Ricerca – FBO
Associazioni del consumo di prodotti lattiero-caseari alla mortalità attraverso l’indagine prospettica europea sul cancro e l’alimentazione (EPIC)- coorte Italia

Pala V, Sieri S, Chiodini P, Masala G, Palli D, Mattiello A, Panico S, Tumino R, Frasca G, Fasanelli F, Ricceri F, Agnoli C, Grioni S, Krogh V

Associations of dairy product consumption with mortality in the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)–Italy cohort

Am J Clin Nutr. 2019 Nov 1;110(5):1220-1230

 

BACKGROUND: Il rapporto tra consumo di prodotti lattiero-caseari e salute e mortalità è controverso.
OBIETTIVI: abbiamo studiato le associazioni di consumo di vari prodotti lattiero-caseari con mortalità nella coorte italiana dell’indagine prospettica europea su cancro e nutrizione (EPIC)-studio Italia.
METODI: il consumo di prodotti lattiero-caseari è stato valutato mediante validazione FFQ semiquantitativa. I modelli multivariabili di cox stratificati per centro, età e sesso e corretti per tener conto delle associazioni stimate di latte (totale, intero e a ridotto tenore di grassi), yogurt, formaggio, burro e assunzione di calcio da latticini con mortalità per cancro, malattie cardiovascolari e tutte le cause. La non linearità è stata testata con una limitata regressione cubica della spline.
RISULTATI: dopo un follow-up mediano di 14,9 anni, sono stati identificati 2468 decessi in 45.009 partecipanti: 59% da cancro e 19% da malattia cardiovascolare. Non è stata trovata nei modelli corretti integralmente nessuna associazione significativa del consumo di un qualsiasi prodotto lattiero-caseario con la mortalità. È stata riscontrata una riduzione del 25% del rischio di mortalità per tutte le cause con l’assunzione di latte da 160 a 120 g / d (HR: 0,75; IC al 95%: 0,61, 0,91) ma non per la categoria di assunzione più alta (> 200 g / d) (HR: 0,95; IC al 95%:0,84, 1,08) rispetto all’assenza di consumo.
Associazioni di consumo di latte intero e a ridotto tenore di grassi con tutte le cause e con la causa specifica di morte erano simili a quelli del latte nel suo insieme.
CONCLUSIONI: In questa coorte italiana caratterizzata da un consumo di latte medio-basso, non abbiamo trovato prove di un’associazione dose-risposta tra consumo di latte e la mortalità e inoltre, nessuna associazione tra il consumo di altri prodotti lattiero-caseari esaminati e la mortalità.

 

Abstract

Associations of dairy product consumption with mortality in the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)–Italy cohort

BACKGROUND: The relation of dairy product consumption to health and mortality is controversial.
OBJECTIVES: We investigated associations of consumption of various dairy products with mortality in the Italian cohort of the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)–Italy study.
METHODS: Dairy product consumption was assessed by validated semiquantitative FFQs. Multivariable Cox models stratified by center, age, and sex and adjusted for confounders estimated associations of milk (total, full fat, and reduced fat), yogurt, cheese, butter, and dairy calcium consumption with mortality for cancer, cardiovascular disease, and all causes. Nonlinearity was tested by restricted cubic spline regression.
RESULTS: After a median follow-up of 14.9 y, 2468 deaths were identified in 45,009 participants: 59% from cancer and 19% from cardiovascular disease. No significant association of consumption of any dairy product with mortality was found in the fully adjusted models. A 25% reduction in risk of all-cause mortality was found for milk intake from 160 to 120 g/d (HR: 0.75; 95% CI: 0.61, 0.91) but not for the highest (>200 g/d) category of intake (HR: 0.95; 95% CI: 0.84, 1.08) compared with nonconsumption. Associations of full-fat and reduced-fat milk consumption with all-cause and cause-specific mortality were similar to those for milk as a whole.
CONCLUSIONS: In this Italian cohort characterized by low to average milk consumption, we found no evidence of a dose–response association between milk consumption and mortality and also no association of consumption of other dairy products investigated with mortality.

 

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31435641

Sostanze fitochimiche della dieta: dalla chemioprevenzione oncologica alla prevenzione cardioncologica

Ferrari N, Tosetti F, De Flora S, Donatelli F, Sogno I, Noonan DM, Albini A.

Diet-derived phytochemicals: from cancer chemoprevention to cardio-oncological prevention

Current Drug Targets 2011 December; 12 (13):1909-24.

 

Le malattie cardiovascolari e il cancro sono le principali cause di morte nella maggior parte dei paesi. Queste patologie hanno in comune molti fattori di rischio come ad esempio i determinanti di malattia, e la loro incidenza è correlata all’età in modo esponenziale.

Inoltre, è ormai evidente che molti trattamenti utilizzati nella terapia o nella prevenzione del cancro possono compromettere l’integrità strutturale e funzionale del sistema cardiovascolare, dando origine ad un settore interdisciplinare: la cardioncologia.

Tuttavia, i tumori e le patologie cardiovascolari hanno in comune anche fattori protettivi: possono essere prevenuti evitando l’esposizione a fattori di rischio riconosciuti, e/o privilegiando l’assunzione di composti protettivi e modulando il sistema di difesa dell’ospite.

Questi ultimi approcci sono generalmente conosciuti come chemioprevenzione.

 

E’ stato dimostrato che molti composti alimentari e agenti farmaceutici, molti dei quali di origine vegetale, siano potenzialmente capaci di prevenire il cancro in modelli preclinici.

Le sostanze fitochimiche, in particolare i composti derivati dalla dieta, sono state perciò proposte e utilizzate in trials clinici come agenti chemiopreventivi nei confronti del cancro.

Attualmente esistono sempre più elementi ad indicare che alcune sostanze fitochimiche possono essere protettive anche per il cuore, potenzialmente in grado di ridurre il cancro, le patologie cardiovascolari e anche la cardiotossicità indotta da farmaci chemioterapici.

 

Illustriamo in questo lavoro come questi composti inducano un precondizionamento, uno stress cellulare di basso livello che provochi forti meccanismi protettivi conferendo resistenza alle sostanze tossiche come i chemioterapici.

Le cellule cancerose e i cardiomiociti presentano fondamentali differenze nel loro metabolismo e nella loro sensibilità al precondizionamento, all’autofagia e all’apoptosi, ne risulta quanto il dosaggio dei composti preventivi sia importante.

 

Di seguito discutiamo dei meccanismi responsabili della cardiotossicità dei  farmaci chemioterapici, della possibilità di prevenirli e forniamo esempi di sostanze fitochimiche della dieta e altre sostanze biologiche che potrebbero essere utilizzate per la protezione del sistema cardiovascolare secondo un comune approccio preventivo cardioncologico.

 

Abstract

Diet-derived phytochemicals: from cancer chemoprevention to cardio-oncological prevention
Cardiovascular diseases and cancer are the leading causes of death in most countries. These diseases share many common risk factors as well as pathogenetic determinants, and their incidence is related to age in an exponential manner. Furthermore, it has become apparent that several treatments used in therapy or even in prevention of cancer can impair the structural and functional integrity of the cardiovascular system, giving rise to an interdisciplinary field: cardio-oncology. However, tumors and cardiovascular diseases also share common protective factors: they can be prevented either by avoiding exposure to recognized risk factors, and/or by favoring the intake of protective compounds and by modulating the host defense machinery. These latter approaches are generally known as chemoprevention. A great variety of dietary and pharmacological agents have been shown to be potentially capable of preventing cancer in preclinical models, most of which are of plant origin. Phytochemicals, in particular diet-derived compounds, have therefore been proposed and applied in clinical trials as cancer chemopreventive agents. There is now increasing evidence that some phytochemicals can be also protective for the heart, having the potential to reduce cancer, cardiovascular disease and even anticancer drug-induced cardiotoxicity. We introduce the concept that these compounds induce pre-conditioning, a low level cellular stress that induces strong protective mechanisms conferring resistance to toxins such as cancer chemotherapeutics. Cancer cells and cardiomyocytes have fundamental differences in their metabolism and sensitivity to preconditioning, autophagy and apoptosis, so that dosage of the prevention compounds is important. Here we discuss the mechanisms responsible for the cardiotoxicity of anticancer drugs, the possibility to prevent them and provide examples of diet-derived phytochemicals and other biological substances that could be exploited for protecting the cardiovascular system according to a joint cardio-oncological preventative approach.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21158708

Relazione tra il tempo trascorso davanti alla televisione, lo stile di vita sedentario e il rischio di tumore: una meta-analisi

Schmid D, Leitzmann MF

Television viewing and time spent sedentary in relation to cancer risk: a meta-analysis

Journal of the National Cancer Institute. 2014; 106 (7)

 

Le evidenze scientifiche fanno emergere come lo stile di vita sedentario sia un chiaro fattore di rischio per l’insorgenza di malattie croniche e per la mortalità. Tuttavia le evidenze relative al tempo trascorso davanti alla televisione ed altre attività sedentarie in relazione al rischio di tumore non sono state quantitativamente riassunte.

 

A tal proposito, è stata effettuata una ricerca completa della letteratura, presente fino a febbraio 2014 nei database Cochrane, Embase, Medline e SciSearch, focalizzata sull’indagine della relazione tra lo stile di vita sedentario e l’incidenza di tumore.

Condurre uno studio controllato randomizzato su tale argomento è di difficile esecuzione, per questo gli autori si sono concentrati su evidenze osservazionali che rispettavano i criteri di inclusione della meta-analisi. I dati, estratti indipendentemente da entrambi gli autori, sono stati riassunti utilizzando meta-analisi ad effetti casuali e meta-regressione. Tutte le analisi statistiche erano a due code.

 

Sono stati analizzati 43 studi osservazionali per un totale di 68 936 casi di tumore. Confrontando i più alti e i più bassi livelli di tempo dedicato ad attività sedentarie, il rischio relativo (RR) per il tumore del colon era 1.54 (95% intervallo di confidenza [CI] = 1.19-1.98) per il tempo trascorso davanti alla televisione, 1.24 (95% CI = 1.09-1.41) per il tempo trascorso da seduti durante il lavoro e 1.24 (95% CI = 1.03-1.50) per il tempo totale trascorso da seduti.

Il RR per il tumore dell’endometrio era 1.66 (95% CI = 1.21-2.28) per il tempo trascorso davanti alla televisione e 1.32 (95% CI = 1.08-1.61) per il tempo totale trascorso da seduti.

Un’associazione positiva è stata riscontrata anche per il tumore del polmone (RR = 1.21; 95% CI = 1.03-1.43) in relazione allo stile di vita sedentario complessivo.

Lo studio non ha osservato una relazione tra il tempo dedicato ad attività sedentarie e l’insorgenza di tumore del seno, del retto, dell’ovaio, della prostata, dello stomaco, dell’esofago, dei testicoli, carcinoma a cellule renali e del linfoma non-Hodgkin.

 

Sebbene lo studio mostri una reazione tra il tempo prolungato dedicato ad attività sedentarie e l’aumentato rischio di sviluppare soltanto alcune forme tumorali, ricordiamo che la seconda raccomandazione stilata dal Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro consiglia di limitare le ore dedicate ad attività sedentarie come fattore di prevenzione per tutte le malattie oncologiche.

 

Abstract

Television viewing and time spent sedentary in relation to cancer risk: a meta-analysis
BACKGROUND: Sedentary behavior is emerging as an independent risk factor for chronic disease and mortality. However, the evidence relating television (TV) viewing and other sedentary behaviors to cancer risk has not been quantitatively summarized.
METHODS: We performed a comprehensive electronic literature search in Cochrane, EMBASE, Medline, and SciSearch databases through February 2014 for published articles investigating sedentary behavior in relation to cancer incidence. Because randomized controlled trials are difficult to perform on this topic, we focused on observational studies that met uniform inclusion criteria. Data were extracted independently by both authors and summarized using random-effects meta-analysis and meta-regression. All statistical tests were two-sided.
RESULTS: Data from 43 observational studies including a total of 68936 cancer cases were analyzed. Comparing the highest vs lowest levels of sedentary time, the relative risks (RRs) for colon cancer were 1.54 (95% confidence interval [CI] = 1.19 to 1.98) for TV viewing time, 1.24 (95% CI = 1.09 to 1.41) for occupational sitting time, and 1.24 (95% CI = 1.03 to 1.50) for total sitting time. For endometrial cancer, the relative risks were 1.66 (95% CI = 1.21 to 2.28) for TV viewing time and 1.32 (95% CI = 1.08 to 1.61) for total sitting time. A positive association with overall sedentary behavior was also noted for lung cancer (RR = 1.21; 95% CI = 1.03 to 1.43). Sedentary behavior was unrelated to cancers of the breast, rectum, ovaries, prostate, stomach, esophagus, testes, renal cell, and non-Hodgkin lymphoma.
CONCLUSIONS: Prolonged TV viewing and time spent in other sedentary pursuits is associated with increased risks of certain types of cancer.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24935969

Lo Zenzero (Zingiber officinale) riduce la fase acuta della nausea indotta dalla chemioterapia: uno studio su 576 pazienti dell’URCC CCOP

Ryan JL, Heckler CE, Roscoe JA, Dakhil SR, Kirshner J, Flynn PJ, Hickok JT, Morrow GR

Ginger (Zingiber officinale) reduces acute chemotherapy-induced nausea: a URCC CCOP study of 576 patients

Support Care Cancer. 2012; 20(7), 1479-1489

 

Nonostante il largo impiego di farmaci antiemetici, la nausea è un sintomo che continua ad essere riportato da oltre il 70% dei pazienti che riceve la chemioterapia.

 

In questo studio multicentrico randomizzato in doppio cieco dell’University of Rochester Cancer Center Community Clinical Oncology Program (URCC CCOP), 744 pazienti sono stati assegnati a 4 bracci: 1) placebo, 2) 0.5 g di zenzero, 3) 1.0 g di zenzero, o 4) 1.5 g di zenzero.

Una capsula di zenzero pesava 250 mg e conteneva una combinazione di gingerolo, zingerone e shogaoli di 8.5 mg (equivalente a 250 mg di radice di zenzero) concentrata in olio extra-vergine di oliva e altri eccipienti per migliorare la solubilizzazione e incrementare la biodisponibilità.

 

La presenza e la gravità dei sintomi della nausea sono state valutate al primo ciclo di chemioterapia, che fungeva da baseline, e nei due cicli successivi durante i quali i pazienti stavano assumendo il trattamento a loro assegnato nello studio. Al primo giorni di ciascun ciclo, tutti i pazienti ricevevano un antiemetico antagonista del recettore 5-HT3. I pazienti dovevano prendere le capsule di zenzero o il placebo due volte al giorno per sei giorni, a partire da tre giorni antecedenti il primo giorno di chemioterapia. I pazienti erano tenuti a riportare per ogni ciclo la gravità dei sintomi della nausea su una scala a 7 punti (“1” = “Per nulla nauseato” e “7” = “Estremamente nauseato”) durante il primo giorno in cui veniva effettuata la chemioterapia e nelle 3 giornate successive. L’obiettivo primario dello studio era determinare la dose e l’efficacia dello zenzero nel ridurre la gravità dei sintomi della nausea indotta dalla chemioterapia nel giorno in cui veniva effettuata la chemioterapia.

 

Nell’analisi finale è stato analizzato un campione di 576 pazienti (91% donne, età media = 53).

Diversi modelli di analisi hanno dimostrato che, nel giorno in cui veniva effettuata la chemioterapia, tutte le dosi di zenzero (0.5 g, 1 g e 1.5 g) riducevano significativamente la gravità dei sintomi acuti della nausea, se confrontati con il placebo (p=0.003). La maggior riduzione nell’intensità della nausea è stata riscontrata con la somministrazione di 0.5 g e 1.0 g di zenzero (p=0.017 e p=0.036, rispettivamente). Un meccanismo di azione che coinvolge il recettore potrebbe spiegare il motivo della maggiore efficacia delle dosi minori di zenzero rispetto alla dose maggiore. Ipoteticamente una certa dose di zenzero (per esempio 1 g) potrebbe saturare il recettore rendendo la dose più alta inefficace. Inoltre, i risultati dello studio confermano che la nausea anticipatoria è un fattore chiave nel determinare la comparsa della fase acuta della nausea indotta dalla chemioterapia (p<0.0001).

 

Dallo studio è quindi emerso che una supplementazione di zenzero a dosi giornaliere di 0.5 g e 1.0 g aiuta significativamente a ridurre la gravità dei sintomi nella fase acuta della nausea indotta dalla chemioterapia nei pazienti adulti malati di cancro.

 

Abstract

Ginger (Zingiber officinale) reduces acute chemotherapy-induced nausea: a URCC CCOP study of 576 patients
PURPOSE: Despite the widespread use of antiemetics, nausea continues to be reported by over 70% of patients receiving chemotherapy.
METHODS: In this double blind, multicenter trial, we randomly assigned 744 cancer patients to four arms: 1) placebo, 2) 0.5 g ginger, 3) 1.0 g ginger, or 4) 1.5 g ginger. Nausea occurrence and severity were assessed at a baseline cycle and the two following cycles during which patients were taking their assigned study medication. All patients received a 5-HT(3) receptor antagonist antiemetic on Day 1 of all cycles. Patients took three capsules of ginger (250 mg) or placebo twice daily for 6 days starting 3 days before the first day of chemotherapy. Patients reported the severity of nausea on a 7-point rating scale (“1” = “Not at all Nauseated” and “7” = “Extremely Nauseated”) for Days 1-4 of each cycle. The primary outcomes were to determine the dose and efficacy of ginger at reducing the severity of chemotherapy-induced nausea on Day 1 of chemotherapy.
RESULTS: A total of 576 patients were included in final analysis (91% female, mean age = 53). Mixed model analyses demonstrated that all doses of ginger significantly reduced acute nausea severity compared to placebo on Day 1 of chemotherapy (p = 0.003). The largest reduction in nausea intensity occurred with 0.5 g and 1.0 g of ginger (p = 0.017 and p = 0.036, respectively). Anticipatory nausea was a key factor in acute chemotherapy-induced nausea (p < 0.0001).
CONCLUSIONS: Ginger supplementation at a daily dose of 0.5 g-1.0 g significantly aids in reduction of the severity of acute chemotherapy-induced nausea in adult cancer patients.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21818642

L’arginina rappresenta un trattamento efficace per la prevenzione della disfunzione endoteliale, un predittore di cardiotossicità da antracicline nei pazienti con leucemia acuta

Skrypnyk I, Maslova G, Lymanets T, Gusachenko I.

L-arginine is an effective medication for prevention of endothelial dysfunction, a predictor of anthracycline cardiotoxicity in patients with acute leukemia

Experimental Oncology 2017 Dec;39(4):308-311.

 

SCOPO: Valutare l’efficacia di L-arginina nella prevenzione della disfunzione endoteliale, che può rappresentare un predittore del danno miocardico indotto da antracicline, in pazienti con leucemia acuta (AL) precedentemente trattati con basse dosi cumulative di antibiotici antraciclinici (da 100 a 200 mg/m2).

MATERIALI E METODI: E’ stato analizzato un totale di 81 pazienti adulti con leucemia acuta (38 uomini e 43 donne con età compresa tra i 16 e i 59 anni). I pazienti sono stati divisi in due gruppi: gruppo 1 (n = 34), pazienti con leucemia acuta trattati con chemioterapia (CT) e L-arginina cloridrato; gruppo 2          (n = 47), pazienti con leucemia acuta trattati solo con chemioterapia. La valutazione cardiologica e l’analisi della funzione endoteliale sono state eseguite all’inizio e dopo il secondo ciclo di CT. Sono stati valutati i parametri dell’ Elettrocardiogramma (ECG), l’attività di perossidazione lipidica, la protezione antiossidante e lo stato del sistema dell’ossido nitrico (NO).

RISULTATI: Sono state riscontrate alterazioni dell’attività bioelettrica del miocardio nei pazienti analizzati con basso rischio cardiaco dopo somministrazione di CT.  In caso di somministrazione di L-arginina, sono state rilevate solo minime variazioni giornaliere nell’ECG. Sia nei pazienti del gruppo 1 che nei pazienti del gruppo 2 è stata individuata una differenza significativa nella perossidazione lipidica e nell’attività del sistema antiossidante. Nei pazienti del gruppo 2 abbiamo osservato un aggravamento della disfunzione endoteliale in seguito a terapia citostatica con antibiotici antraciclinici rispetto ai valori iniziali. E’ stato riscontrato che la profilassi con L-arginina aumenta il livello di superossido dismutasi e riduce l’intera attività di NO-sintasi a causa della sua isoforma inducibile.

CONCLUSIONI: Il fattore determinante la cardiotossicità indotta da antracicline è lo squilibrio tra produzione di radicali liberi e la loro disattivazione, che provoca la comparsa di disfunzione endoteliale. L-arginina elimina lo squilibrio tra processi pro-ossidanti e antiossidanti e migliora la funzione endoteliale.

 

Abstract

L-arginine is an effective medication for prevention of endothelial dysfunction, a predictor of anthracycline cardiotoxicity in patients with acute leukemia
AIM: To evaluate the effectiveness of L-arginine in the prevention of endothelial dysfunction, which may be a predictor of anthracycline-induced myocardial injury, in patients with acute leukemia (AL) on the background of anthracycline antibiotics low cumulative doses from 100 to 200 mg/m2.
MATERIALS AND METHODS: A total of 81 adult AL patients (38 males and 43 females with the age of 16-59 years) were studied. The patients were divided into two groups: group I (n = 34), AL patients treated with chemotherapy (CT) and L-arginine hydrochloride; group II (n = 47) – AL patients treated with CT only. Cardiac evaluation and endothelial function assessment were performed at baseline and after second CT. Electrocardiography (ECG) parameters, lipid peroxidation activity, antioxidant protection and NO system state were evaluated.
RESULTS: The bioelectric activity abnormalities of the myocardium were observed in studied patients with low cardiac risk after induction CT. In case of L-arginine administration, only minimal daily ECG changes were recorded. A significant difference in the lipid peroxidation and antioxidant defense system activity in patients of groups I and II was determined. We noticed deepening of endothelial dysfunction on the background of cytostatic therapy with anthracycline antibiotics compared with baseline values in patients of group II. It was found that prophylactic L-arginine increases superoxide dismutase level and reduces the total NOS activity due to its inducible isoform.
CONCLUSION: The leading factor of anthracycline-induced cardiotoxicity is the imbalance between free radical generation and their inactivation that leads to endothelial dysfunction development. L-arginine eliminates the prooxidant-antioxidant imbalance and improves the endothelial function.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29284775

L’esercizio fisico aerobico come potenziale strategia cardioprotettiva in grado di attenuare la cardiotossicità indotta da Doxorubicina

Kouzi SA, Uddin MN.

Aerobic Exercise Training as a Potential Cardioprotective Strategy to Attenuate Doxorubicin-Induced Cardiotoxicity

Journal of Pharmacy & Pharmaceutical Sciences. 2016 Jul – Sep;19(3):399-410.

 

La Doxorubicina è uno dei farmaci anticancro citotossici più comunemente utilizzati contro diverse tipologie di cancro. Sebbene sia un farmaco anticancro molto efficace, l’uso clinico della doxorubicina è fortemente limitato a causa della  sua cardiotossicità in termini di morbilità, scarsa qualità di vita e mortalità prematura.  Attualmente sono disponibili davvero pochi metodi riconosciuti dal punto di vista clinico per minimizzare il danno cardiaco indotto da doxorubicina,  ma nessuno di questi ha dimostrato finora un completo successo.

 

A causa delle ridotte strategie alternative, al momento sono oggetto di indagine una serie di potenziali terapie cardioprotettive per il trattamento e/o la prevenzione della cardiotossicità indotta da doxorubicina. Tra queste potenziali strategie, l’esercizio fisico aerobico è l’unica strategia non farmacologica che mostra molte promesse.

 

Sebbene non siano stati pubblicati trials clinici sull’uomo, i dati provenienti da numerosi studi su animali suggeriscono che l’esercizio fisico aerobico praticato prima, durante e/o dopo la terapia con doxorubicina, sia protettivo nei confronti del danno cardiaco indotto da doxorubicina.

Le proprietà protettive dell’esercizio fisico nei confronti della cardiotossicità della doxorubicina, sono state attribuite ad una serie di potenziali meccanismi molecolari inclusi: aumento della produzione di sistemi antiossidanti endogeni; regolazione del signaling proapoptotico; stimolazione del rilascio, della mobilizzazione e dell’homing di cellule progenitrici cardiache; riduzione del turnover dei miociti; ottenimento di adattamenti favorevoli nella gestione del calcio miocardico e prevenzione del sovraccarico di calcio; modulazione cardiaca dell’attività dell’AMPK; down regolazione dell’autofagia cardiaca/signaling lisosomiale; riduzione dell’accumulo miocardico di doxorubicina.

 

Sono necessari ulteriori studi preclinici e clinici per decifrare e perfezionare i meccanismi molecolari relativi agli effetti cardioprotettivi dell’esercizio fisico, come anche per definire la natura e la dimensione dell’effetto dell’esercizio sulla cardiotossicità indotta da doxorubicina nei pazienti oncologici.

 

Abstract

Aerobic Exercise Training as a Potential Cardioprotective Strategy to Attenuate Doxorubicin-Induced Cardiotoxicity
Doxorubicin is one of the most commonly used cytotoxic anticancer drugs against several cancers. Although a highly effective anticancer drug, the clinical use of doxorubicin is severely limited by its cardiotoxicity which results in morbidity, poor quality of life, and premature mortality. Only very few clinically accepted methods to minimize doxorubicin-induced cardiac injury are available today, but none of them have proven to be completely successful. Due to limited alternative strategies, a number of potential cardioprotective therapies are currently being investigated for treating and/or preventing doxorubicin-induced cardiotoxicity. Of these potential strategies, aerobic exercise training is the only nonpharmacologic strategy that shows a great deal of promise. Although there are no published human clinical trials, evidence from numerous animal studies suggests that aerobic exercise training, administered prior to, during and/or following doxorubicin therapy, is protective against doxorubicin-induced cardiac injury. Protective properties of exercise training against the cardiotoxicity of doxorubicin have been attributed to a number of potential molecular mechanisms including: enhancing the production of endogenous antioxidant machineries; regulating proapoptotic signaling; stimulating the release, mobilization and homing of cardiac progenitor cells; limiting myocyte turnover; eliciting favorable adaptations in myocardial calcium handling and preventing calcium overload; modulating cardiac AMPK activity; downregulating cardiac autophagy/lysosomal signaling; and reducing myocardial doxorubicin accumulation. Further preclinical and clinical research is needed to decipher and refine the molecular mechanisms underlying the cardioprotective effects of exercise training, as well as to define the nature and magnitude of the effect of exercise on doxorubicin-induced cardiotoxicity in cancer patients. This article is open to POST-PUBLICATION REVIEW. Registered readers (see “For Readers”) may comment by clicking on ABSTRACT on the issue’s contents page.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27806245

Il flavonoide quercetina: possibile soluzione alla tossicità indotta dalle antracicline e alla multiresistenza ai farmaci

Czepas J, Gwoździński K.

The flavonoid quercetin: possible solution for anthracycline-induced cardiotoxicity and multidrug resistance

Biomedicine & Pharmacotherapy 2014 October; 68(8):1149-59.

 

La chemioterapia con antracicline è spesso utilizzata nel trattamento di numerosi tumori maligni. La sua applicazione, tuttavia, presenta numerose limitazioni a causa dello sviluppo di severi effetti indesiderati, in modo particolare la cardiotossicità, e può risultare inefficace a causa della farmaco resistenza multipla (MDR).

Diversi composti sono stati valutati come poco efficaci nella protezione contro gli effetti indesiderati delle antracicline e nella prevenzione dalla farmacoresistenza multipla.

Pertanto sono necessari continui sforzi investigativi per individuare sostanze protettrici valide e il flavonoide quercetina (Q) sembra sia un candidato promettente.

 

E’ presente in quantità relativamente alta nell’alimentazione umana ed è stata confermata l’assenza di tossicità ad essa correlate, inclusa la genotossicità.

La struttura della Q favorisce la sua elevata attività antiossidante, la capacità di inibire l’attività degli enzimi ossidativi e di interagire con i trasportatori di membrana responsabili dello sviluppo della farmacoresistenza multipla, come per esempio la P-glicoproteina. Inoltre la quercetina può influenzare il signalling cellulare e l’espressione genica, e quindi alterare la risposta a fattori genotossici esogeni e allo stress ossidativo nelle cellule normali. Questo spiega le sue proprietà chemiopreventive e anticancro.

 

In generale, queste proprietà potrebbero indicare la possibilità di applicazione della Q come cardioprotettore durante la chemioterapia con antracicline. Inoltre, numerose proprietà biologiche dimostrate dalla Q potrebbero comportare l’annullamento della farmacoresistenza multipla nelle cellule tumorali e migliorare l’efficacia della chemioterapia.

 

Tuttavia, questi effetti benefici contro le complicanze della chemioterapia indotte dalle antracicline devono essere approfonditi ulteriormente e confermati sia in studi animali sia in studi clinici.

 

Contemporaneamente, studi mirati  al miglioramento della biodisponibilità della Q ed ulteriori chiarificazioni del suo metabolismo in seguito al suo utilizzo in combinazione con le antraci cline, risultano necessari.

 

Abstract

The flavonoid quercetin: possible solution for anthracycline-induced cardiotoxicity and multidrug resistance
Anthracycline chemotherapy is often used in the treatment of various malignancies. Its application, however, encounters several limitations due to development of serious side effects, mainly cardiotoxicity and may be ineffective due to multidrug resistance (MDR). Many different compounds have been evaluated as poorly effective in the protection against anthracycline side effects and in the prevention from MDR. Thus, continuous investigational efforts are necessary to find valuable protectants and the flavonoid quercetin (Q) seems to be a promising candidate. It is present in relatively high amounts in a human diet and the lack of its toxicity, including genotoxicity has been confirmed. The structure of Q favours its high antioxidant activity, the potential to inhibit the activity of oxidative enzymes and to interact with membrane transporter proteins responsible for development of MDR, e.g. P-glycoprotein. Furthermore, Q can influence cellular signalling and gene expression, and thus, alter response to exogenous genotoxicants and oxidative stress in normal cells. It accounts for its chemopreventive and anticancer properties. Overall, these properties might indicate the possibility of application of Q as cardioprotectant during anthracycline chemotherapy. Moreover, numerous biological properties displayed by Q might possibly result in the reversal of MDR in tumour cells and improve the efficacy of chemotherapy. However, these beneficial effects towards anthracycline-induced complications of chemotherapy have to be further explored and confirmed both in animal and clinical studies. Concurrently, investigations aimed at improvement of the bioavailability of Q and further elucidation of its metabolism after application in combination with anthracyclines are needed.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25458790

Il consumo di caffè, tè e caffeina e il rischio di tumore nella coorte di PLCO

Hashibe M, Galeone C, Buys SS, Gren L, Boffetta P, Zhang ZF, La Vecchia C.

Coffee, tea, caffeine intake, and the risk of cancer in the PLCO cohort

Br J Cancer. 2015 Sep 1;113(5):809-16

 

Ancora oggi la relazione tra insorgenza di tumore e consumo di caffè e tè non è stata chiarita, nonostante sia stata indagata a lungo. Inoltre, gli studi disponibili in letteratura non hanno permesso di comprendere il ruolo della caffeina nell’associazione tra rischio di tumore e consumo di caffè.

 

Per far luce su questo tema, sono stati selezionati 97 334 uomini e donne all’interno della coorte PLCO (un grande trial che ha indagato gli effetti dello screening sulla mortalità per tumore della prostata, del polmone, del colon-retto e dell’ovaio).

Dei 97 334 soggetti selezionati, 10 399 avevano ricevuto una diagnosi di tumore durante il periodo di studio (dal 1992 al 2011): 145 erano della testa e collo, 99 dell’esofago, 136 dello stomaco, 1137 del polmone, 1703 del seno, 257 dell’endometrio, 162 dell’ovaio, 3037 della prostata, 318 del rene, 398 della vescica, 103 gliomi e 106 della tiroide.

 

Lo studio ha riscontrato che l’assunzione media di caffè era maggiore negli individui con un basso livello d’istruzione, nei fumatori sia con un modesto sia con un forte e prolungato consumo di sigarette e nei forti consumatori di alcol. Dai dati analizzati, non emerge un’associazione tra assunzione di caffè e rischio di tumore in tutte le sedi (RR=1.00, intervallo di confidenza (CI)=0.96-1.05), mentre il consumo di tè è stato associato ad una riduzione del rischio di tumore (RR=0.95, CI=0.94-0.96 per 1 o più tazze al giorno vs <1 tazza al giorno). Dall’analisi dei dati per singola sede tumorale, per il tumore dell’endometrio si è osservato un rischio minore in relazione al consumo di caffè (RR=0.69, 95% CI=0.52-0.91 per ³2 tazze al giorno). L’assunzione di caffeina, tuttavia, non ha mostrato una relazione dose-risposta con il rischio di cancro.

 

In conclusione, da questo studio si osserva che il consumo di tè è associato alla riduzione del rischio di tumore in tutte le sedi prese in esame, mentre per il consumo di caffè si è osservata la riduzione del rischio solamente per il tumore dell’endometrio. Quest’ultima associazione è in linea con il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, che classifica il caffè come un probabile fattore protettivo per il tumore in tale sede.

 

Abstract

Coffee, tea, caffeine intake, and the risk of cancer in the PLCO cohort
BACKGROUND: The association between coffee intake, tea intake and cancer has been extensively studied, but associations are not established for many cancers. Previous studies are not consistent on whether caffeine may be the source of possible associations between coffee and cancer risk.
METHODS: In the Prostate, Lung, Colorectal, and Ovarian cancer screening trial, of the 97,334 eligible individuals, 10,399 developed cancer. Cancers included were 145 head and neck, 99 oesophageal, 136 stomach, 1137 lung, 1703 breast, 257 endometrial, 162 ovarian, 3037 prostate, 318 kidney, 398 bladder, 103 gliomas, and 106 thyroid.
RESULTS: Mean coffee intake was higher in lower education groups, among current smokers, among heavier and longer duration smokers, and among heavier alcohol drinkers. Coffee intake was not associated with the risk of all cancers combined (RR=1.00, 95% confidence interval (CI)=0.96-1.05), whereas tea drinking was associated with a decreased risk of cancer overall (RR=0.95, 95% CI=0.94-0.96 for 1+ cups per day vs <1 cup per day). For endometrial cancer, a decreased risk was observed for coffee intake (RR=0.69, 95% CI=0,52-0.91 for ⩾2 cups per day). Caffeine intake was not associated with cancer risk in a dose-response manner.
CONCLUSIONS: We observed a decreased risk of endometrial cancer for coffee intake, and a decreased risk of cancer overall with tea intake.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26291054

Il consumo abituale di sale e il rischio di tumore dello stomaco: una meta-analisi di studi prospettici

D’Elia L, Rossi G, Ippolito R, Cappuccio FP, Strazzullo P

Habitual salt intake and risk of gastric cancer: a meta-analysis of prospective studies

Clin Nutr. 2012 Aug;31(4):489-98

 

Revisioni sistematiche di studi caso-controllo che valutavano la relazione tra il consumo di sale e il rischio di tumore dello stomaco hanno mostrato un’associazione positiva, tuttavia in letteratura vi è una mancanza di analisi quantitative di studi di coorte longitudinali. Pertanto la seguente meta-analisi ha l’obiettivo di valutare l’associazione tra il consumo abituale di sale e il rischio di tumore dello stomaco in studi prospettici.

 

Gli autori hanno eseguito una ricerca sistematica degli articoli pubblicati dal 1966 al 2010. I criteri di inclusione erano: articoli originali, studi prospettici sulla popolazione adulta, valutazione del consumo di sale a partire dall’inizio dello studio e incidenza del tumore dello stomaco come risultato, follow-up di almeno 4 anni, indicazione del numero di partecipanti esposti e numero di casi nelle diverse categorie di consumo di sale.

 

Sono stati selezionati sette studi (10 coorti) che soddisfavano i criteri di inclusione (268 718 partecipanti, 1474 casi di tumore dello stomaco, follow-up 6-15 anni). L’analisi aggregata ha mostrato che elevati e moderati livelli di assunzione sono associati ad un aumentato rischio di tumore dello stomaco (RR=1.68 [95% CI=1.17-2.41], p=0.005 e 1.41 [1.03-1.93], p=0.032 rispettivamente) rispetto ai bassi livelli di consumo, senza nessuna evidenza di errori di pubblicazione. La popolazione giapponese ha presentato una relazione più forte rispetto al Nord America e alle popolazioni europee; inoltre il consumo di specifici alimenti ricchi di sale è stato associato ad un rischio ulteriormente maggiore di tumore dello stomaco. Le analisi di meta-regressione non hanno individuato presenza di eterogeneità.

 

Dai risultati della meta-analisi emerge un’associazione tra il consumo di sale e il rischio di tumore dello stomaco in studi prospettici di popolazione, con un progressivo incremento del rischio in relazione ai livelli di consumo.

I risultati dello studio sono concordi con le evidenze raccolte dal Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro che attribuiscono un aumento probabile del rischio di tumore dello stomaco al consumo di alimenti conservati con il sale, indipendentemente dalla categoria di alimenti presi in esame.

 

Abstract

Habitual salt intake and risk of gastric cancer: a meta-analysis of prospective studies
BACKGROUND & AIMS: Systematic reviews of case-control studies evaluating the relationship between dietary salt intake and gastric cancer showed a positive association, however a quantitative analysis of longitudinal cohort studies is lacking. Therefore, we carried out a meta-analysis to assess the association between habitual salt intake and risk of gastric cancer in prospective studies.
METHODS: We performed a systematic search of published articles (1966-2010). Criteria for inclusion were: original articles, prospective adult population studies, assessment of salt intake as baseline exposure and of gastric cancer as outcome, follow-up of at least 4 years, indication of number of participants exposed and events across different salt intake categories.
RESULTS: Seven studies (10 cohorts) met the inclusion criteria (268 718 participants, 1474 events, follow-up 6-15 years). In the pooled analysis, “high” and “moderately high” vs “low” salt intake were both associated with increased risk of gastric cancer (RR = 1.68 [95% C.I. 1.17-2.41], p = 0.005 and respectively 1.41 [1.03-1.93], p = 0.032), with no evidence of publication bias. The association was stronger in the Japanese population and higher consumption of selected salt-rich foods was also associated with greater risk. Meta-regression analyses did not detect specific sources of heterogeneity.
CONCLUSIONS: Dietary salt intake was directly associated with risk of gastric cancer in prospective population studies, with progressively increasing risk across consumption levels.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22296873

Il cancro del seno cambia le abitudini alimentari delle pazienti?

Salminen EK et al.

Does breast cancer change patients’ dietary habits?

Eur J Clin Nutr. 2000 Nov;54(11):844-8

 

Risultati di studi epidemiologici su dieta e cancro sono spesso difficili da interpretare a livello individuale e potrebbero influenzare le convinzioni, gli atteggiamenti e i comportamenti dei pazienti. In questo studio si è indagato il comportamento delle pazienti con tumore al seno, la loro attitudine al cambiamento della dieta ed il bisogno di ricevere consigli nutrizionali durante la malattia.

 

La popolazione in studio, rappresentata da 123 pazienti con tumore al seno, è stata arruolata presso il dipartimento di Oncologia dell’Ospedale Universitario di Turku, che le pazienti frequentavano per ricevere la terapia (65%) o durante il follow-up (35%) nei mesi di Agosto e Settembre 1999. A queste pazienti è stato chiesto di completare un questionario nel quale, tra i principali quesiti, si indagavano le abitudini alimentari delle pazienti ed eventuali cambiamenti a seguito della diagnosi, i motivi del cambiamento, l’uso di varie tipologie di integratori e le fonti d’informazione.

 

Dai risultati è emerso che 97 pazienti (86%) consumavano una classica dieta finlandese, 6 pazienti (5.3%) erano vegetariane e 10 (8.1%) erano anch’esse vegetariane, ma consumavano occasionalmente pesce e pollo.

11 pazienti (8.9%) ritenevano che la dieta potesse aver contribuito all’insorgenza del tumore al seno e 38 (31.9%) avevano cambiato le loro abitudini alimentari a seguito della diagnosi. Di quest’ultime, la maggior parte risultava giovane e con un alto livello d’istruzione. Il principale motivo del cambiamento era la guarigione dal cancro (52.9% delle pazienti che avevano cambiato le loro abitudini alimentari); altre motivazioni erano alleviare i sintomi della nausea (11.8%) e seguire i consigli degli operatori sanitari (11.8%). I principali cambiamenti alimentari riportati includevano la riduzione del consumo di grassi animali, zucchero e carne rossa, e un incremento del consumo di frutta, frutti di bosco e vegetali. 49 pazienti (39.8%) usavano integratori di vitamine e minerali mentre 27 (21.9%) consumavano integratori alimentari che includevano prodotti naturali e probiotici. La fonte d’informazione utilizzata per modificare la propria dieta è stata per il 33.3% i mass media, mentre il 19.4% seguiva le indicazioni di medici e infermieri e l’11.1% quelle dei dietisti. Un terzo delle pazienti ha espresso la necessità di ricevere maggiori informazioni sull’alimentazione.

 

Nelle pazienti con tumore al seno il bisogno di mantenere un controllo sulla propria vita stimola un interesse in abitudini alimentari alternative dopo la diagnosi, indirizzate verso una dieta più sana.

Le informazioni nutrizionali da parte di esperti sono considerate importanti. Ciò emerge anche da quanto espresso da alcuni pazienti che riportano la mancanza di precise raccomandazioni nutrizionali per la loro situazione individuale, oltre al fatto che tali raccomandazioni venivano spesso fornite al di fuori dal centro di riferimento.

 

Questo studio apre la strada ad ulteriori indagini con l’obiettivo di far luce ed approfondire il tema emergente dei problemi dell’informazione su dieta e cancro e sugli attori coinvolti nei cambiamenti dei pazienti.

 

Abstract

Does breast cancer change patients’ dietary habits?
PURPOSE: The results of epidemiological studies on diet and cancer are often difficult to interpret on an individual level and may influence patients’ beliefs, attitudes and behaviour. This study investigated the behaviour of breast cancer patients and their attitudes to dietary changes and the need of dietary advice during their disease.
PATIENTS AND METHODS: The study population consisted of breast cancer patients visiting the Department of Oncology in Turku University Hospital for treatment or follow-up in August and September 1999. A questionnaire was given to a total of 123 subjects.
RESULTS: The majority, 65%, were attending the clinic for treatment, 35% for follow-up. Ninety-seven patients (86%) consumed a normal Finnish diet, six (5.3%) were vegetarians and 10 (8.1%) vegetarians consuming fish and chicken occasionally. Eleven patients (8.9%) considered diet a factor contributing to their breast cancer and 38 (31.9%) had changed their dietary habits after the diagnosis of breast cancer. The numbers were higher in younger patients with higher educational background. The main reason for change in diet was the desire to be cured of cancer (52.9% of those patients who had changed their dietary habits), in 11.8% to alleviate the symptoms of nausea and 11.8% were advised by health care professionals. The main changes reported included a reduction in the consumption of animal fat, sugar and red meat and increased consumption of fruit, berries and vegetables. Forty-nine patients (39.8%) used vitamin and mineral supplements and 27 (21.9%) consumed dietary supplements including natural products and probiotics. The source of information on how to change the diet was for 33.3% the mass media, 19.4% were advised by doctors and nurses and 11.1% by dietitians. One-third of the patients expressed a need for more information on dietary factors.
CONCLUSION: Breast cancer patients’ need of control over their own life prompts an interest in alternative dietary habits after diagnosis, the focus being on a healthier diet. Expert dietary information is considered important. Many patients mentioned a lack of precise dietary recommendations for their individual disease situation and depended on information from outside their treatment centre.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11114679

Frutta, verdura e rischio di tumore al polmone: una revisione sistematica e meta-analisi

Vieira AR et al.

Fruits, vegetables and lung cancer risk: a systematic review and meta-analysis

Ann Oncol. 2016 Jan;27(1):81-96

 

Il tumore al polmone è la più comune causa di morte per cancro. Poiché frutta e verdura contengono carotenoidi e altri antiossidanti è stato ipotizzato che possano ridurre il rischio di cancro al polmone.

Come parte del World Cancer Research Fund International (WCRF) Continuous Update Project (CUP), è stata condotta una revisione sistematica e meta-analisi di studi prospettici.

 

La ricerca di studi prospettici è stata condotta su PubMed e altre diverse banche dati fino a dicembre 2014. Sono state condotte due tipi di analisi: meta-analisi che confrontavano i consumi maggiori con i consumi minori, meta-analisi dose-risposta per ottenere una stima complessiva dei relative risks (RRs) e degli intervalli di confidenza al 95% (CI), ed esaminare eventuali associazioni non-lineari.

I risultati provenienti dal Pooling Project sono stati combinati con gli studi identificati in questo studio per aumentare il potere statistico dell’analisi.

 

Quando è stato confrontato il consumo maggiore con il consumo minore, il RR riassuntivo stimato per frutta e verdura era di 0.86 [95% CI 0.78– 0.94; n (studi) = 18]; considerando singolarmente verdura e frutta, il RR stimato era rispettivamente di 0.92 (95% CI 0.87–0.97; n = 25) e 0.82 (95% CI 0.76– 0.89; n = 29). Nei fumatori attuali l’associazione con il consumo di frutta e verdura era parzialmente significativa, mentre negli ex-fumatori o nei non fumatori era inversa, ma non significativa.

Ogni incremento di 100 g/giorno mostrava un’associazione dose-risposta inversa, statisticamente significativa per: frutta e verdura [RR: 0.96; 95% CI 0.94–0.98, I2 = 64%, n = 14, N (casi) = 9609], solo verdura (RR: 0.94; 95% CI 0.89–0.98, I2=48%, n=20, N=12 563), solo frutta (RR: 0.92; 95% CI 0.89–0.95, I2 = 57%, n = 23, N = 14 506).

I risultati rimanevano coerenti tra i differenti tipi di frutta e verdura. La forza dell’associazione differiva tra le località.

C’era evidenza di una relazione non lineare (P < 0.01) tra il consumo di frutta e verdura e il rischio di cancro del polmone, per cui non si osservano ulteriori benefici con consumi superiori a 400 g/giorno circa.

 

È noto che eliminare il fumo di tabacco è la migliore strategia per prevenire il tumore al polmone. Nonostante non sia possibile escludere il confondimento residuo del fumo, le evidenze attuali provenienti da studi prospettici sono coerenti con un ruolo protettivo di frutta e vegetali nell’eziologia del tumore al polmone. Con ulteriori studi si potrebbero indagare le associazioni tra specifici tipi di frutta e verdura e rischio di tumore al polmone ed effettuare analisi stratificate per status di fumatore, consumo di tabacco e tipologia di cancro del polmone.

