Gestione della malnutrizione legata al cancro: un’indagine tra unità oncologiche italiane e associazioni di pazienti

Caccialanza R., Lobascio F., Cereda E., Aprile G. et al.

Cancer-related malnutrition management: A survey among Italian Oncology Units and Patients’ Associations

Current Problems in Cancer. 2020;44(5):100554.

 

Gli atteggiamenti nei confronti della malnutrizione correlata al cancro variano considerevolmente tra gli oncologi e il supporto nutrizionale spesso non viene gestito secondo le linee guida disponibili. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), la Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo (SINPE), la Federazione Italiana Organizzazioni Oncologiche Volontarie (FAVO) e il Gruppo di Lavoro Fondazione AIOM hanno condotto un’indagine nazionale web-based rivolta a tutt i referenti delle Unità Oncologiche Italiane e Associazioni Italiane Malati Di Cancro. L’obiettivo era quello di indagare l’attuale gestione della malnutrizione e le opinioni sulle cure nutrizionali tra oncologi e pazienti. Centosettanta (51,6%) delle 331 Unità Oncologiche Italiane iscritte e 75 (38,5%) delle 195 comunità locali FAVO hanno partecipato all’indagine. La valutazione nutrizionale e il supporto sono stati integrati nella cura del paziente dalla diagnosi per il 35% degli arbitri dell’Unità oncologica e il 15% degli associati FAVO. Secondo il 42% degli oncologi, la valutazione nutrizionale è stata effettuata solo dopo che i pazienti l’hanno richiesta, mentre non è stata eseguita affatto per il 45% degli associati FAVO. Quasi il 60% degli affiliati ai pazienti non era a conoscenza di riferimenti clinici per la gestione dell’alimentazione artificiale a casa. Tuttavia, per quasi tutti i soccorritori, la valutazione dello stato nutrizionale è stata considerata cruciale per prevedere la tolleranza al trattamento antitumorale. Sebbene la malnutrizione sia stata considerata un fattore limitante nei trattamenti oncologici sia dagli oncologi che dai pazienti, le pratiche di cura nutrizionale appaiono ancora in gran parte inappropriate. Gli atteggiamenti differiscono tra oncologi e pazienti, questi ultimi segnalano un quadro più insoddisfatto. Migliorare l’assistenza nutrizionale in oncologia rimane un compito impegnativo.

 

Abstract

Cancer-related malnutrition management: A survey among Italian Oncology Units and Patients’ Associations

Attitudes toward cancer-related malnutrition vary considerably among oncologists and nutritional support is often not handled according to the available guidelines. The Italian Association of Medical Oncology (AIOM), Italian Society of Artificial Nutrition and Metabolism (SINPE), Italian Federation of Volunteer-based Cancer Organizations (FAVO), and Fondazione AIOM Working Group conducted a national web-based survey addressed to all Italian Oncology Units referees and Italian Cancer Patients Associations. The aim was to investigate the current management of malnutrition and views on nutritional care among oncologists and patients. One hundred and seventy-one (51.6%) of the 331 registered Italian Oncology Units and 75 (38.5%) of the 195 FAVO local communities participated in the survey. Nutritional assessment and support were integrated into patient care from diagnosis for 35% of Oncology Unit referees and 15% of FAVO associates. According to 42% of oncologists, nutritional assessment was carried out only after patients requested it, while it was not performed at all for 45% of FAVO associates. Almost 60% of patient affiliates were not aware of clinical referrals for home artificial nutrition management. However, for almost all responders, the evaluation of nutritional status was considered crucial in predicting tolerance to anticancer treatment. Although malnutrition was considered a limiting factor in oncology treatments by both oncologists and patients, nutritional care practices still appear largely inappropriate. Attitudes differ between oncologists and patients, the latter reporting a more dissatisfied picture. Improving nutritional care in oncology remains a challenging task.

 

Link all’articolo originale: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32024589/



Effetto sinergico della dieta mima digiuno e vitamina C contro la mutazione tumorale KRAS

Di Tano M., et al.

Synergistic effect of fasting-mimicking diet and vitamin C against KRAS mutated cancers

NATURE COMMUNICATIONS. 2020; 11:2332

 

La dieta mima digiuno ritarda la progressione del tumore e sensibilizza una vasta gamma di tumori alla chemioterapia, ma il suo potenziale terapeutico in combinazione con composti non citotossici è poco conosciuto. Viene mostrato come l’attività anticancro della vitamina C è limitata dall’up-regolazione della proteina indotta dallo stress eme-osigenasi-1. La selettività della dieta mima digiuno inverte l’up-regolazione indotta dalla vitamina C di eme-ossigenasi-1 e della ferritina nelle cellule tumorali mutanti KRAS, aumentando di conseguenza la reattività del ferro, le specie dell’ossigeno e le cellule morte; un effetto ulteriormente potenziato dalla chemioterapia. A sostegno di un potenziale ruolo della ferritina nella progressione del cancro colorettale, un’analisi del The Cancer Genome Atlas Database indica che i pazienti affetti da cancro colorettale mutato KRAS con bassi livelli intratumorali di ferritina mRNA mostra una maggiore sopravvivenza complessiva di 3 e 5 anni. Collettivamente, i dati indicano che la combinazione di una dieta mima digiuno e vitamina C rappresenta un promettente intervento di bassa tossicità per essere testati in studi clinici randomizzati contro il cancro colorettale e forse altri tumori mutati KRAS.

 

Abstract

Synergistic effect of fasting-mimicking diet and vitamin C against KRAS mutated cancers

Fasting-mimicking diets delay tumor progression and sensitize a wide range of tumors to chemotherapy, but their therapeutic potential in combination with non-cytotoxic compounds is poorly understood. Here we show that vitamin C anticancer activity is limited by the upregulation of the stress-inducible protein heme-oxygenase-1. The fasting-mimicking diet selectivity reverses vitamin C-induced up-regulation of heme-oxygenase-1 and ferritin in KRAS-mutant cancer cells, consequently increasing reactive iron, oxygen species, and cell death; an effect further potentiated by chemotherapy. In support of a potential role of ferritin in colorectal cancer progression, an analysis of The Cancer Genome Atlas Database indicates that KRAS mutated colorectal cancer patients with low intratumor ferritin mRNA levels display longer 3- and 5-year overall survival. Collectively, our data indicate that the combination of a fasting-mimicking diet and vitamin C represents a promising low toxicity intervention to be tested in randomized clinical trials against colorectal cancer and possibly other KRAS mutated tumors.

 

Link all’articolo originale https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32393788/

 



Recente aggiornamento nella patogenesi e nel trattamento della chemioterapia e dell’anemia indotta dal cancro

Abdel-Razeq Hikmat, Hashem Hasan

Recent update in the pathogenesis and treatment of chemotherapy and cancer induced anemia

Review Crit Rev Oncol Hematol. 2020 Jan;145:102837.

 

L’anemia indotta dalla chemioterapia (CIA) si riscontra comunemente tra i pazienti sottoposti a chemioterapia attiva con o senza radioterapia. La sua patogenesi è complessa ed è spesso difficile da identificare. I sintomi correlati alla CIA possono avere un impatto negativo sulla qualità della vita e possono influenzare l’efficacia del trattamento, la progressione della malattia e persino la sopravvivenza. La recente grande battuta d’arresto degli agenti stimolanti l’eritropoietina (ESA) e la riluttanza a trasfondere pazienti affetti da cancro con anemia lieve e persino moderata, avevano provocato un significativo sotto-trattamento della CIA. La scoperta dell’epcidina e del suo ruolo nell’omeostasi del ferro ha rivoluzionato la nostra comprensione della patogenesi della carenza di ferro e degli stati di sovraccarico di ferro. Nella presente revisione esaminiamo la patogenesi multifattoriale della CIA, affrontando i principali meccanismi attraverso i quali il tumore e il sistema immunitario influenzano l’anemia. Inoltre, discutiamo le opzioni di trattamento con maggiore attenzione sull’utilizzo delle nuove formulazioni di ferro per via endovenosa per questa indicazione.

