L’intervento nutrizionale

L’obiettivo dell’intervento nutrizionale è di compensare l’apporto dietetico inadeguato, migliorando al contempo gli esiti clinici.

Il primo approccio è il counselling dietetico, ovvero un colloquio approfondito e ripetuto con un professionista della nutrizione, mirato a far comprendere al paziente quali strategie comportamentali può adottare per ottimizzare le richieste energetiche attraverso l’alimentazione.

Certamente la normale alimentazione rappresenta la prima scelta per mantenere o aumentare l’apporto energetico e/o proteico, quando la funzionalità gastroenterica non sia compromessa, non siano presenti gravi sintomi gastrointestinali e, in generale, quando il quadro clinico permetta di prevedere la possibilità di sufficienti introiti.

Tuttavia in alcuni casi l’alimentazione da sola non è più sufficiente e spesso si rende necessaria un’integrazione con dei supplementi nutrizionali orali (ONS). Questi ultimi sono prodotti con specifiche formulazioni nutrizionali, che vanno assunti in aggiunta alla dieta quotidiana sotto forma di bevande, generalmente aromatizzate. Esistono anche integratori nutrizionali da aggiungere a cibi e bevande, per aumentare l’apporto di proteine e/o energia; sono generalmente polveri non aromatizzate quindi insapori e che si prestano bene all’aggiunta nella preparazione di minestre, zuppe, sughi, ecc…

Se l’apporto energetico rimane inadeguato, nonostante counselling e/o supplementi, cioè risulta inferiore al 60% del fabbisogno nutrizionale, sarà necessario valutare la nutrizione artificiale per via enterale quando la funzione digestiva è normale, o per via parenterale quando la funzione digestiva è compromessa.

Il supporto della nutrizione artificiale può essere preso in considerazione anche come prima scelta in casi di malnutrizione severa o in previsione di un aggravamento della malnutrizione conseguente ad un’importante chirurgia o altro trattamento che non consentirà di avere un adeguato apporto o assorbimento di nutrienti. L’adozione della nutrizione artificiale, che va sempre valutata per singolo caso, è spesso particolarmente indicata ad esempio per alcuni pazienti già ad alto rischio di malnutrizione prima di sottoporsi a chirurgia per tumori gastrici o a radioterapia per tumori del distretto testa-collo, poiché gli effetti avversi di tali trattamenti possono compromettere fortemente la normale alimentazione del paziente.

La somministrazione della nutrizione enterale richiede il posizionamento di un’apposita sonda che consente di far arrivare i nutrienti direttamente allo stomaco (tramite sondino naso-gastrico) o all’intestino tenue (tramite sondino naso-duodenale o sondino naso-digiunale). Diversamente, la nutrizione parenterale viene somministrata direttamente nel circolo sanguigno tramite accessi venosi centrali o periferici.

Entrambe le modalità di somministrazione enterale e parenterale, sono considerate efficaci nel mantenere o migliorare lo stato nutrizionale in pazienti oncologici che necessitano di un intervento nutrizionale. Tuttavia entrambe possono presentare limiti e controindicazioni, pertanto la scelta del tipo di nutrizione artificiale è successiva ad un’attenta valutazione del quadro clinico del paziente, del suo percorso terapeutico, dello stato nutrizionale e dei possibili rischi associati, al fine di ottenere una strategia di supporto nutrizionale ottimale e personalizzata ai bisogni del paziente.