 

Abstract

Fruits, vegetables and lung cancer risk: a systematic review and meta-analysis
BACKGROUND: Lung cancer is the most common cause of cancer death. Fruits and vegetables containing carotenoids and other antioxidants have been hypothesized to decrease lung cancer risk. As part of the World Cancer Research Fund International Continuous Update Project, we conducted a systematic review and meta-analysis of prospective studies.
METHODS: We searched PubMed and several databases up to December 2014 for prospective studies. We conducted meta-analyses comparing the highest and lowest intakes and dose-response meta-analyses to estimate summary relative risks (RRs) and 95% confidence intervals (CIs), and examine possible non-linear associations. We combined results from the Pooling Project with the studies we identified to increase the statistical power of our analysis.
RESULTS: When comparing the highest with the lowest intakes, the summary RR estimates were 0.86 [95% CI 0.78-0.94; n (studies) = 18] for fruits and vegetables, 0.92 (95% CI 0.87-0.97; n = 25) for vegetables and 0.82 (95% CI 0.76-0.89; n = 29) for fruits. The association with fruit and vegetable intake was marginally significant in current smokers and inverse but not significant in former or never smokers. Significant inverse dose-response associations were observed for each 100 g/day increase: for fruits and vegetables [RR: 0.96; 95% CI 0.94-0.98, I(2) = 64%, n = 14, N (cases) = 9609], vegetables (RR: 0.94; 95% CI 0.89-0.98, I(2) = 48%, n = 20, N = 12 563) and fruits (RR: 0.92; 95% CI 0.89-0.95, I(2) = 57%, n = 23, N = 14 506). Our results were consistent among the different types of fruits and vegetables. The strength of the association differed across locations. There was evidence of a non-linear relationship (P < 0.01) between fruit and vegetable intake and lung cancer risk showing that no further benefit is obtained when increasing consumption above ∼400 g per day.
CONCLUSIONS: Eliminating tobacco smoking is the best strategy to prevent lung cancer. Although residual confounding by smoking cannot be ruled out, the current evidence from prospective studies is consistent with a protective role of fruit and vegetables in lung cancer aetiology.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26371287

Fatigue, infiammazione e consumo di acidi grassi della serie Omega-3 e Omega-6 tra le pazienti sopravvissute al cancro

Alfano CM et al.

Fatigue, inflammation, and ω-3 and ω-6 fatty acid intake among breast cancer survivors

J Clin Oncol. 2012 Apr 20;30(12):1280-7

 

SCOPO: diverse evidenze suggeriscono che l’infiammazione potrebbe contribuire alla fatigue nei pazienti sopravvissuti al cancro. Ricerche condotte su popolazione sana hanno mostrato una ridotta infiammazione fra coloro che hanno un consumo elevato di acidi grassi polinsaturi (PUFA) della serie Omega-3, i quali potrebbero potenzialmente ridurre la fatigue.

Questo studio indaga la fatigue, l’infiammazione e il consumo di PUFA Omega-3 e Omega-6 nelle pazienti sopravvissute al cancro del seno.

METODI: 633 pazienti sopravvissute al tumore al seno (età media 56 anni; stadio da I a IIIA) che partecipavano allo studio HEAL (Health, Eating, Activity, and Lifestyle) hanno completato un questionario sulle proprie abitudini alimentari che includeva il consumo di integratori; hanno fornito un campione di sangue su cui sono state dosate la proteina C-reattiva (CRP) e la siero amiloide A (SAA) (30 mesi dopo la diagnosi)  ed infine hanno completato due questionari di valutazione della fatigue: la Piper Fatigue scale e la sezione ‘vitalità’ (vitality) dell’SF-36 (Short Form-36) (39 mesi dopo la diagnosi).

Tramite analisi di covarianza e modelli di regressione logistica è stata testata la relazione tra infiammazione e fatigue, tra infiammazione e consumo di Omega-3 e Omega-6, e tra consumo di PUFA e fatigue, con il controllo per tre livelli incrementali di fattori confondenti. La fatigue è stata analizzata per variabili continue (Piper Scale) e dicotomiche (SF-36 sezione vitalità ≤ 50).

RISULTATI: i punteggi di fatigue aumentavano all’incrementare dei terzili di CRP per la sezione dei cambiamenti comportamentali (P = 0.003) e per quella dei sintomi fisici (P = 0.001); le relazioni si attenuavano dopo l’aggiustamento per uso di farmaci e comorbilità.

Le pazienti con alti livelli di CRP avevano un rischio 1.8 volte maggiore di fatigue (P < 0.05) dopo gli aggiustamenti per tutte le variabili considerate.

Un consumo maggiore di PUFA Omega-6 rispetto ai PUFA Omega-3 era associato a livelli più alti di CRP (P = 0.01 dopo aggiustamenti per tutte le variabili) e ad un maggior rischio di fatigue (odds ratio, 2.6 confrontando il consumo maggiore con il consumo minore; P < 0.05).

CONCLUSIONI: i risultati mostrano un legame tra il maggior consumo di PUFA Omega-3 e la diminuzione dei livelli dell’infiammazione e la diminuzione dei sintomi fisici della fatigue. Studi futuri dovrebbero testare se l’integrazione di Omega-3 possa ridurre la fatigue tra le pazienti sopravvissute al cancro al seno con livelli significativi di fatigue.

 

Abstract

Fatigue, inflammation, and ω-3 and ω-6 fatty acid intake among breast cancer survivors
PURPOSE: Evidence suggests that inflammation may drive fatigue in cancer survivors. Research in healthy populations has shown reduced inflammation with higher dietary intake of ω-3 polyunsaturated fatty acids (PUFAs), which could potentially reduce fatigue. This study investigated fatigue, inflammation, and intake of ω-3 and ω-6 PUFAs among breast cancer survivors.
METHODS: Six hundred thirty-three survivors (mean age, 56 years; stage I to IIIA) participating in the Health, Eating, Activity, and Lifestyle Study completed a food frequency/dietary supplement questionnaire and provided a blood sample assayed for C-reactive protein (CRP) and serum amyloid A (30 months after diagnosis) and completed the Piper Fatigue Scale and Short Form-36 (SF-36) vitality scale (39 months after diagnosis). Analysis of covariance and logistic regression models tested relationships between inflammation and fatigue, inflammation and ω-3 and ω-6 PUFA intake, and PUFA intake and fatigue, controlling for three incremental levels of confounders. Fatigue was analyzed continuously (Piper scales) and dichotomously (SF-36 vitality ≤ 50).
RESULTS: Behavioral (P = .003) and sensory (P = .001) fatigue scale scores were higher by increasing CRP tertile; relationships were attenuated after adjustment for medication use and comorbidity. Survivors with high CRP had 1.8 times greater odds of fatigue after full adjustment (P < .05). Higher intake of ω-6 relative to ω-3 PUFAs was associated with greater CRP (P = .01 after full adjustment) and greater odds of fatigue (odds ratio, 2.6 for the highest v lowest intake; P < .05).
CONCLUSION: Results link higher intake of ω-3 PUFAs, decreased inflammation, and decreased physical aspects of fatigue. Future studies should test whether ω-3 supplementation may reduce fatigue among significantly fatigued breast cancer survivors.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22412148

Effetti protettivi degli Acidi Grassi Polinsaturi Omega-3 (PUFA) sulla cardiotossicità indotta dalle Antracicline: una revisione critica

Serini S, Ottes Vasconcelos R, Nascimento Gomes R and Calviello G

Protective Effects of ω-3 PUFA in Anthracycline-Induced Cardiotoxicity: A Critical Review

International Journal of Molecular Sciences 2017 Dec 12;18(12)

 

E’ stato dimostrato che gli acidi grassi polinsaturi omega-3 (ω-3 PUFA) possono esercitare un ruolo benefico come coadiuvanti nella prevenzione e nel trattamento di numerose patologie, incluse le malattie cardiovascolari e il cancro. In modo particolare, diversi studi preclinici in vitro e in vivo hanno dimostrato l’attività antitumorale degli ω-3 PUFA in differenti tipi di cancro e diversi studi sull’uomo hanno rivelato che gli ω-3 PUFA sono in grado di ridurre il rischio di patologie cardiovascolari.

Sono stati proposti diversi meccanismi per spiegare i loro benefici effetti pleiotropici. Gli ω-3 PUFA hanno mostrato un ruolo nel prevenire gli effetti collaterali nocivi (inclusi cardiotossicità e insufficienza cardiaca) provocati da farmaci antitumorali convenzionali e innovativi sia negli animali che in pazienti.

La letteratura disponibile riguardo il potenziale effetto protettivo degli ω-3 PUFA contro la cardiotossicità indotta dalle antracicline, come anche i meccanismi coinvolti, saranno discussi criticamente qui di seguito. Lo studio analizzerà il ruolo critico di diversi livelli di assunzione di ω-3 PUFA nella determinazione di risultati di studi combinatori con le antracicline. Saranno presi in considerazione anche suggerimenti per ricerche future.

 

Abstract

Protective Effects of ω-3 PUFA in Anthracycline-Induced Cardiotoxicity: A Critical Review

It has been demonstrated that ω-3 polyunsaturated fatty acids (ω-3 PUFA) may exert a beneficial role as adjuvants in the prevention and treatment of many disorders, including cardiovascular diseases and cancer. Particularly, several in vitro and in vivo preclinical studies have shown the antitumor activity of ω-3 PUFA in different kinds of cancers, and several human studies have shown that ω-3 PUFA are able to decrease the risk of a series of cardiovascular diseases. Several mechanisms have been proposed to explain their pleiotropic beneficial effects. ω-3 PUFA have also been shown to prevent harmful side-effects (including cardiotoxicity and heart failure) induced by conventional and innovative anti-cancer drugs in both animals and patients. The available literature regarding the possible protective effects of ω-3 PUFA against anthracycline-induced cardiotoxicity, as well as the mechanisms involved, will be critically discussed herein. The study will analyze the critical role of different levels of ω-3 PUFA intake in determining the results of the combinatory studies with anthracyclines. Suggestions for future research will also be considered.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29231904

Consumo di fibra alimentare e rischio di cancro del colon e cancro del retto nell’European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)

Murphy N et al.

Dietary fibre intake and risks of cancers of the colon and rectum in the European prospective investigation into cancer and nutrition (EPIC).

PLoS One. 2012;7(6):e39361

 

Precedenti analisi dallo studio EPIC hanno mostrato come l’assunzione di fibra alimentare sia inversamente correlata al rischio di sviluppare il cancro del colon-retto, ma altri studi di coorte non supportano questi risultati. Obiettivo dello studio è stato indagare se tale associazione permanga dopo un periodo di follow-up più lungo, nel quale si sia verificato un aumento dei casi di cancro del colon-retto di circa tre volte, e se l’associazione varia del sesso e della localizzazione del tumore.

 

Dopo un periodo di follow-up di circa 11 anni sono stati documentati 4517 casi incidenti di cancro del colon-retto. L’assunzione di fibra totale e quella proveniente da cereali, frutta e verdura è stata quantificata attraverso dei questionari all’inizio dello studio. Gli Hazard ratios (HRs) e gli intervalli di confidenza al 95% (CIs) sono stati stimati utilizzando il modello dei rischi proporzionali di Cox stratificati per età, sesso e coorte di provenienza e aggiustati per assunzione di energia totale, indice di massa corporea, attività fisica, fumo di sigaretta, livello d’istruzione, menopausa, terapia ormonale sostitutiva, uso di contraccettivi orali e per il consumo di alcol, apporto di folati, carne rossa, carne processata e apporto di calcio.

 

A seguito di analisi multivariate, il consumo di fibra alimentare totale nelle coorti EPIC è stato inversamente associato al rischio di sviluppare cancro del colon-retto (HR 0.87, 95% CI: 0.79-0.96 per ogni incremento di 10 g/giorno di fibra).  Tale associazione non differiva se valutata per le variabili di età, sesso, antropometria, stile di vita e dieta.

Associazioni lineari simili sono state osservate valutando separatamente i tumori del colon e del retto. Sia la fibra dei cereali, sia la fibra della frutta e della verdura erano similmente associate al rischio di sviluppare il cancro del colon, mentre per il cancro del retto l’associazione inversa risultava evidente soltanto per le fibre dei cereali.

 

I risultati dello studio rafforzano le evidenze sul ruolo preventivo che un alto consumo di fibra alimentare può avere nei confronti del cancro del colon retto. Ciò è in linea con quanto già sostiene il WCRF riguardo all’associazione tra una dieta ricca di alimenti fonti di fibra e la diminuzione del rischio di sviluppare tumore del colon-retto.

 

Abstract

Dietary fibre intake and risks of cancers of the colon and rectum in the European prospective investigation into cancer and nutrition (EPIC).
BACKGROUND: Earlier analyses within the EPIC study showed that dietary fibre intake was inversely associated with colorectal cancer risk, but results from some large cohort studies do not support this finding. We explored whether the association remained after longer follow-up with a near threefold increase in colorectal cancer cases, and if the association varied by gender and tumour location.
METHODOLOGY/PRINCIPAL FINDINGS: After a mean follow-up of 11.0 years, 4,517 incident cases of colorectal cancer were documented. Total, cereal, fruit, and vegetable fibre intakes were estimated from dietary questionnaires at baseline. Hazard ratios (HRs) and 95% confidence intervals (CIs) were estimated using Cox proportional hazards models stratified by age, sex, and centre, and adjusted for total energy intake, body mass index, physical activity, smoking, education, menopausal status, hormone replacement therapy, oral contraceptive use, and intakes of alcohol, folate, red and processed meats, and calcium. After multivariable adjustments, total dietary fibre was inversely associated with colorectal cancer (HR per 10 g/day increase in fibre 0.87, 95% CI: 0.79-0.96). Similar linear associations were observed for colon and rectal cancers. The association between total dietary fibre and risk of colorectal cancer risk did not differ by age, sex, or anthropometric, lifestyle, and dietary variables. Fibre from cereals and fibre from fruit and vegetables were similarly associated with colon cancer; but for rectal cancer, the inverse association was only evident for fibre from cereals.
CONCLUSIONS/SIGNIFICANCE: Our results strengthen the evidence for the role of high dietary fibre intake in colorectal cancer prevention.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22761771

Consumo di alcol e cancro del seno nell’European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition

Romieu I et al.

Alcohol intake and breast cancer in the European prospective investigation into cancer and nutrition

Int J Cancer. 2015;137(8):1921-30

 

Il consumo di alcol è stato associato al cancro del seno nelle donne in pre-menopausa e post-menopausa; tuttavia i risultati non sono ancora sufficienti per spiegare le possibili relazioni con lo stato dei recettori ormonali del tumore e con i fattori potenzialmente modificabili, quali ad esempio l’età in cui si inizia a consumare alcol. Pertanto, nello studio sono stati indagati tali aspetti utilizzando i dati provenienti dallo studio osservazionale prospettico EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition).

 

La popolazione totale EPIC era di 334 850 donne, di età compresa tra 35 e 70 anni all’inizio dello studio, reclutate in 10 Paesi Europei (Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Norvegia, Olanda, Spagna e Svezia) e seguite per una media di 11 anni. Il consumo di alcol all’inizio dello studio e il consumo medio nel corso della vita sono stati ricavati attraverso questionari su dieta e stile di vita specifici per nazione. I risultati dello studio rappresentano il rischio (Hazard Ratio, HR) di sviluppare un tumore al seno in base allo stato del recettore ormonale.

Durante il periodo di osservazione sono stati diagnosticati 11 576 casi incidenti di tumore al seno.

 

È emerso che il consumo di alcol era significativamente correlato al rischio di cancro del seno, in particolare per ogni incremento di 10 g/giorno di consumo di alcol l’HR aumentava del 4.2% (95% CI: 2.7-5.8%). Prendendo come consumo di riferimento da 0 a 5 g/giorno, un’assunzione di alcol da 5 a 15 g/giorno comportava un aumento del rischio di cancro del seno del 5.9% (95% CI: 1-11%). Un incremento significativo dei trend è stato osservato tra il consumo di alcol e i tumori ER+/PR+, ER-/PR- e ER-/PR-/HER2-. Il rischio di sviluppare tumore al seno era più alto tra le donne che iniziavano a fare uso di alcol prima della prima gravidanza portata a termine.

 

Complessivamente, i risultati di questo studio confermano l’associazione tra consumo di alcol e tumore al seno per entrambi i recettori ormonali positivi e per i recettori ormonali negativi. Non è stata osservata nessuna associazione con BMI e uso di ormoni.

L’effetto dose-risposta dell’alcol appare lineare, ciò suggerisce che per il rischio di cancro del seno non esiste un livello al di sotto del quale il consumo può considerarsi sicuro. Inoltre visto il rischio che può comportare il consumo di alcol prima della prima gravidanza portata a termine, è necessario disincentivare ulteriormente il consumo in tale periodo.

 

Abstract

Alcohol intake and breast cancer in the European prospective investigation into cancer and nutrition
Alcohol intake has been associated to breast cancer in pre and postmenopausal women; however results are inconclusive regarding tumor hormonal receptor status, and potential modifying factors like age at start drinking. Therefore, we investigated the relation between alcohol intake and the risk of breast cancer using prospective observational data from the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC). Up to 334,850 women, aged 35-70 years at baseline, were recruited in ten European countries and followed up an average of 11 years. Alcohol intake at baseline and average lifetime alcohol intake were calculated from country-specific dietary and lifestyle questionnaires. The study outcomes were the Hazard ratios (HR) of developing breast cancer according to hormonal receptor status. During 3,670,439 person-years, 11,576 incident breast cancer cases were diagnosed. Alcohol intake was significantly related to breast cancer risk, for each 10 g/day increase in alcohol intake the HR increased by 4.2% (95% CI: 2.7-5.8%). Taking 0 to 5 g/day as reference, alcohol intake of >5 to 15 g/day was related to a 5.9% increase in breast cancer risk (95% CI: 1-11%). Significant increasing trends were observed between alcohol intake and ER+/PR+, ER-/PR-, HER2- and ER-/PR-HER2- tumors. Breast cancer risk was stronger among women who started drinking prior to first full-time pregnancy. Overall, our results confirm the association between alcohol intake and both hormone receptor positive and hormone receptor negative breast tumors, suggesting that timing of exposure to alcohol drinking may affect the risk. Therefore, women should be advised to control their alcohol consumption.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25677034

Codice Europeo Contro il Cancro quarta edizione: Dieta e cancro

Teresa Norat et al.

European Code against Cancer 4th Edition: Diet and cancer

Cancer Epidemiology. 2015; 39, 56-66

 

Le azioni quotidiane che caratterizzano lo stile di vita, compresa la dieta, sono riconosciute da tempo come potenziali determinanti del rischio di cancro.

Oltre al ruolo significativo della dieta nell’influire sullo sviluppo di obesità e sovrappeso, fattori di rischio per numerose forme tumorali, studi sperimentali indicano come l’alimentazione sia in grado di influenzare il processo tumorale in diversi modi. Studi prospettici hanno mostrato come modelli dietetici caratterizzati da un elevato consumo di frutta, verdura e cereali integrali e un ridotto consumo di carni rosse, carni trasformate e sale siano correlati ad un minore rischio di morte e di incidenza di tumore. È stato inoltre evidenziato come una corretta alimentazione possa migliorare complessivamente la sopravvivenza dopo la diagnosi di tumore del seno e del colon-retto. La letteratura evidenzia come un alto consumo di frutta e vegetali possa ridurre il rischio di tumori del tratto aero-digestivo e studi mostrano inoltre che la fibra alimentare è un fattore protettivo convincente per il tumore del colon-retto. Il consumo di carni rosse e trasformate aumenta il rischio di tumore del colon-retto. Una dieta ricca di alimenti ad alta densità energetica, come prodotti che presentano elevate quantità di zuccheri e grassi, può portare ad un eccessivo apporto di calorie, favorendo così l’obesità e aumentando il rischio di tumore. Esistono inoltre evidenze che il consumo di bevande zuccherate sia associato ad un aumento del rischio di tumore del pancreas.

 

Alla luce di questo, la quarta edizione del Codice Europeo Contro il Cancro, un progetto della Commissione Europea con l’obiettivo di informare i cittadini sulle azioni che individualmente possono intraprendere per ridurre il rischio di tumore, raccomanda alla popolazione di seguire un’alimentazione corretta: aumentare il consumo di cereali integrali, legumi, verdura e frutta; limitare il consumo di alimenti ad alta densità energetica (prodotti ricchi in zuccheri e grassi); evitare le bevande zuccherate e le carni trasformate e limitare il consumo di carni rosse e gli alimenti ad alto contenuto di sale.

 

Le raccomandazioni del Codice Europeo Contro il Cancro sono in linea con le dieci raccomandazioni del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, le quali evidenziano come una sana alimentazione e uno stile di vita attivo siano alla base della prevenzione delle malattie oncologiche.

Nella sezione del sito “Informazioni generali” vengono descritti i concetti alla base di una corretta alimentazione, di aiuto per comprendere ancora meglio le raccomandazioni.

 

Abstract

European Code against Cancer 4th Edition: Diet and cancer
Lifestyle factors, including diet, have long been recognised as potentially important determinants of cancer risk. In addition to the significant role diet plays in affecting body fatness, a risk factor for several cancers, experimental studies have indicated that diet may influence the cancer process in several ways. Prospective studies have shown that dietary patterns characterised by higher intakes of fruits, vegetables, and whole-grain foods, and lower intakes of red and processed meats and salt, are related to reduced risks of death and cancer, and that a healthy diet can improve overall survival after diagnosis of breast and colorectal cancers. There is evidence that high intakes of fruit and vegetables may reduce the risk of cancers of the aerodigestive tract, and the evidence that dietary fibre protects against colorectal cancer is convincing. Red and processed meats increase the risk of colorectal cancer. Diets rich in high-calorie foods, such as fatty and sugary foods, may lead to increased calorie intake, thereby promoting obesity and leading to an increased risk of cancer. There is some evidence that sugary drinks are related to an increased risk of pancreatic cancer. Taking this evidence into account, the 4th edition of the European Code against Cancer recommends that people have a healthy diet to reduce their risk of cancer: they should eat plenty of whole grains, pulses, vegetables and fruits; limit high-calorie foods (foods high in sugar or fat); avoid sugary drinks and processed meat; and limit red meat and foods high in salt.

Link all’articolo originale:https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26164653

Cardiotossicità indotta dalle Antracicline in pazienti oncologici giovani: il ruolo della Carnitina

Armenian SH.

Anthracycline-Induced Cardiotoxicity in Young Cancer Patients: The Role of Carnitine

Ann Nutr Metab. 2016;68 Suppl 3:10-14

 

Nonostante la crescita dell’incidenza della sopravvivenza nei tumori pediatrici sia aumentata  progressivamente nelle recenti decadi, molti bambini sopravvissuti al cancro infantile presenteranno almeno una malattia cronica entro i 40 anni di età.

 

A tal proposito, è emerso che le complicanze cardiovascolari siano la causa principale di morbilità a lungo termine e di mortalità in bambini sopravvissuti a lungo al cancro infantile, probabilmente a causa dell’esposizione alla chemioterapia con antracicline, e gli effetti in pazienti con cardiomiopatia antracicline-correlata rimangono scarsi.

 

E’ stato ottenuto qualche progresso nella comprensione dei meccanismi alla base della cardiomiopatia antracicline-correlata, che sembra coinvolgere la generazione di specie reattive dell’ossigeno, portando alla disfunzione mitocondriale, seguita dall’apoptosi dei miociti e dall’inadeguato rimodellamento del ventricolo sinistro.

Nonostante esistano attualmente diverse linee guida sul monitoraggio dei pazienti oncologici ad alto rischio di infarto, trattati con terapie cardiotossiche, rimane molto lavoro da fare per individuare markers sicuri per lo screening di disfunzione cardiaca.

 

Il nostro studio ha identificato alterazioni della L-carnitina in pazienti sopravvissuti al cancro. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche, gli studi preliminari suggeriscono un ruolo della carnitina nella prevenzione primaria (durante la terapia) e nella prevenzione secondaria (per migliorare le funzioni dopo la terapia).

 

Abstract

Anthracycline-Induced Cardiotoxicity in Young Cancer Patients: The Role of Carnitine
While the increased rates of survival in childhood cancers have increased progressively in recent decades, many childhood cancer survivors will have at least one chronic health condition within 40 years of age. In this regard, cardiovascular complications have emerged as a leading cause of long-term morbidity and mortality in long-term survivors of childhood cancer, likely due to exposure to anthracycline chemotherapy, and outcomes in patients with anthracycline-related cardiomyopathy remain poor. Some progress has been made in understanding the mechanisms at the basis of anthracycline-related cardiomyopathy, which appear to involve generation of reactive oxygen species, leading to mitochondrial dysfunction, followed by myocyte apoptosis and maladaptive left ventricular remodeling. Even if several guidelines currently exist for monitoring cancer patients treated with cardiotoxic therapies who are at high risk for heart failure, much work remains to be done in finding reliable markers for screening for cardiac dysfunction. Studies from our group have identified alterations in L-carnitine in cancer survivors. While additional investigations are needed, preliminary studies suggest a role for carnitine in primary prevention (during treatment) and secondary prevention (to improve function after treatment).

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27931027

Body-mass index e incidenza di cancro: una revisione sistematica e meta-analisi di studi osservazionali prospettici

Renehan AG, Tyson M, Egger M, Heller RF, Zwahlen M.

Body-mass index and incidence of cancer: a systematic review and meta-analysis of prospective observational studies

Lancet. 2008 Feb 16;371(9612):569-78

 

L’eccesso di peso, espresso come aumento di BMI, è associato al rischio d’insorgenza di alcune comuni forme di cancro. In questo studio è stata condotta una revisione sistematica e una meta-analisi per valutare la forza dell’associazione tra BMI e differenti sedi tumorali e indagare le differenze di tali associazioni in funzione del genere e dei gruppi etnici.

 

Le ricerche sono state condotte su banche dati elettroniche, quali Medline e Embase (dal 1966 al Novembre 2007), per identificare studi prospettici che presentavano casi incidenti di 20 tipi di tumore. Sono state condotte meta-analisi con il modello random-effects e meta-regressioni di stime incrementali studio-specifiche per determinare il rischio di cancro associato ad un aumento del BMI di 5 kg/m2.

 

Sono stati selezionati 221 dataset (141 articoli) che includevano 282 137 casi incidenti.

Negli uomini, un incremento di 5 punti di BMI (kg/m2) è stato fortemente associato con adenocarcinoma dell’esofago (RR 1.52, P<0.0001), cancro della tiroide (RR 1.33, p=0.02), cancro del colon (RR 1.24, p<0.0001) e cancro del rene (RR 1.24, p<0.0001).

Nelle donne, è stata registrata una forte associazione tra incremento di 5 punti di BMI (kg/m2) e cancro dell’endometrio (RR 1.59, p<0.0001), cancro della cistifellea (RR 1.59, p=0.04), adenocarcinoma dell’esofago (RR 1.51, p<0.0001) e cancro del rene (RR 1.34, p<0.0001).

È stata individuata una debole associazione (RR <1.20) tra aumento del BMI e cancro del retto e melanoma maligno negli uomini; cancro del seno in post-menopausa, cancro del pancreas, cancro della tiroide e cancro del colon nelle donne; leucemia, mieloma multiplo, e linfoma non-Hodgkin in entrambi i sessi. Le associazioni erano più forti negli uomini rispetto alle donne per il cancro del colon (p<0.0001).

Generalmente i risultati delle associazioni erano simili negli studi provenienti dal Nord America, dall’Europa, dall’Australia e dalla regione Asia-Pacifico, tuttavia nelle popolazioni della regione Asia-Pacifico sono state registrate forti associazioni tra incremento del BMI e cancro del seno in pre-menopausa (p=0.009) e post-menopausa (p=0.06).

 

L’aumento del BMI è associato all’incremento del rischio di sviluppare neoplasie comuni e meno comini. Per alcuni tipi di tumore, le associazioni differiscono per genere e popolazione di diversa etnia.

Studi epidemiologici osservazionali di questo tipo possono rivelarsi utili sia per stimolare future indagini volte a individuare i meccanismi biologici che spieghino tali associazioni, sia per promuovere strategie di prevenzione dell’obesità rivolte alla popolazione generale, con particolare attenzione al singolo individuo in funzione del rischio che il genere, la razza o la familiarità potrebbe comportare.

 

Abstract

Body-mass index and incidence of cancer: a systematic review and meta-analysis of prospective observational studies
BACKGROUND:
Excess bodyweight, expressed as increased body-mass index (BMI), is associated with the risk of some common adult cancers. We did a systematic review and meta-analysis to assess the strength of associations between BMI and different sites of cancer and to investigate differences in these associations between sex and ethnic groups.
METHODS:
We did electronic searches on Medline and Embase (1966 to November 2007), and searched reports to identify prospective studies of incident cases of 20 cancer types. We did random-effects meta-analyses and meta-regressions of study-specific incremental estimates to determine the risk of cancer associated with a 5 kg/m2 increase in BMI.
FINDINGS:
We analysed 221 datasets (141 articles), including 282,137 incident cases. In men, a 5 kg/m2 increase in BMI was strongly associated with oesophageal adenocarcinoma (RR 1.52, p<0.0001) and with thyroid (1.33, p=0.02), colon (1.24, p<0.0001), and renal (1.24, p <0.0001) cancers. In women, we recorded strong associations between a 5 kg/m2 increase in BMI and endometrial (1.59, p<0.0001), gallbladder (1.59, p=0.04), oesophageal adenocarcinoma (1.51, p<0.0001), and renal (1.34, p<0.0001) cancers. We noted weaker positive associations (RR <1.20) between increased BMI and rectal cancer and malignant melanoma in men; postmenopausal breast, pancreatic, thyroid, and colon cancers in women; and leukaemia, multiple myeloma, and non-Hodgkin lymphoma in both sexes. Associations were stronger in men than in women for colon (p<0.0001) cancer. Associations were generally similar in studies from North America, Europe and Australia, and the Asia-Pacific region, but we recorded stronger associations in Asia-Pacific populations between increased BMI and premenopausal (p=0.009) and postmenopausal (p=0.06) breast cancers.
INTERPRETATION:
Increased BMI is associated with increased risk of common and less common malignancies. For some cancer types, associations differ between sexes and populations of different ethnic origins. These epidemiological observations should inform the exploration of biological mechanisms that link obesity with cancer.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18280327

Associazione tra il tempo libero dedicato all’attività fisica e il rischio di 26 tipi di cancro in 1,44 milioni di adulti

Steven C. Moore et al.

Leisure-time physical activity and risk of 26 types of cancer in 1.44 million adults

JAMA Intern Med . 2016; 176(6): 816–825

 

L’attività fisica praticata nel tempo libero, intesa come l’insieme delle attività volte a migliorare o mantenere lo stato di salute, è associata ad un rischio minore di malattie cardiache e di mortalità per tutte le cause, tuttavia la sua associazione con il rischio di cancro non è stata ancora ben compresa.

Obiettivo dello studio è stato quello di approfondire tale associazione e determinarne eventuali variazioni influenzate da fattori come la massa corpora e/o l’esposizione al fumo di sigaretta.

I dati utilizzati per questo studio derivano dall’ NCI Cohort Consortium, un network internazionale del National Cancer Istitute (NCI) che ha l’obiettivo di mettere in connessione i più grandi studi di coorte sul cancro a livello mondiale. Gli autori in particolare hanno utilizzato dati di 12 studi di coorte statunitensi e europei (con baseline che andavano da 1987 al 2004), nei quali il livello di attività fisica era riportato dagli stessi partecipanti.  Il modello di regressione di Cox è stato utilizzato per stimare i rapporti di rischio (HRs) e gli intervalli di confidenza (CI) al 95% per le associazioni tra l’attività fisica nel tempo libero e l’incidenza di 26 forme tumorali. I livelli di attività fisica praticata nel tempo libero sono stati convertiti in percentili specifici della coorte su base continua e i risultati sono stati sintetizzati mediante una meta-analisi ad effetti casuali. I rapporti di rischio tra alti e bassi livelli di attività si basano sul confronto di rischio del 90° rispetto al 10° percentile di attività. L’analisi dei dati è stata eseguita da gennaio 2014 a giugno 2015.

L’esposizione considerata in tale studio comprende l’attività fisica svolta nel tempo libero con intensità moderata e vigorosa.

L’obiettivo principale è quello di misurare l’incidenza di cancro durante i follow-up.

Complessivamente sono stati inclusi 1.44 milioni di partecipanti (con età che variava da 19 a 98 anni, d cui 57% femmine) di cui 186 932 casi di tumore. Alti livelli di attività fisica, confrontati con bassi livelli della stessa, sono stati associati ad un minore rischio di 13 forme tumorali: dell’adenocarcinoma esofageo (HR, 0.58; 95% CI, 0.37-0.89), del fegato (HR, 0.73; 95% CI, 0.55-0.98), del polmone (HR, 0.74; 95% CI, 0.71-0.77), del rene (HR, 0.77; 95% CI, 0.70-0.85), del cardias (HR, 0.78; 95% CI, 0.64-0.95), dell’endometrio (HR, 0.79; 95% CI, 0.68-0.92), leucemia mieloide (HR, 0.80; 95% CI, 0.70-0.92), mieloma (HR, 0.83; 95% CI, 0.72-0.95), colon (HR, 0.84; 95% CI, 0.77-0.91), testa e collo (HR, 0.85; 95% CI, 0.78-0.93), retto (HR, 0.87; 95% CI, 0.80-0.95), della vescica (HR, 0.87; 95% CI, 0.82-0.92) e del seno (HR, 0.90; 95% CI, 0.87-0.93). Prendendo in considerazione anche l’indice di massa corporea si nota un’attenuazione delle associazioni per diverse sedi tumorali, tuttavia 10 su 13 restano statisticamente significative.

L’attività fisica praticata nel tempo libero è stata associata ad un maggiore rischio di melanoma maligno (HR, 1.27; 95% CI, 1.16-1.40) e di tumore della prostata (HR, 1.05; 95% CI, 1.03-1.08).

Generalmente le associazioni rilevate erano simili tra gli individui in condizione di sovrappeso/obesità e in normopeso.

L’abitudine al fumo ha influenzato l’associazione solo per il tumore del polmone ma non per altre sedi tumorali generalmente correlate al fumo.

In conclusione, il tempo libero dedicato all’attività fisica è stato associato ad un minore rischio di numerose forme tumorali. Gli operatori sanitari che si confrontano con persone con un ridotto livello di attività fisica dovrebbero sottolineare l’importanza di queste associazioni, evidenziando anche che sono in gran parte indipendenti dalla massa corporea o dall’abitudine al fumo.

Lo studio è concorde con le indicazioni contenute nella seconda raccomandazione del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, che fa riferimento proprio al ruolo dello stile di vita attivo nella promozione della salute. Inoltre l’analisi della letteratura scientifica ha classificato l’attività fisica come fattore protettivo convincente per il tumore del colon-retto e probabile per il tumore dell’endometrio e del seno.

 

Abstract

Leisure-time physical activity and risk of 26 types of cancer in 1.44 million adults
IMPORTANCE—Leisure-time physical activity has been associated with lower risk of heartdisease and all-cause mortality, but its association with risk of cancer is not well-understood.
OBJECTIVE—To determine the association of leisure-time physical activity with incidence of common types of cancer and whether associations vary by body size and/or smoking.
DESIGN, SETTING, AND PARTICIPANTS—We pooled data from 12 prospective U.S. and European cohorts with self-reported physical activity (baseline 1987–2004). A total of 1.44 million participants (median age:59 years; range:19–98 years) and 186,932 cancers were included. We used multivariable Cox regression to estimate hazard ratios (HRs) and 95% confidence intervals (CIs) for associations of leisure-time physical activity with incidence of 26 types of cancer. Leisure-time physical activity levels were modeled as cohort-specific percentiles on a continuous basis and cohort-specific results were synthesized by random effects meta-analysis. Hazard ratios for high versus low levels of activity are based on a comparison of risk at the 90th versus 10th percentiles, respectively, of activity.
EXPOSURE—Leisure-time physical activity of a moderate to vigorous intensity.
MAIN OUTCOMES AND MEASURES—Incident cancer during follow-up.
RESULTS—High versus low levels of leisure-time physical activity were associated with lower risks of 13 cancers: esophageal adenocarcinoma (HR=0.58,CI:0.37–0.89), liver (HR=0.73,CI: 0.55–0.98), lung (HR=0.74,CI:0.71–0.77), kidney (HR=0.77,CI:0.70–0.85), gastric cardia (HR=0.78,CI:0.64–0.95), endometrial (HR=0.79,CI:0.68–0.92), myeloid leukemia (HR=0.80,CI: 0.70–0.92), myeloma (HR=0.83,CI:0.72–0.95), colon (HR=0.84,CI:0.77–0.91), head and neck (HR=0.85,CI:0.78–0.93), rectal (HR=0.87,CI:0.80–0.95), bladder (HR=0.87,CI:0.82–0.92), and breast (HR=0.90,CI:0.87–0.93). BMI adjustment modestly attenuated associations for several cancers, but 10 of 13 inverse associations remained statistically significant after BMI adjustment. Leisure-time physical activity was associated with higher risks of malignant melanoma (HR=1.27,CI:1.16–1.40) and prostate cancer (HR=1.05,CI:1.03–1.08). Associations were generally similar between the overweight/obese and the normal weight. Smoking status modified the association for lung cancer, but not other smoking-related cancers.
CONCLUSIONS AND RELEVANCE—In addition to associations with lower risk of heartdisease and mortality, leisure-time physical activity is also associated with lower risks of many cancer types. Health care professionals counseling inactive adults should emphasize that most of these associations were evident regardless of body size or smoking history, supporting broad generalizability of findings

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5812009/

Approccio alternativo per l’attenuazione della cardiotossicità doxorubicina-indotta utilizzando sostanze vegetali

Khan MA, Singh M, Khan MS, Ahmad W, Najmi AK, Ahmad S.

Alternative approach for mitigation of doxorubicin-induced cardiotoxicity using herbal agents

Curr Clin Pharmacol. 2014;9(3):288-97

 

La Doxorubicina (DOX) è un farmaco chemioterapico efficiente e largamente utilizzato in varie neoplasie maligne. Tuttavia, il suo uso clinico è limitato a causa dello sviluppo di cardiotossicità. Studi hanno dimostrato che la cardiotossicità Doxo-indotta si manifesta attraverso meccanismi diversi da quelli che mediano il suo effetto antitumorale. Questa teoria fa luce sullo sviluppo di strategie di cardioprotezione che non alterino l’efficacia terapeutica della Doxorubicina.

I componenti vegetali bioattivi di integratori alimentari, erbe tradizionali e alimenti con potenziali benefici per la salute possono giocare un ruolo importante nei trattamenti terapeutici.

Questo testo rappresenta una revisione approfondita e un prospetto delle sostanze vegetali e botaniche contrastanti la cardiotossicità doxo-indotta con i loro meccanismi proposti.

L’attività delle piante valutata sulla base della cardiotossicità Doxo-indotta ha rilevato una serie di meccanismi inclusi l’apoptosi, il potenziale antiossidante, l’effetto sui mitocondri e sulla regolazione dello ione Calcio ecc. Il documento mostra che la maggior parte dei farmaci fitoterapici studiati risultano efficaci grazie al loro meccanismo antiossidante e solo pochi attraverso altri meccanismi principali come l’apoptosi o le vie Ferro-mediate nella cardiotossicità Doxo-indotta. Sono disponibili solo pochi articoli riguardo la prevenzione della resistenza al farmaco Doxo-indotta, con l’utilizzo di sostanze botaniche. Il testo riporta una serie di componenti con evidente capacità di prevenzione della cardiotossicità doxo-indotta, per esempio le proantocianidine, l’epigallocatechina-3-gallato, l’S-allilcisteina, il resveratrolo, la rutina ecc.

In questo documento sono stati esaminati tanti altri farmaci fitoterapici, che potrebbero agire attraverso meccanismi diversi da quello antiossidante e che possono essere valutati in futuro come terapia di associazione per la prevenzione della cardiotossicità Doxo-indotta.

 

Abstract

Alternative approach for mitigation of doxorubicin-induced cardiotoxicity using herbal agents

Doxorubicin (DOX) is an effective and frequently used chemotherapeutic agent for various malignancies. However, its clinical use is hampered due to the development of cardiotoxicity. Investigations have proved that DOX-induced cardiotoxicity occurs through mechanisms other than those mediating its antitumor effect. This theory sheds light on the development of strategies for cardioprotection without altering therapeutic effectiveness of DOX. Bioactive plant constituents of dietary supplements, traditional herbs and foods with potential health benefits can play an important role in therapeutics. This manuscript is an exhaustive review and prospect of herbal and botanical agents against DOX-induced cardiotoxicity with their proposed mechanisms. The activity of herbs evaluated against DOX-induced cardiotoxicity has shown number of mechanisms including apoptosis, antioxidant potential, effect on mitochondria and calcium ion regulation etc. The manuscript reveals that most of the herbal drugs studied are effective through antioxidant mechanism and only few through other major pathways such as apoptosis and iron mediated pathways in DOX-induced cardiotoxicity. Only limited reports are available for the prevention of DOX-induced drug resistance using botanicals. Manuscript reports a number of constituents with evident potential in prevention of DOX cardiotoxicity e.g. proanthocyanidins, epigallocatechin-3-gallate, S-allylcysteine, reseveratrol, rutoside etc. In the present communication, several herbal drugs have also been discussed, which can act through mechanisms other than antioxidant and may be evaluated as a combination therapy for prevention of DOX-induced cardiotoxicity in future.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23342982

Aderenza alla dieta Mediterranea e rischio di cancro: una revisione sistematica aggiornata e meta-analisi di studi osservazionali

Schwingshackl L., Hoffmann G.

Adherence to Mediterranean diet and risk of cancer: an updated systematic review and meta-analysis of observational studies.

Cancer Med. 2015;4(12):1933-47

 

Obiettivo della presente revisione sistematica e meta-analisi di studi osservazionali è stato approfondire gli effetti che l’aderenza alla Dieta Mediterranea può avere sulla mortalità totale per cancro, incidenza di differenti tipi di tumore e rischio di mortalità per cancro nei pazienti sopravvissuti al tumore. Nel marzo del 2014 gli autori hanno pubblicato una precedente meta-analisi con lo stesso scopo. A causa dell’alto numero di studi che sono stati pubblicati dopo tale data, l’analisi originale è stata aggiornata.

 

La ricerca della letteratura è stata effettuata fino al 2 luglio 2015 utilizzando banche dati elettroniche, quali PubMed e EMBASE. Per lo studio sono stati inclusi sia studi di coorte (per i tumori specifici sono stati selezionati esclusivamente casi incidenti), sia studi casi-controllo. I risk ratio, gli hazard ratio e gli odds ratio (RR/HR/OR) di studi specifici sono stati combinati usando un modello random effect. Dal processo di aggiornamento di questa revisione sono emersi 23 studi osservazionali che non erano stati inclusi nella precedente meta-analisi (numero totale di studi valutati: 56 studi osservazionali).

Una popolazione complessiva di 1 784 404 soggetti è stata inclusa nel presente aggiornamento.

 

La tradizionale dieta mediterranea è caratterizzata da un alto consumo di vegetali, legumi, frutta fresca e frutta a guscio, cereali integrali e olio d’oliva; un’assunzione moderatamente alta di pesce e da moderata a bassa di latticini, un basso consumo di carne, pollame e grassi saturi. Infine un consumo regolare, ma moderato, di vino durante i pasti.

Il punteggio più alto di aderenza alla dieta mediterranea è stato significativamente associato con un minor rischio di mortalità totale per cancro (RR: 0.87, 95% CI 0.81-0.93, I2=84%); per quanto riguarda sedi tumorali specifiche, tale associazione è risultata significativa per cancro del colon-retto (RR: 0.83, 95% CI 0.76–0.89, I2= 56%), cancro del seno (RR: 0.93, 95% CI 0.87–0.99, I2=15%), cancro dello stomaco (RR: 0.73, 95% CI 0.55–0.97, I2= 66%) cancro della prostata (RR: 0.96, 95% CI 0.92–1,00, I2= 0%), cancro del fegato (RR: 0.58, 95% CI 0.46–0.73, I2= 0%), tumori della testa e del collo (RR: 0.40, 95% CI 0.24–0.66, I2= 90%), cancro del pancreas (RR: 0.48, 95% CI 0.35–0.66) e tumori dell’apparato respiratorio (RR: 0.10, 95% CI 0.01–0.70). Non è stato possibile osservare nessuna associazione significativa per cancro dell’esofago, cancro dell’ovaio, cancro dell’endometrio e cancro della vescica. Tra i pazienti sopravvissuti al cancro, l’associazione tra la categoria di aderenza alla dieta mediterranea più alta e il rischio di sviluppare una recidiva e di mortalità per cancro è risultata statisticamente non significativa.

 

La meta-analisi aggiornata conferma un’evidente e consistente associazione inversa fornita dall’aderenza alla dieta mediterranea in relazione alla mortalità per cancro e al rischio di sviluppare diversi tipi di tumore. Se si prende in considerazione il numero di analisi che segnalano un effetto benefico della dieta mediterranea nella protezione contro altre patologie croniche, è ragionevole promuoverla come un corretto modello dietetico.

 

Abstract

Adherence to Mediterranean diet and risk of cancer: an updated systematic review and meta-analysis of observational studies

The aim of the present systematic review and meta-analysis of observational studies was to gain further insight into the effects of adherence to Mediterranean Diet (MD) on overall cancer mortality, incidence of different types of cancer, and cancer mortality risk in cancer survivors. Literature search was performed using the electronic databases PubMed, and EMBASE until 2 July 2015. We included either cohort (for specific tumors only incidence cases were used) or case-control studies. Study specific risk ratios, hazard ratios, and odds ratios (RR/HR/OR) were pooled using a random effect model. The updated review process showed 23 observational studies that were not included in the previous meta-analysis (total number of studies evaluated: 56 observational studies). An overall population of 1,784,404 subjects was included in the present update. The highest adherence score to an MD was significantly associated with a lower risk of all-cause cancer mortality (RR: 0.87, 95% CI 0.81-0.93, I(2) = 84%), colorectal cancer (RR: 0.83, 95% CI 0.76-0.89, I(2) = 56%), breast cancer (RR: 0.93, 95% CI 0.87-0.99, I(2) =15%), gastric cancer (RR: 0.73, 95% CI 0.55-0.97, I(2) = 66%), prostate cancer (RR: 0.96, 95% CI 0.92-1.00, I(2) = 0%), liver cancer (RR: 0.58, 95% CI 0.46-0.73, I(2) = 0%), head and neck cancer (RR: 0.40, 95% CI 0.24-0.66, I(2) = 90%), pancreatic cancer (RR: 0.48, 95% CI 0.35-0.66), and respiratory cancer (RR: 0.10, 95% CI 0.01-0.70). No significant association could be observed for esophageal/ovarian/endometrial/and bladder cancer, respectively. Among cancer survivors, the association between the adherence to the highest MD category and risk of cancer mortality, and cancer recurrence was not statistically significant. The updated meta-analyses confirm a prominent and consistent inverse association provided by adherence to an MD in relation to cancer mortality and risk of several cancer types.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26471010

Caratterizzazione della composizione volatile e flavonoide di diversi tagli di cipolla secca ( Allium cepa L.) di HS-SPME-GC-MS, HS-SPME-GC × GC-TOF e HPLC-DAD.

Cecchi L., Ieri F., Vignolini P., Mulinacci N., Romani A.

Characterization of Volatile and Flavonoid Composition of Different Cuts of Dried Onion (Allium cepa L.) by HS-SPME-GC-MS, HS-SPME-GC×GC-TOF and HPLC-DAD.

 Molecules. 2020;25(2).

