni tanto;

Mescolare le verdure al riso rosso e alla quinoa precedentemente cotti;

Aggiungere il curry durante la cottura e condire con il succo di limone e la sua scorza grattugiata, un goccio di olio evo e mescolare.

 

Consigli: preparare dell’olio evo aromatico ed usarlo all’occorrenza per intensificare il sapore della ricetta, o di altre preparazioni, si deve scaldare dell’olio evo con uno o più aromi a piacere (alloro, mentuccia, basilico, rosmarino) senza surriscaldarlo. Lasciarlo poi raffreddare e tenerlo a disposizione in un piccolo vaso di vetro se vi piaccio i sapori decisi aggiungete anche delle rondelle di porro, prima di versarlo nel vaso filtratelo.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: Un primo piatto a base di riso rosso, ricco in antocianine, pigmenti responsabili della sua colorazione, ed a base di quinoa. A differenza del riso bianco, il riso rosso presenta un maggior contenuto di fibre, vitamine e sali minerali. Al fine di preservare i suoi nutrienti si consiglia di cuocerlo per assorbimento, ovvero aggiungendo a poco a poco l’acqua di cottura senza scolarlo. Tale tipo di cottura è anche in grado di ridurre il suo indice glicemico.

La quinoa, invece, apporta al piatto un notevole contenuto proteico dove non è presente la frazione del glutine rendendola quindi un’ottima scelta per le persone celiache. È inoltre naturalmente ricca in fibra, vitamine del gruppo B, magnesio e ferro.

La presenza del limone all’interno della ricetta, fonte di vitamina C, garantisce l’assorbimento del ferro non eme contenuto all’interno della quinoa, mentre le spezie donano sapidità alla preparazione senza l’utilizzo del sale.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su riso, quinoa, sedano, zucchina, carota, peperone, curry, limone, timo, olio EVO,

Farinata di ceci

 

  Chef Melissa Savoini
  Ristorante Sapor       di…Vino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 3 persone

Tempo di cottura: 25’

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 3 persone)

  • (teglia da 28 cm circa)
  • 150 g di farina di ceci
  • 400 ml di acqua
  • 40 ml di olio di oliva extravergine
  • 1⁄2 cucchiaino di Rosmarino
  • Sale q.b

 

Procedimento

Mescolare la farina di ceci, poco alla volta, con l’acqua e il sale;

Togliere la schiuma che si formerà in superficie;

Lasciare il composto coperto (temperatura ambiente) per circa 2 ore girandolo di tanto in tanto;

Dopo circa 2 ore mescolarlo molto bene per amalgamare tutti gli ingredienti;

Versare il composto in una teglia (meglio se di alluminio, vaschette cuki) unta di olio;

Aggiungere il rosmarino e cuocere nella parte bassa del forno, ben caldo (230/250 ° per circa 10 minuti, poi abbassare la temperatura a 200 ° per altri 15 minuti (deve risultare ben dorata in superficie).

 

 

Effetti avversi delle terapie: alterazione del gusto, perdita di appetito, fatigue, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: La farinata di ceci è una ricetta storica Ligure. I ceci, così come tutti i legumi, sono da considerarsi proteine vegetali, molto ricchi in fibra, capace di ostacolare l’assorbimento del colesterolo. Per completare il piatto vi consigliamo di consumare la farinata con un contorno di verdure e una fetta di pane integrale, inoltre per aumentare maggiormente la biodisponibilità del ferro non eme contenuto nei ceci sarebbe opportuno consumare una fonte di vitamina C nello stesso pasto. Un esempio potrebbe essere tramite un frutto come kiwi o arancia, o in alternativa condire le verdure con del peperoncino fresco o del succo di limone.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su ceci, rosmarino, olio EVO

Farinata di ceci

 

  Chef Melissa Savoini
  Ristorante Sapor       di…Vino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 3 persone

Tempo di cottura: 25’

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 3 persone)

  • (teglia da 28 cm circa)
  • 150 g di farina di ceci
  • 400 ml di acqua
  • 40 ml di olio di oliva extravergine
  • 1⁄2 cucchiaino di Rosmarino
  • Sale q.b

 

Procedimento

Mescolare la farina di ceci, poco alla volta, con l’acqua e il sale;

Togliere la schiuma che si formerà in superficie;

Lasciare il composto coperto (temperatura ambiente) per circa 2 ore girandolo di tanto in tanto;

Dopo circa 2 ore mescolarlo molto bene per amalgamare tutti gli ingredienti;

Versare il composto in una teglia (meglio se di alluminio, vaschette cuki) unta di olio;

Aggiungere il rosmarino e cuocere nella parte bassa del forno, ben caldo (230/250 ° per circa 10 minuti, poi abbassare la temperatura a 200 ° per altri 15 minuti (deve risultare ben dorata in superficie).

 

 

Effetti avversi delle terapie: alterazione del gusto, perdita di appetito, fatigue, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: La farinata di ceci è una ricetta storica Ligure. I ceci, così come tutti i legumi, sono da considerarsi proteine vegetali, molto ricchi in fibra, capace di ostacolare l’assorbimento del colesterolo. Per completare il piatto vi consigliamo di consumare la farinata con un contorno di verdure e una fetta di pane integrale, inoltre per aumentare maggiormente la biodisponibilità del ferro non eme contenuto nei ceci sarebbe opportuno consumare una fonte di vitamina C nello stesso pasto. Un esempio potrebbe essere tramite un frutto come kiwi o arancia, o in alternativa condire le verdure con del peperoncino fresco o del succo di limone.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su ceci, rosmarino, olio EVO

Farinata di ceci

 

  Chef Melissa Savoini
  Ristorante Sapor       di…Vino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 3 persone

Tempo di cottura: 25’

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 3 persone)

  • (teglia da 28 cm circa)
  • 150 g di farina di ceci
  • 400 ml di acqua
  • 40 ml di olio di oliva extravergine
  • 1⁄2 cucchiaino di Rosmarino
  • Sale q.b

 

Procedimento

Mescolare la farina di ceci, poco alla volta, con l’acqua e il sale;

Togliere la schiuma che si formerà in superficie;

Lasciare il composto coperto (temperatura ambiente) per circa 2 ore girandolo di tanto in tanto;

Dopo circa 2 ore mescolarlo molto bene per amalgamare tutti gli ingredienti;

Versare il composto in una teglia (meglio se di alluminio, vaschette cuki) unta di olio;

Aggiungere il rosmarino e cuocere nella parte bassa del forno, ben caldo (230/250 ° per circa 10 minuti, poi abbassare la temperatura a 200 ° per altri 15 minuti (deve risultare ben dorata in superficie).

 

 

Effetti avversi delle terapie: alterazione del gusto, perdita di appetito, fatigue, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: La farinata di ceci è una ricetta storica Ligure. I ceci, così come tutti i legumi, sono da considerarsi proteine vegetali, molto ricchi in fibra, capace di ostacolare l’assorbimento del colesterolo. Per completare il piatto vi consigliamo di consumare la farinata con un contorno di verdure e una fetta di pane integrale, inoltre per aumentare maggiormente la biodisponibilità del ferro non eme contenuto nei ceci sarebbe opportuno consumare una fonte di vitamina C nello stesso pasto. Un esempio potrebbe essere tramite un frutto come kiwi o arancia, o in alternativa condire le verdure con del peperoncino fresco o del succo di limone.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su ceci, rosmarino, olio EVO

Riso Artemide

 

Chef Gianpiero Cravero,
Cravero Osteria Contemporanea

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 1h 20’. Si può cuocere il riso anche il giorno prima, per ridurre il tempo di preparazione.

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 60 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 300 g Riso Artemide Integrale
  • 1 costa di Sedano
  • 1 Zucchina piccola, indicata la Trombetta
  • ¼ di Cavolfiore
  • 1 Finocchio
  • 1 Cipolla rossa
  • 12 Peperoncini dolci in base alle dimensioni. Alternativa peperone rosso o giallo
  • Un ciuffo di Germogli
  • 100 g Ceci neri
  • 50 cl Olio di semi di lino
  • 2/3 cucchiai Aceto di vino

 

Procedimento

Lessare il riso in acqua con pochissimo sale per 60 minuti, scolarlo senza buttare il liquido di cottura e soprattutto non risciacquare, per non privarlo dei suoi valori nutrizionali e gli antociani presenti. Distendere su un vassoio e lasciar intiepidire;

Il liquido di cottura va conservato e lo si potrà riutilizzare per preparare risotti (al posto del brodo);

Tagliare gli ortaggi a fettine, condirli con poco sale, olio di semi di lino e poco aceto. Lasciar marinare una decina di minuti;

Condire il riso tiepido con qualche cucchiaio del liquido di cottura, il liquido di marinatura delle verdure e metterlo su un piatto di portata. Completare con gli ortaggi, i peperoncini e i ceci neri.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: La varietà Artemide è un riso integrale nero che deriva dall’incrocio tra il riso Venere ed un riso di tipo Indica. Ha un contenuto molto alto di ferro, silicio, antocianine e fibra. Quest’ultima riesce a tenere a bada l’indice glicemico a differenza del più tradizionale riso bianco. Mentre per quanto riguarda le antocianine sono i pigmenti che colorano le diverse varietà di riso e sono molto studiate per il loro possibile ruolo nel tenere a freno i geni dell’invecchiamento.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su risosedano, zucchina, cavolfiore, finocchio, cipolla, peperoncini, peperoni, ceci, olio di semi di lino, aceto

Riso Artemide

 

Chef Gianpiero Cravero,
Cravero Osteria Contemporanea

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 1h 20’. Si può cuocere il riso anche il giorno prima, per ridurre il tempo di preparazione.

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 60 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 300 g Riso Artemide Integrale
  • 1 costa di Sedano
  • 1 Zucchina piccola, indicata la Trombetta
  • ¼ di Cavolfiore
  • 1 Finocchio
  • 1 Cipolla rossa
  • 12 Peperoncini dolci in base alle dimensioni. Alternativa peperone rosso o giallo
  • Un ciuffo di Germogli
  • 100 g Ceci neri
  • 50 cl Olio di semi di lino
  • 2/3 cucchiai Aceto di vino

 

Procedimento

Lessare il riso in acqua con pochissimo sale per 60 minuti, scolarlo senza buttare il liquido di cottura e soprattutto non risciacquare, per non privarlo dei suoi valori nutrizionali e gli antociani presenti. Distendere su un vassoio e lasciar intiepidire;

Il liquido di cottura va conservato e lo si potrà riutilizzare per preparare risotti (al posto del brodo);

Tagliare gli ortaggi a fettine, condirli con poco sale, olio di semi di lino e poco aceto. Lasciar marinare una decina di minuti;

Condire il riso tiepido con qualche cucchiaio del liquido di cottura, il liquido di marinatura delle verdure e metterlo su un piatto di portata. Completare con gli ortaggi, i peperoncini e i ceci neri.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: La varietà Artemide è un riso integrale nero che deriva dall’incrocio tra il riso Venere ed un riso di tipo Indica. Ha un contenuto molto alto di ferro, silicio, antocianine e fibra. Quest’ultima riesce a tenere a bada l’indice glicemico a differenza del più tradizionale riso bianco. Mentre per quanto riguarda le antocianine sono i pigmenti che colorano le diverse varietà di riso e sono molto studiate per il loro possibile ruolo nel tenere a freno i geni dell’invecchiamento.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su risosedano, zucchina, cavolfiore, finocchio, cipolla, peperoncini, peperoni, ceci, olio di semi di lino, aceto

Riso Artemide

 

Chef Gianpiero Cravero,
Cravero Osteria Contemporanea

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 1h 20’. Si può cuocere il riso anche il giorno prima, per ridurre il tempo di preparazione.

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 60 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 300 g Riso Artemide Integrale
  • 1 costa di Sedano
  • 1 Zucchina piccola, indicata la Trombetta
  • ¼ di Cavolfiore
  • 1 Finocchio
  • 1 Cipolla rossa
  • 12 Peperoncini dolci in base alle dimensioni. Alternativa peperone rosso o giallo
  • Un ciuffo di Germogli
  • 100 g Ceci neri
  • 50 cl Olio di semi di lino
  • 2/3 cucchiai Aceto di vino

 

Procedimento

Lessare il riso in acqua con pochissimo sale per 60 minuti, scolarlo senza buttare il liquido di cottura e soprattutto non risciacquare, per non privarlo dei suoi valori nutrizionali e gli antociani presenti. Distendere su un vassoio e lasciar intiepidire;

Il liquido di cottura va conservato e lo si potrà riutilizzare per preparare risotti (al posto del brodo);

Tagliare gli ortaggi a fettine, condirli con poco sale, olio di semi di lino e poco aceto. Lasciar marinare una decina di minuti;

Condire il riso tiepido con qualche cucchiaio del liquido di cottura, il liquido di marinatura delle verdure e metterlo su un piatto di portata. Completare con gli ortaggi, i peperoncini e i ceci neri.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: La varietà Artemide è un riso integrale nero che deriva dall’incrocio tra il riso Venere ed un riso di tipo Indica. Ha un contenuto molto alto di ferro, silicio, antocianine e fibra. Quest’ultima riesce a tenere a bada l’indice glicemico a differenza del più tradizionale riso bianco. Mentre per quanto riguarda le antocianine sono i pigmenti che colorano le diverse varietà di riso e sono molto studiate per il loro possibile ruolo nel tenere a freno i geni dell’invecchiamento.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su risosedano, zucchina, cavolfiore, finocchio, cipolla, peperoncini, peperoni, ceci, olio di semi di lino, aceto

Polpette di patate e rosmarino con carne di cavallo in crosta di cracker integrali cotta al forno

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

 

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Media

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 20 ‘

Costo: €€

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 Patata lessata
  • 80 g di Trito di Carne di Cavallo
  • 1 Pacchetto di Cracker sbriciolati
  • Rosmarino q.b
  • Un pizzico di Sale
  • 1 Cucchiaino di Parmigiano

 

Procedimento

Tritare finemente il rosmarino unendolo alla patata lessa schiacciata, aggiungere il parmigiano, la carne e mescolare;

Confezionare delle polpette con le mani della grandezza di una noce passandole poi nei cracker sbriciolati facendo aderire bene le briciole;

Disporre le polpette sulla carta da forno, ungere con poco olio evo;

Infornare 20 minuti a 180°.

 

Consigli: se avete il pane integrale o del pane di grani antichi potete sostituirlo ai cracker, entrambi possono venire aromatizzati con la buccia di agrumi grattugiati.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di perdita di appetito, “anemia”, fatigue, gonfiore addominale.

 

FBO per te: Questa ricetta permette di consumare una buona quantità di carne rossa tramite una preparazione molto particolare. La carne di cavallo, molto ricca in ferro e vitamina B12, può essere utile in tutti quei casi di anemia post terapia. Vi consigliamo di inserire all’interno del pasto una fonte di vitamina C come il limone, il peperoncino fresco, arance o kiwi, per incrementare ulteriormente la biodisponibilità del ferro.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su patata, carne, cracker, rosmarino, parmigiano

Polpette di patate e rosmarino con carne di cavallo in crosta di cracker integrali cotta al forno

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

 

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Media

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 20 ‘

Costo: €€

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 Patata lessata
  • 80 g di Trito di Carne di Cavallo
  • 1 Pacchetto di Cracker sbriciolati
  • Rosmarino q.b
  • Un pizzico di Sale
  • 1 Cucchiaino di Parmigiano

 

Procedimento

Tritare finemente il rosmarino unendolo alla patata lessa schiacciata, aggiungere il parmigiano, la carne e mescolare;

Confezionare delle polpette con le mani della grandezza di una noce passandole poi nei cracker sbriciolati facendo aderire bene le briciole;

Disporre le polpette sulla carta da forno, ungere con poco olio evo;

Infornare 20 minuti a 180°.

 

Consigli: se avete il pane integrale o del pane di grani antichi potete sostituirlo ai cracker, entrambi possono venire aromatizzati con la buccia di agrumi grattugiati.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di perdita di appetito, “anemia”, fatigue, gonfiore addominale.

 

FBO per te: Questa ricetta permette di consumare una buona quantità di carne rossa tramite una preparazione molto particolare. La carne di cavallo, molto ricca in ferro e vitamina B12, può essere utile in tutti quei casi di anemia post terapia. Vi consigliamo di inserire all’interno del pasto una fonte di vitamina C come il limone, il peperoncino fresco, arance o kiwi, per incrementare ulteriormente la biodisponibilità del ferro.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su patata, carne, cracker, rosmarino, parmigiano

Polpette di patate e rosmarino con carne di cavallo in crosta di cracker integrali cotta al forno

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

 

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Media

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 20 ‘

Costo: €€

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 Patata lessata
  • 80 g di Trito di Carne di Cavallo
  • 1 Pacchetto di Cracker sbriciolati
  • Rosmarino q.b
  • Un pizzico di Sale
  • 1 Cucchiaino di Parmigiano

 

Procedimento

Tritare finemente il rosmarino unendolo alla patata lessa schiacciata, aggiungere il parmigiano, la carne e mescolare;

Confezionare delle polpette con le mani della grandezza di una noce passandole poi nei cracker sbriciolati facendo aderire bene le briciole;

Disporre le polpette sulla carta da forno, ungere con poco olio evo;

Infornare 20 minuti a 180°.

 

Consigli: se avete il pane integrale o del pane di grani antichi potete sostituirlo ai cracker, entrambi possono venire aromatizzati con la buccia di agrumi grattugiati.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di perdita di appetito, “anemia”, fatigue, gonfiore addominale.

 

FBO per te: Questa ricetta permette di consumare una buona quantità di carne rossa tramite una preparazione molto particolare. La carne di cavallo, molto ricca in ferro e vitamina B12, può essere utile in tutti quei casi di anemia post terapia. Vi consigliamo di inserire all’interno del pasto una fonte di vitamina C come il limone, il peperoncino fresco, arance o kiwi, per incrementare ulteriormente la biodisponibilità del ferro.

 

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Minestra tiepida di fagioli, patate e cozze con fettuccine di seppia

 

Chef Gianpiero Cravero,
Cravero Osteria Contemporanea

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 1h 40’

Difficoltà: Media

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 1 h

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 500 g di fagioli borlotti freschi (o secchi e reidratati per una notte in acqua)
  • 1 kg di Cozze
  • 1 Cipolla
  • 1 Cipollotto
  • 1 Carota
  • 1 Costa di sedano
  • 1 Cucchiaio di passata di pomodoro
  • 2 Patate di media grandezza
  • 4 Seppie medie
  • 2 Cucchiai di pesto al basilico
  • Alloro qb
  • Rosmarino qb

 

Procedimento

Fare un soffritto di cipolla, sedano e carote finemente tritati, uno spicchio di aglio, un rametto di rosmarino, una foglia di alloro. Versare i fagioli, la passata di pomodoro, coprire con acqua e cuocere per un’ora o più, fino a che i fagioli siano morbidi. Togliere dal fuoco, versare su una teglia larga e capiente per fermare la cottura ed evitare che i fagioli di sfaldino;

Aprire le cozze in soffritto di olio e cipolla;

Sgusciarle completamente;

In un padellino rosolare le patate precedentemente tagliate a cubetti, bagnarle con l’acqua delle cozze e cuocere 5 minuti;

Lessare le seppie in acqua non salata per mezzora. Lasciar raffreddare, scolarle e tagliarle a striscioline (fettuccine) e condirle con olio e pesto;

Quando la minestra di fagioli sarà intiepidita, metterla in una ciotola capiente, aggiungere l’intingolo di patate e impiattare. Decorare con le fettuccine di seppia, una foglia di basilico e le cozze sgusciate. A piacere un filo di olio Evo o una bruschetta olio, aglio e peperoncino.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, anemia.

 

FBO per te: Una minestra che rispecchia interamente la Dieta Mediterranea. Tra i protagonisti di questa ricetta troviamo i fagioli borlotti freschi, ricchi in fibra e fosforo. Le cozze e le seppie, invece, appartengono alla categoria dei molluschi e presentano una percentuale inferiore rispetto ad altri pesci di proteine, ma presentano una buona concentrazione di acidi grassi a lunga catena omega-3, essenziali per il corretto sviluppo del sistema celebrale e per la protezione di cuore e arterie. La presenza sia delle cozze che delle seppie, naturalmente ricche in sodio, permette inoltre di non aggiungere ulteriore sale alla preparazione, ma di insaporire semplicemente con verdure, rosmarino ed alloro. Anche il contenuto di ferro della ricetta è buono, per questo vi consigliamo di aggiungere anche un pochino di succo di limone alla preparazione o di terminare il pasto con un kiwi o un’arancia. In caso di infiammazione intestinale omettere i fagioli o optare per un altro tipo di ricetta priva di scorie.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su fagioli, cozze, cipollotto, carota, sedanocipolla, passata di pomodoro, patate, seppie, basilico, alloro, rosmarino

Minestra tiepida di fagioli, patate e cozze con fettuccine di seppia

 

Chef Gianpiero Cravero,
Cravero Osteria Contemporanea

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 1h 40’

Difficoltà: Media

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 1 h

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 500 g di fagioli borlotti freschi (o secchi e reidratati per una notte in acqua)
  • 1 kg di Cozze
  • 1 Cipolla
  • 1 Cipollotto
  • 1 Carota
  • 1 Costa di sedano
  • 1 Cucchiaio di passata di pomodoro
  • 2 Patate di media grandezza
  • 4 Seppie medie
  • 2 Cucchiai di pesto al basilico
  • Alloro qb
  • Rosmarino qb

 

Procedimento

Fare un soffritto di cipolla, sedano e carote finemente tritati, uno spicchio di aglio, un rametto di rosmarino, una foglia di alloro. Versare i fagioli, la passata di pomodoro, coprire con acqua e cuocere per un’ora o più, fino a che i fagioli siano morbidi. Togliere dal fuoco, versare su una teglia larga e capiente per fermare la cottura ed evitare che i fagioli di sfaldino;

Aprire le cozze in soffritto di olio e cipolla;

Sgusciarle completamente;

In un padellino rosolare le patate precedentemente tagliate a cubetti, bagnarle con l’acqua delle cozze e cuocere 5 minuti;

Lessare le seppie in acqua non salata per mezzora. Lasciar raffreddare, scolarle e tagliarle a striscioline (fettuccine) e condirle con olio e pesto;

Quando la minestra di fagioli sarà intiepidita, metterla in una ciotola capiente, aggiungere l’intingolo di patate e impiattare. Decorare con le fettuccine di seppia, una foglia di basilico e le cozze sgusciate. A piacere un filo di olio Evo o una bruschetta olio, aglio e peperoncino.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, anemia.

 

FBO per te: Una minestra che rispecchia interamente la Dieta Mediterranea. Tra i protagonisti di questa ricetta troviamo i fagioli borlotti freschi, ricchi in fibra e fosforo. Le cozze e le seppie, invece, appartengono alla categoria dei molluschi e presentano una percentuale inferiore rispetto ad altri pesci di proteine, ma presentano una buona concentrazione di acidi grassi a lunga catena omega-3, essenziali per il corretto sviluppo del sistema celebrale e per la protezione di cuore e arterie. La presenza sia delle cozze che delle seppie, naturalmente ricche in sodio, permette inoltre di non aggiungere ulteriore sale alla preparazione, ma di insaporire semplicemente con verdure, rosmarino ed alloro. Anche il contenuto di ferro della ricetta è buono, per questo vi consigliamo di aggiungere anche un pochino di succo di limone alla preparazione o di terminare il pasto con un kiwi o un’arancia. In caso di infiammazione intestinale omettere i fagioli o optare per un altro tipo di ricetta priva di scorie.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su fagioli, cozze, cipollotto, carota, sedanocipolla, passata di pomodoro, patate, seppie, basilico, alloro, rosmarino

Petto di pollo in Agresto

 

Chef Federico Malinverno
Caffè La Crepa

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 20’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona (se possibile ridurre le dosi a max 2 persone)

Tempo di cottura: 5’

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 100 g Petto di pollo a fette (battute) – ottimo anche con petti di tacchino o faraona
  • Olio Extra Vergine d’Oliva q.b
  • 4 foglie di Menta
  • 4 Pistilli di Zafferano
  • 10 pinoli tostati
  • 6 Acini d’uva fresca (preferibilmente bianca)
  • 30 g di insalata fresca
  • Sale e Pepe q.b (giusto un pizzico)
  • Aceto balsamico tradizionale q.b

 

Procedimento

Scaldare una pentola/piastra antiaderente (possibilmente rigata);

Scottare su entrambi i lati le fettine di petto di pollo fino ad ottenere una cottura omogenea anche al centro;

Tagliare i petti di pollo cotti in listarelle (straccetti);

In una zuppiera mettere l’olio XV d’oliva e i pistilli di zafferano. Mescolare bene fintanto che l’olio si insaporisca e si colori;

Aggiungere poche gocce di aceto balsamico, un pizzico di sale e di pepe, mescolare;

A questo punto mettere nella zuppiera anche l’insalata, le foglie di menta (piegate e tagliate in piccole liste), i pinoli tostati e gli acini d’uva freschi precedentemente tagliati a metà e denocciolati;

Condire bene il tutto e aggiungere le listarelle di pollo cotte;

Servire e consumare tiepido (bene anche se freddo).

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, fatigue, anemia.

 

FBO per te: In questa ricetta troviamo il pollo, una tipologia di carne bianca ricca in proteine e povera di grassi saturi. A livello di micronutrienti, il pollo è ricco di zinco, potassio e selenio, mentre per quanto riguarda le proteine, quelle più rappresentate sono quelle del gruppo B. Per completare il piatto è necessario integrare una porzione di verdure di stagione e una quota di carboidrati. La percentuale proteica è di fondamentale importanza nell’alimentazione del paziente oncologico al fine di preservare la massa muscolare e prevenire casi di sarcopenia e cachessia.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su pollo, tacchino, faraona, menta, zafferano, pinoli, uva, insalata, aceto, olio EVO, pepe

Petto di pollo in Agresto

 

Chef Federico Malinverno
Caffè La Crepa

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 20’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona (se possibile ridurre le dosi a max 2 persone)

Tempo di cottura: 5’

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 100 g Petto di pollo a fette (battute) – ottimo anche con petti di tacchino o faraona
  • Olio Extra Vergine d’Oliva q.b
  • 4 foglie di Menta
  • 4 Pistilli di Zafferano
  • 10 pinoli tostati
  • 6 Acini d’uva fresca (preferibilmente bianca)
  • 30 g di insalata fresca
  • Sale e Pepe q.b (giusto un pizzico)
  • Aceto balsamico tradizionale q.b

 

Procedimento

Scaldare una pentola/piastra antiaderente (possibilmente rigata);

Scottare su entrambi i lati le fettine di petto di pollo fino ad ottenere una cottura omogenea anche al centro;

Tagliare i petti di pollo cotti in listarelle (straccetti);

In una zuppiera mettere l’olio XV d’oliva e i pistilli di zafferano. Mescolare bene fintanto che l’olio si insaporisca e si colori;

Aggiungere poche gocce di aceto balsamico, un pizzico di sale e di pepe, mescolare;

A questo punto mettere nella zuppiera anche l’insalata, le foglie di menta (piegate e tagliate in piccole liste), i pinoli tostati e gli acini d’uva freschi precedentemente tagliati a metà e denocciolati;

Condire bene il tutto e aggiungere le listarelle di pollo cotte;

Servire e consumare tiepido (bene anche se freddo).

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, fatigue, anemia.

 

FBO per te: In questa ricetta troviamo il pollo, una tipologia di carne bianca ricca in proteine e povera di grassi saturi. A livello di micronutrienti, il pollo è ricco di zinco, potassio e selenio, mentre per quanto riguarda le proteine, quelle più rappresentate sono quelle del gruppo B. Per completare il piatto è necessario integrare una porzione di verdure di stagione e una quota di carboidrati. La percentuale proteica è di fondamentale importanza nell’alimentazione del paziente oncologico al fine di preservare la massa muscolare e prevenire casi di sarcopenia e cachessia.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su pollo, tacchino, faraona, menta, zafferano, pinoli, uva, insalata, aceto, olio EVO, pepe

Petto di pollo in Agresto

 

Chef Federico Malinverno
Caffè La Crepa

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 20’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona (se possibile ridurre le dosi a max 2 persone)

Tempo di cottura: 5’

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 100 g Petto di pollo a fette (battute) – ottimo anche con petti di tacchino o faraona
  • Olio Extra Vergine d’Oliva q.b
  • 4 foglie di Menta
  • 4 Pistilli di Zafferano
  • 10 pinoli tostati
  • 6 Acini d’uva fresca (preferibilmente bianca)
  • 30 g di insalata fresca
  • Sale e Pepe q.b (giusto un pizzico)
  • Aceto balsamico tradizionale q.b

 

Procedimento

Scaldare una pentola/piastra antiaderente (possibilmente rigata);

Scottare su entrambi i lati le fettine di petto di pollo fino ad ottenere una cottura omogenea anche al centro;

Tagliare i petti di pollo cotti in listarelle (straccetti);

In una zuppiera mettere l’olio XV d’oliva e i pistilli di zafferano. Mescolare bene fintanto che l’olio si insaporisca e si colori;

Aggiungere poche gocce di aceto balsamico, un pizzico di sale e di pepe, mescolare;

A questo punto mettere nella zuppiera anche l’insalata, le foglie di menta (piegate e tagliate in piccole liste), i pinoli tostati e gli acini d’uva freschi precedentemente tagliati a metà e denocciolati;

Condire bene il tutto e aggiungere le listarelle di pollo cotte;

Servire e consumare tiepido (bene anche se freddo).

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, fatigue, anemia.

 

FBO per te: In questa ricetta troviamo il pollo, una tipologia di carne bianca ricca in proteine e povera di grassi saturi. A livello di micronutrienti, il pollo è ricco di zinco, potassio e selenio, mentre per quanto riguarda le proteine, quelle più rappresentate sono quelle del gruppo B. Per completare il piatto è necessario integrare una porzione di verdure di stagione e una quota di carboidrati. La percentuale proteica è di fondamentale importanza nell’alimentazione del paziente oncologico al fine di preservare la massa muscolare e prevenire casi di sarcopenia e cachessia.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su pollo, tacchino, faraona, menta, zafferano, pinoli, uva, insalata, aceto, olio EVO, pepe

Hummus di sedano rapa alla curcuma con crudité di Verdure

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • ½ Sedano rapa
  • 1 Gambo di sedano
  • 3 Foglie di insalata belga
  • 1 Carota
  • 1 Finocchio
  • 2 Ravanelli
  • (altre verdure a piacere)
  • Curcuma in polvere q.b.
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Sbucciare il sedano rapa, lavarlo e tagliarlo a pezzetti;

Portare a bollore dell’acqua dove cuocere il sedano rapa per 15 minuti circa;

Lavare e tagliare le verdure a bastoncino;

Quando il sedano rapa risulta morbido trasferirlo ancora caldo nel frullatore, aggiungere la curcuma e frullare;

Trasferire il composto in una ciotola lasciare intiepidire;

Distribuire le verdure aggiungendo alla fine un goccio di olio extravergine d’oliva.

 

Consigli: se avete poco tempo a disposizione potete pulire le verdure con anticipo e conservarle chiuse un sacchetto in frigorifero già pronte per l’uso. Se preferite, potete aggiungere anche dei semi di lino nella preparazione.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, secchezza della bocca gonfiore sottocutaneo/edema, disfagia, stomatite.

 

FBO per te: il sedano, ricco in folati e vitamina C, è una verdura molto spesso utilizzata negli spuntini spezza-fame, per il suo elevato potere saziante.  Questa variante di hummus può essere ideale nel caso di una perdita importante di appetito ed utilizzabile anche come spuntino post terapia. Grazie alla sua consistenza e al suo potere dissetante può anche dare giovamento in caso di secchezza della bocca.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sedano, insalata, carota, finocchio, ravanelli, curcuma, olio EVO,

Hummus di sedano rapa alla curcuma con crudité di Verdure

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • ½ Sedano rapa
  • 1 Gambo di sedano
  • 3 Foglie di insalata belga
  • 1 Carota
  • 1 Finocchio
  • 2 Ravanelli
  • (altre verdure a piacere)
  • Curcuma in polvere q.b.
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Sbucciare il sedano rapa, lavarlo e tagliarlo a pezzetti;

Portare a bollore dell’acqua dove cuocere il sedano rapa per 15 minuti circa;

Lavare e tagliare le verdure a bastoncino;

Quando il sedano rapa risulta morbido trasferirlo ancora caldo nel frullatore, aggiungere la curcuma e frullare;

Trasferire il composto in una ciotola lasciare intiepidire;

Distribuire le verdure aggiungendo alla fine un goccio di olio extravergine d’oliva.

 

Consigli: se avete poco tempo a disposizione potete pulire le verdure con anticipo e conservarle chiuse un sacchetto in frigorifero già pronte per l’uso. Se preferite, potete aggiungere anche dei semi di lino nella preparazione.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, secchezza della bocca gonfiore sottocutaneo/edema, disfagia, stomatite.

 

FBO per te: il sedano, ricco in folati e vitamina C, è una verdura molto spesso utilizzata negli spuntini spezza-fame, per il suo elevato potere saziante.  Questa variante di hummus può essere ideale nel caso di una perdita importante di appetito ed utilizzabile anche come spuntino post terapia. Grazie alla sua consistenza e al suo potere dissetante può anche dare giovamento in caso di secchezza della bocca.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sedano, insalata, carota, finocchio, ravanelli, curcuma, olio EVO,

Hummus di sedano rapa alla curcuma con crudité di Verdure

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • ½ Sedano rapa
  • 1 Gambo di sedano
  • 3 Foglie di insalata belga
  • 1 Carota
  • 1 Finocchio
  • 2 Ravanelli
  • (altre verdure a piacere)
  • Curcuma in polvere q.b.
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Sbucciare il sedano rapa, lavarlo e tagliarlo a pezzetti;

Portare a bollore dell’acqua dove cuocere il sedano rapa per 15 minuti circa;

Lavare e tagliare le verdure a bastoncino;

Quando il sedano rapa risulta morbido trasferirlo ancora caldo nel frullatore, aggiungere la curcuma e frullare;

Trasferire il composto in una ciotola lasciare intiepidire;

Distribuire le verdure aggiungendo alla fine un goccio di olio extravergine d’oliva.

 

Consigli: se avete poco tempo a disposizione potete pulire le verdure con anticipo e conservarle chiuse un sacchetto in frigorifero già pronte per l’uso. Se preferite, potete aggiungere anche dei semi di lino nella preparazione.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, secchezza della bocca gonfiore sottocutaneo/edema, disfagia, stomatite.

 

FBO per te: il sedano, ricco in folati e vitamina C, è una verdura molto spesso utilizzata negli spuntini spezza-fame, per il suo elevato potere saziante.  Questa variante di hummus può essere ideale nel caso di una perdita importante di appetito ed utilizzabile anche come spuntino post terapia. Grazie alla sua consistenza e al suo potere dissetante può anche dare giovamento in caso di secchezza della bocca.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sedano, insalata, carota, finocchio, ravanelli, curcuma, olio EVO,

Hummus di sedano rapa alla curcuma con crudité di Verdure

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • ½ Sedano rapa
  • 1 Gambo di sedano
  • 3 Foglie di insalata belga
  • 1 Carota
  • 1 Finocchio
  • 2 Ravanelli
  • (altre verdure a piacere)
  • Curcuma in polvere q.b.
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Sbucciare il sedano rapa, lavarlo e tagliarlo a pezzetti;

Portare a bollore dell’acqua dove cuocere il sedano rapa per 15 minuti circa;

Lavare e tagliare le verdure a bastoncino;

Quando il sedano rapa risulta morbido trasferirlo ancora caldo nel frullatore, aggiungere la curcuma e frullare;

Trasferire il composto in una ciotola lasciare intiepidire;

Distribuire le verdure aggiungendo alla fine un goccio di olio extravergine d’oliva.

 

Consigli: se avete poco tempo a disposizione potete pulire le verdure con anticipo e conservarle chiuse un sacchetto in frigorifero già pronte per l’uso. Se preferite, potete aggiungere anche dei semi di lino nella preparazione.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, secchezza della bocca gonfiore sottocutaneo/edema, disfagia, stomatite.