 

 

Abstract

Recent update in the pathogenesis and treatment of chemotherapy and cancer induced anemia

Cancer and chemotherapy-induced anemia (CIA) is commonly encountered among patients undergoing active chemotherapy with or without radiation therapy. Its pathogenesis is complex and is often difficult to identify. Symptoms related to CIA may have a negative impact on quality of life and may influence treatment efficacy, disease progression and even survival. The recent major setback of erythropoietin-stimulating agents (ESAs) and the reluctance to transfuse cancer patients with mild and even moderate anemia, had resulted in significant under-treatment of CIA. The discovery of hepcidin and its role in iron homeostasis has revolutionized our understanding of the pathogenesis of iron deficiency and iron overload states. In the present review we examine the multifactorial pathogenesis of CIA, addressing the main mechanisms by which the tumor and immune system affect anemia. Additionally, we discuss the treatment options with more focus on the utilization of the new intravenous iron formulations for this indication.

 

Link all’articolo originale https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31830663/



Stress ossidativo e sostanze fitochimiche alimentari: ruolo nella chemioprevenzione e nel trattamento del cancro

Chikara Shireen et al.

Oxidative stress and dietary phytochemicals: Role in cancer chemoprevention and treatment.

Review Cancer Lett. 2018 Jan 28;413:122-134. 

 

Diverse osservazioni epidemiologiche hanno mostrato una relazione inversa tra il consumo di alimenti di origine vegetale, ricchi di sostanze fitochimiche, e l’incidenza del cancro. I fitochimici, i metaboliti secondari delle piante, attraverso la loro proprietà antiossidante svolgono un ruolo chiave nella chemioprevenzione del cancro sopprimendo il danno al DNA indotto dallo stress ossidativo. Inoltre, modulano diverse vie di segnalazione mediate dallo stress ossidativo attraverso i loro effetti antiossidanti e, infine, proteggono le cellule dai cambiamenti molecolari che innescano la carcinogenesi. In diversi casi, tuttavia, è stata osservata la proprietà pro-ossidante di questi fitochimici rispetto al trattamento del cancro. Inoltre, studi in vitro e in vivo mostrano che diversi fitochimici potenziano l’efficacia degli agenti chemioterapici esacerbando lo stress ossidativo nelle cellule tumorali. Pertanto, abbiamo esaminato diversi studi che indagano sul ruolo di sostanze fitochimiche alimentari come curcumina (curcuma), epigallocatechina gallato (EGCG; tè verde), resveratrolo (uva), fenetil isotiocianato (PEITC), sulforafano (verdure crocifere), esperidina, quercetina e 2′-idrossiavanone (2HF; agrumi) nella regolazione dello stress ossidativo e delle vie di segnalazione associate nel contesto della chemioprevenzione e del trattamento del cancro.

 

Abstract

Oxidative stress and dietary phytochemicals: Role in cancer chemoprevention and treatment.

Several epidemiological observations have shown an inverse relation between consumption of plant-based foods, rich in phytochemicals, and incidence of cancer. Phytochemicals, secondary plant metabolites, via their antioxidant property play a key role in cancer chemoprevention by suppressing oxidative stress-induced DNA damage. In addition, they modulate several oxidative stress-mediated signaling pathways through their anti-oxidant effects, and ultimately protect cells from undergoing molecular changes that trigger carcinogenesis. In several instances, however, the pro-oxidant property of these phytochemicals has been observed with respect to cancer treatment. Further, in vitro and in vivo studies show that several phytochemicals potentiate the efficacy of chemotherapeutic agents by exacerbating oxidative stress in cancer cells. Therefore, we reviewed multiple studies investigating the role of dietary phytochemicals such as, curcumin (turmeric), epigallocatechin gallate (EGCG; green tea), resveratrol (grapes), phenethyl isothiocyanate (PEITC), sulforaphane (cruciferous vegetables), hesperidin, quercetin and 2′-hydroxyflavanone (2HF; citrus fruits) in regulating oxidative stress and associated signaling pathways in the context of cancer chemoprevention and treatment.

 

Link all’articolo originale: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29113871/



Associazioni del consumo di prodotti lattiero-caseari alla mortalità attraverso l’indagine prospettica europea sul cancro e l’alimentazione (EPIC)- coorte Italia

Pala V, Sieri S, Chiodini P, Masala G, Palli D, Mattiello A, Panico S, Tumino R, Frasca G, Fasanelli F, Ricceri F, Agnoli C, Grioni S, Krogh V

Associations of dairy product consumption with mortality in the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)–Italy cohort

Am J Clin Nutr. 2019 Nov 1;110(5):1220-1230

 

BACKGROUND: Il rapporto tra consumo di prodotti lattiero-caseari e salute e mortalità è controverso.
OBIETTIVI: abbiamo studiato le associazioni di consumo di vari prodotti lattiero-caseari con mortalità nella coorte italiana dell’indagine prospettica europea su cancro e nutrizione (EPIC)-studio Italia.
METODI: il consumo di prodotti lattiero-caseari è stato valutato mediante validazione FFQ semiquantitativa. I modelli multivariabili di cox stratificati per centro, età e sesso e corretti per tener conto delle associazioni stimate di latte (totale, intero e a ridotto tenore di grassi), yogurt, formaggio, burro e assunzione di calcio da latticini con mortalità per cancro, malattie cardiovascolari e tutte le cause. La non linearità è stata testata con una limitata regressione cubica della spline.
RISULTATI: dopo un follow-up mediano di 14,9 anni, sono stati identificati 2468 decessi in 45.009 partecipanti: 59% da cancro e 19% da malattia cardiovascolare. Non è stata trovata nei modelli corretti integralmente nessuna associazione significativa del consumo di un qualsiasi prodotto lattiero-caseario con la mortalità. È stata riscontrata una riduzione del 25% del rischio di mortalità per tutte le cause con l’assunzione di latte da 160 a 120 g / d (HR: 0,75; IC al 95%: 0,61, 0,91) ma non per la categoria di assunzione più alta (> 200 g / d) (HR: 0,95; IC al 95%:0,84, 1,08) rispetto all’assenza di consumo.
Associazioni di consumo di latte intero e a ridotto tenore di grassi con tutte le cause e con la causa specifica di morte erano simili a quelli del latte nel suo insieme.
CONCLUSIONI: In questa coorte italiana caratterizzata da un consumo di latte medio-basso, non abbiamo trovato prove di un’associazione dose-risposta tra consumo di latte e la mortalità e inoltre, nessuna associazione tra il consumo di altri prodotti lattiero-caseari esaminati e la mortalità.

 

Abstract

Associations of dairy product consumption with mortality in the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)–Italy cohort

BACKGROUND: The relation of dairy product consumption to health and mortality is controversial.
OBJECTIVES: We investigated associations of consumption of various dairy products with mortality in the Italian cohort of the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)–Italy study.
METHODS: Dairy product consumption was assessed by validated semiquantitative FFQs. Multivariable Cox models stratified by center, age, and sex and adjusted for confounders estimated associations of milk (total, full fat, and reduced fat), yogurt, cheese, butter, and dairy calcium consumption with mortality for cancer, cardiovascular disease, and all causes. Nonlinearity was tested by restricted cubic spline regression.
RESULTS: After a median follow-up of 14.9 y, 2468 deaths were identified in 45,009 participants: 59% from cancer and 19% from cardiovascular disease. No significant association of consumption of any dairy product with mortality was found in the fully adjusted models. A 25% reduction in risk of all-cause mortality was found for milk intake from 160 to 120 g/d (HR: 0.75; 95% CI: 0.61, 0.91) but not for the highest (>200 g/d) category of intake (HR: 0.95; 95% CI: 0.84, 1.08) compared with nonconsumption. Associations of full-fat and reduced-fat milk consumption with all-cause and cause-specific mortality were similar to those for milk as a whole.
CONCLUSIONS: In this Italian cohort characterized by low to average milk consumption, we found no evidence of a dose–response association between milk consumption and mortality and also no association of consumption of other dairy products investigated with mortality.