Astratto

La cipolla è ampiamente usata in tutto il mondo in varie forme sia per applicazioni alimentari che medicinali, grazie al suo alto contenuto di fitonutrienti, come flavonoidi e composti volatili di zolfo. La cipolla fresca è molto deperibile e l’essiccazione è ampiamente applicata per prolungare la shelf life, ottenendo così un ingrediente alimentare funzionale molto facile da usare. Le frazioni flavonoidi e volatili di diversi tagli di cipolla (fiocchi, anelli) preparati attraverso diversi cicli di essiccazione in un forno statico, sono stati caratterizzati da cromatografia liquida ad alte prestazioni con un rivelatore a serie di diodi HPLC-DAD, seguito da Micro Extraction Head Space-Solid Phase mediante gascromatografia accoppiata a spettrometria di massa (HS-SPME-GC-MS) e micro estrazione in fase solida spazio-testa seguita da gascromatografia bidimensionale completa (HS-SPME-GC × GC-TOF). I fiocchi di cipolla hanno mostrato un contenuto di flavonoidi significativamente più elevato (3,56 mg g -1 ) rispetto agli anelli di cipolla (2,04 mg g -1 ). I fiocchi di cipolla hanno mostrato una maggiore quantità di composti organici volatili (COV) (127,26 mg g -1 ) rispetto agli anelli di cipolla (42,79 mg g -1 ), con diverse quantità relative di di- e trisolfuri-disolfuri predominano in gran parte la frazione volatile (quantità superiori a 60 % sul contenuto volatile totale), seguito da trisulfides e dipropyl disulfide e dipropyl trisulfide sono stati i COV più abbondanti. HS-SPME-GC × GC-TOF ha permesso di rilevare la presenza di alliltiolo, dietanolo solfuro, 4,6-dietil1,2,3,5-tetratiolano, non rilevato da HS-SPME-GC-MS, e fornito un visualizzazione e confronto rapidi e diretti di diversi campioni. Questi risultati evidenziano le diverse proprietà nutraceutiche dei campioni di cipolla essiccata elaborati altrimenti, che differiscono solo per forma e dimensioni, sottolineando quindi usi potenzialmente diversi come ingredienti funzionali.

Abstract

Characterization of Volatile and Flavonoid Composition of Different Cuts of Dried Onion (Allium cepa L.) by HS-SPME-GC-MS, HS-SPME-GC×GC-TOF and HPLC-DAD.

Onion is widely used worldwide in various forms for both food and medicinal applications, thanks to its high content of phytonutrients, such as flavonoids and volatile sulfur compounds. Fresh onion is very perishable and drying is widely applied for extending shelf-life, thus obtaining a very easy-to-use functional food ingredient. The flavonoid and volatile fractions of different onion cuts (flakes, rings) prepared through different drying cycles in a static oven, were characterized by high-performance liquid chromatography with a diode-array detector HPLC-DAD, Head Space-Solid Phase Micro Extraction followed by Gas Chromatography coupled with Mass Spectrometry (HS-SPME-GC-MS) and Head-Space Solid Phase Micro Extraction followed by comprehensive two-dimensional Gas-Chromatography (HS-SPME-GC×GC-TOF). Onion flakes showed a significantly higher flavonoid content (3.56 mg g-1) than onion rings (2.04 mg g-1). Onion flakes showed greater amount of volatile organic compounds (VOCs) (127.26 mg g-1) than onion rings (42.79 mg g-1), with different relative amounts of di- and trisulfides-disulfides largely predominate the volatile fraction (amounts over 60% on the total volatile content), followed by trisulfides and dipropyl disulfide and dipropyl trisulfide were the most abundant VOCs. HS-SPME-GC×GC-TOF allowed for the detection of the presence of allylthiol, diethanol sulfide, 4,6-diethyl1,2,3,5-tetrathiolane, not detected by HS-SPME-GC-MS, and provided a fast and direct visualization and comparison of different samples. These results highlight different nutraceutical properties of dried onion samples processed otherwise, only differing in shape and size, thus pointing out potentially different uses as functional ingredients.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31963728

Associazione di fibre alimentari e consumo di yogurt con il rischio di cancro del polmone: un’analisi aggregata

Yang JJ, Yu D, Xiang YB, Blot W, White E, Robien K, Sinha R, Park Y, Takata Y, Lazovich D, Gao YT, Zhang X, Lan Q, Bueno-de-Mesquita B, Johansson I, Tumino R, Riboli E, Tjønneland A, Skeie G, Quirós JR, Johansson M, Smith-Warner SA, Zheng W, Shu XO.

Association of Dietary Fiber and Yogurt Consumption With Lung Cancer Risk: A Pooled Analysis.

JAMA Oncol. 2019 Oct 24.

 

Importanza: Fibra dietetica (la principale fonte di prebiotici) e yogurt (un alimento probiotico) conferiscono vari benefici per la salute attraverso la modulazione del microbiota intestinale e le vie metaboliche. Tuttavia, le loro associazioni con il rischio di cancro al polmone non sono state ben studiate.

Obiettivo: Valutare le associazioni individuali e congiunte del consumo di fibre alimentari e yogurt con il rischio di cancro al polmone e valutare la potenziale modifica dell’effetto delle associazioni per stile di vita e altri fattori dietetici.

Progettazione, impostazione e partecipanti: Questa analisi congiunta ha incluso 10 coorti prospettiche che hanno coinvolto 1 445 850 adulti da studi condotti negli Stati Uniti, in Europa e in Asia. Le analisi dei dati sono state effettuate tra novembre 2017 e febbraio 2019. L’utilizzo di dati armonizzati dei singoli partecipanti, dei rapporti di rischio e degli intervalli di confidenza del 95% per il rischio di cancro al polmone associato all’assunzione di fibre e yogurt dietetici è stato stimato per ogni coorte mediante regressione Cox e raggruppato utilizzando la meta-analisi degli effetti casuali. I partecipanti che hanno avuto una storia di cancro al momento dell’iscrizione o hanno sviluppato un cancro, sono morti o sono stati persi a seguito del follow-up entro 2 anni dopo l’iscrizione sono stati esclusi.

Esposizioni: Assunzione di fibre alimentari e consumo di yogurt sono stati misurati con strumenti validati.

Principali risultati e misure: Valutazione dell’incidenza polmonare di cancro, sottoclassificato per tipo istologico (ad esempio, adenocarcinoma, carcinoma a cellule squamose e carcinoma a piccole cellule).

Risultati: Il campione analitico comprendeva 627 988 uomini, con un’età media (DS) di 57,9 (9,0) anni e 817 862 donne, con un’età media (DS) di 54,8 (9,7) anni. Durante un follow-up mediano di 8,6 anni, sono stati documentati 18 822 casi di cancro del polmone. Sia l’assunzione di fibre che di yogurt sono state inversamente associate al rischio di cancro al polmone dopo la regolazione per lo stato e gli anni di fumo e altri fattori di rischio per il cancro del polmone: rapporto di rischio, 0,83 (95% IC, 0,76-0,91) per il quintile più alto rispetto al più basso di assunzione di fibre; e rapporto di pericolo, 0,81 (95% IC, 0,76-0,87) per un consumo di yogurt elevato rispetto al nullo. Le associazioni di fibre o yogurt con il cancro del polmone erano significative nei non fumatori e sono state costantemente osservate in sesso, razza / etnia, e tumore tipo istologico. Se considerato congiuntamente, l’elevato consumo di yogurt con il più alto quintile di assunzione di fibre ha mostrato una riduzione del rischio di cancro al polmone di oltre il 30% rispetto al consumo di non yogurt con il più basso quintile di assunzione di fibre (rapporto di rischio, 0,67 [95% IC, 0.61-0.73] nelle popolazioni totali di studio; rapporto di pericolo 0.69 [95% IC, 0.54-0.89] nei non fumatori), suggerendo un potenziale sinergismo.

Conclusioni e rilevanza: Il consumo di fibre alimentari e yogurt è stato associato a un ridotto rischio di cancro ai polmoni dopo la regolazione per fattori di rischio noti e tra i non fumatori. I nostri risultati suggeriscono un potenziale ruolo protettivo di prebiotici e probiotici contro la carcinogenesi polmonare.

 

Abstract

Association of Dietary Fiber and Yogurt Consumption With Lung Cancer Risk: A Pooled Analysis.

Importance: Dietary fiber (the main source of prebiotics) and yogurt (a probiotic food) confer various health benefits via modulating the gut microbiota and metabolic pathways. However, their associations with lung cancer risk have not been well investigated.

Objective: To evaluate the individual and joint associations of dietary fiber and yogurt consumption with lung cancer risk and to assess the potential effect modification of the associations by lifestyle and other dietary factors.

Design, Setting, and Participants: This pooled analysis included 10 prospective cohorts involving 1 445 850 adults from studies that were conducted in the United States, Europe, and Asia. Data analyses were performed between November 2017 and February 2019. Using harmonized individual participant data, hazard ratios and 95% confidence intervals for lung cancer risk associated with dietary fiber and yogurt intakes were estimated for each cohort by Cox regression and pooled using random-effects meta-analysis. Participants who had a history of cancer at enrollment or developed any cancer, died, or were lost to follow-up within 2 years after enrollment were excluded.

Exposures: Dietary fiber intake and yogurt consumption measured by validated instruments.
Main Outcomes and Measures: Incident lung cancer, subclassified by histologic type (eg, adenocarcinoma, squamous cell carcinoma, and small cell carcinoma).

Results: The analytic sample included 627 988 men, with a mean (SD) age of 57.9 (9.0) years, and 817 862 women, with a mean (SD) age of 54.8 (9.7) years. During a median follow-up of 8.6 years, 18 822 incident lung cancer cases were documented. Both fiber and yogurt intakes were inversely associated with lung cancer risk after adjustment for status and pack-years of smoking and other lung cancer risk factors: hazard ratio, 0.83 (95% CI, 0.76-0.91) for the highest vs lowest quintile of fiber intake; and hazard ratio, 0.81 (95% CI, 0.76-0.87) for high vs no yogurt consumption. The fiber or yogurt associations with lung cancer were significant in never smokers and were consistently observed across sex, race/ethnicity, and tumor histologic type. When considered jointly, high yogurt consumption with the highest quintile of fiber intake showed more than 30% reduced risk of lung cancer than nonyogurt consumption with the lowest quintile of fiber intake (hazard ratio, 0.67 [95% CI, 0.61-0.73] in total study populations; hazard ratio 0.69 [95% CI, 0.54-0.89] in never smokers), suggesting potential synergism.

Conclusions and Relevance: Dietary fiber and yogurt consumption was associated with reduced risk of lung cancer after adjusting for known risk factors and among never smokers. Our findings suggest a potential protective role of prebiotics and probiotics against lung carcinogenesis.

Link al testo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31647500

Identificazione dei geni candidati coinvolti nel metabolismo e nell’accumulo dello zucchero durante la maturazione post raccolto del frutto del pero di “Red Clapp’s Favorite” ( Pyrus communis L.) mediante analisi del trascrittoma

Wang L., Chen Y., Wang S., Xue H., Su Y., Yang J., Li X.

Identification of candidate genes involved in the sugar metabolism and accumulation during pear fruit post-harvest ripening of ‘Red Clapp’s Favorite’ (Pyrus communis L.) by transcriptome analysis.

Hereditas, 155:11

background

La pera ( Pyrus spp.) è un frutto popolare coltivato commercialmente nella maggior parte delle regioni temperate. Nella frutta, il metabolismo e l’accumulo di zucchero sono fattori importanti per la qualità organolettica della frutta. La maturazione post-raccolta è una caratteristica speciale di “Red Clapp’s Favorite”.

risultati

In questo studio, il sequenziamento del trascrittoma basato sulla piattaforma Illumina ha generato 23,8 – 35,8 milioni di unigeni di nove librerie di cDNA costruite usando RNA della varietà di pere ‘Red Clapp’s Favorite’ con diversi trattamenti, in cui sono stati scoperti 2629 nuovi geni e 2121 di questi sono stati annotati. Sono stati assemblati un totale di 2146 °, 3650 °, 1830 ° per ciascun confronto. Inoltre, i modelli di espressione genica di 8 unigeni correlati al metabolismo dello zucchero sono stati rivelati da qPCR. I principali costituenti degli zuccheri solubili erano il fruttosio e il glucosio dopo la maturazione post-raccolta dei frutti di pera e sono stati scoperti cinque unigeni coinvolti nel metabolismo dello zucchero.

conclusioni

Il nostro studio non solo fornisce una valutazione su larga scala delle risorse del trascrittoma di “Red Clapp’s Favorite”, ma pone anche le basi per ulteriori ricerche sui geni correlati al metabolismo dello zucchero.

 

Abstract

Identification of candidate genes involved in the sugar metabolism and accumulation during pear fruit post-harvest ripening of ‘Red Clapp’s Favorite’ (Pyrus communis L.) by transcriptome analysis.

BACKGROUND:

Pear (Pyrus spp.) is a popular fruit that is commercially cultivated in most temperate regions. In fruits, sugar metabolism and accumulation are important factors for fruit organoleptic quality. Post-harvest ripening is a special feature of ‘Red Clapp’s Favorite’.

RESULTS:

In this study, transcriptome sequencing based on the Illumina platform generated 23.8 – 35.8 million unigenes of nine cDNA libraries constructed using RNAs from the ‘Red Clapp’s Favorite’ pear variety with different treatments, in which 2629 new genes were discovered, and 2121 of them were annotated. A total of 2146 DEGs, 3650 DEGs, 1830 DEGs from each comparison were assembled. Moreover, the gene expression patterns of 8 unigenes related to sugar metabolism revealed by qPCR. The main constituents of soluble sugars were fructose and glucose after pear fruit post-harvest ripening, and five unigenes involved in sugar metabolism were discovered.

CONCLUSIONS:

Our study not only provides a large-scale assessment of transcriptome resources of ‘Red Clapp’s Favorite’ but also lays the foundation for further research into genes correlated with sugar metabolism.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28943832

Effetti dei tripidi (Thysanoptera: Thripidae) sulla qualità nutrizionale dei germogli di banane (Zingiberales: Musaceae)

Yu D., Huang P., Chen Y., Lin Y., Akutse KS., Lan Y., Wei H

Effects of flower thrips (Thysanoptera: Thripidae) on nutritional quality of banana (Zingiberales: Musaceae) buds.

 PLoS One., 13(8):e0202199.

 

Nel 2015 l’abbondanza di tripidi di fiori di banana ( Thrips hawaiiensis Morgan) in una piantagione di banane ( Musa acuminata Colla “Williams” cultivar) è stata studiata utilizzando trappole appiccicose gialle (29,70 cm × 21,00 cm) nel 2015. I tripidi di fiori di banana sono stati osservati durante l’anno con variazione mensile e il massimo verificarsi è stata osservato in ottobre e novembre durante i periodi di esplosione di gemme (73,80 ± 6,32 adulti / trappola) e frutti giovani (70,06 ± 5,69 adulti / trappola). I tassi di danni sono state le seguenti: fiori interni> 3 ° -livello fiori> 2 ° fiori -livello> 1 st-livello fiori> frutti giovani. Questo risultato indica che i tripidi sono migrati verso brattee inferiori, frutti giovani e altri boccioli di fiori man mano che le brattee si aprivano gradualmente. I risultati hanno anche mostrato che il contenuto di zuccheri, vitamina C, proteine ​​e ceneri era ridotto nei fiori danneggiati da tripidi ed era significativamente inferiore rispetto a quello dei fiori non danneggiati, mentre non vi era alcuna differenza significativa tra i giovani frutti di banana danneggiati e non danneggiati.

I nostri risultati hanno indicato che l’abbondanza di tripidi di fiori di banana era strettamente associata allo stadio di crescita della banana. I tripidi infestavano principalmente i boccioli di fiori e causavano una riduzione dei nutrienti per la pianta ospite, in particolare il contenuto di zuccheri e vitamina C, che riduceva la qualità nutrizionale dei frutti di banana e la qualità dei sottoprodotti di gemme di fiori di banana.

Abstract

Effects of flower thrips (Thysanoptera: Thripidae) on nutritional quality of banana (Zingiberales: Musaceae) buds.

The abundance of banana flower thrips (Thrips hawaiiensis Morgan) in a banana (Musa acuminata Colla “Williams” cultivar) plantation was investigated using yellow sticky traps (29.70 cm × 21.00 cm) in 2015. Banana flower thrips occurred throughout the year with monthly variation, and the maximum occurrence was observed in October and November during the bud burst (73.80 ± 6.32 adults/trap) and young fruit (70.06 ± 5.69 adults/trap) periods. The damage rates were as follows: interior flowers >3rd-layer flowers > 2nd-layer flowers > 1st-layer flowers > young fruits. This result indicates that thrips migrated to lower bracts, young fruits, and other flower buds as bracts gradually opened. Results also showed that the reducing sugar, vitamin C, protein and ash contents in thrips-damaged flowers were all significantly lower than those in undamaged flowers, while there was no significant difference between damaged and undamaged young banana fruit. Our results indicated that the abundances of banana flower thrips were closely associated with the growing stage of banana. Thrips mainly infested flower buds and caused a reduction in nutrients for the host plant, especially the reducing sugar and vitamin C contents, which reduced the nutritional quality of banana fruits and the quality of flower bud by-products of banana.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30096210

Valutazione comparativa della composizione nutritiva, minerale e antinutritiva di Musa sinensis L. (Banana) e Musa paradisiaca L. (Planttain) Compartimenti di frutta

Oyeyinka BO., Afolayan AJ.

Comparative Evaluation of the Nutritive, Mineral, and Antinutritive Composition of Musa sinensis L. (Banana) and Musa paradisiaca L. (Plantain) Fruit Compartments.

Plants (Basel),. E598.

Banana e platano contribuiscono in modo significativo alla sicurezza alimentare e al miglioramento della malnutrizione, guadagnando il loro status di punti base in diverse località delle regioni tropicali e subtropicali. Anche la distribuzione dei metaboliti nelle varie parti rimane un elemento essenziale per il loro potenziale nutritivo e terapeutico. Questo studio aveva lo scopo di valutare la composizione nutrizionale e minerale dei componenti di polpa, buccia e estratto di buccia di frutti di Musa sinensis L. e Musa paradisiacaL. così come i loro potenziali nutrizionali e terapeutici. Le analisi prossimali e antinutrizionali sono state condotte utilizzando metodi analitici standard dell’Associazione dei chimici analitici ufficiali (AOAC), mentre i componenti minerali sono stati valutati utilizzando la spettroscopia di emissione ottica al plasma accoppiata induttivamente (ICP-OES). L’analisi successiva ha rivelato che la polpa e la buccia di M. sinensis L. e M. paradisiacaL. contiene notevoli quantità di umidità, fibre, carboidrati e basso contenuto di grassi, mentre i minerali K, Mg, Ca, Na, P e N erano sostanzialmente concentrati nelle bucce e negli estratti di buccia in particolare. Gli antinutrienti alcaloide, ossalato, saponina e fitato sono stati rilevati in quantità sicura secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Lo studio sottolinea che la buccia e il suo estratto derivato, nonché la polpa di M. sinensis L. e M. paradisiaca L. devono essere utilizzati in modo nutrizionale e terapeutico umano più rilevante.

Abstract

Comparative Evaluation of the Nutritive, Mineral, and Antinutritive Composition of Musa sinensis L. (Banana) and Musa paradisiaca L. (Plantain) Fruit Compartments.

Banana and plantain contribute significantly to food security and amelioration of malnutrition, earning their status as staples in several localities of tropical and sub-tropical regions. The distribution of metabolites within the various parts also remains as a key essential to their nutritive and therapeutic potential. This study was aimed at evaluating the nutritional and mineral composition of the flesh, peel, and peel extract components of Musa sinensis L. and Musa paradisiaca L. fruits as well as their nutritional and therapeutic potentials. Proximate and antinutritional analyses were carried out using standard analytical methods of the Association of Official Analytical Chemists (AOAC), while the mineral constituents were evaluated using inductively coupled plasma optical emission spectroscopy (ICP-OES). Proximate analysis revealed that the flesh and peel of M. sinensis L. and M. paradisiaca L. contain substantial amounts of moisture, fiber, carbohydrates, and low fat content, while minerals K, Mg, Ca, Na, P, and N were substantially concentrated in the peels and peel extracts in particular. The antinutrients alkaloid, oxalate, saponin, and phytate were detected in safe amounts according to the World Health Organization (WHO). The study points out that the peel and its derivative extract, as well as the flesh of M. sinensis L. and M. paradisiaca L. are to be put to more relevant human nutritional and therapeutic use.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31842474

Proprietà medicinali della “vera” cannella ( Cinnamomum zeylanicum ): una revisione sistematica

Ranasinghe P., Pigera S., Premakumara GA., Galappaththy P., Costantino GR., Katulanda P.

Medicinal properties of ‘true’ cinnamon (Cinnamomum zeylanicum): a systematic review

Complemento BMC Altern Med. 22 ottobre 2013; 13: 275. doi: 10.1186 / 1472-6882-13-275

 

BACKGROUND:

Nella medicina tradizionale la cannella è considerata un rimedio per i disturbi respiratori, digestivi e ginecologici. Studi in vitro e in vivo di diverse parti del mondo hanno dimostrato numerosi effetti medicinali benefici di Cinnamomum zeylanicum (CZ). Questo documento mira a rivedere sistematicamente la letteratura scientifica e fornire un riassunto completo sui potenziali benefici medicinali della CZ.

METODI:

Una revisione sistematica completa è stata condotta nei seguenti database; PubMed, Web of Science, SciVerse Scopus per studi pubblicati prima del 31 dicembre 2012. Sono state utilizzate le seguenti parole chiave: “Cinnamomum zeylanicum”, “Cannella di Ceylon”, “Cannella vera” e “Cannella dello Sri Lanka”. Per ottenere dati aggiuntivi è stata eseguita una ricerca manuale utilizzando gli elenchi di riferimento degli articoli inclusi.

RISULTATI:

La ricerca bibliografica ha identificato il seguente numero di articoli nei rispettivi database; PubMed = 54, Web of Science = 76 e SciVerse Scopus = 591. Tredici articoli aggiuntivi sono stati identificati dalla ricerca di liste di riferimento. Dopo aver rimosso i duplicati, il numero totale di articoli inclusi nella presente recensione è 70. Gli effetti benefici sulla salute della CZ identificati erano; a) attività antimicrobica e antiparassitaria, b) riduzione della glicemia, della pressione arteriosa e del colesterolo sierico, c) proprietà anti-ossidanti e di lavaggio dei radicali liberi, d) inibizione dell’aggregazione tau e formazione di filamenti (segni distintivi della malattia di Alzheimer ), e) effetti inibitori sull’osteoclastogenesi, f) effetti anti-secretagoga e anti-gastrica, g) attività anti-nocicettiva e anti-infiammatoria, h) proprietà curative della ferita e i) effetti epato-protettivi.

CONCLUSIONI:

Le prove disponibili in vitro e in vivo suggeriscono che la CZ ha molti effetti benefici sulla salute. Tuttavia, poiché i dati sull’uomo sono scarsi, saranno necessari studi randomizzati e controllati sull’uomo per determinare se questi effetti hanno implicazioni per la salute pubblica.

 

Abstract

Medicinal properties of ‘true’ cinnamon (Cinnamomum zeylanicum): a systematic review

BACKGROUND:

In traditional medicine Cinnamon is considered a remedy for respiratory, digestive and gynaecological ailments. In-vitro and in-vivo studies from different parts of the world have demonstrated numerous beneficial medicinal effects of Cinnamomum zeylanicum (CZ). This paper aims to systematically review the scientific literature and provide a comprehensive summary on the potential medicinal benefits of CZ.

METHODS:

A comprehensive systematic review was conducted in the following databases; PubMed, Web of Science, SciVerse Scopus for studies published before 31st December 2012. The following keywords were used: “Cinnamomum zeylanicum”, “Ceylon cinnamon”, “True cinnamon” and “Sri Lankan cinnamon”. To obtain additional data a manual search was performed using the reference lists of included articles.

RESULTS:

The literature search identified the following number of articles in the respective databases; PubMed=54, Web of Science=76 and SciVerse Scopus=591. Thirteen additional articles were identified by searching reference lists. After removing duplicates the total number of articles included in the present review is 70. The beneficial health effects of CZ identified were; a) anti-microbial and anti-parasitic activity, b) lowering of blood glucose, blood pressure and serum cholesterol, c) anti-oxidant and free-radical scavenging properties, d) inhibition of tau aggregation and filament formation (hallmarks of Alzheimer’s disease), e) inhibitory effects on osteoclastogenesis, f) anti-secretagogue and anti-gastric ulcer effects, g) anti-nociceptive and anti-inflammatory activity, h) wound healing properties and i) hepato-protective effects. The studies reported minimal toxic and adverse effects.

CONCLUSIONS:

The available in-vitro and in-vivo evidence suggests that CZ has many beneficial health effects. However, since data on humans are sparse, randomized controlled trials in humans will be necessary to determine whether these effects have public health implications.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24148965

 

Influenza dei metodi di cottura sul contenuto di composti bioattivi e attività antiossidante dei cavoletti di Bruxelles.

Hwang Es. Influence of Cooking Methods on Bioactive Compound Content and Antioxidant Activity of Brussels Sprouts.

Prev Nutr Food Sci. 2017 dic; 22 (4): 353-358. doi: 10.3746 / pnf.2017.22.4.353. Epub 2017, dic 31

 

Astratto

Sono stati determinati gli effetti di diversi metodi di cottura sul contenuto totale di composti bioattivi e l’attività antiossidante in vitro in estratti etanolici all’80% di cavoletti di Bruxelles è stata valutata con metodi spettrofotometrici. Rispetto ai cavoletti di Bruxelles crudi, cotti a vapore e al microonde estratti con etanolo all’80% contenevano quantità maggiori di polifenoli totali. I cavoletti di Bruxelles crudi contenevano la più alta quantità di flavonoidi totali. Cavoletti di Bruxelles al microonde conteneva le quantità più elevate di carotenoidi totali (0,35 mg / g) e clorofille (3,01 mg / g), seguite da campioni cotti al vapore e non cotti. I cavoletti di Bruxelles freschi non cotti hanno mostrato la più alta attività antiossidante seguita da germogli al microonde e al vapore . L’ attività antiossidante è stata misurata con i saggi 2,2-difenil-1-picrylhydrazyl, 2,2′-azino-bis (acido 3-etilbenzotiazolina-6-solfonico) e idrossilici per lo screening razziale, nonché con il test di attività di riduzione della potenza e l’ attività antiossidante è risultata aumentare in modo dipendente dalla concentrazione. Sulla base di questi risultati, la cottura o il trattamento termico possono diminuire attività antiossidanti , sebbene il loro effetto sul contenuto di composti bioattivi rimanga controverso.

Abstract

Influence of Cooking Methods on Bioactive Compound Content and Antioxidant Activity of Brussels Sprouts.

The effects of different cooking methods on total bioactive compound content were determined, and in vitro antioxidant activity in 80% ethanolic extracts of Brussels sprouts was evaluated by spectrophotometric methods. Compared to uncooked, steamed, and microwaved Brussels sprouts extracted with 80% ethanol contained higher amounts of total polyphenols. Uncooked Brussels sprouts contained the highest amounts of total flavonoids. Microwaved Brussels sprouts contained the highest amounts of total carotenoids (0.35 mg/g) and chlorophylls (3.01 mg/g), followed by steamed and uncooked samples. Uncooked fresh Brussels sprouts showed the highest antioxidant activity followed by microwaved and steamed sprouts. Antioxidant activity was measured with the 2,2-diphenyl-1-picrylhydrazyl, 2,2′-azino-bis(3-ethylbenzothiazoline-6-sulfonic acid), and hydroxyl racial scavenging assays as well as the reducing power activity assay, and antioxidant activity was found to increase in a concentration-dependent manner. Based on these results, cooking or heat treatment may decrease antioxidant activities, although their effect on bioactive compound content remains controversial.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29333389

Fagioli comuni secchi ricchi di polifenoli ( Phaseolus vulgaris L.) e loro benefici per la salute

Ganesan K., Xu B.,

Polyphenol-Rich Dry Common Beans (Phaseolus vulgaris L.) and Their Health Benefits

 International Journal of Molecular Sciences  2017 Nov 4;18(11). pii: E2331. doi: 10.3390/ijms18112331.

I polifenoli sono metaboliti vegetali con potenti proprietà antiossidanti, che aiutano a ridurre gli effetti delle malattie indotte dallo stress ossidativo. Le prove hanno dimostrato che i polifenoli alimentari stanno avendo un crescente interesse scientifico a causa del loro ruolo nella prevenzione delle malattie degenerative nell’uomo. I possibili effetti benefici sulla salute dei polifenoli si basano sul consumo umano e sulla loro biodisponibilità. I fagioli comuni ( Phaseolus vulgarisL.) sono una maggiore fonte di composti polifenolici con numerose proprietà benefiche per la salute. I fagioli secchi ricchi di polifenoli hanno potenziali effetti sulla salute umana e possiedono proprietà antiossidanti, antidiabetiche, antiobesità, antinfiammatorie, anti mutagene e anti cancerogene. Sulla base degli studi, l’attuale revisione completa mira a fornire informazioni aggiornate sulle composizioni nutrizionali e sull’effetto di miglioramento della salute dei fagioli comuni ricchi di polifenoli, che aiutano a esplorare i loro valori terapeutici per futuri studi clinici. Lo studio dei fagioli comuni e il loro impatto sulla salute umana sono stati ottenuti da vari database di biblioteche e ricerche elettroniche (Science Direct PubMed e Google Scholar).

 

Abstract

Polyphenol-Rich Dry Common Beans (Phaseolus vulgaris L.) and Their Health Benefits

Polyphenols are plant metabolites with potent anti-oxidant properties, which help to reduce the effects of oxidative stress-induced dreaded diseases. The evidence demonstrated that dietary polyphenols are of emerging increasing scientific interest due to their role in the prevention of degenerative diseases in humans. Possible health beneficial effects of polyphenols are based on the human consumption and their bioavailability. Common beans (Phaseolus vulgaris L.) are a greater source of polyphenolic compounds with numerous health promoting properties. Polyphenol-rich dry common beans have potential effects on human health, and possess anti-oxidant, anti-diabetic, anti-obesity, anti-inflammatory and anti-mutagenic and anti-carcinogenic properties. Based on the studies, the current comprehensive review aims to provide up-to-date information on the nutritional compositions and health-promoting effect of polyphenol-rich common beans, which help to explore their therapeutic values for future clinical studies. Investigation of common beans and their impacts on human health were obtained from various library databases and electronic searches (Science Direct PubMed, and Google Scholar).

Link al testo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29113066

Frutto di cachi (Diospyros kaki): sostanze fitochimiche nascoste e indicazioni sulla salute.

Butt MS.,  Tauseef Sultan M., Aziz M., Naz A., Ahmed W., Kumar N., and Imran M.

Persimmon (Diospyros kaki) fruit: hidden phytochemicals and health claims

EXCLI J. 2015 4 maggio; 14: 542-61. doi: 10.17179 / excli2015-159. eCollection 2015

Attualmente, i collegamenti nutrizionali e sanitari si sono concentrati sulla strategia emergente del regime dietetico per combattere varie minacce fisiologiche tra cui disturbi cardiovascolari, stress ossidativo, diabete mellito, ecc. In questo contesto, il consumo di frutta e verdura sta acquisendo un’importanza considerevole come salvaguardia per mantenere la salute umana . Allo stesso modo, anche i loro prodotti fitochimici e molecole bioattive stanno diventando popolari come promettenti demulcenti contro vari disturbi. L’attuale revisione è uno sforzo per riassumere le informazioni relative al frutto di cachi con particolare riferimento alla sua fitochimica e alle relative indicazioni sulla salute. Di conseguenza, viene evidenziato il ruolo di alcune sue molecole bioattive come la proantocianidina, i carotenoidi, i tannini, i fluvonoidi, l’antocianidina, la catechina, ecc. Grazie alla ricchezza fitochimica, il cachi e i suoi prodotti sono considerati efficaci nel mitigare il danno ossidativo indotto da specie reattive dell’ossigeno (ROS). Il potenziale antiossidante è molto responsabile delle prospettive anti-maligne e anti-melanogeniche degli ingredienti funzionali del cachi. Inoltre, sono efficaci nel calmare le disparità legate allo stile di vita, ad es. Disturbi cardiovascolari e diabete mellito. Ci sono dati dimostrati che l’applicazione farmacologica del cachi o dei suoi ingredienti funzionali come la proantocianidina può aiutare contro l’iperlipidemia e l’iperglicemia. Tuttavia, il gusto astringente e la formazione di bezoari stanno creando lacune per sostenere la sua vitalità. In totale, il cachi e i suoi componenti hanno il potenziale per essere uno dei moduli efficaci nella terapia basata sulla dieta; tuttavia, la ricerca integrata e la meta-analisi sono ancora necessarie per migliorare la meticolosità

 

Abstract:

Persimmon (Diospyros kaki) fruit: hidden phytochemicals and health claims

Currently, nutrition and health linkages focused on emerging strategy of diet based regimen to combat various physiological threats including cardiovascular disorders, oxidative stress, diabetes mellitus, etc. In this context, consumption of fruits and vegetables is gaining considerable importance as safeguard to maintain human health. Likewise, their phytochemicals and bioactive molecules are also becoming popular as promising demulcent against various ailments. The current review is an effort to sum up information regarding persimmon fruit with special reference to its phytochemistry and associated health claims. Accordingly, the role of its certain bioactive molecules like proanthocyanidin, carotenoids, tannins, flavonoids, anthocyanidin, catechin, etc. is highlighted. Owing to rich phytochemistry, persimmon and its products are considered effective in mitigating oxidative damage induced by reactive oxygen species (ROS). The antioxidant potential is too responsible for anti-malignant and anti-melanogenic perspectives of persimmon functional ingredients. Additionally, they are effectual in soothing lifestyle related disparities e.g. cardiovascular disorders and diabetes mellitus. There are proven facts that pharmacological application of persimmon or its functional ingredients like proanthocyanidin may helps against hyperlipidemia and hyperglycemia. Nevertheless, astringent taste and diospyrobezoars formation are creating lacuna to prop up its vitality. In toto, persimmon and its components hold potential as one of effective modules in diet based therapy; however, integrated research and meta-analysis are still required to enhance meticulousness.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27047315

Biotecnologia del cacao: stato attuale e prospettive future.

Wickramasuriya AM., Dunwell JM.

Cacao biotechnology: current status and future prospects

Plant Biotechnol J. 2018 Jan; 16 (1): 4-17. doi: 10.1111 / pbi.12848. Epub 2017, 19 novembre.

 

Theobroma cacao– Il cibo degli Dei, fornisce la materia prima per l’industria del cioccolato multimiliardaria ed è anche la principale fonte di reddito per circa 6 milioni di piccoli proprietari in tutto il mondo. Inoltre, le fave di cacao hanno una serie di altri usi non alimentari nelle industrie farmaceutiche e cosmetiche. In particolare, i potenziali benefici per la salute del cacao hanno ricevuto una crescente attenzione in quanto è ricco di polifenoli, in particolare flavonoidi. Allo stato attuale, la domanda di cacao e prodotti a base di cacao in Asia sta crescendo particolarmente rapidamente e i produttori di cioccolato stanno aumentando gli investimenti in questa regione. Tuttavia, in molti paesi asiatici, la produzione di cacao è ostacolata da molte ragioni, tra cui questioni tecnologiche, politiche e socioeconomiche. Questa recensione fornisce una panoramica dello stato attuale della produzione globale di cacao e dei recenti progressi nelle applicazioni biotecnologiche per il miglioramento del cacao, con particolare attenzione alla genetica / genomica, all’embriogenesi in vitro e alla trasformazione genetica. Inoltre, al fine di ottenere una panoramica delle ultime innovazioni nel settore commerciale, è stato condotto un sondaggio sui brevetti concessi sulla biotecnologia del Theobroma cacao.

Abstract:

Cacao biotechnology: current status and future prospects

Theobroma cacao-The Food of the Gods, provides the raw material for the multibillion dollar chocolate industry and is also the main source of income for about 6 million smallholders around the world. Additionally, cocoa beans have a number of other nonfood uses in the pharmaceutical and cosmetic industries. Specifically, the potential health benefits of cocoa have received increasing attention as it is rich in polyphenols, particularly flavonoids. At present, the demand for cocoa and cocoa-based products in Asia is growing particularly rapidly and chocolate manufacturers are increasing investment in this region. However, in many Asian countries, cocoa production is hampered due to many reasons including technological, political and socio-economic issues. This review provides an overview of the present status of global cocoa production and recent advances in biotechnological applications for cacao improvement, with special emphasis on genetics/genomics, in vitro embryogenesis and genetic transformation. In addition, in order to obtain an insight into the latest innovations in the commercial sector, a survey was conducted on granted patents relating to T. cacao biotechnology.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28985014

Benefici per la salute delle metilxantine nel cacao e nel cioccolato.

Franco R., Oñatibia-Astibia A., Martinez-Pinilla E.,

Health benefits of methylxanthines in cacao and chocolate

Nutrients. 2013 Oct 18;5(10):4159-73. doi: 10.3390/nu5104159.

 

Ci si potrebbe chiedere perché le metilxantine siano così abbondanti nelle bevande utilizzate dall’uomo per secoli o nelle bevande a base di cola che sono state molto consumate fin dalla loro comparsa. È probabile che l’uomo si sia legato a qualsiasi miscela contenente composti con proprietà psicoattive, con effetto positivo nella vita quotidiana, migliorando la capacità intellettiva e di azione. Il tutto senza i gravi effetti collaterali delle droghe d’abuso. Gli effetti fisiologici delle metilxantine sono noti da molto tempo e sono principalmente mediati dai cosiddetti recettori dell’adenosina. La caffeina e la teobromina sono le metilxantine più abbondanti nel cacao e i loro effetti fisiologici sono notevoli. I loro benefici per la salute sono così notevoli che il cioccolato viene studiato come alimento funzionale. Le conseguenze del blocco dei recettori dell’adenosina da parte dei composti naturali presenti nel cacao / cioccolato sono qui riassunte. La palatabilità e i benefici per la salute delle metilxantine, in generale, e della teobromina, in particolare, hanno ulteriormente contribuito a sostenere una delle abitudini più innocue e piacevoli: il consumo di cioccolato.

Abstract:

Health benefits of methylxanthines in cacao and chocolate

One may wonder why methylxanthines are so abundant in beverages used by humans for centuries, or in cola-drinks that have been heavily consumed since their appearance. It is likely that humans have stuck to any brew containing compounds with psychoactive properties, resulting in a better daily life, i.e., more efficient thinking, exploring, hunting, etc., however, without the serious side effects of drugs of abuse. The physiological effects of methylxanthines have been known for a long time and they are mainly mediated by the so-called adenosine receptors. Caffeine and theobromine are the most abundant methylxanthines in cacao and their physiological effects are notable. Their health-promoting benefits are so remarkable that chocolate is explored as a functional food. The consequences of adenosine receptor blockade by natural compounds present in cacao/chocolate are here reviewed. Palatability and health benefits of methylxanthines, in general, and theobromine, in particular, have further contributed to sustain one of the most innocuous and pleasant habits: chocolate consumption.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24145871

Danno termico causato a biscotti contenenti farine di grano tenero e di grano duro.

Hidalgo A., Brandolini A.

Heat damage of water biscuits from einkorn, durum and bread wheat flours

Food Chem. 2011 Sep 15;128(2):471-8. doi: 10.1016/j.foodchem.2011.03.056. Epub 2011 Mar 12.

 

Per limitare il danno termico e migliorare le proprietà nutrizionali dei prodotti da forno, sono stati valutati furosina, glucosilisomaltolo, idrossimetilfurfurale, furfurale, zuccheri, α-amilasi, β-amilasi e colore durante la produzione di biscotti d’acqua da tre tipi di farro, tre tipi di pane e uno da farina di grano duro. Sono stati studiati anche gli indici di danno termico, il colore e l’andamento dell’attività dell’acqua durante la cottura (da 25 a 75 minuti di durata) di biscotti da un pane di grano. La furosina era più abbondante nel grano duro (86,0 ± 6,29 mg / 100 g di proteine) e nel pane integrale (42,5 ± 6,93) rispetto ai biscotti di farro (15,7 ± 3,92), mentre il GLI veniva rilevato solo nel grano duro (10,0 ± 2,02 mg / kgDM) e nei prodotti del pane di grano (5,2 ± 1,52); idrossimetilfurfurale e furfurale erano sempre assenti.

Il limitato danno termico dei prodotti Triticum monococcum era probabilmente dovuto alla moderata attività della β-amilasi del farro, e quindi per il basso contenuto di maltosio delle sue miscele.

Il colore era correlato al danno da calore, poiché i biscotti di farro erano più chiari di quelli di altri grani.

 

Abstract

Heat damage of water biscuits from einkorn, durum and bread wheat flours

To limit heat damage and improve the nutritional properties of bakery products, furosine, glucosylisomaltol, hydroxymethylfurfural, furfural, sugars, α-amylase, β-amylase and colour were assessed during the production of water biscuits from three einkorn, three bread and one durum wheat flours. Heat damage indices, colour and aw development during baking (from 25 to 75min duration) of water biscuits from one bread wheat were also studied. Furosine was more abundant in durum (86.0±6.29mg/100g protein) and bread wheat (42.5±6.93) than in einkorn (15.7±3.92) water biscuits, while GLI was detected only in durum (10.0±2.02mg/kgDM) and bread wheat (5.2±1.52) products; hydroxymethylfurfural and furfural were always absent. The limited heat damage of Triticum monococcum products was probably due to the moderate β-amylase activity of einkorn, and hence to the low maltose content of its mixes. The colour was correlated to heat damage, as einkorn water biscuits were lighter than those from other wheats.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25212158

Confronto della composizione dietetica delle fibre di genotipi di grano duro vecchi e moderni (Triticum turgidum spp. Durum).

De Santis MA., Kosik O., Passmore D., Flagella Z., Shewry PR., Lovegrove A.

Comparison of the dietary fibre composition of old and modern durum wheat (Triticum turgidum spp. durum) genotypes.

Food Chem. 1 aprile 2018; 244: 304-310. doi: 10.1016 / j.foodchem.2017.09.143. Epub 2017 set 28

 

È stato suggerito che la coltivazione intensiva ha portato a una riduzione del contenuto di componenti che promuovono la salute nei grani moderni. Abbiamo quindi confrontato i contenuti e le composizioni dei principali componenti delle fibre alimentari, l’arabinoxilano e il β-glucano, nella semola e nella farina integrale di grano duro italiano antico e moderno.

Non sono state osservate differenze nel contenuto totale di arabinoxilano, ma le varietà moderne avevano proporzioni più elevate di arabinoxilano solubile nei cereali integrali, e del β-glucano nella semola.

Lo studio pertanto non fornisce prove del fatto che la coltivazione intensiva abbia avuto effetti negativi sul contenuto dei componenti delle fibre alimentari nel grano duro. Tuttavia, il confronto tra la materia prima cresciuta in due anni ha indicato che il contenuto e la composizione di arabinoxilano e β-glucano erano più stabili nei vecchi genotipi rispetto ai moderni.

 

Abstract

Comparison of the dietary fibre composition of old and modern durum wheat (Triticum turgidum spp. durum) genotypes.

It has been suggested that intensive breeding has led to decreased contents of health-promoting components in modern wheats. We therefore compared the contents and compositions of the major dietary fibre components, arabinoxylan and β-glucan, in semolina and wholemeal flour of old and modern Italian durum wheats. No differences in total arabinoxylan content were observed but the modern varieties had higher proportions of soluble arabinoxylan in wholemeals and of β-glucan in semolina. The study therefore provides no evidence that intensive breeding has had negative effects on the contents of dietary fibre components in durum wheat. However, comparison of material grown over two years indicated that the content and composition of arabinoxylan and β-glucan were more stable in the older than in the modern genotypes. The identification of modern cultivars with high viscosity associated with a high content of β-glucan suggests that they are good sources of fibre for human health.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29120786

Formaggio di Crescenza probiotico contenente Lactobacillus casei e Lactobacillus acidophilus prodotto con latte omogeneizzato ad alta pressione

Guerzoni ME., Burns P., Patrignani F., Serrazanetti D., Vinderola GC., Reinheimer JA., Lanciotti R.

Probiotic Crescenza Cheese Containing Lactobacillus casei and Lactobacillus cidophilus Manufactured with High-Pressure Homogenized Milk

J Dairy Sci. Febbraio 2008 ; 91 (2): 500-12.

 

L’ omogeneizzazione ad alta pressione (HPH) è una delle alternative più promettenti rispetto al tradizionale trattamento termico di conservazione e diversificazione degli alimenti. La sua efficacia nella inattivazione di microrganismi patogeni e deterioranti nei sistemi modello e negli alimenti è ben documentata.

Per valutare il potenziale del latte trattato con HPH per la produzione della  Crescenza, con l’aggiunta di lattobacilli probiotici commerciali , sono stati prodotti 4 tipi di formaggi ottenuti da: HPH (da latte trattato con HPH ), P (da latte pastorizzato ), HPH-P (HPH- latte trattato con l’aggiunta di probiotici ) e PP ( latte pastorizzato con l’aggiunta di probiotici). Una varietà di Streptococcus thermophilus è stata utilizzata come coltura di partenza per la produzione di formaggio.

Sono state eseguite analisi sulla composizione, microbiologiche, fisico-chimiche e organolettiche al 1°, 5°, 8° e 12° giorno di conservazione refrigerata a 4°C. In base ai risultati ottenuti, non sono state osservate differenze significative tra i 4 tipi di formaggio per composizione di proteine, grassi, umidità e pH.

Diversamente, il latte trattato con HPH, ha aumentato la resa del formaggio di circa l’1% e ha influenzato positivamente la vitalità dei batteri probiotici durante lo stoccaggio refrigerato. Infatti, dopo 12 giorni di conservazione, i carichi di cellule A13 del Lactobacillus paracasei erano 8 log UFC / g, mentre il Lactobacillus acidophilus H5 presentava, nel formaggio PP , una riduzione del carico cellulare di circa 1 log UFC / g rispetto al formaggio HPH-P . Il trattamento iperbarico ha avuto un effetto positivo significativo sul rilascio di acidi grassi liberi e sulla proteolisi del formaggio . Inoltre, le colture probiotiche hanno influenzato i modelli proteolitici e lipolitici del formaggio.

Non sono state riscontrate differenze significative per i descrittori sensoriali salati e cremosi tra i formaggi HPH e P, nonché per quelli acidi, piccanti, dolci, lattiginosi, salati, cremosi e più in generale riguardo l’accettazione generale tra i 4 tipi di formaggio Crescenza HPH, HPH-P e PP.