 

FBO per te: il sedano, ricco in folati e vitamina C, è una verdura molto spesso utilizzata negli spuntini spezza-fame, per il suo elevato potere saziante.  Questa variante di hummus può essere ideale nel caso di una perdita importante di appetito ed utilizzabile anche come spuntino post terapia. Grazie alla sua consistenza e al suo potere dissetante può anche dare giovamento in caso di secchezza della bocca.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sedano, insalata, carota, finocchio, ravanelli, curcuma, olio EVO,

Hummus di sedano rapa alla curcuma con crudité di Verdure

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • ½ Sedano rapa
  • 1 Gambo di sedano
  • 3 Foglie di insalata belga
  • 1 Carota
  • 1 Finocchio
  • 2 Ravanelli
  • (altre verdure a piacere)
  • Curcuma in polvere q.b.
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Sbucciare il sedano rapa, lavarlo e tagliarlo a pezzetti;

Portare a bollore dell’acqua dove cuocere il sedano rapa per 15 minuti circa;

Lavare e tagliare le verdure a bastoncino;

Quando il sedano rapa risulta morbido trasferirlo ancora caldo nel frullatore, aggiungere la curcuma e frullare;

Trasferire il composto in una ciotola lasciare intiepidire;

Distribuire le verdure aggiungendo alla fine un goccio di olio extravergine d’oliva.

 

Consigli: se avete poco tempo a disposizione potete pulire le verdure con anticipo e conservarle chiuse un sacchetto in frigorifero già pronte per l’uso. Se preferite, potete aggiungere anche dei semi di lino nella preparazione.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, secchezza della bocca gonfiore sottocutaneo/edema, disfagia, stomatite.

 

FBO per te: il sedano, ricco in folati e vitamina C, è una verdura molto spesso utilizzata negli spuntini spezza-fame, per il suo elevato potere saziante.  Questa variante di hummus può essere ideale nel caso di una perdita importante di appetito ed utilizzabile anche come spuntino post terapia. Grazie alla sua consistenza e al suo potere dissetante può anche dare giovamento in caso di secchezza della bocca.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sedano, insalata, carota, finocchio, ravanelli, curcuma, olio EVO,

Hummus di sedano rapa alla curcuma con crudité di Verdure

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • ½ Sedano rapa
  • 1 Gambo di sedano
  • 3 Foglie di insalata belga
  • 1 Carota
  • 1 Finocchio
  • 2 Ravanelli
  • (altre verdure a piacere)
  • Curcuma in polvere q.b.
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Sbucciare il sedano rapa, lavarlo e tagliarlo a pezzetti;

Portare a bollore dell’acqua dove cuocere il sedano rapa per 15 minuti circa;

Lavare e tagliare le verdure a bastoncino;

Quando il sedano rapa risulta morbido trasferirlo ancora caldo nel frullatore, aggiungere la curcuma e frullare;

Trasferire il composto in una ciotola lasciare intiepidire;

Distribuire le verdure aggiungendo alla fine un goccio di olio extravergine d’oliva.

 

Consigli: se avete poco tempo a disposizione potete pulire le verdure con anticipo e conservarle chiuse un sacchetto in frigorifero già pronte per l’uso. Se preferite, potete aggiungere anche dei semi di lino nella preparazione.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, secchezza della bocca gonfiore sottocutaneo/edema, disfagia, stomatite.

 

FBO per te: il sedano, ricco in folati e vitamina C, è una verdura molto spesso utilizzata negli spuntini spezza-fame, per il suo elevato potere saziante.  Questa variante di hummus può essere ideale nel caso di una perdita importante di appetito ed utilizzabile anche come spuntino post terapia. Grazie alla sua consistenza e al suo potere dissetante può anche dare giovamento in caso di secchezza della bocca.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sedano, insalata, carota, finocchio, ravanelli, curcuma, olio EVO,

Ravioli con Scarola, Taleggio, Pomodorino e Noci di Sorrento

 

Chef Mimmo De Gregorio, Osteria Lo Stuzzichino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Veggie

Indice Glicemico: Alto

Tempo di Preparazione: 40’

Difficoltà: Alta

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 3 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

Per la pasta

  • 1 Kg di Farina Semola Integrale rimacinata
  • 2 uova intere
  • 100 ml di latte
  • Sale q.b.

 

Per il ripieno

  • 600 g di scarola bollita (pulita)
  • 300 g di taleggio
  • 150 g di trccia fresca (o fiordilatte)
  • 1 uovo intero
  • Un pizzico di sale e pepe
  • Olio Extra Vergine della Penisola Sorrentina
  • 1 Cipolla

 

Per l’impiattamento

  • Noce di Sorrento
  • Pomodoro Corbarino 50g

 

Procedimento

Disporre a fontana la farina, rompervi al centro le uova, aggiungere il latte, il sale ed impastare il tutto lavorando fino ad ottenere una pasta omogenea. Lasciarla riposare per mezzora;

Lessare la scarola in acqua bollente prima e poi passare in acqua fredda con ghiaccio facendola riposare. Stendere la sfoglia con la metà della pasta, disporla su di un tavolo e spennellarla con l’uovo;

Con un sacchetto da pasticciere, farvi cadere dei ciuffetti di ripieno precedentemente impastato con taleggio, scarola e fiordilatte;

Completata questa operazione stendere l’altra metà della pasta e ricoprire con essa la sfoglia contenente il ripieno;

Con un tagliapasta, quindi, ritagliare piccoli ravioli a forma di cerchio. Disporli in una teglia e, se non li si cuoce subito conservarli in frigorifero.

Questi ravioli possono essere serviti in una maniera molto semplice: sbollentati per 3-4 minuti e terminare la cottura in padella con scarole, noci e aggiungendo un pomodoro corbarino.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito.

 

FBO per te: Un piatto unico un pochino laborioso, ma ottimo da consumare in occasioni di pranzi di festa o per recuperare, con un po’ di gusto, le giuste forze. La farina di semola integrale è un’ottima alternativa alla classica farina bianca e grazie al suo contenuto in fibra, aiuta il transito intestinale e nutre la flora batterica. Inoltre, grazie alla sua consistenza rustica si sposa appieno con la delicatezza del ripieno. Vi consigliamo inoltre di consumare come antipasto un pochino di verdura mista, al fine di tenere ulteriormente sotto controllo la glicemia.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su semola, uova, latte, scarola, taleggio, pepe, olio EVO, cipolla, noci, pomodoro

Straccetti di Merluzzo finocchio sedano, arancia e prezzemolo

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 30-40’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 10‘ se fresco, 30’ se congelato

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 Filetto di Merluzzo fresco
  • ½ Finocchio
  • ½ Gambo di Sedano tenero
  • 1 Arancia
  • Prezzemolo tritato
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Portare l’acqua ad ebollizione e cuocere il filetto di merluzzo per 10 minuti (se congelato 30 minuti);

Lasciarlo raffreddare, sfaldarlo e metterlo in una insalatiera, cospargerlo di prezzemolo;

Condirlo con olio evo, con il succo di mezza arancia ed infine mescolare delicatamente;

Lasciare riposare;

Tagliare finemente il sedano, il finocchio e gli spicchi della restante arancia ed unirlo al resto;

Aggiungere un filo d’olio a crudo.

 

Consigli: durante la cottura del merluzzo mettete nell’acqua delle foglie di alloro, l’arancia cosi come i mandaranci ed i mandarini donano a questa preparazione una nota di freschezza molto gradevole.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, gonfiore sottocutaneo/edema.

 

FBO per te: Il merluzzo, pesce tipico della Dieta Mediterranea, si presenta bene alla surgelazione e presenta un buon contenuto di iodio, zinco e vitamina B12. La sua porzione di riferimento individuata dai LARN è di 150 g (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia della Società Italiana di Nutrizione Umana). Bollito semplicemente non risulta particolarmente gustoso, ma all’interno di questa ricetta, grazie alla presenza del prezzemolo e dell’arancia, risulta un’esplosione di sapori.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su merluzzo, finocchio, sedano, arancia, prezzemolo, olio EVO,

Straccetti di Merluzzo finocchio sedano, arancia e prezzemolo

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 30-40’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 10‘ se fresco, 30’ se congelato

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 Filetto di Merluzzo fresco
  • ½ Finocchio
  • ½ Gambo di Sedano tenero
  • 1 Arancia
  • Prezzemolo tritato
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Portare l’acqua ad ebollizione e cuocere il filetto di merluzzo per 10 minuti (se congelato 30 minuti);

Lasciarlo raffreddare, sfaldarlo e metterlo in una insalatiera, cospargerlo di prezzemolo;

Condirlo con olio evo, con il succo di mezza arancia ed infine mescolare delicatamente;

Lasciare riposare;

Tagliare finemente il sedano, il finocchio e gli spicchi della restante arancia ed unirlo al resto;

Aggiungere un filo d’olio a crudo.

 

Consigli: durante la cottura del merluzzo mettete nell’acqua delle foglie di alloro, l’arancia cosi come i mandaranci ed i mandarini donano a questa preparazione una nota di freschezza molto gradevole.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, gonfiore sottocutaneo/edema.

 

FBO per te: Il merluzzo, pesce tipico della Dieta Mediterranea, si presenta bene alla surgelazione e presenta un buon contenuto di iodio, zinco e vitamina B12. La sua porzione di riferimento individuata dai LARN è di 150 g (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia della Società Italiana di Nutrizione Umana). Bollito semplicemente non risulta particolarmente gustoso, ma all’interno di questa ricetta, grazie alla presenza del prezzemolo e dell’arancia, risulta un’esplosione di sapori.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su merluzzo, finocchio, sedano, arancia, prezzemolo, olio EVO,

Straccetti di Merluzzo finocchio sedano, arancia e prezzemolo

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 30-40’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 10‘ se fresco, 30’ se congelato

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 Filetto di Merluzzo fresco
  • ½ Finocchio
  • ½ Gambo di Sedano tenero
  • 1 Arancia
  • Prezzemolo tritato
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Portare l’acqua ad ebollizione e cuocere il filetto di merluzzo per 10 minuti (se congelato 30 minuti);

Lasciarlo raffreddare, sfaldarlo e metterlo in una insalatiera, cospargerlo di prezzemolo;

Condirlo con olio evo, con il succo di mezza arancia ed infine mescolare delicatamente;

Lasciare riposare;

Tagliare finemente il sedano, il finocchio e gli spicchi della restante arancia ed unirlo al resto;

Aggiungere un filo d’olio a crudo.

 

Consigli: durante la cottura del merluzzo mettete nell’acqua delle foglie di alloro, l’arancia cosi come i mandaranci ed i mandarini donano a questa preparazione una nota di freschezza molto gradevole.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, gonfiore sottocutaneo/edema.

 

FBO per te: Il merluzzo, pesce tipico della Dieta Mediterranea, si presenta bene alla surgelazione e presenta un buon contenuto di iodio, zinco e vitamina B12. La sua porzione di riferimento individuata dai LARN è di 150 g (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia della Società Italiana di Nutrizione Umana). Bollito semplicemente non risulta particolarmente gustoso, ma all’interno di questa ricetta, grazie alla presenza del prezzemolo e dell’arancia, risulta un’esplosione di sapori.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su merluzzo, finocchio, sedano, arancia, prezzemolo, olio EVO,

Straccetti di Merluzzo finocchio sedano, arancia e prezzemolo

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 30-40’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 10‘ se fresco, 30’ se congelato

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 Filetto di Merluzzo fresco
  • ½ Finocchio
  • ½ Gambo di Sedano tenero
  • 1 Arancia
  • Prezzemolo tritato
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Portare l’acqua ad ebollizione e cuocere il filetto di merluzzo per 10 minuti (se congelato 30 minuti);

Lasciarlo raffreddare, sfaldarlo e metterlo in una insalatiera, cospargerlo di prezzemolo;

Condirlo con olio evo, con il succo di mezza arancia ed infine mescolare delicatamente;

Lasciare riposare;

Tagliare finemente il sedano, il finocchio e gli spicchi della restante arancia ed unirlo al resto;

Aggiungere un filo d’olio a crudo.

 

Consigli: durante la cottura del merluzzo mettete nell’acqua delle foglie di alloro, l’arancia cosi come i mandaranci ed i mandarini donano a questa preparazione una nota di freschezza molto gradevole.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, gonfiore sottocutaneo/edema.

 

FBO per te: Il merluzzo, pesce tipico della Dieta Mediterranea, si presenta bene alla surgelazione e presenta un buon contenuto di iodio, zinco e vitamina B12. La sua porzione di riferimento individuata dai LARN è di 150 g (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia della Società Italiana di Nutrizione Umana). Bollito semplicemente non risulta particolarmente gustoso, ma all’interno di questa ricetta, grazie alla presenza del prezzemolo e dell’arancia, risulta un’esplosione di sapori.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su merluzzo, finocchio, sedano, arancia, prezzemolo, olio EVO,

Frittata alle erbe

 

Chef Federico Malinverno
Caffè La Crepa

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Veggie

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Media

Dosi: 3 persone

Tempo di cottura: 15’

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 3 persone)

  • 250 g chilo di erbette di stagione o di spinaci
  • 3 uova
  • ½ cipolla
  • 50 g mollica di pane integrale raffermo o grattugiato
  • ½ bicchiere di latte
  • 50 g di Taleggio grattugiato
  • Olio extravergine d’oliva
  • Sale q.b
  • Pepe q.b

 

Procedimento

Pulite e lavate le erbe, lessatele con la sola acqua di lavaggio rimasta, strizzatele bene e tagliatele finemente;

Sbattete le uova con il formaggio grattugiato, sale, pepe e la mollica (di pane raffermo), in precedenza ammorbidita nel latte;

In un tegame mettete la cipolla tagliata fine, fatela rosolare in olio, quindi aggiungete prima le verdure, poi le uova sbattute;

Amalgamate bene e velocemente con un cucchiaio di legno, poi non toccate più la frittata fino al momento di girarla;

Quando avrà fatto una crosticina dorata che permetterà al composto di staccarsi dalla padella, giratela con l’aiuto di un piatto, rimettetela nel tegame e fate cuocere dalla parte opposta, fino a completa cottura.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, fatigue, anemia.

 

FBO per te: Protagoniste di questa preparazione sono le uova, un’ottima fonte di proteine con tutti gli amminoacidi essenziali. Per quanto riguarda la composizione in microelementi, le uova sono ricche di minerali, vitamine liposolubili, tra cui la vitamina K e idrosolubili, tra cui la B12.  Le uova sono state diverse volte viste, negli anni scorsi, con un occhio di riguardo per il loro contenuto in colesterolo, ma ormai le evidenze scientifiche ci confermano che il colesterolo assunto con gli alimenti influisce in percentuale minima sulla colesterolemia totale. La quantità di verdura contenuta all’interno della frittata non soddisfa la porzione consigliata, perciò vi consigliamo di aggiungere a parte un contorno di verdure di stagione.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su spinaci, uova, cipolla, pane, latte, Taleggio, olio EVO, pepe

Frittata alle erbe

 

Chef Federico Malinverno
Caffè La Crepa

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Veggie

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Media

Dosi: 3 persone

Tempo di cottura: 15’

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 3 persone)

  • 250 g chilo di erbette di stagione o di spinaci
  • 3 uova
  • ½ cipolla
  • 50 g mollica di pane integrale raffermo o grattugiato
  • ½ bicchiere di latte
  • 50 g di Taleggio grattugiato
  • Olio extravergine d’oliva
  • Sale q.b
  • Pepe q.b

 

Procedimento

Pulite e lavate le erbe, lessatele con la sola acqua di lavaggio rimasta, strizzatele bene e tagliatele finemente;

Sbattete le uova con il formaggio grattugiato, sale, pepe e la mollica (di pane raffermo), in precedenza ammorbidita nel latte;

In un tegame mettete la cipolla tagliata fine, fatela rosolare in olio, quindi aggiungete prima le verdure, poi le uova sbattute;

Amalgamate bene e velocemente con un cucchiaio di legno, poi non toccate più la frittata fino al momento di girarla;

Quando avrà fatto una crosticina dorata che permetterà al composto di staccarsi dalla padella, giratela con l’aiuto di un piatto, rimettetela nel tegame e fate cuocere dalla parte opposta, fino a completa cottura.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, fatigue, anemia.

 

FBO per te: Protagoniste di questa preparazione sono le uova, un’ottima fonte di proteine con tutti gli amminoacidi essenziali. Per quanto riguarda la composizione in microelementi, le uova sono ricche di minerali, vitamine liposolubili, tra cui la vitamina K e idrosolubili, tra cui la B12.  Le uova sono state diverse volte viste, negli anni scorsi, con un occhio di riguardo per il loro contenuto in colesterolo, ma ormai le evidenze scientifiche ci confermano che il colesterolo assunto con gli alimenti influisce in percentuale minima sulla colesterolemia totale. La quantità di verdura contenuta all’interno della frittata non soddisfa la porzione consigliata, perciò vi consigliamo di aggiungere a parte un contorno di verdure di stagione.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su spinaci, uova, cipolla, pane, latte, Taleggio, olio EVO, pepe

Frittata alle erbe

 

Chef Federico Malinverno
Caffè La Crepa

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Veggie

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Media

Dosi: 3 persone

Tempo di cottura: 15’

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 3 persone)

  • 250 g chilo di erbette di stagione o di spinaci
  • 3 uova
  • ½ cipolla
  • 50 g mollica di pane integrale raffermo o grattugiato
  • ½ bicchiere di latte
  • 50 g di Taleggio grattugiato
  • Olio extravergine d’oliva
  • Sale q.b
  • Pepe q.b

 

Procedimento

Pulite e lavate le erbe, lessatele con la sola acqua di lavaggio rimasta, strizzatele bene e tagliatele finemente;

Sbattete le uova con il formaggio grattugiato, sale, pepe e la mollica (di pane raffermo), in precedenza ammorbidita nel latte;

In un tegame mettete la cipolla tagliata fine, fatela rosolare in olio, quindi aggiungete prima le verdure, poi le uova sbattute;

Amalgamate bene e velocemente con un cucchiaio di legno, poi non toccate più la frittata fino al momento di girarla;

Quando avrà fatto una crosticina dorata che permetterà al composto di staccarsi dalla padella, giratela con l’aiuto di un piatto, rimettetela nel tegame e fate cuocere dalla parte opposta, fino a completa cottura.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, fatigue, anemia.

 

FBO per te: Protagoniste di questa preparazione sono le uova, un’ottima fonte di proteine con tutti gli amminoacidi essenziali. Per quanto riguarda la composizione in microelementi, le uova sono ricche di minerali, vitamine liposolubili, tra cui la vitamina K e idrosolubili, tra cui la B12.  Le uova sono state diverse volte viste, negli anni scorsi, con un occhio di riguardo per il loro contenuto in colesterolo, ma ormai le evidenze scientifiche ci confermano che il colesterolo assunto con gli alimenti influisce in percentuale minima sulla colesterolemia totale. La quantità di verdura contenuta all’interno della frittata non soddisfa la porzione consigliata, perciò vi consigliamo di aggiungere a parte un contorno di verdure di stagione.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su spinaci, uova, cipolla, pane, latte, Taleggio, olio EVO, pepe

Filetto di sgombro al cartoccio con pomodorini, cipollotti, mele, rosmarino e curcuma

 

  Chef Melissa Savoini
  Ristorante Sapor       di…Vino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 2 persone

Tempo di cottura: 18’

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 2 Filetti di sgombro
  • 4 Cipollotti
  • 250 g di Pomodori Pachino
  • 1/2 Mela
  • 1 Rametto di Rosmarino
  • Curcuma q.b
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Togliere le spine e asciugare bene i filetti di sgombro, peparli e oliarli (poco) da entrambi i lati;

Preparare la mela, sbucciata e tagliata a cubetti di media grandezza;

Tagliare i cipollotti a fette sottili e scottarli in un tegame con poco olio e acqua per qualche minuto;

Tagliare a metà i pomodorini;

Prendere la carta da forno, metterla nella teglia di cottura, appoggiarvi i filetti di sgombro con la pelle rivolta verso il basso, aggiungere i pomodorini, i cipollotti e la mela;

In un contenitore a parte sciogliere 1 cucchiaino da caffè di curcuma in 3 cucchiai da tavola di acqua tiepida.

Aggiungere la curcuma sciolta al cartoccio con lo sgombro, chiudere il tutto e cuocere in forno a 200 gradi per circa 18 minuti.

 

Effetti avversi delle terapie: alterazione del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, alterazione enzimatica.

 

FBO per te: Lo sgombro appartiene alla famiglia del pesce azzurro quindi è molto ricco in acidi grassi polinsaturi omega 3 e calcio, utile per prevenire l’osteoporosi. Come prodotti della pesca contiene naturalmente sodio, perciò il rosmarino e la curcuma basteranno a garantirgli quel tocco in più di sapore. La porzione consigliata è di 150 g.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sgombro, cipollotti, pomodori, mela, rosmarino, curcuma, olio EVO

Filetto di sgombro al cartoccio con pomodorini, cipollotti, mele, rosmarino e curcuma

 

  Chef Melissa Savoini
  Ristorante Sapor       di…Vino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 2 persone

Tempo di cottura: 18’

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 2 Filetti di sgombro
  • 4 Cipollotti
  • 250 g di Pomodori Pachino
  • 1/2 Mela
  • 1 Rametto di Rosmarino
  • Curcuma q.b
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Togliere le spine e asciugare bene i filetti di sgombro, peparli e oliarli (poco) da entrambi i lati;

Preparare la mela, sbucciata e tagliata a cubetti di media grandezza;

Tagliare i cipollotti a fette sottili e scottarli in un tegame con poco olio e acqua per qualche minuto;

Tagliare a metà i pomodorini;

Prendere la carta da forno, metterla nella teglia di cottura, appoggiarvi i filetti di sgombro con la pelle rivolta verso il basso, aggiungere i pomodorini, i cipollotti e la mela;

In un contenitore a parte sciogliere 1 cucchiaino da caffè di curcuma in 3 cucchiai da tavola di acqua tiepida.

Aggiungere la curcuma sciolta al cartoccio con lo sgombro, chiudere il tutto e cuocere in forno a 200 gradi per circa 18 minuti.

 

Effetti avversi delle terapie: alterazione del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, alterazione enzimatica.

 

FBO per te: Lo sgombro appartiene alla famiglia del pesce azzurro quindi è molto ricco in acidi grassi polinsaturi omega 3 e calcio, utile per prevenire l’osteoporosi. Come prodotti della pesca contiene naturalmente sodio, perciò il rosmarino e la curcuma basteranno a garantirgli quel tocco in più di sapore. La porzione consigliata è di 150 g.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sgombro, cipollotti, pomodori, mela, rosmarino, curcuma, olio EVO

Filetto di sgombro al cartoccio con pomodorini, cipollotti, mele, rosmarino e curcuma

 

  Chef Melissa Savoini
  Ristorante Sapor       di…Vino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 2 persone

Tempo di cottura: 18’

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 2 Filetti di sgombro
  • 4 Cipollotti
  • 250 g di Pomodori Pachino
  • 1/2 Mela
  • 1 Rametto di Rosmarino
  • Curcuma q.b
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Togliere le spine e asciugare bene i filetti di sgombro, peparli e oliarli (poco) da entrambi i lati;

Preparare la mela, sbucciata e tagliata a cubetti di media grandezza;

Tagliare i cipollotti a fette sottili e scottarli in un tegame con poco olio e acqua per qualche minuto;

Tagliare a metà i pomodorini;

Prendere la carta da forno, metterla nella teglia di cottura, appoggiarvi i filetti di sgombro con la pelle rivolta verso il basso, aggiungere i pomodorini, i cipollotti e la mela;

In un contenitore a parte sciogliere 1 cucchiaino da caffè di curcuma in 3 cucchiai da tavola di acqua tiepida.

Aggiungere la curcuma sciolta al cartoccio con lo sgombro, chiudere il tutto e cuocere in forno a 200 gradi per circa 18 minuti.

 

Effetti avversi delle terapie: alterazione del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, alterazione enzimatica.

 

FBO per te: Lo sgombro appartiene alla famiglia del pesce azzurro quindi è molto ricco in acidi grassi polinsaturi omega 3 e calcio, utile per prevenire l’osteoporosi. Come prodotti della pesca contiene naturalmente sodio, perciò il rosmarino e la curcuma basteranno a garantirgli quel tocco in più di sapore. La porzione consigliata è di 150 g.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sgombro, cipollotti, pomodori, mela, rosmarino, curcuma, olio EVO

Filetto di sgombro al cartoccio con pomodorini, cipollotti, mele, rosmarino e curcuma

 

  Chef Melissa Savoini
  Ristorante Sapor       di…Vino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 2 persone

Tempo di cottura: 18’

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 2 Filetti di sgombro
  • 4 Cipollotti
  • 250 g di Pomodori Pachino
  • 1/2 Mela
  • 1 Rametto di Rosmarino
  • Curcuma q.b
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Togliere le spine e asciugare bene i filetti di sgombro, peparli e oliarli (poco) da entrambi i lati;

Preparare la mela, sbucciata e tagliata a cubetti di media grandezza;

Tagliare i cipollotti a fette sottili e scottarli in un tegame con poco olio e acqua per qualche minuto;

Tagliare a metà i pomodorini;

Prendere la carta da forno, metterla nella teglia di cottura, appoggiarvi i filetti di sgombro con la pelle rivolta verso il basso, aggiungere i pomodorini, i cipollotti e la mela;

In un contenitore a parte sciogliere 1 cucchiaino da caffè di curcuma in 3 cucchiai da tavola di acqua tiepida.

Aggiungere la curcuma sciolta al cartoccio con lo sgombro, chiudere il tutto e cuocere in forno a 200 gradi per circa 18 minuti.

 

Effetti avversi delle terapie: alterazione del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, alterazione enzimatica.

 

FBO per te: Lo sgombro appartiene alla famiglia del pesce azzurro quindi è molto ricco in acidi grassi polinsaturi omega 3 e calcio, utile per prevenire l’osteoporosi. Come prodotti della pesca contiene naturalmente sodio, perciò il rosmarino e la curcuma basteranno a garantirgli quel tocco in più di sapore. La porzione consigliata è di 150 g.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sgombro, cipollotti, pomodori, mela, rosmarino, curcuma, olio EVO

Insalata di Riso venere integrale con gamberoni

 

Chef Ferdinando Moia, Hostaria Grotta Azzurra

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 35’ circa

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 280 g di riso venere integrale Gallo (cottura veloce)
  • 1 Grande zucchina verde
  • 12 Code di gamberone sgusciate
  • 160 g di fagioli cannellini lessati (+ 100 ml della loro acqua di cottura)
  • 4 Cucchiai di olio di lino
  • 1 Filetto di acciuga
  • 4 Foglie grosse di basilico
  • 1 Cucchiaino di sale grosso
  • 1 Pizzico di pepe nero
  • Zenzero in polvere qb

 

Utensili necessari: una pentola capiente con ripiano forato per cottura a vapore e relativo coperchio; frullatore ad immersione con relativo bicchiere; una teglia da forno; un foglio di carta da forno; una ciotola di media grandezza, un cucchiaio da minestra, 4 piatti da portata e 4 ring di acciaio da 10 cm di diametro.

 

Procedimento

Lessate il riso venere in abbondante acqua precedentemente salata;

Lavate la zucchina e tagliate la parte esterna a piccoli dadini e dopo 10 minuti di bollitura del riso, metteteli a cuocere a vapore (avendo dura di tenerli croccanti) sopra il riso in cottura insieme alle code di gambero (circa 5 minuti);

Frullate i fagioli cannellini mettendo da parte la purea densa, prelevatene metà e con la loro acqua di cottura, la punta di un cucchiaino di zenzero ed il filetto di acciuga fate un emulsione piuttosto liquida (appena più densa dell’olio); aggiungete in ultimo le foglie di basilico;

A cottura ultimata, togliete le zucchine ed i gamberi, controllate la cottura del riso e, se cotto, scolatelo e fatelo leggermente raffreddare stendendolo su una teglia foderata con carta da forno;

In una ciotola mescolate il riso con le zucchine a quadretti, la metà densa rimasta di purea di cannellini. Prendere i 4 piatti di portata, posizionarvi il ring di acciaio nel centro e distribuire in parti uguali il riso condito;

Schiacciarlo leggermente con il cucchiaio per compattarlo, adagiare sopra le code di gambero (3 per piatto), togliere delicatamente il ring d’acciaio, irrorare con l’emulsione di cannellini quindi condire con un pizzico di pepe ed olio di semi di lino a crudo.

 

Effetti avversi delle terapie: Indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, fatigue, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: Il riso venere, a differenza del tradizionale riso bianco, grazie alla sua fibra, riesce a tenere a bada l’indice glicemico ed è naturalmente ricco in ferro, fosforo, selenio, vitamina E ed antocianine. In questa ricetta lo troviamo arricchito da un buon contenuto di proteine derivante dai gamberoni e dai fagioli cannellini, mentre l’olio di semi di lino ed il filetto di acciuga completano la ricetta con grassi buoni. Visto il contenuto in sale intrinseco delle acciughe e le erbe aromatiche e le spezie contenute nella preparazione, è consigliabile non aggiungere ulteriore sale.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su riso, zucchina, gamberoni, fagioli, olio di lino, acciughe, basilico, pepe, zenzero

Insalata di Riso venere integrale con gamberoni

 

Chef Ferdinando Moia, Hostaria Grotta Azzurra

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 35’ circa

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 280 g di riso venere integrale Gallo (cottura veloce)
  • 1 Grande zucchina verde
  • 12 Code di gamberone sgusciate
  • 160 g di fagioli cannellini lessati (+ 100 ml della loro acqua di cottura)
  • 4 Cucchiai di olio di lino
  • 1 Filetto di acciuga
  • 4 Foglie grosse di basilico
  • 1 Cucchiaino di sale grosso
  • 1 Pizzico di pepe nero
  • Zenzero in polvere qb

 

Utensili necessari: una pentola capiente con ripiano forato per cottura a vapore e relativo coperchio; frullatore ad immersione con relativo bicchiere; una teglia da forno; un foglio di carta da forno; una ciotola di media grandezza, un cucchiaio da minestra, 4 piatti da portata e 4 ring di acciaio da 10 cm di diametro.

 

Procedimento

Lessate il riso venere in abbondante acqua precedentemente salata;

Lavate la zucchina e tagliate la parte esterna a piccoli dadini e dopo 10 minuti di bollitura del riso, metteteli a cuocere a vapore (avendo dura di tenerli croccanti) sopra il riso in cottura insieme alle code di gambero (circa 5 minuti);

Frullate i fagioli cannellini mettendo da parte la purea densa, prelevatene metà e con la loro acqua di cottura, la punta di un cucchiaino di zenzero ed il filetto di acciuga fate un emulsione piuttosto liquida (appena più densa dell’olio); aggiungete in ultimo le foglie di basilico;

A cottura ultimata, togliete le zucchine ed i gamberi, controllate la cottura del riso e, se cotto, scolatelo e fatelo leggermente raffreddare stendendolo su una teglia foderata con carta da forno;

In una ciotola mescolate il riso con le zucchine a quadretti, la metà densa rimasta di purea di cannellini. Prendere i 4 piatti di portata, posizionarvi il ring di acciaio nel centro e distribuire in parti uguali il riso condito;

Schiacciarlo leggermente con il cucchiaio per compattarlo, adagiare sopra le code di gambero (3 per piatto), togliere delicatamente il ring d’acciaio, irrorare con l’emulsione di cannellini quindi condire con un pizzico di pepe ed olio di semi di lino a crudo.

 

Effetti avversi delle terapie: Indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, fatigue, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: Il riso venere, a differenza del tradizionale riso bianco, grazie alla sua fibra, riesce a tenere a bada l’indice glicemico ed è naturalmente ricco in ferro, fosforo, selenio, vitamina E ed antocianine. In questa ricetta lo troviamo arricchito da un buon contenuto di proteine derivante dai gamberoni e dai fagioli cannellini, mentre l’olio di semi di lino ed il filetto di acciuga completano la ricetta con grassi buoni. Visto il contenuto in sale intrinseco delle acciughe e le erbe aromatiche e le spezie contenute nella preparazione, è consigliabile non aggiungere ulteriore sale.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su riso, zucchina, gamberoni, fagioli, olio di lino, acciughe, basilico, pepe, zenzero

Insalata di Riso venere integrale con gamberoni

 

Chef Ferdinando Moia, Hostaria Grotta Azzurra

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 35’ circa

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 280 g di riso venere integrale Gallo (cottura veloce)
  • 1 Grande zucchina verde
  • 12 Code di gamberone sgusciate
  • 160 g di fagioli cannellini lessati (+ 100 ml della loro acqua di cottura)
  • 4 Cucchiai di olio di lino
  • 1 Filetto di acciuga
  • 4 Foglie grosse di basilico
  • 1 Cucchiaino di sale grosso
  • 1 Pizzico di pepe nero
  • Zenzero in polvere qb

 

Utensili necessari: una pentola capiente con ripiano forato per cottura a vapore e relativo coperchio; frullatore ad immersione con relativo bicchiere; una teglia da forno; un foglio di carta da forno; una ciotola di media grandezza, un cucchiaio da minestra, 4 piatti da portata e 4 ring di acciaio da 10 cm di diametro.

 

Procedimento

Lessate il riso venere in abbondante acqua precedentemente salata;

Lavate la zucchina e tagliate la parte esterna a piccoli dadini e dopo 10 minuti di bollitura del riso, metteteli a cuocere a vapore (avendo dura di tenerli croccanti) sopra il riso in cottura insieme alle code di gambero (circa 5 minuti);

Frullate i fagioli cannellini mettendo da parte la purea densa, prelevatene metà e con la loro acqua di cottura, la punta di un cucchiaino di zenzero ed il filetto di acciuga fate un emulsione piuttosto liquida (appena più densa dell’olio); aggiungete in ultimo le foglie di basilico;

A cottura ultimata, togliete le zucchine ed i gamberi, controllate la cottura del riso e, se cotto, scolatelo e fatelo leggermente raffreddare stendendolo su una teglia foderata con carta da forno;

In una ciotola mescolate il riso con le zucchine a quadretti, la metà densa rimasta di purea di cannellini. Prendere i 4 piatti di portata, posizionarvi il ring di acciaio nel centro e distribuire in parti uguali il riso condito;

Schiacciarlo leggermente con il cucchiaio per compattarlo, adagiare sopra le code di gambero (3 per piatto), togliere delicatamente il ring d’acciaio, irrorare con l’emulsione di cannellini quindi condire con un pizzico di pepe ed olio di semi di lino a crudo.

 

Effetti avversi delle terapie: Indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, fatigue, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: Il riso venere, a differenza del tradizionale riso bianco, grazie alla sua fibra, riesce a tenere a bada l’indice glicemico ed è naturalmente ricco in ferro, fosforo, selenio, vitamina E ed antocianine. In questa ricetta lo troviamo arricchito da un buon contenuto di proteine derivante dai gamberoni e dai fagioli cannellini, mentre l’olio di semi di lino ed il filetto di acciuga completano la ricetta con grassi buoni. Visto il contenuto in sale intrinseco delle acciughe e le erbe aromatiche e le spezie contenute nella preparazione, è consigliabile non aggiungere ulteriore sale.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su riso, zucchina, gamberoni, fagioli, olio di lino, acciughe, basilico, pepe, zenzero

Insalata di Riso venere integrale con gamberoni

 

Chef Ferdinando Moia, Hostaria Grotta Azzurra

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 35’ circa

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 280 g di riso venere integrale Gallo (cottura veloce)
  • 1 Grande zucchina verde
  • 12 Code di gamberone sgusciate
  • 160 g di fagioli cannellini lessati (+ 100 ml della loro acqua di cottura)
  • 4 Cucchiai di olio di lino
  • 1 Filetto di acciuga
  • 4 Foglie grosse di basilico
  • 1 Cucchiaino di sale grosso
  • 1 Pizzico di pepe nero
  • Zenzero in polvere qb

 

Utensili necessari: una pentola capiente con ripiano forato per cottura a vapore e relativo coperchio; frullatore ad immersione con relativo bicchiere; una teglia da forno; un foglio di carta da forno; una ciotola di media grandezza, un cucchiaio da minestra, 4 piatti da portata e 4 ring di acciaio da 10 cm di diametro.