 

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31435641



Relazione tra il tempo trascorso davanti alla televisione, lo stile di vita sedentario e il rischio di tumore: una meta-analisi

Schmid D, Leitzmann MF

Television viewing and time spent sedentary in relation to cancer risk: a meta-analysis

Journal of the National Cancer Institute. 2014; 106 (7)

 

Le evidenze scientifiche fanno emergere come lo stile di vita sedentario sia un chiaro fattore di rischio per l’insorgenza di malattie croniche e per la mortalità. Tuttavia le evidenze relative al tempo trascorso davanti alla televisione ed altre attività sedentarie in relazione al rischio di tumore non sono state quantitativamente riassunte.

 

A tal proposito, è stata effettuata una ricerca completa della letteratura, presente fino a febbraio 2014 nei database Cochrane, Embase, Medline e SciSearch, focalizzata sull’indagine della relazione tra lo stile di vita sedentario e l’incidenza di tumore.

Condurre uno studio controllato randomizzato su tale argomento è di difficile esecuzione, per questo gli autori si sono concentrati su evidenze osservazionali che rispettavano i criteri di inclusione della meta-analisi. I dati, estratti indipendentemente da entrambi gli autori, sono stati riassunti utilizzando meta-analisi ad effetti casuali e meta-regressione. Tutte le analisi statistiche erano a due code.

 

Sono stati analizzati 43 studi osservazionali per un totale di 68 936 casi di tumore. Confrontando i più alti e i più bassi livelli di tempo dedicato ad attività sedentarie, il rischio relativo (RR) per il tumore del colon era 1.54 (95% intervallo di confidenza [CI] = 1.19-1.98) per il tempo trascorso davanti alla televisione, 1.24 (95% CI = 1.09-1.41) per il tempo trascorso da seduti durante il lavoro e 1.24 (95% CI = 1.03-1.50) per il tempo totale trascorso da seduti.

Il RR per il tumore dell’endometrio era 1.66 (95% CI = 1.21-2.28) per il tempo trascorso davanti alla televisione e 1.32 (95% CI = 1.08-1.61) per il tempo totale trascorso da seduti.

Un’associazione positiva è stata riscontrata anche per il tumore del polmone (RR = 1.21; 95% CI = 1.03-1.43) in relazione allo stile di vita sedentario complessivo.

Lo studio non ha osservato una relazione tra il tempo dedicato ad attività sedentarie e l’insorgenza di tumore del seno, del retto, dell’ovaio, della prostata, dello stomaco, dell’esofago, dei testicoli, carcinoma a cellule renali e del linfoma non-Hodgkin.

 

Sebbene lo studio mostri una reazione tra il tempo prolungato dedicato ad attività sedentarie e l’aumentato rischio di sviluppare soltanto alcune forme tumorali, ricordiamo che la seconda raccomandazione stilata dal Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro consiglia di limitare le ore dedicate ad attività sedentarie come fattore di prevenzione per tutte le malattie oncologiche.

 

Abstract

Television viewing and time spent sedentary in relation to cancer risk: a meta-analysis
BACKGROUND: Sedentary behavior is emerging as an independent risk factor for chronic disease and mortality. However, the evidence relating television (TV) viewing and other sedentary behaviors to cancer risk has not been quantitatively summarized.
METHODS: We performed a comprehensive electronic literature search in Cochrane, EMBASE, Medline, and SciSearch databases through February 2014 for published articles investigating sedentary behavior in relation to cancer incidence. Because randomized controlled trials are difficult to perform on this topic, we focused on observational studies that met uniform inclusion criteria. Data were extracted independently by both authors and summarized using random-effects meta-analysis and meta-regression. All statistical tests were two-sided.
RESULTS: Data from 43 observational studies including a total of 68936 cancer cases were analyzed. Comparing the highest vs lowest levels of sedentary time, the relative risks (RRs) for colon cancer were 1.54 (95% confidence interval [CI] = 1.19 to 1.98) for TV viewing time, 1.24 (95% CI = 1.09 to 1.41) for occupational sitting time, and 1.24 (95% CI = 1.03 to 1.50) for total sitting time. For endometrial cancer, the relative risks were 1.66 (95% CI = 1.21 to 2.28) for TV viewing time and 1.32 (95% CI = 1.08 to 1.61) for total sitting time. A positive association with overall sedentary behavior was also noted for lung cancer (RR = 1.21; 95% CI = 1.03 to 1.43). Sedentary behavior was unrelated to cancers of the breast, rectum, ovaries, prostate, stomach, esophagus, testes, renal cell, and non-Hodgkin lymphoma.
CONCLUSIONS: Prolonged TV viewing and time spent in other sedentary pursuits is associated with increased risks of certain types of cancer.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24935969



L’arginina rappresenta un trattamento efficace per la prevenzione della disfunzione endoteliale, un predittore di cardiotossicità da antracicline nei pazienti con leucemia acuta

Skrypnyk I, Maslova G, Lymanets T, Gusachenko I.

L-arginine is an effective medication for prevention of endothelial dysfunction, a predictor of anthracycline cardiotoxicity in patients with acute leukemia

Experimental Oncology 2017 Dec;39(4):308-311.

 

SCOPO: Valutare l’efficacia di L-arginina nella prevenzione della disfunzione endoteliale, che può rappresentare un predittore del danno miocardico indotto da antracicline, in pazienti con leucemia acuta (AL) precedentemente trattati con basse dosi cumulative di antibiotici antraciclinici (da 100 a 200 mg/m2).

MATERIALI E METODI: E’ stato analizzato un totale di 81 pazienti adulti con leucemia acuta (38 uomini e 43 donne con età compresa tra i 16 e i 59 anni). I pazienti sono stati divisi in due gruppi: gruppo 1 (n = 34), pazienti con leucemia acuta trattati con chemioterapia (CT) e L-arginina cloridrato; gruppo 2          (n = 47), pazienti con leucemia acuta trattati solo con chemioterapia. La valutazione cardiologica e l’analisi della funzione endoteliale sono state eseguite all’inizio e dopo il secondo ciclo di CT. Sono stati valutati i parametri dell’ Elettrocardiogramma (ECG), l’attività di perossidazione lipidica, la protezione antiossidante e lo stato del sistema dell’ossido nitrico (NO).

RISULTATI: Sono state riscontrate alterazioni dell’attività bioelettrica del miocardio nei pazienti analizzati con basso rischio cardiaco dopo somministrazione di CT.  In caso di somministrazione di L-arginina, sono state rilevate solo minime variazioni giornaliere nell’ECG. Sia nei pazienti del gruppo 1 che nei pazienti del gruppo 2 è stata individuata una differenza significativa nella perossidazione lipidica e nell’attività del sistema antiossidante. Nei pazienti del gruppo 2 abbiamo osservato un aggravamento della disfunzione endoteliale in seguito a terapia citostatica con antibiotici antraciclinici rispetto ai valori iniziali. E’ stato riscontrato che la profilassi con L-arginina aumenta il livello di superossido dismutasi e riduce l’intera attività di NO-sintasi a causa della sua isoforma inducibile.