 

Abstract

Probiotic Crescenza Cheese Containing Lactobacillus casei and Lactobacillus cidophilus Manufactured with High-Pressure Homogenized Milk

High-pressure homogenization (HPH) is one of the most promising alternatives to traditional thermal treatment of food preservation and diversification. Its effectiveness on the deactivation of pathogenic and spoilage microorganisms in model systems and real food is well documented. To evaluate the potential of milk treated by HPH for the production of Crescenza cheese with commercial probiotic lactobacilli added, 4 types of cheeses were made: HPH (from HPH-treated milk), P (from pasteurized milk), HPH-P (HPH-treated milk plus probiotics), and P-P (pasteurized milk plus probiotics) cheeses. A strain of Streptococcus thermophilus was used as starter culture for cheese production. Compositional, microbiological, physicochemical, and organoleptic analyses were carried out at 1, 5, 8, and 12 d of refrigerated storage (4 degrees C). According to results obtained, no significant differences among the 4 cheese types were observed for gross composition (protein, fat, moisture) and pH. Differently, the HPH treatment of milk increased the cheese yield about 1% and positively affected the viability during the refrigerated storage of the probiotic bacteria. In fact, after 12 d of storage, the Lactobacillus paracasei A13 cell loads were 8 log cfu/ g, whereas Lactobacillus acidophilus H5 exhibited, in P-P cheese, a cell load decrease of about 1 log cfu/g with respect to the HPH-P cheese. The hyperbaric treatment had a significant positive effect on free fatty acids release and cheese proteolysis. Also, probiotic cultures affected proteolytic and lipolytic cheese patterns. No significant differences were found for the sensory descriptors salty and creamy among HPH and P cheeses as well as for acid, piquant, sweet, milky, salty, creamy, and overall acceptance among HPH, HPH-P, and P-P Crescenza cheeses.

Link all’articolo originale: https: www.ncbi.nlm.nih.gov

Shelf-life del formaggio Crescenza attraverso la misurazione del naso elettronico

Riva M., Benedetti S., Sinelli N., Buratti S.

Shelf Life of Crescenza Cheese as Measured by Electronic Nose

J Dairy Sci. Set 2005; 88 (9): 3044-51

 

La durata di conservazione della Crescenza, formaggio della tradizione italiana a pasta molle , è stata misurata usando un’analisi classica e un naso elettronico commerciale.

Due lotti di campioni forniti direttamente da un produttore appena messi in commercio, sono stati conservati con due differenti temperature mantenute costanti, rispettivamente a 8°C e 15°C, e l’analisi è proseguita fino alle rispettive date di scadenza.

Tra i parametri fisico-chimici, il pH, l’acidità, la tonalità e l’indice reologico di resa apparente sembravano essere i migliori predittori del decadimento della qualità. Le variazioni di questi indici sono state descritte con una funzione sigmoidale di transizione che permette la definizione di un protocollo severo di shelf-life basandosi su due misurazioni differenti. È stato quindi valutato un intervallo di tempo da 1 a 3 giorni a 15 ° C e da 4 a 8 giorni a 8 ° C per mantenere la freschezza del formaggio Crescenza . Il decadimento della qualità dell’aroma del formaggio è stato valutato ispezionando l’impronta digitale dello spazio di testa della stessa serie di campioni utilizzando il naso elettronico . La classificazione del campione, attraverso l’impronta digitale dell’aroma, ha confermato gli intervalli di tempo di shelf-life predetti.

È stata quindi ottenuta una chiara discriminazione tra campioni “freschi”, “invecchiati” e “molto vecchi” utilizzando l’analisi delle componenti principali, l’analisi dei cluster e le tecniche statistiche di analisi discriminante lineare.

La capacità predittiva di questo modello di classificazione è stata confermata prendendo in considerazione Due lotti di formaggio forniti direttamente dal produttore all’inizio della loro vita commerciale e analizzati fino alla data di scadenza.

 

Abstract

Shelf Life of Crescenza Cheese as Measured by Electronic Nose

The shelf life of Crescenza, a traditional Italian soft cheese, was measured using classical analysis and a commercial electronic nose. Two lots of samples directly supplied by a manufacturer at the beginning of their commercial life were stored at 2 constant temperatures (8 and 15 degrees C) and analyzed until their respective expiration dates. Among the physicochemical parameters, pH, acidity, hue, and apparent yield rheological index appeared to be the best predictors of the quality decay. Changes in these indices were described with a sigmoidal transition function allowing definition of a loose and a severe shelf-life protocol, based on the trend of first and second time derivatives. A time range of 1 to 3 d at 15 degrees C and 4 to 8 d at 8 degrees C was accordingly assessed to maintain the freshness of Crescenza cheese. The quality decay of cheese aroma was evaluated by inspecting the headspace fingerprint of the same set of samples using the electronic nose. Sample classification through the aroma fingerprint confirmed the predicted shelf-life time ranges. A clear discrimination between “fresh,” “aged,” and “very aged” samples was obtained using principal components analysis, cluster analysis, and linear discriminant analysis statistical techniques. The predictive ability of the linear discriminant analysis classification model was confirmed by considering a new set of cheese samples purchased at the beginning of their commercial life from a local market and analyzed until their expiration date.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16107392

Il consumo di caffè, tè e caffeina e il rischio di tumore nella coorte di PLCO

Hashibe M, Galeone C, Buys SS, Gren L, Boffetta P, Zhang ZF, La Vecchia C.
Coffee, tea, caffeine intake, and the risk of cancer in the PLCO cohort
Br J Cancer. 2015 Sep 1;113(5):809-16

 

Ancora oggi la relazione tra insorgenza di tumore e consumo di caffè e tè non è stata chiarita, nonostante sia stata indagata a lungo. Inoltre, gli studi disponibili in letteratura non hanno permesso di comprendere il ruolo della caffeina nell’associazione tra rischio di tumore e consumo di caffè.

Per far luce su questo tema, sono stati selezionati 97 334 uomini e donne all’interno della coorte PLCO (un grande trial che ha indagato gli effetti dello screening sulla mortalità per tumore della prostata, del polmone, del colon-retto e dell’ovaio).
Dei 97 334 soggetti selezionati, 10 399 avevano ricevuto una diagnosi di tumore durante il periodo di studio (dal 1992 al 2011): 145 erano della testa e collo, 99 dell’esofago, 136 dello stomaco, 1137 del polmone, 1703 del seno, 257 dell’endometrio, 162 dell’ovaio, 3037 della prostata, 318 del rene, 398 della vescica, 103 gliomi e 106 della tiroide.

Lo studio ha riscontrato che l’assunzione media di caffè era maggiore negli individui con un basso livello d’istruzione, nei fumatori sia con un modesto sia con un forte e prolungato consumo di sigarette e nei forti consumatori di alcol. Dai dati analizzati, non emerge un’associazione tra assunzione di caffè e rischio di tumore in tutte le sedi (RR=1.00, intervallo di confidenza (CI)=0.96-1.05), mentre il consumo di tè è stato associato ad una riduzione del rischio di tumore (RR=0.95, CI=0.94-0.96 per 1 o più tazze al giorno vs <1 tazza al giorno). Dall’analisi dei dati per singola sede tumorale, per il tumore dell’endometrio si è osservato un rischio minore in relazione al consumo di caffè (RR=0.69, 95% CI=0.52-0.91 per ³2 tazze al giorno). L’assunzione di caffeina, tuttavia, non ha mostrato una relazione dose-risposta con il rischio di cancro.

In conclusione, da questo studio si osserva che il consumo di tè è associato alla riduzione del rischio di tumore in tutte le sedi prese in esame, mentre per il consumo di caffè si è osservata la riduzione del rischio solamente per il tumore dell’endometrio. Quest’ultima associazione è in linea con il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, che classifica il caffè come un probabile fattore protettivo per il tumore in tale sede.

 

Abstract
Coffee, tea, caffeine intake, and the risk of cancer in the PLCO cohort
BACKGROUND: The association between coffee intake, tea intake and cancer has been extensively studied, but associations are not established for many cancers. Previous studies are not consistent on whether caffeine may be the source of possible associations between coffee and cancer risk.
METHODS: In the Prostate, Lung, Colorectal, and Ovarian cancer screening trial, of the 97,334 eligible individuals, 10,399 developed cancer. Cancers included were 145 head and neck, 99 oesophageal, 136 stomach, 1137 lung, 1703 breast, 257 endometrial, 162 ovarian, 3037 prostate, 318 kidney, 398 bladder, 103 gliomas, and 106 thyroid.
RESULTS: Mean coffee intake was higher in lower education groups, among current smokers, among heavier and longer duration smokers, and among heavier alcohol drinkers. Coffee intake was not associated with the risk of all cancers combined (RR=1.00, 95% confidence interval (CI)=0.96-1.05), whereas tea drinking was associated with a decreased risk of cancer overall (RR=0.95, 95% CI=0.94-0.96 for 1+ cups per day vs <1 cup per day). For endometrial cancer, a decreased risk was observed for coffee intake (RR=0.69, 95% CI=0,52-0.91 for ⩾2 cups per day). Caffeine intake was not associated with cancer risk in a dose-response manner.
CONCLUSIONS: We observed a decreased risk of endometrial cancer for coffee intake, and a decreased risk of cancer overall with tea intake.

Lo Zenzero (Zingiber officinale) riduce la fase acuta della nausea indotta dalla chemioterapia uno studio su 576 pazienti dell’URCC CCOP

Ryan JL, Heckler CE, Roscoe JA, Dakhil SR, Kirshner J, Flynn PJ, Hickok JT, Morrow GR
Ginger (Zingiber officinale) reduces acute chemotherapy-induced nausea: a URCC CCOP study of 576 patients
Support Care Cancer. 2012; 20(7), 1479-1489

 

Nonostante il largo impiego di farmaci antiemetici, la nausea è un sintomo che continua ad essere riportato da oltre il 70% dei pazienti che riceve la chemioterapia.

In questo studio multicentrico randomizzato in doppio cieco dell’University of Rochester Cancer Center Community Clinical Oncology Program (URCC CCOP), 744 pazienti sono stati assegnati a 4 bracci: 1) placebo, 2) 0.5 g di zenzero, 3) 1.0 g di zenzero, o 4) 1.5 g di zenzero.
Una capsula di zenzero pesava 250 mg e conteneva una combinazione di gingerolo, zingerone e shogaoli di 8.5 mg (equivalente a 250 mg di radice di zenzero) concentrata in olio extra-vergine di oliva e altri eccipienti per migliorare la solubilizzazione e incrementare la biodisponibilità.

La presenza e la gravità dei sintomi della nausea sono state valutate al primo ciclo di chemioterapia, che fungeva da baseline, e nei due cicli successivi durante i quali i pazienti stavano assumendo il trattamento a loro assegnato nello studio. Al primo giorni di ciascun ciclo, tutti i pazienti ricevevano un antiemetico antagonista del recettore 5-HT3. I pazienti dovevano prendere le capsule di zenzero o il placebo due volte al giorno per sei giorni, a partire da tre giorni antecedenti il primo giorno di chemioterapia. I pazienti erano tenuti a riportare per ogni ciclo la gravità dei sintomi della nausea su una scala a 7 punti (“1” = “Per nulla nauseato” e “7” = “Estremamente nauseato”) durante il primo giorno in cui veniva effettuata la chemioterapia e nelle 3 giornate successive. L’obiettivo primario dello studio era determinare la dose e l’efficacia dello zenzero nel ridurre la gravità dei sintomi della nausea indotta dalla chemioterapia nel giorno in cui veniva effettuata la chemioterapia.

Nell’analisi finale è stato analizzato un campione di 576 pazienti (91% donne, età media = 53).
Diversi modelli di analisi hanno dimostrato che, nel giorno in cui veniva effettuata la chemioterapia, tutte le dosi di zenzero (0.5 g, 1 g e 1.5 g) riducevano significativamente la gravità dei sintomi acuti della nausea, se confrontati con il placebo (p=0.003). La maggior riduzione nell’intensità della nausea è stata riscontrata con la somministrazione di 0.5 g e 1.0 g di zenzero (p=0.017 e p=0.036, rispettivamente). Un meccanismo di azione che coinvolge il recettore potrebbe spiegare il motivo della maggiore efficacia delle dosi minori di zenzero rispetto alla dose maggiore. Ipoteticamente una certa dose di zenzero (per esempio 1 g) potrebbe saturare il recettore rendendo la dose più alta inefficace. Inoltre, i risultati dello studio confermano che la nausea anticipatoria è un fattore chiave nel determinare la comparsa della fase acuta della nausea indotta dalla chemioterapia (p<0.0001).

Dallo studio è quindi emerso che una supplementazione di zenzero a dosi giornaliere di 0.5 g e 1.0 g aiuta significativamente a ridurre la gravità dei sintomi nella fase acuta della nausea indotta dalla chemioterapia nei pazienti adulti malati di cancro.

 

Abstract
Ginger (Zingiber officinale) reduces acute chemotherapy-induced nausea: a URCC CCOP study of 576 patients
PURPOSE: Despite the widespread use of antiemetics, nausea continues to be reported by over 70% of patients receiving chemotherapy.
METHODS: In this double blind, multicenter trial, we randomly assigned 744 cancer patients to four arms: 1) placebo, 2) 0.5 g ginger, 3) 1.0 g ginger, or 4) 1.5 g ginger. Nausea occurrence and severity were assessed at a baseline cycle and the two following cycles during which patients were taking their assigned study medication. All patients received a 5-HT(3) receptor antagonist antiemetic on Day 1 of all cycles. Patients took three capsules of ginger (250 mg) or placebo twice daily for 6 days starting 3 days before the first day of chemotherapy. Patients reported the severity of nausea on a 7-point rating scale (“1” = “Not at all Nauseated” and “7” = “Extremely Nauseated”) for Days 1-4 of each cycle. The primary outcomes were to determine the dose and efficacy of ginger at reducing the severity of chemotherapy-induced nausea on Day 1 of chemotherapy.
RESULTS: A total of 576 patients were included in final analysis (91% female, mean age = 53). Mixed model analyses demonstrated that all doses of ginger significantly reduced acute nausea severity compared to placebo on Day 1 of chemotherapy (p = 0.003). The largest reduction in nausea intensity occurred with 0.5 g and 1.0 g of ginger (p = 0.017 and p = 0.036, respectively). Anticipatory nausea was a key factor in acute chemotherapy-induced nausea (p < 0.0001).
CONCLUSIONS: Ginger supplementation at a daily dose of 0.5 g-1.0 g significantly aids in reduction of the severity of acute chemotherapy-induced nausea in adult cancer patients.

Effetti del consumo regolare di diverse forme di mandorle e nocciole sull’accettazione e sul livello di lipidi nel sangue

Tey SL, Delahunty C, Gray A, Chisholm A, Brown RC

Effects of regular consumption of different forms of almonds and hazelnuts on acceptance and blood lipids

Eur J Nutr. 2015 Apr;54(3):483-7

 

Un consumo regolare di frutta secca è associato in modo inversamente proporzionale al rischio di patologie cardiovascolari. Nessuno studio ha mai confrontato gli effetti di un consumo regolari di questi frutti di diverso tipo e in diverse forme sull’accettazione che è un punto cruciale nel consumo a lungo termine. Questo studio ha esaminato gli effetti di diversi tipi e forme di semi crudi e non pelati sulla fase di accettazione e gli effetti del loro consumo sui livelli di lipidi nel sangue, attraverso uno studio randomizzato di 6 diverse fasi di dieta: 30 g al giorno di arachidi, mandorle o nocciole intere o tritate per 5 giorni ognuno (n=74). Per l’accettazione, intesa come desiderio o piacere nel mangiarle, è stata utilizzata una scala analogica visiva ed è stata valutata quotidianamente, mentre i livelli di lipidi nel sangue sono stati determinati all’inizio dello studio e dopo 6 settimane. Il livello di accettazione è stato lo stesso per tutte le condizioni analizzate, mentre per i livelli di lipidi nel sangue sono state evidenziate delle variazioni in base alla tipologia di frutta secca. Comparando i dati ottenuti con quelli iniziali si è visto che alla sesta settimana il livello di HDL era maggiore mentre il rapporto LDl/ colesterolo totale era più basso. In conclusione con questo studio si è visto che il livello di accettazione è lo stesso per tutte le combinazioni di frutta secca analizzate ma è maggiore quando vengono consumate intere. Inoltre si è potuto notare come il consumo per sei settimane permette di ridurre i livelli di colesterolo nel sangue.

 

Abstract

Effects of regular consumption of different forms of almonds and hazelnuts on acceptance and blood lipids

PURPOSE: Regular nut consumption is inversely associated with cardiovascular disease risk. No study has compared the effects of regular consumption of different types and forms of nuts on acceptance, which is a crucial determinant of long-term compliance to consume nuts regularly.
METHODS: This study examined the effects of different types and forms of raw, unpeeled nuts on acceptance and the effects of nut consumption on blood lipids through a randomised crossover study with six dietary phases: 30 g/day of ground, sliced, or whole almonds or hazelnuts for 5 days each (n = 74). Acceptance (‘desire’ and ‘liking’) for nuts was measured daily using visual analogue scales. Blood lipids were measured at baseline and week 6.
RESULTS: Acceptance was stable over all conditions, but there were differences between nut forms (ground < sliced < whole, P < 0.001 for both ‘desire’ and ‘liking’) with some nut type-nut form interactions. Compared with baseline, week 6 HDL-C was higher (0.06 mmol/L, 95% CI 0.02-0.10, P = 0.002) while LDL-C and total-C:HDL-C ratio were lower (0.15 mmol/L, 95% CI 0.06-0.25, P = 0.002 and 0.25, 95% CI 0.07-0.43, P = 0.006).
CONCLUSIONS: In conclusion, acceptance was stable for all combinations but was highest for whole nuts. Six weeks of nut consumption improved blood lipids.

 

Caratterizzazione della capacità antiossidante totale e dei composti (poli)fenolici di differenti varietà di riso pigmentato e le loro alterazioni durante la cottura domestica

Zaupa M, Calani L, Del Rio D, Brighenti F, Pellegrini N

Characterization of total antioxidant capacity and (poly)phenolic compounds of differently pigmented rice varieties and their changes during domestic cooking

Food Chem. 2015 Nov 15;187:338-47

 

Negli ultimi anni, le varietà di riso pigmentate si stanno diffondendo per le loro proprietà antiossidanti e per il contenuto di composti fenolici. In questo studio sono stati valutati l’attività antiossidante totale (TAC) e il profilo polifenolico in varietà di riso bianco, rosso e nero ed è stato valutato l’effetto di due metodi di cottura (risotto e bollitura) su questi composti. Prima della cottura in tutte le varietà di riso è stata rilevata la presenza di alcuni composti fenolici, mentre le antocianine e i flavonoli sono composti peculiari del riso nero e i flavan-3-oli della varietà rossa. Tra tutte le varietà analizzate il riso nero è quello che presenta il valore più alto di attività antiossidante totale. Il contenuto di composti polifenolici e l’attività antiossidante diminuiscono in seguito alla cottura in tutte le varietà, ma si ha una minor perdita con il metodo risotto. Questa cottura permettendo un completo riassorbimento dell’acqua, rappresenta un buon metodo di cottura per trattenere composti polifenolici con attività antiossidante in varietà pigmentate e non pigmentate di riso.

 

Abstract

Characterization of total antioxidant capacity and (poly)phenolic compounds of differently pigmented rice varieties and their changes during domestic cooking

In the recent years, the pigmented rice varieties are becoming more popular due to their antioxidant properties and phenolic content. In this study, we characterized the antioxidant capacity (TAC) and the phenolic profile in white, red and black rice varieties, and evaluated the effect of two cooking methods (i.e. “risotto” and boiling) on these compounds. Before the cooking, all the varieties contained several phenolic acids, whereas anthocyanins and flavonols were peculiar of black rice and flavan-3-ols of red rice. Among the rice varieties, the black had the highest TAC value. The content of (poly)phenolic compounds and TAC decreased after cooking in all three varieties, but to a lesser extent after the risotto method. As a consequence, the risotto cooking, which allows a complete absorption of water, would be a good cooking method to retain (poly)phenolic compounds and TAC in pigmented and non-pigmented whole-meal rice.

 

“Phytochemicals” nell’uva e loro effetti benefici

Yang J., Xiao Y.Y.

Grape phytochemicals and associated health benefits

Crit Rev Food Sci Nutr. 2013;53(11):1202-25

 

I composti di natura fitochimica (“phytochemicals”) presenti nei frutti e nei vegetali rivestono un ruolo importante nella diminuzione del rischio di malattia cronica. L’uva, uno dei frutti più importanti e ampiamente coltivati e consumati al mondo, è ricca in questi composti. Evidenze epidemiologiche hanno collegato il consumo di uva con un ridotto rischio di malattie croniche, inclusi certi tipi di tumore e problemi cardiovascolari. Studi in vitro e in vivo hanno dimostrato che l’uva possiede una buona attività antiossidante, è in grado di inibire la proliferazione di cellule tumorali e di sopprimere l’aggregazione piastrinica, mentre diminuisce anche il colesterolo. L’uva contiene una grande varietà di “phytochemicals”, quali acidi fenolici, stilbeni, antocianine e proantocianidine, tutti potenti antiossidanti. La composizione fitochimica dell’uva tuttavia varia notevolmente tra diverse varietà. Mentre esiste una vasta ricerca, una revisione della letteratura riguardante gli effetti benefici dell’uva e i suoi componenti “phytochemicals” non è stata condotta per riassumere questo lavoro. Lo scopo del presente lavoro è una revisione critica della letteratura fino al 2013 riguardante le concentrazioni, le attività biologiche e i meccanismi dei composti “phytochemicals” presenti nell’uva.

 

Abstract

Grape Phytochemicals and Associated Health Benefits

The phytochemicals present in fruits and vegetables may play an important role in deceasing chronic disease risk. Grapes, one of the most popular and widely cultivated and consumed fruits in the world, are rich in phytochemicals. Epidemiological evidence has linked the consumption of grapes with reduced risk of chronic diseases, including certain types of cancer and cardiovascular disease. In vitro and in vivo studies have shown that grapes have strong antioxidant activity, inhibiting cancer cell proliferation and suppressing platelet aggregation, while also lowering cholesterol. Grapes contain a variety of phytochemicals, like phenolic acids, stilbenes, anthocyanins, and proanthocyanidins, all of which are strong antioxidants.

The phytochemical composition of grapes, however, varies greatly among different varieties. While extensive research exists, a literature review of the health benefits of grapes and their phytochemicals has not been compiled to summarize this work.

The aim of this paper is to critically review the most recent literature regarding the concentrations, biological activities, and mechanisms of grape phytochemicals.

Effetti della preparazione dei cibi sulla distribuzione qualitativa e quantitativa dei carotenoidi maggiormente presenti nei pomodori e nei vegetali

Khachik F., Goli M.B., Beecher G.R., Holden J., Lusby W.R., Tenorio M.D., Barrera M.R

Effect of Food Preparation on Qualitative and Quantitative Distribution of Major Carotenoid Constituents of Tomatoes and Several Green Vegetables

J. Agric. Food Chem. 1992; 40, 390-398

 

I principali carotenoidi provenienti da diverse tipologie di verdure verdi cotte e crude (quali broccoli, fagioli verdi e spinaci), da pomodori rossi maturi e dal concentrato di pomodoro sono stati identificati e quantificati tramite analisi HPLC mediante l’utilizzo di una colonna a fase inversa C18.

I carotenoidi maggiormente riscontrati nei vegetali crudi sono la neoxantina, la violaxantina, la luteina-epossido, la luteina, l’α-carotene e il β-carotene. Nei pomodori e nel concentrato di pomodoro sono presenti la luteina, il 5,6-diidrossi-5,6-diidrolicopene, il licopene 1,2-epossido, il licopene 5,6-epossido, il licopene, il neurosporene, il γ-carotene, il ζ-carotene, il β-carotene, il fitofluene e il fitoene.

Gli effetti delle varie modalità di cottura (microonde, bollitura, a vapore, stufate) sui livelli di carotenoidi presenti nei vegetali e nel pomodoro sono state estensivamente studiate. È stato visto che mentre gli epossicarotenoidi sono relativamente sensibili al calore, la luteina e i carotenoidi idrocarburici come il neurosporene, l’α e il β carotene, il licopene, il ζ-carotene, il fitofluene e il fitoene sopravvivono e sono riscontrabili in seguito al trattamento termico.

Questo lavoro è utile per valutare la variazione del contenuto di carotenoidi in seguito alla cottura.

 

Abstract

Effect of Food Preparation on Qualitative and Quantitative Distribution of Major Carotenoid Constituents of Tomatoes and Several Green Vegetables?

The major carotenoid constituents of extracts from several raw and cooked green vegetables (broccoli, green beans, spinach), red ripe tomatoes, and tomato paste have been identified and quantified by high-performance liquid chromatography on a C18 reversed-phase column. The predominant carotenoids in raw green vegetables were neoxanthin, violaxanthin, lutein epoxide, lutein, α-carotene, and β-carotene. The carotenoids in tomatoes and tomato paste were lutein, 5,6-dihydroxy-5,6-dihydrolycopene, lycopene 1,2-epoxide, lycopene 5,6-epoxide, lycopene, neurosporene, γ-carotene, ζ-carotene, β-carotene, phytofluene, and phytoene. The effect of various means of cooking on the levels of carotenoids in raw and cooked (microwaved, boiled, steamed, stewed) green vegetables and tomatoes has been extensively studied. It was shown that while the epoxycarotenoids were somewhat sensitive to heat treatment, lutein and hydrocarbon carotenoids such as neurosporene, α- and β-carotene, lycopene, ζ-carotene, phytofluene, and phytoene survived the heat treatments.

Carotenoidi, clorofille e composti derivati dalle clorofille presenti nei noccioli del pistacchio siciliano

Giuffrida D., Saitta M., La Torre L., Bombaci L., Dugo G.

Carotenoid, chlorophyll and chlorophyll-derived compounds in pistachio kernels (Pistacia vera L.) from Sicily

Ital. J. Food Sci. 2006;18 (3), 316-320

 

La composizione in carotenoidi, clorofille e composti derivati dalle clorofille, è stata studiata nei noccioli del pistacchio siciliano. Sono stati identificati e quantificati complessivamente 13 composti, incluso un estere, tramite l’utilizzo della cromatografia liquida ad alta prestazione a fase inversa con rivelazione a fotodiodi e una colonna C-30. Il colore del nocciolo è un’importante caratteristica nell’industria della trasformazione degli alimenti. La clorofilla a, è il componente presente in maggiore quantità (54,14 ppm), seguita dalla clorofilla b (30,2 ppm). La luteina (29,14 ppm) e la feofitina a (25,68) sono anche presenti in buone quantità. Le feofitine a e b, la neoxantina, la luteoxantina e la violaxantina sono state identificate per la prima volta nei noccioli di pistacchio. È stata anche riscontrata la presenza di esteri di carotenoidi. Il rapporto fra le due frazioni isocromiche, e cioè le frazioni delle clorofille e dei carotenoidi, è pari a 2,7; tale valore mostra la prevalenza del colore verde. I rapporti clorofilla a/ clorofilla b, e luteina/β-carotene, sono stati rispettivamente di 1,8 e 4,1. Questi parametri, insieme ad altri parametri analitici, potrebbero essere utilizzati come indicatori di tipicità dei noccioli di pistacchio siciliani. Infatti, la presenza di uno specifico profilo di pigmenti nei pistacchi potrebbe essere utilizzato come indice delle genuinità del prodotto, dato che il controllo della qualità degli alimenti richiede anche una precisa conoscenza della composizione in pigmenti dei prodotti originali.

 

Abstract

Carotenoid, chlorophyll and chlorophyll-derived compounds in pistachio kernels (Pistacia vera L.) from Sicily

The composition of carotenoid, chlorophyll, and chlorophyll-derived compounds in Sicilian pistachio kernels (Pistacia vera L.) was investigated. In all, 13 compounds were identified and quantified using reversed-phase liquid chromatography with photodiode array detection with a C-30 column. Internal kernel colour is an important visual quality characteristic for the food processing industry. Chlorophyll a was the major component (54.14 ppm), followed by chlorophyll b (30.2 ppm).

Lutein (29.14 ppm) and pheophytin a (25.68 ppm) were also well represented. Pheophytins a and b, neoxanthin, luteoxanthin and violaxanthin were identified in pistachio nuts for the first time. The presence of a carotenoid ester was also detected. The ratio between the two isochromic pigment fractions, namely the chlorophyll and the carotenoid fractions, was 2.7, clearly showing the prevalence of the green colour; the chlorophyll a/chlorophyll b and the lutein/ β-carotene ratios were of 1.8 and 4.1, respectively. These parameters, along with other analytical parameters, could be used as indicators of typicality in Sicilian pistachio nuts. The presence of a specific pigment profile in nuts could, in fact, be used to guarantee the typicality of the product, since the quality control of food also requires a precise knowledge of the pigment composition of the original product.

L’uso crescente di orzo e relativi sottoprodotti nella produzione di prodotti da forno salutistici

Sullivan P., Arendt E., Gallagher E

The increasing use of barley and barley by-products in the production of healthier baked goods

Trends in Food Science & Technology 2013; 29 (2), 124-134

 

Studi nutrizionali condotti sui β-glucani hanno dimostrato un collegamento tra il consumo regolare di questi polisaccaridi ed effetti benefici sulla salute umana, quali diminuzione del rischio cardiovascolare, dovuto ad un abbassamento del colesterolo circolante, ed un aumento della risposta insulinica nei soggetti con diabete di tipo II. Le ricerche condotte hanno portato la FDA (Food and Drug Administration) ad autorizzare il claim “in grado di ridurre il rischio di malattie cardiovascolari”, stabilendo come dose minima efficace un apporto di 3 g/die. Invece non sono ancora chiari i meccanismi attraverso cui i β-glucani diminuiscono la risposta glicemica, l’ipotesi è che agiscano andando ad aumentare la viscosità del cibo attraverso un incremento del tempo di transito intestinale e un più lento assorbimento. I β-glucani inoltre promuovono la crescita intestinale di microorganismi quali lactobacilli e bifidobatteri.

Gli alimenti ricchi in β-glucani rientrano tra gli alimenti “funzionali”, ovvero che forniscono all’organismo benefici in misura maggiore rispetto ai prodotti tradizionali. Un esempio sono i pani prodotti con la sostituzione di una percentuale di farina di frumento con farina d’orzo, in cui è stato osservato un incremento del contenuto di lisina, fibra, β-glucani e polifenoli (questi ultimi conferiscono un aroma e un sapore intenso al pane). L’addizione di sfarinato d’orzo determina alcuni svantaggi dal punto di vista tecnologico quali, ad esempio, una lievitazione ridotta dovuta alla presenza di farina d’orzo che causa una riduzione del volume del pane.

 

Abstract

The increasing use of barley and barley by-products in the production of healthier baked goods

In the past decade, interest in barley as a human food source has increased. The increased interest in barley has coincided with an increase in the prevalence of obesity and increases in chronic diseases such as cancer. Studies have shown dietary fibre to have many health benefits. As barley is an excellent source of dietary fibre, and in particular the functional food ingredient beta-glucan, consumers have become more inclined to increase their utilisation of barley as a source of food. This review looks at the use of barley beta-glucan in foods and the potential scope for their increased use in breads in the future.

Analisi delle espressioni in risposta allo stress, dovuto a basse temperature, nelle arance rosse: l’implicazione della via biosintetica dei flavonoidi

Crifò T., Puglisi L., Petrone G., Reforgiato Recupero G., Lo Piero A.R.

Expression analysis in response to low temperature stress in blood oranges: Implication of the flavonoid biosynthetic pathway

Gene 2011; 476, 1-9

 

La produttività e la distribuzione geografica delle più importanti varietà in commercio del genere Citrus sono fortemente influenzate dalle basse temperature. Poiché l’ingegneria genetica ha dimostrato di essere un’alternativa favorevole alla produzione di germoplasma dotato di una migliore tolleranza al freddo, un ampio gruppo di geni regolati dal freddo è stato precedentemente identificato da diverse sottospecie del genere Citrus.
Sono invece disponibili poche informazioni sulla risposta allo stress termico delle varietà pigmentate di arancia dolce, informazioni che potrebbero fornire un importante contributo per poter meglio definire gli eventi che si verificano nel periodo di esposizione al freddo degli agrumi. In questo lavoro, l’analisi del trascrittoma, basata sull’ibridazione sottrattiva, è stata effettuata al fine di verificare la complessiva induzione dell’espressione genica dopo l’esposizione di arance rosse (Tarocco Sciara) a basse temperature.
Il freddo induce l’espressione di diversi geni e ciò è stato convalidato tramite una real-time PCR. Complessivamente è stato osservato l’incremento delle trascrizioni coinvolte nei meccanismi di difesa contro il danno ossidativo, il processo di osmoregolazione, la desaturazione lipidica così come molti ESTs (expressed sequence tags) implicati nel metabolismo primario e secondario. In particolare, i risultati mostrano che lo stress termico induce modifiche nel trascrittoma portando a un incremento della biosintesi di flavonoidi, incluse alcune reazioni coinvolte nella biosintesi delle antocianine, così come delle vie metaboliche che la alimentano.
Confrontando la risposta allo stress termico dell’arancia rossa con quella di altre specie, come il pompelmo, essa sembra essere simile a quella di specie adatte al freddo. È interessante notare che, tra i geni codificanti le proteine regolatorie, ci sono diversi fattori trascrizionali identificati per la prima volta in piante esposte al freddo ed indicati come geni reattivi al freddo. Questo lavoro è utile per capire come lo sbalzo termico influenzi l’espressione genica di alcuni composti presenti nell’arancia rossa.

 

Abstract

Expression analysis in response to low temperature stress in blood oranges: Implication of the flavonoid biosynthetic pathway

The productivity and the geographical distribution of most commercially important Citrus varieties are markedly affected by environmental low temperatures. As gene engineering has been shown to be a favourable alternative to produce germplasm with improved cold tolerance, a broad group of cold regulated genes have been previously identified from several Citrus spp. By contrast, little information regarding the cold stress response of pigmented sweet orange varieties is available although they might provide a pivotal contribution to define the whole events occurring in cold exposed Citrus fruits. In our work, the transcriptome analysis based on subtractive hybridisation was performed in order to emphasise the overall induction in gene expression after the exposure of blood oranges [(Citrus sinensis) L. Osbeck Tarocco Sciara] to low temperature.

The cold induction of several gene expressions was then validated by real-time RT-PCR. Overall, we observed the enhancement of transcripts involved in the defence mechanisms against oxidative damage, osmoregulating processes, lipid desaturation as well as many ESTs implicated in the primary and secondary metabolisms. In particular, the results show that cold stress induces transcriptomic modifications directed towards the increase of flavonoid biosynthesis, including those reactions involved in anthocyanin biosynthesis, as well as of the metabolic pathways supplying it. By comparing the blood orange response to cold stress with those of other plant sources, such as grapefruit, it seems to be similar to that of the chilling acclimated species. Interestingly, among the genes encoding for the regulatory proteins, several transcription factors have been identified for the first time as cold responsive genes in plants, indicating novel investigation lanes which should receive special attention in the future.

Disturbi dell’appetito in pazienti oncologici: Impatto sullo stato nutrizionale e sulla qualità della vita

David E. Barajas Galindo, Alfonso Vidal-Casariego, Alicia Calleja-Fernández, Ana Hernández-Moreno, Begoña Pintor de la Maza, Manuela Pedraza-Lorenzo, María Asunción Rodríguez-García, Dalia María Ávila-Turcios, Miran Alejo-Ramos, Rocío Villar-Taibo, Ana Urioste-Fondo, Isidoro Cano-Rodríguez, María D. Ballesteros-Pomar.  Appetite. 2017; 114, 23-27

 

I pazienti oncologici sono ad alto rischio di malnutrizione a causa di diversi sintomi come la perdita di appetito. L’obiettivo di questo studio era determinare la prevalenza di differenti disturbi dell’appetito in pazienti oncologici e la loro influenza sul consumo alimentare, sullo stato nutrizionale e sulla qualità della vita.

 

E’ stato condotto uno studio trasversale su pazienti malati di cancro ad alto rischio di malnutrizione. Lo stato nutrizionale è stato studiato utilizzando il Subjective Global Assessment, l’antropometria e la forza di prensione. Il consumo alimentare è stato valutato con un recall a 24 ore e i pazienti sono stati interrogati sulla presenza di cambiamenti nell’appetito (nessuno, anoressia, sazietà anticipata o entrambe). La qualità della vita è stata misurata utilizzando l’ EORTC-QLQ-C30. Analisi multivariate sono state eseguite utilizzando la regressione lineare. 128 pazienti sono stati valutati. Il 61,7% ha sperimentato cambiamenti nell’appetito: 31% anoressia, 13.3% sazietà anticipata e il 17.2% entrambi. I disturbi dell’appetito sono stati più comuni nelle donne ed in presenza di cachessia. La combinazione di anoressia e sazietà precoce è risultata correlata con indici di peso e BMI bassi.

Riguardo alla qualità della vita, i pazienti che hanno conservato l’appetito presentano funzioni cognitive ed emozionali migliori. I disturbi dell’appetito alterano la  percezione della salute globale, del funzionamento fisico, della funzione di ruolo, delle funzioni cognitive e sono accompagnati da sintomi quali l’affaticamento e l’anoressia. I pazienti che presentano una combinazione di anoressia e sazietà anticipata hanno avuto la peggior percezione di salute complessiva, funzione di ruolo e affaticamento.

 

In conclusione, i disturbi dell’appetito sono significativamente presenti tra i pazienti oncologici ad alto rischio di malnutrizione ed hanno un impatto significativo sullo stato nutrizionale e sulla qualità della vita, in particolare quando l’anoressia è combinata con il senso di sazietà precoce.

 

Appetite disorders in cancer patients: Impact on nutritional status and quality of life

 

Abstract

 

Cancer patients are at high risk of malnutrition due to several symptoms such as lack of appetite. The aim of this study was to determine the prevalence of different appetite disorders in cancer patients and their influence on dietary intake, nutritional status, and quality of life.

We conducted a cross-sectional study of cancer patients at risk of malnutrition. Nutritional status was studied using Subjective Global Assessment, anthropometry, and grip strength. Dietary intake was evaluated with a 24-h recall, and patients were questioned about the presence of changes in appetite (none, anorexia, early satiety, or both). Quality of life was measured using EORTC-QLQ-C30. Multivariate analysis was performed using linear regression. 128 patients were evaluated. 61.7% experienced changes in appetite: 31% anorexia, 13.3% early satiety, and 17.2% both. Appetite disorders were more common in women and with the presence of cachexia. The combination of anorexia and satiety resulted in a lower weight and BMI. However, there were no significant effects on energy or macronutrient intake among different appetite alterations.

 

Patients with a combination of anorexia and early satiety had worse overall health perception, role function, and fatigue. Appetite disorders are highly prevalent among cancer patients at risk of malnutrition. They have a significant impact on nutritional status and quality of life, especially when anorexia and early satiety are combined.

Rapporto tra il Comprehensive Nutritional Index e l’EORTC QLQ-H&N35 in pazienti con carcinoma nasofaringeo trattati con radioterapia ad intensità modulata

Yan He, Liping Chen, Linmin Chen, Wen Hu, Cong Wang, Linquan Tang, Haiqiang Mai, Jianmei Li, Liping Wu, Yuying Fan,  Nutrition and Cancer. 2017; 69 (3), 436

 

Questo studio si pone l’obiettivo di esplorare  il rapporto tra il comprehensive nutritional index (CNI) e la qualità della vita in pazienti con carcinoma nasofaringeo (NPC) che hanno ricevuto una terapia con radiazioni ad intensità modulata (IMRT). L’indice nutrizionale, che include la conta linfocitaria totale, i livelli di emoglobina e albumina, l’indice di massa corporea e la percentuale di peso corporeo usuale, è stata valutata in pre-trattamento e post-trattamento in pazienti sottoposti a IMRT. La qualità della vita dei pazienti NPC è stata misurata con il questionario dell’Organizzazione Europea per la ricerca e il trattamento della qualità della vita oncologica – modulo cancro della testa e del collo (EORTC QLQ-H&N35) in quattro intervalli di tempo: pre-trattamento, post-trattamento e al terzo e al sesto mese successivi all’IMRT. Un modello nutrizionale comprensivo è stato utilizzato per valutare la correlazione con l’QLQ-H&N35.

 

L’indice nutrizionale è diminuito significativamente dopo il trattamento.

Il CNI è stato associato con l’immunoterapia, stadi avanzati dell’UICC, contemporanea chemioterapia, problemi di linguaggio, difficoltà nei contatti sociali, sensazione di sentirsi male e di avere problemi dentali prima del trattamento, sessualità al terzo mese dopo il trattamento, problemi sensoriali e xerostomia al sesto mese dopo il trattamento.

 

Lo stato nutrizionale e i punteggi dell’QLQ-H&N35 in pazienti NPC diminuiscono durante l’IMRT.

Il nostro studio prevede una futura misurazione del CNI per migliorare il sistema di valutazione QLQ-H&N35 per pazienti con NPC.

 

Relationship Between the Comprehensive Nutritional Index and the EORTC QLQ-H&N35 in Nasopharyngeal Carcinoma Patients Treated with Intensity-Modulated Radiation Therapy

 

Abstract

 

This study aimed to explore the relationship between the comprehensive nutritional index (CNI) and quality of life in nasopharyngeal carcinoma (NPC) patients receiving intensity-modulated radiation therapy (IMRT).

 

The nutritional index, which includes total lymphocyte count, hemoglobin and albumin levels, body mass index, and usual body weight percentage, was evaluated pre-treatment and post-treatment in patients who underwent IMRT. The quality of life of NPC patients was measured by the European Organization for Research and Treatment of Cancer Quality of Life Questionnaire Head and Neck Cancer Module (EORTC QLQ-H&N35) at four time points: pre-treatment, post-treatment, and 3 and 6 mo after IMRT. A comprehensive nutritional model was used to assess the correlation with QLQ-H&N35. The nutritional index decreased significantly post-treatment. The CNI was associated with immunotherapy; the International Union Against Cancer (UICC) stage; concurrent chemotherapy; speech problems, trouble with social contact, feeling ill and having dental problems at pre-treatment; sexuality at 3 mos post-treatment; and sensory problems and xerostomia at 6 mo post-treatment (P < 0.05).

 

The nutritional status and QLQ-H&N35 scores in NPC patients decreased during IMRT. Our study provides an alternative measure of the CNI to improve the QLQ-H&N35 evaluation system for patients with NPC.

L’effetto del servizio dei pasti domiciliari ricchi di energia e proteine sulla qualità della vita in pazienti ambulatoriali affetti da cancro polmonare: uno studio randomizzato controllato

Eva Leedo, Josephine Gade, Sabrina Granov, Anders Mellemgaard, Tobias Wirenfeldt Klausen, Katrine Rask, Arne Astrup, Nutrition and Cancer, 2017, 69, 3, 444

 

La denutrizione è prevalente nei pazienti oncologici ed è associata ad un incremento dell’incidenza di complicazioni e mortalità. Abbiamo investigato gli effetti del servizio di consegna pasti a domicilio, fornendo una selezione di  pasti proteici ed energetici, sulla qualità della vita (QoL) in pazienti malnutriti affetti da cancro polmonare.

 

Quaranta pazienti oncologici polmonari con punteggio ≥3 di rischio nutrizionale (NRS-2002) sono stati randomizzati per il controllo o per l’intervento.  Al gruppo di intervento sono stati consegnati i pasti principali e degli snack ad alto contenuto energetico e proteico, distribuiti 3 volte a settimana. Il gruppo di controllo ha continuato la dieta abituale.

L’endpoint primario, la QoL, e i secondari sono stati valutati alla partenza e dopo 6 e 12 settimane. I dati sui ricoveri ospedalieri non programmati, sulla durata della permanenza in ospedale e sulla mortalità sono stati raccolti a 3 e 6 mesi dal post intervento.

Il gruppo di intervento ha migliorato il livello al Chair Stand Test (30-s CST) dopo 6 e 12 settimane (P < 0.01) comparato al gruppo di controllo. L’intervento ha esercitato un positivo effetto significativo nei punteggi di performance dopo 12 settimane (P D 0.047). L’aumento di energia e l’assunzione di proteine sono state fortemente associate con il miglioramento della QoL, punteggi funzionali, forza di prensione manuale, sintomi e punteggi di performance.

 

Il servizio di pasti e snack proteici ed energizzanti a domicilio può migliorare una scarsa forza corporea e la condizione delle prestazioni nei pazienti oncologici polmonari malnutriti.

 

The Effect of a Home Delivery Meal Service of Energy- and Protein-Rich Meals on Quality of Life in Malnourished Outpatients Suffering from Lung Cancer: A Randomized Controlled Trial

 

Abstract

 

Undernutrition is prevalent in cancer patients and associated with increased incidence of complications and mortality. We investigated the effects of a home delivery meal service, providing

a selection of energy-dense, protein-rich meals, on quality of life (QoL) in malnourished lung cancer

patients. Forty lung cancer patients with nutritional risk score ≥3 (NRS-2002) were randomized to control or intervention. The intervention group was offered energy- and protein-rich main meals

and snacks, delivered 3 times per week. The control group continued their habitual diet. Primary

endpoint, QoL, and secondary endpoints were assessed at baseline, and after 6 and 12 wk. Data on

unplanned readmissions, length of hospital stay, and mortality were collected 3 and 6 mo postintervention.

Intervention group improved standard Chair Stand Test (30-s CST) after 6 and 12 wk (P < 0.01) compared to control. Intervention exerted a significant positive effect on performance score after 12 wk (P D 0.047). Increased energy and protein intakes were strongly associated with improved QoL, functional score, hand grip strength, symptom and performance scores. Food delivery service with energy- and protein-rich main meals and snacks can improve lower body strength and performance status in malnourished lung cancer patients.

Perdita di peso e qualità della vita in pazienti sopravvissuti 2 anni dopo la rimozione di cancro gastrico

Climent M, et al., European Journal of Surgical Oncology. 2017; 43(7), 1337-1343

 

La malnutrizione è comune nei pazienti sottoposti a rimozione di cancro gastrico e conduce ad una perdita di peso, anche se sono ancora poco conosciuti gli impatti sulla qualità della vita connessi alla salute (HRQL). Questo studio si propone di esplorare l’associazione tra l’HRQL e la perdita di peso in pazienti a due anni dalla rimozione curativa del cancro gastrico.

 

Sono stati reclutati pazienti sottoposti a rimozione curativa del tumore gastrico e sopravvissuti per almeno 2 anni senza recidive. I pazienti hanno completato l’European Organisation for Research and Treatment of Cancer Quality of Life Questionnaire (EORTC QLQ-C30) e il modulo specifico per il tumore gastrico (STO22) prima e dopo 2 anni dall’intervento e sono state esaminate le associazioni tra i punteggi HRQL e pazienti con e senza indice di massa corporea (BWL) ≥ 10%.

 

Sono stati inclusi 76 pazienti totali, dei quali 51 (67%) con BWL ≥10%. A due anni dal post operatorio il BWL ≥10% è stato associato al deterioramento di tutti gli aspetti funzionali della qualità della vita, con dolore persistente (21.6%), diarrea (13.7%), nausea e vomito (13.7%). All’opposto, nessuno dei pazienti con BWL <10% ha sperimentato gravi nausee o vomito, dolore o diarrea.

 

Sintomi invalidanti accadono più frequentemente in pazienti con ≥10% BWL rispetto a quelli con <10% BWL, con un rilevante impatto negativo sulla HRQL. La relazione di causa-effetto tra la perdita di peso e la sopravvivenza postoperatoria rimane irrisolta.

 

Weight loss and quality of life in patients surviving 2 years after gastric cancer resection

 

Abstract

 

Malnutrition is common in patients undergoing gastric cancer resection, leading to weight loss, although little is known about how this impacts on health-related quality of life (HRQL). This study aimed to explore the association between HRQL and weight loss in patients 2 years after curative gastric cancer resection.

 

Consecutive patients undergoing curative gastric cancer resection and surviving at least 2 years without disease recurrence were recruited. Patients completed the European Organisation for Research and Treatment of Cancer Quality of Life Questionnaire (EORTC QLQ-C30) and the specific module for gastric cancer (STO22) before and 2 years postoperatively and associations between HRQL scores and patients with and without ≥ 10% body weight loss (BWL) were examined.