 

Procedimento

Lessate il riso venere in abbondante acqua precedentemente salata;

Lavate la zucchina e tagliate la parte esterna a piccoli dadini e dopo 10 minuti di bollitura del riso, metteteli a cuocere a vapore (avendo dura di tenerli croccanti) sopra il riso in cottura insieme alle code di gambero (circa 5 minuti);

Frullate i fagioli cannellini mettendo da parte la purea densa, prelevatene metà e con la loro acqua di cottura, la punta di un cucchiaino di zenzero ed il filetto di acciuga fate un emulsione piuttosto liquida (appena più densa dell’olio); aggiungete in ultimo le foglie di basilico;

A cottura ultimata, togliete le zucchine ed i gamberi, controllate la cottura del riso e, se cotto, scolatelo e fatelo leggermente raffreddare stendendolo su una teglia foderata con carta da forno;

In una ciotola mescolate il riso con le zucchine a quadretti, la metà densa rimasta di purea di cannellini. Prendere i 4 piatti di portata, posizionarvi il ring di acciaio nel centro e distribuire in parti uguali il riso condito;

Schiacciarlo leggermente con il cucchiaio per compattarlo, adagiare sopra le code di gambero (3 per piatto), togliere delicatamente il ring d’acciaio, irrorare con l’emulsione di cannellini quindi condire con un pizzico di pepe ed olio di semi di lino a crudo.

 

Effetti avversi delle terapie: Indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, fatigue, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: Il riso venere, a differenza del tradizionale riso bianco, grazie alla sua fibra, riesce a tenere a bada l’indice glicemico ed è naturalmente ricco in ferro, fosforo, selenio, vitamina E ed antocianine. In questa ricetta lo troviamo arricchito da un buon contenuto di proteine derivante dai gamberoni e dai fagioli cannellini, mentre l’olio di semi di lino ed il filetto di acciuga completano la ricetta con grassi buoni. Visto il contenuto in sale intrinseco delle acciughe e le erbe aromatiche e le spezie contenute nella preparazione, è consigliabile non aggiungere ulteriore sale.

 

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Timballino di Verza farcito con zucca e olive e pinoli

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Dairy free, Veggie

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 1 h

Difficoltà: Media

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 40 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 4 Foglie di Verza
  • 200 g di Polpa di Zucca
  • Olive
  • Pinoli
  • 1 Fetta di Pane raffermo
  • 1 Uovo
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Staccare da una verza 4 foglie dal centro e bollirle per 5 minuti in acqua per ammorbidirle;

Passarle sotto l’acqua fredda e con un coltello incidere la parte centrale per togliere la costa dura della verza;

In una zuppiera mescolare la polpa della zucca (che avrete precedentemente cotto al forno, anche il giorno prima) con le olive, i pinoli e la mollica di pane spezzettata;

Aggiungere l’uovo e mescolare;

Ungere degli stampini mono porzione con dell’olio, foderarli con le foglie di verza, riempirli, ripiegare le foglie che debordano per richiude lo stampo;

Cuocere in forno per 40 minuti a 180°.

 

Consigli: anche una farcitura ottenuta con della carne macinata al posto della zucca può rappresentare una buona alternativa in caso di anemia.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazione del gusto, stipsi /costipazione fisiologica e non meccanica (valutare la tolleranza in casi di meteorismo). In caso di anemia se fatta con la carne macinata.

 

FBO per te: alternativa vegetale ad una delle ricette più amate della cucina italiana, il timballo di verza farcito con zucca, olive e pinoli è un piatto ricco di vitamina C e folati. Questa ricetta può essere una buona soluzione per utilizzare del pane raffermo in maniera intelligente.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su verza, zucca, olive, pinoli, pane, uovo, olio EVO,

Timballino di Verza farcito con zucca e olive e pinoli

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Dairy free, Veggie

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 1 h

Difficoltà: Media

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 40 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 4 Foglie di Verza
  • 200 g di Polpa di Zucca
  • Olive
  • Pinoli
  • 1 Fetta di Pane raffermo
  • 1 Uovo
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Staccare da una verza 4 foglie dal centro e bollirle per 5 minuti in acqua per ammorbidirle;

Passarle sotto l’acqua fredda e con un coltello incidere la parte centrale per togliere la costa dura della verza;

In una zuppiera mescolare la polpa della zucca (che avrete precedentemente cotto al forno, anche il giorno prima) con le olive, i pinoli e la mollica di pane spezzettata;

Aggiungere l’uovo e mescolare;

Ungere degli stampini mono porzione con dell’olio, foderarli con le foglie di verza, riempirli, ripiegare le foglie che debordano per richiude lo stampo;

Cuocere in forno per 40 minuti a 180°.

 

Consigli: anche una farcitura ottenuta con della carne macinata al posto della zucca può rappresentare una buona alternativa in caso di anemia.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazione del gusto, stipsi /costipazione fisiologica e non meccanica (valutare la tolleranza in casi di meteorismo). In caso di anemia se fatta con la carne macinata.

 

FBO per te: alternativa vegetale ad una delle ricette più amate della cucina italiana, il timballo di verza farcito con zucca, olive e pinoli è un piatto ricco di vitamina C e folati. Questa ricetta può essere una buona soluzione per utilizzare del pane raffermo in maniera intelligente.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su verza, zucca, olive, pinoli, pane, uovo, olio EVO,

Timballino di Verza farcito con zucca e olive e pinoli

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Dairy free, Veggie

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 1 h

Difficoltà: Media

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 40 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • 4 Foglie di Verza
  • 200 g di Polpa di Zucca
  • Olive
  • Pinoli
  • 1 Fetta di Pane raffermo
  • 1 Uovo
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Staccare da una verza 4 foglie dal centro e bollirle per 5 minuti in acqua per ammorbidirle;

Passarle sotto l’acqua fredda e con un coltello incidere la parte centrale per togliere la costa dura della verza;

In una zuppiera mescolare la polpa della zucca (che avrete precedentemente cotto al forno, anche il giorno prima) con le olive, i pinoli e la mollica di pane spezzettata;

Aggiungere l’uovo e mescolare;

Ungere degli stampini mono porzione con dell’olio, foderarli con le foglie di verza, riempirli, ripiegare le foglie che debordano per richiude lo stampo;

Cuocere in forno per 40 minuti a 180°.

 

Consigli: anche una farcitura ottenuta con della carne macinata al posto della zucca può rappresentare una buona alternativa in caso di anemia.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazione del gusto, stipsi /costipazione fisiologica e non meccanica (valutare la tolleranza in casi di meteorismo). In caso di anemia se fatta con la carne macinata.

 

FBO per te: alternativa vegetale ad una delle ricette più amate della cucina italiana, il timballo di verza farcito con zucca, olive e pinoli è un piatto ricco di vitamina C e folati. Questa ricetta può essere una buona soluzione per utilizzare del pane raffermo in maniera intelligente.

 

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Polpette di patate e rosmarino con carne di cavallo in crosta di cracker integrali cotta al forno

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

 

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Media

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 20 ‘

Costo: €€

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 Patata lessata
  • 80 g di Trito di Carne di Cavallo
  • 1 Pacchetto di Cracker sbriciolati
  • Rosmarino q.b
  • Un pizzico di Sale
  • 1 Cucchiaino di Parmigiano

 

Procedimento

Tritare finemente il rosmarino unendolo alla patata lessa schiacciata, aggiungere il parmigiano, la carne e mescolare;

Confezionare delle polpette con le mani della grandezza di una noce passandole poi nei cracker sbriciolati facendo aderire bene le briciole;

Disporre le polpette sulla carta da forno, ungere con poco olio evo;

Infornare 20 minuti a 180°.

 

Consigli: se avete il pane integrale o del pane di grani antichi potete sostituirlo ai cracker, entrambi possono venire aromatizzati con la buccia di agrumi grattugiati.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di perdita di appetito, “anemia”, fatigue, gonfiore addominale.

 

FBO per te: Questa ricetta permette di consumare una buona quantità di carne rossa tramite una preparazione molto particolare. La carne di cavallo, molto ricca in ferro e vitamina B12, può essere utile in tutti quei casi di anemia post terapia. Vi consigliamo di inserire all’interno del pasto una fonte di vitamina C come il limone, il peperoncino fresco, arance o kiwi, per incrementare ulteriormente la biodisponibilità del ferro.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su patata, carne, cracker, rosmarino, parmigiano

Filetto di sgombro al cartoccio con pomodorini, cipollotti, mele, rosmarino e curcuma

 

  Chef Melissa Savoini
  Ristorante Sapor       di…Vino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 2 persone

Tempo di cottura: 18’

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 2 Filetti di sgombro
  • 4 Cipollotti
  • 250 g di Pomodori Pachino
  • 1/2 Mela
  • 1 Rametto di Rosmarino
  • Curcuma q.b
  • Olio extravergine di oliva

 

Procedimento

Togliere le spine e asciugare bene i filetti di sgombro, peparli e oliarli (poco) da entrambi i lati;

Preparare la mela, sbucciata e tagliata a cubetti di media grandezza;

Tagliare i cipollotti a fette sottili e scottarli in un tegame con poco olio e acqua per qualche minuto;

Tagliare a metà i pomodorini;

Prendere la carta da forno, metterla nella teglia di cottura, appoggiarvi i filetti di sgombro con la pelle rivolta verso il basso, aggiungere i pomodorini, i cipollotti e la mela;

In un contenitore a parte sciogliere 1 cucchiaino da caffè di curcuma in 3 cucchiai da tavola di acqua tiepida.

Aggiungere la curcuma sciolta al cartoccio con lo sgombro, chiudere il tutto e cuocere in forno a 200 gradi per circa 18 minuti.

 

Effetti avversi delle terapie: alterazione del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, alterazione enzimatica.

 

FBO per te: Lo sgombro appartiene alla famiglia del pesce azzurro quindi è molto ricco in acidi grassi polinsaturi omega 3 e calcio, utile per prevenire l’osteoporosi. Come prodotti della pesca contiene naturalmente sodio, perciò il rosmarino e la curcuma basteranno a garantirgli quel tocco in più di sapore. La porzione consigliata è di 150 g.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sgombro, cipollotti, pomodori, mela, rosmarino, curcuma, olio EVO

Minestra tiepida di fagioli, patate e cozze con fettuccine di seppia

 

Chef Gianpiero Cravero,
Cravero Osteria Contemporanea

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 1h 40’

Difficoltà: Media

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 1 h

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 500 g di fagioli borlotti freschi (o secchi e reidratati per una notte in acqua)
  • 1 kg di Cozze
  • 1 Cipolla
  • 1 Cipollotto
  • 1 Carota
  • 1 Costa di sedano
  • 1 Cucchiaio di passata di pomodoro
  • 2 Patate di media grandezza
  • 4 Seppie medie
  • 2 Cucchiai di pesto al basilico
  • Alloro qb
  • Rosmarino qb

 

Procedimento

Fare un soffritto di cipolla, sedano e carote finemente tritati, uno spicchio di aglio, un rametto di rosmarino, una foglia di alloro. Versare i fagioli, la passata di pomodoro, coprire con acqua e cuocere per un’ora o più, fino a che i fagioli siano morbidi. Togliere dal fuoco, versare su una teglia larga e capiente per fermare la cottura ed evitare che i fagioli di sfaldino;

Aprire le cozze in soffritto di olio e cipolla;

Sgusciarle completamente;

In un padellino rosolare le patate precedentemente tagliate a cubetti, bagnarle con l’acqua delle cozze e cuocere 5 minuti;

Lessare le seppie in acqua non salata per mezzora. Lasciar raffreddare, scolarle e tagliarle a striscioline (fettuccine) e condirle con olio e pesto;

Quando la minestra di fagioli sarà intiepidita, metterla in una ciotola capiente, aggiungere l’intingolo di patate e impiattare. Decorare con le fettuccine di seppia, una foglia di basilico e le cozze sgusciate. A piacere un filo di olio Evo o una bruschetta olio, aglio e peperoncino.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, anemia.

 

FBO per te: Una minestra che rispecchia interamente la Dieta Mediterranea. Tra i protagonisti di questa ricetta troviamo i fagioli borlotti freschi, ricchi in fibra e fosforo. Le cozze e le seppie, invece, appartengono alla categoria dei molluschi e presentano una percentuale inferiore rispetto ad altri pesci di proteine, ma presentano una buona concentrazione di acidi grassi a lunga catena omega-3, essenziali per il corretto sviluppo del sistema celebrale e per la protezione di cuore e arterie. La presenza sia delle cozze che delle seppie, naturalmente ricche in sodio, permette inoltre di non aggiungere ulteriore sale alla preparazione, ma di insaporire semplicemente con verdure, rosmarino ed alloro. Anche il contenuto di ferro della ricetta è buono, per questo vi consigliamo di aggiungere anche un pochino di succo di limone alla preparazione o di terminare il pasto con un kiwi o un’arancia. In caso di infiammazione intestinale omettere i fagioli o optare per un altro tipo di ricetta priva di scorie.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su fagioli, cozze, cipollotto, carota, sedanocipolla, passata di pomodoro, patate, seppie, basilico, alloro, rosmarino

Riso rosso e quinoa al curry con mirepoix di verdure scottate, profumate al timo e limone

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 30’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 60 g Riso rosso (o anche bianco integrale) e Quinoa
  • 1/4 Carota
  • 1/4 Sedano
  • 1/4 Zucchina
  • 1/4 Peperone
  • 1 Cucchiaino di Curry
  • ½ Limone grattugiato e il succo
  • 1 Rametto di Timo
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Lavare e tagliare le verdure in piccoli pezzi (come dei puntini);

Ungere una padella con olio evo, unire il timo e le verdure ed aggiungere 2 cucchiai di acqua;

Cuocere per 5 minuti mescolando ogni tanto;

Mescolare le verdure al riso rosso e alla quinoa precedentemente cotti;

Aggiungere il curry durante la cottura e condire con il succo di limone e la sua scorza grattugiata, un goccio di olio evo e mescolare.

 

Consigli: preparare dell’olio evo aromatico ed usarlo all’occorrenza per intensificare il sapore della ricetta, o di altre preparazioni, si deve scaldare dell’olio evo con uno o più aromi a piacere (alloro, mentuccia, basilico, rosmarino) senza surriscaldarlo. Lasciarlo poi raffreddare e tenerlo a disposizione in un piccolo vaso di vetro se vi piaccio i sapori decisi aggiungete anche delle rondelle di porro, prima di versarlo nel vaso filtratelo.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: Un primo piatto a base di riso rosso, ricco in antocianine, pigmenti responsabili della sua colorazione, ed a base di quinoa. A differenza del riso bianco, il riso rosso presenta un maggior contenuto di fibre, vitamine e sali minerali. Al fine di preservare i suoi nutrienti si consiglia di cuocerlo per assorbimento, ovvero aggiungendo a poco a poco l’acqua di cottura senza scolarlo. Tale tipo di cottura è anche in grado di ridurre il suo indice glicemico.

La quinoa, invece, apporta al piatto un notevole contenuto proteico dove non è presente la frazione del glutine rendendola quindi un’ottima scelta per le persone celiache. È inoltre naturalmente ricca in fibra, vitamine del gruppo B, magnesio e ferro.

La presenza del limone all’interno della ricetta, fonte di vitamina C, garantisce l’assorbimento del ferro non eme contenuto all’interno della quinoa, mentre le spezie donano sapidità alla preparazione senza l’utilizzo del sale.

 

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Petto di pollo in Agresto

 

Chef Federico Malinverno
Caffè La Crepa

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 20’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona (se possibile ridurre le dosi a max 2 persone)

Tempo di cottura: 5’

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 100 g Petto di pollo a fette (battute) – ottimo anche con petti di tacchino o faraona
  • Olio Extra Vergine d’Oliva q.b
  • 4 foglie di Menta
  • 4 Pistilli di Zafferano
  • 10 pinoli tostati
  • 6 Acini d’uva fresca (preferibilmente bianca)
  • 30 g di insalata fresca
  • Sale e Pepe q.b (giusto un pizzico)
  • Aceto balsamico tradizionale q.b

 

Procedimento

Scaldare una pentola/piastra antiaderente (possibilmente rigata);

Scottare su entrambi i lati le fettine di petto di pollo fino ad ottenere una cottura omogenea anche al centro;

Tagliare i petti di pollo cotti in listarelle (straccetti);

In una zuppiera mettere l’olio XV d’oliva e i pistilli di zafferano. Mescolare bene fintanto che l’olio si insaporisca e si colori;

Aggiungere poche gocce di aceto balsamico, un pizzico di sale e di pepe, mescolare;

A questo punto mettere nella zuppiera anche l’insalata, le foglie di menta (piegate e tagliate in piccole liste), i pinoli tostati e gli acini d’uva freschi precedentemente tagliati a metà e denocciolati;

Condire bene il tutto e aggiungere le listarelle di pollo cotte;

Servire e consumare tiepido (bene anche se freddo).

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, fatigue, anemia.

 

FBO per te: In questa ricetta troviamo il pollo, una tipologia di carne bianca ricca in proteine e povera di grassi saturi. A livello di micronutrienti, il pollo è ricco di zinco, potassio e selenio, mentre per quanto riguarda le proteine, quelle più rappresentate sono quelle del gruppo B. Per completare il piatto è necessario integrare una porzione di verdure di stagione e una quota di carboidrati. La percentuale proteica è di fondamentale importanza nell’alimentazione del paziente oncologico al fine di preservare la massa muscolare e prevenire casi di sarcopenia e cachessia.

 

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Ipovitaminosi

 

La vitamina D

La vitamina D viene prodotta per effetto sulla cute dei raggi ultravioletti che trasformano un precursore, il 7 deidrocolesterolo (la pro-vitamina D), in pre-vitamina D e successivamente in colecalciferolo (vitamina D3). La vitamina D può essere quindi depositata nel tessuto adiposo o trasformata a livello epatico in 25OH vitamina D (calcidiolo o calcifediolo) che, veicolata da una proteina vettrice, rappresenta il deposito circolante della vitamina D. Per esercitare la propria attività biologica il 25OH colecalciferolo deve essere trasformato in 1-25 (OH)2 colecalciferolo o calcitriolo, ligando naturale per il recettore della vitamina D. La sede principale della 1-idrossilasi è il rene, ma questo enzima è presente anche nelle paratiroidi, ed in altri tessuti epiteliali. La funzione primaria del calcitriolo è di stimolare a livello intestinale l’assorbimento di calcio e fosforo, rendendoli disponibili per una corretta mineralizzazione dell’osso. Inoltre regola l’espressione di oltre cinquanta geni diversi, fra cui geni implicati nella regolazione del sistema immunitario e nella differenziazione cellulare. In ambito clinico, esiste una generale concordanza sul fatto che la vitamina D promuova la salute dell’osso e, insieme al calcio, contribuisca a proteggere dalla demineralizzazione. Diversi studi osservazionali hanno riportato in varie situazioni patologiche (cardiopatie, neoplasie, malattie degenerative, metaboliche respiratorie etc.) peggiori condizioni di salute in popolazioni con bassi livelli di vitamina D.

Nel paziente oncologico, soprattutto sotto chemioterapia, è possibile osservare una carenza di tale tipo di vitamina.

I dati accumulati in letteratura, suggeriscono che la vitamina D può regolare l’intero processo di tumorigenesi, a partire dall’iniziazione fino al processo di metastatizzazione. Gran parte dei dati relativi all’impatto della vitamina D nella prevenzione o riduzione del cancro proviene da studi condotti su diverse tipologie di tumore: carcinoma mammario, carcinoma ovarico, melanoma, carcinoma colon-rettale, carcinoma polmonare e carcinoma prostatico.

 

Cosa fare

L’assunzione raccomandata di vitamina D per la popolazione italiana adulta è di 15 µg al giorno, da aumentare a 20 µg negli anziani, per compensare la ridotta sintesi endogena. Come già detto in precedenza, la vitamina D può essere sintetizzata dalla cute, anche tramite un’esposizione diretta di 15-20 minuti al giorno. A livello nutrizionale, infatti, risulta quella più difficile da recuperare attraverso gli alimenti. Nel paziente oncologico, qualora il medico ne riscontrasse una carenza, può essere necessaria una sua supplementazione.

 

Cibi utili

Il pesce è la fonte alimentare più ricca di vitamina D. Essendo una vitamina liposolubile, la sua concentrazione è maggiore nei pesci più grassi. Le aringhe ne sono particolarmente ricche, anche il salmone e il pesce azzurro sono buone fonti di vitamina D. Tra i molluschi, il contenuto superiore si trova nelle ostriche. Generalmente i pesci concentrano buone quantità di vitamina D nel fegato è per questa ragione che l’olio di fegato di merluzzo è stato a lungo considerato come l’integratore alimentare per eccellenza di vitamina D: ne basta mezzo cucchiaio per coprirne l’intero fabbisogno giornaliero.

I funghi sono gli unici alimenti di origine non animale che possono contenere quantità significative di vitamina D. Il loro contenuto, tuttavia, è fortemente influenzato dall’esposizione al sole. Diversi esperimenti hanno dimostrato che anche dopo la raccolta, l’esposizione al sole induce la formazione di vitamina D nei funghi. Per la stessa ragione, anche i funghi essiccati al sole diventano molto ricchi di vitamina D: ecco perché, nel caso dell’acquisto di funghi secchi, la menzione ‘essiccati al sole’ è importante da ricercare: quelli essiccati al buio in essiccatore, infatti, non si arricchiscono di vitamina D.

Infine, il latte è spesso considerato una buona fonte di vitamina D, a causa di una confusione che deriva dalla traduzione approssimativa di testi americani. Negli Stati Uniti, il latte è effettivamente una buona fonte di vitamina D in quanto tutto il latte prodotto e commercializzato viene fortificato per legge con l’aggiunta di tale molecola. Questo, tuttavia, non avviene in Italia, e il latte di per sé non è affatto una buona fonte di vitamina D.

 

 

La vitamina C 

La vitamina C, o acido ascorbico, fa parte delle vitamine idrosolubili che non possono essere depositate all’interno del nostro organismo pertanto devono essere regolarmente assunte con la dieta.

Una volta assunta con gli alimenti, la vitamina C viene assorbita a livello intestinale e mediante il sangue si va a distribuire ai vari organi e tessuti dove svolgerà le sue funzioni. La vitamina C ha una potente azione antiossidante, favorisce l’assorbimento intestinale del ferro e del cromo, interviene nella difesa immunitaria, favorisce la cicatrizzazione delle ferite, protegge i capillari. La somministrazione endovenosa di vitamina C come terapia non convenzionale per il cancro è stata sviluppata per la prima volta intorno agli anni ’70 dal premio Nobel Pauling. Gli studi di Pauling, hanno rilevato tempi di sopravvivenza più lunghi nei pazienti affetti da cancro e trattati con vitamina C somministrata per via orale ed endovenosa. In animali di laboratorio è stato osservato che alte dosi di vitamina C, somministrate per via endovenosa, potenziano l’azione antitumorale del sistema immunitario e bloccano la crescita del cancro in combinazione con l’immunoterapia.

Per il paziente oncologico è fondamentale mantenere i livelli di questa vitamina costanti in quanto sembrerebbe avere un effetto antitumorale, chemiosensibilizzante e in grado di migliorare la qualità di vita, migliorandone la sopravvivenza. Inoltre sembrerebbe essere in grado di ridurre gli effetti collaterali delle terapie tradizionali.

 

Cosa fare

L’assunzione raccomandata di vitamina C per la popolazione adulta è di 105 mg al giorno per i maschi e di 85 mg al giorno per le femmine. Alcuni fitocomposti presenti in frutta e verdura favoriscono l’assorbimento e l’attività biologica della vitamina C. In particolare, i flavonoidi, una classe di sostanze fenoliche, agiscono sinergicamente con la vitamina C.

Per questa ragione, la vitamina C assunta con frutta e verdura è più biodisponibile rispetto a quella presa con gli integratori, questi vanno, sempre in seguito ad aver consultato il vostro oncologo, presi in aggiunta, ma non in sostituzione, alle fonti naturali di vitamina C quali frutta e verdura.

 

Cibi utili

Gli agrumi sono buone fonti di vitamina, specialmente arance e limoni, mentre pompelmi, mandarini e mandaranci ne presentano una concentrazione leggermente inferiore. Nel caso delle spremute d’arancia è consigliabile berle subito dopo averla preparate, in quanto è molto sensibile all’ossidazione e si danneggia rapidamente a contatto con l’ossigeno e con l’esposizione alla luce. Non di meno importanza sono i kiwi, i ribes neri, le fragole e la papaya.

Per quanto riguarda le verdure, i peperoni sono al primo posto, ma un buon contenuto di vitamina C è presente anche nel cavolo nero, nei broccoli, nei cavolini di bruxelles, nelle foglie di senape, nel cavolfiore verde e nel cavolo cappuccio rosso.

Vi ricordiamo che la vitamina C è termolabile, cioè può essere significativamente danneggiata dalla cottura, quindi vi consigliamo di prediligere cotture rapide e delicate come la cottura al vapore. Inoltre la vitamina C è anche idrosolubile, perciò passa in parte nell’acqua di cottura, quindi metodi come la bollitura possono impoverire gli ortaggi del suo contenuto.

 

 

Le vitamine del gruppo B

Le vitamine del gruppo B sono idrosolubili ovvero sono facilmente assorbibili dall’intestino e sono, almeno in parte sintetizzate dalla flora batterica intestinale; l’eccesso è normalmente eliminato per gran parte con le urine. A differenza delle liposolubili non sono immagazzinabili in organi e tessuti.

Svolgono diversi ruoli: sono fondamentali durante l’accrescimento, nel funzionamento del sistema nervoso, per il funzionamento del sistema immunitario (B6-B12), nella prevenzione e cura delle anemie (B6-B12) e nel mantenimento dell’integrità di cute e mucose (B2-B3-B6-acido folico).

In particolare, rivestono un importante ruolo la vitamina B12 e l’acido folico, anche per la loro responsabilità verso quadri di anemia post trattamento oncologico.

 

La vitamina B12 è necessaria soprattutto nella produzione dei globuli rossi, ha un ruolo fondamentale nella crescita e nella riproduzione delle cellule, interviene nella sintesi dei neurotrasmettitori dopamina e noradrenalina e nella funzionalità del sistema nervoso. L’assorbimento intestinale avviene solo in presenza del fattore intrinseco gastrico. La sua carenza, dovuta a insufficiente produzione del fattore intrinseco porta ad anemia perniciosa.

Mentre la vitamina B9, o acido folico, ha un ruolo fondamentale nella crescita e nella riproduzione delle cellule, in particolare dei globuli rossi, interviene nella trasformazione del triptofano nel neurotrasmettitore serotonina. Interviene, infine, nella sintesi del DNA e nel metabolismo degli aminoacidi.

 

Cosa fare

Il fabbisogno giornaliero raccomandato di vitamina B12 è di 2,4 µg mentre per l’acido folico, si parla di 400 µg.  Vi consigliamo di prediligere un’alimentazione ricca in tali tipo di vitamine e nel caso di una carenza cronica parlarne con il proprio oncologo, ma di non provvedere a supplementazioni fai da te.

 

Cibi utili

Per quanto riguarda la vitamina B12 sarebbe utile inserire nella dieta alimenti di origine animale, in quanto cellule vegetali non sono in grado di sintetizzare vitamina B12. Alimenti utili sono le vongole, le aringhe, lo sgombro, le uova, la mozzarella di bufala, le frattaglie, il latte intero e lo yogurt magro.

Vi ricordiamo che la vitamina B12 è sensibile alla luce e all’ossigeno, perciò si raccomanda di conservare tali tipi di alimenti lontani dalla luce e dall’aria.

Per l’acido folico si consiglia di prediligere una dieta ricca in vegetali a foglia verde come cavoli, broccoli, verza. Il Suo contenuto negli alimenti è notevolmente ridotto dalla cottura.

Insalata di Riso venere integrale con gamberoni

 

Chef Ferdinando Moia, Hostaria Grotta Azzurra

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 35’ circa

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 280 g di riso venere integrale Gallo (cottura veloce)
  • 1 Grande zucchina verde
  • 12 Code di gamberone sgusciate
  • 160 g di fagioli cannellini lessati (+ 100 ml della loro acqua di cottura)
  • 4 Cucchiai di olio di lino
  • 1 Filetto di acciuga
  • 4 Foglie grosse di basilico
  • 1 Cucchiaino di sale grosso
  • 1 Pizzico di pepe nero
  • Zenzero in polvere qb

 

Utensili necessari: una pentola capiente con ripiano forato per cottura a vapore e relativo coperchio; frullatore ad immersione con relativo bicchiere; una teglia da forno; un foglio di carta da forno; una ciotola di media grandezza, un cucchiaio da minestra, 4 piatti da portata e 4 ring di acciaio da 10 cm di diametro.

 

Procedimento

Lessate il riso venere in abbondante acqua precedentemente salata;

Lavate la zucchina e tagliate la parte esterna a piccoli dadini e dopo 10 minuti di bollitura del riso, metteteli a cuocere a vapore (avendo dura di tenerli croccanti) sopra il riso in cottura insieme alle code di gambero (circa 5 minuti);

Frullate i fagioli cannellini mettendo da parte la purea densa, prelevatene metà e con la loro acqua di cottura, la punta di un cucchiaino di zenzero ed il filetto di acciuga fate un emulsione piuttosto liquida (appena più densa dell’olio); aggiungete in ultimo le foglie di basilico;

A cottura ultimata, togliete le zucchine ed i gamberi, controllate la cottura del riso e, se cotto, scolatelo e fatelo leggermente raffreddare stendendolo su una teglia foderata con carta da forno;

In una ciotola mescolate il riso con le zucchine a quadretti, la metà densa rimasta di purea di cannellini. Prendere i 4 piatti di portata, posizionarvi il ring di acciaio nel centro e distribuire in parti uguali il riso condito;

Schiacciarlo leggermente con il cucchiaio per compattarlo, adagiare sopra le code di gambero (3 per piatto), togliere delicatamente il ring d’acciaio, irrorare con l’emulsione di cannellini quindi condire con un pizzico di pepe ed olio di semi di lino a crudo.

 

Effetti avversi delle terapie: Indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, fatigue, alterazioni enzimatiche.

 

FBO per te: Il riso venere, a differenza del tradizionale riso bianco, grazie alla sua fibra, riesce a tenere a bada l’indice glicemico ed è naturalmente ricco in ferro, fosforo, selenio, vitamina E ed antocianine. In questa ricetta lo troviamo arricchito da un buon contenuto di proteine derivante dai gamberoni e dai fagioli cannellini, mentre l’olio di semi di lino ed il filetto di acciuga completano la ricetta con grassi buoni. Visto il contenuto in sale intrinseco delle acciughe e le erbe aromatiche e le spezie contenute nella preparazione, è consigliabile non aggiungere ulteriore sale.

 

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Straccetti di Merluzzo finocchio sedano, arancia e prezzemolo

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 30-40’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1 persona

Tempo di cottura: 10‘ se fresco, 30’ se congelato

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 Filetto di Merluzzo fresco
  • ½ Finocchio
  • ½ Gambo di Sedano tenero
  • 1 Arancia
  • Prezzemolo tritato
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Portare l’acqua ad ebollizione e cuocere il filetto di merluzzo per 10 minuti (se congelato 30 minuti);

Lasciarlo raffreddare, sfaldarlo e metterlo in una insalatiera, cospargerlo di prezzemolo;

Condirlo con olio evo, con il succo di mezza arancia ed infine mescolare delicatamente;

Lasciare riposare;

Tagliare finemente il sedano, il finocchio e gli spicchi della restante arancia ed unirlo al resto;

Aggiungere un filo d’olio a crudo.

 

Consigli: durante la cottura del merluzzo mettete nell’acqua delle foglie di alloro, l’arancia cosi come i mandaranci ed i mandarini donano a questa preparazione una nota di freschezza molto gradevole.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, fatigue, anemia, gonfiore addominale, gonfiore sottocutaneo/edema.

 

FBO per te: Il merluzzo, pesce tipico della Dieta Mediterranea, si presenta bene alla surgelazione e presenta un buon contenuto di iodio, zinco e vitamina B12. La sua porzione di riferimento individuata dai LARN è di 150 g (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia della Società Italiana di Nutrizione Umana). Bollito semplicemente non risulta particolarmente gustoso, ma all’interno di questa ricetta, grazie alla presenza del prezzemolo e dell’arancia, risulta un’esplosione di sapori.

 

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Riso Artemide

 

Chef Gianpiero Cravero,
Cravero Osteria Contemporanea

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 1h 20’. Si può cuocere il riso anche il giorno prima, per ridurre il tempo di preparazione.

Difficoltà: Bassa

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 60 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 300 g Riso Artemide Integrale
  • 1 costa di Sedano
  • 1 Zucchina piccola, indicata la Trombetta
  • ¼ di Cavolfiore
  • 1 Finocchio
  • 1 Cipolla rossa
  • 12 Peperoncini dolci in base alle dimensioni. Alternativa peperone rosso o giallo
  • Un ciuffo di Germogli
  • 100 g Ceci neri
  • 50 cl Olio di semi di lino
  • 2/3 cucchiai Aceto di vino

 

Procedimento

Lessare il riso in acqua con pochissimo sale per 60 minuti, scolarlo senza buttare il liquido di cottura e soprattutto non risciacquare, per non privarlo dei suoi valori nutrizionali e gli antociani presenti. Distendere su un vassoio e lasciar intiepidire;

Il liquido di cottura va conservato e lo si potrà riutilizzare per preparare risotti (al posto del brodo);

Tagliare gli ortaggi a fettine, condirli con poco sale, olio di semi di lino e poco aceto. Lasciar marinare una decina di minuti;

Condire il riso tiepido con qualche cucchiaio del liquido di cottura, il liquido di marinatura delle verdure e metterlo su un piatto di portata. Completare con gli ortaggi, i peperoncini e i ceci neri.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: La varietà Artemide è un riso integrale nero che deriva dall’incrocio tra il riso Venere ed un riso di tipo Indica. Ha un contenuto molto alto di ferro, silicio, antocianine e fibra. Quest’ultima riesce a tenere a bada l’indice glicemico a differenza del più tradizionale riso bianco. Mentre per quanto riguarda le antocianine sono i pigmenti che colorano le diverse varietà di riso e sono molto studiate per il loro possibile ruolo nel tenere a freno i geni dell’invecchiamento.

 

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Ravioli con Scarola, Taleggio, Pomodorino e Noci di Sorrento

 

Chef Mimmo De Gregorio, Osteria Lo Stuzzichino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Veggie

Indice Glicemico: Alto

Tempo di Preparazione: 40’

Difficoltà: Alta

Dosi: 4 persone

Tempo di cottura: 3 ‘

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 4 persone)

Per la pasta

  • 1 Kg di Farina Semola Integrale rimacinata
  • 2 uova intere
  • 100 ml di latte
  • Sale q.b.

 

Per il ripieno

  • 600 g di scarola bollita (pulita)
  • 300 g di taleggio
  • 150 g di trccia fresca (o fiordilatte)
  • 1 uovo intero
  • Un pizzico di sale e pepe
  • Olio Extra Vergine della Penisola Sorrentina
  • 1 Cipolla

 

Per l’impiattamento

  • Noce di Sorrento
  • Pomodoro Corbarino 50g

 

Procedimento

Disporre a fontana la farina, rompervi al centro le uova, aggiungere il latte, il sale ed impastare il tutto lavorando fino ad ottenere una pasta omogenea. Lasciarla riposare per mezzora;

Lessare la scarola in acqua bollente prima e poi passare in acqua fredda con ghiaccio facendola riposare. Stendere la sfoglia con la metà della pasta, disporla su di un tavolo e spennellarla con l’uovo;

Con un sacchetto da pasticciere, farvi cadere dei ciuffetti di ripieno precedentemente impastato con taleggio, scarola e fiordilatte;

Completata questa operazione stendere l’altra metà della pasta e ricoprire con essa la sfoglia contenente il ripieno;

Con un tagliapasta, quindi, ritagliare piccoli ravioli a forma di cerchio. Disporli in una teglia e, se non li si cuoce subito conservarli in frigorifero.