CONCLUSIONI: Il fattore determinante la cardiotossicità indotta da antracicline è lo squilibrio tra produzione di radicali liberi e la loro disattivazione, che provoca la comparsa di disfunzione endoteliale. L-arginina elimina lo squilibrio tra processi pro-ossidanti e antiossidanti e migliora la funzione endoteliale.

 

Abstract

L-arginine is an effective medication for prevention of endothelial dysfunction, a predictor of anthracycline cardiotoxicity in patients with acute leukemia
AIM: To evaluate the effectiveness of L-arginine in the prevention of endothelial dysfunction, which may be a predictor of anthracycline-induced myocardial injury, in patients with acute leukemia (AL) on the background of anthracycline antibiotics low cumulative doses from 100 to 200 mg/m2.
MATERIALS AND METHODS: A total of 81 adult AL patients (38 males and 43 females with the age of 16-59 years) were studied. The patients were divided into two groups: group I (n = 34), AL patients treated with chemotherapy (CT) and L-arginine hydrochloride; group II (n = 47) – AL patients treated with CT only. Cardiac evaluation and endothelial function assessment were performed at baseline and after second CT. Electrocardiography (ECG) parameters, lipid peroxidation activity, antioxidant protection and NO system state were evaluated.
RESULTS: The bioelectric activity abnormalities of the myocardium were observed in studied patients with low cardiac risk after induction CT. In case of L-arginine administration, only minimal daily ECG changes were recorded. A significant difference in the lipid peroxidation and antioxidant defense system activity in patients of groups I and II was determined. We noticed deepening of endothelial dysfunction on the background of cytostatic therapy with anthracycline antibiotics compared with baseline values in patients of group II. It was found that prophylactic L-arginine increases superoxide dismutase level and reduces the total NOS activity due to its inducible isoform.
CONCLUSION: The leading factor of anthracycline-induced cardiotoxicity is the imbalance between free radical generation and their inactivation that leads to endothelial dysfunction development. L-arginine eliminates the prooxidant-antioxidant imbalance and improves the endothelial function.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29284775



Il flavonoide quercetina: possibile soluzione alla tossicità indotta dalle antracicline e alla multiresistenza ai farmaci

Czepas J, Gwoździński K.

The flavonoid quercetin: possible solution for anthracycline-induced cardiotoxicity and multidrug resistance

Biomedicine & Pharmacotherapy 2014 October; 68(8):1149-59.

 

La chemioterapia con antracicline è spesso utilizzata nel trattamento di numerosi tumori maligni. La sua applicazione, tuttavia, presenta numerose limitazioni a causa dello sviluppo di severi effetti indesiderati, in modo particolare la cardiotossicità, e può risultare inefficace a causa della farmaco resistenza multipla (MDR).

Diversi composti sono stati valutati come poco efficaci nella protezione contro gli effetti indesiderati delle antracicline e nella prevenzione dalla farmacoresistenza multipla.

Pertanto sono necessari continui sforzi investigativi per individuare sostanze protettrici valide e il flavonoide quercetina (Q) sembra sia un candidato promettente.

 

E’ presente in quantità relativamente alta nell’alimentazione umana ed è stata confermata l’assenza di tossicità ad essa correlate, inclusa la genotossicità.

La struttura della Q favorisce la sua elevata attività antiossidante, la capacità di inibire l’attività degli enzimi ossidativi e di interagire con i trasportatori di membrana responsabili dello sviluppo della farmacoresistenza multipla, come per esempio la P-glicoproteina. Inoltre la quercetina può influenzare il signalling cellulare e l’espressione genica, e quindi alterare la risposta a fattori genotossici esogeni e allo stress ossidativo nelle cellule normali. Questo spiega le sue proprietà chemiopreventive e anticancro.

 

In generale, queste proprietà potrebbero indicare la possibilità di applicazione della Q come cardioprotettore durante la chemioterapia con antracicline. Inoltre, numerose proprietà biologiche dimostrate dalla Q potrebbero comportare l’annullamento della farmacoresistenza multipla nelle cellule tumorali e migliorare l’efficacia della chemioterapia.

 

Tuttavia, questi effetti benefici contro le complicanze della chemioterapia indotte dalle antracicline devono essere approfonditi ulteriormente e confermati sia in studi animali sia in studi clinici.

 

Contemporaneamente, studi mirati  al miglioramento della biodisponibilità della Q ed ulteriori chiarificazioni del suo metabolismo in seguito al suo utilizzo in combinazione con le antraci cline, risultano necessari.

 

Abstract

The flavonoid quercetin: possible solution for anthracycline-induced cardiotoxicity and multidrug resistance
Anthracycline chemotherapy is often used in the treatment of various malignancies. Its application, however, encounters several limitations due to development of serious side effects, mainly cardiotoxicity and may be ineffective due to multidrug resistance (MDR). Many different compounds have been evaluated as poorly effective in the protection against anthracycline side effects and in the prevention from MDR. Thus, continuous investigational efforts are necessary to find valuable protectants and the flavonoid quercetin (Q) seems to be a promising candidate. It is present in relatively high amounts in a human diet and the lack of its toxicity, including genotoxicity has been confirmed. The structure of Q favours its high antioxidant activity, the potential to inhibit the activity of oxidative enzymes and to interact with membrane transporter proteins responsible for development of MDR, e.g. P-glycoprotein. Furthermore, Q can influence cellular signalling and gene expression, and thus, alter response to exogenous genotoxicants and oxidative stress in normal cells. It accounts for its chemopreventive and anticancer properties. Overall, these properties might indicate the possibility of application of Q as cardioprotectant during anthracycline chemotherapy. Moreover, numerous biological properties displayed by Q might possibly result in the reversal of MDR in tumour cells and improve the efficacy of chemotherapy. However, these beneficial effects towards anthracycline-induced complications of chemotherapy have to be further explored and confirmed both in animal and clinical studies. Concurrently, investigations aimed at improvement of the bioavailability of Q and further elucidation of its metabolism after application in combination with anthracyclines are needed.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25458790



Il consumo abituale di sale e il rischio di tumore dello stomaco: una meta-analisi di studi prospettici

D’Elia L, Rossi G, Ippolito R, Cappuccio FP, Strazzullo P

Habitual salt intake and risk of gastric cancer: a meta-analysis of prospective studies

Clin Nutr. 2012 Aug;31(4):489-98

 

Revisioni sistematiche di studi caso-controllo che valutavano la relazione tra il consumo di sale e il rischio di tumore dello stomaco hanno mostrato un’associazione positiva, tuttavia in letteratura vi è una mancanza di analisi quantitative di studi di coorte longitudinali. Pertanto la seguente meta-analisi ha l’obiettivo di valutare l’associazione tra il consumo abituale di sale e il rischio di tumore dello stomaco in studi prospettici.

 

Gli autori hanno eseguito una ricerca sistematica degli articoli pubblicati dal 1966 al 2010. I criteri di inclusione erano: articoli originali, studi prospettici sulla popolazione adulta, valutazione del consumo di sale a partire dall’inizio dello studio e incidenza del tumore dello stomaco come risultato, follow-up di almeno 4 anni, indicazione del numero di partecipanti esposti e numero di casi nelle diverse categorie di consumo di sale.

 

Sono stati selezionati sette studi (10 coorti) che soddisfavano i criteri di inclusione (268 718 partecipanti, 1474 casi di tumore dello stomaco, follow-up 6-15 anni). L’analisi aggregata ha mostrato che elevati e moderati livelli di assunzione sono associati ad un aumentato rischio di tumore dello stomaco (RR=1.68 [95% CI=1.17-2.41], p=0.005 e 1.41 [1.03-1.93], p=0.032 rispettivamente) rispetto ai bassi livelli di consumo, senza nessuna evidenza di errori di pubblicazione. La popolazione giapponese ha presentato una relazione più forte rispetto al Nord America e alle popolazioni europee; inoltre il consumo di specifici alimenti ricchi di sale è stato associato ad un rischio ulteriormente maggiore di tumore dello stomaco. Le analisi di meta-regressione non hanno individuato presenza di eterogeneità.