 

A total of 76 patients were included, of whom 51 (67%) had BWL ≥10%. At 2 years postoperatively, BWL ≥10% was associated with deterioration of all functional aspects of quality of life, with persistent pain (21.6%), diarrhoea (13.7%) and nausea/vomiting (13.7%). By contrast, none of the patients with BWL <10% experienced severe nausea/vomiting, pain or diarrhoea.

 

Disabling symptoms occurred more frequently in patients with ≥10% BWL than in those with <10% BWL, with a relevant negative impact on HRQL. A cause-effect relationship between weight loss and postoperative outcome remains unsolved.

Malnutrizione e qualità della vita in pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule

Polański J. et al. In: Advances in Experimental Medicine and Biology. Springer, Boston, MA. (2017)

 

La perdita di peso comunemente riduce le prestazioni e la qualità della vita nei pazienti affetti da tumore polmonare avanzato. Ad ogni modo, c’è un’insufficienza di studi mirati sullo stato e sulla qualità della vita dei pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC). Il presente lavoro intende stabilire lo stato nutrizionale e la sua relazione con la qualità della vita nei pazienti NSCLC.

 

180 pazienti NSCLC (con età media di 62.8 ± 9.6 anni) sono stati valutati durante la terapia presso il Lower Silesian Center of Lung Diseases in Wroclaw, in Polonia. Lo stato nutrizionale è stato valutato mediante il Mini-Nutritional Assessment (MNA) e la qualità della vita tramite due strumenti sviluppati dall’European Organization for the Research and Treatment of Cancer (EORTC): i questionari QLQ-C30 and QLQ-LC13. L’MNA ha rivelato che più del 51.1% dei pazienti erano malnutriti, il 23.9% era a rischio malnutrizione e solo il 25.0% ha mostrato una alimentazione normale. Gli intervistati ben nutriti hanno valutato la loro qualità della vita migliore in tutte le scale funzionali (33.3 vs. 41.7 vs. 66.7, rispettivamente) e hanno presentato minori sintomi intensivi al questionario generale QLQ-C30 e in quello specifico LC13.  Nelle analisi univariate, la malnutrizione è risultata significativamente correlata con un decremento della qualità della vita e dell’intensità dei sintomi in entrambi i questionari. Nelle analisi multivariate, la malnutrizione è risultata una variabile indipendente del peggioramento della qualità della vita nel settore del funzionamento fisico (β = −0.015; p < 0.001).

 

In conclusione, la malnutrizione ha un impatto sulla qualità della vita e su altre presentazioni di sintomi nei pazienti NSCLC. Di conseguenza, l’assistenza nutrizionale dovrebbe essere integrata nell’oncologia globale in aggiunta al trattamento sintomatico.

 

Malnutrition and Quality of Life in Patients with Non-Small-Cell Lung Cancer

 

Abstract

 

Progressive weight loss, common reduces performance and quality of life in patients with advanced lung cancer. However, there is a paucity of studies that focus on nutritional status and quality of life of non-small cell lung cancer (NSCLC) patients. The present study seeks to determine the nutritional status, and its relation to quality of life, of NSCLC patients. One hundred and eighty NSCLC patients (mean age 62.8 ± 9.6 years) were evaluated during therapy at the Lower Silesian Center of Lung Diseases in Wroclaw, Poland. Nutritional status was evaluated by means of the Mini-Nutritional Assessment (MNA) and quality of life by means of two instruments developed by the European Organization for the Research and Treatment of Cancer (EORTC): QLQ-C30 and QLQ-LC13 questionnaires. The MNA revealed that up to 51.1% of patients were undernourished, 23.9% were at risk of malnutrition, and only 25.0% showed a normal nutrition. The well-nourished respondents evaluated their quality of life better in all functional scales (33.3 vs. 41.7 vs. 66.7, respectively) and presented less intensive symptoms in general QLQ-C30 and specific LC13 questionnaires. In univariate analysis, malnutrition significantly correlated with decreased quality of life and the intensity of symptoms in both questionnaires. In multivariate analysis, malnutrition was an independent determinant of decreased quality of life in physical functioning domain (β = −0.015; p < 0.001). We conclude that malnutrition has an impact on quality of life and on the presentation of symptoms in NSCLC patients. Therefore, nutritional care should be integrated into the global oncology as an adjunct to symptomatic treatment.

La valutazione dell’accesso alla consulenza nutrizionale rivela la diminuzione di ricoveri ospedalieri riportati dai pediatri e l’aumento della consapevolezza genitoriale e della fiducia

Katherine (Kay) Watson-Jarvis, Lorna Driedger, Tanis R. Fenton. Canadian Journal of Dietetic Practice and Research. 2017; 78 (2), 81-85

 

Sulla base delle valutazioni dei bisogni nel 1999 è stata creata una comunità pediatrica di consulenze nutrizionali ambulatoriali. Dal 2010 le consulenze nutrizionali sono aumentate a circa 1500 (62% da medici; 38% da infermieri delle strutture sanitarie pubbliche). E’ stata intrapresa una valutazione per raccogliere i punti di vista dei professionisti e dei genitori riguardo all’accesso, la soddisfazione, le consulenze cliniche e i cambiamenti sulle competenze, abitudini, comportamenti e benessere del bambino.

Il personale sanitario ha risposto all’indagine via email ed era composto da 62 pediatri (percentuale di risposta 71%), 25 medici di famiglia (21%), 87 operatori del servizio sanitario pubblico (31%) e 7 dietologi (100%). I genitori (n=93, percentuale di risposta 75% di quelli contattati) sono stati intervistati telefonicamente.

I pediatri hanno riportato una significativa diminuzione del 7% (95% indice di affidabilità (CI), 0.8%–23%) dei ricoveri ospedalieri infantili nell’ambito nutrizionale, comparato al 39% del 1999 (95% CI, 22%–59%)  (P = 0.005). Il personale sanitario ha riportato un alto livello di consenso sui benefici del servizio di consulenza sulla loro professione e sui problemi sanitari infantili e un alto livello di soddisfazione per il servizio. I genitori hanno riferito di aver acquisito conoscenze (76%), fiducia (93%), e di star facendo dei cambiamenti comportamentali riguardo al cibo proposto (77%).

La nostra valutazione ha dimostrato che gli operatori sanitari hanno notato la necessità dell’accesso al dietologo per una consulenza pediatrica nutrizionale e i genitori hanno riportato maggior fiducia e miglioramenti nell’alimentazione del bambino dopo la consulenza nutrizionale.

 

Evaluation of Dietitian Counselling Access Revealed Reduced Pediatrician-Reported Hospital Admissions and Increased Parental Knowledge and Confidence

 

Abstract

Based on a 1999 needs assessment a pediatric community-based outpatient dietitian counselling service was created. By 2010 annual referrals had grown to almost 1500 (62% from physicians; 38% from public health nurses). An evaluation was undertaken to gather perspectives of practitioners and parents about access, satisfaction, referral practices, and changes in knowledge, attitudes, behaviour, and child well-being. Health professionals surveyed via email were 62 pediatricians (response rate 71%), 25 family physicians (21%), 87 public health nurses (31%), and 7 dietitian providers (100%). Parents (n = 93, response rate 75% of those contacted) were interviewed by telephone. Pediatricians reported a significantly lower rate of 7% (95% confidence interval (CI), 0.8%–23%) for admitting children to hospital to access a dietitian, compared to 1999 of 39% (95% CI, 22%–59%) (P = 0.005). Health professionals reported a high degree of agreement on benefits of the service to their practice and on child health problems and a high degree of satisfaction with the service. Parents reported gaining knowledge (76%), confidence (93%), and making behaviour changes in foods offered (77%). Our evaluation demonstrated health practitioners saw a need for access to dietitians for pediatric dietitian counselling and parents reported more confidence and improved child feeding practices after dietitian counselling.

Revisione sistematica e meta analisi degli interventi di ristorazione e i loro effetti sui risultati nutrizionali e la soddisfazione dei pazienti oncologici adulti

Elizabeth Doyle, Natalie Simmance, Helen Wilding, Judi Porter. Nutrition & Dietetics. 2017; 74 (2), 116

 

Obiettivo: La conoscenza dell’efficacia degli interventi di ristorazione sugli effetti nutrizionali nei pazienti adulti con cancro è necessaria per sostenere un processo decisionale clinico. La presente rassegna sistematica ha lo scopo di determinare gli effetti degli interventi di ristorazione attraverso una gamma di esiti nutrizionali e di soddisfacimento di pazienti oncologici adulti ambulatoriali e ospedalizzati.

 

Metodi: Il protocollo di revisione è stato registrato con PROSPERO (CRD42016045772). Sei banche dati sono state interrogate attraverso la ricerca di termini associati all’intervento e alla popolazione. Non sono state applicate restrizioni di tempo o linguistiche. Gli autori hanno applicato i criteri di inclusione dei lavori dal titolo all’abstract fino al full text. L’archivio finale è stato valutato dal rischio di bias. I dati sugli esiti sono stati riuniti narrativamente e, dove possibile, tramite meta analisi.

 

Risultati: Dalla revisione di titoli ed abstract di 4412 studi, 12 lavori che hanno testato gli effetti degli interventi dei servizi di ristorazione sono stati inclusi in questa rassegna. La meta analisi ha dimostrato un’assunzione significativamente maggiore di energia (differenza media di 1.54 MJ/al giorno; 95% CI 0.85–2.23 MJ/al giorno) e proteine (differenza media 18.98 g/al giorno; 95% CI 11.58–26.39 g/al giorno) attraverso l’aggiunta di integratori orali. Sono stati registrati altri effetti positivi nei risultati antropometrici. La soddisfazione dei pazienti è stata rafforzata attraverso altri interventi di ristorazione.

 

Conclusioni: Il limite della ricerca originale è emerso nell’eplorazione degli effetti degli interventi di ristorazione nei pazienti oncologici. Scoperte significative sono state trovate a beneficio degli interventi attraverso una gamma di risultati nutrizionali, suggerendo che gli interventi di ristorazione possono migliorare i risultati clinici e il soddisfacimento in questa popolazione. Gli interventi di ristorazione efficaci per i pazienti oncologici rimangono poco ricercati, per questo incoraggiamo i dietisti e il personale della ristorazione ad implementare studi rigorosi col progetto di valutare e pubblicare interventi in questo gruppo clinico.

 

Systematic review and meta-analyses of foodservice interventions and their effect on nutritional outcomes and satisfaction of adult oncology patients

 

Abstract

 

Aim: An understanding of effective foodservice interventions on nutrition outcomes in adult patients with cancer is required to support clinical decision making. This systematic review aimed to determine the effect of foodservice interventions across a range of nutritional outcomes and satisfaction of hospitalised and ambulatory adult oncology patients.

Methods: The review protocol was registered with PROSPERO (CRD42016045772). Six databases were searched using search terms associated with the intervention and population. No date or language restrictions were applied. Authors applied the inclusion criteria to titles and abstracts and then full-text papers. The final library was assessed for risk of bias. Outcome data were combined narratively and, where possible, by meta-analysis.

Results: From the title and abstract review of 4414 studies, 12 studies testing the effect of foodservice interventions were included in this review. Meta-analyses demonstrated significantly greater energy (mean difference 1.54 MJ/day; 95% CI 0.85–2.23 MJ/day) and protein (mean difference 18.98 g/day; 95% CI 11.58–26.39 g/day) intake through the addition of oral nutrition supplements. Other positive effects on anthropometric outcomes were also recorded. Patient satisfaction was enhanced through other foodservice interventions.

Conclusions: Limited original research was found exploring the effect of foodservice interventions in oncology patients. Significant findings were found in favour of the intervention across a range of nutritional outcomes, suggesting that foodservice interventions may improve clinical outcomes and satisfaction in this population. Effective foodservice interventions for oncology patients remain under-researched, so we encourage dietitians and foodservice staff to implement rigorous study designs to evaluate and publish interventions in this clinical group

Ruolo dello stato nutrizionale nella predizione degli esiti della qualità della vita nei malati di cancro – una rassegna sistematica della letteratura epidemiologica

Lis et al. Nutrition Journal. 2012; 11:27

 

La malnutrizione è un fattore significativo nella predizione della qualità della vita (QoL) dei pazienti malati di cancro. Abbiamo passato sistematicamente in rassegna la letteratura riguardante il ruolo dello stato nutrizionale in predizione della QoL nel cancro. Abbiamo ricercato tramite il database MEDLINE usando  i temini “stato nutrizionale” in combinazione  con “qualità della vita” unitamente a “cancro”. Sono stati inclusi gli studi umani pubblicati in inglese che presentavano lo stato nutrizionale come una delle variabili predittive e la qualità della vita come una delle misurazioni ottenute. Dei 26 studi inclusi, 6 investigavano il cancro della testa e del collo, 8 quello gastrointestinale, 1 polmonare, 1 ginecologico e 10 tipo di cancro eterogenei.

 

24 studi hanno dimostrato che un miglior stato nutrizionale è  associato con una migliore qualità della vita, 1 studio ha mostrato che un miglior stato nutrizionale è associato ad una migliore qualità della vita solo in pazienti ad alto rischio mentre 1 studio ha concluso che non ci sono associazioni tra lo stato nutrizionale e qualità della vita.

 

Lo stato nutrizionale è un forte predittore della qualità della vita in pazienti oncologici. Raccomandiamo che si implementino le linee guida per i pazienti oncologici della  American Society of Parenteral and Enteral Nutrition (ASPEN), che include screening nutrizionali, valutazioni nutrizionali ed interventi appropriati. Intervenendo sulla malnutrizione si può migliorare la qualità della vita dei pazienti oncologici, un importante risultato di interesse per i pazienti malati di cancro, i loro caregivers e le loro famiglie.

 

Role of nutritional status in predicting quality of life outcomes in cancer – a systematic review of the epidemiological literature

 

Abstract

 

Malnutrition is a significant factor in predicting cancer patients’ quality of life (QoL).

We systematically reviewed the literature on the role of nutritional status in predicting QoL in cancer. We searched MEDLINE database using the terms “nutritional status” in combination with “quality of life” together with “cancer”. Human studies published in English, having nutritional status as one of the predictor variables, and QoL as one of the outcome measures were included. Of the 26 included studies, 6 investigated head and neck cancer, 8 gastrointestinal, 1 lung, 1 gynecologic and 10 heterogeneous cancers. 24 studies concluded that better nutritional status was associated with better QoL, 1 study showed that better nutritional status was associated with better QoL only in high-risk patients, while 1 study concluded that there was no association between nutritional status and QoL.

 

Nutritional status is a strong predictor of QoL in cancer patients. We recommend that more providers implement the American Society of Parenteral and Enteral Nutrition (ASPEN) guidelines for oncology patients, which includes nutritional screening, nutritional assessment and intervention as appropriate. Correcting malnutrition may improve QoL in cancer patients, an important outcome of interest to cancer patients, their caregivers, and families.

Relazione tra lo stato nutrizionale e la qualità della vita in pazienti con cancro

A. Nourissat,M.P. Vasson,Y. Merrouche,C. Bouteloup,M. Goutte,D. Mille,J.P. Jacquin,O. Collard,P. Michaud,F. Chauvin . European Journal of Cancer. 2008; 1238-1242

 

I pazienti malati di cancro patiscono frequentemente un deterioramento della qualità della vita e questo è un fattore importante nella decisione terapeutica. La correlazione tra la qualità della vita e la malnutrizione appare ovvia e bidirezionale. Lo scopo del nostro studio era descrivere la qualità della vita globale e le sue varie dimensioni in pazienti oncologici, come una funzione dello stato nutrizionale.

E’ stato condotto uno studio trasversale basato sull’osservazione nei reparti degli ospedali di Clermont Ferrand e di Saint Etienne su 907 pazienti.  Per valutare la qualità della vita è stato utilizzato il questionario EORTC  QLQ-C30.

 

Il punteggio significativo per la qualità della vita globale era di 48.8 per pazienti che avevano avuto una perdita di peso superiore al 10% dall’inizio della malattia, comparata con un punteggio di 62.8 degli altri pazienti (p < 0.001). Una significativa associazione con il peso è stata osservata per le principali dimensioni della qualità della vita: fisica, funzionale, cognitiva, sociale, affaticamento, nausea, dolore, perdita di appetito, costipazione e diarrea.

 

Questa decisiva relazione tra qualità della vita e perdita di peso mostra l’importanza di una gestione alimentare in pazienti oncologici.

 

Relationship between nutritional status and quality of life in patients with cancer

 

Abstract

 

Patients with cancer frequently suffer a deteriorated quality of life and this is an important factor in the therapeutic decision. The correlation between quality of life and malnutrition seems obvious and bidirectional. The aim of our study was to describe the global quality of life and its various dimensions in patients with cancer, as a function of the nutritional status.

A transversal observational study was performed in wards in hospitals in Clermont Ferrand and Saint Etienne on 907 patients. The EORTC questionnaire, QLQ-C30, was used to assess the quality of life.

The mean global quality of life score was 48.8 for patients who had a weight loss of more than 10% since the beginning of their illness, compared with 62.8 for the other patients (p < 0.001). A significant association with weight was observed for the main dimensions of the quality of life: physical, functional, cognitive, social, fatigue, nausea, pain, loss of appetite, constipation and diarrhoea. This strong relation between quality of life and weight loss shows the importance of dietary management in patients with cancer.

Intervento nutrizionale e qualità della vita in pazienti oncologici adulti

Mónica María Marín Caro, Alessandro Laviano, Claude Pichard . Clinical Nutrition. 2007; 26 (3), 289-301

 

Lo studio della qualità della vita (QoL) valuta il benessere dei pazienti tenendo conto delle condizioni fisiche, psicologiche e sociali. Il cancro e il suo trattamento hanno come conseguenza gravi alterazioni biochimiche e fisiologiche associate ad un deterioramento della QoL. Questi cambiamenti metabolici conducono ad una dimunuzione di consumo di cibo favorendo la perdita. La malnutrizione cancro-correlata può evolversia nella cachessia oncologica dovuta ad interazioni complesse tra citochine proinfiammatorie e il metabolismo dell’ospite. Accanto e oltre gli effetti fisici e metabolici del cancro, i pazienti spesso soffrono di distress psicologico, inclusa la depressione.

 

A seconda del tipo di trattamento oncologico (curativo o palliativo) e dalle condizioni cliniche del paziente e dello stato nutrizionale, sarebbe opportuno prescrivere un intervento nutrizionale (consulenza alimentare, integratore orale, nutrizione parenterale totale o enterale) adeguati e adattati alle esigenze del paziente.

Tale impostazione, che dovrebbe iniziare il prima possibile, può rallentare e persino invertire il loro scarso stato nutrizionale, migliorando le prestazioni e conseguentemente la QoL. Gli interventi nutrizionali che accompagnano i trattamenti curativi hanno un ulteriore e preciso ruolo, che è aumentare la tolleranza e la risposta al trattamento oncologico, diminuendo il tasso di complicanze e riducendo potenzialmente la morbosità ottimizzando il rapporto tra dispendio energetico e l’assunzione di cibo. Nelle cure palliative, lo scopo del supporto nutrizionale può migliorare la QoL dei pazienti controllando I sintomi quali la nausea, vomito e dolore relativamente al cibo ingerito posticipando la perdita di autonomia.

 

La rassegna della letteratura supporta l’assunto che l’assistenza nutrizionale dovrebbe essere integrata nell’assistenza oncologica globale per il suo significativo contributo alla QoL. Infine, la valutazione della QoL dovrebbe essere parte della valutazione di qualsiasi supporto nutrizionale al fine di ottimizzare la sua adeguatezza ai bisogni e alle aspettative del paziente.

 

Nutritional intervention and quality of life in adult oncology patients

 

Abstract

 

The evaluation of quality of life (QoL) assesses patients’ well-being by taking into account physical, psychological and social conditions. Cancer and its treatment result in severe biochemical and physiological alterations associated with a deterioration of QoL. These metabolic changes lead to decreased food intake and promote wasting. Cancer-related malnutrition can evolve to cancer cachexia due to complex interactions between proinflammatory cytokines and host metabolism. Beside and beyond the physical and the metabolic effects of cancer, patients often suffer as well from psychological distress, including depression.

Depending on the type of cancer treatment (either curative or palliative) and on patients’ clinical conditions and nutritional status, adequate and patient-tailored nutritional intervention should be prescribed (diet counselling, oral supplementation, enteral or total parenteral nutrition). Such an approach, which should be started as early as possible, can reduce or even reverse their poor nutritional status, improve their performance status and consequently their QoL. Nutritional intervention accompanying curative treatment has an additional and specific role, which is to increase the tolerance and response to the oncology treatment, decrease the rate of complications and possibly reduce morbidity by optimizing the balance between energy expenditure and food intake. In palliative care, nutritional support aims at improving patient’s QoL by controlling symptoms such as nausea, vomiting and pain related to food intake and postponing loss of autonomy.

The literature review supports that nutritional care should be integrated into the global oncology care because of its significant contribution to QoL. Furthermore, the assessment of QoL should be part of the evaluation of any nutritional support to optimize its adequacy to the patient’s needs and expectations.

La malnutrizione è stata associata ad una scarsa qualità della vita nel cancro del colon-retto: un’analisi retrospettiva

Gupta D, Lis CG, Granick J, Grutsch JF, Vashi PG, Lammersfeld CA . Journal of  Clinical Epidemiology. 2006;  59(7), 704–709

 

La malnutrizione è una causa significativa di morbosità e mortalità nel cancro avanzato del colon-retto e si conosce ancora poco sulla relazione con la qualità della vita(QoL). Investighiamo il rapport tra lo stato nutrizionale e la QoL nel cancro colonrettale.

 

Sono stati esaminati una serie di casi di 58 pazienti affetti da cancro del colon-retto al III-IV stadio trattati al Cancer Treatment Centers of America.

Lo status nutrizionale è stato valutato utilizzando misurazioni di laboratorio di sieroalbumina, prealbumina e transferrina, valutazione globale soggettiva (SGA) e analisi di impedenza bioelettrica. QoL è stata studiata utilizzando l’European Organization for Research and Treatment of Cancer Quality of Life Questionnaire-Core 30 (QLQ-C30).

 

La prevalenza della malnutrizione, come determinata dall’SGA, è stata del 41% (24 su 58). I pazienti ben nutriti hanno ottenuto punteggi migliori statisticamente significativi nella QoL nella dimensione globale, fisica e di ruolo rispetto ai pazienti malnutriti. E’ interessante notare che il punteggio del funzionamento medio di ruolo nei pazienti ben nutriti è stato di 41.6 punti più alto rispetto al punteggio corrispondente dei pazienti malnutriti, indicata come una funzione “decisamente migliorata” dalla prospettiva dei pazienti. Analogamente, i punteggi della QoL su scale di sintomi multipli sono stati significativamente e statisticamente migliori nei pazienti ben nutriti.

 

Questo studio suggerisce che la malnutrizione è associata a scarsa QoL, così come misurata con il QLQ-C30 nel cancro del colon retto.

 

Malnutrition was associated with poor quality of life in colorectal cancer: a retrospective analysis.

 

Abstract

 

Malnutrition is a significant cause of morbidity and mortality in advanced colorectal cancer, and little is known about its relationship with quality of life (QoL). We investigated the relationship between nutritional status and QoL in colorectal cancer.

 

We examined a case series of 58 stage III–IV colorectal cancer patients treated at Cancer Treatment Centers of America.

Nutritional status was evaluated using laboratory measures of serum albumin, prealbumin, and  transferrin, subjective global assessment (SGA) and bioelectrical impedance analysis. QoL was evaluated using the European Organization for Research and Treatment of Cancer Quality of Life Questionnaire-Core 30 (QLQ-C30).

 

The prevalence of malnutrition, as determined by SGA, was 41% (24 of 58). Well-nourished patients had statistically significantly better QoL scores on the global, physical, and role functions compared to malnourished patients. Interestingly, the median role function score in well-nourished patients was 41.6 points higher than the corresponding score in malnourished patients, indicating a ‘‘much

better’’ functioning from a patient’s perspective. Similarly, QoL scores on multiple symptom scales were statistically significantly better among well-nourished patients.

 

This study suggests that malnutrition is associated with poor QoL, as measured by the QLQ-C30 in colorectal cancer.

Qualità della vita, assunzione alimentare e valutazione dello stato nutrizionale in pazienti oncologici ricoverati in ospedale

Trabal J, Leyes P, Forga MT, Hervas S. Nutrición Hospitalaria. 2006; 21(4), 505–510

 

Obiettivi: Gli obiettivi di questo studio sono stati valutare la qualità della vita (QoL), lo stato nutrizionale e la quantità di cibo assunto in pazienti oncologici non terminali ricoverati trattati con alimentazione orale. Così come valutare quale tipo di relazione esiste tra la qualità della vita e lo stato nutrizionale e l’attuale assunzione nel campo di applicazione: servizi di radioterapia e oncologia medica dei reparti dell’ Hospital Clínic di Barcellona.

 

Soggetti: Cinquanta pazienti ricoverati al reparto di assistenza.

 

Interventi: E’ stato fatto un follow up dell’assunzione alimentare durante 3 giorni lavorativi attraverso osservazioni dirette, così come una valutazione di parametri antropometrici e biochimici, una raccolta di dati connessi alla sintomatologia e una valutazione della QoL eseguita attraverso il questionario EORTC QLQC30.

 

Risultati: I dati mostrano che il 32.6% dei pazienti non raggiunge le 25 kcal/kg/al giorno, e il 23.3% non riesce neanche a soddisfare  1g protein/kg/al giorno. Per quanto concerne la QoL, i valori medi per lo stato di salute globale e complessivamente per la QoL era per tutti i pazienti di 46.2. Comparato con la popolazione generale, ci sono importanti lacune tra i pazienti oncologici per quanto riguarda le funzioni fisiche, di ruolo e sociali. Le differenze più accentuate nelle scale dei sintomi sono riferite all’affaticamento, e in un singolo item per la perdita di appetito e la costipazione. Una minor assunzione proteica è stata associata ad una percezione più scarsa nella funzionalità fisica (p=0.01), e l’affaticamento era prossimo alla significatività (p=0.058). Differenze non rilevanti sono state trovate per quanto riguarda l’assunzione calorica e la QoL.

 

Conclusioni: Una significativa percentuale di pazienti che ha ricevuto esclusivamente alimentazione orale non ha coperto una quantità minima accettabile del loro fabbisogno di energia/proteine. I nostri risultati sottolineano che la scarsità di cibo assunto può pregiudicare la loro QoL.

 

Quality of life, dietary intake and nutritional status assessment in hospital admitted cancer patients.

 

Abstract

 

Objectives: The objectives of this study were to assess the quality of life (QoL), nutritional status, and quantitative food intakes of non-terminal admitted cancer patients receiving oral feeding. As well as to evaluate what kind of relation exists between the quality of life, and the nutritional status and current intake Scope: Medical Oncology and Radiotherapy Service ward at the Hospital Clínic de Barcelona.

Subjects: Fifty admitted patients in the Service ward.

Interventions: There was a follow-up of the dietary intake during 3 working days through direct observation, as well as an assessment of anthropometrical and biochemical parameters, a record of symptomatology related data, and a QoL assessment through the EORTC QLQC30 questionnaire. Results: Our data show that 32.6% of the patients did not reach 25 kcal/kg/day, and 23.3% did not even fulfill 1g protein/kg/day. Concerning QoL, mean score for global health status and overall QoL for all patients was 46.2. Compared to the general population, there were important deficits among cancer patients regarding physical, role and social functioning. The most pronounced differences in the symptom scales were for fatigue, and in single items for appetite loss and constipation. A low protein intake was associated to a poorer perception on physical functioning (p=0.01), and fatigue was close to significance (p=0.058). No significant differences were found regarding caloric intake and QoL.

Conclusions: A significant percentage of patients who received exclusive oral feeding did not cover a minimum acceptable quantity of their protein-energy requirements. Our results point-out that poor food intakes can affect QoL by themselves.

Gli interventi nutrizionali migliorano gli esiti in pazienti con cachessia tumorale sottoposti a chemioterapia – uno studio pilota

Bauer, J.D. & Capra, Supportive Care in Cancer. 2005;  13, 270–274

 

Lo scopo di questo studio era esaminare gli effetti degli interventi nutrizionali sugli esiti dell’assunzione alimentare, struttura corporea,  stato nutrizionale, capacità funzionale e qualità della vita in pazienti con cachessia tumorale sottoposti a chemioterapia.

 

I pazienti hanno ricevuto settimanalmente una consulenza da un dietologo ed è stato consigliato loro di assumere un integratore alimentare orale proteico ed energico con acido eicosapentaenoico per 8 settimane. Il medico oncologo ha determinato il protocollo chemioterapico. Sono stati arruolati 8 pazienti e 7 hanno hanno completato lo studio.

 

Ci sono stati miglioramenti significativi nell’assunzione totale di proteine (variazioni medie 0.3 g/kg al giorno, intervallo −0.1 to 0.8 g/kg a giorno), apporto di energia totale (variazioni media 36 kJ/kg al giorno, intervallo −2 to 82 kJ/kg a giorno), consumo totale di fibre (variazioni medie 6.3 g/giornalieri, intervallo −3.4 to 20.1 g/giornalieri), indice nutrizionale (punteggi di valutazione globale soggettivi generati dai pazienti, variazioni medie 9, intervallo −5 to 17), performance status secondo Karnofsky (variazioni medie 10, intervallo 0–30) e qualità della vita (variazioni medie 16.7, range 0–33.3). Si sono verificati cambiamenti clinici rilevanti nel peso (variazioni medie 2.3 kg; range −2.7 to 4.5 kg) e nella massa corporea magra (variazioni medie 4.4 kg, intervallo −4.4 fino a 4.7 kg), sebbene questi non siano stati statisticamente significativi. Il cambiamento nello stato nutrizionale è stato nettamente associato alla qualità della vita, alle variazioni del performance status di Karnofsky e alle variazioni della massa corporea magra.

 

L’intervento nutrizionale unitamente alla chemioterapia migliorano i risultati ottenuti in pazienti con cancro pancreatico e carcinoma polmonare non a piccole cellule oltre le 8 settimane. L’assunzione di integratori non ha inibito il consumo dei pasti.

 

 

Nutrition intervention improves outcomes in patients with cancer cachexia receiving chemotherapy—a pilot study

 

Abstract

 

The aim of this study was to examine the effect of nutrition intervention on outcomes of dietary intake, body composition, nutritional status, functional capacity and quality of life in patients with cancer cachexia receiving chemotherapy.

 

Patients received weekly counselling by a dietitian and were advised to consume a protein- and energy-dense oral nutritional supplement with eicosapentaenoic acid for 8 weeks. The medical oncologist determined the chemotherapy protocol. Eight patients enrolled and seven completed the study.

 

There were significant improvements in total protein intake (median change 0.3 g/kg per day, range −0.1 to 0.8 g/kg per day), total energy intake (median change 36 kJ/kg per day, range −2 to 82 kJ/kg per day), total fibre intake (median change 6.3 g/day, range −3.4 to 20.1 g/day), nutritional status (patient-generated subjective global assessment score, median change 9, range −5 to 17), Karnofsky performance status (median change 10, range 0–30) and quality of life (median change 16.7, range 0–33.3). There were clinically significant improvements in weight (median change 2.3 kg; range −2.7 to 4.5 kg) and lean body mass (median change 4.4 kg, range −4.4 to 4.7 kg), although these were not statistically significant. Change in nutritional status was significantly associated with change in quality of life, change in Karnofsky performance status and change in lean body mass.

 

Nutrition intervention together with chemotherapy improved outcomes in patients with pancreatic and non-small-cell lung cancer over 8 weeks. Supplement intake does not inhibit meal intake.

La consulenza alimentare migliora gli esiti nei pazienti: sperimentazione controllata randomizzata prospettica in pazienti con cancro del colon-retto sottoposti a radioterapia

Paula Ravasco, Isabel Monteiro-Grillo, Pedro Marques Vidal, and Maria Ermelinda Camilo. Journal of Clinical Oncology. 2005; 23 (7), 1431-1438

 

Scopo: Investigare l’impatto della consulenza nutrizionale o di integratori alimentari sugli effetti in pazienti oncologici: nutrizionali, morbilità e qualità della vita (QoL) durante e dopo 3 mesi dalla radioterapia.

 

Pazienti e metodi: Un totale 111 pazienti ambulatoriali con tumore colonrettale sottoposti a radioterapia, suddivisi per stadialità, sono stati assegnati casualmente a: gruppo 1 (G1; n = 37), consulenza alimentare (cibo regolare); gruppo 2 (G2; n = 37), integratori proteici; gruppo 3 (G3; n = 37), assunzione ad libitum. Apporto nutrizionale (precedenti regimi alimentari), stato (Ottery’s Subjective Global Assessment), e qualità della vita (European Organisation for Research and Treatment of Cancer Quality of Life Questionnaire versione 3.0) sono stati valutati alla partenza, alla fine e 3 mesi dopo la radioterapia.

Risultati: A radioterapia terminata l’energia assorbita è aumentata in G1/G2 (P ≤ .04), G1 più di G2 (P = .001), ed è diminuita in G3 (P < .01). L’apporto di proteine è aumentato in G1/G2 (P ≤ .007), G1 meno di G2 (non significativo), ed è diminuita in G3 (P < .01). A 3 mesi, G1 ha mantenuto l’apporto nutrizionale e G2/G3 sono tornati alla partenza. Dopo la radioterapia e a 3 mesi, l’incidenza di anoressia, nausea, vomito e diarrea sono stati alti in G3 (P < .05). A radioterapia ultimata in G1 tutti i punteggi funzionali di QoL  sono migliorati proporzionalmente ad un’adeguata assunzione o stato nutrizionale (P < .05); invece in G2 solo tre di sei punteggi funzionali sono migliorati proporzionalmente alle proteine assunte (P = .04), e in G3 tutti I punteggi sono peggiorati (P < .05). A 3 mesi, i pazienti G1 hanno mantenuto/migliorato I punteggi delle funzioni, sintomi e dei singoli item (P < .02); in G2 solo poche scale funzionali e di sintomi sono migliorate (P < .05); in G3, la QoL è rimasta scarsa come dopo la radioterapia. In G1/G2, rispettivamente, il miglioramento/deterioramento della QoL è correlato con un migliore o minor  assorbimento o stato nutrizionale (P < .003).

 

Conclusioni: Durante la radioterapia, entrambi gli interventi hanno influenzato positivamente I risultati; la consulenza nutrizionale è stata di analogo o superiore beneficio, considerando che nemmeno 3 mesi dopo la RT, è stato l’unico metodo per sostenere un significativo impatto sugli esiti del paziente.

 

Dietary counseling improves patient outcomes: a prospective, randomized, controlled trial in colorectal cancer patients undergoing radiotherapy

 

Abstract

 

Purpose: To investigate the impact of dietary counseling or nutritional supplements on outcomes in cancer patients: nutritional, morbidity, and quality of life (QoL) during and 3 months after radiotherapy.

Patients and Methods: A total of 111 colorectal cancer outpatients referred for radiotherapy, stratified by staging, were randomly assigned: group 1 (G1; n = 37), dietary counseling (regular foods); group 2 (G2; n = 37), protein supplements; and group 3 (G3; n = 37), ad libitum intake. Nutritional intake (diet history), status (Ottery’s Subjective Global Assessment), and QoL (European Organisation for Research and Treatment of Cancer Quality of Life Questionnaire version 3.0) were evaluated at baseline, at the end, and 3 months after radiotherapy.

Results: At radiotherapy completion, energy intake increased in G1/G2 (P ≤ .04), G1 more than G2 (P = .001), and decreased in G3 (P < .01). Protein intake increased in G1/G2 (P ≤ .007), G1 less than G2 (not significant), and decreased in G3 (P < .01). At 3 months, G1 maintained nutritional intake and G2/G3 returned to baseline. After radiotherapy and at 3 months, rates of anorexia, nausea, vomiting, and diarrhea were higher in G3 (P < .05). At radiotherapy completion, in G1 all QoL function scores improved proportionally to adequate intake or nutritional status (P < .05); whereas in G2 only three of six function scores improved proportionally to protein intake (P = .04), and in G3 all scores worsened (P < .05). At 3 months, G1 patients maintained/improved function, symptoms, and single-item scores (P < .02); in G2, only few function and symptom scales improved (P < .05); in G3, QoL remained as poor as after radiotherapy. In G1/G2, respectively,improvement/deterioration of  QoL correlated with better or poorer intake or nutritional status (P < .003).

Conclusion: During radiotherapy, both interventions positively influenced outcomes; dietary counseling was of similar or higher benefit, whereas even 3 months after RT, it was the only method to sustain a significant impact on patient outcomes.

Impatto della nutrizione sugli esiti: sperimentazione controllata randomizzata prospettica in pazienti con cancro della testa e del collo sottoposti a radioterapia

Ravasco, P., Monteiro-Grillo, I., Marques Vidal, P. and Camilo, M. E. Head Neck. 2005; 27, 659–668

 

Ci siamo proposti di determinare l’effetto della consulenza alimentare o di integratori orali sugli esiti per i pazienti con cancro, specificatamente per gli effetti nutrizionali, morbilità e qualità della vita (QoL), durante e 3 mesi dopo la radioterapia.

 

Settantacinque pazienti affetti da cancro della testa e del collo sottoposti a radioteapia (RT) sono stati randomizzati per i seguenti gruppi: gruppo 1 (n = 25), pazienti che hanno ricevuto consulenza alimentare con nutrienti regolari; gruppo 2 (n = 25), pazienti che hanno mantenuto la dieta abituale con aggiunta di integratori; gruppo 3 (n = 25), pazienti che hanno mantenuto l’assunzione ad libitum. L’assunzione nutrizionale ( determinata da precedenti regimi alimentari), lo stato nutrizionale (determinato da Ottery’s Subjective Global Assessment) e la QoL (determinata dall’ European Organization for the Research and Treatment of Cancer Quality of Life Questionnaire version 3.0 [EORTC QLQ-C30]) sono state valutate alla partenza, al termine della RT e a 3 mesi di distanza.

 

L’energia assunta dopo la RT è aumentata nei gruppi 1 e 2 (p ≤ .05). Anche l’assunzione proteica è aumentata nei gruppi 1 e 2 (p ≤ .006). Sia l’assorbimento proteico che energetico è diminuito significativamente nel gruppo 3 (p < .01). A distanza di 3 mesi, il gruppo 1 ha mantenuto i valori mentre I gruppi 2 e 3 sono ritornati ai livelli di partenza o anche al di sotto. Dopo la radioterapia, >90% dei pazienti ha sperimentato la tossicità della RT; questo dato non è stato significativamente differente tra i gruppi, con una tendenza di sintomatologia ridotta nel gruppo 1 rispetto ai gruppi 2/3 (p < .07). A distanza di 3 mesi, la riduzione dell’incidenza/gravità di grado 1+2 di anoressia, nausea/vomito, secchezza delle fauci e alterazione del senso del gusto sono state differenti: 90% dei pazienti hanno ottenuto dei miglioramenti nel gruppo 1 rispetto al 67% del gruppo 2 contro il 51% del gruppo 3 (p < .0001). Dopo la RT, I punteggi funzionali della QoL sono migliorati (p < .003) proporzionalmente ai miglioramenti dell’assunzione e dello stato nutrizionale nei gruppi 1 e 2 (p < .05) e sono peggiorati nel gruppo 3 (p < .05); a distanza di 3 mesi, i pazienti del gruppo 1 hanno mantenuto o migliorato la QoL generale mentre I pazienti del gruppo 2 e 3 hanno mantenuto o peggiorato la QoL.

 

Durante la RT, gli interventi nutrizionali hanno influenzato positivamente i risultati, e la consulenza è stata il vantaggio maggiore; nel medio termine, solo la consulenza ha esercitato un impatto significativo sugli effetti nei pazienti.

 

Impact of nutrition on outcome: A prospective randomized controlled trial in patients with head and neck cancer undergoing radiotherapy

 

Abstract

 

Background.

We aimed to determine the effect of dietary counseling or oral supplements on outcome for patients with cancer, specifically, nutritional outcome, morbidity, and quality of life (QOL), during and 3 months after radiotherapy.

Methods.

Seventy-five patients with head and neck cancer who were referred for radiotherapy (RT) were randomized to the following groups: group 1 (n = 25), patients who received dietary counseling with regular foods; group 2 (n = 25), patients who maintained usual diet plus supplements; and group 3 (n = 25), patients who maintained intake ad lib. Nutritional intake (determined by diet history) and status (determined by Ottery’s Subjective Global Assessment), and QOL (determined by the European Organization for the Research and Treatment of Cancer Quality of Life Questionnaire version 3.0 [EORTC QLQ-C30]) were evaluated at baseline, at the end of RT, and at 3 months.

Results.

Energy intake after RT increased in both groups 1 and 2 (p ≤ .05). Protein intake also increased in both groups 1 and 2 (p ≤ .006). Both energy and protein intake decreased significantly in group 3 (p < .01). At 3 months, group 1 maintained intakes, whereas groups 2 and 3 returned to or below baseline levels. After RT, >90% of patients experienced RT toxicity; this was not significantly different between groups, with a trend for reduced symptomatology in group 1 versus group 2/group 3 (p < .07). At 3 months, the reduction of incidence/severity of grade 1+2 anorexia, nausea/vomiting, xerostomia, and dysgeusia was different: 90% of the patients improved in group 1 versus 67% in group 2 versus 51% in group 3 (p < .0001). After RT, QOL function scores improved (p < .003) proportionally with improved nutritional intake and status in group 1/group 2 (p < .05) and worsened in group 3 (p < .05); at 3 months, patients in group 1 maintained or improved overall QOL, whereas patients in groups 2 and 3 maintained or worsened overall QOL.

Conclusions.

During RT, nutritional interventions positively influenced outcomes, and counseling was of similar/higher benefit; in the medium term, only counseling exerted a significant impact on patient outcomes.

L’intervento nutrizionale è vantaggioso nei pazienti ambulatoriali sottoposti a radioterapia nella regione gastrointestinale o della testa e del collo

EA Isenring, S. Capra, JD Bauer. British Journal of Cancer. 2004; 91(3), 447 – 452

 

La malnutrizione si verifica frequentemente in pazienti con cancro gastrointestinale (GI) o dell’area del collo e della testa e può condurre ad esiti negativi. Lo scopo di questo studio è determinare l’impatto dell’intervento nutrizionale tempestivo e intensivo (NI) sul peso corporeo, sulla struttura corporea, sullo stato nutrizionale, sulla qualità della vita globale (QoL) e sulle funzioni fisiche rispetto alla prassi abituale nei pazienti ambulatoriali sottoposti a radioterapia nella zona gastrointestinale o nell’area della testa e del collo.

 

Pazienti che hanno avviato come minimo 20 frazioni di radioterapia nella zona GI o nell’area della testa e del collo sono stati randomizzati per ricevere consulenza nutrizionale intensiva ed individualizzata da un dietista utilizzando un protocollo standard e integratori orali, se richiesti, oppure la prassi abituale del centro ( consigli generali e diario alimentare). I parametri degli esiti sono stati misurati alla partenza, a 4, 8 e 12 settimane dopo l’avvio della radioterapia utilizzando strumenti validi ed affidabili.  Un totale di 60 pazienti (51M : 9F; età media da 61.9714.0 anni) sono stati randomizzati per ricevere o l’NI (n¼29) oppure il normale trattamento (UC) (n¼31). Il gruppo NI ha riportato alterazioni statisticamente più ridotte nel peso (Po0.001), nello stato nutrizionale (P¼0.020) e nella qualità della vita globale (P¼0.009) rispetto al gruppo UC. Clinicamente, differenze nella massa grassa non statisticamente significative sono state osservate tra i gruppi(P¼0.195).

 

L’intervento nutrizionale tempestivo e intensivo mostra benefici  in termini di riduzione al minimo della perdita di peso, deterioramento dello stato nutrizionale, qualità della vita globale e funzioni fisiche in pazienti ambulatoriali oncologici sottoposti a radioterapia al GI o alla zona della testa e del collo. Il mantenimento del peso in questa popolazione conduce a risultati vantaggiosi  e suggerisce che questo, piuttosto che un aumento di peso, può essere uno scopo più appropriato dell’intervento nutrizionale.

 

Nutrition intervention is beneficial in oncology outpatients receiving radiotherapy to the gastrointestinal or head and neck area

 

Abstract

 

Malnutrition occurs frequently in patients with cancer of the gastrointestinal (GI) or head and neck area and can lead to negative outcomes. The aim of this study is to determine the impact of early and intensive nutrition intervention (NI) on body weight, body composition, nutritional status, global quality of life (QoL) and physical function compared to usual practice in oncology outpatients

receiving radiotherapy to the GI or head and neck area. Outpatients commencing at least 20 fractions of radiotherapy to the GI or head and neck area were randomised to receive intensive, individualised nutrition counselling by a dietitian using a standard protocol and oral supplements if required, or the usual practice of the centre (general advice and nutrition booklet). Outcome parameters were measured at baseline and 4, 8 and 12 weeks after commencing radiotherapy using valid and reliable tools. A total of 60 patients (51M : 9F; mean age 61.9714.0 years) were randomised to receive either NI (n¼29) or usual care (UC) (n¼31). The NI group had statistically smaller deteriorations in weight (Po0.001), nutritional status (P¼0.020) and global QoL (P¼0.009) compared with those receiving UC. Clinically, but not statistically significant differences in fat-free mass were observed between the groups (P¼0.195). Early and intensive NI appears beneficial in terms of minimising weight loss, deterioration in nutritional status, global QoL and physical function in oncology outpatients receiving radiotherapy to the GI or head and neck area. Weight maintenance in this population leads to beneficial outcomes and suggests that this, rather than weight gain, may be a more appropriate aim of NI.

Cancro: malattia e alimentazione sono elementi determinanti della qualità della vita dei pazienti

Ravasco, P., Monteiro-Grillo, I., Vidal, P.M. et al. Support Care Cancer. 2004; 12, 246-252

 

Obiettivo del lavoro: Gli scopi di questo studio sono stati: (1) valutare la qualità della vita (QoL), lo stato nutrizionale e l’assunzione alimentare  prendendo in considerazione lo stadio della malattia e gli interventi terapeutici, (2) determinare le potenziali interrelazioni, (3) quantificare i contributi relativi al cancro, alimentazione e trattamenti sulla QoL.

 

Pazienti e metodi: In questa prospettiva trasverale lo studio è stato condotto in 271 pazienti con cancro alla testa e al collo, all’esofago, allo stomaco e al colon retto, i seguenti aspetti sono stati valutati: QoL (EORTC-QLQ C30), stato nutrizionale (percentuale di peso perso oltre i sei mesi previsti), dieta abituale (comprensivo di precedenti regimi alimentari), dieta attuale (richiamo a 24 ore) e una gamma di variabili cliniche.