Questi ravioli possono essere serviti in una maniera molto semplice: sbollentati per 3-4 minuti e terminare la cottura in padella con scarole, noci e aggiungendo un pomodoro corbarino.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito.

 

FBO per te: Un piatto unico un pochino laborioso, ma ottimo da consumare in occasioni di pranzi di festa o per recuperare, con un po’ di gusto, le giuste forze. La farina di semola integrale è un’ottima alternativa alla classica farina bianca e grazie al suo contenuto in fibra, aiuta il transito intestinale e nutre la flora batterica. Inoltre, grazie alla sua consistenza rustica si sposa appieno con la delicatezza del ripieno. Vi consigliamo inoltre di consumare come antipasto un pochino di verdura mista, al fine di tenere ulteriormente sotto controllo la glicemia.

 

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Farinata di ceci

 

  Chef Melissa Savoini
  Ristorante Sapor       di…Vino

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 50’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 3 persone

Tempo di cottura: 25’

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 3 persone)

  • (teglia da 28 cm circa)
  • 150 g di farina di ceci
  • 400 ml di acqua
  • 40 ml di olio di oliva extravergine
  • 1⁄2 cucchiaino di Rosmarino
  • Sale q.b

 

Procedimento

Mescolare la farina di ceci, poco alla volta, con l’acqua e il sale;

Togliere la schiuma che si formerà in superficie;

Lasciare il composto coperto (temperatura ambiente) per circa 2 ore girandolo di tanto in tanto;

Dopo circa 2 ore mescolarlo molto bene per amalgamare tutti gli ingredienti;

Versare il composto in una teglia (meglio se di alluminio, vaschette cuki) unta di olio;

Aggiungere il rosmarino e cuocere nella parte bassa del forno, ben caldo (230/250 ° per circa 10 minuti, poi abbassare la temperatura a 200 ° per altri 15 minuti (deve risultare ben dorata in superficie).

 

 

Effetti avversi delle terapie: alterazione del gusto, perdita di appetito, fatigue, stipsi/costipazione fisiologica e non meccanica.

 

FBO per te: La farinata di ceci è una ricetta storica Ligure. I ceci, così come tutti i legumi, sono da considerarsi proteine vegetali, molto ricchi in fibra, capace di ostacolare l’assorbimento del colesterolo. Per completare il piatto vi consigliamo di consumare la farinata con un contorno di verdure e una fetta di pane integrale, inoltre per aumentare maggiormente la biodisponibilità del ferro non eme contenuto nei ceci sarebbe opportuno consumare una fonte di vitamina C nello stesso pasto. Un esempio potrebbe essere tramite un frutto come kiwi o arancia, o in alternativa condire le verdure con del peperoncino fresco o del succo di limone.

 

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Frittata alle erbe

 

Chef Federico Malinverno
Caffè La Crepa

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Veggie

Indice Glicemico: Medio

Tempo di Preparazione: 15’

Difficoltà: Media

Dosi: 3 persone

Tempo di cottura: 15’

Costo:

Stile di vita: Attivo

 

Ingredienti (per 3 persone)

  • 250 g chilo di erbette di stagione o di spinaci
  • 3 uova
  • ½ cipolla
  • 50 g mollica di pane integrale raffermo o grattugiato
  • ½ bicchiere di latte
  • 50 g di Taleggio grattugiato
  • Olio extravergine d’oliva
  • Sale q.b
  • Pepe q.b

 

Procedimento

Pulite e lavate le erbe, lessatele con la sola acqua di lavaggio rimasta, strizzatele bene e tagliatele finemente;

Sbattete le uova con il formaggio grattugiato, sale, pepe e la mollica (di pane raffermo), in precedenza ammorbidita nel latte;

In un tegame mettete la cipolla tagliata fine, fatela rosolare in olio, quindi aggiungete prima le verdure, poi le uova sbattute;

Amalgamate bene e velocemente con un cucchiaio di legno, poi non toccate più la frittata fino al momento di girarla;

Quando avrà fatto una crosticina dorata che permetterà al composto di staccarsi dalla padella, giratela con l’aiuto di un piatto, rimettetela nel tegame e fate cuocere dalla parte opposta, fino a completa cottura.

 

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, fatigue, anemia.

 

FBO per te: Protagoniste di questa preparazione sono le uova, un’ottima fonte di proteine con tutti gli amminoacidi essenziali. Per quanto riguarda la composizione in microelementi, le uova sono ricche di minerali, vitamine liposolubili, tra cui la vitamina K e idrosolubili, tra cui la B12.  Le uova sono state diverse volte viste, negli anni scorsi, con un occhio di riguardo per il loro contenuto in colesterolo, ma ormai le evidenze scientifiche ci confermano che il colesterolo assunto con gli alimenti influisce in percentuale minima sulla colesterolemia totale. La quantità di verdura contenuta all’interno della frittata non soddisfa la porzione consigliata, perciò vi consigliamo di aggiungere a parte un contorno di verdure di stagione.

 

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Effetti della vitamina C sulla salute: una revisione delle evidenze

Grosso G., et al.

Effects of vitamin C on health: a review of evidence

Review Frontier in Bioscience (Landmark Ed). 2013;18:1017-29.

 

La vitamina C è un nutriente dietetico essenziale per la biosintesi del collagene ed un cofattore nella biosintesi di catecolamine, L-carnitina, colesterolo, aminoacidi e alcuni ormoni peptidici. La mancanza di vitamina C causa lo scorbuto, una condizione patologica che porta alla fragilità dei vasi sanguigni e al danno del tessuto connettivo dovuto alla mancata produzione di collagene e, infine, alla morte a seguito di un collasso generale. La vitamina C è potenzialmente coinvolta anche nella prevenzione del cancro e delle malattie cardiovascolari. Inoltre, sono stati documentati anche gli effetti della vitamina C sul sistema nervoso e sui pazienti con malattie croniche. Questa revisione tenta di riassumere i progressi recenti e consolidati nella ricerca sulla vitamina C e le sue implicazioni cliniche. Poiché la vitamina C ha il potenziale per contrastare l’infiammazione e il conseguente danno ossidativo che giocano un ruolo importante nell’insorgenza e nella progressione di numerose malattie croniche e acute, rappresenta uno strumento pratico da somministrare per la prevenzione precoce di queste condizioni patologiche.

 

Abstract

Effects of vitamin C on health: a review of evidence

Vitamin C is an essential dietary nutrient for the biosynthesis of collagen and a co-factor in the biosynthesis of catecholamines, L-carnitine, cholesterol, amino acids, and some peptide hormones. The lack of vitamin C causes scurvy, a pathological condition leading to blood vessel fragility and connective tissue damage due to failure in producing collagen, and, finally, to death as result of a general collapse. Vitamin C is potentially involved also in cancer and cardiovascular diseases prevention. In addition, vitamin C effects on nervous system and chronically ill patients have been also documented. This review attempts to summarize recent and well established advances in vitamin C research and its clinical implications. Since vitamin C has the potential to counteract inflammation and subsequent oxidative damage that play a major role in the initiation and progression of several chronic and acute diseases, it represents a practical tool to administer for the early prevention of these pathologic conditions.

 

Link all’articolo originale https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23747864/

 

Effetto sinergico della dieta mima digiuno e vitamina C contro la mutazione tumorale KRAS

Di Tano M., et al.

Synergistic effect of fasting-mimicking diet and vitamin C against KRAS mutated cancers

NATURE COMMUNICATIONS. 2020; 11:2332

 

La dieta mima digiuno ritarda la progressione del tumore e sensibilizza una vasta gamma di tumori alla chemioterapia, ma il suo potenziale terapeutico in combinazione con composti non citotossici è poco conosciuto. Viene mostrato come l’attività anticancro della vitamina C è limitata dall’up-regolazione della proteina indotta dallo stress eme-osigenasi-1. La selettività della dieta mima digiuno inverte l’up-regolazione indotta dalla vitamina C di eme-ossigenasi-1 e della ferritina nelle cellule tumorali mutanti KRAS, aumentando di conseguenza la reattività del ferro, le specie dell’ossigeno e le cellule morte; un effetto ulteriormente potenziato dalla chemioterapia. A sostegno di un potenziale ruolo della ferritina nella progressione del cancro colorettale, un’analisi del The Cancer Genome Atlas Database indica che i pazienti affetti da cancro colorettale mutato KRAS con bassi livelli intratumorali di ferritina mRNA mostra una maggiore sopravvivenza complessiva di 3 e 5 anni. Collettivamente, i dati indicano che la combinazione di una dieta mima digiuno e vitamina C rappresenta un promettente intervento di bassa tossicità per essere testati in studi clinici randomizzati contro il cancro colorettale e forse altri tumori mutati KRAS.

 

Abstract

Synergistic effect of fasting-mimicking diet and vitamin C against KRAS mutated cancers

Fasting-mimicking diets delay tumor progression and sensitize a wide range of tumors to chemotherapy, but their therapeutic potential in combination with non-cytotoxic compounds is poorly understood. Here we show that vitamin C anticancer activity is limited by the upregulation of the stress-inducible protein heme-oxygenase-1. The fasting-mimicking diet selectivity reverses vitamin C-induced up-regulation of heme-oxygenase-1 and ferritin in KRAS-mutant cancer cells, consequently increasing reactive iron, oxygen species, and cell death; an effect further potentiated by chemotherapy. In support of a potential role of ferritin in colorectal cancer progression, an analysis of The Cancer Genome Atlas Database indicates that KRAS mutated colorectal cancer patients with low intratumor ferritin mRNA levels display longer 3- and 5-year overall survival. Collectively, our data indicate that the combination of a fasting-mimicking diet and vitamin C represents a promising low toxicity intervention to be tested in randomized clinical trials against colorectal cancer and possibly other KRAS mutated tumors.

 

Link all’articolo originale https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32393788/

 

Dieta mima digiuno come coadiuvante per il trattamento chemioterapico neoadiuvante del cancro al seno nel trial DIRECT multicentrico randomizzato fase 2

de Groot S., et al.

Fasting mimicking diet as an adjunct to neoadjuvant chemotherapy for breast cancer in the multicentre randomized phase 2 DIRECT trial

NATURE COMMUNICATIONS. 2020; 11(1):3083

 

Sono stati randomizzati 131 pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale (HER-2 negativo allo stadio II-III), senza diabete e con un BMI oltre18 kgm−2 per ricevere o la dieta mima-digiuno (FMD) o continuare la propria alimentazione abituale 3 giorni prima e durante i cicli di chemioterapia neoadiuvante. Si dimostra che non ci sono differenze di tossicità tra i due gruppi, nonostante il fatto che il desametasone è stato omesso nel gruppo FMD. Un riscontro radiologicamente completo o parziale si verifica più spesso nei pazienti che seguono la FMD. Inoltre, l’analisi per protocollo rivela una risposta patologica 4/5 al Miller&Payne, indicando una perdita di cellule tumorali tra il 90 e il 100%, che è più probabile che si verifichi nei pazienti che utilizzano FMD. In aggiunta, la dieta mima digiuno riduce significativamente i danni al DNA indotti dalla chemioterapia nei linfociti T.

Queste scoperte positive incoraggiano ulteriori esplorazioni dei benefici della dieta mima digiuno nella terapia oncologica.

 

 

Abstract

Fasting mimicking diet as an adjunct to neoadjuvant chemotherapy for breast cancer in the multicentre randomized phase 2 DIRECT trial

Short-term fasting protects tumor-bearing mice against the toxic effects of chemotherapy while enhancing therapeutic efficacy. We randomized 131 patients with HER2-negative stage II/III breast cancer, without diabetes and a BMI over 18 kgm−2, to receive either a fasting mimicking diet (FMD) or their regular diet for 3 days prior to and during neoadjuvant chemotherapy. Here we show that there was no difference in toxicity between both groups, despite the fact that dexamethasone was omitted in the FMD group. A radiologically complete or partial response occurs more often in patients using the FMD (OR 3.168, P = 0.039). Moreover, per-protocol analysis reveals that the Miller&Payne 4/5 pathological response, indicating 90–100% tumor-cell loss, is more likely to occur in patients using the FMD (OR 4.109, P = 0.016). Also, the FMD significantly curtails chemotherapy-induced DNA damage in T-lymphocytes. These positive findings encourage further exploration of the benefits of fasting/FMD in cancer therapy. Trial number: NCT02126449.

 

Link all’articolo originale https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32576828/

Hummus di sedano rapa alla curcuma con crudité di Verdure

 

Chef Paola Naggi Ristorante Impero

 

 

 

 

 

 

FBO SEMPRE CON TE ti consiglia

 

Gluten free, Dairy free, Veggie, Vegan

Indice Glicemico: Basso

Tempo di Preparazione: 25’

Difficoltà: Bassa

Dosi: 1-2 persone

Tempo di cottura: 15 ‘

Costo:

Stile di vita: Sedentario

 

Ingredienti (per 1-2 persone)

  • ½ Sedano rapa
  • 1 Gambo di sedano
  • 3 Foglie di insalata belga
  • 1 Carota
  • 1 Finocchio
  • 2 Ravanelli
  • (altre verdure a piacere)
  • Curcuma in polvere q.b.
  • Olio extravergine d’oliva

 

Procedimento

Sbucciare il sedano rapa, lavarlo e tagliarlo a pezzetti;

Portare a bollore dell’acqua dove cuocere il sedano rapa per 15 minuti circa;

Lavare e tagliare le verdure a bastoncino;

Quando il sedano rapa risulta morbido trasferirlo ancora caldo nel frullatore, aggiungere la curcuma e frullare;

Trasferire il composto in una ciotola lasciare intiepidire;

Distribuire le verdure aggiungendo alla fine un goccio di olio extravergine d’oliva.

 

Consigli: se avete poco tempo a disposizione potete pulire le verdure con anticipo e conservarle chiuse un sacchetto in frigorifero già pronte per l’uso. Se preferite, potete aggiungere anche dei semi di lino nella preparazione.

 

Effetti avversi delle terapie: indicato in caso di alterazioni del gusto, perdita di appetito, nausea, secchezza della bocca gonfiore sottocutaneo/edema, disfagia, stomatite.

 

FBO per te: il sedano, ricco in folati e vitamina C, è una verdura molto spesso utilizzata negli spuntini spezza-fame, per il suo elevato potere saziante.  Questa variante di hummus può essere ideale nel caso di una perdita importante di appetito ed utilizzabile anche come spuntino post terapia. Grazie alla sua consistenza e al suo potere dissetante può anche dare giovamento in caso di secchezza della bocca.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su sedano, insalata, carota, finocchio, ravanelli, curcuma, olio EVO,

Recente aggiornamento nella patogenesi e nel trattamento della chemioterapia e dell’anemia indotta dal cancro

Abdel-Razeq Hikmat, Hashem Hasan

Recent update in the pathogenesis and treatment of chemotherapy and cancer induced anemia

Review Crit Rev Oncol Hematol. 2020 Jan;145:102837.

 

L’anemia indotta dalla chemioterapia (CIA) si riscontra comunemente tra i pazienti sottoposti a chemioterapia attiva con o senza radioterapia. La sua patogenesi è complessa ed è spesso difficile da identificare. I sintomi correlati alla CIA possono avere un impatto negativo sulla qualità della vita e possono influenzare l’efficacia del trattamento, la progressione della malattia e persino la sopravvivenza. La recente grande battuta d’arresto degli agenti stimolanti l’eritropoietina (ESA) e la riluttanza a trasfondere pazienti affetti da cancro con anemia lieve e persino moderata, avevano provocato un significativo sotto-trattamento della CIA. La scoperta dell’epcidina e del suo ruolo nell’omeostasi del ferro ha rivoluzionato la nostra comprensione della patogenesi della carenza di ferro e degli stati di sovraccarico di ferro. Nella presente revisione esaminiamo la patogenesi multifattoriale della CIA, affrontando i principali meccanismi attraverso i quali il tumore e il sistema immunitario influenzano l’anemia. Inoltre, discutiamo le opzioni di trattamento con maggiore attenzione sull’utilizzo delle nuove formulazioni di ferro per via endovenosa per questa indicazione.

 

 

Abstract

Recent update in the pathogenesis and treatment of chemotherapy and cancer induced anemia

Cancer and chemotherapy-induced anemia (CIA) is commonly encountered among patients undergoing active chemotherapy with or without radiation therapy. Its pathogenesis is complex and is often difficult to identify. Symptoms related to CIA may have a negative impact on quality of life and may influence treatment efficacy, disease progression and even survival. The recent major setback of erythropoietin-stimulating agents (ESAs) and the reluctance to transfuse cancer patients with mild and even moderate anemia, had resulted in significant under-treatment of CIA. The discovery of hepcidin and its role in iron homeostasis has revolutionized our understanding of the pathogenesis of iron deficiency and iron overload states. In the present review we examine the multifactorial pathogenesis of CIA, addressing the main mechanisms by which the tumor and immune system affect anemia. Additionally, we discuss the treatment options with more focus on the utilization of the new intravenous iron formulations for this indication.

 

Link all’articolo originale https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31830663/

Carenza di ferro e anemia nei pazienti affetti da cancro: il ruolo del trattamento del ferro nei pazienti con cancro anemico

Abiri Behnaz, Vafa Mohammadreza

Iron Deficiency and Anemia in Cancer Patients: The Role of Iron Treatment in Anemic Cancer Patients

Nutr Cancer. 2020;72(5):864-872.

 

L’anemia è una complicanza prevalente presente nei pazienti con cancro, sia alla diagnosi che durante il trattamento, con notevoli effetti negativi sulla qualità della vita e sulla prognosi generale. La carenza di ferro è la causa più comune di anemia nei pazienti e può colpire quasi la metà dei pazienti con neoplasie solide ed ematologiche. La patogenesi è complessa e multifattoriale e comprende sanguinamento, malnutrizione, farmaci e infiammazione derivante dal cancro e dal trattamento del cancro. In effetti, può verificarsi una carenza di ferro assoluta o funzionale. La maggior parte dei pazienti oncologici con carenza di ferro presenta una carenza di ferro funzionale, una condizione con un adeguato immagazzinamento di ferro ma un apporto di ferro insufficiente per gli eritroblasti e altri tessuti ferro-dipendenti. La carenza di ferro funzionale è il risultato del rilascio di citochine correlato al cancro, ma in caso di carenza di ferro assoluta le riserve risultano esaurite portando a sintomi simili ma spesso più gravi per un deposito inadeguato di ferro. Le attuali opzioni terapeutiche nell’anemia da cancro consistono nella somministrazione di ferro, agenti stimolanti eritropoietici e trasfusioni di sangue. Quest’ultimo dovrebbe essere somministrato al minimo, a causa dei problemi relativi ai rischi. Qui, presentiamo una rassegna sull’epidemiologia, la fisiopatologia, i risultati clinici e le opzioni terapeutiche della carenza di ferro, nonché l’effetto della terapia con ferro sulla progressione del tumore nei pazienti affetti da cancro anemico.

 

Abstract

Iron Deficiency and Anemia in Cancer Patients: The Role of Iron Treatment in Anemic Cancer Patients

Anemia is a prevalent complication in patients with cancer, both at diagnosis and during treatment, with notable negative effects on quality of life and overall prognosis. Iron deficiency is the most common cause of anemia in the patients and can affect almost half of patients with solid and hematologic malignancies. The pathogenesis is complex and multifactorial, including bleeding, malnutrition, medications, and inflammation resulted from cancer and cancer treatment. In fact, either absolute or functional iron deficiency can occur. Most iron deficient cancer patients present with functional iron deficiency, a condition with adequate iron storage but insufficient iron supply for erythroblasts and other iron dependent tissues. Functional iron deficiency is the result of the cancer related cytokine release, but in absolute iron deficiency iron reserves are depleted leading to similar but often more severe symptoms of inadequate iron store. Current therapeutic options in cancer anemia consist of iron administration, erythropoietic stimulating agents, and blood transfusion. The latter should be administered to a minimum, because of problems regarding risks. Here, we present a review on the epidemiology, pathophysiology, clinical outcomes, and therapeutic options of iron deficiency as well as the effect of iron therapy on tumor progression in anemic cancer patients.

 

Link all’articolo originale https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31474155/

 

Anemia

L’anemia nei malati di cancro è abbastanza comune sia in fase di esordio che in fase di chemioterapia, con notevoli impatti negativi sulla qualità della vita e sulla prognosi generale. La patogenesi è complessa e tipicamente multifattoriale, con la carenza di ferro che spesso è un fattore importante e potenzialmente curabile. La patogenesi comprende sanguinamento, malnutrizione, farmaci e infiammazione derivante dal cancro e dal trattamento del cancro.

È accertato che circa il 35 % delle persone con un tumore solido e il 50% delle persone con un tumore del sangue presentino anemia già all’esordio della malattia.

 

Cosa fare

Le ragioni per cui un paziente diventa anemico possono essere molteplici: carenze nutrizionali (ferro, vitamina B12, folati), perdite microscopiche di sangue, intossicazioni del midollo osseo ed infine lo stesso trattamento chemioterapico. Quest’ultimo, in particolare, può ridurre la capacità del midollo osseo di produrre globuli rossi, portando conseguentemente meno ossigeno ai tessuti e comportando quella sensazione tipica di debolezza e stanchezza, denominata astenia, tipica dell’anemia.

A livello nutrizionale l’anemia può essere ricondotta ad un’alimentazione molto carente in ferro (anemia sideropenica), nel caso in cui i fabbisogni giornalieri raccomandati di questo micronutriente non siano soddisfatti (10 mg uomo e 18 mg donna) o ad un suo scarso assorbimento intestinale, ma anche ad un’alimentazione carente in vitamina B12, nel caso ad esempio di una dieta vegetariana, o carente in acido folico. Oltre alle terapie farmacologiche utilizzate per contrastare l’anemia, sia orali che endovenose, che comportano in alcuni casi nausea e vomito, è possibile risolvere il quadro tramite una dieta adeguata.

 

Cibi utili

Nel caso di anemia sideropenica

Il ferro è presente in moltissimi alimenti, sia vegetali che animali, ma la quantità assorbita varia in base alla fonte di provenienza.

Esistono due tipologie principali di ferro:

  • Il ferro eme, contenuto principalmente negli alimenti di origine animale (carne e pesce), ritenuto più assorbibile rispetto a quello derivante dagli alimenti di origine vegetale.
  • Il ferro non eme, contenuto negli alimenti vegetali (legumi, ortaggi a foglia, semi oleosi, erbe aromatiche e frutta secca), ma anche in quelli animali, meno assorbibile, ma che può comunque essere assorbito influenzando minimamente la dieta con alcuni accorgimenti. È possibile, infatti, aumentare la sua biodisponibilità consumando all’interno dello stesso pasto una fonte di vitamina C (arance, succo di limone, kiwi, peperoncino fresco..). Un ulteriore accorgimento è quello di non sottoporre tali tipi di alimenti a cotture ad alte temperature che ne riducono la biodisponibilità, si consiglia perciò di consumarli crudi o cotti al vapore, consumando se possibile anche l’acqua di cottura.

 

Le carni che comunque ne contengono un buon quantitativo sono le frattaglie di bovino, suino e cavallo o la carne di fagiano, di lepre o di cavallo. Per quanto riguarda il pesce alcune alternative possono essere le vongole e le cozze.

Infine, facendo riferimento a gli accorgimenti sopra visti, gli alimenti appartenenti al mondo vegetale che presentano un buon quantitativo di ferro sono:

– Legumi secchi come: soia, fagioli, ceci e lenticchie.

– Verdura a foglia verde come: radicchio verde, rucola, tarassaco. Anche carciofi, broccoletti, spinaci, bieta e indivia ne presentano una discreta quantità.

– I cereali integrali, l’avena e la quinoa.

Pistacchi, arachidi, nocciole e mandorle.

– Erbe aromatiche secche come il timo e il basilico.

 

Carenza di Vitamina B12

Nel caso in cui l’anemia sia determinata da questo tipo di carenza (fabbisogno giornaliero raccomandato 2,4 µg), sarebbe utile inserire nella dieta alimenti di origine animale come vongole, aringhe, sgombro, uova, mozzarella di bufala, frattaglie, latte intero e yogurt magro.

La vitamina B12 a differenza del ferro è stabile al calore, ma sensibile alla luce e all’ossigeno, perciò si raccomanda di conservare tali tipi di alimenti lontani dalla luce e dall’aria.

 

Carenza di Acido Folico

In caso di una carenza alimentare di questo tipo (fabbisogno giornaliero raccomandato 400 µg), si consiglia di prediligere una dieta ricca in vegetali a foglia verde come cavoli, broccoli, verza

Stress ossidativo e sostanze fitochimiche alimentari: ruolo nella chemioprevenzione e nel trattamento del cancro

Chikara Shireen et al.

Oxidative stress and dietary phytochemicals: Role in cancer chemoprevention and treatment.

Review Cancer Lett. 2018 Jan 28;413:122-134. 

 

Diverse osservazioni epidemiologiche hanno mostrato una relazione inversa tra il consumo di alimenti di origine vegetale, ricchi di sostanze fitochimiche, e l’incidenza del cancro. I fitochimici, i metaboliti secondari delle piante, attraverso la loro proprietà antiossidante svolgono un ruolo chiave nella chemioprevenzione del cancro sopprimendo il danno al DNA indotto dallo stress ossidativo. Inoltre, modulano diverse vie di segnalazione mediate dallo stress ossidativo attraverso i loro effetti antiossidanti e, infine, proteggono le cellule dai cambiamenti molecolari che innescano la carcinogenesi. In diversi casi, tuttavia, è stata osservata la proprietà pro-ossidante di questi fitochimici rispetto al trattamento del cancro. Inoltre, studi in vitro e in vivo mostrano che diversi fitochimici potenziano l’efficacia degli agenti chemioterapici esacerbando lo stress ossidativo nelle cellule tumorali. Pertanto, abbiamo esaminato diversi studi che indagano sul ruolo di sostanze fitochimiche alimentari come curcumina (curcuma), epigallocatechina gallato (EGCG; tè verde), resveratrolo (uva), fenetil isotiocianato (PEITC), sulforafano (verdure crocifere), esperidina, quercetina e 2′-idrossiavanone (2HF; agrumi) nella regolazione dello stress ossidativo e delle vie di segnalazione associate nel contesto della chemioprevenzione e del trattamento del cancro.

 

Abstract

Oxidative stress and dietary phytochemicals: Role in cancer chemoprevention and treatment.

Several epidemiological observations have shown an inverse relation between consumption of plant-based foods, rich in phytochemicals, and incidence of cancer. Phytochemicals, secondary plant metabolites, via their antioxidant property play a key role in cancer chemoprevention by suppressing oxidative stress-induced DNA damage. In addition, they modulate several oxidative stress-mediated signaling pathways through their anti-oxidant effects, and ultimately protect cells from undergoing molecular changes that trigger carcinogenesis. In several instances, however, the pro-oxidant property of these phytochemicals has been observed with respect to cancer treatment. Further, in vitro and in vivo studies show that several phytochemicals potentiate the efficacy of chemotherapeutic agents by exacerbating oxidative stress in cancer cells. Therefore, we reviewed multiple studies investigating the role of dietary phytochemicals such as, curcumin (turmeric), epigallocatechin gallate (EGCG; green tea), resveratrol (grapes), phenethyl isothiocyanate (PEITC), sulforaphane (cruciferous vegetables), hesperidin, quercetin and 2′-hydroxyflavanone (2HF; citrus fruits) in regulating oxidative stress and associated signaling pathways in the context of cancer chemoprevention and treatment.

 

Link all’articolo originale: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29113871/

Fibra dietetica e sopravvivenza nelle donne con cancro al seno: una meta-analisi dose-risposta di studi di coorte prospettici

Jayedi Ahmad et al.

Dietary Fiber and Survival in Women with Breast Cancer: A Dose-Response Meta-Analysis of Prospective Cohort Studies

Nutr Cancer. 2020 Aug 14;1-11.

 

Abbiamo cercato di studiare l’associazione del consumo di fibre alimentari con il rischio di mortalità nelle donne con cancro al seno. Una ricerca sistematica è stata intrapresa su PubMed, Scopus e ISI Web of Science fino a marzo 2020 per trovare studi di coorte che studiano l’associazione del consumo di fibre alimentari con il rischio di mortalità nelle donne con cancro al seno. Un modello di effetti casuali è stato utilizzato per combinare risultati specifici dello studio. La qualità delle prove è stata valutata dal punteggio NutriGrade. Sono stati inclusi sette studi prospettici di coorte con 1.426 casi di mortalità per tutte le cause e 679 casi di mortalità specifica per il cancro al seno tra 11.295 pazienti con cancro al seno. I rischi relativi per il più alto rispetto alla categoria più bassa di consumo di fibre alimentari sono stati 0,63 (95%CI: 0,52, 0,77; I 2 = 0%, n = 5) per la mortalità per tutte le cause e 0,72 (95%CI: 0,54, 0,96; I 2 = 0%, n = 5) per la mortalità specifica per il cancro al seno. C’era una forte associazione lineare tra l’assunzione di fibre e il rischio di mortalità per tutte le cause. La qualità delle prove è stata valutata moderata per la mortalità per tutte le cause e bassa per la mortalità specifica per il cancro al seno. Un maggiore consumo di fibre alimentari può migliorare la sopravvivenza nei pazienti con cancro al seno. Sono necessarie ulteriori ricerche per confermare i risultati attuali, considerando i tipi di fibra consumata e lo stato del recettore dell’estrogeno tumorale.

 

Abstract

Dietary Fiber and Survival in Women with Breast Cancer: A Dose-Response Meta-Analysis of Prospective Cohort Studies

We aimed to investigate the association of dietary fiber consumption with mortality risk in women with breast cancer. A systematic search was undertaken in PubMed, Scopus, and ISI Web of Science till March 2020 to find cohort studies investigating the association of dietary fiber consumption with mortality risk in women with breast cancer. A random-effects model was used to combine study-specific results. The quality of evidence was rated by NutriGrade score. Seven prospective cohort studies with 1,426 cases of all-cause mortality and 679 cases of breast cancer-specific mortality among 11,295 patients with breast cancer were included. The relative risks for the highest compared to the lowest category of dietary fiber consumption were 0.63 (95%CI: 0.52, 0.77; I 2 = 0%, n = 5) for all-cause mortality, and 0.72 (95%CI: 0.54, 0.96; I 2 = 0%, n = 5) for breast cancer-specific mortality. There was a strong linear association between fiber intake and all-cause mortality risk. The quality of evidence was rated moderate for all-cause mortality, and low for breast cancer-specific mortality. Higher dietary fiber consumption may improve survival in patients with breast cancer. More research is needed to confirm the present results, considering types of fiber consumed and tumor estrogen receptor status.

 

Link all’articolo originale: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32795218/

Associazioni del consumo di prodotti lattiero-caseari alla mortalità attraverso l’indagine prospettica europea sul cancro e l’alimentazione (EPIC)- coorte Italia

Pala V, Sieri S, Chiodini P, Masala G, Palli D, Mattiello A, Panico S, Tumino R, Frasca G, Fasanelli F, Ricceri F, Agnoli C, Grioni S, Krogh V

Associations of dairy product consumption with mortality in the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)–Italy cohort

Am J Clin Nutr. 2019 Nov 1;110(5):1220-1230

 

BACKGROUND: Il rapporto tra consumo di prodotti lattiero-caseari e salute e mortalità è controverso.
OBIETTIVI: abbiamo studiato le associazioni di consumo di vari prodotti lattiero-caseari con mortalità nella coorte italiana dell’indagine prospettica europea su cancro e nutrizione (EPIC)-studio Italia.
METODI: il consumo di prodotti lattiero-caseari è stato valutato mediante validazione FFQ semiquantitativa. I modelli multivariabili di cox stratificati per centro, età e sesso e corretti per tener conto delle associazioni stimate di latte (totale, intero e a ridotto tenore di grassi), yogurt, formaggio, burro e assunzione di calcio da latticini con mortalità per cancro, malattie cardiovascolari e tutte le cause. La non linearità è stata testata con una limitata regressione cubica della spline.
RISULTATI: dopo un follow-up mediano di 14,9 anni, sono stati identificati 2468 decessi in 45.009 partecipanti: 59% da cancro e 19% da malattia cardiovascolare. Non è stata trovata nei modelli corretti integralmente nessuna associazione significativa del consumo di un qualsiasi prodotto lattiero-caseario con la mortalità. È stata riscontrata una riduzione del 25% del rischio di mortalità per tutte le cause con l’assunzione di latte da 160 a 120 g / d (HR: 0,75; IC al 95%: 0,61, 0,91) ma non per la categoria di assunzione più alta (> 200 g / d) (HR: 0,95; IC al 95%:0,84, 1,08) rispetto all’assenza di consumo.
Associazioni di consumo di latte intero e a ridotto tenore di grassi con tutte le cause e con la causa specifica di morte erano simili a quelli del latte nel suo insieme.
CONCLUSIONI: In questa coorte italiana caratterizzata da un consumo di latte medio-basso, non abbiamo trovato prove di un’associazione dose-risposta tra consumo di latte e la mortalità e inoltre, nessuna associazione tra il consumo di altri prodotti lattiero-caseari esaminati e la mortalità.

 

Abstract

Associations of dairy product consumption with mortality in the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)–Italy cohort

BACKGROUND: The relation of dairy product consumption to health and mortality is controversial.
OBJECTIVES: We investigated associations of consumption of various dairy products with mortality in the Italian cohort of the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)–Italy study.
METHODS: Dairy product consumption was assessed by validated semiquantitative FFQs. Multivariable Cox models stratified by center, age, and sex and adjusted for confounders estimated associations of milk (total, full fat, and reduced fat), yogurt, cheese, butter, and dairy calcium consumption with mortality for cancer, cardiovascular disease, and all causes. Nonlinearity was tested by restricted cubic spline regression.
RESULTS: After a median follow-up of 14.9 y, 2468 deaths were identified in 45,009 participants: 59% from cancer and 19% from cardiovascular disease. No significant association of consumption of any dairy product with mortality was found in the fully adjusted models. A 25% reduction in risk of all-cause mortality was found for milk intake from 160 to 120 g/d (HR: 0.75; 95% CI: 0.61, 0.91) but not for the highest (>200 g/d) category of intake (HR: 0.95; 95% CI: 0.84, 1.08) compared with nonconsumption. Associations of full-fat and reduced-fat milk consumption with all-cause and cause-specific mortality were similar to those for milk as a whole.
CONCLUSIONS: In this Italian cohort characterized by low to average milk consumption, we found no evidence of a dose–response association between milk consumption and mortality and also no association of consumption of other dairy products investigated with mortality.

 

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31435641

Mousse di cioccolato fondente all’acqua con zucchero d’agave
Chef Matteo Scibilia
Osteria della buona condotta

 

Dolce

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 200 gr cioccolato fondente minimo 72% del Venezuela o Perù
  • 20 gr sciroppo d’agave
  • acqua q.b.

 

Preparazione

Spezzettare il cioccolato e farlo fondere a bagnomaria. Una volta sciolto completamente, adagiare la terrina su un piano, aggiungere l’acqua e inglobarla completamente al cioccolato. Lasciare quindi raffreddare per qualche minuto la ciotola che si sta usando, riempire una ciotola più capiente di ghiaccio (o ghiaccio e acqua), aggiungere lo sciroppo d’agave e con le fruste elettriche montare il cioccolato. Dividere in ciotole più piccole. Lasciar riposare la mousse in frigo per 30 minuti prima di consumare.

 

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Vitello tonnato all’antica
Chef Matteo Scibilia
Osteria della buona condotta

 

Secondo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 500 gr carne di vitella
  • vino bianco q.b.
  • sedano q.b.
  • 2 foglie di alloro
  • 3 chiodi di garofano
  • 6 foglie di salvia
  • sale q.b.

 

Per la salsa tonnata: 

  • 300 gr tonno al naturale
  • 4 tuorli d’uovo
  • 30 gr acciughe
  • 1 cucchiaio abbondante di capperi
  • succo di 1 limone
  • 1/2 bicchiere olio extra vergine di oliva
  • 1 cucchiaio di aceto di mele

 

Preparazione

Accomodate il vitello in una ciotola, copritelo con del vino bianco, profumate con il sedano a pezzetti, 2 foglie di alloro, 3 chiodi di garofano, 6 foglie di salvia. Coprite la ciotola con la pellicola e ponete a marinare in frigo per almeno 12 ore. Trasferite il girello in una casseruola, copritelo con la marinata, filtrata, e rabboccate con acqua in modo che risulti abbondantemente coperto. Salate, portate a bollore e cuocete per un’ora. Conservate 2 mestolini di acqua di cottura, poi scolatelo, lasciatelo raffreddare per un paio di ore, quindi mettetelo in frigo per un’ora per farlo rassodare.