 

Dai risultati della meta-analisi emerge un’associazione tra il consumo di sale e il rischio di tumore dello stomaco in studi prospettici di popolazione, con un progressivo incremento del rischio in relazione ai livelli di consumo.

I risultati dello studio sono concordi con le evidenze raccolte dal Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro che attribuiscono un aumento probabile del rischio di tumore dello stomaco al consumo di alimenti conservati con il sale, indipendentemente dalla categoria di alimenti presi in esame.

 

Abstract

Habitual salt intake and risk of gastric cancer: a meta-analysis of prospective studies
BACKGROUND & AIMS: Systematic reviews of case-control studies evaluating the relationship between dietary salt intake and gastric cancer showed a positive association, however a quantitative analysis of longitudinal cohort studies is lacking. Therefore, we carried out a meta-analysis to assess the association between habitual salt intake and risk of gastric cancer in prospective studies.
METHODS: We performed a systematic search of published articles (1966-2010). Criteria for inclusion were: original articles, prospective adult population studies, assessment of salt intake as baseline exposure and of gastric cancer as outcome, follow-up of at least 4 years, indication of number of participants exposed and events across different salt intake categories.
RESULTS: Seven studies (10 cohorts) met the inclusion criteria (268 718 participants, 1474 events, follow-up 6-15 years). In the pooled analysis, “high” and “moderately high” vs “low” salt intake were both associated with increased risk of gastric cancer (RR = 1.68 [95% C.I. 1.17-2.41], p = 0.005 and respectively 1.41 [1.03-1.93], p = 0.032), with no evidence of publication bias. The association was stronger in the Japanese population and higher consumption of selected salt-rich foods was also associated with greater risk. Meta-regression analyses did not detect specific sources of heterogeneity.
CONCLUSIONS: Dietary salt intake was directly associated with risk of gastric cancer in prospective population studies, with progressively increasing risk across consumption levels.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22296873



Frutta, verdura e rischio di tumore al polmone: una revisione sistematica e meta-analisi

Vieira AR et al.

Fruits, vegetables and lung cancer risk: a systematic review and meta-analysis

Ann Oncol. 2016 Jan;27(1):81-96

 

Il tumore al polmone è la più comune causa di morte per cancro. Poiché frutta e verdura contengono carotenoidi e altri antiossidanti è stato ipotizzato che possano ridurre il rischio di cancro al polmone.

Come parte del World Cancer Research Fund International (WCRF) Continuous Update Project (CUP), è stata condotta una revisione sistematica e meta-analisi di studi prospettici.

 

La ricerca di studi prospettici è stata condotta su PubMed e altre diverse banche dati fino a dicembre 2014. Sono state condotte due tipi di analisi: meta-analisi che confrontavano i consumi maggiori con i consumi minori, meta-analisi dose-risposta per ottenere una stima complessiva dei relative risks (RRs) e degli intervalli di confidenza al 95% (CI), ed esaminare eventuali associazioni non-lineari.

I risultati provenienti dal Pooling Project sono stati combinati con gli studi identificati in questo studio per aumentare il potere statistico dell’analisi.

 

Quando è stato confrontato il consumo maggiore con il consumo minore, il RR riassuntivo stimato per frutta e verdura era di 0.86 [95% CI 0.78– 0.94; n (studi) = 18]; considerando singolarmente verdura e frutta, il RR stimato era rispettivamente di 0.92 (95% CI 0.87–0.97; n = 25) e 0.82 (95% CI 0.76– 0.89; n = 29). Nei fumatori attuali l’associazione con il consumo di frutta e verdura era parzialmente significativa, mentre negli ex-fumatori o nei non fumatori era inversa, ma non significativa.

Ogni incremento di 100 g/giorno mostrava un’associazione dose-risposta inversa, statisticamente significativa per: frutta e verdura [RR: 0.96; 95% CI 0.94–0.98, I2 = 64%, n = 14, N (casi) = 9609], solo verdura (RR: 0.94; 95% CI 0.89–0.98, I2=48%, n=20, N=12 563), solo frutta (RR: 0.92; 95% CI 0.89–0.95, I2 = 57%, n = 23, N = 14 506).

I risultati rimanevano coerenti tra i differenti tipi di frutta e verdura. La forza dell’associazione differiva tra le località.

C’era evidenza di una relazione non lineare (P < 0.01) tra il consumo di frutta e verdura e il rischio di cancro del polmone, per cui non si osservano ulteriori benefici con consumi superiori a 400 g/giorno circa.

 

È noto che eliminare il fumo di tabacco è la migliore strategia per prevenire il tumore al polmone. Nonostante non sia possibile escludere il confondimento residuo del fumo, le evidenze attuali provenienti da studi prospettici sono coerenti con un ruolo protettivo di frutta e vegetali nell’eziologia del tumore al polmone. Con ulteriori studi si potrebbero indagare le associazioni tra specifici tipi di frutta e verdura e rischio di tumore al polmone ed effettuare analisi stratificate per status di fumatore, consumo di tabacco e tipologia di cancro del polmone.

 

Abstract

Fruits, vegetables and lung cancer risk: a systematic review and meta-analysis
BACKGROUND: Lung cancer is the most common cause of cancer death. Fruits and vegetables containing carotenoids and other antioxidants have been hypothesized to decrease lung cancer risk. As part of the World Cancer Research Fund International Continuous Update Project, we conducted a systematic review and meta-analysis of prospective studies.
METHODS: We searched PubMed and several databases up to December 2014 for prospective studies. We conducted meta-analyses comparing the highest and lowest intakes and dose-response meta-analyses to estimate summary relative risks (RRs) and 95% confidence intervals (CIs), and examine possible non-linear associations. We combined results from the Pooling Project with the studies we identified to increase the statistical power of our analysis.
RESULTS: When comparing the highest with the lowest intakes, the summary RR estimates were 0.86 [95% CI 0.78-0.94; n (studies) = 18] for fruits and vegetables, 0.92 (95% CI 0.87-0.97; n = 25) for vegetables and 0.82 (95% CI 0.76-0.89; n = 29) for fruits. The association with fruit and vegetable intake was marginally significant in current smokers and inverse but not significant in former or never smokers. Significant inverse dose-response associations were observed for each 100 g/day increase: for fruits and vegetables [RR: 0.96; 95% CI 0.94-0.98, I(2) = 64%, n = 14, N (cases) = 9609], vegetables (RR: 0.94; 95% CI 0.89-0.98, I(2) = 48%, n = 20, N = 12 563) and fruits (RR: 0.92; 95% CI 0.89-0.95, I(2) = 57%, n = 23, N = 14 506). Our results were consistent among the different types of fruits and vegetables. The strength of the association differed across locations. There was evidence of a non-linear relationship (P < 0.01) between fruit and vegetable intake and lung cancer risk showing that no further benefit is obtained when increasing consumption above ∼400 g per day.
CONCLUSIONS: Eliminating tobacco smoking is the best strategy to prevent lung cancer. Although residual confounding by smoking cannot be ruled out, the current evidence from prospective studies is consistent with a protective role of fruit and vegetables in lung cancer aetiology.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26371287



Effetti protettivi degli Acidi Grassi Polinsaturi Omega-3 (PUFA) sulla cardiotossicità indotta dalle Antracicline: una revisione critica

Serini S, Ottes Vasconcelos R, Nascimento Gomes R and Calviello G

Protective Effects of ω-3 PUFA in Anthracycline-Induced Cardiotoxicity: A Critical Review

International Journal of Molecular Sciences 2017 Dec 12;18(12)

 

E’ stato dimostrato che gli acidi grassi polinsaturi omega-3 (ω-3 PUFA) possono esercitare un ruolo benefico come coadiuvanti nella prevenzione e nel trattamento di numerose patologie, incluse le malattie cardiovascolari e il cancro. In modo particolare, diversi studi preclinici in vitro e in vivo hanno dimostrato l’attività antitumorale degli ω-3 PUFA in differenti tipi di cancro e diversi studi sull’uomo hanno rivelato che gli ω-3 PUFA sono in grado di ridurre il rischio di patologie cardiovascolari.