 

Risultati principali: L’assunzione abituale e attuale differisce in base alla sede del tumore (P=0.02). Pazienti al III/IV stadio della malattia hanno mostrato un’educazione significativa dalle loro usuali energie/proteine assunte (P=0.001), mentre quelle attualmente assimilate erano inferiori rispetto ai pazienti al I/II stadio della malattia (P=0.0002). La perdita di peso è stata maggiore nei pazienti al III/IV stadio della malattia rispetto a quelli al I/II stadio (P=0.001). Le stime delle dimensioni dell’effetto rivelano che i punteggi delle funzioni della QoL sono state determinate nel 30% dalla localizzazione del tumore, nel 20% dall’assunzione alimentare, nel 30% dalla perdita di peso, nel 10% dalla chemioterapia, nel 6% dall’intervento chirurgico, nel 3% dalla durata della malattia e nell’1% dallo stadio della malattia. Analogamente nei casi delle scale dei sintomi, il 41% è stato attribuito alla localizzazione del tumore, il 22% allo stadio, il 7% all’assunzione alimentare, il 7% alla durata della malattia, il 4% all’intervento chirurgico, l’1% alla perdita di peso e lo 0,01% alla chemioterapia. Infine per i singoli item, il 30% sono stati determinati dallo stadio, il 20% dalla localizzazione del cancro, il 9% dall’assunzione, il 4% dall’operazione, il 3% dalla perdita di peso, il 3% dalla durata della malattia e l’1% dalla chemioterapia.

 

Conclusioni: Sebbene lo stadio del tumore è stato il principale elemento determinante nella QoL globale dei pazienti, ci sono state alcune diagnosi per le quali l’impatto del deterioramento nutrizionale combinato con carenze nell’assunzione alimentare  potrebbero essere più importanti dello stadio del processo di malattia.

 

Cancer: disease and nutrition are key determinants of patients’ quality of life

 

Abstract

 

Goals of work: The aims of this study were (1) to evaluate quality of life (QoL), nutritional status and dietary intake taking into account the stage of disease and therapeutic interventions, (2) to determine potential interrelationships, and (3) to quantify the relative contributions of the cancer,

nutrition and treatments on QoL.

Patients and methods: In this prospective cross-sectional study conducted in 271 head and neck, oesophagus, stomach and colorectal cancer patients, the following aspects were evaluated: QoL (EORTC-QLQ C30), nutritional status (percent weight loss over the previous 6 months), usual diet (comprehensive diet history), current diet (24-h recall) and a range of clinical variables.

Main results: Usual and current intakes differed according to the site of the tumour (P=0.02). Patients with stage III/IV disease showed a significant eduction from their usual energy/ protein intake (P=0.001), while their current intakes were lower than in patients with stage I/II disease (P=0.0002). Weight loss was greater in patients with stage III/IV disease than in those with stage I/II disease (P=0.001). Estimates of effect size revealed that QoL function scores were determined in 30% by cancer location, in 20% by nutritional intake, in 30% by weight loss, in 10% by chemotherapy, in 6% by surgery, in 3% by disease duration and in 1% by stage of disease. Likewise in the case of symptom scales, 41% were attributed to cancer location, 22% to stage, 7% to nutritional intake, 7% to disease duration, 4% to surgery, 1% to weight loss and 0.01% to chemotherapy. Finally for single items, 30% were determined by stage, 20% by cancer location, 9% by intake, 4% by surgery, 3% by weight loss, 3% by disease duration and 1% by chemotherapy.

Conclusions: Although cancer stage was the major determinant of patients’ QoL globally, there were some diagnoses for which the impact of nutritional deterioration combined with deficiencies in nutritional intake may be more important than the stage of the disease process.

L’alimentazione influisce sulla qualità della vita nei malati di cancro sottoposti a radioterapia?

Paula Ravasco,Isabel Monteiro-Grillo,Maria Ermelinda Camilo. Radiotherapy and Oncology. 2003; 67, 213-220.

 

Il proposito dello studio è investigare nei pazienti oncologici indirizzati alla radioterapia (RT):

  • La qualità della vita (QoL), stato nutrizionale e apporto di nutrienti all’inizio e al termine della RT;
  • Verificare se la consulenza nutrizionale individualizzata, malgrado i sintomi, sia capace di migliorare l’assunzione di alimenti nutritivi e verificare quest’ultima influenza sulla QoL del paziente;
  • Quali sintomi possono anticipare una scarsa QoL e/o ridurre l’apporto nutrizionale.

Materiali e metodi: 125 pazienti affetti da tumore della testa/collo e del tratto gastrointestinale (alto rischio: HR), della prostata, del seno, del polmone, del cervello, della cistifellea, dell’utero (basso rischio: LR) sono stati valutati all’inizio e alla fine della RT. Lo stato nutrizionale è stato valutato con  Ottery’s Subjective Global Assessment, l’apporto nutrizionale tramite un questionario sull’alimentazione con un recall a 24 ore e la QoL con due strumenti: EUROQOL e l’European Organisation for the Research and Treatment of Cancer (EORTC) Quality of Life Questionnaire (QLQ)-C30.

Risultati: la malnutrizione di partenza era prevalente in HR vs. LR (P ¼ 0:02); l’apporto nutrizionale era associato con lo stato nutrizionale (P ¼ 0:007); quest’ultimo non è cambiato significativamente durante la RT. Nei soggetti a basso rischio, l’apporto energetico di partenza era più alto dell’ EER (P ¼ 0:001) e più alto dell’apporto dei soggetti ad alto rischio (P ¼ 0:002). Quest’ultimo è aumentato (P , 0:03), a prescindere dall’aumento della ricomparsa dei sintomi e/o della gravità (P ¼ 0:0001).

Secondo entrambi gli strumenti la QoL è sempre stata meglio in soggetti LR rispetto agli HR (P ¼ 0:01); al termine della RT, il miglioramento della QoL nei soggetti HR è stata correlata con l’incremento dell’apporto nutrizionale  (P ¼ 0:001), entrambe sono rimaste stabili in LR.

Conclusioni: una consulenza nutrizionale individualizzata al pari dello stato nutrizionale e delle condizioni cliniche, è stata capace di migliorare l’apporto nutrizionale e la QoL dei pazienti, nonostante i sintomi auto riportati.

 

Does nutrition influence quality of life in cancer patients undergoing radiotherapy?

 

Abstract

 

To investigate in cancer patients referred for radiotherapy (RT): (1) quality of life (QoL), nutritional status and nutrient intake, at the onset and at the end of RT; (2) whether individualised nutritional counselling, despite symptoms, was able to enhance nutrient intake over time and whether the latter influenced the patient’s QoL; and (3) which symptoms may anticipate poorer QoL and/or reduced nutritional intake.

 

Material and methods: One hundred and twenty-five patients with tumours of the head–neck/gastrointestinal tract (high-risk: HR), prostate, breast, lung, brain, gallbladder, uterus (low-risk: LR) were evaluated before and at the end of RT. Nutritional status was evaluated by Ottery’s Subjective Global Assessment, nutritional intake by a 24-h recall food questionnaire and QoL by two instruments: EUROQOL and the European Organisation for the Research and Treatment of Cancer (EORTC) Quality of Life Questionnaire (QLQ)-C30.

 

Results: Baseline malnutrition was prevalent in HR vs. LR (P ¼ 0:02); nutritional intake was associated with nutritional status (P ¼ 0:007); the latter did not change significantly during RT. In LR, baseline energy intake was higher than EER (P ¼ 0:001), and higher than HR’ intake (P ¼ 0:002); the latter increased (P , 0:03), in spite of symptom increase anew and/or in severity (P ¼ 0:0001). According to both instruments, QoL was always better in LR vs. HR (P ¼ 0:01); at the end of RT, QoL improvement in HR was correlated with increased nutritional intake (P ¼ 0:001), both remained stable in LR.

Conclusions: Individualised nutritional counselling accounting for nutritional status and clinical condition, was able to improve nutritional intake and patients’ QoL, despite self-reported symptoms.

Il legame tra perdita di peso, assunzione alimentare e qualità della vita in pazienti ambulatoriali con cancro al polmone, seno e ovaie

Ovesen L, Hannibal J, Mortensen EL . Nutrition and Cancer . 1993; 19(2), 159–167

 

Centoquattro pazienti a seguito di una nuova diagnosi di carcinoma polmonare a piccole cellule, cancro metastatizzato della mammella e tumore ovarico, in buone condizioni funzionali fisiche (valutazione delle prestazioni 0-1 sulla scala Eastern Cooperative Oncology Group), sono stati divisi in un gruppo  caratterizzato da perdita di peso (>5% perdita di peso non intenzionale nei 3 mesi; n = 48) e in un gruppo con peso stabile (n = 56).

L’assunzione alimentare in relazione alla massa magra non è stata differente nei due gruppi. In base al Quality of Life index e al General Health Questionnaire, i pazienti con perdita di peso hanno significativamente abbassato la qualità della vita rispetto ai pazienti con peso stabile. Nei pazienti con perdita di peso, l’assunzione dietetica di energia e proteine è stata correlata significativamente con i punteggi del General Health Questionnaire.

Questo studio ha dimostrato che molti pazienti oncologici ambulatoriali non si alimentano a sufficienza al fine di mantenere il peso stabile e che persino una moderata perdita di peso è associata a distress psicologico e ad una scarsa qualità della vita.

 

The interrelationship of weight loss, dietary intake, and quality of life in ambulatory patients with cancer of the lung, breast, and ovary

 

Abstract

 

One hundred four consecutive patients with newly diagnosed small cell lung cancer, metastatic breast cancer, and ovarian cancer in good physical functional condition (performance rating 0-1 on Eastern Cooperative Oncology Group scale) were divided into a weight-losing group (>5% unintentional weight loss within 3 mo; n = 48) and a weight-stable group (n = 56). Dietary intakes in relation to fat-free mass were not different in the two groups. According to the Quality of Life index and the General Health Questionnaire, weight-losing patients had significantly lower quality of life than weight-stable patients. In patients with weight loss, daily intakes of energy and protein correlated significantly with scores on the General Health Questionnaire. This study has shown that many ambulatory cancer patients do not eat enough to maintain weight and that even a moderate weight loss is associated with psychological distress and lower quality of life.

EORTC QLQ-COMU26: un questionario per la valutazione della comunicazione tra pazienti e professionisti. Fase III del modulo di sviluppo in dieci paesi

Arraras JI, Wintner LM, Sztankay M, Tomaszewski KA, Hofmeister D, Costantini A, Bredart A, Young T, Kuljanic K, Tomaszewska IM, Kontogianni M, Chie WC, Kulis D, Greimel E; Condotto a nome dell’EORTC Gruppo Qualità della vita. Support Care Cancer. 2017;25(5), 1485-1494

 

Obiettivo: La comunicazione tra pazienti e professionisti è uno dei maggior aspetti del sostegno offerto ai pazienti oncologici. L’Organizzazione Europea per la Ricerca e il Trattamento del Cancro (EORTC) Gruppo Qualità della vita (QLG) ha sviluppato uno strumento cancro – specifico per la misurazione di diversi aspetti relativi alla comunicazione tra malati di cancro e altri professionisti dei servizi sanitari.

 

Metodi: Lo sviluppo del questionario ha seguito le linee guida del modello di sviluppo dell’EORTC QLG. E’ stato pre testato un questionario provvisorio (fase III) in uno studio multicentrico in dieci paesi di cinque aree culturali (nord e sud Europa, Regno Unito, Polonia e Taiwan). Sono stati reclutati pazienti da sette sottogruppi (prima, durante e dopo il trattamento, per ogni malattia localizzata e avanzata, più i pazienti palliativi). Sono state condotte interviste strutturate. Sono state poi condotte analisi qualitative e quantitative.

 

Risultati: Sono stati intervistati centoquaranta pazienti. Sono stati eliminati nove item ed uno è stato ridotto. Le osservazioni dei pazienti hanno avuto un ruolo chiave nella selezione degli item. Nessun item è stato cancellato a causa di criteri quantitativi. La congruenza è stata rilevata dalle risposte dei pazienti attraverso le aree culturali. La versione riveduta del modulo EORTC QLQ-COMU26 ha 26 items, organizzati in 6 scale e 4 item individuali.

 

Conclusioni: Il questionario EORTC COMU26 può essere utilizzato nella prassi clinica quotidiana e nella ricerca, in molteplici gruppi di pazienti di differenti culture. Il prossimo passo sarà una sperimentazione in ambito internazionale con un consistente gruppo eterogeneo di pazienti oncologici.

 

EORTC QLQ-COMU26: a questionnaire for the assessment of communication between patients and professionals. Phase III of the module development in ten countries

 

Abstract

PURPOSE: Communication between patients and professionals is one major aspect of the support offered to cancer patients. The European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC) Quality of Life Group (QLG) has developed a cancer-specific instrument for the measurement of different issues related to the communication between cancer patients and their health care professionals.

METHODS: Questionnaire development followed the EORTC QLG Module Development Guidelines. A provisional questionnaire was pre-tested (phase III) in a multicenter study within ten countries from five cultural areas (Northern and South Europe, UK, Poland and Taiwan). Patients from seven subgroups (before, during and after treatment, for localized and advanced disease each, plus palliative patients) were recruited. Structured interviews were conducted. Qualitative and quantitative analyses have been performed.

RESULTS: One hundred forty patients were interviewed. Nine items were deleted and one shortened. Patients’ comments had a key role in item selection. No item was deleted due to just quantitative criteria. Consistency was observed in patients’ answers across cultural areas. The revised version of the module EORTC QLQ-COMU26 has 26 items, organized in 6 scales and 4 individual items.

CONCLUSIONS:

The EORTC COMU26 questionnaire can be used in daily clinical practice and research, in various patient groups from different cultures. The next step will be an international field test with a large heterogeneous group of cancer patients.

Gli effetti della compliance con il consulente alimentare sui parametri della composizione corporea nei pazienti affetti da cancro della testa e del collo sottoposti a radioterapia

D. Hopanci Bicakli, O. Ozkaya Akagunduz, R. Meseri Dalak, M. Esassolak, R. Uslu, M. Uyar. Journal of Nutrition and Metabolism. 2017; 1-7

 

Background: La radioterapia (RT) è stata associata all’aumento del rischio di malnutrizione nei pazienti oncologici, in particolare in quegli affetti da cancro della testa e del collo (HNC). Lo scopo di questo studio prospettico è stato valutare gli effetti della compliance nei pazienti HNC sottoposti a radioterapia e ad una consulenza nutrizionale individuale sui parametri della composizione corporea.

 

Materiali e Metodi: Sessantanove pazienti (età media: 61.0±13.8) sono stati seguiti prospetticamente. Sono state effettuate analisi di impedenza bioelettrica (BIA) per determinare la composizione corporea prima, durante e al termine della RT. Tutti I pazienti hanno ricevuto una consulenza nutrizionale e la maggior parte di loro (94.6%) hanno ricevuto integratori alimentari orali (ONS) durante la RT o la chemioterapia. Se un paziente assumeva ≥ 75% di energia e proteine raccomandate mediante ONS e cibo regolare veniva considerato “aderente (compliant)” (? = 18), mentre chi non riusciva a soddisfare questi criteri veniva considerate “non aderente (noncompliant)” (? = 30 ).

 

Risultati: L’indice di massa corporea, il peso, la percentuale di grasso, la massa magra e la massa muscolare non sono diminuiti significativamente nel corso del tempo nei pazienti “aderenti”, ma nei pazienti “non aderenti” tutti questi indici sono diminuiti sensibilmente dall’inizio rispetto alla fine del trattamento (? < 0.001). La forza di presa non differiva in maniera considerevole tra i due gruppi alla partenza e col passare del tempo in ciascun gruppo. Quando sono stati valutati retrospettivamente, sono state osservate meno frequentemente le gravi mucositi  nei pazienti “aderenti” rispetto a quelli “non aderenti” (11.1% versus 88.9%, resp.) (? < 0.009).

 

Conclusioni: Si conclude che i parametri della composizione corporea sono stati migliori nei pazienti affetti da cancro della testa e del collo considerati “aderenti” alla consulenza nutrizionale rispetto a quelli “non aderenti” durante il period della RT.

 

The Effects of Compliance with Nutritional Counselling on Body Composition Parameters in Head and Neck Cancer Patients under Radiotherapy

 

Abstract

Background. Radiotherapy (RT) has been associated with increased risk of malnutrition in cancer patients, particularly in those with head and neck cancer (HNC). The aim of this prospective study was to evaluate the effects of compliance of patients with individual dietary counselling on body composition parameters in HNC patients under RT.

Material and Methods. Sixty-nine consecutive patients (meanage:61.0±13.8) were prospectively followed. Bioelectrical impedance analysis (BIA)was performed to determine body composition parameters before, in the middle of, and at the end of RT. All patients received nutritional counselling and majority of them (94.6%) received oral nutritional supplement (ONS) during RT or chemoradiotherapy. If a patient consumed  ≥ 75% of the recommended energy and protein intake via ONS and regular food, he/she was considered to be “compliant” (? = 18), while those who failed to meet this criteria were considered to be “noncompliant” (? = 30 ).

Results. Body mass index, weight, fat percentage, fat mass, fat free mass, and muscle mass did not decrease significantly over time in compliant patients, but in noncompliant patients, all of these indices decreased significantly from baseline compared to the end of treatment (? < 0.001). Handgrip strength did not differ significantly between the two group sat baseline and overtime in each group. When retrospectively evaluated, heavy mucositis was less commonly observed in compliant than noncompliant patients (11.1% versus 88.9%, resp.) (? < 0.009).

Conclusion. We conclude that body composition parameters were better in head and neck cancer patients considered  as compliant with nutritional counseling than non compliant ones during RT period.

La percezione della comunicazione tra medici e pazienti con cancro al seno come fattore predittivo della qualità della vita salute – correlata del paziente

Trudel TG, Leduc N, Dumont S. Psychooncology. 2014; 23, 531–538

 

Obiettivi: La comunicazione tra malati oncologici e gli operatori sanitari è riconosciuta come un aspetto importante della qualità della vita salute – correlata dei pazienti (HRQOL). Tuttavia nessuno studio ha ancora esaminato la percezione della comunicazione tra medici e pazienti con cancro al seno come fattore determinante la loro HRQOL durante il percorso della loro malattia. Il presente studio longitudinale ha lo scopo di verificare se tale comunicazione ha influenzato la HRQOL  di queste pazienti in tre momenti del percorso.

 

Metodi: Il campione era composto da 120 donne di lingua francese al I o al II stadio di malattia dai 18 anni in su ( media = 55 anni) sottoposte ad un intervento conservativo con terapia adiuvante. Le pazienti hanno compilato i questionari in tre tempi: nel periodo della diagnosi, a metà della radioterapia e al follow – up. Sono stati compilati, sia a casa che in ospedale, i dati  demografici e sanitari coi seguenti questionari, il Medical Outcomes Study-Social Support Survey, un questionario HRQOL (EORTC QLQ-C30/BR23) e il Medical Communication Competence Scale.

 

Risultati: Le analisi delle equazioni generiche stimate hanno indicato che le percezioni delle donne sulle proprie competenze comunicative nei confronti dei medici hanno un impatto maggiore sulla loro HRQOL rispetto alla percezione delle pazienti delle competenze comunicative dei medici. Le donne hanno una miglior salute globale e un miglior ruolo, un miglior funzionamento emotivo, cognitivo e sessuale nonchè minori effetti collaterali e sintomi durante la radioterapia e il follow up quando percepiscono se stesse come comunicatrici competenti al momento della diagnosi e durante la radioterapia.

 

Conclusioni: I risultati sottolineano l’importanza, per le pazienti affette da cancro al seno, di essere proattive nel ricercare le informazioni e nell’aspetto socio emozionale della loro relazione coi medici per migliorare la loro HRQOL.

 

Perceived communication between physicians and breast cancer patients as a predicting factor of patients’ health-related quality of life: a longitudinal analysis.

 

Objective: Communication between cancer patients and healthcare providers is recognized as an important aspect of these patients’ health-related quality of life (HRQOL). Nevertheless, no study has examined whether perceived communication between physicians and breast cancer patients is a determining factor in their HRQOL along the disease’s trajectory. This longitudinal study aimed to ascertain whether such communication influenced the HRQOL of such women at three points in time.

Methods: The sample consisted of 120 French-speaking women with stage I or II breast cancer aged 18 years or over (mean=55 years) who underwent a lumpectomy with adjuvant treatment. The women filled out questionnaires at three different times: around the time of diagnosis, halfway through radiotherapy and at follow-up. Either at the hospital or at home, they completed demographic and medical data questionnaires, the Medical Outcomes Study-Social Support Survey, an HRQOL questionnaire (EORTC QLQ-C30/BR23) and the Medical Communication Competence Scale.

Results: Generalized estimated equations analyses indicated that the women’s perceptions of their own communication skills towards physicians had a greater impact on their HRQOL than the women’s perception of physicians’ communication skills. The women had better global health and better role, emotional, cognitive and sexual functioning as well as fewer side effects and symptoms during radiotherapy and at follow-up when they perceived themselves as competent communicators at diagnosis and during radiotherapy. Conclusions: The results underscore the importance for breast cancer patients of being proactive in information seeking and in the socio-emotional aspect of their relationship with physicians to enhance their HRQOL.

La relazione medico – paziente nelle pazienti con cancro al seno: influenza sull’evoluzione della qualità della vita dopo la riabilitazione

Farin E, Nagl M. Quality of Life Research. 2013; 22, 283–294

 

Obiettivo: Lo scopo di questo studio era esaminare se gli aspetti della relazione medico – paziente relative a pazienti con cancro al seno hanno un’influenza sul cambiamento della qualità della vita correlata alla salute (HRQOL) dopo il ricovero ospedaliero.

 

Metodi: N = 329 pazienti con cancro al seno sottoposte a riabilitazione ospedaliera in Germania sono state esaminate utilizzando questionari all’inizio, alla fine e a 6 mesi dopo la riabilitazione. Per le analisi dei dati sono state utilizzate attribuzioni multiple e modelli di variazione multilivello.

 

Risultati: Anche a seguito degli adattamenti globali delle variabili sociodemografiche, mediche e psicologiche e delle principali conseguenze, gli elementi della relazione medico – paziente sono stati predittori statisticamente e clinicamente rilevanti della HRQOL dopo la riabilitazione. La soddisfazione per l’assistenza prestata dal medico sembra avere un effetto di breve durata, ma l’effetto della promozione del coinvolgimento del paziente può ancora essere parzialmente determinato 6 mesi dopo la riabilitazione. Altri importanti predittori che migliorano la HRQOL sono l’ottimismo, un maggior livello di istruzione, reddito elevato, vivere con un partner e la capacità di lavorare.

 

Conclusioni: Tenendo conto delle esigenze di comunicazione e di partecipazione del paziente, i medici possono contribuire a migliore l’HRQOL dopo la riabilitazione. L’elevato potere predittivo dei fattori socioeconomici mostra che l’assistenza medica nella riabilitazione può essere più efficace se contribuisce alla specifica situazione di individui socialmente svantaggiati.

 

The patient-physician relationship in patients with breast cancer: influence on changes in quality of life after rehabilitation

 

Purpose: The objective of this study was to examine whether aspects of the patient–physician relationship for breast cancer patients have an influence on the change in health-related quality of life (HRQOL) after inpatient rehabilitation.

Methods: N = 329 breast cancer patients undergoing inpatient rehabilitation in Germany were surveyed using questionnaires at the beginning of rehabilitation, end of rehabilitation, and 6 months after rehabilitation. Multiple imputations and multilevel models of change were used in the data analyses.

Results: Even after comprehensive adjustment for sociodemographic, medical, psychological variables, and center effects, aspects of the physician–patient relationship were statistically and clinically relevant predictors of HRQOL after rehabilitation. Satisfaction with physician’s care appears to have a rather short-term effect, but the effect of promoting patient participation can still be partially determined 6 months after rehabilitation. Other important predictors of HRQOL improvement are optimism, higher level of education, higher income, living with a partner, and the ability to work.

Conclusions: By taking into consideration the patient’s communication and participation needs, physicians can contribute to an improved HRQOL after rehabilitation. The high predictive power of socioeconomic factors shows that rehabilitation care can be more effective if it accounts for the specific situation of socially disadvantaged individuals.

Uno studio di valutazione internazionale del questionario EORTC QLQ-INFO25: uno strumento per valutare le informazioni fornite ai pazienti oncologici

Arraras JI, Greimel E, Sezer O, Chie WC, Bergenmar M, Costantini A, Young T, Vlasic KK, Velikova G. European Journal of Cancer. 2010; 46, 2726 – 2738

 

Scopo: Il gruppo di Qualità della vita (QOL) dell’EORTC ha sviluppato uno strumento per valutare le informazioni ricevute dai pazienti oncologici. Il presente studio ha valutato le caratteristiche psicometriche dell’EORTC modulo INFO in un ampio campione internazionale/multi – culturale di pazienti oncologici.

 

Metodi: I 26 item provvisori del modulo sull’informazione (EORTC INFO26) sono stati somministrati insieme all’EORTC QLQ-C30 e alle scale informative del modulo di soddisfazione ospedaliera EORTC IN-PATSAT32 in due occasioni, durante il trattamento dei pazienti e nel periodo del follow up. Sono state valutate la struttura della scala del questionario ipotizzato, l’attendibilità, la validità e la rispondenza ai cambiamenti attraverso analisi psicometriche standard. L’ammissibilità del paziente è stata valutata tramite un colloquio informativo.

 

Risultati: Lo studio ha compreso 509 pazienti da 8 Paesi ( 7 Paesi europei e Taiwan) con differenti tumori e stadi di malattia. Le analisi di variazione multi tratto hanno condotto alla cancellazione di un item, ma hanno confermato le 4 scale multi item ipotizzate (informazioni riguardo la malattia, esami medici, trattamento e altri servizi) e otto item singoli. La coerenza interna per tutte le scale è stata buona (α>0.70), così come l’attendibilità test-retest (correlazioni intra classi >0.70). Tutti gli item possono essere combinati per creare un singolo punteggio (α>0.90). La validità convergente è stata supportata da correlazioni significative con le relative area dell’IN-PATSAT32 (r>0.40). Scarse correlazioni con le scale dell’EORTC QLQC30 hanno confermato la validità discordante (r<0.30). Il modulo INFO-25 dell’EORTC ha discriminato tra i gruppi basati sul genere, l’età, l’educazione, i livelli di ansia e depressione, informazioni desiderate e soddisfazione. Solo una scala ha avuto un’evoluzione nel tempo.

 

Conclusioni: L’EORTC QLQ-INFO 25 è un valido ed attendibile strumento di autovalutazione. Il modulo può essere utilizzato in osservazioni cross culturali e studi di mediazione.

 

An international validation study of the EORTC QLQ-INFO25 questionnaire: an instrument to assess the information given to cancer patients

 

AIM: The EORTC Quality of Life (QOL) Group has developed an instrument to evaluate the information received by cancer patients. This study assessed the psychometric characteristics of the EORTC INFO module in a large international/multi-cultural sample of cancer patients.

METHODS: The provisional 26-item information module (EORTC INFO26) was administered with the EORTC QLQ-C30 and the information scales of the inpatient satisfaction module EORTC IN-PATSAT32 on two occasions during the patients’ treatment and follow-up period. Questionnaire-hypothesised scale structure, reliability, validity and responsiveness to changes were evaluated through standard psychometric analyses. Patient acceptability was assessed with a debriefing questionnaire.

RESULTS: The study comprised 509 patients from 8 countries (7 European countries and Taiwan) with different cancers and disease stages. Multi-trait scaling analysis led to the deletion of one item but confirmed the hypothesised 4 multi-item scales (information about disease, medical tests, treatment and other services) and eight single items. Internal consistency for all scales was good (α>0.70), as was test-retest reliability (intraclass correlations>0.70). All items can be combined to generate a single score (α>0.90). Convergent validity was supported by significant correlations with related areas of IN-PATSAT32 (r>0.40). Low correlations with EORTC QLQ-C30 scales confirmed divergent validity (r<0.30) The EORTC INFO-25 module discriminated among groups based on gender, age, education, levels of anxiety and depression, information wishes and satisfaction. Only one scale captured changes over time.

CONCLUSIONS: The EORTC QLQ-INFO 25 is a reliable and valid self-reported instrument. The module can be used in cross-cultural observational and intervention studies.

Il supporto dei medici percepito dai pazienti e il ruolo delle peculiarità ospedaliere

Ansmann L, Kowalski C, Ernstmann N, Ommen O, Pfaff H. International Journal for Quality in Health Care. 2012; 24 (5), 501–508

 

Obiettivo: Mediante la comunicazione medico – paziente, i medici possono essere di sostegno ai pazienti con cancro al seno nel far fronte alla diagnosi e al trattamento del cancro. La ricerca sull’influenza delle peculiarità ospedaliere basata sulle autovalutazioni dei pazienti suggerisce che la comunicazione medico – paziente potrebbe essere modellata dall’ambiente ospedaliero. Lo scopo di questo studio è investigare la relazione tra le caratteristiche dell’ospedale e la percezione dei pazienti con cancro al seno rispetto al sostegno fornito dai medici.

 

Progettazione: Sono stati combinati i dati provenienti da due studi trasversali condotti nel 2007  e calcolati modelli gerarchici di regressione logistica.

 

Setting: Pazienti con cancro al seno con diagnosi recente in cura presso i centri ospedalieri in Nord Rhine-Westphalia e non meno di una persona-chiave intervistata in questi ospedali.

 

Campione: I dati raccolti provengono da 3285 pazienti con cancro al seno con diagnosi recente e 172 persone-chiave da 87 centri senologici ospedalieri.

 

Parametri dei risultati principali: La percezione dei pazienti rispetto al sostegno fornito dai medici è stata misurata con tre item del Cologne Patient Questionnaire. Il supporto dei medici è stato studiato in relazione alle caratteristiche dei pazienti unitamente alla struttura ospedaliera e ai trattamenti.

 

Risultati: Il modello multilivello ha mostrato che i pazienti con cancro al seno percepiscono di ricevere meno sostegno quando si verificano problemi all’interno dell’organizzazione dell’assistenza ospedaliera, indipendentemente dalle caratteristiche del paziente.

 

Conclusioni: Questo studio fornisce le prove preliminari che la qualità della comunicazione medico – paziente non dipende soltanto dal paziente o dal medico ma anche dall’organizzazione ospedaliera. Dovrebbero essere condotti ulteriori studi per determinare la misura in cui gli interventi di miglioramento della qualità a livello ospedaliero possano modificare il rendimento della comunicazione dei medici.

 

Patients’ perceived support from physicians and the role of hospital characteristics

 

Objective. Through patient-physician communication, physicians can support breast cancer patients in coping with the diagnosis and treatment of their cancer. Research on the influence of hospital characteristics on patient-reported outcomes suggests that patient-physician communication may be shaped by the hospital environment. The aim of this study is to investigate the relationship between hospital characteristics and breast cancer patients’ perceptions of the support provided by physicians.

Design. Data from two cross-sectional surveys conducted in 2007 were combined and hierarchical logistic regression models were calculated.

Setting. Newly diagnosed breast cancer patients treated in breast center hospitals in North Rhine-Westphalia and at least one key person from these hospitals were surveyed. Participants. Data from 3285 newly diagnosed breast cancer patients and 172 key persons from 87 breast center hospitals were used.

Main Outcome Measure. The patients’ perceptions of support from physicians were measured with three items from the Cologne Patient Questionnaire. Physician support was studied in relation to patient characteristics as well as hospital structure and processes.

Results. The multilevel model showed that breast cancer patients perceived themselves as receiving less support from the physician when there were problems within the hospitals’ organization of care, independent of patient characteristics.

Conclusion. This study provides preliminary evidence that the quality of patient-physician communication depends not only on the patient or physician but also on hospital organization. Further studies should be conducted to determine the extent to which interventions for improving quality at the hospital level can modify physician communication performance.

Uno studio esplorativo sulle preferenze dei pazienti italiani relative a come vorrebbero sentirsi comunicare il cancro

Mauri E, Vegni E, Lozza E, Parker PA, Moja EA. Support Care Cancer. 2009; 17, 1523–1530

 

Obiettivo: Le maggiori differenze cross culturali nei comportamenti e atteggiamenti nel dire la verità sono state dimostrate. Fino a poco tempo fa, in Italia il medico poteva nascondere sia la diagnosi che la prognosi ai pazienti gravemente ammalati, in una sorta di beneficenza. Sono stati rilevati segnali di cambiamento, ma la misura e il modo in cui i pazienti vengono informati è ancora sconosciuta. Lo scopo di questo studio era di valutare le preferenze dei pazienti italiani relative a come vorrebbero sentirsi comunicare la diagnosi di cancro e il trattamento terapeutico. Abbiamo esaminato il fattore strutturale del Measure of Patients’ Preferences – versione italiana (MPP-It) e se le variabili demografiche e mediche erano associate con le dimensioni di preferenze dei pazienti.

 

Materiali e metodi: I pazienti sono stati invitati a partecipare durante una sessione di chemioterapia o una visita di follow up al dipartimento oncologico dell’ospedale di Lecco (Italia). E’ stata somministrata la versione italiana dell’ MPP-It. I dati sono stati analizzati attraverso l’analisi fattoriale.

 

Risultati principali: Un totale di 210 pazienti oncologici ha acconsentito a partecipare. Sono stati identificati tre fattori principali: (1) Informazione (parlare della malattia). Gli item in questo fattore riguardavano il dialogo sulla malattia e le possibilità di cura; (2) Supporto (il mondo emozionale del paziente). Questi item si riferivano agli aspetti relazioni e di sostegno del rapporto medico – paziente; (3) Cura (il medico ideale). Questi item erano relazionati ai desideri dei pazienti riguardo alle caratteristiche personali del medico.

 

Conclusioni: I primi due fattori, informazione e supporto, sono paragonabili a quelli di analoghi studi americani e asiatici. Lo studio indica un’uniformità cross culturale tra i pazienti oncologici che apprezzano gli aspetti chiari ed informativi della comunicazione come aspetti di primaria importanza, attribuendo al tempo stesso alti punteggi agli aspetti relazionali. Il terzo fattore appare esclusivo del contesto italiano.

 

An exploratory study on the Italian patients’ preferences regarding how they would like to be told about their cancer.

 

GOAL:

Major cross-cultural differences in truth-telling attitudes and practices have been demonstrated. Until recently, in Italy the doctor could conceal both diagnosis and prognosis to seriously ill patients out of beneficence. Signs of change have been reported, but the extent and way patients would be informed is still unknown. The aim of the study was to assess Italian patients’ preferences regarding how they would like to be told about their cancer and its treatment. We examined the factor structure of the Measure of Patients’ Preferences–Italian version (MPP-It) and whether demographical and medical variables were associated with the dimensions of patients’ preferences.

MATERIALS AND METHODS:

Patients were invited to participate during a visit to the oncology department of the Lecco hospital (Italy) for chemotherapy or follow-up. An Italian version of the MPP-It was administered. Data were analyzed through a factor analysis.

MAIN RESULTS:

A total of 210 cancer patients agreed to participate. Three main factors were identified: (1) Information (Talking About the Disease). Items in this factor were concerned with the dialogue about the disease and treatment options; (2) Support (The Emotional World of the Patient). These items referred to the supportive and relational aspects of the physician-patient encounter; (3) Care (The Ideal Doctor). These items related to the patients’ desires about the doctor’s personal attributes.

CONCLUSIONS:

The first two factors, information and support, were comparable to those of similar American and Asian studies. The study suggests a cross-cultural uniformity among cancer patients who appreciate the informative and clearness of the communication aspects as being primarily important, while also giving high points to relationship aspects. The third factor appears unique to the Italian context.

Fattori determinanti e autovalutazioni dei pazienti sui risultati a lungo termine dell’empatia dei medici in oncologia: un approccio di modello di equazione strutturale

Neumann M, Wirtz M, Bollschweiler E, Mercer SW, Warm M, Wolf J, Pfaff H. Patient Education and Counseling. 2007;  69, 63–75

 

Obiettivo: Lo scopo del presente studio trasversale era di esplorare i fattori specifici dei pazienti e dei medici rispetto all’empatia dei medici (PE) e analizzare l’influenza della PE sui risultati a lungo termine riportati dai pazienti in un campione di malati oncologici tedeschi.

 

Metodi: E’ stato somministrato un sondaggio a mezzo posta a 710 pazienti oncologici che erano stati ricoverati all’Ospedale Universitario di Colonia (percentuale di risposta 49.5%). La PE è stata misurata con la traduzione tedesca del “consultation and relational empathy (CARE) measure” e le autovalutazioni dei pazienti sui risultati a lungo termine sono state valutate utilizzando l’inventario per la depressione maggiore (ICD-10), il MDI, e il questionario dell’EORTC qualità della vita (QoL), il QLQ-C30. Le ipotesi sono state verificate tramite modelli di equazione strutturale.

 

Risultati: La PE ha (a) un moderato effetto indiretto sulla depressione e un minor effetto indiretto sulla qualità della vita socio – emozionale – cognitiva che viene influenzato dal desiderio di maggiori informazioni da parte dei medici riguardo a scoperte o alternative terapeutiche e (b) un moderato effetto indiretto sulla qualità della vita socio – emozionale – cognitiva e un effetto minore sulla depressione attraverso il desiderio di maggiori informazioni relative alla promozione della salute. Il fattore di maggiore importanza è stata la percezione generale dei pazienti sul lavoro dello staff ospedaliero: questo ha avuto una forte influenza negativa sulla PE, influenzando indirettamente il desiderio di maggiori informazioni da parte dei medici riguardo a scoperte e alternative terapeutiche ed inoltre la depressione dei pazienti.

 

Conclusioni: La PE sembra essere un importante prerequisito per le informazioni date dai medici e attraverso questo sentiero può avere un effetto preventivo sulla depressione e migliorare la QoL. Al contrario, la tensione dei medici influenza negativamente queste relazioni.

 

Implicazioni pratiche: I risultati della ricerca suggeriscono che ridurre la tensione dei medici, sia organizzativa che individuale, può essere necessario per migliorare la comunicazione medico – paziente. L’empatia, come conseguenza rilevante della competenza professionale, deve essere valutata e sviluppata più intensamente negli studenti di medicina  e negli operatori sanitari.

 

Determinants and patient-reported long-term outcomes of physician empathy in oncology: a structural equation modelling approach

 

 Abstract

OBJECTIVE:

The aim of the present cross-sectional study was to explore patient- and physician-specific determinants of physician empathy (PE) and to analyse the influence of PE on patient-reported long-term outcomes in German cancer patients.

METHODS:

A postal survey was administered to 710 cancer patients, who had been inpatients at the University Hospital Cologne (response rate 49.5%). PE was measured with the German translation of the consultation and relational empathy (CARE) measure, and patient-reported long-term outcomes were assessed using the major (ICD-10) depression inventory (MDI) and the EORTC quality of life (Qol) questionnaire QLQ-C30. Hypotheses were tested by structural equation modelling.

RESULTS:

PE had (a) a moderate indirect effect on “depression” and a smaller indirect effect on “socio-emotional-cognitive Qol” by affecting “desire for more information from the physician regarding findings and treatment options” and (b) a moderate indirect effect on “socio-emotional-cognitive Qol” and a smaller effect on “depression” via “desire for more information about health promotion”. The determinant with the greatest importance was “patient-perceived general busyness of hospital staff”: it had a strong negative influence on PE, indirectly influencing “desire for more information from the physician regarding findings and treatment options” and also patients’ “depression”.

CONCLUSION:

PE seems to be an important pre-requisite for information giving by physicians and through this pathway having a preventive effect on depression and improving Qol. Conversely, physicians’ stress negatively influences these relationships.

PRACTICE IMPLICATIONS:

The research findings suggest that reducing physicians’ stress at the organizational and individual may be required to enhance patient-physician communication. Empathy, as an outcome-relevant professional competence needs to be assessed and developed more intensively in medical students and physicians.

Elaborazione di un questionario per valutare le informazioni necessarie ai pazienti oncologici: il questionario EORTC

Arraras JI, Wright S, Greimel E, Holzner B, Kuljanic-Vlasic K, Velikova G, Eisemann M, Visser A, EORTC Quality of Life Group. Patient Education and Counseling. 2004; 54 (2), 235 – 241

 

La divulgazione delle informazioni è una delle aree fondamentali del supporto che i pazienti possono ricevere.

L’Organizzazione Europea per la Ricerca e il Trattamento del Cancro (EORTC) Gruppo Qualità della vita ha costituito un gruppo di lavoro sull’elaborazione di un questionario che valuti informazioni percepite dai pazienti oncologici a differenti stadi della loro malattia – EORTC QLQ INFO30.

Questo strumento è stato sviluppato da professionisti da più regioni europee.

Gli scopi del questionario sono valutare l’informazione ricevuta dai pazienti oncologici nei differenti aspetti di malattia, diagnosi, trattamento e cura. Inoltre lo strumento può valutare aspetti qualitativi dell’informazione che essi hanno ricevuto.

Questo studio presenta le prime due fasi del modulo del processo di sviluppo che include la rassegna della letteratura, interviste con pazienti e professionisti e definizione degli item. Tutte queste fasi sono state condotte in diversi paesi e sono state approvate dell’EORTC QLG.

 

Development of a questionnaire to evaluate the information needs of cancer patients: the EORTC questionnaire

 

Abstract

Information disclosure is one of the key areas of support that patients may receive.

The European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC) Quality of Life Group has a group working on the development of a questionnaire that evaluates information received by cancer patients at different stages of their disease—EORTC QLQ-INFO30. This instrument is being developed by professionals from most European regions. The questionnaire aims to evaluate the information received by cancer patients on different areas of the disease, diagnosis, treatment and care. Besides, the instrument also assesses qualitative aspects of the information they have received.

The present paper presents the first two phases of the module development process that include literature review, interviews with patients and professionals, and formulation of the items. All these steps have been carried out in different countries and have been approved by the EORTC QLG.

La comunicazione medico – paziente, la qualità della vita dei pazienti oncologici e la soddisfazione

Ong LM, Visser MR, Lammes FB, de Haes JC. Patient Education and Counseling. 2000; 41, 145–156

 

In questo studio è stata esaminata la relazione tra la comunicazione medico-paziente durante la consultazione oncologica e la qualità della vita e soddisfazione dei pazienti.

Sono state registrate 96 consulenze di pazienti oncologici e i contenuti sono stati analizzati mediante il Roter Interaction Analysis System. I dati raccolti (da questionari) sono stati presi dopo una settimana e dopo tre mesi.

I comportamenti degli oncologi non sono risultati correlati alla qualità della vita dei pazienti. I loro comportamenti socio – emozionali sono stati collegati sia alla soddisfazione globale che alla visita specialista dei pazienti.

I comportamenti dei pazienti sono stati correlati sia dai risultati ottenuti dai pazienti che dalla soddisfazione. Le analisi di regressioni multiple hanno mostrato che la qualità della vita e la soddisfazione sono state più chiaramente previste dalla qualità affettiva della consultazione. Inaspettatamente, gli oncologi centrati sui pazienti sono stati correlati negativamente alla soddisfazione globale dei pazienti a distanza di tre mesi.

In conclusione, la comunicazione medico-paziente durante le consultazioni oncologiche è correlata alla qualità della vita e alla soddisfazione dei pazienti. La qualità affettiva della consultazione sembra essere il fattore più importante nel determinare questi risultati.

 

Doctor-Patient communication and cancer patients’ quality of life and satisfaction

 

In this study, the relationship between (a) doctors’ and patients’ communication and (b) doctors’ patient-centredness during the oncological consultation and patients’ quality of life and satisfaction was examined. Consultations of 96 consecutive cancer patients were recorded and content analysed by means of the Roter Interaction Analysis System. Data collection (mailed questionnaires) took place after 1 week and after 3 months. Oncologists’ behaviours were unrelated to patients’ quality of life. Their socio–emotional behaviours related to both patients’ visit-specific and global satisfaction. Patients’ behaviours related to both patient outcomes although mostly to satisfaction. Multiple regression analyses showed that patients’ quality of life and satisfaction were most clearly predicted by the affective quality of the consultation. Surprisingly, oncologists’ patient-centredness was negatively related to patients’ global satisfaction after 3 months. In summary, doctor–patient communication during the oncological consultation is related to patients’ quality of life and satisfaction. The affective quality of the consultation seems to be the most important factor in determining these outcomes.

Cammina: uno studio di fattibilità tramite una sperimentazione pilota randomizzata controllata sull’introduzione della camminata in persone con tumore ricorrente o metastatico

Tsianakas V, Harris J, Ream E, et al. BMJ Open. 2017;7 (2)

 

Obiettivi: Camminare è una forma di attività fisica adattabile, economica e accessibile. Nonostante ciò, l’impatto sulla qualità della vita (QoL) e sull’intensità dei sintomi in persone con cancro in fase avanzata è poco conosciuto. Questo studio si pone l’obiettivo di valutare l’attuabilità e l’ammissibilità di uno studio randomizzato controllato (RCT) su interventi di camminata di gruppo allo scopo di migliorare la QoL in persone affette da cancro ricorrente o metastatico.

Metodi: Sono state utilizzate metodologie varie che comprendono 2 raggruppamenti per lo studio randomizzato controllato e interviste qualitative.

Partecipanti: Pazienti con cancro avanzato al seno, alla prostata, con tumori ginecologici o ematologici, scelti con metodo casuale per mantenere la proporzione 1:1 tra il gruppo di controllo e quello di intervento.

Intervento: L’intervento comprendeva il Macmillan’s ‘Move More’ information, una breve intervista motivazionale unita alla raccomandazione di camminare per almeno 30 minuti a giorni alterni e a partecipare ad una passeggiata di gruppo una volta a settimana.

Risultati: Sono state valutate la validità e l’attuabilità dell’intervento e dell’RCT attraverso la valutazione di procedure di analisi (percentuali di reclutamento, approvazione, mantenimento, aderenza agli effetti avversi) e utilizzando un questionario a fine studio e interviste qualitative. I risultati misurati e riportati dai pazienti (PROMs) valutavano la QoL, l’attività, l’affaticamento, l’umore e l’autoefficacia e sono stati compilati alla partenza e a 6, 12 e 24 settimane di distanza.

Risultati: Sono stati reclutati 42 partecipanti idonei (38%). Il reclutamento è stato inferiore rispetto a quanto anticipato (obiettivo n=60) e la ragione più comunemente riportata è stata l’incapacità di impegnarsi in camminate di gruppo (n=19). Le procedure randomizzate hanno dato dei buoni risultati nei gruppi, uniformando gli accoppiamenti per età, sesso e attività. Dalla 24esima settimana si è verificata una percentuale del 45% di logoramento. La maggior parte dei PROMs, sebbene ammissibili/accettabili, non sono stati sensibili ai cambiamenti e non hanno colto i principali vantaggi.

Conclusioni: L’intervento è stato soddisfacente, ben tollerato e il disegno sperimentale è stato ritenuto soddisfacente e praticabile. I risultati sono incoraggianti e dimostrano che l’esercizio è stato apprezzato e ha portato beneficio ai partecipanti. Per questo motivo  un efficace RCT è necessario, con alcuni adeguamenti all’intervento che includono un maggior adattamento e una più appropriata selezione di PROMs.

 

CanWalk: a feasibility study with embedded randomised controlled trial pilot of a walking intervention for people with recurrent or metastatic cancer

 

Abstract

 

Objectives Walking is an adaptable, inexpensive and accessible form of physical activity. However, its impact on quality of life (QoL) and symptom severity in people with advanced cancer is unknown. This study aimed to assess the feasibility and acceptability of a randomised controlled trial (RCT) of a community-based walking intervention to enhance QoL in people with recurrent/metastatic cancer.

Design We used a mixed-methods design comprising a 2-centre RCT and nested qualitative interviews.

Participants Patients with advanced breast, prostate, gynaecological or haematological cancers randomised 1:1 between intervention and usual care.