 

Per la salsa:

Frullate il tonno sgocciolato con i tuorli sodi, i capperi, il succo di limone, le acciughe, l’olio e l’aceto. Aggiungete alla salsa tonnata ottenuta 2 mestolini dell’acqua di cottura tenuta da parte, per renderla liscia e vellutata. Tagliate la carne a fette molto sottili (l’ideale sarebbe usare l’affettatrice) e disponetele nei piatti. Copritele abbondantemente di salsa tonnata e completate con qualche cappero.

 

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Pasta e ceci con pasta integrale
Chef Matteo Scibilia
Osteria della buona condotta

 

Primo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 500 gr ceci
  • 200 gr pasta integrale (ditaloni o farfalle)
  • olio extra vergine di oliva q.b.
  • rosmarino fresco

 

Preparazione

Mettere i ceci in ammollo in abbondante acqua per 10 ore prima di essere cotti, possibilmente all’interno di una pentola di terracotta per salvaguardare il sapore. Per cucinarli copriteli con dell’acqua fredda e aromatizzate con rosmarino, alloro e uno spicchio d’aglio e fate cuocere i ceci per un’ora a fuoco medio-basso. Per velocizzare la cottura utilizzate la pentola a pressione. Ricordate di aggiungere il sale solo alla fine per non indurirli.

La pasta e ceci non deve essere certamente brodosa, quindi se necessario, aggiungete del brodo vegetale durante la cottura per arrivare alla giusta consistenza.
Per rendere il piatto più gustoso è possibile anche frullare una parte dei ceci e poi aggiungere questa crema quasi a fine cottura.

Portate a bollore tutto e aggiungete la pasta, in questo caso ditaloni integrali. Lasciate cuocere finché la pasta non è pronta (circa 8 minuti) e non ha rilasciato la giusta quantità di amido. Lasciate riposare per qualche minuto la pasta e ceci coperta e poi servite con un filo di olio extravergine di oliva e del peperoncino, a vostro piacimento.

 

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Salmerino al vapore, radicchi invernali, gazpacho e erbe selvatiche
Chef Marco Cozza e Andrea De Carli
Ristorante Rose Salò

 

Secondo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 500 g filetto di salmerino
  • 150 g radicchi freschi invernali
  • 30 g erbe selvatiche di campo

 

Per il gazpacho:

  • 100 gr polpa di pomodoro
  • 20 gr succo di cetriolo
  • 2 g tabasco

 

Preparazione

Pulire accuratamente il salmerino, deliscarlo.

A parte, mondare i radicchi invernali e lasciarli marinare in olio e succo di limone. Metà dei radicchi, poi, li lasceremo crudi e l’altra metà li cuoceremo al cartoccio.

Per il gazpacho frullare il pomodoro e aggiungergli il succo di cetriolo e le gocce di tabasco, regolare poi con del pepe e dell’olio EVO del Garda.

Cuocere il trancio di salmerino al vapore.

Passiamo poi all’impiattamento: disporre in modo alternato i radicchi cotti e crudi, poi adagiarvi il salmerino al vapore e, a lato, il gazpacho. Finire con le erbe spontanee.

 

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Erbe spontanee al cartoccio e bagna caoda di lago
Chef Marco Cozza e Andrea De Carli
Ristorante Rose Salò

 

Antipasto

 

Ingredienti (per quattro persone)

 

Per le erbe:

  • 100 gr erbe spontanee (vanno bene qualsiasi tipo)
  • 20 gr olio “EVO” del Garda

 

Per la Bagna:

  • 100 gr agoni
  • 100 ml olio “EVO” del Garda
  • 50 g aglio candito

 

Preparazione

Cuocere gli agoni e l’aglio candito nell’olio “EVO” per circa 10 ore, poi una volta freddo passare tutto al passaverdure o a un estrattore, così da ottenere una salsa liscia e saporita.

A parte mondare accuratamente le erbe e lavarle in acqua fredda, poi con l’aiuto di un cartoccio cuocerle sulla griglia per circa 5 minuti.

Servirle nel piatto con un cucchiaio di bagna caoda di lago.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su olio EVO, aglio

 

 

Garganelli di fagioli borlotti con crema di broccoli e humus di ceci
Chef Paolo Gatta
Ristorante Pascia

 

Primo Piatto

 

Ingredienti 

 

Per i garganelli:

  • 100 g di farina di fagioli borlotti
  • 50 g di acqua
  • 5 g di fiocchi di alghe nori

 

Per la crema di broccoli:

  •  500 g broccoli
  • 30 g scalogno
  • Menta peperita fresca
  • Finocchio in semi
  • Coriandolo in semi
  • Cumino dei prati
  • Anice in semi
  • Coriandolo fresco
  • 30 gr olio extra vergine di oliva

 

Per l’humus di ceci:

  • 380 g Ceci secchi
  • 32 g thain
  • Alga kombu
  • 18 g purea di umeboshi
  • 8.5 g succo di zenzero
  • 12 g succo di limone
  • 25 g olio di lino
  • 8 g erba cipollina

 

Preparazione

Per l’humus di ceci
Mettere i ceci secchi a germinare in acqua fredda per almeno 48 ore cambiando l’acqua ogni 6 ore. Trascorse le 48 ore sciacquare i ceci. Riscaldare sul fuoco il tegame in terracotta per 20 minuti, le spezie, i ceci, coprire con acqua alcalina ph 9.5 e cuocere. Negli ultimi 10 minuti di cottura aggiungere l’alga kombu. A cottura terminata passare i ceci al setaccio affinché si ottenga una purea omogenea. Riporre l’impasto in una bull, aggiungere la purea di umeboshi, la thain, il succo di zenzero, il succo di un limone, erba cipollina e olio di lino, fatto scendere a filo, rimestare l’humus finché diventa cremoso.

 

Per i garganelli
Preparare la sfoglia disponendo la farina di fagioli borlotti e i fiocchi di alghe nori su una spianatoia, formando una conca al centro e aggiungere l’acqua tiepida poco alla volta, quindi impastare con le mani fino ad ottenere un impasto morbido e liscio. Una volta che l’impasto avrà la giusta consistenza, avvolgerlo nella pellicola e lasciare riposare per almeno 30 minuti in frigorifero. Stendere la sfoglia con un mattarello e poi con la macchina della pasta fare delle sfoglie sottili tirate gradualmente. Disporre le sfoglie sul tavolo e con una rotella tagliapasta ricavate dei quadrati delle dimensioni di 3 cm per lato. Per preparare i garganelli vi servirà uno strumento apposito: il “pettine”, disporre il quadratino di pasta di sbieco sulla tavoletta e arrotolatelo pigiando e sigillando bene il garganello.

 

Per la crema di broccoli
Scaldare la casseruola, unire due cucchiai di olio, le spezie (finocchio, cumino dei prati, anice e coriandolo “spezia dominante coriandolo”) lasciare intiepidire e non superare i 65°, imbiondire a fuoco lento lo scalogno tritato finemente, unire due rametti di menta peperita, i broccoli e coprire con acqua alcalina ph 9.5 precedentemente riscaldata. Cuocere per pochi minuti (8.36), frullare, setacciare e mantenere in caldo.

Cuocere i garganelli in acqua salata per pochissimi minuti, scolateli con una schiumarola e trasferiteli in una padella nella quale precedentemente avete imbiondito 3 o 4 foglie di menta con l’olio, saltare e mantecare. Impiattare disponendo in una fondina tre puntini di humus della grandezza di una noce, la crema di broccoli e adagiare i garganelli. Decorare con le foglioline di menta croccanti e i ciuffetti di broccoli precedentemente sbollentati.

 

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Asparagi, mandorle e porcini
Chef Marco Volpin
Ristorante Le Tentazioni

 

 

 

 

 

 

Contorno

 

Ingredienti (per una persona)

 

Per gli asparagi:

  • 2 asparagi verdi
  • 500 gr asparagi bianchi bio di pernumia
  • 25 gr aceto di mela bio
  • 50 gr olio extravergine di oliva
  • sale q.b.
  • pepe 0,5 gr

 

Per il croccante di porcini:

  • 20 gr farina integrale bio
  • 3 gr polvere di porcini
  • 40 gr acqua
  • sale q.b.
  • 10 gr olio extravergine di oliva

 

Per la maionese di mandorle:

  • 100 gr mandorle bio pelate
  • 30 gr di olio extravergine di oliva
  • 75 gr di acqua
  • sale q.b.
  • 10 gr aceto di mela bio

 

Per la guarnizione del piatto:

  • 2 noci di macadamia tostate
  • 3 germogli di pisello
  • 2 maggiorana fresca
  • 0.3 gr polvere di porcini

 

Preparazione

Per gli asparagi
Cuocere gli asparagi verdi e raffreddare in acqua e ghiaccio, spadellare con dell’olio e poi condire con maggiorana, sale e gazpacho di asparagi bianchi ottenuto dalla loro cottura, e frullati con olio, sale, pepe e aceto di mela.

Per la maionese di mandorle
Mixare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.

Per il croccante di porcini
Mixare gli ingredienti e poi cuocere in un padellino antiaderente fino ad ottenere una chips croccante ed asciutta.

Impiattamento
Collocare gli asparagi verdi, le due salse, le erbe aromatiche, le noci di macadamia tostate e spolverare con la polvere di porcini.

 

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ricetta prova elena Copia
Chef Enrico e Roberto (Bobo) Cerea, Executive Chef,                                Ristorante Da Vittorio

 

 

 

 

 

 

Primo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 320 gr bavette
  • 400 gr rapa rossa (con buccia)
  • 4 L acqua
  • 5 gr alga konbu
  • 8 gr alici (filetti)
  • 2 gr succo di limone
  • 5 gr colatura di alici
  • 3 gr dragoncello
  • 10 gr olio extra vergine di oliva
  • 100 gr yogurt bianco non zuccherato (asciugato bene)
  • 5 gr succo di limone

 

Preparazione

Lavare bene le rape e metterle a bollire con l’alga kombu fino a che le rape non saranno bene cotte, successivamente conservare l’acqua e pelare le rape, frullare le rape fino ad ottenere una purea liscia. Mescolare lo yogurt con il limone, mettere il composto in un panno e lasciarlo colare per almeno 12 ore. Cuocere la pasta in circa 700 gr di acqua di rapa rossa per circa 8 minuti (all’occorenza aggiungere altra acqua già calda come se fosse un risotto) una volta che l’ acqua sarà completamente evaporata e la pasta quasi cotta aggiungere i filetti di acciughe tagliate a pezzetti e la purea di rapa rossa insieme a qualche goccia di limone, se la pasta risultasse mancante di sale aggiungere un po’ di colatura di alici. Nel piatto porre 15 gr di yogurt e adagiare la pasta mantecata con un filo di olio, finire con un po’ di dragoncello fresco.

 

Cavolfiore con salsa al latte di mandorla, succo di yuzu e frutti di mare
Chef Antonio Guida
Executive Chef
Mandarin Oriental, Milan

 

Secondo piatto

 

Ingredienti

Per il latte di mandorle:

  • 1l di acqua
  • 220g di mandorle

Per la Crema Di Cavolfiore:

  • 250g di cavolfiore
  • 350g di latte di mandorle

Per il cavolfiore:

  • Cavolfiore
  • 2l di latte di mandorle
  • q.b. di sale

 

Ingredienti per 1 persona:

  •  1 porzione di cavolfiore (circa 60 g)
  • 10g di succo di yuzu
  • 5 fette di mandorle
  • 1g di alga nori
  • 3 cozze
  • 5 vongole
  • 3 gamberi tritati
  • 10 lumache
  • 60g di crema di cavolfiore

 

Procedimento
Frullare le mandorle con acqua nel hotmix a 95°C per 10 minuti, filtrare e regolare il sale.
Cuocere separatamente 250g di cavolfiore in un po’ di latte di mandorle, quanto basta per coprire. Una volta cotto, mescolare con il restante latte di mandorle per ottenere una crema di cavolfiore liscia.
Pulire il cavolfiore e preparare porzioni da 60g ciascuna, cuocerlo in un liquido composto da 2l di latte di mandorle e 10g di sale per circa 7 minuti.
Riscaldare i frutti di mare nel succo di yuzu.
Una volta raffreddato il cavolfiore, colorarlo in padella finché diventa dorato.

 

Esecuzione
Mettere la crema di cavolfiore nella fondina, adagiare il pezzo di cavolfiore, mettere i crostacei scolati dal succo, aggiungere 5 pezzi di mandorla a fette, mettere qualche goccia di succo di yuzu, finire il piatto con una julienne di alga nori precedentemente saltata.

 

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Branzino mandorle e pistacchi con verdure al cartoccio e salsa yogurt basilico e zenzero
Chef Enrico e Roberto (Bobo) Cerea,
Executive Chef,
Ristorante Da Vittorio

 

Secondo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 2 zucchine da 120 g circa;
  • Nr. 10 pomodorini;
  • Nr. 1 melanzana;
  • 200 g di sedano rapa tagliato a cubi;
  • 4 scaloppe di branzino da 130 g.
  • 90g di mandorle tostate spezzettate;
  • 40 g di olio E.V.O.;
  • 70 g di pistacchi tostati;
  • Sape e pepe q.b.

 

Procedimento per il pesce con verdure al cartoccio

Mondare le verdure e tagliare le melanzane e le zucchine a fette di 1,5cm circa. Scottare in padella le zucchine, le melanzane e il sedano rapa per qualche minuto, facendo in modo che rimangano un po’ crude (concluderemo la cottura nel cartoccio). Dopodiché racchiudere in un cartoccio le verdure e il branzino cosparso in superficie con tutte le mandorle e i pistacchi. Chiudere il cartoccio e dieci minuti prima di servire infornare a 180°C.

 

Per la salsa yogurt basilico e zenzero

  • 350g di yogurt greco;
  • 60g di succo di limone;
  • 90g di foglie di basilico;
  • 15g di zenzero grattugiato.

Unire tutti gli ingredienti in un frullatore e mixare per 4-5 minuti.

 

Finitura del piatto

Aprire il cartoccio davanti ai commensali e cospargere di salsa yogurt e basilico.

 

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Sgombro marinato con caponata di verdure
Chef Valentino Palmisano
Relais & Chateaux Palazzo Seneca – Ristorante Vespasia

 

Antipasto

 

Ingredienti (per dieci persone)

Per la marinatura dello sgombro:

  • 600 gr sgombro
  • 80 gr colatura di alici
  • 40 gr olio extravergine di oliva Gradassi

 

Per la caponata di verdure:

  • 125 gr zucchine (sbollentate)
  • 100 gr sedano nero di Trevi (sbollentato)
  • 30 gr concasse di pomodoro
  • 10 gr passata di pomodoro San Marzano IGP
  • 25 gr olive verdi di Gaeta
  • 15 gr cipolla rossa brunoise (da cuocere insieme ad aceto e zucchero fino a che non caramella)
  • 30 gr aceto di vino bianco
  • 10 gr zucchero semolato
  • 10 gr capperi di Pantelleria
  • 10 gr pinoli tostati
  • 20 gr olio extra vergine di oliva Gradassi
  • Sale q.b.

 

Per la salsa al prezzemolo:

  • 75 gr prezzemolo (solo le foglie)
  • 30 gr olio extravergine di oliva Gradassi
  • 1 aglio sbollentato
  • 10 gr colatura di alici

 

Per la gelatina di peperoni:

  • 300 gr peperoni rossi

 

Preparazione

Per lo sgombro marinato
pulire lo sgombro dalle lische e la pelle tipo pellicola, marinare lo sgombro con colatura e olio e metterlo per 12 ore sottovuoto.

Per la caponata di verdure
tagliare tutte le verdure, cuocerle come indicato e mescolarle delicatamente.

Per la salsa di prezzemolo
cuocere le foglie di prezzemolo in acqua e frullare con l’aglio sbollentato e setacciare tutto.

Per la salsa di peperoni
avvolgere i peperoni in un foglio di carta alluminio e cuocere in forno a 180° per 40 minuti, far raffreddare e togliere la pelle e i semi, frullare i peperoni e setacciare la salsa.

Comporre il piatto con lo sgombro, la caponata e le salse di accompagnamento.

 

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Mousse al cioccolato e inserto di lamponi
Chef Valentino Palmisano
Relais & Chateaux Palazzo Seneca – Ristorante Vespasia

 

Dolce

 

Ingredienti (per quattro persone)

Per la mousse al cioccolato:

  • 200 gr cioccolato fondente al 70%
  • 150 ml acqua
  • 150 gr meringa

 

Per la meringa:

  • 80 gr albume
  • 15 ml acqua
  • 45 gr zucchero

 

Per la gelatina di lamponi:

  • 200 gr lamponi freschi
  • 20 ml acqua
  • 1,5 fogli di agar agar
  • 100 gr cioccolato fondente al 70%

 

 

Preparazione

Per la meringa
mescolare lo zucchero e l’acqua e portarlo a 121°C e aggiungere a filo lo zucchero ai bianchi d’uovo pre-montati, una volta aggiunto tutto lo zucchero sciolto far montare la meringa fino a farla raffreddare.

Per la mousse
In una pentola far bollire l’acqua, spegnere il fuoco e aggiungere il cioccolato mescolarlo fino ad ottenere un composto omogeneo, mettere in frigo il composto per almeno 3 ore e successivamente montarlo con la planetaria, una volta montato aggiungere la meringa delicatamente.

Per la gelatina di lamponi
frullare i lamponi e passarli in un passino per eliminare i semi, in un pentolino far bollire l’acqua e aggiungere l’agar agar e incorporare immediatamente alla purea di lamponi, porre il liquido in stampi a semisfere e far raffreddare in frigo.

Per il montaggio finale
in uno stampo a sfera intera versare la mousse e porre al centro la gelatina e versare la restante mousse fino a riempire lo stampo. Mettere in congelatore e sciogliere il cioccolato restante a bagno marina, una volta che la mousse sarà congelata immergere la mousse nel cioccolato per 3 secondi a aspettare che il cioccolato rapprenda, mettere la mousse ricoperta di cioccolato in frigo per 1 ora e poi servire.

 

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Pollo con farcia di cicoria e timo
Chef Valentino Palmisano
Relais & Chateaux Palazzo Seneca – Ristorante Vespasia

 

Secondo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

Per la farcia di pollo:

  • 150 ml acqua
  • 120 gr cosce di pollo
  • Sale q.b.
  • 30 gr albume
  • 90 gr cicoria
  • 2 gr timo fresco

 

Per la salsa:

  • 700 gr ossa del pollo
  • 3 L acqua
  • 40 gr scalogno
  • 1 gr alloro
  • 1 gr pepe lungo
  • 5 gr timo

 

Per la millefoglie di bieta e patate:

  • 250 gr patate di pietralunga
  • 150 gr bieta a foglia larga
  • 50 gr olio extra vergine di oliva
  • 1 gr origano
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Disossare il pollo lasciando la pelle sui petti. Disossare le cosce privandole della pelle.
Per la farcia
sbollentare la cicoria in acqua salata, strizzarla bene e tritarla finemente, frullare le cosce con tutti gli ingredienti eccetto la cicoria, una volta ottenuto un composto omogeneo setacciarle privandole di tutti i nervi e tendini, mescolare la cicoria e il timo con il composto delle cosce. Alzare la pelle dei petti e con una spatolina stendere la farcia in maniera omogenea e ricoprire con la pelle. inserire il petto farcito in un sacchetto sottovuoto e chiuderlo eliminando il 100% dell’aria.

Per la salsa
cuocere le ossa in forno a 200° per circa 45 minuti successivamente mettere tutti gli ingredienti della salsa in una pentola e cuocere fino a ridurre l’acqua a metà senza mai far bollire il composto, setacciare accuratamente utilizzando un etamina e continuare a cuocere la salsa fino ad ottenere una consistenza cremosa.

Per la Millefoglie
pelare le patate e tagliarle con l’aiuto di una mandolina per lungo e condirle con sale e olio, pulire la bieta eliminando lo stelo e condirle come le patate, in una pirofila stendere le patate a fette e coprirle con la bieta stendendola a sua volta, continuare fino a che le patate e la bieta non saranno finite. Cuore in forno a 180° per circa 25 minuti.

Per completare il piatto
cuocere la faraona in un sous vide per 24 minuti a 64°, in una padella calda arrostire il pollo solo dalla parte della pelle per circa 2 minuti facendo pressione sul petto con un’altra padella per non farla arricciare, tagliare il pollo e porla sul piatto con la millefoglie e aggiungere la salsa.

 

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Crostino al grano saraceno, sgombro marinato in ceviche, lenticchie nere e tè verde
Chef Juan Quintero
Executive Chef
Hotel Borgo San Felice

 

Antipasto

 

Ingredienti

Per il pane (base)

  • 100g Farina di grano saraceno integrale
  • 100g Farina di segale integrale
  • 60g Yogurt greco
  • 150ml Latte di mandorla
  • Sale q.b.
  • 25ml Olio di semi di lino
  • 5g Bicarbonato
  • 5g Lievito chimico

 

Per lo sgombro marinato

  • 50g Sgombro fresco
  • Sale q.b.
  • 3g Zucchero integrale
  • 10ml Limone

 

Per l’insalatina di lenticchie nere e semi

  • 80g Lenticchie nere beluga
  • 20g Semi di Chia
  • 15ml Succo di limone
  • 10g Scalogno
  • 15g Peperone verde
  • 5g Dragoncello
  • Sale q.b.

 

Per la finitura

  • 20g Formaggio di capra magro
  • Erbette: Dragoncello, acetosella

 

Preparazione

Per il pane di grano saraceno
Unire tutti gli ingredienti in una bowl e mescolare con l’aiuto di una frusta. Versare il composto in un contenitore e cuocere in forno a 185 gradi per 20 min.
Lasciare raffreddare per poi procedere a tagliare le fette che servono per il crostino.

Per lo sgombro
Marinare il pesce con il sale, lo zucchero e il limone dopo averlo sfilettato. Dopo 10 min ritirare il pesce e porzionarlo a seconda della grandezza del crostino e della quantità che se ne vuole aggiungere.

Per l’insalata di lenticchie nere
Cuocere le lenticchie in una pentola coperta con l’aiuto di un po’ di acqua in modo da mantenere intatta la pelle. Aggiungere acqua costantemente finché non sono al dente. Spegnere il fuoco e lasciare raffreddare.
Una volta fredde formare l’insalata con le lenticchie, i vegetali crudi tagliati a dadi, le erbe, i semi, il limone e l’olio. Condire prudentemente con sale.

Per l’assemblaggio disporre una base di pane, guarnire con un po’ di formaggio magro di capra e ultimare sopra con l’insalata di lenticchie.

 

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Zucca infornata e puntarelle

 

Chef Fabio Abbattista
Executive Chef
L’Albereta Relais & Chateaux

 

Contorno

 

Ingredienti (per due persone)

Per la salsa di acciughe:

  • 100 gr di filetti di acciughe sott’olio
  • 50 gr di capperi dissalati
  • 40 gr di aceto di vino bianco
  • 150 gr di olio extravergine d’oliva
  • 20 gr di acqua

 

Per la zucca infornata:

  • 250 gr zucca mantovana
  • Erbe tritate (1 rametto di rosmarino, 1 rametto di timo, 1 rametto di salvia. 1 rametto di santoreggia)
  • Sale fino q.b.
  • Olio extra vergine di oliva

 

Preparazione

Per la salsa di acciughe

Emulsionare tutti gli ingredienti al mixer.

 

Per le puntarelle

Mondare le puntarelle, dividerle per grandezza e cuocerle sottovuoto 10 min. a 90°c.
Tagliarle a bastoncini e condirle con la salsa di acciughe.

 

Per la zucca infornata

Tagliare la zucca a spicchi mantenendo la buccia, spolverare di erbe ogni spicchio di zucca e condire con l’olio e il sale.
Avvolgere lo spicchio di zucca con l’alluminio e cuocere per 20 minuti a 190°.
Terminare ripassando i due spicchi di zucca alla griglia.

 

Presentazione
Tagliare finemente le puntarelle, condirle con la salsa acciugata e porle sugli spicchi di zucca alle erbe infornata.

 

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Bavette con rapa rossa e alici
Chef Valentino Palmisano
Relais & Chateaux Palazzo Seneca – Ristorante Vespasia

 

Primo piatto

 

Ingredienti (per quattro persone)

  • 320 gr bavette
  • 400 gr rapa rossa (con buccia)
  • 4 L acqua
  • 5 gr alga konbu
  • 8 gr alici (filetti)
  • 2 gr succo di limone
  • 5 gr colatura di alici
  • 3 gr dragoncello
  • 10 gr olio extra vergine di oliva
  • 100 gr yogurt bianco non zuccherato (asciugato bene)
  • 5 gr succo di limone

 

Preparazione

Lavare bene le rape e metterle a bollire con l’alga kombu fino a che le rape non saranno bene cotte, successivamente conservare l’acqua e pelare le rape, frullare le rape fino ad ottenere una purea liscia. Mescolare lo yogurt con il limone, mettere il composto in un panno e lasciarlo colare per almeno 12 ore. Cuocere la pasta in circa 700 gr di acqua di rapa rossa per circa 8 minuti (all’occorenza aggiungere altra acqua già calda come se fosse un risotto) una volta che l’ acqua sarà completamente evaporata e la pasta quasi cotta aggiungere i filetti di acciughe tagliate a pezzetti e la purea di rapa rossa insieme a qualche goccia di limone, se la pasta risultasse mancante di sale aggiungere un po’ di colatura di alici. Nel piatto porre 15 gr di yogurt e adagiare la pasta mantecata con un filo di olio, finire con un po’ di dragoncello fresco.

 

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Risotto ai funghi porcini e fava tonka

 

Chef Fabio Abbattista
Executive Chef
L’Albereta Relais & Chateaux

 

Primo piatto

 

Ingredienti (per due persone)

  • 160  gr riso carnaroli (riserva San Massimo)
  • 5 dl brodo ai funghi porcini (ottenuto dai ritagli dei porcini fatti bollire con l’acqua)
  • 100 gr funghi porcini
  • 20 gr olio extra vergine d’oliva
  • 20 gr ricotta fresca di capra
  • 1 fava tonka
  • 1 rametto menta
  • sale
  • pepe bianco

 

Preparazione

Tostare il riso con l’olio, bagnare con un mestolo di brodo di porcini e il sale.

Incorporare immediatamente i funghi porcini tagliati a cubetti piccoli.

Cuocere per 13 min.

Mantecare il riso con l’olio, la ricotta fresca di capra, la menta tagliata a julienne, il pepe bianco macinato e rettificare di sale.

Stendere il risotto sul piatto e grattugiare sopra la fava tonka.

 

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test 35

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test 34

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Diario per l’automonitoraggio dell’alimentazione

Scarica il file allegato “DIARIO PER L’AUTOMONITORAGGIO DELL’ALIMENTAZIONE” per iniziare subito a prendere nota del tuo stile di vita. Compila almeno 3 giorni, di cui 2 feriali e 1 festivo, o meglio ancora una settimana, e mostra il diario al tuo medico o al tuo nutrizionista, con i dati da te raccolti potrà consigliarti in maniera ancora più puntuale.

N.B. Oltre ai consumi alimentari, nel diario è presente uno spazio per riportare il movimento svolto durante la giornata ed eventuali osservazioni o sintomi che ritieni utili annotare. Se hai intenzione di far vedere il tuo diario al medico o al nutrizionista, indica anche la quantità di alimenti consumati, se non sei sicuro/a sul peso degli alimenti indica la porzione aiutandoti con le misure casalinghe (es. 1 piatto raso di pasta, ½ tazza di latte, una manciata di mandorle ecc…).

Aumento di peso – cosa fare

È bene precisare che leggeri aumenti di peso, specie in soggetti normopeso, possono essere tollerati, tuttavia aumenti significativi possono influenzare lo stato di salute della persona e la sua capacità di affrontare le terapie e la successiva ripresa.

La possibilità di incorrere in tale effetto collaterale non deve in alcun modo incoraggiare l’inizio di diete fai da te o diete estreme. L’aumento del peso può essere gestito efficacemente da personale qualificato in maniera sicura e salutare sia durante che dopo le cure.

Alcuni consigli:

  • Rivolgersi sempre al proprio oncologo o al medico curante per una valutazione oggettiva del proprio stato di salute rispetto alle terapie in corso;
  • Un appropriato counselling nutrizionale svolto da un dietista o un nutrizionista di riferimento può essere utile per modificare la propria alimentazione attraverso scelte più salutari;
  • In presenza di ritenzione idrica fare attenzione all’eccesso di sale nella dieta sia aggiunto per la preparazione e il condimento dei cibi, sia quello presente negli alimenti conservati;
  • Mantenersi attivi attraverso l’esercizio fisico, anche se minimo, può contribuire al bilancio energetico ed inoltre, da recenti studi, sembra essere di beneficio alla gestione dei sintomi della fatigue;
  • Seguire le dieci raccomandazioni del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro (link) per adottare uno stile di vita salutare e preventivo;
  • L’automonitoraggio dell’alimentazione, tramite un diario, è un valido strumento per prendere coscienza di ciò che si consuma ed aumentare la consapevolezza della propria alimentazione.

Terapie oncologiche che causano aumento di peso

L’aumento di peso è più frequente in pazienti con tumore al seno, alla prostata o alle ovaie, le cui terapie, in particolare la terapia ormonale, possono determinare un guadagno di peso.

Quest’ultimo si osserva frequentemente nelle donne in post-menopausa in terapia ormonale con inibitori dell’aromatasi o tamoxifene, come conseguenza diretta di un calo dei livelli di estrogeni. L’aumento di peso in queste pazienti può contribuire ad aumentare il rischio cardiovascolare unitamente all’altro effetto collaterale tipico di questi agenti che è rappresentato dall’aumento del colesterolo LDL.

Anche la terapia ormonale impiegata per il cancro alla prostata può influire sul profilo di rischio cardiovascolare determinando aumento del peso corporeo, in particolare del grasso sottocutaneo, dislipidemia e riduzione della sensibilità all’insulina.

È bene quindi monitorare periodicamente il profilo lipidico, la pressione arteriosa e il peso corporeo dei pazienti in trattamento con terapia ormonale e suggerire modifiche dello stile di vita per ridurre il rischio cardiovascolare.

 

La chemioterapia e l’utilizzo di farmaci steroidei possono inoltre influire sull’aumento di peso, spesso incidendo oltre che sul tessuto adiposo anche sui liquidi, determinando ritenzione idrica o in alcuni casi edema. I farmaci steroidei possono inoltre aumentare l’appetito, tale sensazione può portare a far mangiare più del necessario.

La chemioterapia e la radioterapia influenzano indirettamente l’aumento di peso, promuovendo la fatigue nel paziente, che ridurrà ulteriormente i propri livelli di attività fisica.

 

Nelle donne, la chirurgia delle ovaie o dell’utero può portare a menopausa, e quindi ad un repentino cambiamento nell’assetto ormonale e del metabolismo, con possibili cambiamenti nella composizione corporea, in particolare nella distribuzione della massa grassa.

Il sovrappeso nelle donne con tumore al seno rappresenta un fattore prognostico sfavorevole, aumentando il rischio di recidiva. Il mantenimento di un peso corporeo adeguato rappresenta quindi un importante strumento di prevenzione secondaria oltre che primaria.

Domande Frequenti

1. Il modo di cucinare può influire sullo sviluppo del tumore?

I metodi di cottura ad alte temperature, come la cottura alla brace o alla griglia, favoriscono la produzione di composti potenzialmente cancerogeni come le amine eterocicliche e gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA).

Tuttavia una grigliata ogni tanto non basta per farci ammalare!

È bene limitare la frequenza delle grigliate alle occasioni veramente importanti, evitando una cottura eccessiva della carne e sempre rimuovendo le parti carbonizzate. Sarebbe inoltre opportuno scartare tagli di carne molto grassi che, colando sulla brace, danno origine a fiammate, e al contatto con la carne determinano una maggior produzione di sostanze tossiche.

L’utilizzo di marinature a base di erbe aromatiche può contribuire a ridurre la produzione degli IPA in cottura. Se si include nel pasto una porzione di frutta e verdura, ricche in antiossidanti e fibre, si può attenuare l’effetto ossidante della carne alla brace, riducendo al minimo i tempi di permanenza nell’intestino di eventuali sostanze tossiche.

Un altro metodo a rischio risulta essere la frittura, durante la quale si produce acrilamide, una sostanza potenzialmente cancerogena per l’uomo. Sebbene non ci siano ancora dati certi, le autorità scientifiche consigliano di limitarne il consumo. Quindi frittura occasionalmente, utilizzando preferibilmente olio d’oliva o olio di arachidi, poiché più stabili alle alte temperature, grazie al loro contenuto elevato in acidi grassi monoinsaturi.

Contrariamente a ciò che si è soliti pensare, la cottura al microonde non risulta essere pericolosa per la salute e non provoca il cancro.

Il cibo scaldato al microonde non è radioattivo, perché produce radiazioni a bassa energia e non ionizzanti. Anzi, nella cottura al microonde alcuni cibi, cuocendo senza acqua e in breve tempo, conservano maggiormente il loro contenuto in micronutrienti e fitocomposti.

In generale le cotture preferibili sono quelle al vapore, al forno, al microonde e in padella con acqua, per tempi brevi.

 

2. Esistono indicazioni alimentari specifiche in base alla tipologia di tumore?

Si, esistono indicazioni alimentari specifiche per tipologia di tumore. Ogni tipo di tumore rappresenta infatti una patologia a sé stante con specifiche caratteristiche, risulta quindi fondamentale adattare le strategie nutrizionali alla sede tumorale, al trattamento farmacologico e agli eventuali effetti collaterali da esso provocati.

Tuttavia il cancro è una patologia nella quale entrano in gioco numerosi fattori strettamente legati alle caratteristiche dell’individuo che valgono per qualsiasi tipo di tumore: dieta, attività fisica, peso corporeo, fumo. A tal proposito sono state elaborate dal Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro 10 raccomandazioni generali  valide sia per la prevenzione che durante la malattia.

Ci sono ovviamente tumori più sensibili all’effetto del cibo, come confermato dal grande studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), e sono quelli che colpiscono l’apparato gastrointestinale. Tuttavia sappiamo che l’alimentazione influisce in generale sullo stato dell’intero organismo, promuovendo o meno lo sviluppo della malattia in qualsiasi altra sede.

Ricordiamo inoltre che per ogni tipo di tumore ci sono tanti altri fattori, oltre l’alimentazione, che possono aumentare il rischio di insorgenza, quali il sesso, l’età, la predisposizione genetica. Per saperne di più consulta la sezione “Indicazioni su dieta e stili di vita per sede tumorale”.

 

3. Cosa fare per perdere peso durante la terapia ormonale?

Per recuperare il normopeso durante la terapia ormonale è fondamentale avere uno stile di vita sano e attivo. Per prima cosa è importante svolgere attività fisica di qualsiasi tipo, purchè diventi un’abitudine quotidiana: camminata, cyclette, nuoto, ballo… iniziando a piccole dosi, 20-30 minuti ad esempio, per poi aumentare gradualmente, secondo il grado di allenamento, la durata e l’intensità.

Per smaltire i chili di troppo è importante inoltre intervenire sull’alimentazione, specie dopo la menopausa, quando l’organismo tende maggiormente all’accumulo di massa grassa. Diamo quindi un taglio agli zuccheri semplici contenuti in dolci, succhi di frutta e alcolici, che non saziano, ma apportano solo calorie vuote, alimentando i depositi di grasso.

Risulta importante strutturare la giornata a tavola secondo le regole del “Piatto Sano”, un’innovazione della piramide alimentare studiata per prevenire e combattere le malattie della società del benessere, tra le quali il cancro. Il “Piatto Sano” si suddivide in 4 parti: verdure e ortaggi, frutta di stagione, cereali e derivati, preferibilmente integrali e fonti proteiche animali (pesce, carne bianca, uova, formaggi freschi magri) o vegetali (legumi), privilegiando le seconde alle prime. Da limitare invece carni rosse, insaccati e formaggi stagionati, poiché ricchi di grassi saturi e sale. I condimenti consigliati sono olio extra vergine di oliva e spezie, da ridurre invece il consumo di sale, grassi animali e salse troppo elaborate.