Sono stati proposti diversi meccanismi per spiegare i loro benefici effetti pleiotropici. Gli ω-3 PUFA hanno mostrato un ruolo nel prevenire gli effetti collaterali nocivi (inclusi cardiotossicità e insufficienza cardiaca) provocati da farmaci antitumorali convenzionali e innovativi sia negli animali che in pazienti.

La letteratura disponibile riguardo il potenziale effetto protettivo degli ω-3 PUFA contro la cardiotossicità indotta dalle antracicline, come anche i meccanismi coinvolti, saranno discussi criticamente qui di seguito. Lo studio analizzerà il ruolo critico di diversi livelli di assunzione di ω-3 PUFA nella determinazione di risultati di studi combinatori con le antracicline. Saranno presi in considerazione anche suggerimenti per ricerche future.

 

Abstract

Protective Effects of ω-3 PUFA in Anthracycline-Induced Cardiotoxicity: A Critical Review

It has been demonstrated that ω-3 polyunsaturated fatty acids (ω-3 PUFA) may exert a beneficial role as adjuvants in the prevention and treatment of many disorders, including cardiovascular diseases and cancer. Particularly, several in vitro and in vivo preclinical studies have shown the antitumor activity of ω-3 PUFA in different kinds of cancers, and several human studies have shown that ω-3 PUFA are able to decrease the risk of a series of cardiovascular diseases. Several mechanisms have been proposed to explain their pleiotropic beneficial effects. ω-3 PUFA have also been shown to prevent harmful side-effects (including cardiotoxicity and heart failure) induced by conventional and innovative anti-cancer drugs in both animals and patients. The available literature regarding the possible protective effects of ω-3 PUFA against anthracycline-induced cardiotoxicity, as well as the mechanisms involved, will be critically discussed herein. The study will analyze the critical role of different levels of ω-3 PUFA intake in determining the results of the combinatory studies with anthracyclines. Suggestions for future research will also be considered.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29231904



Consumo di alcol e cancro del seno nell’European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition

Romieu I et al.

Alcohol intake and breast cancer in the European prospective investigation into cancer and nutrition

Int J Cancer. 2015;137(8):1921-30

 

Il consumo di alcol è stato associato al cancro del seno nelle donne in pre-menopausa e post-menopausa; tuttavia i risultati non sono ancora sufficienti per spiegare le possibili relazioni con lo stato dei recettori ormonali del tumore e con i fattori potenzialmente modificabili, quali ad esempio l’età in cui si inizia a consumare alcol. Pertanto, nello studio sono stati indagati tali aspetti utilizzando i dati provenienti dallo studio osservazionale prospettico EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition).

 

La popolazione totale EPIC era di 334 850 donne, di età compresa tra 35 e 70 anni all’inizio dello studio, reclutate in 10 Paesi Europei (Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Norvegia, Olanda, Spagna e Svezia) e seguite per una media di 11 anni. Il consumo di alcol all’inizio dello studio e il consumo medio nel corso della vita sono stati ricavati attraverso questionari su dieta e stile di vita specifici per nazione. I risultati dello studio rappresentano il rischio (Hazard Ratio, HR) di sviluppare un tumore al seno in base allo stato del recettore ormonale.

Durante il periodo di osservazione sono stati diagnosticati 11 576 casi incidenti di tumore al seno.

 

È emerso che il consumo di alcol era significativamente correlato al rischio di cancro del seno, in particolare per ogni incremento di 10 g/giorno di consumo di alcol l’HR aumentava del 4.2% (95% CI: 2.7-5.8%). Prendendo come consumo di riferimento da 0 a 5 g/giorno, un’assunzione di alcol da 5 a 15 g/giorno comportava un aumento del rischio di cancro del seno del 5.9% (95% CI: 1-11%). Un incremento significativo dei trend è stato osservato tra il consumo di alcol e i tumori ER+/PR+, ER-/PR- e ER-/PR-/HER2-. Il rischio di sviluppare tumore al seno era più alto tra le donne che iniziavano a fare uso di alcol prima della prima gravidanza portata a termine.

 

Complessivamente, i risultati di questo studio confermano l’associazione tra consumo di alcol e tumore al seno per entrambi i recettori ormonali positivi e per i recettori ormonali negativi. Non è stata osservata nessuna associazione con BMI e uso di ormoni.

L’effetto dose-risposta dell’alcol appare lineare, ciò suggerisce che per il rischio di cancro del seno non esiste un livello al di sotto del quale il consumo può considerarsi sicuro. Inoltre visto il rischio che può comportare il consumo di alcol prima della prima gravidanza portata a termine, è necessario disincentivare ulteriormente il consumo in tale periodo.

 

Abstract

Alcohol intake and breast cancer in the European prospective investigation into cancer and nutrition
Alcohol intake has been associated to breast cancer in pre and postmenopausal women; however results are inconclusive regarding tumor hormonal receptor status, and potential modifying factors like age at start drinking. Therefore, we investigated the relation between alcohol intake and the risk of breast cancer using prospective observational data from the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC). Up to 334,850 women, aged 35-70 years at baseline, were recruited in ten European countries and followed up an average of 11 years. Alcohol intake at baseline and average lifetime alcohol intake were calculated from country-specific dietary and lifestyle questionnaires. The study outcomes were the Hazard ratios (HR) of developing breast cancer according to hormonal receptor status. During 3,670,439 person-years, 11,576 incident breast cancer cases were diagnosed. Alcohol intake was significantly related to breast cancer risk, for each 10 g/day increase in alcohol intake the HR increased by 4.2% (95% CI: 2.7-5.8%). Taking 0 to 5 g/day as reference, alcohol intake of >5 to 15 g/day was related to a 5.9% increase in breast cancer risk (95% CI: 1-11%). Significant increasing trends were observed between alcohol intake and ER+/PR+, ER-/PR-, HER2- and ER-/PR-HER2- tumors. Breast cancer risk was stronger among women who started drinking prior to first full-time pregnancy. Overall, our results confirm the association between alcohol intake and both hormone receptor positive and hormone receptor negative breast tumors, suggesting that timing of exposure to alcohol drinking may affect the risk. Therefore, women should be advised to control their alcohol consumption.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25677034



Cardiotossicità indotta dalle Antracicline in pazienti oncologici giovani: il ruolo della Carnitina

Armenian SH.

Anthracycline-Induced Cardiotoxicity in Young Cancer Patients: The Role of Carnitine

Ann Nutr Metab. 2016;68 Suppl 3:10-14

 

Nonostante la crescita dell’incidenza della sopravvivenza nei tumori pediatrici sia aumentata  progressivamente nelle recenti decadi, molti bambini sopravvissuti al cancro infantile presenteranno almeno una malattia cronica entro i 40 anni di età.

 

A tal proposito, è emerso che le complicanze cardiovascolari siano la causa principale di morbilità a lungo termine e di mortalità in bambini sopravvissuti a lungo al cancro infantile, probabilmente a causa dell’esposizione alla chemioterapia con antracicline, e gli effetti in pazienti con cardiomiopatia antracicline-correlata rimangono scarsi.