Intervention The intervention comprised Macmillan’s ‘Move More’ information, a short motivational interview with a recommendation to walk for at least 30 min on alternate days and attend a volunteer-led group walk weekly.

Outcomes We assessed feasibility and acceptability of the intervention and RCT by evaluating study processes (rates of recruitment, consent, retention, adherence and adverse events), and using end-of-study questionnaires and qualitative interviews. Patient-reported outcome measures (PROMs) assessing QoL, activity, fatigue, mood and self-efficacy were completed at baseline and 6, 12 and 24 weeks.

Results We recruited 42 (38%) eligible participants. Recruitment was lower than anticipated (goal n=60), the most commonly reported reason being unable to commit to walking groups (n=19). Randomisation procedures worked well with groups evenly matched for age, sex and activity. By week 24, there was a 45% attrition rate. Most PROMs while acceptable were not sensitive to change and did not capture key benefits.

Conclusions The intervention was acceptable, well tolerated and the study design was judged acceptable and feasible. Results are encouraging and demonstrate that exercise was popular and conveyed benefit to participants. Consequently, an effectiveness RCT is warranted, with some modifications to the intervention to include greater tailoring and more appropriate PROMs selected.

Associazioni tra periodi sedentari e abitudini di sedentarietà concentrata e qualità della vita connessa alla salute in pazienti sopravvissuti al tumore del colon-retto

van Roekel, Eline H., Winkler, Elisabeth A.H., Bours, Martijn J.L., Lynch, Brigid M., Willems, Paul J.B., Meijer, Kenneth, Kant, IJmert, Beets, Geerard L., Sanduleanu, Silvia, Healy, Genevieve N., Weijenberg, Matty P. Preventive Medicine Reports. 2016; 1 (4), 262-269

 

I comportamenti sedentari (stare seduti/distesi al minimo del dispendio energetico mentre si è svegli) stanno emergendo come un importante fattore di rischio che può compromettere la qualità della vita connessa alla salute (HRQoL) di pazienti sopravvissuti al cancro del colon-retto (CRC). Sono state esaminate le associazioni tra la sedentarietà e la HRQoL in sopravvissuti al CRC 2-10 anni dopo la diagnosi.

In uno studio trasversale, i sopravvissuti al I-III stadio del CRC (n=145) precedentemente diagnosticati (2002-2010) al Maastricht University Medical Center, nei Paesi Bassi, hanno indossato 24 ore al giorno per sette giorni consecutivi il monitor dei movimenti MOX installato sulla coscia. I risultati della HRQoL sono stati valutati tramite questionati validati (EORTC QLQ-C30, WHODAS II, Checklist Individual Strength, e l’Hospital Anxiety and Depression Scale). Modelli di regressione lineare adeguati per i dati confondenti sono stati utilizzati per valutare le associazioni tra i risultati della HRQoL derivati dalla MOX per la sedentarietà totale e prolungata (nella sedentarietà prolungata i periodi erano di ≥30 minuti) e cicli di sedentarietà abituale, tenedo conto del tempo necessario al risveglio mattutino.

In media i partecipanti hanno trascorso 10.2 ore/giorno di sedentarietà (SD, 1.6), e 4.5 ore/al giorno in periodi sedentari prolungati (2.3). La durata media abituale del periodo di sedentarietà è stata di 27.3 minuti (SD, 16.8). L’aumento del tempo sedentario totale e prolungato e la lunghezza del periodo abituale di sedentarietà sono state associate ad un funzionamento fisico significativamente più basso (P<0.05) e a punteggi più elevati di disabilità ed affaticamento. L’aumento del tempo sedentario totale e prolungato e la durata del periodo abituale di sedentarietà hanno inoltre mostrato associazioni significative relative ad una scarsa qualità della vita globale e funzionamento di ruolo. Le associazioni con il distress e il funzionamento sociale non sono state significative.

Il tempo sedentario è stato associato trasversalmente con risultati scarsi nella HRQoL in pazienti sopravvissuti al CRC. Sono necessari studi futuri per investigare se una riduzione della sedentarietà possa essere un potenziale obiettivo per gli interventi sugli stili di vita allo scopo di migliorare l’HRQoL nei pazienti sopravvissuti al CRC.

 

Associations of sedentary time and patterns of sedentary time accumulation with health-related quality of life in colorectal cancer survivors

 

Abstract

 

Sedentary behavior (sitting/lying at low energy expenditure while awake) is emerging as an important risk factor that may compromise the health-related quality of life (HRQoL) of colorectal cancer (CRC) survivors. We examined associations of sedentary time with HRQoL in CRC survivors, 2-10 years post-diagnosis. In a cross-sectional study, stage I‒III CRC survivors (n=145) diagnosed (2002-2010) at Maastricht University Medical Center+, the Netherlands, wore the thigh-mounted MOX activity monitor 24 hours/day for seven consecutive days. HRQoL outcomes were assessed by validated questionnaires (EORTC QLQ-C30, WHODAS II, Checklist Individual Strength, and Hospital Anxiety and Depression Scale). Confounder-adjusted linear regression models were used to estimate associations with HRQoL outcomes of MOX-derived total and prolonged sedentary time (in prolonged sedentary bouts ≥30 minutes), and usual sedentary bout duration, corrected for waking wear time. On average, participants spent 10.2 hours/day sedentary (SD, 1.6), and 4.5 hours/day in prolonged sedentary time (2.3). Mean usual sedentary bout duration was 27.3 minutes (SD, 16.8). Greater total and prolonged sedentary time, and longer usual sedentary bout duration were associated with significantly (P<0.05) lower physical functioning, and higher disability and fatigue scores. Greater prolonged sedentary time and longer usual sedentary bout duration also showed significant associations with lower global quality of life and role functioning. Associations with distress and social functioning were non-significant. Sedentary time was cross-sectionally associated with poorer HRQoL

outcomes in CRC survivors. Prospective studies are needed to investigate whether sedentary time reduction is a potential target for lifestyle interventions aiming to improve the HRQoL of CRC survivors.

Interventi per migliorare le abitudini motorie in persone sedentarie che vivono con e oltre il cancro: una rassegna sistematica

L Bourke, K E Homer, M A Thaha, L Steed, D J Rosario, K A Robb, J M Saxton and S J C Taylor. British Journal of Cancer. 2014; 110, 831-841

 

Contesto: Una rassegna sistematica sugli effetti degli interventi per migliorare le abitudini motorie in persone sedentarie che vivono con e oltre il cancro.

 

Metodi: Studi randomizzati controllati (RCTs) che confrontano interventi motori rispetto alle occupazioni abituali in persone sedentarie con diagnosi di cancro omogeneo primario, oltre all’età ammessa di 18 anni. Sono stati consultati i seguenti databases elettronici: Cochrane Central Register of Controlled Trials MEDLINE; EMBASE; AMED; CINAHL; PsycINFO; SportDiscus; PEDro, dall’avvio ad Agosto 2012.

Risultati: quattordici studi sono stati inclusi in questa rassegna, coinvolgendo un totale di 648 partecipanti. Sei studi appena hanno incluso le prescrizioni di doversi incontrare periodicamente per delle indicazioni circa l’esercizio aerobico. Peraltro nessuno degli studi inclusi in questa rassegna ha riportato un’aderenza all’intervento del 75% o più circa l’indicazione di incontrarsi periodicamente per aderire alle linee guida degli esercizi aerobici. Nonostante l’incertezza riguardo l’aderenza di alcuni studi inclusi, gli interventi hanno ottenuto miglioramenti nella tolleranza degli esercizi aerobici a 8/12 settimane (SMD¼0.73, 95% CI¼0.51–0.95) nei partecipanti rispetto al gruppo di controllo. A 6 mesi inoltre, la tolleranza all’esercizio aerobico è migliorata (SMD¼0.70, 95% CI¼0.45–0.94), sebbene quattro dei cinque studi hanno ottenuto un alto rischio di distorsione; pertanto si raccomanda cautela nell’interpretazione.

 

Conclusioni: Le aspettative della maggior parte dei sopravvissuti sedentari di realizzare le linee guida degli esercizi motori correnti sono state probabilmente irrealistiche. Come per tutti i programmi di esercizi ginnici ben progettati, si dovrebbe progettare sulle capacità individuali e sulla periodicità, durata e intensità o serie, ripetizioni, intensità dell’allenamento di resistenza e creare un programma da queste basi.

 

Interventions to improve exercise behaviour in sedentary people living with and beyond cancer: a systematic review

 

Abstract

Background: To systematically review the effects of interventions to improve exercise behaviour in sedentary people living with and beyond cancer.

Methods: Only randomised controlled trials (RCTs) that compared an exercise intervention to a usual care comparison in sedentary people with a homogeneous primary cancer diagnosis, over the age of 18 years were eligible. The following electronic databases were searched: Cochrane Central Register of Controlled Trials MEDLINE; EMBASE; AMED; CINAHL; PsycINFO; SportDiscus; PEDro from inception to August 2012.

Results: Fourteen trials were included in this review, involving a total of 648 participants. Just six trials incorporated prescriptions that would meet current recommendations for aerobic exercise. However, none of the trials included in this review reported intervention adherence of 75% or more for a set prescription that would meet current aerobic exercise guidelines. Despite uncertainty around adherence in many of the included trials, the interventions caused improvements in aerobic exercise tolerance at 8–12 weeks (SMD¼0.73, 95% CI¼0.51–0.95) in intervention participants compared with controls. At 6 months, aerobic exercise tolerance is also improved (SMD¼0.70, 95% CI¼0.45–0.94), although four of the five trials had a high risk of bias; hence, caution is warranted in its interpretation.

Conclusion: Expecting the majority of sedentary survivors to achieve the current exercise guidelines is likely to be unrealistic. As with all well-designed exercise programmes, prescriptions should be designed around individual capabilities and frequency, duration and intensity or sets, repetitions, intensity of resistance training should be generated on this basis.

Interventi motori sulla qualità della vita salute – correlata rivolti ai sopravvissuti al cancro

Mishra S.I., Scherer R.W., Geigle P.M. et al. (2012) Cochrane Database of Systematic Reviews . 2012 (8)

 

Contesto: I sopravvissuti al cancro manifestano numerosi disturbi ed effetti avversi dovuti al trattamento e una scarsa qualità della vita salute – correlata (HRQoL). Si ipotizza che gli interventi motori possano attenuare questi effetti avversi. L’HRQoL e i suoi settori sono misurazioni che hanno rilevanza per i sopravvissuti al cancro.

 

Obiettivi: Valutare l’efficacia degli interventi sulla HRQoL complessiva e settoriale tra adulti in post trattamento sopravvissuti al cancro.

 

Metodi di ricerca: Sono state interrogate la Cochrane Central Register of Controlled Trials (CENTRAL), PubMed, MEDLINE, EMBASE, CINAHL, PsycINFO, PEDRO, LILACS, SIGLE, SportDiscus, OTSeeker e Sociological Abstracts dall’avvio dello studio fino ad ottobre 2011, senza restrizioni di lingua e data. Sono state ricercate, inoltre, citazioni attraverso Web of Science e Scopus, articoli correlati a Pub Med e diversi siti web. Sono stati esaminati gli elenchi di consultazione bibliografica, includendo nei campi di ricerca gli studi clinici e altre rassegne della letteratura.

 

Criteri di selezione: Sono stati inclusi tutti gli studi randomizzati (RCTs) e gli studi clinici controllati (CCTs) confrontando gli interventi motori con il normale trattamento o altri interventi senza esercizi fisici per valutare l’HRQoL complessiva o quanto meno uno dei settori della HRQoL negli adulti. Sono stati inclusi studi che analizzavano gli interventi motori iniziati dopo il completamento della terapia attiva oncologica. Sono stati esclusi gli studi che includevano malati terminali o di pazienti che stavano ricevendo cure in hospice o entrambi, e la maggior parte dei partecipanti alla sperimentazione sottoposti a terapie attive per un cancro primario o recidivante.

 

Raccolta e analisi dei dati: Da cinque rassegne abbinate di autori indipendenti sono state estratte informazioni sui parametri, che includono sperimentazioni, dati sugli effetti dell’intervento e valutazione del rischio di distorsioni basate su criteri predefiniti. Dove possibile, i risultati delle meta analisi sono stati effettuati per la HRQoL e per i settori della HRQoL per riportare differenze tra i valori iniziali e quelli del follow up, utilizzando variazioni medie standardizzate (SMD) e il modello degli effetti aleatori in base alla lunghezza del follow up. Sono state riportate inoltre le SMD tra i valori medi del follow up sugli interventi motori e del gruppo di controllo. Dato che i ricercatori hanno utilizzato differenti strumenti per valutare l’ HRQoL e l’ HRQoL per settore specifico, e spesso più di uno strumento per valutare il medesimo settore dell’HRQoL, sono stati selezionati gli strumenti più comunemente utilizzati da includere nella meta analisi SMD. E’ stata inoltre documentata la variazione media per ciascun tipo di strumento separatamente.

 

Risultati principali: Sono stati inclusi 40 studi clinici con 3694 partecipanti scelti con metodo casuale per il gruppo d’intervento (n = 1927) e il gruppo di controllo (n = 1764). Le diagnosi di cancro dei partecipanti allo studio hanno incluso cancro al seno, colonrettale, della testa e del collo, linfoma ed altri. Trenta studi sono stati condotti tra partecipanti che hanno concluso le terapie attive per il cancro primario o recidivo e dieci studi hanno incluso partecipanti sia durante che dopo il trattamento. La modalità dell’intervento motorio ha incluso esercizi di rafforzamento, di resistenza, di camminata, di bicicletta, di yoga, di Qigong o Tai Chi. L’ HRQoL e i suoi settori sono stati misurati utilizzando un’ampia gamma di strumenti. I risultati suggeriscono che l’esercizio, confrontato con il gruppo di controllo, ha un impatto positivo sulla HRQoL e sicuramente sugli aspetti specifici della HRQoL. E’ risultato che l’esercizio ginnico migliora: l’HRQoL globale a 12 settimane (SMD 0.48; 95% margine di affidabilità (CI) 0.16 fino a 0.81) e a 6 mesi al follow up 0.46; 95% CI 0.09 fino a 0.84), i rischi per il cancro al seno tra le 12 settimane e i 6 mesi al follow up (SMD 0.99; 95% CI 0.41 fino a 1.57), l’immagine corporea e l’autostima valutata utilizzando il Rosenberg Self-Esteem a 12 settimane (MD 4.50; 95% CI 3.40 fino a 5.60) e tra le 12 settimane e i 6 mesi al follow up (variazione media (MD) 2.70; 95% CI 0.73 fino a 4.67), benessere emotivo a 12 settimane al follow up (SMD 0.33; 95% CI 0.05 fino a 0.61), sessualità a 6 mesi al follow up (SMD 0.40; 95% CI 0.11 fino a 0.68), disturbi del sonno  confrontando i valori del follow up e quelli del gruppo di controllo a 12 settimane (SMD -0.46; 95% CI -0.72 fino a -0.20), e il funzionamento sociale a 12 settimane (SMD 0.45; 95% CI 0.02 fino a 0.87) e a 6 mesi al follow up (SMD 0.49; 95% CI 0.11 fino a 0.87). In aggiunta, è risultato che gli interventi motori hanno diminuito l’ansia a 12 settimane al follow up (SMD -0.26; 95% CI -0.07 fino a -0.44), affaticamento alla dodicesima settimana (SMD -0.82; 95% CI -1.50 fino a -0.14) e tra la dodicesima settimana e i 6 mesi al follow up (SMD -0.42; 95% CI -0.02 fino a -0.83) e il dolore alla dodicesima settimana al follow up SMD -0.29; 95% CI -0.55 fino a-0.04) comparando il gruppo di ricerca e quello di controllo. L’andamento positivo e l’impatto degli interventi motori si riscontra anche per la depressione e per l’immagine corporea (quando analizzata in combinazione con gli strumenti di misurazione); tuttavia, data la scarsità di studi che hanno misurato questi effetti, l’affidabilità di queste scoperte è incerta. Nessuna conclusione si può trarre per quanto riguarda gli effetti degli interventi motori sui settori della HRQoL quali funzioni cognitive, funzionamento fisico, percezione della salute generale, funzione di ruolo e spiritualità. I risultati della rassegna andrebbero interpretati con cautela a causa del rischio di distorsioni. Tutti gli studi passati in rassegna presentano un alto rischio di produrre distorsioni. In aggiunta, la maggior parte degli studi erano con un alto rischio di rilevamento, logoramento e una selezione di distorsioni.

 

Conclusioni degli autori: Questa rassegna sistematica rivela che il moto potrebbe avere degli effetti benefici sulla HRQoL e certamente sui settori della HRQoL inclusi i timori specifi per il cancro (ad esempio, cancro al seno), immagine corporea e autostima, benessere emotivo, sessualità, disturbi del sonno, funzionamento sociale, ansia, affaticamento e dolore a vari periodi di follow up.

 

Exercise interventions on health-related quality of life for cancer survivors.

 

Background: Cancer survivors experience numerous disease and treatment-related adverse outcomes and poorer health-related quality of life (HRQoL). Exercise interventions are hypothesized to alleviate these adverse outcomes. HRQoL and its domains are important measures for cancer survivorship.

Objectives: To evaluate the effectiveness of exercise on overall HRQoL and HRQoL domains among adult post-treatment cancer survivors.

Search methods: We searched the Cochrane Central Register of Controlled Trials (CENTRAL), PubMed, MEDLINE, EMBASE, CINAHL, PsycINFO, PEDRO, LILACS, SIGLE, SportDiscus, OTSeeker, and Sociological Abstracts from inception to October 2011 with no language or date restrictions. We also searched citations through Web of Science and Scopus, PubMed’s related article feature, and several websites. We reviewed reference lists of included trials and other reviews in the field.

Selection criteria: We included all randomized controlled trials (RCTs) and controlled clinical trials (CCTs) comparing exercise interventions with usual care or other nonexercise intervention to assess overall HRQoL or at least one HRQoL domain in adults. Included trials tested exercise interventions that were initiated after completion of active cancer treatment. We excluded trials including people who were terminally ill, or receiving hospice care, or both, and where the majority of trial participants were undergoing active treatment for either the primary or recurrent cancer.

Data collection and analysis: Five paired review authors independently extracted information on characteristics of included trials, data on effects of the intervention, and assessed risk of bias based on predefined criteria. Where possible, meta-analyses results were performed for HRQoL and HRQoL domains for the reported difference between baseline values and follow-up values using standardized mean differences (SMD) and a random-effects model by length of follow-up. We also reported the SMDs between mean follow-up values of exercise and control group. Because investigators used many different HRQoL and HRQoL domain instruments and often more than one for the same domain, we selected the more commonly used instrument to include in the SMD meta-analyses. We also report the mean difference for each type of instrument separately.

Main results: We included 40 trials with 3694 participants randomized to an exercise (n = 1927) or comparison (n = 1764) group. Cancer diagnoses in study participants included breast, colorectal, head and neck, lymphoma, and other. Thirty trials were conducted among participants who had completed active treatment for their primary or recurrent cancer and 10 trials included participants both during and post cancer treatment. Mode of the exercise intervention included strength training, resistance training, walking, cycling, yoga, Qigong, or Tai Chi. HRQoL and its domains were measured using a wide range of measures. The results suggested that exercise compared with control has a positive impact on HRQoL and certain HRQoL domains. Exercise resulted in improvement in: global HRQoL at 12 weeks’ (SMD 0.48; 95% confidence interval (CI) 0.16 to 0.81) and 6 months’ (0.46; 95% CI 0.09 to 0.84) follow-up, breast cancer concerns between 12 weeks’ and 6 months’ follow-up (SMD 0.99; 95% CI 0.41 to 1.57), body image/self-esteem when assessed using the Rosenberg Self-Esteem scale at 12 weeks (MD 4.50; 95% CI 3.40 to 5.60) and between 12 weeks’ and 6 months’ (mean difference (MD) 2.70; 95% CI 0.73 to 4.67) follow-up, emotional well-being at 12 weeks’ follow-up (SMD 0.33; 95% CI 0.05 to 0.61), sexuality at 6 months’ follow-up (SMD 0.40; 95% CI 0.11 to 0.68), sleep disturbance when comparing follow-up values by comparison group at 12 weeks’ follow-up (SMD -0.46; 95% CI -0.72 to -0.20), and social functioning at 12 weeks’ (SMD 0.45; 95% CI 0.02 to 0.87) and 6 months’ (SMD 0.49; 95% CI 0.11 to 0.87) follow-up. Further, exercise interventions resulted in decreased anxiety at 12 weeks’ follow-up (SMD -0.26; 95% CI -0.07 to -0.44), fatigue at 12 weeks’ (SMD -0.82; 95% CI -1.50 to -0.14) and between 12 weeks’ and 6 months’ (SMD -0.42; 95% CI -0.02 to -0.83) follow-up, and pain at 12 weeks’ follow-up (SMD -0.29; 95% CI -0.55 to -0.04) when comparing follow-up values by comparison group. Positive trends and impact of exercise intervention existed for depression and body image (when analyzing combined instruments); however, because few studies measured these outcomes the robustness of findings is uncertain. No conclusions can be drawn regarding the effects of exercise interventions on HRQoL domains of cognitive function, physical functioning, general health perspective, role function, and spirituality. Results of the review need to be interpreted cautiously owing to the risk of bias. All the trials reviewed were at high risk for performance bias. In addition, the majority of trials were at high risk for detection, attrition, and selection bias.

Authors’ conclusions: This systematic review indicates that exercise may have beneficial effects on HRQoL and certain HRQoL domains including cancerspecific concerns (e.g. breast cancer), body image/self-esteem, emotional well-being, sexuality, sleep disturbance, social functioning, anxiety, fatigue, and pain at varying follow-up periods. The positive results must be interpreted cautiously due to the heterogeneity of exercise programs tested and measures used to assess HRQoL and HRQoL domains, and the risk of bias in many trials. Further research is required to investigate how to sustain positive effects of exercise over time and to determine essential attributes of exercise (mode, intensity, frequency, duration, timing) by cancer type and cancer treatment for optimal effects on HRQoL and its domains.

Il ruolo dell’alimentazione e dell’attività fisica nei sopravvissuti al cancro al seno, del colon retto e della prostata: una rassegna della letteratura

NJ Davies, L Batehup, R Thomas. British journal of cancer. 2011; 105, S52 – S73

 

CONTESTO: La dimostrazione del ruolo dell’alimentazione e dell’attività fisica sull’incidenza del cancro è ben documentata e tenendo conto dell’aumento della sopravvivenza al cancro la conoscenza di questi fattori di stile di vita  dopo una diagnosi tumorale risulta di fondamentale importanza. L’obiettivo di questa rassegna era di aggiornare la letteratura con una revisione effettuata dal National Cancer Survivorship Initiative e di includere studi osservazionali che non erano stati inclusi nella rassegna sistematica dei sopravvissuti del WCRF.

 

METODI: Le prove sono state inizialmente raccolte con una ricerca predefinita sul Cochrane Library Database e su PubMed da marzo 2006 a febbraio 2010. Dopo la rassegna complessiva relativa a cancro e stili di vita, secondo l’obiettivo di questo articolo, qualsiasi studio non correlato ad alimentazione ed attività fisica, esiti prognostici e cancro al seno, colon retto o prostata sono stati esclusi. E’ stata condotta un’ulteriore ricerca della letteratura del 2011 per aggiornare la documentazione.

 

RISULTATI: In questa rassegna sono stati inclusi 43 studi totali. La documentazione degli studi osservazionali suggerisce che un’alimentazione a basso contenuti di grassi e con un elevato contenuto di fibre potrebbe essere protettiva contro la ricomparsa e la progressione del cancro. Tuttavia c’è una scarsità di studi RCT comprovanti questo. Quando abbiamo sintetizzato i risultati ottenuti della rassegna del World Cancer Research Fund sugli RCT che investigavano gli effetti degli interventi nutrizionali e motori su sopravvissuti al cancro, i risultati hanno mostrato che il meccanismo benefico dell’alimentazione  e dell’attività fisica riguarda il peso corporeo, con l’obesità come fattore di rischio, la quale è modificabile attraverso lo stile di vita.

 

IMPLICAZIONI: I sopravvissuti al cancro vorrebbero avere un maggior ruolo attivo nelle loro cure sanitarie e vorrebbero saper prendersi cura di se stessi dopo la diagnosi, includendo la conoscenza di quali cambiamenti dovrebbero effettuare nell’alimentazione e nello stile di vita. La sfida sta nell’integrare un supporto nello stile di vita in un modello standardizzato di assistenza post operatoria.

 

The role of diet and physical activity in breast, colorectal, and prostate cancer survivorship: a review of the literature    

 

Abstract

 

BACKGROUND: Evidence for the role of diet and physical activity in cancer incidence is well documented, but owing to increased cancer survivorship, an understanding of these lifestyle factors after a cancer diagnosis is of crucial importance. The purpose of this review was to update the literature in a review undertaken for the National Cancer Survivorship Initiative and to include observational studies that were not included in the WCRF survivorship systematic review.

METHODS: Evidence was initially gathered from pre-defined searches of the Cochrane Library Database and PubMed from March 2006 to February 2010. After a comprehensive review regarding lifestyle and cancer, for the purpose of this article, any studies not related to diet and physical activity, prognostic outcomes, and breast, colorectal or prostate cancers were excluded. Another search of 2011 literature was conducted to update the evidence.

RESULTS: A total of 43 records were included in this review. Evidence from observational studies suggests that a low-fat, high-fibre diet might be protective against cancer recurrence and progression. However, there is a paucity of RCTs substantiating this. There is more support for physical activity, with a dose response for better outcomes. When synthesized with findings from the World Cancer Research Fund review of RCTs investigating the effect of diet and physical activity interventions on cancer survival, evidence suggests that the mechanism of benefit from diet and physical activity pertains to body weight, with excess body weight being a risk factor, which is modifiable through lifestyle.

IMPLICATIONS: Cancer survivors would like to have a more active role in their health care and to know how to look after themselves after diagnosis, including what diet and lifestyle changes they should make. The challenge is in integrating lifestyle support into standardised models of aftercare.

L’impatto dei sintomi, capacità di coping e supporto sociale nella qualità della vita sperimentata nel corso del tempo in pazienti affetti da cancro polmonare

Henoch I, Bergman B, Gustafsson M, Gaston-Johansson F, Danielson E. Journal of Pain and Symptom Management. 2007; 34(4), 370–379

 

L’obiettivo di questo studio era di investigare la qualità della vita (QoL) di pazienti affetti da tumore polmonare nel corso del tempo in un setting palliativo e di determinare quanto la QoL viene influenzata dai sintomi, capacità di coping e supporto sociale.

 

Sono stati inclusi 105 pazienti con cancro polmonare incurabile. E’ stata utilizzata all’avvio della ricerca una serie completa di questionari, inclusi l’ Assessment of Quality of Life at the End of Life, Cancer Dyspnea Scale, Visual Analog Scale of Dyspnea, Hospital Anxiety and Depression scale, Sense of Coherence Questionnaire, and Social Support Survey, e i primi quattro questionari sono stati inoltre somministrati a distanza di 3, 6, 9 e 12 mesi dall’avvio.

 

La dispnea, la depressione e la qualità della vita globale sono peggiorate nel tempo. La condizione delle prestazioni, l’ansia, la depressione, i componenti della dispnea, il dolore e l’adeguatezza degli elementi delle capacità di coping sono risultati correlati con la QoL, tranne che per una misurazione di follow up. Nelle analisi multivariate nelle quali la QoL era una variabile dipendente, la depressione è risultata essere un predittore significativo su quattro delle cinque analisi, considerando che la capacità di coping, l’ansia, le prestazioni di stato, il dolore e il supporto sociale sono rientrate nel modello con una o due analisi.

 

Lo stress emotivo e la capacità di coping influenzano la QoL e potrebbero essere degli obiettivi per gli interventi in cure palliative.

 

The impact of symptoms, coping capacity, and social support on quality of life experience over time in patients with lung cancer.

 

Abstract

 

The aims of the study were to investigate lung cancer patients’ quality of life (QoL) over time in a palliative setting and to determine how QoL is influenced by symptoms, coping capacity, and social support.

One hundred and five consecutive patients with incurable lung cancer were included. A comprehensive set of questionnaires was used at baseline, including the Assessment of Quality of Life at the End of Life, Cancer Dyspnea Scale, Visual Analog Scale of Dyspnea, Hospital Anxiety and Depression scale, Sense of Coherence Questionnaire, and Social Support Survey, of which the first four were used also at three, six, nine, and 12 months.

Dyspnea, depression, and global QoL deteriorated over time. Performance status,anxiety, depression, components of dyspnea, pain, and the meaningfulness component of coping capacity correlated with global QoL at all, or all but one follow-up measurements. In a multivariate analysis with global QoL as the dependent variable, depression was a significant predictor at four out of five assessments, whereas coping capacity, anxiety, performance status, pain, and social support entered the model at one or two assessments.

Emotional distress and coping capacity influence QoL and might be targets for intervention

in palliative care.

I benefici per la salute dell’attività fisica: la prova

Warburton DE, Nicol CW, Bredin SS. Canadian Medical Association. 2007; 174 (6), 801–809

 

Lo scopo primario di questa rassegna narrativa era valutare la letteratura esistente e fornire ulteriori indizi sul ruolo che gioca l’inattività fisica nello sviluppo di malattie croniche e morti premature.

Confermiamo che esistono prove inconfutabili sulla validità dell’attività fisica regolare nella prevenzione primaria e secondaria di numerose malattie croniche (ad es., malattie cardiovascolari, diabete, cancro, ipertensione, obesità, depressione e osteoporosi) e decessi prematuri. Evidenziamo inoltre che le attuali linee guida sull’attività fisica dell’Health Canada sono sufficienti per suscitare benefici per la salute, specialmente per la prevenzione di persone sedentarie.

Sembrerebbe esserci una relazione lineare tra l’attività fisica e le condizioni di salute, tale per cui un maggior aumento dell’attività fisica e del fitness porterebbe ad ulteriori miglioramenti nelle condizioni di salute.

 

Health benefits of physical activity: the evidence

 

Abstract

 

The primary purpose of this narrative review was to evaluate the current literature and to provide further insight into the role physical inactivity plays in the development of chronic disease and premature death. We confirm that there is irrefutable evidence of the effectiveness of regular physical activity in the primary and secondary prevention of several chronic diseases (e.g., cardiovascular disease, diabetes, cancer, hypertension, obesity, depression and osteoporosis) and premature death. We also reveal that the current Health Canada physical activity guidelines are sufficient to elicit health benefits, especially in previously sedentary people. There appears to be a linear relation between physical activity and health status, such that a further increase in physical activity and fitness will lead to additional improvements in health status.

Attività fisica e qualità della vita in sopravvissuti al cancro della testa e del collo

Rogers L.Q., Courneya K.S., Robbins K.T. et al. Support Care Cancer. 2006; 14 (1012–1019)

 

Obiettivo: Esaminare la prevalenza di esercizio nei sopravvissuti al cancro della testa e del collo e determinare associazioni preliminary con la qualità della vita (QoL), affaticamento e depressione.

 

Materiale e metodi: Sono stati reclutati 59 sopravvissuti idonei su 65 (91%) da una clinica accademica oncologica. I partecipanti hanno concluso uno studio autosomministrato che includeva la versione adattata del Godin Leisure-Time Exercise Questionnaire e del Functional Assessment of Cancer Therapy-Head & Neck (FACT-H&N), il quale comprende il benessere fisico, sociale, emotivo e funzionale (FWB) oltre ad altre tematiche, e il FACTGeneral (FACT-G). Le variabili mediche sono state ottenute da una analisi delle cartelle cliniche.

 

Risultati: La maggior parte dei partecipanti erano uomini (83%), caucasici (92%), con età media di 58±12.8. Le sedi del cancro erano principalmente nel cavo orale (24%), orofaringe (37%) o laringe (25%), con il 20% al I stadio, 7% al II stadio, 19% al III stadio e il 54% al IV stadio di malattia. La chemioterapia e/o la radioterapia erano in corso nel 14% dei partecipanti. La maggior parte dei partecipanti (51%) erano stati diagnosticati meno di 6 mesi prima. Solamente 3 partecipanti (5%) hanno riportato qualche minuto di esercizio fisico energico (M=7.3±35.4), e solo 7 (12%) hanno riferito qualche minuto di esercizio fisico moderato (M=19.5±70.6). 26 partecipanti (44%) hanno dichiarato un esercizio leggero (M=83.4± 147.1). Solamente 5 soggetti (8,5%) si sono conformati alle attuali linee guida dell’attività fisica per la salute dei cittadini. Correlazioni parziali, tenendo conto dell’età, comorbilità clinica e ricorso all’alcol, hanno mostrato che i minuti totali di esercizio (i.e., leggero + moderato + energico) sono stati positivamente associati a FWB (r=0.30, p=0.027), FACT-G (r=0.25, p=0.071) e FACT-H&N (r=0.26, p=0.064), negativamente associati con l’affaticamento (r=−0.27, p=0.051) mentre non ci sono state associazioni con la depressione (r=0.10, p=0.500).

 

Conclusioni: pochi pazienti sopravvissuti al cancro della testa e del collo hanno partecipato ad una qualche attività energica o moderata e oltre la metà dei partecipanti sono stati sedentari. Associazioni significative e potenzialmente benefiche tra minuti totali di attività fisica, QoL e affaticamento sono state dimostrate. Un intervento motorio potrebbe essere di utilità in questo gruppo ancora poco studiato di pazienti sopravvissuti al cancro. Un ulteriore ricerca si rende necessaria.

 

Physical activity and quality of life in head and neck cancer survivors

 

Abstract

Purpose: To examine the prevalence of exercise in head and neck cancer survivors and determine preliminary associations with quality of life (QoL), fatigue, and depression.

 

Materials and methods: Fifty-nine of 65 (91%) eligible head and neck cancer survivors recruited from an academic oncology clinic completed a self-administered survey including the modified Godin Leisure-Time Exercise Questionnaire and Functional Assessment of Cancer Therapy-Head & Neck (FACT-H&N), which includes physical, social, emotional and functional well-being (FWB) as well as additional concerns, and the FACTGeneral (FACT-G). Medical variables were obtained by medical record review.

 

Results: The majority of participants were men (83%) and were Caucasian (92%), with mean age of 58±12.8. Cancer sites were primarily the oral cavity (24%), oropharynx (37%), or larynx (25%), with 20% being stage I, 7% stage II, 19% stage III, and 54% stage IV disease. Chemotherapy and/or radiation were ongoing in 14% of the participants. Half of the participants (51%) were diagnosed <6 months ago. Only three (5%) participants reported any vigorous exercise minutes (M=7.3±35.4), and only seven (12%) participants reported any moderate exercise minutes (M=19.5±70.6). Light exercise was reported by 26 (44%) (M=83.4± 147.1). Only five (8.5%) participants were meeting current public health exercise guidelines. Partial correlations adjusting for age, medical comorbidity, and alcohol use showed that the total exercise minutes (i.e., light + moderate + vigoroussi) was positively associated with FWB (r=0.30, p=0.027), FACT-G (r=0.25, p=0.071), and FACT-H&N (r=0.26, p=0.064), was negatively associated with fatigue (r=−0.27, p=0.051), and had no association with depression (r=0.10, p=0.500).

 

Conclusions: Few head and neck cancer survivors are participating in any moderate or vigorous exercise, and over half are completely sedentary. Meaningful and potentially beneficial associations between total exercise minutes, QoL, and fatigue were demonstrated. An exercise intervention may have utility in this understudied cancer survivor group. Further research is warranted.

Perdita di peso dopo il cancro della testa e del collo: una relazione dinamica con i sintomi depressivi

Julia R. Van Liew, Rebecca L. Brock, Alan J. Christensen, Lucy Hynds Karnell, Nitin A. Pagedar, Gerry F. Funk. Head & Neck. 2017; 39 (2), 370 – 379

 

 

Premesse: La perdita di peso e i sintomi depressivi sono effetti critici del tumore della testa e del collo, sebbene la loro relazione nel decorso della malattia non sia ancora chiara.

 

Metodi: Sono state esaminate le associazioni tra sintomi depressivi auto riportati e l’oggettiva perdita di peso durante l’anno successivo alla diagnosi di tumore della testa e del collo utilizzando le tecniche del modello della curva di crescita (n = 564).

 

Risultati: Lo schema di covariazione reciproca ha fatto emergere dei cambiamenti nei sintomi depressivi nel corso del tempo, che sono stati associati a cambiamenti nello stesso mese della perdita di peso (t [1148] = 2.05; p = .041), e i cambiamenti nella perdita di peso sono stati associati a variazioni nello stesso mese dei sintomi depressivi (t [556] = 2.43; p = .015). Nella misura in cui i sintomi depressivi sono aumentati, i pazienti hanno perso gradualmente più peso rispetto a quanto è stato perso a causa del trascorrere del tempo e vice versa. I risultati suggeriscono inoltre che il dolore e la qualità della vita relativa all’alimentazione potrebbero spiegare la reciproca associazione tra sintomi depressivi e perdita di peso.

 

Conclusioni: Nel tumore della testa e del collo, l’influsso reciproco transazionale tra sintomi depressivi e perdita di peso si evolve nel tempo.

 

Weight loss after head and neck cancer: A dynamic relationship with depressive symptoms

 

Abstract

 

Background. Weight loss and depressive symptoms are critical head and neck cancer outcomes, yet their relation over the illness course is unclear.

 

Methods. Associations between self-reported depressive symptoms and objective weight loss across the year after head and neck cancer diagnosis were examined using growth curve modeling techniques (n = 564).

 

Results. A reciprocal covariation pattern emerged–changes in depressive symptoms over time were associated with same-month changes in weight loss (t [1148] = 2.05; p = .041), and changes in weight loss were associated with same-month changes in depressive symptoms (t [556] = 2.43; p = .015). To the extent that depressive symptoms increased, patients lost incrementally more weight than was lost due to the passage of time and vice versa. Results also suggested that pain and eating-related quality of life might explain the reciprocal association between depressive symptoms and weight loss.

 

Conclusion. In head and neck cancer, a transactional interplay between depressive symptoms and weight loss unfolds over time.

Nausea e vomito indotti da chemioterapia: una rassegna narrativa per informare sulla prassi nutrizionale

Wolfgang Marx, Nicole Kiss, Alexandra L. McCarthy, Dan McKavanagh, Liz Isenring. Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics. 2016; 116 (5), 819 – 827

 

La nausea e il vomito indotti dalla chemioterapia (CINV) sono sintomi comuni esperiti dai pazienti affetti da cancro e influiscono sull’alimentazione. Esercitano un effetto dannoso su assunzione alimentare, rischio di malnutrizione e qualità della vita.

Considerando che la CINV viene primariamente gestita con farmaci, alimentazione e professionisti nutrizionali, gioca un ruolo importante nella gestione delle complicazioni connesse alla CINV come la riduzione dell’assunzione alimentare.

 

Questa rassegna esamina l’incidenza della nausea e del vomito in pazienti con cancro che ne fanno esperienza, includendo gli effetti sulla qualità della vita, sullo stato nutrizionale e sugli esiti dei trattamenti. Le implicazioni per la prassi nutrizionale includono la necessità di esplorare la natura dei sintomi riportati, identificare i fattori di rischio predisponenti e considerare l’uso di una varietà di interventi personalizzati in base ai sintomi dei pazienti. Esistono una scarsità di dati clinici relativi agli effettivi interventi nutrizionali specifici per nausea e vomito.

In conclusione, questa rassegna esamina la problematica relativa alla nutrizione riguardo alla CINV, includendo la patofisiologia, i fattori di rischio, l’incidenza di entrambe le opzioni dei trattamenti farmacologici e di quelli alimentari.

 

Chemotherapy-Induced Nausea and Vomiting: A Narrative Review to Inform Dietetics Practice

 

Abstract

Chemotherapy-induced nausea and vomiting (CINV) are common symptoms experienced

by patients with cancer that influence nutrition. They exert a detrimental effect on dietary intake, risk of malnutrition, and quality of life. Whereas CINV are primarily managed with medication, nutrition and dietetics practitioners play an important role in the management of CINV-related complications such as reduced dietary intake. This review discusses the burden of nausea and vomiting that patients with cancer can experience, including the effect on quality of life, nutritional status, and treatment outcomes. Implications for dietetics practice include the need to explore the nature of reported symptoms, identify predisposing risk factors, and to consider the use of a variety of interventions that are individualized to a patient’s symptoms. There are little clinical data regarding effective dietetic interventions for nausea and vomiting. In summary, this review discusses dietetics-related issues surrounding CINV, including the pathophysiology, risk factors, prevalence, and both pharmacologic and dietetic treatment options.

Fatigue cancro – correlata e qualità della vita in pazienti con cancro alla prostata avanzato sottoposti a chemioterapia

Andreas Charalambous, Christiana Kouta. BioMed Research International, vol. 2016

 

La fatica cancro – correlata (CRF) è un sintomo comune e debilitante che può influenzare la qualità della vita (QoL) dei pazienti oncologici. L’aumento dei tempi di sopravvivenza sollecita una miglior comprensione di come la CRF influenza la QoL dei pazienti.

Questo lavoro è stato impostato con uno studio trasversale descrittivo riguardante 148 pazienti affetti da cancro alla prostata reclutati casualmente allo scopo di esplorare la CRF e il suo impatto sulla QoL. Gli strumenti di valutazione hanno incluso la Cancer Fatigue Scale, EORTC QLQ-C30, ed EORTC QLQ-PR25. In aggiunta, sono state condotte 15 interviste strutturate di approfondimento. I dati quantitativi sono stati analizzati con analisi regressive semplici e multiple e test di campione indipendenti. I dati qualitativi sono stati analizzati con l’utilizzo dell’analisi del contenuto tematico.

Il 66.9% dei pazienti ha sperimentato la CRF con livelli elevati registrati per la sottoscala affettiva. Sono emerse differenze statisticamente significative tra i pazienti che hanno dichiarato la CRF e bassi livelli di QoL  (media = 49.1) e i pazienti che non hanno riportato la fatigue con alti livelli di QoL (media = 72.1). Le interviste hanno evidenziato il profondo impatto della CRF sulle vite dei pazienti che è stato espresso dai seguenti aspetti: “dipendere dagli altri”, “perdita di potere sul processo decisionale”, “sconvolgimento della vita quotidiana”.

La fatica cancro correlata è un problema rilevante per i pazienti con cancro avanzato alla prostata e influisce sulla loro QoL in svariati modi.

 

Cancer Related Fatigue and Quality of Life in Patients with Advanced Prostate Cancer Undergoing Chemotherapy.

 

Abstract

Cancer related fatigue (CRF) is a common and debilitating symptom that can influence quality of life (QoL) in cancer patients. The increase in survival times stresses for a better understanding of how CRF affects patients’ QoL.

This was a cross-sectional descriptive study with 148 randomly recruited prostate cancer patients aiming to explore CRF and its impact on QoL. Assessments included the Cancer Fatigue Scale, EORTC QLQ-C30, and EORTC QLQ-PR25. Additionally, 15 in-depth structured interviews were performed. Quantitative data were analyzed with simple and multiple regression analysis and independent samples -test. Qualitative data were analyzed with the use of thematic content analysis.

The 66.9% of the patients experienced CRF with higher levels being recorded for the affective subscale. Statistically significant differences were found between the patients reporting CRF and lower levels of QoL (mean = 49.1) and those that did not report fatigue and had higher levels of QoL (mean = 72.1). The interviews emphasized CRF’s profound impact on the patients’ lives that was reflected on the following themes: “dependency on others,” “loss of power over decision making,” and “daily living disruption.”

Cancer related fatigue is a significant problem for patients with advanced prostate cancer and one that affects their QoL in various ways.

Sviluppo dell’ EORTC qualità della vita fase III modulo di misurazione della fatigue cancro correlata (EORTC QLQ-FA13)

Joachim Weis, Juan Ignacio Arraras, Thierry Conroy, Fabio Efficace, Claudia Fleissner, Attila Görög, Eva Hammerlid, Bernhard Holzner, Louise Jones, Anne Lanceley, Susanne Singer, Markus Wirtz, Henning Flechtner, Andrew Bottomley. Psycho-Oncology. 2013; 22(5),
1002–1007

 

Background: L’European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC) ha sviluppato un nuovo strumento di misurazione multidimensionale per la fatigue cancro correlata che può essere utilizzato in combinazione al questionario di base della qualità della vita, l’ EORTC QLQ-C30. Il lavoro si concentra sullo sviluppo del modulo della fase III, in collaborazione con sette paesi europei, includendo un campione di 318 pazienti.

 

Metodi: La metodologia ha seguito le linee guida dell’EORTC per lo sviluppo del modulo della fase III. I pazienti sono stati valutati dai questionari (EORTC QLQ-C30 con l’EORTC Fatigue Module FA15) a cui hanno fatto seguito interviste nelle quali si domandava le opinioni dei pazienti riguardo alla difficoltà di comprensione, i disagi e l’intrusività.

 

Risultati: La fase II FA15 è stata rivista in considerazione di analisi qualitative (commenti dei pazienti), risultati quantitativi (statistiche descrittive) così come analisi teoriche su risposte multi – item. Le tre dimensioni della scala (fisica, emozionale e cognitiva) potrebbero essere confermate.

 

Conclusioni: Il risultato è che l’ EORTC QLQ-FA13 è ora disponibile con una valida misurazione della fase III del modulo fatigue cancro correlata in sperimentazioni cliniche e sarà implementata psicometricamente per la futura fase IV.

 

Development of an EORTC quality of life phase III module measuring cancer-related fatigue (EORTC QLQ-FA13)

 

Abstract

 

Background: European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC) has developed a new multidimensional instrument measuring cancer-related fatigue that can be used in conjunction with the quality of life core questionnaire, EORTCQLQ-C30. The paper focuses on the development of the phase III module, collaborating with seven European countries, including a patient sample of 318 patients.

Methods: The methodology followed the EORTC guidelines for developing phase III modules. Patients were assessed by questionnaires (EORTC QLQ-C30 with the EORTC Fatigue Module FA15) followed by an interview, asking for their opinions on the difficulty in understanding, on annoyance and on intrusiveness.

Results: The phase II FA15 was revised on the basis of qualitative analyses (comments of the patients), quantitative results (descriptive statistics) as well as the multi-item response theory analyses. The three dimensions (physical, emotional and cognitive) of the scale could be confirmed

Conclusions: As a result, EORTC QLQ-FA13 is now available as a valid phase III module measuring cancer-related fatigue in clinical trials and will be psychometrically improved in the upcoming phase IV.

Efficacia degli interventi degli esercizi fisici nella modulazione della fatigue cancro correlata tra adulti sopravvissuti al cancro: una meta analisi

Justin C. Brown, Tania B. Huedo-Medina, Linda S. Pescatello, et al. Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention. 2011; 20 (1), 123-133

 

Background: Lo scopo di questa meta analisi era esplorare l’efficacia degli esercizi fisici come un intervento non farmacologico per ridurre la fatigue cancro correlata (CRF) tra adulti sopravvissuti al cancro. E’ stato inoltre investigato come diverse componenti degli esercizi prescritti (Ex Rx), considerazioni metodologiche e caratteristiche soggettive modulino la CRF.

 

Metodi: E’ stata condotta una ricerca sistematica per studi clinici randomizzati utilizzando parole relative a cancro, esercizio e fatigue.