Vanno sempre evitati i rimedi “fai da te” e sarebbe sempre meglio rivolgersi ad uno specialista della nutrizione per un piano nutrizionale personalizzato.

 

4. Esistono cibi anti-tumorali?

Nessun alimento da solo è in grado di proteggerci da una malattia multifattoriale come il cancro o al contrario di provocarne l’insorgenza. Sono la qualità, la quantità e la frequenza degli alimenti che riescono a modulare il rischio neoplastico, quello che si chiama “pattern alimentare”, come la Dieta Mediterranea. Diete ricche di fibre e vegetali sembrano avere un ruolo protettivo, mentre un eccessivo consumo di carni rosse, insaccati e cibi ipercalorici, abuso di alcol, sovrappeso, obesità e scarsa attività fisica fanno lievitare il rischio di un tumore.

Il consumo regolare di fibra è infatti associato in maniera convincente ad una riduzione del rischio di tumore del colon-retto. Risulta fondamentale quindi aumentare il consumo di cereali integrali, verdura, frutta e legumi per coprire il fabbisogno di fibra raccomandato, pari a circa 25-30 grammi al giorno.

Tuttavia alcuni alimenti, grazie alla presenza di preziose molecole, risultano avere un particolare effetto protettivo. Carote, pomodori, peperoni, zucca, anguria e albicocche contengono tante varietà di carotenoidi, micronutrienti che sembrano proteggerci dal tumore del polmone, tuttavia le evidenze sono ancora limitate.

Il WCRF ha recentemente evidenziato che bere abitualmente caffè può ridurre il rischio di cancro al fegato ed endometrio. Latte e yogurt inoltre rappresentano un probabile fattore di riduzione del rischio di cancro del colon-retto, sia per gli uomini sia per le donne.

 

5. È vero che l’aloe ha un’azione anti-tumorale?

No, non esistono studi scientifici che dimostrano un ruolo anti-tumorale dell’aloe. Le teorie secondo le quali questa pianta sarebbe in grado di curare molti tipi di tumore, anche quelli in fase avanzata, non sono scientificamente dimostrate. Sono tutt’ora in corso ricerche sugli effetti di alcuni composti contenuti in questa pianta, ma non c’è ancora nessun dato sull’uomo.

Non esistono ad oggi prove certe che l’aloe e i suoi derivati siano in grado di eliminare o ridurre gli effetti collaterali delle terapie oncologiche, come i danni cutanei da radioterapia o la mucosite. Tuttavia l’utilizzo a livello cutaneo di gel a base di aloe non è pericoloso e può essere utile per curare piccole ferite e lievi ustioni.

È importante sottolineare che i principi attivi della pianta possono talvolta causare notevoli disturbi all’organismo, specialmente a carico del sistema gastrointestinale, come ad esempio diarrea, dolore addominale, nausea e vomito, provocati soprattutto dalla presenza di antrachinoni, molecole con potente azione lassativa. I derivati dell’aloe possono oltretutto interferire con altri principi attivi di farmaci o integratori a base di erbe, provocando ad esempio problemi alla coagulazione del sangue. Inoltre i soggetti allergici a cipolla, aglio, tulipani e piante simili, se utilizzano prodotti a base di aloe, sono a rischio di reazioni incrociate.

Capsule, compresse e sciroppi a base di aloe possono provocare nell’organismo gravi effetti collaterali. È assolutamente sconsigliato e pericoloso sospendere la terapia oncologica o assumere contemporaneamente questa sostanza o suoi derivati. Prima dell’utilizzo quindi si consiglia sempre di consultare il medico.

 

6. Il latte va evitato dopo un tumore?

No, non esistono evidenze scientifiche che il latte e i suoi derivati debbano essere esclusi dalla dieta in caso di tumore. Al contrario ci sono evidenze che mostrano come questi alimenti (nelle quantità raccomandate dalle linee guida) sembrano avere un moderato effetto protettivo. Ad oggi quindi non esiste alcuna dimostrazione che il consumo di latte e derivati, in quantità adeguate, possa contribuire alla comparsa o alla progressione della malattia.

Tuttavia si raccomanda di avere prudenza con i derivati del latte, in particolar modo i formaggi stagionati, più ricchi di grassi saturi e sale. Le linee guida per la popolazione italiana suggeriscono 1-2 porzioni al giorno tra latte e yogurt, dove una porzione è costituita da 125 g, e 2 porzioni di formaggi a settimana, preferendo quelli freschi e magri, con un contenuto di grassi inferiore al 25%, possibilmente a ridotto contenuto di sale, facendo sempre attenzione al contenuto presente in etichetta.

 

7. Gli zuccheri possono influire sullo sviluppo del tumore?

Non ci sono evidenze che dimostrano una relazione diretta tra il consumo di zucchero e l’insorgenza di cancro, tuttavia lo zucchero rappresenta un fattore di rischio oncologico indiretto: l’eccesso di zuccheri semplici può cioè favorire lo sviluppo di sovrappeso e obesità, a loro volta direttamente implicati in molte patologie cronico degenerative tra le quali 12 tipi di tumori.

Non c’è differenza inoltre tra zucchero bianco, di canna o grezzo. Lo stesso vale per sciroppo d’acero o d’agave, miele, malto e fruttosio: in fatto di zuccheri semplici quello che conta è la quantità, che andrebbe sempre tenuta sotto controllo. I dolcificanti artificiali, come l’aspartame, non apportano calorie, ma neppure benefici sostanziali, in quanto non aiutano l’organismo ad abituarsi al gusto meno dolce. Le bevande dolci inoltre (come le bevande gassate, il tè freddo e i succhi di frutta) hanno un ruolo cruciale nell’aumento del peso, soprattutto se consumate con regolarità. Il consiglio per la prevenzione di sovrappeso e obesità, e quindi indirettamente di molti tipi di cancro, è quello di non consumarle.

Infine, altre fonti di zuccheri semplici che andrebbero limitate sono rappresentate da yogurt aromatizzati, biscotti, dolciumi vari e creme spalmabili. L’unica fonte di zuccheri che fa eccezione è la frutta, poiché grazie alla presenza di fibra, micronutrienti e fitocomposti influisce positivamente sulla salute.

Non ci sono quindi dati scientifici tali da consigliare l’esclusione completa dello zucchero dalla dieta, neppure da quella dei pazienti oncologici. In generale è bene provare ad abituarsi ad un gusto meno dolce, riducendo gradualmente l’aggiunta di zucchero (da qualsiasi fonte) nel tè o nel caffè fino alla completa eliminazione, o ancora sostituendo gli yogurt aromatizzati con quelli bianchi senza zuccheri, aggiungendo eventualmente frutta fresca e secca.

 

8. Quali sono le proprietà della soia e che ruolo ha nello sviluppo di un tumore?

La soia rappresenta una delle più abbondanti fonti di proteine vegetali, con una concentrazione del 37% rispetto al contenuto totale. I benefici che questo legume apporta sono attribuibili ai fitoestrogeni (isoflavoni, cumestani e lignani), molecole con struttura chimica e funzione molto simile agli estrogeni femminili. La soia ne contiene circa 100 tipi differenti tra i quali genisteina, daidzeina e gliciteina.

I fitoestrogeni sono contenuti in piccole concentrazioni in diversi altri alimenti di origine vegetale come legumi, cereali integrali e verdure. Questi composti sembrano avere un ruolo vantaggioso per il sistema cardiovascolare nel modulare i livelli plasmatici di colesterolo, in particolar modo agendo sulla frazione LDL, ovvero quello “cattivo”.

Il ruolo dei fitoestrogeni nello sviluppo del tumore è ancora molto dibattuto. In studi in vitro ed in vivo si sono osservate interessanti proprietà di questi composti, specialmente nei confronti dei tumori ormono-correlati: essi infatti sembrerebbero in grado di ridurre i livelli di ormoni sessuali, contrastando quindi lo stimolo alla proliferazione cellulare. Alcuni dati, al contrario, suggeriscono un probabile ruolo dei fitoestrogeni nella promozione del tumore o nell’interazione con gli effetti della terapia, ma non ci sono conferme.

Alcuni degli effetti sulla salute della soia possono dipendere dalla capacità del singolo individuo di convertire, nel tratto digestivo, l’isoflavone daidzeina nella sua forma attiva, l’equolo. Tale attività dipende dalla composizione del microbiota intestinale, quindi la capacità dei fitoestrogeni di ampliare o ridurre l’effetto degli estrogeni endogeni può cambiare notevolmente da soggetto a soggetto.

In attesa di ulteriori dati, gli esperti non ne vietano l’assunzione, neppure per chi ha avuto un tumore al seno. L’uso di integratori dietetici a base di fitoestrogeni non risulta necessario. Comunque in caso di assunzione il Ministero della Salute suggerisce un apporto giornaliero di fitoestrogeni non superiore agli 80 mg al giorno. In ogni caso è sempre bene rivolgersi al proprio medico oncologo prima dell’assunzione di qualsiasi integratore.

 

9. Esiste una relazione tra consumo di poliammine degli alimenti e rischio di recidiva?

Il ruolo delle poliammine nel rischio di recidiva non è ancora del tutto chiaro. Le poliammine sono molecole organiche essenziali in numerosi processi fisiologici, quali l’invecchiamento cellulare, la resistenza allo stress, la crescita e la morte cellulare.

Le poliammine presenti nel nostro organismo provengono da tre fonti diverse: gli alimenti, la sintesi ad opera dei batteri intestinali e la sintesi cellulare. È noto che vi sia un aumento della sintesi di poliammine nei tumori dei tessuti epiteliali e che esse siano assolutamente necessarie per il processo di crescita tumorale, ma il loro ruolo nella genesi del cancro non è ancora del tutto chiaro.

Tuttavia, non risultano ancora studi clinici riguardanti il rischio di recidiva nell’uomo. L’esclusione di alimenti contenenti poliammine (arance, pompelmi, pomodori, melanzane, peperoni, molluschi bivalvi e frutti tropicali) dalla dieta di chi si è ammalato, tanto meno da quella di soggetti sani, non è ritenuta necessaria fino a quando non verrà giustificata da solide basi scientifiche.

 

10. L’acrilamide aumenta il rischio di cancro?

È probabile che l’acrilamide aumenti il rischio di cancro, ma gli studi sull’uomo sono ancora insufficienti per dare una risposta certa. L’acrilamide è una sostanza che si forma dalla reazione tra alcuni zuccheri e l’aminoacido asparagina, durante la cottura di alimenti che contengono amido (patate, biscotti, cereali, pane, caffè ecc.) ma solamente a temperature molto alte, come la frittura, la cottura in forno o alla griglia per periodi prolungati. Secondo l’EFSA, autorità europea per la sicurezza alimentare, tra gli adulti i cibi consumati a più alto contenuto di acrilamide sono i prodotti fritti a base di patate (fino al 49% dell’assunzione totale), seguiti dal caffè (34%) e dal pane morbido (23%).

Il fumo di sigaretta e alcuni ambienti di lavoro (industria della carta, industria tessile, fonderia, costruzioni) sono un’ulteriore fonte di acrilamide.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’acrilamide tra i “probabili cancerogeni per l’uomo“, mentre l’EFSA, pur dichiarando che il rischio è molto basso, invita a limitarne il consumo, visto che non esiste una dose soglia al di sotto della quale si può stare completamente tranquilli.

La conservazione, la lavorazione e il metodo di cottura degli alimenti possono influenzare notevolmente la formazione di acrilamide e la conseguente esposizione: ad esempio mettere in ammollo le patate prima della cottura può ridurre anche del 40% la formazione di acrilamide.

Nella vita quotidiana si può ridurre la formazione di questo composto adottando piccoli accorgimenti: 1) Prediligere modalità di cottura a basse temperature, quali bollitura, cottura al vapore o in padella con acqua; 2) limitare ad occasioni saltuarie il consumo di alimenti fritti o cotti alla griglia; 3) scartare le parti bruciate dei cibi.

Una dieta bilanciata riduce in genere il rischio di esposizione ai potenziali rischi alimentari. Seguire una dieta equilibrata, con una più ampia varietà di alimenti, ad es. legumi, pesce, verdura e frutta, oltre a prodotti amidacei che possono contenere acrilammide, può aiutare i consumatori a ridurre l’assunzione di questa sostanza.

 

11. La dieta vegetariana: consigliata dopo un tumore?

Non ci sono specifiche indicazioni all’adozione di una dieta vegetariana dopo il tumore. Sicuramente gli esperti concordano sul fatto che l’aumento del consumo di alimenti di origine vegetale, per il loro elevato contenuto di composti protettivi e di fibra, apporti benefici sia in prevenzione che durante la malattia.

I ricercatori del progetto EPIC hanno concluso che non c’è una relazione diretta tra quantità di carne rossa, uova o latticini consumati e rischio di sviluppare un cancro del seno, mentre esiste con altri tipi di tumore, come quello del colon (soprattutto in relazione alla carne rossa e alla carne lavorata e conservata).

Il maggior consumo di vegetali, specialmente di verdure a foglia verde, sembrano in generale contrastare l’insorgenza della malattia. Nel 2015 in uno studio della Loma Linda University è emerso che i vegetariani hanno un rischio ridotto del 22% di sviluppare qualsiasi tipo di cancro del colon-retto rispetto ai non vegetariani: sicuramente la fibra, contenuta in abbondanza nei vegetali, gioca il suo importante ruolo protettivo in questa patologia.

Tuttavia non è indispensabile eliminare totalmente gli alimenti di origine animale dalla dieta, ma sicuramente se ne consiglia una riduzione in favore di alimenti di origine vegetale, e in particolare di ridurre il consumo di carni rosse e lavorate. Il WCRF  suggerisce di non consumare più di 500 grammi alla settimana di carne rossa e di contenere il consumo di carne conservata in genere.

 

12. Quali sono le interazioni tra cibi e farmaci antitumorali?

Ad oggi c’è ancora molto da scoprire sull’interazione tra alimenti o singoli nutrienti e terapie oncologiche. Uno degli alimenti che influenza maggiormente l’azione di molti farmaci, tra i quali gli antitumorali, è il pompelmo: sia intero che spremuto, aumenterebbe la biodisponibilità del principio attivo, determinando un effetto di sovradosaggio. Questa azione è esercitata da un gruppo di sostanze in esso contenute, le furanocumarine, in grado di inattivare in maniera irreversibile un enzima coinvolto nel metabolismo dei medicinali, provocando effetti collaterali anche gravi. La gravità dell’effetto dipende dall’individuo, ma già un bicchiere da 200 ml di succo o il frutto intero sono in grado di causare un’interazione.

La composizione dei pasti o specifici alimenti possono ridurre, aumentare o ritardare l’assorbimento di alcuni farmaci chemioterapici orali, interagendo con i meccanismi di trasporto e i sistemi enzimatici intestinali. La concentrazione ematica dell’etoposide orale ad esempio è ridotta del 50% quando assunto con succo di pompelmo; la contemporanea somministrazione dell’erlotinib e di pasti iperproteici o di alcuni vegetali richiede invece un aumento della dose del farmaco per ottenere la stessa efficacia. La disponibilità di lapatinib, farmaco impiegato nel tumore al seno, aumenta del 167% se assunto a stomaco pieno e i pasti ricchi in grassi ne aumentano i livelli del 325%.

Anche specifici nutrienti possono interagire con i farmaci antitumorali: ad esempio i cibi ad alto contenuto di tiramina (formaggi, insaccati, carni e pesce affumicati o in salamoia, lievito, bevande alcoliche, frutta troppo matura, latte non pastorizzato, crauti, fave) devono essere evitati durante il trattamento con Procarbazina.

Altre sostanze sono invece in grado di migliorare la risposta al trattamento: i folati (presenti nelle verdure a foglia verde, crucifere, agrumi, frutta secca, cereali integrali, legumi) sembrano ridurre gli effetti tossici del Metotrexate.

Tuttavia ancora molto c’è da valutare riguardo l’interazione tra cibo e farmaci antitumorali. Poiché queste interferenze, molto complesse e non generalizzabili, possono aumentare il rischio di fallimento terapeutico e di effetti collaterali, risulta opportuno durante la terapia seguire attentamente le indicazioni contenute nel foglietto illustrativo del farmaco e rivolgersi al proprio oncologo prescrittore per qualsiasi dubbio riguardante le possibili interazioni del medicinale con cibi e bevande.

 

13. Cosa sono gli antiossidanti e che ruolo hanno?

Per “antiossidanti” si intende una classe di sostanze in grado di difendere il nostro organismo dall’azione dei radicali liberi o “specie reattive dell’ossigeno”, entità molecolari molto reattive e instabili.  Essi infatti sono in grado di sottrarre elettroni o atomi di idrogeno ad altre molecole organiche, compromettendone la funzione e sono responsabili, se prodotti in eccesso, della condizione di “stress ossidativo”, ovvero di squilibrio tra produzione ed eliminazione di specie chimiche ossidanti, associata all’insorgenza di moltissime patologie e implicata nei processi di invecchiamento cellulare.

Molti altri fattori contribuiscono all’incremento della produzione di radicali liberi nell’organismo: lo stress psicofisico, l’esercizio fisico intenso, il fumo, l’alcol, i farmaci, l’inquinamento, la prolungata esposizione solare, gli sbalzi termici, gli additivi, le sostanze tossiche presenti negli alimenti o sviluppatesi durante la cottura.

Le cellule si difendono dalla produzione di queste molecole dannose attraverso diverse sostanze antiossidanti, alcune delle quali prodotte endogenamente dall’organismo, come la superossido dismutasi, la catalasi e il glutatione, altre provenienti dalla nostra dieta. Tra questi ultimi troviamo la vitamina C, la vitamina E, il licopene, il betacarotene, i polifenoli, la luteina, il selenio, contenuti principalmente in alimenti di origine vegetale come frutta e verdura. Ognuna di queste sostanze ha delle caratteristiche chimiche e biologiche differenti, pertanto i benefici per la salute sono dovuti alla loro azione sinergica. La loro concentrazione inoltre varia da alimento ad alimento e il loro effetto può essere influenzato dalla cottura e dalla conservazione dei cibi.

Alimenti conservati o cotti per lungo tempo presentano infatti una quantità notevolmente inferiore di queste sostanze rispetto ai prodotti freschi. L’assunzione di alimenti fonti di antiossidanti svolge un ruolo importante per la prevenzione di patologie cardiovascolari, tumori e malattie legate all’invecchiamento. L’adozione di una dieta varia, ricca specialmente in frutta e verdura, fornisce all’organismo la quantità di antiossidanti necessaria.

L’uso di supplementi a base di antiossidanti non risulta necessario, a meno che non vi siano carenze accertate. Queste molecole infatti, se assunte in eccesso, possono diventare addirittura pericolose per la salute. Prima di iniziare un’integrazione quindi, si consiglia sempre di consultare il parere del proprio medico.

 

14.Quali benefici apportano gli alimenti integrali per la prevenzione dei tumori?

Il consumo regolare di alimenti integrali apporta notevoli benefici per la salute. I cereali integrali, a differenza di quelli raffinati, mantengono tutte le componenti del chicco, conservando tutti i nutrienti in esso presenti, quali vitamine, minerali, proteine, grassi buoni (quando presente anche il germe) e fibre.

Queste ultime, del tipo insolubile, non vengono digerite dal nostro organismo e hanno la capacità di assorbire acqua, svolgendo diverse azioni vantaggiose: rallentano lo svuotamento gastrico, aumentando il senso di sazietà; aumentano il volume e la morbidezza delle feci; rallentano e diminuiscono l’assorbimento di zuccheri e grassi, riducendo l’indice glicemico dell’alimento; riducono il contatto tra la mucosa intestinale e composti potenzialmente dannosi; stimolano la crescita di microrganismi benefici per l’organismo; vengono fermentate dal microbiota intestinale producendo composti protettivi.

La quantità giornaliera di fibra raccomandata dalla SINU equivale a circa 25 grammi al giorno per un adulto medio. Già con un’assunzione giornaliera di 10 grammi di fibra alimentare, sembra ridursi del 10% il rischio di tumore del colon-retto. Gli alimenti integrali inoltre, a più basso indice glicemico, sono associati a riduzione della circonferenza vita e del grasso addominale.

Per raggiungere la quota giornaliera di fibre raccomandata è opportuno:

  • consumare almeno una volta al giorno cereali integrali, specialmente in chicco;
  • consumare 2-3 porzioni di verdura al giorno (400 g); 2 porzioni di frutta al giorno; almeno 3 porzioni di legumi a settimana; 1 porzione di frutta secca in guscio al giorno (30 gr).

 

15. Dieta mediterranea e dieta vegetariana a confronto: quale scegliere?

A causa delle crescenti evidenze che dimostrano il legame tra un elevato consumo di carni rosse e lavorate e l’aumento del rischio di tumore al colon e di altre patologie, l’interesse nei confronti della dieta vegetariana è sicuramente aumentato.

La dieta vegetariana si suddivide in latto-ovo vegetarianesimo, che ammette il consumo di vegetali, latte, formaggi, uova, ma non di carne e pesce; il latto-vegetarianesimo, che esclude anche le uova; il veganismo, che elimina tutti i prodotti animali e prevede il consumo esclusivamente di alimenti vegetali.

La dieta mediterranea si basa sul consumo prevalente di alimenti di origine vegetale come cereali integrali e derivati, verdura, legumi, frutta e sulla riduzione del consumo di alimenti ricchi di grassi saturi come carne (specialmente rossa e lavorata) e formaggi, a favore invece dei grassi insaturi, contenuti nel pesce e nell’olio extra vergine di oliva.

I due modelli alimentari hanno in comune diversi punti: sono entrambe ricchi in fibre, antiossidanti e grassi monoinsaturi, e assicurano un basso apporto di grassi saturi. Ad oggi non abbiamo molti dati sulle due diete a confronto e sul loro effetto nel tempo sullo stesso gruppo di soggetti. Sembrerebbero entrambe efficaci nella riduzione del peso corporeo e della percentuale di grasso, e svolgono tutte e due una funzione protettiva, riconducibile ai preziosi nutrienti che entrambe apportano all’organismo.

Sicuramente l’elevato consumo di alimenti vegetali e di fibre a discapito di quelli animali, ricchi di grassi saturi, caratteristiche riscontrabili in entrambi i modelli, svolge un ruolo fondamentale per la prevenzione di patologie cardiovascolari, diabete, obesità e cancro.

 

16. Che ruolo ha la carne nell’insorgenza dei tumori?

Nessuna patologia, neppure il cancro, è causata soltanto dal consumo di un singolo alimento. Anche la carne mangiata con moderazione non è nociva per la salute dell’uomo e apporta inoltre importanti nutrienti. Tuttavia esagerare porta spiacevoli conseguenze di salute ed ambientali.

Secondo la comunità scientifica, esiste una correlazione consistente tra aumento del rischio di cancro al colon ed elevato consumo di carne rossa e carne lavorata e conservata. I motivi per cui il consumo eccessivo di carne rossa aumenterebbe il rischio di tumore al colon sono ancora da definire: tra i meccanismi proposti, vi è il possibile ruolo del ferro eme, ferro in forma libera che può portare alla formazione di radicali liberi e attivare fattori di trascrizione e citochine proinfiammatorie.

Un altro fattore importante sembra essere la cottura della carne, in particolare la cottura alla brace e alla griglia, durante le quali possono prodursi composti potenzialmente cancerogeni come amine eterocicliche e idrocarburi policiclici aromatici.

Nelle nuove raccomandazioni per la prevenzione del cancro il WCRF suggerisce di non superare le 3 porzioni di carne rossa a settimana e di consumare solo occasionalmente quella conservata (salumi, insaccati, affettati).

È bene inoltre preferire i metodi di cottura al vapore, al forno o in padella, limitando le grigliate ad occasioni saltuarie, evitando una cottura eccessiva della carne e rimuovendo sempre le eventuali parti carbonizzate.

 

17. Quali sono le fonti di proteine vegetali?

I gruppi di alimenti fonte di proteine vegetali sono i legumi, i cereali, la frutta secca a guscio, i semi oleosi. Il contenuto proteico ovviamente cambia da alimento ad alimento, fino a raggiungere i 37 grammi di proteine nella soia.

I legumi sono gli alimenti a più alto contenuto di proteine vegetali. Ciononostante la composizione delle loro proteine risulta diversa da quella delle proteine animali, a causa di una diversa presenza e quantità di aminoacidi essenziali (le più piccole unità che costituiscono le proteine).

Le uova, il latte, la carne e il pesce sono invece fonti proteiche con una composizione ottimale in aminoacidi essenziali.

Gli amminoacidi mancanti nei legumi sono però contenuti nella frazione proteica dei cereali: dalla loro unione nasce un pasto dall’apporto proteico paragonabile per qualità e quantità a quello di una bistecca. I legumi sono un’ottima fonte non solo di proteine, ma anche di fibra e sali minerali, e apportano una piccola quota di grassi, per di più grassi insaturi, ovvero “buoni”.

Per la prevenzione in generale è bene consumare almeno 3-4 volte alla settimana fonti proteiche vegetali. I legumi possono essere consumati freschi, secchi o surgelati. Se si scelgono in scatola, devono essere sciacquati con abbondante acqua corrente per eliminare il sale in eccesso. Anche i prodotti a base di soia come tofu o tempeh possono rappresentare una valida alternativa una volta a settimana. Per gli hamburger o gli altri preparati vegetali è meglio invece leggere sempre bene l’etichetta ed accertarsi che non vi sia un eccesso di sale e/o di grassi.

 

18. È possibile ridurre il rischio di insorgenza di tumori solo attraverso l’alimentazione?

La sola alimentazione non è in grado di proteggerci da una malattia multifattoriale come il cancro, alla quale concorrono diversi fattori, come l’età, fattori ereditari, fattori ambientali e più in generale diversi aspetti dello stile di vita.

Sicuramente le cattive abitudini alimentari sono responsabili di circa 3 tumori su 10 che potrebbero essere evitati se si seguissero le raccomandazioni per la prevenzione oncologica del WCRF. Anche sovrappeso e obesità, sono considerati importanti fattori di rischio per 12 tipi di tumore.

Inoltre esistono tumori più sensibili all’effetto del cibo e sono quelli che colpiscono l’apparato gastrointestinale, e in particolare l’esofago, lo stomaco, il colon-retto, il fegato: sembrerebbe che fino a tre quarti di questi tumori si potrebbero prevenire con un’alimentazione salutare.

Tuttavia la sola alimentazione non basta a proteggerci se non abbiamo uno stile di vita sano nel complesso: l’abitudine al fumo, la sedentarietà, l’esposizione al sole e ai raggi ultravioletti costituiscono altri importanti fattori di rischio.

 

19. Esistono alimenti che aumentano l’efficacia della terapia oncologica?

È ormai stato dimostrato da molti studi come lo stile alimentare influenzi il rischio di sviluppare un tumore, ma pochi studi hanno analizzato gli effetti della dieta sulla guarigione e la progressione della malattia.

Il WCRF nelle ultime raccomandazioni su dieta, nutrizione, attività fisica e cancro afferma che nei limiti dei pochi studi disponibili sulla prevenzione delle recidive, le raccomandazioni per la prevenzione alimentare del cancro valgono anche per chi si è già ammalato. Il mantenimento di un buon stato nutrizionale durante la malattia infatti aumenta l’efficacia della terapia.

Chi si è ammalato, se in sovrappeso o in sottopeso, ha più difficoltà a guarire. Nei pazienti affetti da malnutrizione infatti l’adozione di una dieta varia ed equilibrata, basata sul consumo principalmente di cereali integrali a basso indice glicemico, frutta, verdura, legumi, frutta secca e semi oleosi, eventualmente associata a supplementi nutrizionali, e uno stile di vita attivo migliorerebbero la risposta al trattamento e la sopravvivenza.

Le pro-antocianidine contenute nei frutti rossi e nell’uva, gli acidi grassi polinsaturi e il CoQ10 ridurrebbero invece, secondo alcuni studi di base, la cardiotossicità indotta da alcuni farmaci antitumorali (antracicline).

Mettendo in atto specifiche raccomandazioni nutrizionali in base al tipo di effetto collaterale provocato dalla terapia è possibile aumentarne la tollerabilità e migliorarne l’efficacia.  In generale, in attesa di ulteriori studi a riguardo, le raccomandazioni nutrizionali per chi è in terapia, se non consigliato diversamente dal proprio oncologo, coincidono con quelle formulate dal Fondo Mondiale della Ricerca sul Cancro per la prevenzione primaria.

 

20. Che ruolo ha l’attività fisica nel paziente oncologico?

L’attività fisica aiuta a rimanere in forma in tutte le fasce d’età, anche in chi è ammalato di cancro. Sembrerebbe che il rischio di sviluppo di cancro al colon nelle persone fisicamente attive sia inferiore del 30-40% rispetto alle persone sedentarie.

Muoversi infatti aiuta a mantenersi normopeso, ma aumenta anche la motilità intestinale, riducendo il tempo di contatto tra le sostanze potenzialmente dannose e la parete intestinale.

30-60 minuti di attività fisica giornaliera aerobica di media intensità sono sufficienti per apportare benefici al mantenimento del peso corporeo, al metabolismo energetico, ai livelli di glicemia e insulina, allo stato infiammatorio e al sistema immunitario. Inoltre l’attività fisica anche leggera praticata durante la chemioterapia sembra ridurre il rischio di recidiva e di mortalità.

Il movimento risulta utile per ridurre e gestire gli effetti collaterali delle terapie come l’affaticamento, il dolore, la nausea e di conseguenza consente una maggiore tolleranza ai trattamenti e un recupero più rapido; aiuta inoltre a combattere ansia e depressione.

L’attività fisica più indicata durante i trattamenti, se si è in grado di svolgerla, risulta essere quella aerobica di moderata intensità come la camminata veloce, il nuoto, la bicicletta. Anche l’attività fisica, come l’alimentazione, deve essere dosata e personalizzata, quindi si sconsiglia il fai da te, ma si raccomanda di affidarsi a professionisti del settore per l’elaborazione di un programma di allenamento adatto alle caratteristiche e alle esigenze del singolo individuo.

 

21. Esistono alimenti realmente cancerogeni?

Le evidenze sul legame tra singoli alimenti e tumore sono ancora poche, molto probabilmente perché i singoli alimenti, benché abbiano un ruolo benefico, non vengono mai consumati da soli ma sempre all’interno di un pasto e in generale insieme ad altri alimenti. Ecco perché negli ultimi anni ci si sta orientando verso lo studio di “pattern alimentari”, per raccogliere informazioni sulle abitudini alimentari ma anche su altri fattori legati allo stile di vita, come il fumo, l’attività fisica, il peso. Sono stati identificati dei pattern protettivi, ovvero associati ad un minor rischio di cancro, come la Dieta Mediterranea.

Lo IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha raggruppato le sostanze cancerogene di origine in 4 gruppi, sulla base del livello di cancerogenità dimostrato in studi scientifici. Nel gruppo 1 tra i cancerogeni umani certi troviamo sostanze di origine alimentare come l’acrilammide, l’etanolo, l’aflatossina B1 e le carni lavorate, nel gruppo 2, tra i cancerogeni probabili invece le carni rosse, i nitrati, i nitriti, il glifosato e le bevande bevute molto calde.

Le sostanze elencate dallo IARC nel gruppo 1 e 2 però non sono sempre vietate, poiché il loro effetto cancerogeno dipende dalla dose. Una sostanza può risultare infatti cancerogena se assunta ad alte dosi, ma non alla dose con la quale l’uomo viene in contatto quotidianamente. Se consideriamo ad esempio le carni rosse e lavorate, benché siano classificate nei primi due gruppi, non devono essere escluse totalmente dalla dieta, ma gli esperti del WCRF suggeriscono un loro consumo controllato. È impossibile evitare la totale esposizione a queste sostanze, ma il consumo di una dieta varia e ben bilanciata consente di controllarne l’assunzione.

È la dose a fare la differenza.

 

22. Esistono alimenti alcalini in grado di influenzare il pH nell’organismo?

No, non esistono alimenti alcalini in grado di influenzare il pH dell’organismo. Nessun alimento infatti è in grado di modificare l’acidità o la basicità dei tessuti.

Tutte le sostanze si dividono in acide o basiche in base al valore del pH, che va da 0 per gli acidi più forti a 14 per le basi più forti. Ogni giorno quotidianamente il nostro organismo entra in contatto con sostanze acide (caffè, limone, aceto ecc.) o basiche (sapone, ammoniaca ecc.).

Il pH del nostro organismo ha un valore medio di 7,4, mantenuto in equilibrio da meccanismi fisiologici molto efficienti come la respirazione o l’attività renale, che in caso di squilibrio riportano il pH ai valori di normalità. Quando questi meccanismi non funzionano bene si può generare uno stato di acidosi metabolica o alcalosi metabolica, condizioni che richiedono un immediato intervento medico poiché possono condurre anche alla morte.

Qualsiasi valore di pH abbiano gli alimenti che ingeriamo, anche i più alcalini, quando raggiungono lo stomaco vengono attaccati dai succhi gastrici, che sono fortemente acidi, e resi neutri o acidi prima di essere assimilati.

Gli studi che sostengono i benefici di una dieta alcalina si basano su teorie non scientifiche, che non hanno nessun nesso tra causa ed effetto. È impossibile modificare il pH dell’organismo poiché l’organismo è strutturato per evitare che ciò avvenga, poiché in tal caso si verificherebbero gravi danni.

Le diete alcaline non hanno alcun effetto di prevenzione o di cura del cancro per la loro azione sul pH. Sicuramente l’aumento del consumo di alimenti vegetali ha un ruolo protettivo nei confronti del cancro, ma non è di certo attribuibile alle modifiche del pH. Nessuna sostanza basica presente negli alimenti è in grado di modificare l’ambiente acido che si sviluppa intorno alla massa tumorale.

 

23. Quali sono i benefici del digiuno?

I benefici del digiuno nell’uomo sono attualmente materia di numerosi studi, volti ad ottenere effetti analoghi a quelli verificati sugli animali con la restrizione calorica.

Ridurre del 30% circa le calorie rispetto all’alimentazione “ad libitum” porterebbe, in diversi modelli animali tra cui i primati, ad un allungamento della vita, poiché in carenza di cibo l’organismo mette in atto un meccanismo di protezione: utilizza la poca energia rimasta per la conservazione delle cellule, attivando i cosiddetti geni della longevità, che impongono di sfruttare tutta l’energia disponibile per il mantenimento della salute, prolungando la durata della vita.

Al contrario un eccesso di cibo innesca l’espressione dei geni dell’invecchiamento, con conseguente produzione di radicali liberi e infiammazione. Sono in corso studi sull’uomo per sperimentare forme di digiuno compatibili con una buona qualità di vita, ma si tratta di esperimenti e c’è ancora parecchia strada da percorrere prima di dare raccomandazioni precise alla popolazione.

Di certo è bandito il “fai da te”: il digiuno prolungato non si può seguire senza il controllo di un medico. Un digiuno protratto oltre le 12/13 ore può avere gravi conseguenze specialmente per i soggetti più “fragili” come bambini, anziani, donne in gravidanza, persone sottopeso o malate. Non esiste ancora una “posologia” di digiuno condivisa dalla comunità scientifica.

 

24. Esiste una relazione tra alimentazione e genetica nello sviluppo di un tumore?

Si, esiste una relazione tra alimentazione e genetica nello sviluppo del tumore.  Studi di nutrigenomica e nutrigenetica hanno evidenziato infatti che la predisposizione dell’individuo a sviluppare un tumore non risiede solo nel corredo genetico, ma anche nella capacità di determinati nutrienti di “accendere” o “spegnere” specifici geni.

Abitudini alimentari errate possono compromettere il meccanismo di difesa che l’organismo mette in atto, ovvero la “morte cellulare programmata” o apoptosi, e impedire il suicido della cellula malata che inizia così a proliferare.