 

E’ stato ottenuto qualche progresso nella comprensione dei meccanismi alla base della cardiomiopatia antracicline-correlata, che sembra coinvolgere la generazione di specie reattive dell’ossigeno, portando alla disfunzione mitocondriale, seguita dall’apoptosi dei miociti e dall’inadeguato rimodellamento del ventricolo sinistro.

Nonostante esistano attualmente diverse linee guida sul monitoraggio dei pazienti oncologici ad alto rischio di infarto, trattati con terapie cardiotossiche, rimane molto lavoro da fare per individuare markers sicuri per lo screening di disfunzione cardiaca.

 

Il nostro studio ha identificato alterazioni della L-carnitina in pazienti sopravvissuti al cancro. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche, gli studi preliminari suggeriscono un ruolo della carnitina nella prevenzione primaria (durante la terapia) e nella prevenzione secondaria (per migliorare le funzioni dopo la terapia).

 

Abstract

Anthracycline-Induced Cardiotoxicity in Young Cancer Patients: The Role of Carnitine
While the increased rates of survival in childhood cancers have increased progressively in recent decades, many childhood cancer survivors will have at least one chronic health condition within 40 years of age. In this regard, cardiovascular complications have emerged as a leading cause of long-term morbidity and mortality in long-term survivors of childhood cancer, likely due to exposure to anthracycline chemotherapy, and outcomes in patients with anthracycline-related cardiomyopathy remain poor. Some progress has been made in understanding the mechanisms at the basis of anthracycline-related cardiomyopathy, which appear to involve generation of reactive oxygen species, leading to mitochondrial dysfunction, followed by myocyte apoptosis and maladaptive left ventricular remodeling. Even if several guidelines currently exist for monitoring cancer patients treated with cardiotoxic therapies who are at high risk for heart failure, much work remains to be done in finding reliable markers for screening for cardiac dysfunction. Studies from our group have identified alterations in L-carnitine in cancer survivors. While additional investigations are needed, preliminary studies suggest a role for carnitine in primary prevention (during treatment) and secondary prevention (to improve function after treatment).

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27931027



Associazione tra il tempo libero dedicato all’attività fisica e il rischio di 26 tipi di cancro in 1,44 milioni di adulti

Steven C. Moore et al.

Leisure-time physical activity and risk of 26 types of cancer in 1.44 million adults

JAMA Intern Med . 2016; 176(6): 816–825

 

L’attività fisica praticata nel tempo libero, intesa come l’insieme delle attività volte a migliorare o mantenere lo stato di salute, è associata ad un rischio minore di malattie cardiache e di mortalità per tutte le cause, tuttavia la sua associazione con il rischio di cancro non è stata ancora ben compresa.

Obiettivo dello studio è stato quello di approfondire tale associazione e determinarne eventuali variazioni influenzate da fattori come la massa corpora e/o l’esposizione al fumo di sigaretta.

I dati utilizzati per questo studio derivano dall’ NCI Cohort Consortium, un network internazionale del National Cancer Istitute (NCI) che ha l’obiettivo di mettere in connessione i più grandi studi di coorte sul cancro a livello mondiale. Gli autori in particolare hanno utilizzato dati di 12 studi di coorte statunitensi e europei (con baseline che andavano da 1987 al 2004), nei quali il livello di attività fisica era riportato dagli stessi partecipanti.  Il modello di regressione di Cox è stato utilizzato per stimare i rapporti di rischio (HRs) e gli intervalli di confidenza (CI) al 95% per le associazioni tra l’attività fisica nel tempo libero e l’incidenza di 26 forme tumorali. I livelli di attività fisica praticata nel tempo libero sono stati convertiti in percentili specifici della coorte su base continua e i risultati sono stati sintetizzati mediante una meta-analisi ad effetti casuali. I rapporti di rischio tra alti e bassi livelli di attività si basano sul confronto di rischio del 90° rispetto al 10° percentile di attività. L’analisi dei dati è stata eseguita da gennaio 2014 a giugno 2015.

L’esposizione considerata in tale studio comprende l’attività fisica svolta nel tempo libero con intensità moderata e vigorosa.

L’obiettivo principale è quello di misurare l’incidenza di cancro durante i follow-up.

Complessivamente sono stati inclusi 1.44 milioni di partecipanti (con età che variava da 19 a 98 anni, d cui 57% femmine) di cui 186 932 casi di tumore. Alti livelli di attività fisica, confrontati con bassi livelli della stessa, sono stati associati ad un minore rischio di 13 forme tumorali: dell’adenocarcinoma esofageo (HR, 0.58; 95% CI, 0.37-0.89), del fegato (HR, 0.73; 95% CI, 0.55-0.98), del polmone (HR, 0.74; 95% CI, 0.71-0.77), del rene (HR, 0.77; 95% CI, 0.70-0.85), del cardias (HR, 0.78; 95% CI, 0.64-0.95), dell’endometrio (HR, 0.79; 95% CI, 0.68-0.92), leucemia mieloide (HR, 0.80; 95% CI, 0.70-0.92), mieloma (HR, 0.83; 95% CI, 0.72-0.95), colon (HR, 0.84; 95% CI, 0.77-0.91), testa e collo (HR, 0.85; 95% CI, 0.78-0.93), retto (HR, 0.87; 95% CI, 0.80-0.95), della vescica (HR, 0.87; 95% CI, 0.82-0.92) e del seno (HR, 0.90; 95% CI, 0.87-0.93). Prendendo in considerazione anche l’indice di massa corporea si nota un’attenuazione delle associazioni per diverse sedi tumorali, tuttavia 10 su 13 restano statisticamente significative.

L’attività fisica praticata nel tempo libero è stata associata ad un maggiore rischio di melanoma maligno (HR, 1.27; 95% CI, 1.16-1.40) e di tumore della prostata (HR, 1.05; 95% CI, 1.03-1.08).

Generalmente le associazioni rilevate erano simili tra gli individui in condizione di sovrappeso/obesità e in normopeso.

L’abitudine al fumo ha influenzato l’associazione solo per il tumore del polmone ma non per altre sedi tumorali generalmente correlate al fumo.

In conclusione, il tempo libero dedicato all’attività fisica è stato associato ad un minore rischio di numerose forme tumorali. Gli operatori sanitari che si confrontano con persone con un ridotto livello di attività fisica dovrebbero sottolineare l’importanza di queste associazioni, evidenziando anche che sono in gran parte indipendenti dalla massa corporea o dall’abitudine al fumo.

Lo studio è concorde con le indicazioni contenute nella seconda raccomandazione del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, che fa riferimento proprio al ruolo dello stile di vita attivo nella promozione della salute. Inoltre l’analisi della letteratura scientifica ha classificato l’attività fisica come fattore protettivo convincente per il tumore del colon-retto e probabile per il tumore dell’endometrio e del seno.