 

Risultati: In totale, 44 studi con 48 interventi qualificati, inclusi 3,254 partecipanti con vari tipi di tumore, stadi di diagnosi, trattamenti ed interventi di esercizi fisici. I sopravvissuti al cancro sottoposti ad esercizi hanno ridotto i loro livelli di CRF di una maggior portata rispetto agli abituali trattamenti di controllo, dþ ¼ 0.31 (95% CI ¼ 0.22–0.40), un effetto che è apparso generale attraverso i vari tipi di cancro. I livelli di CRF sono migliorati in proporzione all’intensità della resistenza dell’esercizio (b ¼ 0.60, P ¼ 0.01), un andamento che è stato più forte in una più alta qualità di studi (b ¼ 0.23, P < 0.05). I livelli di CRF sono stati inoltre ridotti fino ad una grande estensione quando gli interventi sono stati teoricamente guidati(b ¼ 0.48, P < 0.001) o quando i sopravvissuti al tumore erano più anziani (b ¼ 0.24, P ¼ 0.04).

 

Conclusioni: L’esercizio fisico riduce la CFR specialmente in programmi che impiegano un’intensità moderata, esercizi di resistenza tra i sopravvissuti più anziani e quando sono stati guidati dalla teoria che accompagna l’esecuzione degli esercizi.

 

Implicazioni: I risultati indicano che gli esercizi fisici rivolti agli adulti sopravvissuti al cancro dovrebbero essere multidimensionali e individualizzati in base ai risultati sanitari e ai tipi di cancro.

 

Efficacy of exercise interventions in modulating cancer-related fatigue among adult cancer survivors: a meta-analysis.   

 

Abstract

Background: The purpose of this meta-analysis was to explore the efficacy of exercise as a nonpharmacologic intervention to reduce cancer-related fatigue (CRF) among adult cancer survivors. We also investigated how different components of the exercise prescription (Ex Rx), methodologic considerations, and subject characteristics modulate CRF.

Methods: A systematic search for randomized controlled trials was conducted using words related to cancer, exercise, and fatigue.

Results: In total, 44 studies with 48 interventions qualified, including 3,254 participants of varying cancer types, stages of diagnosis, treatments, and exercise interventions. Cancer survivors in exercise interventions reduced their CRF levels to a greater extent than usual care controls, dþ ¼ 0.31 (95% CI ¼ 0.22–0.40), an effect that appeared to generalize across several types of cancer. CRF levels improved in direct proportion to the intensity of resistance exercise (b ¼ 0.60, P ¼ 0.01), a pattern that was stronger in higher quality studies (b ¼ 0.23, P < 0.05). CRF levels also reduced to a greater extent when interventions were theoretically driven (b ¼ 0.48, P < 0.001) or cancer survivors were older (b ¼ 0.24, P ¼ 0.04).

Conclusions: Exercise reduced CRF especially in programs that involved moderate-intensity, resistance exercise among older cancer survivors and that were guided by theory.

Impact: Our results indicate exercise interventions for adult cancer survivors should be multi-dimensional and individualized according to health outcome and cancer type.

Un confronto delle caratteristiche dei sopravvissuti al cancro al seno senza recidive con o senza sindrome da fatigue cancro – correlata

S. Alexander, O. Minton, P. Andrews, P. Stone. European Journal of Cancer. 2009; 45 (3), 384 – 392

 

Obiettivo: Determinare la prevalenza della sindrome da fatigue cancro – correlata (CRFS) in una popolazione di sopravvissuti al cancro al seno senza recidive e investigare la relazione tra CRFS e le variabili cliniche.

 

Pazienti e metodi: Sono state reclutate 200 donne. Tutte le partecipanti avevano completato la terapia primaria per il cancro al seno in un arco di tempo compreso tra i 3 mesi e i due anni precedenti ed erano libere dalla malattia. I soggetti hanno completato un’intervista diagnostica per la CRFS e un’intervista psichiatrica strutturata. I partecipanti hanno inoltre completato i questionari relativi alla qualità della vita, umore e fatigue e hanno fornito un campione di sangue per le analisi ematologiche e biochimiche ed un campione di urine raccolte nelle 24 ore per la stima del cortisolo. I soggetti hanno indossato un monitor da polso per 7 giorni per misurare l’attività e il sonno.

 

Risultati: 60 donne ( il 30% dei partecipanti) sono risultate conformi ai criteri per il CRFS. Si sono verificate differenze statisticamente significative tra le donne con fatigue e quelle senza rispetto alla gravità della fatigue (p < 0.01), all’umore (p < 0.01) e ai punteggi della qualità della vita (p < 0.05). Sono state riscontrate differenze rilevanti nelle variabili del sangue incluso l’aumento della conta totale dei globuli bianchi  e bassi livelli di sodio (all p < 0.02). Non si sono verificate differenze nei livelli di cortisolo libero nelle urine delle 24 ore. Le registrazioni del monitor hanno dimostrato differenze significative nella qualità del sonno e nei disturbi, ma non in tutti i livelli di attività diurna o dei ritmi circadiani.

 

Conclusioni: La CRFS colpisce il 30% delle donne a seguito del trattamento per il tumore al seno ed ha degli effetti significativi sulla qualità della vita e sull’umore. Vi sono alcuni elementi che correlano la CRFS ai disturbi del sonno o a infiammazione persistente o a risposte immunitarie.

 

A comparison of the characteristics of disease-free breast cancer survivors with or without cancer-related fatigue syndrome

 

Abstract

Purpose: To determine the prevalence of cancer-related fatigue syndrome (CRFS) in a population of disease-free breast cancer survivors and to investigate the relationship between CRFS and clinical variables.

Patients and methods: Women (200) were recruited. All participants were between 3 months and 2 years after completion of primary therapy for breast cancer and were disease free. Subjects completed a diagnostic interview for CRFS and structured psychiatric interview. Participants also completed quality of life, mood and fatigue questionnaires, and provided a blood sample for haematological and biochemical analysis and a 24-h urine specimen for cortisol estimation. Subjects wore a wrist actigraph for 7 days to measure activity and sleep.

Results: Sixty women (30% of participants) were found to fulfil the criteria for CRFS. There were statistically significant differences between fatigued and non-fatigued women with respect to fatigue severity (p < 0.01), mood (p < 0.01) and quality of life scores (p < 0.05). There were significant differences in blood variables including raised total white cell count and lower sodium (all p < 0.02). There was no difference in the 24 h urinary free cortisol levels. Actigraphic data demonstrated significant differences in sleep quality and disturbance, but not in overall levels of daytime activity or circadian rhythm.

Conclusion: CRFS affects 30% of women after breast cancer treatment and has significant effects on quality of life and mood. There is some evidence that CRFS is related to sleep disturbance or to a persistent inflammatory or immune response.

‘Oncokompas’, un’applicazione web di autosomministrazione a supporto dell’attivazione del paziente e come terapia di supporto ottimale: uno studio di fattibilità tra i sopravvissuti al cancro al seno

Melissant HC, Verdonck-de Leeuw IM, Lissenberg-Witte BI, Konings IR, Cuijpers P, Van Uden-Kraan CF. Acta Oncologica. 2018; 16, 1-11

 

Background: Chi sopravvive al cancro deve affrontare i sintomi relativi al tumore e al trattamento. In Oncokompas, i sopravvissuti al cancro monitorano la loro qualità della vita compilando delle misure di autovalutazione (PROMs), seguite da riscontri personalizzati, consulenze sull’autoassistenza e possibilità di terapie di supporto per stimolare l’attivazione del paziente. L’obiettivo del presente studio era esaminare la fattibilità e le differenze pre test – post test di Oncokompas includendo il recente modulo sviluppato per il carcinoma mammario (BC) tra le pazienti sopravvissute al BC.

 

Materiali e metodi: E’ stato utilizzato un modello pre test – post test. La fattibilità è stata studiata mediante l’approvazione, l’utilizzo e il tasso di soddisfazione. Sono stati esplorati numerosi fattori clinici e sociodemografici e la qualità della vita salute correlata, che potrebbero essere associati alla soddisfazione del paziente. Sono stati analizzati ostacoli e facilitatori della fattibilità di Oncokompas valutando le relazioni delle consulenze assistenziali. Sono state inoltre approfondite le differenze nell’attivazione dei pazienti (Misura dell’Attivazione del Paziente) e nell’interazione medico-paziente (Efficacia Percepita nelle Interazioni Medico-Paziente) prima e dopo l’utilizzo di Oncokompas.

 

Risultati: Complessivamente hanno partecipato 101 sopravvissute al BC.   Oncokompas ha registrato una percentuale di adozione del 75%, con un tasso di utilizzazione del 75-84%, con un punteggio medio di soddisfacimento del 6.9 (range 0-10) e un Net Promoter Score (NPS) di -36 (range -100-100) (N = 68). Il modulo BC ha ottenuto un punteggio di soddisfazione media di 7.6. Le sopravvissute al BC che hanno ricevuto interventi, inclusi radioterapia e/o chemioterapia, sono state significativamente più soddisfatte di Oncokompas rispetto alle sopravvissute al BC che avevano sperimentato solo l’intervento chirurgico (p = .013). Sono stati identificati sei facilitatori e dieci ostacoli alla fattibilità di Oncokompas. Dopo l’utilizzo di Oncokompas, le sopravvissute al BC hanno ottenuto un punteggio significativamente più alto per quanto riguarda l’attivazione del paziente (p = .007; r = .24), ma non nell’interazione medico-paziente (p = .75).

 

Conclusioni: Oncokompas include un modulo BC che è stato considerato fattibile, ma necessita di ulteriori ottimizzazioni per aumentare la soddisfazione degli utenti. Il presente studio mostra il valore dell’adattamento delle applicazioni eHealth rivolte ai sopravvissuti al cancro al loro specifico tipo di tumore. Il modulo BC di Oncokompas sembra migliorare l’attivazione del paziente tra i sopravvissuti al BC.

 

‘Oncokompas’, a web-based self-management application to support patient activation and optimal supportive care: a feasibility study among breast cancer survivors

 

Abstract

BACKGROUND: Cancer survivors have to deal with symptoms related to cancer and its treatment. In Oncokompas, cancer survivors monitor their quality of life by completing patient reported outcome measures (PROMs), followed by personalized feedback, self-care advice, and supportive care options to stimulate patient activation. The aim of this study was to investigate feasibility and pretest-posttest differences of Oncokompas including a newly developed breast cancer (BC) module among BC survivors.

MATERIAL AND METHODS: A pretest-posttest design was used. Feasibility was investigated by means of adoption, usage, and satisfaction rates. Several socio-demographic and clinical factors, and health-related quality of life (HRQOL) were explored that might be associated with patient satisfaction. Barriers and facilitators of Oncokompas feasibility were investigated by evaluating nurse consultation reports. Differences in patient activation (Patient Activation Measure) and patient-physician interaction (Perceived Efficacy in Patient-Physician Interactions) before and after Oncokompas use were investigated.

RESULTS: In total, 101 BC survivors participated. Oncokompas had an adoption rate of 75%, a usage rate of 75-84%, a mean satisfaction score of 6.9 (range 0-10) and a Net Promoter Score (NPS) of -36 (range -100-100) (N = 68). The BC module had a mean satisfaction score of 7.6. BC survivors who received surgery including chemotherapy and/or radiotherapy were significantly more satisfied with Oncokompas than BC survivors with surgery alone (p = .013). Six facilitators and 10 barriers of Oncokompas feasibility were identified. After using Oncokompas, BC survivors scored significantly higher on patient activation (p = .007; r = .24), but not on patient-physician interaction (p = .75).

CONCLUSION: Oncokompas including a BC module is considered feasible, but needs further optimization to increase user satisfaction. This study shows the value of tailoring eHealth applications for cancer survivors to their specific tumor type. Oncokompas including the BC module seems to improve patient activation among BC survivors.

Incorporare i criteri di misurazione della Qualità della vita nella prassi oncologica interventistica

Li D., Madoff DC. Seminars in Interventional Radiology. 2017; 34(04), 313-321

 

I radiologi interventisti assistono un numero considerevole di pazienti oncologici con l’intento di offrire delle procedure poco invasive nel campo delle cure palliative. Capendo il loro impatto significativo sulla qualità della vita dei pazienti, risulta essenziale convalidare il loro ruolo nel palliativo per i pazienti oncologici. Pertanto, è di fondamentale importanza per i radiologi interventisti capire gli strumenti comuni utilizzati per misurare la qualità della vita dei pazienti. Gli strumenti comuni utilizzati per misurare il dolore e la qualità della vita dei pazienti oncologici includono scala di valutazione numerica, scala analogica visuale, l’inventario breve del dolore, il questionario della Qualità della vita dell’Organizzazione Europea per la Ricerca e il Trattamento del Cancro e la Valutazione Funzionale della terapia oncologica. Uno strumento ottimale per la qualità della vita dovrebbe prevedere misure di autovalutazione dei pazienti interessando più ambiti (ad es., salute fisica, psicologica e sociale) e che sia al tempo stesso validato e attendibile.

 

Incorporating Quality of Life Metrics in Interventional Oncology Practice

 

Abstract

Interventional radiologists care for a large number of cancer patients with the breadth of palliative intent minimally invasive procedures that we provide. Understanding our meaningful impact on patients’ quality of life is essential toward validating our role in the palliation of cancer patients. As such, it is critically important for interventional radiologists to understand common instruments used for the reporting of patient’s quality of life measures. Common instruments used to measure pain and quality of life for cancer patients include the numerical rating scale, visual analog scale, brief pain inventory, the European Organization for Research and Treatment of Cancer Quality of Life Questionnaire, and the Functional Assessment of Cancer Therapy. An ideal quality of life instrument should be a patient reported outcome measure across multiple domains (e.g., physical health, psychological, social), and be both validated and reliable.

Ambiti della qualità della vita espressi liberamente dai pazienti oncologici e dai loro caregivers: il contributo del SEIQoL

Hamidou et al. Health and Quality of Life Outcomes. 2017; 15 – 99

 

Background: Obiettivi del presente studio, effettuato su un vasto campione formato da coppie di pazienti oncologici e caregiver, sono: i) indagare simultaneamente, utilizzando uno strumento di misurazione individualizzato (Schedule for the Evaluation of Individual QoL, SEIQoL) per la qualità della vita (QoL), gli ambiti della QoL liberamente espressi dai pazienti oncologici e dai loro caregivers, e ii) esplorare le sovrapposizioni tra la valutazione del SEIQoL e la valutazione della QoL utilizzando gli strumenti tradizionali.

 

Metodi: Lo studio ha impiegato un progetto trasversale che ha incluso pazienti oncologici che hanno ricevuto un trattamento chemioterapico e i loro caregivers. La qualità della vita è stata valutata attraverso questionari specifici (EORTC QLQ-C30 e CarGOQoL), questionari generici di salute correlata (SF-36) e misurazioni individualizzate libere (SEIQoL).

 

Risultati: Il campione finale ha incluso 205 coppie paziente-caregiver. Dal SEIQoL, gli ambiti della QoL più liberamente espressi dai pazienti e dai caregiver sono stati Famiglia, Salute e Tempo Libero, ma riportati con pesi differenti. La vita affettiva e i problemi economici sono stati menzionati meno spontaneamente. I valori del SEIQoL sono stati moderatamente correlati con le condizioni specifiche dei questionari QoL (R inferiore a |0.40|) e dell’ SF-36 (coefficienti di correlazione: R compresi tra 0.17 to 0.31).

 

Conclusioni: Le misurazioni individualizzate della QoL permettono alle persone di esprimere spontaneamente ambiti importanti e non predefiniti. Il presente studio sottolinea la necessità di esplorare la QoL utilizzando una combinazione di questionari individualizzati e standardizzati, immortalando sfaccettature supplementari che per i pazienti sono ritenuti importanti nella loro vita.

 

Domains of quality of life freely expressed by cancer patients and their caregivers: contribution of the SEIQoL

 

Background: The purposes of this study, performed on a large sample of cancer patient-caregiver dyads, were: i) to simultaneously investigate, using an individualized quality of life (QoL) measure (Schedule for the Evaluation of Individual QoL, SEIQoL), the QoL domains freely expressed by cancer patients and their caregivers, and ii) to explore overlapping between the SEIQoL assessment and QoL assessment using traditional instruments.

Methods: The study employed a cross-sectional design including cancer patients who were going to receive chemotherapy treatment and their caregivers. Quality of life was assessed using condition-specific questionnaires (EORTC QLQ-C30 and CarGOQoL), generic health-related questionnaire (SF-36), and open individualized measure (SEIQoL).

Results: The final sample included 205 patient-caregiver dyads. From the SEIQoL, Family, Health, and Leisures were the most freely expressed QoL domains by patients and caregivers, but reported with different weights. Love life and financial issues were less spontaneously mentioned. The SEIQoL index was moderately correlated to the condition-specific QoL questionnaires (R lower than |0.40|) and to SF-36 (correlation coefficients: R ranging from 0.17 to 0.31).

Conclusion: Individualized QoL measures allow individuals to spontaneously express important, non-predefined domains. This study highlights the need to explore QoL using a combination of individualized questionnaires and standardized questionnaires, capturing complementary facets that patients consider important in their life.

Funzioni di mappatura nella qualità della vita salute correlata: mappatura di due strumenti cancro specifici di qualità della vita salute correlata

Tracey A. Young, PhD, Clara Mukuria, PhD, Donna Rowen, PhD, John E. Brazier, PhD, and Louise Longworth, PhD. Medical Decision Making. 2015; 35(7), 912–926

 

Background: Gli studi clinici in oncologia includo spesso misurazioni cancro specifiche della salute, ma non misurazioni basate sulle preferenze come l’EQ-5D, I quali sarebbero più adatti per una valutazione economica. Le funzioni di mappatura sono state sviluppate per predire i valori EQ-5D da queste misurazioni, ma c’è una considerevole incertezza riguardo al modello più appropriato da utilizzare e molti modelli esistenti sono scarsamente capaci di prevedere I valori EQ-5D. Questo studio ha l’obiettivo di indagare una serie di eventuali modelli per sviluppare le funzioni di mappatura da due strumenti cancro-specifici ampiamente utilizzati (FACT-G ed EORTC-QLQ-C30) e identificare il modello migliore.

 

Metodi: I modelli mappati sono stati predisposti per predire I valori EQ-5D utilizzando il comune metodo dei minimi quadrati (OLS), il modello Tobit, i modelli a 2 parti, la funzione spline e gli items di risposta utilizzati per le reazioni di mappatura dal FACT-G e dal QLQ-C30. Sono stati valutati una moltitudine di modelli specifici. Sono state comparate la prestazione del modello e la capacità predittiva. Le analisi si sono basate su 530 pazienti con diverse tipologie di cancro con il FACT-G e 771 con mieloma multiplo, cancro al seno e carcinoma polmonare con il QLQ-C30.

 

Risultati:  Per il FACT-G, i modelli OLS hanno predetto con precisione la media dei valori EQ-5D, con il miglior modello predittivo utilizzato con gli item del FACT-G con risultati simili utilizzando il metodo Tobit. Le risposte di mappatura hanno una scarsa capacità predittiva. Al contrario, per quanto riguarda il QLQ-C30 la risposta di mappatura ha ottenuto la miglior  accuratezza di previsione utilizzando le dimensioni del QLQ-C30. Il QLQ-C30 ha una miglior predizione di valori EQ-5D attraverso un range di valori possibili; tuttavia, alcuni intervistati con il FACT-G hanno ottenuto una serie di dati con bassi valori EQ-5D, il che riduce l’accuratezza finale.

 

Conclusioni: Le funzioni di mappatura OLS e Tobit hanno ottenuto buoni risultati con entrambi gli strumenti. Le risposte di mappatura hanno dato come  miglior modello predittivo il QLQ-C30. La generalizzazione per le funzioni di mappatura del FACT-G è limitata ad una popolazione mediamente in buona salute.

 

Mapping Functions in Health-Related Quality of Life: Mapping from Two Cancer-Specific Health-Related Quality-of-Life Instruments to EQ-5D-3L

 

Abstract

Background. Clinical trials in cancer frequently include cancer-specific measures of health but not preference-based measures such as the EQ-5D that are suitable for economic evaluation. Mapping functions have been developed to predict EQ-5D values from these measures, but there is considerable uncertainty about the most appropriate model to use, and many existing models are poor at predicting EQ-5D values. This study aims to investigate a range of potential models to develop mapping functions from 2 widely used cancer-specific measures (FACT-G and EORTC-QLQ-C30) and to identify the best model. Methods. Mapping models are fitted to predict EQ-5D-3L values using ordinary least squares (OLS), tobit, 2-part models, splining, and to EQ-5D item-level responses using response mapping from the FACT-G and QLQ-C30. A variety of model specifications are estimated. Model performance and predictive ability are compared. Analysis is based on 530 patients with various cancers for the FACT-G and 771 patients with multiple myeloma, breast cancer, and lung cancer for the QLQ-C30.

 

Results. For FACT-G, OLS models most accurately predict mean EQ-5D values with the best predicting model using FACT-G items with similar results using tobit. Response mapping has low predictive ability. In contrast, for the QLQ-C30, response mapping has the most accurate predictions using QLQ-C30 dimensions. The QLQ-C30 has better predicted EQ-5D values across the range of possible values; however, few respondents in the FACT-G data set have low EQ-5D values, which reduces the accuracy at the severe end.

 

Conclusions. OLS and tobit mapping functions perform well for both instruments. Response mapping gives the best model predictions for QLQ-C30. The generalizability of the FACT-G mapping function is limited to populations in moderate to good health.

Qualità della vita salute correlata e studi clinici oncologici

David Osoba. Therapeutic Advances in Medical Oncology. 2011; 3(2), 57–71.

 

La misurazione degli esiti riportata dai pazienti, inclusa la qualità della vita salute correlata, è un’iniziativa recente che è emersa e si è diffusa nelle ultime quattro decadi. Seguendo lo sviluppo di attendibilità e validità dei questionari di autovalutazione, la qualità della vita salute correlata è stata valutata in decine di migliaia di pazienti e in un’ampia varietà di forme tumorali. La presente rassegna si è basata su una selezione di dati pubblicati nell’ultima decade ed è destinata essenzialmente ai professionisti sanitari. Le valutazioni degli studi clinici sono stati particolarmente utili ad illustare gli effetti delle forme forme di cancro e dei loro trattamenti sulle vite dei pazienti ed hanno fornito informazioni supplementari per migliorare gli usauali parametri clinici utilizzati per determinare I benefici e la tossicità dei trattamenti. Con il crescere dell’esperienza sugli studi di qualità della vita salute correlata sono migliorati e, in generale, gli studi recenti sono metodologicamente più validi rispetto a quelli degli anni precedenti. La qualità della vita salute correlata è diventata un predittore accurato della sopravvivenza più di altri parametri clinici, come le prestazioni di status. La prospettiva generale per la valutazione di routine degli esiti auto riportati dai pazienti negli studi clinici è garantita e diventerà probabilmente una componente standard della pratica clinica. In ogni caso, si verifica la necessità di avere un metodo chiaro per determinare l’adeguatezza clinica dei cambiamenti nei punteggi. La risposta giungerà probabilmente dall’utilizzo più diffuso dei risultati auto riportati dai pazienti e dalla conseguente crescita di prassi che è necessaria per fare ulteriori valutazioni.

 

Health-related quality of life and cancer clinical trials

 

The measurement of patient-reported outcomes, including health-related quality of life, is a new initiative which has emerged and grown over the past four decades. Following the development of reliable and valid self-report questionnaires, health-related quality of life has been assessed in tens of thousands of patients and a wide variety of cancers. This review is based on a selection of data published in the last decade and is intended primarily for healthcare professionals. The assessments in clinical trials have been particularly useful for elucidating the effects of various cancers and their treatments on patients’ lives and have provided additional information that enhances the usual clinical endpoints used for determining the benefits and toxicity of treatment. With growing experience the quality of the health-related quality of studies has improved and, in general, recent studies are more likely to be methodologically robust than those that were performed in earlier decades. Health-related quality of life has become a more accurate predictor of survival than some other clinical parameters, such as performance status. The overall outlook for the routine assessment of patient-reported outcomes in clinical trials is assured and, eventually, it is likely to become a standard part of clinical practice. However, there is still a need for a clear method for determining the clinical meaningfulness of changes in scores. The answer will probably come from the greater use of patient-reported outcomes and the consequent growth of experience that is necessary to make such judgements.

Porre le domande giuste: indagine sulle valutazioni delle esigenze e sui questionari per la qualità della vita salute-correlata utilizzati nella pratica clinica oncologica

Snyder, C.F., Dy S.M., Hendricks, D.E. et al. Support Care Cancer. 2007; 15 (9), 1075–1085

 

Obiettivo del lavoro: I questionari utilizzati nella pratica oncologica per la gestione individuale del paziente affrontano problematiche ritenute importanti per i pazienti e per le quali vorrebbero un aiuto e anche questioni che vorebbero affrontare con  il personale sanitario del centro oncologico. Abbiamo esaminato l’item contenuto in due questionari sulla qualità della vita salute-correlata (HRQOL) e due valutazioni delle esigenze a tal fine.

 

Pazienti e metodi: In questo studio preliminare, 61 pazienti oncologici e 19 professionisti sanitari oncologici hanno valutato l’item contenuto nell’EORTC-QLQ-C30, FACT-G, Supportive Care Needs Survey-34 (SCNS) e il Kingston Needs Assessment–Cancer. I pazienti hanno classificato l’importanza di ciascun item indicando se avessero voluto un aiuto relativo a quell’item. Gli operatori sanitari hanno classificato l’importanza di ciascun item e dichiarando se si sentivano in grado di affrontarlo per aiutare i pazienti.  I pazienti e gli operatori sanitari hanno inoltre indicato la loro preferenza generale per un questionario.

 

Risultati principali: I pazienti hanno indicato le informazioni circa i trattamenti (alternative disponibili, benefici, effetti collaterali) e il coordinamento dell’assistenza come  aspetti più importanti, oltre a quelli per cui desideravano avere sostegno dai medici. Gli operatori sanitari hanno valutato il dolore e altri sintomi/effetti collaterali come i più importanti per i pazienti e quelli per i quali sono in grado di aiutarli. I risultati sono coerenti con i vari tipi di tumore e il trattamento ricevuto. I pazienti hanno dimostrato una preferenza generale per l’ SCNS. Gli operatori sanitari non hanno espresso una preferenza chiara per i questionari.

 

Conclusioni: Questo studio preliminare suggerisce che i problemi per i quali i pazienti vorrebbero aiuto non sono gli stessi che i medici si sentono in grado di affrontare. Se queste scoperte verranno confermate in un campione più rappresentativo, potrebbero essere necessari degli interventi per sostenere gli operatori sanitari nel gestire i problemi dei pazienti oncologici e i loro bisogni.

 

Asking the right questions: investigating needs assessments and health-related quality-of-life questionnaires for use in oncology clinical practice

 

GOALS OF WORK: Questionnaires used in oncology practice for individual patient management need to address issues patients find important and want help with and issues cancer center health professionals can address. We investigated the item content from two health-related quality-of-life (HRQOL) questionnaires and two needs assessments for this purpose.

 

PATIENTS AND METHODS: In this preliminary study, 61 cancer patients and 19 cancer center health professionals rated the item content from the EORTC-QLQ-C30, FACT-G, Supportive Care Needs Survey-34 (SCNS), and Kingston Needs Assessment–Cancer. Patients rated each item’s importance and whether they wanted help with it; health professionals rated each item’s importance and whether they felt able to help patients address it. Patients and health professionals also reported their overall questionnaire preference.

 

MAIN RESULTS: Patients rated information about treatments (options, benefits, side effects) and care coordination as the most important issues and those for which they most wanted help from their health professionals. Health professionals rated pain and other symptom/side effect items as most important to patients and those for which they were most able to help. Findings were consistent across tumor type and treatment status. Patients had an overall preference for the SCNS. Health professionals had no clear questionnaire preference.

 

CONCLUSIONS: This preliminary study suggests that the issues patients most want help with may not be the issues that health professionals feel most able to address. If these findings are confirmed in more representative samples, interventions may be needed to assist health professionals in managing cancer patients’ HRQOL issues and needs.

Cancro della testa e del collo: in quale misura i fattori psicologici possono spiegare le differenze tra la qualità della vita salute correlata e la qualità della vita individuale?

Llewellyn, C.D., McGurk, M., Weinman, J.  British Journal of Oral and Maxillofacial Surgery. 2006; 44 (5), 351-357

Obiettivi: Valutare la misura in cui la qualità della vita individuale (QoL) sia correlata alla qualità della vita salute correlata standardizzata (HR-QoL) e valutare quanto le variazioni in ciascuna di queste misurazioni possono essere spiegate dalle variabili psicologiche.

Metodi: Cinquantacinque pazienti con una nuova diagnosi di cancro alla testa e del collo hanno completato le seguenti misurazioni degli esiti: il Patient Generated Index (PGI), l’Organizzazione Europea per la Ricerca e il Trattamento del Cancro (EORTC) QLQ-C30 e la forma breve 12 versione 2 (SF-12v2). I fattori esplicativi sono stati misurati con i seguenti: l’ Illness Perceptions Questionnaire-Revised (IPQ-R), il Beliefs about Medicines Questionnaire (BMQ), l’ Hospital Anxiety and Depression Scale (HADS) e il Brief COPE (una versione ridotta del COPE).

Risultati principali: Le misure della QoL sia individuali che standardizzate sono state correlate sono parzialmente. Il PGI è stato correlato solo con  il settore del funzionamento cognitivo ed emozionale dell’EORTC QLQ C-30 e con i settori della salute mentale, ruolo emotico, sociale e fisico dell’SF-12. I fattori psicologici sottostanti spiegano come ciascuno dei tre indicatori della salute fosse diverso.

Conclusioni: Le misure ottenute dalle persone intervistate, come il PGI, possono essere utilizzate in aggiunta a un maggior numero di misure standardizzate dell’HR-QoL clinica. Questo ha delle implicazioni per la valutazione dell’impatto del tumore della testa e del collo sulla QoL individuale e inoltre per poter migliorare i risultati ottenuti dai pazienti attraverso interventi volti a far convergere i sottostanti fattori psicologici.

 

Head and neck cancer: To what extent can psychological factors explain differences between health-related quality of life and individual quality of life?

 

AIMS: To assess the extent to which individualised quality of life (QoL) was related to standardised health-related quality of life (HR-QoL), and to assess how much of the variation in each of these measures could be explained by psychological variables.

 

METHODS: Fifty-five patients with newly diagnosed head and neck cancer completed the following outcome measures: the Patient Generated Index (PGI), the European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC) QLQ-C30 and the Short Form 12 version 2 (SF-12v2). Explanatory factors were measured with the following: the Illness Perceptions Questionnaire-Revised (IPQ-R), the Beliefs about Medicines Questionnaire (BMQ), the Hospital Anxiety and Depression Scale (HADS), and the Brief COPE (a shortened version of the COPE).

 

MAIN FINDINGS: Standardised and individualised QoL measures were correlated only partly. The PGI correlated only with EORTC QLQ-C30 domains of emotional and cognitive functioning and SF-12 domains of mental health, emotional role, social, and physical role. The underlying psychological factors explaining each of the three outcome measures were different.

 

CONCLUSIONS: Respondent-generated measures such as the PGI could be used as an adjunct to more standardised measures of HR-QoL clinically. This has implications for assessing the impact of head and neck cancer on individualised QoL and also for improving patients’ outcome through interventions aimed at targeting underlying psychological factors.

Quick-FLIC: validazione del questionario breve per la valutazione della qualità della vita di pazienti oncologici

Cheung YB1, Goh C, Wong LC, Ng GY, Lim WT, Leong SS, Tan EH, Khoo KS. British Journal of Cancer. 2004; 90(9), 1747–1752.

 

Una misurazione della qualità della vita utile nella pratica clinica dovrebbe essere semplice e veloce da completare. E’ stata recentemente proposta una versione cinese breve del Functional Living Index – Cancer (FLIC), chiamata Quick-FLIC. Questo studio ha l’obiettivo di valutare le qualità di misurazione del Quick-FLIC.

Un totale di 190 pazienti che avevano ricevuto cure presso il National Cancer Centre di Singapore hanno completato un questionario all’avvio dello studio. I pazienti hanno ripetuto il test in media due settimane dopo la partenza per valutare l’attendibilità e la responsività al cambiamento. I punteggi del Quick-FLIC sono stati correlati bene con il Functional Assessment of Chronic Therapy – punteggi generali (r¼0.78). I pazienti con differenti trattamenti ricevuti, prestazioni di status e di salute autovalutati, hanno avuto punteggi significativamente differenti al Quick-FLIC  nella direzione prevista (ANOVA; ogni Po0.001). Sono state inoltre soddisfacenti la coerenza interna (Cronbach’s alpha¼0.87) e l’attendibilità test-retest a 2 settimane (correlazione intraclasse ¼0.81). La misura è stata reattiva al cambiamento nello status di salute (Po0.001).

Il Quick-FLIC è una misura valida e attendibile della qualità della vita salute-correlata per I pazienti oncologici. La forma breve accertata dello strumento per la qualità della vita salute-correlata deve essere considerate al fine di ridurre il peso che provano i pazienti  nel rispondere ad interminabili questionari.

 

Quick-FLIC: validation of a short questionnaire for assessing quality of life of cancer patients    

 

A practically useful measure of quality of life should be simple and quick to complete. A shortened Chinese version of the Functional Living Index – Cancer (FLIC) was recently proposed and was called Quick-FLIC. This study aims to assess the measurement properties of the Quick-FLIC. A total of 190 patients who received care from the National Cancer Centre of Singapore completed a questionnaire package at baseline. Patients filled in a retest questionnaire on average 2 weeks after baseline to assess test–retest reliability and responsiveness to change. The Quick-FLIC scores correlated well with the Functional Assessment of Chronic Therapy – General scores (r¼0.78). Patients with different treatment status, performance status and self-rated health had significantly different Quick-FLIC scores in the expected directions (ANOVA; each Po0.001). Internal consistency (Cronbach’s alpha¼0.87) and 2-week test–retest reliability (intraclass correlation¼0.81) were also satisfactory. The measure was responsive to changes in health status (Po0.001). The Quick-FLIC is a valid and reliable measure of health-related quality of life of cancer patients. The shortening of established health-related quality of life instruments should be considered in order to reduce the burden of having patients to answer lengthy questionnaires.

Questionario sullo stato di salute SF-36 italiano: traduzione, convalida e normativa

Apolone G, Mosconi P. Journal of Clinical Epidemiology. 1998; 51 (11), 1025-1036

 

Questo articolo riporta lo sviluppo e la validazione della versione italiana del questionario sullo stato di salute SF-36, utilizzando dati provenienti da sette studi nei quali è stata somministrata la versione italiana dell’SF-36 a più di 7000 soggetti tra il 1991 e il 1995. I risultati empirici provenienti da un ampia gamma di studi e patologie indicano che la prestazione del questionario è stata migliorata da quando la traduzione italiana è stata rivista e che ha raggiunto i requisiti proposti dalla letteratura in termini di fattibilità, parametri psicometrici e interpretabilità. Questo quadro complessivamente soddisfacente rafforza l’idea che l’SF-36 italiano è valido e attendibile quanto lo strumento originale e applicabile e valido in tutte le età, generi e patologie. Le evidenze empiriche provenienti da indagini trasversali che hanno condotto alla versione finale normata con un campione rappresentativo di 2031 individui confermano che le caratteristiche del questionario in termini di costrutti ipotizzati e azioni psicometriche e consegna un quadro migliore della propria validità esterna (i.e., affidabilità e generalizzazione) quando viene somministrato in settings molto vicini alla vita reale.

 

The Italian SF-36 Health Survey: Translation, validation and norming

 

This article reports on the development and validation of the Italian SF-36 Health Survey using data from seven studies in which an Italian version of the SF-36 was administered to more than 7000 subjects between 1991 and 1995. Empirical findings from a wide array of studies and diseases indicate that the performance of the questionnaire improved as the Italian translation was revised and that it met the standards suggested by the literature in terms of feasibility, psychometric tests, and interpretability. This generally satisfactory picture strengthens the idea that the Italian SF-36 is as valid and reliable as the original instrument and applicable and valid across age, gender, and disease. Empirical evidence from a cross-sectional survey carried out to norm the final version in a representative sample of 2031 individuals confirms the questionnaire’s characteristics in terms of hypothesized constructs and psychometric behavior and gives a better picture of its external validity (i.e., robustness and generalizability) when administered in settings that are very close to real world.

Valutazione del questionario EORTC QLQ-C30: una comparazione con l’SF-36 Health Survey in un campione di pazienti oncologici italiani sopravvissuti a lungo termine

G. Apolone, A. Filiberti, S. Cifani, R. Ruggiata, P. Mosconi. Annals of Oncology. 1998; 9, 549-557

 

Background: Nonostante l’elevata quantità di dati disponibili riguardo il questionario EORTC QLQ-C30, ci sono stati scarsi studi focalizzati sui pazienti oncologici sopravvissuti a lungo termine e nessun dato disponibile sulle sue prestazioni nel setting italiano.

 

Pazienti e metodi: Entro il quadro del progetto volto alla valutazione delle caratteristiche disponibili del questionario HR-QOL in lingua italiana, sono stati somministrati per posta il questionario EORTC QLQ-C30 insieme alla forma breve a 36 item dell’ Health Survey (SF-36) ad un campione di pazienti precedentemente reclutati in due ampio studi clinici multicentrici randomizzati sul tumore mammario precoce e del colon. Le proprietà del questionario sono state valutate utilizzando le tecniche standard psicometriche e analisi di correlazione con variabili cliniche indipendenti e demografiche.

 

Risultati: Nel campione di pazienti che hanno riconsegnato il questionario oggetto di valutazione l’EORTC QLQ-C30 ha mostrato soddisfacente accettabilità (percentuale di risposta = 64% e una bassa prevalenza di dati mancanti a livello di scale e di item) e le analisi psicometriche hanno  confermato la concettualizzazione multidimensionale a livello di convergenza e di validità discriminante.

Inoltre, le scale dell’EORTC QLQ C-30 hanno mostrato una sostanziale concordanza con le omologhe scale dell’SF 36. Alcune variabile sociodemografiche (età, genere, scolarizzazione) e cliniche (tipologia di malattia oncologica) sono state associate con l’HR QOL.  Pazienti affette da tumore alla mammella hanno riportato, in media, un peggioramento dei punteggi relativi alla salute fisica, ma dopo alcuni aggiustamenti in base all’età e alla scolarizzazione la maggior parte delle differenze sono scomparse.

 

Risultati: Queste scoperte confermano la validità e la fondatezza dell’EORTC QLQ C-30 in questo campione di pazienti oncologici italiani sopravvissuti a lungo termine. Sono necessari ulteriori studi di convalida ad hoc per valutare l’importanza in questi particolari pazienti.

 

Evaluation of the EORTC QLQ-C30 questionnaire: a comparison with SF-36 Health Survey in a cohort of Italian long-survival cancer patients

 

BACKGROUND: Despite the large amount of data available about the EORTC QLQ-C30 questionnaire, there have been very few studies focussed on long-survival cancer patients, and no data are available on its performance in the Italian setting.

 

PATIENTS AND METHODS: Within the framework of a project aimed at evaluating the characteristics of available HR-QOL questionnaires in the Italian language, the EORTC QLQ-C30 questionnaire together with the Short Form 36-item Health Survey (SF-36) were mail-administered to a sample of patients previously recruited in two large multicenter randomized clinical trials on early breast and colon cancers. The properties of the questionnaire were evaluated using standard psychometric techniques and correlation analyses with demographic and clinical independent variables.

 

RESULTS: In the sample of patients who sent back the questionnaires under evaluation, the EORTC QLQ-C30 showed satisfactory acceptability (response rate = 64% and very low prevalence of missing at item and scale level), and the psychometric analyses confirmed the multi-dimensional conceptualisation in terms of convergent and discriminant validity. Moreover, EORTC QLQ-C30 scales showed substantial correlation with the homologous SF-36 scales. Few socio-demographic (age, gender, schooling) and clinical (type of cancer disease) variables were associated with HR-QOL. Breast cancer patients reported, on average, worse physical health-related scores, but after adjustment for age and education, most of the differences disappeared.

 

CONCLUSIONS: These findings confirm the validity and robustness of the EORTC QLQ-C30 in this sample of long-survival Italian cancer patients. Further ad hoc validation studies are required to evaluate its significance in these particular patients.

Qualità della vita nella ricerca applicata: rassegna e analisi di misurazioni empiriche

Hughes, C., Hwang, B., Kim, J. H., Eisenman, L. T., & Killian, D. J. American Journal of Mental Retardation: AJMR. 1995; 99(6), 623-641

 

Una lista consensuale di 15 dimensioni e corrispondenze di componenti della qualità della vita è stata derivata dalla letteratura e proposta come modello concettuale.

Sono stati individuati e analizzati ottantasette studi empirici nella ricerca applicata e il modello proposto è stato supportato da 1,243 misurazioni empiriche. Inoltre, gli studi sono stati analizzati in relazione a: a) variabili demografiche, b) tipo di indagine, c) metodo di valutazione, d) proprietà psicometriche delle valutazioni utilizzate, e) dimensioni comuni delle misure investigate e loro frequenza di misurazione.

In base ai risultati, sono state discusse le questioni relative la metodologia, le implicazioni nella politica e nella prassi del settore e suggerimenti per il futuro.

 

Quality of life in applied research: a review and analysis of empirical measures

 

A consensus list of 15 dimensions and corresponding components of quality of life was derived from the literature and proposed as a conceptual model. Eighty-seven empirical studies found in the applied research then were analyzed, and the proposed model was found to be supported by 1,243 empirical measures. In addition, studies were analyzed with respect to (a) demographic variables, (b) type of investigation, (c) method of assessment, (d) psychometric properties of assessments used, and (e) common dimensions of measures investigated and their frequency of measurement. Based upon findings, issues regarding methodology, implications for policy and practice in the field, and recommendations for future research were discussed.

EORTC QLQ-C30: uno strumento per misurare la qualità della vita da utilizzare in studi clinici internazionali in oncologia

Aaronson N., Ahmedzai S., Bergman B., Bullinger M., Cull A., Duez N., Filiberti A., Flechtner H., Fleishman S., De Haes J., Kaasa S., Klee M., Osoba D., Razavi D., Rofe P., Sullivan M., Schraub S., Snneuw K. And Takeda F. Journal of The National Cancer Institute. 1993; 85, 365-376

 

Background: Nel 1986, l’Organizzazione Europea per la Ricerca e il Trattamento del cancro (EORTC) ha avviato un programma di ricerca per sviluppare un approccio modulare integrato per la valutazione della qualità della vita di pazienti partecipanti a studi clinici internazionali.

 

Intento: Riportiamo in questa sede i risultati della ricerca sul campo internazionale sulla fattibilità, attendibilità e validità dell’EORTC QLQ-C30, l’attuale questionario principale.  Il QLQ-C30 contiene nove scale multi-item: cinque scale funzionali (fisica, di ruolo, cognitive, emozionale e sociale); tre scale sintomatologiche (affaticamento, dolore e nausea e vomito); e una scala di salute globale e qualità della vita. Sono inoltre incluse misurazioni di item individuali per alcuni sintomi.

 

Metodi: Il questionario è stato somministrato prima della terapia e una volta durante il trattamento di 305 pazienti affetti da carcinoma polmonare non operabile da 13 Paesi. Le variabili cliniche valutate includevano lo stadio della malattia, la perdita di peso, le performance di stato e la tossicità del trattamento.

 

Risultati: La durata media richiesta per completare il questionario è stata approssimativamente di 11 minuti e la maggior parte dei pazienti non hanno richiesto assistenza nella compilazione. I dati hanno avvalorato la struttura delle scale ipotizzata con l’eccezione del funzionamento di ruolo (attività lavorative e casalinghe), che inoltre è stata l’unica scala multi-item che ha fallito nel soddisfare gli standard minimi di affidabilità (coefficiente alpha di Cronbach coefficient > or = .70) sia prima che durante il trattamento. La validità è stata dimostrata da tre risultati. Primo, mentre tutte le correlazioni interscale sono state statisticamente significative, la correlazione è stata moderata, indicando che le scale sono state valutate con componenti distinti del costrutto della qualità della vita. Secondo, la maggior parte delle misurazioni funzionali e sintomatologiche hanno discriminato chiaramente tra pazienti che differiscono nello status clinico così come definito dall’ Eastern Cooperative Oncology Group per la scala della performance di status, perdita di peso e tossicità del trattamento. Terzo, ci sono stati cambiamenti statisticamente significativi, nella direzione prevista, nel funzionamento fisico e di ruolo, qualità della vita globale, affaticamento, nausea e vomito per i pazienti per i quali le performance di status sono migliorate o peggiorate durante il trattamento. L’attendibilità e la validità del questionario sono state molto coerenti tra i tre gruppi linguistici e culturali studiati: pazienti provenienti da Paesi di lingua inglese, del Nord Europa e del Sud Europa.

 

Conclusioni: Questi risultati supportano l’EORTC QLQ-C30 come una misurazione valida e attendibile della qualità della vita dei pazienti oncologici nell’ambito delle ricerche cliniche multiculturali. Sono in corso i lavori per esaminare la prestazione del questionario in un maggior campione eterogeneo di pazienti e negli studi clinici al secondo e al terzo stadio.

 

The EORTC QLQ-C30: a quality of life instrument for use in international clinical trials in oncology

 

Abstract

BACKGROUND: In 1986, the European Organization for Research and Treatment of Cancer (EORTC) initiated a research program to develop an integrated, modular approach for evaluating the quality of life of patients participating in international clinical trials.

 

PURPOSE: We report here the results of an international field study of the practicality, reliability, and validity of the EORTC QLQ-C30, the current core questionnaire. The QLQ-C30 incorporates nine multi-item scales: five functional scales (physical, role, cognitive, emotional, and social); three symptom scales (fatigue, pain, and nausea and vomiting); and a global health and quality-of-life scale. Several single-item symptom measures are also included.

 

METHODS: The questionnaire was administered before treatment and once during treatment to 305 patients with nonresectable lung cancer from centers in 13 countries. Clinical variables assessed included disease stage, weight loss, performance status, and treatment toxicity.

 

RESULTS: The average time required to complete the questionnaire was approximately 11 minutes, and most patients required no assistance. The data supported the hypothesized scale structure of the questionnaire with the exception of role functioning (work and household activities), which was also the only multi-item scale that failed to meet the minimal standards for reliability (Cronbach’s alpha coefficient > or = .70) either before or during treatment. Validity was shown by three findings. First, while all interscale correlations were statistically significant, the correlation was moderate, indicating that the scales were assessing distinct components of the quality-of-life construct. Second, most of the functional and symptom measures discriminated clearly between patients differing in clinical status as defined by the Eastern Cooperative Oncology Group performance status scale, weight loss, and treatment toxicity. Third, there were statistically significant changes, in the expected direction, in physical and role functioning, global quality of life, fatigue, and nausea and vomiting, for patients whose performance status had improved or worsened during treatment. The reliability and validity of the questionnaire were highly consistent across the three language-cultural groups studied: patients from English-speaking countries, Northern Europe, and Southern Europe.

 

CONCLUSIONS: These results support the EORTC QLQ-C30 as a reliable and valid measure of the quality of life of cancer patients in multicultural clinical research settings. Work is ongoing to examine the performance of the questionnaire among more heterogenous patient samples and in phase II and phase III clinical trials.