Certe sostanze, sul lungo periodo, possono influenzare l’espressione di uno o più geni, modificandone la funzione, senza alterarne la struttura. Alcune molecole presenti negli alimenti sembrerebbero addirittura in grado, secondo diversi studi di laboratorio, di inibire i geni dell’invecchiamento e attivare quelli della longevità: la quercetina, il resveratrolo, la curcumina, le antocianine, l’epigalocatechingallato, la fisetina, la capsaicina.

Le raccomandazioni nutrizionali in materia di prevenzione del cancro hanno però maggiore efficacia in alcune persone e meno in altre, poiché i geni di ogni individuo rispondono diversamente alle diverse componenti dei cibi. Sappiamo che esistono delle sostanze potenzialmente protettive, ma dobbiamo ancora conoscere in maniera approfondita i meccanismi con cui un alimento o un singolo nutriente agisce sulla cellula per capire a chi può essere utile. Probabilmente in futuro nuove scoperte di nutrigenomica ci aiuteranno a stabilire la dieta migliore per il singolo e a formulare consigli dietetici personalizzati per la prevenzione delle malattie.

 

25. Gli alimenti raffinati (come ad esempio le farine) sono dannosi?

Si, se assunti in abbondante quantità. È importante infatti sempre considerare frequenza e porzioni di consumo.

Per alimenti raffinati si intendono tutti quei prodotti sottoposti a ripetuti processi di lavorazione per migliorarne le caratteristiche e aumentarne il gusto, divenendo più adatti al consumo in termini di facilità di utilizzo e velocità di preparazione.

Per renderli più appetibili e più facili da cucinare, questi cibi vengono spesso privati di sostanze nutritive importanti quali fibra, vitamine, sali minerali, acidi grassi essenziali. Inoltre per avere più sapore o durare più a lungo, vengono addizionati di additivi alimentari, zuccheri, grassi idrogenati e sale, il cui consumo andrebbe fortemente limitato.

Nel caso delle farine raffinate vengono allontanati in parte o del tutto gli strati esterni, la cosiddetta crusca, ed il germe, allo scopo di trattenere la parte più consistente del chicco: la mandorla amilifera, ricca di amido dalla cui macinazione si ottengono le farine e di conseguenza tutti i prodotti derivati. Con la raffinazione dei cereali quindi si perdono fibra, proteine, minerali e vitamine, acidi grassi e vari fitocomposti.

Un elevato consumo di cibi raffinati e ad alto contenuto calorico risulta strettamente correlato allo sviluppo di sovrappeso, obesità, diabete, patologie cardiovascolari e indirettamente anche il rischio di cancro per cui sovrappeso e obesità rappresentano un importante fattore di rischio.

Il WCRF, nelle ultime raccomandazioni in materia di dieta e cancro, ha ribadito l’importanza di evitarne il consumo, a favore invece di alimenti freschi e di stagione, ricchi di fibra e di molecole protettive per l’organismo.

 

26. Integratori alimentari e tumore: hanno reali benefici? Quali e quando possono essere assunti?

Secondo il Ministero della Salute gli integratori alimentari sono prodotti presentati in piccole unità di consumo come capsule, compresse, fialoidi e simili, a base di nutrienti o altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico, ideati e proposti per favorire il regolare svolgimento delle funzioni dell’organismo, senza alcuna finalità di cura.

Negli ultimi anni, in relazione al numero di formulazioni disponibili in commercio e alla loro composizione sono aumentate le motivazioni che inducono a ricorrere a questi prodotti: per dimagrire o favorire l’aumento della massa muscolare, per rinforzare le difese immunitarie, per contrastare le alterazioni del metabolismo osseo, per proteggere il sistema cardiovascolare, per contrastare l’invecchiamento, per compensare le carenze nutrizionali.

Gli integratori alimentari però non possono e non devono essere considerati un’alternativa ad una dieta varia, sana e bilanciata. Nessun integratore può in alcun modo sostituire i normali alimenti.

Al contrario, sembra che i benefici di un frutto intero siano superiori a quelli di qualsiasi integratore: le sostanze contenute nel cibo infatti interagiscono fra loro determinando un effetto sinergico superiore alla somma delle singole parti.

In ambito oncologico, le ricerche sul ruolo degli integratori sono ancora in fieri. Si indaga sull’efficacia di prodotti per il trattamento della malnutrizione e della sarcopenia e sull’effetto di alcuni principi nutritivi per contrastare gli effetti collaterali delle terapie, ma gli studi sono solo agli inizi.

Una cosa è certa: i supplementi nutrizionali non sono indicati né per la prevenzione né per la cura del cancro. Attenzione inoltre al fai da te: alcune sostanze contenute in essi possono interagire con i farmaci chemioterapici e un loro inadeguato impiego può determinare anche conseguenze spiacevoli per la salute. Prima dell’utilizzo quindi è fondamentale consultare sempre il proprio oncologo.

 

27. Il consumo di proteine aumenta il rischio di tumore?

No, un consumo equilibrato di proteine non aumenta il rischio di cancro. La quantità giornaliera raccomandata dalla SINU sia per gli uomini che per le donne adulte in buona salute è di 0,9 gr/kg. È importante inoltre variare nell’arco della settimana le varie fonti proteiche prediligendo quelle vegetali.

Ecco qualche consiglio pratico per un consumo salutare di proteine:

  • Consuma il pesce, in particolare pesce azzurro di piccola taglia, importante fonte di grassi essenziali, 3 volte alla settimana.
  • I legumi rappresentano un’ottima fonte proteica ricca di fibra. Uniscili ad una porzione di cereali in freschi piatti unici o in calde zuppe, almeno 3-5 volte alla settimana.
  • Altre fonti proteiche, da consumare ognuna max 2 volte alla settimana, possono essere la carne bianca (pollo, tacchino, coniglio), le uova e i formaggi freschi e magri.
  • Limita il consumo di carne rossa (manzo, maiale, agnello) ed evita i salumi e gli insaccati.

 

28. Esiste una relazione tra pesticidi negli alimenti e tumore?

I pesticidi possono contenere diverse sostanze potenzialmente pericolose per l’uomo, come ad esempio il benzene e l’arsenico, classificati dallo IARC come “cancerogeno per l’uomo” o il glifosato, il palathion, il diazinone e il malatione definiti come “probabili cancerogeni per l’uomo”.

Il glifosato, ad esempio, un erbicida molto diffuso in agricoltura, è oggetto di studi scientifici da molti anni, ma i risultati ottenuti appaiono discordanti. Sembra essere associato ad un lieve aumento del rischio di malattie oncologiche tra gli agricoltori esposti per lavoro a questa sostanza.

L’EFSA, l’OMS e la FAO hanno espresso recentemente giudizi rassicuranti a riguardo, applicando comunque misure di cautela, come la valutazione dei residui di glifosato nei cibi e il divieto di utilizzarlo in aeree densamente popolate. Non è quindi vietato l’uso, ma sono stati istituiti limiti e controlli nell’attesa di ulteriori studi.

Nell’ultimo rapporto dell’EFSA sulla presenza di composti chimici estranei nei cibi, il 97,4% degli alimenti di origine vegetale presenta valori entro i limiti di sicurezza. Esistono alimenti più esposti alla contaminazione di arsenico, ma il pericolo rappresenta un’eccezione piuttosto che la regola, grazie ai numerosi controlli effettuati sui prodotti. Adottare una dieta varia e lavare accuratamente gli alimenti consente di ridurre l’esposizione ai contaminanti.

 

29. Esiste una relazione tra qualità dell’acqua potabile e tumore?

Ad oggi non ci sono dimostrazioni che le sostanze chimiche presenti nell’acqua potabile, nelle basse concentrazioni stabilite dalla legge, siano cancerogene. La relazione tra qualità dell’acqua potabile e tumori dipende infatti dalla concentrazione di agenti di rischio chimico in essa contenuti, quali ad esempio arsenico, piombo, mercurio, rame, cromo, nitrati ecc.

La presenza di agenti chimici al di sopra dei limiti di sicurezza nelle acque destinate al consumo umano si associa ad un potenziale rischio di malattie cronico-degenerative, in primo luogo le patologie tumorali.  All’esposizione cronica all’arsenico specialmente sono associate diverse forme tumorali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha proposto come valore limite per l’acqua potabile la concentrazione di arsenico di 0,01 mg/litro. Anche per le altre sostanze sono stati stabiliti dei valori limite da rispettare.

La pericolosità dipende quindi non solo dalla natura della sostanza contaminante ma anche dalla dose di esposizione, dalla via di esposizione e dal tempo di esposizione. L’acqua dei nostri rubinetti è sicura perché sottoposta continuamente a numerosi e frequenti controlli che garantiscono qualità e sicurezza da un punto di vista sia chimico che microbiologico. Gli esperti quindi affermano che non è necessario utilizzare filtri di depurazione dell’acqua per l’eliminazione di contaminanti, come ad esempio i nitrati. Al contrario l’utilizzo di filtri può talvolta impoverire le acque dei sali minerali fondamentali per il nostro organismo.

 

30. Quali sono i reali benefici di un’alimentazione a base di prodotti biologici?

Gli alimenti biologici seguono processi produttivi di coltivazione e raccolta che non prevedono l’utilizzo di pesticidi chimici, fertilizzanti sintetici, OGM, antibiotici e ammettono pesticidi di origine naturale e organica in grado di migliorare la resistenza alle piante, nel rispetto dell’agrosistema e dell’ambiente.

Gli studi condotti per analizzare i benefici dell’agricoltura biologica e le differenze con quella convenzionale mostrano risposte contrastanti. Qualche ricerca ha evidenziato che frutta e verdura biologiche siano più ricche di micronutrienti, ma altri dati mostrano che le variazioni negli apporti nutritivi non sono rilevanti dal punto di vista della salute. Senza dubbio è da scartare la convinzione molto diffusa negli ultimi anni che tutto ciò che non è biologico sia più pericoloso. Piuttosto le indagini che evidenziano il valore protettivo di frutta e verdura, anche contro i tumori, riguardano prodotti dell’agricoltura tradizionale. I prodotti biologici possono essere più gustosi, la loro produzione ha un minore impatto sull’ambiente e l’introito di fitofarmaci risulta quasi nullo. L’uso di prodotti biologici può rappresentare una scelta virtuosa per ragioni di ecosostenibilità, ma dal punto di vista scientifico mancano ancora risposte sufficienti per promuovere il bio per la salute a discapito dei prodotti convenzionali.

 

31. Quali alimenti svolgono un’azione antiinfiammatoria?

Esistono alimenti che possono contribuire alla regolazione dei processi pro-infiammatori che a lungo andare possono condurre allo sviluppo di malattie croniche. Si tratta essenzialmente di cibi di origine vegetale, tipici della Dieta Mediterranea.

Aglio, cereali integrali, erbe aromatiche, frutta fresca, frutta secca, legumi, olio d’oliva, olio di semi, semi oleosi, verdura sono accomunati dalla presenza di particolari sostanze con azione benefica, quali gli acidi grassi insaturi, i fitocomposti, come carotenoidi, polifenoliglucosinolati, fitosteroli e vitamine.

I cereali integrali ad esempio, conservando tutte le parti del chicco, forniscono vitamina E e del gruppo B, sali minerali, fibra e acidi alfa-linoleici. Le erbe aromatiche apportano carotenoidi, come la luteina e il betacarotene del basilico e del prezzemolo, i polifenoli, come la quercetina dell’origano. Frutta fresca e verdura forniscono vitamine, come la vitamina C contenuta nei kiwi e negli agrumi, i polifenoli, come le antocianine dei frutti blu-viola, i carotenoidi nei pomodori, nell’anguria, nella zucca e nelle carote. Il pesce azzurro, le noci, i semi di lino sono ricchi di acidi grassi omega-3, che aiutano a contrastare l’infiammazione.

 

32. Esiste una relazione tra additivi alimentari e tumori?

Ad oggi la maggior parte degli additivi alimentari utilizzati dall’industria non costituisce un pericolo per la salute umana. Non ci sono dati infatti sulla relazione tra sviluppo di tumori e consumo di additivi in quantità limitate, ad eccezione dei nitrati e dei nitriti. Questi vengono utilizzati come conservanti in molti prodotti in scatola e nelle carni lavorate. Vengono aggiunti agli alimenti per conservarli e contribuiscono ad ostacolare la crescita di microrganismi nocivi.

Lo IARC ha classificato i nitriti e i nitrati come probabilmente cancerogeni per gli esseri umani (Gruppo 2A). Di per sé non sono cancerogeni, si trovano infatti naturalmente in diversi alimenti, tra cui le verdure e nell’acqua potabile, ma a causa dell’azione del metabolismo e attraverso la cottura ad alte temperature vengono convertiti in N-nitrosammine, composti considerati invece cancerogeni. Esiste comunque un limite massimo di nitriti ammissibile per la legge italiana, ovvero 150 mg per kg di prodotto alimentare, quantità minima considerata innocua per la salute.

Gli esperti dell’Autorità per la Sicurezza Alimentare (EFSA) hanno stimato che l’esposizione dei consumatori al nitrato proveniente esclusivamente da additivi alimentari è inferiore al 5% dell’esposizione complessiva al nitrato negli alimenti, e non supera i livelli di sicurezza. Tuttavia, se si considerano tutte le fonti di nitrato alimentare (additivo alimentare, presenza naturale negli alimenti e contaminanti ambientali), il livello di sicurezza può essere superato da individui con esposizione da media ad alta.

Sulla base delle evidenze disponibili, gli esperti dell’EFSA hanno concluso che gli attuali livelli di sicurezza per nitriti e nitrati aggiunti agli alimenti tutelano a sufficienza i consumatori. È importante quindi avere un’alimentazione varia ed equilibrata per non avere un’esposizione eccessiva ai prodotti conservati.

 

33. Esistono alimenti in grado di contribuire all’eliminazione di tossine dopo chemioterapia? Sono utili le diete detox?

Non ci sono dati che mostrano la capacità di specifici alimenti di eliminare le tossine dopo chemioterapia. Il nostro organismo possiede infatti naturalmente organi come fegato, reni, intestino e pelle, deputati a metabolizzare continuamente sostanze tossiche e di scarto.

Non è necessario quindi intraprendere regimi dietetici particolari dopo la chemioterapia. Le famose diete “detox” non hanno alcun fondamento scientifico. Al contrario si tratta di regimi alimentari ipocalorici e sbilanciati, basati spesso sul consumo di sostituti del pasto o altri rimedi alternativi non sempre salutari.

Si tratta più di un mito commerciale che di una realtà provata e molte delle loro promesse sono esagerate, non basate su dati scientifici, e i benefici di breve durata. Anche prodotti a base di vegetali ed erbe possono avere seri effetti collaterali e talvolta interferire con le terapie.

Molti trattamenti detox contengono agenti diuretici e/o lassativi, volti ad aumentare l’eliminazione di acqua e sali minerali, rischiando l’eccessiva disidratazione e indebolendo ulteriormente l’organismo del paziente oncologico, che in seguito a terapia, risulta molto fragile.

Per ridurre la tossicità dei farmaci e contrastare gli effetti avversi, gli esperti suggeriscono di seguire una dieta sana, varia e bilanciata, basata prevalentemente sul consumo di alimenti di origine vegetale, come legumi, cereali integrali, frutta, verdura, frutta secca, alternando il più possibile le fonti proteiche degli alimenti e utilizzando metodi di cottura sani.

In ogni caso è opportuno sempre rivolgersi al proprio oncologo o nutrizionista per indicazioni nutrizionali personalizzate, specifiche per ogni individuo.

 

34. Esiste una relazione tra OGM e tumore?

No, non esistono dati certi che confermino la relazione tra OGM e tumore. Il termine OGM fa riferimento ad organismi non umani modificati attraverso l’ingegneria genetica, la scienza che utilizza tecniche volte ad inserire, togliere o modificare porzioni di DNA, il materiale genetico presente in tutte le cellule degli organismi viventi.

Negli OGM solo una piccola parte del corredo cromosomico dell’organismo viene modificata in maniera mirata, precisa ed efficiente, mentre il resto del genoma rimane invariato.

Gli studi condotti finora hanno dimostrato che gli OGM non hanno un impatto sulla salute umana diverso da quello degli analoghi prodotti non OGM. Essi sono sicuri almeno quanto i prodotti tradizionali. Le ricerche che hanno evidenziato gli effetti dannosi di questi prodotti infatti mostrano risultati parziali e quindi poco attendibili.

A differenza degli alimenti convenzionali, gli OGM commercializzati sono sottoposti a studi e a rigidi controlli per verificare l’assenza di effetti collaterali per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Non si può parlare di rischio zero per nessun alimento, sia esso OGM o meno.

 

35. Che ruolo ha la vitamina D nella prevenzione?

Il ruolo della vitamina D nella prevenzione del cancro è ancora oggetto di studio. I dati sulla sua potenziale attività in grado di prevenire o rallentare lo sviluppo dei tumori sono ancora insufficienti.

Le ricerche sul ruolo protettivo della vitamina D contro il tumore della pelle nelle popolazioni più esposte al sole hanno fornito risultati incerti. Secondo lo studio europeo EPIC le persone con più alti livelli di questa vitamina nel sangue hanno un rischio di cancro al colon inferiore di circa il 40% rispetto a chi invece ne è carente.

L’assunzione di supplementi a base di vitamina D non sembra però conferire effetti protettivi. Probabilmente quindi il rischio minore non sarebbe associato agli alti livelli di questa vitamina, ma piuttosto ad abitudini sane, in grado di proteggere l’individuo dal cancro.

Gli alimenti con maggior contenuto di vitamina D sono il pesce, le uova e il fegato. In parte questa vitamina si forma nella pelle in seguito all’esposizione ai raggi UVB. È ancora da chiarire se gli effetti benefici di questo micronutriente siano attribuibili alla molecola stessa o piuttosto siano indice di uno stile di vita più sano, basato su un’alimentazione corretta e su un’adeguata quantità di tempo trascorsa all’aria aperta, associati solitamente a maggior attività fisica e al normopeso.

In attesa di ulteriori studi volti a chiarire il suo ruolo protettivo, gli esperti sostengono che per coprire il fabbisogno giornaliero di vitamina D è sufficiente trascorrere più tempo all’aria aperta e adottare una dieta varia.

Test di screening per la malnutrizione

 

L’intervento nutrizionale

L’obiettivo dell’intervento nutrizionale è di compensare l’apporto dietetico inadeguato, migliorando al contempo gli esiti clinici.

Il primo approccio è il counselling dietetico, ovvero un colloquio approfondito e ripetuto con un professionista della nutrizione, mirato a far comprendere al paziente quali strategie comportamentali può adottare per ottimizzare le richieste energetiche attraverso l’alimentazione.

Certamente la normale alimentazione rappresenta la prima scelta per mantenere o aumentare l’apporto energetico e/o proteico, quando la funzionalità gastroenterica non sia compromessa, non siano presenti gravi sintomi gastrointestinali e, in generale, quando il quadro clinico permetta di prevedere la possibilità di sufficienti introiti.

Tuttavia in alcuni casi l’alimentazione da sola non è più sufficiente e spesso si rende necessaria un’integrazione con dei supplementi nutrizionali orali (ONS). Questi ultimi sono prodotti con specifiche formulazioni nutrizionali, che vanno assunti in aggiunta alla dieta quotidiana sotto forma di bevande, generalmente aromatizzate. Esistono anche integratori nutrizionali da aggiungere a cibi e bevande, per aumentare l’apporto di proteine e/o energia; sono generalmente polveri non aromatizzate quindi insapori e che si prestano bene all’aggiunta nella preparazione di minestre, zuppe, sughi, ecc…

Se l’apporto energetico rimane inadeguato, nonostante counselling e/o supplementi, cioè risulta inferiore al 60% del fabbisogno nutrizionale, sarà necessario valutare la nutrizione artificiale per via enterale quando la funzione digestiva è normale, o per via parenterale quando la funzione digestiva è compromessa.

Il supporto della nutrizione artificiale può essere preso in considerazione anche come prima scelta in casi di malnutrizione severa o in previsione di un aggravamento della malnutrizione conseguente ad un’importante chirurgia o altro trattamento che non consentirà di avere un adeguato apporto o assorbimento di nutrienti. L’adozione della nutrizione artificiale, che va sempre valutata per singolo caso, è spesso particolarmente indicata ad esempio per alcuni pazienti già ad alto rischio di malnutrizione prima di sottoporsi a chirurgia per tumori gastrici o a radioterapia per tumori del distretto testa-collo, poiché gli effetti avversi di tali trattamenti possono compromettere fortemente la normale alimentazione del paziente.

La somministrazione della nutrizione enterale richiede il posizionamento di un’apposita sonda che consente di far arrivare i nutrienti direttamente allo stomaco (tramite sondino naso-gastrico) o all’intestino tenue (tramite sondino naso-duodenale o sondino naso-digiunale). Diversamente, la nutrizione parenterale viene somministrata direttamente nel circolo sanguigno tramite accessi venosi centrali o periferici.

Entrambe le modalità di somministrazione enterale e parenterale, sono considerate efficaci nel mantenere o migliorare lo stato nutrizionale in pazienti oncologici che necessitano di un intervento nutrizionale. Tuttavia entrambe possono presentare limiti e controindicazioni, pertanto la scelta del tipo di nutrizione artificiale è successiva ad un’attenta valutazione del quadro clinico del paziente, del suo percorso terapeutico, dello stato nutrizionale e dei possibili rischi associati, al fine di ottenere una strategia di supporto nutrizionale ottimale e personalizzata ai bisogni del paziente.

Lo screening e la valutazione nutrizionale

Il peso corporeo e/o le variazioni di peso da soli non sono sufficienti per la valutazione nutrizionale del paziente oncologico, esistono invece diversi strumenti o test che consentono di effettuare uno screening nutrizionale ed una valutazione oggettiva del paziente.

Tali test vengono generalmente effettuati da personale sanitario adeguatamente formato, e richiedono il colloquio con il paziente e/o la verifica di dati sulla cartella clinica. La compilazione dei campi richiesti dal test determina un punteggio, in base al quale si ha una valutazione del rischio nutrizionale del paziente, per cui poi si decide se monitorare il paziente o valutare un intervento nutrizionale.

 

Screening

Una tempestiva identificazione di problemi nutrizionali è il primo passo per un’appropriata gestione del paziente oncologico. Gli strumenti per lo screening nutrizionale validati in ambito oncologico consentono di identificare pazienti con un rischio nutrizionale, in considerazione delle condizioni attuali e/o future, che plausibilmente beneficeranno di un supporto nutrizionale.

Tra i test validati per lo screening e la valutazione nutrizionale vi sono il Nutritional Risk Sreening 2002 (NRS 2002), il Malnutrition Universal Screening Tool (MUST), il Malnutrition Screening tool (MST) e il Mini Nutritional Assessment (MNA).

Sono test di esecuzione rapida e semplice e andrebbero effettuati entro 48 h dal primo contatto con il paziente, e ripetuti regolarmente per intercettare cambiamenti di parametri che possano porre il paziente a rischio di malnutrizione.

Valutazione

Nei pazienti con screening anormale, individuati a rischio di malnutrizione, le linee guida raccomandano una valutazione oggettiva e quantitativa dello stato nutrizionale. Tra gli strumenti validati a tale scopo vi sono il Subjective Global Assessment (SGA), il Patient-Generated Subjective Global Assessment (PG-SGA) e il Mini Nutritional Assessment (MNA).

A questi strumenti vanno associati una valutazione degli introiti alimentari e, quando possibile, una valutazione della composizione corporea. La valutazione dell’introito alimentare consiste in un colloquio con un dietista o un nutrizionista che intervista il paziente, indagando le abitudini alimentari recenti e pregresse. Per una valutazione quantitativa oltre che qualitativa può essere chiesto al paziente di compilare un diario alimentare su cui dovrà registrare tutto ciò che assumerà durante la giornata, riportando anche il peso o la porzione di alimenti e bevande consumati.

Le metodiche di valutazione della composizione corporea sono molteplici e vanno dalla valutazione di peso, pliche cutanee e circonferenze degli arti, alla valutazione di parametri specifici attraverso strumentazioni più o meno sofisticate come bioimpedenziometria, DEXA, TAC scan a livello di L3.

Perché è importante mantenere un buono stato nutrizionale?

Il mantenimento di uno stato nutrizionale ottimale rappresenta un importante obiettivo per la gestione del paziente oncologico durante tutto il suo percorso di cura ed anche in seguito.

Avere un buono stato nutrizionale aiuta a preservare la massa magra, riduce le complicanze postoperatorie, abbassa il rischio di infezioni e compromissioni dello stato immunitario, riduce gli effetti avversi delle terapie oncologiche, aiutando quindi i pazienti a tollerare meglio le terapie. Tutto ciò si riflette di conseguenza su una migliore qualità di vita del paziente.

Inoltre i cambiamenti nella composizione corporea possono avere un importante impatto sulla farmacocinetica di un gran numero di agenti farmacologici utilizzati per la cura del cancro, con possibili rischi di maggiore tossicità o di scarsa efficacia.

 

Lo stato nutrizionale del paziente oncologico può subire delle compromissioni già prima della diagnosi oppure dare manifestazioni in corso di terapia. Ne deriva che il continuo monitoraggio dello stato nutrizionale del paziente oncologico risulta essenziale per attuare un tempestivo intervento nutrizionale. Tanto più precoce sarà l’intervento, maggiori saranno le possibilità che questo dia esiti positivi. Una valutazione nutrizionale del paziente oncologico dovrebbe essere eseguita al momento della diagnosi e ripetuta durante le visite di controllo, con cadenza da stabilire caso per caso, in base al rischio di malnutrizione e al quadro clinico.

Fai il Test

 

1) Qual è il tuo Indice di Massa Corporea (IMC)*?

a) 18,5 – 24,9

b) 25 – 30

c) > 30

*L’IMC è il rapporto tra il peso corporeo espresso in Kg e il quadrato dell’altezza espressa in metri. Es. peso: 50 kg; altezza: 1,50 m à BMI=50/(1,50)2=22

 

2) Quanto tempo dedichi all’attività fisica durante la settimana?

a) Più di 150 minuti a settimana

b) Tra i 50 e i 150 minuti a settimana

c) Meno di 50 minuti a settimana

 

3) Quante porzioni di frutta e verdura consumi ogni giorno?

a) Da 3 a 5 porzioni

b) Da 1 a 3 porzioni

c) Nessuna

 

4) Quante porzioni di carne rossa consumi a settimana?

a) Da 0 a 1 porzione

b) 2 – 3 porzioni

c) Più di 3 porzioni

 

5) Quante porzioni di salumi consumi a settimana?

a) Da 0 a 1 porzione

b) 2 – 3 porzioni

c) Più di 3 porzioni

 

6) Quante volte a settimana consumi alimenti integrali?

a) Tutti i giorni

b) Poche volte a settimana

c) Mai

 

7) Quante Unità Alcoliche* (vino, birra, superalcolici) assumi al giorno?

Per le donne:

a) Da 0 a 1 U.A. al giorno

b) Da 2 a 3 U.A. al giorno

c) Più di 3 U.A. al giorno

 

Per gli uomini:

a) Da 0 a 2 U.A. al giorno

b) Da 3 a 4 U.A. al giorno

c) Più di 4 U.A. al giorno

*1 Unità Alcolica = 125 ml di vino = 330 ml di birra = 40 ml di superalcolico

 

8) Quante volte a settimana consumi alimenti industriali confezionati (chips, merendine, croissant ecc.) e/o bevande zuccherate?

a) Mai

b) Qualche volta a settimana

c) Tutti i giorni

 

9) Durante l’anno, quando ti esponi al sole, quante volte ti capita di ustionarti?

a) Mai

b) 1 – 2 volte

c) Spesso

 

10) Sei un fumatore?

a) Non sono un fumatore

b) Ho smesso, ma prima lo ero

c) Sono un fumatore

 

Maggioranza di risposte A

Complimenti! Il tuo stile di vita è in linea con le nuove linee guida su dieta, nutrizione, attività fisica e cancro del World Cancer Research Fund (che trovi su questo sito alla sezione – IN FOLLOW UP – Dieta e stili di vita dopo i trattamenti). Sei a conoscenza che una dieta sana e ben bilanciata si basa su un elevato consumo di alimenti di origine vegetale ricchi in fibre come frutta e verdura, cibi integrali e legumi, e un ridotto consumo di carni rosse e lavorate, alimenti ad alta densità calorica e alcol. Le tue sane abitudini alimentari, il mantenimento del normopeso, lo stile di vita attivo, l’astensione dal fumo e la corretta esposizione solare ti aiuteranno a mantenere più basso possibile il rischio di patologie tumorali e di altre patologie croniche. Continua così!

 

Maggioranza di risposte B

C’è sempre tempo per migliorare! Prova a introdurre piccoli cambiamenti nel tuo stile di vita: consuma almeno 5 porzioni tra frutta e verdura ogni giorno, magari aggiungendo la frutta a colazione o preferendola come spuntino, e non dimenticare mai le verdure ai pasti principali; riduci il consumo di carni rosse e lavorate a 1 porzione a settimana, dando preferenza a legumi e pesce azzurro; limita le bevande alcoliche ad 1 bicchiere al giorno se sei donna e 2 se sei uomo. Evita di fumare e prova a fare qualche camminata in più durante la settimana. Inoltre non dimenticare mai la crema solare quando sei in vacanza! Per avere uno stile di vita sano e ridurre al minimo il rischio di patologie tumorali di altre patologie croniche segui le nuove linee guida del World Cancer Research Fund (che trovi su questo sito alla sezione – IN FOLLOW UP – Dieta e stili di vita dopo i trattamenti).

 

Maggioranza risposte C

Devi assolutamente migliorare il tuo stile di vita! Le tue abitudini non salutari, come il fumo e l’elevato consumo di carni rosse e lavorate, di alcol e il sovrappeso e l’obesità, possono aumentare il rischio di patologie tumorali. Le nuove raccomandazioni su dieta e cancro del World Cancer Research Fund  (che trovi su questo sito alla sezione – IN FOLLOW UP – Dieta e stili di vita dopo i trattamenti) suggeriscono invece di aumentare il consumo di alimenti di origine vegetale, ricchi in fibre e nutrienti preziosi, alternando il più possibile durante la settimana le varie fonti proteiche: prova a sostituire una bistecca con del pesce azzurro o con una porzione di legumi, anche piccoli cambiamenti possono fare la differenza! L’elevata assunzione di bevande alcoliche è correlata ad 8 tipi di tumori: riducine il consumo per abbassare il tuo rischio. Non stare fermo, ma inizia a fare qualche piccolo passo, nel vero senso della parola! Le maggiori società scientifiche internazionali consigliano 150 minuti di attività fisica moderata a settimana (camminata, nuoto, attività domestiche) oppure 75 minuti di attività fisica vigorosa (corsa, ciclismo, aerobica). Riduci gradualmente il numero di sigarette che fumi a settimana ed esponiti al sole sempre solo dopo aver applicato la protezione solare.

Cause della perdita di peso

La perdita di peso può essere conseguenza di uno o più fattori:

• associati al tumore stesso che, a seconda dei casi, può determinare: ostruzione meccanica al passaggio del cibo lungo il tratto digerente (per i tumori del tratto gastrointestinale) con conseguente difficoltà di deglutizione, vomito, perdita di appetito, oppure un aumento della richiesta metabolica che porta alla perdita di peso a causa di un’eccessiva richiesta di nutrienti non adeguatamente compensata;

• associati alle terapie che possono determinare effetti avversi che riducono l’apporto di cibo come la perdita di appetito, nausea, vomito, infiammazioni del cavo orale, difficoltà di deglutizione, alterazioni nella digestione o nell’assorbimento dei nutrienti;

• associati ad altre cause, soprattutto psicologiche come ansia e depressione che possono incidere negativamente sull’assunzione del cibo, oltre che sulla qualità di vita in generale.

 

 

Lo stato nutrizionale può essere compromesso in risposta ad alterazioni metaboliche indotte dal tumore stesso. Si verifica infatti nella maggior parte dei tumori una reazione infiammatoria sistemica, indotta sia dall’attivazione di molecole pro-infiammatorie prodotte dall’organismo per contrastare il tumore, sia dalla produzione di sostanze da parte del tumore stesso che hanno un effetto diretto nell’alterare il metabolismo di grassi, proteine e carboidrati.

Tale stato infiammatorio è definito come cachessia neoplastica, e determina riduzione dell’appetito, perdita di peso, alterazioni metaboliche e stato infiammatorio. La cachessia neoplastica causa inoltre al paziente debolezza e fatigue.

Il tumore quindi aumenta le richieste energetiche dell’organismo, in particolare quelle derivanti dalle proteine, per cui se non vengono adeguatamente compensate posso portare ad uno stato di malnutrizione.

La perdita di peso indotta dal tumore si verifica frequentemente nei pazienti con tumori solidi a polmone, pancreas e tratto gastrointestinale superiore, ma non sempre con la stessa gravità o occorrenza in altri sedi tumorali. La presenza di cachessia varia anche in base allo stato di avanzamento della malattia, essendo maggiormente frequente negli stadi avanzati e in presenza di malattia metastatica.

 

La cachessia viene definita come una perdita di peso involontaria negli ultimi 6 mesi maggiore del 5% del peso iniziale o con un indice di massa corporea (BMI) inferiore a 20 insieme ad un qualsiasi grado di perdita di peso maggiore del 2% del peso iniziale.

 

Recenti evidenze enfatizzano sul ruolo della perdita di massa muscolare (sarcopenia) nei pazienti oncologici come fattore di rischio indipendente per peggiori esiti di malattia, è stato visto inoltre che anche nei soggetti con obesità o sovrappeso un’inappropriata perdita di peso può portare ad una perdita della massa muscolare con altrettanto peggioramento della prognosi.

 

Definizione malnutrizione:

Depauperamento delle riserve energetiche, proteiche e di altri nutrienti, tali da determinare alterazioni della composizione corporea, o delle funzioni biologiche aumentando il rischio di malattie e mortalità.

 

Definizione cachessia:

Sindrome multifattoriale, tipica del paziente oncologico, caratterizzata dalla perdita progressiva di massa muscolare (con o senza perdita di massa grassa) che non può essere completamente corretta da un supporto nutrizionale convenzionale e che porta ad un progressivo danno funzionale.

 

Aumento di peso

Alcuni pazienti sia durante le terapie che nel follow-up, possono notare un aumento non intenzionale del proprio peso corporeo. Questo può rappresentare un effetto collaterale di alcune terapie oncologiche oppure essere la conseguenza di una ridotta attività fisica e/o di un aumento dell’apporto energetico.

 

Talvolta i pazienti che comunque presentano un buono stato nutrizionale, per alleviare o evitare la nausea preferiscono avere sempre qualcosa nello stomaco e per tale motivo assumono più cibo rispetto alla loro abitudine. In altri casi lo stress psicologico della malattia e le preoccupazioni del paziente lo inducono a mangiare di più.

 

Perdita di peso

Una consistente perdita di peso non intenzionale è spesso un sintomo che porta il paziente oncologico alla diagnosi di cancro. I tumori più frequentemente associati a calo di peso severo al momento della diagnosi sono il tumore del pancreas e del tratto gastrointestinale superiore (stomaco, esofago).

Diversi studi hanno riportato che la presenza di malnutrizione nei pazienti oncologici varia dal 30 all’85% durante la storia della malattia e può manifestarsi alla diagnosi o durante il percorso terapeutico.

 

Stomatite

La mucosite orale, chiamata anche stomatite, è una complicanza comune e debilitante causata dagli effetti sistemici degli agenti citotossici chemioterapici e degli effetti locali delle radiazioni sulla mucosa orale. Può comparire da 5 a 10 giorni dopo l’inizio delle terapie e i sintomi principali sono dolore, gonfiore e bruciore alla bocca, ai denti e alle gengive con piccoli tagli o ulcerazioni all’interno del cavo orale, di colore rosso vivo o biancastro. Queste lesioni talvolta peggiorano fino a diventare vere e proprie piccole ulcere e possono sanguinare rendendo difficile l’assunzione di cibo.