 

Abstract

Leisure-time physical activity and risk of 26 types of cancer in 1.44 million adults
IMPORTANCE—Leisure-time physical activity has been associated with lower risk of heartdisease and all-cause mortality, but its association with risk of cancer is not well-understood.
OBJECTIVE—To determine the association of leisure-time physical activity with incidence of common types of cancer and whether associations vary by body size and/or smoking.
DESIGN, SETTING, AND PARTICIPANTS—We pooled data from 12 prospective U.S. and European cohorts with self-reported physical activity (baseline 1987–2004). A total of 1.44 million participants (median age:59 years; range:19–98 years) and 186,932 cancers were included. We used multivariable Cox regression to estimate hazard ratios (HRs) and 95% confidence intervals (CIs) for associations of leisure-time physical activity with incidence of 26 types of cancer. Leisure-time physical activity levels were modeled as cohort-specific percentiles on a continuous basis and cohort-specific results were synthesized by random effects meta-analysis. Hazard ratios for high versus low levels of activity are based on a comparison of risk at the 90th versus 10th percentiles, respectively, of activity.
EXPOSURE—Leisure-time physical activity of a moderate to vigorous intensity.
MAIN OUTCOMES AND MEASURES—Incident cancer during follow-up.
RESULTS—High versus low levels of leisure-time physical activity were associated with lower risks of 13 cancers: esophageal adenocarcinoma (HR=0.58,CI:0.37–0.89), liver (HR=0.73,CI: 0.55–0.98), lung (HR=0.74,CI:0.71–0.77), kidney (HR=0.77,CI:0.70–0.85), gastric cardia (HR=0.78,CI:0.64–0.95), endometrial (HR=0.79,CI:0.68–0.92), myeloid leukemia (HR=0.80,CI: 0.70–0.92), myeloma (HR=0.83,CI:0.72–0.95), colon (HR=0.84,CI:0.77–0.91), head and neck (HR=0.85,CI:0.78–0.93), rectal (HR=0.87,CI:0.80–0.95), bladder (HR=0.87,CI:0.82–0.92), and breast (HR=0.90,CI:0.87–0.93). BMI adjustment modestly attenuated associations for several cancers, but 10 of 13 inverse associations remained statistically significant after BMI adjustment. Leisure-time physical activity was associated with higher risks of malignant melanoma (HR=1.27,CI:1.16–1.40) and prostate cancer (HR=1.05,CI:1.03–1.08). Associations were generally similar between the overweight/obese and the normal weight. Smoking status modified the association for lung cancer, but not other smoking-related cancers.
CONCLUSIONS AND RELEVANCE—In addition to associations with lower risk of heartdisease and mortality, leisure-time physical activity is also associated with lower risks of many cancer types. Health care professionals counseling inactive adults should emphasize that most of these associations were evident regardless of body size or smoking history, supporting broad generalizability of findings

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5812009/



Aderenza alla dieta Mediterranea e rischio di cancro: una revisione sistematica aggiornata e meta-analisi di studi osservazionali

Schwingshackl L., Hoffmann G.

Adherence to Mediterranean diet and risk of cancer: an updated systematic review and meta-analysis of observational studies.

Cancer Med. 2015;4(12):1933-47

 

Obiettivo della presente revisione sistematica e meta-analisi di studi osservazionali è stato approfondire gli effetti che l’aderenza alla Dieta Mediterranea può avere sulla mortalità totale per cancro, incidenza di differenti tipi di tumore e rischio di mortalità per cancro nei pazienti sopravvissuti al tumore. Nel marzo del 2014 gli autori hanno pubblicato una precedente meta-analisi con lo stesso scopo. A causa dell’alto numero di studi che sono stati pubblicati dopo tale data, l’analisi originale è stata aggiornata.

 

La ricerca della letteratura è stata effettuata fino al 2 luglio 2015 utilizzando banche dati elettroniche, quali PubMed e EMBASE. Per lo studio sono stati inclusi sia studi di coorte (per i tumori specifici sono stati selezionati esclusivamente casi incidenti), sia studi casi-controllo. I risk ratio, gli hazard ratio e gli odds ratio (RR/HR/OR) di studi specifici sono stati combinati usando un modello random effect. Dal processo di aggiornamento di questa revisione sono emersi 23 studi osservazionali che non erano stati inclusi nella precedente meta-analisi (numero totale di studi valutati: 56 studi osservazionali).

Una popolazione complessiva di 1 784 404 soggetti è stata inclusa nel presente aggiornamento.

 

La tradizionale dieta mediterranea è caratterizzata da un alto consumo di vegetali, legumi, frutta fresca e frutta a guscio, cereali integrali e olio d’oliva; un’assunzione moderatamente alta di pesce e da moderata a bassa di latticini, un basso consumo di carne, pollame e grassi saturi. Infine un consumo regolare, ma moderato, di vino durante i pasti.

Il punteggio più alto di aderenza alla dieta mediterranea è stato significativamente associato con un minor rischio di mortalità totale per cancro (RR: 0.87, 95% CI 0.81-0.93, I2=84%); per quanto riguarda sedi tumorali specifiche, tale associazione è risultata significativa per cancro del colon-retto (RR: 0.83, 95% CI 0.76–0.89, I2= 56%), cancro del seno (RR: 0.93, 95% CI 0.87–0.99, I2=15%), cancro dello stomaco (RR: 0.73, 95% CI 0.55–0.97, I2= 66%) cancro della prostata (RR: 0.96, 95% CI 0.92–1,00, I2= 0%), cancro del fegato (RR: 0.58, 95% CI 0.46–0.73, I2= 0%), tumori della testa e del collo (RR: 0.40, 95% CI 0.24–0.66, I2= 90%), cancro del pancreas (RR: 0.48, 95% CI 0.35–0.66) e tumori dell’apparato respiratorio (RR: 0.10, 95% CI 0.01–0.70). Non è stato possibile osservare nessuna associazione significativa per cancro dell’esofago, cancro dell’ovaio, cancro dell’endometrio e cancro della vescica. Tra i pazienti sopravvissuti al cancro, l’associazione tra la categoria di aderenza alla dieta mediterranea più alta e il rischio di sviluppare una recidiva e di mortalità per cancro è risultata statisticamente non significativa.

 

La meta-analisi aggiornata conferma un’evidente e consistente associazione inversa fornita dall’aderenza alla dieta mediterranea in relazione alla mortalità per cancro e al rischio di sviluppare diversi tipi di tumore. Se si prende in considerazione il numero di analisi che segnalano un effetto benefico della dieta mediterranea nella protezione contro altre patologie croniche, è ragionevole promuoverla come un corretto modello dietetico.

 

Abstract

Adherence to Mediterranean diet and risk of cancer: an updated systematic review and meta-analysis of observational studies

The aim of the present systematic review and meta-analysis of observational studies was to gain further insight into the effects of adherence to Mediterranean Diet (MD) on overall cancer mortality, incidence of different types of cancer, and cancer mortality risk in cancer survivors. Literature search was performed using the electronic databases PubMed, and EMBASE until 2 July 2015. We included either cohort (for specific tumors only incidence cases were used) or case-control studies. Study specific risk ratios, hazard ratios, and odds ratios (RR/HR/OR) were pooled using a random effect model. The updated review process showed 23 observational studies that were not included in the previous meta-analysis (total number of studies evaluated: 56 observational studies). An overall population of 1,784,404 subjects was included in the present update. The highest adherence score to an MD was significantly associated with a lower risk of all-cause cancer mortality (RR: 0.87, 95% CI 0.81-0.93, I(2) = 84%), colorectal cancer (RR: 0.83, 95% CI 0.76-0.89, I(2) = 56%), breast cancer (RR: 0.93, 95% CI 0.87-0.99, I(2) =15%), gastric cancer (RR: 0.73, 95% CI 0.55-0.97, I(2) = 66%), prostate cancer (RR: 0.96, 95% CI 0.92-1.00, I(2) = 0%), liver cancer (RR: 0.58, 95% CI 0.46-0.73, I(2) = 0%), head and neck cancer (RR: 0.40, 95% CI 0.24-0.66, I(2) = 90%), pancreatic cancer (RR: 0.48, 95% CI 0.35-0.66), and respiratory cancer (RR: 0.10, 95% CI 0.01-0.70). No significant association could be observed for esophageal/ovarian/endometrial/and bladder cancer, respectively. Among cancer survivors, the association between the adherence to the highest MD category and risk of cancer mortality, and cancer recurrence was not statistically significant. The updated meta-analyses confirm a prominent and consistent inverse association provided by adherence to an MD in relation to cancer mortality and risk of several cancer types.

Link all’articolo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26471010