 

Cosa fare

Per non esacerbare i sintomi causati dalla stomatite è importante non fumare, evitare le bevande alcoliche e i cibi molto salati, speziati, piccanti o pungenti come aglio e cipolla. Alcune categorie di alimenti molto croccanti o difficoltosi da masticare, come verdure crude o frutta secca, possono causare fastidi; in questi casi, per non escluderli completamente dall’alimentazione, si possono consumare ad esempio le verdure cotte o la frutta secca sotto forma di crema o pasta. Per alleviare il dolore invece può essere utile consumare bevande tiepide (tè, tisane, latti vegetali). L’igiene orale in questa circostanza è di fondamentale importanza, sia per evitare di peggiorare il dolore sia poiché vi è un maggior rischio di incorrere in infezioni. Per questo motivo bisogna mantenere sempre la bocca pulita lavandosi accuratamente i denti dopo ogni pasto e praticando regolarmente risciacqui con acqua e sale o bicarbonato. Anche il cibo può veicolare microrganismi potenzialmente pericolosi, soprattutto quando consumato crudo, quindi assicurarsi di lavare e pulire bene tutte le pietanze.

 

Cibi utili

Se le bevande calde riescono ad alleviare il dolore, prediligere bevande vegetali al naturale senza zuccheri aggiunti, come bevande di soia o di mandorla.

Per assicurarsi un buon apporto di fibra è importante consumare prodotti da forno integrali; tra questi preferire pane morbido.

Se si consumano creme di frutta secca, scegliere quelle senza zuccheri aggiunti (ad esempio 100% nocciole o mandorle, al massimo con aggiunta di cacao).

 

Stipsi/costipazione

La principale causa di stitichezza è rappresentata dall’uso di farmaci antidolorifici e antiemetici, tuttavia anche alcuni tipi di chemioterapia, unitamente al consumo insufficiente di liquidi e all’inattività fisica, possono alterare la normale motilità intestinale. Una prolungata costipazione può causare crampi addominali e gonfiore.

 

Cosa fare

Mantenersi attivi fisicamente migliora la motilità intestinale quindi aiuta a combattere la stitichezza. Durante le terapie scegliere attività leggere, come camminate veloci, nuoto o giardinaggio, assicurandosi di svolgerle in sicurezza e secondo consiglio medico. Introdurre un buon apporto giornaliero di fibra attraverso 5 porzioni al giorno di frutta, verdura e frutta secca, una porzione al giorno di cereali e derivati integrali e almeno 3 volte a settimana i legumi. Per migliorare l’effetto benefico della fibra alimentare è fondamentale essere ben idratati, quindi bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno e prediligere alimenti e preparazioni ricche di acqua. Introdurre un corretto volume di liquidi è fondamentale per combattere la stitichezza. In caso di persistenza ed intensità del sintomo consultare il medico per la prescrizione di presidi medici come lassativi e clisteri.

 

Cibi utili

Le prugne, grazie al loro contenuto di sorbitolo, possono aiutare la regolarità intestinale aumentando la massa fecale e rendendo le feci più morbide. Quando non è stagione di prugne si possono utilizzare le prugne secche, nelle quali la concentrazione di sorbitolo è da cinque a dieci volte maggiore che nel frutto fresco.

Vegetali ricchi di fibra: carciofi, melanzane, cicoria, verza e cavoletti di bruxelles.

Acqua minerale.

Secchezza della bocca

La radioterapia localizzata nella sede testa-collo  può in alcuni casi ledere le ghiandole salivari e di conseguenza rendere difficoltose la masticazione e la deglutizione.  Nei primi giorni di terapia la saliva potrebbe risultare molto densa, mentre a lungo termine potrebbe esserci una compromissione nella produzione stessa di saliva, anche per diversi mesi dopo la terapia.

 

Cosa fare

Avere sempre a portata di mano una bevanda da sorseggiare dovrebbe diventare un’abitudine durante le terapie oncologiche; la prima scelta deve essere ovviamente l’acqua, ma anche tè, tisane e occasionalmente succhi e altre bevande senza zuccheri aggiunti possono risultare utili. In caso di lesioni alla bocca o alla gola, le spremute di agrumi potrebbero essere fastidiose. Utilizzare salse abbastanza liquide per condire primi e secondi piatti, al fine di facilitare la deglutizione, e prediligere preparazioni umide come zuppe, purè di legumi, yogurt e macedonie. Mangiare in piccoli bocconi, masticare a lungo ed evitare cibi collosi e appiccicosi. Anche le pietanze troppo piccanti o salate e le bevande alcoliche potrebbero peggiorare la secchezza del cavo orale. Le gomme da masticare e le caramelle alla menta, senza zuccheri aggiunti, possono stimolare la salivazione.

 

Cibi utili

Frutta e verdura fresche, sia crude sia cotte.

Acqua aromatizzata con menta fresca, zenzero, scorze di agrumi.

Zuppe, creme e passati di verdure e legumi.

e tisane in bustina o sfuse.

Spremute di frutta fresca e verdura.

Linfedema

Il sistema linfatico ha la funzione di equilibrare la quantità di liquidi nel corpo ed è costituito da canali, all’interno dei quali scorre la linfa, e da linfonodi, presenti in tutto il corpo.

L’intervento di asportazione dei linfonodi si applica soprattutto in zona ascellare per l’asportazione dei tumori del seno; dopo questa operazione c’è il rischio che la linfa che arriva dal braccio faccia più fatica a prendere le sue normali vie di scorrimento trovando un ostacolo. Se questo fenomeno si ripete, parte della linfa finisce per ristagnare nel braccio e il braccio si gonfia. Questo fenomeno si chiama linfedema.

 

Cosa fare

Analogamente alle indicazioni per prevenire in generale gli edemi, è consigliabile evitare il fumo di sigaretta e le bevande alcoliche. È molto importante anche tenere la cute idratata, utilizzando creme o olii idratanti e sotto il sole utilizzare una pomata con un alto fattore protettivo. Altro punto fondamentale inoltre è tenere il peso sotto controllo ed eseguire regolarmente attività fisica, poiché la pompa muscolare agevola lo scorrimento dei liquidi nel corpo. Se si dovesse notare un gonfiore al braccio, all’avambraccio o alla mano, oppure pesantezza, turgore, o se si ha l’impressione che stiano scomparendo le vene sulla mano, è importante rivolgersi subito al medico o ad un fisioterapista specializzato per la corretta gestione e manipolazione dell’arto.

Gonfiore sottocutaneo/Edema

Il gonfiore o edema è dovuto ad un accumulo di liquidi nei tessuti, che a sua volta può essere causato da ritenzione di sali, malnutrizione, neoplasie della pelvi e coinvolgenti le sierose, ostruzione dei vasi venosi o  linfatici e dagli stessi trattamenti oncologici.  I liquidi possono anche accumularsi nell’addome (ascite) o nella pleura con insorgenza di dispnea (alterazione del respiro). L’accumulo di liquidi nei tessuti è generalmente rilevato dallo stesso paziente che di solito si accorge di piedi e gambe gonfie quando cammina o sta seduto, di anelli che diventano stretti, di dita delle mani che diventano rigide quando si stringe il pugno, di addome  disteso  o  gonfio,  della  difficoltà  a  respirare  soprattutto  in  posizione  seduta.

 

Cosa fare

Evitare il più possibile il consumo di bevande alcoliche e non fumare, in quanto rendono più difficoltosa la circolazione. Evitare un consumo eccessivo di fonti proteiche di origine animale e variarne il più possibile la scelta. Per ribilanciare i liquidi può essere utile consumare alimenti ricchi di potassio, come frutta e soprattutto verdura cruda ed evitare il più possibile alimenti ricchi di sale come salumi, formaggi stagionati, alimenti conservati in scatola e prodotti da forno come cracker e grissini.

 

Cibi utili

Frutta e verdura ricca di potassio: kiwi, banane, prugne, insalata, indivia, sedano, finocchi, carciofi, spinaci.

Altri alimenti fonti di potassio: frutta essiccata (fichi, albicocche, uvetta), erbe aromatiche anche secche (prezzemolo, basilico, menta, origano), semi di cumino e finocchio, frutta secca (noci, pistacchi non salati), legumi (soia, fave, lenticchie).

Nausea e Vomito

Lo sviluppo dei sintomi quali nausea e vomito è molto frequente ed è prevalentemente correlato ai trattamenti oncologici siano essi medici che radioterapici.

È molto difficile prevedere nel singolo individuo l’entità e la frequenza di questi sintomi, ma solitamente se la terapia ha determinato nausea e/o vomito la prima volta, è probabile che lo farà anche nelle somministrazioni successive.

Grazie alla disponibilità odierna di antiemetici molto efficaci possono essere prevenuti e/o controllati con facilità. La nausea in particolare può insorgere qualche ora dopo la somministrazione della terapia e in casi sporadici può protrarsi per diverso tempo.

 

Cosa fare

In caso di terapie che frequentemente causano nausea, gli antiemetici sono di solito somministrati contestualmente alla seduta terapeutica e mantenuti a domicilio per qualche giorno. Accanto alla terapia medica prescritta è bene attuare delle accortezze alimentari come consumare un pasto molto leggero qualche ora prima oppure non mangiare nulla durante la mattinata che precede la terapia.

Se nonostante questo, i sintomi fossero particolarmente fastidiosi e si percepissero anche nei giorni che intervallano le terapie, sarebbe bene evitare pietanze molto calde con odori forti e alimenti che al paziente risultano impegnativi da digerire. Molto spesso la nausea può essere anticipatoria su base psicologica.

Se il vomito è frequente ci può essere il rischio di disidratazione, quindi è importante cercare di introdurre liquidi attraverso acqua, tè e tisane tiepide. In casi più gravi esistono soluzioni reidratanti orali disponibili in commercio da consumare a piccoli sorsi.

 

Cibi utili

Alcuni studi hanno messo in luce un effetto benefico dello zenzero nei confronti della sensazione di nausea e vomito, alleviandone la percezione. Può quindi essere utile creare degli infusi con immergendo lo zenzero fresco in acqua calda oppure utilizzare lo zenzero in polvere per aromatizzare yogurt o altre pietanze.

Cibi secchi come pane integrale tostato o solidi come patate lesse consumate fredde (anche schiacciate e condite con zenzero).

Gonfiore addominale

Generalmente la sensazione di dolore o di disagio a livello addominale sopraggiunge contestualmente a problemi gastrointestinali come vomito, diarrea o costipazione.  Se invece è presente soltanto il gonfiore intestinale, questo potrebbe essere causato da modificazioni della flora intestinale oppure da un eventuale cambiamento delle abitudini alimentari.

 

Cosa fare

Se sono presenti anche altri problemi gastrointestinali, seguire le indicazioni nelle sezioni dedicate. Se si nota invece solo il gonfiore addominale, potrebbe essere utile rivolgersi ad un nutrizionista per un riequilibrio della flora intestinale con prodotti probiotici. L’introduzione nella dieta di grandi quantità di alimenti di origine vegetale, in particolare verdura, legumi e cereali integrali, se non gestita correttamente potrebbe causare fastidi intestinali. Sarebbe bene quindi inserire gradualmente questi prodotti, ad esempio iniziando a consumare legumi e cereali che causano meno fastidi, come piselli, lenticchie, cannellini, orzo e farro perlati e riso semintegrale. Passare gradualmente ad alimenti più ricchi di fibra come frumento integrale, segale, ceci e fagioli. Per quanto riguarda i legumi, si possono consumare anche in crema (ben cotti e dopo un lungo ammollo) passati al passaverdure, per allontanare la buccia che è la principale causa di gonfiore intestinale.

Un discorso analogo può essere fatto per frutta e verdura, soprattutto nella fase acuta di gonfiore intestinale è utile eliminare temporaneamente quelle tipologie che causano una maggiore produzione di gas intestinale (funghi, cavoli e broccoli, mele, pere, frutta disidratata).

D’altra parte, anche il consumo eccessivo di alimenti di origine animale, in particolare latte, uova e carne può portare a gonfiori intestinali, per questo motivo è importante mantenere una buona proporzione tra alimenti animali e vegetali.

 

Cibi utili

Mantenere una buona composizione della dieta che preveda 2/3 di alimenti di origine vegetale e 1/3 di alimenti animali.

Alimenti che in generale non creano problemi: pesce, verdure cotte, frutta senza buccia, legumi come piselli e lenticchie, cereali in chicco perlati o semintegrali.

Tisane a base di finocchio, anice, malva, passiflora

Camomilla

Gastrite

Il termine gastrite è usato per descrivere un gruppo di disturbi che hanno come caratteristica comune l’infiammazione della mucosa gastrica. Le pareti dello stomaco normalmente sono protette da una mucosa, che fa da barriera contro gli acidi responsabili della digestione. Se questa barriera si indebolisce i succhi digestivi riescono a danneggiare e infiammare le pareti dello stomaco. Le cause della gastrite sono prevalentemente farmacologiche ma anche la sede del tumore può esserne responsabile.

I sintomi più comuni della gastrite sono il cosiddetto bruciore di stomaco, dolore retrosternale (localizzato dietro lo sterno), tosse stizzosa, l’eruttazione e il gonfiore a livello dell’addome superiore.

 

Cosa fare

Per tenere sotto controllo i sintomi può essere utile evitare alimenti fritti, molto unti, con condimenti e cotture elaborate, non eccedere con il caffè e la cioccolata e infine cenare almeno 2-3 ore prima di andare a letto.

Alcuni pazienti riportano un’acutizzazione dei sintomi legata al consumo di determinati alimenti ma queste reazioni sono molto soggettive. Proprio per questo motivo è difficile fornire indicazioni precise riguardanti gli alimenti da preferire o da evitare; è invece fondamentale prestare attenzione agli alimenti che si consumano e alle eventuali variazioni dei sintomi successive all’ingestione per comprendere quali possono essere i cibi da eliminare o sospendere temporaneamente. In questi casi può essere utile compilare un diario dei consumi alimentari e dei sintomi.

Una situazione di eccesso ponderale potrebbe esacerbare i sintomi tipici della gastrite, quindi se si è sovrappeso sarebbe ideale rivolgersi ad un nutrizionista per intraprendere un percorso di perdita di peso.

L’utilizzo di protettori gastrici, dietro indicazione medica, potrebbe alleviare i sintomi.

 

Cibi utili

Per alleviare i sintomi: pane integrale tostato, patate lesse consumate fredde, cereali in chicco (orzo, farro, riso semintegrale).

Alimenti cotti al vapore, sbollentati in acqua, al forno al cartoccio, conditi a crudo con olio extravergine d’oliva.

Frutta: libera a seconda della tollerabilità soggettiva, meglio lontano dai pasti.

Verdura: da preferire cotta, cruda solo se ben tollerata.

Fatigue

Il senso di affaticamento e spossatezza causato dal tumore o dal trattamento oncologico può essere particolarmente intenso e prolungato e ha un nome specifico: fatigue oncologica o Cancer Related Fatigue (CRF). Ci si sente deboli e senza forze e questa sensazione può peggiorare con l’avanzare delle cure. Spesso viene interpretata come normale stanchezza ma esistono caratteristiche tipiche di questa sindrome, ad esempio i sintomi sproporzionati che limitano le semplici attività di vita quotidiana e non regrediscono con il riposo. La fatigue oncologica può essere causata da una concomitanza di fattori psicologici, ambientali, fisiologici e patologici combinati con gli effetti collaterali della terapia.

 

Cosa fare

Tutti i pazienti oncologici dovrebbero eseguire screening e valutazioni di routine affinché vi sia un riconoscimento tempestivo della sindrome. Iniziare precocemente la gestione dei sintomi è infatti la chiave per gestire al meglio il problema. Una buona pratica di gestione dei sintomi richiede inoltre un approccio multidisciplinare durante tutte le fasi della malattia.

Anche se ci si sente stanchi, evitare il più possibile uno stile di vita sedentario e cercare di svolgere piccole attività leggere ogni giorno. Una dieta regolare che preveda almeno i 3 pasti principali della giornata (colazione, pranzo, cena), bilanciata in tutti i gruppi alimentari e ricca di vegetali, può contribuire al benessere ed energia all’organismo.

Disidratazione

La disidratazione è una condizione che si verifica quando i liquidi ingeriti non sono sufficienti a soddisfare il fabbisogno di acqua per l’espletamento delle normali funzioni del corpo oppure in situazioni di perdite importanti di liquidi causate da vomito o diarrea.

In principio si possono avvertire sintomi come bocca asciutta, senso di sete, sonnolenza, capogiri, mal di testa, diminuzione della diuresi con urine di colore scuro. Una disidratazione severa può causare estrema sete e stanchezza, ipotensione, irritabilità, confusione e comparsa di occhiaie.

 

Cosa fare

Per contrastare il rischio di disidratazione è bene assecondare sempre il senso di sete, o addirittura anticiparlo, bevendo acqua, tè e tisane tiepide, spremute di agrumi. Se non sono presenti fastidi gastrointestinali, come vomito o diarrea, consumare cibi ricchi di acqua come frutta e verdura sia crudi che cotti, frullati di frutta e acqua, zuppe di verdure e legumi. Prestare molta attenzione ai sintomi descritti sopra per identificare un eventuale stato di disidratazione e intervenire precocemente con strategie nutrizionali adeguate.

Evitare di ricorrere a bevande gassate, zuccherate, tè freddi e succhi di frutta da succo concentrato.

 

Cibi utili

Frutta e verdura fresche, sia crude sia cotte.

Acqua aromatizzata con menta fresca, zenzero, scorze di agrumi.

Zuppe, creme e passati di verdure e legumi.

e tisane in bustina o sfuse.

Spremute di frutta fresca e verdura.

Perdita di peso

Durante le terapie oncologiche diversi fattori come la stanchezza, l’alterata percezione dei sapori e degli odori, le infiammazioni del tratto digerente e lo stato emotivo possono portare ad una perdita dell’appetito. Questo fenomeno generalmente è più acuto nei giorni di somministrazione della terapia ma può protrarsi anche per periodi molto lunghi, accentuato da fattori psicologici.

 

Cosa fare

Non bisogna preoccuparsi se l’inappetenza è circoscritta al giorno del trattamento o a quello successivo, purché poi torni l’appetito tra una seduta e l’altra. È importante invece sforzarsi di bere molto anche durante i trattamenti, sia acqua sia tisane tiepide o fredde, per evitare la disidratazione.

Per aumentare l’appetito può essere utile praticare dell’attività fisica leggera, come una camminata o del giardinaggio, assicurandosi di svolgerla in sicurezza e secondo consiglio medico.

Evitare di sforzarsi a consumare pasti abbondanti e prediligere piccoli spuntini frequenti durante la giornata. Se si incontrano difficoltà a consumare un pasto completo, inserire durante la giornata alimenti molto ricchi di nutrienti come frutta secca, essiccata e semi, o che non necessitano di lunghe preparazioni, come yogurt e fiocchi di cereali o ricotta fresca con cruditè di verdure.

 

Cibi utili

Frutta secca: noci, nocciole, mandorle, pistacchi e anacardi non salati

Yogurt bianchi al naturale con frutta essiccata tipo mele, albicocche, fichi e cereali, ad esempio fiocchi d’avena.

Cioccolato fondente al 70%: 2-3 quadretti massimo al giorno.

Crema di carote, cavolfiori e olio di semi di lino

Antipasto/contorno

 

Tempo di preparazione

45 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 600 gr di carote
  • 200 gr di cavolfiori
  • 2 cipolle
  • 1 litro di brodo vegetale
  • Noce moscata q.b.
  • Sale q.b.
  • 1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
  • 2 cucchiai di olio semi di lino spremuto a freddo

 

Preparazione

Pulire e lavare accuratamente le verdure

Preparare il brodo vegetale.

Aggiungere al brodo la cipolla tagliata a fettine, le carote e il cavolfiore tagliati a pezzi.

Cuocere per 15 minuti.

Spegnere il fuoco e frullare il tutto con un mixer ad immersione e continuare a cuocere per circa 5-10 minuti, aggiungendo un pizzico di sale.

Lasciar freddare la crema ottenuta e versare nei piatti.

Ultimare con una spolverata di noce moscata e l’olio di semi di lino.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su carote, cavolfiori, cipolle, noce moscata, olio EVO, olio di semi di lino

Gelato crudo ai lamponi

Spuntino/dolce

 

Tempo di preparazione

6 ore

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 400 gr di banane mature
  • 250 gr di lamponi
  • Succo di 1 limone

 

Preparazione

Sbucciare, tagliare a fettine le banane e cospargerle di succo di limone.

Lavare e asciugare i lamponi.

Far riposare la frutta in freezer per almeno 6 ore.

Frullare la frutta congelata fino ad ottenere una consistenza simile a quella del gelato.

Servire a piacere il gelato da solo, con frutta fresca o yogurt.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su banane, lamponi, limone

Millefoglie di verdure

Contorno

 

Tempo di preparazione

30 minuti

 

Difficoltà

media

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 600 gr di broccoli verdi
  • 400 gr di verza
  • 400 gr di cavolfiori
  • 300 gr di cicoria
  • 400 gr di zucca
  • olio extra vergine di oliva q.b.
  • sale q.b.

 

Preparazione

Pulire i broccoli e il cavolfiore a piccoli ciuffetti, lavarli accuratamente e sbollentarli.

Lavare accuratamente la verza, tagliarla a listarelle e spadellarla.

Lavare accuratamente la cicoria e spadellarla con poco olio e un pizzico di sale.

Frullare una parte dei broccoli spadellati fino ad ottenere una crema.

Disporre a strati i broccoli rimanenti, la cicoria, i cavolfiori e la verza, ripetendo l’ordine di questi alimenti, per ottenere più strati.

Pulire e lavare accuratamente la zucca.

Tagliare una parte della zucca a striscioline sottili e grigliarla.

Frullare la zucca restante.

Posizionare la zucca grigliata in cima al millefoglie di verdure, in modo tale da conferire l’elemento croccante al piatto.

Ultimare la composizione aggiungendo a piacere nel piatto (sopra o lateralmente) la crema di zucca e la crema di broccoli.

 

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Crema di piselli e zucchine con farro

Piatto unico

 

Tempo di preparazione

40 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 320 gr di farro perlato
  • 400 gr di Brodo vegetale
  • 500 gr di piselli freschi o surgelati
  • 500 gr di zucchine
  • 1 cipolla
  • 3 cucchiai di Olio Extra Vergine di Oliva
  • sale q.b.
  • pepe q.b.

 

Preparazione

Preparare il brodo vegetale

Affettare la cipolla e farla appassire in padella con l’olio a fuoco basso.

Unire i piselli, salare, pepare e mescolare il tutto cuocendo per 5 minuti.

Lavare e tagliare a rondelle le zucchine

Unire in padella ai piselli e coprite con 350 gr di brodo vegetale.

Continuare la cottura per circa 15-20 minuti.

Intanto cuocere a parte il farro in acqua bollente per il tempo indicato sulla confezione.

Spegnere il fuoco della padella e frullare tutto con un mixer ad immersione aggiungendo gradualmente il brodo vegetale rimasto fino al raggiungimento di una consistenza liscia e cremosa.

Setacciare la crema con un colino per renderla più cremosa.

Terminata la cottura, scolare bene il farro

Impiattare la crema ed aggiungere il farro bollito.

Ultimare con un filo d’olio a crudo.

 

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Zuppetta di melone con praline di ricotta e pistacchi

Antipasto/secondo piatto leggero

 

Tempo di preparazione

20 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 600 gr di melone
  • 400 gr di ricotta di pecora
  • Farina di pistacchi non salati (in alternativa: farina di mandorle)
  • Menta fresca q.b.

 

Preparazione

Pulire il melone e frullarlo con qualche foglia di menta fresca.

Emulsionare la ricotta con due cucchiai di farina di pistacchi ed ottenere delle praline.

Passare le praline di ricotta nella farina di pistacchi fino a ricoprirle totalmente all’esterno.

Versare la crema di melone in patti fondi o coppette e adagiare sopra le praline di ricotta.

Servire freddo.

 

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Ghiaccioli di frutta fresca e yogurt

Spuntino/dolce

 

Tempo di preparazione

6 ore

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 200 gr di yogurt bianco magro
  • 400 gr di frutta fresca di stagione

 

Preparazione

Sbucciare e lavare accuratamente la frutta.

Frullare ¾ della frutta in un mixer insieme allo yogurt.

Tagliare a pezzetti la frutta rimanente.

Versare il composto in stampi per ghiaccioli e aggiungere i pezzetti di frutta fresca rimasti.

Far riposare in freezer per almeno sei ore.

 

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Cavolo cappuccio in insalata

Contorno

 

Tempo di preparazione

10 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • ½ cavolo cappuccio bianco
  • 10 ravanelli
  • 1 finocchio
  • 1 costa di sedano
  • 1 mela verde
  • 2 manciate di noci
  • Qualche foglia di menta fresca
  • Olio extravergine d’oliva
  • Aceto di mele
  • Pepe q.b.

 

Preparazione

Lavare e mondare le verdure.

Affettare sottilmente il cavolo cappuccio, il finocchio e i ravanelli. Tagliare a cubetti il sedano e la mela verde, condirli con l’olio extravergine d’oliva e un pizzico di pepe.

Unire tutti gli ingredienti e condire con aceto di mele.

Servire ultimando con le foglioline di menta fresca e le noci tritate

 

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Se vuoi saperne di più clicca su cavolo cappuccio, ravanelli, finocchio, sedanomela, noce, menta, olio EVO, aceto di mele, pepe

Spaghetti di zucchine con ragù di tofu

Secondo piatto/condimento

 

Tempo di preparazione

30 minuti

 

Difficoltà

media

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 400 gr di zucchine
  • 200 gr di tofu al naturale
  • 200 ml di passata di pomodoro
  • 1 cipolla
  • 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva

 

Preparazione

Lavare accuratamente le zucchine.

Ricavare gli spaghetti dalle zucchine utilizzando un affetta-verdure o spiralizer.

Sbollentare gli spaghetti di zucchine in acqua salata per due minuti.

Tagliare la cipolla a fettine e far rosolare nell’olio in una casseruola.

Sbriciolare il tofu e aggiungerlo nella casseruola, continuando a mescolare.

Dopo qualche minuto, abbassare la fiamma e aggiungere la passata di pomodoro.

Proseguire la cottura per circa mezz’ora.

Far freddare il ragù di tofu e utilizzare per condire gli spaghetti di zucchine.

 

Questa ricetta può essere realizzata per condire dei chicchi di cereali integrali come il farro, l’orzo, ottenendo un piatto unico.

 

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Insalata di carciofi, finocchi, arance e noci

Contorno

 

Tempo di preparazione

20 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 2 carciofi
  • 2 arance tarocco
  • 1 finocchio
  • 100 gr di songino
  • Succo di 1 limone
  • 4 noci
  • Pepe nero q.b.
  • 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva

 

Preparazione

Pulire i carciofi dalle foglie più esterne, tagliare le punte e ridurli a spicchi sottili.

Lasciare riposare gli spicchi di carciofo in una ciotola con acqua mescolata al succo di limone.

Lavare bene e pulire le altre verdure.

Lavare bene le arance e tagliarle a fette rotonde senza eliminare la buccia.

Tagliare il finocchio in 4 parti e ricavare delle sfoglie sottilissime tramite un tagliaverdure.

Disporre le fette di arancia in 4 ciotole, aggiungere il songino, le sfoglie di finocchio e gli spicchi di carciofi scolati.

Con una forchetta emulsionare l’olio, il succo di limone, il succo di arancia, un pizzico di pepe, fino a formare una salsina.

Prima di servire, ultimare con gherigli di noce e condire con la salsa preparata.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su carciofo, arancia, finocchio, songino, limone, noce, pepe, olio EVO

Sorbetto di anguria al profumo di limone

Bevanda/spuntino

 

Tempo di preparazione

12 ore

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 2 persone)

  • 300 gr di polpa di anguria
  • 100 ml di acqua naturale
  • Succo di 1 limone
  • 1 mazzetto di menta fresca

 

Preparazione

Eliminare i semi dalla polpa di anguria.

Frullare la polpa con l’acqua e il succo di limone.

Versare il composto in uno stampo per il ghiaccio e lasciare riposare in freezer per almeno 12 ore.

Prima di servire, scongelare a temperatura ambiente per 5 minuti e frullare nuovamenete il tutto.

Servire, guarnendo con foglioline di menta fresca

 

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Taralli integrali allo zenzero e curcuma

Spuntino

 

Tempo di preparazione

1 h e 20 minuti

 

Difficoltà

media

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 250 gr di farina integrale
  • 100 ml di vino bianco secco
  • 60 gr di olio extra vergine di oliva
  • 2 cucchiaini di zenzero in polvere
  • 2 cucchiaini di curcuma in polvere
  • ½ cucchiaino di sale fino

 

Procedimento

Versare la farina, lo zenzero, la curcuma e il sale in una ciotola e mescolare.

Aggiungere il vino bianco e l’olio e iniziare a lavorare l’impasto con le mani fino a renderlo omogeneo e compatto.

Formare un panetto con l’impasto e lasciare riposare per circa 30 minuti.

Dividere il panetto in piccole porzioni.

Creare delle striscioline da ogni porzione spesse circa 1 cm e lunghe 8 cm.

Unire le due estremità delle strisce, formando un piccolo cerchio.

Portare a ebollizione una pentola d’acqua e immergere i taralli per farli lessare.

Non appena emergono in superficie scolarli, asciugarli con un panno e adagiarli su una teglia con carta forno, ben distanziati tra loro.

Infornare i taralli a 200° per 30 minuti e terminare la cottura non appena saranno diventati dorati in superficie.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su vino bianco, olio EVO, zenzero, curcuma

Salsa cremosa allo zenzero

Salsa d’accompagnamento

 

Tempo di preparazione

10 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 150 gr di yogurt bianco al naturale
  • 1 cucchiaino di zenzero fresco grattugiato
  • 1 lime
  • sale q.b.

 

Preparazione

Unire in una ciotola lo yogurt, lo zenzero, il succo di lime e un pizzico di sale.

Mescolare fino ad amalgamare bene tutti gli ingredienti.

Mettere in frigo prima di servire.

Utilizzare a piacere per condire carne, pesce e verdura.

 

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Tisana all’anice

Bevanda

 

Tempo di preparazione

15 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 1 persona)

  • 1 bustina di camomilla
  • un cucchiaio di semi di anice
  • un cucchiaio di semi di finocchio

 

Preparazione

Portare a bollore dell’acqua, spegnere il fuoco e aggiungere una bustina di camomilla, i semi di anice e i semi di finocchio, girare con un cucchiaio e lasciar riposare con un coperchio per circa 10 minuti. Filtrare e versare in una tazza.

 

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Se vuoi saperne di più clicca su camomilla, semi di anice, semi di finocchio

Petto di tacchino con finocchi all’arancia

Secondo piatto

 

Tempo di preparazione

25 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 4 filetti di petti di tacchino da 100 gr l’uno
  • 6 arance
  • 3 finocchi
  • Aneto q.b.
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Cuocere il tacchino in padella ben calda.

Lavare e tagliare finemente i finocchi.

Spremere le arance e creare un’emulsione con succo di arancia, olio e sale.

Disporre i finocchi a fettine al centro del piatto e unire il tacchino scaloppato a fettine sottili.

Ultimare con l’emulsione all’arancia e l’aneto.

 

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Orzotto mantecato con cicoria e limone

Primo piatto

 

Tempo di preparazione

25 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 320 gr di orzo perlato
  • 500 gr di cicoria
  • 2 limoni
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 bicchiere di vino bianco secco
  • Brodo vegetale q.b.
  • Olio extra vergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Preparare il brodo vegetale.

Tostare l’orzo a modo di risotto in una casseruola con l’olio e l’aglio intero.

Aggiungere il vino bianco, lasciare evaporare e unire il brodo vegetale bollente un po’ alla volta, continuando a cuocere.

Cuocere a parte la cicoria in acqua bollente.

Frullare la cicoria con poca acqua utilizzando un frullatore ad immersione.

Quando l’orzo sarà cotto, unire la cicoria frullata.

Fuori dal fuoco mantecare con olio.

Distribuire nei piatti e ultimare la scorza di limone grattugiata a julienne.

 

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Filetti di merluzzo in crosta di patate e zucchine

Piatto unico

 

Tempo di preparazione

40 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 4 filetti di merluzzo da 150 gr l’uno
  • 400 gr di patate
  • 400 gr di zucchine
  • 4 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 2 cucchiai di prezzemolo tritato
  • Sale q.b.

 

Preparazione

Sbucciare e lavare accuratamente le verdure.

Tagliarle a pezzi e cuocerle al vapore fino a renderle tenere.

Una volta cotte, schiacciare le verdure con una forchetta fino ad ottenere un purè senza grumi.

Mettere il purè in una pentola e unire l’olio e il sale, se necessario un po’ d’acqua, amalgamando tutti gli ingredienti con una frusta.

Adagiare i filetti di merluzzo in una teglia da forno, spennellarli con poco olio e distribuirvi sopra il purè di patate e zucchine e il prezzemolo tritato.

Cuocere in forno a 180° per circa 15-20 minuti e fino a quando non si sarà formata una crosticina dorata.

Servire ben caldo.

 

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Vellutata di zucca con crostini integrali

Antipasto/primo piatto leggero

 

Tempo di preparazione

45 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 400 gr di zucca
  • 2 coste di sedano
  • 1 pizzico di noce moscata
  • 100 g di crostini di pane integrale tostato
  • 3 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • sale q.b.

 

Preparazione

Sbucciare la zucca e tagliarla a tocchetti.

Mettere la zucca in una casseruola, far insaporire con un goccio d’olio e coprire con acqua e portare ad ebollizione.

Insaporire con la noce moscata e cuocere per 30 minuti circa.

Intanto tagliare il pane integrale a quadratini e tostare in forno.

Terminata la cottura della zucca, frullare con un mixer.

Impiattare e ultimare con i crostini di pane tostato, l’olio e un pizzico di sale.

 

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Frullato di mango, banana e anacardi

Bevanda/spuntino

 

Tempo di preparazione

5 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 1 mango
  • 2 banane
  • 60 gr di anacardi
  • 500 ml di latte di mandorla
  • 1 limone spremuto

 

Preparazione

Lavare e sbucciare la frutta.

Tagliare a pezzi la frutta e inserirla nel frullatore insieme agli altri ingredienti.

Frullare fino ad ottenere una consistenza liscia e cremosa.

 

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Barrette ai fiocchi d’avena, frutta secca e cioccolato fondente

Spuntino

 

Tempo di preparazione

45 minuti

 

Difficoltà

media

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 400 gr di fiocchi d’avena
  • 50 gr di nocciole
  • 50 gr di pistacchi
  • 60 gr di semi di sesamo e girasole
  • 70 gr di uvetta
  • 80 gr di cioccolato fondente al 70%
  • 150 gr di malto d’orzo

 

Preparazione

Tostare i fiocchi d’avena in padella antiaderente per circa 5 minuti mescolando spesso.

Porli in una ciotola e farli raffreddare

Successivamente tritare grossolanamente le nocciole, i pistacchi, i semi di girasole e tostare per pochi minuti, anche insieme ai semi di sesamo.

Far raffreddare i semi e unirli ai fiocchi, aggiungendo l’uvetta e il cioccolato fondente finemente spezzettato.

Versare nella ciotola il malto d’orzo, poco alla volta, mescolando sempre, in modo da ricoprire appena fiocchi e semi.

Mettere il composto su un piano, tra due fogli di carta da forno, schiacciarlo con un mattarello fino a ridurlo ad uno spessore di circa ½ cm e lasciarlo seccare.

Tagliare con un coltello a piccoli pezzi e conservare in una scatola di latta.

 

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Centrifuga di frutti di bosco e anguria

Bevanda/spuntino

 

Tempo di preparazione

15 minuti

 

Difficoltà

facile

 

Ingredienti (per 4 persone)

  • 150 gr di frutti rossi (mirtilli, more, lamponi, ribes)
  • ¼ di anguria
  • 2 mele
  • 1 cucchiaino di zenzero in polvere
  • ½ cucchiaino di cannella in polvere
  • 1 limone
  • Menta fresca q.b.

 

Preparazione

Lavare accuratamente tutta la frutta.

Frullare i frutti di bosco con la menta fresca.

Tagliare a pezzi l’anguria, le mele e il limone e centrifugare.

Mescolare la centrifuga col frullato di frutti rossi.

Versare nei bicchieri e spolverizzare con zenzero e cannella.

 

Una porzione di centrifugato sostituisce uno spuntino a base di frutta.